Le News dalla Scuola - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Le News dalla Scuola

La Scuola > Documenti condivisi

*Ministro dell'Istruzione *Domande-Risposte *Preghiera dell'Alfabeto *Ai Pinocchi e ai Lucignoli *News della Scuola n.2 *News della Scuola n.3 *News della Scuola n.4 *News della Scuola n.5*

Stefania Giannini - Ministro dell'Istruzione

Biografia
Nata a Lucca il 18 novembre 1960, coniugata con due figli, Stefania Giannini ha studiato presso l'Università di Pisa e di Pavia fino a conseguire il titolo di professore ordinario di Glottologia e Linguistica.
Rettore dell'Università per Stranieri di Perugia dal 2004 al 2012, ha ricoperto incarichi di
rilievo in ambito nazionale e internazionale, nei settori dell'education e della promozione culturale.
È stata membro della Commissione nazionale per la Promozione della Cultura Italiana all’Estero del Ministero degli Affari Esteri,  Presidente della Commissione di Studio del CNR per l’Etica della Ricerca e la Biotetica,  membro del Comitato di orientamento strategico per le relazioni scientifiche e culturali fra Italia e Francia. Dal 2006 al 2011 è stata delegato della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e responsabile delle Relazioni Internazionali.
Nel 2011 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.
In occasione delle elezioni politiche del 2013, è stata eletta Senatore della Repubblica nelle liste di Scelta Civica della Regione Toscana.
Capogruppo di Scelta Civica nella VII Commissione del Senato (Istruzione Pubblica, Beni Culturali) e Presidente della delegazione parlamentare dell'INCE (Iniziativa Centro Europea), a novembre 2013 diventa Segretario Politico di Scelta Civica.


