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Missioni Mariane Anno 2003

Il Santuario > Madonna Pellegrina > Anni 2000/2009

"2003" La Regina di Pompei a:
Secondigliano (NA)

Dal 14 al 16 Gennaio 2003 - "Centro Penitenziario"

Dal 14 al 16 gennaio 2003, l’icona della Vergine del Rosario di Pompei è stata in visita al Centro Penitenziario di Secondigliano, offrendo ai detenuti la possibilità di celebrare l’Anno del Rosario indetto dal Santo Padre.
Il cielo è limpido e non spira un alito di vento, s’innalza un sole sfolgorante, ma la terra è fredda. È un’autentica profezia. "Rorate caeli desuper"!
Scendi dalla tua luce, con la tua luce, col caldo indistruttibile del tuo amore, o Dio, su tutta la terra, ma più ancora dove le porte di acciaio rinchiudono nostri fratelli. Tu che giudichi soltanto sull’amore, vieni!
È questo il clima spirituale, mentre iniziamo un breve viaggio missionario, dal 14 al 16 gennaio 2003, al Centro Penitenziario di Secondigliano. Portiamo l’immagine della Madonna, e sappiamo che sarà bene accolta; soprattutto, abbiamo fiducia che quel "discendi!" si compirà. Perché è proprio della Madre portare e donare il Figlio.
Non si prevedono lunghi incontri con gli ospiti del Penitenziario, né molto numerosi. Tuttavia, la Direzione apre le porte del cuore, e, al massimo consentito dalla legge, quella dei reparti perché molti possano beneficiare dello sguardo della Madonna e dell’opera dell’équipe missionaria.

Le parole del Pastore pompeiano

Si comincia con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Domenico Sorrentino, che, se pur per poche ore, guida personalmente la missione mariana in questa Casa. Vi partecipano, anche il Direttore, gli impiegati e il personale di custodia.
Il celebrante esordisce: "Tutti abbiamo bisogno di penitenza: ed io vorrei essere voce della Madonna per ciascuno di noi. Lei è venuta qui tra voi per chiamare tutti alla conversione. È la missione conferitale dal Figlio.
Con il suo esempio Maria Santissima ci insegna quale sia il cammino della vittoria: il suo sì a Dio apre ad ogni cristiano le porte della grazia… Nella nostra vita c’è un carcere reale, come questo in cui oggi siamo riuniti intorno alla Madonna di Pompei.
Ma c’è un altro carcere fuori, in cui gli uomini credono noi essere liberi e invece a causa del peccato si sono creati un’altra prigione, intorno a noi c’è una società che più che mai ha bisogno del Vangelo. Ci sono tante sofferenze che chiedono aiuto. C’è tanta attesa di giustizia e di carità. C’è un mondo che cerca la pace. Affidiamo alla materna intercessione di Maria le nostre speranze… Anche Lei è stata Madre di un detenuto… vedeva le croci e sapeva che ce n’era una già preparata per il Figlio… C’è un carcerato che dimora in noi. Quando pecchiamo, limitiamo la nostra libertà. Il peccato infatti ci fa schiavi, mentre la verità ci fa liberi. Da questo carcere interiore ci può liberare soltanto Gesù. Infrante le catene di questo carcere, le altre sbarre cadono da sole, la società riprende un cammino di pace".
Un misto di dolore, di speranza e di gioia pastorale ci ha accompagnati mentre varcavamo la soglia di questa Casa singolare.
Parlare di sbarre per uomini che sono figli di Dio è assurdo: anche chi: per ufficio, è tenuto a chiudere queste porte ne sente la ripugnanza. Abbiamo visto sorridere e qualche volta finanche esplodere in fragorose risate i volti già segnati di mestizia, anzi, abbiamo sentito gli scrosci degli applausi quando il linguaggio dei padri missionari scendeva illuminante nel cuore.
Celebrazioni eucaristiche, confessioni, incroci di catechesi e, soprattutto, la recita del Rosario hanno portato un benessere spirituale che difficilmente sarà dimenticato. La preghiera marina, e non poteva essere altrimenti, è diventata una incessante invocazione alla pace: quella personale, per il mondo e, soprattutto per la terra di Gesù.
In questo modo l’Anno del Rosario è entrato nel carcere di Secondigliano con l’invito per i detenuti a sentirsi sollecitati, al pari degli altri, dalle parole di Giovanni Paolo II e dalla sua Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae.
A nome dell’équipe missionaria desidero ringraziare tutti: dalla Direzione Penitenziaria agli agenti di custodia, dai Cappellani, in particolare modo Don Raffaele Grimaldi, Padre Attilio e il diacono Don Antonio Cimmino, ai volontari e quanti hanno collaborato.
Desideriamo, soprattutto, ringraziare i singoli ospiti della Casa che, in tutte le maniere loro consentite, hanno manifestato sincera attenzione ed accoglienza per quanto avveniva.

