Ora del Mondo 2000-2009 - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Ora del Mondo 2000-2009

Il Santuario > L'Ora del Mondo

*Maggio 2000 *Ottobre 2000 *Maggio 2001 *Ottobre 2001 *Maggio 2002 *Ottobre 2002 *Maggio 2003 *Ottobre 2003 *Maggio 2004 *Ottobre 2004 *Maggio 2005 *Ottobre 2005 *Maggio 2006 *Ottobre 2006 *Maggio 2007 *Ottobre 2007 *Maggio 2008 *Ottobre 2008 *Maggio 2009 *Ottobre 2009 *

"Maggio 2000" L'Ora del Mondo
Presiede il Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Nunzio Apostolico della Santa Sede per l’Italia e la Repubblica di San Marino

Nella Casa della Madre
Circa Centomila pellegrini hanno partecipato alle celebrazioni in preparazione alla recita della Supplica alla Vergine del Rosario. L’evento ha avuto come straordinari cornice il Grande giubileo del 2000 e l’anniversario dell’arrivo a Pompei della sacra Immagine della Madonna.
Un calendario ricco, fitto e intenso, con appuntamenti e celebrazioni giubilari per tutto il tradizionale mese mariano di maggio; così si è presentata Pompei agli occhi degli osservatori.
Più di dodicimila presenze all’evento inaugurale, la XIV edizione del Meeting dei Giovani, e non meno di centomila pellegrini provenienti dalle regioni del Centro Sud e da altre parti d’Italia e del mondo, nei giorni tra il 6 e l’8 maggio.
Come ogni anno l’enorme flusso di pellegrini è stato determinato dalla solenne Supplica alla vergine del Rosario, testo di preghiera redatto dal Fondatore della Nuova Pompei il Beato Bartolo Longo, che tra il 1872 e il 1926 diede inizio ad una straordinaria esperienza di fede e di carità.
Un appuntamento mondiale
Il testo della Supplica viene recitato solennemente due volte l’anno: la prima domenica di ottobre e l’8 maggio. Ma la preghiera, sin dal suo apparire nel 1883, ebbe un successo di diffusione davvero notevole. Da allora milioni di persone in tutto il mondo, nei due giorni previsti, alle ore 12 (chi a Pompei, chi a casa propria, nelle chiese, negli ospedali, nelle comunità religiose, negli oratori giovanili, e nei posti di lavoro), recitando la preghiera in comunione spirituale con tutti gli altri, anche se a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza. Il Beato Bartolo Longo definì questo fenomeno di aggregazione orante "l’ora del mondo". Per favorirne la più larga diffusione, da abile pubblicista e comunicatore, il Fondatore di Pompei provvide alla stampa della preghiera in decine di lingue straniere e addirittura in alcuni dialetti asiatici. Sta di fatto, che ancora oggi, la Supplica è la preghiera, scritta da un italiano, più conosciuta al mondo e si recita in tutti i Continenti. A Malta, l’8 maggio, l’Arcivescovo del luogo presiede un solenne rito nella piazza principale de La valletta, alla presenza del Presidente della Repubblica, delle più alte cariche dello Stato e di tutto il popolo. Due anni fa, la Supplica fu trasmessa via satellite e, dopo, non si contarono le telefonate giunte al santuario, soprattutto dall’Australia e dalle Americhe, di fedeli che volevano esprimere la loro gioia e commozione nell’aver potuto partecipare in diretta da Pompei a questo avvenimento.
Ma anche in questa circostanza molti devoti hanno seguito la Supplica attraverso la diretta televisiva di Canale 21 e le differite di Radio Maria, senza contare i servizi televisivi e della carta stampata che hanno dato notizia dell’avvenimento.
I riti e le celebrazioni
Il rito dell’8 maggio: celebrazione eucaristica (ore 11) e recita della Supplica (ore 12) è stato presieduto dal Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Nunzio Apostolico della Santa Sede per l’Italia e la Repubblica di San Marino.
Nato a Torino nel 1925, Vescovo dal 1977, Cordero Lanza di Montezemolo è Nunzio dal 1998. Ma i festeggiamenti sono iniziati già sabato 6 maggio, data in cui ricorre l’anniversario della consacrazione dell’altare maggiore, avvenuta nel 1939, alla fine dei lavori di ampliamento che portarono il primigenio edificio sacro, fatto costruire da Bartolo Longo ad una navata, all’attuale struttura della Basilica che è disposta su tre navate.
Alle ore 18, introdotta dalla recita del santo rosario, l’Immagine della Vergine è stata fatta scendere sull’altare. L’Arcivescovo di Pompei, Mons. Francesco s
Saverio Toppi, a nome dei fedeli e pellegrini presenti ha venerato l’icona e subito dopo ha presieduto una solenne celebrazione eucaristica. Lo stesso Pastore ha presieduto la Santa Messa delle ore 24.00, di domenica 7 maggio, al culmine della veglia mariana che iniziata alle 21.30, ha proposto inizialmente un cammino penitenziale di conversione e di rinnovamento spirituale, seguito da un’intensa esperienza orante davanti a Gesù Eucarestia e conclusa dall’Ora di Guardia, sul filo conduttore della Novena d’impetrazione alla vergine del Rosario, testo di preghiera anch’esso scritto da Bartolo Longo, dal linguaggio fortemente evocativo della funzione materna che Maria svolge nei confronti del popolo di Dio e della conseguente manifestazione affettuosa e filiale dei suoi devoti. Le celebrazioni si sono svolte nel Santuario che, dopo i lavori di restauro finanziati dallo Stato in occasione del Grande Giubileo del 2000, è stato restituito alla sua originaria bellezza offrendo ai pellegrini nuovi locali e nuovi servizi per rendere più gradevole la loro sosta a Pompei e più intensa ed efficace la loro personale esperienza di fede e di spiritualità.
Nella casa della Madre
Ogni santuario mariano, come Nazareth, è casa di Maria, luogo centrale dell’itinerario di tutta la storia della salvezza. Il "sì" di Nazareth si riverbera in tutti i luoghi dove la storia ha registrato una particolare presenza mariana. Ogni santuario dedicato alla Vergine è un evento di grazia donato agli uomini. È in questo senso che va letto l’appuntamento con la Supplica del Beato Bartolo Longo.
Un evento che raduna ecclesialmente uomini, donne, anziani, bambini e giovani che nella "Casa della Madre" rinnovano la propria appartenenza e fedeltà a Cristo Signore, unico Mediatore, tra Dio e gli uomini.
E come in ogni casa materna, il linguaggio è quello dell’amore, degli affetti e dei sentimenti che sono manifestati senza falsi pudori. Gli accenti sono quelli del cuore: la Supplica, ma anche tutti i testi di preghiera redatti da Bartolo Longo per promuovere la devozione alla Vergine del
Rosario esprimono il profondo ed intimo legame di maternità e di figliolanza tra la Vergine Santa e i suoi devoti: "… ma tu ricordati che, sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori". Ed è per questo motivo, per quanto il linguaggio possa sembrare datato ed enfatizzato, che ancora oggi si può pregare così: "… Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! ...
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia! ...
Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti …
E noi ci abbandoniamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli fra le braccia della più tenera fra le madri e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie…".

Il Giubileo e l’anniversario di Pompei
Quest’anno la Supplica si è inserita nel contesto di due importanti ricorrenze: l’Anno Santo del Grande Giubileo del 2000 e il 25° anniversario dell’arrivo dell’Immagine della Madonna a Pompei (13 novembre 1875). Nella sua omelia il Vescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo dopo aver ricordato il legame profondo del Giubileo con il mistero dell’Incarnazione, ha indicato nel Fondatore di Pompei un modello concreto per vivere in pienezza le attese dell’Anno Santo: "Il Beato Bartolo Longo, esempio di santità di fedele laico, con la Supplica alla Madonna di Pompei, ci aiuta in profondità a celebrare il Giubileo e a raccoglierne i frutti di grazia avvicinandoci con fiducia alla vergine Maria, che è "Madre nostra, Madre dei peccatori".
Ella, "Madre di Misericordia", può facilitare il cammino giubilare della conversione, perché "tutti tornino pentiti" a Dio nella pratica della vita cristiana più coerente e fedele.
In Lei è ogni nostra speranza, perché "Gesù ha riposto nelle sue mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie".
Nelle invocazioni della Supplica, inoltre, troviamo il richiamo alla carità e alla solidarietà. …
Il Beato Bartolo Longo, con le sue opere, che oggi sono dinanzi ai nostri occhi, ci dà un esempio splendido di questa carità; non una carità fatta di pietismo accondiscendente, ma una carità piena di autentico spirito di amore servizievole verso coloro che, essendo particolarmente immagine di cristo, in quanto poveri e sofferenti, detenevano un diritto al suo amore.
Ma la carità sarebbe vana, riducendosi ad una sterile filantropia, se non è animata dalla preghiera, la preghiera fervida, intensa, di cui questo Santuario è un meraviglioso e imponente monumento. … la preghiera del Beato Bartolo, che ha affidato tutti i suoi progetti, più che all’ingegno umano, di cui pur era dotato in grado eminente, alla semplice, fiduciosa preghiera, sgorgante dal suo cuore pieno della fede che sposta le montagne, come l’ardente Supplica alla Madonna di Pompei …".
Concomitante con l’evento giubilare è l’altra ricorrenza che celebra l’anniversario dell’arrivo dell’Immagine della Madonna a Pompei che segna la nascita non solo del Santuario, ma di una particolare chiesa locale legata al carisma e all’opera di testimonianza del suo Fondatore. Questo evento, che avrà il suo culmine il prossimo 13 novembre è definito da Giovanni Paolo II un ulteriore dono di grazia.
Nella lettera che il Santo Padre ha inviato all’Arcivescovo Mons. Francesco Saverio Toppi, il Papa afferma: "Questa visita di Maria ha cambiato il volto spirituale e civile di Pompei, che dal 1875 si è andata sempre più trasformando in cittadella della preghiera, centro di irradiazione del Vangelo, luogo di innumerevoli grazie e conversioni, caposaldo di pietà mariana, a cui si guarda da ogni parte del mondo. … Il Grande Giubileo e questa speciale vostra ricorrenza si richiamano reciprocamente ed offrono particolari motivi di riflessione e di rendimento di grazie.
L’Anno santo pone al centro dell’attenzione dei credenti il mistero dell’incarnazione del verbo e li invita a contemplare Colui che "pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la
sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini" (Fil 2, 5-7). Pompei è la terra del santo Rosario, dove il fervoroso sgorgare dal cuore dei fedeli della preghiera dell’Ave Maria conduce a contemplare l’interiore disponibilità con cui la vergine Santa accolse nella fede l’annuncio della nascita del Figlio di Dio nella carne umana. Analogamente l’invito, che risuona nell’evento giubilare a porsi in amoroso ascolto della parola di Dio ed a confermare la propria vita al Vangelo, trova eco felice nella pratica dei Quindici Sabati, che Bartolo Longo diffuse tra i fedeli, nell’intento di spingerli alla contemplazione di Cristo. Come poi non scorgere una sintonia eloquente tra la nascita umile e povera del Redentore nella stalla di Betlemme ed il contesto altrettanto semplice e dimesso nel quale arrivò a Pompei il Quadro della Madonna?".
Una preziosa eredità, titolo di onore non solo per chi vive a Pompei, ma per tutti i devoti legati al Santuario della Madonna, ma anche impegno perché nel tempio di Pompei – si augura il Papa – "dove la Madre continua a mostrare il Figlio suo divino come unico Salvatore del mondo, tanti uomini e donne in cerca di pace possano fare esperienza gioiosa della "visita" di Cristo, vissuta da Elisabetta e da Giovanni Battista, in occasione dell’incontro con la Vergine (cfr. Lc 1,39-56)".

(Autore: Pasquale Mocerino)


"Ottobre 2000" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza xxx

(x)
x
Sua


"Maggio 2001" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza Mons. Domenico Sorrentino
L’invocazione alla Regina della Pace

Il mese di maggio occupa a Pompei una posizione di grande centralità e di fermento, non soltanto rispetto al culto mariano che la Chiesa ed i fedeli praticano in questo mese, questo per le cadenze storico commemorative del Santuario e per le iniziative ordinarie e/0 straordinarie che ne scaturiscono; il maggio del 2001, primo del terzo millennio, presenta, come vedremo, questo abbinamento e per di più esso coincide con la ricorrenza del primo centenario della Facciata della Basilica (5 maggio 1901), dando vita ad alcune riflessioni specifiche, derivanti dalla dedica alla Pace Universale, fatta scolpire dallo stesso Beato Fondatore.
Questa celebrazione centenaria ha avuto, di conseguenza, momenti assai pregnanti, collegati tutti al filo conduttore della Pace, in contemporanea, per di più, con l’evento storico, rappresentato dal viaggio di Papa Giovanni Paolo II a Damasco.
Nel percorso pompeiano abbiamo avuto una prima fase di preparazione: il nuovo Prelato, infatti, Mons. Domenico Sorrentino, a pochi giorni dal suo insediamento, ha voluto che 250 rappresentanti l’infanzia e la gioventù dei Centri Educativi, partendo da Napoli sulla nave "Angelina Lauro", esprimessero al largo del golfo, un messaggio ai loro coetanei per la pace e contro ogni tipo di violenza, richiamando alle loro responsabilità gli adulti e la società organizzata.
Un secondo momento, poi, Pompei lo ha vissuto accogliendo il XV Meeting dei giovani, incentrato quest’anno sul tema "L’Altro e oltre: quando il cielo si fa giovane".
Si è trattato di un tema che ha inteso emblematicamente riaffermare l’esigenza che ogni uomo ha di incontrare Dio sulla sua strada: da questa presenza dovrebbe scaturire in ciascuno di noi la capacità di amare e servire l’altro "non solo per ciò che siamo o che lui rappresenta, ma per la provenienza che ci accomuna, che è quella di Dio".
In questa ottica si inserisce, proprio nell’incontro da tanti giovani, quel Dio di Gesù di Nazareth che "è una persona che ci insegna ad amare": e chi ama l’altro è egli stesso depositario e messaggero attivo di pace.
La terza tappa di questo maggio pompeiano è quello del giorno 8, quando, a mezzodì, i rosarianti si uniscono alla voce del celebrante, per ripetere la preghiera della Supplica: anche in questo caso
insiste l’aspetto concomitante della "PAX" scolpita sulla facciata del Santuario che ci riconduceva a Bartolo Longo, alle sue più intime intenzioni, ai suoi presagi. La sua scelta, infatti, mentre lascia intendere chiaramente l’importanza planetaria che il termine pace riveste, al di là del credo religioso o politico delle persone, lascia anche intravedere qualcosa di più immediato: guardandosi intorno e riflettendo sugli avvenimenti che avevano accompagnato fino a quel momento la sua vocazione per Pompei, Bartolo Longo deve aver voluto anche esprimere il suo stesso bisogno di pace, di fronte ai dolori che egli, in prima persona, "sopportò" per la Chiesa e che la Chiesa stessa  gli "inflisse", ascoltando i calunniatori, i denigratori dell’opera. Il richiamo alla Pace diventa, poi, universale dinanzi al vero e proprio plebiscito delle risposte che egli riceve per completare il Santuario mariano.
La Pace Bartolo Longo la raggiungerà, superando se stesso, quando nel settembre del 1905, rassegnerà nelle mani di Papa Pio X tutto quello che in concreto era stato edificato a Pompei, divenendo egli stesso "eremita nella Valle, eremita della Madonna" e concludendo i suoi giorni nella preghiera, nel lavoro, nella testimonianza; mentre rimane imperitura, scolpita sulla monumentale facciata, la parola "PAX".
Il lettore perdoni la parentesi, ma essa diventa eloquente rispetto al voto del Beato Fondatore, perché il progetto strutturale della basilica trovasse il suo completamento e si presentasse al mondo: Santuario e opere educative nascono, è vero, dalla mente straordinaria e dal cuore del laico convertito, alla continua ricerca della Luce, ma sono state rese possibili dalle persone di tutto il mondo che le hanno sostenute. Il discorso, che Bartolo Longo pronuncia nella piazza del Santuario il 5 maggio del 1901, offre in pieno l’idea di quanto era successo perché la fede e l’amore per i "diversi" di quel tempo e di tutti i tempi, trovassero nella Madonna, che la folla presente invocava a gran voce come "paciera dei popoli", il loro esito.
Nel manifesto-invito rivolto ai cittadini ed ai devoti della Vergine del Rosario di Pompei, il Prelato parla di un maggio dal "significato speciale", riprendendo la cadenza centenaria ed insistendo sul tema della Pace: "Sulla sommità della facciata col termine latino PAX, all’ombra della statua di Maria col Bambino l’idea della pace fu scolpita come sintesi di tutto il messaggio di Pompei: è la pace, la pace
autentica e piena, la pace che ha in Cristo il suo fondamento, ciò che la Madonna intende realizzare per le coscienze, per le famiglie, per le nazioni, per il mondo" …
"È mio desiderio, prosegue il testo, che la Supplica di quest’anno, che guiderò, recitandola per questa occasione solenne dalla loggia centrale della facciata, abbia in tutti voi questa particolare intonazione di preghiera per la pace".
E puntuale all’appuntamento l’Arcivescovo Sorrentino si è presentato trovandosi dinanzi ad una piazza gremita, alla famiglia delle opere pompeiane, al clero, alle autorità civili e religiose, ai Cavalieri e alle Dame del Santo Sepolcro e alle autorità militari nelle persone del colonnello dei carabinieri Lusi Adelmo e del maggiore Giuseppe Palma della Compagnia di Torre Annunziata, mentre la celebrazione era messa in onda dall’emittente Canale 21.
Nella sua omelia Mons. Sorrentino ha affrontato, ripetiamo, il tema della Pace, riconducendo le sue riflessioni al Fondatore ed alle sue intuizioni profetiche, inserendole nel contesto delle problematiche attuali, in sintonia con i passi dello stesso Pontefice, preso nel suo sofferto pellegrinaggio di preghiera e di interpretazione di pace nel mondo.
Bartolo Longo, scegliendo il termine latino "PAX" ha posto su Pompei una sorta di sigillo, fissando questo valore come punto di partenza, come percorso e come meta ultima e piena.
Scritto sulla facciata del Santuario questo sigillo non doveva, per così dire, solo apparire ed essere un ornamento scontato, ma farsi richiamo e monito da non dimenticare, da rimanere giorno per giorno. La pace nasce nel nostro cuore, ma incontra sul suo cammino, purtroppo, i muri delle nostre
debolezze, dei nostri peccati, dei nostri egoismi, delle "ipocrisie personali, istituzionali, le nostre chiusure all’altro, la nostra capacità di essere subdoli, mentre si combattono le guerre vere e proprie, si nutrono falsi miraggi, si recita incapaci di annullare memorie e dolori che continuano a dividere. Tutte queste sono insidie che lo stesso Bartolo Longo avvertiva: la facciata – ha proseguito il Prelato – è l’antitesi, è la protesta esplicita e perenne a tutto ciò, è un progetto che l’umanità ritrova nel messaggio del Cristo, il quale lasciandoci la pace ed offrendoci la sua pace, ha inteso conciliare l’umano e il divino che è in ciascuno di noi, così come agisce Maria mentre si fa mediatrice, perché si apra una breccia sui muri  della violenza su quelli del pianto che non rigenerano, ma consolidano l’odio e la recriminazione.
Da Bartolo Longo ai giorni nostri sono trascorsi poco più di cento anni, ma gli insulti alla pace vivono ancora ed assumono le vesti inquietanti della violenza sui bambini, delle tossicodipendenze, delle navi della vergogna, delle morti innocenti ed altro ancora.
Hanno concelebrato con il Vescovo il vicario generale, Mons. Baldassarre Cuomo, l’amministratore del santuario, Mons. Pietro Caggiano, il rettore della Basilica, Mons. Giuseppe Adamo e i parroci della Città, a significare che tutta la Chiesa pompeiana è impegnata in questo percorso di pace e di solidarietà.
Dopo aver recitato la Supplica sulla loggia papale, Mons. Sorrentino ha rinnovato l’impegno del santuario di Pompei a percorrere, sulla scia del Beato Bartolo Longo, le strade della carità e dell’accoglienza, soprattutto a favore dei minori. Ed auspicio per il futuro, alcuni bambini hanno liberato in volo tante colombe bianche, simbolo della pace.

(Autore: Luigi Leone)
La Pace è il culmine dei doni di Dio
(Dall’Omelia di Mons. Sorrentino)

Carissimi fratelli e sorelle,
… È un canto di lode che si leva oggi in questa piazza, e risuona particolarmente appropriato all’odierna circostanza, in cui all’annuale Supplica del mese mariano si aggiunge anche un felice centenario: la realizzazione della solenne facciata del Santuario, che il Beato Bartolo Longo, inaugurò esattamente cento anni fa, attribuendo a questa realizzazione un significato che resta di palpitante
attualità.
Volle infatti che questa facciata fosse un Monumento alla Pace Universale,
Bisognerebbe rileggere il discorso vibrante che egli tenne per l’occasione, per lasciarsi toccare dai suoi sentimenti, dalla sua parola alata, dalla ricchezza delle sue intuizioni. A distanza di un secolo, quelle intuizioni si rivelano più feconde che mai.
A partire dalla prima di esse: egli comprese che la pace, nel suo senso più profondo, è la sintesi di tutti i beni che l’uomo può desiderare, è il culmine dei doni di Dio, in certo senso è il cuore stesso del Vangelo.
Quando infatti parliamo di pace nel senso biblico – shalom – sarebbe troppo poco pensare solo all’assenza della guerra e anche solo a un problema di buon ordine nei rapporti tra gli uomini. Sarebbe certo già tanto! Ma la pace che Dio sogna per noi è questo e ben altro. È qualcosa che abita le profondità di Dio. La pace è in realtà la vita stessa di Dio, è il suo essere comunione di amore nell’intimo della vita trinitaria, dove vivere è scambiarsi un eterno e reciproco amore, tra il Padre, il Figlio, e colui che è il loro dono scambievole, l’abbraccio, il baci d’amore, ossia lo Spirito Santo.
Questa sorgente di pace non è lontana da ciascuno di noi. Anzi, abita alle radici di noi stessi.
Se il flusso di questa pace non arriva ai nostri cuori, e noi rimaniamo agitati, inquieti, divisi, è perché in ciascuno di noi il peccato erige un muro contro la pace. Da questo muro interiore, nascono i muri che dividono persona e persona, e ci rendono diffidenti e incomunicanti; i muri che dividono popolo e popolo, e preparano guerre mostruose.
E sulle rovine delle guerre, si levano i muri del pianto, muri dove il ricordo e il dolore restano per sempre cocenti, muri che aspettano a lungo il miracolo di una breccia, che riapra tra fratelli una via di dialogo, di riconciliazione e di pace.
È in alternativa a questi tanti muri di divisione, che Bartolo Longo pensò ad erigere questa solenne
facciata, che non è muro divisorio, ma transito di comunione!
E lo è perché non si riduce a una facciata. Quante facciate nel mondo!
Le facciate delle nostre ipocrisie, personali e istituzionali.
Le facciate che nascondono il nulla, o peggio del nulla, quando nascondono le nostre cattiverie, i nostri egoismi sempre ben giustificati, le nostre chiusure a riccio, la nostra indisponibilità all’accoglienza, la nostra mancanza di condivisione.
La facciata che Bartolo Longo ha voluto darci, dedicandola alla pace, è l’antitesi di tutto questo. È un grido di protesta contro tutto questo. È un progetto alternativo a tutto questo.
Lo è, perché è porta che conduce a Cristo, il "principe della pace", perché è il sigillo alla casa di Maria, regina della pace.
Con questa sua splendida realizzazione, il nostro Beato ha voluto indicarci il segreto della pace vera. Quella che cristo ha voluto consegnarci dicendo: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace" (…).


