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Libri Santuario "I"

Il Santuario > Libri del Santuario

*Il Beato Bartolo Longo

(di: Gennaro Auletta)



*Il Beato Bartolo Longo un Avvocato al servizio dell'uomo e della Chiesa

(di: Pasquale Mocerino)

Il 26 ottobre 1980 nel rito di Beatificazione, presieduto dal Santo Padre Giovanni Paolo II, la Chiesa riconosceva solennemente e pubblicamente lo straordinario cammino di testimonianza e di santità di Bartolo Longo, nato a Latiano (Brindisi) il 10 febbraio 1841 e morto a Pompei il 5 ottobre 1926.
Trasferitosi a Napoli e, poi, nella cittadina vesuviana, il Longo fu uomo di straordinaria spiritualità e di generoso impegno sociale ed ecclesiale, realizzando in anticipo, precorrendone i tempi, la
stupenda lezione del Concilio Vaticano II sul ruolo e la testimonianza dei fedeli laici nella Chiesa e nel mondo.
Fu avvocato, giornalista, scrittore, fondatore di un Santuario mariano di fama mondiale, realizzatore di opere di carità e, da laico, di una Congregazione religiosa femminile, le “Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei”. Fu, soprattutto, un uomo di preghiera e un uomo santo!
Secondo la logica del Vangelo costruì la sua casa sulla roccia della Parola di Dio, studiata assiduamente, assimilata con una continua meditazione e vissuta fedelmente alla scuola, e per amore, della Vergine Maria.
Come il buon samaritano evangelico, fu capace di vivere eroicamente il comando dell’amore del prossimo, dimostrandosi sensibilissimo al grido di dolore che si levava dal mondo dell’emarginazione minorile, soprattutto dai ragazzi figli di carcerati e da quelli orfani di entrambi i genitori, che, quando egli operava, erano considerati, per davvero, gli ultimi e i più bisognosi.
Diede loro voce, casa, famiglia, educazione religiosa, cultura e, soprattutto, una preparazione per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Fu, più di ogni altra cosa, costruttore di pace, aspirando ad essa come al bene supremo quale frutto dell’insegnamento di Gesù.
Questo testo ha lo scopo di essere un agile sussidio tra le mani di quanti desiderano essere introdotti alla conoscenza del Fondatore del Santuario di Pompei e delle sue opere di carità.
In poche pagine l’Autore ha cercato di offrire un ritratto essenziale dell’Avvocato pugliese, evidenziando i tratti più significativi della sua testimonianza di fede, di carità e di santità.
Il nostro auspicio, in attesa della sua canonizzazione, per la quale invitiamo tutti a pregare, è che il Beato Bartolo Longo possa essere per tutti i cristiani un maestro di vita e un modello da imitare.
Il Longo (1841-1926), fu uomo di straordinaria spiritualità e di generoso impegno sociale ed ecclesiale. Fu avvocato, giornalista, scrittore, fondatore di un Santuario mariano di fama mondiale, di una congregazione femminile, le “Suore Figlie del S. Rosario di Pompei”, e realizzatore di opere di carità.
Fu, soprattutto, un uomo di preghiera e un uomo santo!
Secondo la logica del Vangelo e alla scuola di Maria costruì la sua casa sulla roccia della Parola di Dio.
Come il buon samaritano evangelico realizzò il comando dell’amore del prossimo, dimostrandosi sensibilissimo all’emarginazione minorile, soprattutto ai ragazzi figli di carcerati e orfani di genitori. Diede loro voce, casa, famiglia, educazione religiosa, cultura e un inserimento nel mondo del lavoro.
Fu, infine, costruttore e operatore di pace.
Il testo è un agile sussidio tra le mani di quanti desiderano essere introdotti alla conoscenza del Longo. (È disponibile in lingua inglese, spagnola e francese).


*Il cammino della Croce
A cura di Gioacchino Cozzolino
Presentazione

Il Cammino della Croce" è un utile sussidio per tutti coloro che desiderano meditare sui momenti finali della Passione del Signore Gesù.
Il nostro sussidio raccoglie – in un’unica pubblicazione – alcuni schemi utilizzati nel Santuario della

Beata Vergine del Rosario di Pompei per la preghiera e la devozione dei fedeli. La peculiarità della pubblicazione sta nel fatto che essa attinge a quel gran tesoro di fede e di amore che sono gli scritti del Beato Bartolo Longo.
Molte delle preghiere utilizzate a conclusione delle singole stazioni appartengono proprio a Lui.
Il percorso spirituale del Beato Bartolo Longo, la cui profondità ed eccezionalità rintracciamo anche in questo testo, può condurre ciascuno nel cuore del mistero d’amore di Dio per percepirne la ricchezza.
Così, ognuno può dire, come San Paolo, "Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa" (Col 1,24).
Ed è questo l’auspicio rivolto a chiunque volesse avvicinarsi alla lettura di questo testo e scoprire l’intensità di sentimenti che lo pervade.

Il Cammino della Croce
Anno di edizione: 2009
Copertina: Brossura
Dimensioni: 10,5 x 15 cm
Pagine: 184
Cod. Art.: LIBSP113


*Il Cardinale Raffaele Monaco La Valletta
(Autore: Gaetano Meaolo – Pontificio Santuario di Pompei - € 1,50 – Istituto Professionale Grafico "B. Longo" – Pompei 1986)
Prefazione – Note biografiche

