Istituto "A.Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI

 L'iter di una Aspirante

L’iter di un’aspirante Suora

La giovane che viene a Pompei e sceglie di consacrarsi alla Madonna, nella sua casa, non vuole che farsi santa e santificare.

Non le si promettono agi, non ce ne sono, non li ebbe la Madonna né li offre, non leziose distensioni o chimeriche strade, esibizioni e sogni fantasiosi.

Se un sogno radioso la accarezza e la regge nel suo lavoro è quello di rassomigliare alla Madonna, ricopiandone la vita, e misurarsi nella persona stessa di Gesù, fino a ritrovare nella sua mente e nel suo cuore le parole di Paolo; ”Per me vivere è Cristo” (Gal. II), mentre la Madonna le vien suggerendo: “ Fa quello che Egli ti dirà”. (Giov. II, 5).

Egli che “chiamò a sé quelli che volle che stessero con Lui” (Mc. III, 13) chiama ancora con la voce nella sua Madre.

L’arruolamento è sempre in atto. “Stare – con – Lui” e “stare – con – Lei”, qui nella sua casa, per realizzare insieme questo “messaggio pompeiano” costituisce l’ansia della Suora Domenicana Figlia del Rosario di Pompei.

Con Lui (Gesù) e con Lei (la Madonna) libere e sciolte salgono queste Figlie il monte della vita legate al Rosario, senza sentire lo stridere dei sassi sfuggenti sotto i passi, non le punture di spine; né un granello di polvere riesce a far ombra sulla veste severa del colore della luna.

Pompei offre loro (e a chiunque la cerca e chiede) tanta luce che è grazia, che è preghiera, che è confidenza, che è assaggio di cielo, che è comunione con Dio.

C’è tanto nella Suora di Pompei di Santa Caterina da Siena. “Sorella maggiore” la chiama e invoca Bartolo Longo; e non senza ragione la volle con San Domenico accanto alla Madonna, e dalla Madonna, contrariamente alla iconografia ordinaria, riceve il Rosario quale parola d’ordine, libro da meditare, messaggio da vivere e predicare.

Il loro cammino, con passo ovattato, schivo dal rumore, ha del prodigioso.

Api industriose nel grande alveare pompeiano, votate alla loro Regina – che regina, che scelta! – fanno della propria vita e della Congregazione un cantico, e un olocausto insieme, di fraternità in Cristo, con punto d’incontro in Maria sua madre, la “fontana vivace”, la “meridiana di pace”, la piena di grazia.

Vedere e sentire Cristo benedetto nelle anime che la Madonna affida ad esse, farlo rivivere o svegliarlo dove la sua luce trova sbarrate le porte, sorda la mente e inascoltata la voce, ecco l’ideale che vale: disponibilità senza riserve, perché il Regno di Dio si attualizzi, dovunque l’amore chiami.

L’iter di un’aspirante Suora dal 1953 al 1996.

Aspirantato

Colei che chiedeva di essere ammessa nella Congregazione, a qualsiasi età e condizione di studio, vi restava fino a quando non iniziava il periodo del Postulato e comunque non prima dei 18 anni.

Postulato

Consisteva in sei mesi di preparazione fatti anche in un’altra casa, ma gli ultimi tre nella casa del Noviziato.

Noviziato

Durava un anno e sei mesi (art. 84 Costituzioni) di cui un anno canonico, gli altri sei mesi in attesa della 1ª Professione.

Voti

La novizia dopo i due anni emetteva i voti temporanei, prendeva l’abito, il crocifisso, la corona e riceveva l’anello d’argento con l’immagine della Madonna del Rosario di Pompei.

Voti temporanei

Venivano emessi per 5 anni e rinnovati ogni anno fino a quelli perpetui per i quali bisognava attendere almeno sette anni, al termine dei quali si riceveva l’anello d’oro.

L’iter di un’aspirante Suora dal 1970 al 1996.

(Estero dopo il 1987)

Le aspiranti alla vita religiosa entrano nella casa di accoglienza in  loco (Manila, India, Africa) dopo un determinato periodo giudicato idoneo dalla responsabile della formazione locale, poi vengono in Italia dove inizia l’iter formativo regolare.

In particolare per Manila, in seguito al documento sulla formazione, le Conferenze Episcopali non hanno consentito questa prassi, delegando le Congregazioni a istituire il Noviziato in loco.

Ma, in seguito alle pressioni esercitate dalle varie Congregazioni italiane, questo veto è stato annullato e il visto di espatrio viene concesso anche a quelle giovani che non hanno ancora emesso la prima Professione.

Intanto, se per Manila la procedura si è snellita, per poi diventare di nuovo restrittiva, nel senso della libertà del luogo di Professione, in India tale restrizione è andata consolidandosi, perciò il gruppo di novizie, attualmente residenti nella Comunità di formazione in Kerala, potrà lasciare l’India solo dopo la prima Professione.

In Italia dal 1970

Dopo un periodo di esperienza di vita religiosa nelle Case della Congregazione, scelte in relazione alla istruzione,alle attitudini ed altro, l’aspirante suora può iniziare il periodo di formazione nel Noviziato dove, per sei mesi, frequenta un pre-noviziato (abito modesto)

Dopo di che inizia il Noviziato indossando l’abito della novizia (abito bianco).

Trascorsi due anni di frequenza al Noviziato, di cui uno canonico, la novizia può essere ammessa alla Professione temporanea.

Attualmente rinnova i voti per cinque anni per poi emettere la Professione perpetua, se ritenuta idonea.

In questo periodo di cinque anni le giovani si chiamano juniores e perciò il periodo è detto “Juniorato”.

Emessi i voti perpetui, inizia il periodo di formazione permanente, che dura tutta la vita religiosa.

Noviziato

2 anni di cui:

1 canonico

6 mesi al noviziato

3 mesi di periodo apostolico formativo presso una comunità

3 mesi (gli ultimi) al Noviziato.

Durante il secondo anno di Noviziato, la giovane può essere impegnata anche in studi.