"Ottobre 2001" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
Finalmente l’alba che porta ad un ulteriore ricambio dei pellegrini, alcuni vanno via ed altri arrivano, con una impressionante crescita numerica fino all’ora della concelebrazione eucaristica in Piazza, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
La celebrazione, iniziata alle 10.50, è stata trasmessa da Napoli Canale 21 e si è conclusa con la recita
della Supplica, con una forte invocazione alla Pace, per la coincidenza del centenario della Facciata della Basilica dedicata, appunto, alla Pace Universale e le condizioni difficili dell’ora presente.
È un tema che diventa il Leit motiv di tutta la celebrazione a partire dal saluto introduttivo del Prelato, che ricorda l’antico impegno per la pace del Santuario di Pompei con l’erezione del Monumento alla Pace ed il costante invito alla generosa solidarietà a favore di tutti i bambini del mondo in situazioni di disagio.
Il celebrante ha tessuto l’omelia, partendo dal generoso "Eccomi" di Maria al progetto di Dio, all’opera pacificatrice della Madre di Gesù che, proprio per questa sua posizione, da "strumento" della pace, divenne "Madre" e "Regina" della Pace.
Una giornata di festa, vissuta da una folla devota, nell’invocazione della Pace insieme alla Madre Maria ed al suo "Cavaliere" il Beato Bartolo Longo.
Questo giorno del primo ottobre del terzo millennio, carico di speranze, è stato vissuto in fraternità da oltre settantamila persone.
(Autore: Pietro Caggiano)

La vocazione universale di Pompei

Eminenza, Le do, a nome di questa Chiesa di Pompei, il più cordiale benvenuto. Lei viene a guidarci nella Supplica a Maria in un momento in cui l’umanità trepida per le sorti della pace. È appunto questa oggi la nostra implorazione, in ossequio all’invito accorato che Giovanni Paolo II ci ha rivolto nell’Angelus: il Rosario per la pace e la Supplica e la Supplica per la pace.
Nessuno meglio di Lei poteva quest’anno farsi voce di questa Supplica di popolo. Lei non è nuovo a questo scenario di fede e di preghiera.
In certo senso, le è familiare da sempre, date le sue origini campane, che la fanno uno di noi. È stato poi già interprete di questo momento proprio l’anno scorso, nell’anno del Giubileo.
Ora viene a noi in una veste particolarmente significativa: quella di Cardinale di Santa Romana Chiesa e di Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.
In questa duplice veste, Ella da una parte ci rende il Papa più vicino, dall’altra ci apre al mondo destinatario dell’annuncio del Vangelo.
Ella ci evoca, con la sua presenza, un orizzonte di universalità. Mai come oggi questo orizzonte merita di essere coltivato. In esso ormai viviamo, nel bene e nel male, come gli ultimi tremendi fatti di New
York ci hanno ricordato anche sotto il profilo culturale, sociale ed economico. Siamo, come si dice, nell’era della globalizzazione.
Ma per noi cristiani, chiamati ad annunciare a tutti gli uomini l’amore di Dio, quello dell’universalità è un orizzonte nativo.
Prima che uno scenario sociologico, è un patrimonio di valori, e in particolare è un’idea di solidarietà senza confini. La stessa Chiesa la professiamo "cattolica", ossia universale, ad indicare non soltanto la sua espansione tra tutte le nazioni e le latitudini, ma soprattutto il suo ruolo di sacramento universale, segno e strumento in Cristo della salvezza del mondo.
Questa universalità a Pompei è particolarmente sentita. Pompei è città di vocazione universale già per la sua realtà archeologica, che attira milioni di persone da ogni parte del mondo.
Lo è poi come Città mariana, voluta da Bartolo Longo come tempio ed oasi della pace. Alla pace il nostro Beato pensò, con sguardo lungimirante e profetico, erigendo un secolo fa questa maestosa facciata.
Alla pace mirò, con spirituale sapienza di pedagogo della carità, propagando il S. Rosario e la devozione alla Vergine. Sapeva bene che il Rosario, come preghiera meditativa che ci introduce al mistero di Cristo sulle orme di Maria, è una grande arma della pace: perché è catena dolce che rannoda a Dio, ed insieme vincolo di amore che unisce non solo gli angeli, ma tra di noi, e ci rende fratelli.
Lei trova quest’oggi, qui a Pompei, una Chiesa e una Città che, pur senza fatiche e qualche ombra, vibrano di un rinnovato sussulto di entusiasmo.
Nel Convegno sull’: "Essere Chiesa a Pompei oggi", ho incontrato una comunità che, a lungo disposta dal fervore del mio carissimo predecessore, Mons. Francesco Saverio Toppi, si è mostrata pronta, nei suoi sacerdoti e religiosi, nelle sue suore, nei suoi laici, a prendere il largo, secondo l’invito di Giovanni Paolo II. Duc in Altum! Il "carisma" della Chiesa di Pompei ha ancora molto da dire per la Chiesa e la società. Contiamo per questo sull’abbondanza della grazia, che l’intercessione materna di Maria non ci lascerà mancare.
Ci aiuti lei ad ottenerla, Eminenza, con il fervore dell’odierna supplica. Grazie, per essere con noi, e auguri vivissimi per il suo nuovo e importante ministero a servizio della Chiesa universale.

(Discorso di benvenuto rivolto da Mons. Sorrentino al Cardinale Crescenzio Sepe, in occasione della Supplica di Ottobre 2001)
"Regina della Pace prega per noi"

All’Omelia il Cardinale celebrante invocava Maria "Strumento Madre e Regina della pace".
"Siamo venuti da tutta la Campania e da tante altre Regioni d’Italia per vivere insieme con Maria questa "Giornata di Supplica". Ave Maria… Eccomi… Anche noi ritorniamo a Nazareth per rinnovare la nostra professione di fede: "Eccomi Signore, Eccomi Maria, per fare la volontà del Padre".
Queste parole ci portano alle origini della nostra vocazione cristiana. A Pompei avvertiamo questo clima particolare per vivere la nostra fede uniti a Maria.
Da 2000 anni la Chiesa celebra Maria Madre di Dio e Madre nostra.
Questa fede tramandata di generazione ci porta alla pienezza della gioia: "Rallegrati, Maria, tu hai trovato grazia presso Dio… il Signore è con te".
L’omelia mariana del Porporato diventa preghiera: "Tu Madre nostra ci apri la porta che ci conduce a Dio. Tu ci rendi tutti fratelli e figli. Attraverso il tuo "Sì" o Maria tu hai ristabilito la pace tra Dio e l’uomo. Con la tua umiltà e il tuo servizio ci hai aperto la via che porta al cielo".
"Maria è diventata strumento di pace tra noi e Dio. Oggi abbiamo un’assoluta necessità di pace per vivere la nostra vita cristiana. Pieni di quella grazia che viene dall’alto, anche noi, come Maria, siamo
chiamati ad essere strumenti di pace per la salvezza nel mondo".
Dopo aver ricordato come Gesù ha percorso le strade della Giudea e della Samaria predicando il Vangelo della pace così anche Maria, Madre della pace, continua ad intercedere presso il trono di Dio affinché la pace nel mondo diventi realtà e pienezza di vita.
"È passato un secolo – ricordava ancora il Cardinale Crescenzio Sepe – da quando Bartolo Longo erigeva in segno di pace e di riconciliazione tra i popoli questa maestosa facciata. Oggi, venti di guerra, paure e timori si scorgono all’orizzonte.
Tu, Maria, dona pace al mondo intero. Un figlio – sottolineava ancora il Porporato – quando ha paura ricorre alla Madre. Anche noi oggi, "ricorriamo a te", deponiamo sul tuo cuore le nostre paure, le nostre angosce, i nostri drammi. Donaci, Maria, giorni di pace con Dio; donaci la giustizia che è frutto della pace".
Quasi alla fine dell’omelia, l’eminentissimo Cardinale invitava tutti i devoti di Maria, sparsi nel mondo intero, ad accogliere l’invito di Giovanni Paolo II di recitare ogni giorno, per tutto il mese di ottobre, il Rosario della pace: "Nella tua pace, o Signore, noi troviamo la nostra pace".
(Card. Crescenzio Sepe)


"Maggio 2002" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza il Cardinale Angelo Sodano - Segretario di Stato della Santa Sede
Una Supplica di speranza e di pace per la Chiesa e il Mondo

Intenso e carico di attese l’appuntamento mariano dell’8 maggio con la Madonna di Pompei. Incontro reso ancora più suggestivo e palpitante per la presenza del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua santità Giovanni Paolo II.
Una celebrazione speciale, carica di attese e di speranze, di straordinaria e particolare intensità, ha illuminato ed infiammato la mente ed il cuore delle migliaia di devoti che, nonostante le non favorevoli condizioni metereologiche, hanno affollato il santuario mariano per non mancare all’appuntamento con la dolcissima Mamma di Pompei.
Un incontro peraltro reso ancora più significativo dalla presenza del Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Angelo Sodano, che a solo pochi giorni di distanza dall’annuncio fatto direttamente da Giovanni Paolo II di un suo possibile ritorno nella città mariana, dopo il pellegrinaggio del 21 ottobre 1979, ha reso la celebrazione pompeiana ancora più suggestiva e palpitante.
Una Supplica rese speciale da in’ intensa preghiera per la pace e, mai, come in questa circostanza, per la pace nella terra di Gesù. Intenzione di preghiera subito dichiarata all’inizio della solenne concelebrazione eucaristica, nell’indirizzo di saluto che l’Arcivescovo della cittadina mariana, Mons. Domenico Sorrentino, ha rivolto al cardinale Sodano, ma ripresa e sviluppata nell’omelia che l’eminentissimo porporato ha tenuto, poco dopo, durante la liturgia della parola.
Qui, il Segretario di Stato di Giovanni Paolo II, ha ricordato come fosse caro al Beato Bartolo Longo il titolo mariano di "Regina delle Vittorie" e come lo stesso Fondatore della Nuova Pompei ritenesse il Santo Rosario una potente arma di vittoria.
D’altra parte la vergine Santa, con il suo esempio insegna anche il cammino che conduce alla vittoria,
che il Cardinale ha indicato nel "fiat" di Maria, vero segreto di ogni vita cristiana: "il cammino della vittoria (è) … il cammino del totale abbandono alla volontà di Dio".
È in questo contesto di totale dedizione a Dio, come dimostra anche l’esperienza di santità di Bartolo Longo, che "Il Rosario diventerà così un’arma di vittoria, un’arma efficace, alla quale ben può applicarsi la promessa di Cristo: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (Lc 11,9)".
E non è stato proprio così, se all’indomani della Supplica e dei tanti rosari recitati, ininterrottamente, nei giorni che l’hanno preceduta e ancor prima, la Basilica della Natività a Betlemme è stata liberata?
Percorsi di fede, di preghiera, di preghiera del Rosario, nella Città del Rosario e della Pace!
E Pompei lo è sempre!
Una vocazione da riscoprire e da attualizzare, soprattutto, da parte di coloro che come pompeiani, sono più direttamente chiamati a godere di questa Città-Santuario, dove Maria ha posto il suo "trono" di regina delle Vittorie e di Madre di Misericordia.
Si tratta, soprattutto, di riscoprire la straordinaria potenzialità del Rosario, catena dolce che ci unisce a Dio, ma che alla scuola e in compagnia di Maria, può diventare un vero cammino contemplativo come ha affermato il Santo Padre durante la recita del "Regina Coeli" nella sua recente visita pastorale all’isola d’Ischia.
Impegno quest’ultimo che sta caratterizzando in modo esemplare il ministero episcopale del Pastore pompeiano, che invita, incessantemente, la sua comunità ecclesiale a riscoprire questa identità di fondo. Anche nell’ultima iniziativa da lui proposta per il mese di maggio, il "Buongiorno dei pompeiani a
Maria", Mons. Sorrentino ha ribadito la necessità di "onorare Maria, accogliendo dalle sue braccia Gesù" e di "riprendere tra le mani la corona del Rosario" per restituire, la vita di ciascuno e della comunità nel suo insieme, "ai valori della migliore tradizione religiosa, morale e civile".
Per l’occasione, il Presule ha scritto una "Piccola Supplica alla Vergine del Rosario", che ripropone con linguaggio orante l’anelito della Chiesa di Pompei a riscoprire se stessa. Ne riportiamo i versi che indicano il personalissimo rapporto di Maria con la Santissima Trinità e il Rosario come strumento per contemplare il volto di Cristo: "Con fiducia di figli / guardiamo il tuo viso dolcissimo. / Coronata di dodici stelle, / Tu ci porti al mistero del Padre, / Tu risplendi di Spirito Santo, / Tu ci dono il tuo Bimbo divino, / Gesù, nostra speranza / unica salvezza del mondo.
Porgendoci il tuo Rosario /Tu ci inviti a fissare il tuo volto. / Tu ci apri il suo cuore, / abisso di gioia e di dolore, / di luce e di gloria, / mistero del figlio di Dio, / fatto uomo per noi".
(Autore: Lucio Giacco)

Una richiesta di Pace per i Luoghi Santi

Eminenza reverendissima, ci è balzato il cuore di indicibile gioia, quando, ad Ischia, domenica scorsa, Giovanni Paolo II, ha indirizzato queste Parole al nostro Santuario, definendolo "cuore mariano" della Campania, e dicendosi desideroso di farci una nuova visita. Ormai non vediamo l’ora che il suo desiderio si possa realizzare.
Quasi a rafforzare l’eco ancora vivissima di quelle parole, oggi Vostra Eminenza, primo collaboratore del Santo Padre, ci fa dono della Sua presenza, presiedendo la nostra Eucarestia e guidando la Supplica scaturita dal cuore ardente del Beato Bartolo Longo. Grazie, Eminenza, Benvenuto in mezzo a noi.
Nella Supplica sono faccia a faccia Maria, Madre e Regina, e il popolo di Dio che Le si rivolge con accento filiale. A questa preghiera sono state affidate nei decenni le cause più difficili della storia umana.
Accogliendo il desiderio del Santo Padre, abbiamo voluto orientare la Supplica di quest’anno alla richiesta della pace per i Luoghi Santi. A Pompei per la pace si prega da sempre. Proprio alla pace il Beato Bartolo Longo dedicò la monumentale facciata del Santuario. Sulle sue orme, oggi ci sentiamo profondamente coinvolti nelle sofferenze dei due popoli che si fronteggiano sulla terra di Gesù, in un contrasto sanguinoso che è giunto ad umiliare anche i luoghi più cari alla cristianità. Lo sappiamo:
assicurare la pace in quella terra benedetta e tormentata è una causa davvero difficile.
Ma proprio per questo, prima che alle forze umane, bisogna ricorrere alla forza di Dio. E chi, più di Maria, ce la può ottenere? La Madre del Signore, la vergine del Santo Rosario, è la donna dell’impossibile! Bartolo Longo ne era convinto. La Supplica che tra poco reciteremo ci trasmetterà ancora una volta la sua fiducia di essere esauditi.
Eminenza, la Chiesa di Pompei Le è anche riconoscente per il fatto che recentemente ci ha consegnato, approvato dal Santo Padre, il nuovo Statuto del Pontificio Santuario. Esso esprime l’interesse sempre vivo della santa Sede per l’Opera di Bartolo Longo. Nella Lettera con cui ce l’ha trasmesso, Ella ha tracciato delle linee programmatiche di grande respiro e ci ha incoraggiato a prendere il largo con fiducia. Io credo di poterLe dire, Eminenza, che la Chiesa di Pompei farà del suo meglio per non deludere le attese della Santa Sede. C’è qui una grande opera di fede, incentrata sul Rosario visto quale percorso di contemplazione del volto di Cristo alla scuola e in compagnia di Maria. Per potenziare questo versante contemplativo e formativo dell’Opera pompeiana abbiamo in programma il Centro Magnificat, che dovrebbe diventare – per così dire – il "polmone spirituale" del Santuario.
C’è qui una grande opera di carità, che il nostro Beato ideò soprattutto a vantaggio degli orfani e dei figli dei carcerati, e che oggi, conservando il meglio dell’eredità passata, si va rinnovando in funzione di nuovi bisogni e per andare incontro a nuove povertà. Andrà in questo senso il progetto del centro per il Bambino e la Famiglia. E infine, sul versante del dialogo tra fede e cultura, particolarmente significativo in una Città come Pompei, il Centro Resurrexit vorrà essere un ponte gettato tra il celebre sito archeologico e la Città mariana.
Queste ed altre cose, Eminenza, nel nostro programma. Ma prima delle cose da "fare", stiamo cercando di rinnovare il nostro "essere", cristiano ed ecclesiale, in un impegno spirituale più profondo e nello sforzo di una comunione più viva…
Tornando a Roma, voglia portare al Santo Padre il segno del nostro grandissimo affetto. Gli dica che lo aspettiamo.
Ed ora, in questa Eucarestia, presenti al Signore il proposito del nostro rinnovato impegno, perché il messaggio della Pompei mariana, messaggio di fede e di carità, continui a risplendere nel mondo all’alba di questo nuovo Millennio.
(dall’ indirizzo di Saluto di Mons. Sorrentino al Cardinale Angelo Sodano)

Il Santo Rosario un’arma di vittoria!

Cari Concelebranti, distinte autorità. Fratelli e Sorelle nel Signore!
… Anch’io oggi sono voluto venire in pellegrinaggio a quest’insigne Santuario di Pompei, per celebrare con voi le glorie di Maria e per implorare la sua materna protezione su tutta la Chiesa e sul mondo intero.
Anche il Santo Padre si unisce alla nostra preghiera, elevando da Roma la sua fervente supplica alla Madonna Santissima, qui venerata con il bel titolo di Madonna del Rosario e Regina delle vittorie. Quand’Egli visitò questo Santuario, il 21 ottobre 1979, confidava ai presenti: "Sono venuto per sciogliere quasi un mio segreto voto di pietà, di gratitudine e d’amore". Giovanni Paolo II si metteva così, all’inizio del suo Pontificato, sulle orme della Madonna e qui veniva per attingere luce e conforto per la sua missione apostolica.
Noi oggi lo sentiamo presente in mezzo a noi e per lui imploreremo dal Signore per intercessione di Maria Santissima, le grazie più elette.
Alla "Regina delle vittorie" vogliamo affidare anche la sua salute ed il suo instancabile ministero apostolico… È questo il titolo mariano che era particolarmente caro al Beato Bartolo Longo, fondatore di quest’oasi di preghiera…
Ed il grande iniziatore di questo santuario vedeva nella devozione al Santo Rosario un’arma potente di
vittoria, anche per i cristiani di oggi… Infatti, al di là dei conflitti esteriori, vi è sempre nel mondo la guerra fra il bene ed il male, una guerra che si combatte in primo luogo dentro ciascuno di noi. È una lotta che risale agli albori dell’umanità, quando fu turbato il progetto di Dio e si aprì nella natura umana una ferita profonda, che solo la redenzione di Cristo avrebbe potuto rimarginare…
Certo, in primo luogo, il vincitore è Cristo, che ci ha detto quelle parole confortanti che attraversando i secoli sono giunte fino a noi: "Io ho vinto il mondo" Gv 16,33) … Su questo sfondo cristologico acquista tutto il suo significato anche il titolo mariano così caro a Bartolo Longo. "Regina delle vittorie" è davvero Maria, perché con la sua materna intercessione ci aiuta a vincere le nostre battaglie quotidiane contro il male, aiutandoci con la tenerezza che solo una madre può avere verso i suoi figli.
Con il suo esempio, Maria Santissima ci insegna poi quale sia il cammino della vittoria. Il Vangelo dell’Annunciazione, che oggi abbiamo ascoltato, ci descrive il segreto di ogni vita cristiana: l’obbedienza alla volontà di Dio…: "Ecco, sono la serva del Signore: avvenga di me quello che hai detto". Quel "fiat" di Maria prestava a Dio l’obbedienza che Eva gli aveva negato e segnava l’inizio della salvezza. Un simile "fiat" apre ad ogni cristiano le porte della grazia…
Fratelli e sorelle, cari pellegrini!
Riuniti intorno alla dolce figura della Madonna di Pompei, oggi ci impegneremo ad invocarla ogni giorno, per le necessità nostre e del mondo intero.
Intorno a noi vi è una società che ha bisogno più che mai della luce del Vangelo. C’è un mondo che cerca la pace. Ci sono tante sofferenze che chiedono aiuto. C’è tanta attesa di giustizia e di carità. Alla materna intercessione di Maria noi vogliamo affidare le nostre speranze. Con la tipica ripetizione delle preghiere del Santo Rosario, noi ci rivolgeremo a Maria, con la preghiera insistente e fiduciosa di un figlio verso sua Madre. Il Rosario diventerà così un’arma di vittoria, un’arma efficace, alla quale ben può applicarsi la promessa di Cristo: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto" (Lc 1 1,9) …
Cari amici di Pompei, … continuate a lavorare uniti, Pastori e fedeli, religiosi e religiose, uomini e donne di fede che aderite alle varie associazioni e movimenti ecclesiali. Lavorate perché questo santuario, gloria della vostra terra, fiorisca sempre più, irradiando sull’Italia e sul mondo il messaggio della speranza cristiana. E così sia!

(dall’Omelia del Cardinale Angelo Sodano)


"Ottobre 2002" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Eminenza Mons. Paolo Sardi, Arcivescovo Titolare di Sutri, Nunzio Apostolico con incarichi speciali e stretto collaboratore di Giovanni Paolo II

Con Maria segno di speranza

La memoria di Maria Madre della Chiesa ha illuminato la celebrazione pompeiana in occasione dell’appuntamento ottobrino con la Supplica alla Beata Vergine del Rosario.
Mons. Paolo Sardi, Arcivescovo Titolare di Sutri, Nunzio Apostolico con incarichi speciali e stretto collaboratore di Giovanni Paolo II, ha presieduto il rito durante il quale ha invitato
l’assemblea ad incamminarsi sulla via del Rosario: "È quella la strada della salvezza… dal Rosario scaturirà la fiducia e la speranza".
Una Supplica davvero speciale quella di domenica 6 ottobre 2002, dopo che il Papa nell’Angelus del 29 settembre aveva annunciato l’imminente pubblicazione di un documento sul rosario.
Come ogni anno, fin dal giorno precedente, migliaia di pellegrini hanno affollato le navate della Basilica. Nonostante la pioggia inclemente, dalla Campania e dalle regioni vicine sono giunti fedeli di ogni età. Numerosi sono stati gli arrivati in pellegrinaggio a piedi. Alle 21.00, dopo il santo Rosario recitato in collegamento con la Radio Vaticana, ha avuto inizio la veglia mariana, culminata nella celebrazione eucaristica di mezzanotte, presieduta dall’Arcivescovo di Pompei, Mons. Domenico Sorrentino. Al mattino, mentre numerosi fedeli8 continuavano ad arrivare e gremivano la piazza, moltissimi erano quelli che affollavano la Sala Confessioni per presentarsi all’incontro con Cristo rinnovati nello spirito.
Nel suo saluto iniziale al presidente del rito, Mons. Paolo Sardi, Arcivescovo Titolare di Sutri, Nunzio Apostolico con incarichi speciali e stretto collaboratore del Papa, Mons. Sorrentino ha tracciato una breve storia del Santuario, nato centotrenta anni fa grazie alla fede e al coraggio del Beato Bartolo Longo, avvocato pugliese giunto nelle campagne pompeiane per gli imperscrutabili disegni della Provvidenza. Dove prima c’era un borgo di poveri contadini egli fondò una città ed in santuario. "Cuore mariano della Campania" e faro di fede e di solidarietà per i fedeli di tutto il mondo.
La liturgia, incentrata sulla memoria di Maria Madre della Chiesa, come in un flash-bak epocale, si è soffermata sul rapporto Creatore-creatura, a partire dal racconto del peccato originale. Un rapporto particolare, nato come idillio e che, in seguito all’introduzione del maligno, si è trasformato in un dramma. Nell’omelia, Mons. Sardi ha detto che le proibizioni date da Dio all’uomo erano per il suo bene, perché egli ricordasse di essere creatura. Non era, invece, libertà staccarsi dall’amore di Dio, come fecero Adamo ed Eva sobillati dal serpente. Purtroppo, di continuo, il male introduce nel rapporto tra Dio e l’uomo e fa leva sulla sua debolezza. Ma Dio continua ad amare gli uomini ed in Maria compie la promessa che Egli fa nella Genesi: "Una donna ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno". "Dio in Cristo ha riscattato il no del peccato originale. Con un sì totale e senza riserve – ha continuato il Presule – Gesù che umilia se stesso nell’obbedienza a Dio riconcilia gli uomini con il Padre. Anche noi abbiamo bisogno di ritornare al nostro creatore e per risalire verso di Lui dobbiamo accettare, nell’umiltà, la sua legge.
La Vergine Maria ha condivio con Lui quest’abbassamento, nell’umiltà, per rinascere dal basso verso l’abbraccio con Dio. Anche oggi, come nel Cenacolo, ci sono i successori degli Apostoli e c’è Maria. Chiediamo che lo Spirito Santo scenda in mezzo a noi".
Dal celebrante è giunto anche l’invito, fortemente sottolineato, ad incamminarsi speditamente per la via del rosario: "È quella la strada della salvezza. Insieme con la Madonna rimeditiamo i misteri della
vita di Cristo per farne norma della nostra vita. Dal rosario scaturirà la fiducia e la speranza".
Dopo la santa Messa, dall’alto della Loggia papale, Mons. Sardi ha recitato la Supplica, scritta da Bartolo Longo nel 1883, come risposta all’Enciclica Supremi Apostolatum Officio, con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava il rimedio della recita del Rosario.
La preghiera, chiamata l’Ora del Mondo, riunisce fedeli di tutto il pianeta nella devozione a Maria e sprigiona un calore che il popolo di Dio fa suo senza difficoltà.
È un vero crescendo, che ha il suo vertice nel toccante finale: "O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli angeli". Un empito che sfocia nell’effusione di un abbraccio alla madre, alla quale il popolo orante si consegna: "E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti".