Il rev.do Gaetano Meaolo, sacerdote della Chiesa metropolitana di Chieti, docente in quel seminario regionale ed Autore di queste note biografiche, mi ha pregato di presentarle ai Lettori. Egli si è rivolto a me, come a figlio della terra d’Abruzzo, cui il Cardinale Raffaele Monaco-La Valletta, benché di famiglia campana, era strettamente legato. Era infatti nato all’Aquila (anno 1827) dove suo padre era Procuratore Generale del Re di Napoli presso la Gran Corte Civile degli Abruzzi. Rimasto orfano all’età di dieci anni, aveva trascorso in Chieti l’adolescenza e la prima giovinezza, nella casa di sua madre, donna Maria Maddalena De Felici-Umani, appartenente a famiglia patrizia teatina. Avendo egli, poi, abbracciato lo stato ecclesiastico, divenne sacerdote diocesano di Chieti.
Ho letto con particolare soddisfazione il dattiloscritto, ricevendone luce abbondante su questa insigne figura, da cui sono rimasto, per così dire, conquistato.
Al tempo della giovinezza del Monaco-La Valletta si annetteva ancora molta importanza alla nobiltà del sangue. E di nobiltà egli ne aveva tanta: la sua famiglia (Monaco) aveva ereditato – come l’Autore ci fa sapere – per via materna il cognome "de la Valette" da Giovanni Parisot de la
Valette, personaggio di grande rilievo nella storia dell’Ordine e dell’isola di malta, il quale, nella sua qualità di Gran Maestro dell’Ordine, difese vittoriosamente Malta da un tremendo tentativo di conquista da parte turca e fondò poi (anno 1566) la città-fortezza che sarebbe in seguito divenuta capitale dell’isola e che da lui prese il nome "La Valletta".
Il nostro don Raffaele, già all’età di 22 anni, essendo alunno della Pont. Accademia dei Nobili Ecclesiastici in Roma, e non ancora sacerdote, fu nominato Cameriere Segreto soprannumerario di Sua Santità (il che comportava il titolo di "Monsignore"). Ordinato presbitero nel clero di Chieti (anno 1849), dedicò a quella Città le primizie del suo sacerdozio, ma ben presto fu chiamato a Roma come officiale della S. Congregazione per gli Affari ecclesiastici straordinari. In questa mansione egli dovette dare prova di eccellente preparazione (era laureato in filosofia, in teologia ed in utraque iure) e di grande capacità e fedeltà, dal momento che nel 1859, a soli 32 anni, ricevette da Pio IX la nomina ad Assessore del Sant’Uffizio (oggi si direbbe a Segretario della S. Congregazione per la Dottrina della Fede), posto chiave nella Curia Romana. Nonm aveva trascorso che nove anni in tale carica, quando nel 1868 (all’età di 41 anni) fu insignito della porpora cardinalizia.
L’ascesa del giovane ecclesiastico era stata veramente rapida.
Con il 20 settembre 1870 incominciano per la Chiesa Cattolica i tempi nuovi.
Dal punto di vista materiale, con la perdita del potere temporale la Santa Sede era venuta a trovarsi priva delle risorse economiche e dei presidi organizzativi che ne derivano. Lo stato di disagio doveva essere enorme.
Dal punto di vista spirituale ed ecclesiale, però, le cose erano andate diversamente: il Concilio Vaticano, poco prima che rimanesse interrotto dai fatti del 20 settembre, aveva avuto il tempo di riaffermare vigorosamente il Primato del Papa su tutta la Chiesa sia quanto alla fede sia quanto alla disciplina. Infatti con la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del 18 luglio 1870 – appena due mesi prima del fatidico 20 settembre – aveva solennemente riconosciuto al Romano Pontefice l’infallibilità in materia di fede e la giurisdizione suprema piena ed immediata su tutta la Chiesa.
Ed effettivamente nei decenni successivi la Santa Sede vide decisamente crescere la propria autorità. Al tempo però del nostro Cardinale questo vantaggio era poco percettibile, mentre gli svantaggi della nuova situazione si faceva acutamente sentire. In questo periodo cruciale, e precisamente dal 1876 al 1884, il nostro Porporato si trovò ad essere Vicario Generale del Papa per la diocesi di Roma, e ad essere quindi confrontato con gravi problemi che ancora oggi assillano il Vicariato dell’Urbe, principalmente quello del come provvedere alle esigenze della cura delle anime in una città in continua e rapida espansione; problema che in seguito è cresciuto nelle dimensioni, ma che allora era aggravato dalla novità del fenomeno e dell’assoluta penuria di mezzi economici.
Fra gli altri problemi del Vicariato di Roma vi era ovviamente anche quello di decidere quale fiducia e accoglienza si dovesse accordare a santi uomini, fondatori di nuove famiglie religiose, i quali desideravano di aprire una casa nell’Urbe, e non di rado erano portatori di idee nuove, che col tempo si sarebbero rivelate giuste e provvidenziali, ma a quel tempo destavano perplessità.
A questo proposito, siccome il periodo del Vicariato del nostro Cardinale coincide parzialmente con quello in cui S. Giovanni Bosco costruiva in Roma la monumentale chiesa parrocchiale del Sacro Cuore al Castro Pretorio, ho cercato di avere qualche notizia sugli incontri che le due personalità dovettero certamente avere. Sono così venuto a conoscenza di un simpatico episodio: il Cardinale si trovò a dover prendere la difesa di don Bosco, il quale, nonostante la sua notoria fama di santità, era rimasto investito dall’ondata di antipatia verso i piemontesi determinatasi nell’aristocrazia romana dopo il 20 settembre 1870. Riporto in nota i particolari dell’interessante vicenda. (Cfr. pag. 8).
Ho avuto notizia anche dei rapporti del nostro Porporato con un altro Servo di Dio, il P. Leone Dehon, fondatore dei Sacerdoti del Sacro Cuore, noto ed impegnato studioso della "questione sociale". L’Istituto religioso da lui fondato era stato soppresso d’autorità.
Il 15 febbraio 1884 il Monaco-La Valletta veniva nominato Segretario della S. Congregazione del Sant’Uffizio (oggi si direbbe "Prefetto della S. Congregazione per la Dottrina della Fede"), di cui in gioventù era stato Assessore. Nel nuovo posto, a poche settimane dalla nomina, egli ebbe la gradevole incombenza di apporre la sua firma su un decreto in data 29 marzo 1884 col quale si ridava vita all’Istituto dei Sacerdoti del Sacro Cuore, che oggi è presente in diversi Paesi ed in molte Missioni.
Penso con buon fondamento che questi due grandi Servi di Dio non siano stati i soli che il nostro Cardinale abbia avuto occasione di incontrare.
Mentre vivamente mi compiaccio con il Prof. Meaolo per il lodevole ed opportuno lavoro da lui compiuto, formulo il voto che egli stesso ed altri cultori di storia dedichino ulteriore attenzione ai vari aspetti della vita e dell’attività di questo insigne Prelato, che dal 1859 fino alla morte rivestì per 37 anni cariche di primo piano nel governo della Chiesa Cattolica. Sono convinto che – come lo stesso Autore insinua nelle ultime pagine del suo lavoro – vi sarà campo per altri pregevoli ed interessanti contributi alla storia della Chiesa.
Formulo intanto volentieri il voto che queste note biografiche incontrino il favore del Lettori e contribuiscano validamente a diffondere la conoscenza del nostro Porporato.

                                                                      (Corrado Card. Bafile)
Da Ceria – Annali della Società Salesiana – Torino, 1941.

Si direbbe che la Provvidenza facesse tramontare tutti i disegni di fondazioni salesiane a Roma, finché non ve ne fosse una che permettesse alla Congregazione di presentarsi nella città eterna in forma degna del proprio avvenire. Questo accadde quando il Papa diede a Don Bosco l’incarico di erigere nella capitale del mondo cattolico una chiesa monumentale al Sacro Cuore di Gesù. L’importanza del fatto consiglia di pigliare le cose dalle origini.
Un piano edilizio preparato sotto Pio IX portava a sviluppare la città nei quartieri alti, specialmente in quello denominato del Castro Pretorio, nella regione dell’Esquilino, a levante della stazione di Termini. Dopo il 1870 l’espansione da quella parte, non che arrestarsi o rallentarsi, s’accelerò, sicché veniva sorgendo quasi una nuova città; ma con l’allargarsi dell’abitato aumentava il bisogno di assistenza religiosa per la crescente popolazione. Se ne preoccupò il Papa. L’8 dicembre 1970 egli aveva proclamato S. Giuseppe Patrono della Chiesa universale e poco dopo acquistò a proprie spese sull’ Esquilino un tratto di terreno con l’intenzione d’innalzarvi una chiesa da dedicarsi al Santo Patriarca. Ma poi mutò divisamento. Nel 1871 i Vescovi d’Italia andavano consacrando le loro diocesi al Sacro Cuore di Gesù, il che fece sorgere l’idea dell’opportunità di creare in Roma un santuario nazionale dedicato al divin Cuore.
Pio IX, secondando sì buone intenzioni, dispose che sull’accennata area l’erigénda chiesa fosse destinata a onorare non più S. Giuseppe, ma il Sacro Cuore di Gesù.
Dal dire però al fare ci fu di mezzo un mare. Il nuovo centro s’ingrandiva per ogni verso, le quattro parrocchie limitrofe non bastavano più alla cura di tante anime: solamente un’umile cappella serviva come poteva alle esigenze del culto. Intanto morì Pio IX senza che nulla si fosse ancora intrapreso di concreto per eseguire il disegno. L’assunzione di Leone XIII troncò per un momento gl’indugi. Il 1 agosto del 1878 egli fece indirizzare una lettera latina ai Vescovi d’Italia e di altri paesi, invitandoli a ordinare collette per concorrere alla divisata costruzione. Una Commissione di Nobili romani, nominata dal Cardinale Vicario Monaco La Valletta e presieduta dal Marchese Giulio Merighi, doveva invigilare sull’andamento dei lavori.
Questi lavori principiarono subito con alacrità. La prima pietra vi poté essere calata il 16 agosto 1879, giorno onomastico del Papa.
Il disegno della chiesa, in stile bramantesco, era opera del Conte Francesco Vespignani, Architetto dei Sacri Palazzi, ma sarebbe rimasto chi sa fino quando sulla carta senza l’intervento di qualche fatto nuovo che rialzasse le sorti dell’impresa. L’iniziativa, benché partita così dall’alto e raccomandata da nomi di principesca risonanza, dopo le prime mosse si era completamente arenata. Mancava il denaro. Il Papa che, oltre alle mutate condizioni economiche della Santa Sede, aveva già da somministrare somme ingenti per altre opere assai costose, ne rimase afflitto, né poteva rassegnarsi a quella specie di insuccesso. Allora fu che egli venne una buona inspirazione. Gliela insinuò il Cardinale Alimonda. Un giorno, che Leone XIII manifestava tutta la sua amarezza per quella forzata sospensione e lamentava che ne andasse di mezzo la gloria di Dio, l’onore della Santa Sede e il bene spirituale di tanti fedeli, l’Alimonda gli fece il nome di Don Bosco, indicandolo come l’uomo capace di risolvere il problema.
Questo colloquio avveniva nel marzo del 1880. In quei giorni Don Bosco si trovava a Roma. Leone XIII incaricò il Cardinale Vicario di parlargliene. Sua Eminenza gliene parlò la sera del 24, senza tuttavia manifestargli che c’entrasse il desiderio del Papa; gliene riparlò con maggiore insistenza il 28, ma sempre come di un’idea sua. Don Bosco non diceva né sì né no, tante e tali erano le difficoltà che gli si affacciavano alla mente, come si raccoglie da più testimonianze dei processi.
Anzitutto, difficoltà finanziarie. Dai Romani ben poco si aspettava. Roma era avvezza non a dare, ma a ricevere.
Un secondo motivo di non avventurarsi era la freddezza che gli pareva d’aver notato nell’accoglienza fatta al progetto di una chiesa al Castro Pretorio. Erasi bandito a tutto il mondo che si intendeva farne un monumento alla memoria di Pio IX; i Vescovi avevano ricevuto l’invito a raccogliere limosine; eppure, raggranellate appena circa centomila lire, non sembrava potersi aspettare di più.
Un terzo guaio non sfuggì alla chiaroveggenza di Don Bosco. Egli, assumendosi quel carico, avrebbe dovuto ratificare contratti stipulati dalla precedente Amministrazione, alla quale per giunta si accordavano ancora ingerenze nell’opera. Orbene quei contratti apparivano assai onerosi, quali purtroppo solevano essere, quando si trattava di lavori intrapresi in nome del Papa.

