Istituto A. Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI
Gli studi e la filosofia
Figlio di Landolfo, nobile di origine longobarda, e Teodora, il piccolo Tommaso, a soli cinque anni, fu inviato nella vicina Abbazia di Monte Cassino per ricevere l'educazione religiosa.
A quattordici anni si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio delle arti all'Università, presso il convento di San Domenico Maggiore. È così che, pur fortemente ostacolato dalla famiglia, fece richiesta nel 1244 di essere ammesso all'Ordine domenicano.
I
suoi superiori, avendone intuito il precoce talento, e per consentirgli il
completamento degli stu
di,
lo inviarono a
Parigi, ma il giovane,
prima che potesse giungervi, fu catturato dai suoi familiari e ricondotto al
castello
paterno di Monte San Giovanni.
Il periodo di prigionia, che durò un anno, fu caratterizzato dalle pressioni
della famiglia che voleva fargli rinunciare all'abito domenicano, e si concluse,
per intercessione di papa Innocenzo IV,
con la liberazione (o, secondo alcuni biografi, con la fuga) di Tommaso.
Dopo brevi soggiorni, prima a Napoli e poi a Roma, nel 1248 giunse a Colonia per seguire le lezioni di Alberto Magno, filosofo e teologo tedesco che cercò di conciliare il Cristianesimo con l'Aristotelismo. In seguito, Tommaso volle essere l'esecutore del progetto del suo maestro. Dal 1252 insegnò all'Università di Parigi, iniziando come baccalarius biblis, e dopo 4 anni poté tenere la sua prima lezione in cattedra.
Per Tommaso l'anima è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (come dice la Genesi), unica, immateriale (priva di volume, peso ed estensione) non localizzata in un punto particolare del corpo, trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti. L'anima è "tota in toto corpore", contenuta interamente in ogni parte del corpo, e in questo senso legata ad esso indissolubilmente
Secondo il pensiero di Tommaso:
« Pensiero e ragione si possono conciliare, anzi, la ragione serve agli esseri umani per interrogarsi anche su alcuni enigmi di fede. Lo scopo della fede e della ragione è lo stesso, se poi la ragione si trova in contrasto con la fede deve cedere a questa. »
Il fatto che Dio esista ci è dato dalla fede, ma, mentre Anselmo d'Aosta procedeva a priori nella sua prova ontologica dell'esistenza di Dio, Tommaso procede sia a priori che a posteriori. Le sue prove dell'esistenza di Dio sono cinque:
1 - "Ex Motu" (cioè "dal moto": tutto ciò che si muove esige una causa prima perché, come insegna Aristotele, "Non si può andare all'infinito nella ricerca delle cause")
2 - "Ex Causa" (cioè "dalla causa": ogni effetto ha bisogno di una causa; necessità di una causa prima incausata)
3 - "Ex Contingentia" (cioè "dalla contingenza": poiché tutte le cose esistono, ma potrebbero non esistere, non hanno in sé la ragione della loro esistenza e, quindi, rimandano ad un essere necessario)
4 - "Ex Gradu" (cioè "dal grado": le cose hanno diversi gradi di perfezione, ma solo un grado massimo di perfezione rende possibile gli stadi intermedi)
5 - "Ex Fine" (cioè "dal fine": tutte le cose nell'universo sono ordinate secondo uno scopo, quindi, ci deve essere un'intelligenza che le ordina così)
Tommaso, che riteneva la conoscenza acquisibile solo attraverso la sensibilità, rifiuta la visione della conoscenza di Agostino, che pensava che questa avvenisse tramite l'illuminazione divina. La conoscenza degli universali, però, appartiene solo alle intelligenze angeliche; noi, invece, conosciamo gli universali post-rem, ossia li ricaviamo dalla realtà sensibile. Soltanto Dio conosce ante-rem. La conoscenza è, quindi, un processo di adeguamento dell'anima o dell'intelletto e della cosa, secondo una formula che dà ragione del sofisticato platonismo di Tommaso:
(Latino)
« Veritas: Adaequatio intellectus ad rem. Adaequatio rei ad intellectum. Adaequatio intellectus et rei. »
(Italiano)
« Verità: Adeguamento dell'intelletto alla cosa. Adeguamento della cosa all'intelletto. Adeguamento dell'intelletto e della cosa. »
Nel 1259 tornò in Italia: strinse amicizia con Guglielmo di Moerbeke (grande traduttore di Aristotele) e collaborò ad alcuni scritti con papa Urbano IV, presso il convento di Orvieto, dove il pontefice si era temporaneamente stabilito. Su incarico di Urbano IV, compose l'ufficio e gli inni per la festa del Corpus Domini appena istituita (8 settembre 1264), tra cui spicca l'inno Pange Lingua, con le celeberrime ultime due strofe del "Tantum Ergo" che la liturgia cattolica ancor oggi eleva durante la benedizione col Santissimo Sacramento.
Successivamente, si recò a Roma, per organizzare i corsi dello Studio di
santa Sabina e, nel
1267, il
papa Clemente IV lo
chiamò con sé a Viterbo,
dove predicò spesso dal pulpito della chiesa di Santa Maria Nuova. È proprio
durante gli anni trascorsi in Italia che compose numerose opere come la
"Summa contra gentiles", il "De regimine principium", il "De
unitate intellectus contra Averroistas" e buona parte del suo capolavoro, la
"Summa Theologiae", fonte d'ispirazione della
teologia cattolica
fino ai nostri giorni.
Nel gennaio del 1274 papa Gregorio X gli ordinò di presenziare al Concilio di Lione II, per verificare in cosa consistessero le divergenze tra la Chiesa latina e quella greca, e se fosse possibile appianarle; Tommaso, anche se non in buone condizioni di salute, si mise in viaggio.
Durante il tragitto si fermò presso il castello di Maenza, da una nipote, ma il suo male si aggravò. Dal momento che desiderava finire i suoi giorni in un monastero, e non essendo in condizione di raggiungere una casa dei Domenicani, fu portato all'abbazia cistercense di Fossa Nuova (oggi Fossanova), a poca distanza da Priverno (in provincia di Latina), dove, al termine di una malattia durata qualche settimana, morì il 7 marzo 1274.
Le spoglie di Tommaso d'Aquino sono conservate nel convento dei Giacobini a Tolosa. La reliquia della mano destra, invece, si trova a Salerno nella chiesa di San Domenico, assieme alle spoglie di due sorelle del santo.
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