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Libri Santuario "C"

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*Cara Pompei
Elio Di Giuseppe, Cara Pompei, Ricordi dell’infanzia nell’Istituto "Bartolo Longo", Maiori, 2004, s.i.p.
"… Ma sul treno, quando mio padre si appisolò, solo con me stesso, mentre guardavo, dal finestrino, il profondo azzurro del cielo stellato, una grande commozione m’invase e cominciai a piangere silenziosamente. Portai il mio cuore laddove non avevo voluto prima: ai miei insegnanti e educatori, ai miei compagni, ai maestri d’arte, al povero Greco e alla Madonna del Rosario, che tanti anni prima mi aveva sorriso col luccichio delle gemme: "Perdonami, se non sono venuto a salutarti, perdonami e proteggimi. Anche se non lo merito.
Ha bisogno di te! Ho tanto bisogno della tua pietà"! E tu, cara Pompei, culla soave della mia innocenza, luce e splendore della mia fede cristiana. Tu, Cara Pompei, sponda amica e sicura dei miei sentimenti, perdona la mia ingratitudine. Io ti porterò sempre nel mio cuore, come in questo momento, in tutti i momenti della vita" (p. 185).
Chiude così, questo testo che, sin dalle prime battute, si propone come un percorso autobiografico con cui l’Autore, Elio Di Giuseppe, ex alunno dell’Istituto per i Figli dei Carcerati, ha voluto esternare i suoi sentimenti e manifestare la sua riconoscente gratitudine per quanto ha vissuto e sperimentato durante il periodo, forse più significativo, della propria esistenza e della propria formazione: "In tal modo vorrei lodare e ringraziare la Vergine Santissima e il Fondatore, il Beato Bartolo Longo, per avermi tenuto la mano sul capo, e rivolgere un pensiero riconoscente anche ai miei educatori, i carissimi Fratelli delle scuole Cristiane, meravigliosi interpreti dell’amore evangelico" (p. 11).
La narrazione prende il suo abbrivo come se fosse, quasi, un viaggio nella memoria: "Era il mese di settembre del 1932. Avevo sei anni…" (p. 13). Un viaggio che, poco a poco, mentre riaffiorano ricordi e le immagini si fanno sempre più nitide, si popola di volti, ognuno con la propria storia, ognuno con il proprio ruolo.
Come dalle quinte di un palcoscenico, così dalla memoria emergono, uno dopo l’altro, gli altri protagonisti di questa vicenda dal sapore intimamente familiare, insostituibili compagni di cordata. Ecco, allora, il fratello Fernando; i Fratelli delle scuole Cristiane: Bartolo, Lelio, Alessio, Marziano, Giocondiano, Regolo, Publio, Marziano Vito, Valentino, Raffaele e Pasquale; i maestri di musica
Capasso, Cavallaro e Bezzeccheri; i maestri d’arte Antonio (officina meccanica) e Pisacane (falegnameria); il maestro di ginnastica Scagliarini; Anselmo, il portiere dell’Istituto; Alessio il bagnino; Busiello, il capocuoco; Caparossa, l’ortolano; il Greco, che sostituirà Caparossa; Sebastiano, l’infermiere; e i compagni d’Istituto con i loro soprannomi: Smeffolo, Lord Pummarola, Chiattone, Giraffone, Patatrac, Sciusciella, Boccastorta, Cipolla.
