Gli Ex Voto - Istituto Aveta

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Gli Ex Voto

Il Santuario

Gli Ex voto di Pompei

(Non c’è pellegrino che non si sia soffermato ad ammirare, commosso, gli ex voto del Santuario di Pompei sono i doni che da cento anni, adornano i corridoi adiacenti la Basilica ed il Museo. Oggetti vari e quadri e foto si susseguono a migliaia. Una testimonianza inequivocabile della bontà della Madre e della riconoscenza dei figli).
“Tutti questi segnali, che provengono da ogni parte del mondo, e in gran parte da persone a noi ignote, attestano grazie ottenute da Dio.
E a tutti è noto che questi voti rappresentano appena una minima parte dei prodigi operati dalla
augusta Signora della Valle di Pompei. Perocchè il maggior numero di coloro che vengono qui a ringraziare non lascia un muto ex voto di oro o di argento che resterà sospeso ed ignorato senza produrre alcun benefizio né all’infanzia che qui si educa all’ombra del Santuario di Maria, né alcun incremento al culto religioso che qui si esercita con sovrana magnificenza. Per contrario la più parte dei beneficati dalla Vergine di Pompei, bene interpretando la volontà di Dio sciolgono i loro voti di ringraziamento con offerte di danaro.  (Bartolo Longo)
Chi visita oggi il Santuario della Vergine del Rosario, più noto in Italia e nel mondo come Santuario di Pompei, si incontra necessariamente con un buon numero di ex voto, testimonianza della potenza del Santuario stesso, passata e presente. I luoghi in cui si stabilisce un rapporto fra il visitatore (ed il devoto) e questi segni evocanti una presenza misteriosa intervenuta in momenti tragici, personali o collettivi, sono tre.
La sala del tesoro
Che raccoglie gli oggetti più preziosi donati come ex voto al Santuario stesso; vi si vedono e ammirano ori e argenti, porcellane e maioliche, armi e così via.
Lunghi corridoi
Vi si accede attraverso un itinerario che comprende due lunghi corridoi, ricchi di stimoli e suggestioni per un viaggio spirituale futuro quand’anche semplicemente curioso presente.
Il primo corridoio
 su una fascia collocata al di sopra dell’altezza media di visuale nel primo corridoio si susseguono 53 tabelloni lignei ai quali sono appesi 833 ex voto della più varia natura – da quelli dipinti e fotografici a quelli anatomici, argentei e oggettuali disposti  tutti insieme alla rinfusa.
Il secondo corridoio
Nel secondo corridoio altri 21 tabelloni, inframezzati a quattro enormi quadri relativi alle vicende di Bartolo Longo e del Santuario stesso, contengono 341 ex voto. In tutto sono esposti all’attenzione del visitatore 1174 ex voto, fra i quali si  annoverano ben 222 ex voto dipinti (pari al 18,90%), tutti compresi fra il 1892 ed il 1982. Questi ex voto sono oggetto della massima attenzione, perché di facile accesso e godimento, ma non si possono trascurare quelli fissati sulle pareti del Santuario stesso: in sei lunette attorno al transetto sono affissi non meno di 3000 ex voto anatomici d’argento, raccolti e sistemati in quella collocazione inaccessibile al momento della ristrutturazione del Santuario stesso nel 1939.
Fra le grazie ricevute nel 1876 – sia detto per inciso – (otto in tutto, cinque prima e tre dopo la benedizione della prima pietra di fondazione del Santuario), due toccano da vicino Bartolo Longo: “una fu concessa a me”, ricorda, “in persona di mia madre; l’altra al mio primo compagno datomi dall’eccellentissimo Vescovo di Nola, Rev. don Gennaro Federico, in persona di suo padre”. Nel 1887 ne menziona solamente una. Anche se il Longo afferma di non poter “narrare
