La Vergine a Febbraio - Istituto Aveta

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La Vergine a Febbraio

Tit.Mariani

*Nostra Signora di Coromoto

(11 febbraio / 8 e 11 settembre)

Venezuela, 1652

Quando la città di Guanare, capitale dello stato di Portuguesa, fu fondata nel 1591, gli indigeni che abitavano nella regione, i Cospes, fuggirono verso la selva a nord dalla città per sfuggire ai conquistadores, rendendo difficile l'evangelizzazione che la Chiesa cattolica aveva intrapreso.
La tradizione colloca la prima apparizione l'8 settembre 1652, nella selva dove erano fuggiti gli indios: Maria avrebbe chiesto al cacicco dei Cospes, l'indio Coromoto (e a sua moglie), "Andate alla casa dei bianchi e chiedete loro che vi infondano l'acqua sulla testa per potere andare al cielo", cioè di farsi battezzare.
Secondo la tradizione, il cacicco raccontò il tutto al suo encomendero, don Juan Sánchez; questi gli chiese che si preparasse con la sua tribù per ricevere la catechesi e il battesimo entro otto giorni.
Vari indigeni cospes si convertirono e si fecero battezzare, ma non il cacicco, che fuggì.
La tradizione colloca a questo punto la seconda apparizione di Maria: Coromoto, reso cieco dall'ira, avrebbe alzato il braccio per afferrarla, ma ella sarebbe sparita. Sempre secondo la tradizione, l'apparizione si materializzò in un marchio fatto di fibra di albero che, successivamente recuperato, viene venerato nel santuario nazionale di Nostra Signora di Coromoto.
Nel racconto Coromoto venne morso da un serpente velenoso: tornato a Guanare, sul punto di morire, domandò il battesimo che ricevette da un barinese, prendendo il nome di Angelo Custode. Coromoto sarebbe guarito dal veleno, chiedendo agli indigeni cospes, che sotto il suo comando si erano opposti ai conquistatori, di battezzarsi.
Patronato: Venezuela
Un capo tribale venezuelano, scelto dalla Vergine per evangelizzare gli indiani Coromoto, ha finito per diventare un moderno Giona che ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla sua missione ma alla fine l’ha realizzata.
La Madonna gli apparve due volte, dicendogli di battezzarsi, e due volte egli oppose resistenza.
Quando la Vergine gli apparve per la prima volta, nel 1651, il capo indiano iniziò a imparare la fede cristiana insieme ad altri membri della tribù, ma preoccupato del fatto che la conversione potesse influire sulla sua leadership, si fermò prima di battezzarsi e incoraggiò gli altri nativi a fare lo stesso.
Alcuni andarono avanti e vennero battezzati, ma molti seguirono il capo.
La Madonna gli apparve di nuovo nel 1652, e ancora una volta egli ignorò la sua richiesta.
La Beata Madre, tuttavia, non desistette, e lasciò nella mano del capo una piccola immagine di sé mentre teneva sulle ginocchia il Bambino Gesù (l’immagine è alta meno di 2 centimetri e mezzo).
Qualche tempo dopo, il capo venne morso da un serpente velenoso e sembrava essere sul punto di morire.
Ricordando l’apparizione e la promessa di Maria che se fosse stato battezzato sarebbe andato in cielo, chiese urgentemente il Battesimo.
La notizia della splendida Signora che era apparsa si diffuse rapidamente, e la devozione nei suoi confronti crebbe.
Il resto dei Coromoto venne battezzato poco dopo che il capo aveva finalmente abbracciato la fede. Alla fine del Settecento una chiesa venne costruita in onore di Nostra Signora di Coromoto nella vicina città di Guanare.
Negli anni Ottanta del Novecento è stato costruito un tempio sul luogo dell’apparizione del 1652.Entrambe le chiese sono state elevate a basiliche minori.
Il santuario ospita sia una grande statua di Nostra Signora di Coromoto che la reliquia originale.
La reliquia della Beata Vergine è il legame più autentico che abbiamo con le apparizioni.
L’immagine è stata analizzata in modo approfondito durante un processo di restauro avvenuto nel 2009.