Domande/Risposte
Ecco le risposte della professoressa Stefania Giannini (lista Monti), sul tema Università, e scuola alle domande del professor Stefano Semplici.
1)
L'Unione Europea ha fissato per tutti gli stati membri l'obiettivo di una percentuale di laureati sul totale della popolazione, nella fascia di età compresa fra i 30 e i 34 anni, pari al 40 percento. Questo obiettivo, che dovrebbe essere centrato entro il 2020, appare irraggiungibile per l'Italia, che è riuscita finora a portarsi solo intorno al 20 percento (anche se i dati sui laureati triennali degli ultimi anni fanno immaginare che questa percentuale si alzerà). La candidata/il candidato dica se condivide o no la tesi, ribadita dal Consiglio dell'Ue nel 2011, che il perseguimento di questo obiettivo ha "un impatto positivo sull'occupazione e la crescita". Se la condivide, illustri le iniziative che a suo avviso devono essere assunte in tema di strutture, personale e organizzazione didattica. Dica anche in che modo dovranno essere finanziate. La candidata/il candidato dica se condivide o no la tesi, ribadita dal Consiglio dell'Ue nel 2011, che il perseguimento di questo obiettivo ha "un impatto positivo sull'occupazione e la crescita". Se la condivide, illustri le iniziative che a suo avviso devono essere assunte in tema di strutture, personale e organizzazione didattica. Dica anche in che modo dovranno essere finanziate.
Una crescita basata su conoscenza e innovazione e sulla creazione di nuovi e migliori posti di lavoro (obiettivi di Europa 2020) potrà essere prodotta solo da una società più istruita, più competente e costantemente aggiornata nelle proprie competenze. Tre strumenti chiari e semplici, cui corrispondono importanti programmi europei (Youth on the Move, Life-long learning) e finanziamenti altrettanto significativi. Non condividere questa visione significa porsi al di fuori della storia. Cosa fare in Italia, perché il numero dei nostri laureati si avvicini all’obiettivo indicato dal Consiglio Europeo perché questi stessi laureati siano pronti a fare la loro parte nell’occupare i 16 milioni di nuovi posti di lavoro altamente qualificato che saranno creati entro lo stesso anno 2020, in Europa?
Vedo tre livelli di intervento.
Primo: il potenziamento del Diritto allo studio, Cenerentola nelle politiche universitarie dell’ultimo decennio, per garantire un reale incentivo al merito e una terapia efficace per la dispersione ancora altissima (in termini di studenti fuori corso e numero di abbandoni). Gli strumenti esistono, non vanno inventati: l’istituzione di un fondo nazionale per borse di studio (erogate anche nella forma del prestito d’onore), che permettano e incentivino sia la mobilità nazionale degli studenti che la mobilità internazionale è uno dei più sperimentati e con successo in molti paesi avanzati.
Secondo: la restituzione di un valore reale al titolo di studio, in cui le famiglie e gli studenti hanno perso progressivamente fiducia. Ciò significa il ripristino di una cultura del merito, che passa concretamente dal completamento del processo di valutazione della didattica e della ricerca, recentemente introdotto in Italia (ANVUR), ma non ancora messo a regime per tutto il sistema e dall’attuazione di un piano nazionale di orientamento che permetta agli studenti di scegliere in base al loro talento reale e anche considerando le potenzialità di occupazione.
Terzo: la didattica universitaria è stata radicalmente trasformata nel passaggio dalle lauree quadriennali al sistema a due livelli (3+2). Non tutto ha funzionato subito, né senza sofferenze, ma oggi la riforma è digerita. Si deve agire piuttosto sulla maggiore integrazione fra la comunità degli studenti e la comunità dei docenti: il primo commento dei ragazzi che tornano dal semestre Erasmus riguarda questo aspetto. E anche qui il cambiamento è prima culturale e poi strutturale (più elasticità nell’uso delle strutture di servizio, p.es. Perché le biblioteche di Lovanio sono aperte dalla mattina a notte fonda e le nostre chiudono inderogabilmente all’ora di cena?)
I finanziamenti pubblici dovranno essere senz’altro adeguati agli standard internazionali, ma un rifinanziamento a pioggia non produrrebbe l’aumento della qualità media e l’emergere delle eccellenze a livello internazionale. Più premialità collegata alla valutazione, anche per gli atenei. I finanziamenti privati sono stati finora timidi e occasionali. Il credito d’imposta strutturale è uno strumento ben collaudato in molti Paesi del mondo (UK, Francia, Singapore) e servirebbe ad attrarre anche investimenti stranieri in ricerca e innovazione. Tagliare veramente la spesa pubblica è un obiettivo fondamentale dell’Agenda Monti: spendere meno e spendere meglio significa collocare la spesa per l’istruzione negli investimenti in capitale umano quindi nel futuro del Paese.
2) Negli anni Ottanta del diciannovesimo secolo, il ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli promosse un tentativo di riforma dell'università che non ebbe successo. Egli intendeva garantire agli atenei una "triplice autonomia" (amministrativa, disciplinare e didattica), con l'obiettivo di promuovere una "concorrenza vigorosa" e una "selezione naturale". La candidata/il candidato ritiene che l'idea della competizione per la sopravvivenza sia la chiave per promuovere allo stesso tempo l'eccellenza e l'equità? E' favorevole alla separazione fra poche università riservate ai migliori (docenti e studenti) e una rete anche ampia di università di "seconda fascia" per tutti gli altri? E in che modo andrebbe a suo avviso regolato l'accesso (per docenti e studenti) alle università della serie A?
Anche nel campo dell’istruzione dobbiamo introdurre e valorizzare due parole chiave: competizione e cooperazione. La competizione stimola condizioni di concorrenza fra atenei nel libero mercato internazionale, le migliori università per i migliori studenti, ma soprattutto per ricchi (Harvard è il paradigma noto). La cultura della cooperazione mira all'inclusione sociale: università di massa con libero accesso per tutti, ma spesso svalutate. I paesi che hanno privilegiato l'uno o l'altro stanno consumando il loro futuro, perché lasciare l'istruzione superiore a chi se la può permettere indipendentemente dal merito è contro la storia e l'idea stessa di progresso. Così come dare l'università a tutti, ma dargliela svalutata è come inflazionare la moneta per far tutti milionari. Cioè una truffa. Per lo sviluppo di una società globale e mobile, con tassi elevati di immigrazione (+15% nel Sud d'Europa dal 2005) e tassi drammaticamente elevati di disoccupazione giovanile (oltre il 20% in tutta l'Eurozona), educazione e cultura devono rispondere ad entrambe le missioni (inclusiva e competitiva) con equilibrio di strumenti, metodi e risorse. Partendo dalla scuola.