Non dico poi delle antipatie che i Piemontesi, anche ecclesiastici, incontravano allora in non pochi ambienti romani. Il vederli preferiti in cosa di tanta importanza non avrebbe suscitato dannosi malumori? Infatti, propalata che fu la notizia, il Cardinale Vicario dovette rispondere ad una Commissione, presentatasi a lui per protestare contro la minacciata umiliazione del clero romano.
Ma la parola del Papa sommerse tutte le eccitazioni. In una udienza del 5 aprile Leone XIII aperse a Don Bosco l’animo suo, dicendogli che con l’aderire al suo desiderio avrebbe fatto cosa santa e a lui graditissima. Non ci volle altro. – Il desiderio del Papa, rispose Don Bosco, è per me un comando. Accetto l’incarico, che Vostra Santità ha la bontà di affidarmi. Anzi, se me lo permette, io edificherò accanto alla chiesa un oratorio festivo e un ospizio per poveri giovani. – Il Papa benedisse al suo buon volere, e per le modalità lo indirizzò al Cardinale Vicario.
Venuto a conoscenza di questo, il gruppetto massonico del Municipio si allarmò, sicché alcuni consiglieri domandarono al Guardasigilli Villa, quale atteggiamento dovessero prendere. A dieci anni della breccia di Porta Pia ogni stormire di foglia clericale metteva in agitazione le oche del Campidoglio. Il Ministro piemontese rispose che Don Bosco faceva solo del bene senza impacciarsi di politica; lo lasciassero dunque fare. Poco dopo il Santo, narrando l’episodio al Marchese Scati, disse: - Ci conviene andare guardinghi. Semplici come le colombe, ma prudenti come i serpenti. Don Bosco si mantiene sempre nella legalità: dare a Cesare tutto quello che è di Cesare, niente di più, ma niente di meno.
Durante il suo soggiorno a Roma egli stese un promemoria, che prima di partire lasciò nelle mani del Cardinale Vicario. È un breve scritto, nel quale condensò gli elementi, che dovevano, secondo lui, servire di base nel compilare la convenzione definitiva.
Prima d’impegnarsi a fondo in un affare di tanta mole Don Bosco doveva, secondo le Costituzioni, chiedere il voto del Capitolo Superiore. Interpellò dunque i suoi consiglieri. Lunga e animata fu la discussione. Tutti convenivano essere onorifica la proposta pontificia, ma anche onerosissima. Aversi in quel tempo grossi debiti, né sembrare prudente accingersi a un’impresa che avrebbe inghiottito capitali per loro enormi. Si passò alla votazione, Sette votanti e sei palle nere, una bianca. Don Bosco sorridendo disse: - Mi avete dato tutti un no rotondo, e va bene; avete agito secondo la prudenza necessaria in cose serie, com’è questa. Ma se invece di no, mi date un sì, io vi assicuro che il Cuore di Gesù manderà i mezzi per fabbricare la sua chiesa, pagherà i nostri debiti e ci regalerà ancora una bella mancia. – Tanta fiducia nella Provvidenza fece cambiare opinione: rinnovata la votazione, e sei no diventarono tutti sì. Anzi, poiché il disegno parve troppo angusto, si deliberò, seduta stante, di proporne al santo Padre un altro più vasto. La mancia era l’ospizio, un di più dato quasi in premio dal Sacro Cuore. Dirò, anticipando, che i debiti della Congregazione vennero pagati senza che nascessero inconvenienti.
(Autore: Gaetano Meaolo)


*Il Mese di Marzo
Quindicesima edizione

Sin dal suo nascere, tutto l’Opera di Pompei fu posta sotto la protezione di San Giuseppe dai Fondatori, Bartolo Longo e Marianna De Fusco.
La devozione del Beato per il custode del redentore fu resa ancora più forte da ciò che accadde nel marzo del 1888: Giovannina, figlia della Contessa Marianna, guarì istantaneamente da una grave malattia per intercessione di San Giuseppe. Per illustri medici dell’epoca quel morbo non lasciava speranza.
Tra i voti formulati durante la malattia di Giovannina, emergeva quello di erigere un altare in onore del Santo nel Santuario che si stava costruendo. L’altare fu consacrato, il 7 maggio 1890, dal Cardinale Guglielmo Sanfelice, Arcivescovo di Napoli.
Questo volumetto, che Bartolo Longo mandò alle stampe, accompagnata, accompagna nella preghiera per ogni singolo giorno di marzo, il mese dedicato a San Giuseppe, proponendo riflessioni, spunti di preghiera e modelli di devozione al Santo.
Beato Bartolo Longo, "Il Mese di Marzo" in onore di San Giuseppe - Edizioni Santuario di Pompei - pp. 234, € 4,00


*Il Monumento a Bartolo Longo, briciole di storia pompeiana
Prefazione di Mons. Francesco Saverio Toppi - Arcivescovo di Pompei
(di: Luigi Leone, Il monumento a Bartolo Longo, briciole di storia pompeiana, Pompei 1992, s.i.p.)

