La santità di Bartolo Longo - Istituto Aveta

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La santità di Bartolo Longo

Il Santuario > Bartolo Longo

*Grandezza di un uomo
La grandezza di un uomo e la consapevolezza ed esatta intelligenza dell'imitazione di Cristo anche nei rapporti talvolta sofferti con le autorità ecclesiastiche
La vita di ogni santo è provata da momenti, a volte duri, di fedeltà alla propria vocazione, cioè a quel che il Signore vuole da ciascuno di essi. Si direbbe che sulla loro strada il Signore ponga
degli ostacoli per verificare la loro capacità di risposta a Lui, per saggiare la loro pazienza e la capacità  di intelligenza del significato della "imitazione di Cristo".
Non c’è una santità facile, nessun santo ha vissuto come placida avventura il suo impegno cristiano.
Là dove essi han dovuto sfondare o porre la novità delle loro intuizioni, dei loro carismi, delle loro realizzazioni, non sempre hanno incontrato facilmente consenziente la chiesa istituzionale, o ufficiale, o gerarchica.
Sembra, anzi, a prima vista, che tra istituzione e carisma, tra autorità e santità debba necessariamente intercorrere un confronto laborioso, spesso drammatico, con contemporanea sofferenza reciproca nonostante la reciproca retta intenzione.
Ho pensato lo scritto di P. Alfredo Marranzini su Civiltà Cattolica del 18 febbraio 1984, dal titolo "Bartolo Longo e la Civiltà Cattolica", e riscontro in quelle pagine la verità di quanto ho affermato, la prova di santità di Bartolo Longo nei fatti ivi riferiti, e noto che quell’uomo era veramente grande, che la sua intelligenza della "imitazione di Cristo" era consapevole ed esatta. Entrato in azione tra gli uomini, nella Chiesa e nel mondo, non potrà fare a meno di confrontarsi, con la dignità richiesta e il coraggio necessario, sui due versanti, dando prova di conoscere i soggetti del confronto senza pretendere privilegi d’intoccabilità o patenti d’ortodossia operativa.
Anche per Bartolo Longo – nonostante l’evidente retta intenzione – s’impone la legge del dover dare ragione, del dover rendere conto, del dover rispondere a chi ha autorità nella Chiesa, del suo operato, delle sue intenzioni.
A prima vista sembra un modo troppo umano di trattare cose spirituali, mentre in realtà è il modo ordinario di vivere le idealità evangeliche nel rapporto di dipendenza con la struttura istituzionale e nella ricerca di una identità che lascia chiaramente trasparire la ecclesialità delle intenzioni e la verità di ogni azione.
Due santi di fronte
Si direbbe che fa parte della ordinaria letteratura della vita dei santi la presenza di quelle persone che insinuano sospetti, che pensano male fino alla calunnia, che interpretano il loro comportamento con mente piccina tanto da provocare l’intervento dell’autorità, che ha il diritto-dovere di vederci chiaro.
Si può immaginare quale risonanza potesse avere presso le autorità romane tutto ciò che dicevano sulla nuova Pompei di Bartolo Longo, sulla effettiva consistenza delle opere, sulle
offerte che arrivano da tutto il mondo, sugli operatori e collaboratori che in una realtà così vasta e articolata non potevano mancare: soprattutto quando c’entra anche la stampa scandalistica e anticlericale!
Dopo Papa Leone XIII, che nei confronti del Fondatore aveva mostrato un atteggiamento benevolo, Papa Pio X diede segni di una certa diffidenza sulla conduzione generale del Santuario e sulla gestione delle offerte, fino al punto da imporre con un decreto norme da osservarsi "sotto pena di scomunica riservata al sommo Pontefice".
Bartolo Longo, in questo frangente, dimostra di possedere grande sensibilità di uomo e di santo, equilibrio e saggezza che gli fanno onore, intraprendenza e pazienza che gli consentono di tener l’iniziativa per quanto più è possibile, difendendosi e controllando l’opposizione degli avversari. È tempo di sofferenza, di umiltà, di preghiera, di ubbidienza.
