Missioni Mariane dell'Anno 2001 - Istituto Aveta

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Missioni Mariane dell'Anno 2001

Il Santuario > Madonna Pellegrina > Anni 2000/2009

"2001" La Regina di Pompei si reca a: *Copertino (LE) *Napoli *Palmi (RC) *

"2001" La Regina di Pompei a:
Copertino (LE)

Dal 25 Marzo 2001 – Basilica: "Santa Maria ad Nives" - Parroco "Don Salvatore Raho"

È Copertino, città natale di San Giuseppe, dove è stata ospite l’immagine della Madonna di Pompei per una settimana mariana. La comunità e il parroco, don Salvatore Raho, hanno voluto così iniziare il loro cammino nel terzo millennio.
Copertino, situata nel cuore del Salento, è un grosso centro urbano di circa 25.000 abitanti a 15 Km da Lecce.
È una città cristiana e mariana fin dalle origini della sua storia.
Lo testimoniano la presenza di templi, cappelle ed icone della Vergine sparse in tutto il territorio.
Una delle icone più antiche, quella di Santa Maria della Grottella risale all’ VIII secolo, ad opera dei monaci basiliani, il cui ritrovamento portò alla costruzione di un santuario ancora perfettamente
efficiente e dove ai piedi della Vergine andò formandosi e consolidandosi la santità del più illustre copertinese, San Giuseppe da Copertino.
A poca distanza dal centro abitato si conserva ancora un’altra chiesa, quella di Santa Maria di Casole, fondata sempre dai basiliani, inoltre la cappella di Maria SS.ma di Costantinopoli, la cappella della Madonna delle Grazie, la cappella dell’Annunziata, oltre alle tante edicole che si possono ammirare nel vecchio centro cittadino.
Ma il tempio più grande dedicato al culto di Maria, esistente sul territorio è la Basilica della "Madonna della Neve", cuore pulsante di preghiera, di comunione e di carità per tante generazioni di fedeli.
Iniziata da Goffredo il Normanno nel 1988 fu ultimata nel 1235 da Manfredi, conte di Copertino e Principe di Taranto.
In questo tempio si conservano le tracce della storia delle generazioni che ci hanno preceduto e del loro contributo all’ampliamento e alla conservazione di quest’opera che oggi è più bella che mai, grazie a tanti lavori svolti negli ultimi anni e soprattutto alla monumentale e artistica porta di bronzo dell’entrata principale realizzata nel 1988 a ricordo dei 900 anni della sua costruzione.
Silla porta sono rappresentati gli avvenimenti più significativi della storia del paese, messo sotto lo sguardo vigile e la protezione di Maria Santissima.