I simboli indigeni nell’immagine, come lo stile delle corone indossate dalla Vergine e da Gesù, si adattano alla cultura e allo stile del popolo Coromoto nel Venezuela del XVII secolo.
Come si sia formata l’immagine resta un mistero, e si crede che si sia trattato di un evento miracoloso. Sembra disegnata su carta, ma quest’ultima non sembra aver assorbito alcun inchiostro o sostanza simile.
Ci sono quindi delle somiglianze con l’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe, visto che anch’essa sembra dipinta sulla tilma (mantello) ma pare librarsi misteriosamente sul tessuto senza aderire realmente ad esso.
Nostra Signora di Coromoto è stata dichiarata patrona del Venezuela prima dai vescovi venezuelani nel 1942 e poi da Papa Pio XII nel 1949. Viene festeggiata l’8 settembre (festa della natività di Maria) e l’11 settembre, e anche il 2 febbraio.

(Autore: Ellen Mady – Fonte: Enciclopedia dei Santi)


*Beata Vergine di Lourdes

(11 febbraio)
Apparizioni 1858

Questa memoria si collega alla vita e all’esperienza mistica di Maria Bernarda Soubirous (Santa Bernadetta), conversa delle Suore di Nevers, favorita dalle apparizioni della Vergine Maria (11 febbraio – 16 luglio 1858) alla grotta di Massabielle. Da allora Lourdes è diventata mèta di intenso pellegrinaggio. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità. (Mess. Rom.)
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
Martirologio Romano: Beata Maria Vergine di Lourdes, che, a quattro anni dalla proclamazione dell’Immacolata Concezione della beata Vergine, l’umile fanciulla santa Maria Bernardetta Soubirous più volte aveva visto nella grotta di Massabielle tra i monti Pirenei sulla riva del Gave presso la cittadina di Lourdes, dove innumerevoli folle di fedeli accorrono con devozione.
Ai piedi dei Pirenei, Lourdes accoglie ogni anno 5 milioni di visitatori provenienti da ogni parte
del mondo. Qui un giorno Maria è apparsa all’umile veggente Bernadette Soubirous, incaricandola di un grande messaggio di speranza per l’umanità, sofferente nel corpo e nello spirito, che è l’eco della parola di Dio affidata alla Chiesa.
Quella mattina era un giovedì grasso e a Lourdes faceva tanto freddo. In casa Soubirous non c’era più legna da ardere. Bernadette, che allora aveva 14 anni, era andata con la sorella Toinette e una compagna a cercar dei rami secchi nei dintorni del paese.
Verso mezzogiorno le tre bambine giunsero vicino alla rupe di Massabielle, che formava, lungo il fiume Gave, una piccola grotta.
Qui c’era “la tute aux cochons”, il riparo per i maiali, un angolo sotto la roccia dove l’acqua depositava sempre legna e detriti. Per poterli andare a raccogliere, bisognava però attraversare un canale d’acqua, che veniva da un mulino e si gettava nel fiume.
Toinette e l’amica calzavano gli zoccoli, senza calze. Se li tolsero, per entrare nell'acqua fredda.
Bernadette invece, essendo molto delicata e soffrendo d'asma, portava le calze.
Pregò l’amica di prenderla sulle spalle, ma quella si rifiutò, scendendo con Toinette verso il fiume.
Rimasta sola, Bernadette pensò di togliersi anche lei gli zoccoli e le calze, ma mentre si accingeva a far questo udì un gran rumore: alzò gli occhi e vide che la quercia abbarbicata al masso di pietra si agitava violentemente, per quanto non ci fosse nell’aria neanche un alito di vento.
Poi la grotta fu piena di una nube d’oro, e una splendida Signora apparve sulla roccia.
La Signora aveva l’aspetto di una giovane di sedici o diciassette anni.
Vestita di bianco, con una fascia azzurra che scendeva lungo l’abito, portava sulla testa un velo bianco che lasciava intravedere appena i capelli ricadendo all’indietro fino all’altezza della fascia. Dal braccio le pendeva un grande rosario dai grani bianchi, legati da una catenella d’oro, mentre sui piedi nudi brillavano due rose, anch’esse di un oro lucente.
Istintivamente, Bernadette s'inginocchiò, tirando fuori la coroncina del Rosario. La Signora la lasciò fare, unendosi alla sua preghiera con lo scorrere silenzioso fra le sue dita dei grani del Rosario.
