Missioni Mariane dell'Anno 2004 - Istituto Aveta

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Missioni Mariane dell'Anno 2004

Il Santuario > Madonna Pellegrina > Anni 2000/2009
 

"2004" La Regina di Pompei a:
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xx-xx Gennaio 2004 - Parrocchia: "xxx" - Parroco: xx


 
 
 
 

"2005" La Regina di Pompei si a:
San Marcellino (CE)

27/30 Ottobre 2005 – Parrocchia “...” Parroco Don Giuseppe Esposito

Dal 27 al 30 Ottobre, anche San Marcellino, in provincia di Caserta, ha potuto contemplare il viso dolce ed amorevole della Vergine del Rosario.
Nell’invito ai fedeli, il Parroco, don Giuseppe Esposito, aveva scritto: «Carissimi fedeli, alla fine del mese dedicato alla Madonna del Rosario, come conclusione dell’anno Eucaristico, abbiamo la grazia di accogliere nella nostra Parrocchia la sacra immagine della Madonna di Pompei.
Accostiamoci a lei “Donna Eucaristica” e “Mamma del Salvatore” e chiediamo grazie per la nostra
vita, per la vita dei nostri bambini, dei nostri giovani e delle nostre famiglie. Una preghiera speciale vogliamo innalzare alla “Madre dei sofferenti” per i nostri anziani e per i nostri ammalati che sono le anime predilette del Signore, perché partecipano ai patimenti del Cristo Gesù Crocifisso, suo Figlio e nostro Signore».
La missione ha avuto ufficialmente inizio con la celebrazione eucaristica presieduta da Mons. Mario Milano, Arcivescovo di Aversa. A sera, Don Giosy Cento ha animato, con grande intensità, l’incontro-concerto per i giovani, aiutandoli a gioire, ma, soprattutto, ad ascoltare, riflettere e meditare. Il sabato, una parte dell’équipe missionaria ha animato gli incontri di preghiera e il Rosario meditato in Chiesa, mentre l’altra parte ha fatto visita agli ammalati.
Sabato sera, 29 ottobre, si è svolta una veglia di preghiera durante la quale le famiglie sono state consacrate alla Mamma celeste.
Una particolare attenzione è stata offerta a tutte le coppie che durante l’anno hanno festeggiato il 25° e 50° anniversario di vita matrimoniale. In serata c’è stata una fiaccolata per le strade del paese e una breve sosta al Cimitero per pregare per tutti i defunti.
Il Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha portato, nella celebrazione conclusiva di domenica sera, il cordiale saluto della comunità ecclesiale della città mariana ai fedeli di San Marcellino.  
Al termine, tutti hanno voluto accompagnare, per un breve tratto, l’icona della Madonna che ripartiva per far ritorno a Pompei.
(Autore: Antonio Marrese)