Educatori, maestri ed amici: tutti, indistintamente, preziosi, per il cammino esistenziale, prima infantile, poi adolescenziale e, infine, giovanile d’Elio Di Giuseppe, che non sa nascondere nei loro confronti una stima convinta ed un tenero e delicato affetto.
Il racconto scivola via con leggerezza. Le pagine, una dietro l’altra, invitano il lettore a proseguire nel percorso, non tanto per curiosità, quanto, piuttosto, per condividere e lasciarsi coinvolgere nell’anelito di trascendenza, che illumina di paradiso la testimonianza dell’Autore: "… E lei (la mamma), come al solito, rispose a fior di labbra: "Con nome di Dio, figlio mio". … Quel saluto, che era nello stesso tempo una preghiera e una benedizione, aveva sempre il potere di riportare la serenità nel mio animo. Mi faceva guardare d’istinto verso l’alto dove chiunque lo desideri può scoprire un angolo di Paradiso tutto per sé.
Dove ogni anima fonde nella gloria del Signore e del suo eterno, amorevole respiro…" (p. 16). Un Paradiso che "dentro di noi, quando stiamo in pace con Dio e col prossimo" (p. 37) e che si può sperimentare nell’abbraccio di una madre attesa e desiderata: "Mia madre era là, che mi aspettava con le lacrime agli occhi, mentre mio fratello Fernando si scioglieva dalle sue braccia, che si tesero, tremanti, verso di me.
Un attimo dopo, mi sentii proiettato in Paradiso assieme agli angeli, con tanti fiori, musica e uccellini. Dentro di me, si accese una luce immensa: mi parve di vivere tutta l’eternità in quel solo istante (p. 70).
Scrittore non professionista, Elio Di Giuseppe ha saputo offrirci, così, uno spaccato della sua vita, il cui inizio, per quanto doloroso e nebuloso, non gli ha impedito di guardare al futuro, che grazie all’opera di tanti, si è colorato di speranza e di fede, di luce e serenità, di gratitudine e riconoscenza, di studio e di solida formazione umana e professionale, dimostrando, a posteriori, quanto bene abbia prodotto l’opera caritativa del Beato Bartolo Longo.
Il libro è stato presentato al pubblico, martedì 25 maggio scorso, al Teatro Di Costanzo-Mattiello, presso il Centro Educativo Bartolo Longo, con una Tavola Rotonda cui hanno partecipato Fratel Mauro Spinelli, Direttore del Centro, Angela Sorgente, Presidente dell’Associazione Ex Alunni del Santuario di Pompei, Raffaele Vitagliano, Medico ed ex alunno dell’Istituto, Luigi Avellino, Dirigente Scolastico.
Presenti anche numerosi ex alunni, cittadini di Pompei ed estimatori dell’Opera di Bartolo Longo. I lavori sono stati preceduti da un brevissimo concerto del Complesso Bandistico Bartolo Longo, dal saluto introduttivo di don Pasquale Mocerino, vicedirettore de "Il Rosario e la Nuova Pompei" e da un interessante documentario sulla vita dell’Istituto, risalente agli anni quaranta del secolo scorso.