La testimonianza di Bartolo Longo

Il Fondatore di Pompei si adoperò con entusiasmo per l’educazione dei figli dei carcerati e la loro promozione umana. Comprese che attraverso essi poteva raggiungere e redimere i loro genitori: solo la voce dei figli avrebbe potuto squarciare, come un raggio di sole, il buio del loro animo abbruttito dalle colpe e dalla detenzione e avrebbe potuto dare loro nuova speranza. (ndr).
"… Per mezzo dei nostri libri religiosi e morali, che i piccoli Figli dei Carcerati nella loro Scuola Tipografica stampano per l’educazione civile e religiosa dei detenuti, nello scorso anno avemmo la fortuna di stabilire ventiquattro biblioteche circolanti nelle carceri del Regno, e nel presente anno siamo arrivati a stabilirne quarantatré.
Quindi con le nostre pubblicazioni e con i libri, che cuori benefici d’ogni città, aderendo al nostro invito, caritatevolmente c’inviano per le Carceri, abbiamo potuto concorrere nell’effettuazione ed al compimento delle disposizioni del Governo, che prescrive dover ciascun stabilimento Penitenziario avere la sua Biblioteca circolante. I Direttori e i Cappellani carcerarii, gli Ill.mi Prefetti e Sottoprefetti, che in diverse Provincie d’Italia temporaneamente tengono la Direzione di alcuni Stabilimenti di Pena, vedendo che noi facevamo veramente opera patriottica, dispiegando la nostra azione benefica di moralizzazione nelle Carceri, hanno avuto la bontà di ringraziarci, con cortese e nobili lettere, elogiando il nostro disinteressato ed umanitario concorso.
Intanto i miei Figli di carcerati, salvati nel nostro Ospizio divenivano essi medesimi i salvatori dei loro padri e dei compagni dei loro padri. Le menti dei carcerati si svolgevano ansiose a questa Valle, ed i loro cuori si volgevano fidenti alla vergine di Pompei implorandone aiuto e protezione.
A migliaia ci giungevano le lettere dei poveri prigionieri chiedenti ansiosi stampe e libri che fossero loro di aiuto per mantenersi nei buoni propositi. Allora, sebbene accasciato dal lungo giornaliero lavoro, mi accinsi a scrivere appositamente un libro pel carcerato, dal titolo: "La Guida del Carcerato alla sua morale riabilitazione…"
Nessuna legge positiva umana può penetrare nel cuore del carcerato, e nessuna severità di pena può piegare al bene l’animo di un detenuto, che, lontano per forza dai figli e dalla moglie, non rumina altro se non che vendetta e disperazione.
Solo una voce è potente a scuoterlo fin nell’animo sordo ed oscuro: la voce del figlio…
Moralizziamo le carceri! Faremo opera eminentemente umanitaria, eminentemente civile, eminentemente patriottica".
(Bartolo Longo. L’Ospizio Educativo per i Figli dei Carcerati in Valle di Pompei e la moralizzazione delle carceri. Pompei, 1901. Pp. 97-99)
(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Napoli (NA)

01 Febbraio 2003 - Santuario: "Sacro Cuore" - Parroco: "Don Mario Tornincasa"
Nel cuore di Napoli
Nella città Partenopea, la settimana mariana con l’Icona della Vergine del Rosario di Pompei tra antichi e storici ricordi.

Ci siamo anche noi. È un privilegio passare tra le cronache di questo Periodico, ma è anche un dono che il Periodico riceve potendo narrare della Madre Divina venuta nel segno dell’Icona venerata nel Santuario di Pompei sotto il titolo della Regina del Rosario…
Ed è di Lei e della gioia delle Ancelle del Sacro Cuore nonché dei moltissimi devoti che parleranno le cronache.
Era nell’aria l’idea di una possibile sosta della Icona della Madonna di Pompei nel Santuario del Sacro Cuore fondato dalla Beata Caterina Volpicelli, ma l’idea rimaneva soltanto un’ipotesi.
Occorreva un’occasione o un repentino impulso dall’alto che giungesse forte ed inappellabile.
È stato appunto così. L’idea avvolge temporaneamente i Sacerdoti, la Madre Generale delle Ancelle del Sacro Cuore ed altre Consorelle venute a Pompei per una visita alla Madonna.
Nella casa che ha ospitato con amore più che fraterno il Beato Bartolo Longo in un momento delicato della sua vita, non poteva non giungere in forma tangibile, un segno di gratitudine della Madonna per quel gesto di carità, tanto più adesso che Bartolo Longo e l’amata Caterina sono entrambi sugli altari, congiunti indissolubilmente nella gloria e nel culto della Chiesa.
Detta una parola, non si torna indietro e scatta immediata l’organizzazione: attendere, credere, pregare per vedere.
Primo giorno di febbraio, sabato.
Vuole il bel sole la regina del cielo per mostrarsi ai suoi figli ed ascoltarne il canto pasquale: "Regina del cielo, rallegrati! ...".
Infatti, sono in attesa i figli sulla strada per accogliere, salutare, far festa insieme.
Tra i figli c’è anche il primo Cittadino, prof.ssa Rosa Russo Iervolino: Napoli si esprime sempre ad alto livello quando s’imbatte con la "sua" Madonna. Quel "sua" tra virgolette è potentemente vero: la Madonna di Pompei partì da Napoli quel famoso 13 Novembre 1875. Diciamo solo per la cronaca: partì da Napoli, piuttosto brutta nella sua immagine, tanto da suscitare la delusione di Bartolo Longo, ma venne a Valle di Pompei a farsi bella.
Infatti, dopo due restauri per mano degli artisti Galella e Maldarelli, non risultava affascinante come poi apparve dal giorno 8 dicembre 1881: …" un vero miracolo, scrive l’avvocato Bartolo Longo nel narrare.
Tornando a Napoli vi trova "il più Bello di tutti", il Santuario del Sacro Cuore vuole essere la traduzione in pietre ed in arte dei sentimenti di Gesù "fornace ardente di amore" e della Santa Fondatrice, tutta protesa in vita, e più ancora adesso nell’eternità, a bruciare d’amore per dare amore a Colui che si è lamentato di non essere amato.
Qui, nel Santuario del "Cuore", i cuori si sono radunati per ascoltare, per confrontarsi, per celebrare e per implorare pace.
Per tutti i convenuti sono maturate ore felici, ed anche chi soffriva si è accorto che esiste una sorgente rinnovatrice che, se non può guarire fisicamente, aiuta a sublimare il dolore, la malattia, l’incomprensione, con un abbraccio a Chi non conosce altro amore.
Da sottolineare due punti: la serata degli uomini e la gioia della famiglia delle Ancelle del Sacro Cuore.
Il ricordo di Bartolo Longo, la presenza anche con le spoglie mortali della Madre Caterina, l’affascinante Icona della Madonna, tutto convergeva verso il tabernacolo dove il Cuore vivo felicemente trasformava in liturgia divina i gesti devoti dei singoli.
Anche l’ambiente meteorologico ha elaborato i suoi interventi: dal ticchettio della pioggia al bianco manto della neve, dal sole sfolgorante ai brividi del freddo.
La grazia fondeva i riflessi del tempo con i palpiti dell’eterno.
Madre Concetta, Suor Lina, Suor Carmela, Suor Karin, sorelle tutte, giovani o meno giovani, dolcissime Novizie "multinazionali", che ne dite?
Grazie! Siamo felici con voi e per voi.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Pastena (SA)