Queste "Briciole di storia pompeiana" nascono da una circostanza fortuita e insieme significativa. In una scuola elementare gli 0nsegnanti propongono una ricerca sul monumento a Bartolo Longo. Alcuni alunni si rivolgono per informazioni al Direttore Didattico Luigi Leone e questi è ben felice di accontentarli per l’esperienza personale e il ruolo svolto a suo tempo nell’erezione del monumento. Era stato difatti segretario del Comitato che aveva ideato e realizzato l’opera.
Uomo di scuola, impegnato nella conduzione della cosa pubblica appassionato della storia della Nuova Pompei e del suo Fondatore, si è messo subito a disposizione e ha coinvolto l’Ordine del Cavalieri del Santo Sepolcro per la pubblicazione e la diffusione di questo saggio, che è una felice antologia di testimonianze umane, civili e religiose.
Come Delegato Pontificio per il Santuario e le Opere Sociali annesse, fondate dal Beato Bartolo Longo, esprimo il mio personale compiacimento per questa iniziativa che promuove la coscienza dell’identità pompeiana con una memoria storica viva, fondata su documenti di prima mano e su relazioni interessanti di alcuni protagonisti.
Questa storia, puntuale in tutti i suoi passaggi, rievoca da vicino circostanze, difficoltà e gratificazioni dei promotori del monumento e dei cittadini di Pompei.
È una espressione della riconoscenza profonda al Beato che tanto ha operato per l’antica Valle e la nuova Pompei.
La sua lettura, ne siamo certi, sarà di efficace stimolo a riprendere quei valori fondamentali della convivenza umana e della religione cristiana.


*Il prodigio del sistro, dalla Pompei sepolta
(di: Stefania Menduni De' Rossi - Editore: Franco di Mauro - pp. 141 - € 11,00)

Per noi "moderni" immaginare lo stile di vita condotto dai nostri avi più di duemila anni fa, può essere davvero difficile. Eliminare le automobili, i motorini, i palazzi, le strade asfaltate, i computer, i telefoni cellulari, non basta. Alla donna, poi, andrebbero tolti anche il lavoro, l’uguaglianza sociale, la libertà di scegliere il vero amore.
A condurci nel passato, rendendocelo visibile e palpabile, è l’autrice del libro "Il prodigio del sistro, dalla Pompei sepolta", di Stefania Cascone Menduni De’ Rossi che, attraverso la storia di Eva, giovane archeologa italo-americana, ci riporta tra gli usi e i costumi della Pompei sepolta dal
Vesuvio nel 79 d.C.
Eva, giunta a Pompei per compiere degli studi con l’Università di Stanford, ritrova un sistro, antico strumento musicale. Durante lo scavo si accorge che sotto lo strumento prodigioso c’è il corpo della sacerdotessa alla quale è appartenuto. Quando il sistro inavvertitamente comincia a vibrare, l’anima della giovane sacerdotessa, Sabina, appare all’archeologa, che riesce a vederla e a sentirne la voce.
Tra le due nasce una tenera amicizia che metterà a confronto i loro mondi e le loro epoche, e che riuscirà a far ritrovare se stesse ad entrambe, inoltre, le storie d’amore dell’una e dell’altra si intrecceranno lasciando spazio, negli ultimi capitoli, a un profondo senso di spiritualità che si realizza nella Pompei di oggi. Ciò che viene espresso dall’autrice, che ha confessato che questo libro nasce "da un moto dell’anima, da una parte di sé mai esplorata", è l’amore verso il cristianesimo e, soprattutto, verso la Madonna. Non a caso, il romanzo, pubblicato da Franco Di Mauro Editore, culmina con la commozione di Sabina nell’ascoltare, durante una visita in Santuario, il Magnificat, preludio alla sua conversione al Cristianesimo.
(Autore: Marida D'Amora)


*Il Rosario e la nuova evengelizzazione

Una preghiera per il Terzo Millennio
(Autore: Domenico Sorrentino)
In uno scenario mondiale caratterizzato da forte secolarizzazione, l’opzione pastorale della Chiesa, all’indomani del Grande Giubileo, è stata quella di evangelizzazione (cfr Novo Millennio Inuente).
Lo stesso scenario ha fatto da sottofondo all’indizione dell’Anno del Rosario con cui Giovanni Paolo II ha voluto indicare il pio esercizio mariano come un sicuro strumento di evangelizzazione (cfr Rosarium Virginis Mariae).
A chiarire il modo con cui la preghiera mariana possa servire alla causa della nuova evangelizzazione, ai diversi orizzonti e alle diverse esperienze della vita ecclesiale, è Mons. Domenico Sorrentino che a Pompei, come delegato Pontificio, ha vissuto l’esaltante stagione dell’Anno del Rosario.
Il Santuario della Vergine, che deve proprio all’impegno di promozione e di diffusione del Rosario la sua genesi, e l’antica Pompei, icona di un mondo da evangelizzare, sono stati per lui un osservatorio di straordinaria verifica.
Il Presule, infatti, ha guidato la comunità locale alla riscoperta della propria vocazione e alla
consapevolezza del mandato affidatole da Giovanni Paolo II, quello cioè di essere, ancora oggi, nel mondo centro internazionale di spiritualità del Rosario, così come la "Nuova Pompei" fondata dal Beato Bartolo Longo.
Una dimensione testimoniale che emerge chiaramente dal testo, dove l’Autore ha saputo coniugare insieme, sapientemente, l’impegno del Pastore e quello dello studioso, accogliendo l’invito rivolto dal Papa ai Vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi, agli operatori pastorali, a fare esperienza della preghiera del Rosario e a farsene promotori, ma anche l’invito rivolto ai teologi perché favoriscano la riscoperta dei fondamenti biblici, delle ricchezze spirituali e della validità pastorale della tradizionale preghiera mariana (RVM, n. 43).
Per questo motivo il libro sarà uno strumento efficace e utile per quanti, semplici rosarianti e addetti ai lavori, desidereranno approfondire l’itinerario di una preghiera fondamentale per la strategia pastorale del terzo millennio secondo l’auspicio dell’Autore: "… mi pare fondato immaginare che il Rosario vedrà sempre più alle spalle la crisi… avviandosi a una grande ripresa… Occorre tuttavia che esso venga ricompreso nel suo senso più profondo, e praticato non più solo al minimo delle sue potenzialità… Oggi esso rappresenta una via semplice attraverso cui il popolo di Dio fa il suo cammino verso un’esperienza sempre più piena del mistero di Cristo, alla scuola e in compagnia di Maria.
Una via privilegiata della pedagogia cristiana della preghiera e della nuova evangelizzazione" (pp. 153-154).
Il volume, che sintetizza e approfondisce l’eredità spirituale e pastorale lasciataci dall’Anno del Rosario, soddisfa ampiamente sia per l’organizzazione dei contenuti, sia per l’uso di un linguaggio brillante e chiaro. È un bel leggere! Una dopo l’altra, le pagine volano via.
Sono pagine intense e dal ritmo sostenuto, pagine che rivelano il cuore e la mente dell’Autore: "appassionato" evangelizzatore e "pellegrino innamorato".


