Istituto "A.Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI

 Le Opere fuori Pompei

Le Opere fuori Pompei

Travalicando i conBartolo Longo all'età di 50 anni.fini del monastero e delle Opere Pompeiane vengono fondate altre case.

Anche questo stava nei disegni del fondatore Bartolo Longo, e rappresenta un altro aspetto che meriterebbe di essere approfondito. Leggiamo su " Il Rosario e la Nuova Pompei" del 13 ottobre 1917:

"Ora abbiamo pensato: perché queste Figlie del Rosario di Pompei, la cui istituzione è così adatta ai bisogni religiosi e sociali dei nostri tempi, non potrebbe aver pure case e vita e lavoro fecondo in altri luoghi che non siano la Valle di Maria, da questa Valle benedetta che è destinata ad avere benefiche irradiazioni in tutto l'Orbe, le Figlie del Rosario di Pompei non potrebbero passare ad altre città e paesi d'Italia e fuori, dopo che con le Costituzioni, date dall'Ecc.mo Mons. Delegato Pontificio, questa Congregazione nuova ha avuto il suo perfezionamento intimo e la sua esistenza, non potrebbe anche estendersi e dilatarsi". (R.N.P. 1917)

E difatti vi furono vari tentativi di espansione, molti dei quali ebbero un esito decisamente positMadre Valeria Torelliivo.

Mi pare necessario, però, soffermarmi, sia pure brevemente, sulle Missioni all'estero.

Avrei voluto dedicare molto più spazio all'argomento, poiché l'attività missionaria rappresenta un significativo passo che ha voluto compiere la Congregazione per concretizzare in forma evangelica il carisma del Fondatore.

All'estero si è voluto assolvere al compito di diffondere il messaggio di Bartolo Longo che comprende, oltre all'assistenza spirituale e materiale ai bisognosi, anche la propagazione del culto alla Beata Vergine del Rosario di Pompei.

Ma l'idea "di parlare di Missione all'estero non più in una forma evasiva, ma, concreta" (R. C. G. 1961), venne presentata da Madre Valeria Torelli, che nella realizzazione al Capitolo generale del 22-30 luglio del 1986, così scriveva:

"A volte ho l'impressione che lo spirito del nostro Fondatore, infiammato di vero zelo per le anime si sia assopito in noi.

É necessario farlo rivivere in pienezza.

Non possiamo rassegnarci e rimanere nelle retrovie, ripiegate su inutili nostalgie, rinchiuse in alcune opere, sia pure benemerite, ma che vanno scomparendo nella società di oggi che va verso nuovi orizzonti.

Si tratta di approfondire il nostro carisma, che è decisamente missionario, perché missionaria è la Chiesa, e di dare maggiore vitalità alla nostra Congregazione proiettandola verso nuovi orizzonti"

Madre Valeria nell'ampliamento dei confini Congregazionali vedeva l'inizio di un "nuovo cammino che porterà al rinnovamento spirituale della nostra famiglia religiosa e, se Dio vorrà, anche all'espansione numerica.

Il tempo le ha dato ragione!

La Missione a Manila, nelle Filippine

Il 12 novembre 1986 il Consiglio Generale si ritrovò a leggere le varie lettere che erano pervenute dai paesi extraeuropei con le richieste di lavoro missionario in terra straniera.

Le lettere erano giunte non perché fu resa nota l'intuizione del progetto missionario. Un grande aiuto in questa impresa fu dato dal Padre Enrico De Cillis O. P. .

Egli stabilì, tramite Padre Efren, i contatti tra le suore ed i paesi di missione. Infatti, Padre Efren Rivera, Provinciale Domenicano nelle Filippine, alla proposta delle suore di espandersi oltre Italia e, in particolare, nelle Filippine, così espose il suo progetto missionario: "Ho accolto questa notizia con grande gioia e vi invito di vero cuore a stabilire la Vostra Congregazione qui nelle Filippine.

