Liturgia delle Ore - Istituto Aveta

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Liturgia delle Ore

Con Gesù

*Introduzione *Dom.1ªSett *Lunedì 1ªSett. *Martedì 1ªSett *Mercoledì 1ªSett *Giovedì 1ªSett *Venerdì 1ªSett *Sabato 1ªSett *Dom.2ªSett *Lunedì 2ªSett *Martedì 2ªSett *Mercoledì 2ªSett *Giovedì 2ªSett *Venerdì 2ªSett *Sabato 2ªSett *Dom.3ªSett *Lunedì 3ªSett *Martedì 3ªSett *Mercoledì 3ªSett *Giovedì 3ªSett *Venerdì 3ªSett *Sabato 3ªSett *Dom.4ªSett *Lunedì 4ªSett *Martedì 4ªSett *Mercoledì 4ªSett *Giovedì 4ªSett *Venerdì 4ªSett *Sabato 4ªSett

*Domenica della 1ª Settimana del Salterio
Domenica della Prima Settimana  (Primi Vespri)

Dio, vieni a salvarmi. Gloria al Padre.
Come era nel principio. Alleluia.
Inno
Dio, che all'alba dei tempi

creasti la luce nuova,

accogli il nostro canto,
mentre scende la sera.
 
Veglia sopra i tuoi figli
pellegrini nel mondo;
la morte non ci colga
prigionieri del male.
 
La tua luce risplenda
nell'intimo dei cuori,
e sia pegno e primizia
della gloria dei cieli.
 
Te la voce proclami,
o Dio trino ed unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.
1 nt. Come incenso, o Dio, salga a te la mia preghiera.
Salmo 140, 1-9: Preghiera nel pericolo
Dalla mano dell'angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi (Ap 8, 4).
I. Il salmo 140 è una preghiera elevata a Dio mentre incombe un grande pericolo; il salmista ha la speranza che essa venga accolta come il profumo dell'incenso che accompagna i sacrifici del tempio.
II. Questo salmo preannuncia il sacrificio di Cristo sulla croce, quando egli, per intercedere a favore di tutta l'umanità, levò le mani nel gesto dell'orante.
III. Anche la Chiesa ha l'altare dell'incenso, e questo altare è Cristo; anche la Chiesa brucia, al mattino e alla sera, l'incenso davanti al Signore, e questo incenso è la preghiera dei fedeli.
IV. Questa supplica richiama la domanda insegnataci da Gesù nel Padre nostro: “Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”. Deve quindi aiutarci a superare le prove della vita.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
*
ascolta la mia voce quando t'invoco.
Come incenso salga a te la mia preghiera,
*
le mie mani alzate come sacrificio della sera.
 
Poni, Signore, una custodia alla mia bocca,
*
sorveglia la porta delle mie labbra.
 
Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male t
e compia azioni inique con i peccatori:
*
che io non gusti i loro cibi deliziosi.
 
Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, t
ma l'olio dell'empio non profumi il mio capo;
*
tra le loro malvagità continui la mia preghiera.
 
Dalla rupe furono gettati i loro capi,
*
che da me avevano udito dolci parole.
Come si fende e si apre la terra,
*
le loro ossa furono disperse alla bocca degli inferi.
 
A te, Signore mio Dio, sono rivolti i miei occhi;
*
in te mi rifugio, proteggi la mia vita.
Preservami dal laccio che mi tendono,
*
dagli agguati dei malfattori.
 
Gloria al Padre e al Figlio
*
e allo Spirito Santo,
Come era nel principio, e ora e sempre
*
 nei secoli dei secoli. Amen.
 
1 ant. Come incenso, o Dio,
salga a te la mia preghiera.
2 ant. Mio rifugio sei tu, Signore,
mio bene sulla terra dei vivi.
Salmo 141: Sei tu il mio rifugio
Cristo nella passione invoca il Padre e domanda la risur­rezione sulla quale la Chiesa dei santi londa la sua /ede - (cfr. Cassiodoro).
I. Il salmo 141 assicura che Dio è il rifugio nel momento del pericolo; il salmista geme e supplica il Signore, riconoscendo che solo in lui può trovare vero conforto.
II. Tutto ciò che è annunciato dal salmo si e compiuto durante la passione di Cristo; egli infatti si è trovato nella solitudine ed ha invocato il Padre per essere liberato.
III. Cristo continua la sua supplica nella Chiesa, la quale deve superare innumerevoli difficoltà per raggiungere l'unione dell'umanità con Dio.
IV. Gesù nell'orto ha toccato per noi il fondo dell'angoscia; preghiamolo affinché ci aiuti a superare con fortezza le difficoltà quotidiane.

Con la mia voce al Signore grido aiuto,
*
con la mia voce supplico il Signore:
davanti a lui effondo il mio lamento,
al suo cospetto sfogo la mia angoscia.
 
Mentre il mio spirito vien meno,
*
tu conosci la mia via.
 
Nel sentiero dove cammino
*
mi hanno teso un laccio.
 
Guarda a destra e vedi:
*
 nessuno mi riconosce.
Non c'è per me via di scampo,
*
nessuno ha cura della mia vita.

 
Io grido a te, Signore; t
dico: Sei tu il mio rifugio,
*
sei tu la mia sorte nella terra dei viventi.
 
Ascolta la mia supplica:
*
ho toccato il fondo dell'angoscia.
Salvami dai miei persecutori
*
perché sono di me più forti.
 
Strappa dal carcere la mia vita,
*
perché io renda grazie al tuo nome:
i giusti mi faranno corona
*
quando mi concederai la tua grazia. GI.
2 ant.   Mio rifugio sei tu, Signore, mio bene sulla terra dei vivi.
3 ant.    Il Signore Gesù si è umiliato nella morte; e Dio lo ha innalzato nella gloria.
Cantico FiI 2, 6-11: Cristo, servo di Dio
I. Il cantico, probabilmente un inno liturgico anteriore a san Paolo, presenta Cristo che si fa servo di Dio; per questo viene esaltato.
II. Ricorda i vari momenti della vita del Verbo incarnato, il quale dall'altezza più sublime, è sceso all'umiliazione più profonda, per giungere alla gloria del Signore risorto.
III. Con il cantico di Oggi la Chiesa riconosce la preesistenza eterna di Cristo e la sua divinità; contemporaneamente ricorda che la sua umanità è stata esaltata dopo la passione e la morte.
IV. Questo cantico ci prepara alla celebrazione settimanale della risurrezione di Cristo ricordandoci che solo la via della croce conduce alla gloria.

Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, 
*
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, t
assumendo la condizione di servo
*
e divenendo simile agli uomini:

apparso in forma umana, umiliò se stesso t
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.
 
Per questo Dio l'ha esaltato
*
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
*
nei cieli, sulla terra e sotto terra;

e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore,
*
a gloria di Dio Padre. Gl.
3 ant. Il Signore Gesù si è umiliato nella morte; e Dio lo ha innalzato nella gloria.
Lettura breve Rm 11, 33-36
O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.
Responsorio breve
R). Quanto sono grandi * le tue opere, Signore!
Quanto sono grandi le tue opere, Signore!
V). Le hai fatte con bontà e sapienza le tue opere, Signore.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Quanto sono grandi le tue opere, Signore!
Ant. al Magnificat
Ha fatto cose grandi colui che è potente: e santo è il suo nome.
L'anima mia magnifica il Signore
*
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
*
D'ora in poi .tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
*
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia
*
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
*
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
*
 ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
*
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
*
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,
*
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio
*
e allo Spirito Santo.
 
Come era nel principio, e ora e sempre,
*
nei secoli dei secoli. Amen.
Intercessioni
Eleviamo al Dio uno e trino, Padre e Figlio e Spirito Santo, la nostra lode e la nostra preghiera:
Assisti il tuo popolo, o Signore.
Dio grande e misericordioso, sorga la tua giustizia sulla terra,
- e il tuo popolo vedrà un'era di fraternità e di pace.

Venga il tuo regno fra tutte le nazioni,
- e si compia il tuo disegno di salvezza anche per l'antico popolo dell'alleanza.

Fa' che le nostre famiglie vivano in serena adesione ai tuoi voleri e in santa armonia,
- per essere il riflesso della tua unità d'amore nel Verbo e nello Spirito.

Ricompensa tutti coloro che ci hanno fatto del bene:
- dona loro il cento per uno e la vita eterna.

Guarda con bontà quanti sono morti a causa dell'odio, della violenza e della guerra,
- accogli tutti nel riposo eterno.
Padre nostro.
Orazione
Conclusione
V). Il Signore sia con voi
R). E con il tuo spirito.
V). Vi benedica Dio onnipotente,
      Padre + e Figlio e Spirito Santo.
R). Amen.
V). Andate in pace.
R). Rendiamo grazie e a Dio.
Nella celebrazione individuale, o quando non presiede una sacerdote o un diacono, la conclusione è la seguente:
V). Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R). Amen

Domenica della Prima Settimana
Invitatorio
V) Signore, apri le mie labbra
R) e la mia bocca proclami la tua lode.
Ant. Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo il Dio che ci salva, alleluia.
Salmo 94 - Invito a lodare Dio
Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. Ant.
 
Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra. Ant.

Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. Ant.

Ascoltate oggi la sua voce:
“Non indurite il cuore, come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere. Ant.

Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno:
Non entreranno nel luogo del mio riposo”. Ant.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen. Ant.

Lodi Mattutine
O Dio, vieni a salvarmi. Gloria al Padre.
Come era nel principio. Alleluia.

Inno
O giorno primo ed ultimo,
giorno radioso e splendido
del trionfo di Cristo!

Il Signore risorto
promulga per i secoli
l'editto della pace.

Pace fra cielo e terra,
pace fra tutti i popoli,
pace nei nostri cuori.