tutte le altre grazie singolari di liti guadagnate, di paci riacquistate, d’infermità fugate, tanto nel corso del 1877, quanto in quello del 1878”, in realtà vela un anno “di dure prove” in cui anche il portentoso sembra quasi svanire.
Con il 1879, anno del centenario di Pompei, crescono finanziamenti e grazie provenienti non solo dall’area campana. Se è vero che ben 48 grazie su 57 furono riconosciute come tali dai napoletani, è altrettanto vero che le rimanenti vengono attestate ad Oria, Foggia, San Severo e Cerignola in Puglia, da Roma, da Cremona, da Milano testimoniando un’attenzione crescente verso Pompei, sollecitata dalla pubblicazione e divulgazione de “I quindici sabati del SS. Rosario” (Napoli 1877).
Sin dal 1888 Bartolo Longo constatava che gli attestati di grazie ricevute erano così numerosi che “torna ormai impossibile di poterne seguire la relazione” progressivamente, come aveva fatto in precedenza su “Il Rosario e la Nuova Pompei”. L’abbondanza di attestati costringe da un lato alla selezione delle grazie “più importanti” ai fini della pubblicazione, dall’altro ad un riassunto estremamente succinto o, addirittura, ad una semplice indicazione di luogo e di generalità del graziato.
Tutta una storia, tutta una pena, tutto un travaglio viene compendiato in brevissimi elementi che talora rendono conflittuale il rapporto fra la rivista ed i suoi lettori: “domandiamo un po’ di pazienza agl’impazienti devoti di Maria che desiderano veder presto pubblicate le loro grazie”. Anche se non si tiene più conto del numero progressivo, come si era fatto fino al 1887, anche se si danno spesso sommarie indicazioni degli straordinari fatti attribuiti all’intervento mariano, si conservano tutte le testimonianze – in genere lettere e corrispondenza diretta al Longo – nell’archivio del Santuario, come tante pietre che costituiscono la vera forma e la vera storia del Santuario stesso …
Ma guardiamo con più attenzione gli ex voto dipinti, oggi presenti, per cercare di coglierne qualche caratteristica, di ricostruire qualche scenario possibile.
Anzitutto ecco qualche dato sommario relativo ai 222 ex voto dipinti. La maggior parte (55,40%) si colloca in un ambiente genericamente urbano, raffigurante case, palazzi e interni di ambiente ospedaliero (16,21%).
La città, sia essa una grande metropoli come Napoli o Milano oppure un grosso insediamento urbano come Torre del Greco, Pozzuoli, Acerra, Afragola o Caserta emerge col suo pulsare vivo, con le contraddizioni, ecc. Non manca uno scenario rurale indubbiamente minoritario (pari al 31,53%) ed uno scenario marino che, per quanto estremamente ridotto (pari al 13,96%) risulta molto interessante, essendo per la maggior parte (9,45%) concentrato fra le più antiche testimonianze votive del Santuario stesso. È ovvio che a quest’ultimo genere di dipinti votivi corrisponde una classe sociale precisa, come quella marinara. Negli altri casi ci si deve limitare a prendere atto della presenza, sulla scena, di protagonisti genericamente qualificabili come “ceti popolari” rintracciabili nel 46,84% degli ex voto.
Ma, a prescindere dalla individuazione evidente di rappresentanti di ceti dominanti, ricchi signori alto borghesi, che non superano la quota del 5,40%, quasi sicuramente sono definibili come appartenenti a ceti popolari anche gli altri protagonisti di ex voto dipinti, peraltro
