La Vergine a Gennaio - Istituto Aveta

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La Vergine a Gennaio

Tit.Mariani

*Maria Santissima Madre di Dio

(1 gennaio)
Maria figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l’animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all’opera del figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui (LG, 56).
Nel Concilio di Efeso (431), dove venne affermata la natura umana e divina dell’unica persona del Verbo in Gesù Cristo, venne affermata anche la maternità divina di Maria.
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico.
Martirologio Romano: Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in lei.
La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale.
Originariamente la festa rimpiazzava l'uso pagano delle "strenae" (strenne), i cui riti contrastavano con la santità delle celebrazioni cristiane.
Il "Natale Sanctae Mariae" cominciò ad essere celebrato a Roma intorno al VI secolo, probabilmente in concomitanza con la dedicazione di una delle prime chiese mariane di Roma: S. Maria
Antiqua al Foro romano, a sud del tempio dei Castori.
La liturgia veniva ricollegata a quella del Natale e il primo gennaio fu chiamato "in octava Domini": in ricordo del rito compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù, veniva proclamato il vangelo della circoncisione, che dava nome anch'essa alla festa che inaugurava l'anno nuovo.
La recente riforma del calendario ha riportato al 10 gennaio la festa della maternità divina, che dal 1931 veniva celebrata l'11 ottobre, a ricordo del concilio di Efeso (431), che aveva sancìto solennemente una verità tanto cara al popolo cristiano: Maria è vera Madre di Cristo, che è vero Figlio di Dio.
Nestorio aveva osato dichiarare: "Dio ha dunque una madre?
Allora non condanniamo la mitologia greca, che attribuisce una madre agli dèi "; S. Cirillo di Alessandria però aveva replicato: "Si dirà: la Vergine è madre della divinità?
Al che noi rispondiamo: il Verbo vivente, sussistente, è stato generato dalla sostanza medesima di Dio Padre, esiste da tutta l'eternità... Ma nel tempo egli si è fatto carne, perciò si può dire che è nato da donna".
Gesù, Figlio di Dio, è nato da Maria.
È da questa eccelsa ed esclusiva prerogativa che derivano alla Vergine tutti i titoli di onore che le attribuiamo, anche se possiamo fare tra la santità personale di Maria e la sua maternità divina una distinzione suggerita da Cristo stesso: " Una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!".
Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Lc 11, 27s).
In realtà, "Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio Onnipotente" (Lumen Gentium, 56).
La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale.
Originariamente la festa rimpiazzava l'uso pagano delle "strenae" (strenne), i cui riti contrastavano con la santità delle celebrazioni cristiane.
Il "Natale Sanctae Mariae" cominciò ad essere celebrato a Roma intorno al VI secolo, probabilmente in concomitanza con la dedicazione di una delle prime chiese mariane di Roma: S. Maria Antiqua al Foro romano, a sud del tempio dei Castori.
La liturgia veniva ricollegata a quella del Natale e il primo gennaio fu chiamato "in octava Domini": in ricordo del rito compiuto otto giorni dopo la nascita di Gesù, veniva proclamato il vangelo della circoncisione, che dava nome anch'essa alla festa che inaugurava l'anno nuovo.
La recente riforma del calendario ha riportato al 10 gennaio la festa della maternità divina, che dal 1931 veniva celebrata l'11 ottobre, a ricordo del concilio di Efeso (431), che aveva sancìto solennemente una verità tanto cara al popolo cristiano: Maria è vera Madre di Cristo, che è vero Figlio di Dio.
Nestorio aveva osato dichiarare: "Dio ha dunque una madre? Allora non condanniamo la mitologia greca, che attribuisce una madre agli dèi "; S. Cirillo di Alessandria però aveva replicato: "Si dirà: la Vergine è madre della divinità? Al che noi rispondiamo: il Verbo vivente, sussistente, è
stato generato dalla sostanza medesima di Dio Padre, esiste da tutta l'eternità... Ma nel tempo egli si è fatto carne, perciò si può dire che è nato da donna". Gesù, Figlio di Dio, è nato da Maria.
È da questa eccelsa ed esclusiva prerogativa che derivano alla Vergine tutti i titoli di onore che le attribuiamo, anche se possiamo fare tra la santità personale di Maria e la sua maternità divina una distinzione suggerita da Cristo stesso: " Una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: "Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!".
Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!"" (Lc 11,27s).
In realtà, "Maria, figlia di Adamo, acconsentendo alla parola divina, diventò madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con la grazia di Dio onnipotente"
(Lumen Gentium, 56).
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)


