I Papi a Pompei - Istituto Aveta

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I Papi a Pompei

Il Santuario

*Il cielo si aprì su Pompei - Giovanni Paolo  II Viene!
21 Ottobre 1979
Il grande Papa polacco fu pellegrino a Pompei il 21 ottobre 1979 in visita pastorale.
A quarantotto ore dal suo ritorno dall'Irlanda e dall'Ameria del Nord, viaggio decisamente "apostolico", "evento gioioso" da lui stesso definito, Giovanni Paolo II annunzia un altro viaggio al Santuario di Pompei e a Napoli; un viaggio che vale il "primo" abbraccio con le popolazioni del Sud.
"Per ringraziare la Vergine Santissima con maggior fervore e per implorare la grazia della conversione e della pace, vi comunico ora con immensa gioia che domenica 21 ottobre mi recherò in pellegrinaggio al santuario di Pompei".
Mentre il Santo Padre dava la comunicazione ai pellegrini nella consueta udienza del mercoledì 10/X/1979) il popolo di Pompei si raccoglie delirante nella piazza; gli Orfani, le Orfanelle, le Suore, i Sacerdoti, i Penitenzieri erano tutti nel Santuario a cantare un inno di lode e di ringraziamento alla Madonna: voci e palpiti venivano raccolti dalle campane che, moltiplicandone la potenza, li diffondevano per tutta la valle e la pianura del Sarno. Anche i colombi, a stormi volteggiando nell’aria, sotto un sole vivace e piacente, eseguirono vari "pezzi" di danza, allegramente.
Il Delegato Pontificio, commosso, fece brevi considerazioni alla folla non meno giuliva e commossa; le Orfanelle dell’asilo sventolavano, come una bandierina, un fiore che tenevano in mano, mentre i maschietti (Orfani) gridavano, ritmando, W il Papa! W Giovanni Paolo II! W Bartolo Longo! Sembra di sentire gli squilli di cento campanellini d’argento.
*L’annuncio della Prelatura
Fedeli pompeiani!
Il Santo Padre Giovanni Paolo II verrà a Pompei 21 p.v.
Egli stesso ne ha dato l’annunzio durante l’udienza generale di oggi, 10 ottobre, in Piazza san Pietro.
È con immensa gioia che accogliamo la notizia, perché, ancora una volta, attraverso gli avvenimenti della storia, il Signore si degna di manifestare la sua presenza e la sua benevolenza. Mediatrice Maria, verso la Città di Pompei e le sue Opere. Con occhio profetico il Venerabile
Bartolo Longo, al quale Pompei deve tutto quello che è, tutto quello che ha, prevedeva questo evento che richiama ancora una volta l’attenzione di tutto il mondo su questo Monumento di Carità, del quale i Pompeiani vanno giustamente e santamente orgogliosi, per essere stati tra i primi collaboratori e zelatori.
Perché restiate fedeli continuatori dell’esempio dei Padri, vi esorto a prendere coscienza di questo eccezionale avvenimento, preparandovi a celebrarlo degnamente nella preghiera e nella penitenza.
In Basilica, nelle Comunità parrocchiali, in tutti gli Istituti si pregherà, specialmente col Rosario meditato, secondo le intenzioni del Santo Padre e le necessità della Chiesa.
Così facendo, saremo degni continuatori dell’opera dei nostri Padri, in sintonia con i voti e le aspirazioni del Ve. Bartolo Longo che, inaugurando la monumentale Facciata del Santuario, eretta con i Voti del Mondo per la Pace Universale (5 maggio 1901), esclamava con spirito profetico:
"Un giorno da quella loggia noi vedremo la bianca figura del Rappresentante di Cristo benedire le genti accolte in questa piazza, acclamanti la Pace universale".
Quel giorno finalmente è giunto! Il Successore di Pietro sarà tra noi Pellegrino presso il Trono della Regina della Pace, per affidare all’intercessione della Madre di cristo e della Chiesa la realizzazione della Pace nel Mondo, attraverso la recita del Santo Rosario, preghiera di pace e di perdono.
Ci trovi tutti uniti, il Santo Padre, "perseveranti e concordi nella preghiera … con Maria Madre di Gesù e i fratelli di Lui", fino a meritare l’elogio e l’augurio di Paolo ai Filippesi: "La vostra letizia sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino. E la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
Vi benedico di cuore
Pompei, 10 ottobre 1979.
† Domenico Vacchiano
                                                         Delegato Pontificio
                                                          Prelato di Pompei

*L’annuncio del Comune
Cittadini
Con profonda gioia diamo l’annuncio che Giovanni Paolo II sarà nella nostra Pompei Domenica 21 ottobre.
Prepariamo i cuori a quest’evento che rimarrà nella nostra storia perché il Santo padre nel rendere omaggio alla Vergine del Rosario viene a reali8zzare l’intuizione e il desiderio ardente
di Bartolo Longo di vedere il Pontefice "nunzio di Pace" affacciarsi dalla Loggia di vedere il Pontefice per benedire il nostro popolo "e rappresentanti di tutti i popoli della terra".
Lungo le tante vie meravigliose della Provvidenza intraviste dal Santo Fondatore giungerà dunque – atteso – l’attuale Successore di Pietro, portando a noi la sua parola di verità e di bene, il suo dolce sorriso.
Dalla missione pastorale che il Papa sta svolgendo, inesausto, tra i popoli, noi pompeiani – privilegiati per il Tempio alla pace universale – trarremo auspici per un avvenire che veda affratellate tutte le genti.
Pompei, 10 ottobre 1979.
                                                                     Il Sindaco
                                                                   Aldo Tufareili
*Grazie, Padre Santo!

Quel giorno X ottobre MCMLXXIX

Nell’Enciclica "Cristo redentore dell’uomo" ci dite "essere necessario (per noi seguaci di Cristo) incontrarci e unirci intorno a Lui stesso".
Ebbene, a sollecitarli, ad accordarli questi incontri, come corde vibranti di una cetra, siete Voi stesso, o dolce Cristo in terra; anzi preferite che si compiano sotto lo sguardo benedicente di Maria, perché sia Essa, quale Madre della Chiesa, a renderli vivaci per una seminagione di bene.
Così i vostri incontri coi figli nei santuari, nelle Basiliche, nelle piazze, nelle parrocchie rurali, nelle strade si trasformano in "cenacolo", ove Pietro, gli Apostoli e i discepoli "perseverano concordi nella preghiera… con Maria Madre di Gesù… (Atti 1, 14). E ricordano, e fanno rivivere tali incontri, quelli delle "grandi masse di popolo proveniente da tutta la Giudea compresa Gerusalemme… tutti venuti ad ascoltarlo".
Bruciava d’ansia e d’amore il vostro cuore, Padre santo, di venire a Pompei, il primo Santuario del Rosario d’Italia, tanto ricco di prodigi e di storia mariana, e non meno bruciava il nostro di accoglierVi e di sentire, insieme alla voce e ai palpiti del cuore, il Vostro insegnamento.
Per questo incontro aveva accenti incandescenti in cielo la preghiera del Venerabile Bartolo Longo.
Grazie, Padre Santo! È il canto della Famiglia Pompeiana sparsa per il mondo.
Grazie! Vi dicono gli Orfani, le Suore Domenicane Figlie del santo Rosario, i Religiosi, i Sacerdoti, il Delegato Pontificio, la sua Curia e tutti i Dipendenti del Santuario. Grazie!
Quam maximas quam plurimas gratias tibi ex intimo corde! Tibi sint tot grates quot stellae sunt in caelo!
"Un ringraziamento grande e largo dall’intimo del cuore! Tante grazie quante sono in cielo le stelle".
Grazie, Padre Santo!
Era segnato in cielo che il Papa venisse nella Casa della regina della pace. Regina del Santo Rosario, Madre del bell’Amore… e di tanti altri titoli che solo la poesia dell’amore ha saputo intrecciare e, senza esaurirsi, trovarne sempre migliori…
Il fatto che volle darne l’annuncio Egli stesso, Giovanni Paolo II, nella sua "catechesi pastorale" dei suoi "mercoledì vaticani", e al ritorno di un viaggio apostolico, dice da sé l’interesse che egli legava alla visita al santuario di Pompei, vera "Opera di Dio che la Madonna mantiene a sua gloria".
E perciò fu salutato con canti e lagrime di gioia e calde benedizioni da tutti, indistintamente.
Ce ne accorgemmo subito per l’ansia di risveglio e di speranze scoppiate nell’aria e nei cuori. Parve addirittura che fossero riaccesi i fuochi di Pentecoste alla fiamma vivace della Madre
della Chiesa, mentre si pregava con Lei nel suo Tempio, nel mese del suo Rosario, con Lei, Regina delle vittorie. E vittoria non meno clamorosa di quella di Lepanto si è mostrato questo viaggio di Papa Wojtyla. Che il Papa sarebbe venuto un giorno a Pompei, a pregare dinanzi alla prodigiosa Immagine e a benedire le folle da quella loggia eretta con questo preciso miraggio, ce lo ripeteva il palpito di quella fiammella accesa dal Venerabile Bartolo Longo, mai indebolita da venti contrari fin dal 1887. Lo stesso lento scorrere del tempo è valso ad alimentare il rosario della speranza.
Lo Spirito Santo, l’anima della Chiesa, al momento buono, realizza, nel desiderio della "Serva del Signore", quello del Venerabile espresso in un’estasi di gioia (nel 1901) e nello scroscio di un aspro temporale contro la sua persona e la sua Opera, per la vita di questa e la fratellanza universale.
Ed ecco il segno del cielo: è preso in parola Colui che di Maria, Madre di Gesù, si dichiara "Totus tuus": Lui, successore di Pietro… di Papa Giovanni, … di Paolo VI (oh, come entrambi desideravano questo pellegrinaggio al santuario di Pompei!) entrambi menti piene di verità, cuori pieni di carità: Karol Wojtyla, è chiamato a prenderne l’eredità insieme al nome. Due nomi un sol nome, due cuori un sol cuore, una sola Persona, Giovanni Paolo II, il "Totus Christi et Mariae". Egli col Rosario nel cuore, nella mente e sulle labbra, stringendo nel pugno la santa Corona, si fa, come Paolo l’Apostolo, "viaggiatore" e riorganizzatore della Chiesa, come nel Concilio Vaticano II volle presentarla lo Spirito Santo.
"Con la Corona in mano", si, con Rosario benedetto di Maria, il Rosario nome carico di stimolo e di spazio, Egli, Giovanni Paolo II, da un anno svolge la sua catechesi, ch’è tutto un recupero evangelico, un vivace e chiaro incontro di fratelli, riconosciutisi nella aperta lettura del libro che dà la speranza anche a chi non ha fede. E tutti guardano la piazza di san Pietro, da dove spiega il Vangelo della vita il "primo Parroco" del mondo.
Così la domenica – 21 ottobre 1979 – la piazza di San Pietro fu quella del santuario di Pompei, in mattinata, quella del Plebiscito di Napoli nel pomeriggio.
Quivi l’abbraccio, il bacio, la benedizione, quivi lo scambio degli auguri più veraci e più santi; quivi lo svolto di speranze e di ansie, di grada e di canti, fiotto d’amore incontenibile e di fedeltà incondizionata.
L’aria ne fu piena e il cielo li raccolse, i nostri voti.
Dice Lacordaire che l’umanità è stata divisa in due ore: nella prima l’uomo aspettava Dio; nella seconda è Dio che aspetta l’uomo. Tocca a noi, su, andiamoci con Papa Wojtyla, stretti alla dolce Corona che lega i cuori a Dio… E il cuore di Bartolo Longo esulta.

