
Istituto
"A.Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI
Un anno dopo
Ě trascorso appena un anno dalla emissione dei Decreti, solo qualche mese dalla apparente ripresa organizzativa della istituzione della Congregazione.
La prima esigenza è quella di avere delle Maestre per le Novizie domenicane e Bartolo Longo inviò al Cardinale Mazzella, in data 1° marzo 1898, una richiesta per sollecitargli l’intervento del P. Generale dei Domenicani, affinché mandasse la Maestra delle Novizie a Valle di Pompei.
Come è sua abitudine, nella stessa data del 1° marzo, Bartolo Longo, scrisse al Rev.mo Padre Generale dei Domenicani, P. Andrea Frühwirth, per informarlo del contenuto della missiva inviata al Cardinale nella quale espose il bisogno di avere la Maestra delle Novizie.
Anche la Contessa si attivò a richiedere e sollecitarne la venuta. E da un contatto epistolare tra la Contessa e Mons. Carcani emerge che si presentavano due problemi: il primo riguardava i voti e il secondo le Costituzioni e gli articoli ad esse relativi. Ma per il secondo non vi erano difficoltà insormontabili.
Il tutto si sarebbe superato o accordato con la mediazione del Padre Cormier e perciò, Mons. Carcani si recò da lui e, grazie ai suoi buoni uffici, ogni cosa sembrò appianarsi, come scrisse il 9 marzo a Bartolo Longo.
Non tardò ad arrivare a Bartolo Longo anche la lettera del 10 marzo del 1898 di Fr. Andrea Frühwirth il quale, avendo avuto la visita dal Card. Mazzella, così gli riferiva:
“… Scrivo a Marino, perché le sia inviata la Maestra delle Novizie; ma per la compagna che lei mi dimanda, la cosa non è così facile né opportuna. Dovrei averne il consenso del Monastero, chiedere nuove licenze alla S. Sede e fare altre pratiche, le quali nelle circostanze attuali ritarderebbero di troppo l’apertura del Noviziato senza la speranza di uscirne felicemente.
La saluto e benedico assieme alla Signora Contessa e con molta stima mi dichiaro …
Non è molto chiaro perché vi fu una così rigida posizione del Cardinale sui voti semplici e sulla cessazione degli stessi nel caso in cui la religiosa fosse ritornata al secolo.
Certamente si ingeneravano delle incomprensioni e dei contrasti proprio a proposito dei voti semplici ed altro, per divergenze di pareri tra il Cardinale ed i Domenicani.
Il 30 aprile del 1898, Bartolo Longo scrisse ad una delle aspiranti alla vita religiosa, la signorina Antonietta De Sanctis, che il Noviziato si sarebbe aperto il 10 maggio del 1899.
Intanto il 6 aprile del 1899 a Bartolo Longo, dall’ Orfanotrofio, giunse la richiesta di certificati relativi a quelle che dovevano Professare:
1.
Suor Maria
Giuseppa Albano

2. Suor Maria Caterina Albano
3. Suor Amata Pecoraro (Conversa)
4. Suor Cecilia Casalegno (Conversa)
Prendevano l’ abito:
1. Rosaria Cinque
2. Maria Amata Finelli
3. Clotilde Chianura.
È bene ricordare che le sorelle Albano stavano a Pompei fin dal 1885.
Annotiamo che esse avevano problemi di dote; con piacere, ma non ci sorprende, ritroviamo tra il carteggio consultato una grande dimostrazione di gratitudine che Bartolo Longo espresse loro in questo difficile momento venendole incontro finanziariamente.
Infatti, pare proprio che per le due sorelle (ad entrambe, si legge), il
Fondatore abbia sempre riservato un trattamento speciale e proprio perché
collaboravano con l’Opera
Pompeiana da ben tredici anni.
Si avvicinava il tempo dell’ammissione alla Professione Religiosa delle prime Novizie. Venne, naturalmente, informato e invitato Fr. Andrea Frühwirth che lamentava in una sua del 18 Maggio, un disguido postale, poichè si era smarrita la missiva di risposta all’invito a presenziare alla cerimonia.
Tuttavia, fra l’Ordine dei Domenicani ed il Card. Mazzella, non si erano ancora chiarite talune cose relative al regolamento. Questo sembra assai strano dal momento che P. Cormier era stato più volte a colloquio con il porporato. Da quanto riferiva a Bartolo Longo il Vicario Carcani, le questioni sulle quali il P. Generale poneva la sua attenzione erano, tra l’altro: un locale sufficientemente autonomo, senza cioè comunicazioni con persone secolari e la necessità di una certa autonomia alla Comunità, fermo restando la sorveglianza e la giurisdizione ecclesiastica. Ma, come si vedrà, questo punto di discussione Bartolo Longo lo risolse qualche mese dopo; infatti, era già nei suoi progetti l’ampliamento del Noviziato.
