Missioni Mariane dell'Anno 2003 - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Missioni Mariane dell'Anno 2003

Il Santuario > Madonna Pellegrina > Anni 2000/2009

"2003" La Regina di Pompei a:
Secondigliano (NA)

Dal 14 al 16 Gennaio 2003 - "Centro Penitenziario"

Dal 14 al 16 gennaio 2003, l’icona della Vergine del Rosario di Pompei è stata in visita al Centro Penitenziario di Secondigliano, offrendo ai detenuti la possibilità di celebrare l’Anno del Rosario indetto dal Santo Padre.
Il cielo è limpido e non spira un alito di vento, s’innalza un sole sfolgorante, ma la terra è fredda. È un’autentica profezia. "Rorate caeli desuper"!
Scendi dalla tua luce, con la tua luce, col caldo indistruttibile del tuo amore, o Dio, su tutta la terra, ma più ancora dove le porte di acciaio rinchiudono nostri fratelli. Tu che giudichi soltanto sull’amore, vieni!
È questo il clima spirituale, mentre iniziamo un breve viaggio missionario, dal 14 al 16 gennaio 2003, al Centro Penitenziario di Secondigliano. Portiamo l’immagine della Madonna, e sappiamo che sarà bene accolta; soprattutto, abbiamo fiducia che quel "discendi!" si compirà. Perché è proprio della Madre portare e donare il Figlio.
Non si prevedono lunghi incontri con gli ospiti del Penitenziario, né molto numerosi. Tuttavia, la Direzione apre le porte del cuore, e, al massimo consentito dalla legge, quella dei reparti perché molti possano beneficiare dello sguardo della Madonna e dell’opera dell’équipe missionaria.

Le parole del Pastore pompeiano

Si comincia con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Domenico Sorrentino, che, se pur per poche ore, guida personalmente la missione mariana in questa Casa. Vi partecipano, anche il Direttore, gli impiegati e il personale di custodia.
Il celebrante esordisce: "Tutti abbiamo bisogno di penitenza: ed io vorrei essere voce della Madonna per ciascuno di noi. Lei è venuta qui tra voi per chiamare tutti alla conversione. È la missione conferitale dal Figlio.
Con il suo esempio Maria Santissima ci insegna quale sia il cammino della vittoria: il suo sì a Dio apre ad ogni cristiano le porte della grazia… Nella nostra vita c’è un carcere reale, come questo in cui oggi siamo riuniti intorno alla Madonna di Pompei.
Ma c’è un altro carcere fuori, in cui gli uomini credono noi essere liberi e invece a causa del peccato si sono creati un’altra prigione, intorno a noi c’è una società che più che mai ha bisogno del Vangelo. Ci sono tante sofferenze che chiedono aiuto. C’è tanta attesa di giustizia e di carità. C’è un mondo che cerca la pace. Affidiamo alla materna intercessione di Maria le nostre speranze… Anche Lei è stata Madre di un detenuto… vedeva le croci e sapeva che ce n’era una già preparata per il Figlio… C’è un carcerato che dimora in noi. Quando pecchiamo, limitiamo la nostra libertà. Il peccato infatti ci fa schiavi, mentre la verità ci fa liberi. Da questo carcere interiore ci può liberare soltanto Gesù. Infrante le catene di questo carcere, le altre sbarre cadono da sole, la società riprende un cammino di pace".
Un misto di dolore, di speranza e di gioia pastorale ci ha accompagnati mentre varcavamo la soglia di questa Casa singolare.
Parlare di sbarre per uomini che sono figli di Dio è assurdo: anche chi: per ufficio, è tenuto a chiudere queste porte ne sente la ripugnanza. Abbiamo visto sorridere e qualche volta finanche esplodere in fragorose risate i volti già segnati di mestizia, anzi, abbiamo sentito gli scrosci degli applausi quando il linguaggio dei padri missionari scendeva illuminante nel cuore.
Celebrazioni eucaristiche, confessioni, incroci di catechesi e, soprattutto, la recita del Rosario hanno portato un benessere spirituale che difficilmente sarà dimenticato. La preghiera marina, e non poteva essere altrimenti, è diventata una incessante invocazione alla pace: quella personale, per il mondo e, soprattutto per la terra di Gesù.
In questo modo l’Anno del Rosario è entrato nel carcere di Secondigliano con l’invito per i detenuti a sentirsi sollecitati, al pari degli altri, dalle parole di Giovanni Paolo II e dalla sua Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae.
A nome dell’équipe missionaria desidero ringraziare tutti: dalla Direzione Penitenziaria agli agenti di custodia, dai Cappellani, in particolare modo Don Raffaele Grimaldi, Padre Attilio e il diacono Don Antonio Cimmino, ai volontari e quanti hanno collaborato.
Desideriamo, soprattutto, ringraziare i singoli ospiti della Casa che, in tutte le maniere loro consentite, hanno manifestato sincera attenzione ed accoglienza per quanto avveniva.