Alla fine di ogni posta, recitava ad alta voce insieme a Bernadette il Gloria Patri.
Quando la piccola veggente ebbe terminato il Rosario, la bella Signora scomparve all’improvviso, ritirandosi nella nicchia, così come era venuta.
Tre giorni dopo, il 14 Febbraio, Bernadette - che ha subito raccontato alla sorella e all’amica quanto le è accaduto, riferendo della cosa anche in casa – si sente chiamata interiormente verso la grotta di Massabielle, munita questa volta di una bottiglietta di acqua benedetta che getta prontamente sulla S. Vergine durante la nuova apparizione, perché, così le è stato detto, su queste cose non si sa mai e potrebbe anche essere il diavolo a farle un tiro mancino…
La Vergine sorride al gesto di Bernadette e non dice nulla. Il 18 febbraio, finalmente, la Signora parla.
“Non vi prometto di farvi felice in questo mondo – le dice - , ma nell’altro. Volete farmi la cortesia di venire qui per quindici giorni?”.
La Signora, quindi, confida a Bernadette tre segreti che la giovane deve tenere per sé e non rivelare mai a nessuno.
Intanto la notizia delle apparizioni si diffonde in un baleno in tutta Lourdes e molti curiosi si recano con Bernadette in quella grotta dove lei dice di vedere “Aquéro” (quella là, nel dialetto di
Lourdes). Bernadette, infatti, non conosce il francese, ma sa parlare solo il patois, il dialetto locale.
E nel patois la bella Signora che le appare a Massabielle è “Aquéro”.
E intanto l’afflusso della gente alla grotta aumenta. Nell’apparizione del 24 febbraio la Madonna ripete per tre volte la parola “Penitenza”. Ed esorta: “Pregate per i peccatori”.
Il giorno seguente, la Signora dice a Bernadette di andare alla fonte a lavarsi e a bere. Ma non c’erano fonti in quel luogo, né sorgenti.
La Signora allora indica un punto esatto. Bernadette vi si reca e poiché non vede l’acqua comincia a scavare con le sue mani, impiastricciandosi la faccia e mangiando fili d’erba... Tutti i presenti si burlano di lei. Ma, poco dopo, da quella piccola buca scavata nella terra dalle mani di Bernadette, cominciava a scorrere acqua in abbondanza. Un cieco si bagnò gli occhi con quell’acqua e riacquistò la vista all’istante.
Da allora la sorgente non ha mai cessato di sgorgare. È l’acqua di Lourdes, che prodigiosamente guarisce ancora oggi ogni sorta di mali, spirituali e fisici, e senza minimamente diffondere il contagio delle migliaia di malati immersi nelle piscine.
È anche il ricordo più caro che ogni pellegrino ama portare con sé, facendo ritorno a casa dalla cittadella di Maria.
Ma un fatto ancora più eclatante doveva verificarsi, dopo il miracolo della sorgente, per avvalorare come soprannaturali le apparizioni di Massabielle. La Signora aveva chiesto a Bernadette che i sacerdoti si portassero lì in processione e che si costruisse una cappella.
L’abate Peyramale, però, parroco di Lourdes, non ne voleva sapere e chiese perciò a Bernadette un segno irrefutabile: qual era il nome della bella Signora che le appariva alla grotta?
Nell’apparizione del 25 marzo 1858, “Aquéro” rivelò finalmente il suo nome.
Alla domanda di Bernadette, nel dialetto locale rispose: “Que soy era Immaculada Councepciou…” (Io sono l’Immacolata Concezione).
Quattro anni prima, Papa Pio IX aveva dichiarato l'Immacolata Concezione di Maria un dogma, cioè una verità della fede cattolica, ma questo Bernadette non poteva saperlo.
Così, nel timore di dimenticare tale espressione per lei incomprensibile, la ragazza partì velocemente verso la casa dell’abate Peyramale, ripetendogli tutto d’un fiato la frase appena ascoltata.
L’abate, sconvolto, non ha più dubbi. Da questo momento il cammino verso il riconoscimento ufficiale delle apparizioni può procedere speditamente, fino alla lettera pastorale firmata nel 1862 dal vescovo di Tarbes, che, dopo un’accurata inchiesta, consacrava per sempre Lourdes alla sua vocazione di santuario mariano internazionale.
(Autore: Maria Di Lorenzo Fonte: Enciclopedia dei Santi)