L'alleluia pasquale
risuoni nella Chiesa
pellegrina nel mondo;

e si unisca alla lode,
armoniosa e perenne,
dell'assemblea dei santi.

A te la gloria, o Cristo,
la potenza e l'onore,
nei secoli dei secoli. Amen.
1 ant. Dall'aurora io ti cerco, o Dio:
che io veda la tua potenza e la tua gloria,
alleluia.
Salmo 62, 2-9: L'anima assetata del Signore
La Chiesa ha sete del suo Salvatore, bramando di dissetarsi alla fonte dell'acqua viva che zampilla per la vita eterna (cfr. Cassiodoro).
I. Il salmo 62 dà voce all'anima assetata del Signore; un desiderio ardente sospinge il salmista egli ricerca Dio, come la terra riarsa attende l'acqua.
II. L'umanità dopo il peccato, era una terra arida e riarsa; il Figlio di Dio, incarnandosi, ha suscitato in essa il desiderio e la sete della divinità.
III. Questo salmo mette in evidenza come la Chiesa abbia sete del suo salvatore, e brami di dissetarsi alla fonte dell'acqua viva che zampilla per la vita eterna.
IV. Siamo invitati a dissetarci alla sorgente della grazia, che la passione e la risurrezione di Cristo hanno fatto scaturire in mezzo a noi.
O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco,
*
di te ha sete l'anima mia,
a te anela la mia carne,
*
come terra deserta, arida, senz'acqua.

Così nel santuario ti ho cercato,
*
per contemplare la tua potenza e là tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita,
*
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva,
*
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito,
*
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Nel mio giaciglio di te mi ricordo
*
penso a te nelle veglie notturne,
tu sei stato il mio aiuto;
*
esulto di gioia all'ombra delle tue ali.

A te si stringe
*
l'anima mia.
La forza della tua destra
*
mi sostiene.
1 ant. Dall'aurora io ti cerco, o Dio:
che io veda la tua potenza e la tua gloria,
alleluia.
2 ant. Nel fuoco, con voce unanime,
i tre giovani cantavano:
Benedetto Dio, alleluia.
Cantico Dn 3, 57-88.56 - Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).
I. Con il cantico, i tre fanciulli preservati dal fuoco invitano tutte le creature, iniziando da quelle celesti, ad unirsi al loro inno di lode per ringraziare il Signore.
II. Tutte le creature debbono lodare Dio, perché le ha create, e perché nel Verbo incarnato le ha unite a sé; in modo particolare debbono lodare il Signore gli uomini, redenti da Cristo.
III. La Chiesa, con questo cantico, invita tutte le creature, animate ed inanimate, a glorificare Iddio, loro creatore, e ad innalzare la lode a Cristo, loro re.
IV. Noi, costituiti da Dio al vertice della creazione, dobbiamo sentire l'esigenza di lodare il Signore con questo cantico di lode, facendoci voce di ogni creatura.

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
*
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore,
*
benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,
il Signore,
*
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore,
*
benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
*
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore,
*
benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore,
*
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
*
benedite, notti e giorni, il Signore.

Benedite, luce e tenebre, il Signore,
*
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore,
*
lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore,
*
benedite, creature tutte
che germinate sulla terra, il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore,
*
benedite, mari e fiumi, il Signore.

Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore,
*

benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici,
il Signore,
*
benedite, figli dell'uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore,
*
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,
*
benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
*
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo,
*
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo,
*
degno di lode e di gloria nei secoli.
Alla fine di questo cantico non si dice il Gloria.
2 ant.   Nel fuoco, con voce unanime,
i tre giovani cantavano: Benedetto Dio, alleluia.
3 ant. I figli della Chiesa
esultino nel loro Re, alleluia.
 
Salmo 149: Festa degli amici di Dio
I figli della Chiesa, i figli del nuovo popolo esultino nel loro re, Cristo (Esichio).
I. Il salmo 149 annuncia la festa degli amici di Dio; il salmista invita il popolo ad innalzare al Signore un cantico nuovo, e a lodarlo nell'assemblea dei santi.
II. Con le parole del salmo la Chiesa invita i suoi figli a gioire ed esultare nel Signore all'annuncio della grande gioia del natale e della pasqua.
III. salmo 149 rivela anche il duplice aspetto del mistero della Chiesa, che nel medesimo tempo è “fervente nell'azione e dedita alla contemplazione”, è “presente nel mondo e pellegrina” .
IV. Gloria e letizia debbono essere nostri autentici stati d'animo, affinché il canto nuovo nell'assemblea dei fedeli sia preludio dell'inno che eleveremo con gli eletti nella gloria.

Cantate al Signore un canto nuovo;
*
la sua lode nell'assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore,
*
esultino nel loro Re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze,
*
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
*
incorona gli umili di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria,
*
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca
*
e la spada a due tagli nelle loro mani,

per compiere la vendetta tra i popoli
*
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi,
*
i loro nobili in ceppi di ferro;

per eseguire su di essi il giudizio già scritto
questa è la gloria per tutti i suoi fedeli. Gloria.

3 ant. I figli della Chiesa esultino nel loro Re, alleluia.
Lettura breve
La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello. Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen.
Responsorio breve
R). Cristo, Figlio del Dio vivo,   abbi pietà di noi.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.
V). Tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.
Ant. al Ben.
Cristo, nuovo sole del mondo, è re di luce, di giustizia e di pace.

Benedetto il Signore Dio d'Israele,
*
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente
*
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso
*
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:

salvezza dai nostri nemici,
*
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
*
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
*
di concederci, liberàti dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia
*
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
*
perché andrai innanzi al Signore
a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
*
nella remissione dei suoi peccati.

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
*
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge,

Come era nel principio, e ora e sempre,
*
nei secoli dei secoli. Amen.
Invocazioni
Acclamiamo Cristo, sole di giustizia apparso all'orizzonte dell'umanità:
Signore, tu sei la vita e la salvezza nostra.

Creatore degli astri, noi ti consacriamo le primizie di questo giorno,
- nel ricordo della tua gloriosa risurrezione.

Il tuo Spirito ci insegni a compiere la tua volontà,
- e la tua sapienza ci guidi oggi e sempre.

Donaci di partecipare con vera fede all'assemblea del tuo popolo,
- intorno alla mensa della tua parola e del tuo corpo.

La tua Chiesa ti renda grazie, Signore,

- per i tuoi innumerevoli benefici.
Padre nostro.
Orazione propria
 
Conclusione
V). Il Signore sia con voi
R). E con il tuo spirito.
V). Vi benedica Dio onnipotente,
      Padre + e Figlio e Spirito Santo.
R). Amen.
V). Andate in pace.
R). Rendiamo grazie e a Dio.
Nella celebrazione individuale, o quando non presiede una sacerdote o un diacono, la conclusione è la seguente:
V). Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R). Amen

Secondo Vespri
O Dio, vieni a salvarmi. Gloria al Padre.
Come era nel principio. Alleluia.

Inno
O Trinità beata,
luce, sapienza, amore,
vesti del tuo splendore
il giorno che declina.

Te lodiamo al mattino,
te nel vespro imploriamo,
te canteremo unanimi
nel giorno che non muore. Amen.

1 ant.
Il Signore estenderà da Sion il suo dominio, e regnerà in eterno, alleluia.
Salmo 109, 1-5. 7: Il Messia, re e sacerdote
Bisogna che egli regni finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi (1 Cor 15, 25).
I. Il salmo 109 si riferisce al messia, re e sacerdote; è riconosciuto messianico anche dalla tradizione ebraica, che vede in esso affermati la regalità e il sacerdozio del messia.
II. Gesù riallaccia, con l'offerta del pane e del vino, il sacrificio della nuova alleanza al rito di Melchisedek; questo interessa tutti i credenti, mentre i riti mosaici erano riservati agli ebrei.
III.  La Chiesa prega questo salmo nei secondi vespri di tutte le domeniche e delle solennità, per celebrare i misteri della redenzione e per parteci­pare alla gloria del suo sposo.
IV. Noi, riconciliati con il Padre mediante il sangue di Cristo, siamo resi partecipi del potere sacerdotale e regale di Gesù; dobbiamo esercitarlo nella maniera più degna.

Oracolo del Signore al mio Signore:
*
“Siedi alla mia destra, -

finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi”.

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion:
*
“Domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza
*
tra santi splendori;

dal seno dell'aurora,
*
come rugiada, io ti ho generato”.

Il Signore ha giurato e non si pente:
“Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek”.

Il Signore è alla tua destra,
*
annienterà i re nel giorno della sua ira.
Lungo il cammino si disseta al torrente
*
e solleva alta la testa.

1 ant. Il Signore estenderà da Sion il suo dominio, e regnerà in eterno, alleluia.
2 ant. Tremò la terra e il mare davanti al volto del Signore, alleluia.

Salmo 113: Meraviglie dell'esodo dall'Egitto
Quanti avete rinunziato al mondo del male, avete compiuto anche voi il vostro esodo.
I. La prima parte del salmo 113 sottolinea le meraviglie dell'esodo; pregato prima della cena pasquale, si collegava ai prodigi di Dio nel deserto, ricordati dal capo famiglia all'inizio del rito.
II. L'esperienza di Dio salvatore raggiunge il punto culminante con l'incarnazione del Verbo; la pasqua di Israele ha il compimento nella pasqua di Cristo, perché allora inizia un nuovo esodo.
III. Tra la risurrezione di Cristo e il suo ritorno finale, vi è la storia della Chiesa pellegrina nel mondo; la nuova strada della salvezza si apre attraverso le acque del battesimo.
IV. Questo salmo ricorda la nostra liberazione dal peccato e dalla morte eterna; ci dona anche la certezza che la potenza di Dio ci sorreggerà nel nostro esodo spirituale.
Quando Israele uscì dall'Egitto,
*
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario
*
Israele il suo dominio.