La testimonianza di Bartolo Longo

Il Fondatore di Pompei si adoperò con entusiasmo per l’educazione dei figli dei carcerati e la loro promozione umana. Comprese che attraverso essi poteva raggiungere e redimere i loro genitori: solo la voce dei figli avrebbe potuto squarciare, come un raggio di sole, il buio del loro animo abbruttito dalle colpe e dalla detenzione e avrebbe potuto dare loro nuova speranza. (ndr).
"… Per mezzo dei nostri libri religiosi e morali, che i piccoli Figli dei Carcerati nella loro Scuola Tipografica stampano per l’educazione civile e religiosa dei detenuti, nello scorso anno avemmo la fortuna di stabilire ventiquattro biblioteche circolanti nelle carceri del Regno, e nel presente anno siamo arrivati a stabilirne quarantatré.
Quindi con le nostre pubblicazioni e con i libri, che cuori benefici d’ogni città, aderendo al nostro invito, caritatevolmente c’inviano per le Carceri, abbiamo potuto concorrere nell’effettuazione ed al compimento delle disposizioni del Governo, che prescrive dover ciascun stabilimento Penitenziario avere la sua Biblioteca circolante. I Direttori e i Cappellani carcerarii, gli Ill.mi Prefetti e Sottoprefetti, che in diverse Provincie d’Italia temporaneamente tengono la Direzione di alcuni Stabilimenti di Pena, vedendo che noi facevamo veramente opera patriottica, dispiegando la nostra azione benefica di moralizzazione nelle Carceri, hanno avuto la bontà di ringraziarci, con cortese e nobili lettere, elogiando il nostro disinteressato ed umanitario concorso.
Intanto i miei Figli di carcerati, salvati nel nostro Ospizio divenivano essi medesimi i salvatori dei loro padri e dei compagni dei loro padri. Le menti dei carcerati si svolgevano ansiose a questa Valle, ed i loro cuori si volgevano fidenti alla vergine di Pompei implorandone aiuto e protezione.
A migliaia ci giungevano le lettere dei poveri prigionieri chiedenti ansiosi stampe e libri che fossero loro di aiuto per mantenersi nei buoni propositi. Allora, sebbene accasciato dal lungo giornaliero lavoro, mi accinsi a scrivere appositamente un libro pel carcerato, dal titolo: "La Guida del Carcerato alla sua morale riabilitazione…"
Nessuna legge positiva umana può penetrare nel cuore del carcerato, e nessuna severità di pena può piegare al bene l’animo di un detenuto, che, lontano per forza dai figli e dalla moglie, non rumina altro se non che vendetta e disperazione.
Solo una voce è potente a scuoterlo fin nell’animo sordo ed oscuro: la voce del figlio…
Moralizziamo le carceri! Faremo opera eminentemente umanitaria, eminentemente civile, eminentemente patriottica".
(Bartolo Longo. L’Ospizio Educativo per i Figli dei Carcerati in Valle di Pompei e la moralizzazione delle carceri. Pompei, 1901. Pp. 97-99)
(Autore: Baldassarre Cuomo)


"2003" La Regina di Pompei a:
Napoli (NA)

01 Febbraio 2003 - Santuario: "Sacro Cuore" - Parroco: "Don Mario Tornincasa"
Nel cuore di Napoli
Nella città Partenopea, la settimana mariana con l’Icona della Vergine del Rosario di Pompei tra antichi e storici ricordi.