N.B. Il volume può essere richiesto a: Associazione "Pro Bartolo Longo" Onlus, Via S. Tecla, 24, - 84010 Maiori (SA)
(A cura di Lucio Giacco)


*Caro amico santo ti scrivo
Alcuni rapporti epistolari del Beato Bartolo Longo
(Autore: Ivan Licinio - Edizioni San Paolo, Cinisello Balsao0 (MI), 2012 - pp.130 € 12,00)

I santi non possono essere "imprigionati" in un’immaginetta, ma hanno vissuto la nostra stessa vita, hanno sofferto, hanno gioito, hanno percorso le nostre strade, affrontato problemi che apparivano, dapprima, ostacoli insormontabili.
È quello che viene da pensare leggendo le pagine di "Caro amico santo ti scrivo…", il testo di Don Ivan Licinio, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, che richiama il titolo di una tra le più note canzoni di musica leggera italiana.
Don Ivan, che in questa scelta rivela la sua premura particolare per la pastorale giovanile, legge alcuni rapporti epistolari del beato Bartolo Longo con figure esemplari di santità vissute tra la fine dell’Ottocento e la prima parte del Novecento. Nel testo, sono in particolare considerate le relazioni che il Fondatore del Santuario di Pompei intrattenne con Giuseppe Moscati, Eustachio Montemurro, Michele Rua, Giuseppe Toniolo, Caterina Volpicelli, Annibale Maria di Francia, Paolo Manna, Giustino Maria Russolillo e Padre Pio da Pietrelcina.
La proposizione e la lettura dei testi originali consente di conoscere ognuno di essi senza filtro, nella loro autenticità e schiettezza.
Consideriamo, per esempio, la lettera con cui il Beato Giuseppe Toniolo accoglie l’invito del Longo a venire a Pompei il 28 maggio 1893, in occasione del primo anniversario della "istituzione a pro dei figli dei carcerati".
Dopo aver chiesto il consenso al tema della propria relazione sulla "Storia della carità in Italia", Toniolo conclude la missiva scrivendo: "Sopra tutto raccomando a lei, alla Contessa, alle loro Orfanelle e bimbi ricoverati, me, i miei, e gli studi comuni, per una preghiera alla Madre del Rosario". Il grande economista e sociologo italiano compie un atto umile.
Quasi s’inchina, chiedendo che si preghi per lui. Qui non c’è umiltà raccontata, ma reale, che traspare dalle parole della lettera.
E non mancano i problemi ai santi. Il 22 settembre 1921, San Pio da Pietrelcina scrive al Longo e bonariamente quasi rimprovera le incertezze della contessa De Fusco in merito all’istituzione
dell’Opera a favore delle figlie dei carcerati. "Non approvo affatto – scrive il Santo frate – la titubanza della vostra consorte nel volere il villino in Valle di Pompei a favore della nascitura istituzione e questo mi fa temere mali peggiori.
E via sia più generosa la signora e sia pur certa che la Vergine non lascerà senza rimunerazione una sì bella azione fatta in suo onore". Anche in questo caso, non ci sono finzioni. Bartolo Longo è incerto sul da farsi.
I santi non hanno soluzioni immediate ai problemi, non son superuomini, ma sono esattamente come gli altri, con la differenza che, al contrario di noi poveri peccatori, scelgono sempre la strada dell’imitazione di Cristo nell’adesione totale alla volontà di Dio. Ma per risolversi, talvolta, hanno bisogno dell’aiuto di chi vive parimenti la profondità della loro fede. I santi si aiutano a vicenda, si sostengono, si confortano, si amano l’un l’altro come fratelli. E hanno a cuore la salvezza degli altri.
D’altra parte, non ci si salva da soli.
La preghiera che Cristo insegna ha inizio con le parole "Padre nostro" e non "Padre mio". Per esempio è significativo leggere, tra le lettere pubblicate da Don Ivan, quel che il medico santo Giuseppe Moscati scrive all’ingegnere Gustavo D’Agostino, fratello del Presidente del Consiglio di Stato. Il professionista è ammalato di cancro, ma non è la malattia a preoccupare Moscati, che il 7 settembre 1925 scrive: "Il guaio grosso è che l’ingegner D’Agostino è lontanissimo da anni alla frequenza dei SS. Sacramenti! Afferma di essere un uomo senza peccati! E S. E. D’Agostino ritiene che ogni fratello deve pensare a sé, e non può pensare all’altro.
Io rimproverai dolcemente l’ingegnere, mostrandomi sorpreso che egli appartenesse all’entourage di Bartolo Longo. Come volete che si possa abbandonare quell’anima fra i pericoli che corre?".
Il merito della pubblicazione di Don Ivan Licinio, giovane sacerdote del clero pompeiano, ordinato presbitero il 7 dicembre 2011, è l’aver mostrato il volto dei santi nella loro autenticità e concretezza.
(Autore: Giuseppe Pecorelli)


Catena dolce che ci rannodi a Dio

(di: Don Adolfo L'Arco)

"Ringrazio don L'Arco che, nel 50° anno del suo sacerdozio ha voluto fare questo dono al Santuario di Pompei.
Ma non è il primo.
Già nel 1964 pubblicò la Vita del nostro Fondatore dal titolo "Penna, Rosario e Cuore alla Vergine" e nel 1966 seguì la seconda edizione ampliata ed arricchita:
"Il servo di Dio Bartolo Longo".
Dopo la beatificazione pubblicò, nel 1987, un volume più sostanzioso: "Il Beato Bartolo Longo, Mediatore tra il Vangelo e l'uomo moderno".