Il mare vide e si ritrasse,
*
Il Giordano si volse indietro,
i monti saltellarono come arieti,
*

le colline come agnelli di un gregge.

Che hai tu, mare, per fuggire,
*
e tu, Giordano, perché torni indietro?

Perché voi monti saltellate come arieti
*
e voi colline come agnelli di un gregge?

Trema, o terra, davanti al Signore,
*
davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago,
*
la roccia in sorgenti d'acqua.  (Gl)
2 ant. Tremò la terra e il mare davanti al volto del Signore, alleluia.
3 ant. Dio regna: a lui la gloria, alleluia, alleluia.
Cantico Cfr. Ap 19, 1-7: Le nozze dell'Agnello
I. Il cantico, l'ultima solenne dossologia dell'Apocalisse, è il canto di giubilo che accompagna il trionfo di Cristo dopo la caduta di Babilonia.
II. Cristo, capo del corpo mistico, dopo avere vinto le potenze diaboliche innalza questo inno di gloria a Dio, in nome di tutto il popolo redento.
III. La Chiesa in questo canto di lode si associa a Cristo, pregustando la felicità preparatale in cielo dallo sposo divino.
IV. Noi servi di Dio, ancora in cammino verso la meta, siamo già sicuri di essere stati redenti; contemplando la gloria di Cristo, dobbiamo pensare alla gioia del paradiso che ci attende.

Alleluia.
Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio;
*
veri e giusti sono i suoi giudizi.

Alleluia.
Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi,
*
voi che lo temete, piccoli e grandi.

Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
*
il nostro Dio, l'Onnipotente.

Alleluia.
Rallegriamoci ed esultiamo,
*
rendiamo a lui gloria.

Alleluia.
Sono giunte le nozze dell'Agnello;
*
la sua sposa è pronta.  (GI)
3 ant. Dio regna: a lui la gloria, alleluia, alleluia.
In tempo di Quaresima, in luogo del cantico precedente, si dice il seguente:
Ant.  Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo.
Cantico Cfr. i Pt 2, 21-24
La passione volontaria di Cristo.
I. Nel cantico proclamiamo quanto Pietro scrive per gli schiavi: essi, a causa delle ingiustizie che subiscono, assomigliano a Cristo; per valorizzare la loro sofferenza, devono imitarlo.
II. Cristo è stato condannato ingiustamente, ma ha sopportato tutto con pazienza, e ha offerto le sue sofferenze al Padre per la redenzione dell'umanità.

Cristo pari per voi, lasciandovi un esempio,
*
perché ne seguiate le orme:

egli non commise peccato
*
e non si trovò inganno sulla sua bocca;

oltraggiato non rispondeva con oltraggi,
*
e soffrendo non minacciava vendetta,

ma rimetteva la sua causa
*
a colui che giudica con giustizia.

Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
*
sul legno della croce,

perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia.
*
Dalle sue piaghe siamo stati guariti.  (Gl)
Si ripete l'antifona.
Lettura breve
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.
Responsorio breve
R. Benedetto sei tu, Signore, * nell'alto dei cieli.
Benedetto sei tu, Signore, nell'alto dei cieli.
V. A te la lode e la gloria nei secoli,
nell'alto dei cieli.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Benedetto sei tu, Signore, nell'alto dei cieli.
 
Ant. al Magn.
Grazia e misericordia è il Signore: ha dato un cibo a quelli che lo temono.

L'anima mia magnifica il Signore
*
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
*
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
*
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia
*
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
*
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
*
 ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
*
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
*
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,
*
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio
*
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre,
*
nei secoli dei secoli. Amen.
 
Intercessioni
Cristo è il nostro capo e noi siamo le sue membra.
A lui lode e gloria nei secoli. Acclamiamo:
Venga il tuo regno, Signore.
 La tua Chiesa, Signore, sia sacramento vivo ed efficace di unità per il genere umano,
- mistero di salvezza per tutti gli uomini.

Assisti il collegio dei vescovi in unione con il nostro papa N.
- infondi in loro il tuo Spirito di unirà, di amore e di pace.

Fa' che i cristiani siano intimamente uniti a te, capo della Chiesa,
- e diano valida testimonianza al tuo Vangelo.

Dona al mondo la pace,
- fa' che si costruisca un ordine nuovo nella giustizia e nella fraternità.

Concedi ai nostri fratelli defunti la gloria della risurrezione,
- rendi partecipi anche noi della loro beatitudine.
Padre nostro.
Orazione propria
Conclusione
V). Il Signore sia con voi
R). E con il tuo spirito.
V). Vi benedica Dio onnipotente,  Padre + e Figlio e Spirito Santo.
R). Amen.
V). Andate in pace.
R). Rendiamo grazie e a Dio.
Nella celebrazione individuale, o quando non presiede una sacerdote o un diacono, la conclusione è la seguente:
V). Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R). Amen