"2005" La Regina di Pompei si reca in:
Australia

18 Novembre al 3 Dicembre 2005 – Cattedrale “St. Mary”
La testimonianza del nostro, Don Giosy Cento, inviato al seguito dell’Icona pellegrina in Australia. Un’anteprima del servizio. Sentimenti e emozioni si intrecciano e si rincorrono nel nome della Vergine di Pompei e della storia di tanti uomini e donne italo-australiani. Prima e dopo l’ultima Guerra mondiale molti italiani sono partiti dall’Italia in cerca di benessere e di una vita possibile. Messi sulle navi per approdare su terre, a volte, “senza ritorno”. Partire poteva significare in un certo senso, e anche in tutti i sensi, “morire”. Partire, invece, ha anche significato vivere e, chi parte, cerca una vita nuova, più bella, spesso un’esperienza diversa. Partì Abramo, partì Maria per Betlemme, partirono gli Apostoli, partì Madre Teresa, partì Giovanni Paolo II, partì un ragazzo, un padre e una madre con dei figli, per la nuova e giovane terra australiana. Alcuni di questi pensieri avevo in mente ritrovandomi all’aeroporto di Fiumicino con il Vescovo, Mons. Liberati e l’équipe missionaria della Madonna di Pompei in partenza per Sidney e Melbourne, in Australia. Oltre 24 ore sull’aereo. Distanze immense da percorrere. Ma subito ho sentito vicina Maria, la madre dei lunghi e difficili percorsi: la Madre della strada da Nazareth ad Ain-Karim, da Nazaretha Gerusalemme; extracomunitaria in Egitto, e sempre più a Gerusalemme, per il compimento della missione nella prima Pasqua del suo Figlio Gesù, il Cristo; la donna instancabile, la Madre delle partenze e delle ripartenze; seduta vicino a me sull’aereo che va da Roma a Kuala- Lumpur (in Malesia), 12 ore di aereo. Nei momenti che mentalmente realizzi di stare in aria, di rischiare la vita in volo, pensi, senza troppa poesia, ma con la fede e la preghiera, che Lei è partita da Pompei (non solo il quadro!) e ha già fatto quel viaggio. Potrebbero sembrare “pii” pensieri di un prete. Credo, invece, profondamente, a questa compagnia di Maria nel viaggio e nei viaggi della vita. Credo nella sua materna protezione e sento la sua mano di madre quando, nascostamente, tengo una mano nella tasca dove ho il rosario e nessuno può vedere questo gioco di un piccolo figlio sacerdote con la sua Madre celeste. Sono fatto così. Mi piace questa condivisione di respiri e di situazioni con Lei! Ho detto grazie quando l’aereo ha toccato la pista di Kuala-Lumpur. Qualche minuto prima dell’atterraggio, lo speaker ha dato un annuncio che ha definito importante: “Si informano i signori passeggeri che, in Malesia, gli spacciatori di droga sono puniti con la pena di morte”. “Misericordia per tutti, o Madre di misericordia”, questa l’invocazione pompeiana di Bartolo Longo che il mio cuore ha gridato: una supplica in aereo, per i giovani, e non solo! Subito qualche italiano vicino a me, vedendomi sorpreso e stupito, mi racconta un fatto recente che ha fatto notizia. La sentenza è già stata più volte eseguita. Madonna mia, che strade fai e mi fai fare! Qualcuno aveva pensato che eri partita e che ci hai fatto partire insieme a te, soltanto per un viaggio oltre l’equatore, dove brilla la stella del sud, quasi per portarci a conoscere un altro continente. E invece ci butti in mezzo al dramma attuale dell’universo. Ma tu sei così, Madre dal cuore ferito di ogni figlio, in cerca di ogni Gesù, nell’ultima ora. Ti ho invocato “Madre degli spacciatori”, “Madre della Malesia”, “Madre del boia”... Perdonami Maria, ti ho messo in una litania veramente strana. Di’ la verità: non ti sei mai trovata a essere invocata così? Riprendiamo il volo per Sydney. Ancora tante ore di volo. Siamo stanchi e proviamo a dormire. Attendiamo di incontrarti nella cattedrale di Sydney, dove sei sbarcata prima di noi. Italiani nostalgicamente innamorati ti hanno voluto qui, e Pompei ... ti ha mandata. Tu, come sempre, hai obbedito! All’aeroporto di Sydney gli italiani del Comitato Organizzatore ci riservano l’accoglienza che hanno avuto per Te. Siamo missionari con Lei; perché la missionaria di Sydney è innanzitutto la Vergine del Rosario. È arrivata qui con l’arma che vince i cuori e le realtà di ogni angolo del mondo: il Rosario. Con la Corona in mano, Lei ha detto, si salva il mondo! Siamo ancora più stanchi, ma pronti ad iniziare per Lei. Stanotte, per il fuso orario o per l’emozione, oppure per quella gioia internazionale o “italiese” (quel simpatico italiano con sfumatura inglese... o quell’inglese inquinato di tanti dialetti italiani) ho dormito poco. Ora sto aspettando l’alba per vedere in Cattedrale l’icona della Vergine del Rosario e cantare Lei, la stella del mattino, l’aurora che precede, annuncia e porta l’alba di ogni giorno e dona il sole: Gesù. Sta cominciando l’estate a Sydney, si sta bene anche in maniche corte. Siamo partiti per vivere un’esperienza forte con Maria, come tanti nostri italiani partirono per l’Australia per giocarsi la vita. Oggi siamo qui con loro per godere, fare festa, pregare, piangere, incontrarci con la Vergine di Pompei. Forse una mamma, quando questi figli o i padri di questi figli partirono per l’Australia, non sapendo più come salutarli e accompagnarli, preoccupata per i rischi e con il terrore di non vederli più, mise loro in tasca o nella valigia di cartone l’immagine della Madonna di Pompei, dicendogli con le parole o solo con il silenzio del cuore: “Vai tranquillo, figlio mio. Con te hai la mamma e la Mamma. Non sarai mai da solo né abbandonato”. Forse per questo oggi la Vergine di Pompei è qui. Perché qui è arrivata con i primi italiani e perché ha fatto loro da mamma. Per noi della missione la commozione e la gioia di iniziare è grande. Grazie Madre di Pompei, Madre dei figli italo-australiani: oggi rivèlati, quale sei, Regina delle vittorie in questo complesso momento della storia. Sydney e Melbourne: il cuore italiano dell’Australia ti accoglie. Benedici e dona grazia. (Autore Giosy Cento)