Egli è un vero amico e devoto di Pompei, nel significato più profondo della parola.
A leggere, meglio meditare, questo commento dei misteri del Rosario si trova un dolce alimento spirituale ed una forza di coraggiosa testimonianza cristiana (...).
(dalla prefazione di Mons. Francesco Saverio Toppi)


*Caterina Volpicelli - Donna della Napoli dell'Ottocento

(di: Antonio Illibato)

Casa Editrice: Rubbettino
Per felice e provvidenziale coincidenza, il volume di Antonio Illibato è uscito a pochi giorni dalla firma – il 6 dicembre 2009 – del decreto di approvazione del miracolo avvenuto per intercessione di Caterina Volpicelli da parte di Benedetto XVI, che permetterà alla fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di essere presto canonizzata insieme ad altri cinque Beati.
Pompei, ricordando la santa amicizia che legò il Beato Bartolo Longo alla nobildonna napoletana – di cui il volume tratta ampiamente – esulta dal profondo del cuore per questo evento, ormai prossimo, con cui il magistero ecclesiastico riconosce e consacra, a livello più alto e solenne, la testimonianza di fede e di opere di Caterina Volpicelli, additandola come modello esemplare di santità per tutta la Chiesa universale.
La sua parabola esistenziale si consumò nell’arco di cinquantacinque anni (Napoli 1839-1894), in un tempo particolarmente complesso e difficile della storia civile e religiosa del sud Italia. La fine del regno di Napoli non rappresentò solo la fine di un’epoca ma ebbe conseguenze imprevedibili fino ad allora e sul piano religioso e sul piano socio-economico. Furono anni decisivi che segnarono il trapasso dal governo borbonico al nuovo regno d’Italia e la lacerazione delle coscienze dei credenti, anche a Napoli, procurata dalla contrapposizione tra Stato e Chiesa. A Napoli furono
soppressi conventi, monasteri, congregazioni religiose e seminari.
In questo contesto attraversato da profonde lacerazioni, inquietudini e disagi sociali s’inserisce il cammino di fede di Caterina Volpicelli e il suo nuovo modo di vivere i valori spirituali con un nuovo modello di vita religiosa. Anziché rinchiudersi con le sue Ancelle in convento, Caterina si aprì all’esigenza della società, attraversandola in lungo e in largo per riguadagnarla agli ideali cristiani. La sua casa fu un cenacolo di spiritualità per uomini e donne, ecclesiastici e laici, straordinari per santità e impegno apostolico, che hanno scritto luminose pagine della storia della spiritualità napoletana del secolo Ottocento.
Anche il Beato Bartolo Longo fece parte di questa cerchia di santi amici, come ricorda Illibato, profondo conoscitore del nostro, avendone scritto la poderosa biografia in tre volumi: "Un cristiano tra Otto e Novecento", edita dal santuario di Pompei, tra il 1996 e il 2002.
Principio ispiratore e dinamico della vita spirituale e dell’apostolato della Volpicelli fu la devozione al Sacro Cuore, devozione nata in Francia, di cui divenne ardente promotrice.
Questo particolare impegno le permise di intrattenere relazioni con cardinali e vescovi, con famosi ecclesiastici e personalità napoletane di alto rango, con fondatori e fondatrici di congregazioni religiose e con tanti altri, che come lei, segnarono in profondità l’Ottocento meridionale.
Merito di Illibato è l’averci messo tra le mani una biografia scritta con metodologia storiografica, che ci permette di leggere la vicenda di Caterina Volpicelli nel contesto più ampio e articolato dei problemi del suo tempo, offrendoci uno spaccato attendibile e interessante della condizione e della spiritualità femminile dell’Ottocento, insieme ad un ampio panorama della storia sociale e religiosa del Mezzogiorno d’Italia in età contemporanea.
(Presentazione di: Pietro Borzomati)


Cicerone nel suburbio pompeiano durante la guerra sociale
(di: Carlo Giordano, Angelandrea Casale)