*Vergine dei Poveri di Banneux

(15 gennaio)
Vogliamo celebrare oggi la Vergine apparsa a Banneux, villaggio belga, nel gennaio del 1933, anche per ricordare la scomparsa di Mariette Beco (la veggente), morta a novant’anni il 6 dicembre 2011. La bimba aveva solo 11 anni, quando le apparve la Madonna, benché ella (primogenita di dieci figli in una famiglia di minatori) fosse l’ultima e la più ignorante alla scuola di catechismo. Del resto i genitori erano indifferenti, se non proprio ostili alla religione. Ed ecco che in una sera invernale, nell’orto coperto di neve, al di là dei vetri della cucina, la ragazzina vede una dolce Signora che la invita. La prima volta si chiude in casa spaventata. Le sere
successive esce accompagnata dal papà a dialogare con la «bella Signora» che la tratta con estrema cortesia e le manifesta il suo nome: «Io sono la Vergine dei poveri». Poi la conduce a una fontana d’acqua, dicendole: «Questa è riservata per me».
«Perché per me?», chiede ingenuamente la fanciulla. Ma la Madonna sorridendo indica se stessa e dice: «È per tutte le nazioni…, per gli ammalati…». E chiede che venga costruita una cappella, spiegando «Io sono venuta per addolcire la sofferenza…». Dopo 15 anni di attenta investigazione, il vescovo di Liegi riconobbe l’autenticità delle apparizioni e di alcuni miracoli. E quel piccolo e sperduto santuario divenne meta di pellegrinaggio. Da allora Banneux è luogo di preghiere di prodigi. La vita di Mariette è stata la normale vita di una donna sposata e madre, poi vedova e colpita dalla prematura morte di due figlie. E anche lei quando il dolore rischiava di travolgerla, si recava pellegrina per dissetarsi alla fontana donata dalla Vergine. Di sé diceva: «Sono stata solo un postino incaricato di portare un messaggio. Una volta che il messaggio è arrivato il postino non ha più alcuna importanza».
Banneux è un piccolo villaggio delle Ardenne, in Belgio, distante poco più di venti chilometri dalla città di Liegi. Un villaggio di gente povera, formato da appena 325 anime, quasi tutti minatori addetti alle torbiere e boscaioli venuti da fuori per lo sfruttamento delle grandi foreste delle Ardenne. In una frazione di Banneux, chiamata La Fange (Il Fango), aveva posto la propria dimora Julien Beco, che aveva sposato nel 1920 Louise Wégimont. Un anno dopo, il 25 marzo 1921, di Venerdí santo, nasce Mariette, la prima di undici figli.
La bambina, come primogenita, si trova spesso nella necessità di aiutare la propria famiglia. A scuola é in ritardo di due anni rispetto ai suoi coetanei per le molte assenze dovute agli impegni familiari ed anche al catechismo, al quale si è iscritta il 20 maggio 1931, risulta essere la peggiore della classe, tanto da provocare le rimostranze del cappellano.
Nessuno però in famiglia si preoccupava di queste cose, a casa dei Beco, fra l’altro, si respirava a quel tempo un clima di completa indifferenza religiosa. Un atteggiamento piuttosto comune tra gli abitanti di Banneux, dove incredulità e agnosticismo, alimentati da vaghi ideali “socialisteggianti”, erano assai diffusi.
Ma ecco che una domenica di gennaio del 1933, accadeva qualcosa di insolito, destinato a cambiare non solo l’esistenza di Mariette e della sua famiglia, ma anche a imprimere una svolta nella storia della nostra vecchia Europa, a cavallo fra le due grandi guerre. Qualcosa che è giunto fino a noi come lo “straordinario mistero di Banneux”.
Il 15 gennaio 1933, la neve e il ghiaccio hanno ricoperto “la Fange”, il vento soffia gelido e tagliente. Sono le sette circa di sera. Una bambina di poco più di undici anni, Mariette Beco, sta guardando attraverso i vetri della cucina, da cui si scorge l’orto, la strada e il bosco di abeti. Da lontano spia il ritorno del fratello Julien, uscito di casa con alcuni amici fin dal mattino, e intanto sorveglia il sonno dell’ultimo nato, che dorme beatamente nella culla. All’improvviso vede in giardino la figura di una bella Signora. È ritta, immobile, splendente, con le mani giunte e il capo leggermente inclinato verso sinistra. “Oh mamma – esclama lei – c’è una Signora in giardino!”.