*Quella visita che parve un sogno

I mezzi di informazione, facendo cronaca della visita-viaggio a Pompei e a Napoli di Giovanni Paolo II hanno chiaramente illustrato l’importanza dell’avvenimento, che, visto con l’occhio della fede, la quale a sua volta illumina la storia, è di portata incalcolabile: è stata una seminagione accompagnata da canti di gioia e tante, tante ridenti speranze per il Sud d’Italia e per l’Italia, un rilancio santo per Pompei e la sua rete di Opere sociali. Rivive il solco tracciato dal Venerabile Bartolo Longo e si sottoscrive che Pompei, la Pompei Nuova, nonostante le inevitabili umane deficienze, rimane Opera di Dio affidata alle materne sollecitudini della Madonna.

Sigillo di universalità

Ad un secolo di vita, non possiamo dare altra spiegazione del fenomeno. Il fatto che non ratifica soltanto il voto del 5 maggio 1901 del Venerabile; ma sanziona la realtà spirituale (e vorrei dire "soprannaturale") di tutta l’Opera Pompeiana, la quale non si esaurisce sulle rive del Sarno e nei paesi Vesuviani, Napoli compresa, ma raggiunge tutti i devoti del mondo. Difatti questo sigillo di "universalità" (= unus versus alia) osiamo dire che lo consegnavano Lourdes e Pompei.
Il viaggio di Papa Giovanni Paolo II vuole essere (così lo pensi e lo valuti che ha fede) un autentico richiamo a far rivivere le speranze di Bartolo Longo e a dare compimento alle sue disposizioni testamentarie del 15 agosto 1926.
Ed ora, data l’occasione propizia, a sua soddisfazione, a sua soddisfazione, a doverosa riconoscenza e gloria del Santo Padre, che ci ha donato un sì grande avvenimento, a nostro conforto ascoltiamo questa pagina dello stesso don Bartolo…
Egli risponde ad una domanda, cioè: come mai un borghese, oscuro, coniugato, infermo di corpo e di spirito, avrebbe potuto influire di sé uomini e cose e un’intera epoca di storia. Ecco la spiegazione:

L’opera di Pompei viene da Dio

Se alcuno… ignorante e presuntuoso, ardisse dire che in questi fatti volere è potere, e che l’ingegno e la volontà dell’uomo può arrivare a tanto senza l’intervento del soprannaturale, allora io mi farei avanti e sfiderei… tutti i valenti di questo mondo, gli ingegni più eletti e prestanti, sorretti da volontà ferree, sostenuti da tutte le forze sociali e politiche, a fare un’opera somigliante, con simili mezzi. Lo ripeto. Prenda un uomo una logora tela, sen vada nel mezzo di una landa deserta, e piantando su quel terreno quel dipinto esclami: "Voglio qui innalzare una nuova città. "Voglio che il mondo da un capo all’altro, rivolga lo sguardo a questo punto ignorato e inesplorato, con amore, con interesse… e vi tenda con l’animo e vi concorra con l’obolo. E voglio che in ogni città civile d’Europa, e di altre regioni barbare la copia di questo dipinto abbia venerazione, e non solo nelle case private, ma pure nelle politiche chiese. Voglio che l’Augusto Capo del mondo cattolico approvi e sanzioni… quel che io andrò a fare. Voglio che qui ogni anno un popolo di fedeli, raccolto da tutte le regioni della terra, composto dai più ragguardevoli per casato e condizione sociale, sfidando disagi e spese, venga a prostrarsi dinanzi a questo lacero dipinto… E ciò non avvenga in un secolo, ma nel giro di pochi anni!". Quell’uomo sarebbe legato come un pazzo. Eppure tutto è avvenuto! Dunque questa non è opera di uomo. Lo dico sinceramente tutto ciò ch’è stato fatto, ha già oltrepassato le mie intenzioni. Gli avvenimenti succedutisi senza posa, mi hanno sospinto e quasi trascinato a procedere oltre, senza altro appoggio che la fede e la carità.
L’Opera di Pompei viene da Dio, è un dono gratuito della sua misericordia: ne rendo pubblica confessione".
Ne dà la ratifica la visita di Papa Giovanni Paolo II, che la storia ha registrato e i cuori hanno esaltato con infrenabile entusiasmo.

Pompei ha vestito sempre elegantemente

La cronaca giornalistica ha esaltato la visita del Papa al santuario, in un denominatore comune soddisfacente, e ne diamo atto con sincerità di voce e di cuore. Con voce spiegata hanno acclamato quelli di Napoli, specialmente "Il Mattino" e il "Roma", "L’Idea" e "Avvenire". Anche se nel gran coro bene accordato s’è sentita qualche stecca (chissà che non volesse essere il raglio dell’asina di Balaan…!) nessuna meraviglia, essendo convinti che quando si vuol vestire un abito che non sia su misura, si deforma la linea, cadendo nella cafoneria; ma Pompei ha vestito sempre elegantemente ed ha cantato i suoi inni con fine e delicata armonia.
Ora cerchiamo di penetrare il significato di questo viaggio del Papa, inquadrandone la dimensione quale risulta dalla parola autentica di Sua Santità e dalla dinamica che contraddistingue il suo pontificato.

Autentica Catechesi

Giovanni Paolo II ripete fedelmente il messaggio di Cristo, la buona notizia, ; il suo non è un discorso di frasi belle e carezzevoli, ma parola di vita deve essere il suo parlare, che è parola vivente è il Vicario di Cristo. Perciò la sua parola è un’autentica catechesi. Tali sono le sue udienze-raduni di ogni mercoledì.
I suoi discorsi a Pompei, pur riferendosi a circostanze e persone diverse, hanno un filo logico e dottrinale che interessa tutti e su tutti invoca il sorriso, la carezza, l’onnipotentia supplex della Madonna, Madre della Chiesa.


*Bartolo Longo voleva il Papa a Pomei
Aprile 1887
Bartolo Longo ricevuto in udienza dal Papa Leone XIII (doveva benedire il diadema di brillanti destinato a incoronare l’Immagine) manifesta arditamente il suo sogno. Già, i santi, oh i santi, sono sempre audaci e semplice… e invita il Papa "a venire a Pompei (… in quel momento storico tanto grave per l’Italia…) a visitare la Regina del santo Rosario nel suo moderno Santuario".
Leone XIII, colpito da quella santa ingenuità, dopo avere ascoltato l’Avvocato, si leva in piedi, e, come ispirato, allargando le braccia, esclama: "Un bel giorno la Madonna farà vedere una gran luce a Pompei. Tutti domanderanno: che cosa è questa luce? La Madonna fa miracoli! Allora tutti si convertiranno e il Papa verrà a Pompei".
Poi, dopo un paterno e bonario sorriso, a conforto e speranza dell’Avvocato, aggiunse: "Ma voi dovete pregare come fanno a Napoli i parenti di San Gennaro, quando il santo ritarda a fare il miracolo: lo sgridano e San Gennaro fa il miracolo. Così dovete far voi, se volete il Papa a Pompei: dovete gridar forte alla Madonna: Madonna mia, vogliamo il Papa a Pompei e la Madonna farà venire il Papa a Pompei".
Il Papa a Pompei, da allora, fu l’idea, direi ossessionante, di Bartolo Longo, il quale con tono sempre più fermo in ogni circostanza di rilievo ripeteva "Aspetto che il Papa venga a Pompei, quale nunzio di Pace!".
Ad accendere il suo fervore era il Liguorino (suo confessore) P. Giuseppe leone.
20 Aprile 1901
In un’altra udienza pontificia, leggendo un forbito indirizzo di omaggio, così si esprime: "… Ti piaccia inoltre considerare se ai molti miracoli e grandi fasti del tuo pontificato, non si addica anche questo, che Tu, alla prossima festività sii presente… Tutto echeggia del tuo nome. Perché, Padre Ottimo, non affretti la tua venuta?".
Il Papa risponde: "Bene! E Noi eleveremo alla dignità di Basilica Pontificia il Santuario di Pompei".
Bartolo Longo ribatte con un elegante epigramma latino che inneggia alla loggia papale da lui eretta apposta per benedire le nazioni:
"QUIN, VATICANO PAULISPER COLLE RECEDENS, SUMME LEO, VISUM LITORA AMICA VENIS": Su, lascia per poco il colle vaticano, o Sommo Leone e vieni a vedere i (nostri) luoghi deliziosi!
5 Maggio 1901: inaugurazione della facciata
Nel "Breve Pontificio" (4/V/1901) che dichiarava basilica pontificia il Santuario, il Papa Leone XIII puntualizza: "Noi, fin dal principio del nostro pontificato volgemmo lo sguardo ed il pensiero a Valle di Pompei, quasi a spettacolo di pietà e di fede che, per volere di Dio, vedevasi colà rivivere nel popolo cristiano; siffattamente che più volte significammo le nostre premure e le nostre cure in favore di questo Santuario, sia accrescendo di sacre concessioni e privilegi, sia testimoniando la nostra benevolenza verso i Fondatori e curatori del tempio".
E Bartolo Longo ancora implora: "… Vostra Santità deve venire a Valle di Pompei, anche per dare la benedizione dalla Loggia Papale. Che io ho costruito a bella posta sulla facciata del santuario… Questo è il mio voto, ed è il voto di tutti i popoli… (vedere) il Vicario di Cristo, dalla Loggia Papale del santuario, benedire i popoli dell’universo acclamanti alla Pace Universale…".
Oggi, 21 Ottobre 1979
Dopo 78 anni e 139 giorni "vota cadunt", il voto si compie con solennità impensata, con partecipazione di popolo, di Autorità, di Clero e dell’Episcopato che ha commosso anche gli indifferenti e i… contrari. Dio ha messo il suo dito!