Città di Pompei - Tra archeologia e religiosità

(di: Picone Luigi)
Descrizione

Il lavoro di ricerca "Città di Pompei: riqualificazione del centro storico e miglioramento della fruibilità del patrimonio culturale, architettonico, archeologico" è promosso e svolto dal "Centro interdipartimentale di ricerca in urbanistica Alberto Calza Bini" dell'Università degli studi di Napoli Federico II.
La ricerca si presenta come un insieme di analisi e proposte indirizzate alla lettura del territorio di Pompei e alla sua possibile riqualificazione per il miglioramento della fruibilità del ricco patrimonio archeologico, storico e religioso della città. Essa mira allo sviluppo di studi nel settore della programmazione e della pianificazione urbanistica, paesaggistica e territoriale approfondendo i percorsi riguardanti la sostenibilità della città e del territorio, le tecniche di formazione e le valutazioni di progetti urbanistici, territoriali e ambientali.
Considerate le caratteristiche e le finalità di questo lavoro, esso rappresenta un contributo significativo per la valorizzazione del centro storico; per il miglioramento della viabilità e dell'accessibilità e per la trasformazione del tessuto edilizio della città di Pompei.
Contributi di: Stefania Brancaccio, Maria Gabriella Errico, Fabrizia Forte, Barbara Picone, Anna Scala.

Dettagli del libro
· Titolo: Città di Pompei. Tra archeologia e religiosità. Ediz. italiana e inglese
· Autore: Picone Luigi
·  Editore: Massa
·  Collana: Architettura, città, paesaggio
·   Data di Pubblicazione: 2009
·   ISBN: 8895827120
·   ISBN-13: 9788895827124
·   Pagine: 192
·   Reparto: Storia del mondo antico e archeologia


Contemplare con Maria il volto di Cristo (1)

Un foglietto con la descrizione dei 20 misteri del Santo Rosario e piccole illustrazioni a colori.
Il foglietto è disponibile anche in lingua spagnola, inglese e francese
“Chi propaga il Rosario è salvo!”.
Questa parola udita nell’intimo del cuore dal Beato Bartolo Longo, nell’ottobre del 1872, ne fece l’apostolo del Rosario e il fondatore della nuova Pompei mariana.
Nella sua essenza il Rosario è via per contemplare il volto di Cristo con lo sguardo e il cuore di Maria.
Il Rosario ci porta a Gesù facendoci accompagnare dalla madre del Signore.
Con Maria “ricordiamo” Gesù.
Aiutati da lei “impariamo” Gesù, ci conformiamo a Lui, Lo supplichiamo, Lo annunciamo.
Dirlo bene ci aiuta a perseguire l’ideale di San Paolo: “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20).
Il Rosario è anche preghiera per la nuova evangelizzazione, per la pace e la famiglia.
Il sussidio si ispira alla Rosarium Virginis Mariae, che Giovanni Paolo II firmò sul sagrato di San Pietro il 16 ottobre 2002 davanti all’icona della Vergine di Pompei.  


   
In lingua italiana    In lingua spagnola     In lingua inglese     In lingua francese


Contemplare con Maria il volto di Cristo (2)

Il Rosario di Pompei

Un libretto di 64 pagine con la descrizione dei 20 misteri del Santo Rosario, illustrazioni a colori, con i testi e la musica dei canti.


Contemplare con Maria il volto di Cristo (3)
"Chi propaga il Rosario è salvo", sono parole che il Beato Bartolo Longo sentì nell’intimo del cuore nell’ottobre 1872.
Fu quell’ispirazione a renderlo apostolo del Santo Rosario e Fondatore della Nuova Pompei. Alla preghiera mariana, il 16 ottobre 2002, San Giovanni Paolo II ha dedicato la Lettera Apostolica
"Rosarium Virginis Mariae", in cui valorizza ampiamente l’esperienza dell’apostolo pompeiano, inserito tra i grandi testimoni e promotori della preghiera mariana.
In una sua riflessione, il Beato scriveva: "Per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti.
È necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine santa e contemplare il volto di Cristo: volto glorioso, luminoso, doloroso e glorioso".
Da queste parole nasce il titolo della pubblicazione, "Contemplare con Maria il volto di Cristo", ora proposta nella nuova veste grafica e con nuove opere d’arte ad accompagnare la lettura dei singoli misteri.
(Edizioni Santuario di Pompei pp. 64, € 2,00)


