Istituto "A.Aveta" SUORE DOMENICANE DI POMPEI

 l'uomo della Madonna      Bartolo Longo all'età di 22 anni.

Bartolo Longo: l'Uomo della Madonna

Il fondatore della Nuova Pompei nacque il 10 febbraio 1841  a Latiano, tipica cittadina pugliese che sorge a 98 metri sul livello del mare e a 22  Km. da Brindisi.

L’infanzia di Bartolo fu felice, sapeva riprodurre alla perfezione movenze e cadenze, timbri e toni di ogni persona che avvicinava.

Il successo del piccolo comico impensierì non poco il babbo, il quale dovette subire parecchie brutte figure con gli amici.

Bartolo Longo attorniato dai suoi ragazzi.Questo fu il motivo per cui dovette entrare in collegio. A soli sei anni fu affidato alle cure degli Scolopi del Collegio di Francavilla Fontana, questi erano aperti alle nuove idee che conciliavano l’amore alla Chiesa con l’amore per la Patria.

La coesistenza dei due amori fu in lui operosa per tutta la vita.

Bartolino ereditò dal nonno paterno; il carattere energico ed estroso, volitivo e sincero: l’ingegno acuto dal padre e dalla madre quella confidente bontà e tenerezza verso la Madonna. Se ne caratterizzerà la vita e l’azione.

Prima in Lecce e poi a Napoli attese agli studi di giurisprudenza, laureandosi a pieni voti il 12 dicembre 1864.

Durante il primo anno di vita napoletana mantenne, pur con qualche discontinuità, fedeltà alla messa domenicale; poi quando l’atteggiamento anticlericale, sociale, patriottico, pieno di fermenti, trovò terreno propizio nella sua mente e nella sua dialettica, allora la ruppe con la Chiesa e con la ideologia e la pratica cristiana.

Si credette idoneo al volo ed abbandonò il nido della fede semplice, quella di Mamma Antonia Luparelli e … cadde, prima di poter volare, tra le spine, il vischio e la pania  della vita di Gesù scritta dal razionalista Ernesto Renan, che era il best-seller negli Atenei.

Ahimè! «galeotto fu il libro e chi lo scrisse»! dirà in seguito «Ma bruciavo di ritrovare la verità».

Si allontana coscientemente dalla Chiesa Cattolica, senza però pensare di allontanarsi da Cristo e dalla Madonna.

Era stato consacrato perfino sacerdote da due pontefici dello spiritismo: Inoltre esperimenti di magnetizzazione gli avevano procurato una specie di lavaggio al cervello; ed egli si confortava credendo di aver imboccato la via della verità e di navigare e di volare per i mari e per i cieli della pura gioia.

Non si accorgeva che il suo volo era un misero starnazzare e la sua stessa persona era ridotta ad un robot obbediente ad impulsi e suggestioni esterne. Si sottoponeva a digiuni e penitenze strazianti.

Un giorno di «lungo digiuno» si recò a far visita all’amico e concittadino Prof. Vincenzo Pepe; egli fu l’amico dell’anima, che il Signore gli mandò incontro in tutti i momenti critici e decisivi della sua vita.

 

Il fedele e caro amico Pepe gli fa conoscere l’illuminata persona di Padre Radente

(domenicano). Il figliol prodigo potè ricevere l’assoluzione.

Così scriverà: «In quel giorno che mai si cancellerà dalla sua memoria, la Madre dei peccatori, operò un grande prodigio nella persona di quel colpevole, e con un tratto di quella magnificenza che Dio solo possiede, elesse quel medesimo sciagurato a promulgare le Sue glorie, a fondare un Santuario ove altri colpevoli trovassero il perdono e la pace».

 

Si presentò alla seduta spiritica, consegnò  la medaglia di aggregato, ripudiò vigorosamente l’ignobile beffa ed esortò tutti a seguirlo.

 

Alcuni lo imitarono, altri si irritarono e lo derisero, dicendo: «Si è fatto santo il lupo». Decise di farsi santo, mettendosi contro corrente, egli scrive «Sentivo una brama (che era quasi un’angoscia, uno spasimo) di agitarmi, di lavorare, soprattutto di scrivere, per promuovere il trionfo del regno di Dio».

 

Nel settembre del 1871 fece un corso di esercizio spirituale. Li chiuse con un atto di offerta di sé a Dio, che rinBartolo Longo all'età di 50 anni.novò il 7 ottobre nella chiesa del Rosariello a Porta Medina nelle mani del Padre Radente che lo accoglie nel Terzo Ordine Domenicano col nome di Fratel Rosario.

 

D’ora in poi il Rosario sarà il palpito primo della sua anima e di tutta la sua vita che metterà a disposizione degli altri.

 

Frequentava la cappella privata della marchesa Caterina Volpicelli, Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore. In seguito fu ospitato nella foresteria dell’Istituto dove abitava la vedova del Conte De Fusco e il nostro BartBartolo Longo all'età di 82 anniolo Longo fu affidato alla sue cure.