A Sydney e Melbourne una straordinaria accoglienza

Dal 18 novembre al 3 dicembre una delegazione di sacerdoti, religiosi e laici, presieduta dal Vescovo, Mons. Carlo Liberati, ha accompagnato l’icona pellegrina della Vergine del Rosario in visita presso le numerose comunità di italiani residenti a Sydney e a Melbourne, in Australia. Accolta subito con grande calore dalla Chiesa di Sydney, la sacra Icona è stata “intronizzata”, per volontà del Cardinale George Pell, Arcivescovo di Sydney nella splendida cattedrale gotica di St. Mary con una celebrazione eucaristica nella solennità di Cristo Re, presieduta dal Decano della cattedrale metropolitana, Padre Neil Brown, concelebrata da Mons. Liberati e dai presbiteri della missione pompeiana. In una cornice di finezza spirituale, in onore della Vergine di Pompei, la schola cantorum della cattedrale, la più antica istituzione musicale d’Australia, fondata nel 1818 con un organico di 70 voci maschili, oggi diretta da David Russell, ha eseguito alla perfezione la Messa dell’Incoronazione di W. A. Mozart. Alla presenza di migliaia di fedeli italo-australiani e di altre nazionalità, che gremivano il tempio, il Prelato di Pompei, interpretando i sentimenti comuni, ha elevato un inno di grazie a Dio per aver potuto realizzare il sogno lungamente coltivato da tanti di poter rivedere la loro celeste Mamma di Pompei. Per un’intera settimana, l’austera cattedrale di Sydney ha ospitato centinaia di devoti del circondario e di altre città australiane che ogni giorno prendevano parte all’Eucaristia presieduta dal Prelato di Pompei, si confessavano e si fermavano in silenziosa contemplazione dinanzi alla venerata Icona per raccontare infine ai missionari pompeiani tutta la loro commozione, la loro gioia e sciogliere gli animi alle confidenze più profonde. Non sono mancati gli incontri di categoria, tra i quali una menzione speciale merita quello con l’intero episcopato australiano, riunito proprio in quei giorni nella metropoli per l’annuale conferenza. Mons. Liberati ha potuto parlare del miracolo pompeiano, fatto di fede, devozione, carità, progettualità missionaria. Una Chiesa, quella pompeiana - ha detto ai presuli australiani -, che non può chiudersi nello stretto ambito del suo territorio e dei suoi problemi, ma è chiamata a varcare i confini di ogni nazione e popolo, perché portatrice del carisma stesso di Maria, che attraverso il suo apostolo, il beato Bartolo Longo, ha voluto essere vicina ad ogni uomo. Stimolante e cordiale anche l’incontro, nella sua sede, con il Console d’Italia a Sydney, il Generale Antonio Verde, che non ha nascosto il suo attaccamento alla Vergine di Pompei, date le sue origini napoletane. Nel colloquio di alto profilo egli ha presentato una rapida panoramica delle attuali condizioni socio-culturali degli emigrati italiani. In particolare si è soffermato sull’attività dell’Istituto Italiano di Cultura a Sydney che ha come fine proprio la promozione di una migliore e più vasta conoscenza della cultura italiana in tutti i suoi vari aspetti, dalle arti alla scienza, dalla tradizione umanistica alle recenti conquiste della tecnologia. Culmine di tutta la settimana è stata la celebrazione eucaristica domenicale all’interno dello stadio del Club Marconi che si è gremito di oltre seimila persone. Appendice tutt’altro che superficiale è stato il doveroso riconoscimento ai benemeriti membri del Comitato organizzatore di questo pellegrinaggio mariano a Sydney, guidato dall’Ing. Domenico Moio, che con intelligenza e acume spirituale ha predisposto le tappe e i momenti della visita. Rivolgendo loro il suo sentito grazie, il Prelato ha consegnato a ciascuno una targa ricordo. Il pellegrinaggio è proseguito poi alla volta della seconda metropoli d’Australia, Melbourne, la città più cattolica della nazione, con oltre un milione di fedeli, una grossa fetta dei quali di origine italiana. Anche qui i missionari italiani si sono immersi in un bagno di folla, sperimentando l’affetto travolgente dei nostri connazionali. Molto intenso è stato il programma degli incontri, coordinati dal solerte Presidente del Circolo Lucano, il Sig. Leonardo Santomartino. A lui e ai membri dell’associazione è andato parimenti il grato riconoscimento del Prelato di Pompei con la targa ricordo per il servizio gratuito e intelligente prestato. Degna di nota è stata la celebrazione eucaristica nella festa dell’Apostolo Andrea nella Chiesa di Sant’Antonio, sede della locale comunità italiana, dove i missionari pompeiani sono stati cordialmente accolti dal Parroco, il giovanile e zelante Padre cappuccino Luciano Rocchi. Una parola speciale il Prelato l’ha rivolta, in questo contesto, ai giovani, figli degli emigrati italiani, invitandoli a non disperdere il patrimonio di fede loro trasmesso in una società, come quella australiana, fortemente secolarizzata. Li ha invitati a superare la triste opacità dell’egoismo umano, a riscoprire l’autentica bellezza, che è bellezza dell’amore fino al sacrificio di se stessi, ad impostare la loro vita secondo una legge di libertà conquistata dall’amore responsabile. Un breve scorcio sulla vita di questa Chiesa locale è stato offerto dal fraterno incontro della delegazione con Mons. Denis Hart, Arcivescovo di Melbourne, nella sua residenza. Dopo uno scambio di doni, il Presule ha risposto ad alcune domande sulle sfide e le opportunità pastorali che oggi si pongono per la nuova evangelizzazione. Il Presule ha lamentato la scarsità di clero nella sua diocesi, fatto che impedisce molti slanci missionari e ha parlato della priorità di raggiungere il cuore dei giovani di oggi anche attraverso la prossima Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Sydney nel 2008. Portando nel cuore le gioie e le tribolazioni di questa Chiesa, i missionari pompeiani hanno concluso la loro permanenza nella bella e ricca capitale dello Stato del Victoria, riprendendo la via di casa, con la promessa di ritornare. (Autore:Giuseppe Ruggiero)