(Autore: Paola Di Mauro)


"Maggio 2003" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza Mons. Leonardo Sandri - Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano

Il saluto di Mons. Domenico Sorrentino all’Illustre ospite S. Ecc.za Mons. Leonardo Sandri

Eccellenza, sono lieto di darLe il benvenuto in questa Città di Maria, tanto legata al Papa e in attesa della sua visita. Lei che del Papa è collaboratore strettissimo, oggi ce ne fa quasi sentire la presenza e pregustare la venuta.
In noi è ancora viva l’emozione del 16 ottobre dello scorso anno, quando a Piazza S. Pietro eravamo a fare festa al Papa con la nostra bellissima Icona, e Lei, Eccellenza, porgeva al Successore di Pietro,
per la firma, il testo della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae che ha dato nuovo slancio a questa antica e sempre nuova preghiera, che è l’insegna e il programma della Pompei mariana.
Pompei viene da lontano. Ma il mondo l’avrebbe conosciuta forse solo per il suo celebre sito archeologico, se in queste plaghe non fosse arrivato, nel 1872, l’Avvocato Bartolo Longo.
Da allora, sull’onda del Rosario, Pompei ha assunto una configurazione nuova, in dialogo con la Città antica, ne fa una "Città simbolo", una "Città messaggio".
Ci sono, tra le due realtà, antica e moderna, delle corrispondenze, che pur nella diversità di due mondi e due civiltà, possono aiutare l’uomo d’oggi a interrogarsi sul senso dell’esistenza. Lì c’è l’immagine dell’uomo irrimediabilmente succube della morte. Qui c’è la speranza proclamata da Cristo Risorto. Resurrexit. Tra la celebre "Villa dei misteri" e i "misteri del Rosario" c’è il salto tra il mondo pagano e il mondo cristiano. Tante sono le discontinuità. Ma tra questi due mondi si delinea il cammino dell’uomo nella sua ricerca di se stesso e di Dio.
Sono convinto che questo sfondo dell’antica Città non sia estraneo ai disegni della Provvidenza che ha voluto far nascere a Pompei la Città di Maria e del Rosario.
Lo comprese bene il Beato Bartolo Longo, quando fece di questa Città non solo un luogo di preghiera, ma anche una cittadella della solidarietà e un laboratorio di pace.
Luogo di preghiera. Il Rosario, soprattutto. Ma anche la Supplica che tra poco reciteremo e che fu composta dal Beato centovent’anni fa, in risposta all’Enciclica con la quale Leone XIII chiedeva ai
cattolici di affrontare con l’arma del rosario i problemi della società.
Cittadella della solidarietà. L’opera che Bartolo Longo istituì a favore degli orfani e dei figli dei carcerati è il fiore all’occhiello della carità pompeiana. Oggi essa si va riorganizzando in forme adatte al nostro tempo.
Abbiamo in animo di realizzare nelle vicine Case operaie il "Centro per il Bambino e la Famiglia" che desideriamo intitolare a Giovanni Paolo II e speriamo di proporlo alla sua benedizione ad ottobre almeno a lavori largamente inoltrati.
Messaggio di pace. Questa imponente facciata che sta alle sue spalle, Eccellenza, fu voluta da Bartolo Longo come monumento alla pace universale. A partire da questo momento, Pompei si candida oggi a dare alla causa della pace non solo il contributo della sua preghiera incessante, ma anche quello del suo peso di città di cultura e di incontro tra i popoli.
Eccellenza, insieme con lei, in questa Supplica, vorremmo pregare per il Santo Padre. Lo facciamo caldamente ogni giorno. Ma oggi è la giornata in cui si "strappano" le grazie alla Vergine Santa. Questo Santuario porta il segno del nostro Beato, ma anche il segno del Papa. Centodieci anni fa, il 19 febbraio 1893, Bartolo Longo offrì al Papa questo Santuario. La Loggia papale da cui Ella guiderà la Supplica rimane segno vistoso del legame tra Pompei e il Papa.
Ed oggi, con la Sua autorevole presenza, Eccellenza, è come se la voce che il Papa ogni giorno leva da Roma per la pace si irradiasse anche da Pompei, sull’onda del calore materno e dell’intercessione potente della Vergine Santa.
Grazie Eccellenza, per essere in mezzo a noi. Porti al Santo Padre il senso della nostra filiale devozione e della nostra fervida attesa. Porti al Signore nell’Eucarestia il nostro desiderio che questa Città straordinaria sia sempre più all’altezza della sua vocazione.


*Un Cenacolo di Fede e di Preghiera con Maria la Madre del Signore Gesù

La Supplica presieduta da Mons. Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano
La solenne recita della Supplica alla Vergine del Rosario, l’otto di maggio, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano, è stata l’occasione per riproporre all’attenzione la vocazione storica di Pompei e, in prospettiva, la sua missione per il futuro. Straordinarie e di profondo significato le immagini utilizzate: Pompei "faro" di evangelizzazione, "nave" e laboratorio di pace, "scuola" di autentica spiritualità mariana, "città-simbolo", "città-messaggio", luogo di preghiera, cittadella della solidarietà.
Soprattutto, oggi, all’inizio del terzo millennio e in un rinnovato e strategico impegno per l’evangelizzazione e la santità di vita, come indica il Novo millennio ineunte, Pompei, con la sua esperienza e la sua storia nel campo della religiosità e della spiritualità e in quello, anche più squisitamente, socio-antropologico della promozione della dignità umana, della giustizia sociale e dei rapporti pacifici tra gli Stati, i Popoli e le Civiltà, può fare da battistrada e fungere da avamposto lungo le strade della chiesa dell’Umanità.
Un mese straordinario
La Supplica, viene preparata da un crescendo di preghiere e di iniziative che fanno di maggio, mese tradizionalmente mariano, un tempo davvero speciale e straordinario. A maggio la Città di Maria sembra la partitura di una grande sinfonia.
Il primo del mese si presenta, addirittura, come una straordinaria ouverture.
È l’inizio del Buongiorno a Maria, preghiera mattutina che si svolge ogni giorno nei mesi di maggio e di ottobre, impegno orante della comunità pompeiana, ma anche invito rivolto a tutti, per riscoprire la necessità di "onorare Maria, accogliendo dalle sue braccia Gesù" e di "riprendere tra le mani la corona del Rosario" per restituire la via di ciascuno e della comunità nel suo insieme, "ai valori della migliore tradizione religiosa, morale e civile".
È il giorno del Meeting dei Giovani, di migliaia e migliaia di ragazzi che si ritrovano a Pompei perché richiamati dal fascino di un giorno speciale, unico, sempre nuovo, che incide positivamente nell’anima e nel corpo, alla presenza di Maria, la giovane di Nazareth.
È l’inizio, da quest’anno, della Via Pacis, cenacolo di preghiera e fiaccolata per la pace nel mondo. Ogni sera da maggio ad ottobre, si rinnova l’impegno della Chiesa di Pompei, proposto a tutti i pellegrini che raggiungono il santuario, in continuità con l’eredità lasciata dal Beato Bartolo Longo, che eresse la monumentale facciata del santuario, inaugurata nel 1901, grazie al contributo di milioni di fedeli di ogni parte del mondo, consacrata alla Pace Universale. Dal piazzale Giovanni XXIII, il Papa della "Pacem in Terris" recitando il "Rosario per la Pace", i partecipanti raggiungono, in corteo, la basilica dove, davanti all’icona della Vergine, la preghiera ha fine.
Ed è, anche, l’inizio della grande stagione dei pellegrinaggi. Non c’è dubbio che maggio, il mese mariano per eccellenza, segni l’avvio del grande flusso di centinaia di migliaia di devoti che raggiungono il santuario mariano con l’antica e tradizionale usanza del pellegrinaggio. In treno, in pullman, in auto, a piedi, in forma individuale, familiare o di gruppo, la grande famiglia dei devoti e dei pellegrini si mette in viaggio, in cammino, per onorare la Madonna del Rosario.
Anche quest’anno la loro presenza è stata numerosa, sin dai primi giorni del mese. Sono venuti da Berlino, da Cracovia, da La Spezia, dalla Campania, dalla Calabria, dalla Puglia e da tanti altri luoghi, talvolta nell’anonimato più assoluto.
Un numero incalcolabile sono stati quelli che in Campania, nel basso Lazio e nel nord della Lucania, grazie a "Napoli Canale 21", e in Italia e nel mondo grazie a "Telepace", la storica emittente cattolica che proprio quest’anno ha festeggiato i primi 25 anni di attività al servizio della Chiesa, hanno seguito la celebrazione in diretta o attraverso le varie emittenti sparse sul territorio nazionale, che hanno ritrasmesso il segnale, o in tutto il mondo via satellite, senza dimenticare anche il collegamento radiofonico assicurato da "Radio Maria" e "Radio Mater".
I giorni del mese, uno dopo l’altro, come grani del Rosario, delineano un cammino la cui intensità spirituale aumenta col passare dei giorni e rivelano insospettati percorsi di santità individuali e comunitari. Un cammino che, tuttavia, si arricchisce di altri momenti di forte testimonianza e riflessione, come quelli del "Convegno degli ex alunni delle Opere Pompeiane e del Seminario" (23-25 maggio); della "Marcia della Pace" (24 maggio) delle scuole elementari e medie di Pompei e delle città limitrofe; del Convegno "Storia e futuro della carità pompeiana" (28 maggio); a centodieci anni dell’incontro tra Giuseppe Toniolo, leader del movimento cattolico-sociale, e Bartolo Longo, e, infine, del Convegno-Pellegrinaggio degli studenti di filosofia e teologia dei Seminari Maggiori dell’Italia Meridionale (31 maggio).
La vocazione della Città
E siamo al giorno della Supplica. Diverse migliaia di fedeli hanno partecipato alla santa Messa sul sagrato della Basilica, mentre altri gremivano le navate interne del Tempio. La celebrazione è tratta dalla Messa "Maria Vergine fonte di luce e di vita".
La presenza dell’Arcivescovo argentino, Mons. Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato, ha rimarcato il particolare rapporto che lega la Città di Maria alla Santa Sede. Con il sostituto hanno concelebrato il Pastore di Pompei, Domenico Sorrentino; l’Arcivescovo di Aversa, Mario Milano; l’Abate Ordinario della santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, Dom Benedetto Maria Salvatore Chianetta, Mons. Cesare Burgazzi, della Segreteria di Stato; Mons. Domenico Rinaldi, Vicario
generale; Mons. Pietro Caggiano, Amministratore del Santuario, Mons. Baldassarre Cuomo, Rettore della Basilica, parroci e presbiteri di Pompei e sacerdoti pellegrini. Il "Coro Pompeiano" e le Suore "Figlie del Santo Rosario di Pompei" hanno animato il canto liturgico, sotto la direzione del M° Franco Di Fuccia.
Nel saluto iniziale Mons. Domenico Sorrentino, Delegato Pontificio del Santuario, ha ricordato all’illustre ospite la vocazione della città. Pompei, con le sue due anime: quella dell’antica civiltà romana e quella moderna di Bartolo Longo, è una "Città simbolo", una Città messaggio". Tra i due mondi, quello pagano e quello cristiano, nonostante la discontinuità che li caratterizza "si delinea il cammino dell’uomo nella sua ricerca di se stesso e di Dio". Pompei, però, è anche : luogo di preghiera, del Rosario soprattutto, che è la sua vocazione e la sua missione; cittadella della solidarietà, per le numerose opere sociali presenti e messaggio di pace, per la monumentale facciata dedicata alla Pace universale (1901) e per il ruolo, che va sempre più assumendo, di città di cultura e di incontro tra i popoli.
Pompei faro di civiltà e religiosità
Dopo la proclamazione della Parola di Dio, Mons. Sandri ha pronunciato la sua omelia esordendo sul senso di festa della celebrazione: "Siamo raccolti… sotto lo sguardo materno della Regina del Santissimo Rosario, come in una sola famiglia, per fare festa insieme con la nostra Madre celeste e accogliere il suo invito ad ascoltare le parole del suo Figlio Gesù". Festa alla quale non ha voluto mancare, almeno spiritualmente, Giovanni Paolo II: "Sono lieto di partecipare a tutti voi, qui presenti, il saluto e la Benedizione Apostolica del Santo Padre, il Quale mi ha incaricato di assicurarvi la Sua Spirituale vicinanza e il Suo ricordo nella preghiera in questa speciale celebrazione mariana, nell’attesa di poter Egli stesso ritornare in Pellegrinaggio ai piedi della venerata immagine della Beata Vergine del Rosario nel prossimo mese di ottobre".
Ha poi voluto sottolineare il profondo legame che unisce la figura e la missione di Maria al Mistero Pasquale: "La Vergine Maria, che ha vissuto in prima persona gli eventi pasquali, coopera in modo singolare alla nostra salvezza. È lei, infratti, che ha accolto la prima e dona continuamente all’umanità Colui che è la "luce del mondo" (cfr Gv 12, 46). Facendosi uomo nel grembo verginale di Maria, Gesù ha assunto da Lei la nostra carne mortale, quel "Corpo" e quel "Sangue" che si rendono misteriosamente ma realmente presenti sotto le specie del pane e del vino consacrati sull’Altare. È ancora la vergine Maria Colei che ci mostra il volto misterioso di Dio rivelato a noi nel suo Figlio (cfr Ef 2, 4), ed è sempre Lei ad accompagnarci nel nostro inserimento vitale nella vita di comunione nella Chiesa, così da essere, come la comunità apostolica nascente che abbiamo appena sentito descritta dagli Atti degli Apostoli, "assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2, 42). Sotto lo sguardo materno di Maria, Pompei ci appare oggi come un nuovo "grande Cenacolo" come amava definirlo il Beato Bartolo Longo… dove i discepoli di Gesù si ritrovano uniti insieme con la Vergine Maria per vivere profondamente la fede del Risorto, la testimonianza del Vangelo, l’amore fraterno e la solidarietà con tutti gli uomini".
Si è soffermato, quindi, sul Rosario: preghiera semplice e straordinariamente ricca, facile e profondamente evangelica, tradizionale e moderna, impegnativa ma accessibile a tutti. E dopo aver sottolineato il ruolo specifico che il Rosario ha per la pace e per la famiglia, secondo gli orientamenti della Rosarium Virginis Mariae, ha menzionato l’esperienza storica della Pompei mariana che costituisce per i cittadini e i pellegrini un forte invito a coniugare insieme la testimonianza della fede e l’impegno nel mondo. È la missione di Pompei per il terzo millennio: continuare ad essere, nel nome del Vangelo, luce per gli uomini, luogo di pace e di riconciliazione, "scuola" di autentica spiritualità mariana.
La Supplica
Poi la celebrazione ha continuato il suo iter fino all’orazione finale, quando il celebrante, accompagnato da Mons. Domenico Sorrentino e dai cerimonieri, ha raggiunto la loggia papale per dare inizio alla Supplica, preghiera, che il Beato Bartolo Longo definì "L’ora del mondo", e che fu recitata per la prima volta 120 anni fa. Fu, infatti, nel 1883 che egli ne scrisse il testo con il titolo iniziale di "Atto di amore a Maria". Il testo fu subito adottato da migliaia di devoti e divenne, in breve tempo, una preghiera nota in tutto il mondo. La sua coralità, la profondità spirituale e la carica dei sentimenti sono tali che, non a caso, Giovanni Paolo II ne ha usato la parte finale come conclusione della Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (n. 43).
Al suono delle campane, Mons. Sandri ha dato così l’inizio: "O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario…" e un popolo intero lo ha seguito. Con "un cuor solo e un’anima sola" e come in un grande cenacolo, il popolo dei rosarianti, quelli presenti in santuario, in piazza e nelle vie adiacenti, quelli in collegamento video e radiofonico, quelli nel silenzio delle proprie case o nei luoghi di sofferenza, quelli per via o sui posti di lavoro, ha recitato la preghiera con straordinaria intensità.
La benedizione finale ha concluso il rito, ma l’attesa di tutti è già proiettata al 7 ottobre, quando il Santo Padre tornerà a Pompei per venerare nuovamente l’icona della Vergine del Rosario che ha voluto accanto a sé, lo scorso 16 ottobre, in occasione dell’inizio del suo 25° anno di Pontificato, per la firma della Rosarium Virginis Mariae, e la proclamazione dell’Anno del Rosario.
(Autore: Pasquale Mocerino)


"Ottobre 2003" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Santità Giovanni Paolo II
Il Santo Padre a Pompei con la corona in mano
La Supplica alla Madre del Signore per la Chiesa e l’intera Umanità

Al termine del discorso rivolto dal Santo Padre ai fedeli presenti il Delegato Pontificio ha introdotto alla recita della Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei con questa monizione: "Il 1° settembre 1883 il Papa Leone XIII promulgava la sua prima la sua prima enciclica sul Rosario, Supremi Apostolatus Officio, chiedendo al popolo di Dio di fronteggiare i mali della società con la forza della preghiera, e in particolare col Santo Rosario.
Quasi in risposta all’Enciclica, il Beato Bartolo Longo compose la Supplica che ora reciteremo.
Affidiamo con essa a Maria tutte le necessità del mondo, facendo nostre in particolare le intenzioni del Santo Padre".
La città di Maria icona della nuova evangelizzazione e della predicazione per la pace
L’antisa e la nuova Pompei, la città degli scavi e quella della fede, sono diventate, a un tratto, una cosa sola.
La loro storia - a capo di un lungo cammino – e i loro orizzonti, sempre più vasti, hanno trovato il punto comune, stringendo una straordinaria alleanza. Il ritorno di Giovanni Paolo II.
È stato come il battesimo di un’altra Pompei, sintesi di ogni altra, e capace più di tutte di guardare al futuro con lo sguardo illuminato dagli splendori del passato e dalla visione a lungo campo resa accessibile al dono della fede.
Agli occhi del mondo è così apparso lo stupore di una sintesi agostiniana tra la città degli uomini e la città di Dio, sancita da Colui che, unico sulla terra, era in grado di poterla rappresentare al livello più alto.
Si dovrà parlare, da quel 7 ottobre in poi, della Pompei di Giovanni Paolo II, il Papa dell’anno del Rosario, e della "Rosarium Virginis Mariae".
Il Papa della pace, che a distanza di 24 anni dalla prima visita, ha trovato naturale ripercorrere la strada della "città mariana" per mostrare al mondo la pienezza di un pontificato che, perfino nella ricorrenza giubilare, riesce a sottrarsi a qualunque bilancio.
Dal lungo tratto di strada già compiuto ciò che si riesce a scorgere in modo più nitido è proprio il cammino che ancora si pone davanti. E anche in questo senso il pellegrinaggio a Pompei è stato come una nuova direzione di marcia.
La Recita del Rosario e la Supplica alla Vergine, hanno introdotto le celebrazioni di un ottobre mai così ricco e intenso che, sulla scia dei 25 anni di Pontificato, ha visto la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta e il Concistoro per la nomina di 31 nuovi cardinali.
In pochi giorni è parso di rivivere il clima del Grande Giubileo e, ancor più, è ritornata alla mente quella splendida esortazione finale del "Duc in altum…" che ha dato a tutto l’Anno Santo il segno di un rinnovato slancio nel campo della nuova evangelizzazione.
Come pellegrino di pace, Giovanni Paolo II è ritornato a Pompei al focolare di casa, e ha ritrovato tutto intatto il calore e il valore di un bene custodito nel cuore e scolpito nella pietra
dell’edificio di fondazione della città della fede. La facciata del Santuario, dedicata alla pace, ha fatto da solenne sfondo a tutta la visita.
Dagli anni di Bartolo Longo a quelli del pontificato di Giovanni Paolo II, conflitti e tragedie – come la minaccia del terrorismo su larga scala – hanno continuato a mantenere lontano le prospettive di una pace duratura e diffusa.
Alle guerre combattute sotto l’occhio impietoso delle telecamere, va aggiunta la lunga sequela dei conflitti dimenticati, che segnano, nel mondo, l’orrenda mappa di una tragedia senza fine. Ritornando a Pompei, con la corona del rosario tra le mani e la forza di un documento – la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae – scritto sulla filigrana della spiritualità pompeiana, Giovanni Paolo II ha dato un nuovo significato anche a quella prima visita di 24 anni fa, inizio di un lungo cammino per il mondo, nel segno della nuova evangelizzazione e della incessante predicazione per la pace. Attraverso questi due grandi temi il Papa ha ritrovato, in modo naturale, la strada che lo riportava nella città mariana, nel luogo in cui il primato della preghiera è premessa di ogni impegno per i valori che, in concreto, sostengono la vita degli uomini.
In molti modi, la visita a Pompei è stata come il canto iniziale della grande sinfonia di celebrazioni per i 25 anni di pontificato. L’eco di questa lode tutta spirituale di un giubileo che ha fatto riflettere sulla straordinaria fecondità e ricchezza di un magistero che continua ad esercitare nel mondo il suo assoluto dominio, in termini di servizio e di amore, ma anche di verità nei confronti di un genere umano sempre più scosso da inquietudini e da paure.
Più che mai, Giovanni Paolo II rappresenta e incarna, nella fragilità delle sue forze fisiche, un evangelico segno di contraddizione.
È lui a dare coraggio, e viene dalla "cattedra" della sua sofferenza il significato più diretto sul valore e la concretezza della speranza.
A un pontificato già così straordinario, Papa Wojtyla ha aggiunto il supplemento d’anima di una toccante testimonianza personale. Pompei ha colto a fondo anche questo aspetto, non solo umano ma anch’esso profondamente ecclesiale, riservando al Papa un’accoglienza davvero indimenticabile. La pagina di una storia scritta il 7 ottobre ha così un doppio risvolto: appartiene a Pompei, alla città antica e a quella nuova, ma anche a tutto il pontificato
(Autore: Angelo Scelzo)


"Maggio 2004" L'Ora del Mondo
Presiede il Vescovo, Mons. Carlo Liberati
Pompei scuola di Pace e di promozione umana per una nuova primavera di fede e di opere

Nel tradizionale appuntamento con la Supplica dell’otto maggio alla Vergine del Rosario, il Vescovo, Mons. Carlo Liberati, ha guidato la preghiera dei pellegrini in favore della pace in Iraq, in Terra Santa e in Sudan. Si è pregato anche per la liberazione degli ostaggi italiani e per i nuovi impegni di carità del Santuario mariano.

Nuove povertà e sofferenze per i nostri tempi

"Con la carità sprigionata dalla santità di vita e dalla fede adamantina di Bartolo Longo si attua la vocazione perenne della chiesa di Gesù che, secondo la splendida definizione di Papa Paolo VI alle Nazioni Unite, è sempre "esperta in umanità".
I tempi, tuttavia, sono certamente cambiati ed emergono nuove povertà, sofferenze, insufficienze, lacerazioni nel tessuto connettivo della società e della Chiesa.
I nostri giorni ci presentano gravissimi segni di sofferenza: diritti negati, ingiustizie, lacrime.
Centinaia di milioni di fratelli e sorelle soffrono per la guerra in Iraq, le lacerazioni in Palestina, la guerriglia in Sudan, il terrorismo, i sequestri di persone, pensiamo, in modo particolare ai nostri amati connazionali ostaggi in Iraq, che speriamo presto liberi e restituiti alle loro famiglie; per le contrapposizioni etnico-religiose nei Balcani, in Asia e in Centro Africa. È altissimo il gemito dei poveri e dei bambini che sale dalla terra; bambini che muoiono a milioni nell’indifferenza dei ceti soddisfatti della propria potenza.
Si aggiunga, per noi cattolici, la persecuzione aperta contro tanti nostri fratelli nella fede in Asia, Africa e nell’Arcipelago dell’Indonesia. Cristo, come dice Blaise Pascal, è ancora in agonia sul legno
della croce, nel suo corpo, che è la Chiesa, e in tante parti del mondo.
Anche qui, nella nostra regione dobbiamo lamentare un aumento della criminalità. Il mio pensiero va a Suor Angela Vitale, delle Figlie di sant’Anna, vittima di una violenza inaudita, segno della mancanza di sicurezza che affligge questa terra. Su questo argomento, mi associo alla dichiarazione rilasciata dal primate della Chiesa campana, il Cardinale Michele Giordano.
… In questa Basilica, dedicata, con gesto profetico, da Bartolo Longo nel 1901, alla regina della Pace, imploriamo dalla SS. Vergine del Santo Rosario, dalla Madre di Gesù e nostra, il dono della pace.
Continua così la vocazione di Pompei.
Pompei non si ferma, ma continua a camminare secondo quanto lo Spirito ci suggerisce.
… Intanto non lasceremo nulla di intentato per assicurare un avvenire ai nostri Istituti scolastici voluti da Bartolo Longo perché nella scuola si costruiscono i cittadini e la Chiesa di domani, società e Chiesa che vogliamo risplendano degli autentici valori umani per garantire libertà, nella dignità del rispetto reciproco e della giustizia sociale e per una pacifica e solidale convivenza.
Che se noi ci sentiamo per il momento impari al compito del recupero dei carcerati per restituirli in pienezza alla società, tuttavia, vorremmo istituire qui a Pompei una Comunità che liberi i giovani
dal flagello della droga, e li renda nuovamente lieti e sentire l’esistenza come vocazione, cioè, come chiamata di Dio che li fa partecipi della bellezza della vita.
Questo sforzo scaturisce dal dovere della carità ed è volto a tutelare, proteggere, costruire, la famiglia afflitta da mali di ogni genere e che, non riesce a condurre i propri figli alle soglie della maturità umana necessaria per le scelte definitive della vita.
Tu, Madre, Vergine del S. Rosario, che ai piedi della croce prendesti sulle tue ginocchia il corpo inanimato di Gesù per condurlo allo splendore della Resurrezione e alla pienezza della luce divina, ascoltaci, illuminaci, confortaci, aiutaci a vincere le nostre miserie, i limiti, gli egoismi, il nostro peccato fonte di tanti mali sociali.
Ti chiediamo dal profondo del cuore, e Tu puoi e devi esaudirci o Madre, che il nostro cuore non si stanchi di amare, che il filo della grazia che ci unisce al Tuo Figlio e a Te non sia mai spezzato dalle nostre fragilità. Che la luce di Cristo risorto che ci illumina e ci lega a te con la preghiera del S. Rosario, non si spiega mai, o regina delle Vittorie, o Madre consolatrice dei mesi".