*Introduzione alla Liturgia delle Ore
La Costituzione sulla Sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium” del Concilio Ecumenico Vaticano II, presenta l’Ufficio Divino con le seguenti parole:
“Cristo Gesù, il sommo sacerdote della nuova ed eterna alleanza, prendendo la natura umana, ha introdotto in questo  esilio terrestre quell’inno che viene eternamente cantato nelle dimore celesti. Egli unisce a sé tutta l’umanità e  se l’associa nell’elevare questo divino cantico di lode. Cristo continua ad esercitare questa funzione sacerdotale per mezzo della sua Chiesa, che loda il
Signore incessantemente e intercede per la salvezza del mondo non solo con la celebrazione dell’Eucaristia, ma anche in altri modi, specialmente recitando l’ufficio divino” (SC n. 83).
Questa definizione dell’Ufficio Divino è una delle più efficaci ed eminenti per descrivere come la Chiesa si unisca nell’eterno cantico di lode reso a Dio dal Coro celeste con a capo Cristo. In effetti, tutta la Liturgia non è altro che la nostra partecipazione al Coro celeste di lode, di ringraziamento e di invocazione alla somma santità di Dio – “Santo, Santo, Santo” cantavano gli angeli nella visione di Isaia (Is 6).
Il Libro dell’Apocalisse ci rivela la vera natura di quella celeste liturgia messianica incentrata attorno alla figura dell’Agnello immolato, cioè Cristo. Secondo il Libro, San Giovanni ha una visione epifanica o manifestazione (cfr. Ap 5,6) del Re seduto nella maestà del suo trono, l’agnello che è stato immolato (cfr. Ap 5,6), la corte processionale che lo accompagna (cfr. Ap 14, 1-5) e la celebrazione del suo banchetto di nozze (cfr. Ap 19,7), l’altare del sacrificio (cfr. Ap 6,9) incensato dagli Angeli (cfr. Ap 8,3), i sette candelieri d’oro (cfr. Ap 1,12) e l’intronizzazione dell’Agnello (cfr. Ap 5).
Per questo, la preghiera della Chiesa e la celebrazione dei sacramenti sono sempre stati considerati come parte di quella liturgia celeste con a capo Cristo e che viene celebrata in eterno. La Liturgia delle Ore ne è perciò parte integrante. Attraverso di essa, la Chiesa si collega quasi misticamente con il Coro celeste che ha a capo colui che è il Santo, santificando la vita e il tempo e innalzandoli a livello del sacro e dell’eterno.
Papa Benedetto XVI, parlando della Liturgia delle Ore e della vita monastica, nella quale la Chiesa si è formata con l’eredità di tale preghiera, dichiara: “la liturgia non è qualcosa creata dai monaci. Esisteva già prima di loro. Ma è l’ingresso nella Liturgia dei Cieli che viene sempre celebrata. La liturgia terrena è liturgia solo perché si unisce a ciò che è già in corso, la realtà superiore … cantare con questo coro (celeste) è l’essenza della loro chiamata: “davanti agli angeli, canterò le tue lodi” (Un canto nuovo per il Signore – Crossroad book, New York 1996, p.166).
Associando le nostre labbra e i nostri cuori a quella Divina Liturgia e facendolo nelle diverse ore del giorno, noi santifichiamo il tempo e tutta l’attività umana. Le nostre voci, attraverso l’Ufficio, portano l’intero universo al cospetto di Dio, inserendo il nostro tempo nell’eterno “adesso” di Dio. La preghiera perciò in unione con il Coro celeste, fatta nelle diverse ore del giorno, santifica la giornata e la consacra a Dio. Secondo Papa Benedetto, “la liturgia è il mezzo con cui il tempo terrestre si inserisce nel tempo di Gesù Cristo e nel suo presente” (Lo spirito della Liturgia, Ignatius Press, San Francisco, 2000, p.60).
Quando la Chiesa prega le Ore, prega con Cristo sommo Sacerdote nel tempo eterno, rientra perciò nella nostra vita colui che ci viene incontro e santifica misticamente il nostro tempo e le nostre azioni.
San Giovanni Maria Vianney lo esprimeva con altre parole: “la preghiera nient’altro è che l’unione con Dio. Quando qualcuno ha il cuore puro e unito a Dio, è preso da una certa soavità e dolcezza che inebria, è purificato da una luce che si diffonde attorno a lui misteriosamente. In questa unione intima, Dio e l’anima sono come due pezzi di cera fusi insieme, che nessuno può più separare. … Il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata e lo rende capace di amare Dio” (Il piccolo Catechismo del Curato d’Ars, Tan Books, Illinois 1987, p.29).
Dopo aver presentato in sintesi la preghiera e in particolare la Liturgia delle Ore, vorrei ora rivisitare brevemente con voi le pagine di storia ecclesiale, soprattutto quelle che riguardano l’origine e lo sviluppo della Liturgia delle Ore fino alla sua forma attuale.
Origine e sviluppo della Liturgia delle Ore
Gesù vero uomo di preghiera
Egli veniva da un popolo che sapeva come pregare. Mentre nel mondo ellenistico vi era una crisi di preghiera, poiché spesso si tramutava in magia e consisteva di incantesimi cantilenati per guadagnarsi il favore degli dèi – gli ebrei pregavano sul serio.
Le Sacre Scritture sono piene di vari tipi di preghiera ebraica (ad es, Gen 32, 9-12), il Salterio è una grande collezione di tale preghiera. Le Scritture menzionano per Israele tre ore di preghiera: all’alzata, al momento di coricarsi (Dt 11,19) e a metà pomeriggio (Dt 6,11). Questa era una pratica accettata al tempo di Gesù. (..)
In alcuni esempi, essi hanno verbalmente citato queste preghiere (Mc 14,36; 15,34; Mt 11,2) menzionate dagli evangelisti (Mc 1,35; 6,46; Mt 14,23; Lc 3,21; 5,16; 6,12; 9,18; 9,28; 22,35; Lc 23,34; 23,46; Gv 11,41; 12,27) e ciò mostra che prima di prendere importanti decisioni, Gesù trascorreva lunghe ore in preghiera (la scelta dei dodici, Mc 3,13; la trasfigurazione, Mc 9,12; il Getsemani, Mc 14,32).
Due preghiere di Gesù hanno avuto un grande impatto sulla cristianità in generale. La Preghiera del Signore (Lc 11,2-4; Mt 6,9-13) e la preghiera sacerdotale (Gv 17), che abbiamo ricevuto integralmente. Ed è importante notare che egli  ha coerentemente sollecitato i suoi discepoli a pregare (come mezzo per la vigilanza, Mt 26,41, Lc 21,36; per la chiamata degli operai per la sua messe, Mt 9,38; per tenersi concentrati e non scoraggiarsi, Lc 18,1), insegnando loro come attuare ciò (in spirito di umiltà, Lc 18,9-14; nella perseveranza e confidando nella bontà del Padre, Lc 11,5-13; 18, 1-8, ecc. ).
Gli Apostoli hanno seguito fedelmente il suo esempio
Gli apostoli pregavano in ogni momento e chiedevano alla comunità di fare altrettanto (cfr. Ef 6,18; Col 4,2; 1Tes 5,16-18). La comunità seguiva fedelmente le istruzioni pregando “ogni giorno” (cfr. At 2,46) e “continuamente” (cfr. 1Tes 1,2) quando erano soli (cfr. At 10.9), quando si radunavano insieme (cfr. At 2,46) o quando si separavano (cfr. At 20, 36-38; 21,5). Pregavano in casa (cfr. At 2,46; 10,9; 12,15), nel tempio (cfr. At 2,46; 3,1) o in sinagoga (At 13, 14-15). Le preghiere comprendevano lode e benedizione, ringraziamento, confessioni di fede e petizioni di diversi generi, usando spesso salmi biblici, cantici, benedizioni ed inni. Erano perciò di una grande varietà, talvolta personali e a volte in comune o in assemblea. Dobbiamo anche ricordare che fino all’anno 70 D.C.  quando Gerusalemme e il suo tempio vennero totalmente distrutti, essi seguivano pure le tradizioni ebraiche di preghiera.
La Chiesa sub-apostolica
Già nella Didachè, che è un testo contemporaneo ai Vangeli, si chiedeva ai cristiani di pregare tre volte al giorno, sostituendo lo shemà Israel (recitazione del Credo ebraico) con il Pater Noster e la dossologia “perché tua è la potenza e la gloria nei secoli dei secoli”. All’inizio del II secolo, una lettera di S. Ignazio d’Antiochia ai cristiani di Magnesia, parla della preghiera in tempi fissi.
E nel III secolo, i Padri della Chiesa quali Tertulliano, Ippolito, Clemente di Alessandria, Origene e Cipriano di Cartagine sollecitano la preghiera in diversi momenti della giornata. Queste indicazioni ci mostrano la tendenza a tempi regolari di preghiera. Con la Tradizione Apostolica e nord-africana, sembra essersi stabilita una completa serie di ore di preghiera:
- All’alzata (catechesi comune nella Trad. Ap.)
- Ora terza, sesta e nona
- Nel coricarsi
- Durante la notte (Trad. Ap.: a mezzanotte e al canto del gallo)
Non è chiaro se tale struttura di tempi si intendesse per la preghiera comune o personale. Quello che possiamo osservare, è che i cristiani pregavano e le ore di preghiera erano probabilmente determinate da una teologia di partecipazione al Mistero pasquale di Cristo.
Il periodo formativo – gli Uffici monastici e della Cattedrale
Nel IV secolo ci fu un’evoluzione, per cui le ore di preghiera vennero a identificarsi come distintamente comunitarie, con la predominanza infine di due forme di preghiera: l’ufficio della cattedrale, che era la preghiera della comunità ecclesiale radunata intorno al Vescovo e ai sacerdoti, e l’ufficio monastico, che era la preghiera degli asceti e degli altri monaci, nella nascente tradizione monastica della Chiesa.
Nell’ufficio della cattedrale, il mattutino e i vespri erano le due ore privilegiate della preghiera quotidiana, e consistevano di elementi popolari quali una selezione di salmi e cantici, scelti secondo la loro convenienza per l’ora ed eseguiti mediante la partecipazione del popolo con responsori ed antifone, l’uso cerimoniale della luce, incenso, processioni e le abituali preghiere di intercessione per le necessità. Tale ufficio delle chiese secolari erano popolari mediante l’uso dei simboli e delle cerimonie (luce, incenso, processioni, ecc.), dei canti (responsori, antifone, inni) e varietà di ministri (vescovi, sacerdoti, diaconi, lettori, salmisti, ecc.). La salmodia non era una ‘recitatio continua’, ma scelta e limitata.
La situazione dei monasteri era diversa. Dal momento che l’ufficio monastico era riservato alla comunità, doveva essere d’aiuto alla preghiera meditativa da praticarsi in comune e si recitava il salterio per intero con la ‘recitatio continua’. I monaci dovevano infatti recitare tutto il salterio in un dato periodo di tempo. Avevano più ore di ufficio – un ufficio notturno (la prima) e sette uffici giornalieri. Questi erano i mattutini, le lodi e i vespri, la terza, la sesta e la nona, e infine la compieta. Le ore subirono diverse modifiche in questo periodo. Fu San Benedetto da Norcia (480-547) a dare all’ufficio divino la sua forma definitiva, che rimase più o meno la stessa fino al 1870.
Il tardo Medio Evo
Dopo la decadenza morale del X secolo e la riforma gregoriana, ci fu una tendenza verso una
celebrazione più degna della Liturgia e la ricerca da parte dei chierici di uno stile di vita più regolare. Era il tempo in cui venivano formandosi i canonici regolari, i quali si assumevano il compito di adempiere agli obblighi di preghiera quotidiana della Chiesa. Ma essendo spesso piccole comunità, non erano in grado di raccogliere tutti i testi liturgici per la preghiera usati dai monasteri ben più grandi.