Dal 02 al 09 Febbraio 2003 - Chiesa: "Santa Margherita" - Parroco: "xxx"

"2003" La Regina di Pompei a:
Battipaglia (SA)

Dal 23 Febbraio al 03 Marzo 2003 - Parrocchia: "SS. Giuseppe e Fortunato" - Parroco: "Don Franco"
Per la Vergine Maria una tenerezza filiale
Ricordi lontani, come immagini ormai sbiadite, narrano di acquitrini, di paludi, di stormi di uccelli acquatici, di bufale vaganti.
Ma ora non è più così
La vasta pianura che collega la città al lido è un prototipo di agricoltura razionale, e i prodotti si vedono, si gustano, si commerciano: il tutto con il sudore della fronte e l’aiuto indispensabile delle macchine.
Abbiamo attraversato le grandi tenute, fiancheggiando serre e coltivazioni all’aperto: una meraviglia.
La Parrocchia, dedicata ai SS. Giuseppe e Fortunato, in Battipaglia, conta circa 3.500 fedeli, ma si può solo immaginare un tale numero: campi, campi, e, qua e là, poche case o antiche masserie
rinnovate, complessi per lavorazione di prodotti ortofrutticoli, in un territorio che si estende in 20 chilometri di diametro, fino a lambire il mare, fanno pensare più alla difficoltà di una cura pastorale che al numero delle persone.
La Parrocchia è affidata ad un sacerdote zelante, dal cuore missionario, il quale, con coraggio e costanza, senza badare ai sacrifici, ha affrontato un durissimo lavoro tra una popolazione che, per anni ed anni, ha dovuto accontentarsi di una semplice celebrazione domenicale, senza la presenza fissa di un sacerdote. La fatiscenza dell’edificio parrocchiale, le difficoltà ambientali, la tentazione del disimpegno, sempre in agguato, avevano reso quella parrocchia uno squallore.
Lo zelo, la fiducia nel Signore, hanno sostenuto il lavoro del nuovo Pastore, sicché, in breve, un’autentica primavera sbocciava sulle zolle abituate ai solo lavori delle braccia e delle menti. Ma, Giobbe è non soltanto una figura di tempi lontani: il nostro Don Franco, dopo anni di continuo darsi, ha dovuto arrestare i suoi passi, colpito da un imprevedibile ictus, e, al termine di nove mesi in ospedale, eccolo immobile sulla sua sedia a rotelle.
Ma lui non si arrende. Ricorda sempre con serenità: "Una signora, che non conoscevo, mi vide in ospedale e mi disse: "Qualcuno mi ha parlato di te. Hai lavorato troppo. Ora sta calmo e fa’ quel che puoi, il resto lo farà Lui".
La chiesa parrocchiale è piuttosto fredda; l’abbiamo notato tutti, ma si è anche notato il calore del popolo. E questo sin dalla prima sera, come ha visto con i propri occhi il nostro Arcivescovo-Prelato di Pompei.
Numeroso il popolo fuori ad accogliere e dentro a celebrare solennemente. Anche il Vicario Generale dell’Archidiocesi di Salerno ha partecipato quella sera, salutando a nome dell’Arcivescovo Pierro. C’era il Sindaco con alcune autorità. Insomma, quel lembo di città, tra i campi, è diventato punto di attenzione e di riferimento per una settimana intera.
Il programma, benché alquanto diverso ed anche alquanto limitato per ragioni ambientali. È stato seguito con attenzione e fervore.
Anche la serata riservata agli uomini ha avuto il suo risultato lusinghiero con grande soddisfazione del Parroco.
Il saluto di commiato, in una Parrocchia che ha molto sofferto, non poteva non avere riflessi particolarmente intensi. Non facciamo commenti, né cediamo alle pur spontanee emozioni, ma la verità dobbiamo dirla: sentiamo che qualcosa di straordinario è avvenuto e che quel qualcosa dovrà restare nel cuore di tutta la Comunità Parrocchiale.
(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Santa Maria Capua Vetere  (CE)

01 Marzo 2003 - "Penitenziario Militare" - Cappellano Militare: "Padre Ivan Lai"
In Cristo la vera libertà dei figli di Dio

Il Pastore di Pompei, Mons. Sorrentino, ha incontrato i detenuti donando loro una Icona della Vergine del Rosario. L’iniziativa è stata curata dalla comunità locale delle Suore Domenicane di Pompei insieme al Cappellano Militare.
"Siate liberati in Cristo Gesù, abbiate in voi quella libertà che può varcare le mura e i confini di questo carcere!". Un invito appassionato e pieno di speranza, quello rivolto da Mons. Domenico Sorrentino, Delegato Pontificio per il Santuario di Pompei, ai reclusi del Penitenziario Militare di Santa Maria Capua Vetere (CE), in una visita preparata ed attesa da tempo.
L’incontro è stato curato dalle Suore di Pompei, che in quella città hanno una casa e una comunità religiosa, e dal Cappellano Militare, Padre Ivan Lai, che ha loro offerto piena collaborazione per la buona riuscita dell’iniziativa.
L’ansia apostolica e la gioia di vivere in pienezza il messaggio evangelico "era carcerato e mi avete visitato…", ha contagiato e coinvolto, indistintamente, tutti gli operatori pastorali, che hanno permesso, così, alla comunità penitenziaria di vivere forti emozioni.
La visita si è realizzata lo scorso il 1° marzo 2003. Il Pastore della città mariana e le religiose si sono presentati all’ingresso del Penitenziario con una Icona della Madonna di Pompei, preparata e adornata di fiori su di un pullmino in dotazione alle Suore. Qui, è stata accolta dal Comandante, il colonnello Salucci, dai militari e dal Cappellano.
Su proposta dei detenuti e del Corpo di Guardia l’Icona è stata portata a spalla, mentre tutti insieme recitavano il Rosario.
All’interno della struttura sono stati percorsi uno ad uno tutti i reparti. Gli ospiti del Penitenziario hanno applaudito a lungo il passaggio dell’Icona.
Molti si sono inginocchiati e molti altri non sono riusciti a trattenere le lacrime contribuendo così ad una diffusa emozione che si è impadronita di quasi tutti i presenti.
Alla fine del percorso, l’Icona è stata sistemata nella sala teatro del Penitenziario, dove l’Arcivescovo di Pompei ha, successivamente, presieduto la celebrazione eucaristica.
Al termine tutti i presenti hanno avuto parole di elogio e di gratitudine per l’iniziativa delle Suore che ha favorito, soprattutto, tra i detenuti, un clima di serenità spirituale e di fiduciosa attesa di un futuro, che esige da tutti, reclusi o liberi, una previa e consapevole preparazione.
Il Cappellano, Padre Ivan, rivolto alle Suore ha detto: "… Sono certo che per voi, l’esperienza del Carcere è un tornare alle sorgenti del carisma del Beato Bartolo Longo. La vita religiosa, in certe situazioni, diventa ricerca affannosa di un carisma che si perde nel tempo. Non è così per voi oggi. In tutto il bene che sempre realizzate lo Spirito ha fatto riaffiorare qualcosa che è oltre un carisma. Un desiderio del grande cuore del Fondatore: l’amore per la sofferenza umana, che nel Carcere segna la vita dei figli di Dio".