L’intervista al Pastore pompeiano

Eccellenza, sembra opportuno dopo l’impegnativo viaggio in Australia, sulle tracce del nostro milione e 200 mila italiani, emigrati in quel continente tra la fine del 1800 e nel secolo scorso fino al 1950 - 60, porle alcune domande per conoscere le motivazioni pastorali dell’iniziativa.
D. - Perché è andato in Australia all’inizio del suo servizio episcopale?
R. - Il primo giorno del nostro incontro presso la splendida cattedrale di Sydney ho detto ai nostri connazionali: “Siamo venuti perché vi vogliamo bene, perché rappresentate la parte migliore del nostro popolo e della Chiesa italiana, perché avete contribuito con il vostro ingegno al benessere di questo Continente, perché avete incarnato il genio creativo della nostra Italia e, senza chiedere nulla, avete dato tutto quanto era in vostro potere per diffondere le qualità positive della nostra gente, le virtù umane che ci contraddistinguono nei secoli.
D. - Perché ha scelto il Continente più lontano? Ci sono tanti italiani in Canada, Stati Uniti d’America, Venezuela, Argentina, Europa del Nord, etc.
R. - All’inizio del servizio pastorale, già nel discorso di saluto ai Pompeiani e di commiato dal Vaticano, il 10 gennaio 2004 nella Basilica di S. Pietro nel giorno della mia Ordinazione Episcopale, mi rivolsi ai meno fortunati della vita, ai più dimenticati, alle fasce sociali più deboli e fragili, ai più soli, all’infanzia abbandonata e alle famiglie infrante, agli sfiduciati della vita, a quelli che hanno ricevuto meno degli altri, a quelli che il Vangelo definisce “poveri”. Ebbene i nostri emigrati, oggi grazie a Dio e al loro impegno “benestanti”, uscirono dall’Italia con le valigie di cartone e pochi indumenti dentro. Un secolo fa erano i veri poveri. Furono assistiti soltanto dalla Divina Provvidenza e da pochi sacerdoti e suore cattoliche. Inoltre, si tratta di una categoria di persone nelle quali il cuore ancora funziona, dove sono solidi gli affetti familiari e i vincoli di sangue. Il Beato Bartolo Longo, ai primi del ’900 andava ai moli del porto di Napoli, di Castellammare, di Salerno ed altri e li salutava con affetto donando loro un’immagine della Madonna di Pompei, un rosario e li invitava ad avere fiducia in Dio, nella Vergine SS.ma e ad essere fedeli alla fede e ai valori della patria italiana. Ho voluto rinnovare questa splendida tradizione. Abbiamo molti abbonamenti in Australia alla nostra rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei”. Amo molto gli emigrati. Anche mio padre lo è stato per un certo tempo della sua vita.
D. - Quanti milioni di italiani abbandonarono l’Italia tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900?
R. - Secondo stime molto attendibili, furono 22 milioni gli italiani che dopo l’Unità d’Italia abbandonarono il nostro Paese. La maggior parte salparono dai porti meridionali. Si calcola ad esempio che oggi il 48% della popolazione argentina ha la cittadinanza italiana. Si trattò di un fenomeno enorme. Un vero esodo biblico.
D. - La lunghezza e la fatica del viaggio l’hanno ricompensata nella scoperta di qualche bella realtà australiana?
R. - Quando ci si apre su un mondo sconosciuto le impressioni e le reazioni dell’animo sono molteplici, nel bene e in ciò che è e resta problematico. Ho gioito fortemente per la collocazione sociale degli italiani e dei loro figli nati in Australia. Saperli e vederli ben collocati nella politica, nell’industria, nel commercio, nelle banche, nell’agricoltura avanzata, nell’artigianato, nel turismo, nel terziario e in tutte le professioni, mi ha procurato una gioia profonda e l’ho pubblicamente dimostrata. È gente che merita un sacco di elogi. Poi ci sono realtà meno confortanti.
D. - Vuole dirci cosa l’ha preoccupata pure in questo ambiente di realtà soddisfacenti?
R. - Gli stessi difetti che riscontriamo nelle società occidentali, cioè l’Europa, le Americhe, l’Asia industrializzata e quella parte dell’Africa che si è emancipata dalle varie povertà. La solitudine degli anziani, la frantumazione della famiglia (separazione, divorzio, aborto), l’inclinazione inarrestabile alla vita godereccia e al denaro, una concezione della vita molto orizzontale, la frenesia delle giovani generazioni verso il divertimento. Anche in Australia si va dimenticando l’ammonimento del filosofo Kant che non era un santo, cioè si guarda poco “il Cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro il nostro cuore”.
D. - Quali impressioni più propriamente di carattere socio-religioso, ha riportato da questo lungo viaggio?
R. - Mi ha preoccupato l’assenza delle giovani generazioni dalle celebrazioni liturgiche. Conservano e crescono nella fede cristiana quelli che si trovano nelle fasce di età dai 50 anni in avanti. Negli anni che precedono c’è crisi religiosa. È vero che la nostra Santa Messa nella Cattedrale di Sydney è stata celebrata per un’intera settimana nei giorni feriali (20-27 novembre) e che allo stadio del “Club Marconi” di Sydney (al quale sono scritti oltre 16.000 connazionali) la Santa Messa vespertina domenicale ha visto la partecipazione di oltre 6.000 Italiani. È stato uno spettacolo di fede e di attaccamento alla patria italiana che non potrò dimenticare.
D. - Come è stato possibile questo viaggio: chi deve ringraziare?
R. - Non è facile rispondere. Per il momento devo, in maniera esplicita, esprimere una gratitudine profonda e una riconoscenza illimitata al “Club dei Calabresi”, guidato dal suo attivissimo Presidente, l’Ing. Domenico Moio, che si è speso per la nostra missione con una abnegazione e uno spirito di servizio al di sopra di ogni previsione. Il Comitato di Sydney, guidato dal Presidente Moio, è stato efficiente, pieno di attenzione, costante e meticoloso nell’organizzazione, fecondo di risultati. Si è potuto ogni giorno vedere il frutto di una regia a lungo preparata, messa a punto e controllata a dovere.
D - Lei parla di clubs. Cosa sono e che cosa rappresentano per gli italiani?
R. - È la realtà più bella, a livello di organizzazione sociale degli Italiani d’Australia sul territorio di quel Continente. Nei “clubs” si incontrano, solidarizzano, si aiutano nei loro problemi e nella difesa di se stessi e dei diritti civili. Nei “clubs” organizzano celebrazioni, giochi, ricorrenze, anniversari; ricordano le origini italiane, la