Sorse così l’esigenza di un Ordo che indicasse i testi da cantare con i loro incipit per ogni giorno ed ogni ora liturgica. Fu realizzato con il titolo “Breviarium sive ordo officiorum per totam anni decursionem”. Si gettarono così le fondamenta per il Breviario. Un secondo fattore che contribuì a comporre il Breviario fu la riorganizzazione della Cappella papale. Essa era attigua all’antica basilica costantiniana sul colle Laterano. La Cappella consisteva nella Curia del Papa, la cui liturgia certamente ebbe un’influenza sullo sviluppo della preghiera ecclesiale. La Liturgia delle Ore della cappella papale era una combinazione degli stili di preghiera monastica e di cattedrale, e diventava un modello per gli altri.
La perspicacia dell’imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo Magno, per assicurare un senso di uniformità all’interno del suo regno, e il suo convincimento che ciò si potesse attuare mediante un processo di conformazione alla prassi liturgica della Chiesa e che il centro dell’unità dell’impero fosse Roma, fu una delle cause principali per la romanizzazione della liturgia nell’Impero e per lo sviluppo di una forma più organizzata della Liturgia delle Ore nella Chiesa d’Occidente.
Nel 1215, Papa Innocenzo III volle una revisione dell’ufficio e il risultato fu il “Breviarium Secundum Usum Romanae Curiae”, che fu successivamente rivisto da Papa Onorio III, adottato dai Frati Minori e distribuito in accordo con la seconda regola di San Francesco d’Assisi. A causa della crescente mobilità dei chierici, la richiesta per un’ulteriore versione abbreviata della Liturgia delle Ore portò alla realizzazione di un Breviario da parte del Cardinal Quinones nel 1535.
Il Concilio di Trento e i tempi moderni
Il Breviario di Quinones fu dopo qualche tempo soppresso e sostituito dal Breviario tridentino di Papa Pio V nel 1568. Costituiva il frutto delle riforme liturgiche tridentine e, nei suoi elementi principali, mantenne il classico ufficio monastico delle antiche basiliche romane. I mattutini della domenica consistevano di diciotto salmi e dodici letture; i mattutini feriali erano di dodici salmi e tre letture, mentre le lodi avevano sei salmi e un cantico dell’Antico Testamento. Perfino la compieta conservò i suoi quattro salmi. Si mantennero inni, antifone e responsori, il tutto fissato in un sistema di rubriche. Il santorale fu drasticamente ridotto.
L’invenzione della stampa permise finalmente alla Chiesa d’Occidente di avere il proprio libro ufficiale di preghiera. Si aveva la sensazione, tuttavia, che anche questo breviario richiedesse una riforma. Infatti, seguì un processo semplificato di riforme compiuto dai Papi successivi, in particolare da Pio X. Venne ridotto, ad esempio, il numero dei salmi e delle letture per la domenica e i mattutini feriali.
La Costituzione sulla Sacra Liturgia del Vaticano II esaminò il breviario; nel IV capitolo troviamo la formulazione di alcuni principi per la riforma definitiva del testo. Il Concilio stabilì che:
- Lodi e Vespri siano i due uffici più importanti della giornata e da celebrarsi come tali;
- L’ora nota come 'mattutino' sia adattata in modo da recitarla a qualsiasi ora del giorno, si abbiano meno salmi e letture più lunghe;
- L’ora 'prima' sia soppressa e delle altre ore minori (terza, sesta, nona) se ne dica almeno una;
- la compieta sia la preghiera al termine della giornata e conseguentemente rivista;
- Il salterio sia distribuito su un periodo più lungo di una settimana;
- Si migliori l’impostazione delle letture bibliche e i brani da leggere siano più lunghi. Si proceda a una migliore selezione delle letture patristiche, e gli atti dei martiri e le vite dei santi siano in accordo con la verità storica;
- Gli inni vengano riportati alla loro forma originaria (non-classica) e la sezione estesa;
- Gli uffici siano celebrati alla giusta ora del giorno (Lodi al mattino e Vespri alla sera) e i parroci esortati a far sì che i vespri siano celebrati alla domenica con il popolo.
La revisione effettuata e pubblicata in latino nell’anno 1971, fu quasi integralmente fedele alle succitate raccomandazioni del Concilio. La natura di questo breviario è di essere fondamentalmente semplice, con più Sacra Scrittura attraverso una “lectio continua” di una larga porzione della Bibbia; quasi tutti i salmi del salterio si recitano in un ciclo di quattro settimane, ed il breviario è basato sul nuovo calendario del 1969 che mette l’accento sulle feste cristologiche e sulla liturgia del ciclo delle domeniche. Il santorale è stato semplificato.
Nel lungo cammino dello sviluppo della preghiera liturgica ecclesiale è da sottolineare il movimento silenzioso ma sicuro da uno stato alquanto amorfo e disorganizzato verso qualcosa di più uniforme ma meglio organizzato e teologico.
In tale processo hanno contribuito elementi sia interni che esterni, ma è evidente che la Chiesa ha sempre cercato le vie e i modi per rimanere fedele al comando del Signore di vegliare sempre e pregare, e gli elementi centrali della sua preghiera sono rimasti più o meno gli stessi, in ogni tempo, specialmente nell’uso del salterio ebraico, i testi della Bibbia nelle letture del Vecchio e Nuovo Testamento, gl’inni, i cantici e le preghiere, alcune di queste così antiche quanto la Chiesa stessa.
Considerazioni teologiche
Preghiera celeste
L’Istruzione Generale della Liturgia delle Ore (IGLO) indica chiaramente ciò che abbiamo già illustrato sopra sulla dimensione cristocentrica e trascendente della preghiera liturgica, quando dichiara che “la preghiera diretta a Dio deve essere connessa con Cristo, Signore di tutti gli uomini, unico Mediatore e il solo per cui abbiamo accesso a Dio … Si stabilisce un rapporto intimo tra la preghiera di Cristo e la preghiera di tutto il genere umano” (IGLO n. 6).
Inoltre, la centralità di Cristo nella preghiera ecclesiale è collegata strettamente con la teologia della Chiesa quale Corpo di Cristo, per cui partecipa intimamente allo stesso sacerdozio di Cristo. Afferma l’Istruzione: “quando pregando parliamo con Dio, non per questo separiamo il Figlio dal Padre e quando il Corpo del Figlio prega non separa da sé il proprio Capo, ma è lui stesso unico salvatore del suo Corpo, il Signore nostro Gesù Cristo Figlio di Dio, che prega per noi, prega in noi ed è pregato da noi. Prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo” (n. 7).
Infatti, la preghiera ecclesiale è in spirito, poiché è lo Spirito Santo che spira in noi lo spirito della figliolanza divina che ci fa gridare “ Abbà, Padre” (Rom 8,4). Per questo, la Chiesa dirige sempre le sue preghiere al Padre attraverso il Figlio e nell’unità dello Spirito Santo.
La grandiosa liturgia descritta nel libro dell’Apocalisse e il conseguente invito a tutti noi di unirci a Cristo con e mediante la nostra assimilazione nella preghiera, proietta già il nostro essere nell’eternità e alle altezze della perfezione spirituale.
Siamo invitati a rivivere qui sulla terra il “già” e “non ancora” della salvezza in una sorta di pregustazione del Cielo nella preghiera. Guardare alla preghiera della Chiesa in questa prospettiva profondamente escatologica, ci aiuta a liberare la preghiera stessa dall’essere monotona, impersonale o inefficace.
Non è soltanto una ripetizione di formule o di risposte ma efficace preghiera che può elevarci alle più alte vette di estasi spirituale e trasformazione.
L’episodio del Monte Tabor è una sorta di riflessione su ciò che la preghiera ecclesiale può realmente significare. Secondo Luca, Gesù prese Pietro, Giovanni e Giacomo su un alto monte per pregare, e mentre egli pregava, il suo volto si trasfigurò. L’episodio permise agli apostoli di gettare uno sguardo sulla gloria del Cielo, tanto da sentire perfino la voce di Dio stesso. Era un contesto di preghiera e fu tale la gioia di sperimentare la bellezza celeste che Pietro desiderava restare là.
Se noi ci accostiamo alla preghiera al modo di Pietro e degli altri due apostoli, potremmo renderla il momento più felice e più gratificante della giornata, poiché è Gesù che prega per noi, con noi ed in noi. Ecco perché il Santo Curato d’Ars definiva la preghiera “una pregustazione del Cielo, una cascata di Paradiso” (Il piccolo Catechismo, p.29).
Il tempo santificato
In secondo luogo, l’Istruzione generale specifica chiaramente che la finalità dell’ufficio è anche “la santificazione del giorno e di tutta l’attività umana” (IGLO n. 11), per cui nella revisione del breviario “il suo ordinamento è stato rinnovato in modo da far corrispondere, per quanto era possibile, la celebrazione delle Ore al loro vero tempo” (ibid).
Ho già detto sopra che fin dal tempo dell’antico Israele c’era la convinzione che il tempo appartenesse a Dio e che dovesse perciò essere santificato dalla preghiera. La tradizione ebraica di pregare tre volte al giorno si evolse in una tradizione fissa al tempo in cui fu scritto il libro di Daniele (Dan 6,13) e si sviluppò ancor più nella tradizione cristiana e nella teologia fondamentale.
Alla base vi era la convinzione che ogni tempo deve essere santificato collegandosi intimamente al tempo eterno di Cristo che è l’alfa e l’omega. Con la sua morte e risurrezione, Gesù ha definitivamente spezzato la limitatezza del tempo umano, innalzandolo all’incessante e continuo “adesso” di Dio.
Il suo sacrificio “una volta per tutte” ha reso possibile che l’”allora” sia collegata all’”adesso” e al “non ancora”, di modo che il sole nascente, Gesù, è già nell’eterno “adesso”. La nostra preghiera ci inserisce già in quella atemporalità di Cristo, purificando e promuovendo il tempo e ogni attività umana in Lui.
Pertanto, la preghiera della Chiesa - che altro non è che la preghiera di Cristo eterno Figlio, via, verità e vita - santifica ed eleva al livello dell'eternità il tempo stesso ed ogni attività umana.
Natura ecclesiale
In terzo luogo, la Liturgia delle Ore è la preghiera ufficiale della Chiesa. E’ profondamente ecclesiale. Distinta perciò dalla preghiera personale. Anche se recitata da un individuo, resta la preghiera della Chiesa.
Come insegna l’Istruzione Generale, è preghiera comune, in quanto “chi recita i salmi nella Liturgia delle Ore, li recita non tanto a nome proprio quanto a nome di tutto il Corpo di Cristo, anzi nella persona di Cristo stesso. Se ciascuno tiene presente questa dottrina, svaniscono le difficoltà che chi salmeggia potrebbe avvertire per la differenza del suo stato d’animo da quello espresso nel salmo” (IGLO n. 108).
E pregare insieme alla Chiesa significa pure pregare con tutta la comunione dei santi, la Chiesa militante, purgante e vittoriosa. Non è personale o locale, ma universale e perfino metacosmica, in quanto abbraccia coloro che professano Cristo sulla terra, le anime del purgatorio e quelle del Cielo.