Proprio quel che fa per i santi. Le figure degli amici, in questa lunga prova, sono veramente ammirevoli, le lettere e i colloqui, le confidenze e i modi di superare le difficoltà esprimono la cruda verità del concreto contesto degli uomini e delle cose, contesto nel quale le idealità possono naufragare e ritorcersi finanche contro la stessa persona se princìpi di alta spiritualità e Grazia e preghiera non intervengono con giudizio che porti in alto e faccia vedere tutto nella positiva luce del "tutto concorre al bene degli eletti" e del "nulla potrà separarci dall’amore di Cristo, neppure la sofferenza, neppure la morte…" dell’apostolo Paolo.
È commuovente pensare che due uomini, che la Chiesa poi dichiarerà degli di essere imitati, (S. Pio X – Beato Bartolo Longo) nel piano della Provvidenza, o nel gioco della Grazia, sono chiamati a vivere, in ruoli diversi, una contrapposizione senza sfida, una contesa senza rancore, un dialogo senza parità, un ricercare insieme senza intenti eliminatori, un andare insieme senza apparente convergenza: ma sono due santi consapevoli della fedeltà a se stessi, una chiara sintonia con la moralità della propria vocazione: il Papa che autorevolmente interviene, Bartolo Longo che lealmente risponde sostengono il proprio ruolo con dignità, in una apparente divergente interpretazione della volontà di Dio, che alla fine si manifesterà con l’affermazione dell’autorità del Papa e con la valorizzazione del carisma del Fondatore.
"Non si volge chi a stella è fisso"
La frase è di Leonardo da Vinci ma ben si attaglia allo spirito di Bartolo Longo, alla capacità di perseverare nella direzione scelta.
Certo i santi hanno il dono particolare di saper leggere tra gli avvenimenti anche quando lo scritto è contorto e il pensiero è di difficile interpretazione: è una lettura che comporta sofferenza, spesso anche lacrime, ma nella loro condotta traspare una sintonia con altre fonti, una percezione non dimostrabile con sillogismi, un lasciarsi condurre senza abdicare alla propria autonoma responsabilità, un sentire o vedere, oltre la caduta d’orizzonte delle cose e degli avvenimenti, il significato nascosto di ogni incertezza e di ogni problema.
Quando leggiamo, nella vita del Fondatore. Le varie fasi che portarono alla cessione del Santuario e delle Opere annesse alla Santa Sede, ci accorgiamo della cosiddetta "dimensione della santità", cioè di quel giudizio di verità che il santo riesce a formarsi, giudizio liberante ed elevante proprio perché fa possedere ancor di più ciò a cui si rinuncia.
Ma si tratta di un possesso oblativo, nient’affatto egoistico o compensativo, proprio secondo la risposta che Papa Pio X diede quando Bartolo Longo dopo la stipula della convenzione, in udienza disse: "Posso ora morire tranquillo?": "No, voi non dovete morire, ma lavorare".
È così che il Fondatore della nuova Pompei, cioè della Pompei della Madonna e delle Opere di Carità, è fedele a se stesso sino alla fine: sapendo cogliere il senso di ogni circostanza o tratto di tempo, vedendo nelle complesse e contradditorie situazioni la normale condizione di ogni testimonianza di Fede, dando al rapporto con l’autorità della Chiesa il valore esatto della comune responsabilità nelle diverse mansioni, accettando e offrendo al Signore quel che la cattiveria o la superficialità degli uomini dicevano o facevano contro di lui. Chi oggi si ferma a Pompei, in Basilica o presso le Opere, e risale nel tempo e quando quell’uomo realizzava il suo sogno di Fede e di Carità e ricorda e ricorda che quel tempo non fu esente da sofferenze e che quelle realizzazioni sono il frutto di una risposta al Signore, non può fare a meno di dire a se stesso, come in una riflessione ecclesiale: "I santi partono sempre da lontano, sanno che il cammino è lungo e difficile – i santi si preoccupano di essere per gli altri anche quando sono maltrattati – Non conta quanto gli altri non hanno saputo dare o quanto gli altri hanno dato in negativo, conta quel che il santo è stato in grado di dire e di fare in bene". (Autore: Giuseppe Oliva)
Prima foto: Bartolo Longo offre al Papa Pio X le Opere pompeiane: Suore ed Orfani. (Affresco di F. Taragni).