*Il rosario - Espressione mistica mariana
Il Rosario e l’esperienza mistica mariana del servo di Dio Francesco Saverio Toppi

Una nuova pubblicazione sull'indimenticabile Pastore
Il Padre carmelitano Luigi Borriello, docente di teologia mistica e spirituale, ha raccolto in un unico testo alcuni articoli e lettere pastorali del compianto Arcivescovo-Prelato. Il 16 febbraio 2018, ne hanno parlato gli Arcivescovi Tommaso Caputo e Domenico Sorrentino, suoi successori alla guida della Chiesa mariana.
Parlare di "teologia mistica" può sembrare complesso, discorso per soli specialisti della materia, argomento da studiosi, impraticabile per gran parte dei credenti. Questa considerazione, però, trova la sua negazione dalla lettera de "Il rosario.
Esperienza mistica mariana", un testo curato dal Padre carmelitano Luigi Borriello che, aiutato dal cappuccino Pietro Zarrella, ha raccolto, con l’attenzione del ricercatore e la devozione con cui ci s’avvicina ai testimoni della fede, settantaquattro articoli che il Servo di Dio Francesco Saverio Toppi, Arcivescovo Prelato di Pompei dal 1990 al 2001, scrisse per "Il Rosario e la Nuova Pompei". Agli editoriali, si aggiungono le quattro lettere pastorali, che l’autore racchiude nel titolo "Rosario e affidamento a Maria Santissima. Ebbene, la silloge sorprende per la chiarezza.
Ci si aspetta un testo elevato, quasi inarrivabile se non dagli studiosi dei mistici, ci si ritrova invece al cospetto di parole sì alte, ma rese chiarissime, donate ai fedeli, anche ai più semplici. Si potrebbe dire che è di limpidezza evangelica. La raccolta, pubblicata da "Ancora editrice" e redatta da Padre Borriello, docente di Teologia mistica e spirituale alla Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, sezione San Luigi, di Napoli, è stata presentata, venerdì 16 febbraio, nella Sala "Marianna De Fusco" del Santuario di Pompei. La sala era gremita – molti i devoti arrivati da Brusciano, paese natale dell’Arcivescovo compianto – ed è anche questa una prova che monsignor Toppi ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tanti.
Quel cuore cui ha parlato con la semplicità dei santi, Il clima che si respirava era quello della devozione, del silenzio che è segno di venerazione, del silenzio che è segno di venerazione, quasi di contemplazione della santità. "Monsignor Toppi – ha spiegato l’Arcivescovo Tommaso Caputo, introdotto dal moderatore, il Padre Cappuccino Massimiliano Noviello, vicepostulatore della Causa di beatificazione e canonizzazione – aveva un rapporto profondo e intenso con il Rosario, cominciato sin dagli anni della formazione e continuato con i suoi studi. Il Rosario è il carisma fondante e risolutivo della Chiesa di Pompei, affidato a tutti i suoi membri. Nella lettera pastorale, intitolata "La preghiera del Rosario", Monsignor Toppi scrive: "Nel crollo di tante ideologie e sicurezze umane, vogliamo proclamare, oggi più che mai, che il Rosario è torre di salvezza negli assalti dell’inferno e porto sicuro negli assalti dell’inferno e porto sicuro nel comune naufragio, perché compendia il Vangelo e propone il Mistero del Cristo da contemplare e irradiare nel mondo intero con Maria.
È questa la vocazione nativa della Chiesa che è in Pompei, alla quale vogliamo rispondere con fedeltà e coerenza". I numerosi articoli sulla preghiera e le letture pastorali sul Rosario dimostrano lucidità di analisi, conoscenza delle scritture, intensa attività di preghiera". Non ci
sarebbero il Santuario di Pompei senza la preghiera del Santo Rosario, posta come fondamento stesso della Basilica e delle sue Opere. Quella della sua propagazione è un carisma che si fa dovere, ma anche esigenza: San Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica "Rosarium Virginis Mariae", affida questo ruolo essenziale alla Chiesa di Pompei, che in questo deve guardare sempre al Beato Bartolo Longo, ma anche a Monsignor Toppi. Una considerazione espressa, nel corso della serata di presentazione, dall’Arcivescovo Monsignor Domenico Sorrentino, Prelato di Pompei dal 2001 al 2004 e, oggi, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. "Più la Chiesa di Pompei trasmette questo carisma e più ha vita davanti a sé – ha affermato – è ciò che la contraddistingue.
E Monsignor Toppi ha sposato questa Chiesa. Si è ritrovato a casa, da uomo inabissato nella Trinità, una trinità vissuta "con" Maria. Egli diceva: "io mi voglio marianizzare. Per me, essere di Gesù vuol dire essere con Maria, per Maria, in Maria. Ma il Rosario non è solo una preghiera mariana. Diceva Giovanni Paolo II nella "Rosarium Virginis Mariae": ho una fisionomia mariana dal cuore cristologico. Non solo perché si recita il Padre nostro e il Gloria, ma anche per la sua essenza. E Toppi sosteneva che Maria non esista da sé e per sé, ma per Gesù e in funzione di Gesù". La difficoltà è proporre il Rosario oggi, tempo difficile per la fede dove il Creatore è relegato nell’angolo della dimenticanza. Il problema è che, in tanti, è venuto meno il credere in Cristo per quel che egli è: vero Dio e vero uomo.
"Siamo in un’epoca nuova, la prima generazione incredula – ha continuato Monsignor Sorrentino -  la fede sopravvive, ma sempre in forme molto generiche. L’opinione pubblica non fa fatica a dire l’importanza storica di Gesù, ma pochi dicono: quello è il mio Dio, lui è tutto per me, mi posso affidare a lui. È più facile accettare San Francesco e non Gesù, che chiede agli apostoli" "Voi chi dite che io sia?". Questo è il punto critico, lo scandalo del cristianesimo.
Chi è Gesù per te? È il figlio di Dio fatto carne". Se Dio è questo per noi – ha detto ancora l’Arcivescovo – "il Rosario, preghiera in apparenza semplice, Ma con una profondità straordinaria, te lo senti scaturire dal cuore. Non te la senti di spezzare il tuo legame con l’invisibile". Questi concetti così alti sono espressi, nelle parole di Monsignor Toppi, con assoluta semplicità. "Il rosario, Esperienza mistica mariana" è, per questo, il libro provvidenziale – ha considerato il relatore, consigliandone la lettura – è fatto di capitoletti brevi, scritti per "sminuzzare" la ricchezza del Rosario per il popolo di Dio, perché tutti potessero capire.
C’è studio, ma in queste pagine c’è soprattutto la vita. È un libro che attira, trascina, coinvolge". Il mondo ha bisogno di contemplazione e proprio Monsignor Toppi si lasciava quasi "rapire" dalla bellezza senza fine della trinità.
(Autore: Giuseppe Pecorelli)


*Il Rosario - Un cammino di vita spirituale
Il tema del "Buongiorno a Maria" di ottobre 2017 vuole essere un itinerario di riscoperta di virtù spirituali alla scuola dei misteri del Rosario.

Già nella lettera apostolica di San Giovanni Paolo II "Rosarium Virginis Mariae" (16 ottobre 2002) vengono ampiamente trattati i temi della santificazione dell’uomo, della sua conformazione a Cristo, della via di contemplazione per assimilare un modo di vivere cristiano.
L’itinerario proposto in questo mese intende esplicitare quali virtù spirituali discendono dalla contemplazione dei misteri del Rosario, facendo emergere il passaggio dall’uomo vecchio, dominato "dalla carne", all’uomo nuovo, guidato dallo Spirito Santo.
La Vergine Maria, contemplata in questo mese come Madre e Maestra spirituale, ci otterrà l’abbondanza dei doni dello Spirito e insieme ci proporrà il suo esempio di "peregrinazione nella fede", aiutandoci a metterci con umiltà davanti a noi stessi, con i nostri limiti e peccati e, imparando da lei, ad aprirci alla Parola di Dio, per concludere sempre con l’obbedienza della fede e la conversazione della nostra vita (cf. RVM, n. 14).
Buongiorno a Maria
Edizioni: Santuario di Pompei - Ottobte 2017 - pp. 64, Euro 2,00


*Il Servo di Dio Bartolo Longo

(di: Adolfo L'Arco)
"Eizioni I. E. B. L. - Pompei 1965"