Mariette prende una corona che solo qualche giorno prima aveva trovato lungo la strada di Tancrémont e si mette a recitare il rosario mentre contempla con stupore l’apparizione. La bella Signora le fa cenno di andare da lei, Mariette allora lascia la finestra apprestandosi ad uscire, senonchè sua madre, spaventatissima, glielo impedisce chiudendo la porta di casa a chiave. Mariette torna alla finestra, ma la Signora è già scomparsa.
Tre giorni dopo, alla stessa ora, ha una nuova apparizione. Questa volta esce in giardino e segue la Signora fino a una fonte, dove le viene ordinato di immergere le mani dentro l’acqua. La bambina ubbidisce senza esitare e la bella Signora le dice: “Questa sorgente è riservata per me”. Poi la saluta con un cortese “Buona sera, arrivederci!”.
La sera del 19 Gennaio, accompagnata questa volta dal padre, Mariette esce di casa e giunta in giardino si inginocchia, nonostante il terreno ricoperto di neve, e prega a bassa voce. Quando a un certo punto stende le braccia verso il cielo e grida: “Eccola!”.
Dopo un attimo di silenzio, domanda: “Chi siete voi, bella Signora?”. E la Signora le risponde: “Io sono la Vergine dei Poveri”.
Poi la Madonna guida la bambina fino alla sorgente. Qui Mariette s’inginocchia e domanda ancora: “Bella Signora, ieri voi avete detto: questa sorgente è riservata per me. Perché per me?”. E così dicendo, porta la mano al petto, indicando se stessa. Il sorriso della Madonna si accentua ancora di più e le risponde che quella sorgente “è per tutte le nazioni…per gli ammalati…”.
Nelle apparizioni successive la Vergine domanda che le si costruisca una piccola cappella, raccomanda di pregare molto e rivela a Mariette il suo compiuto materno: “Io vengo ad addolcire la sofferenza…”.
Nella sua ultima apparizione, il 2 marzo 1933, la Madonna ha il volto grave e non sorride. Dice a
Mariette: “Io sono la Madre del Salvatore, la Madre di Dio”. Poi stende le mani sulla bambina e dopo averla benedetta con un segno di croce scompare.
L’autenticità delle otto apparizioni avvenute a Banneux è stata riconosciuta dalla Chiesa nella lettera pastorale di monsignor L. J. Kerkhofs, vescovo di Liegi, il 22 agosto 1949, che aveva ricevuto nel ’42 dalla Santa Sede l'incarico di occuparsi del caso. Ma fin dai giorni successivi alle apparizioni era cominciato nel piccolo villaggio belga il flusso inarrestabile dei pellegrini. Da allora, tutte le sere, nel piccolo paese una folla di fedeli continua la devota preghiera di Mariette Beco. Banneux è diventato un centro di spiritualità mariana, dove innumerevoli sono le guarigioni nel corpo e nello spirito che avvengono a quei credenti che - in questo luogo e attraverso Maria - lo chiedono caparbiamente con fede al Signore.
Tutte le nazioni sono convocate a Banneux, nel cuore dell'Europa, perché riconoscano che solo Dio può donare la luce vera, quella che illumina ogni uomo. In modo speciale agli ammalati nel corpo o nello spirito è offerta la sorgente perché trovino sollievo nelle loro sofferenze e possano viverle con Gesù, avendo accanto la Madre.
Nel corso degli anni la devozione verso questa straordinaria epifania mariana è cresciuta nel cuore dei fedeli e di molti santi e fondatori di famiglie religiose. Come non ricordare Don Calabria che pose i suoi figli spirituali sotto la protezione della Vergine dei Poveri? E così hanno fatto anche il P. Marcel Roussel, fondatore delle Lavoratrici Missionarie dell’Immacolata, e P. Andrea Gasparino del Movimento Missionario Contemplativo Charles de Foucauld. Senza contare la devozione del beato cardinale Schuster che faceva recapitare ad amici ammalati bottigliette d’acqua della sorgente dove la Madre dei Poveri era apparsa riservando quell’acqua miracolosa a tutte le nazioni.
(Autore: Maria Di Lorenzo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)