La Chiesa peregrinante perciò non è un’amorfa riunione di persone o soltanto un’assemblea. E’ il Corpo di Cristo, la cui vita interiore è profondamente penetrata e animata dalla grazia vivificante e salvifica di Cristo. Già San Paolo configurava la Chiesa in questo modo: “Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra” (1Cor 12,27).
La Chiesa, saldamente unita a Cristo, diventa perciò la manifestazione terrena della Gerusalemme celeste di cui San Giovanni ha avuto una pregustazione, dicendo: “E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21, 1-2).
La preghiera liturgica, con la quale intendo la Liturgia delle Ore, è la conversazione sponsale d’amore tra la Chiesa e Cristo. E come ancora insegna l’Istruzione Generale: “coloro che partecipano alla Liturgia delle Ore danno incremento al popolo di Dio in virtù di una misteriosa fecondità apostolica” (IGLO n. 18). L’Istruzione sviluppa il concetto, affermando: “A loro volta, le letture e le preghiere della Liturgia delle Ore costituiscono una genuina fonte di vita cristiana. Tale vita si nutre alla mensa della Sacra Scrittura  e con le parole dei santi, ma è rinvigorita dalla preghiera. Solo il Signore infatti, senza il quale non possiamo far nulla (cfr. Gv 15,5), da noi pregato, può dare efficacia e sviluppo alle nostre opere” (ibid).
Sensibilità pastorale
Si applica in maniera eminente alla vita dei sacerdoti e dei consacrati nella Chiesa, essendo la Liturgia delle Ore uno dei loro principali doveri (Can 246,2; 276,3; 663,2). E’ importante notare che la fedeltà alla preghiera e uno spirito di profonda comunione con il Signore, serve a creare e rafforzare in noi un più forte senso di sensibilità pastorale. Ci aiuta ad essere più vicini alla gente. E’ quanto diceva San Giovanni Maria Vianney, quando esclamava: “Figliuoli miei, il vostro cuore è piccolo, ma la preghiera lo dilata” (op.cit., p. 29).
Quando ci uniamo a Cristo in preghiera, in quella preghiera celeste, noi cresciamo nel cuore di Cristo e acquistiamo una capacità simile di amore pastorale per la nostra gente: in qualche modo, Cristo ci assimila a sé e noi cominciamo ad amare e servire i nostri fratelli e sorelle come Lui. La preghiera ci fonde in Cristo.
Il Papa Benedetto XVI in un discorso a un’assemblea di sacerdoti e diaconi permanenti della Baviera tenuto il 14 settembre 2006, ha dichiarato: “Cerchiamo di recitare la Liturgia delle Ore come vera preghiera in comunione con l’Israele dell’Antica e della Nuova Alleanza, preghiera in comunione con gli oranti di tutti i secoli, preghiera in comunione con Gesù Cristo, preghiera che sale dall’Io più profondo, dal soggetto più profondo di queste preghiere. E pregando così, coinvolgiamo in questa preghiera anche gli altri uomini che per questo non hanno il tempo o l’energia o la capacità. Noi stessi, come persone oranti, preghiamo in rappresentanza degli altri, svolgendo perciò un ministero pastorale di primo grado. Questo non è un ritirarsi nel privato, ma è una priorità pastorale nella  
quale noi stessi diventiamo nuovamente sacerdoti, veniamo nuovamente colmati di Cristo”.
Il punto importante qui è che la preghiera davvero non ci allontana dal mondo per entrare in una sorta di limbo privato. Ci inserisce anzi a un livello più profondo nel mondo, dato che, uniti con la preghiera a Cristo, lo santifichiamo e lo purifichiamo dalle macchie di peccato e di morte.
In questo senso, la preghiera liturgica è diversa dalla preghiera privata. La nostra sollecitudine pastorale per la libertà di tutti i nostri fratelli e sorelle e per la loro salvezza in Cristo, crescerà in proporzione. La nostra fatica si trasforma in un’offerta d’amore piuttosto che essere un peso da cui liberarci. Dona forza spirituale a ciò che facciamo e lo rende fruttuoso. E’ la logica di Cristo, quando afferma: “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15,5).
Eucaristia e preghiera
Un altro aspetto importante presentatoci dall’Istruzione generale è che la Liturgia delle Ore è l’estensione alle diverse ore del giorno della grazia salvifica che si effonde dalla celebrazione del mistero dell’Eucaristia: “la Liturgia delle Ore estende alle diverse ore del giorno le prerogative del mistero eucaristico: la lode e il rendimento di grazie, la memoria dei misteri della salvezza, le suppliche e la pregustazione della gloria celeste” (IGLO n. 12).
La trasformazione del pane e del vino nel santissimo Corpo e Sangue di Cristo e la riattualizzazione degli eventi del Calvario, costituiscono il momento culminante nella giornata di
ogni sacerdote, religioso o persona consacrata, e perciò di ogni discepolo del Signore. E’ l’evento eucaristico che dà dignità e significato alla nostra preghiera, poiché i cori celesti cantano e lodano Dio nella persona di Cristo, l’Agnello immolato.
Soprattutto per noi preti, l’Eucaristia costituisce il momento culminante del nostro ministero quotidiano. Il sacerdozio non si può mai configurare senza l’Eucaristia. Essa dà senso alla nostra giornata, al nostro impegno e zelo per la salvezza delle anime e alla nostra stessa santità.
E’ dunque essenziale che la santificazione della giornata per i sacerdoti si consideri in rapporto all’Eucaristia quotidiana, e che la nostra Liturgia delle Ore sia una continuazione di quello spirito di stretta comunione con il Signore raggiunta nell’Eucaristia.
Ogni Eucaristia animerà la nostra preghiera e la preghiera a sua volta ci preparerà a quel momento privilegiato di totale assimilazione a Cristo, l’eterno Sommo Sacerdote. Avvenne così anche per Cristo, già con il drammatico momento della sua preghiera nel Giardino degli Ulivi, egli si preparava per il Calvario. Getsemani – Calvario sono stati parte integrante dell’Eucaristia per Lui. E così è per noi sacerdoti.
Servizio di amore
Tra gli aspetti dell’ufficio fin qui non riferiti, vi sono i seguenti: la Liturgia delle Ore ha acquistato una propria struttura con l’invocazione della Trinità, la recita dei salmi, gl’inni, i cantici, le letture scritturistiche, o altre letture nel caso dei mattutini, preghiere dei fedeli, Benedictus, Magnificat, o il Cantico di Simeone, il Pater Noster, la preghiera conclusiva e il congedo.
Dichiara l’Istruzione generale: “Le Lodi, come preghiera del mattino, e i Vespri, come preghiera della sera, sono il duplice cardine dell’Ufficio quotidiano” (IGLO n. 37). Benché il nuovo Codice non lo menzioni esplicitamente, è fatto obbligo ai sacerdoti ed altri di celebrare le Ore di preghiera, secondo la pratica ecclesiale.
La legge liturgica lo prescrive (SC n. 4). La Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, decreta: “i chierici non obbligati al coro, se hanno ricevuto gli ordini maggiori, devono, ogni giorno, in comune o da soli, recitare tutto l’Ufficio, a norma dell’articolo 89”. (SC n. 96).
Il termine “officium” connota un compito da adempiere: una responsabilità. Anche l’Ufficio delle Letture è un dovere per i sacerdoti, come pure almeno una delle tre ore minori e la compieta. Il carattere obbligatorio della preghiera liturgica dei preti, comunque, non si basa tanto su motivi di legge ecclesiale, quanto sull’invito di Cristo stesso ai suoi discepoli “venite e vedete” (Gv 1,39) e “vegliate e pregate” (Mt 26,41).
In effetti, per Papa Benedetto la preghiera è lavoro pastorale. Afferma il Papa: “il tempo che dedichiamo alla preghiera non è un tempo tolto alle nostre responsabilità pastorali, è anzi ‘lavoro’ pastorale; ed è anche preghiera per gli altri. Nel Comune dei Pastori, si legge quale caratteristica tipica del buon pastore, la qualità “multum oravit pro fratribus”. Ciò è proprio del pastore, essere uomo di preghiera, presentarsi davanti a Dio pregando per gli altri, ed anche sostituirsi agli altri che non sanno pregare, non vogliono pregare o non hanno il tempo di pregare. E’ ovvio perciò che questo dialogo con Dio è lavoro pastorale” (Da un discorso a una riunione del clero nella cattedrale di Varsavia, il 25 maggio 2006).
Ed infine, occorre affermare che la preghiera, e specificamente la preghiera della Chiesa, aiuta ogni prete a crescere nel pieno potenziale della sua vocazione profondamente nobile. Lo aiuta non solo a combattere per scacciare il male dal mondo, dal momento che il Signore ha assicurato  che “questa razza di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,21), ma anche per superare le proprie inclinazioni cattive (“vegliate e pregate per non cadere in tentazione” Mt 26,41). Lo tiene impegnato al proprio lavoro.
Ha affermato Papa Giovanni Paolo II: “la preghiera è essenziale per conservare la sensibilità pastorale verso tutto ciò che viene dallo Spirito” (Lettera di Papa Giovanni Paolo II ai sacerdoti, Giovedì Santo 1987, n.12). Aiuta noi preti anche ad essere forti e rafforzati da Dio di fronte ai dolori e alle sofferenze del nostro ministero, come lo fu Gesù che trasformava in preghiera i suoi momenti più drammatici di decisione nel Giardino degli Ulivi: “entrato nella lotta, pregava più intensamente” (Lc 22,44).
La preghiera ci lega gli uni agli altri
La preghiera ci lega insieme con la Chiesa, specialmente la preghiera liturgica come la Liturgia delle Ore. Ci apre gli orizzonti per abbracciare la creazione stessa fino alle realtà metacosmiche che toccano la stessa eternità di Dio.
Gesù ci ha aperto la via a Dio che era considerato irraggiungibile per la filosofia greca. E' in Lui
che noi sperimentiamo l’Amore di Dio. La Chiesa è la vera presenza di Cristo nella storia e così, pregando con Lui e in Lui, possiamo sperimentare continuamente la bontà e la misericordia di Dio. Ciò allarga i nostri orizzonti.
Afferma Papa Benedetto: “Imparo a pregare pregando con gli altri, con mia madre ad esempio, seguendo le sue parole, che gradualmente si riempiono di significato per me nella misura che parlo, vivo e soffro in comunione con lei … ecco perché è impossibile iniziare un dialogo solo con Cristo, tagliando fuori la Chiesa: una forma cristologica di preghiera che escludesse la Chiesa, escluderebbe anche lo spirito e lo stesso essere umano. Ho bisogno di sentire che entro in queste parole in tutto ciò che faccio, nella preghiera, nella vita, nella sofferenza, nei miei pensieri. Ed è questo processo che mi trasforma” (La festa della fede, Ignatius Press, San Francisco 2006, p. 30).
Impariamo dalla Santissima Madre Maria, che in silenzio e in pura obbedienza a Dio ha accettato la missione difficile e dolorosa affidatale, ed è cresciuta in una vita di profonda comunione con il Figlio suo.
Allo stesso modo, Papa Giovanni Paolo II ha affermato: “dobbiamo continuamente ritornare nel Cenacolo e al Getsemani per riscoprire il centro del nostro sacerdozio, nella preghiera e attraverso la preghiera” (Giovanni Paolo II, Lettera ai sacerdoti, Giovedì Santo 1987, n.13).
Grazie.
                                                                                                   