(Autore: Lucio Giacco)

"2003" La Regina di Pompei a:
San Giorgio Jonico (TA)

Dal 30 Marzo al 06 Aprile 2003 – Chiesa Parrocchiale: "Immacolata" - Parroco: "Don Domenico Morciano"

Un magnifico colpo d’occhio. Il popolo di san Giorgio Jonico e, in modo particolare quello della comunità della Parrocchia Immacolata, è schierato a semicerchio dinanzi alla chiesa parrocchiale, come in un abbraccio plebiscitario alla Sacra Icona che giunge da Pompei. Si distinguono i bambini, numerosissimi, mentre agitano bandierine multicolori a ritmo di danza sulle note di un canto inneggiante la pace.
Un solista, una voce poderosa e dal gesto ampio e deciso, in dialogo canoro con il coro, li guida indicando interventi, movenze e toni.
Secondo le parole del canto, di volta in volta, calano dalla sommità della facciata, quale commento visivo, lunghi striscioni colorati da formare insieme un arcobaleno: parole, ritmi musicali, colori, s’intrecciano in un’acclamazione corale alla pace, mentre sventola in alto una bandiera bianca e volano colombe.
La Sacra Icona incede, portata a spalle da robusti uomini e preceduta da un piccolo gruppo di persone recanti in un’urna alcuni indumenti adoperati in vita dal Beato Bartolo Longo, ed ora donati alla Parrocchia.
Il Parroco, Don Domenico Morciano, assistito dal Vicario parrocchiale Don Giancarlo Ruggieri, invece, reca tra le mani la reliquia del Beato Bartolo Longo custodita in elegante reliquiario d’argento.
Lo scenario già di per sé coinvolgente raggiunge il suo clou, quando, alla voce orante del Parroco, si spalanca la porta della chiesa e la Sacra Immagine entra trionfalmente. Collocata tra luci e fiori su di un trono tutto dorato, la venerata Icona domina l’attentissima assemblea.
Il clichè della Settimana si ripete puntualmente, ma qui c’è qualcosa di nuovo: la radio parrocchiale, che, pur limitata nel suo raggio, è un punto di riferimento per molti ascoltatori vicini e lontani. Sicché tutto il programma della Settimana s’irradia simultaneamente dalla chiesa parrocchiale alle case degli affezionati ascoltatori: dalla Puglia alla Calabria una vera famiglia orante in cui è privilegiato chi più è costretto a rimanere in casa: ammalati, anziani, casalinghe…
Un’attenzione degna di lode è posta dal Parroco per quest’attività che gli riduce il sonno a poche ore ma gli consente un contatto con chi difficilmente ascolterebbe una parola amica.
San Giorgio Jonico conserva ricordi affettivi di Bartolo Longo, già come accennato.
Qui risiedeva la sorella Rosa che, sposata con Robaud, ebbe una figlia particolarmente legata allo zio Bartolo.
Infatti, capitando Bartolo Longo in casa della sorella prossima a partorire, fu invitato a pregare per un felice parto. Lui pregò, anzi qui dicono che benedisse la mamma e la creatura che stava per nascere.
Sbocciò un autentico fiore, Rosa, che, in seguito, dimorò a Pompei presso lo zio per assistere lui e la consorte Marianna De Fusco. Lei sposò un Marasco da cui discendono gli attuali pronipoti, tutti entusiasti del grande zio, ed ora felici donatori di ciò che di lui è rimasto nelle loro case.
Qui si parla, in sordina, di dedicare a Bartolo Longo una piazza che ancora non ha nome. Sarebbe cosa quanto mai opportuna, ma, diciamo noi, da affiancare ad un ricordo fattivo del Fondatore di Pompei, specialmente come ispiratore di fede e di impegno sociale.
San Giorgio Jonico è terra dell’ulivo, del vino, del grano, della pietra. Caratteristica la pietra che, dal
taglio intelligente dell’artigiano, ha dato origine al termine "tagghijata", cioè tagliata (da tagghiu) ed anche "zuccata", dal colpo del piccone (zzueccu) che estraeva le pietre. Testimone di una storia di intelligenza e di sacrificio sono le grotte scavate nella pietra.
Ormai quei lavori e gli strumenti per eseguirli sono soltanto i ricordi, ma le vestigia dell’antica civiltà sono ancora lì, e il silenzio che le avvolge è più eloquente di qualsiasi discorso.
Qualcosa, tuttavia, oltre al silenzio della natura, si muove tra coloro che hanno potere e idee: recuperare queste aree abbandonate per un rilancio culturale, turistico e sociale.
Sono argomenti che esultano dal nostro tema, ma l’evento "Settimana Missionaria Mariana" a San Giorgio non poteva tacerne.
I fedeli, seguendo uno schema generale concordato col Parroco, hanno risposto puntualmente in un clima di calore davvero ammirevole.
Potremmo dire: giornate da santuario per le numerose presenze. Son venuti da Taranto e da molti paesi vicini. Vogliamo ricordare in particolare Carosino e Fragagnano giunti con i rispettivi Parroci.
La serata degli uomini, mai realizzata in Parrocchia, ha sorpreso tutti.
Il plauso va a ciascuno: agli adulti perché hanno sentito il bisogno di questo incontro, ai piccoli perché sono stati solerti messaggeri dell’invito della Madonna per i loro papà e parenti.
La partenza è sempre pregna di patos. Sotto un bel sole, nelle ore calde del meriggio, la Santa Immagine sosta qualche istante davanti alla chiesa parrocchiale fra il tripudio di tutto il popolo, che agita fazzoletti bianchi, mentre i piccoli sventolano bandierine.
È il momento del taglio secco: si va via e ognuno torna alla sua casa, ma tutti commossi.
(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Santa Maria Capua Vetere (CE)