La settimana mariana

Copertino, città mariana dunque, che, nella persona del parroco della Chiesa di Santa Maria ad Nives, don Salvatore Raho, insieme alla comunità, ha voluto dare inizio al III millennio dell’era cristiana con una settimana vissuta con Maria, per Maria, in Maria ai piedi dell’effige della Madonna di Pompei.
E il quadro della Madonna, dopo anni di attesa, è arrivato domenica 25 marzo alle ore 17,00 vicino alla colonna di San Sebastiano, un luogo centrale del paese.
La gente conveniva numerosa dai quattro punti della città; c’era nell’aria e sui loro volti un’attesa di fede carica di timori e di speranza.
Copertino è una città che, come tante altre dell’estremo sud di Italia, soffre tutti i ritardi, le tensioni, i disagi e le fatiche per affrontare le nuove sfide epocali con quel patrimonio di valori trasmessici dalla cultura della nostra terra.
Tra l’altro, come paese, siamo in quella terra salentina che ha dovuto fare da prima accoglienza alle ondate di immigrati che sbarcano sulle nostre coste e cercano lavoro in un territorio dove la fascia della disoccupazione giovanile è una delle più alte in Italia.
La mancanza di lavoro nella migliore delle ipotesi strappa e porta via le forze giovanili della nostra terra oppure li porta a scelte alternative non sempre contenute negli ambiti della legalità.
Nel clima odierno caratterizzato da un diffuso malessere morale e da un larvato interesse spirituale occorreva un richiamo forte che ci desse fiducia, forza, entusiasmo e ci restituisse le fede nelle verità eterne.
È stata davvero provvidenziale la visita di Maria nel nostro paese!
Ella con la sua effigie e attraverso la voce dei suoi ministri, Mons. Baldassarre Cuomo e don Adolfo L’Arco e due Suore di Pompei, ha parlato al cuore della gente che di ora in ora e di giorno in giorno
affluiva sempre più numerosa nella Basilica.
Sono venuti dai paesi vicini ma anche da quelli più lontani con macchine e pullman in un crescendo che ha visto il tempio, pur abbastanza grande nelle sue dimensioni, sempre meno capace di contenerli tutti.
C’era un’atmosfera magica: la chiesa, pur gremita, era assorta in un grande silenzio.
La gente era tutta intenta ad ascoltare le omelie di don L’Arco che, con il suo accento napoletano e con il suo stile faceto, snocciolava le grandi verità della nostra fede in modo così semplice che erano comprensibili a tutti.
Ci ha fatto riscoprire la nostra dignità di creature e di cristiani immersi nell’amore trinitario, la
nostra filiazione divina in Gesù e ci ha rivelato tratti inediti del volto di Maria, facendola sentire più vicina come madre.
Maria, la madre, ha rivisitato il suo popolo, i suoi figli.
Ella ha raccolto le lacrime delle madri, i disagi dei figli, il lamento dei sofferenti, le confidenze degli ultimi ed a tutti ha restituito la fiducia, li ha rincuorati, li ha risollevati, li ha confermati nella fede nel Padre infinitamente buono e misericordioso e mostrandoci il Rosario ci ha indicato la via per vincere le battaglie della vita e rimanere uniti a Lei regina delle vittorie.
La presenza di Maria è stata un’iniezione di fiducia per riprendere il cammino.
La nostra città, che ha dato i natali a San Giuseppe da Copertino, depositato di fede di tutte le generazioni di copertinesi, e profondo conoscitore della bellezza e della grandezza di Maria (ne era talmente innamorato che alla vista di una immagine qualunque di Maria si metteva a volare) è stata protagonista di un grande evento i cui frutti sicuramente si faranno gustare nel tempo.

Prima Foto: una delle celebrazioni durante la settimana mariana a Copertino.
Seconda Foto: la porta bronzea della Basilica di Santa Maria ad Nives.
Terza foto: Piazza del Popolo
Quarta foto: San Giuseppe (affresco del transetto della Basilica)


"2001" La Regina di Pompei a:  
Napoli (NA)

25-28 Aprile 2001 - Parrocchia: "Santi Efebo, Fortunato e Massimo" - Guidata dai: "Frati Minori Cappuccini"