La prima a ricevere l’abito fu Carmela Albano. Ecco la formula che si trascriveva nel libro delle Vestizioni per la cerimonia.
1.- “L’anno del Signore 1898, il giorno 14 Maggio l’Ecc.mo Cardinale Camillo Mazzella ha dato il Santo abito alla giovane Carmela Albano nata a Napoli il dì 28 del mese di febbraio dell’anno 1838 la nostra nuova Suora ha ricevuto il nome di Suor Maria Giuseppa, ed il suo Noviziato ha cominciato alle 12 ed un quarto pomeridiano.
Suor Maria Rosaria della Beata Diana – Priora
Suor Maria Filomena del SS.mo nome di Gesù - Maestra
Suor Maria Giuseppa Albano – Novizia Corista”
2.- “L’anno del Signore 1898, il giorno 14 Maggio l’Ecc.mo Cardinale Camillo Mazzella ha dato il Santo abito alla giovane Teresa Albano nata a Napoli il dì 27 del mese di Aprile dell’anno 1846,, la nostra nuova Suora ha ricevuto il nome di Suor Maria Caterina, ed il suo Noviziato ha cominciato alle 12 e un quarto pomeridiano.
Suor Maria Rosaria della Beata Diana – Priora
Suor Maria Filomena del SS.mo nome di Gesù - Maestra
Suor Maria Caterina Albano – Novizia Corista”.
In alto: Dichiarazione rilasciata per la Professione della 1ª suora M. Giuseppa Albano trascritta dal libro delle Professioni (segue testo)
“Io
Suor Maria Giuseppa Albano chiamata al secolo Carmela nata il 28 Febbraio 1838
nella città di Napoli,
dichiaro ed attesto l’anno del Signore 1899 il 18 del
mese di Giugno alle ore 10 antimeridiane ho Professato di mia spontanea volontà,
senza alcuna violenza o timore in questa Congregazione delle Suore Domenicane di
Valle di Pompei, nella Cappella dell’Orfanotrofio, secondo la formula delle
Terziarie che emettono i voto annuali, nelle mani della molta Rev.da Madre S. M.
Rosaria della Beata Diana Priora di questa Comunità, funzionando il R.mo Padre
Procuratore il P. Maestro Giacinto Maria Cormier, delegato dell’Eminentissimo
Cardinale Camillo Mazzella Vicario di Sua Santità di questo Santuario.
Dichiaro inoltre che prima della professione ai decreti del Sacro Concilio di Trento e secondo le Costituzioni del nostro Ordine, hanno preceduto: un anno intero di Noviziato, gli esami fatti in tempo debito, con ritiro spirituale di dieci giorni,un’ammonizione concernente l’obbligo che hanno le Professe ad osservare le Costituzioni dell’Ordine, e finalmente, una interrogazione intorno alla spontaneità della mia Professione e gl’impedimenti che potevano opporsi alla mia ammissione. Avendo risposto che io agiva liberamente e che non aveva alcuno impedimento, ho inteso la protesta che mi è stata fatta, onde farmi noto che la mia Professione sarebbe nulla, se in seguito venissero a scoprire che io avessi taciuto o nascosto fraudolentemente, prima di emettere i miei voti, qualche fatto grave, del quale sarei stata giustamente respinta.
S. M. Giuseppa Albano Professa Corista.
Suor Maria Rosaria della Beata Diana Priora
Suor Mª Filomena del SS.mo Nome di Gesù Maestra”.
A
distanza di un anno dalla Professione, Sr. M. Giuseppa Albano rinnova i voti,
come risulta dalla dichiarazione qui riportata e desunta dal libro delle
Rinnovazioni.
“Oggi 18 Giugno 1900 le Suore Coriste S. M. Giuseppa Albano e S. M. Caterina Albano, con le sorelle Converse Sr Amata Pecoraro e Sr Cecilia Casalegno, hanno rinnovati i loro voti annuali nella Cappella delle Suore nelle mani della Rev.da Madre Priora Sr Mª. Rosaria della B. Diana essendo presente il Rmo Padre Giuseppe Cecchini nostro Confessore e Vicario hanno assistito a questa rinnovazione tutte le Suore di questa nostra Comunità.
In fede
Fr. Giuseppe Cecchini O.P. Vicario
S. Maria Rosaria della B. Diana Priora
Sr Mª Filomena del SSmo Nome di Gesù Maestra delle Novizie.”