Dal 28 al 30 Aprile 2003 – Casa Circondariale - Parroco: "Don Antonio Iadicicco"
Il calore della Madre per i figli reclusi

Dopo il penitenziario militare, l’Icona della Vergine di Pompei è tornata a Santa Maria Capua Vetere (CE), dal 28 al 30 aprile, per visitare circa 800 detenuti, tra uomini e donne, ospite della Casa circondariale dell’antica città romana.
Una storia antica scandisce i tempi di questa città che i propri destini fonde col capoluogo prestigioso di Capua. Chi non conosce gli eventi che seguirono l’espansione di Roma, gli scontri con i Nord-africani di Cartagine che tanto hanno acceso la fantasia dei ragazzi di altri tempi?
Ma già gli scrittori antichi vollero fissare su questi luoghi la loro attenzione con il raffinato gusto del narrare.
Una vasta pianura si espande sotto gli occhi dovunque si guardi: pianura che, ben coltivata, fa onore alle popolazioni intraprendenti e amanti del sacrificio.
Nel territorio di Santa Maria Capua Vetere sono siti due enti penitenziari: l’uno militare, l’altro civile.
Il secondo abbiamo "visitato" nei giorni 28-30 aprile, con lo stile proprio del Santuario di Pompei.
La Santa Icona pellegrina di Pompei ha varcato i suoi cancelli per sostare tra coloro che soffrono di più.
Sono 800, tra una maggioranza uomini e un numero minimo di donne, gli ospiti di questa Casa, circa 600, invece, le persone che ne curano, nei vari settori, la gestione ed il funzionamento. Le mansioni direttive sono nelle mani della Dott.ssa Liliana De Cristoforo, Direttrice, e del Comandante Gennaro Ciano.
Le istanze presso il Santuario di Pompei per ottenere lo svolgimento delle Giornate Missionarie Mariane sono state presentate dal Cappellano Don Antonio Iadicicco, giovane sacerdote che, con passione, svolge il ministero di assistenza spirituale e di conforto per la numerosa comunità.
Arrivare alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, è stato un po’, come si diceva una volta dalle nostre parti, andare a Napoli per Costantinopoli. Però ci siamo arrivati.
Da lontano abbiamo scorto la sagoma dell’Istituto col suo colore grigio e lo stile singolare che richiama l’immagine di una fortezza.
Eccoci, poi, all’incontro, dopo i dovuti controlli di documenti e di elenco delle persone ammesse.
La larghezza degli spazi che dividono tra loro i vari padiglioni, il verde dei prati, la levigatezza delle pareti di cemento, la pulizia ben curata, offrono un senso di ampio respiro.
Vi contrastano gli interni necessariamente bassi e segnati da accessi sbarrati con porte di ferro. Quando dai cortili entri all’interno dei padiglioni e noti che non si passa se non a suon di chiavi sotto la vigilanza di agenti, cortesissimi sì ma ligi al loro lavoro, e, in più, sei invitato a consegnare documenti personali e a passare sotto le "forche" (si fa per dire!) del metal detector, ti accorgi che davvero sei in una Casa di pena.
Quel che, però, distende è notare che molta cordialità anche se unita ad attenta vigilanza, aiuta gli ospiti della casa a restare tranquilli.
Qui la Madonna ha voluto soggiornare per tre giorni offrendo materno calore a questi suoi figli dislocati in vari padiglioni, che, singolare nomenclatura, hanno tutti un nome di fiume: dal Tevere al Volturno, al Tamigi…
La cappella, un po’ infelice per costruzione, ha accolto per i primi giorni la Santa Immagine tra gli sguardi, alcuni stupiti, altri interrogativi, altri distesi e felici, degli ospiti.
Bello vedere il loro entusiasmo nel prendere e portare con le proprie braccia il quadro della Madonna che, tra l’altro, non era facile a trasportarsi attraverso porte di ferro strette e basse. Vi erano anche degli extracomunitari: tutti ugualmente entusiasti.
Commuovente soprattutto la partecipazione all’Eucarestia e, tratto tenerissimo soprattutto tra le donne, il bacio alla Madonna.
Pensavamo alla gioia delle labbra che baciavano e, specialmente, del Volto che veniva baciato.
Certamente la Madonna porterà stampate nel cuore le impronte di quei baci e lo scintillio degli occhi che fissavano la sua Immagine.
Le celebrazioni sono state svolte in ambienti diversi per gli uomini e le donne.
Per le donne, data la ristrettezza della loro cappella, un corridoio è divenuto cappella: sempre tra cancelli sbarrati, la Santa Icona faceva da sfondo soave ad un altare provvisorio: Le donne occupavano il resto del corridoio di fronte all’altare.
Si leggeva nei loro sguardi il desiderio d’innocenza, di serenità spirituale, di liberazione.
L’impressione di vedere una donna in prigione prende larghi spazi nell’animo nostro.
Allora l’immagine di una persona cara, e non è facile immaginare una propria sorella o addirittura la propria madre, privata di libertà.
Del resto anche di fronte agli uomini è così. Ma per tutti occorre avere pensieri di rispetto e di fraternità.
L’esperienza umana e pastorale di Don L’Arco, delle brave Suore di Pompei e un po’ di tutta l’équipe missionaria, ha giovato tantissimo a creare un clima di gioiosa comunità, pur tra le sbarre e le porte di ferro.
La partecipazione degli Arcivescovi di Capua e di Pompei, con il loro apporto di illuminati Pastori della Chiesa, ha sottolineato il valore di queste Giornate Missionarie Mariane nella Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere: Mons. Bruno Schettino ha celebrato per un gruppo di uomini al mattino del 29 aprile nella cappella grande; Mons. Domenico Sorrentino al pomeriggio del 30 per i Dirigenti e gli Agenti di custodia con le rispettive famiglie.
Si lavora seriamente in questi ambienti: il pane che si guadagna costa non poco, ma lo spirito, che non può non essere missionario, dà sostegno e chiarezza di pensiero.
Torniamo alla nostra Pompei con cuore soddisfatto e lieto. Certo, non si è mai contenti se si pensa che anche una sola persona abbia potuto non accettare il messaggio del Signore.
Ma, sappiamo, a noi spetta seminare.
C’è chi raccoglierà!