Sul suolo benedetto da secoli di fede

Oltre cinquantamila persone hanno accolto Giovanni Paolo II a Pompei. Dopo esser disceso dall’elicottero che dal Vaticano lo aveva condotto sino alla città mariana, il Santo Padre, a bordo di una jeep scoperta, ha raggiunto la piazza antistante il Santuario della Madonna del Rosario, dove già dalla notte migliaia di fedeli lo attendevano. All’ingresso nella piazza, il Papa ha ricevuto il saluto del Sindaco, Aldo Tufarelli.
Beatissimo Padre, a Voi, Pellegrino di pace al Santuario vivente della Madre di Dio Regina del Santo Rosario, sono lieto di porgere devotamente il filiale benvenuto mio e dei cittadini di Pompei, felicissimi ed esultanti.
Oggi, Padre santo, Pompei per Voi, vive, scrivendo la pagina più storica e santa, un evento che
vale per noi una crescita nella fede, nell’amore, nella riconoscenza profonda e filiale verso la Augusta Vostra Persona. In questa giornata che stiamo vivendo insieme con questa folla esultante, rivolgo un pensiero al fondatore della nostra Pompei, all’apostolo di carità, al pioniere di infinito progresso. Bartolo Longo. La sua vita, le sue Opere sono per noi un costante ammonimento in una società travagliata da disagi materiali e morali. Questo giorno radioso che vede, qui, Voi, Padre santo, a pregRE, GIORNO CHE IL Venerabile Bartolo Longo previde e la Madonna ha riservato al Vostro Pontificato, segni l’inizio di quella civiltà nuova da Voi auspicata nella "Redemptor hominis", per una migliore unione degli spiriti, delle intenzioni, delle iniziative sul lavoro di edificazione del Corpo di Cristo che è la Chiesa.
Padre Santo, i cittadini Vi offrono le chiavi della Città e il libro della sua storia. È l’espressione del loro impegno ai principi della Vostra azione apostolica svolta a sollievo dell’intera umanità. E su questo nostro impegno invochiamo la Vostra Apostolica Benedizione.
Il Santo Padre con paterno affetto ha risposto:
Nel mettere piede sul suolo benedetto di questa Prelatura di Pompei, nella quale sorge il celebrato Santuario della Beatissima Vergine Maria del Ss.mo Rosario, desidero manifestare la mia profonda riconoscenza al Signor Sindaco per le belle parole, con le quali si è fatto interprete della gentile disposizione d’animo degli abitanti di Pompei e di quanti sono venuti pellegrini da tutta la regione campana e da quelle vicine, richiamati dalla presenza del Papa e dalla dolce attrattiva che la Vergine Santissima non cessa di esercitare sui suoi figli devoti.
Carissimi Fratelli e Sorelle!
Sono lieto di trovarmi in mezzo a voi e vi ringrazio vivamente per l’invito che mi avete rivolto, per bocca del vostro zelante Prelato, Monsignor Domenico Vacchiano, a visitare questa antica terra! Essa ha conosciuto prove e calamità naturali, ma è stata pure illuminata da tanti secoli di fede cristiana, la quale ha dato alla storia più recente nobili e forti figure di testimoni del Vangelo, tra cui quella fulgidissima del Ve. Bartolo Longo, ispirato fondatore del Santuario.
Vi ringrazio soprattutto perché avete voluto unirvi a me in questa importante circostanza che mi consentirà fra poco di inginocchiarmi davanti al quadro venerato della Vergine del Rosario per esprimerle il mio filiale grazie e rinnovarle la mia fiducia incondizionata, dopo il felice compimento del mio recente viaggio apostolico in Irlanda e negli Stati Uniti, che aveva posto sotto il suo sguardo materno.
Qui dove la voce e l’opera di Maria risuonano per proclamare la lode di Dio e annunziare la salvezza degli uomini, vada un pensiero riconoscente a quanti, sacerdoti, religiosi, religiose e
laici, si prodigano perché tali nobili intenti raggiungano in pienezza la loro realizzazione. Un memore saluto vada anche a tutti coloro che si dedicano alle opere benefiche fiorite all’ombra del Santuario per l’assistenza e la promozione delle classi meno fortunate, cioè dei poveri, degli oppressi e degli emarginati. Penso agli asili, alle scuole, ai ricreatori, alle officine e soprattutto all’orfanotrofio femminile e ai convitti per i figli e le figlie dei carcerati, che sono particolarmente bisognosi di umana e cristiana comprensione. Possa trovare la vostra attività nel pio e costante riferimento a Maria il più valido sostegno e il più eletto conforto!
Da parte mia, non cesso di pregare la Vergine del Rosario, perché vegli dal suo santuario su tutti voi abitanti di questa Valle di Pompei e guardi sempre "su le nostre famiglie, su l’Italia, su l’Europa, sul mondo", come supplicava il Ven. Longo.
Con tali sentimenti vi benedico, mentre ci apprestiamo a varcare la soglia del Santuario.


*San Giovanni Paolo II
07 Ottobre 2003
Giovanni Paolo II in visita a Pompei il 7 ottyobre 2003 in occasione della chiusura dell'Anno del Rosario
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*Benedetto XVI
19 Ottobre 2008
Il Pontefice emerito ha visitato il Santuario Mariano il 19 ottobre 2008. In quell'occasione ha pregato dinanzi al Quadro e sulle spoglie mortali del Beato Bartolo Longo
*Pompei, la cattedrale che ha cancellato il deserto
La città mariana non è una "cattedrale nel deserto". Lo ha affermato Benedetto XVI nella sua omelia, in occasione della solenne concelebrazione eucaristica presieduta sul sagrato del Santuario. Essa indica, con straordinaria eloquenza, la strada della fede autentica e resa fertile attraverso le Opere: simbolo di una parola che concretamente "parla" al mondo, entra nella vita delle persone e modella non solo la comunità ma anche i luoghi in cui essa vive ed opera. Il protagonista umano di questa avventura dello spirito, il Beato Bartolo Longo, seppe trasformare, rinnovare e edificare nel nome della divina Provvidenza sostenuto a aiutato dalla preghiera del Rosario.
Per la terza volta nella sua lunghissima storia, Pompei ha accolto la visita di un Papa.
La profezia di Bartolo Longo – "un giorno un uomo vestito di bianco si affaccerà dalla loggia del Santuario" – non solo si è avverata, ma ha compiuto – se così si può dire -  un significativo passo avanti.
La città fondata dall’Avvocato di Latiano è sorta ed è poi diventata concretamente la casa del Papa, un Vaticano fuori porta ma non fuori orizzonte per tutto ciò che riguarda la vita della
Chiesa: quella locale e anche quella universale.
È proprio in questa luce che la scelta di Pompei, come luogo di preghiera e di affidamento dei lavori del Sinodo sulla Parola di Dio, è apparsa particolarmente appropriata e perfino profetica.
Pompei ha un suo posto nella vita della Chiesa. E non si tratta di un posto secondario, né fuori dalla vista di chi è chiamato a condurre, in questo momento storico, la barca di Pietro. Fare rotta su Pompei, oggi, porta alla mente quel "duc in altum" – prendere il lago – che è stata la grande consegna di Giovanni Paolo II alla conclusione del Giubileo dell’Anno Duemila, e il profilo di orizzonte del nuovo millennio cristiano.
Pompei indica, con straordinari eloquenza, la strada della fede autentica e resa fertile attraverso le Opere: simbolo di una Parola che concretamente "parla" al mondo, entra nella vita delle persone e modella non solo la comunità, ma anche i luoghi in cui essa vive ed opera. Pompei, ha affermato Benedetto XVI nella sua omelia, non è una "cattedrale del deserto". E in questa immagine si può raffigurare tutto il senso e la storia della città mariana, sorta non accanto, ma in conseguenza del santuario, primo edificio e cardine intorno al quale si è sviluppata una vicenda che continua ad essere esemplare davanti al mondo. Senza deserto intorno, il tempio pompeiano non può vivere nessuna forma di astrazione dalla realtà. La vita che vi scorre intorno non è dissimile dalle altre, né è protetta da campane di vetro che la preservano da difficoltà e insidie, come anche da fenomeni tristi e aberranti, primi fra tutti quelli della malavita organizzata.
Il territorio in cui Pompei è inserita presenta alcune caratteristiche del tutto particolari: nella parte che si sviluppa a nord, in direzione di Napoli, il paesaggio urbano è senza soluzione di continuità e dà luogo alla maggiore conurbazione esistente in tutta l’area europea. Non è un mistero che proprio in quest’area esista una grande concentrazione di veri e propri drammi sociali. Le punte di disoccupazione, specialmente giovanili, sono elevatissime: l’obbligo scolastico è largamente disatteso, i servizi sociali – come l’assistenza alla salute, la casa, i trasporti – presentano deficit gravi e irritanti. Il pensiero corre subito all’emergenza-rifiuti, uno scandalo a cielo aperto che ha umiliato per lungo tempo un’intera regione. La vita ordinaria, molto spesso, si risolve in una disperata lotta a un caos che è la somma dei tanti cronici disagi che gravano sull’area. In un quadro così compromesso la malavita organizzata ha spazio per espandersi e – con sfrontata protervia – arriva a proporsi come un male inevitabile e perfino necessario: una sorta di pandemia che trova terreno fertile nelle condizioni del territorio.
La singolarità di Pompei è che essa continua ad essere una naturale e incontrovertibile risposta a tutto questo. Nella sua estensione Pompei è anzi la risposta, nel senso che tutto è affidato all’eloquenza e alla naturale fecondità del bene, sparso nei tanti rivoli, talvolta impensabili e misteriosi, alimentati dall’inestinguibile sorgente di una fede matura e perennemente all’opera.
La "Nuova Pompei" per venire alla luce, e affiancarsi vitalmente alla vestigia della città sepolta, ha dovuto bonificare il terreno che si apprestava ad occupare: perfino le emergenze dell’oggi impallidiscono di fronte all’ammasso di miseria e di vero e proprio abbrutimento che regnava nella desolata Valle affidata alle cure manageriali di un avvocato sbarcato dalle Puglie per curare gli interessi di una cliente di rango.
Per avviare la sua opera, Bartolo Longo non ha chiamato i gendarmi del tempo, ben consapevole che non sarebbe bastato il ricorso alla forza per liberare l’area non solo dai briganti ma anche da tutte quelle forme di arretratezza sociale che tenevano ai margini l’area più prossima alla Pompei antica. Anche gli scavi, in quella seconda metà dell’Ottocento erano di là da venire, poiché l’idea di una campagna di recupero non era neppure alle viste.
A dettare legge, senza nessun contrasto, erano le bande di briganti.
Bartolo Longo si è trovato a scegliere un’altra strada: quella un po’ folle, davanti agli occhi degli uomini del suo tempo – e, forse, ancor più dei nostri – di mettere la riuscita di ogni buona opera nelle mani della Provvidenza, e sostenere questa fiducia facendo leva sulla preghiera: la preghiera del Rosario, che non ha avuto, nel mondo, propagatore più fervido e appassionato fino a dare vita a quel popolo – di ogni razza e latitudine – che ancora oggi si riconosce nel legame ad una corona. Quel popolo non ha consumato la propria devozione al riparo delle case – o, più probabilmente – alle baracche, ma – si direbbe oggi – ha occupato il territorio e ha cominciato a vedere che non erano solo formule imparate a memoria quelle invocazioni che, rivolte all’altro, ricadevano e portavano frutto nella terra che essi abitavano. Una terra che non era più la stessa e andava trasformandosi senza che quasi se ne accorgessero. Il cantiere di un grande edificio in costruzione portava lavoro e già da questo si delineava una vita diversa. Qualche sentiero iniziava a prendere le sembianze di strada, e qualche lampione prendeva timidamente a illuminare il cammino.
Un negozio qua e là era il primo accenno di una rete urbana che andava faticosamente costituendosi. Già tutto questo, messo insieme, rendeva più difficile la vita ai briganti e a chi non aveva fatto altro che gravare ancor più sulla miseria del posto.
Neppure gli influssi romantici dell’Ottocento potevano, tuttavia, far pensare che a Pompei, dopo la città pagana e accanto ad essa, stesse per sorgere un angolo di paradiso in terra. Quella chiesa in costruzione non era certo un parafulmine contro i mali e i peccati del luogo. I briganti continuavano a depredare e il numero dei reati subiva scarse flessioni, fino a far sorgere,
proprio a Bartolo Longo, una prima idea su una casa di accoglienza per i figli dei carcerati.
La novità, insomma, non era il male che scompariva e usciva di scena, ma l’azione di contrasto che prendeva piede, e scendeva sul terreno con le armi proprie: l’amore per il prossimo, la solidarietà, la vicinanza ai più deboli. Niente a che vedere con la filantropia; l’orizzonte era quello di una comunità da costruire, utilizzando i materiali propri di una visione cristiana della vita.
Quando nel 1925, il campanile cominciò a svettare sul Santuario dedicato alla Beata Vergine del Rosario, una grande opera era stata compiuta: ma non si trattava che dell’inizio. Era come se quel campanile fosse stato posto a guardia del futuro che si preparava. E domenica 19 ottobre, nel momento in cui Benedetto XVI, ai piedi dell’Immagine della Vergine del Rosario ha cominciato a leggere il primo brano della Supplica, la storia della Nuova Pompei si è come materializzata davanti agli occhi, ripercorrendo uno a uno tutti i passaggi che hanno portato Bartolo Longo a completare la sua opera.
Di ogni visita del Papa è d’obbligo parlare di storia, ma ascoltare Papa Benedetto pronunciare le parole dell’invocazione composta dal Fondatore di Pompei, è stato come avvertire tutta l’ampiezza e la straordinaria capacità espressiva di una fede capace di cogliere ogni emozione e di preparare uno spartito per ogni vibrazione d’anima.
Il fine teologico che si unisce al popolo del Rosario per impetrare l’Augusta Regina delle Vittorie, la Sovrana del Cielo e della Retta" e per chiedere "dal Trono di Clemenza, di volgere lo sguardo pietoso su di noi e sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo", poneva il suo cuore accanto a un "inno dei semplici" al quale si accostava con umiltà e grandezza insieme. Ed era dalle parole di quella preghiera che la figura di Bartolo Longo si stagliava come e più di una lunga e accurata biografia.
Papa Benedetto ha mostrato in molti che lo spirito di Pompei gli apparteneva già da lungo tempo; nondimeno la giornata trascorsa all’ombra del santuario ha posto sotto i suoi occhi ciò che già era nel suo cuore. Il Papa ha preso visione, in forma diretta, della realtà fondamentale della città mariana: la fede che porta conseguenze. E le porta su tutto e dappertutto, a cominciare dal territorio che, una volta modellato, non rimane immobile nel tempo; così come le Opere che, sul fondamento comune di solidarietà, non possono sottrarsi a forme di aggiornamento rese necessarie dai nuovi tempi e, soprattutto, dai nuovi bisogni di una società, a sua volta, in costante cambiamento. Il Prelato di Pompei, l’Arcivescovo Carlo Liberati, non ha mancato di illustrare a Benedetto XVI in panorama – vasto e importante – delle realizzazioni già compiute e di quelle in via di definizione, frutto di un impegno pastorale a tutto campo e di ampio respiro.
Città delle Opere, Pompei svela ancora più compiutamente se stessa quando è il clima della preghiera e sovrapporsi su tutto.
È avvenuto proprio questo al cospetto di Benedetto XVI, in una domenica chiara e luminosa, inondata di sole. Attorniata di folla da ogni lato, l’ultima immagine a cui Pompei faceva pensare – come ha rilevato il Papa -  era quella di una cattedrale del deserto.
Con il santuario piantato nel cuore della città, fede e vita abitano sotto lo stesso tetto e si contaminano a vicenda. Si spiega così il fatto che anche nella "città di Maria" trovino spazio e si riproducono quelle forme di malavita organizzata che continuano a infestare, da anni, tutta l’area campana.
La vecchia camorra, anzi, ha avuto origine proprio nelle campagne che circondano il Vesuvio, quindi a due passi da Pompei. Ma neppure il volto più agguerrito e feroce delle nuove bande prosperate sui facili ed enormi guadagni dei traffici di droga, si tiene lontano da queste terre. Con la barbara uccisione di sei africani a Castelvolturno, la camorra ha compiuto un altro terribile passo verso un’escalation di violenza e di disprezzo che appare davvero senza limiti.
Da Pompei, non solo in senso figurato, è forse possibile sentire i colpi che le bande camorristiche scaricano impietose sulle vittime. Eppure, esistono occasioni in cui parlare di violenza, può portare fuori tema. La visita di Benedetto XVI era una di queste.
Il Papa ha posto Pompei in primo piano, e ha lasciato che fosse la città di Bartolo Longo a esprimere la testimonianza di come costituirsi simbolo vivo e concreto di tutto ciò a cui porta una scelta di amore e di solidarietà per l’uomo.
Le tante Opere di Pompei rappresentano, tutte insieme, le trame del più efficace, implacabile e spietato discorso che si possono fare contro l’assalto della violenza.
Pompei è il luogo della massima eloquenza del bene: perché lo esprime, anzi ne diventa in qualche modo il linguaggio.
Era necessario che, nella visita del Papa, apparisse in primo piano l’aspetto propositivo di ciò che essa rappresenta. Ed era ancora più necessario affermare che tale compito, oggi, non è certo
venuto meno. Pompei, quindi deve continuare a parlare al mondo ed esprimere e manifestare in pienezza il proprio originalissimo valore di un monumento vivo e perenne a una solidarietà che tiene lontano, in modo naturale, ogni forma di sopraffazione e di violenza.
C’è stato, sui resoconti dei giornali, chi ha mostrato sorpresa per il fatto che nei discorsi di Papa Benedetto non sia apparsa la parola "camorra" e gli accenni alla violenza siano stati lievi e marginali.
Rilievi come questi dimostrano ancora di più l’urgenza e l’importanza di far conoscere che cosa davvero rappresenti Pompei, Se l’informazione arriva a valutare i discorsi dal numero di citazioni di una parola-chiave (in questo caso "camorra") bisogna forse chiedersi che cosa non funziona più non alla fonte, ma nella catena di trasmissione di un meccanismo – quello della comunicazione – che rischia di irrigidirsi e di perdersi, appunto, dietro semplici parole - d’ordine.
Nei discorsi del Papa a Pompei si poteva udire non solo la condanna, ma il grido, forte e senza scampo, di tutta la Chiesa contro ogni forma di malaffare e di violenza.
Pompei stessa parlava e Benedetto illustrava la trama di una storia concreta e reale, giunta ai giorni nostri non attraverso favole tramandate nel tempo, ma certificata da luoghi, fatti e persone che insieme danno vita, oggi, alla "Nuova Pompei". Benedetto XVI ha scelto la città di Bartolo Longo per affidare il Sinodo sulla Parola di Dio a Maria.
Ha scelto un luogo dove la Parola, pur tra le contraddizioni dei tempi, ha messo radici e ha fatto frutto. Questo conta. Pompei può continuare a parlare al mondo.