difficilmente classificabili. Il protagonista spesso viene collocato all’interno di un ambiente chiuso, giacente ammalato in un letto, assistito e confortato, soprattutto negli ex voto dipinti posteriori al 1945, da medici e suore: è il 31,53% dei casi. La camera è generalmente una tipica camera di ospedale in poco meno della metà delle situazioni visibili.
Si individuano facilmente alcuni pittori specializzati che utilizzano moduli fissi. Il più importante, attivo fra il 1946 e il 1965 raffigura la parete di un ambiente ospedaliero sul cui sfondo colloca la porta ed un mobiletto (a destra di chi guarda), un letto con l’ammalato graziato e un altro mobiletto (a sinistra), in alto al centro l’immagine della Madonna. Ma la scena, comprendente sempre una porta, può vedere un tavolo operatoio e, a lato, un tavolino con strumenti medici.
Colori dominanti i rossi del pavimento al limite con la terra bruciata, i marroncini, ma talora compaiono anche i verdi, bianchi delle porte e dei camici. A questo pittore si fa ricorso particolarmente dall’area napoletana e campana…
In genere sulla scena appare un personaggio maschile (nel 45,49% dei casi). Il fatto va rimarcato come assolutamente notevole, quando altrove, soprattutto in Santuari del nord, l’uomo risulta invece un protagonista del tutto secondario rispetto alla componente femminile, a Pompei, indubbiamente non elevata (pari, infatti, al 25,22%).
Il personaggio viene collocato, in genere, in basso e, nella metà esatta dei casi esaminati, al centro, mentre ai due lati, grosso modo, compare in un quarto dei casi. Il modo iconografico che privilegia la centralità dell’azione e vede uno schema basso-alto e viceversa, piuttosto che uno schema incrociato sembra abbastanza interessante. Trova conferma nella debole accentuazione
della collocazione della immagine mariana in alto a sinistra del dipinto votivo (visibile nel 37,83% dei casi), bilanciata da forti ed equivalenti presenze mariane al centro e a destra, (ma pari al 28,37%). Lo schema basso-alto evoca un rapporto di dipendenza e di protezione diretta di promanazione immediata della potenza taumaturgica, di annullamento del dialogo tramite la negazione visiva della distanza.
Se si guarda ai casi rappresentati, si scopre che il 9% riguarda malattie dell’infanzia, il 30,18% malattie non precisate. Incidenti con veicoli e automobilistici costituiscono un rilevante 24,32%, mentre gli incidenti sul lavoro sono il 3,60% e i casi di annegamento e/o naufragio ammontano al 10,81%.
Come si vede, a differenza di altri Santuari, in cui la componente votiva extradiocesana o extraregionale è piuttosto una eccezione, qui la componente nazionale è dominante e caratterizzante.
Molto banalmente: il Santuario di Pompei, sin dal primo momento, si colloca in una dimensione non dissimile da quella del Santuario Lauretano o Antoniano ben più antichi e con un pubblico devoto già orientato. Tuttavia gli ex voto dipinti, anche se non sono rappresentativi della realtà nazionale presente a Pompei, permettono di avvicinarsi alla realtà religiosa del voto.
Se la storia del Santuario è costituita dal portentoso ivi manifestato grazie ai prodigi senza numero, “il miracolo che tutti gli altri compendia”, nota lo stesso Bartolo Longo ripensando agli eventi di cui è stato protagonista e testimone, “il miracolo-sintesi è essa stessa, la meravigliosa cittadina della Madonna”.
Bartolo Longo aggiunge che “senza i miracoli della Madonna” non avrebbe potuto dare neppure inizio all’Opera pompeiana.
(Quarta foto): La realistica descrizione della grazia per intercessione di Maria, è rappresentata in questo quadro, uno dei circa 2000 offerti al Santuario in testimonianza.