Una biografia che ci ha regalato la mente, il cuore e la penna del Ch.mo Prof. Don Adolfo L’Arco, Salesiano.
Saremmo tentati a parlare di lui, solo di lui e non del libro, perché sollevando quel velo tanto fitto di umiltà, di cui don L’Arco ama circondare la sua persona, noi faremmo la più bella recensione al suo libro. Quattro anni addietro don L’Arco fece uscire presso la S.E.I. – Torino  - un libretto, appena 100 pagine su Bartolo Longo che intitolò “Penna – Rosario e Cuore alla Vergine” ed ora lo stesso motto ricompare nella biografia “Il Servo di Dio Bartolo Longo” come sottotitolo.
Egli non disse cose nuove – e cose nuove noi non aspettavamo -  ma quel che scrisse rivelò ancora meglio la sua anima, filialmente e intelligentemente calda di amore per la Madonna. E chi ama la Madonna non può non amare (e parlare degnamente), un Cavaliere fedelissimo do Essa, il nostro Bartolo Longo.
Anche don L’Arco ha consacrato “Penna e cuore e Rosario” alla Madre di Dio. Lo dicono le ripetute edizioni dei suoi libri mariani, lo rivela egli stesso, senza accorgersene, nella conversazione e nella predicazione, e questa mai bardata, ma sciolta e vivacissima.
La sua vasta cultura teologica, la sua ascetica, la conoscenza, da vicino, di questo luminoso prisma pompeiano hanno permesso al Chiarissimo Autore di leggere meglio di ogni altro nella vita, negli scritti e nelle opere di Bartolo Longo.
Senza trascurare quanto è stato scritto da altri su questo argomento, don L’Arco ci ha presentato una “visuale” pompeiana più aderente e intelligentemente spoglia di quei miracolismi che trasformano il fatto storico in una quasi leggenda o “Saga”.
Nelle sue pagini vivaci, ricavate dai documenti più ineccepibili, quali sono i processi canonici, egli si fa ammirare storico e asceta. Chi legge il libro sente vivo Bartolo Longo, ne ammira l’opera, la guarda con religioso stupore, l’ama con lo stesso amore con cui, amando la Madre della Chiesa, ama la Chiesa e sente un impulso di recarsi a Pompei per dare sollievo allo spirito, fermezza alla fede e un vero élan morale a tutta la vita.
Caro don Adolfo, quando ci si scambia – di rado – qualche biglietto, o quando ci incontriamo, Lei mi dice sommesso e con l’indice teso: “Beh”,  quell’avemaria la dici per me alla Madonna?”. Io la guardo e m’accorgo che le ridono gli occhi e, a quel sorriso, pare che le lenti dei suoi occhiali si allarghino e scintillino come le gemme della Madonna.
Sì, l’avemaria desiderata non manca mai, ma ora posso assicurarle che non sarà più una sola avemaria scialba, come la mia, ma tante migliaia di avemaria avrà Lei dalle tante migliaia di persone che leggeranno le sue pagine luminose della bella vita regalataci intorno al Servo di Dio Bartolo Longo.
Una bella vita: pascolo prezioso per tutti e fonte di forti ispirazioni al bene. (Lo Piccolo)


*Il Vangelo della Misericordia - Perle che infiammano il cuore

(di: Don Giuseppe Lungarini)
"Paguro Edizioni - pp. 336, Euro 12,00"

Presentato nella Sala "Marianna De Fusco" del Santuario, "Il Vangelo secondo Luca - Perle che infiammano il cuore", un libro di Don Giuseppe Lungarini, sacerdote del clero pompeiano.
"Il Vangelo secondo luca – Perle che infiammano il cuore" è il titolo del volume di Don Giuseppe Lungarini, sacerdote del clero di Pompei, presentato mercoledì 7 giugno 2017, nella Sala "Marianna De Fusco" del Santuario. L’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, autore della posfazione, ha sottolineato la consonanza del libro con il magistero di papa Francesco che, nella misericordia, riconosce la cifra più necessaria all’oggi del mondo e della storia.
La misericordia che Luca racconta in tante pagine del suo Vangelo: l’amore senza misura che il buon samaritano riversa sullo sconosciuto, sofferente incontrato sul cammino; l’amore tenace che
spinge il buon pastore a cercare senza sosta la pecorella smarrita; l’amore del Padre misericordioso che ogni giorno aspetta il figliol prodigo sulla soglia di casa ed una volta vedutolo gli va incontro, senza pensare al male subito. "Queste parabole e tutto il Vangelo di Luca – ha affermato Monsignor Caputo -  possono essere, nelle mani dei sacerdoti e laici, una sorta di vademecum, una guida per riportare nella nostra società l’amore stesso di Dio che, purtroppo, troppo spesso manca. Mettendo in pratica ciò che leggiamo, anche grazie alle spiegazioni di Don Lungarini, il Vangelo di Luca può diventare realtà e noi tutti potremo riscoprirci veramente fratelli in Cristo".
Monsignor Michele De Rosa, Vescovo Emerito di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, che ha redatto la presentazione al volume, ha ricordato che, nel Vangelo di Luca, Cristo viene presentato come Redentore del mondo che chiama tutti gli uomini alla salvezza, attraverso l’opera dello spirito. "É la venuta dello Spirito – ha proseguito il Presule – a dare inizio al tempo della Chiesa, ad accompagnare, confortare, guidare, confermare l’annuncio e la vita della comunità in mezzo alle persecuzioni, ad aprire la sua missione e sempre nuovi orizzonti di universalità.
Una caratteristica specifica, infatti, dell’opera lucana e l’universalismo della salvezza che non è tanto l’esito del rifiuto del popolo eletto, ma il carattere profondo del piano salvifico di Dio.
L’azione salvifica di Gesù e del suo Spirito ha un destinatario privilegiato: i poveri.
La povertà in Luca accentua le sue dimensioni concrete, le situazioni di emarginazione sociale, religiosa e morale".
L’autore, Don Giuseppe Lungarini, dopo aver ringraziato i relatori, tutti i presenti, in particolare i Vescovi: Monsignor Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra; Don Michele Petruzzelli. Abate della Abbazia della SS.ma Trinità di Cava de’ Tirreni, e Monsignor Andrea Mugione, Arcivescovo Emerito di Benevento, ha ricordato a tutti che San Luca, ancora oggi, invita il lettore a non abbandonare la sua opera, la cui attualità e preziosità è costituita da "perle che infiammano il cuore" con la delicatezza e la passione profusa nella narrazione.
Il teologo Emilio Rasco, afferma, infatti, che "la teologia lucana non è un lavoro terminato; poiché la comprensione dell’uomo cresce senza saziarsi e la parola di Dio, anche in Luca, è inesauribile".  
(Autore: Paola Di Mauro)


*In ascolto del Beato Bartolo Longo
Pensieri dagli scritti di Bartolo Longo
Un’Antologia degli scritti del Beato Bartolo Longo
Autore: Don Ciro Cozzolino – Pompei Maggio 1997