*Nostra Signora di Pontmain

(17 gennaio)
Il Santuario ricorda l'ultima delle apparizioni avvenute in Francia nel secolo scorso; essa si erificò in un momento drammatico per la nazione, quando il suo esercito era stato duramente sconfitto da quello prussiano e l'imperatore Napoleone III era stato fatto prigioniero.  
La sera del 17 gennaio 1871 la Vergine compariva, nel cielo stellato, a un gruppo di bambini di Pontmain
(un villaggio bretone di trecento abitanti).  

Ella non disse nulla, ma fece solo dei gesti, il messaggio fu affidato a delle scritte che, lettera dopo lettera, si disegnavano lentamente nel cielo: «Pregate, figli miei - Dio vi esaudirà fra breve - Mio Figlio si lascia toccare,,.  
L'apparizione durò tre ore, durante le quali gli abitanti dei villaggio, sotto la guida del curato, pregarono e cantarono con fervore.  
Una prima approvazione del vescovo si ebbe già l'anno dopo il verificarsi del fatto.  
La chiesa, in bello stile gotico, venne iniziata subito dopo le apparizioni e portata a termine nel 1880.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)


*Madonna del Miracolo - Venerata a Roma

(20 gennaio)
Il 20 gennaio 1842, a Roma, all’interno della chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, la Vergine Maria «bella e maestosa come raffigurata sulla Medaglia Miracolosa», apparve sull’altare della chiesa, nella cappella di San Michele Arcangelo, ad Alphonse Ratisbonne, un giovane e ricco ebreo alsaziano, convertendolo all’istante al credo cattolico.
La storia della sua conversione è indubbiamente la grazia più significativa e importante, tra quelle a noi conosciute, ottenuta per mezzo della "Medaglia Miracolosa", che la Madonna ha donato il 27 novembre 1830 a Santa Caterina Labouré, nella celebre apparizione che ebbe luogo nel convento parigino delle Figlie della Carità, in Rue du Bac.
La conversione dell’ebreo Ratisbonne ebbe da subito alta risonanza in tutto il mondo, anche grazie alla pubblicazione della commovente lettera autobiografica che scrisse, il 12 aprile 1842,
all’amico sacerdote Dufriche-Desgenettes, parroco delle celebre chiesa parigina di Nostra Signora delle Vittorie (dove a quel tempo risiedeva anche il fratello maggiore di Ratisbonne, Théodore, da alcuni anni convertitosi al cattolicesimo e divenuto sacerdote).
Da allora Sant’Andrea delle Fratte, meglio conosciuta come il Santuario romano della Madonna del Miracolo, è considerata uno dei più importanti Santuari mariani internazionali.
Storia di una conversione miracolosa
Nel 1842, Alphonse-Charles-Tobie Ratisbonne, un giovane ventottenne alsaziano, appartenente a una importante e facoltosa famiglia di banchieri ebrei, in attesa di sposarsi con la sua Flora, aveva deciso di trascorrere alcuni mesi in viaggio fino a Costantinopoli, per riprendersi da alcuni seri problemi di salute che da tempo lo affliggevano.
Durante il viaggio, anche su pressante invito di due importanti famiglie ebraiche presso le quali si era recato in visita a Napoli, i Culmann e i Rothschild, decise di andare a Roma, dove ritrovò un vecchio compagno di studi, il barone Gustave de Buissières.
Durante il suo soggiorno romano, Ratisbonne era solito trascorrere momenti di svago a casa de Buissières, e non esitava ad ironizzare sulla religione cattolica, che considerava una "istituzione di pazzi", specialmente alla presenza di Théodore de Buissières (in passato grande amico di Théodore Ratisbonne), che da alcuni anni, da protestante, si era convertito al cattolicesimo.
Il 15 gennaio 1842, mentre Alphonse si preparava a lasciare Roma, decise di andare a salutare Théodore de Buissières, dal quale ricevette una sfida: lo scettico Ratisbonne avrebbe dovuto indossare una "Medaglia Miracolosa" (identica a quelle che Santa Caterina Labouré distribuiva dopo la celebre apparizione del 1830), sino al suo ritorno in Francia, e avrebbe inoltre dovuto recitare, due volte al giorno, al mattino e alla sera, la celebre preghiera mariana di San Bernardo di Chiaravalle, il "Memorare".