Testimonianza di una fede viva

Tavole dipinte, quadri ricamati, montaggi fotografici, collage e tanto altro è esposto sui numerosi pannelli, affissi lungo i corridoi interni del Santuario di Pompei. Sono la prova di quanto sia grande la devozione per la Vergine Maria e per il Beato Bartolo Longo, che ascoltano ogni preghiera e intercedono presso Dio.
È difficile quantificare gli ex voto donati ed esposti negli anni a Pompei.
Una pubblicazione del 1990 (La Madre bella di P. Caggiano, M. Rak e A. Turchini) ne riportava esposti nell’anno 1988 circa 1210, ma molti furono trasferiti in un magazzino per far posto ai nuovi che continuamente giungevano.
Attualmente, nei lunghi corridoi che circondano la Basilica, troviamo esposti nei numerosi pannelli in legno ex voto, che comprendono: tavolette dipinte ottocentesche, quadri di ricami, con la varia grammatica di fiori, racemi e santi, ritenuta scrittura votiva per i suoi nessi con le lavorazioni conventuali, quadri e teche con montaggi fotografici e collage divenuti nel tempo schemi dominanti e che si pongono come naturali eredi degli ex voto dipinti, arricchiti da ritagli di giornali che riportano notizia relativa al proprio incidente, da trecce e chiome recise donate dalle donne per impetrare una grazia, lamine d’argento di forme anatomiche ad indicare la parte malata e poi guarita.
A questi vanno ad aggiungersi i non meno 3.000 ex voto anatomici d’argento, disposti nelle otto lunette attorno al transetto, sistemati al momento della ristrutturazione del Santuario nel 1939 e quindi cronologicamente tutti anteriori a quella data.
Infine nel Museo, riordinato dopo il Concilio Vaticano II, sono esposti gli oggetti più preziosi: porcellane, medaglie, armi, trofei, rosari, gemme, ecc.
Essi non sono che una piccola parte del più grande tesoro di grazie documentate da ogni parte del mondo, America, India, Cina e attribuite all’intercessione della Madonna.
La donazione di ex voto non si è mai arrestata a Pompei e numerosi sono i graziati che arrivano a Pompei della Beata Vergine  portando con sé il dono per la grazia ottenuta, e tante volte vi fanno ritorno con i propri familiari per cercare, in mezzo agli altri, la loro testimonianza e sovente è la delusione quando non riescono a rintracciarla sulle pareti espositive.
L’esposizione permette ai devoti di assumere un formulario ideologico comune e di apprendere un insieme di segni.
La lingua dell’ex voto ricorre a semplificazioni nell’intento di rendere una piena, trasparente e immediata leggibilità.
È interpretando anche questa istanza che l’Arcivescovo Mons. Liberati ha voluto far allestire altri pannelli espositivi, affinché tutti i nuovi ex voto insieme ai tanti accantonati nei depositi, sepolti dalla polvere e dall’anonimato, trovino dignitosa collocazione nei luoghi sacri del Santuario.
Ogni voto indica una storia personale ma nel momento in cui questo viene affisso si esalta nell’ambito di una tradizione sacra collettiva che si inserisce in quella più grande del Santuario. Cambiare l’ordine espositivo degli ex voto significa anche cambiare il senso della comunicazione con il sacro dei loro devoti, interpretandone le istanze.
Possiamo affermare che l’ex voto è un mezzo per eternare ed esternare la preghiera dell’orante che è stata accolta e beneficata.
La Madonna di Pompei è invocata con i nomi più dolci e le richieste più toccanti, “… chi ha una grazia da chiedere la chiede alla Madonna di Pompei, chi vuole un miracolo non trepida, non esita: va a chiederlo alla Madonna di Pompei…” così scriveva lo storico De Luca G. nel 1939, e il Beato Bartolo Longo in un interessante paragone fra Lourdes e Pompei ebbe a scrivere: “A Lourdes la Vergine fa miracoli perché la fede si risvegli, a Pompei la Vergine fa miracoli perché si risvegli l’orazione”, e l’orazione è soprattutto il Rosario, percorso orante di preghiera e magistero di vita.
Chi nella celebre “Supplica” almeno una volta non ha recitato: “degnati benevolmente o Maria di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie”… e la Madonna di Pompei ancora oggi intercede per i suoi figli, dispensando grazie, come attestano le numerose espressioni di riconoscenza e pura religiosità degli “ex voto”.
(Autore: Nunzia Improta)
Nell'ultima foto: il 23 gennaio 1987 il signor Lito Annunziato fu "graziato" alla foce del Sarno