Dal 25 al 28 aprile scorso, l’immagine pellegrina della Madonna del Rosario di Pompei ha sostato nella parrocchia dei Santi Efebo, Fortunato e Massimo in Napoli guidata dai Frati Minori Cappuccini. Tre giorni intensi e di amore devoto e filiale verso la regina degli Angeli e la Madre del gran Re, secondo gli insegnamenti del Santo poverello d’Assisi.
"Circondava di un amore indicibile la madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore delle maestà.
A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere e offriva affetti tali e tanti che la lingua umana non potrebbe esprimere" (Fonti francescane 786).
Con questa devota e precisa narrazione Tommaso da Celano, contemporaneo e primo biografico di Francesco d’Assisi, ci descrive come questi amasse contemplare Maria: Regina degli Angeli e Signora santa che ci ha dato Gesù, il Figlio di Dio Altissimo, come fratello.
È questa la ragione ultima dell’amore di Francesco per Maria; è questo il perché Maria sarà chiamata beata da tutte le generazioni.
Francesco canta tutto il suo affetto di figlio con espressioni di incomparabile bellezza e di infinita altezza spirituale. È un amore dichiaratamente cristocentrico che unito all’amore per la Parola di Dio,
gli consente di gustare fino in fondo il rapporto con una Madre così tenera e provvidente.
Lei è l’espressione vivente di ogni virtù; la creatura ricca di privilegi perché congiunta alle Persone della SS.ma Trinità: è figlia ed ancella del Padre, è madre del Signore nostro Gesù Cristo, è sposa dello Spirito Santo.
La ricchezza di questa partecipazione all’amore trinitario le deriva dall’assenso, come umile serva, alla chiamata di Dio: "eccomi sono la serva del Signore" (Lc 1,38).
Per questo Francesco, servo della fraternità, si accende dell’amore per Maria ed a Lei affida i suoi figli perché li nutra e li difenda sino alla fine.
L’insegnamento di Francesco è questo: non lasciamoci abbagliare dal successo, dal denaro e da soddisfazioni materiali. Ciò che conta è lo stimarci ed il servirci a vicenda per amore di Gesù che per primo lavò i piedi ai suoi discepoli. Con questi sentimenti l’Immagine di Maria regina del Rosario è stata accolta nelle Parrocchie dei SS. Efebo, Fortunato e Massimo in Napoli nei giorni 25-28 aprile 2001. La parrocchia è affidata ai frati minori cappuccini, che per solennizzare il 40° anniversario della sua fondazione hanno voluto la presenza di Maria nella loro chiesa.
I parrocchiani, accorsi in gran numero oltre ogni possibile previsione, non hanno mai fatto mancare il loro francescano sentimento di amore filiale verso la Madre del Signore.
Tantissime le presenze anche da fuori Napoli grazie all’attenta divulgazione dell’evento da parte di note emittenti televisive regionali.
Quello che però ha commosso di più, oltre alla presenza dei tanti ammalati, dei giovani, delle mamme e di tanti uomini, è stata la ricca partecipazione dei più piccoli che nella loro innocenza hanno saputo trasmettere anche ai grandi la loro gioia di vivere e di amare.
Hanno imparato dalle suore e dai sacerdoti di Pompei a recitare il "piccolo Rosario" e a rivolgersi a Maria con spontaneità e semplicità.
Alcuni giorni fa ho avuto un felice riscontro di come i bambini siano stati attenti: un giovane papà mi ha confidato, non senza commozione, di aver trovato la sua bambina di nove anni in preghiera. E il dialogo è stato questo: "Fabiana, hai già finito tutti i compiti"? "Sì; papà, e ora dirò il piccolo Rosario". Grazie, Maria per questi frutti meravigliosi.
(Autore: Ciro Polverino)
Il Convento e la chiesa di S. Eframo Vecchio a Napoli