 

La contessa aveva ereditato dal marito dei terreni a Pompei, ma non se ne occupava, anzi non aveva neppure conoscenza.

 

Bartolo sente di compiere un atto cristiano a prestare la sua opera di avvocato, gratuita, per sciogliere i nodi della confusa matassa. Pompei, fino qualche anno prima, era stata il feudo incontrastato del brigante Pilone ed era percossa da tre flagelli: ignoranza, miseria, brigantaggio.

 

 Erano i primi di ottobre 1872 giungeva per la prima volta, in Valle di Pompei il nostro Bartolo. Gli abitanti ignoravano le preghiere più semplici e le più rudimentali nozioni di catechismo.

 

Di sacramenti nemmeno a parlare; nelle superstizioni però s’erano ingolfati fino alla testa. L’avvocato osserva, annota, interroga, ma il cuore gli piange e la tempesta l’assale e si domanda come venire incontro a tante miserie e ignoranza? Decide: «Non uscirò da questa terra senza aver veduto il trionfo del Rosario di Maria». I contadini di Valle hanno trovato, finalmente, il catechista e il missionario.

 

Su quel lembo di terra, s’è posato l’occhio di Dio, e per quei contadini palpita di materno amore il cuore della Madonna.

 

Nella parrocchRara foto do Bartolo Longoia mancava un’immagine della Madonna del Rosario. L’occhio vuole la sua soddisfazione e la visione infiamma il cuore. Bartolo Longo corre a Napoli per l’acquisto.

 

Persona dai gusti raffinati, si orientò subito verso l’arte autentica, ma i quattrini erano pochi. Si raccomandò alla Madonna perché gli facesse incontrare Padre Radente e così avvenne.

Il buon Padre aveva tolto un’immagine dalla bottega di un rigattiere per appena 8 carlini e per non distruggerla l’aveva affidata ad una suora, e questa Concetta Delitolia, la teneva appesa alla porta della sua celletta.

 

A vederla Bartolo Longo ebbe una stretta al cuore e la Contessa borbottò: «Pare dipinta apposta per far perdere la devozione»! Sotto la pressione della suora, che ebbe forti parola di presagio, fu caricata sul carro pieno di letame di un tale Angelo Tortora di Valle di Pompei.

 

 La sera del 13 novembre del 1875 – sabato – fu accolta dagli onori impacciati di una dozzina di contadini. Nel maggio del 1876 l’avvocato escogitò un nuovo sistema per eccitare l’anima infiammabile dei napoletani e, in seguito, di tutto il mondo a concorrere all’erezione di una chiesa al vero Dio sulla terra delle rovine pagane.

 

Egli ossequiente alla voce del Pastore della Diocesi, iniziata con l’obolo di un soldo al mese da lui raccolti con tenace animo e grande fede, per quel sontuoso tempio che è oggi il Santuario di fama mondiale.

 

Alla VergiTipica iconografia di B.L.con la corona tra le manine del Rosario erigeva un trono monumentale, e faceva germogliare intorno al Tempio le rose della Carità: le Orfanelle, i Figli e le Figlie dei Carcerati, asili, scuole e laboratori per i fanciulli pompeiani e per queste opere istituiva la Congregazione delle Suore “Figlie del S. Rosario di Pompei”.

 

Con zelo indefesso si adoperava a far conoscere Maria attraverso la stampa, in modo speciale col periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”.

 

Oggi, a milioni, fedeli d’ogni nazione pregano con la novena, i Quindici Sabati e la Supplica, dettati dal cuore del fedele servo di Maria.

 

Tante spine soffocarono le opere meravigliose sorte a Pompei. Avversari crudeli e calunniatori infamarono la sua persona, ma più di tutti un beneficato, tolto da uno stato di miseria, divenne l’accusatore di Bartolo presso la S. Congregazione del Concilio.

 

La gravità delle accuse, mal  filtrate da chi  le raccolse  colpirono il papa Pio X che lo chiamò ladro nel Natale del 1904. Ma la divina Provvidenza che ha sempre regnato e ancora regna su Pompei ha fatto riconoscere la sua innocenza.

 

Il 31 gennaio 1906 cedette al Papa non solo le opere di beneficenza, ma anche tutto ciò che era di sua esclusiva proprietà.

 

Non aveva più nulla, né beni, né autorità, ma gli rimanevano ancora la corona, il cuore e la penna.

 

Baciando il Crocifisso e stringendo il suo Rosario, che sempre aveva tenuto tra mano in vita, il 5 ottobre 1926 ore 8, 05 chiudeva la sua operosa giornata, il papà degli orfani, il salvatore dell’infanzia abbandonata, l’uomo dalle tre virtù del successo: la Fede, l’Amore, la Speranza.