comune fede cattolica, accolgono gli ospiti, organizzano banchetti e feste danzanti. Chi vuole contattare gli Italiani non può ignorare i Clubs. È la porta per entrare nel cuore dei nostri connazionali. Ho parlato prima del “Club dei Calabresi” così bene diretto dall’Ing. Moio. Ma c’è un altro Club cui devo una profonda e affettuosa gratitudine, il “Club dei Lucani” che ci ha accolto a
Melbourne (28 novembre - 3 dicembre) con delicata attenzione, spirito di servizio, affetto commovente. Si tratta di un Club di proporzioni modeste numericamente ma efficientissimo, superorganizzato, composto di amici di una intensità e schiettezza profonda. Ci hanno offerto tutta l’ospitalità dei sette giorni a Melbourne e preavvisato i soci e gli italiani per le celebrazioni religiose. Nel loro Club abbiamo celebrato una splendida e partecipatissima S. Messa allietata dai canti di Don Giosy Cento e così pure un commovente convivio serale. Al presidente del “Club dei Lucani”, Leonardo Santomartino, e a Giovanni Salvucci invio sentimenti di vivissima gratitudine.
D. - Cos’altro ha da notare sulla Comunità degli Italiani?
R. - Un profondo attaccamento alle ricorrenze della Patria lontana e un ricordo, talora struggente, delle tradizioni religiose della Chiesa cattolica italiana. Inoltre, i nostri connazionali hanno organizzato una efficientissima Radio italiana che trasmette ininterrottamente, giorno e notte, e che offre un servizio informativo e culturale preziosissimo per tutta la Comunità in quel Continente. Questa benemerita Radio mi ha gentilmente consentito un saluto, con tempi adeguati, a tutti gli italiani in Australia preavvisando e informando sui luoghi dei nostri incontri. Desidero esprimere profonda gratitudine ai responsabili della Radio e ai giornalisti che ci hanno accolto con vera gentilezza nelle loro belle ed efficienti redazioni. Il Signore e la Vergine di Pompei li ricompensino per il bene fatto. A Melbourne, nei giorni feriali, siamo stati accolti con la ben nota signorilità dalle Suore Pastorelle del Beato Alberione per le celebrazioni liturgiche. La loro nuova sede preparata come un piccolo e grazioso nido di rondini è già un punto di riferimento per tutto il quartiere. Altra splendida realtà degli Italiani in Australia sono i giornali quotidiani: “La Fiamma” di Sydney e ”Il Globo” di Melbourne; giornali che hanno notevole tiratura e svolgono un servizio informativo di prim’ordine. Alle loro redazioni va la nostra riconoscenza. Infine non possiamo tralasciare un affettuoso e particolarissimo ricordo per Padre Luciano, un pioniere dell’assistenza religiosa ai nostri emigranti e rettore del Santuario di Sant’Antonio a Melbourne: un vero centro propulsivo della vita religiosa tra gli Italiani d’Australia. (Autore: Gabriele Letizia)