Non vedo nel futuro del sistema universitario italiano due campionati con accessi differenziati, non farebbe bene ad un Paese che deve irrobustire tutto il sistema dell’istruzione superiore. Ritengo, tuttavia, naturale e fisiologico che accanto al consolidamento di una qualità media certificata (QS SAFE 2011, 5° posizione in Europa e 10° nel mondo), si debba favorire e non scoraggiare percorsi di eccellenza presso quegli atenei che vogliono scommettere anche sulla competizione internazionale nei loro settori di punta (non tutti tutto dappertutto) e a cui gli studenti capaci e meritevoli (Art. 34) abbiano facoltà di accesso con accesso finanziato con un sistema di prestito restituibile in misura proporzionale alla retribuzione.
In sintesi: assicurare il livello medio e scommettere sull’eccellenza. Non c’è contraddizione, purché questo tema (istruzione e ricerca) torni al centro dell’agenda politica.
3) I provvedimenti di questi ultimi anni, a partire dalla legge Gelmini, hanno decisamente concentrato sulla ricerca la valutazione dell'attività e della "produttività" dei docenti universitari. Nelle nuove procedure di abilitazione, requisito necessario per la partecipazione ai veri e propri "concorsi", non si prevede più una prova didattica. La candidata/il candidato pensa che possano esserci "professori" che non insegnano o riconosce al contrario la centralità della responsabilità didattica nella sua unità inscindibile con l'attività di ricerca?
É favorevole all'indicazione di un limite minimo di ore di lezione che tutti i docenti universitari
dovrebbero essere obbligati a tenere, a prescindere da qualsiasi "merito" e impegno di ricerca? Ritiene che 120 ore di lezione l'anno possano essere un limite ragionevole? Quali provvedimenti intende promuovere per garantire agli studenti la presenza puntuale di tutti i loro professori per le lezioni, il ricevimento, gli esami?
Ho sempre pensato che i professori universitari siano (e debbano continuare ad essere) studiosi che insegnano e non insegnanti che studiano. La combinazione della ricerca e della didattica è fondamentale perché le università rispondano alla loro vocazione storica e alla loro missione moderna: luoghi in cui si produce e si trasmette un sapere critico originale. Ciò non toglie che l’equilibrio fra le due componenti (ricerca e didattica) possa essere regolato da princìpi di flessibilità organizzativa e di valutazione rigorosa dell’impegno dei singoli nel singolo ateneo (autonomia responsabile), come avviene altrove. Chi insegna a Princeton o al Max Plank ha obblighi diversi rispetto ai colleghi di altre università americane o tedesche, perché diversa è la finalità di queste due prestigiose istituzioni di alto profilo internazionale rispetto al resto del sistema.
Questo principio non mi pare disdicevole, se ben trasferito nel nostro sistema. La soglia minima di 120 ore è un compromesso ragionevole (almeno nel presente) fra l’organizzazione ‘anarchica’ del passato (altri numeri e altro contesto) e il rischio di trasformare i ricercatori e gli studiosi in ‘impiegati del pensiero’, che, se estremizzato, ucciderebbe l’università nel futuro.
La puntualità, il rigore e l’autorevolezza non si assegnano per decreto, sono bensì il frutto di un passaggio di consegne, etico, dottrinale e di metodo, fra maestri e allievi. Su questo si fonda l’Accademia da Aristotele ai giorni nostri e su questo dobbiamo tornare ad investire. Più maestri nelle nostre aule universitarie e meno regolamenti. Non siamo, né vogliamo essere considerati ‘uffici contabili della cultura’.
4) Nei test di verifica delle principali competenze acquisite dagli studenti delle scuole italiane il "federalismo" delle differenze si impone come una realtà ormai consolidata. Prendendo come esempio i risultati dell'indagine Ocse-Pisa del 2009 per le scienze, gli studenti di regioni come la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia, la Valle d'Aosta, il Trentino Alto Adige e il Veneto si collocano al di sopra della media Ocse, mentre molto al di sotto sono quelli di quasi tutte le regioni meridionali, con dati particolarmente negativi per Calabria, Campania e Sicilia. In che modo la candidata/il candidato ritiene che si debba intervenire per ridurre questo fattore primario di iniquità? E con quali risorse? E' favorevole, in particolare, a concentrare gli interventi anche "premiali" su quelle realtà che si rivelano capaci di contribuire di più alla crescita dei giovani nelle aree più difficili e disagiate?
I princìpi enunciati sopra valgono a maggior ragione per la scuola, che è istruzione dell’obbligo e che deve quindi garantire a tutti (veramente a tutti) il più alto grado possibile di cultura e di preparazione di base per il prosieguo degli studi. Lo squilibrio che i dati OCSE-PISA 2009 hanno evidenziato riflettono uno squilibrio reale, di cui il Paese soffre a scuola e altrove. Le quattro leve che porteranno ad un maggiore equilibrio sono, nell’ordine: autonomia reale ai singoli istituti scolastici, valutazione, riqualificazione del personale docente (formazione e aggiornamento), sostegno alle famiglie (anticipazione del diritto allo studio). Sono strumenti pensati e già sperimentati con successo in altri paesi non solo per far migliorare e premiare chi ha già ottenuto risultati apprezzabili, ma anche per migliorare la performance delle regioni svantaggiate.
La stima delle risorse necessarie è possibile utilizzando la previsione del FMI sulla crescita del PIL e dell’inflazione e considerando un riutilizzo pari allo 0,2% per la scuola.
5) Si stanno svolgendo le prove del concorso voluto dal Ministro Profumo per gli insegnanti delle scuole. Questa decisione è stata fortemente contestata da quanti avrebbero preferito non bandire concorsi fino all'esaurimento delle graduatorie dei precari. Qual è la posizione della candidata/del candidato su questo problema? Si impegnerà ad incalzare il prossimo governo perché ogni anno ci siano altri concorsi? E con quali modalità?
I concorsi sono efficaci se e solo se si svolgono regolarmente. Il concorso per gli insegnanti delle scuole è stato sospeso per 13 anni. La conseguenza non poteva che essere la patologia del precariato. Quindi concorsi regolari, che valutino competenze disciplinari e didattiche.