Ratisbonne accettò la sfida, e indossò la medaglia, che avrebbe comunque poi voluto donare come ricordo alla sua fidanzata, nella piena convinzione che quelle forme di "superstizione", come egli amava chiamarle, non avrebbero provocato in lui un benchè minimo cambiamento spirituale.
Giovedì 20 gennaio 1842, Ratisbonne (che nel frattempo aveva posticipato di qualche giorno la sua vacanza romana), accompagnò il suo amico barone nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, poiché questi doveva organizzare il funerale di un suo caro amico da poco scomparso, il conte La-Ferronays. Il giovane banchiere alsaziano, mentre attendeva l’amico Théodore, decise nel frattempo di visitare la chiesa, per ammirarne le bellezze artistiche.
Appena giunto dinanzi alla cappella dedicata a San Michele Arcangelo, si trovò improvvisamente solo e fu lì che avvenne il miracolo: egli vide d’un tratto una piccola sfera di luce che all’improvviso esplose in migliaia di frammenti di un bagliore accecante, che gli trafissero il cuore con l’amore della Vergine Maria e vide poi la Madonna ritta davanti a lui, avvolta nella luce e circondata da palpitanti raggi di sole.
Ratisbonne descrisse così la sua miracolosa conversione: «La Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo. Nessun oggetto d'arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava dinanzi a me... Ben presto anche quel cane disparve.
La Chiesa intera disparve; io non vidi più nulla... O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa! ... Come potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è inesprimibile… Ero da pochi istanti nella chiesa di Sant'Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii afferrato da un turbamento inesprimibile.
Alzai gli occhi; l'edificio intero era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull'altare, alta, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che dicesse: "Bene!" Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto…
Le parole non bastano per dare un’idea dei doni ineffabili che sgorgano dalle mani della nostra Madre! La misericordia, la tenerezza e la ricchezza dei Cieli ne fluiscono a torrenti riversandosi sulle anime dei protetti da Maria! … La Vergine non pronunciava alcuna parola, ma compresi perfettamente... Provavo un cambiamento così totale che credevo di essere un altro, la gioia più ardente scoppiò nel profondo dell'anima; non potei parlare...
Non saprei render conto delle verità di cui avevo acquisito la fede e la conoscenza. Tutto quello che posso dire è che il velo cadde dai miei occhi; non un solo velo, ma tutta la moltitudine di veli che mi aveva circondato, scomparve... Uscivo da un abisso di tenebre, vedevo nel fondo dell'abisso le estreme miserie da cui ero stato tratto a opera di una misericordia infinita... Tanti uomini scendono tranquillamente in questo abisso con gli occhi chiusi dall'orgoglio e dall'indifferenza...
Mi si chiede come ho appreso queste verità, poiché è certo che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una sola pagina della Bibbia: tutto quello che so è che, entrando in chiesa, ignoravo tutto, e uscendone, vedevo tutto chiaro...
Non avevo alcuna conoscenza letterale ma interpretavo il senso e lo spirito dei dogmi, tutto avveniva dentro di me, e queste impressioni, mille volte più rapide del pensiero, non avevano solamente commosso l'animo, ma l'avevano diretto verso una nuova vita...
I pregiudizi contro il Cristianesimo non esistevano più, l'amore del mio Dio aveva preso il posto di qualsiasi altro amore… Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato di pianto. Non potei rispondere alle sue domande... Tenevo in mano la medaglia che avevo appesa al collo e coprivo di baci l'immagine della Vergine... Era Lei, sicuramente Lei!