Ci siamo anche noi. È un privilegio passare tra le cronache di questo Periodico, ma è anche un dono che il Periodico riceve potendo narrare della Madre Divina venuta nel segno dell’Icona venerata nel Santuario di Pompei sotto il titolo della Regina del Rosario…
Ed è di Lei e della gioia delle Ancelle del Sacro Cuore nonché dei moltissimi devoti che parleranno le cronache.
Era nell’aria l’idea di una possibile sosta della Icona della Madonna di Pompei nel Santuario del Sacro Cuore fondato dalla Beata Caterina Volpicelli, ma l’idea rimaneva soltanto un’ipotesi.
Occorreva un’occasione o un repentino impulso dall’alto che giungesse forte ed inappellabile.
È stato appunto così. L’idea avvolge temporaneamente i Sacerdoti, la Madre Generale delle Ancelle del Sacro Cuore ed altre Consorelle venute a Pompei per una visita alla Madonna.
Nella casa che ha ospitato con amore più che fraterno il Beato Bartolo Longo in un momento delicato della sua vita, non poteva non giungere in forma tangibile, un segno di gratitudine della Madonna per quel gesto di carità, tanto più adesso che Bartolo Longo e l’amata Caterina sono entrambi sugli altari, congiunti indissolubilmente nella gloria e nel culto della Chiesa.
Detta una parola, non si torna indietro e scatta immediata l’organizzazione: attendere, credere, pregare per vedere.
Primo giorno di febbraio, sabato.
Vuole il bel sole la regina del cielo per mostrarsi ai suoi figli ed ascoltarne il canto pasquale: "Regina del cielo, rallegrati! ...".
Infatti, sono in attesa i figli sulla strada per accogliere, salutare, far festa insieme.
Tra i figli c’è anche il primo Cittadino, prof.ssa Rosa Russo Iervolino: Napoli si esprime sempre ad alto livello quando s’imbatte con la "sua" Madonna. Quel "sua" tra virgolette è potentemente vero: la Madonna di Pompei partì da Napoli quel famoso 13 Novembre 1875. Diciamo solo per la cronaca: partì da Napoli, piuttosto brutta nella sua immagine, tanto da suscitare la delusione di Bartolo Longo, ma venne a Valle di Pompei a farsi bella.
Infatti, dopo due restauri per mano degli artisti Galella e Maldarelli, non risultava affascinante come poi apparve dal giorno 8 dicembre 1881: …" un vero miracolo, scrive l’avvocato Bartolo Longo nel narrare.
Tornando a Napoli vi trova "il più Bello di tutti", il Santuario del Sacro Cuore vuole essere la traduzione in pietre ed in arte dei sentimenti di Gesù "fornace ardente di amore" e della Santa Fondatrice, tutta protesa in vita, e più ancora adesso nell’eternità, a bruciare d’amore per dare amore a Colui che si è lamentato di non essere amato.
Qui, nel Santuario del "Cuore", i cuori si sono radunati per ascoltare, per confrontarsi, per celebrare e per implorare pace.
Per tutti i convenuti sono maturate ore felici, ed anche chi soffriva si è accorto che esiste una sorgente rinnovatrice che, se non può guarire fisicamente, aiuta a sublimare il dolore, la malattia, l’incomprensione, con un abbraccio a Chi non conosce altro amore.
Da sottolineare due punti: la serata degli uomini e la gioia della famiglia delle Ancelle del Sacro Cuore.
Il ricordo di Bartolo Longo, la presenza anche con le spoglie mortali della Madre Caterina, l’affascinante Icona della Madonna, tutto convergeva verso il tabernacolo dove il Cuore vivo felicemente trasformava in liturgia divina i gesti devoti dei singoli.
Anche l’ambiente meteorologico ha elaborato i suoi interventi: dal ticchettio della pioggia al bianco manto della neve, dal sole sfolgorante ai brividi del freddo.
La grazia fondeva i riflessi del tempo con i palpiti dell’eterno.
Madre Concetta, Suor Lina, Suor Carmela, Suor Karin, sorelle tutte, giovani o meno giovani, dolcissime Novizie "multinazionali", che ne dite?
Grazie! Siamo felici con voi e per voi.