I frati cappuccini nascevano ufficialmente il 3 luglio 1528 con il riconoscimento dato loro dalla bolla "Religionis zelus" di Clemente VII e alla fine dello stesso anno apparivano case-eremitaggi nelle Marche. Nel 1529 ebbero una prima residenza a Roma e verso il settembre dello stesso anno erano a Napoli, ospiti di Maria Lorenza Longo fondatrice dell’ospedale degli incurabili dove i frati prestarono la loro assistenza.
Il Card. Vincenzo Carafa diede loro la chiesetta di S. Eufebio situata fuori città ed antica di molti secoli. L’edificio, costruito poveramente ed inoltrato nella selva, sembrava fatto apposta per la vita ritirata dei cappuccini.
Aveva una navata, due camerette al piano terreno e due ad un piano superiore. I frati dovettero lavorare non poco per risanare la zona e per difendersi dalle acque alluvionali e così iniziarono a
costruire la loro dimora con l’aiuto del popolo e delle istituzioni. Era questo il primo convento che si costruiva nella riforma cappuccina e pertanto doveva rispondere ai severi canoni imposti dalla riforma stessa: semplicità e povertà.
Da questo convento partirono i frati per fondare altre province dell’Ordine e da qui si diffusero in tutta la Campania costruendo altri conventi al punto che già nel 1540 si costruiva ufficialmente la Provincia dei Cappuccini di Napoli.
Nella storia dell’Ordine il convento di S. Eframo Vecchio fu centro importante perché situato nella capitale del Regno e perché disponeva di ampia capacità ricettiva. In questo convento si celebrarono i Capitoli Generali del 1541, del 1549 e del 1558.
Da qui partì per il Concilio di Trento (1545-1563) il dottissimo P. Girolamo da Pistoia (1508-1570), che fu il teologo di S. Pio V; qui soggiornò per alcuni mesi il Beato Geremia da Valacchia; qui sostò più volte S. Lorenzo da Brindisi e da qui egli partì alla volta della Spagna per perorare la causa del popolo napoletano presso il re Filippo III.
Parte del convento, durante la peste del 1656, fu adibita a lazzaretto, e ben 62 frati vi morirono contagiati durante il loro eroico servizio agli ammalati.
Il convento si presenta, oggi, imponente e semplice. Domina con la facciata la stretta piazza S. Eframo vecchio ed è circondato da ampi spazi verdi. Vi si accede da una rampa e superato l’atrio si entra nello spazioso, semplice e regolare chiostro. La chiesa è inglobata nella struttura ma è riconoscibile dal portico a tre archi e dal vasto atrio delimitato da un grande arco avanzato che si apre sulla piazza antistante.
La chiesa è dedicata ai SS. Efebo, Fortunato e Massimo, vescovi della chiesa napoletana, vissuti tra il III e IV secolo e sepolti nelle catacombe a custodia delle quali era stata eretta la primitiva chiesetta affidata ai frati cappuccini.
Il nome Efebo, dal popolo napoletano, attraverso vari passaggi, è stato trasformato in Eframo. Tutto il complesso prese l’appellativo "vecchio" per distinguerlo da quello costruito nel 1572 sulla collina dell’attuale via Salvator Rosa che era stato chiamato "S. Eframo nuovo".
La chiesa attuale si presenta con una sola navata a sei cappelle laterali, un pavimento in maiolica del 1850 ed alcune tele rappresentanti, quella centrale i tre Santo patroni, e due laterali: l’adorazione
dei pastori e il Transito di S. Giuseppe.
Nella volta della navata una grande tela rappresenta la "Rinunzia di S. Francesco al sacerdozio".
Attorno alla chiesa si sviluppano, in interminabili cunicoli, le catacombe dette di S. Eufebio scoperte solo nel 1932 ad opera dell’archeologo P. Antonio Bellucci.
Ulteriori lavori sarebbero necessari per renderle visitabili.
Fino al 1952 la legislazione dei Cappuccini vietava loro di accettare l’amministrazione delle parrocchie ma, dietro la spinta del Concilio Vaticano II e dei bisogni delle anime, negli anni successivi l’Ordine cappuccino ha operato un vero e proprio cambiamento di mentalità.
Il 15 gennaio 1961 il Cardinale Alfonso Castaldo affidò ai frati la cura della parrocchia erigendola nella stessa loro chiesa.
(Autore C.P.)


