Istituto A. Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI
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La scelta
Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. “Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile”. Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: “Queste sono le tue sofferenze”. Tutta l’acqua del bicchiere s’ intorbidì e s’insudiciò. Il maestro la buttò via. Il maestro prese un’altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all’uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente com’era prima.“Vedi?” spiegò il maestro. “Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d’acqua o il mare”.
Troppi cuori piccoli, troppi animi esitanti, troppe menti ristrette e braccia rattrappite. Una delle mancanze più serie del nostro tempo è il coraggio. Non la stupida spavalderia, la temerarietà incosciente, ma il vero coraggio che di fronte ad ogni problema fa dire tranquillamente: “Da qualche parte certamente c’è una soluzione ed io la troverò”.
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Morto o vivo?
Un giorno d’estate, il nipotino di un famoso scienziato, si presentò al nonno. Nella mano, che teneva nascosta dietro la schiena, il ragazzino stringeva un uccellino che aveva preso nella voliera del giardino. Con gli occhi sprizzanti di maliziosa furbizia chiese al nonno:”Il canarino che ho nella mia mano è morto o vivo?”. “Morto”, rispose il saggio. Il ragazzo aprì la mano e ridendo lasciò scappare l’uccellino che prese immediatamente il volo. “Hai sbagliato!” rise. Se il nonno avesse risposto:”Vivo”, il ragazzo avrebbe stretto il pugno e soffocato l’uccellino. Il saggio guardò il nipotino e disse:”Vedi, la risposta era nella tua mano!”.
La morte o la vita eterna sono nelle nostre mani. Anche le scelte più piccole e semplici che oggi farai determineranno il tuo destino eterno.
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Quando finisce la notte
Un ve
cchio rabbino domandò una volta ai suoi
allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
Forse da quando si può distinguere can
facilità un cane da una pecora?””No”, disse il rabbino. “Quando si distingue
un albero di datteri da un albero di
fichi?”. “No”, ripetè il rabbino. “Ma
quand’è, allora?”, domandarono gli allievi. Il rabbino rispose: “Ě
quando guardando il volto di una persona
qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto, è ancora
notte nel tuo cuore”.
“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli”. (Martin Luther King).
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Per chi?
Una storia ebraica narra di un rabbino saggio e timorato di Dio che, una sera, dopo una giornata passata a consultare i libri delle antiche profezie, decise di uscire per la strada a fare una passeggiata distensiva. Mentre camminava lentamente per una strada isolata, incontrò un guardiano che camminava avanti e indietro, con passi lunghi e decisi, davanti alla cancellata di un ricco podere. “Per chi cammini tu?”, chiese il rabbino, incuriosito. Il guardiano disse il nome del suo padrone. Poi, subito dopo, chiese al rabbino: “E tu, per chi cammini?”. Questa domanda, conclude la storia, si conficcò nel cuore del rabbino.
E tu, per chi cammini? Per chi sono tutti i passi e gli affanni di questa giornata? Per chi vivi? Puoi vivere solo per qualcuno. Ad ogni passo, oggi, ripeti il suo nome. Mai avrai avuto una giornata così leggera.
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