(Dall’Omelia di Mons. Carlo Liberati)


"Ottobre 2004" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Eminenza Mons. Paolo Romeo, Nunzio Apostolico della Santa Sede in Italia
Nella Città di Maria Luce, Pace e Vita
Circa quarantamila pellegrini provenienti dall’Italia e dall’estero hanno partecipato all’annuale appuntamento con la Supplica alla Vergine del Rosario di Pompei, presieduta per la prima volta da Mons. Paolo Romeo, Nunzio Apostolico della Santa Sede in Italia.
Un popolo appassionato e devoto ha rinnovato il suo sincero e filiale amore per la Madre del Signore Gesù partecipando alla "Supplica alla Vergine del Rosario di Pompei".
Circa in quarantamila, dall’Italia e dall’estero, si sono ritrovati nella città mariana per mettersi alla scuola della Vergine, per imparare da Lei a contemplare il volto di Cristo e a vivere nell’ascolto obbediente della Parola di Dio e nella docilità all’azione dello Spirito Santo.
Un popolo fatto di uomini e donne, di giovani e anziani, di coniugi e fidanzati, di sacerdoti e religiosi, di gruppi organizzati e di pellegrini anonimi, carichi ognuno di una propria storia personale, ha letteralmente gremito la Città alla ricerca di una fede più consapevole e coerente.
Un popolo di pellegrini ha trasformato Pompei in una "Galilea delle genti" – come diceva Don Giuseppe De Luca – esperto di religiosità popolare, desiderosi di essere testimoni credibili in una società che ogni giorno mostra sempre più i segni del proprio malessere e il volto delle tante
storie di illegalità, di criminalità e di violenza, incapace a far emergere e ad esprimere quanto in essa c’è di bello, di positivo e di pulito.
Un gioioso rendimento di grazie
A questo popolo ricco, tuttavia, di attese e di speranze, ha parlato Mons. Paolo Romeo, Nunzio Apostolico della santa Sede in Italia.
Le sue parole, semplici e sobrie, hanno creato in tutti la giusta sintonia per una efficace celebrazione di fede motivata da un sincero e gioioso rendimento di grazie per tutto quello che di grande, di bello e di vero il Signore ha messo nella vita e nella storia di tutti.
Un rendimento di grazie capace di riconoscere le grandi opere da Lui compiute in Maria, la salvezza che continua ad operare ed a compiere nella vita del suo popolo e il cammino di santità che favorisce nello splendido Santuario di Pompei, "luogo di incontro e di perdono, luogo di preghiera e di grazia, luogo di conversione e tempio dove si venera con specialissimo culto la Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina del Rosario".
Insieme al Nunzio Apostolico hanno concelebrato, oltre al vescovo di Pompei, Mans. Carlo Liberati, i Vescovi di Avellino, Mons. Antonio Forte, e di Amalfi-Cava, Mons. Orazio Soricelli: Mons. Pierino Gelmini, Fondatore della "Comunità Incontro", Mons. Luciano Suriani, Consigliere di Nunziatura e Don Pasquale Mocerino, Vicario Generale della Chiesa di Pompei. Presenti anche il Vescovo Emerito di Pompei, Mons. Francesco Saverio Toppi, e numerose Autorità Civili e Militari.
All’inizio della celebrazione Mons. Carlo Liberati ha rivolto un caloroso indirizzo di saluto all’illustre ospite, tratteggiando con poche ed efficaci immagini la storia della città mariana fondata dal Beato Bartolo Longo. In maniera molto suggestiva, il Pastore pompeiano ne ha indicato la continua e progressiva crescita come quella di un piccolo corso d’acqua, "diventato prima un torrente, poi un fiume travolgente e, infine, un oceano di grazia e di santità", nel quale migliaia di giovani e di ragazzi saranno aiutati a ritrovare il gusto di una vita dignitosa e libera, fatta di gioia e di consapevole e responsabile impegno.
Pompei, tuttavia, non è fatta solo di passato. Mons. Liberati ha ricordato, infatti, il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II, a conclusione dell’Anno del Rosario, che ha ridato vigore, coraggio, e nuovo entusiasmo alla comunità mariana, chiamata a nuovi percorsi di fede, di carità e di speranza nella fedeltà al carisma di Bartolo Longo: "Pompei si attrezza per dare un volto nuovo al suo vestito consunto dal tempo ma capace di rinnovamento. Aggrediremo noi pure le nuove povertà della vita e della società: l’infanzia abbandonata ed offesa, la maternità non protetta, la giovinezza e la famiglia colpite dalle fragilità personali e dall’instabilità sociale, il recupero dei disabili, il tramonto degli anziani… Pompei resterà una grande luce nelle nebbie del mondo".
Pompei, luogo di speranza e di salvezza
Un progetto di vita e di speranza che a Pompei continua ad avere successo. Mons. Romeo, nell’omelia, ha invitato tutti a non lasciarsi andare a sterili reazioni, anche se cittadini di un mondo provato dalle sofferenze e dal male, ma di saper lottare come Bartolo Longo, che seppe ricostruire nella sua dignità un’umanità sofferente e degradata, redimendola e promuovendola nelle sue legittime aspirazioni.
Con felice intuizione la devozione mariana e la preghiera del Rosario divennero per tutta la Chiesa e l’intera società, mezzi efficacissimi di promozione umana e di pianificazione universale.
Un percorso di redenzione e di riscatto dalla sofferenza dove Dio si è schierato dalla parte dell’uomo per favorire la sua libertà, la sua capacità di amare e di percorrere la via della santità.
L’icona della Vergine del Rosario, ha detto Mons. Romeo, vuole ricordare a tutti, infatti, che Dio è solidale con l’umanità e non ha risparmiato il suo Figlio Unigenito per vincere la morte e il peccato.
Una vittoria che la Chiesa intera è chiamata a contemplare con la preghiera del Rosario, che ha nel santuario di Pompei una scuola davvero speciale: "… centro della spiritualità del Rosario", (Pompei) è luogo dove i misteri di Gesù, i misteri della vita stessa della Madre di Dio, quei misteri che contempliamo nel Rosario, parlano della misericordia e della carità di Dio. Essi permettono agli interrogativi inquietanti dell’uomo e della sua fragilità ad aprirsi alla speranza e a far in modo che nel cuore di ognuno possa echeggiare la voce che intese il Beato Bartolo Longo: se propaghi il Rosario sarai salvo".
A scuola della Vergine per un cammino di santità
Per questo motivo non si può essere pellegrini a Pompei senza aver nel cuore l’anelito della santità. Maria conduce i credenti al suo figlio Gesù, Signore e Redentore dell’umanità; l’invita alla conversione del cuore, li aiuta a vincere il peccato, fa trionfare il bene nella loro esistenza, fa regnare nei loro cuori la speranza della vita eterna. Il suo Rosario libera dalla catena dell’egoismo, affranca dalla paura, consolida i credenti nella loro sete d’eternità. A lei, tabernacolo dell’Amore di Dio, guardano i fedeli per essere sul suo esempio testimoni generosi d’amore, di gratuità, di perdono e di riconciliazione, e di docile obbedienza al progetto che Dio ha su ciascuno.
Con questi sentimenti nel cuore la recita della Supplica ha avuto un sapore del tutto speciale. Un’assemblea affollatissima ha fatto da straordinario scenario ad una preghiera capace di raccogliere, in "un cuor solo e un’anima sola", persone anche lontane tra loro, in Italia, nell’Europa e nel mondo, e farsi un’unica voce orante a favore del bene comune, della pace nel mondo, per lo sviluppo dei popoli e per il bene della chiesa.
Da oltre centoventi anni questa preghiera è per la nostra gente, esperienza di fede e di riconciliazione, di rinnovamento spirituale e di impegno alla santità.
La festa del Beato Bartolo Longo
La festa della Supplica trova a Pompei, qualche giorno più tardi, il cinque ottobre, il suo naturale compimento nella celebrazione della memoria liturgica del Beato Bartolo Longo, "uomo della Madonna e apostolo del Rosario" come più volte lo ha definito Giovanni Paolo II. È il giorno della gratitudine verso il proprio Fondatore, verso colui che ha fatto di Pompei, la città di Maria, della carità, della speranza e della pace nota in tutto il mondo.
Le celebrazioni eucaristiche con la partecipazione dei ragazzi delle scuole Elementari e i Parroci della Città, presieduta da don Gioacchino Cozzolino, prima, e quella, poi, con gli alunni delle scuole Medie e Superiori, presieduta dal Vicario Generale, e l’omaggio floreale al monumento del Beato hanno impegnato tutto il corso della mattinata.
La prima serata, invece, la solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Mons. Carlo Liberati che, subito dopo ha guidato la processione cittadina in onore del Beato alla quale ha partecipato una folta delegazione dell’Amministrazione comunale, capeggiata dal Sindaco, l’avvocato Claudio D’Alessio. Durante il percorso, il simulacro, contenente i resti mortali del Fondatore di Pompei, ha sostato presso la comunità parrocchiale del Sacro Cuore, accolto dal parroco don Antonio Protano e presso la Clinica "Maria Rosaria", dove ad attenderlo c’erano il Cappellano, don Raffaele Di Fiore, la proprietaria, Maria Rosaria Cirillo, che era accompagnata dal personale medico e paramedico della struttura.
La sosta della Clinica è stata vissuta con profonda commozione da parte di tutti, soprattutto dagli ammalati e dai loro parenti, ai quali il Vescovo ha manifestato la propria condivisione e vicinanza con parole di incoraggiamento e di speranza.
(Autore: Pasquale Mocerino)


"Maggio 2005" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Eminenza Cardinale Nicora - Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

Pompei, patria di Maria, terra di preghiera e di santità

È stata la prima "Supplica" dopo l’elezione di Papa Benedetto XVI.
Pompei, patria di Maria, porta impresso, da sempre – nel segno di Bartolo Longo – il sigillo dei Papi. Quando il Cardinale Nicora, che ha presieduto la solenne celebrazione, si è affacciato dalla Loggia della Basilica, il senso di questo legame ha prefigurato un’altra immagine: l’annuncio, da quella stessa Loggia, o da quella che il 19 aprile, a piazza San Pietro, si è spalancata per l’Habemus papam, della canonizzazione del fondatore.
Nel saluto al Cardinale Nicora e nel rinnovare l’esultanza per Benedetto XVI, il Prelato, Mons. Carlo Liberati, ha ridestato questa grande speranza che non è solo della chiesa di Pompei.
Solo a pochi giorni di distanza dalla "Supplica" di maggio, la santità ha fatto gioiosa irruzione nei primi passi del Pontificato di Papa Ratzinger: in un’altra basilica – San Giovanni in Laterano, cattedrale del Vescovo di Roma – l’invocazione "santo subito" che aveva scandito la straordinaria veglia funebre per Papa Wojtyla, trovava risposta nell’immediato avvio del processo di beatificazione di Giovanni Paolo II.
La voce dei fedeli ha trovato accoglienza nel cuore della Chiesa. Una voce apparsa subito più forte di ogni norma, più eloquente di ogni prassi.
La Chiesa ha parlato attraverso il suo popolo che ha come avvertito la consapevolezza di essere protagonista. È stato un momento esemplare per il mondo, avvolto oggi – pur nell’era della comunicazione globale – in un manto di incomprensione e di inquietudine.
L’intera umanità è stata testimone di un colloquio tanto profondo quanto straordinario: la santità è diventata sintonia comune tra chiesa e popolo. Un linguaggio corrente che ha moltiplicato la forza del messaggio. D’un tratto la santità è parsa anche materia corrente, una realtà che- proprio in virtù di uno straordinario colloquio – veniva a porsi come realtà al di sopra delle altre, elevando quasi misteriosamente il livello del nostro vivere quotidiano.
A Pompei, terra di santità, le forme di questo linguaggio non sono estranee perché è la via della santità quella che ha spianato tutte le altre nella costruzione della città mariana.
Il pensiero a Bartolo Longo non è semplicemente un riferimento, ma un paradigma. Quando entra in campo la santità, Pompei declina il nome e le opere del suo Fondatore: passa in rassegna – rivivendola a fondo – la sua storia. È accaduto così anche nel momento – così ricco di emozione – in cui Benedetto XVI, nella Cattedrale di Roma, davanti al suo clero, ha annunciato l’avvio al processo di beatificazione per Giovanni Paolo II.
L’ultima visita di Papa Wojtyla a Pompei – a distanza di quasi un quarto di secolo da quella compiuta nel 1979 – aveva avuto lo stesso segno: nell’anno dedicato al Rosario, il Papa
ripercorreva, indicandola a tutta la Chiesa, la via che Bartolo Longo aveva utilizzato per far largo alla speranza nella difficile e quasi disperata realtà dell’antica Valle ai piedi del Vesuvio.
La via della preghiera è il tratto di strada che porta alla santità. Pompei è, in questo senso, un itinerario privilegiato. Sono stati questi i pensieri che hanno accompagnato le parole su Bartolo Longo, pronunciate dal prelato, dalla Loggia della Supplica di maggio. Accompagnate dall’emozione dell’annuncio, sono ritornate a farsi vive, nel momento in cui il Papa pellegrino al Santuario del Rosario, prendeva la strada che lo porterà agli altari.
Un annuncio che ha ulteriormente dilatato il senso e il significato delle straordinarie manifestazioni di venerazione e di affetto nei confronti di Giovanni Paolo.
Per dirgli il suo immenso "grazie" il popolo di Dio che lo ha accompagnato fin oltre la soglia della mirabile vita, ha composto, con le corde del cuore, una sintonia di santità che il mondo continua ad ascoltare con ammirazione e stupore. Un coro si è innalzato anche da Pompei.

(Autore: Angelo Scelzo)
*Con Maria a servizio del Vangelo

Il Cardinale Attilio Nicora alla Supplica di Maggio - Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

(La Supplica – Ora del Mondo)

Nell’ottobre del 1883 la "Supplica alla Beata Vergine del Rosario di Pompei" fu recitata, per la prima volta, come "Atto d’amore a Maria". Da allora in un crescendo, che non ha mai subito interruzioni, è diventata la preghiera nota in Italia e in tutti i Paesi del mondo dove maggiore era la presenza degli emigrati italiani. Fu definita dal Beato Bartolo Longo, che ne scrisse il testo, "Ora del Mondo", per la sua coralità e per la sua capacità di riunire insieme, ad una stessa ora, le 12.00, centinaia di migliaia di persone d’ogni condizione sociale, pur distanti fra loro. In un’unica assemblea orante dalle proporzioni planetarie. Proprio questo suo intrinseco dinamismo universalistico ha dato un particolare sapore alla celebrazione di domenica otto maggio quando, ancora una volta, si è rinnovato l’evento dell’incontro con la Madre del Signore Gesù, che nella cittadina vesuviana viene venerata sotto il titolo di Vergine del Rosario.
Era stato lo stesso Delegato Pontificio, Mons. Carlo Liberati, a porre l’accento su questa particolare dimensione della Supplica in un telegramma al santo Padre Benedetto XVI: "Beatissimo Padre, domani, 0 maggio p.v., nel Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario in Pompei reciteremo la "Supplica", preghiera nota in tutta la Chiesa cattolica e che il Beato Bartolo Longo definì "L’ora del mondo", Qui con decine di migliaia di fedeli Sua Eminenza il Sig. Cardinale Attilio Nicora guiderà la lode scandita a voce alta dal popolo di Dio, convocato per onorare la Madre di Gesù e Madre della Chiesa.
Trascorreremo la notte in preghiera e imploreremo da Maria la santificazione del popolo di Dio, lo Spirito Santo per la Santità Vostra, l’unità dei Cristiani nell’unica Chiesa, la giustizia tra i popoli e la pace delle nazioni. Il suo predecessore Giovanni Paolo II, di santa memoria, per due volte, nel 1979 e nel 2003, è venuto "Pellegrino" in questo Santuario come pure la Santità Vostra si è inginocchiata dinanzi alla regina delle Vittorie il 17 maggio 1998.
L’otto maggio 1915 il Suo Predecessore Benedetto XV, di santa memoria, recitò per la prima volta, in Vaticano, la "Supplica" alla presenza di tutta la Curia Romana. Da allora è consuetudine che il personale di tutti gli Uffici di Curia si unisca a noi. Particolarmente quest’anno, come ogni sera, imploreremo dalla nostra Madre nella fede l’attitudine a diventare sempre più capaci del dono di noi stessi nella venerazione della Eucarestia. In attesa di conoscere quando vorrà onorare la Madre della Chiesa qui in Pompei, ci è particolarmente caro esprimere a Vostra Santità l’assicurazione della nostra ininterrotta preghiera, del nostro affetto profondo, della nostra ammirazione".
Segni concreti, ma non unici, di condivisione ecclesiale, estesa al mondo intero, sono stati la partecipazione alla Supplica di un gruppo di Indiani di rito siro-malabarese, accompagnati dal sacerdote don Josè Pol-layil, coordinatore nazionale per l’Italia, e i festeggiamenti in onore della Madonna di Pompei svoltasi in Libano. Dell’iniziativa ha dato informazione Joyce Sayegh, che ha riferito le notizie riportate sul giornale nazionale "L’Orient le Jour", di sabato 30 aprile 2005, a proposito della festa mariana in preparazione presso la Basilica di Nostra Signora della Medaglia miracolosa dei Padri Lazaristi di Achrafieh.

(I pellegrini del Rosario)

In un clima di visibile entusiasmo e, soprattutto, di straordinaria devozione filiale, oltre cinquantamila fedeli, pellegrini del Rosario provenienti da tutte le Regioni italiane, hanno intensamente partecipato alle celebrazioni dell’antivigilia, della veglia mariana di sabato e della domenica, che la liturgia riservava alla solennità dell’Ascensione del Signore.
Hanno pregato, cantato, celebrato il sacramento della riconciliazione, adorato il Signore Gesù nel Santissimo Sacramento, celebrato con gioia l’eucarestia e hanno recitato il Rosario, una, due, più volte, guidati dallo sguardo amorevole e materno della Madre di Dio che li invitava alla meditazione dei misteri della vita del suo Figlio Gesù e alla contemplazione del suo volto.
Al loro arrivo a Pompei erano stati accolti da un rassicurante manifesto di saluto da parte del Pastore della città mariana, che li invitava a far festa alla scuola della Vergine: "Fratelli e Sorelle nella fede, benvenuti! Il Beato Bartolo Longo definiva "ora del mondo" la "Supplica alla Vergine del Rosario": l’ora della lode e della gratitudine a Dio, della preghiera filiale e devota a Maria e del suo invito ad ascoltare il Figlio, il solo ad avere parole di vita eterna. La vita è difficile, ma non siamo soli! La Madonna e il Beato ci assicurano che Dio è sempre con noi. Camminiamo, quindi, lieti nel Signore. Un giorno anche le prove della vita finiranno e la Madonna celeste ci condurrà per mano nel giardino di Dio".

(A piedi per amore e gratitudine)

Il mese di maggio è un continuo sciamare ai devoti che raggiungono in pellegrinaggio a piedi il Santuario della Vergine. È stato così anche nel giorno della Supplica.
Cinquanta persone di Siano (SA) hanno raggiunto Pompei dopo circa sei ore di cammino. Hanno percorso l’intera distanza di notte per esprimere, come ogni anno, la loro gratitudine alla Madonna per la materna intercessione e benevolenza.
Sulla stessa lunghezza d’onda un gruppo di pellegrini di San Gennaro Vesuviano (NA) che, partiti alle 5,00 del mattino sono arrivati a Pompei intorno alle 9,00. In questo gruppo abbiamo incontrato Marinella, una signora che compie il pellegrinaggio a piedi da vent’anni per rinnovare la propria gratitudine alla Vergine la cui intercessione aveva favorito la guarigione della madre colpita da un ictus a soli 38 anni.
Il primato dei pellegrinaggi a piedi al Santuario di Pompei appartiene però a Pignataro Maggiore, una cittadina in provincia di Caserta, che quest’anno ha celebrato il sessantesimo anniversario di fedeltà. In settecento: uomini e donne, anziani e donne in stato di gravidanza, dopo aver percorso novanta chilometri, hanno attraversato in ginocchio la navata centrale del Santuario accolti dal Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati. Una manifestazione di straordinaria e intensa pietà mariana sintetizzata felicemente da uno striscione: "Il nostro amore per Maria è la scala d’oro con cui i nostri cuori salgono al cielo".
(Testimonianza e Discepolato)
Il rito della Supplica è stato presieduto dal Cardinale Attilio Nicora, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Nato nel 1937 a Varese, il Cardinale Nicora è laureato in Giurisprudenza, in Teologia e in Diritto Canonico. Sacerdote dal 1964, è stato consacrato Vescovo nel 1977. Ha collaborato attivamente alla stesura del nuovo Concordato tra la Santa Sede e lo Stato Italiano del 1963. È stato presidente della Caritas Italiana, Vescovo di Verona e vice-presidente della Commissione degli Episcopati della Comunità Europea a Bruxelles. Presidente dell’APSA dall’ottobre 2002, è stato creato Cardinale da Giovanni Paolo II, il Concistoro del 21 ottobre 2003.
All’inizio della celebrazione, nel salutare l’illustre ospite, Mons. Carlo Liberati, ne ha sottolineato "… l’acuta preparazione giuridica, il rigore intellettuale e morale, l’amore per la giustizia e l’equità, la risonanza sociale di alcune intuizioni concordatarie – tra la Chiesa italiana e il Governo della nostra Repubblica – come l’otto per mille a vantaggio del Clero italiano, il suo concorso determinante all’impianto della revisione del Concordato del 15 novembre 1984".
A sua volta, all’inizio dell’omelia il Cardinale Nicora ha avuto parole affettuosissime per il Delegato Pontificio: "Abbiamo lavorato insieme al servizio della Santa Sede, e così ho imparato a conoscerlo ed apprezzarlo. Nel mandarlo a voi il Papa Giovanni Paolo II vi ha fatto un grande dono, ed io mi auguro che voi sappiate accoglierlo con cuore aperto, in spirito di comunione ecclesiale e di leale collaborazione ai suoi programmi di rinnovamento".
Il Cardinale ha poi proseguito ponendo l’accento sul particolare dinamismo testimoniale suggerito dalla solennità liturgica dell’Ascensione del Signore: "La vita non è uno spettacolo, ma un impegno. Gesù è ormai alla destra del Padre, salvatore e signore della storia. Ritornerà alla fine del tempo, vincitore. Ma intanto continua ad agire attraverso di noi, per la via non dei miracoli suoi ma della testimonianza nostra. Perciò adesso, nel tempo in cui la vittoria di Gesù è già acquistata ma non ancora compiuta, non bisogna stare a guardare, bisogna andare ad
annunciare che Gesù è vivo, che Gesù ha vinto, che Gesù può cambiare il cuore e la vita di ogni creatura, che Gesù può estirpare il male dentro di noi per far crescere il bene in mezzo a noi, che Gesù ci può fare segno di speranza per il mondo rendendoci capaci di vivere nella comunione con Dio Padre, come figli, e nella comunione tra di noi, come fratelli; in una parola, che Gesù può davvero edificare la civiltà dell’amore".
Ci si trova di fronte ad un vero mandato missionario, ha sottolineato il Cardinale, che coinvolge pienamente la Madre di Gesù. "La pagina di oggi – ha infatti proseguito – non lo dice espressamente; ma noi sappiamo che dopo la Pasqua gli undici non sono mai senza Maria, la mamma di Gesù, ricevuta da Lui come madre della Chiesa nascente dall’alto della croce. Maria è la più autentica discepola; ha accolto, generato, educato, servito, seguito Gesù, con un’intensità che non ha pari. Perciò può stare in mezzo ai discepoli per aiutarli con amore paziente e misericordioso a vivere e ad andare come il suo Gesù. Lo faccia anche per noi; c’insegni ad essere discepoli e missionari, vinca le nostre stanchezze e resistenze, ci faccia finalmente capaci di dire di sì al Dio che ci ama e che ci manda! Maria, regina degli apostoli e madre della Chiesa, prega per noi!".
Un’omelia breve, incisiva, senza fronzoli e dal linguaggio immediato, che ha accompagnato i fedeli durante tutta la celebrazione eucaristica e, poi, fino alla recita della Supplica, intonata dall’alto della "loggia papale", che domina centralmente la monumentale facciata del Santuario dedicata da Bartolo Longo alla pace universale. Il Cardinale Nicora ha guidato la recita della Supplica, con voce particolarmente calda e tranquilla, quasi a voler far emergere parola, dopo parola, tutta la ricchezza lirica e i sentimenti di filiale ed intimo abbandono della preghiera di Bartolo Longo: "Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante e in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace all’umana Società. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al santo Rosario…".
Oltre alle migliaia di pellegrini presenti, anche la partecipazione delle Autorità al sacro rito è stata piuttosto significativa. Presenti il Vescovo Emerito di Pompei, Francesco Saverio Toppi, il
Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta, P. Gaetani; il Prefetto di Napoli, R. Profili; il Senatore G. Scalera; l’Onorevole G. Alfano; i Generali dei Carabinieri, L. Gallitelli e V. Giuliani; l’Ammiraglio in pensione Piantanile; il Maggiore della Guardia di Finanza, M. Di Lucia; l’Assessore Regionale T. Armato; il Presidente della Provincia di Napoli, R. Di Palma, con gli Assessori M. Falbo, M. Sibilio e P. Sommese, e il Consigliere G. Tortora; il Procuratore Capo della repubblica, D. Marmo, e il Presidente del Tribunale, A. Greco, di Torre Annunziata; il sindaco di Pompei, C. D’Alessio, con Vicesindaco e Giunta; il Delegato dell’A.P.S.A. (sezione straordinaria), P. Mennini, il Direttore Amministrativo della Soprintendenza Archeologica, L. Crimaco, il Direttore dell’Azienda del Turismo, L. Garzillo; le Luogotenenze dell’Italia Meridionale Tirrenica ed Adriatica dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Tutti hanno notato il lodevole sforzo organizzativo per rendere più fruibile e comoda la partecipazione dei pellegrini ai vari e impegnativi momenti di preghiera.
Da sottolineare, soprattutto, l’allestimento di P.zza Bartolo Longo con migliaia di sedie, offerte dall’Associazione "L’Isola di Pompei", l’istallazione di due maxi-schermi esterni e di ben dieci schermi al plasma collocati all’interno del Santuario e nelle Cappelle adiacenti, che hanno trasmesso, con la collaborazione di Napoli Canale 21, le immagini delle celebrazioni, dal
pomeriggio di sabato fino alle 12,00 di domenica per la recita della Supplica. I servizi sanitari, invece, sono stati coordinati dall’Associazione "San Giuseppe Moscati", dal CISOM, dalla Croce Rossa e dalla croce del Sud, che hanno allestito diverse postazioni d’accoglienza e di pronto soccorso su tutto il perimetro di Piazza Bartolo Longo. Numerose sono state anche le Associazioni di Volontariato che hanno curato, soprattutto, l’accoglienza dei pellegrini dando una risposta immediata ed adeguata alle loro necessità: "Ospitalità di Pompei", "Associazione Carabinieri", "Pompei Tourist Tutors" e "La Catena". Numerosi interventi di coordinamento e d’assistenza sono stati prodotti anche dal generoso impegno di tutte le Forze dell’Ordine presenti sul territorio.