Australia: Lettera aperta ai nostri connazionali

Mentre l’aereo sorvolando mezzo mondo ci riconduce in Italia, scorrono davanti agli occhi, come tante sequenze di un film, luoghi, persone, incontri, che hanno lasciato nel cuore un solco profondo, un ricordo che né il tempo, né la distanza, potranno mai cancellare. Ho accompagnato, come responsabile della missione mariana del Rosario, insieme al Vescovo e agli altri missionari, l’icona pellegrina della Vergine di Pompei in visita ai tanti connazionali emigrati in Australia, che in un tempo difficile hanno dovuto cercare in una terra così lontana, pane e fortuna. Cerco di ricordare l’avvio di questo stupendo evento. Sì, eravamo proprio lì, sulla stupenda baia di Sydney, in uno scenario che non ha eguali al mondo, seduti ad un tavolo tra amici, quando ad un certo punto della conversazione, emerge un desiderio dal cuore di un uomo, dalle origini calabresi, ma ormai trapiantato in Australia: “Quanto desidererei vedere il quadro della Madonna di Pompei in visita in Australia”. Senza pensarci un attimo e non immaginando cosa questo volesse dire, ma mosso da una misteriosa forza interiore risposi “se la Madonna lo vorrà ti prometto che fra un anno sarà qui”. Quell’uomo di origine calabra, Domenico Moio, poi, è stato, il presidente del Comitato Madonna del Rosario che, con la collaborazione attenta e intelligente di tanti, ha reso possibile questo miracolo. Dal primo passo, tanti altri passi, uno dietro l’altro, sempre più incalzanti, sempre più veloci. Incontri, contatti, lettere, telefonate, tanti momenti per preparare il grande momento. Giunti nella Cattedrale di Sydney una delle più lunghe del mondo, dove l’icona della Vergine ci aveva preceduto, il passo si fa veloce e lo sguardo attento a scorgere il luogo dove era stata sistemata la venerata icona. Era lì, bella, forse più bella del solito, già attorniata da tante persone che in ginocchio, in piedi, piangendo la salutano, la pregano, la venerano. Poi la solenne celebrazione inaugurale nell’austera e maestosa cattedrale e il primo messaggio del Vescovo di Pompei: “Siamo venuti perché vi vogliamo bene, la Madonna è qui per mostrarvi tutta la sua predilezione”. Da quel primo incontro, la mente corre alle celebrazioni programmate per tutta la settimana in cattedrale, agli incontri con i clubs e le scuole, con le famiglie e gli organi d’informazione, con le autorità religiose, consolari, e politiche. Ogni incontro è importante, andrebbe ricordato, ma si affollano nella mente le immagini di tanti volti, tanti sguardi, tante mani strette e, soprattutto, un leit motiv costante: “Grazie, per questo dono, grazie perché ci ricordate, grazie per la vostra visita”. Tanta gente che non conoscevamo perché lontana è diventata vicina e amica grazie alla Madre comune, la Vergine Santa. Tutti sono legati a lei da un ricordo: “... sono stata a Pompei 50, 30, 20 anni fa”; “... prima di partire mi sono fermato a Pompei”; “... porto da 50 anni con me questa immagine” e ne mostra una sulla quale, ormai, non si legge più, ma che è stata compagna di viaggio per una vita. L’ultimo saluto, l’ultimo abbraccio dei figli con la madre, sabato sera... nello stadio del club Marconi: un mare di gente, uniti dall’unica Madre e da preghiere, canti e festa per un momento veramente indimenticabile. Poi, la partenza per Melbourne, dove il nostro incontro continua con il calore dei nostri connazionali, questa volta Lucani: la celebrazione nel Santuario di Sant’Antonio, chiesa degli italiani a Melbourne, l’incontro con l’Arcivescovo, che ci ringrazia per questo momento, le celebrazioni intime e belle nella comunità delle Pastorelle, le mille premure del comitato. Ritornano alla mente, soprattutto, i ringraziamenti e la commozione di questa gente semplice, ma allo stesso tempo grande per aver avuto il coraggio di andare così lontano per salvare la famiglia, che con le mani strette in un unico cerchio, guidata da don Giosy Cento, cantavano: “prendimi per mano Dio mio, guidami nel mondo a modo tuo, la strada e tanto lunga e tanto dura, però con te nel cuor non ho paura”. Le parole di un canto sono diventate per tanti di loro esperienza di vita e di una vita vissuta affidandosi a Maria. Mentre l’aereo ci riporta a casa, la mente ricorda ancora il percorso fatto e la gratitudine tante volte sussurrata: “grazie, grazie di tutto, non ci dimenticate, tornate a trovarci”. Anch’io sento di dover dire Grazie. Grazie alla Vergine Maria che ha permesso questo. Grazie a quanti in maniera più o meno evidente hanno lavorato affinché questo evento riuscisse alla perfezione. Grazie, soprattutto, a voi amici Italiani d’Australia. Non conosco tutti i vostri nomi, ma sento di essere amico di tutti voi. Grazie perché ci avete insegnato tanto, soprattutto ci avete insegnato la fedeltà, perché, nonostante gli anni e la distanza, l’amore verso la Madre di Gesù non è mai cessato. (Autore: Antonio Marrese)

«Goodbye, Australia»!