Cos'è un ex voto devozionale

La drammaticità delle immagini esprimono la difficoltà dei casi e la fiduciosa speranza dei devoti in attesa di un segno di benevolenza dal Cielo. Il Santuario espone una ricca galleria di ex voto.
Visitando Santuari e luoghi di fede ci si imbatte spesso nell’esposizione di raccolte di ex voto
devozionali. A Pompei i prime “ex voto” cominciarono ad arrivare quando il Santuario era ancora in fase di costruzione fra il 1876 e il 1887, con il diffondersi della devozione alla Madonna del Rosario, a seguito dell’arrivo della miracolosa Immagine il 13 novembre del 1875.
La parola “ex voto” deriva dal latino “ex voto suscepto”, “secondo la promessa fatta”. Offrire un ex voto vuol dire sciogliersi da un obbligo con un Santo o altra divinità per un intervento miracoloso e quindi ringraziare del beneficio avuto, pratica che affonda le sue radici nel mondo antico.
L’ex voto è del tutto volontario e si distingue da una qualsiasi offerta per la funzione che ad esso viene attribuita, ciò che conta non è il valore materiale dell’oggetto ma il significato di cui si è voluto investirlo al momento dell’offerta.
Nella cultura cristiana ringraziare è riconoscere il dono.
Esso non è che la manifestazione finale di un vasto processo che parte da una richiesta di intervento soprannaturale, continua attraverso l’esaudimento, prosegue con il pellegrinaggio e si esaurisce con l’esposizione dell’oggetto che si offre a pubblica testimonianza della fede e della
gratitudine.
Gli ex voto preparati per Pompei erano confezionati per un Santuario della contemporaneità.
Al principio la tradizione la tradizione adottò i modelli più consueti del grande itinerario anche campano della devozione, un genere caratteristico di ex voto era costituito dalle tavolette dipinte da artigiani locali, cosiddetti madonnari, in cui si riproducevano con un linguaggio figurativo molto semplice, essenzialmente tre elementi: - una illustrazione dell’episodio infausto che precedeva il miracolo con la
descrizione di cruenti dettagli, ad es. sale operatorie con medici che operano il paziente, calamità naturali come naufragi, frane, incidenti sul lavoro, domestici e stradali, e similari; - una descrizione narrativa con gli elementi forniti dai committenti, generalmente di estrazione popolare, ma anche di piccola e grande borghesia; - una rappresentazione del Santo che aveva corrisposto alla preghiera, raffigurato su una nuvola sovrastante la scena, con i personaggi, partecipanti al dolore del protagonista posti nell’atto di preghiera verso di esso.
In basso la locuzione latina: “V.F.G.A.” (Votum Fecit, Gratiam Accepit: Voto Fatto, Grazia Avuta), oppure quella italiana “P.G.R.” (Per Grazia Ricevuta) ne attestava la grazia ricevuta.
Con il XX secolo e l’affermarsi della fotografia e della stampa, le botteghe pittoriche artigiane iniziarono a chiudere e contemporaneamente si affermano nuovi moduli narrativi.
Nei Santuari si cominciano a vedere sempre più spesso cuori in argento, ringraziamento di valore più che di testimonianza, quadri e stampe standard, spesso con foto del miracolato incollate alla tavola con dediche prolisse che mancano di incisività rispetto agli ex voto preottocenteschi, ma che tuttavia testimoniano una tradizione che continua.
(Autore: Nunzia Improto)

Seconda foto: I preziosi che il signor Gerardo Napolillo ha voluto offrire al Santuario di Pompei come segno riconoscente della protezione della Vergine del Rosario di Pompi.

Terza foto: Prezioso lavoro di ricamo donato alla Madonna "per una segnatissima grazia".


*Significato storico degli Ex Voto
Pietro Caggiano, Michele Rak, Angelo Turchini, La Madre Bella, Pontificio Santuario di Pompei, 1990.

