Iconografia della Regina di Pompei - Istituto Aveta

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Iconografia della Regina di Pompei

Il Santuario > Icona della Vergine

*Iconografia e Interpretazione
La miracolosa "Icona" della Vergine del Rosario di Pompei
Iconografia e interpretazione

Le icone mariane dalle molteplici fisionomie hanno affollato i secoli; tutte, però, risalgono alle icone non dipinte ma descritte che sono distribuite nelle pagine bibliche.
Sono questi ritratti più somiglianti, a cui l’arte ha sempre attinto, a cui soprattutto la spiritualità cristiana ha fatto riferimento perché, come diceva l’Areopagita, il volto di Maria "si riflettesse continuamente nello specchio dell’anima".
Nella maestosa Basilica e santuario mariano di Pompei troneggia come pala d’altare la venerata e miracolosa Icona della Vergine del Rosario, che richiama un numero incalcolabile di pellegrini e devoti.
Nel 1965 su committenza di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Aurelio Signora, delegato
Pontificio della Basilica di Pompei fu disposto il restauro del venerato quadro gravemente deteriorato.
L’Istituto di Restauro Scientifico dei Benedettini Olivetani, diretto da Don Mario Pinzuti, eseguì i delicati lavori di pulitura, di integrazione e ripristino del colore e di riparazione degli oltre trecento buchi, che erano stati praticati sulla tela per fissare i preziosi donati dai benefattori.
Il quadro aveva una superficie di cm. 135x92 e rivelò negli strati inferiori del colore la presenza di un antico quadro del seicento, la cui mestica era ascrivibile alle botteghe napoletane tra la seconda metà del ‘600 e i primi del ‘700. Probabilmente l’anonimo autore dell’immagine trasportata da Don Bartolo in Pompei riutilizzò una vecchia tela su cui un pittore della scuola di Luca Giordano aveva già dipinto una Madonna col Bambino.
Quale messaggio teologico e spirituale proviene dall’Icona? Proviamo ad analizzare le caratteristiche iconografiche e a darne un’interpretazione teologica.
La geometria dell’Icona presenta alcune simmetrie inequivocabili che le conferiscono armonia e bellezza. Nella parte alta del quadro è possibile tracciare un triangolo isoscele, che ha il vertice superiore all’apice del capo della Vergine e i vertici della base all’apice dei capi dei santi devoti del Rosario.
Il lato sinistro del triangolo è tangente anche al capo del Bambino per cui le tre teste (Maria, Bambino e San Domenico) risultano perfettamente allineate.
Nella parte bassa dell’Icona la simmetria è costruita sul trapezio equilatero rovesciato, che ha come base maggiore il segmento che unisce i punti di tangenza del capo dei santi devoti, come lati obliqui i segmenti che corrono lungo l’abito dei santi e come base minore il segmento che passa
tangenzialmente alla base del trono della Vergine.
Sicché l’Icona è geometricamente descritta dalla giustapposizione di un triangolo isoscele e un trapezio equilatero rovesciato (cfr. figura).
La luce proviene da sinistra e la linea d’orizzonte passa esattamente all’altezza della congiunzione tra il triangolo e il trapezio rovesciato. Il punto di vista dell’orante è al centro geometrico dell’Icona.
Da qui l’orante inizia il suo percorso visivo andando ai volti dei santi, che rinviano entrambi alla coppia Maria-Bambino (inscritta nella corona di dodici stelle), che a sua volta rinvia nuovamente all’orante.
Il circuito della narrazione visiva, pertanto, avvolge l’orante e lo dispone alla contemplazione dell’Icona, attraendolo con la sua simmetria geometrica e soggiogandolo col gioco degli sguardi.
(Autore: Nicola Di Bianco)


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