(Autore: Angelo Scelzo)

*L’arrivo del Santo Padre a Pompei il 19.10.2008

Sono poco passate le 10 quando l’elicottero di Papa Benedetto XVI atterra nell’Area Meeting del santuario. Dai dodici maxi-schermi dislocati nei vari punti del centro cittadino tutti possono assistere al momento tanto atteso. Lo scroscio di mani dei 30.000 fedeli che hanno inondato Pompei è il segno inequivocabile del suo arrivo nella città mariana. L’emozione è forte, le lacrime si mescolano ai sorrisi in un abbraccio ideale che unisce tutti. Il desiderio di venire pellegrino al Santuario di Pompei Benedetto XVI lo aveva espresso da tempo. Un anno fa, il primo annuncio: "Il Papa mi ha già confidato il suo desiderio di venire a Pompei, non è stata fissata ancora la data ma la notizia di una sua possibile presenza tra noi ci riempie di gioia". Così il 1° maggio del 2007, durante il XXI Meeting dei Giovani, Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo di Pompei, rivelava alla città mariana il profondo anelito di Benedetto XVI. Poi, l’annuncio ufficiale. Il 26 luglio 2008, le agenzie di stampa e i giornali battono la tanto attesa notizia. A poco più di un anno, quel desiderio, dunque, si è concretizzato e Pompei, in una domenica di ottobre, assolata e dal caldo quasi estivo, ha accolto Benedetto XVI.
La lunga veste bianca, il sorriso affettuoso di un padre che si accinge ad abbracciare i suoi figli, la mano alzata in segno di saluto: questa, la prima immagine di Papa Ratzinger qui a Pompei.
Accompagnato da Mons. James Michael Harvey, Prefetto della Casa Pontificia, da Mons. Paolo De Nicolò, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia, da Padre Leonardo Sapienza, addetto al Protocollo, dal suo Segretario, Padre Georg Genswein e da Padre Ciro Benedettini, Vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, è stato accolto, ai piedi dell’elicottero bianco, dall’Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, dall’On. Sandro Bondi, Ministro per i Beni Culturali, rappresentante del Governo Italiano, da Antonio Zanardi Landi, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, da Mons. Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia, dall’On. Antonio Bassolino, Presidente della Regione Campania, dal Dott. Alessandro Pansa, Prefetto di Napoli, dall’Avv. Claudio D’Alessio, Sindaco di Pompei e dal Dott. Riccardo Di Palma, Presidente della Provincia di Napoli.
Poi, il piccolo viaggio a bordo della papamobile verso Piazza Bartolo Longo, dove, sul sagrato della Basilica, il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione Eucaristica. A pochi metri dall’eliporto, sulle note dell’inno vaticano, eseguito dai ragazzi del Complesso Bandistico "Bartolo Longo-Città di Pompei", una folla festante di bambini lo ha salutato sventolando bandierine bianche e gialle.
In duemila, accompagnati dai loro insegnanti, gli alunni delle scuole cittadine lo hanno inondato d’affetto. Dagli ampi finestrini della papamobile, l’incrocio di sguardi, i saluti affettuosi. Il Pontefice ama i bambini e ama i giovani ed essi questo lo sentono. Ed è a loro che va il suo pensiero: "Dica ai giovani di pregare per me", confida a Don Giovanni Russo, Responsabile della Pastorale Giovanile diocesana.
Con le mani strette a quelle del giovane sacerdote visibilmente emozionato, il Santo Padre si affida alle loro preghiere.
Come i suoi predecessori, dunque, anche Benedetto XVI dichiara il suo amore ai giovani. La risposta è immediata. Tra l’immensa folla di fedeli che gremisce Piazza Bartolo Longo, emergono gli striscioni dei ragazzi delle parrocchie di Pompei, e non solo. In quegli slogan, in quelle brevi frasi colorate, è racchiuso tutto quello che vorrebbero dirgli, tutto il loro affetto. Un affetto fatto non solo di parole. Molti di loro, infatti, quel giorno, hanno voluto contribuire alla perfetta riuscita dalla giornata dedicandosi, in particolar modo, ai servizi di accoglienza dei pellegrini.
E se i bambini lo hanno accolto sulle note dell’inno vaticano, un lungo applauso, cori e invocazioni, hanno, invece, fatto da sottofondo al suo arrivo in Piazza, dove, ad attenderlo c’erano migliaia di fedeli giunti da ogni parte d’Italia.
Tra essi, anche gli appartenenti alle Confraternite di tutto lo stivale che si sono dati appuntamento a Pompei, sabato 18 e domenica 19 ottobre, per il Primo Incontro delle Confraternite del Rosario della diocesi d’Italia.
La maggior parte di esse provenienti dal Centro e dal Sud, comprese le isole, non hanno voluto mancare all’appuntamento con il Santo Padre.
Un evento nell’evento, dunque, che rivela, inoltre, il legame tra Pompei e il mondo confraternale, di cui il Beato Bartolo Longo, Fondatore della città mariana, non a caso fece strumento privilegiato di aggregazione per i contadini di quella landa desolata e deserta, diventata poi la moderna città di Pompei.
E in questo giorno così solenne non potevano di certo mancare proprio i concittadini del Beato, tra cui anche il pronipote, suo omonimo, che da Lariano (BR), città natale dell’Avvocato Santo, si sono uniti ai fedeli che hanno inneggiato alla sua canonizzazione, nella speranza che questa possa avvenire al più presto possibile.
Ed è lo stesso Benedetto XVI a ricordare, durante l’omelia, la grandiosa opera del Longo, con parole che hanno confermato la rinnovata attenzione che la Chiesa rivolge al Beato, senza la cui opera, la città nuova non sarebbe mai nata: "Il pensiero nostro va a Bartolo Longo e alle tante iniziative di carità da lui attivate per i fratelli più bisognosi. Spinto dall’amore, egli fu in grado di progettare una città nuova, che poi sorse attorno al Santuario mariano, quasi come irradiazione della sua luce di fede e di speranza…
Chi avrebbe potuto pensare che qui, accanto ai resti dell’antica Pompei, sarebbe sorto un Santuario mariano di portata mondiale? E tante opere sociali volte a tradurre il Vangelo in servizio concreto alle persone più in difficoltà? Dove arriva Dio, il deserto fiorisce! Anche il Beato Bartolo Longo, con la sua personale conversione, diede testimonianza di questa forza spirituale che trasforma l’uomo interiormente e lo rende capace di operare grandi cose secondi il disegno di Dio".
Tante, inoltre, le autorità che hanno partecipato alla Concelebrazione Eucaristica in Piazza Bartolo Longo. Oltre a quelle del Protocollo di accoglienza del Santo Padre, erano presenti l’ex Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella, con la moglie Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio Regionale della Campania, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, il Colonnello Gaetano Maruccia, il Questore di Napoli, Antonio Puglisi, il Critico d’Arte e Sindaco di Salemi
(TP), Vittorio Sgarbi, il Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Vincenzo Galgano. Presenti anche il Generale Roberto Jucci, Commissario straordinario per il sito archeologico della città di Pompei, il direttore de l’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, e Angelo Scelzo, Sottosegretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.
L’accoglienza dei pellegrini è stata curata da numerose associazioni di volontari. A rendere più gradevole la visita del Papa hanno contribuito: i servizi tecnico-logistici del Santuario coordinati dall’Arch. Michele Varone e dal Geom. Giosuè Borrelli; i servizi sanitari sono stati coordinati dalla Dott.ssa Maria  del Rosario Steardo, con la partecipazione del CISOM, della Croce Rossa, dell’Associazione "San Giuseppe Moscati" e della Sottosezione dell’UNITALSI di Pompei; l’accoglienza invece dei fedeli e delle autorità è stata curata da Don Gennaro Celardo, dai volontari delle parrocchie, dall’Associazione Ospitalità di Pompei e dall’Associazione Nazionale dei Carabinieri; i ministranti e i volontari del Servizio Liturgico sono stati coordinati da Don Giuseppe Ruggiero; mentre l’ufficio stampa è stato coordinato dalla Dott.ssa Loreta Somma.