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Sestri Ponente (Genova)

Dal 12 al 18 maggio 2003 Parrocchie Varie e nella Caserma del Comando Regionale Liguria della Guardia di Finanza.
Parrocchie Varie e nella Caserma del Comando regionale Liguria della Guardia di Finanza.
Nel capoluogo ligure per donare fiducia

Genova, Sestri Ponente, 12-18 maggio 2003. Leggere negli occhi i problemi di chi s’incontra non è facile. Ma quando sei solo a solo con la realtà e i fatti rimbalzano con la lucentezza della parola o con il linguaggio non meno efficace del silenzio, allora l’esperienza degli anni ti fa capire tante cose.
Genova è una città da amare, tanto più da amare quanto più è ferita. Ma noi non parleremo delle ferite, se non accennando appena ai problemi che spesso vengono alla ribalta come quello della mancanza di lavoro e delle sue conseguenze che toccano al vivo la famiglia, in particolare, i giovani.
Si cresce poco a Genova. Pochi battesimi, perché poche le culle, ma più numerose le bare.
Un’iniezione di fiducia occorreva ed occorre.
A praticarla in modo intelligente ed efficace è stata la Madonna: una presenza che ha lavorato nel profondo degli animi mediante la sensibilità pastorale dell’équipe missionaria; ma di questo non s’immagina neanche che qualcuno tra noi possa attribuirsi un benché minimo merito. Il dono discende dall’alto gratuitamente.
Nella comunità parrocchiale dell’Assunta
La bella Icona di Pompei giunge alla Basilica dell’Assunta il 12 maggio alle ore 17, come previsto dal programma.
Tutta la chiesa sembra animarsi nei suoi spazi e nella sua ardita architettura, soprattutto nella stupenda volta, nelle sculture e nei dipinti di altissimo pregio.
Parroci e popolo son lì ad attendere.
Saluto cordialissimo e subito Rosario ed Eucarestia.
I cuori si sciolgono in rivoli: vola il sentimento ad inviare baci e carezze alla Madonna. Proprio così. Una signora, con tono dolcissimo, narra di sé e della sua malattia da cui sembra guarita (è un cancro), si commuove e conclude: "Giunti a Pompei, date un bacio alla Madonna e ditele che glielo manda Luisa".
La Parrocchia della Sacra Famiglia e San Giorgio
Ma la sosta più lunga è alla Parrocchia della Sacra Famiglia e San Giorgio.
Chiesa moderna, in cemento, linea elegante anche se, a me sembra, un po’ troppo slanciata. Di grande valore le vetrate, opera del P. Costantino, architetto della nuova Basilica del Divino Amore a Roma. Un po’ difficile a capirsi, ma la firma prestigiosa piega ad umiltà ed ammirazione. Troneggia al centro il Crocifisso, e al lato destro, guardando l’altare, viene poggiata su sfondo grandioso di drappeggio ricamati, il Quadro giunto da Pompei. Fiori elegantemente disposti ne incorniciano la bellezza. All’arrivo, note musicali riempiono gli ampi spazi accordandosi con gli squilli di una forbitissima tromba.
C’è l’Arcivescovo, Mons. Tarcisio Bertone, che da poco ha iniziato il suo ministero episcopale nella grande Chiesa genovese. La sua parola lo rivela autentico pastore di anime formato alla scuola di Don Bosco.
Molti sono i sacerdoti tra cui don Bartolomeo Cassinoide, Arciprete dell’Assunta, che consegna l’Immagine al Parroco della Sacra Famiglia, don Alessandro Campanella, già suo Vicario parrocchiale ed ora Vicario foraneo.
I vari impegni hanno vincolato alquanto le famiglie durante le giornate seguenti, ma, appena possibile, oltre gli incontri programmati, i singoli o piccoli gruppi, si alternavano nella visita alla Madonna, magari affidando pensieri ad un registro posto a tale scopo dal Parroco, a qualche metro dalla sacra Immagine.
Al Comando Regionale della Guardia di Finanza
Una sorpresa che ha lasciato scioccati un po’ tutti è stata la visita della Sacra Immagine alla caserma San Giorgio sede del Comando Regionale Liguria della Guardia di Finanza, dove è officiata la Parrocchia militare dedicata alla Madonna del Rosario.
Altissime autorità si sono date convegno davanti all’Icona: il Governatore della regione, dott. Sandro Biasotti, il Comandante Regionale Liguria della Guardia di Finanza, Generale Di Castore Palmerini, altri Generali ed Ufficiali della Finanza, dei Carabinieri e dell’Esercito, alti
Magistrati, i Rappresentanti del Prefetto e del Sindaco e molte altre Autorità.
Una paraliturgia assai raccolta presieduta dal Nunzio Apostolico del Panama, Mons. Giacomo Ottonello, armonizzava insieme testi biblici e la recita di un mistero del Rosario. L’assemblea attentissima ha seguito l’omelia del Nunzio Apostolico e del Vicario Generale di Pompei, Mons. Domenico Rinaldi.
A tutti, il Cappellano Capo del Comando Regionale Liguria della G. d. F. e del Presidio Militare, Mons. Giovanni De Negri, che è stato l’anima di tutta l’organizzazione, ha regalato un rosario.
La gioia, il rispetto, l’intima partecipazione si toccava con mano. L’Icona è rimasta in caserma dalle ore 22 di mercoledì alle 13 di giovedì. Il ricordo e la gratitudine non potranno mai venir meno.
Si è poi fatto ritorno alla Parrocchia della Sacra Famiglia per la celebrazione per gli ammalati e gli anziani: Sabato, poi: incontro per le mamme, le gestanti e i bambini più piccoli, come di consueto nelle nostre settimane missionarie mariane.
È l’ora della tenerezza!
Invece, venerdì, alle ore 20.45, un incontro riservato agli uomini. Anche questo fa parte del nostro programma. Si tratta di una tattica quanto mai riguardosa che adottiamo verso i nostri fratelli per offrire loro la possibilità di esprimersi liberamente in una celebrazione adattata ad essi. I risultati ci danno ragione.
Infatti, "Don (così qui chiamano i sacerdoti) – ci dice una signora domenica mattina – mio marito è tornato a casa trasfigurato, luminoso; soltanto si preoccupa che la gioia possa durare poco". Ma no, le rispondiamo, non durerà poco: basta che la vogliano insieme la moglie e il marito.
La consegna del Rosario
L’Arcivescovo dii Pompei, Mons. Domenico Sorrentino, ci ha raggiunti sabato 17. Solenne celebrazione alle ore 18.00 con la partecipazione delle coppie che compiono nell’anno i 25 e i 50 anni di matrimonio. Poi, agape fraterna nella casa del parroco con tutti i sacerdoti del Vicariato.
Domenica 18. La Chiesa affollatissima.
C’è la Prima Comunione di 23 bambini.
Ma è anche l’ora di partire.
La strada è lunga e in serata bisogna essere a Pompei. Lasciamo un ricordo alla Parrocchia: un quadro della Madonna e la reliquia del Beato Bartolo Longo.
Simbolo cui rifarsi è il Rosario. Se n’è parlato durante l’intera settimana, aggiornandolo sulla linea del Papa Giovanni Paolo II. Il suo stesso nome dovrà suonare impegno di continuità.
Il nostro iter finisce presso il "Cenacolo Domenicano" di Viale E. Rigon.
Casa dell’angelico sorriso può definirsi questo Cenacolo, nota dolcissima della settimana missionaria mariana di Genova. Qui siamo stati ospiti, con le purtroppo prevedibili sfasature degli orari che, talvolta, hanno superato la mezzanotte. Sempre disponibili, sempre accoglienti e sempre sorridenti le care Sorelle, che spontaneamente irradiano lo spirito della Fondatrice, la Serva di Dio Ermelinda Rigon.
Grazie, Madre Egidia, a Lei e a tutta la Sua Comunità. San Domenico, Santa Caterina, il Beato Bartolo Longo, l’amata Fondatrice, avranno fatto festa insieme in paradiso per tutti noi.
Grazie, Don Berto, grazie Don Alessandro, fedeli tutti dell’Assunta e della Sacra Famiglia.
Grazie alla mamma Paola di Don Alessandro, ai sacerdoti, ai catechisti, ai collaboratori.
Un augurio ai piccoli della Prima Comunione e della scuola elementare "Pezzani", che abbiamo visitato.
Un abbraccio a tutti a nome della Madonna.
(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Capua  (CE)