Nell’ambito del Convegno Nazionale degli ex alunni si è svolta la presentazione del libro "In ascolto del Beato" – Pensieri dagli scritti di Bartolo Longo" a cura di don Ciro Cozzolino, parroco della Chiesa del Santissimo Salvatore a ricordo dell’inizio dell’anno centenario della nuova sede della Parrocchia.
La Chiesa del SS.mo Salvatore esisteva già quando Bartolo Longo arrivò a Pompei, ma versava in uno stato di abbandono. Nel 1880, per dare spazio alla costruzione della Basilica del Rosario, ne
fu decretato l’abbattimento.
Venne, poi ricostruita, poco distante, a spese del Beato: La prima pietra fu posta il 6 dicembre del 1896, la nuova Chiesa fu aperta al culto il 29 maggio del 1898.
La produzione letteraria di Bartolo Longo è vasta e varia. È quindi utile che venga offerto ad appassionati e a profani l’opportunità di poter leggere dei pensieri scelti con "intelletto d’amore" e ordinati diligentemente per argomento.
Con l’auspicio che quest’assaggio li spinga ad approfondire la conoscenza dell’opera del fondatore della Nuova Pompei.
Don Ciro, giunto ancora ragazzo a Pompei, dove fu accolto nell’Istituto "Bartolo Longo", ha trovato qui la sua vocazione e qui esercita il suo ministero sacerdotale. Con questa sua piccola fatica editoriale ha voluto, quindi, esprimere il suo amore e la sua gratitudine per papà Bartolo.
L’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Mons. Francesco Saverio Toppi, nella presentazione, mette in luce "la bellezza affascinante ed il pathos intramontabile" che traspaiono dalle opere del Beato e lo zelo che il santuario mette nel diffondere i suoi scritti.
L’agile volumetto è diviso in 2 parti e 6 capitoli con argomenti molto cari a Bartolo Longo quali: la vergine Maria, il Rosario, il Santuario, la fede, la carità, la Preghiera.
La lettura è scorrevole e induce alla meditazione. I pensieri del Beato diventano così un punto fermo e una guida nella frenetica realtà nella quale siamo chiamati a vivere.
(L.S.)


*In cammino con Maria e il Beato Bartolo Longo - Vademecum del Pellegrino a Pompei

Presentazione

Nel 1895 Bartolo Longo diede alle stampe un opuscolo intitolandolo "Vademecum". Oggi, a dieci anni di distanza dall’ultima edizione, il Santuario di Pompei ne pubblica una edizione completamente rinnovata nel titolo, nei contenuti e nella veste grafica.
Già nel titolo, "In cammino con Maria e il Beato Bartolo Longo. Vademecum del Pellegrino a Pompei", la nuova opera rivela l’intenzione dei curatori e l’obiettivo che essa si propone.
Il nuovo manuale è diviso in sette sezioni o capitoli: In cammino verso Pompei; Alla scoperta di Pompei; In preghiera a Pompei; Le celebrazioni; Il ritorno a casa; Canti e Informazioni utili. È un sussidio, dunque, che accompagna il pellegrino in tutto il suo viaggio, sostenendolo in ogni sua fase.
Risultano chiari i valori antropologici di questo viaggio spirituale insieme a quelli della fede. Si mira proprio a far emergere nei pellegrini una maggiore consapevolezza della propria fede attraverso percorsi penitenziali, esperienze di preghiera, celebrazione dei Sacramenti in una dimensione
propria del carisma mariano della storia pompeiana.
Gli orientamenti del nuovo manuale sono legati indissolubilmente alla proposta pastorale del
Santuario mariano ispirata alla sua storia e al recente magistero ecclesiastico.
La Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae", firmata da Giovanni Paolo II nell’ottobre 2002, davanti all’icona della Vergine del Rosario, magna charta dell’impegno pastorale per il terzo millennio, i suoi vari interventi su Pompei, soprattutto quelli pronunciati in occasione del pellegrinaggio alla Città mariana del 7 ottobre 2003, e le parole di Benedetto XVI pronunciate nella sua visita pastorale al
Santuario, il 19 ottobre 2008, sono per il Santuario di Pompei un vero mandato missionario.
Il manuale traccia davanti al pellegrino un cammino specifico e che sarà sicuro, sereno, portatore di preziose esperienze spirituali e umane poiché avverrà "con Maria e Bartolo Longo", un binomio che caratterizza da tempo la storia della "Nuova Pompei": da un lato, la Vergine Maria, impareggiabile maestra di vita spirituale, figlia prediletta di Dio Padre, Madre premurosa e discepola del Figlio, Sposa dello Spirito
Santo, testimone eccelsa della vita di grazia, guida sicura ed esperta nel pellegrinaggio della vita e nella contemplazione del volto di Cristo, centro della spiritualità dei rosarianti del mondo intero; dall’altro
Bartolo Longo, servo di Maria, apostolo del Rosario, padre degli orfani, buon samaritano dei nostri tempi, costruttore di pace, fondatore di una Città-Santuario, testimone credibile e modello da imitare.
Anno di edizione: 2009
Copertina: Brossura
Dimensioni: 12 x 16,5 cm
Pagine: 408
Cod. Art.: LIBSP120
Prezzo di copertina: € 5,00

N.B. Agli acquisti sarà applicata una percentuale di sconto come di seguito indicato.


*I Papi e Pompei

Autore: Luigi Avellino

Edito da Flavius Edizioni, lavoro del Prof. Luigi Avellino, studioso appassionato di Pompei, già Autore di diverse e significative monografie sulla giovane storia della città mariana.
La chiave di lettura del volume, come tutti quelli che l’hanno preceduto, è da ricercare in una frase di Giovanni Paolo II: "Non c’è futuro senza memoria", che Luigi Avellino pone all’inizio del suo lavoro.
Ciò che lo spinge ad indagare non è solo l’amore per la città, in cui ha preso forma la sua vicenda umana e professionale, non solo il piacere ed il gusto per un sapere fine a sé stesso, ma la consapevolezza che veramente, per quanto non priva di contraddizioni e di complessità, la storia è maestra di vita e che la memoria del passato aiuta a costruire un futuro più dignitoso fondato sui valori che ne hanno caratterizzato le origini.
Il volume ripercorre, rapidamente, partendo dai pellegrinaggi di Giovanni Paolo II a Pompei (1979 e 2003) i tratti più salienti ed evidenti del legame dei Papi con la città mariana. Ben dieci Pontefici, a partire da Pio IX, si sono "affacciati" nell’universo pompeiano legandolo indissolubilmente alla santa Sede.

(A cura di: Lucio Giacco)


*Ipotesi e testimonianze archeologiche sul suburbio di Pompei

(di: Mario Prosperi, Angelandrea Casale)




*I Prelati del Pontificio Santuario di Pompei dal 1890 al 2012

(di: Antonio Ferrara e Angelandrea Casale)

Martedì 26 giugno, alle 17.30,  presso il Pontificio Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei, nel Salone della Curia Prelatizia, si terrà la presentazione della prima edizione del volume: "I Prelati del Pontificio Santuario di Pompei dal 1890 al 2012.
La storia, la cronotassi, i ritratti, i cenni biografici e gli emblemi araldici" di Antonio Ferrara e
Angelandrea Casale.
Il libro traccia in modo sintetico e chiaro la storia non solo personale, ma ecclesiale, del percorso dei Prelati del nostro Santuario, arricchendola con la pubblicazione e l’esposizione dei loro stemmi.
Il libro è corredato da opportuni cenni sulla natura stessa del Ministero Episcopale e del Collegio dei vescovi e da una breve storia della Chiesa di Pompei.
Nel corso della presentazione, interverrà  Sua Ecc.za Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo di Pompei, cui nel testo è riconosciuto il merito di aver "dato nuovo slancio ed impulso all’accoglienza dei pellegrini che accorrono sempre più numerosi e vengono salutati con una catechesi attenta alla vita concreta e che invita alla recita e alla meditazione del S. Rosario".
A relazionare in merito alla pubblicazione, il  prof. Salvatore Ferraro, Accademico Pontaniano. L’incontro sarà moderato da don Giuseppe Esposito , direttore della Biblioteca e dell’Archivio Bartolo Longo.