(Autore: Baldassarre Cuomo)


"2003" La Regina di Pompei a:
Pastena (SA)

Dal 02 al 09 Febbraio 2003 - Chiesa: "Santa Margherita" - Parroco: "xxx"


"2003" La Regina di Pompei a:
Battipaglia (SA)

Dal 23 Febbraio al 03 Marzo 2003 - Parrocchia: "SS. Giuseppe e Fortunato" - Parroco: "Don Franco"
Per la Vergine Maria una tenerezza filiale
Ricordi lontani, come immagini ormai sbiadite, narrano di acquitrini, di paludi, di stormi di uccelli acquatici, di bufale vaganti.
Ma ora non è più così
La vasta pianura che collega la città al lido è un prototipo di agricoltura razionale, e i prodotti si vedono, si gustano, si commerciano: il tutto con il sudore della fronte e l’aiuto indispensabile delle macchine.
Abbiamo attraversato le grandi tenute, fiancheggiando serre e coltivazioni all’aperto: una meraviglia.
La Parrocchia, dedicata ai SS. Giuseppe e Fortunato, in Battipaglia, conta circa 3.500 fedeli, ma si può solo immaginare un tale numero: campi, campi, e, qua e là, poche case o antiche masserie
rinnovate, complessi per lavorazione di prodotti ortofrutticoli, in un territorio che si estende in 20 chilometri di diametro, fino a lambire il mare, fanno pensare più alla difficoltà di una cura pastorale che al numero delle persone.
La Parrocchia è affidata ad un sacerdote zelante, dal cuore missionario, il quale, con coraggio e costanza, senza badare ai sacrifici, ha affrontato un durissimo lavoro tra una popolazione che, per anni ed anni, ha dovuto accontentarsi di una semplice celebrazione domenicale, senza la presenza fissa di un sacerdote. La fatiscenza dell’edificio parrocchiale, le difficoltà ambientali, la tentazione del disimpegno, sempre in agguato, avevano reso quella parrocchia uno squallore.
Lo zelo, la fiducia nel Signore, hanno sostenuto il lavoro del nuovo Pastore, sicché, in breve, un’autentica primavera sbocciava sulle zolle abituate ai solo lavori delle braccia e delle menti. Ma, Giobbe è non soltanto una figura di tempi lontani: il nostro Don Franco, dopo anni di continuo darsi, ha dovuto arrestare i suoi passi, colpito da un imprevedibile ictus, e, al termine di nove mesi in ospedale, eccolo immobile sulla sua sedia a rotelle.
Ma lui non si arrende. Ricorda sempre con serenità: "Una signora, che non conoscevo, mi vide in ospedale e mi disse: "Qualcuno mi ha parlato di te. Hai lavorato troppo. Ora sta calmo e fa’ quel che puoi, il resto lo farà Lui".
La chiesa parrocchiale è piuttosto fredda; l’abbiamo notato tutti, ma si è anche notato il calore del popolo. E questo sin dalla prima sera, come ha visto con i propri occhi il nostro Arcivescovo-Prelato di Pompei.
Numeroso il popolo fuori ad accogliere e dentro a celebrare solennemente. Anche il Vicario Generale dell’Archidiocesi di Salerno ha partecipato quella sera, salutando a nome dell’Arcivescovo Pierro. C’era il Sindaco con alcune autorità. Insomma, quel lembo di città, tra i campi, è diventato punto di attenzione e di riferimento per una settimana intera.
Il programma, benché alquanto diverso ed anche alquanto limitato per ragioni ambientali. È stato seguito con attenzione e fervore.
Anche la serata riservata agli uomini ha avuto il suo risultato lusinghiero con grande soddisfazione del Parroco.
Il saluto di commiato, in una Parrocchia che ha molto sofferto, non poteva non avere riflessi particolarmente intensi. Non facciamo commenti, né cediamo alle pur spontanee emozioni, ma la verità dobbiamo dirla: sentiamo che qualcosa di straordinario è avvenuto e che quel qualcosa dovrà restare nel cuore di tutta la Comunità Parrocchiale.
(Autore: Baldassarre Cuomo)


"2003" La Regina di Pompei a:
Santa Maria Capua Vetere  (CE)

01 Marzo 2003 - "Penitenziario Militare" - Cappellano Militare: "Padre Ivan Lai"
In Cristo la vera libertà dei figli di Dio