*Madonna del Divin Pianto - Venerata a Cernusco sul Naviglio
(23 febbraio)
Cernusco sul Naviglio, Milano, 6 gennaio e 23 febbraio 1924

Con il nome di «Madonna del Divin Pianto» è denominata l’apparizione della Vergine Maria a una giovane religiosa dell’Istituto delle Suore di Santa Marcellina, suor Elisabetta Redaelli, a Cernusco sul Naviglio, nel 1924. Il messaggio che è stato affidato alla veggente è di duplice natura: da un lato è un invito alla costanza nella preghiera e alla speranza, dall’altro ricorda a tutti, in particolare ai consacrati, la necessità di amare, cercare e consolare Gesù.
Gli arcivescovi di Milano non hanno mai dato un’approvazione ufficiale a quei fatti soprannaturali: tuttavia, il cardinal Schuster commentò che la Madonna si sarebbe fatta strada da sé, mentre il cardinal Martini autorizzò l’intitolazione di una chiesa parrocchiale di Cernusco proprio alla Madonna del Divin Pianto.
Cernusco sul Naviglio è una cittadina a circa venti chilometri da Milano. Una delle sue glorie maggiori consiste nell’essere il luogo di fondazione dell’Istituto delle Suore di Santa Marcellina, popolarmente dette Marcelline. Monsignor Luigi Biraghi, dottore della Biblioteca Ambrosiana e direttore spirituale nel Seminario di Milano (Beato dal 2006), nel 1838 diede corpo a
un’intuizione che aveva già da due anni: fondare un istituto religioso femminile, le cui aderenti, mediante l’educazione della gioventù e in particolare delle ragazze, avrebbero contribuito a ridare basi solide alla famiglia.
Il collegio delle Marcelline di Cernusco venne successivamente adibito a casa di riposo per le suore anziane e a ricovero per quelle ammalate. Nel 1922 vi venne condotta una giovane ventisettenne, suor Elisabetta Redaelli, colpita da un male sconosciuto: aveva frequenti emottisi, era impedita nelle sue funzioni più elementari e, in aggiunta, divenne progressivamente cieca.
Il 6 gennaio 1924, tuttavia, avvenne un fatto che cambiò il corso della sua esistenza. Verso le 22.30, le suore che la vegliavano in infermeria credettero di sentirla parlare nel sonno; in realtà, come riferì loro, era sveglia. Aveva visto una bella Signora che l’aveva consolata: «Prega, confida e spera; tornerò dal 22 al 23». Come facesse ad aver "visto" pur avendo perso l’uso degli occhi, le consorelle non lo capivano.
Il mese dopo, il 3 febbraio, suor Elisabetta fu trovata in lacrime: aveva capito che la Signora sarebbe tornata dal 2 al 3 del mese seguente alla sua prima visita, quindi temeva che non si fosse ripresentata perché lei non era stata «abbastanza buona», come ripeté alle altre suore. Alle 23.45 del 22 febbraio, giornata in cui il medico aveva ormai dichiarato disperata la sua condizione, ella rivide la visitatrice soprannaturale, riconoscendola come la Madonna.
Indossava un mantello celeste e teneva stretto al cuore Gesù Bambino, sul cui volto scorrevano grosse lacrime. Non piangeva, però, a causa dei peccati della veggente: «Il Bambino piange – disse la Vergine con un sorriso mesto – perché non è abbastanza amato, cercato, desiderato anche dalle persone che Gli sono consacrate». Nonostante suor Elisabetta avesse richiesto di essere portata in Paradiso, perché ormai si riteneva un peso per le consorelle, la celeste interlocutrice rispose: «Tu devi rimanere qui, per dire questo!». Improvvisamente, l’ammalata si sentì spinta a chiedere un segno per essere creduta: «Ti rendo la salute!», rispose la visione, poi disparve.