(Autore: Francesco Mariano)


"Ottobre 2005" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale Renato Raffaele Martino (Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace)

"La Regina del Santo Rosario di Pompei educhi i nostri cuori alla speranza cristiana e le nostre mani a gesti di carità e ci aiuti a tessere la tela di quella solidarietà che dà senso e valore alle nostre relazioni interpersonali e a quelle sociali e politiche. Sorretti dalla sua materna sollecitudine, dobbiamo diventare anche noi testimoni di giustizia, di pace e di carità.
Con il Rosario tra le mani, impareremo a vivere il tempo presente come va vissuto, come tempo per amare Dio e per amare i nostri fratelli"
(Card. Renato Raffaele Martino)

Uno straordinario mese di ottobre ha animato la vita della comunità mariana di Pompei, che ha mostrato il suo vero volto di città-santuario, luogo dello spirito, laboratorio di giustizia, di legalità e di pace, crocevia di popoli, ma soprattutto, di città della fede e della carità, dove alla scuola di Maria e del Beato Bartolo Longo s’impara a diventare santi.
Un’esperienza entusiasmante vissuta da centinaia di pellegrinaggi comunitari, familiari e individuali e da circa mezzo milione di presenze, che si sono immersi nell’intenso clima spirituale alimentato dalle celebrazioni di ogni giorno e, soprattutto, da alcuni grandi eventi: la "Supplica alla Vergine del Rosario di Pompei" (2 ottobre), la festa liturgica del Beato Bartolo Longo (5 ottobre), la sosta delle reliquie di Santa Margherita Maria Alacoque (10 ottobre) e la ricorrenza del 25° anniversario della beatificazione di Bartolo Longo (26 ottobre).
Un uomo del Sud, felice ed emozionato
A presiedere la Supplica di ottobre è stato "un figlio della nostra terra", "un uomo del Sud", il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, come lo ha definito cordialmente il Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, nel saluto all’inizio della celebrazione.
Con Lui hanno concelebrato lo stesso Mons. Liberati, Mons. Felice Cece, Arcivescovo di Sorrento-Castellammare, Mons. Pierino Gelmini, Esarca della Chiesa Melchita e Fondatore della Comunità Incontro, il Vicario Generale della Chiesa di Pompei, Mons. Pasquale Mocerino, e numerosi sacerdoti e religiosi, tra cui don Andriy Zhybursky e don Sergiy Znak, che guidavano una folta rappresentanza di ucraini di rito cattolico bizantino di Pescara e di Pompei.
Numerose anche le Autorità Civili e Militari, in rappresentanza della Regione Campania, della Provincia di Napoli, del Comune di Pompei di altri Enti e Istituzioni locali.
Rivolto ai circa 40.000 fedeli presenti, provenienti da tutta Italia e da diverse nazioni europee, il Cardinale non ha nascosto la sua personale emozione: «Non avrei potuto mai immaginare, le tantissime volte quando venivo pellegrino a Pompei, sia con la mia famiglia che con l’Azione Cattolica, che un giorno sarei stato chiamato a presiedere la Supplica alla Madonna, rivestito della porpora cardinalizia.
Il pellegrinaggio a Pompei è stato nella mia vita qualcosa che ho sempre desiderato fare e che ho fatto tutte le volte che mi è stato possibile. Ho ancora dinnanzi agli occhi i gruppi di pellegrini, provenienti dalla Piana del Sele, che a piedi, cantando, pregando, passavano sotto i balconi di casa mia a Salerno».
Alla scuola di Maria, donna eucaristica
Una devozione mariana scolpita a lettere cubitali nel cuore della gente, capace di grandi gesti penitenziali, segni di una devozione convinta e filiale alla Vergine Santa, la Madre del Signore Gesù, e di una straordinaria disponibilità interiore ad accogliere i suoi insegnamenti di impareggiabile maestra di vita spirituale.
«Questo esempio di fede genuina, che non si lasciava intimorire dal lungo e sofferto cammino a piedi, e a volte a piedi scalzi, è un segno vivo ed eloquente della devozione a Maria delle nostre popolazioni. Vogliamo stringerci attorno all’altare in compagnia di Maria, la Vergine Santa e la Madre di Dio, che l’indimenticabile e amatissimo Servo di Dio Giovanni Paolo Il - che volle essere qui a Pompei solo pochi mesi prima della sua santa morte per testimoniare il suo Totus tuus alla Mamma Celeste - in uno dei suoi ultimi documenti, aveva descritto come donna eucaristica alla cui scuola imparare una lezione decisiva per la vita di ognuno di noi: Cristo, sì imparare Gesù Cristo, imparare che solo Lui è la nostra via, è la nostra verità, è la nostra vita».
Una Supplica filiale, intima e fiduciosa
All’interno di questo contesto di evangelizzazione e di catechesi, la Supplica assume i toni di una straordinaria esperienza orante capace di coinvolgere le pieghe più intime dell’intelligenza, dei sentimenti e dello spirito. Quasi una consuetudine per il Cardinale Martino che ha manifestato una particolare conoscenza della preghiera scritta dal Beato Bartolo Longo: «Qui, in questo magnifico e storico Santuario - spazio prezioso che accoglie le espressioni più belle e singolari della pietà di innumerevoli pellegrini - veneriamo Maria come la Beata Vergine che, con il suo Rosario, ci introduce alla contemplazione corroborante dei misteri cristiani. Alla Beata Vergine del Rosario rivolgeremo, alla fine di questa concelebrazione eucaristica, la tradizionale Supplica, una pubblica e corale preghiera a Maria per invocare dalla sua materna protezione la grazia, tanto attesa e desiderata, della salvezza delle nostre anime e delle nostre vite. La Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei darà voce ai desideri profondi dei nostri cuori perché siano interpretati dalla nostra Mamma Celeste e da Lei presentati al Signore del cielo e della terra. La Supplica sarà un solenne momento di orazione attraverso il quale, con tutta la forza della nostra fede, della nostra speranza e del nostro amore, ci indirizzeremo fiduciosi a Maria nell’atto umanissimo dell’invocazione e dell’affidamento filiale. Lo faremo seguendo l’esempio di Nostro Signore Gesù Cristo quando, giunto alla fine e alla prova decisiva della Sua vita, supplicò il Padre Celeste e volle far pregare con Sé i Suoi discepoli sul Monte degli Ulivi. Quel momento contiene tutto il valore e il significato della supplica cristiana. Una supplica filiale perché rivolta al Padre Celeste chiamato fiduciosamente "Abba"; una supplica sicura, perché al Padre Gesù dice "tutto è possibile"; una supplica che si traduce in una prova di obbedienza, perché Gesù respinge le tentazioni del demonio affermando "non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu" (Mc 14, 36). Una supplica anche brancolante come le nostre; una supplica, però, esaudita infine al di là di ogni attesa. Il conforto dell’angelo (Lc 22,-43) è la risposta immediata che il Padre dà per il momento presente, ma la Lettera agli Ebrei ci fa vedere in modo radicale ed ardito che è la resurrezione ad esaudire questa supplica così umana di Cristo, "nei giorni della Sua carne, avendo innalzato, con forte gemito e lacrime, preghiere e suppliche a colui che lo poteva salvare dalla morte, ed essendo stato esaudito a motivo della sua pietà" (Eb 5, 7)».
Preghiera per la conversione e la riconciliazione
Ma cosa chiedere? Per che cosa pregare? Cos’è davvero essenziale e prioritario nella vita spirituale di ciascuno? Il Cardinale Martino non ha avuto esitazioni a riguardo. La vita di fede non può prescindere dalla consapevolezza che è impossibile vivere senza Dio o di potercela fare senza di Lui: «Cari fratelli e sorelle, anche noi ci rivolgiamo alla Mediatrice di ogni grazia celeste, fiduciosi che le nostre suppliche e le nostre preghiere saranno esaudite. Rivolgeremo la nostra supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei invocando per i peccatori il perdono e il dono della conversione e della riconciliazione. A causa del peccato, molte volte ci capita di essere così smarriti e incapaci di dare una direzione sicura al cammino della nostra esistenza. Pieni di cose, ma con il cuore vuoto, assillati dagli eventi, ma resi poveri dall’incapacità di dare ad essi un significato, costretti ad andare avanti, ma senza sapere dove andare. Il peccato ci costringe a camminare sulle strade della nostra storia personale e collettiva non come pellegrini protesi a raggiungere una meta, ma come erranti che vagano, incuranti delle indicazioni di marcia. Il peccato più grande sta nella pretesa di potercela fare senza Dio: drammatica illusione, perché, senza Dio, il cammino della nostra esistenza si tramuta da pellegrinaggio verso il Fine supremo e amato in un vagabondare al buio. Non abbiamo alternativa, se non quella di tornare a Dio, convertendo il nostro cuore. Noi lo abbiamo abbandonato, ma Dio è sempre presente, e ci aspetta con pazienza e amore. Ci rivolgeremo, allora, alla Regina del Santo Rosario di Pompei, invocandola perché ci aiuti a ritrovare il senso vivo della presenza del Figlio suo Gesù Cristo, il senso vivo della presenza di Dio. Solo in Lui troveremo le ragioni della nostra salvezza personale e collettiva».
Preghiera per gli ammalati
Se la presenza viva di Dio è condizione preliminare della vita di fede, non meno importante è il potenziale spirituale che può sprigionare dall’esperienza che tutti possono fare delle fragilità, dei limiti, delle malattie e delle sofferenze che condizionano l’esistenza umana.  «Rivolgeremo la nostra supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei, invocando per gli ammalati il dono della salute. Sotto l’involucro della malattia, spesso insopportabile, vi è una ricchezza sovraumana che va valorizzata: nascosto nell’abito disadorno della sofferenza fisica vi è un immenso potenziale di grazia che il mondo ignora. Ma gli occhi della Fede ci fanno comprendere quanto sia preziosa per l’ammalato la condivisione della passione di Cristo crocifisso, il quale è stato Lui "rivestito di debolezza" (Eb 5, 12). Vogliamo allora chiedere alla Regina del Santo Rosario le indicazioni più opportune per impiegare al meglio i doni, alti e difficili, della sofferenza che, prima o poi, arriva a toccare ogni esistenza. Andremo allora alla scuola della Madre, che ha conosciuto il patire, essendo stata accanto a suo Figlio crocifisso nell’ora tremenda del dolore».
Preghiera per la giustizia e la pace
Poi, ancora un’ultima intenzione. Forse la più sentita. Quella certamente più vicina al suo cuore di Presidente di un organismo che ha come compito primario la promozione della giustizia e della pace secondo il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa. «Rivolgeremo la nostra Supplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei, invocando per il mondo giustizia e pace. Lo scenario quotidiano delle nostre relazioni sociali e civili sembra talvolta senza speranza, soprattutto quando scopriamo un mondo che ha perso i valori dell’amore e della solidarietà; un mondo che si presenta con le mani chiuse dell’egoismo e con le mani insanguinate della guerra; un mondo in cui imperversa l’amore per il denaro; che si esprime nel culto del corpo; che disprezza la vita umana fino a distruggerla prima ancora che abbia visto la luce; che ostenta una ricerca sfrenata del piacere; che si manifesta nel disinteresse per il fratello, nell’ingiustizia e nella violenza. Ci rivolgeremo, allora, alla Regina del Santo Rosario di Pompei affinché educhi i nostri cuori alla speranza cristiana e le nostre mani ai gesti della carità e ci aiuti a tessere la tela di quella solidarietà che dà senso e valore alle nostre relazioni interpersonali e a quelle sociali e politiche Sorretti dalla materna sollecitudine della Regina del Santo Rosario di Pompei, dobbiamo diventare anche noi testimoni di giustizia, di pace e di carità. Con il Rosario tra le mani, dalla Madonna impareremo a vivere il tempo presente come va vissuto, come tempo per amare Dio e per amare i nostri fratelli. Allora, la Madonna sarà per noi come il viatico quotidiano della fiducia e della speranza. Il vivo senso di Lei, la dolce familiarità con Lei, ci impediranno di chiudere la vita presente nell’orizzonte del tempo che passa, ma ci aiuteranno a vivere il tempo con l’istanza del futuro, cioè sperando. Una speranza cristiana, che non è soltanto nostalgia del cielo, ma quel vivo e operoso desiderio di Dio, che ci rende pellegrini infaticabili nelle polverose strade del nostro mondo, alimentando in noi il coraggio e la forza della giustizia, della pace e dell’amore. Ma prima di riprendere il cammino, e congedarci dalla Madonna del Rosario, alziamo ancora una volta lo sguardo verso la facciata di questo tempio, che il Beato Bartolo Longo volle espressamente dedicata alla Pace. Questa facciata è, pertanto, un messaggio di pace, di quella pace della quale il Signore ci domanda di essere operatori: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5, 9)». Finisce qui l’omelia del Cardinale Martino e l’assemblea applaude in segno di condivisione. Il popolo della Supplica è consapevole di aver ricevuto un mandato, tutt’altro che facile. Ma è un popolo generoso, che sa donare senza calcoli e portare con sacrificio il peso di un impegno che fa diventare beati!
(Autore: Pasquale Mocerino)


"Maggio 2006" L'Ora del Mondo
Presiede Mons. Angelo Comastri - Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano

Dalla parte di Maria per servire Dio
Nel libro delle firme degli ospiti illustri del Santuario di Pompei, prima di ripartire alla volta di Roma, Mons. Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro e Vicario Generale del Santo
Padre per la Città del Vaticano, a conclusione della sua permanenza nella cittadina mariana per presiedere la Supplica dell’otto di maggio, ha scritto: “Dovunque c’è Maria, ogni figlio si sente a casa propria".
Grazie per questa splendida giornata!”. Poche parole per esprimere il gradimento per un evento vissuto con intenso amore filiale insieme a decine di migliaia di pellegrini, a Don Pierino Gelmini, generoso e vulcanico Fondatore delle “Comunità Incontro”, che a Pompei sta ultimando la preparazione di una delle sue tantissime case sparse in tutto il mondo, a Mons. Carlo Liberati, Delegato Pontificio per il Santuario mariano, al Vicario Generale, ai Parroci e al Clero della comunità ecclesiale locale, ai Sacerdoti e ai Religiosi che hanno guidato i pellegrinaggi dei loro fedeli all’incontro con la Madre del Signore.
In uno scenario sereno e pieno di luce, la città mariana si è presentata agli occhi dell’illustre ospite come un grande cenacolo all’aperto dove la Vergine Maria ha guidato i discepoli del Figlio all’ascolto della Parola e alla condivisione della mensa eucaristica. Icona di una chiesa che ha saputo accogliere per tutto il mese di maggio pellegrini e turisti provenienti dall’Italia e dall’Europa, dalle Americhe e dall’estremo Oriente.
Abruzzesi, Lucani, Calabresi, Campani, Laziali, Lombardi, Marchigiani, Molisani, Pugliesi, Siciliani, Toscani, Umbri, Polacchi, Belgi, Francesi, Canadesi, Statunitensi, Cileni e Giapponesi si sono alternati in un simbolico coro universale di lodi alla Madre di Gesù, testimoniando senza riserve il posto da lei occupato nel cuore e nella fede del popolo di Dio.
Mons. Comastri, già Arcivescovo del Santuario mariano di Loreto, ha sperimentato anche nella cittadina campana l’universalità della devozione alla Vergine indicata dal Magnificat: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1,48).
Pompei scuola di santità
Prima della recita solenne della Supplica, i devoti hanno percorso un inteso cammino di preparazione attraverso una veglia di preghiera, che si è protratta dalla sera della vigilia fino al mattino dell’otto.
Il rosario meditato, la celebrazione del sacramento della riconciliazione, la santa messa di mezzanotte, l’attesa dell’alba scandita dalle preghiere composte dal Beato Bartolo Longo e la rievocazione dei capitoli più significativi della storia della “Nuova Pompei” hanno contribuito a rendere più ricca e significativa la proposta catechetica offerta ai fedeli.
A tutti la Vergine, maestra incomparabile di vita spirituale, ha mostrato il suo volto materno. Alla sua scuola, i pellegrini sono stati invitati a percorrere le strade della santità e ad inserirsi in un cammino di spiritualità illuminato dalle parole di vita eterna, che solo il Figlio sa pronunciare.
Da lei presentati tutti hanno sperimentato la dolcezza del perdono e della misericordia del Padre, la fraterna solidarietà di Gesù che si è lasciato condividere pienamente nel dono del suo corpo e del suo sangue. Da lei guidati tutti hanno riscoperto la tenerezza dell’amore di Dio per gli ultimi e gli emarginati, che a Pompei si è fatto compagno di viaggio di una umanità povera e sofferente legata, soprattutto, al mondo dell’emarginazione minorile, del disagio familiare e della vita violata e negata.
... e di responsabilità
Sulla stessa lunghezza d’onda, Mons. Angelo Comastri ha pronunciato la sua omelia. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità e di pastorale, e appassionato cantore della Vergine Maria, il Presule ha dato fondo alla sua nota capacità oratoria, dall’eloquio chiaro e di facile impatto con i fedeli e, nello stesso tempo, denso di meditazione e di suggestioni e provocazioni spirituali.
La vita con i suoi problemi, le sue domande di senso e i suoi ricordi è stata subito al centro della sua riflessione di Pastore.
Tuffandosi nei ricordi dell’infanzia ha ricordato quando insieme alla mamma e alla sorella non mancava mai all’appuntamento con la Supplica.
Ricordi belli di tempi migliori, quando  «...la fede riempiva le case ed illuminava i volti e dava sapore anche al pane povero delle nostre mense». Perché tanto amore alla Vergine Maria? Si è chiesto. «... perché Dio ha amato Maria e l’ha scelta come culla dell’avvenimento più grande di tutta la storia.
Non siamo stati noi che abbiamo inventato Maria e la sua missione, ma è stato Dio che ha voluto Maria e l’ha chiamata ad essere Madre di Gesù».
E perché Dio ha avuto bisogno di Maria? «Ecco la meravigliosa risposta: sì, Dio è Onnipotente... ma è Onnipotente nell’amore... e chi ama veramente non fa tutto da solo, ma gioisce nel suscitare la collaborazione degli altri: gioisce nel coinvolgere gli altri nel fare il bene! ... che responsabilità terribile assumiamo, quando diciamo un no... a Dio!».
Dobbiamo essere grati alla Vergine Santa per il suo “sì”. Grazie a lei Dio è entrato nella storia degli uomini per collocarvi il lievito d’amore che genera i santi.
Anche la prodigiosa storia di Pompei nasce dal “sì” di Maria. Per questo motivo la Supplica è una grande occasione di rinnovamento e di maturazione della propria fede.
Schierarsi dalla parte di Maria, significa schierarsi con Lei, dalla parte di Gesù, ma senza scaricare su di lei le nostre responsabilità, affidandole la delega di ciò che spetta noi.
Anzi al contrario, la Supplica invita ad una precisa assunzione di responsabilità: nell’impegno di carità verso chiunque è nel bisogno, nell’accoglienza e nella difesa della vita e dei bambini, «che sono tutti preziosi tabernacoli di Dio in mezzo a noi». Partecipare alla Supplica significa «... essere serenamente e decisamente alternativi a questa società dell’egoismo». Significa adoperarsi per la difesa e la salvezza della famiglia, perché con la presenza di Cristo e della Vergine «... non manchi mai nelle nostre case il vino delle felicità e della fedeltà».
Significa farsi compagni di viaggio di ogni uomo e di ogni donna «crocifissi» dal dolore umano, per dar loro dignità e speranza attraverso un impegno di carità disinteressata. All’inizio della celebrazione il Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha salutato insieme a Mons. Comastri e a Don Pierino Gelmini, tutti i pellegrini convenuti, i Rappresentanti delle Istituzioni regionali,
provinciali e comunali, gli alti Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato e tutti i sacerdoti, religiosi e laici di Pompei che si adoperano per il decoro e la vita del Santuario e delle sue opere di carità invitando a costruire “tutti insieme con gioia, dentro la città dell’uomo, la città di Dio”.
La Supplica di maggio ha donato a tutti una straordinaria giornata di fede e di condivisione fraterna resa possibile dall’impegno, spesso nascosto, ma duro e faticoso, delle forze dell’ordine e dei tantissimi volontari presenti che hanno reso più vivibile il grande evento.
Anche gli operatori della comunicazione hanno offerto il loro contributo permettendo a migliaia e a migliaia di persone, soprattutto, anziani e ammalati, di poter seguire, attraverso le immagini e l’audio, quanto avveniva a Pompei.
Ci riferiamo alle dirette televisive di Sat 2000, Napoli-Canale 21 e Tele Umbria, emittente della “Comunità Incontro”, e alle dirette radiofoniche di Radio Maria e Radio Mater che, via etere, hanno permesso al “cenacolo pompeiano” di diventare un “cenacolo mediatico”. (Autore: Francesco Mariano)
L’omelia dell’Arcivescovo Angelo Comastri alla festa mariana dell’otto maggio a Pompei
“Un invito alla responsabilità”
1 - Ho accettato molto volentieri  l’invito del carissimo Delegato Pontificio, Mons. Carlo Liberati, a venire a Pompei in questo giorno, perché la mia mamma non mancava mai all’appuntamento della Supplica. E quando l’otto maggio di ogni anno, a mezzogiorno sonava la campana per invitare alla preghiera, la mamma prendeva per mano me e la mia sorella e ci portava in chiesa ai piedi della Vergine Benedetta: rivedo quei momenti belli e semplici e li custodisco nel cuore come ricordo della mamma e della Madonna. Erano altri tempi, come si è soliti dire, ma erano tempi migliori, perché allora la fede riempiva le case ed illuminava i volti e dava sapore anche al pane povero delle nostre mense. Poniamoci subito una domanda: perché amiamo Maria? La risposta è immediata: noi amiamo Maria perché Dio ha amato Maria e l’ha scelta come culla dell’avvenimento più grande di tutta la storia. Non siamo stati noi che abbiamo inventato Maria e la sua missione, ma è stato Dio che ha voluto Maria e l’ha chiamata ad essere Madre di Gesù. Non dimentichiamo mai le decisive parole del Vangelo: “L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, ad una vergine di nome Maria”. Come è bello sottolineare il punto di partenza di tutta la vicenda di Maria: l’angelo fu mandato da Dio! Nessuno può negare questa verità semplice e stupenda, registrata inequivocabilmente nel Vangelo.
2 - Possiamo, però, chiederci ancora: perché Dio ha bussato alla porta della casa e, soprattutto, del cuore di Maria? Noi sappiamo che Dio è Onnipotente! Perché, allora, ha avuto bisogno di Maria? Ecco la meravigliosa risposta: sì, Dio è Onnipotente… ma è Onnipotente nell’amore… e chi ama veramente non fa tutto da solo, ma gioisce nel suscitare la collaborazione degli altri: gioisce nel coinvolgere gli altri nel fare il bene! Dio, pertanto, cammina e lavora instancabilmente dentro la storia umana resa contorta e difficile e pericolosa e ingiusta dai nostri peccati: però Dio cammina e lavora bussando alla porta della nostra collaborazione. È decisivo capire tutto questo! Molte volte, infatti, la collaborazione al progetto di Dio viene rifiutata: e allora si creano dei vuoti,  si aprono delle voragini di egoismo e, conseguentemente, di dolore. Pertanto, quando qualcuno è abbandonato nella malattia o nella povertà o nella fragilità delle proprie ansie, non dobbiamo mai dire: “Dio l’ha abbandonato!”. No! Non è vero! Dio ha chiamato qualcuno affinché portasse soccorso, gli ha dato i piedi per andare, gli ha dato le mani per fare concretamente le opere di misericordia, gli ha dato la ricchezza per poterla condividere… ma l’orgoglio e l’egoismo hanno bloccato la circolazione dell’amore di Dio. Il mondo, purtroppo, è pieno di muri di cattiveria alzati da noi, e pieno di blocchi di egoismo che impediscono il passaggio dell’amore di Dio. Non è Dio che abbandona, ma noi purtroppo sì. Dio ne soffre, ma non ci costringe ad essere buoni: Dio continua a bussare alla porta dei cuori… instancabilmente! Però… che responsabilità terribile  assumiamo, quando diciamo un no… a Dio!
3 – Ma un giorno una porta si è spalancata: una libertà è diventata umile ed ha permesso a Dio di accendere, dentro la nostra storia cattiva, la lampada della bontà, che è Gesù. La porta che si è aperta è la porta del cuore di Maria: per questo motivo Maria è la più grande collaboratrice di Dio; e noi ci sentiamo legati a Maria e la amiamo con profonda riconoscenza. Il “sì” di Maria ha dato a Dio la possibilità di entrare dentro la selva della violenza e dell’ingiustizia umana per collocarvi il lievito d’amore che genera i santi e, attraverso i santi, Dio sana le ferite e cura le malattie, allontana le ingiustizie e promuove la civiltà dell’amore: la vera civiltà. Ma tutto è partito dal “sì” di Maria! Noi oggi siamo qui per dirle un grosso grazie! Anche il prodigio di Pompei, anche la fede tenace di Bartolo Longo, la sua carità convinta e concreta, la sua bontà disarmante e dirompente… partono dal “sì” di Maria. Bartolo Longo lo sapeva... e per questo aveva sempre sulle labbra il nome di Maria.
4 – Oggi, con la Supplica, noi vogliamo schierarci dalla parte di Maria per poter essere, insieme a Lei, dalla parte di Gesù. Con la Supplica, noi non scarichiamo le nostre responsabilità affidando a Maria la delega di ciò che spetta a noi. No! Non vogliamo far questo. Con la Supplica, noi ci assumiamo le nostre responsabilità: guardando a Maria e imparando da Lei, vogliamo moltiplicare il suo “sì”; vogliamo moltiplicare i suoi passi verso la casa di Elisabetta (che è la casa di chiunque abbia bisogno di noi e della nostra carità); vogliamo moltiplicare la culla di Betlemme accogliendo e rispettando i bambini, che sono tutti preziosi tabernacoli di Dio in mezzo a noi: in questa società impura ed egoista i bambini sono a rischio, a rischio anche nel cassonetto, ma noi vogliamo essere serenamente e decisamente alternativi a questa società dell’egoismo. Con la Supplica vogliamo moltiplicare il gesto premuroso di Maria alle nozze di Cana: vogliamo, cioè, salvare la famiglia, vogliamo difendere la famiglia, vogliamo invitare Cristo alle nostre nozze, affinché non manchi mai nelle nostre case il vino della felicità e della fedeltà. Con la Supplica vogliamo impegnarci ad essere accanto ad ogni “crocifisso” per dare speranza al dolore umano, riempiendolo di Dio attraverso la nostra carità e la nostra bontà disinteressata: oggi molti “crocifissi” sono soli a causa della generale indifferenza creata dalla corsa folle verso il divertimento, diventato stoltamente scopo della vita di tanta gente e di tanti giovani che non troveranno lì la felicità, che non abita lì. Vergine Benedetta, che hai trasformato la valle di Pompei in un Santuario di fede viva e di carità operosa, trasforma anche i nostri cuori, affinché, in comunione con il Papa Benedetto XVI formiamo oggi una catena di amore che vince l’odio, argina la violenza e spegne l’egoismo e l’ingiustizia ancora tanto presenti nel  mondo. Amen! Che sia così! Che sia così per la misericordia di Dio e per l’intercessione di Maria e per il nostro quotidiano impegno. Fratelli e sorelle, vi auguro che questa preghiera appena tornati a casa diventi subito carità.