L'Associazione Bartolo Longo per gli studi della vita religiosa e della pietà nel Mezzogiorno pubblica in questi giorni un volume importante – il terzo -, per le edizioni del Pontificio Santuario di Pompei: La Madre Bella di Pietro Caggiano, Michele Rak, Angelo Turchini.
È una testimonianza, la prima in ordine di tempo, degli ex voto che hanno via via arricchito il tesoro artistico del Santuario. Gli Autori sono tre esperti di rilievo che sceverano rispettivamente la
teologia, il linguaggio e finalmente il significato storico degli ex voto in termini vuoi di storia sacra che di storia civile e culturale. Ma vediamo di tratteggiare rapidamente la vicenda degli ex voto nello sfondo delle culture in cui vennero in grado a formularsi.
È noto anzitutto che gli oggetti di devozione si distinguono fin dall’origine in eulogie, ovvero oggetti senza valore artistico, bensì testimoniale – come la terra di un determinato luogo sacro, o l’acqua e l’olio che sia – e oggetti che riproducono un’immagine miracolosa di un interesse intrinseco a seconda dei secoli in cui sono riprodotti. Ci sono infine medaglie, riproduzioni in miniatura di chiese, recipienti, incisioni; specie, nel secolo XV, xilografie. Fino al tardo Cinquecento ci sono xilografie e incisioni in rame dovute a maestri dell’altezza di Cranach, Dürer, Altdorfer.
Vi si affiancano pitture popolari su vetro – memorande le collezioni di Nicula, in Transilvania; e di particolare prestigio la tradizione orientale, dai bizantini in poi, di icone. Né da omettere gli stendardi delle confraternite, i rosari scolpiti, le spille, i crocifissi e i calvari – da ricordare fra questi ultimi quelli bretoni.
A quale riferimento culturale-artistico si riconnette quella particolare tradizione che attiene agli ex voto? La risposta è relativamente facile, considerando soprattutto l’area moderna. Storicamente, il discorso ha radici remote.
Basterebbe pensare alle collezioni che punteggiano vari paesi europei, dalla Germania, alla Francia, alla Svizzera; e ancora, al Portogallo e alla Spagna. In Svizzera, ad esempio, ne è stato effettuato un catalogo sistematico. In Italia, raccolte di straordinario prestigio punteggiano le Marche (Tolentino), l’Umbria (Bagni di Deruta vicino a Perugia), la Toscana (Montenero sopra Livorno), l’Emilia (S. Maria del Monte), la Campania (la Chiesa della Madonna del Carmine a Napoli).
Non sono che alcuni esempi.
Ebbene, la raccolta degli ex voto del Santuario di Pompei, appena dopo un secolo di vita, come La Madre Bella documenta, sarà legittimamente posta, d’ora innanzi tra le più insigni d’ordine nazionale
ed internazionale. Il discorso che i tre autori sviluppano è organicamente e scientificamente concepito in ordine ai punti prescelti.
Scegliere un voto, premette con molta chiarezza Caggiano, appartiene a una categoria anzitutto religiosa, che va sceverata come tale. L’ex voto appartiene allo stesso ordine della preghiera, riconosce un miracolo, si ipostatizza in un "gesto di riconoscenza". Sottile, teologicamente, è l’indagine sul "perché" della preghiera; sul miracolo come segno della potenza divina; sull’ex voto come messaggio e comunicazione di riconoscenza.