Andate in tutto il mondo e annunciate la Buona Notizia.
Fin da bambino ho sognato di poter toccare tutte quelle terre del mappamondo, la terra di Dio e degli uomini, sparsa, a piccole o grandi manciate, su quel globo rotondo e colorato che abbelliva l’angolo della mia classe di quinta elementare. Da giovane ti sembra di avere la possibilità di tenere il mondo in un pugno. Più si diventa grandi e più il mondo si fa grande e troppo grande per te. Tu sei piccolo e l’universo lo puoi toccare globalmente solo con la fantasia, con il cuore, e soprattutto, credo, con la preghiera. E quando nella mia anima di ragazzo è risuonato, come forti rintocchi di campana, l’ Andate, ho sempre chiesto una disponibilità personale per tutta l’umanità e la possibilità di toccare i Continenti. Avevo toccato America, Africa, Europa, Asia. La Vergine del Rosario di Pompei mi ha chiamato e portato, alla fine del 2005, in Oceania: a Sydney e Melbourne. Un viaggio per il quale sono partito con entusiasmo e timore. La gioia di toccare una terra e una civiltà giovane e nuova per me, il timore del lunghissimo viaggio in aereo. Ma la comunità di Pompei con la quale ho vissuto questa esperienza mi ha donato tanta serenità. Più di 24 ore di viaggio in aereo (compreso lo scalo a Kuala Lumpur, in Malesia). All’andata non mi è sembrato così lungo. Ho potuto leggere, dialogare con persone, ammirare, in alcuni momenti mari e deserti e prepararmi in quelle... poche ore all’incontro con gli emigrati italiani del dopoguerra. Essi avevano fatto il viaggio in nave per oltre quaranta giorni e significava per molti non tornare più in Italia. L’Australia è bellissima a livello di natura. Vivere dei giorni nella Baia di Sydney è un sogno ogni istante. Ti colpisce anche un senso di serenità sociale che si tocca in ogni angolo. Una convivenza ancora piuttosto pacifica di popoli, culture, lingue e religioni. Ma l’incontro più sorprendente e commovente è quello con le Comunità degli Italiani immigrati. Ho rivisto i volti, gli atteggiamenti di altri tempi, rimasti intatti, di mio padre e mia madre. Il modo di fare, di parlare, di credere, come se il tempo, nonostante questi figli dell’Italia siano molto progrediti, si fosse fermato. Il modo di cucinare con tutti i sapori dell’Italia e di mia nonna. I dialetti, non l’Italiano. La loro gioia e disponibilità di accoglierti soprattutto perché vieni dall’Italia che, nonostante tutto, è in cima ai loro sogni e nostalgie. Per alcuni giorni ho potuto confessare in italiano nella Cattedrale di Sydney. Una esperienza fortissima di umanità e vita sacerdotale. Dopo il segno di croce questi fratelli e sorelle raccontavano le loro storie famigliari di emigrazione: la grave situazione di povertà in Italia, la decisione sofferta di partire per un mondo sconosciuto e lontanissimo. Ho ascoltato e in tanti momenti ho pianto davanti a loro senza paura e senza vergogna. Ho sentito davvero, dalla viva sorgente del cuore, l’eterna sofferenza dell’universo, l’eterno crearsi delle ingiustizie tra gli uomini, l’infinito irrisolto delle povertà e del voler vivere e non solo sopravvivere. Anche oggi e forse, tremo a dirlo, sarà sempre così. Nessuno sa e può risolvere nella giustizia e nell’uguaglianza della distribuzione delle risorse
della terra il problema delle umane convivenze. Ancora oggi, epoca tecnologica e del progresso, gli uomini e i giovani sono spinti lontano dalle loro case e dalle strade delle loro origini, con uno sradicamento di immense sofferenze e nostalgie. Ho potuto parlare con un mio compaesano che vive vicino Melbourne. L’abbiamo rintracciato via Internet e il dialogo telefonico con lui è stato struggente: “Non ci credo che uno di Ischia di Castro sia in Australia. Non è mai venuto nessuno del nostro paese qui. Vienimi a trovare. Io sono qui da oltre 50 anni. Sto bene”. “Ma forse ritornerò e ci potremo vedere”, provo a dire per stemperare l’emozione. E lui: “Ma io ho 78 anni e se ritorni, non ci sarò più”. Qualcuno dirà che mi vado a cercare queste emozioni, ma sono convinto che in questi frammenti di storia universale c’è tutto l’uomo e che mi piace tanto poter sentire ed emozionarmi per le più profonde cose umane. In fondo che ci stiamo a fare qui? Ho potuto pregare insieme a questi italiani-australiani, insieme ai loro figli e nipoti, avvertendo il valore della trasmissione della vita e della nostra cultura. Che bello l’intrecciarsi antico dei dialetti italiani, il cantare le lodi di Maria come attorno agli altari nelle strade non asfaltate del dopoguerra. Ma soprattutto il cuore! Per tutte le altre cose Sydney è una città meravigliosa, con la più bella Baia del mondo, con l’Opera House, con la Torre, con infiniti volti orientali e una accoglienza piuttosto pacifica tra le culture e le Religioni. Ho visto una Chiesa Cattolica organizzata e forte, ma molto bisognosa di un forte soffio di profezia e di testimonianza autentica. Ai vecchi italiani mancano molto i preti italiani di paese, con la casa sempre aperta e la chiesa sempre pronta. L’Acquario e lo Zoo, i canguri e i koala, lo shopping in italiese (inglese italianizzato), la buona cucina e i paesaggi, il mare con l’acqua che sembra di rubinetto, l’Oceano e tanto amore italiano. Ritorni a casa e quelle 21 ore di aereo ti sembrano una ... vita. Ma nel profondo senti che hai toccato quel lembo di terra, quel continente giovane dove l’antica civiltà degli Aborigeni (ormai sono poche centinaia di migliaia) si è incamminata con le antiche civiltà europee e le più moderne americane. Ringrazio il Signore del cielo e della terra che mi ha, ancora una volta, allargato il cuore alle dimensioni dell’universo. E quando ho potuto cantare mi sono accorto con gioia che la Musica è di Dio e che Dio è la musica del cuore di ogni uomo. Goodbye Australia. I love you. Arrivederci (Autore: Giosy Cento)