"2001" La Regina di Pompei a:
Palmi  (RC)

Dal 13 al 20 Maggio 2001 - Parrocchia: "Maria SS.ma del Soccorso" - Parroco: "Don Domenico Caruso"
In terra di Calabria dove Maria è di casa
Dopo cinquant’anni dalla prima volta, l’immagine pellegrina della Madonna del Rosario di Pompei è tornata a Palmi, per una settimana missionaria mariana, dal 13 al 20 maggio 2001, nella comunità parrocchiale di Maria Santissima del Soccorso.

Nel pomeriggio di domenica 13 maggio è giunta a Palmi l’Immagine della Madonna di Pompei, un lieto evento che la comunità palmese attendeva da anni.
Gli antichi dicevano che certe date dovevano essere segnate con una pietra bianca, perché il loro ricordo non sparisse dalla memoria; ed è stato certamente questo un momento eccezionale di fede e
di partecipazione religiosa che resterà nella memoria di ciascuno.
Trionfalmente accolta da una marea di gente il Quadro itinerante della Madonna è stato ospitato presso la Parrocchia Maria SS.ma del Soccorso risvegliando in tutti i fedeli, molti provenienti dai numerosi centri della Piana di Gioia Tauro, nuovo fervore religioso unitamente a sentimenti filiali di devozione mariana in questa città le cui chiese portano tutte un "titolo" della Beata Vergine Maria.
Era da anni che il Quadro di Pompei non veniva a Palmi: i più anziani ricordano con commozione quando a metà degli anni Cinquanta la prodigiosa Immagine giunse di sera dalla vicina Gioia Tauro con una bellissima processione illuminata da fiaccole e animata da canti e inni festosi.
Più recentemente, dal 1992, il compianto e venerato mio predecessore, don Giuseppe Creazzo, ha invocato fortemente questa presenza dell’Immagine della Madonna del Rosario, ma è toccato a me veder realizzato questo desiderio.
Straordinaria e provvidenziale anche la coincidenza delle date: il 13 maggio, giorno in cui, a Fatima, la Madre Santissima rivela ai tre piccoli pastorelli la devozione al suo Cuore Immacolato; e seconda
domenica di maggio, tradizionalmente "festa della mamma" e quindi un grande regalo per tutte loro.
Chi ha avuto l’opportunità di presenziare al suo solenne arrivo a Piazza 1° Maggio, ha potuto constatare che si è trattato di un avvenimento importante, superiore alle previsioni.
Una folla imponente che si è riversata in piazza, non chiamata dai mass-media, ma da un impulso interiore irresistibile.
Il breve tratto.
Lungo Corso Garibaldi, tutto preparato per l’occasione; la folla dei fedeli ai margini della strada che applaudivano la Beata Vergine sfiorata dai tanti petali che dall’alto, come neve, cadevano sulla sua immagine; la chiesa parrocchiale stracolma di fedeli, venuti anche dai paesi vicini, tutto dava spazio a sentimenti di gioiosa religiosità e compostezza anche durante il rito solenne officiato dai sacerdoti giunti a Palmi al seguito della Madonna.
Per tutta la settimana si sono svolte le Sante Messe e le catechesi programmate in incontri specifici serali riservati alle coppie, ai giovani, alle famiglie, alle donne e agli uomini, ai bambini. Molto suggestivo e carico di significato religioso è stato, inoltre, l’incontro riservato agli ammalati e agli anziani della comunità.
Le omelie guidate da Padre L’Arco e da Mons, Cuomo hanno suscitato preghiere spontanee, pensieri di pace, di amore e di unità; le riflessioni bibliche e teologiche sono state sempre accompagnate a
genuine espressioni che hanno suscitato profonde emozioni ispirate a sentimenti religiosi.
Una settimana che resterà segnata tra gli avvenimenti più solenni di tutta la storia della parrocchia di Maria SS.ma del Soccorso e dell’intera Piana.
Non ci resta ora che conservare i frutti spirituali ed esprimerli con le opere della nostra vita.
Mi piace ricordare a questo proposito, le parole di San Luigi Grignion De Montfort: - Se dici "Maria" ella dice "Gesù"; oserei dire, un richiamo ai valori più sacri e puri della vita, nel senso che essa afferma con chiarezza la centralità del Signore Gesù in una vita cristiana fortemente connotata.
Silenzio, commozione e profonda gioia hanno, a conclusione della settimana mariana, salutato la beata Vergine e gli amici (sacerdoti e suore) che amorevolmente l’avevano accompagnata.
Nei nostri cuori, rimane ora, indelebile, il "dolce rumore" dei grani del santo rosario che quotidianamente reciteremo nel ricordo di quella "santa visita".

(Autore: Domenico Caruso)


"2001" La Regina di Pompei a:
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Dal xx al xx Giugno 2001 - Parrocchia: "xxx" - Parroco: "xxx"


 
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