"Ottobre 2006" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale José Saraiva Martins - Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi
La Supplica alla Vergine di Pompei un’intensa esperienza di spiritualità alla scuola di Maria
Un straordinario evento di fede e di carità ha illuminato, a Pompei, il cammino del mese di ottobre che, anche quest’anno, ha fatto registrare la presenza di centinaia di migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte d’Italia e dal mondo intero.
La Supplica alla Vergine del Rosario e l’inaugurazione ufficiale della Comunità Incontro di don Pierino Gelmini, in programma per il 1° ottobre, sono stati i momenti salienti di un giorno intenso di emozioni impreziosito dall’amore e dall’affetto materno della Vergine del Rosario che, dal suo
trono di Pompei, ha invitato i presenti e tutti quelli che erano in collegamento con il Santuario mariano, grazie alle emittenti televisive “Napoli Canale 21”, “Tele Umbria” e “Tele Radio San Pietro”, ad ascoltare e ad accogliere con generosità le parole del suo figlio Gesù e a condividere gli affanni e i bisogni degli ultimi e degli emarginati.
Nel clima religioso e orante che ha accompagnato i giorni di preparazione, in modo particolare l’antivigilia e la vigilia, Pompei si è trasformata in un grande cenacolo all’aperto, dove la Vergine Maria, dall’alto del suo magistero di vita, di spiritualità e di santità, ha fatto sperimentare a tutti la vera intimità con Dio.
«Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo».
È stata questa l’incessante invocazione che ha alimentato la preghiera dei pellegrini, continuamente sollecitati alla conoscenza di Gesù, a conformarsi a Lui, a supplicarlo e ad annunciarlo.
Pompei è scuola dove si impara a pregare il Signore con confidenza di figli e a contemplare, con lo sguardo e con il cuore di Maria, il volto di Cristo, attraverso la meditazione dei misteri del Rosario.
Con questi sentimenti nel cuore, la Supplica alla Vergine del Rosario è stata per tutti vera esperienza di fede e di comunione ecclesiale, grazie alla quale, ancora una volta, il popolo cristiano ha sperimentato quanto la fanciulla di Nazareth aveva profeticamente annunciato nel cantico proferito nell’intimità della casa della cugina Elisabetta ad Ain Karim: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata” (Lc 1, 48).
La Carità, solo e sempre la Carità!
La solenne Celebrazione Eucaristica e la recita della “Supplica” sono state presiedute dal Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Nato in Portogallo 74 anni fa, religioso claretiano, il Cardinale Saraiva Martins è stato ordinato sacerdote nel 1957.
Laureato in Teologia all’Università San Tommaso d’Aquino e, in seguito, anche in Filosofia a Chieti, ha insegnato in diversi atenei pontifici. Consacrato Vescovo nel 1988, fu chiamato da Giovanni Paolo II, nel 1998, a guidare la Congregazione delle Cause dei Santi.
In questi anni ha portato a termine le cause di numerosi santi e beati, tra i quali Edith Stein, Faustina Kowalska, Padre Pio e altri. Creato cardinale nel 2001 è membro di vari dicasteri pontifici. All’inizio della celebrazione, Mons. Carlo Liberati, Vescovo-Prelato e Delegato Pontificio per il Santuario mariano, ha salutato calorosamente il porporato, con il quale aveva avuto, per circa tre anni, un rapporto di intima collaborazione alla Congregazione delle Cause dei Santi; l’Esarca Mons. Pietro Gelmini, più noto come don Pierino, fondatore della Comunità Incontro; e tutte le autorità ecclesiali, civili e militari presenti.
Un saluto particolare è stato rivolto alle centinaia di ucraini, provenienti da tutta la Campania, pastoralmente curati da don Andryi Zhibursky e don Petro Kozak, che hanno partecipato alla recita solenne della Supplica, il cui testo è stato tradotto, per l’occasione, in lingua ucraina. Nell’omelia, il Cardinale ha sottolineato gli aspetti essenziali del carisma pompeiano, che ha nel Fondatore della città mariana « ... un esempio mirabile e sempre attuale di vita cristiana. Bartolo Longo, con la corona tra le mani, rimane così il testimone e il profeta dell’infanzia abbandonata e oltraggiata nella sua dignità.
Da Bartolo Longo ad oggi, il Santuario e le opere hanno conosciuto una notevole estensione, ma sempre nel solco di quella carità che aveva infuocato il giovane avvocato, agli inizi della sua conversione. La Carità, solo e sempre la Carità! Per questo, Pompei e la comunità ecclesiale, sono
meglio conosciute come Città e Chiesa della carità. La città di Pompei si identifica con il Santuario, e il respiro religioso del santuario profuma di carità. La carità, dunque, insieme alla pace vista come promozione umana e solidarietà internazionale».
Il progetto Rosario
L’impegno d’amore che ha infiammato la vita del beato Longo e quella di quanti si sono succeduti nel governo del Santuario di Pompei è scaturito, come l’acqua alla sorgente, dalla dimensione mariana e rosariale.
Una lettura del carisma pompeiano che ha avuto il suo sigillo nell’autorevole magistero di Giovanni Paolo II che, nel suo secondo pellegrinaggio al Santuario mariano, definì Pompei “centro della spiritualità del Rosario”.
 «... le sue fondamenta - ha continuato il Cardinale Saraiva Martins - si immergono proprio nei grani del santo Rosario.
Sulla scia della “Rosarium Virginis Mariae” e dell’Anno del Rosario, la Chiesa di Pompei ha avuto modo di riscoprire la propria identità rosariale e di sviluppare un vero e proprio “Progetto Rosario”, per coglierne la portata cristologica e la profondità contemplativa, memorizzata negli eventi salienti della storia della salvezza. Il Rosario diventa, così, un itinerario di spiritualità e santità.
È bene ricordare come intorno al Santuario e alla sua spiritualità sia sorta una vera e propria Scuola di contenuto rosariale, così “l’Unione Famiglie del Rosario” e l’analoga “Unione Giovani del Rosario”, fino alla testimonianza della facciata del Santuario dedicata alla pace universale e il “Buongiorno a Maria”, che accompagna nei mesi di maggio e ottobre, puntualmente, alle 6.30, coloro che iniziano la giornata di lavoro.
È l’abbraccio misericordioso di Maria che pone tutti i suoi figli sotto la tutela del suo manto materno!».
Rifabeita e Fatima come Pompei
Il Cardinale ha, quindi, ricordato l’ analogia dell’esperienza pompeiana con le grandi tradizioni mariane del suo paese d’origine.
Lo stesso impegno rosariale si sviluppò, infatti, contemporaneamente all’opera di Bartolo Longo in Italia, a Rifabeita, un piccolo villaggio portoghese, abitato da poveri e contadini, e, per molti aspetti, simile alla Pompei della seconda metà del secolo XIX, per merito della beata Madre Rita Lopes de Almeida, una semplice donna del popolo vissuta tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Anche qui si cominciò dai semplici e dai bambini.
Pochi anni dopo, sempre in Portogallo, precisamente a Fatima, nel 1917, la Vergine Maria apparve ai tre pastorelli Lucia, Francesco e Giacinta trasformandoli in apostoli del Rosario, a conferma e a continuazione del grande insegnamento del pontefice Leone XIII: «A Fatima come a Pompei sono i bambini gli autentici protagonisti della pietà della devozione e della profezia legate alla corona del santo Rosario; per questo è importante iniziare i nostri fanciulli a questa pia pratica che, nella meditazione dei misteri della salvezza, forma nei loro animi altissimi sentimenti di pace e solidarietà».
Regina della Pace, prega per noi
E proprio alla pacifica e solidale convivenza tra gli uomini e alla fedeltà alle radici cristiane del vecchio continente europeo è stata rivolta l’attenzione del porporato, a conclusione della sua omelia: «Prendiamo la corona del santo Rosario, formiamo una lunga catena di solidarietà e di preghiera.
Così ci sosterremo gli uni con gli altri in questa “valle di lacrime”, illuminata dalla presenza di Maria.
Madonna di Pompei, Regina della pace, prega per tutti noi, per questa cara Italia, per l’Europa, affinché rimanga fedele alle sue radici cristiane, per la Chiesa e per il mondo».
In segno di condivisione e di approvazione, dall’assemblea si è levato spontaneo un applauso prolungato, la cui eco ha accompagnato l’intera celebrazione, in un clima di profondo e adorante raccoglimento, durante la preghiera eucaristica e la consumazione del banchetto.
Alle 12.00 in punto - l’ora del mondo, come amava definirla Bartolo Longo - il Cardinale Saraiva Martins ha iniziato la recita solenne della Supplica alla Madonna di Pompei.
Dal sagrato del Santuario e dalla piazza che occupa tutta l’area antistante il tempio mariano, dall’interno della Basilica e dalle Cappelle, interamente gremite di fedeli e di pellegrini, una sola voce si è levata verso il cielo: «O Augusta Regina delle Vittorie... Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono... Misericordia per tutti, o Madre di misericordia... O Rosario benedetto di Maria..., noi non ti lasceremo mai più...».

Regina del Santo Rosario di Pompei ottienici:

* di riconoscere sempre prontamente la voce di Dio, e di fare sempre la sua volontà;
* di sentire la tua ansia apostolica, per portare Cristo ai nostri fratelli e metterci a loro servizio nell’amore;
* di essere casa accogliente, dove il tuo Figlio divino, nato in noi col Battesimo, possa abitare sempre col Padre e lo Spirito Santo;
* di essere vero tempio dello Spirito Santo, consacrando la nostra vita all’amore di Dio e dei fratelli;
* di seguire in tutto gli insegnamenti del tuo Figlio divino, testimoniando il Vangelo con le parole e con le opere;
* che, contemplando Gesù battezzato nelle acque del Giordano, ascoltiamo la voce del Padre che lo proclama Figlio prediletto, e prendiamo viva coscienza del nostro Battesimo, che ci ha reso figli di Dio, unendoci a Gesù nello Spirito Santo;
* di ascoltare sempre la voce di Gesù, perché egli trasformi la nostra vita nella sua, come alle nozze di Cana cambiò l’acqua in vino mostrando la sua gloria;
* di accogliere con prontezza l’annuncio del Vangelo perché la nostra vita si converta pienamente a Gesù in un vero cammino di santità;
* di vivere con lo sguardo sempre rivolto a Cristo, per gustare già su questa terra la bellezza del suo volto, in attesa di poterlo contemplare per sempre nella gloria;
*di apprezzare sempre più il dono dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana, nutrendoci del corpo e del sangue di Cristo per divenire con lui una cosa sola.

Dolcissima Madre di Dio, ottienici:

* di affrontare le angosce della vita abbandonandoci alla volontà di Dio e sentendoci consolati dalla sua tenerezza paterna;
* di non essere mai causa di sofferenza per i nostri fratelli e di prenderci cura di quanti sono provati dall’ingiustizia e dal dolore;
* che, contemplando Gesù coronato di spine,  sentiamo grande dolore per i nostri peccati e crediamo al suo vangelo come fonte e misura di vera umanità;
* che portiamo con fortezza le croci della vita,  sentendoci accompagnati da te e sostenendo i nostri fratelli;
* che, contemplando la morte di Gesù, sentiamo in noi i frutti della sua redenzione e la testimoniamo con la santità ai nostri fratelli;
* di credere fortemente alla risurrezione di Cristo e di risorgere ogni giorno con Lui a vita nuova;
* di camminare con giustizia e santità per le strade del mondo, tenendo fisso lo sguardo alla patria del cielo;
* di essere sempre docili all’azione dello Spirito Santo, perché egli compia in noi, nella Chiesa e nel mondo i prodigi di una rinnovata Pentecoste;
* che, contemplando il tuo volto, più bello del sole, ci sentiamo rapiti dalla bellezza di Dio e ci impegniamo a costruire il mondo secondo il suo cuore;
* di camminare con perseveranza nella via del bene, per godere in eterno con te della gioia della Trinità, nella gloria degli angeli e dei santi.


"Maggio 2007" L'Ora del Mondo
Presiede Sua Eminenza Card. Crescenzio Sepe
L’Ora della Speranza

Decine di migliaia di fedeli hanno partecipato alla solenne recita della Supplica alla vergine del Rosario di Pompei, presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli.
Maggio a Pompei è davvero un mese speciale dove si rincorrono tutta una serie di iniziative e di avvenimenti che hanno un’unica finalità: lodare, magnificare ed esaltare la presenza della Regina del Rosario, "la più tenera fra le madri" (Bartolo Longo), nella vita della Chiesa.
Il maggio pompeiano
Il "buongiorno a Maria", vero itinerario di catechesi mariana che si snoda per tutto il mese di primo mattino e che vede la partecipazione di tanti; il "Meeting dei Giovani", appuntamento annuale per migliaia di giovani; la manifestazione per la pace, organizzata dalle nostre scuole con la partecipazione di numerose altre scuole del comprensorio; il Rosario quotidiano, animato dagli innumerevoli pellegrinaggi che si susseguono in questo mese, tutto concorre a creare quel clima festoso e di preghiera che anima il maggio pompeiano. I pellegrinaggi, in particolar modo, vera immagine di chiesa in cammino nel tempo, sono l’anima di questo mese. È un susseguirsi di persone che in gruppo – e sono la maggior parte – o singolarmente, approdano al Trono della Vergine come ad un porto sicuro. E sono davvero tanti. Menzioniamo i più numerosi: da Sant’Antonio Abate, dalla diocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia, dalla Diocesi di Nocera-Sarno, da Nola, dalla Diocesi di Acerra, da Napoli, organizzato dall’Azione Cattolica e che vede la partecipazione di circa ventimila persone che percorrono a piedi tutta la fascia costiera. Su tutti emerge quello di Pignataro Maggiore, cittadina in provincia di Caserta, che da sessant’anni tiene fede ad un voto percorrendo circa cento chilometri fino a Pompei: è un vero fiume di persone, giovani, adulti, bambini, che entrano in ginocchio in Santuario invocando la protezione della Vergine. Uno spettacolo commovente!
A tutti i pellegrini è riservata un’accoglienza particolare: il Vescovo, con i sacerdoti del Santuario, danno il benvenuto, con affettuosa premura, ringraziandoli della loro fedeltà e testimonianza di fede.
La Supplica
Su tutti questi avvenimenti, però, è la recita della Supplica, preceduta dalla solenne veglia di preghiera della vigilia: un susseguirsi di preghiere, canti, invocazioni, richieste di perdono, adorazione dell’Eucarestia ha accompagnato il sostare di tutti davanti all’Icona della Madonna. La Supplica, vero cuore del percorso mariano di questo mese e festa dell’incontro, con la Madre di Dio, di migliaia di fedeli presenti a Pompei e di tanti altri collegati attraverso le trasmissioni televisive e radiofoniche. È proprio "l’ora del mondo" come la definiva il Beato Bartolo Longo: ora di incontro di cuori che si sono uniti nell’invocazione di Colei che il fondatore di Pompei, con un’immagine teologicamente ardita, aveva definito "l’onnipotente per grazia". Quest’anno per la celebrazione eucaristica e la recita della Supplica è stato invitato il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli e Presidente della Conferenza Episcopale Campana, che ha guidato, con voce pacata e nell’ora stabilita, tutti i pellegrini nella preghiera supplice alla regina delle Vittorie.
Nel caloroso ed affettuoso indirizzo di saluto rivolto al Cardinale Sepe, il Vescovo Carlo Liberati, Delegato Pontificio per il Santuario, ha sottolineato la continuità di percorso che affratella tutti nell’unica invocazione a Maria, sin dal lontano ottobre 1883, quando fu recitata la Supplica per la prima volta. Una coralità, ha affermato, che percorre tutte le latitudini della recita della preghiera più famosa scritta da un laico.
Il Vescovo, poi, in un ulteriore passaggio, ha ricordato lo speciale legame che unisce Pompei alla Santa Sede e in particolare al Papa. Ha ricordato che anche in Vaticano, da quando Benedetto XV l’8 maggio del 1915 la recitò per la prima volta con tutta la curia romana, viene ancora oggi mantenuta tale consuetudine. In forza di questo particolare legame e dell’invito di pregare per il Papa, rivolto da Giovanni Paolo II durante l’ultima visita a Pompei, il Vescovo ha invitato i presenti ad affidare a Maria il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI nell’America Latina, continente ricco di forte presenza di italiani legati al Santuario di Pompei.
Pompei: città dove si impara a sperare
Il Cardinale Sepe, campano d’origine, nella sua vibrante omelia ha raccontato, come fin dall’infanzia, la Vergine del Rosario ha guidato la sua famiglia e il suo personale percorso vocazionale. Ha parlato di una vera e propria "dimestichezza" con la Vergine che ha accompagnato, come stella luminosa, le vicende di tutto il suo parentado. Ha espresso il suo ringraziamento al Vescovo, al clero, ai religiosi e alle religiose, per quanto essi fanno per questa Chiesa e ha ricordato, commosso, la bella figura di Mons. Francesco Saverio Toppi, già Arcivescovo di Pompei, recentemente scomparso. Allargando successivamente il discorso della familiarità con Maria, il Presule ha così proseguito: "La Madonna del Rosario è la più familiare, la più intima delle presenze, e, in particolare qui a Pompei, nella città a Lei dedicata, conosce ognuna delle vostre case più di voi stessi".
Approfondendo, poi, il rapporto di Maria con la Chiesa nascente, particolarmente felice è stata l’immagine che Egli ha usato nel definire Pompei "luogo privilegiato per scorgere più chiaramente un tale cammino (di Chiesa), poiché, maestra nella fede, Maria ha fatto di questa terra benedetta una scuola nella quale si impara ed essere dalla parte di Dio".
Ha, quindi, proseguito nell’indicare la stessa città nuova, fondata dal Beato Bartolo Longo, quale "grande opera mariana, la pietra d’angolo di ogni altra realizzazione resa possibile dalla carità e dalla solidarietà sociale". Prendendo spunto, poi, dalla bella definizione di Pompei data dal Servo di Dio Giovanni Paolo II, quale "cuore mariano della Regione Campania" il Cardinale ha così continuato; "Il cuore mariano ci aiuta, infatti, a scorgere più a fondo le necessità del momento. E ci rendiamo, così, conto che occorre mettere in campo oggi, come unica via di scampo, proprio il paradosso cristiano, ossia lo scandalo delle cose nuove per fronteggiare le molte insidie che accerchiano, in particolare le nostre terre. Se l’oltraggio della violenza è sempre più sfrontato, se la sopraffazione, il malaffare tentano con ogni mezzo di rubare il futuro ai nostri giovani, noi tutti siamo chiamati a reagire. Siamo chiamati, perciò, a dare scandalo perché non malediremo, e andremo invece ad aprire, senza mai stancarci, i cantieri dove sarà possibile spuntare le armi dell’odio, della rivalsa, di una vita basata sull’inciviltà del male. Andremo a ripercorrere, sulla scia di Maria, la strada che a Pompei ha segnato il fondatore, il Beato Bartolo Longo, uomo di preghiera ma proprio in quanto tale uomo di azione. Ogni pietra della "Nuova Pompei" continua a parlare oggi di questo grande apostolo della carità sociale, ma davanti ai nostri occhi sono ancora più trasparenti i segni disseminati dai grani del Rosario, consumati tra le dita e nel cuore da schiere di fedeli che, qui nella terra di Maria, e in ogni parte del mondo hanno dato vita alla più grande di tutte le Opere di Pompei, la preghiera".
Il profondo legame tra preghiere e carità operosa del Beato Bartolo Longo ha connotato questa Città di una vocazione unica ove la speranza ha avuto il sopravvento su ciò che sembra irrealizzabile: il recupero di tanti giovani cui è stata offerta la prospettiva di una vita affrancata dall’insidie del male e dell’abbruttimento.
Questa vocazione Pompei si sforza, oggi, di rilanciare attraverso la riqualificazione delle sue
strutture ed agenzie educative con rinnovata apertura delle nuove esigenze ed innovando lo stile dell’accoglienza verso le nuove povertà.
Il Centro per il bambino e la famiglia, le moderne iniziative degli Istituti di accoglienza, la Comunità Incontro di Don Gelmini per il recupero dei tossicodipendenti sono il segno di questa mutata vitalità che accompagna la Chiesa pompeiana.
Il recupero di questa vocazione fondamentale darà alla Pompei di oggi, la forza di combattere le nuove emergenze di una società che sembra soccombere alla logica del malaffare e della violenza: "la nuova Pompei – ha detto ancora il Cardinale – dimostra che il bene non rimane a guardare. In nessun altro luogo più che da questa terra è possibile toccare con mano come la fede rende nuova e trasforma ogni cosa".
È stato un vero e proprio messaggio di speranza lanciato del Cardinale nell’accorata omelia, rafforzato della sua impegnativa esperienza nell’Archidiocesi di Napoli e del suo ruolo di guida dell’Episcopato Campano. L’applauso cordiale della folla ha espresso la sintonia tra il messaggio proposto e le attese della folla presente.
Alla recita della Supplica hanno partecipato anche numerose autorità civili e militari, le comunità parrocchiali della città, insieme ai propri parroci, e numerosi sacerdoti alla guida di pellegrini provenienti da più parti.
L’Omelia pronunciata dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, in occasione della Supplica di Maggio 2007
Cari fratelli e sorelle,
è con gioia tutta particolare che sono tra voi, oggi, per la celebrazione dell’Eucarestia e la recita della Supplica di maggio alla Beata Vergine del Rosario. La devozione alla Madonna di Pompei ha accompagnato i primi passi della mia vocazione sacerdotale. Fin dagli anni dell’infanzia, conservo il dolce ricordo di una presenza familiare, di un segno di unione per tutta la nostra famiglia, della quale la Vergine del Rosario finiva per essere il focolare sempre acceso di una fede semplice e profonda allo stesso tempo. Saluto, insieme con tutti voi, pellegrini provenienti da tante regioni, l’Arcivescovo Prelato, Mons. Carlo Liberati, Delegato Pontificio, il clero, i religiosi, le religiose, i rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, le autorità militari e civili. Lo possiamo: la madonna del Rosario è la più familiare, la più intima delle presenze, e, in particolare qui a Pompei, nella città a Lei dedicata, conosce ognuna delle vostre case più di voi stessi. Sì: è Maria che guida il nostri primo apprendimento come autentica maestra nel condurci sulla strada di Dio. Maria è innanzitutto una maestra presente. Una testimone. Lei è dove la storia del Figlio si compie. In un certo senso è Lei la strada del Figlio. Anche la Chiesa nascente, subito dopo la risurrezione del Figlio, vede la luce nel suo nome e, come abbiamo ascoltato dalla prima Lettura, troviamo Maria riunita in preghiera con gli apostoli nel Cenacolo. A distanza di due millenni, eredi di quella prima comunità di credenti, anche noi avvertiamo più che mai che Maria continua a guidare la sua Chiesa e i nostri passi, prendendoci per mano sulla strada che conduce al Signore.
Pompei è un luogo privilegiato per scorgere più chiaramente un tale cammino, poiché, maestra nella fede, Maria ha fatto di questa terra benedetta una "scuola" nella quale si impara ad essere dalla parte di Dio. La "nuova Pompei" è essa stessa una grande opera mariana, la pietra d’angolo di ogni
altra realizzazione resa possibile dalla carità e dalla solidarietà sociale. Quest’antica Valle è, oggi, possiamo dire, lo sguardo rinnovato di Maria che ci aiuta a sfogliare le pagine del Vangelo e a viverlo nell’unica dimensione possibile, che è quella dell’amore.
Quali sono i fondamenti dell’amore è San paolo, nella seconda Lettura, a indicarli, come punti fermi, nell’appassionata esortazione ai Romani. Al di sopra di tutto, la carità, una carità che non abbia finzione. Quindi il monito di fuggire il male con orrore, di attaccarsi al bene, di gareggiare nello stimarsi a vicenda. Si avverte, nella lettera dell’Apostolo delle genti, l’eco del Discorso della montagna, e si fa straordinariamente vivo – quasi si materializza – accanto a questo santuario, definito dal Servo di Dio Giovanni Paolo II "il cuore mariano della Regione", il paradosso delle Beatitudini. Il cuore mariano ci aiuta, infatti, a scorgere più a fondo le necessità del momento. Andremo a ripercorrere, sulla scia di Maria, la strada che a Pompei ha segnato il fondatore, il Beato Bartolo Longo, uomo di preghiera, ma proprio in quanto tale, uomo di azione. Ogni pietra della "nuova Pompei" continua a parlare oggi in questo grande apostolo della carità sociale, ma davanti ai nostri occhi sono ancora più trasparenti e segni disseminati dai grani del Rosario, consumati tra le dita e nel cuore da schiere di fedeli che qui, nella terra di Maria e in ogni parte del mondo, hanno dato vita alla più grande di tutte le Opere di Pompei: la preghiera. Senza le fondamenta di una spiritualità soda e robusta. Con al centro il Rosario, Pompei continuerebbe ad essere ricordata nel mondo unicamente per le testimonianze del suo passato e non per quella storia di spiritualità, che ha ravvivato in modo nuovo i fasti del suo nome, diventato sinonimo di una fede matura e operosa. È in questa seconda Pompei, che Bartolo Longo ha saputo dispiegare il genio della devozione mariana e coniugarla nel segno di un vasto riscatto sociale per gli ultimi della fila del suo tempo. Ha cominciato dai fanciulli, ossia dai più indifesi, come a costruire le basi del futuro. Gli orfani e i figli dei carcerati costituivano quelle che oggi chiameremmo le categorie più a rischio di quei tempi non solo difficili ma drammatici sotto ogni aspetto.
Il giovane avvocato di Latiano non si trovò a fronteggiare una comunità disgregata, semplicemente non esisteva nessun tipo di aggregazione e i luoghi in cui operava si rendevano presenti solo per gli occhi di crimini orrendi. Tuttavia la Valle era infestata dal brigantaggio e le condizioni di vita degli abitanti rasentavano la soglia della sopravvivenza. Quel cantiere di preghiere e di speranza, con tutte le sue cose mirabili, è oggi, la fiorente città della fede, circondata dalle tante opere di solidarietà sociale.
I mali di un tempo hanno segnato il passo sovrastati dalla forza inarrestabile di una carità sempre all’opera, alimentata negli anni dallo zelo dei suoi Pastori, e in grado di assecondare i passi di un riscatto non solo morale, ma sociale. E tra questi Pastori vorrei ricordare Mons. Toppi che, poco più di un mese fa, si è ricongiunto al Signore della vita. Ponendo mano e cuore nella fondazione della Nuova Pompei, Bartolo Longo, per il quale c’è speranza che si avvicini il giorno della canonizzazione, ha lasciato – com’è inevitabile nella vita dei santi – l’eredità di segni profetici. La concordia tra i popoli era una delle sue aspirazioni più vive, e la facciata del santuario è dedicata proprio alla pace.
Tutti i tratti della "città mariana" testimoniano come la speranza ha saputo farsi largo tra le mille insidie e superare ogni sorta di diffidenze.
Altre sfide e altri traguardi si pongono ora davanti a una comunità chiamata a vivere con pienezza il proprio tempo. Gli antichi mali hanno lasciato, anch’essi, il passo alle nuove emergenze di una società che, continuando a combattere contro forme di violenza e malaffare, vede sottratte preziose energie in positivo per assicurare lavoro e migliori condizioni di vita ai suoi figli. Sappiamo
bene che anche qui la vita dei giovani è ipotecata da troppe incertezze, che, spesso, lasciano la strada aperta ai velenosi richiami della malavita organizzata.
Ma se il male riesce a cambiare l’abito, la realtà di Pompei dimostra anche che il bene non rimane a guardare. In nessun altro luogo più che da questa terra è possibile toccare con mano come la fede rende nuova e trasforma ogni cosa.
Una fede umile, che si specchia nel "Sì" senza riserve di Maria, Colei che per prima indica la strada verso Cristo, anche quando la nostra lode e la nostra ammirazione si rivolgono direttamente a Lei. Alla cugina Elisabetta che, al semplice ascolto della sua voce, sente il bambino esultare nel grembo, Maria risponde facendosi umile piedistallo della gloria del Signore: "L’anima mia magnifica il Signore…". Nello stupendo canto di lode del Magnificat, la Nuova Pompei, e tutti noi, siamo chiamati a trovare il paradigma di una fede matura e creativa.
Lo sguardo in avanti è una condizione costituita della città mariana e i segni di speranza non mancano, a cominciare da ognuno di voi, dal popolo del Rosario che confida nella forza della preghiera.
È, infatti, più che mai il Rosario, la semplice eppure impegnativa preghiera mariana, la carta costitutiva della spiritualità di Pompei, il segno distintivo della missione evangelizzatrice che il servo di Dio, Giovanni Paolo II, con la Rosarium Virginis Mariae, ha affidato alla Pompei del nuovo millennio. Il Rosario che abbiamo visto nelle mani di Benedetto XVI, e che sta nelle mani di tanti fedeli sparsi in ogni parte del mondo.
Cari fratelli e sorelle, innalziamo il nostro sguardo a Maria e, come a S. Domenico e S. Caterina, inginocchiamoci davanti a Lei, tenendo nelle nostre mani la dolce catena che, tramite Lei, ci unisce a Dio. Amen!