+ Malcolm Cardinal Ranjith
                                                                Arcivescovo di Colombo, Sri Lanka


*Lunedì della 1ª Settimana del Salterio

Invitatorio
V) Signore, apri le mie labbra
R) e la mia bocca proclami la tua lode.
Ant.  Dinanzi al volto del Signore cantiamo la sua lode.

Salmo 94 - Invito a lodare Dio
Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. Ant.
 
Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l'ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra. Ant.
 
Venite, prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. Ant.
 
Ascoltate oggi la sua voce:
“Non indurite il cuore, come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova,
pur avendo visto le mie opere. Ant.
 
Per quarant'anni mi disgustai di quella generazione
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie;
perciò ho giurato nel mio sdegno:
Non entreranno nel luogo del mio riposo”. Ant.
 
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen. Ant.
Lodi Mattutine
O Dio, vieni a salvarmi. Gloria al Padre.
Come era nel principio. Alleluia.

Inno
O sole di giustizia,
Verbo del Dio vivente,
irradia sulla Chiesa
la tua luce immortale.
 
Per te veniamo al Padre,
fonte del primo amore,
Padre d'immensa grazia
e di perenne gloria.
 
Lieto trascorra il giorno
in umiltà e fervore;
la luce della fede
non conosca tramonto.
 
Sia Cristo il nostro cibo,
sia Cristo l'acqua viva:
in lui gustiamo sobri
l'ebbrezza dello Spirito. Amen.
1 ant. Al mattino ti prego, Signore,ascolta la mia voce!
Salmo, 5 2-10. 12-13
Preghiera del mattino per aver l'aiuto del Signore. Quelli che hanno accolto il Verbo e diventano sua dimora esulteranno per sempre.
I.   Il salmo 5 è una preghiera del mattino elevata per ottenere l'aiuto del Signore; il salmista, accusato ingiustamente, presenta a Dio la propria situazione e attende che sia proclamata la sua innocenza.
II. Una tradizione antica considera il salmo 5 come preghiera di Cristo, che è ingiustamente condannato, ma che è anche confortato dalla certezza di avere sempre la benedizione del Padre.
III. Questo salmo è la preghiera della Chiesa combattuta da violenti avversari della fede, dagli eretici e dagli scismatici; nonostante le persecuzioni, essa è sicura della protezione divina.
IV.  Dio odia il male, fa perire i superbi, ma benedice e protegge i giusti con grande benevolenza; per questo, se accoglieremo Cristo e il suo messaggio, esulteremo per sempre.
 
Porgi l'orecchio, Signore, alle mie parole:
*
intendi il mio lamento.
 
Ascolta la voce del mio grido, t
O mio re e mio Dio,
*
perché ti prego, Signore.
 
Al mattino ascolta la mia voce;
*
fin dal mattino t'invoco e sto in attesa.
 
Tu non sei un Dio che si compiace del male; t
presso di te il malvagio non trova dimora;
*
gli stolti non sostengono il tuo sguardo.

Tu detesti chi fa il male, fai perire i bugiardi.
*
Il Signore detesta sanguinari e ingannatori.
 
Ma io per la tua grande misericordia t
entrerò nella tua casa;
*
mi prostrerò con timore nel tuo santo tempio.
 
Signore, guidami con giustizia
di fronte ai miei nemici;
*
spianami davanti il tuo cammino.
 
Non c'è sincerità sulla loro bocca,
*
è pieno di perfidia il loro cuore;
la loro gola è un sepolcro aperto,
*
la loro lingua è tutta adulazione.
 
Gioiscano quanti in te si rifugiano,
*
esultino senza fine.
Tu li proteggi e in te si allieteranno
*
quanti amano il tuo nome.
 
Signore, tu benedici il giusto:
*
come scudo lo copre la tua benevolenza. Gloria...
 
1 ant. Al mattino ti prego, Signore, ascolta la mia voce!
 
2 ant. Lodiamo il tuo nome glorioso, Signore, nostro Dio.
Cantico i Cr 29, 10-13
Solo a Dio l'onore e la gloria
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo (Ef i, 3).
I. Il cantico è chiamato il Magnificat di Davide; dopo aver raccolto molte offerte per il tempio, il re eleva questa preghiera, perché a Dio solo deve essere dato ogni onore.
II. Questo cantico, elevato da Davide a Dio, deve essere cantato da noi a Cristo, il Verbo incarnato; tutto, infatti, nei cieli e sulla terra, è suo e da lui provengono a noi la ricchezza e la gloria.
III. La Chiesa è il nuovo tempio di Dio e tutti gli uomini sono invitati a contribuire alla sua edificazione, non portando tesori, ma diventandone essi stessi pietre vive.
IV. Dobbiamo costruire nel nostro cuore il tempio santo di Dio; potremo così ringraziare il Signore per i suoi meravigliosi interventi nella nostra vita.
 
Sii benedetto, Signore
Dio di Israele, nostro padre,
*
ora e sempre.
 
Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, t
la gloria, la maestà e lo splendore,
*
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.
 
Tuo è il regno, Signore;
*
tu ti innalzi sovrano su ogni cosa.
Da te provengono ricchezza e gloria;
*
tu domini tutto.
 
Nella tua mano c'è forza e potenza;
*
dalla tua mano ogni grandezza e potere.
 
Per questo, nostro Dio, ti ringraziamo
*
e lodiamo il tuo nome glorioso. Gl.
2 ant. Lodiamo il tuo nome glorioso, Signore, nostro Dio.
3 ant. Gloria al Signore nel suo tempio: egli regna per sempre.
Salmo 28
Il Signore proclama solennemente la sua parola
Ecco una voce dal cielo che disse: Questi e' il Figlio mio prediletto (Mt 3, 17).
I. Nel salmo 28 il Signore proclama solennemente la sua parola; sugli elementi della natura, scatenati da un uragano che sconvolge oceani, monti e foreste, emerge la potenza di Dio.
II. Il Dio creatore e signore dell'universo si è manifestato a noi in Cristo; Gesù infatti comanda ai venti e cammina sulle acque.
III. La Chiesa accosta la rivelazione della potenza di Dio, sulla natura, alle manifestazioni della divinità di Cristo durante il suo battesimo e al momento della trasfigurazione.
IV. Dio rivela la sua presenza nelle forze della creazione; dobbiamo quindi vedere nell'universo un meraviglioso tempio, nel quale possiamo lodare Dio a nome di tutto il creato.
 
Date al Signore, figli di Dio,
*
date al Signore gloria e potenza.
Date al Signore la gloria del suo nome,
*
prostratevi al Signore in santi ornamenti.
 
Il Signore tuona sulle acque, t
Il Dio della gloria scatena il tuono,
*
il Signore, sull'immensità delle acque.
 
Il Signore tuona con forza,
*
tuona il Signore con potenza.
Il tuono del Signore schianta i cedri,
*
Il Signore schianta i cedri del Libano.
 
Fa balzare come un vitello il Libano
*
e il Sirion come un giovane bufalo.
 
Il tuono saetta fiamme di fuoco,
*
il tuono scuote la steppa,
 
il Signore scuote il deserto di Kades
*
e spoglia le foreste.
 
Il Signore è assiso sulla tempesta,
*
Il Signore siede re per sempre.
 
Il Signore darà forza al suo popolo,
*
benedirà il suo popolo con la pace.
 
Nel tempio del Signore,
*
tutti dicono: “Gloria!”.  Gloria...
3 ant.  Gloria al Signore nel suo tempio: egli regna per sempre.
Lettura breve  2 Ts 3, 10-13
Chi non vuoi lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra di voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace. Voi, fratelli, non lasciatevi scoraggiare nel fare il bene.
Responsorio breve
R). Da sempre e per sempre * benedetto il Signore!
Da sempre e per sempre benedetto il Signore!
Y). Egli solo ha fatto prodigi:
benedetto il Signore!
 
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Da sempre e per sempre benedetto il Signore.
 
Ant. al Ben. Benedetto il Signore, nostro Dio!
 
Benedetto il Signore Dio d'Israele,
*
perché ha visitato e redento il suo popolo,
 
e ha suscitato per noi una salvezza potente
*
nella casa di Davide, suo servo,
 
come aveva promesso
*
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
 
salvezza dai nostri nemici,
*
e dalle mani di quanti ci odiano.
 
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
*
e si è ricordato della sua santa alleanza,
 
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
*
di concederci, liberàti dalle mani dei nemici,
 
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
*
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
 
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
*
perché andrai innanzi al Signore
a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
*
nella remissione dei suoi peccati.
 
grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,
*
per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge,
 
Come era nel principio, e ora e sempre,
*
nei secoli dei secoli. Amen.
Invocazioni
Glorifichiamo Cristo, nostro Signore, pieno di grazia
e di Spirito Santo e con fiducia chiediamo:
Donaci il tuo Spirito, Signore.
 
Concedi a noi di trascorrere questo giorno nella gioia,
nella pace e senza peccato,
- perché, giunti a sera possiamo lodarti con cuore puro e riconoscente.
 
Risplenda su di noi la luce del tuo amore
- e la tua sapienza ispiri i nostri progetti e le nostre opere.
 
La tua mano ci sostenga nel servizio del bene,
- e ci custodisca nella tua amicizia.
 
Proteggi coloro che si affidano alle nostre preghiere,
- colmali di ogni benedizione nel corpo e nello spirito.
Padre nostro.
Orazione
Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto: perché ogni nostra attività abbia da te il suo inizio e in te il suo compimento. Per il nostro Signore.
Conclusione
V). Il Signore sia con voi
R). E con il tuo spirito.
 
V). Vi benedica Dio onnipotente,  Padre + e Figlio e Spirito Santo.
R). Amen.
 
V). Andate in pace.
R). Rendiamo grazie e a Dio.
 