Voglio che le sorelle della Vostra Congregazione mi aiutino soprattutto nel fare Apostolato Biblico.

Per Apostolato Biblico si intende aiutare o facilitare lo studio della Bibbia... In pratica significherà aiutare la Confraternita del Rosario a diventare un'Associazione Cristiana più rigorosa. Insegneremo a sviluppare una spiritualità cristiana più profonda meditando i misteri del rosario e facendo opera di giustizia e di carità".

Jaime Lachica Cardinal Sin †Padre Efren, chiuse la lettera con parole di incoraggiamento ed un formale impegno ad aiutare le suore in questa loro nuova istituzione.

Egli prometteva la sua assistenza spirituale ed, all'occorrenza, anche materiale.

In effetti le suore erano state richieste in Argentina, in Equador, nel Brasile, nella Guinea, nella Costa d'Avorio, e nelle isole Filippine, località verso cui si orientarono in maniera decisa e dopo una serena scelta.

Quest'ultima era stata "determinata soprattutto dalla considerazione delle affinità climatiche di quelle terre con il nostro Paese e dalla spiccata sensibilità di quella gente per il problema vocazionale, motivo principale che ha dato una spinta decisiva nonché entusiasmo" , ed anche perché, il 92% della popolazione era cattolica, quindi disposta ad accogliere il Vangelo.

Il Padre Provinciale Domenicano delle Filippine offrì alla Madre Valeria la sua "paterna collaborazione ed il suo aiuto, dichiarandosi persino pronto ad ospitare le nostre suore qualora fosse necessario". In una sua del 26 gennaio 1987 scriveva tra l'altro: - "Come le ho già detto per telefono, ho già esposto all'Arcivescovo di Manila, Cardinale Sin, il vostro desiderio di aprire una missione qui. Ne é molto felice e mi ha chiesto di riferirvi che sarete benvenute nella sua Diocesi...

Ha anche aggiunto che in seguito vi metterà in contatto con gente generosa che potrà donarvi appezzamenti di terreno o aiutarvi finanziariamente” (A.S.F.R. Manila).

Dunque quella mozione, approvata all’unanimità durante la celebrazione del X Capitolo generale e nel quale si dava mandato alla Madre Generale, con il suo Consiglio, “di attuare la decisione approvata di avere una Casa in terra di missione curando la scelta delle persone, del territorio e delle modalità” (V.C.G. X Capitolo), a distanza di un anno, era già una realtà.

Volarono per le Filippine nel marzo dell’87 le responsabili del progetto, Madre Valeria e Madre Colomba, l’ trovarono Padre Efren che le aspettava, si trattennero un mese per una “visita esplorativa”, fu trovata ed acquistata la casa dove si recarono, successivamente, il 7 luglio dello stesso anno, Madre Colomba Russo e Sr. Maria Teodora La Montagna per seguirne i lavori di ristrutturazione.

Intanto, P. Efren aveva già preparato un gruppo di sei ragazze, con le quali, si formò una comunità nel corso dei lavori di adeguamento funzionale della Casa.

Il 18 settembre, quando si conclusero i lavori, giunse Madre Valeria con Madre Angelica, Suor Maria Remigia, e Suor Maria Iolanda.

Nel contempo, dall’Arcivescovado di Manila furono emessi due “Permessi”: il primo di istituire la Casa ed il secondo di esporre il Santissimo Sacramento.

Ecco la versione italiana dei due testi (Versione curata dalla Prof.ssa Rosa Avellino).

Arcivescovado di Manila

Premesso

Su richiesta del Rev. Padre Efren O. Rivera, O.P., Priore Provinciale dell’Ordine dei Pastori della Provincia delle Filippine, per conto di Madre Valeria Torelli, Madre Generale delle Suore Domenicane “Figlie del S. Rosario di Pompei”, considerata la necessità delle loro funzioni per diffondere il Santo Rosario, consapevole dello zelo e della dedizione delle Suore, con il presente documento, accordiamo il permesso alle Figlie del S. Rosario di Pompei, di istituire una casa religiosa al N. 64 della X strada, angolo Victoria Avenue, New Manila, Quezon City.