Seconda foto: Visione di glorificazione del nostro Beato. (Acquerello di P. Zauli)


*La preghiera mariana nella vita del Longo
La più semplice delle preghiere mariane segnerà tutta la vita dell'avvocato Bartolo Longo. Il rosario sarà lo strumento principe del suo impegno apostolico e della sua esperienza di fede e di carità da cui nacque la cittadella mariana di Pompei.  
Il rosario ha segnato tutta la vita il Beato Bartolo Longo. Egli stesso narra nei suoi scritti biografici di aver ricevuto la corona dalla mamma. Antonia Luparelli, e di aver imparato da lei a recitarla, in età tenerissima, se si pensa che a soli cinque anni era stato messo in collegio.
Più tardi, in età ormai adulta, dopo l’esperienza universitaria e qualche tempo dopo il suo arrivo nella Valle di Pompei, l’impegno della recita del rosario sarà determinato da una straordinaria ed intima esperienza interiore: "Se vuoi salvezza recita il rosario e propaga il rosario". Alla mamma terrena si sostituiva la Madre celeste, che in maniera personale e diretta amplificava, sia la devozione, sia l’impegno apostolico nel diffondere la preghiera mariana. Questa particolare esperienza vissuta dal Beato in via Arpaia, lo metteva in condizione di sperimentare una dimensione del rosario, fino ad allora a lui ignota: la semplice preghiera mariana diventava strumento di salvezza personale e strumento di apostolato per salvare gli altri.
Questo spiega il modo con cui Pompei è diventata la cittadella del rosario e il fatto che alla sua dimensione mariana vi hanno posto mano cielo e terra.
Il cielo: la Madonna con il suo intervento straordinario. La terra: il Papa Leone XIII il quale nel 1900 in occasione dell’anno Santo invitava i pellegrini a completare il loro pellegrinaggio venendo a Pompei, Papa Pecci a buon diritto può esser considerato il confondatore di questa città e del santuario. Bartolo Longo afferma, sono sue parole, che "… per esaltare e magnificare la Corona di Maria in tutti i popoli della terra, Egli dettò in quindici anni consecutivi quattordici Lettere Encicliche, un Decreto, un rescritto. E poi, ancora trentasei Brevi e decreti concernenti la novella Basilica dichiarandola Pontificia. Per siffatte ragioni l’immortale Pontefice Leone XIII sarà sempre ricordato nella storia della Chiesa universale per i secoli, con il titolo glorioso di novello Pontefice del rosario dopo San Pio V, e nella nostra Storia con il nome del più grande Protettore del Santuario di Pompei e dei suoi umili Fondatori".
Il Rosario è per Bartolo Longo un fascio di luce che lo guida, lo accompagna e lo segue. L’esperienza della recita del rosario gli fa constatare un continuo soccorso del cielo che si manifesta con episodi straordinari che lasciano tutti sorpresi e commossi. Tutti sono coinvolti in un rinnovato impegno di fede.
Lui stesso narrerà che prima dell’8 maggio 1876, giorno in cui fu posta la prima pietra del Santuario, la Madonna era intervenuta in maniera prodigiosa in ben cinque occasioni, dal 13 febbraio al 23 aprile 1876.