(Autore: Marida D’Amore)


*Il Messaggio di Mons. Carlo Liberati ai devoti della Madonna
Il 7 ottobre 2003, al termine del secondo pellegrinaggio apostolico di Giovanni Paolo II a Pompei, dopo quello del 21 ottobre 1979, nessuno avrebbe ipotizzato che cinque anni dopo la città mariana avrebbe ospitato nuovamente il Successore di Pietro. Quando il 26 luglio scorso, l’Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha dato l’annuncio che il Santo Padre Benedetto XVI sarebbe venuto in visita pastorale a Pompei il 19 ottobre, un sentimento di gioia, misto a commozione ha attraversato tutta la città e la comunità ecclesiale. Pompei riceveva, ancora una volta, un segno tangibile dell’amore di Dio e della benevolenza della Santa Sede. E, sebbene in piena estate, la macchina organizzativa si è messa subito in
moto per una intensa preparazione spirituale e materiale.
Alla Comunità ecclesiale, ai Cittadini di Pompei, a tutti i Devoti della Vergine del Santo Rosario, pace e benedizione da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo nello Spirito Santo.
Carissimi, ad alcune settimane dal primo annuncio, desidero condividere con voi la gioia e il rendimento di grazie al Signore per il prossimo pellegrinaggio che Sua Santità Benedetto XVI farà al nostro santuario della Beata Vergine Maria del Santo Rosario di Pompei il prossimo 19 ottobre 2008.
Con Maria, Madre del Signore Gesù e della Chiesa, eleviamo il nostro cantico di lode per questo straordinario evento ecclesiale e per la benevolenza con cui il santo Padre circonda il nostro Santuario.
Negli ultimi trent’anni, Pompei accoglie, per la terza volta, il successore di Pietro. Con il primo pellegrinaggio di Giovanni Paolo II del 21 ottobre 1979, si realizzava l’auspicio profetico del Beato Bartolo Longo, che, in occasione dell’inaugurazione della facciata del Santuario, aveva previsto il Papa, affacciarsi un giorno dalla loggia papale e benedire il popolo di Dio che mirava e acclamava la pace per tutte le nazioni.
Con il pellegrinaggio del 7 ottobre 2003, il secondo a Pompei, Giovanni Paolo II riconfermava al termine dell’Anno del Rosario, la vocazione del nostro santuario a centro internazionale di spiritualità del Rosario e ribadiva la missione evangelizzatrice di questa plurisecolare e splendida preghiera mariana: il Rosario.
Ora giunge, invocato ed atteso, Sua Santità Benedetto XVI.
Era già venuto da Cardinale il 17 maggio 1998. Ritorna pellegrino a Pompei come Pastore universale di tutta la Chiesa, per deporre nel cuore e nelle mani di Maria Santissima, preghiere, ansie e preoccupazioni del suo cuore di Pastore universale e di vigile assertore della pace sociale e del progresso ordinato del mondo.
La Vergine santissima, "l’onnipotente per grazia" come con espressione audace ed ardita era solito chiamarLa il Beato Bartolo Longo, accoglierà ed esaudirà l’ardente preghiera del Papa.
Il Papa viene inoltre per confermarci nella fede, per incoraggiarci a riscoprire, in sintonia con la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in programma in vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, il ruolo della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa e nella nostra esistenza personale, come ha vissuto la Vergine Santa nel suo difficile "Sì" quotidiano alla santissima trinità che la chiamava ad aderire eroicamente alla divina volontà.
Papa Benedetto viene per affidare alla Vergine del santo Rosario la condizione attuale della famiglia, insidiata da progetti legislativi che la erodono e raccomandare al suo cuore materno le
speranze di milioni e milioni di giovani.
Lei che ha partecipato attivamente all’educazione di Gesù fanciullo e adolescente, ha a cuore in modo specialissimo il futuro dei giovani di tutte le nazioni.
La visita di Benedetto XVI inoltre, in questo anno paolino, dedicato alla grande personalità evangelizzatrice dell’Apostolo Paolo, risultata determinante per l’annuncio del messaggio evangelico nel bacino del mediterraneo nel secolo che vide la presenza salvifica di Gesù, darà nuovo slancio missionario alla nostra azione pastorale.
Papa benedetto XVI viene per confermare la nostra Comunità ecclesiale nella sua particolare vocazione scaturita dalla spiritualità del Rosario e dell’intensa esperienza caritativa del Beato Bartolo Longo, e perché essa sappia affrontare audacemente le sfide del nostro tempo con la sua stessa determinazione.
Affidiamo alla preghiera di tutti e all’intercessione della Vergine del Rosario e del Beato Bartolo Longo la buona riuscita del pellegrinaggio del santo padre, e disponiamoci ad aprire nell’obbedienza dello Spirito Santo, come Maria Santissima, l’intelligenza, il cuore e le nostre coscienze all’ascolto attento e umile delle sue parole.
Vi benedico con affetto in Cristo Signore e Maria sua e nostra madre.

*La Preghiera della Chiesa di Pompei in attesa della Visita Pastorale di Benedetto XVI
Signore Dio,
Padre buono e misericordioso,
che nel tuo figlio Gesù hai donato al mondo
la tua Parola di salvezza,
accogli la nostra preghiera per il Santo padre Benedetto XVI
che attendiamo pellegrino a Pompei.
   Donagli santità e salute, ed esaudisci le preghiere
   Che affida alla vergine del Rosario.
   Fa’ che tutti i discepoli del tuo figlio Gesù,
   riscoprano con gioia ed entusiasmo la tua Parola
   e la sua presenza nella missione e nella vita della Chiesa.
Rendi gli sposi cristiani sempre più consapevoli
Del loro impegno educativo
Come ministero d’amore e di vita.
Benedici la nostra Chiesa di Pompei
Sorgente di spiritualità del rosario,
perché viva con responsabilità
il carisma del beato Bartolo Longo
e sappia incarnarlo nel nostro tempo.
   Fa che, sul suo esempio, tutti diventino, nel Santo Rosario,
   contemplatori del volto di Cristo Signore.

   La Vergine Maria che, in modo incomparabile,
   ha vissuto l’incontro con la tua Parola
   e l’ha messa in pratica, ci insegni ad essere
   sempre disponibili e docili allo Spirito Santo,
   e a vivere con Lui un rapporto di intima amicizia.
Lei, Vergine del Rosario,
ci guidi e ci aiuti a rendere la nostra Città
scuola di preghiera, laboratorio di legalità e di pace,
casa accogliente per i minori in disagio e ragazze madri,
oasi di speranza per le nuove generazioni,
dove si sperimenta il tuo amore misericordioso
e l’amicizia con il tuo figlio Gesù, Via, Verità e Vita,
unica speranza e salvezza del mondo. Amen.
*Bartolo Longo accolse il Rosario come "dono del cuore della Madonna"
La meditazione del Santo Padre alla preghiera mariana
Nel pomeriggio, dopo la visita privata alla Cappella del Beato Bartolo Longo, Benedetto XVI ha presieduto la preghiera del Rosario in Basilica.

Venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari religiosi e religiose, cari fratelli e sorelle!
Prima di entrare in Santuario per recitare insieme a voi il Santo Rosario, ho sostato brevemente dinanzi all’urna del Beato Bartolo Longo, e pregando mi sono chiesto: "Questo grande apostolo di Maria, da dove ha tratto l’energia e la costanza necessarie per portare a compimento un’opera così importante, nota ormai in tutto il mondo? Non è proprio dal Rosario, da lui accolto come un vero dono del cuore delle Madonna?".
Sì, è stato veramente così! Lo testimonia l’esperienza dei santi: questa popolare preghiera mariana è un mezzo spirituale prezioso per crescere nell’intimità con Gesù, e per imparare, alla scuola della Vergine Santa, a compiere sempre la divina volontà. È contemplazione dei misteri di Cristo in spirituale unione con Maria, come sottolineava il servo di Dio Paolo VI nell’Esortazione apostolica "Marialis cultus" (n. 46) e come poi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha ampiamente illustrato nella Lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae", che oggi idealmente riconsegno alla Comunità pompeiana e a ciascuno di voi.
Voi che vivete ed operate qui a Pompei, specialmente voi, cari sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in questa singolare porzione di Chiesa, siete tutti chiamati a fare vostro il carisma del Beato Bartolo Longo e diventare, nella misura e nei modi che Dio concede a ciascuno, autentici apostoli del Rosario.
Ma per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti. È necessario anzitutto
lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria e contemplare il volto di Cristo: volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso. Chi, come Maria e insieme con Lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesù, assimila sempre più i suoi sentimenti e si conforma a Lui. Mi piace, al riguardo, citare una bella considerazione del beato Bartolo Longo: "Come due amici – egli scrive –, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto" (I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27 – ed. Pompei, 1916, p. 27: cit. in Rosarium Virginis Mariae 15).
Il Rosario è scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista, potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole, difficilmente quindi conciliabile con il silenzio che viene giustamente raccomandato per la meditazione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore, anzi, lo richiede e lo alimenta. Analogamente a quanto avviene per i salmi quando si prega la liturgia delle Ore, il silenzio affiora attraverso le parole e le frasi, non come un vuoto, ma come una presenza di senso ultimo che trascende le parole stesse e insieme con esse parla al cuore. Così, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non "coprano" quella di Dio, il quale parla sempre attraverso il silenzio, come "il sussurro di una brezza leggera" (I Re 19,12). Quanto è importante allora curare questo silenzio pieno di Dio sia nella recita personale che in quella comunitaria! Anche quando viene pregato, come oggi, da grandi assemblee e come ogni giorno fate in questo Santuario, è necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa, e questo non può avvenire se manca un clima di silenzio interiore.
Vorrei aggiungere un’altra riflessione, relativa alla Parola di Dio nel Rosario, particolarmente opportuna in questo periodo in cui si sta svolgendo in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sul tema: "La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Se la contemplazione cristiana non può prescindere dalla Parola di Dio, anche il Rosario, per essere preghiera contemplativa, deve sempre emergere dal silenzio del cuore come risposta alla Parola, sul modello della preghiera di Maria. A ben vedere, il Rosario è tutto intessuto di elementi tratti dalla Scrittura. C’è innanzitutto l’enunciazione del mistero, fatta preferibilmente, come oggi, con parole tratte dalla Bibbia. Segue il Padre nostro: nell’imprimere alla preghiera l’orientamento "verticale", apre l’animo di chi recita il Rosario al giusto atteggiamento filiale, secondo l’invito del Signore: "Quando pregate dite: Padre…" (Lc 11,2). La prima parte dell’Ave Maria, tratta anch’essa dal Vangelo, ci fa ogni volta riascoltare le parole con cui Dio si è rivolto alla Vergine mediante
l’Angelo, e quelle di benedizione della cugina Elisabetta. La seconda parte dell’Ave Maria risuona come la risposta dei figli che, rivolgendosi supplici alla Madre, non fanno altro che esprimere la propria adesione al disegno salvifico, rivelato da Dio. Così il pensiero di chi prega resta sempre ancorato alla scrittura e ai misteri che in essa vengono presentati.
Ricordando infine che oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, mi piace richiamare la dimensione apostolica del Rosario, una dimensione che il Beato Bartolo Longo ha vissuto intensamente traendone ispirazione per intraprendere in questa terra tante opere di carità e di promozione umana e sociale. Inoltre, egli volle questo Santuario aperto al mondo intero, quale centro di irradiazione della preghiera del Rosario e luogo di intercessione per la pace tra i popoli. Cari amici, entrambe queste finalità: l’apostolato della carità e la preghiera per la pace, desidero confermare e affidare nuovamente al vostro impegno spirituale e pastorale. Sull’esempio e con il sostegno del venerato Fondatore, non stancatevi di lavorare con passione in questa parte della vigna del Signore che la Madonna ha mostrato di prediligere.
Cari fratelli e sorelle, è giunto il momento di congedarmi da voi e da questo bel Santuario. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e soprattutto per le vostre preghiere. Ringrazio l’Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio, i suoi collaboratori e coloro che hanno lavorato per preparare al meglio la mia visita. Devo lasciarvi, ma il mio cuore rimane vicino a questa terra e a questa comunità. Vi affido tutti alla Beata Vergine del Santo Rosario, e a ciascuno importo di cuore l’Apostolica Benedizione.

*Il dono di Benedetto XVI

Dopo il Santuario di Loreto, quello genovese della Guardia e il Santuario della Misericordia di Savona, anche il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei può fregiarsi della "rosa d’oro", la prestigiosa onorificenza vaticana che viene consegnata solo in rare occasioni.
La tradizione della "rosa d’oro" risale al secolo XI, quando i Pontefici offrivano a re e principi una rosa d’oro. Fabbricata da orafi esperti e composta di oro di alta qualità, molto spesso la rosa – sostengono gli storici – veniva poi fusa dai sovrani per ricavarne denaro.
Il gesto di omaggio del Papa di sovrani è andato scomparendo negli ultimi anni: in Italia fu la regina Elena a ricevere la rosa nel 1937 nella Basilica di San Pietro. L’ultima testa coronata che l’ha ricevuto è stata Charlotte, granduchessa di Lussemburgo, nel 1956.
Nel frattempo, i Pontefici hanno cambiato il destinatario di questo gesto di onore e ossequio, omaggiando i santuari cattolici in diverse parti del mondo.
Fu assegnata a Fatima da Paolo VI nel 1964, molti anni dopo gli eventi riconosciuti dalla Chiesa come "miracoli".
Giovanni Paolo II ha conferito la rosa d’oro ai santuari mariani di Lordes, Czestochowa in Polonia, e a Loreto, in Italia.
Al santuario di Nostra Signora di Aparecida, patrona del Brasile, l’onorificenza è stata data da benedetto XVI nel corso della sua visita a San Paolo dello scorso anno.


*Papa Francesco a Pompei il 21 marzo 2015
Una visita che conferma il primato della preghiera nella casa di Maria
C’è una particolarità già annunciata nella visita del Papa a Pompei: Francesco non pronuncerà nessun discorso ufficiale.
Sarà un pellegrinaggio-lampo nel quale anche la parola, almeno quella scritta sui fogli in forma di discorso, lascerà il posto a qualcosa che la supera: la preghiera.
In realtà è questa la lingua-madre di chi viene pellegrino nella terra del Rosario e nella casa di Maria. La preghiera è infatti l’alfabeto attraverso il quale la realtà di Pompei si svela interamente per quella che è: un monumento vivo alla carità costruito pietra per pietra, sulla fede e il coraggio di un laico, il Beato Bartolo Longo, mani sporcate dalla fatica e cuore invaso da una compromissione totale.
Nella Pompei del tempo, l’Ottocento delle barriere naturali tra ricchezze e classi povere, l’avvocato di Latiano trovò la sua periferia esistenziale e sperimentò presto che solo da quelle strettole disseminate di povertà e di miseria, era possibile scorgere e arrivare alla via maestra di un riscatto totale.
Più pane, ma anche più giustizia e una dignità umana quasi da disseppellire in quell’antica Valle, vera e propria terra di nessuno, alla quale mancava tutto, a partire dal nome. Non era opera di
forze umane quella a cui si apprestava Bartolo Longo.
E non è opera di forze umane ciò che dal suo strenuo e coraggioso impegno oggi è sotto gli occhi di tutti: un Santuario mariano che è stato il primo respiro di una comunità nuova, radunata e tenuta insieme da un vincolo costitutivo, la corona del Rosario.
A capo di tutto è stata dunque la preghiera e l’attualità di Pompei non può che rapportarsi a questa sua origine.
Il Papa che si affida alla Vergine del Rosario sulla strada del pellegrinaggio verso Napoli compie così, pur nello spazio di una visita dai minuti contati, un gesto di grande significato ecclesiale proprio perché viene a confermare il primato della preghiera nella casa di Maria. Un primato che continua ad avere conseguenze dal momento che nessuna opera e nessuna comunità è sorta o si è edificata una volta per sempre.
Il richiamo alle radici è così un richiamo alla vita. è la proiezione al futuro di quella vocazione alla carità che continua a segnare l’assistenza di Pompei, e che ha fatto della città mariana un modello per il mondo del legame tra fede e opere, tra cultura e vita.
La preghiera è la trasparenza concreta e visibile di ciò che Pompei oggi rappresenta: un edificio innalzato a una solidarietà non astratta, intimamente connessa a un territorio che sembra invece contraddirla, preda com’è di sopraffazioni e soprusi e, quindi, vittima di forme di violenza organizzate o no, ma sempre di micidiale impatto sul futuro della comunità. Il pellegrinaggio del Papa non può essere questione di durata o di tempo.
La visita di Papa Francesco è un dono, ed occorre anche aggiungere che la "città mariana" ha tutto per meritarlo e ricambiarlo a sua volta. La strada che porta a Maria è terra feconda per ogni pontificato.
E tanto più lo sarà per un Papa per un Papa che non muove un passo nei suoi viaggi nel mondo, senza affidarsi prima a Maria. Nell’immediato orizzonte della sosta di preghiera a Pompei, è la tormentata e complessa realtà di Napoli.
In qualche modo si tratterà di un unico pellegrinaggio del quale la città di Maria sarà la porta della preghiera. L’unica, tanto più oggi, a poter aprire e assicurare nuovi orizzonti di speranza.
(Autore: Angelo Scelzo)