Un’intensa testimonianza da Melbourne

Sono una donna di 55 anni, felicemente sposata, madre di due figlie e nonna di due splendidi nipotini. Sono nata in Italia, a Lioni, in provincia di Avellino, ma vivo, da diversi anni, a Melbourne, in Australia con mia sorella Lucia e alcuni cugini. Ho la fortuna di avere una sorella, suor Maria Celina, che svolge la sua missione nell’opera di carità a Pompei nella Congregazione delle Figlie della Vergine del Rosario fondate dal Beato Bartolo Longo. Nel 2005 scoprii di avere un cancro al seno.
Caddi in una profonda angoscia. Telefonai a Suor Maria Celina per comunicarle la triste notizia. Mi disse di pregare la Madonna di Pompei recitando la “Novena di Impetrazione” e il Rosario per chiederle la grazia della guarigione. Iniziai la chemioterapia e la radioterapia e proprio quando ero al colmo dello scoraggiamento, mia sorella mi chiamò da Pompei dicendomi che l’immagine della Vergine del Rosario sarebbe venuta in missione in Australia, nella Cattedrale di Sydney. I miei figli, subito, prenotarono due biglietti aerei per me e per mio marito e una stanza in un hotel di fronte alla cattedrale che avrebbe accolto l’icona della Madonna. Dopo un’ora e mezza di volo, mi trovai ai piedi della Madre di Dio.
Mi tolsi la parrucca, e piangendo interrottamente invocai il suo aiuto. Al Vescovo di Pompei, che aveva accompagnato la Madonna in missione, raccontai la mia storia. Egli mi incoraggiò a sperare nell’aiuto della Vergine Santa. Restai ai piedi della Madonna, finché la sua icona rimase nella cattedrale. Dopo quattro giorni di intensa preghiera, tornai a casa. Incredibilmente, settimana dopo settimana, cominciai a sentirmi meglio. Ad ogni controllo mi sentivo dire che andavo migliorando sempre di più. Crebbero anche i capelli. Dopo sei mesi, i due dottori che avevano seguito il corso del mio male, mi riferirono che il tumore era scomparso. Ringrazio ancora oggi la Madonna che ottenuto da Dio la grazia della mia guarigione. Ringrazio anche mia sorella, Suor Maria Celina, e il Vescovo di Pompei che mi hanno incoraggiato a sperare nella Madonna del Rosario e tutti coloro che mi sono stati vicino. (Maria Recce - Keysborough Victoria “Australia”)


"2005" La Regina di Pompei si reca a:
Lettere (NA)

09-11 Dicembre 2005 - Parrocchia: "Sant'Anna" - Parroco: Don Salvatore Coppola
A Lettere, l’amore per Maria più forte delle avversità metereologiche
L’ultimo impegno, nel 2005, dell’icona pellegrina della Vergine del Rosario è stata la città di Lettere nei monti Lattari. Le pessime condizioni climatiche non hanno intimorito i numerosi fedeli che hanno accolto la Madonna di Pompei con affetto e gioia grande.
Il saluto commosso del Sindaco, Avv. Antonio Pentangelo, e la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Sorrento - Castellammare di Stabia, Mons. Felice Cece, hanno dato il via a tre intense giornate che hanno coinvolto quasi tutti gli abitanti di Lettere nei vari momenti che hanno scandito la vita della missione: incontri di preghiera, di catechesi e di gioiosa condivisione fraterna.
Nella bella Chiesa di Sant’Anna, che si affaccia sulla sottostante Valle del Sarno, comprendente anche Pompei, l’équipe missionaria ha organizzato veglie di preghiera per le famiglie, i giovani, gli
ammalati; ha animato le celebrazioni eucaristiche; ha pregato con i fedeli il Santo Rosario meditato; ha incontrato i ragazzi delle scuole di Lettere e Casola.
Ogni giorno, ai piedi dell’immagine della Madonna di Pompei, tanti figli, in cerca dello sguardo amorevole e materno di Maria, hanno aperto i loro cuori, si sono abbandonati tra le braccia della Madre, affidandole la loro vita, con tutto il carico dei problemi, dei dolori e delle sofferenze, certi del suo amore materno e misericordioso.
Molto bello ed emozionante è stato l’incontro con le famiglie, con alcune testimonianze di vita e di esperienza familiare, tenute dai giovani missionari laici. Il Parroco, Don Salvatore Coppola, sempre presente e disponibile, ha accolto con grande emozione l’immagine della Vergine di Pompei, ricordando che tra Lettere e la città mariana c’è un forte legame, una simbiosi che lega i fedeli appartenenti alle due comunità. L’amore per la Vergine è stato così forte che, per quanto minacciose e proibitive, le non buone condizioni metereologiche non sono riuscite ad impedire, grazie all’aiuto celeste, la programmata “Marcia della Pace”, con l’icona della Madonna, da Lettere a Pompei. La pioggia battente si è interrotta all’uscita dalla chiesa di Sant’Anna e la processione si è potuta svolgere regolarmente.
Un fiume di persone si è riversato per la strada, seguendo l’icona lungo il percorso per riconsegnare al suo Santuario la “più tenera tra le madri”.
La processione ha fatto una prima sosta a Casola, dove il parroco, Don Aniello Dello Ioio, ha esortato a pregare per tutte le persone che, impedite per vari motivi, non avevano potuto unirsi al corteo, ma che seguivano  spiritualmente il cammino di ritorno a casa della Madonna di Pompei.
(Autore: Valentina Donadio)


 
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