Il primo, il 13 febbraio 1876, quando Bartolo Longo festeggiava il giorno del suo battesimo. Compiva allora 35 anni e fondava a Pompei la confraternita del rosario a cui aderirono trecento pompeiani, e undici di loro, compreso il parroco, divennero terziari domenicani. Proprio in quel giorno, mentre veniva esposto il quadro per la prima volta sull’altare della povera parrocchia di Pompei, la Madonna a Napoli guariva istantaneamente Clorinda Lucarelli: una ragazzina di 12 anni che soffriva di una gravissima forma di epilessia. Era stata visitata dei grandi luminari del tempo: Cardarelli, Castronuovo, Farina; che concordemente avevano diagnosticato l’irreversibilità del male. Quel giorno, invece, Clorinda, guarì improvvisamente.
Poi, ancora, due miracoli: un mese dopo, lo stesso giorno, il tredici marzo del 1876, Bartolo Longo riceve la notizia da Latiano, suo paese nativo, che la mamma è moribonda. Comincia a pregare, fa pregare, e prima di partire corre a Pompei per avvisare don Gennaro Federico del suo improvviso viaggio. Giunto a Pompei trova il papà dell’amico, moribondo anche lui. Si misero a pregare tutti insieme, poi Bartolo Longo partì per Latiano: Il 19 di marzo la mamma di Bartolo Longo e il papà del sacerdote guarirono improvvisamente.
Il quarto miracolo è dovuto ad un atto di grandissima fede della contessa De Fusco. Un giorno, era il 3 aprile del 1876 la contessa si doveva recare a Margellina. Aveva fittato una carrozza e lungo la strada, non sa nemmeno lei perché, cambiò direzione e volle andare a Capodimonte. Strada facendo si fermò per visitare una signora che secondo lei, dice Bartolo Longo, "era molto elemosiniera". Andarono in questa casa e con grande loro sorpresa dovettero constatare che la figlia della signora, una ragazza di ventidue anni, per partorire il primo figlio stava morendo.
La contessa disse alla mamma e al marito della giovane sposa: "Se voi promettete di fare un’offerta per la chiesa di Pompei e verrete poi a Pompei a ringraziare la Madonna riceverete la grazia". Era presente il medico curante che intervenne dicendo: "come fa signora contessa a dire queste cose? La signora sta per morire, il caso è veramente disperato". E la contessa rispose: "Proprio per questo si fa la promessa, per vedere la potenza della Madonna"!
E difatti la signora guarì istantaneamente. Che cosa era avvenuto? La contessa tornata a casa tutta concitata si era messa a recitare il rosario di quindici decadi assieme ad altre persone: La risposta del cielo fu immediata, non una ma due grazie, erano salvi la mamma ed il bambino.
Alla notizia del fatto Don Bartolo commenta: "Niuno sa dire l’esultanza, il giubilo onde fummo presi, le lacrime di gioia, le grida di festa che emettemmo a sì fatto annuncio. Eravamo fuori di noi. Si uscì di casa, si andò dagli annunci, dai parenti a raccontare il fatto strano, mirabile, prodigioso. La Madonna concorreva dal cielo a sostenere la fede imprudente ed anche i passi avventati che noi davamo per l’opera sua".
L’ultimo miracolo, il 23 aprile di quell’anno, è fatto a un sacerdote il quale era ammalato di risipola e di cancrena, stava per morire. Per caso la contessa si trovò da quelle parti e fece la stessa proposta. Disse: "Se voi fate la promessa alla Madonna di dare l’offerta per la sua Chiesa di Pompei e di narrare la grazia, voi guarirete subito" e difatti il sacerdote guarì ma non adempì la promessa in quanto lui doveva recarsi a Pompei e ringraziare la Madonna e celebrare la Messa, invece, pensando che sarebbe la stessa cosa andò a celebrare l’eucarestia nella Chiesa dei Salesiani.
Quando, dopo un mese, don Bartolo e la contessa vollero andare a trovare il sacerdote e a chiedere notizie sul suo stato di salute, lo trovarono moribondo un’altra volta.
Al vederlo in quelle condizioni gli domandarono cosa era successo e se avesse adempiuto agli obblighi per i quali si era impegnato. Lui rispose di sì e di avere celebrato la Messa a Napoli. Ma questa non era la promessa fatta alla Madonna.