Contemplare con Maria il volto di Cristo (4)  
Il Rosario è il magistero della vita, un magistero pieno di dolcezza e di amore; onde l’uomo sotto gli sguardi di Maria, quasi senza accorgersi, trova che va facilmente educando se medesimo al conseguimento della seconda vita, di quella che è vita vera, perché no è destinata a raggirarsi in pochi anni, ma in una interminabile eternità. (Bartolo Longo)
Questo piccolo sussidio, di appena 32 pagine compresa la copertina, testimonia, se ce ne fosse bisogno, l’impegno antico e sempre nuovo del Santuario di Pompei verso la più semplice delle preghiere mariane nella cui diffusione il Beato Bartolo Longo impegnò tutta la vita.
Una vocazione ed una missione che ebbero il loro inizio in una particolare e straordinaria esperienza interiore, vissuta nelle campagne pompeiane nel 1872, che segnò per sempre le opere ed i giorni dell’avvocato pugliese.
"Chi propaga il Rosario è salvo", fu questo l’impegno di Bartolo Longo ed è stato questo, anche,
l’impegno del Santuario di Pompei che anche sulla rivista "Il Rosario e la Nuova Pompei" non ha mai fatto mancare lo spazio necessario, a ciò che con linguaggio moderno, potremmo definire il dna del Santuario medesimo. Di nuovo, quindi, solo il rinnovato impegno a sottolineare l’attualità di una preghiera che lungi dall’essere una "piccola" devozione, offre un itinerario contemplativo di straordinaria intensità focalizzando la propria attenzione sul mistero di Cristo, così come indica la Novo millennio ineunte, dove Giovanni Paolo II invita tutti a fissare i propri occhi su Cristo come ha saputo fare Maria.
Contemplazione del volto di Cristo, quindi, guidati da Maria e alla sua scuola. Senza contemplazione "il Rosario sarebbe un corpo senza anima", direbbe Paolo VI (Marialis cultus, 47).
"Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscono all’orante la motivazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudono le inesorabili ricchezze". (Marialis cultus, ivi).
Della dimensione contemplativa della nostra preghiera era profondamente consapevole i9l Fondatore di Pompei che dedicò ad essa una delle sue pubblicazioni di maggiore successo: I Quindici sabati.
In quest’opera, stampata in centinaia di migliaia di copie, il Beato commentava e presentava, per facilitare la meditazione dei rosarianti, ogni singolo mistero. Riteneva, infatti, che "la missione del Rosario è quella di raccoglierci in una contemplazione di Gesù Cristo e della Madonna, presentati alla gente in 15 quadri della loro vita" (Il Rosario e la Nuova Pompei, 1908, p. 25); e aggiungeva: "se vogliamo che il Rosario diventi un mezzo di santificazione al cuore nostro, dobbiamo immedesimarci nel sentimento del Cuore di Gesù e del Cuore di Maria, dobbiamo confrontarci ai loro patimenti; dobbiamo trarre pratici ammaestramenti, e rispecchiare nella nostra vita le loro virtù" (Il mese di
ottobre, 1918, vol. II. Pp. 38-39).
Nell’introduzione al volumetto il Prelato di Pompei, Mons. Domenico Sorrentino, in uno sguardo sintetico afferma che il Rosario è: "Tutt’altro che una meccanica ripetizione di Pater, Ave e Gloria. Come spiegò Paolo VI nella Marialis Cultus, il cuore del Rosario è la contemplazione di Cristo, nei suoi misteri di gioia, di dolore e di gloria, meditazione compiuta lasciandosi portare per mano da Maria. La stessa Ave Maria che si rivolge alla Madre di Dio, ha il suo punto di gravità nel nome di Gesù. Nel metodo che qui suggeriamo, a questo nome viene aggiunto ogni volta anche il ricordo del mistero contemplato. Nella recita comunitaria queste parole si possono dire insieme. È un modo per assimilare la vita stessa di cristo, nella tensione ad imitarla, secondo l’ideale espresso da San Paolo: "… non sono più io che vivo, ma cristo vive in me…" (cf. Gal 2,20).

È quando la pubblicazione vuole promuovere. (A cura di Lucio Giacco)

Nella foto in basso a destra, alcuni dei quindici misteri del Rosario: La nascita di Gesù, la sua morte in croce e la sua risurrezione dai morti. Le tre raffigurazioni fanno parte dei quindici medaglioni che adornano l’icona della vergine del Rosario di Pompei, opera del pittore Vincenzo Paliotti.


 
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