Seguono documentate testimonianze. "Il culto reso a Maria" osserva "deve corrispondere a quanto Lei fece e fa per adorare Dio"; e ancora: "Non sono tanto importanti le forme esterne di culto, quanto il loro accordo essenziale con la liturgia ed il suo obiettivo" (p. 39). "Visitare una galleria di ex voto o leggere un volume sugli ex voto è efficace come una "Biblia pauperum" (p. 42).
Sulla "lingua del voto" s’intrattiene Michele Rak, mettendo in luce con aderenza scientifica – antropologica, sociale, attinente alla storia della pietà -, "mentalità, tradizione e scrittura" operanti negli ex voto. E aggiunge legittimamente che il voto per molti non è soltanto una esperienza religiosa, ma anche una rara partecipazione comunicativa. Per alcuni devoti costituirebbe la prima esperienza "di quegli aggregati stratificati di modelli che chiamiamo arti" (p. 99).
Angelo Turchini procede a una analisi degli ex voto del Santuario di Pompei, distinti per materia, sviluppo storico, tipologia ricorrenti attestazioni documentarie di grazie, autenticazioni scientifiche delle grazie ricevute, caratteri ordinario o straordinario degli ex voto stessi motivi dominanti. Segue un’opportuna bibliografia generale, pompeiana in ispecie.
Ma veniamo alle tavole raffiguranti alcuni prototipi. Nell’insieme, è palese una mediazione continua fra le suggestioni artistiche di un determinato momento storico e la nativa, spontanea versatilità dell’ex voto. Il filtro è molto più sottile e genuino che in un particolare settore dell’arte, quello naif. L’autore dell’ex voto è presente con una carica emotiva che nella immancabile immediatezza risente della complessità dell’orbita di gusto in cui opera.
Talune inflessioni compositive, d’una particolare distribuzione "scenografica" dell’ambiente e delle figure si ricollegano con affettuosa intensità a una suggestione in collegamento con l’arte dei tempi.
In tal modo il gesto di una mano che si leva in preghiera, il profilo di una figura raccolta nell’intimità dell’orante, il nitore e la rarefazione di una stanza dove, al di là dell’ingenua eco naturalistica, aleggia il senso, quasi lo sgomento estatico del mistero. Si vedano cento paesaggi marini e terrestri; racconti di incidenti e catastrofi; talune combinazioni tra oggetti e figure dipinte; le fotografie, alcune molto belle: tutta una testimonianza, candida e luminosa, articolata nelle fibre dell’epoca tra storico e allusivo, naturale e soprannaturale, sospirato o intuito.
Un volume toccante, dunque, che si aggiudica nello stesso tempo al repertorio scientifico, scrupolosamente osservato, e al testimoniale, valido quanto la parola e la dottrina, di storia della pietà.
(Autore: Ferruccio Ulivi)
Prima foto: Presentazione del volume. In ordine da sinistra a destra, il prof. Michele Rak, il prof. Angelo Turchini, Sua Ecc.za Mons. Domenico Vacchiano, il Prof. Ferruccio Ulivi e Mons. Pietro Caggiano.