Rinnovò il voto e immediatamente guarì. E così fu posta la prima pietra del Santuario dopo cinque miracoli e Bartolo Longo pensando a questi cinque miracoli diceva: "Guarda un po’ un rosario intero di miracoli prima ancora che mettessimo la prima pietra della Basilica".
Negli anni successivi (quindici) la Madonna gli fece quindici miracoli portentosi. Qui parliamo di miracoli, le grazie erano a migliaia. Voglio raccontarne solo qualcuno.
Una notte i ladri rubarono tutti gli attrezzi da lavoro, c’erano solo i muri perimetrali senza nessuna chiusura, si poteva entrare con tutta libertà. Bartolo Longo sii trovò in condizioni difficili, disagiate, perché quel materiale rubato costava moltissimo.
Lanciò un manifestino comunicando la necessità di questo portone il cui costo era di cinquecento lire. Mandò in giro questi volantini e un giorno gli si presentò un signore il quale gli disse: "Io avevo un figlio moribondo, ho letto il vostro volantino e ho detto alla Madonna: "se mi fai guarire mio figlio io ti regalo il portone. La Madonna il giorno dopo la richiesta di grazia che io ho fatto, mi ha accontentato ed io vengo a mantenere la promessa e non solo dono le cinquecento lire ma offro altre duecento lire che aggiungo come segno di gratitudine".
Il santuario è tutto un miracolo. La cupola del Santuario aveva bisogno di essere gettata in una fase sola e per fare questo lavoro ci volevano diecimila lire.
Le diecimila lire del 1877-78 possiamo immaginare che valore potessero avere e Don Bartolo pregava la Madonna che gli facesse arrivare questa somma.
Un giorno lo mandò a chiamare il Vescovo di Nola e gli disse che si era presentato un signore e gli aveva offerto le diecimila lire. Bartolo Longo restò meravigliato e accettò l’offerta così la cupola fu fatta. Ci sarebbe da parlare anche di tutti gli altari ma mi voglio fermare ai confessionali.
Un giorno si presentò a Bartolo Longo un signore molto distinto il quale gli disse: "Vorrei fare qualcosa per la vostra chiesa, che cosa vi manca"? E Don Bartolo gli disse: "Vorrei fare dei confessionali da mettere nei pilastri della chiesa, però li vorrei belli come i confessionali delle Basiliche romane".
Quel signore gli consegnò un sacchetto con cento napoleoni d’oro. Bartolo Longo restò meravigliato e disse: "Guardate che questa somma è troppa, perché fate questo"?
E quegli rispose: "Io ho chiesta alla Madonna una grazia e sono sicuro che me la farà, per questo la ringrazio ancora prima di riceverla".
Quando Bartolo Longo comincia a creare gli Istituti, il rosario diventa progetto educativo specialmente per le figlie dei carcerati e in modo particolarissimo per i figli dei carcerati. "Ora et labora". E mise al collo dei ragazzi la corona del rosario perché doveva essere la custodia, la salvezza, il sigillo del possesso della Madonna.
Con il rosario Bartolo Longo entrò nelle carceri, si mise in contatto con più di trecento bagni penali in Italia e all’estero.
Tutti gli scrivevano, tutti corrispondevano e tutti recitavano il rosario. La riforma carceraria in Italia è partita da Bartolo Longo, è partita da Pompei.
Fino al 1940 i carcerati non potevano essere visitati se non in circostanze gravissime. Ebbene da Pompei sono cominciate le visite alle carceri. I nostri ragazzi e ragazze andavano nei luoghi di pena d’Italia per visitare i genitori ed erano momenti commoventissimi.
Queste visite servivano a rincuorare i genitori perché sapevano che i loro figli erano al sicuro, erano trattati bene, sarebbero usciti dal collegio in condizioni da poter affrontare la vita dignitosamente. Per Bartolo Longo il rosario è il più popolare dei catechismi. E quando lui, un laico, crea la Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del Santo Rosario di Pompei", dona il rosario come strumento di apostolato dice: "… esse hanno il rosario per insegna, per difesa, per titolo".