"Ottobre 2007" L'Ora del Mondo

Presiede; Sua Ecc.za Mons. Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria della Santa Sede.
"In questa prima domenica di ottobre celebriamo, seguendo una lunga e bella tradizione, la festa liturgica della Beata Maria Vergine del Rosario" Così ha esordito, nell’omelia, Sua Eccellenza Mons. Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
Una tradizione che si rinnova che si rinnova ogni anno con una partecipazione massiccia che stupisce sempre di più. Nonostante la bufera che si è abbattuta, la sera della vigilia, su tutto il territorio campano e che ha fatto temere il peggio, la Basilica e la piazza si sono presentate gremite all’inverosimile.
Il tiepido sole apparso nella tarda mattinata, ha permesso, ai tantissimi pellegrini convenuti di partecipare senza affanno alla solenne concelebrazione, presieduta da Mons. Fernando Filoni, Pugliese di origine, come il fondatore di Pompei, Mons. Filoni è nato il 15 aprile 1946 a Manduria,
diocesi di Oria (BR). È stato ordinato sacerdote il 3 luglio 1970 ed incardinato nella diocesi di Nardò.
Laureato in Filosofia e in Diritto Canonico è entrato nel Servizio diplomatico della Santa sede il 3 aprile 1081, prestando successivamente la propria opera presso le Rappresentanze Pontificie in Sri Lanka, Iran, Brasile, Filippine e presso la segreteria di Stato.
Il 17 gennaio 2001 è stato eletto alla sede titolare di Volturno, con dignità di Arcivescovo e nominato Nunzio Apostolico in Giordania e in Iraq. Ha ricevuto l’ordinanza episcopale dal Santo Padre Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana il 19 marzo 2001. Il 25 febbraio 2006 è stato nominato Nunzio Apostolico nelle Filippine. Dal 9 giugno 2007 è Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato.
È toccato a lui, invitato dall’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Mons. Carlo Liberati, presiedere l’appuntamento do ottobre con Maria, per la recita della Supplica, la preghiera scritta da Bartolo Longo nel 1883 e recitata in contemporanea in varie parti del mondo.
Il saluto di Mons. Liberati
All’inizio della Messa, il Pastore di Pompei ha indirizzato all’illustre ospite parole di accoglienza e di benvenuto, ringraziandolo per aver accolto il suo invito. Il Prelato nel ricordare la vocazione propria della Chiesa pompeiana e il suo glorioso passato, ha fatto riferimento soprattutto al grave problema dell’infanzia e dell’adolescenza, realtà spesso non protette da un’adeguata legislazione.
"Non esistono – ha affermato – politiche idonee a promuovere l’educazione della gioventù, della famiglia, della vita". Nell’elencare, poi, l’impegno attuale del Santuario verso queste realtà di disagio, ha così proseguito: "Non ci siamo fermati a piangere sulla tristezza dei tempi.
Abbiamo istituito il Centro Polifunzionale Diurno, presso l’Istituto "Bartolo Longo", diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, il Centro Polifunzionale "Crescere Insieme", la comunità di tipo familiare "Giardino del Sorriso", il Centro di ascolto "Myriam", il "Centro di aiuto alla Vita", la "Casa Emanuel" per gestanti, madri e bambini, gestiti dalle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario, e la "Comunità Incontro" di Don Pierino Gelmini per il recupero dei tossicodipendenti. (…) Fedeli al carisma del nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, vogliamo che il Santuario e questa città diventino sempre più un segno alzato su tutte le nazioni e, con la grazia del Signore Gesù e l’intercessione della Vergine santissima del Rosario, consolidare a Pompei la nuova civiltà dell’amore".
Il Celebrante, Mons. Fernando Filoni, nell’esprimere il suo grazie all’Arcivescovo Prelato per l’indirizzo rivoltogli, così si è espresso: "… Sono perciò molto lieto di trovarmi oggi qui insieme con tutti voi per celebrare la Festa della Madonna del Rosario. Ringrazio il Prelato, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Carlo Liberati per l’invito che mi ha rivolto e per le cortesi parole che ha voluto indirizzarmi all’inizio di questa Celebrazione. Insieme con lui, saluto il Vicario Generale della Prelatura, il Rettore del Santuario, le Autorità civili e militari, i Sacerdoti Concelebranti, i Religiosi e le Religiose, il Personale e le Associazioni di Volontariato.
Il Santo Padre Benedetto XVI, che ho informato riguardo a questo mio pellegrinaggio a Pompei, mi ha incaricato di assicurarvi la Sua vicinanza spirituale e di portarvi il Suo saluto e la Sua benedizione. Proprio questo Santuario, fin dalle origini, è testimone dell’affetto e della preghiera per il Papa, e per la Sua missione universale a favore della Chiesa e del mondo. Lo facciamo ogni volta che recitiamo insieme o singolarmente il Santo Rosario, con uno speciale ricordo alla Vergine Santa secondo le intenzioni del Papa".
Maria al centro della famiglia cristiana
Nella bella omelia pronunciata, Mons. Filoni non ha mancato di ricordare a tutti l’antica vocazione di Pompei quale "punto di attrazione di grandi folle di pellegrini e sorgente di speranza "e la preghiera della Supplica" con un’unica voce che rivolge alla Madonna parole di amore e di devozione, di attesa e di richiesta, di riconoscenza e di speranza".
Particolarmente significativa ed attuale l’attenzione che Mons. Filoni ha dedicato alla famiglia, luogo dove si sperimenta l’unità e si impara ad accogliere l’altro.
Prendendo lo spunto da due episodi biblici, quello della presenza di Maria al Cenacolo in attesa della Pentecoste e di Maria ai piedi della Croce, ha così proseguito: "Ciò che stiamo vivendo oggi, in comunione con tutta la Chiesa, ci riporta agli inizi della prima comunità dei discepoli di Gesù.
Dopo l’ascensione di Gesù al cielo, dal monte degli ulivi gli Apostoli ritornarono a Gerusalemme, dove "tutti erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù" (At 1, 14). Anche noi, in questo giorno di gioia e di festa, vogliamo essere nella preghiera un cuor solo ed un’anima sola, insieme con la Madre di Gesù, che è anche la nostra Madre celeste.
L’immagine della primitiva comunità cristiana raccolto attorno a Maria ci riporta al famoso episodio avvenuto sul Calvario, raccontato dal quarto Evangelista. Mentre stava per compiere il supremo sacrificio della Croce, Gesù affida la propria Madre all’apostolo Giovanni, rivelando così il profondo legame, che dal quel momento unisce per sempre la madre al discepolo: "Ecco la tua madre!". Della straordinaria ricchezza di doni e di grazie scaturita dalla nostra redenzione, questo è il primo frutto che viene offerto a Giovanni e, in lui, a tutti i discepoli del Signore. Maria, la madre di Gesù, ci viene rivelata e donata come nostra Madre.
Continua il racconto dell’Evangelista: "E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19, 27). L’apostolo Giovanni prese Maria con sé, l’accolse tra le realtà più preziose, come il regalo più bello e più caro ricevuto da Gesù stesso.
Come il discepolo prediletto, anche noi siamo invitati a sentire la presenza viva di Maria, ad accoglierla nelle nostre case, nelle nostre comunità cristiane, nei luoghi di lavoro e di convivenza sociale. Maria è l’ospite d’onore, alla quale riserviamo il posto più importante, colei che a titolo speciale entra a far parte delle nostre famiglie".
Proprio sulla famiglia che è oggi al centro di tante sollecitazioni e proposte legislative non sempre garantisce della sua unità e stabilità, il Celebrante ha concentrato la sua attenzione riportando ciò che scrisse il Papa Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae.
"Mi piace qui ricordare – ha proseguito Mons. Filoni – che la famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova (RVM) n. 41). Il Rosario è, dunque, la preghiera della famiglia. Come i grani sono uniti l’uno all’altro e formano un’amica ininterrotta catena di molti elementi strettamente connessi e collegati fra di loro, così nelle nostre famiglie i singoli membri sono intimamente uniti l’uno all’altro e formano tutti insieme un’unica ed armonica comunità familiare.
Soprattutto quando ci troviamo ad affrontare difficoltà o situazioni particolarmente impegnative, guardiamo alla Vergine Santa ed invochiamo con fiducia il suo aiuto e la sua materna protezione. Maria è il segno della salvezza annunciato dal profeta Isaia, come abbiamo ascoltato nella Prima
Lettura: "Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele: Dio con noi" (Is 7, 14).
Maria, che con il sui "sì" alla chiamata del Signore ha accolto nel proprio grembo e offerto il salvatore all’intera umanità (cfr Lc 1,38), è testimone di speranza anche per questo nostro mondo attraversato da tante paure ed insicurezze, perché continua ad offrire a tutti noi il suo figlio Gesù, come del resto  viene ben illustrato dalla venerata immagine della Madonna del Rosario; immagine che mi auguro abbia un posto visibile nella vostra casa, come segno che Maria è parte della vostra famiglia e della vostra vita".
Il carisma di Pompei
Al termine dell’omelia Mons. Filoni non ha mancato di far riferimento alla vocazione propria di questa Città e della Campania: "Una terra – ha ricordato – ricca di un antico patrimonio storico e culturale, di grande tradizione, di fede e di civiltà cristiana, di intensa e profonda spiritualità mariana, di amore verso i piccoli e i poveri, di forte impegno nella solidarietà sociale.
Infatti, attorno alla devozione verso la Madonna di Pompei ed alla recita del Rosario sono sorte numerose e valide opere sociali e formative, impegnate soprattutto a favore delle persone più deboli e svantaggiate.
Questo Tempio mariano è, dunque, testimone della presenza continua di Maria in questa terra. La Vergine Santa da sempre accompagna e sostiene il lavoro e la fatica quotidiana dei suoi abitanti ed attira folle di pellegrini, che qui trovano un’oasi di pace e di accoglienza, per riprendere rinfrancati dall’incontro con la Madre di Dio, il proprio cammino con maggiore serenità e fiducia".
Al termine della celebrazione, accompagnata dal Prelato di Pompei, da Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo Metropolita di Benevento, dai parroci della Città e dai numerosi sacerdoti presenti, Mons. Fernando Filoni si è recato sul sagrato a salutare la folla.
Visibilmente sorpreso dalla straripante presenza  di fedeli, nel rispondere al saluto della folla, ha affermato che avrebbe informato il Papa della calorosa e affettuosa accoglienza e su tutti ha invocato la benedizione.
(Autore: Gioacchino Cozzolino)


"Maggio 2008" L'Ora del Mondo
Presiede il Cardinale Tarcisio Bertone - Segretario di Stato di Sua santità Benedetto XVI.
Rosario e Supplica per ripristinare il linguaggio della fede

È una preghiera, ma il sapore è forse quello di una – seppur devota -  provocazione, scandita sul ritmo di una litania che, in modo solenne, l’otto maggio e la prima domenica di ottobre ripristina il linguaggio di una fede che non chiede, ma impetra, invoca, quasi mette da parte le parole e lascia spazio all’effusione dei cuori.
Già al solo evocarla, la Supplica, rimanda a un mondo devozionale ben recintato e quasi protetto, da una serie di espressioni che continuano a sfidare i tempi, proprio come tutto il "popolo del Rosario" per il quale Pompei resta un orizzonte senza tramonto.
La corona del Rosario è il bagaglio che rende più leggeri e solenni i passi dei pellegrini sulla strada spianata, nel secolo scorso, da Bartolo Longo. Lungo questo cammino, anche il tempo segna il passo, come sospeso nello spazio tra due città – l’antica e la nuova Pompei – che si confrontano ma non si fronteggiano, tanto è grande la distanza di secoli che li separa.
Le parole e le invocazioni della Supplica sembrano perciò tanti ponti gettati da una parte e dall’altra dei due mondi nel tentativo di incontrarsi e di ricostruire una storia nuova e condivisa. Parole arcaiche, che altrove hanno forse suoni fuori dal tempo, ma che da Pompei indicano misteriosamente la strada del futuro.
"Il popolo del Rosario" porta con sé un segno distintivo contraddittorio ma, proprio per questo riconoscibilissimo: sembra rivestito di passato ma, in realtà, il suo sguardo è tutto proiettato in
avanti. Poche volte, in passato, questo popolo aveva manifestato se stesso con tanta chiarezza, com’è avvenuto nella Supplica dell’otto maggio, guidata dal Cardinale Bertone.
Attraverso il Segretario di Stato Vaticano, Pompei ha visto avvicinarsi il Papa e l’ha sentito vicino.
E questa emozione non l’ha tenuta nascosta, perché i sentimenti, come la fede, del popolo del Rosario, sono a cielo aperto. Nulla è nascosto: né l’umanità, né la forza di un credere che viene da lontano e conserva il sapore (e il valore) di case trasformate in monumenti alla famiglia. Anche per le strade e nelle piazze – come accanto al Santuario per la celebrazione di maggio – il popolo del Rosario è sempre se stesso: l’emblema di un mondo forgiato dalle parole della Supplica che, proprio per questo, diventano non solo parole ma frammenti di vita vissuta. Si pensa al passato, e a un popolo quasi di retroguardia che non solo pratica, ma ostenta la sua natura popolare e si fa riconoscere attraverso i suoi riti: la preghiera sempre in punta di labbra, la corona del rosario, stemma e simbolo di una devozione che si rivolge per prima a Maria, come la strada più immediata e sicura per arrivare al cuore di Cristo.
La Supplica porta allo scoperto ogni piega di questo popolo. E davanti al rappresentante del Papa, Pompei ha svelato in modo ancora più compiuto la sua anima. Il Cardinale Bertone non ha soltanto aperto la strada: ha guidato un momento di preghiera solenne e del tutto particolare per una comunità impegnata in un difficile passaggio della propria esistenza. Anche le forme di carità che hanno fatto grande la città di Bartolo Longo sono chiamate a confrontarsi con i tempi nuovi e le diverse modalità imposte da una legislazione che non sempre riesce a interpretare al meglio le esigenze dei più svantaggiati.
Non bastano, certo, le norme di legge per venire a capo delle nuove emergenze sociali, terreno di sfide anche per la Chiesa.
Basta allargare lo sguardo a ciò che avviene in molte parti del Paese, a cominciare dalla vicina Napoli.
Il passo tra le pur legittime esigenze di sicurezza e un’indiscriminata e folle caccia all’uomo – e, nel caso degli zingari, la razza – è apparso fin troppo breve. E va aggiunto, in linea più generale, che neppure le misure annunciate dal nuovo governo, sono esenti da inaccettabili pregiudizi. È ben difficile praticare la solidarietà in condizioni, per così dire, normali.
Pompei, anche in questo caso, può rappresentare un modello.
Nel suo saluto iniziale, il Prelato di Pompei, l’Arcivescovo Liberati, ha esposto con calore e franchezza le attese della città mariana, illustrando le molteplici iniziative già in atto.
La recita della Supplica ha fatto vivere a Pompei un’altra grande giornata di fede. E ha riservato, con la presenza del Card. Bertone, un’emozione in più: Benedetto XVI è ormai sulle orme della città di Bartolo Longo.

(Autore: Angelo Scelzo)

*Pompei oasi di speranza e di carità

Il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI, pellegrino a Pompei per la recita della Supplica alla Beata Vergine del Rosario.
Un grande cenacolo all’aperto, fatto di credenti "assidui e concordi nella preghiera", alla presenza dei successori degli apostoli e di Maria, la Madre del Signore, si è presentata così Pompei agli occhi del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI, che giovedì 8 maggio, la presieduto la solenne concelebrazione eucaristica e la recita della Supplica alla Vergine del Rosario. La sua presenza è stata un forte segnale di benevolenza e di consolidamento del legame che unisce il santuario mariano alla Santa Sede. Dopo il servo di Dio, Giovanni Paolo II, pellegrino a Pompei nel 1979 e nel 2003, ben quattro Segretari di stato, prima del Cardinale Bertone, sono stati nella cittadina mariana: Luigi Maglione (1939), Amleto Giovanni Cicognani (1962), Agostino Casaroli (1987 e 1990), Angelo Sodano (1996 e 2002). L’elenco dei rappresentanti della Santa Sede pellegrini a Pompei diventa più nutrito se si aggiungono i Sostituti alla segreteria di Stato, ultimo in ordine di tempo Fernando Filoni, e i Prefetti dei Dicasteri romani.
Molto devoto della Madonna, il Cardinale Bertone era già stato nella città mariana in diverse occasioni e, da Arcivescovo di Genova, nel 2003, ha accolto il Quadro della Vergine di Pompei, durante la Missione Mariana del Rosario nella Parrocchia "Sacra Famiglia e San Giorgio" a Sestri Ponente.

Il mese mariano a Pompei

L’appuntamento con la Supplica si è inserito nel più ampio contesto del mese mariano, straordinaria e preziosa occasione per il Santuario per proporre la ricchezza del suo carisma e delle sue proposte pastorali. I pellegrini, provenienti da ogni parte d’Italia, dell’Europa e del mondo, sono stati invitati a fare esperienza d’intimità con Dio, nell’ascolto della sua parola, nella testimonianza di vita e nella preghiera. Tutti, dai ragazzi ai giovani, dagli adulti agli anziani sono stati sollecitati a maturare percorsi credibili di spiritualità e di santità alla scuola della Vergine.
Il pellegrinaggio – individuale, familiare o comunitario, fatto a piedi o con gli altri mezzi di trasporto – è stato l’Icona simbolica di un cammino di fede che ha fatto di Pompei, durante tutto il mese, un approdo sicuro nella complessità della vicenda umana, un’oasi dove rinfrancarsi per riprendere il viaggio della vita, una sorgente d’acqua zampillante per dissetare la propria sete di verità, di giustizia e di pace.
Occasioni di particolare esperienza comunitaria sono stati, oltre alle celebrazioni ordinarie, il Meeting dei Giovani del 1° maggio (il servizio è nelle pagine precedenti); la "Giornata della Pace dei bambini e dei ragazzi" del 13 maggio; le catechesi del "Buongiorno a Maria", ogni giorno feriale nel mese di maggio, alle ore 6.30; il "Rosario e fiaccolata per la Pace", in programma alle ore 21.00 di ogni sabato, da maggio a ottobre, e, infine la preparazione al convegno nazionale degli sposi cristiani in programma dal 6 all’8 giugno. Giovani, famiglia e pace, temi da sempre cari a Pompei,
pur nella diversità dei tempi e dei linguaggi restano le direttrici privilegiate, insieme, alla "Via Mariae" o "Via Matris", dell’impegno pastorale del Santuario, che ha nel Rosario la via preferenziale e la "magna charta" per il suo servizio di evangelizzazione nel terzo millennio dell’era cristiana, secondo le indicazioni della "Rosarium Virginis Mariae".

La Supplica di Maggio 2008

Oltre ventimila i fedeli che, fin dal giorno 7, sono giunti a Pompei per la Supplica, provenienti da tutta Italia, in particolare dal Centro Sud. Tra essi numerosi quelli che sono giunti a piedi, come i fedeli di Pignataro Maggiore (CE) che, dal 1945, continuano il cammino di fede iniziato dai loro padri per ringraziare la Madonna di Pompei per averli fatti tornare dal Fronte. Ogni anno, il 7 maggio, in più di 400, compiono il loro pellegrinaggio a Pompei, a piedi, percorrendo, alla fine, in ginocchio la navata centrale del tempio mariano per deporre ai piedi della Vergine del Rosario gioie e dolori, delusioni e speranze, necessità e progetti, sicuri che la Madonna non farà mancare loro il suo aiuto.
I devoti rimasti a casa, o costretti altrove, hanno seguito la celebrazione pompeiana in diretta televisiva su Sat2000 (anche in diretta streaming su Internet), Napoli Canale 21, Tele Radio San Pietro e Tele Pace, via satellite, e in diretta radiofonica su Radio San Pietro e Tele Pace, via satellite, e in diretta radiofonica su Radio Mater. Mentre i pellegrini a Pompei hanno seguito il rito anche con l’ausilio di maxi-schermi, in piazza, e di monitor televisivi sistemati in Santuario e nelle cappelle adiacenti. La loro accoglienza è stata affidata a diverse organizzazioni di volontari: Ospitalità di Pompei, Protezione Civile, Croce Rossa, Croce del Sud, Cisom, Associazione Nazionale Carabinieri, Associazione "San Giuseppe Moscati", "Pompei Touris Tutors" e Unitalsi.
Oltre a Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo di Pompei, hanno concelebrato con il Segretario di Stato: Mons. Andrea Mugione, Arcivescovo di Benevento; Mons. Mario Milano, Arcivescovo di Aversa (CE); Mons. Francesco Marino, Vescovo di Avellino e Mons. Francesco Zerrillo, Vescovo Emerito di Lucera-Troia (FG), Mons. Luciano Mainini, Segretario Generale del Segretariato Pellegrinaggi Italiani, Mons. Pasquale Mocerino, Vicario Generale, i Parroci e i presbiteri della prelatura pompeiana e molti sacerdoti provenienti da altre diocesi. Numerose le autorità civili presenti: il Sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio; i senatori campani Teresa Armato e Vincenzo Fasano; il Prefetto di Napoli, Alessandro Pansa; il Consigliere regionale, Pasquale Sommese; il Consigliere provinciale, Giuseppe Tortora; il Procuratore Annunziata, Diego Marmo; il Presidente del Tribunale di Torre Annunziata, Antonio Greco; il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, Stefano Trapani, e il Soprintendente per i Beni Architettonici di Napoli, Stefano Gizzi. Tra le autorità militari: il Generale di Corpo d’Armata Emilio Toscano, Comandante Interregionale Carabinieri Ogaden di Napoli; il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Colonnello Giuseppe Bottilo, e il Capo della Sezione della Polizia Stradale di Napoli, Giovanni Busacca.