Non sapevo dove ero, non sapevo se ero Alphonse o un altro; provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di ritrovare me stesso e non mi ritrovavo... Non riuscivo a parlare; non volevo dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi costringeva a cercare un sacerdote».
Tutti i cattivi pensieri e le avversità che Ratisbonne nutriva nei confronti del cristianesimo scomparvero dalla sua mente, ed il suo modo di pensare mutò in maniera talmente radicale che abbandonò tutto, lasciò la fidanzata che doveva sposare, e il 31 gennaio si fece battezzare.
Pochi anni dopo entrò nella Compagnia di Gesù (proprio con quei gesuiti contro i quali egli stesso confessava che «ardeva in lui dell’odio il più mortale»), e fu ordinato sacerdote nel 1848.
Si trasferì in Terra Santa, al seguito del fratello maggiore Théodore, nel movimento da questi fondato nel 1843 a Parigi, le Religiose di Nostra Signora di Sion, per pregare ed impegnarsi a un dialogo costruttivo con gli ebrei tendente all’unità, e per fondare una nuova sede dell’Istituto, nei pressi dell'antico pretorio di Pilato, dove venne rinvenuto il "Lithostrotos" di cui parla il Vangelo di Giovanni.
Ratisbonne morì santamente ad Ain Karim il 6 maggio 1884, nella stessa terra dove il Figlio di quella "Meravigliosa Regina" che gli era apparsa convertendolo, era morto sulla croce anche per la sua salvezza.
«La Lourdes romana»
Subito dopo la diffusione della notizia del prodigioso miracolo, che aveva ormai fatto il giro di tutta Roma, la Santa Sede decise di iniziare un processo per chiarire cosa fosse realmente accaduto.
Il cardinale Vicario Costantino Patrizi, delegò il suo promotore fiscale, Francesco Anivitti, di
occuparsi con tutta la celerità e accuratezza degli atti del processo. Furono sottoposti ad un rigoroso esame ben nove testimoni, tra cui Ratisbonne, i quali sotto giuramento deposero quanto avevano visto e udito.
Il cardinal Patrizi, dopo aver accuratamente studiato gli atti processuali, e dopo aver udito il parere di molti Consultori di sana dottrina e specchiata virtù e pietà, con Decreto del 3 giugno 1842, dichiarò e definì la conversione di Alphonse-Marie Ratisbonne «essere veramente miracolosa», concedendo inoltre la facoltà di pubblicarne il racconto degli atti processuali.
Da allora, il 20 gennaio di ogni anno, nel cuore del centro storico di Roma, nella Basilica di Sant’Andrea delle Fratte (affidata nel 1585 da Sisto V alla cura dei Padri Minimi di San Francesco di Paola), si fa memoria, con una solenne e maestosa cerimonia, dell’unica apparizione certificata della Vergine Maria nella città eterna.
Per le numerose conversioni registrate dinanzi alla veneratissima immagine posta nella cappella dell’apparizione, Papa Benedetto XV ha definito questo importante santuario mariano "la Lourdes romana". Nel corso degli anni  è stato inoltre arricchito  di numerose indulgenze e privilegi: Pio XII, nel 1942, elevò la chiesa a Basilica e Giovanni XXIII, nel 1959, la insignì del titolo cardinalizio.
Numerosi santi sono venuti a pregare nel Santuario della Madonna del Miracolo: da santa Maria Crocifissa di Rosa, fondatrice delle Ancelle della Carità, a san Giovanni Bosco (che si recò nel Santuario il Sabato Santo del 1880, per affidare alla Vergine Maria l’approvazione delle Costituzioni dei Salesiani), fino a Santa Teresa di Lisieux, che nel 1887, durante il suo soggiorno romano, dimorava con la sua famiglia a pochi metri di distanza.
Furono devoti alla Madonna del Miracolo anche San Vincenzo Pallotti e San Luigi Guanella, San Luigi Orione e la Beata Maria Teresa Ledóchowska. San Massimiliano Maria Kolbe, che il 29 gennaio 1918 celebrò la sua Prima Messa proprio all’altare dell’apparizione, fu tra i più assidui frequentatori del santuario romano. Anche San Giovanni Paolo II venerò l’immagine della Madonna del Miracolo, durante la sua visita pastorale del 28 febbraio 1982.
(Autore: Dario Di Maso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)


 
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