08/10 Giugno 2003 - "Chiesa Cattedrale" - Parroco: "Don Domenico di Salvia"

La presenza dell’Arcivescovo Mons. Bruno Schettino e dell’Arcivescovo emerito Mons. Luigi Diligenza, il fervore del Parroco don Domenico di Salvia sono le punte avanzate della calda accoglienza di tutto il popolo, all’arrivo, alla sosta, alla partenza della sacra Icona Pompeiana.
Si è rivissuto, attraverso le immagini, il dramma del secondo conflitto mondiale: cattedrale distrutta, popolo ferito negli affetti più cari.
Maria è apparsa così, ancora una volta, Consolatrice; ma soprattutto è apparsa la gioia della Comunità nel ritrovarsi compatta dinanzi allo sguardo della Madonna.
Cogliamo l’occasione per rinnovare gli auguri più caldi all’Ecc.mo Mons. Diligenza nel suo 60° sacerdotale e 25° di Episcopato.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Fragagnano (TA)

11/16 Giugno 2003 - Parrocchia: "Maria SS. Immacolata" - Parroco: "Don Gianni Longo"

Grande afflusso di popolo, forse tutta la comunità cittadina si è riversata in piazza ed in strada per accogliere la venerata Icona.
Il Sindaco Mario Spada ed il Parroco Don Gianni Longo sono stati un tandem felice nell’organizzare le brevi Giornate Missionarie Mariane.
Ma il dolore è apparso con la sua irruenza e repentinità con la morte di un caro giovane, Pasquale D’Ettore, in un gravissimo incidente sul lavoro nelle acciaierie di Taranto.
L’evento ha posto in lutto tutta la comunità cittadina.
Ogni cosa è stata tentata per arginare l’onda del dolore: gli incontri dei missionari con la famiglia, l’abbraccio fraterno e commosso di tutto il popolo, la celebrazione.
Grande compostezza nei familiari, ma il vuoto non può essere colmato.
Ciò non ha impedito che il popolo vivesse l’importante ora di grazia che investiva la cittadina.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Martina Franca (TA)

26/29 Giugno 2003 - Parrocchia: "San Martino" - Parroco: "Mons. Franco Semeraro"

Martina Franca è già stata meta del pellegrinare della Madonna di Pompei, a cominciare dagli anni 80 presso la Parrocchia della Santa Famiglia.
San Martino è il centro della storia di Martina che da questo Santo prende nome.
Un periodo estivo non sarebbe stato ritenuto adatto ad un’attività missionaria; tuttavia, il popolo, animato dal Parroco Mons. Franco Semeraro, ha sentito il fascino di Maria e si è riversato nella grande e artistica chiesa parrocchiale.
Una serata musicale tenuta da Sr. Cristina Damonte delle Figlie di San Paolo ha aggiunto note festose alla festa dei cuori.
Grazie, Don Franco!