Attualmente la candidata alla Professione firma la formula sull’altare dopo averla pronunciata. Questa dichiarazione, tenuta su fogli a parte, viene conservata nel fascicolo della neo-professa.
La stessa procedura si ripete fino alla Professione perpetua.
Eppure sembra veramente difficile far decollare l’iniziativa di Don Bartolo. Aggiungo che, all’esame dello stato attuale delle cose e dell’iter evolutivo della fondazione, questa volta il Fondatore dovette soffrire veramente molto, anzi troppo! Anche la Contessa, che più volte era intervenuta, ebbe qualche critica ad alcune lettere ed al suo modo di reagire di fronte a tanti ostacoli organizzativi che si incontrarono nel corso della istituzione della Congregazione.
Intanto fu ulteriormente rinviata la festa della Professione religiosa delle Novizie, dal maggio, mese tanto caro al Beato, a giugno.
Infatti, fu mandato al P. Andrea Frühwirth l’invito perché presenziasse il 29 giugno, vigilia di Pentecoste, alla funzione.
Ma
già il 5 giugno Fr. A. Frühwirth, nello scrivere a Padre Giuseppe Cecchini O.P.,
dava l’impressione di aver mutato il tono del suo umore nei confronti della
nascente iniziativa pompeiana.
Le molte difficoltà incontrate da Bartolo Longo in questa impresa dovettero mettere a dura prova la pazienza, ed in un momento di particolare sconforto scrisse una lettera che però, non inviò al Cardinale. Nello scritto che recava la data del 30 agosto 1899 (sabato, S. Rosa), tra l’altro, si legge che “il Noviziato delle Terziarie Figlie della Vergine di Pompei; non solo deve rimanere suo, ma anche ampliarsi, e nel luogo e nel numero delle Suore. Quindi non si deve più oscillare e credere meglio chiamare altre Suore Secolari, francesi, ecc., senza abito o nero e si rigetti questo pensiero come tentazioni del Diavolo”. Seguono poi le motivazioni di questa premessa articolate nei quattro punti. È un testo fortemente passionale e mi piace perché in esso sento vibrare il suo cuore e l’amore per l’opera e anche perché mette a nudo il suo carattere forte e responsabile.
Tuttavia una cosa è certa: il 23 ottobre dello stesso anno 1899, Bartolo Longo avrebbe subito iniziato i lavori per ampliare il Noviziato, stipulando il contratto per la costruzione del piano superiore che avrebbe consentito alle novizie e alle suore di stare in ambienti più ampi e confortevoli.
Era convinzione di Bartolo Longo che la famiglia delle Opere Pompeiane avrebbe dovuto alloggiare in locali comodi e strutturalmente idonei a condurre vita di comunità. Lo abbiamo visto quando costruiva i vari istituti, oltre la Basilica e le officine.
E perciò, il Noviziato il cui costo previsto era di £. 20.000, entro otto mesi, a giugno del 1900, fu un'altra realtà di Pompei.
Più
volte abbiamo avuto modo di capire che Bartolo Longo, pensava veramente alle
suore come sue figlie, lo dimostra, tra l'altro, una attestazione della Priora
della Comunità de
lle Figlie del Rosario di Pompei che dichiarava di aver
ricevuto la somma di lire settecentocinquanta "Detta rendita serve
esclusivamente per dotazione e mantenimento in della Comunità delle Suore: Suor
Maria Giuseppa nel secolo Carmela Albano fu Vito.
Già si è accennato a questa disponibilità dell'Avvocato per le sorelle Albano e si rafforza l'ipotesi che ad esse veniva riservato un trattamento diverso, sia perché veramente bisognose di aiuto finanziario, sia a motivo della gratitudine per il lavoro svolto in tanti anni di permanenza a Pompei presso gli Asili e l'Orfanotrofio.
la ricevuta della somma reca la data del 16 giugno del 1900 e la firma di Suor Maria Rosaria Pazzaglia.
Ma, non solo per queste tre suore Bartolo Longo ebbe questa forma di attenzione.
Tuttavia il controllo della dote era rigoroso e non solo qui a Valle di Pompei, ma anche a Napoli da parte del Cardinale Prisco.
Ora, per fare ordine nelle cose, ricorrendo al "Libro delle Professioni e delle Vestizioni delle Figlie del Rosario di Pompei - 1898", si può ritenere che l'ordine con le date della vestizione degli anni 1898, 1899, 1900 sia quello riportato nello schema che segue.
Le vocazioni, a quel tempo, non mancavano ed a breve ci sarebbe stata la Vestizione e la Professione di altre aspiranti alla vita religiosa.
(Foto in alto: il primo elenco di suore, converse e di aspiranti a prendere l’ abito).
(Mario Rosario Avellino)
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