Preghiera dell'Alfabeto
Aiutami a fare la tua volontà.
Benedici la mia famiglia e me.
Confortami.
Donami la pace interiore.
Eleva i pensieri della mia mente.
Fammi trovare amici veri.
Guidami.
Ho bisogno di te.
Illuminami.
Lavami dalle colpe passate.
Mantienimi nella tua grazia.
Non lasciare che mi scoraggi.
Orientami nelle difficoltà.
Perdona i miei peccati.
Quando mi dimentico di te non dimenticarti di me.
Resta sempre con me.
Sostienimi nella tentazione.
Tienimi nella tua grande mano.
Usami come strumento della tua pace.
Visitami nelle ore buie della solitudine.
Zuccherami a volontà, perché c'è troppa gente acida quaggiù.  Amen.


Proposta che piace ai Pinocchi e ai Lucignoli
Con la proposta della riapertura delle Scuole a ottobre, si privilegiano altri interessi. In questo caso, dell'industria del tempo libero. Nessuno più si preoccupa della crescita dei ragazzi. ‹‹Dove vai, Lucignolo››. ‹‹Vado ad abitare nel più bel paese del mondo. Si chiama il Paese dei
Balocchi. Perché non vieni anche tu?››.
‹‹Io? No davvero!››. ‹‹Hai torto, Pinocchio!
Dove vuoi trovare un paese più salubre per noialtri ragazzi? Lì non vi sono scuole; lì non vi sono maestri; lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai.
Il giovedì non si fa scuola e ogni settimana è composta da sei giovedì e una domenica... Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!...››.
Un passetto alla volta, anche noi ci avviciniamo al fantastico Paese dei balocchi. Il senatore Giorgio Rosario Costa, Foto del Senatore Rosario Giorgio COSTA Pdl, propone la riapertura della scuola a ottobre, invece che a settembre com'è adesso.   Motivi didattici? saggia decisione pedagogica per aiutare la crescita dei ragazzi?
Sostegno alla scuola e agli insegnanti? Niente di tutto questo.
Un mese di vacanze in più allungherebbe la stagione turistica che ora soffre di cadute occupazionali e reddituali.
Così scrive il senatore nel suo italiano avventuroso. Mariastella Gelmini, ministro dell'Istruzione, si dice  ‹‹aperta su questo tema perchè il nostro Paese vive di turismo››.
Ancora una volta sulla nostra povera scuola, che va avanti a forza di aggiustamenti e riformine, gli interessi dell'industria del tempo libero.  La proposta entusiasma, si capisce, i Pinocchi e i Lucignoli. Piace ad albergatori, gestori di spiagge, località vacanziere, tour operators.
Spiace ai genitori che a settembre sono già al lavoro e non saprebbero dove mandare i figli ancora in vacanza. Costringe gli insegnanti precari a rinunciare a un mese di stipendio.
Disturba gli insegnanti stabili, che devono organizzare un programma di studi.
Ignora la direttiva europea che prevede almeno 200 giorni di lezioni all'anno.
Pesta i piedi alle Regioni che hanno già fissato il calendario scolastico secondo le esigenze locali.
Allungare la vacanza non c'entra niente con l'istruzione e la formazione dei giovani. La scuola è "sgarrupata", per usare la parola resa celebre dal maestro napoletano Marcello D'Orta nel suo vendutmastrocola paolaissimo libro "Io speriamo che me la cavo".
Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, commenta con amara ironia la proposta del senatore Costa: ‹‹Per come è oggi la scuola, meno ci stanno i ragazzi meglio è.
Trovo più giusto che abbiano tempo per riflettere, stare da soli... Però, meglio in classe che davanti a mille schermi che rimbambiscono››.
Ancora Collodi: ‹‹Nel Paese dei balocchi, si leggevano sui muri scritte col carbone delle bellissime cose: Viva i balocci! Non vogliamo più shole. Abbasso Larin Metica (l'aritmetica)...
Dopo cinque mesi di cuccagna, Pinocchio, con sua grande meraviglia, sente spuntarsi un bel paio d'orecchie asinine e diventa un ciuchino, con la coda e tutto››.  (Autore: Franca Zambonini)


 
Torna ai contenuti | Torna al menu