Poco dopo, l’ammalata prese a prese a gridare come in preda a un grande dolore fisico. Suor Emilia Gariboldi, che aveva assistito alla scena insieme a una consorella infermiera, pur non vedendo nulla e sentendo solo le parole pronunciate da lei, l’afferrò al volo prima che saltasse giù dal letto: «Sono guarita!», le rispose. L’intera casa di Cernusco venne presa da un turbine di gioia per l’avvenuto miracolo, la cui notizia si sparse presto anche in paese. La diretta interessata, stupita per il trambusto, commentò: «Ma la Madonna sa fare questo e ben altro!».
Suor Elisabetta, per sfuggire alla curiosità della gente, venne destinata alla Casa Madre di via Quadronno a Milano, dove per lunghi anni si dedicò alle ragazze che frequentavano la scuola. Quando qualcuno le faceva delle domande sugli eventi che l’avevano coinvolta, sviava abilmente il discorso, fedele all’impegno di non raccontare più nulla.
In ogni caso, chiedeva che non si parlasse tanto di lei, quanto piuttosto della Madonna. Morì il 15 aprile 1984, dopo essere stata riportata a Cernusco.
La stanzetta dell’infermeria dov’era accaduta la seconda apparizione venne trasformata in cappella, dove fu collocata una statua che, esattamente come santa Bernadette definì quella dell’Immacolata di Lourdes, era molto somigliante, ma non identica alla visione. In basso, protetto da un vetro, è visibile il punto preciso in cui la Vergine posò i piedi. Sull’arcata della
cappella, che è liberamente visitabile previo contatto con le suore, si staglia invece la sagoma di un albero che porta dei frutti singolari: dei cuori d’argento, simboli di grazie ricevute.
L’apparizione fu denominata «Madonna del Divin Pianto», perché a piangere non fu lei, ma il Bambino che teneva tra le braccia.
Quanto all’approvazione ufficiale, il Beato cardinal Alfredo Ildefonso Schuster, quando venne informato dell’accaduto, commentò che la Madonna si sarebbe fatta strada da sé. Poco dopo l’ottantesimo anniversario, il cardinal Carlo Maria Martini autorizzò l’intitolazione di una parrocchia di Cernusco con quel nome, che attualmente è parte della Comunità Pastorale Famiglia di Nazaret (esiste anche la parrocchia di Nossa Senhora do Divino Pranto a San Paolo del Brasile). Queste dichiarazioni rappresentano per le Marcelline un’approvazione autorevole e indiretta, benché non formale, di quegli eventi soprannaturali. Ogni anno la Comunità Pastorale e le suore ricordano l’evento con una serie di celebrazioni. Il 22 febbraio, alle 23, si svolge una commemorazione dell’apparizione. L’indomani, al mattino, è celebrata una Messa solenne presso la chiesa parrocchiale della Madonna del Divin Pianto, seguita nel pomeriggio da un Rosario itinerante con la statua della Madonna, con partenza dal collegio delle Marcelline e arrivo al Divin Pianto.

(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)


 
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