Seconda foto: I partecipanti alla presentazione del volume sugli ex voto del Santuario di Pompei hanno gradito molto la sua impostazione grafica.


*Tradizione popolare artigiana tra passato e futuro

Quante volte entrando in un Santuario o in una chiesa ci siamo soffermati a guardare gli ex voto, tutti questi oggetti appesi alle pareti, stretti stretti per carenza di spazio, di materiale ed epoche diversi.
Essi costituiscono la testimonianza di una grazia ricevuta, come risulta evidente dalle sigle, in italiano o in latino, che spesso vi si leggono: VFGA (Votum Fecit Gratiam Accepit – Voto Fatto Grazia Ricevuta) e PGR (Per Grazia Ricevuta).
La molteplicità dei materiali usati e la limitata produzione rendono gli ex voto lavorazioni tipiche dell’artigianato d’arte. E pertanto la Mostra Mercato di Artigianato Religioso, nella VI edizione che si è tenuta a Pompei dall’11 al 14 novembre 1992, previde una tavola rotonda una Tavola Rotonda sul tema: "Ex voto, tradizione popolare artigiana tra passato e futuro" ed una analoga mostra dei più interessanti pezzi provenienti da Santuari, Chiese, Collezioni pubbliche e private.
Gli ex voto sono la testimonianza di una sofferenza.
In casa c’è un bimbo ammalato; la natura avversa colpisce con un gran terremoto; il mare sconvolto da una nera tempesta mette in pericolo la nave ed i marinai; un imprudente
attraversamento di un passaggio a livello ferroviario; sono momenti di estrema tensione, di terrore, di dolore che spingono l’uomo a "fare un patto con Dio".
L’uomo piange di gioia, è salvo.
Qualcuno ha capito "il suo linguaggio" e lo ha salvato. Proviamo ad immaginare il suo senso di gratitudine. Una gratitudine immensa, illimitata; una tensione emotiva di amore e di dovere. Il suo "far voto" connota la sua fede, il suo colloquio con il Padre, la sua speranza, poi esaudita, di essere salvato.
Con questo stato d’animo l’uomo si appresta a dire grazie, ma anche a lasciare traccia della sua storia. Di qui l’idea dell’ex voto, un simbolo della sua gratitudine.
Nasce così il bambino di dieci chili di argento, offerto alla Madonna in misura equivalente al
peso del bambino scampato alla malattia; o la tavoletta dipinta dai tratti "primitivi", o il modellino della nave, curato nei minimi particolari.
Raramente queste espressioni creative sono riconducibili all’attività manuale del devoto; ma quando questo accade emozioni, sentimenti, stati d’animo grati e fidenti, manifestati in maniera diretta senza intermediari, consentono di ottenere le migliori espressioni della creatività e raramente l’Arte.
Molto più spesso, però, sono frutto della collaborazione tra chi ha ottenuto la grazia e Maestri Artigiani capaci di tradurre esteticamente l’evento miracoloso.
Lo schema base degli ex voto deve tener conto di questi elementi: a) l’evento nel corso del quale è stata chiesta la grazia; b) l’immagine della Madonna o dei Santi; c) la figura del devoto; d) la scritta con cui vengono chiariti i dettagli dell’evento o semplicemente viene orientata la lettura della rappresentazione estetica con formule di ringraziamento.
Sono stati quindi coinvolti nel tempo, orafi, argentieri, decoratori, ricamatrici, ceramisti, pittori, e di recente fotografi, grafici, rendendo così gli ex voto una parte consistente della memoria storica e devozionale di un popolo, ma anche testimonianza delle sue tradizioni
artistico-artigiane. Questa tradizione va oggi scemando e minaccia di scomparire.
Vari i motivi fondamentali: - la frenetica vita odierna non consente pause di riflessione per cui capita sempre più spesso che la gratitudine si risolva in un semplice assegno bancario di cui poi non resterà più né traccia, né storia; - la difficoltà di reperire artigiani ed artisti disponibili a creare ex voto personalizzati, sia per carenza di informazioni (chi, dove, come, quando) sia perché gli artigiani stessi sono sempre più pericolosamente attratti dalle produzioni di serie e dalle lusinghe di mercato; - la evoluzione del gusto e l’esigenza di iconografie ed
oggetti consoni ai tempi attuali rendono ardue le individuazioni di nuovi simboli anche se, purtroppo sempre più spesso, vengono donate ai Santuari siringhe d’argento e d’oro.
La Mostra Mercato, avendo posto la sua attenzione su questi temi e sulle problematiche, intende attivarsi per chi, artigiano o fedele, voglia realizzare ex voto, creando contatti, fornendo documentazioni sulle iconografie e sui materiali. Intende altresì, rintracciare e documentare tutti quegli ex voto, testimonianza della fede, ma anche della sofferenza dell’uomo, inventariandoli, catalogandoli e fotografandoli, siano essi italiani o stranieri, raggruppandoli per regione, per tema, per tipo.
Sono stati esposti in Mostra due o tre ex voto: tavolette, sculture oggetti, teche, stoffe, tutti modi diversi di rendere tangibile la "emozione concretizzata" in un piccolo oggetto che racchiude in sé l’eco delle parole: "Grazie, non soffro più".
(Autore: Giuseppe Petagna)
Prima foto: Ex voto singolare. Un modellino navale costruito con intento devozionale, frutto di lungo e paziente lavoro.
Seconda foto: Riproduzione in avorio della facciata del Santuario dell'artista Giovanni Ascione e donata come ex voto dal gioielliere Giansanti di Roma.
Terza foto: Ex voto in argento del peso di 10 Kg e equivalente a quello del bambino scampato dalla malattia.

Quarta foto: La rosa oggetto ricorrente nel dono alla Madonna.
Quinta foto: Treccia di capelli su fondo di raso con scritta


 
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