Nella celebrazione individuale, o quando non presiede una sacerdote o un diacono, la conclusione è la seguente:
V). Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R). Amen
Vespri
O Dio, vieni a salvarmi. Gloria al Padre. Come era nel principio. Alleluia.
Inno
O immenso creatore,
che all'impeto dei flutti
segnasti il corso e il limite
nell'armonia del cosmo,
 
tu all'aspre solitudini
della terra assetata
donasti il refrigerio
dei torrenti e dei mari.
 
Irriga, o Padre buono,
i deserti dell'anima
coi fiumi d'acqua viva
che sgorgano dal Cristo.
 
Ascolta, o Padre altissimo,
tu che regni nei secoli
con il Cristo tuo Figlio
e lo Spirito Santo. Amen.
1 ant. Giusto è il Signore, gli uomini retti vedranno il suo volto.
Salmo 10: Nel Signore è la fiducia del giusto
Beati coloro che hanno lame e sete della giustizia perché saranno saziati (Mt 5, 6).
I. Il salmo 10 ricorda che la fiducia del giusto è nel Signore; gli amici esortano il salmista a fuggire, perché i suoi nemici tramano insidie, ma egli esprime la sua fiducia in Dio.
II. Di fronte ai nemici che tendono insidie, e di fronte ai discepoli che cercano di distoglierlo dal suo proposito, Gesù trova motivo di fiducia nella giustizia del Padre.
III. Cristo, perseguitato nella Chiesa, ispira in essa i medesimi sentimenti di fiducia, assicurando che chi ha fame e sete di giustizia, sarà saziato (Cf. Mt 5,6).
IV. Anche nella nostra vita vi sono situazioni nelle quali pare che tutto sia perduto; ricordiamo che il Signore è sempre presente e che, al momento opportuno, interviene.
 
Nel Signore mi sono rifugiato, come potete dirmi:
*
“Fuggi come un passero verso il monte”?
 
Ecco, gli empi tendono l'arco, t
aggiustano la freccia sulla corda
*
per colpire nel buio i retti di cuore.
 
Quando sono scosse le fondamenta,
*
il giusto che cosa può fare?
 
Ma il Signore nel tempio santo,
*
il Signore ha il trono nei cieli.
 
I suoi occhi sono aperti sul mondo,
*
le sue pupille scrutano ogni uomo.
 
Il Signore scruta giusti ed empi,
*
egli odia chi ama la violenza.
 
Farà piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo
*
vento bruciante toccherà loro in sorte.
 
Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
*
gli uomini retti vedranno il suo volto. Gloria ...

1 ant.
Giusto è il Signore, gli uomini retti vedranno il suo volto.

2 ant.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
 
Salmo 14 Chi è degno di stare davanti al Signore?
Voi vi siete accostati al monte di Sion, alla città del Dio vivente (Eb 12, 22).
I.  Il salmo 14 è dedicato a chi è degno di stare davanti al Signore; è un compendio dell'intera legge di Dio e ricorda le condizioni richieste per l'ammissione alla divina presenza.
II.   Il nuovo tempio di Dio è Cristo; seguendo il suo insegnamento e imitando il suo esempio, gli uomini possono essere accolti come ospiti nella tenda di Dio e divenire cittadini della santa montagna.
III. La tenda del Signore è ora l'assemblea dei credenti, mentre la Chiesa è la città costruita sul monte: verso di essa affluiscono i popoli alla ricerca del Signore.
IV.   Quando a Gesù viene chiesto che cosa bisogna fare per ottenere la vita eterna, egli ricorda in particolare i doveri verso il prossimo, sottolineando che può essere ospite di Dio solo chi ama il prossimo.
 
Signore, chi abiterà nella tua tenda? *
Chi dimorerà sul tuo santo monte?
 
Colui che cammina senza colpa, *
agisce con giustizia e parla lealmente;
 
chi non dice calunnia con la sua lingua, t
non fa danno al suo prossimo *
e non lancia insulto al suo vicino.
 
Ai suoi occhi è. spregevole il malvagio, *
ma onora chi teme il Signore.
 
Anche se giura a suo danno, non cambia; t
se presta denaro non fa usura, *
e non accetta doni contro l'innocente.
 
Colui che agisce in questo modo *
resterà saldo per sempre. Gloria...
2 ant. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
3 ant. In Cristo il Padre ci ha scelti per essere suoi figli.
Cantico Cfr. Ef 1, 3-10: Dio Salvatore
I.  Il cantico annuncia il disegno di Dio salvatore: egli vuole restaurare la creazione in Cristo, per riunirla in lui.
II.  Cristo ricapitola in sé tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra.
III.  Con questo cantico la Chiesa ricorda agli uomini la meta alla quale debbono tendere: Dio loro padre; presenta inoltre il modello che essi debbono imitare: Cristo, loro fratello.
IV.   Dobbiamo ringraziare Dio che ci ha scelti prima della creazione del mondo, ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi e ci ha redenti mediante il sangue di Cristo.
 
Benedetto sia Dio,
Padre del Signore nostro Gesù Cristo, *
che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
 
In lui ci ha scelti *
prima della creazione del mondo,
per trovarci, al suo cospetto, *
santi e immacolati nell'amore.
 
Ci ha predestinati *
a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo, *
secondo il beneplacito del suo volere,
 
a lode e gloria della sua grazia, *
che ci ha dato nel suo Figlio diletto.
 
In lui abbiamo la redenzione
mediante il suo sangue, *
la remissione dei peccati
secondo la ricchezza della sua grazia.
 
Dio l'ha abbondantemente riversata su di noi
con ogni sapienza e intelligenza, *
poiché egli ci ha fatto conoscere
il mistero del suo volere,
 
il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, *
quelle del cielo come quelle della terra.
 
Nella sua benevolenza lo aveva in lui prestabilito *
per realizzarlo nella pienezza dei tempi.  Gloria...  
3 ant.  In Cristo il Padre ci ha scelti per essere suoi figli.
Lettura breve  Col 1, 9b.11
Abbiate una piena conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché possiate comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; rafforzandovi con ogni energia secondo la sua gloriosa potenza per poter essere forti e pazienti in tutto.
Responsorio breve
R). Risanami, Signore: * ho peccato contro di te.
Risanami, Signore: ho peccato contro di te.
 
y). Io ho detto: Mio Dio, fammi grazia,
ho peccato contro di te.
 
Gloria al Padre e al Piglio e allo Spirito Santo.
Risanami, Signore: ho peccato contro di te.
 
Ant. al Magn.
L'anima mia magnifica il Signore:
umile e povera egli mi ha guardata.
 
L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
 
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi .tutte le generazioni mi chiameranno beata.
 
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e Santo è il suo nome:
 
di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.
 
Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
 
ha rovesciato i potenti dai troni, *
 ha innalzato gli umili;
 
ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
 
Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,
 
come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.
 
Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
 
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

Intercessioni

Uniti ai nostri fratelli di fede, invochiamo il Signore che ha stretto con il suo popolo un patto di eterna alleanza:
Proteggi, o Signore, la tua famiglia.
 
Salva il tuo popolo, o Signore,
- benedici la tua eredità.
 
Raccogli nell'unità coloro che si gloriano del nome cristiano,
- perché il mondo creda in colui che tu hai inviato, Gesù Cristo nostro Signore.
 
Benedici i nostri familiari, amici e conoscenti,
- diffondi fra di essi il profumo della carità di Cristo.
 
Mostra agli agonizzanti la luce del tuo amore,
- i loro occhi si aprano alla visione della tua gloria.
 
Sii misericordioso verso i nostri fratelli defunti,
- ammettili a godere la beata pace del paradiso.
Padre nostro.
Orazione
Ti magnifichi, o Signore, il nostro servizio di lode; tu che per la nostra salvezza hai volto lo sguardo all'umiltà della Vergine Maria, dégnati di innalzarci alla pienezza della tua redenzione. Per il nostro Signore.

Conclusione

V). Il Signore sia con voi
R). E con il tuo spirito.
V). Vi benedica Dio onnipotente, Padre + e Figlio e Spirito Santo.
R). Amen.
V). Andate in pace.
R). Rendiamo grazie e a Dio.
Nella celebrazione individuale, o quando non presiede una sacerdote o un diacono, la conclusione è la seguente:
V). Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R). Amen



Martedì - 1ª Settimana del Salterio
Mercoledì - 1ª Settimana del Salterio
Giovedì - 1ª Settimana del Salterio
Venerdì - 1ª Settimana del Salterio
Sabato - 1ª Settimana del Salterio
Domenica - 1ª Settimana del Salterio



*Martedì della 1ª Settimana del Salterio

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*Giovedì della 1ª Settimana del Salterio

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*Venerdì della 1ª Settimana del Salterio

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*Sabato della 1ª Settimana del Salterio

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*Domenica della 2ª Settimana del Salterio

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*Lunedì della 2ª Settimana del Salterio

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*Martedì della 2ª Settimana del Salterio

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*Mercoledì della 2ª Settimana del Salterio

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*Giovedì della 2ª Settimana del Salterio

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*Venerdì della 2ª Settimana del Salterio

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*Sabato della 2ª Settimana del Salterio

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*Domenica della 3ª Settimana del Salterio

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*Lunedì della 3ª Settimana del Salterio

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*Martedì della 3ª Settimana del Salterio

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*Mercoledì della 3ª Settimana del Salterio

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*Giovedì della 3ª Settimana del Salterio

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*Venerdì della 3ª Settimana del Salterio

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*Domenica della 4ª Settimana del Salterio

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*Lunedì della 4ª Settimana del Salterio

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*Giovedì della 4ª Settimana del Salterio

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*Sabato della 4ª Settimana del Salterio

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*Domenica della 4ª Settimana del Salterio

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*Orazioni della 1ª Settimana del Salterio

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*Compieta della 1ª Settimana del Salterio

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