*I quindici Sabati

(di: Bartolo Longo)

Nel suo libro dei Quindici Sabati, che vide la luce la prima volta il giorno dell’Assunta del 1877, Bartolo Longo detta le norme e spiega significato e modalità per “far bene” questa devozione, che si fonda nella promessa del fedele a Dio di comunicarsi per 15 sabati consecutivi in memoria dei 15 misteri del Santo Rosario, per onorare la Vergine e porsi sotto la sua protezione per ottenere qualche “grazia speciale”
Il libro, pubblicato a Napoli nella tipografia e libreria di Andrea e Salvatore Festa, S. Biagio dei Librai, 102, è giunto alla sua 75ª edizione (08-05-1991).
Abbiamo appreso dalla viva voce dei sacerdoti che celebrano nel Santuario e nelle diverse parrocchie che
l’affluenza dei fedeli, rispetto alla pratica dei 15 Sabati è stata notevolissima, con il raddoppio delle sante comunioni: il che conferma la  straordinaria vitalità della pratica in pieno secolo ventesimo. Ed è forse facile capire anche i motivi di questa lievitazione religiosa se si considerano le motivazioni di fondo che suggerirono a Bartolo Longo di chiedere un impegno costante delle persone nei confronti della Madonna, legando questo impegno al Rosario e all’Eucaristia.
“I 15 Sabati del Santissimo Rosario sono l’esercizio di orazione più opportuno ai tempi nostri”. Così Bartolo Longo intitola uno dei primi capitoli del suo libro, riprendendo, a conferma della efficacia spirituale che deriva dalla recita del Rosario, quanto Papa Leone XIII nella famosa enciclica del 1° settembre 1883 “Supremi Apostolatus officio” affermava testualmente: “Il bisogno del divino aiuto certo non è oggi minore di quello che era quando il glorioso San Domenico, a risanare le piaghe della società, introdusse l’uso del Rosario. Egli, illustrato da lume superno, conobbe non esservi ai mali dell’età sua rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, il quale è Via, Verità e Vita, mercè la considerazione frequente dei Misteri della Redenzione; e interporre mediatrice presso Dio quella Vergine che ha potere di spegnere tutte le eresie”.
Su questa scia nasce e si consolida per Bartolo Longo l’insistenza e l’impegno nel diffondere il Rosario, nel proporlo non solo come mezzo di preghiera ma soprattutto di meditazione, perché nei 15 Misteri ciascuno di noi ripercorre tutto l’itinerario della salvezza e della funzione di Maria. Devozione dei 15 Sabati che coinvolge non solo gli adulti, le persone più mature o le donne, ma vede in attesa dell’Eucaristia del sabato, anche i giovani. Questo vuol dire che ogni epoca ha le sue angosce, ogni raggruppamento etnico o culturale soffre di mali oscuri e profondi ed ogni uomo avverte limiti e solitudine, alimenta i suoi mostri ed i suoi angeli, sentendo aumentare, di fronte alla solitudine, ai pericoli, alle tentazioni, il bisogno di pregare.
Il Rosario, poi, ha una caratteristica che potremmo definire speciale: può essere recitato nella individualità della propria esistenza nell’ora che si reputa più opportuna, può raccogliere più persone nell’intimità delle abitazioni, può finalmente essere partecipato nel consorzio fra più persone riunite nella voce e nei pensieri.
In questo consiste senza dubbio l’affermazione che la devozione dei 15 Sabati ha assunto e aumentato in un secolo di vita: “Sono sommamente meravigliato ed edificato dalla straordinaria diffusione del libro, poiché è chiara prova del diffondersi della devozione verso quella mistica Rosa, in che il Verbo divin carne si fece”: Così si esprimeva Bartolo Longo vedendo esaurire le copie del suo testo. Quella sua meraviglia, quella sua edificazione appartengono anche a noi e a tutti coloro che fanno e mantengono la promessa di comunicarsi per 15 volte; per ripetere decina dopo decina il cammino dei Misteri, i quali partendo dal gaudio dell’Annunciazione, conducono Maria lungo la via del dolore, per vederla finalmente nella gloria con tutti i Santi. Si tratta di un cammino che è stato percorso da tanti Santi; che viene percorso in ogni angolo della terra da qualsiasi uomo che si professi devoto del Rosario di Maria.


*I Venti Sabati (1)
Nella versione classica
La missione del Beato Bartolo Longo, indicatagli dalla stessa Vergine, durante la sua chiamata in Via Arpaia, nell’ottobre 1872, era diffondere il santo Rosario.
Egli profuse tutte le sue energie per raggiungere questo fine, usando la sua intelligenza e le sue conoscenze.

Utilizzò i mezzi di comunicazione allora conosciuti e riuscì a raggiungere tutto il mondo propagando ovunque la devozione alla Vergine.
Una delle sue migliori intuizioni fu dare impulso alla pia pratica dei Quindici Sabati, un esercizio di pietà popolare già diffuso alla sua epoca ma che, grazie a lui, ottenne enorme popolarità.
Pubblicato per la prima volta nel 1877, tradotto in varie lingue e giunto alla 76ª edizione nel 1993, questo testo guidava i fedeli, sabato dopo sabato, alla lettura, alla meditazione e all’attuazione nella vita di ogni giorno dei quindici misteri del Rosario.
Nella nostra libreria sono disponibili due edizioni della pubblicazione. La prima propone i testi classici del Beato. La seconda, invece, propone un nuovo schema di celebrazione, con preghiere e meditazioni di Bartolo Longo, dei Padri della Chiesa e di scritti ecclesiastici.
(Edizioni Santuario di Pompei - pp. 616. € 5,00)


I Venti Sabati del Santo Rosario (2)
Con nuovo schema di celebrazione

Dopo il grande successo de “I Quindici Sabati” del Beato Bartolo Longo, best seller della letteratura mariana mondiale, il Santuario di Pompei ha pubblicato questo nuovo sussidio.
Fedele al suo carisma e ispirandosi ai più recenti documenti mariani del Magistero, il Santuario rivisita e rinnova la proposta del Fondatore.
Il sussidio utilizza un linguaggio più consono alla sensibilità ecclesiale post-conciliare e si presenta come strumento utilissimo per celebrazioni individuali e comunitarie del Rosario e celebrazioni mariane.
I testi delle meditazioni sono tratti dagli scritti del Beato, dei Padri della Chiesa, di scrittori e teologi contemporanei.  
Come l’antico testo del Beato, anche questo nuovo sussidio aiuterà i devoti della Madonna di Pompei a maturare abbondanti e ricchi frutti spirituali con cui alimentare il proprio cammino spirituale e di santità con una testimonianza di vita credibile e consona ai discepoli del Signore Gesù.
(Edizioni Santuario di Pompei - pp. 208. € 4,00)


*Il Rosario preghiera di Misericordia
"Il Rosario preghiera di Misericordia" è il titolo del sussidio che accompagnerà i fedeli a vivere ottobre, il mese dedicato alla preghiera, la cui propagazione è strumento di salvezza.
All’alba di ogni mattina, in Basilica, si pregherà con il "Buongiorno a Maria", leggendo un passo del Vangelo e riflettendo sul tema quotidiano.
Il sussidio raccoglie i testi del giorno, fino al 31, ed è valido strumento per chi è in Basilica, ma anche per chi, pur da lontano, vuole unirsi spiritualmente a migliaia di pellegrini che raggiungono il Santuario per incontrare Maria prima di dedicarsi alle proprie attività.
Il Rosario c’introduce nel "giardino di Maria", che è il Vangelo. Ottobre è il mese in cui far fiorire tutti i fiori di questo giardino per rendere la terra sempre più degna di Dio e dell’uomo.
Si tratta di moltiplicare dappertutto lo sbocciare della bellezza che dà la vita.
E non c’è bellezza più armoniosa della misericordia di Dio, del suo amore che previene, sostiene e perdona.
In questo mese, mentre l’Anno del Giubileo della Misericordia si avvia alla conclusione, si contemplano e meditano i misteri del Rosario per scoprirvi la carica di misericordia che fa ricominciare la nostra vita, presi per mano da Maria nostra Madre.

("Buongiorno a Maria. Ottobre 2016"
Edizioni Santuario di Pompei - pp. 78. € 2,00)


 
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