È sottinteso che i membri della Congregazione si attengano alle norme della Legge Canonica ed al regolamento dell’Arcidiocesi di Manila.

Dato a manila il 22.9.1987

                                † Jaime Cardinal Sin

                                Arcivescovo di Manila

  Mons.Josefino S. Ramirez

Vicario Generale e Cancelliere

 

Arcivescovado di Manila

Permesso

Su richiesta del Rev. Padre Efren O. Rivera, O.P., Priore Provinciale dell’Ordine dei Pastori della Provincia delle Filippine, per conto di Sr Angelica Bruno, Superiora delle “Figlie del S. Rosario di Pompei”, viene accordato il permesso alla comunità, di porre il Santissimo Sacramento nella loro Cappella sita al N. 64 della X strada, angolo Victoria Avenue, New Manila, Quezon City.

Il mio Vicario Generale Mons. Josefino Ramirez visiterà il posto e verificherà che siano osservate le seguenti condizioni:

1     - Norme prescritte dalla Liturgia Sacra e dal regolamento dell’Arcidiocesi di Manila,

2    – Che la casa sia protetta da serratura a chiave,

3    – Che il Tabernacolo sia fissato ad una struttura permanente;

4    – Che il Cappellano sia responsabile di tutte le cose indispensabili.

Dato a Manila il 22.9.1987

                                † Jaime Cardinal Sin

                                Arcivescovo di Manila

  Mons.Josefino S. Ramirez

Vicario Generale e Cancelliere (A.S.F.R. Manila).

Ripartiamo per l’Italia, poco dopo, con sei ragazze che avevano formato il primo gruppo, la stessa Madre generale, Madre Colomba Russo, Sr Maria Remigia e altre ragazze presero il posto di quelle che raggiungevano Pompei.

Intanto la vita a Manila si svolgeva, per le aspiranti alla vira religiosa, studiando e operando sul territorio in campo apostolico.

Si diffondeva l’insegnamento del Catechismo tra gli abitanti degli squaters (baraccopoli), si praticava un apostolato parrocchiale, si assistevano, con il pranzo, i piccoli bisognosi.

A rileggerla, questa storia somiglia molto a quella scritta da Bartolo Longo a proposito degli Asili infantili da lui istituiti a Valle di Pompei nel 1884.

La missione fu inaugurata il 25 febbraio del 1988 con una solenne cerimonia di benedizione e dedicazione della casa e della cappella alla “Madonna del Rosario di Pompei”.

Il nutrito programma della cerimonia prevedeva oltre all’intervento di Sua Ecc. Mons. Domenico Vacchiano, Prelato di Pompei che volle generosamente essere presente a Manila, di Sua Ecc. Mons. Bruno Torpigliani, Nunzio Apostolico, anche di Padre Efren Rivera, il Provinciale Domenicano filippino che tanto si era adoperato per la realizzazione del progetto.

Nel discorso inaugurale, affidato a Madre Angelica, ella volle sottolineare l’importanza dell’evento perché “questa prima casa missionaria segna oggi una tappa singolare.

Essa riceve in forma solenne da Vostra Eccellenza, la benedizione fraterna e confortatrice che viene impartita a nome della regina del Rosario di Pompei: la Madre che vigila sulle sue figlie e le accompagna ovunque esse mettano “tenda” per aderire al programma del loro Fondatore, il Beato Bartolo Longo ed agli appelli della Chiesa nella sua opzione preferenziale per i più poveri, i più piccoli, i più indigenti, per gli emarginati di ogni categoria.

In questa terra meravigliosa, posta quasi agli antipodi della nostra Italia, calda di affetto come il suo clima, in mezzo al popolo filippino, testimone in Asia della Chiesa Cattolica, le Suore del Rosario sono venute da Pompei per una missione di amore” (A.S.F.R. Manila).