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Irsina (MT)

03/06 Luglio 2003 - Parrocchia: "SS. Salvatore e dell’Immacolata" - Parroco: "Don Vito Manfredi"
Parroco: Don Vito Manfredi, studioso, autore di varie pubblicazioni, tra cui uno studio su Rosmini. La tenacia tipicamente lucana di Don Vito gli ha ottenuto le Giornate Missionarie Mariane di Irsina.
Ci sono due "Irsine": l’antica e la nuova. Le abbiamo viste insieme in un fervore crescente fino alla grande esplosione.
Poche giornate, ma attivissime.
Anche il Vescovo Ligorio, Amministratore Apostolico di Matera (che per noi resta sempre il carissimo Don Salvatore) ha potuto constatare.
Ad Irsina, della nostra équipe missionaria faceva parte anche il novello Sacerdote Don Gennaro Gargiulo ordinato il 24 giugno: esperienza felicissima!
Ad Irsina abbiamo scritto così: "S’impolvera nel tempo la dotta Irsina, / piangono le vecchie case; / ma le pietre, le mura sugli strapiombi a picco, / l’arte con i suoi nomi / che s’affaccia dalle pareti, / narrano…".
Ora può narrare anche la gioia delle stupende Giornate Missionarie con Maria.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Avellino (AV)

13 Luglio 2003 – Stadio Comunale: "Rinnovamento Carismatico Servi di Cristo"
Quindicimila intorno all’altare e all’Icona di Maria di Pompei nello Stadio Comunale di Avellino.
L’Associazione Rinnovamento Carismatico Servi di Cristo ha organizzato questo raduno orante che ha interessato Arcivescovi e Vescovi della regione, tra cui l’Arcivescovo di Salerno, di Avellino, di Pompei, ed anche il nostro Monsignor Francesco Saverio Toppi.
Bello pensare a questi eventi in cui parla ed agisce lo Spirito Santo tenendo con sé la Sposa amata. Maria.
Una giornata tutta dedicata alla preghiera.
A noi è toccato il ministero delle Confessioni durante l’intera giornata, raggomitolati sotti gli spalti dello stadio: felicissimi!

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Bosco di Corniglio (PR)

09/12 Agosto 2003 - Parrocchia: "San Lorenzo ed altre" - Parroco: "Don Gianni Caimi ed Altri"
Don Gianni Caimi, autentico dominatore nel Parco dei Cento Laghi, ci ha "coscritti" per tre giorni a godere le bellezze di lassù, ma, anzitutto, a portare la venerata Icona della Madonna di Pompei.
Missione breve, itinerante tra colline, montagne e andirivieni fra tornanti.
È stata una festa continua a cui anche l’Arcivescovo Cesare Bonicelli col suo Vicario Generale ha voluto partecipare personalmente.
I ricordi sono impressi indelebilmente nell’animo.
Tra l’altro, il fresco della montagna e la fontanella freschissima sotto l’albero in piazza, ristoravano le insopportabili ondate di una estate quanto mai calda. Il popolo, ancor oggi, ricorda e ringrazia.
Il Parroco Don Gianni ci scrive: "Da questi monti sempre nel ricordo grato e riconoscente la nostra preghiera alla Vergine del Rosario di Pompei".

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Tramutola (PZ)

21/24 Agosto 2003 - Parrocchia: "SS.ma Trinità" - Parroco: "Don Michele Palombo"
Parroco Don Michele Palombo. Zelante pastore, ha voluto la Madonna nella sua Parrocchia durante questo Anno del Rosario.
Il suo parlare pacato ma costruttivo, è stato più che convincente.
Pochi giorni soltanto e in piena estate.
Abbiamo visto il crescendo ogni giorno e, al termine, "un codicillo" con la celebrazione a Vietri di Potenza dove il Diacono Vito Serritelli sarebbe stato ordinato Sacerdote nella settimana che seguiva.
Qui abbiamo incontrato dopo, circa 50 anni, il Parroco Don Francesco Parrella: una gioia dell’anima!
Ha presieduto la concelebrazione l’Arcivescovo emerito di Potenza, Mons. Ennio Appignanesi, mentre fuori scrosciava una pioggia fortissima.
Tutto si è svolto bene.
La gioia rimane, e questa volta investe il nostro carissimo Don Rosario Pepe, che, per la prima volta, partecipa all’attività missionaria del Santuario di Pompei.
(Autore: Baldasserre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Baronia (AV)

05/09 Settembre 2003 - Parrocchia: "San Nicola e San Sossio" - Parroci: "Don Massimiliano Palinuro e Don Claudio Lettieri"
A San Nicola dal 56 al 7 settembre; a San Sossio dal 7 al 9 settembre 2003, e, di passaggio, un saluto a Flumeri.
Parroci: Don Massimiliano Palinuro e Don Claudio Lettieri.
Vi partecipano i Seminaristi Domenico Arcaro ed Enrico Gargiulo. Don Gennaro Gargiulo non può rimanere per tutto il periodo, viene sostituito da Mons. Ciro Cozzolino.
Enrico Gargiulo scrive le sue impressioni: "Commovente è stato osservare il fervore con cui la venerata effigie è stata portata a spalla per le vie dei paesi: neanche le condizioni metereologiche a tratti avverse hanno impedito questa tenera e filiale espressione di omaggio a Maria in cui tutta la popolazione si è riconosciuta e affratellata".
Il Vescovo Mons. Gennaro Pascarella più volte è intervenuto, sempre paterno e saggio.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

"2003" La Regina di Pompei a:
Benevento (BN)

11/13 OTTOBRE 2003 - "Chiesa Cattedrale" - Parroco: "Mons. Serafino Sprovieri"
Una visita a base di auguri e festa.
Era infatti, desiderio dell’Ecc.mo Presule Serafino Sprovieri celebrare il cinquantesimo anniversario di sacerdozio, il venticinquesimo anniversario di ministero episcopale e il suo personale onomastico alla presenza dell’Immagine della Madonna di Pompei nella sua chiesa cattedrale.
Come dir di no?
Pochi giorni, dall’11 al 13 ottobre, ma intensi: il grande tempio colmo di fedeli, celebrazioni devote e solenni, partecipazione entusiasta.
Auguri all’Ecc.mo Festeggiato che vive con gratitudine ed umiltà il dono dell’elezione divina.
Auguri alla Chiesa di Benevento, che continua a stupire per la ricchezza della sua spiritualità.

(Autore: Baldassarre Cuomo)

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