Il Pastore di Pompei, Mons. Sorrentino, ha incontrato i detenuti donando loro una Icona della Vergine del Rosario. L’iniziativa è stata curata dalla comunità locale delle Suore Domenicane di Pompei insieme al Cappellano Militare.
"Siate liberati in Cristo Gesù, abbiate in voi quella libertà che può varcare le mura e i confini di questo carcere!". Un invito appassionato e pieno di speranza, quello rivolto da Mons. Domenico Sorrentino, Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei, ai reclusi del Penitenziario Militare di Santa Maria Capua Vetere (CE), in una visita preparata ed attesa da tempo.
L’incontro è stato curato dalle Suore di Pompei, che in quella città hanno una casa e una comunità religiosa, e dal Cappellano Militare, Padre Ivan Lai, che ha loro offerto piena collaborazione per la buona riuscita dell’iniziativa.
L’ansia apostolica e la gioia di vivere in pienezza il messaggio evangelico "era carcerato e mi avete visitato…", ha contagiato e coinvolto, indistintamente, tutti gli operatori pastorali, che hanno permesso, così, alla comunità penitenziaria di vivere forti emozioni.
La visita si è realizzata lo scorso il 1° marzo 2003. Il Pastore della città mariana e le religiose si sono presentati all’ingresso del Penitenziario con una Icona della Madonna di Pompei, preparata e adornata di fiori su di un pullmino in dotazione alle Suore. Qui, è stata accolta dal Comandante, il colonnello Salucci, dai militari e dal Cappellano.
Su proposta dei detenuti e del Corpo di Guardia l’Icona è stata portata a spalla, mentre tutti insieme recitavano il Rosario.
All’interno della struttura sono stati percorsi uno ad uno tutti i reparti. Gli ospiti del Penitenziario hanno applaudito a lungo il passaggio dell’Icona.
Molti si sono inginocchiati e molti altri non sono riusciti a trattenere le lacrime contribuendo così ad una diffusa emozione che si è impadronita di quasi tutti i presenti.
Alla fine del percorso, l’Icona è stata sistemata nella sala teatro del Penitenziario, dove l’Arcivescovo di Pompei ha, successivamente, presieduto la celebrazione eucaristica.
Al termine tutti i presenti hanno avuto parole di elogio e di gratitudine per l’iniziativa delle Suore che ha favorito, soprattutto, tra i detenuti, un clima di serenità spirituale e di fiduciosa attesa di un futuro, che esige da tutti, reclusi o liberi, una previa e consapevole preparazione.
Il Cappellano, Padre Ivan, rivolto alle Suore ha detto: "… Sono certo che per voi, l’esperienza del Carcere è un tornare alle sorgenti del carisma del Beato Bartolo Longo. La vita religiosa, in certe situazioni, diventa ricerca affannosa di un carisma che si perde nel tempo. Non è così per voi oggi. In tutto il bene che sempre realizzate lo Spirito ha fatto riaffiorare qualcosa che è oltre un carisma. Un desiderio del grande cuore del Fondatore: l’amore per la sofferenza umana, che nel Carcere segna la vita dei figli di Dio".

(Autore: Lucio Giacco)


"2003" La Regina di Pompei a:
San Giorgio Jonico (TA)

Dal 30 Marzo al 06 Aprile 2003 – Chiesa Parrocchiale: "Immacolata" - Parroco: "Don Domenico Morciano"