*Il Papa a Pompei dove la carità ha la carità ha la sua dimora

Possono bastare anche pochi minuti per una grande visita.
Così è stato per Papa Francesco e Pompei, dal momento che è parso che nessuno dei due potesse fare a meno dell’altro. Pompei ha vissuto come non mai l’intensità dell’attesa. Il Papa "arrivato dall’altra parte mondo", in realtà ha varcato, nel nome di Maria, una porta di casa. Anzi, la porta di casa.
Che altro poteva essere Pompei per Francesco? Dimora di Maria, dimora di una carità sorta come albero perenne e spontaneo su un terreno ostile, bonificato dalla fede di un laico, il Beato Bartolo Longo. Francesco è venuto a toccare con mano come una periferia esistenziale possa farsi centro e irradiare per il mondo messaggi di solidarietà e di pace. Pompei ha costruito nel tempo la forza di parlare da sé attraverso la testimonianza delle sue opere.
Anche il pontificato di Francesco, dopo due intensissimi anni, è un libro aperto, anzi: un Vangelo aperto, con le pagine spiegate agli innumerevoli rimandi alla misericordia.
Non c’era bisogno che Pompei e il Papa si parlassero per discorsi scritti e ufficiali. Il linguaggio della preghiera poteva spiegare tutto e rendere ancora più eloquente che la città di Maria è
anche la città dei Papi. San Giovanni Paolo II, Benedetto, ora Francesco, ma da Pio IX a Paolo VI è (per dirla con una delle più belle strofe della Supplica) come una dolce catena che rannoda a Dio anche la sequela dei Pontefici che hanno rivolto sguardo e cuore alla Pompei rinata di Bartolo Longo.
La permanenza breve di Papa Francesco ha avuto così chiara la provenienza lunga: un pellegrinaggio senza tempo in una realtà che vuole essere il riscontro vivo del suo pontificato. Nel breve tratto tra l’area meeting, dove è atterrato, e il saluto alla folla in piazza, il Papa ha potuto vedere lo schieramento delle Opere, gli edifici che fanno corona al santuario e lo completano come "altari" dedicati alla carità; e accanto ad essi i protagonisti, bambini, ragazzi e ragazze, giovani di ogni razza e religione sottratti, come nel tempo di Bartolo Longo, alla strada, alla fame. Molto spesso a una deriva esistenziale oggi non meno insidiosa che nel passato. Cambiano i tempi, si "aggiornano", per così dire, le modalità di un’assistenza che a Pompei si traduce in un solo modo: carità. È la parola costitutiva, posta a base, della città di Maria. Certo la più originale delle città del Meridione Italiano, dove il rispetto della religiosità popolare rende naturale la presenza della chiesa nella piazza principale del centro urbano e di ogni paese. Pompei è nota, invece, a partire dal santuario. È stata la "casa di Maria" a "disegnare" il resto della città, come a porre il timbro della fede e della carità ad ogni pietra del nuovo borgo che andava ad affiancarsi, con la sua nuova storia, all’antica Pompei romana riportata alla luce dagli scavi.
Tutta materia in abbondanza per il magistero e la fantasia pastorale di un Papa che guarda i passi dove cammina come i volti di chi incontra. Di straordinario, Francesco ha questo suo essere nel cuore di ogni storia che attraversa; vicende umane e storie di luoghi che entrano nel vivo di ogni trama.
Pompei è entrata appieno nel pontificato di Francesco ancor prima di questa visita che è servita
però a suggellare un rapporto forte, una sintonia che non poteva restare inespressa. Si spiega così l’abbraccio intenso – commuovente e gioioso allo stesso tempo – che ha caratterizzato un incontro dai minuti contati. Segno, questo, di una chiesa e di una comunità viva, ben preparata all’evento. Potevano apparire usuali le scene del Papa tra la folla, saluti, mani tese, grida di benvenuto, smartphone sempre pronto per foto o selfie. Ma niente con il Papa è mai uguale a se stesso. E tantomeno a Pompei, dove oltre la Piazza, e al di là di essa, c’è il varco della sua autentica "porta santa": il Santuario della Beata Vergine del Rosario.
Non si è fermata la festa intorno al Papa mentre attraversava la navata centrale del tempio. Ma in quei tratti Francesco era un pellegrino come ogni altro: il più atteso, il più acclamato. Ma perché come san Giovanni Paolo II e Benedetto aveva preso anche lui la via di casa. La via della "casa di Maria", diventata da quel momento, ancora di più, la porta di casa sua.

(Autore: Angelo Scelzo)
*Una grande gioia, Papa Francesco nella casa di Maria
Grazie tante! Grazie tante, per questa calorosa accoglienza. Abbiamo pregato la Madonna, perché ci benedica tutti: voi, me, e tutto il mondo. Abbiamo bisogno della Madonna, perché ci custodisca. E pregate per me, non dimenticatevi. Adesso vi invito a recitare tutti insieme un’Ave Maria alla Madonna e poi vi darò la Benedizione.
                                                                    Papa Francesco
Una grande gioia

È ancora vivissima in tutti noi la profonda emozione sperimentata sabato 21 marzo, in occasione della Visita di papa Francesco al nostro Santuario. Egli è stato con noi circa un’ora ma ci ha donato tutto il suo amore. Passando tra la folla non si è sottratto ai saluti, agli abbracci, ai baciamano. Si è donato senza riserve a tutti, in modo speciale agli ammalati, ai bambini, agli anziani, ai diversamente abili, con quel suo sguardo intenso e carico di amore. Con i poveri che ogni giorno frequentano la mensa realizzata insieme all’Ordine di Malta, tra cui anche molti senzatetto, si è trattenuto, poi, a lungo, ascoltando e benedicendo.
Quando è salito sull’altare, come tutti hanno potuto vedere, si è immerso in una profonda preghiera silenziosa per poi guidarci nella recita della Piccola Supplica. Dopo aver deposto sull’altare, in dono alla Madonna, una preziosa corona del Rosario, il Papa ha voluto anche venerare le spoglie mortali del nostro Fondatore, il Beato Avvocato Bartolo Longo, pregando nella Cappella a lui dedicata. È quindi entrato nella sala delle confessioni, "il cuore del Santuario", e mi ha detto, due volte, di raccomandare ai confessori di essere misericordiosi nell’amministrare il sacramento della riconciliazione e di avere un cuore grande come quello di Dio che perdona tutti. Questa visita, questa grazia, vorrei dire, che la Madonna ci ha fatto, conferma, dunque, la vocazione di Pompei: fede e carità, così come ci ha mostrato Papa Francesco. Ringraziamo, perciò, Maria e andiamo avanti nel nostro impegno di apostoli nella diffusione del Rosario e nel servizio agli ultimi e agli emarginati.

                                                                    † Tommaso Caputo
                                                              Arcivescovo-Prelato di Pompei
                                                                   e delegato Pontificio
*Travolto dall’amore di Pompei
La cronaca di una giornata storica

Preghiera intensa alla Vergine ed amore profondo per ogni prossimo, ecco il senso della visita, breve ma intensa, di Papa Francesco a Pompei. Il Pontefice è stato accolto da oltre ventimila persone radunate dentro e intorno alla Basilica della Madonna del Rosario che lo hanno letteralmente travolto, dimostrandogli tutto il proprio amore. Prima dell’alba la piazza era già piena ed i primi raggi di sole hanno prefigurato la bellezza di una giornata storica. L’elicottero col Santo Padre, partito dal Vaticano, è atterrato nell’Area Meeting del Santuario alle 7.48, con dodici minuti di anticipo rispetto a quanto previsto.
All’arrivo, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo-Prelato, Monsignor Tommaso Caputo e dal Sindaco della città mariana, Ferdinando Uliano. Salito su una "campagnola", la papamobile
scoperta, il Papa ha attraversato i viali interni del Santuario, dove ha ricevuto il benvenuto musicale dai giovani del Complesso Bandistico "Bartolo Longo" – Città di Pompei", che, con la direzione del maestro Francesco Federico, hanno eseguito l’inno pontificio e melodie napoletane, mentre gli alunni delle scuole del Santuario lo hanno salutato con palloncini bianchi e gialli, i colori pontifici. Il Papa si sporgeva verso tutti con estrema generosità e sincero affetto.
A bordo della jeep verde è giunto in piazza Bartolo Longo, dove è stato accolto dalle comunità parrocchiali, dagli studenti di ogni ordine e grado, da gruppi di pellegrini provenienti da diverse parti d’Italia e dagli ucraini che da 15 anni si ritrova in Santuario. Giunto dinanzi alla Basilica, Papa Francesco si è diretto al portone centrale dov’è stato accolto dal rettore, Monsignor Pasquale Mocerino, che gli ha rivolto un saluto breve, ma di grande significato: "Santità, benvenuto nel suo Santuario!". Risale, infatti, al 1906 il dono del Santuario e delle opere annesse al Papa da parte del fondatore, il Beato Bartolo Longo, che aveva così accolto l’invito pressante di Padre Ludovico da Casoria, oggi santo, a dare ogni cosa al Vicario di Cristo. Entrato in Santuario, si è donato senza riserve alle due ali di folla che lo attendevano fin dalle 5 del mattino. Le ore di attesa erano state vissute nella preghiera e, in particolare, nella recita del Santo Rosario meditato, con testi dello stesso Papa Francesco. Tutti o quasi sono riusciti a salutarlo, a baciargli la mano, a porgergli i bambini per la benedizione. Molti hanno raccontato, poi, di aver avuto l’impressione che fosse lo stesso Gesù a passare in mezzo a loro. I momenti più toccanti e gli sguardi più profondi sono stati per gli ammalati, gli anziani, i diversamente abili e i poveri che frequentano la mensa quotidiana, installata presso la Casa del Pellegrino e gestita dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Proprio nel giorno della visita del Santo Padre è stata annunciata dall’Arcivescovo Caputo e dal Gran Maestro, Fra’ Matthew Festing, la decisione di dedicare la Mensa a Papa Francesco. Quando il Santo Padre è arrivato sull’altare, come hanno visto tutte le persone presenti a Pompei ed i milioni di telespettatori collegati attraverso varie emittenti televisive, il suo volto è cambiato, i suoi occhi si sono "persi" nella contemplazione di Maria, mentre la folla partecipava in silenzio alla sua preghiera personale e di straordinaria, palpabile, intensità, nonostante le centinaia di persone presenti. Anche questo dialogo con la Madre di cristo ha commosso i presenti, che fino a pochi istanti prima vociavano, non riuscendo a trattenere le parole di commento all’emozione di aver visto il Papa. Francesco ha, poi, guidato i fedeli nella recita della "Piccola Supplica", una preghiera dal profondo significato teologico, tratta dalla storica preghiera alla Madonna di Pompei, composta dallo stesso Longo nel 1883. Dopo la benedizione un fuori programma: Sua santità è stato accompagnato nella Cappella del Beato Longo, per venerarne il simulacro che ne custodisce le spoglie mortali.
Un momento privato di preghiera, ma un gesto che ha reso ancora più viva la speranza dei devoti della Madonna di Pompei di vedere canonizzato l’Avvocato di Latiano, apostolo della carità. Di passaggio, il Papa ha anche "sbirciato" nella Cappella delle Confessioni, dove ogni giorno i 30 confessionali sono sempre pieni. Dinanzi alla porta d’ingresso, ha chiesto all’Arcivescovo Caputo di ricordare sempre ai confessori di Pompei di usare la misericordia nell’amministrare il sacramento della Riconciliazione e di avere un cuore grande proprio come il cuore di Dio che perdona tutti coloro che si mostrano pentiti dei loro peccati.
Nell’andare via, Papa Francesco ha percorso di nuovo la navata della Basilica e questa volta ha salutato tutti i fedeli che erano tra i banchi di sinistra. Un particolare minimo, ma che dice tutta la cura del Santo Padre a non dimenticare proprio nessuno. Appena uscito dalla Basilica,
anche se non era previsto nel programma, il Papa ha rivolto un breve saluto ai fedeli che lo attendevano sul sagrato: "Grazie tante! Grazie tante, per questa calorosa accoglienza. Abbiamo pregato la Madonna, perché ci benedica tutti: voi, me e tutto il mondo. Abbiamo bisogno della Madonna, perché ci custodisca. E pregate per me, non dimenticatevi".
A questo punto una voce si è alzata dalla folla: "Dio ti benedica, Santo Padre!". Il Papa ha, poi, invitato tutti a recitare assieme un’Ave Maria ed ha aggiunto: "Arrivederci, presto!", suscitando l’entusiasmo dei presenti.
La sua benedizione è stato il suggello di un incontro indimenticabile per tutti i pompeiani ed i devoti della Madonna del Rosario.
La venuta del successore di Pietro conferma il carisma pompeiano della carità e il dono della sua presenza accresce l’entusiasmo di quanti operano al servizio degli ultimi nelle opere sociali volute da Bartolo Longo. In ricordo della sua visita, Papa Francesco ha donato alla Madonna una corona del Rosario, di oro e madreperla. Il dono di un figlio alla mamma.