In questo discorso, quindi, è racchiuso tutto il programma della Missione con parole di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta dalle mamme, dai bambini e dai giovani che valevano come incoraggiamento per l’opera a farsi e rappresentavano un segno di futuro fecondo. Ecco perché le suore promettevano di dare quanto di più prezioso possedevano: “vogliamo far conoscere meglio il Signore; far conoscere ed amare la Madonna con la diffusione del Santo Rosario che è la peculiarità delle Suore Domenicane del Santo Rosario di Pompei”.

Successivamente, nel 1993, venne aperta la scuola materna e, nello stesso anno, il 4 giugno, veniva emesso dalla Madre Generale, Madre Colomba Russo, controfirmato dal Consiglio Generale, il Decreto di erezione del Noviziato.

La Missione a Kottuvally, in India

L’esperienza missionaria nelle Filippine ed i risultati raggiunti in campo vocazionale spingono la Congregazione in altri paesi e dopo un’accurata analisi delle richieste pervenute, nel verbale del Consiglio Generale del 1° febbraio del 1993, si legge per la prima volta: India.

Il 30 novembre dello stesso anno, a Parur nel Kerala, le Suore Domenicane “Figlie del Santo Rosario di Pompei”, piantarono una seconda tenda.

Le difficoltà furono notevoli anche per il clima e la lingua ed il lavoro organizzativo fu duro.

Tutto cominciò “in una piccola casa presa in affitto, oggi non sufficiente ai bisogni della Comunità” (I.C.C.M.1996). “La famiglia è cresciuta – scrive ancora Madre Angelica sul periodico della Congregazione – oggi abbiamo 5 postulanti e 5 aspiranti”, si riferisce al 1996 e si sente soddisfatta in campo vocazionale.

Il 21 marzo del 1996, la Superiora Generale, Madre Colomba Russo, emise il Decreto di erezione canonica della casa di Noviziato, residenza delle giovani che desideravano vivere il carisma della Congregazione ricevuto come mandato dal Beato Bartolo Longo.

Ma, in India vi fu una svolta repentina nello sviluppo delle Missioni.

Il disagio logistico della casa, divenuta fin troppo piccola per l’attività missionaria, fu superato dal progetto di una nuova struttura da costruire nello stesso stato del Kerala, a Kottuvally.

Il 15 giugno del 1996, alla presenza del Vescovo della Diocesi di Kottapuram, Sua Ecc. Mons. Francis Kallarakal, fu posta la prima pietra di un nuovo edificio; a giugno del 1997 la Casa era parzialmente pronta; vi si trasferirono nel piano completato le suore della Comunità, seguendo, così, meglio i lavori di costruzione. Finalmente, il 17 gennaio del 1998, con una solenne cerimonia venne benedetta la nuova casa.

Il giorno successivo quattro novizie presero l’abito emettendo i voti nelle mani della Madre Colomba Russo, Superiora Generale della Congregazione.

“Le norme restrittive emanate dalla Conferenza Episcopale Indiana ci hanno imposto ad organizzarci per il noviziato sul posto, perciò abbiamo costruito una casa adatta a tale scopo.

Le giovani che sono passate per essa sono rimaste attratte dal carisma mariano vissuto dalle suore preposte alla formazione ed hanno chiesto di iniziare un cammino di risposta alla chiamata del Signore” (I.C.C.M. 1998).

Nella casa, che è un modello di costruzione, non poteva mancare il Fondatore della Congregazione e perciò, al centro, fu collocato un imponente monumento che raffigura il Beato Bartolo Longo che ha vicino a sé un bambino; egli è in atteggiamento di consegna della corona alla suora che, a sua volta, porta in braccio una bambina.

Il monumento, realizzato in cemento, è una copia fedele di quello in bronzo del Maestro Scatragli.

Dunque, anche qui si realizza il progetto di diffusione del carisma longhiano.