Un magnifico colpo d’occhio. Il popolo di san Giorgio Jonico e, in modo particolare quello della comunità della Parrocchia Immacolata, è schierato a semicerchio dinanzi alla chiesa parrocchiale, come in un abbraccio plebiscitario alla Sacra Icona che giunge da Pompei. Si distinguono i bambini, numerosissimi, mentre agitano bandierine multicolori a ritmo di danza sulle note di un canto inneggiante la pace.
Un solista, una voce poderosa e dal gesto ampio e deciso, in dialogo canoro con il coro, li guida indicando interventi, movenze e toni.
Secondo le parole del canto, di volta in volta, calano dalla sommità della facciata, quale commento visivo, lunghi striscioni colorati da formare insieme un arcobaleno: parole, ritmi musicali, colori, s’intrecciano in un’acclamazione corale alla pace, mentre sventola in alto una bandiera bianca e volano colombe.
La Sacra Icona incede, portata a spalle da robusti uomini e preceduta da un piccolo gruppo di persone recanti in un’urna alcuni indumenti adoperati in vita dal Beato Bartolo Longo, ed ora donati alla Parrocchia.
Il Parroco, Don Domenico Morciano, assistito dal Vicario parrocchiale Don Giancarlo Ruggieri, invece, reca tra le mani la reliquia del Beato Bartolo Longo custodita in elegante reliquiario d’argento.
Lo scenario già di per sé coinvolgente raggiunge il suo clou, quando, alla voce orante del Parroco, si spalanca la porta della chiesa e la Sacra Immagine entra trionfalmente. Collocata tra luci e fiori su di un trono tutto dorato, la venerata Icona domina l’attentissima assemblea.
Il clichè della Settimana si ripete puntualmente, ma qui c’è qualcosa di nuovo: la radio parrocchiale, che, pur limitata nel suo raggio, è un punto di riferimento per molti ascoltatori vicini e lontani. Sicché tutto il programma della Settimana s’irradia simultaneamente dalla chiesa parrocchiale alle case degli affezionati ascoltatori: dalla Puglia alla Calabria una vera famiglia orante in cui è privilegiato chi più è costretto a rimanere in casa: ammalati, anziani, casalinghe…
Un’attenzione degna di lode è posta dal Parroco per quest’attività che gli riduce il sonno a poche ore ma gli consente un contatto con chi difficilmente ascolterebbe una parola amica.
San Giorgio Jonico conserva ricordi affettivi di Bartolo Longo, già come accennato.
Qui risiedeva la sorella Rosa che, sposata con Robaud, ebbe una figlia particolarmente legata allo zio Bartolo.
Infatti, capitando Bartolo Longo in casa della sorella prossima a partorire, fu invitato a pregare per un felice parto. Lui pregò, anzi qui dicono che benedisse la mamma e la creatura che stava per nascere.
Sbocciò un autentico fiore, Rosa, che, in seguito, dimorò a Pompei presso lo zio per assistere lui e la consorte Marianna De Fusco. Lei sposò un Marasco da cui discendono gli attuali pronipoti, tutti entusiasti del grande zio, ed ora felici donatori di ciò che di lui è rimasto nelle loro case.
Qui si parla, in sordina, di dedicare a Bartolo Longo una piazza che ancora non ha nome. Sarebbe cosa quanto mai opportuna, ma, diciamo noi, da affiancare ad un ricordo fattivo del Fondatore di Pompei, specialmente come ispiratore di fede e di impegno sociale.
San Giorgio Jonico è terra dell’ulivo, del vino, del grano, della pietra. Caratteristica la pietra che, dal
taglio intelligente dell’artigiano, ha dato origine al termine "tagghijata", cioè tagliata (da tagghiu) ed anche "zuccata", dal colpo del piccone (zzueccu) che estraeva le pietre. Testimone di una storia di intelligenza e di sacrificio sono le grotte scavate nella pietra.
Ormai quei lavori e gli strumenti per eseguirli sono soltanto i ricordi, ma le vestigia dell’antica civiltà sono ancora lì, e il silenzio che le avvolge è più eloquente di qualsiasi discorso.
Qualcosa, tuttavia, oltre al silenzio della natura, si muove tra coloro che hanno potere e idee: recuperare queste aree abbandonate per un rilancio culturale, turistico e sociale.
Sono argomenti che esultano dal nostro tema, ma l’evento "Settimana Missionaria Mariana" a San Giorgio non poteva tacerne.
I fedeli, seguendo uno schema generale concordato col Parroco, hanno risposto puntualmente in un clima di calore davvero ammirevole.
Potremmo dire: giornate da santuario per le numerose presenze. Son venuti da Taranto e da molti paesi vicini. Vogliamo ricordare in particolare Carosino e Fragagnano giunti con i rispettivi Parroci.
La serata degli uomini, mai realizzata in Parrocchia, ha sorpreso tutti.
Il plauso va a ciascuno: agli adulti perché hanno sentito il bisogno di questo incontro, ai piccoli perché sono stati solerti messaggeri dell’invito della Madonna per i loro papà e parenti.
La partenza è sempre pregna di patos. Sotto un bel sole, nelle ore calde del meriggio, la Santa Immagine sosta qualche istante davanti alla chiesa parrocchiale fra il tripudio di tutto il popolo, che agita fazzoletti bianchi, mentre i piccoli sventolano bandierine.
È il momento del taglio secco: si va via e ognuno torna alla sua casa, ma tutti commossi.
(Autore: Baldassarre Cuomo)


"2003" La Regina di Pompei a:
---  (--)
xx-xx Aprile 2003 - "---" - Cappellano: "---"


"2003" La Regina di Pompei a:
---  (--)
xx-xx Aprile 2003 - "---" - Cappellano: "---"


 
Torna ai contenuti | Torna al menu