(Autore: Loreta Somma)


*Una corona per la Regina del Rosario
Il dono
È di oro e madreperla l’omaggio del Santo Padre alla Madonna. Francesco non è il primo Pontefice a lasciare al santuario un segno della sua visita. Giovanni Paolo II donò un Rosario di corallo e un bassorilievo di bronzo.
Benedetto XVI lasciò una rosa d’oro, prestigiosa onorificenza vaticana assegnata ai maggiori santuari cattolici nel mondo.
Papa Francesco è in Basilica e, voltandosi verso il trono di Maria, depone sull’altare un Rosario di oro e madreperla. È il suo dono alla madonna di Pompei. Il vociare dei fedeli in Basilica, inevitabile nell’emozione dell’essere lì, s’interrompe improvvisamente per la solennità di quel gesto, che il santo Padre compie quasi assorto, in meditazione.
Non è permesso entrare nell’intimità tra un figlio e una madre, ma il volto di Francesco lascia pochi dubbi.
Avrà accompagnato con la preghiera quell’omaggio presentato alla Vergine, quasi un biglietto non scritto per dirle il suo amore.
L’immagine ricorda molto quella del Papa, che entra a Santa Maria Maggiore, attraversa la navata centrale come un qualsiasi pellegrino, e porta un semplice fascio di fiori alla "Salus Populi Romani". Era il primissimo mattino del 14 marzo 2013, l’indomani della sua elezione al soglio di Pietro.
Ma perché compiere un gesto solenne, dinanzi a tutti? Certamente il Papa è un uomo pubblico, punto di riferimento per l’intera cristianità.
È difficile che ogni sua azione, anche la più semplice, non abbia risalto, anche mediatico. Eppure c’è un elemento in più. Con quel dono è sembrato che il Papa abbia voluto dire il suo amore per quella preghiera così semplice e così antica, il Santo Rosario.
In altra occasione, l’ha definita la "preghiera del suo cuore". È stato un invito pressante a riprendere in mano la corona e a meditare la perenne novità del Vangelo, pregando Maria perché converta l’umanità e la porti a Cristo, soprattutto in un tempo difficile come questo, fatto di guerre e di cieche chiusure negli egoismi personali.
Non è la prima volta che un Papa fa dono di una corona del Rosario al Santuario di Pompei,
Il 7 ottobre 2003 San Giovanni Paolo II guidò la recita della preghiera in piazza Bartolo Longo. Aveva tra le mani una corona di corallo e ne aveva scorso i grani mentre si pregava con l’Ave Maria, i Pater e i Gloria e si meditavano i misteri della luce.
Al termine volle far dono di quel Rosario, che oggi è una reliquia custodita in Santuario e dal valore inestimabile.
Non fi l’unico dono di Papa Wojtyla. Per "sigillare" ancora di più quel rapporto di profondo legame spirituale con la Chiesa mariana, Giovanni Paolo II volle fare dono di un bassorilievo dal tema "Maria Madre del Rosario e Madre della pace".
Opera del Maestro senese Roberto Jappolo, realizzata in bronzo, fu collocata davanti al Palazzo della Delegazione pontificia, tra il campanile e la Basilica.

Nella raffigurazione, la Vergine sorregge il Bambino Gesù con il braccio sinistro, con la mano destra, porge all’umanità una grande corona del Rosario.
Giovanni Paolo II stesso, (ritratto in basso) ha le mani giunte che stringono il Rosario mentre dal cielo scende una colomba della pace, che ha nel becco un ramoscello d’ulivo.
Il 19 ottobre 2008, anche Papa Benedetto XVI portò un dono alla Vergine, una rosa d’oro: prestigiosa onorificenza vaticana concessa solo in rarissimi casi.
In realtà, sotto l’aspetto storico, sin dall’XI secolo, la rosa era assegnata dai Papi a re e principi.
Questo valore è scomparso in tempi relativamente recenti.
A partire dagli anni Sessanta, con la rosa d’oro, i Pontefici non hanno più omaggiato le "teste coronate", ma i maggiori santuari cattolici nel mondo.
(Autore: Giuseppe Pecorelli)

*Il Santuario con due ali

Alla vigilia della visita, un articolo de l’Osservatore Romano ha raccontato la realtà pompeiana. Ve lo proponiamo integralmente.
Due milioni di pellegrini ogni anno. Sabato 21 marzo se ne aggiungerà uno speciale. Anche Papa Francesco potrà pregare davanti all’immagine portata a Pompei da Bartolo Longo nel 1875: "Tutti i devoti della Madonna sparsi nel mondo – ci dice l’Arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo, prelato e delegato pontificio per il Santuario – in quel momento saranno uniti spiritualmente con lui. Pregheremo con lui e, soprattutto per lui, come lui stesso chiede sempre".
Dopo la preghiera silenziosa e prevista la recita della "Piccola Supplica". Spiega l’Arcivescovo: "È un testo dal profondo valore teologico, tratto dalla storica preghiera composta da Longo nel 1883. Qui sono racchiusi i temi portanti del suo pensiero: la fiducia sconfinata che ogni credente deve avere per la Vergine, l’amore che nutre per lei, come unica risposta al grande
amore che lei ha per noi suoi figli, e ancora la consapevolezza di sentirsi famiglia di Dio e la necessità assoluta di essere inondati dalla sua misericordia".
Un tema, quello della misericordia, che incrocia l’attualità più stringente della vita della Chiesa che ha appena ricevuto dal Pontefice il dono di un giubileo straordinario. E proprio alla Madre di misericordia, "Avvocata nostra", come amava chiamarla Longo, l’Arcivescovo vuole affidare l’Anno Santo.
Del resto, ricorda, "qui a Pompei sperimentiamo ogni giorno la potenza della misericordia di Dio: ci sono ben trenta confessionali e c’è sempre tanta gente in fila".
Da luogo disabitato, Pompei è divenuta sempre più nel tempo terra di incontro di uomini e di popoli, simbolo di pace e di dialogo.
Una dimensione impressa già nelle pietre: "La facciata del Santuario – spiega l’Arcivescovo – è dedicata proprio alla pace universale" ed è significativo ricordare come essa sia stata costruita con il contributo di persone di ogni parte del mondo, anche non cristiane. Le offerte, si piò facilmente desumere dai documenti d’archivio, giunsero da ogni angolo del pianeta, dall’India alla Cina, al Nord e Sud America. E nel nome della Vergine di Pompei, la cui immagine accompagnava gli emigranti in partenza dal porto di Napoli, sono sorti santuari e chiese in tutto il mondo.
Il Pontefice argentino, ad esempio, ricorda il presule, ben sa che a Buenos Aires c’è un intero quartiere chiamato Nueva Pompeya, con al centro il santuario retto dai frati minori cappuccini. Milioni di fedeli che qui "si sentono a casa", spiega Monsignor Caputo e "vedono ognuno nell’altro il proprio fratello, figlio della stessa mamma ai cui piedi ci si ritrova per essere ascoltati e consolati".
Una dimensione, quella dell’incontro, fondamentale nella spiritualità pompeiana, e perseguita anche attraverso mezzi quali la rivista ("uno strumento di comunione e dialogo stampato in oltre duecentomila copie e anche in inglese") o i viaggi della "Missione mariana".
Quello di Pompei e della sua spiritualità è un vincolo che si stringe anche grazie al rosario, preghiera amata da Papa Francesco e della quale, sottolinea l’Arcivescovo, occorre comprendere sempre più il profondo valore teologico: "Non è solo una bellissima preghiera mariana che ci fa sentire vicini alla nostra madre celeste, ma è anche un vero e proprio compendio del Vangelo che, attraverso la contemplazione delle tappe della vita di Gesù, ci porta a ripercorrere il suo cammino e, dunque, a cercare di imitarlo per conformarci a lui. Qui a Pompei, lo recitiamo quattro volte al giorno, completando così tutti i misteri.
Dal 2002, secondo le indicazioni della "Rosarium Virginis Mariae", abbiamo aggiunto, alla fine dell’Avemaria, la clausola cristologica, che ci aiuta a concentrare l’attenzione su Gesù, fulcro
della nostra fede". Ma non si conoscerebbe Pompei se ci si limitasse alla sua dimensione orante e di fede. Bartolo Longo, infatti, vedeva Pompei come "trionfo di fede e carità" perché, diceva: "Carità senza fede sarebbe la suprema delle menzogne. Fede senza carità sarebbe la suprema delle incongruenze", perciò la Valle di Pompei doveva riunire tutto in un magnifico equilibrio, "due ali congiunte in un medesimo volo".
L’Arcivescovo tiene molto a descrivere questo aspetto: "La vocazione propria di Pompei è accogliere e aiutare i più bisognosi. Sono oltre 130 anni ormai che nelle opere di carità fondate dal Beato Bartolo Longo, vengono accolti minori soli o abbandonati, figli di carcerati, ragazzi provenienti da famiglie che, trovandosi nel più profondo disagio economico e sociale, sono state costrette a cercare in esse un valido sostegno al proprio difficile e impegnativo compito educativo". Queste opere, continua, "sono, in particolar modo, la più grande famiglia che ha trovato dimora a Pompei. E ancora oggi, con modalità nuove e più adatte ai tempi attuali, in esse tutti sono accolti come figli e l’impegno del santuario continua in modo concreto, spalancando le sue porte perché le famiglie lo riconoscano come casa comune e luogo di riconciliazione".
Un impegno concreto, incisivo "in un territorio attraversato da molte tensioni". Un impegno che si rinnova di continuo.
Dal 2003, in particolare, con l’adeguamento alle normative che prevedevano la chiusura degli orfanotrofi, sono sorte numerose nuove strutture, come case famiglia, centri diurni, case di
accoglienza, che accolgono orfani, ragazze madri, poveri, anziani, ex tossicodipendenti, adolescenti problematici, bambini diversamente abili. Saranno proprio loro ad accogliere Papa Francesco e a fargli da corona durante la sua breve ma intensa sosta di preghiera.
Ci saranno anche tanti giovani. Quei giovani che il Santuario e le cinque parrocchie della prelatura non dimenticano.
Tra le molte iniziative portate avanti dall’Ufficio di pastorale giovanile, piace ricordarne una in corso proprio in questi giorni. Si chiama "Keep Lent", che letteralmente significa: "Osserva la Quaresima".
Grazie a "Keep Lent", spiega l’Arcivescovo, "ogni, giorno del periodo di preparazione alla Pasqua, attraverso un gruppo creato sull’applicazione di messaggistica mobile istantanea WhatsApp, viene data la possibilità, a tutti gli iscritti, di regalarsi un momento di ascolto e, soprattutto, di riflessione sul Vangelo del giorno, commentato, di volta in volta, da sacerdoti, religiosi, religiose o laici impegnati".

(Autore: Maurizio Fontana – L’Osservatore Romano 20-21-2’15)


 
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