Ripeteva sempre: "… recitiamo il rosario e recitiamolo possibilmente in comune, facciamo recitare soprattutto agli innocenti bimbi, facciamolo dire ai nostri uomini assorbiti nell’interesse terreno e distratti dalle terrene occupazioni nel turbinio della vita quotidiana".
Per Bartolo Longo il rosario è tutto. Sono sue queste parole: "O corona del rosario della Madre mia, ti stringo al petto e ti bacio con venerazione. Tu sei la via per raggiungere ogni virtù".
Bartolo Longo è un santo, è il santo della carità, è il santo della castità, è il santo della bontà, è il santo della fede, è il santo della speranza: tutto questo lo ha potuto conseguire con la recita del rosario che è per lui il tesoro dei meriti per il paradiso.
Attraverso il rosario si raggiunge il Paradiso perché ci si mette alla scuola di Cristo e di Maria SS.ma e il rosario diventa scuola, diventa luce, diventa aiuto e sostegno. Il rosario è "il pegno della mia predestinazione".
Bartolo Longo è convinto che con il rosario si salverà e del resto la Madonna glielo aveva preannunciato.
Quante battaglie ha dovuto sostenere Bartolo Longo, ricordiamo la lotta con i fautori della scuola dell’antropologia criminale dell’epoca, secondo i quali, il destino dei figli dei detenuti è irrevocabile; per legge ineluttabile di ereditarietà, prima o poi, i figli cadranno nei delitti dei genitori.
Bartolo Longo da giurista quale era, seguace della scuola classica del Diritto Penale italiano, grande avvocato e soprattutto uomo di immensa fede, volle dimostrare con i fatti che quelle teorie erano false ed offendevano Dio e l’uomo.
Ai figli del delitto e del peccato, condannati dalla scienza e ignorati dalla società, aprì il suo grande cuore, la sua eccelsa mente e le porte dei suoi Istituti, li educò con un amore profondo e soprannaturale e ne fece cristiani convinti e cittadini esemplari. Il primo dei ragazzi, figlio di un
assassino, venuto a Pompei, è diventato sacerdote ed è morto pochi anni or sono (siamo nel 1998).
Quanti Rosari ha recitato Bartolo Longo, quanti ne ha fatti recitare! Nel 1910 volle creare la "Pia Unione per la recita del rosario in comune e nelle famiglia" ed il "Rosario Perpetuo" in tutto il mondo. Il primo iscritto fu San Pio X e dopo furono 5 milioni di persone che si iscrissero per stringersi in ginocchio attorno alla Madonna, cantarne le glorie e dirle grazie.
Negli ultimi anni della vita del Beato quando qualcuno gli si inginocchiava davanti chiedendogli la benedizione gli metteva la sua grande corona attorno al capo e diceva: "Ti benedica il Signore con questa corona con la quale sarai coronato un giorno in paradiso, per sempre".
Dal cielo Don Bartolo Longo benedica anche noi e ci ottenga la grazia di recitare il rosario con la sua fede, il suo fervore, la sua passione per essere un giorno coronati di gloria in Paradiso.
(Autore: Raffaele Matrone)
Prima foto: Il Sommo Pontefice Leone XIII. Papa Pecci durante l'Anno Santo del 1900 invitava i pellegrini a completare il loro pellegrinaggio con una visita al Santuario della Vergine del Rosario di Pompei.
Seconda foto: Bozzetto a matita dell'antica sede parrocchiale del SS.mo Salvatore di Pompei. In questa chiesa il Beato Bartolo Longo iniziò la sua attività catechetica a favore degli abitanti del luogo e fondò la "Confraternita del Rosario".
Terza foto: Bartolo Longo nel suo abituale atteggiamento di devoto della preghiera mariana.

Quarta foto: San Pio X fu il primo iscritto alla "Pia Unione Universale della recita del Rosario in comune e nelle famiglie" fondata da Bartolo Longo nel 1910.


 
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