Nel segno di un’antica amicizia

All’inizio della celebrazione, commosso, ma fermo nella voce, l’Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, che aveva, peraltro, già consegnato a un manifesto affisso in tutta la città un caloroso benvenuto all’illustre ospite, si è rivolto al Cardinale Bertone con parole affettuose esprimendo i sentimenti di gratitudine della comunità ecclesiale e dei pellegrini presenti: "… al primo collaboratore del Santo Padre Benedetto XVI nel servizio d’amore e nel magistero per tutta la Chiesa di cristo Signore, diciamo un grazie vivissimo per questo privilegio d’essere tra noi nel giorno in cui lodiamo, particolarmente, il Signore e, attraverso Maria SS.ma imploriamo l’amore e, quindi, la giustizia e la pace per tutta l’umanità".
Un saluto segno di un’antica amicizia: "Ma a Lei, Eminenza, figlio e, oggi, custode fedele della vita della Chiesa accanto al Santo Padre Benedetto XVI, in quanto Salesiano, non possiamo tacere un particolare che può solo riempirci di orgoglio.
Lo dico, Eminenza, per chi non lo sa. Tra il 7 e il 10 giugno del 1885 Bartolo Longo va a Torino, s’incontra con quell’incomparabile Santo che fu e che è nel cielo stellato della Chiesa San Giovanni Bosco: educatore nato, organizzatore impareggiabile, scrittore e catechista ispirato e fecondo, un profeta della Chiesa moderna nella Torino dei tanti santi dell’Ottocento. Ricordiamo appena il Cottolengo, il Cafasso, il Murialdo. A Valdocco, nell’Oratorio di Don Bosco, Longo si commuove e così descrive il suo ingresso nel magico cortile e nell’accoglienza che riceve da Don Bosco: "O santo sacerdote di Dio, D. Giovanni Bosco, che in mezzo a un fitto stuolo di fanciulli da te rigenerati alla chiesa, alla Società, alle Arti, ci apparisti Calasanzio redivivo e novello Girolamo Emiliani…" (cfr. P. Del Pezzo, Don Bosco e Don Rua nella storia pompeiana, in "Il Rosario e la Nuova Pompei" 1997 n. I, pp.8 – 10). Bartolo Longo è andato per imparare a educare i giovani diseredati e abbandonati e dimenticati da tutti. L’incontro con Don Bosco lo riconfermerà nei santi propositi e nelle folgoranti e illuminate decisioni. Nel 1887 fonderà in Pompei l’Orfanotrofio femminile, per le bambine e proseguirà, nel 1892, con l’erezione dell’Ospizio per i figli dei carcerati. La "santa e personale amicizia" nata dalla conoscenza e dal legame spirituale con Don Bosco, segnerà tutta la sua vita di educatore. A tal punto che cercherà per un decennio di portare i Salesiani a Pompei, anche con Don Rua e Don Cagliero, immediati successori di Don Bosco". Non fu possibile avere i salesiani nelle opere pompeiane, ma la stagione educativa che di lì a poco sarebbe iniziata, all’ombra del Santuario, nasceva con auspici favorevoli e, soprattutto, con il sostegno di altre famiglie religiose: le Suore Domenicane "Figlie del Santo Rosario", fondate dallo stesso Longo, i Padri Scolopi e, infine, i Fratelli delle Scuole Cristiane, che recentemente hanno celebrato il centenario della loro presenza a Pompei (1907-2007). Un’opera educativa che ha coinvolto positivamente oltre cinquantamila minori e – come ha ricordato, Mons. Liberati – si è sviluppata e rinnovata nel tempo, sempre attenta alle nuove povertà ed emergenze sociali, come abitualmente documentiamo dalle pagine della nostra rivista.

Pompei scuola di Maria

Nell’omelia, il Segretario di Stato ha tracciato alcune linee di lettura del ruolo esercitato dalla città mariana. A Pompei, Maria ci offre un mezzo semplice ma efficace per crescere nella fede: il Rosario. Nella sua casa si apprende "la perenne lezione dell’amore: amore per Dio e amore per il prossimo". Pompei "città nota dappertutto per le due civiltà che evoca, per i due grandi comparti della storia che la contraddistinguono: "l’antica Pompei", che gli scavi hanno restituito come uno straordinario libro aperto sul passato, e la "nuova Pompei" il cui simbolo è certamente questo Santuario. Il Santuario ha anzi preceduto la nascita della moderna città e in un certo modo l’ha modellata in ogni angolo; ha dato a essa forma dopo averle assicurata la sostanza di una fede creativa e vitale, sempre pronta non solo a misurarsi, ma a essere la misura di ogni progresso civile e sociale. La grandezza di Pompei sta in questa sua origine, in questo suo inconfondibile timbro mariano che resta nitido ed incisivo pur di fronte al mutare dei tempi. Proprio per la presenza di questo vivo centro di spiritualità mariana, Pompei è diventata un’oasi di speranza per il Mezzogiorno d’Italia, perennemente segnato da non poche problematiche e sfide. Attorno alla venerata Icona della Madonna del Rosario è venuto a formarsi un unico centro spirituale che da una parte irradia devozione mariana e dall’altra, tramite un complesso di opere sociali, traduce l’amore verso Maria nell’amore per i fratelli, rispondendo ai bisogni della società campana, specialmente alle attese dei più poveri e abbandonati, come i figli dei carcerati".

Pompei un Cenacolo di preghiera

Pompei è anche luogo di preghiera assidua e concorde, vero cenacolo del mondo aperto al dono dello Spirito, come fu la piccola comunità apostolica all’indomani della risurrezione.
Qui, la preghiera è alimentata dalla fiamma della carità ed è tesa alla costruzione di una convivenza pacifica tra gli uomini: "Come abbiamo visto, questo Santuario offre ai pellegrini la possibilità di una preghiera assidua e devota. Tuttavia non bisogna dimenticare che per l’efficacia della preghiera è necessaria la concordia alimentata dalla fiamma viva della carità che converte i cuori e consuma le discordie, piccole o grandi; che apre al dialogo e alla comprensione reciproca; che disarma gli animi da ogni violenza e costruisce ponti di pace fra gli uomini. Una vera cultura della pace non penetra nelle profondità del cuore umano se non attraverso gesti umili e quotidiani di carità, di bontà, di perdono, prima che attraverso gli obiettivi diplomatici e politici. Facciamo in modo che la nostra preghiera assidua e concorde salga al cielo come in una cordata, tenuta salda dalle mani di Maria, Regina della pace e del perdono, che annoda le necessità di ciascuno (necessità di conversione a Dio; necessità fisiche, economiche, morali, ecc.) e porta benefici estensibili a tutti, perché tutti siamo un solo corpo in Cristo; una sola famiglia, un solo popolo cristiano".

La benedizione del Santo Padre

Rivolto ai presenti, il Cardinale Bertone si è fatto, poi, portavoce della vicinanza del Papa Benedetto XVI, del suo saluto, della sua benedizione e della sua richiesta di preghiere per la Chiesa e per il mondo. Il Cardinale ha aggiunto che il Papa desidera essere pellegrino a Pompei non appena sarà possibile, "nel giorno in cui il Signore e la Madonna lo decideranno".
Parlando con alcuni giornalisti, al termine dei sacri riti, il Cardinal Bertone ha detto tra l’altro: "Ripensando ad educatori come Don Bosco e Bartolo Longo, dei quali oggi c’è ancora un grande bisogno, a causa della grave emergenza educativa in cui versa la nostra società, dobbiamo ringraziare Dio perché ci sono ancora persone che sanno parlare ai giovani, che sanno coinvolgerli. Penso ai fondatori dei movimenti ecclesiali, come, per esempio, Chiara Lubich che, con la sua vita e il suo ideale, ha trascinato dietro di sé milioni di persone in tutto il mondo". Il Porporato ha, poi, confidato la bellissima impressione ricevuta in questa sua giornata pompeiana: "Mi ha colpito positivamente il fatto che la gente recitasse la Supplica a memoria. La fede con la quale hanno pregato e la sofferenza che ho visto in tante persone, ma vissuta con dignità. La preghiera non deve arrivare quando tutte le altre risorse sono esaurite, ma insieme fin dall’inizio. La preghiera è importante".
Prima di ripartire alla volta di Roma per rientrare in Vaticano, il Cardinale Bertone ha sostato in preghiera davanti all’Icona della Vergine e al simulacro che custodisce i resti mortali del Beato Bartolo Longo.

(Autore: Pasquale Mocerino)


"Ottobre 2008" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Eccellenza Elio Sgreggia - Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita
Ottobre Pompeiano
Il cammino orante dei fedeli e i numerosissimi pellegrinaggi da ogni regione d’Italia, che hanno gremito costantemente la Basilica mariana, è stata la Supplica alla Vergine del Rosario.
A presiedere la celebrazione eucaristica e la recita solenne della preghiera, il Vescovo Elio
Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la vita.
Quarantamila i fedeli presenti, ma una sola la voce che si è elevata dal sagrato della Basilica mariana, domenica 5 ottobre, durante lo straordinario evento di fede.
La Vergine, "torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio", è stata invocata più volte come maestra di vita, come testimone delle sofferenze dell’umanità, come strada che conduce al Figlio.
Il sole cocente non ha scoraggiato i fedeli presenti in Piazza: giovani, anziani, bambini, diversamente abili, nessuno ha voluto mancare all’appuntamento con la Madre Celeste.
(Autore: Marida D'Amora)


"Maggio 2009" L'Ora del Mondo

Presiede il Cardinale Camillo Ruini - Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma
"Il mondo senza Dio è un mondo senza speranza"
Alla supplica dell'8 maggio, il Card. Camillo Ruini invita i pellegrini a non inseguire le mode illusorie del mondo, dove si può essere padroni di molte cose, ma non del proprio cuore. "Senza Dio - ha detto - si è incapaci di giustizia, di solidarietà e di verità". Anche Papa Benedetto XVI, in viaggio verso la Terra Santa, ha recitato la preghiera scritta dal Beato Bartolo Longo.
Quando a Pompei il popolo della Supplica, guidato dal Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha iniziato la recita solenne della preghiera mariana scritta dal Beato Bartolo Longo, anche il Santo Padre l’ha recitata in aereo, assieme ai suoi più stretti collaboratori, mentre era in viaggio verso la terra Santa.
Una volta in più, gli eventi hanno dimostrato che il Longo aveva ragione, quando parlava della Supplica come dell’ "Ora del mondo".
Il Papa, anche in questa straordinaria circostanza, non ha voluto mancare all’appuntamento – per lui consuetudine – con la vergine del Rosario di Pompei. Una coincidenza che ha messo insieme Pompei e Nazareth!
Le attese, le speranze e le complessità del viaggio pontificio in Medio Oriente sono così entrate a pieno titolo tra le intenzioni di preghiere che si sono elevate al Signore, per intercessione della Vergine del Rosario, dal Santuario mariano.
E la vita degli uomini è entrata prepotentemente nella celebrazione. All’uomo contemporaneo, preso dalle tante nevrosi dell’esperienza quotidiana e dalla continua ricerca di risposte e di soluzioni per una radicale trasformazione della condizione umana.
Il Card. Ruini ha però ricordato che solo Dio può liberare l’uomo dalle sue fragilità. Proprio per questo, il Figlio di Dio, nato da Maria, è venuto nel mondo, per liberarci da ogni limite e debolezza e vincere con lui il peccato e la morte.
Tutto avviene – ha detto il porporato all’omelia – con la risurrezione di Cristo che "come ci ha insegnato più volte Papa Benedetto XVI è il grande evento che cambia tutto, che cambia la storia del mondo, che deve cambiare la nostra vita. Cristo vince la morte. Questa non è un’illusione! Questa è realtà, realtà certamente al di là delle nostre forze, ma realtà estremamente vera e solida".
A Pompei "fiumi d’acqua viva"
Tutti i grandi protagonisti del Nuovo Testamento che hanno fatto esperienza di Cristo Risorto hanno avuto la radicale trasformazione della loro vita, diventando testimoni di Lui fino al martirio.
La risurrezione di Cristo inaugura una nuova realtà, una realtà divina, che entra nella nostra storia e nella nostra vita quotidiana imprimendole la direzione decisiva.
È quello che è avvenuto a Pompei. La festa del Rosario, con la recita della Supplica, è il segno di quello che ha operato la risurrezione di Cristo in questo luogo benedetto ove è presente, in modo speciale, Maria, madre di Gesù.
Attraverso la generosa azione di evangelizzazione e di servizio della carità condotta dal Beato Bartolo Longo, per amore della Vergine del Rosario, a Valle di Pompei, un territorio è risorto, un popolo è risorto. Un luogo abbandonato a se stesso, "Una landa desolata", diventa una nuova città dove i ragazzi e i giovani – gli emarginati di quel tempo – ritrovano la loro dignità umana e sociale.

La città di Maria diventa simbolo di risurrezione e di riscatto umano. Bartolo Longo è il braccio operativo di Maria che ha trasformato Pompei in un’aiuola speciale dove fioriscono i fiori della fede e le opere di carità e di promozione umana.
E tutto ciò avviene ancora oggi. Pompei è la dimostrazione storica di quello che la fede sa realizzare nella storia degli uomini, aveva detto Benedetto XVI nella sua Visita Pastorale del 19 ottobre 2008.
E a coronamento della riflessione, il cardinale Ruini aggiunge: «Gesù ha detto che quando sarebbe stato innalzato da terra sulla croce, "fiumi d’acqua viva" sarebbero sgorgati da Lui. Ebbene, un fiume d’acqua viva ha irrorato anche la nostra terra, questa terra di Pompei».
Gratitudine e impegno nel nome di Maria
La Supplica è, quindi, preghiera di gioia e di incontro di cuori; preghiera di invocazione di perdono e di misericordia; preghiera che alimenta l’impegno di novità di vita. Soprattutto, la Supplica è festa del dono di Dio, di cui andare fieri e degni, perché: «dobbiamo sapere che il dono di Dio modifica – ha sottolineato Ruini – risana le condizioni della vita umana, personale, familiare, sociale, pubblica e privata.
Dobbiamo sapere che il dono di Dio non è mai contro l’uomo, ma è a favore della vera dignità dell’uomo. Aiuta tutti noi a riscattarci, aiuta tutti noi a dare il meglio di noi stessi e ci invita a rendere visibile, il dono invisibile di Dio, che opera dentro di noi e che può essere reso visibile attraverso la testimonianza concreta dei nostri comportamenti quotidiani».
La Vergine santa fa da maestra in tutto questo. Nessuna creatura, più di Lei, è stata capace di trasformarsi radicalmente in Dio. Bisogna imparare da Lei, dal suo "sì" generoso pronunciato nei momenti topici della sua vita: all’annunciazione, quando Le vien chiesto di diventare la Madre di Dio, e, poi, sotto la croce, davanti alla morte del Figlio.
Bisogna imparare da Lei a prendere sul serio il dono che Dio fa a Tutti di se stesso, del suo amore, che è capace di cambiare radicalmente la vita di ogni uomo. «… Ci aiuti Maria ad avere l’umiltà – ha rimarcato Ruini – do riconoscere il nostro bisogno di Cristo, il nostro bisogno di essere salvati, liberandoci dall’orgoglio che ci rende prigionieri di noi stessi e dal peccato che è in noi. Ci aiuti Maria alla conversione del nostro cuore e della nostra vita».
A Lei che, assunta in cielo, è segno di anticipazione di cosa sia la nuova realtà introdotta dalla risurrezione di Cristo, chiediamo la grazia che anche la nostra vita sia attraversata e accompagnata quotidianamente dalla generosità del suo "Sì".
L’intervento dell’Arcivescovo di Pompei
Nel saluto iniziale. Il Pastore della comunità ecclesiale pompeiana, Mons. Carlo Liberati, dopo aver tratteggiato brevemente la biografia del Cardinale Ruini, figura di spicco della Chiesa italiana degli ultimi trenta anni (prima segretario e poi, per 17 anni, Presidente della C.E.I.) e aver espresso il più vivo compiacimento per aver accettato di presiedere l’Eucaristia e la Supplica ha ricordato che a Pompei "ogni anno vari milioni di credenti vengono a cercare il Signore Gesù, il Crocifisso-Risorto, vivente, presente, dinamico e attivo nelle nostre intelligenze, nelle nostre coscienze, nei nostri cuori".
Rivolto, poi al Cardinale, da sempre impegnato nel progetto culturale della Chiesa italiana, ha chiesto di farsi interprete dei valori che la comunità ecclesiale vuole perseguire: "Eminenza, dica a chi oggi l’ascolta che noi, la Chiesa, non vogliamo e non possiamo sostituirci a nessuna autorità civile. Con l’osservanza dei Comandamenti e delle Beatitudini desideriamo soltanto costruire una libertà che più insidiata dai falsi miti e da mille pericoli e illusioni, una Comunità umana più giusta, più vera, più rispettosa della dignità dell’uomo e della vita, con progetti d’amore e di pace per il nostro domani.
Vogliamo una città dell’uomo dell’uomo responsabile mentre proponiamo i valori della Città di Dio, con la grazia di Gesù e l’intercessione di Maria".
Con il Cardinale e l’Arcivescovo pompeiano hanno concelebrato il Card. Michele Giordano, Arcivescovo Emerito di Napoli; Don Benedetto M. Chianetta; Abate Ordinario di Cava de’ Tirreni (SA); Mons. Mario Milano, Arcivescovo Vescovo di Aversa (CE); Mons. Salvador Piňeiro Garcia-Calderòn, Ordinario Militare del Perù, in Italia per la visita ad limina e numerosissimi sacerdoti del clero locale e ospiti.
Oltre ai pellegrini, provenienti da ogni parte della Penisola, erano presenti nemerose autorità civili e militari: il Sindaco di Pompei, Avv. Claudio D’Alessio, la Senatrice Teresa Armato, l’Assessore Regionale alle politiche Sociali, Alfonsina De Felice, il Consigliere Provinciale, Dott. Giuseppe Tortora; i Generali dei Carabinieri Maurizio Scoppa, Vicecomandante interregionale, e Gaetano Maruccia, Comandante Provinciale; e il Colonnello Gennaro Ottaiano, della Guardia di Finanza.
(Autore: Pasquale Mocerino)


"Ottobre 2009" L'Ora del Mondo
Presiede Mons. Biuseppe Bertello - Nunzio Apostolico in Italia
Il popolo della Supplica in preghiera per la famiglia

Ritornare al progetto fondamentale che Dio aveva in mente quando creò l’uomo e la donna, progetto ideale del matrimonio che è donazione integrale, frutto di impegno, fedeltà e serietà e non può essere abrogato da una norma, come nella legge antica. È questo l’auspicio di Mons. Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia e San Marino, che domenica 4 ottobre ha presieduto la Santa Messa e la Supplica, alla presenza di decine di migliaia di fedeli provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Mons. Bertello, torinese, sacerdote da 43 anni, in servizio nella diplomazia vaticana dal 1971, ha rappresentato la Santa Sede in diversi organismi dell’Onu in varie nazioni, come Togo, Benin,
Ghana e Ruanda, proprio nelle fasi più drammatiche della guerra tra le etnie Hutu e Tutsi, durante la quale non ha risparmiato nessuno sforzo per la pacificazione, unendo la sensibilità pastorale al coraggio e all’abilità diplomatica. Dal 2000 al 2006 è stato Nunzio in Messico. Da tre anni rappresenta il Vaticano presso lo Stato Italiano.
Il Presule piemontese è stato accolto dall’Arcivescovo-Prelato di Pompei, Mons. Carlo Liberati, che nel suo saluto ha ricordato come la Supplica, dalla Curia Romana fino alle migliaia e migliaia di parrocchie sparse nel mondo, è innalzata alla Vergine SS.ma perché interceda per tutti noi e conceda al mondo, come frutto dell’amore e del rispetto reciproco, la pace così indispensabile all’umana società. Il forte legame di Pompei con la Santa Sede è stato confermato dal telegramma del Papa, nel quale Benedetto XVI, dopo aver invitato i fedeli a pregare per il Sinodo per l’Africa che, nello stesso giorno cominciava in Vaticano, auspicava "che significativa cerimonia mariana susciti rinnovata e autentica devozione alla Vergine Santissima spronando la comunità cristiana e sempre maggiore impegno nella testimonianza evangelica".
Assieme alle decine di migliaia di pellegrini, giunti fin dalla sera precedente per la Veglia, erano presenti sul sagrato della Basilica, baciato da un caldo sole più estivo che autunnale, numerose autorità civili e militari: il sindaco di Pompei, Avv. Claudio D’Alessio con numerosi Consiglieri ed Assessori, il Consigliere Regionale, Dott. Pasquale Sommese; il Gernerale Gianfranco Mottola dell’Arma dei Carabinieri, assieme al Tenente Colonnello Andrea Paris e al Capitano Luca Toti; i Generali Giuseppe Mango e Giovanni Mainolfi, della Guardia di Finanza; il Questore di Napoli, Dott. Santi Giuffré; il Contrammiraglio Domenico Picone, Comandante della Direzione Marittima della Campania, e il Capitano di Fregata Demetrio Antonio Raffa, Comandante della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia. Assieme ai Cavalieri e alle Dame dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, sempre in prima fila a Pompei per onorare il proprio confratello, il Beato Bartolo Longo, insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine nel 1925; erano presenti alla celebrazione della Supplica anche rappresentanti del Sovrano Militare Ordine di Malta e del Sacro Militare Ordine Costantino di san Giorgio.
Tutta la celebrazione, animata dal Coro Pompeiano, diretto dal Maestro Don Francesco Di Fuccia, e dal complesso bandistico "Bartolo Longo-Città di Pompei", diretto dal Maestro Francesco Federico, seguendo le letture del giorno, era orientata alla famiglia, oggi in grave crisi e spesso disgregata. L’animazione liturgica è stata svolta da alcune famiglie impegnate nella pastorale familiare delle varie parrocchie, assieme ai figli.
Nell’omelia, Mons. Bertello ha constatato come, nella società odierna, si stia perdendo il senso dell’amore, definitivo, che dura tutta la vita, com’è quello di Dio per l’umanità e di Cristo per la sua Chiesa. Per ritrovarlo c’è bisogno di sposi e genitori maturi e fedeli nell’amore, che sappiano annunciare la bellezza del matrimonio cristiano attraverso esperienze autentiche.
Anche i bambini sono stati al centro dei discorsi di entrambi i Vescovi che hanno ricordato le opere del Beato Bartolo Longo che continuano ancora oggi nell’impegno costante verso i ragazzi e i
giovani, in prima fila in piazza, accompagnati dalle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e dai Fratelli delle Scuole Cristiane.
Alle decine di migliaia di fedeli presenti in piazza si sono uniti spiritualmente le centinaia di migliaia di persone che hanno potuto seguire la celebrazione della Santa Messa e la recita della Supplica grazie ai mezzi di comunicazione sociale. Da oltre vent’anni, infatti, l’emittente privata "Napoli Canale 21" (visibile in tutta la Campania, Molise, basso Lazio, alta Calabria e provincia di Foggia) trasmette le celebrazioni più importanti del santuario di Pompei per permettere a tutte quelle persone che per motivi di salute o per altre ragioni non possono essere fisicamente a Pompei di partecipare a questi importanti momenti liturgici.
Da alcuni anni anche "Radio Mater", emittente radiofonica di Erba (CO) che si può ascoltare in varie regioni d’Italia, trasmette la Santa Messa e la Supplica dal Santuario di Pompei.
Numerose le associazioni di volontariato che assieme alle Forze dell’Ordine, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia Locale e Protezione Civile, hanno garantito i servizi essenziali: "Amici di Bartolo Longo", Associazione Medici "San Giuseppe Moscati", Associazione Nazionale Carabinieri, CISOM, Croce del Sud, Croce Rossa, "Ospitalità di Pompei". "Pompei Tourist Tutor" e UNITALSI.
(Autore: Loreta Somma)


*In comunione con la Sede Apostolica

Il saluto dell'Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, al Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Giuseppe Bertello
Eccellenza Reverendissima,
sono lieto e onorato di saltarLa e di porgerLe un profondo ossequio insieme a tutte le Autorità civili e militari qui convenute e che desiderano esprimere il loro omaggio e la loro devozione alla Beata Vergine Maria del Santo Rosario, qui in Pompei. Con questa celeberrima preghiera, la "Supplica", scaturita nel 1883 dal genio di fede dell’Avvocato Bartolo Longo, oggi Beato, e tradotta in tutte le lingue del mondo, si creò intorno a questo Santuario e alle Opere di Carità sorte come d’incanto dall’intercessione della Vergine SS.ma, un interesse mondiale che persevera oggi ancora. Anzi si accresce sempre più. I Pontefici Leone XIII, S. Pio X, Pio XI, Benedetto XV, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, l’attuale Sommo Pontefice che
governa felicemente e che ci ha inviato il messaggio appena letto, hanno gareggiato ad onorare questo Santuario.
Questa preghiera, oggi, dalla Curia Romana fino alle migliaia e migliaia di Parrocchie sparse nel mondo, è innalzata alla Vergine SS.ma perché interceda per tutti noi presso il Signore e conceda al mondo, come frutto dell’amore e del rispetto reciproco, la pace così indispensabile dell’umana società.
Questa preghiera, carissimi fratelli e sorelle, desterà ancora stupore, nei secoli futuri, per quel grido accorato che racchiude tutti i dolori e le speranze della famiglia umana e dà voce all’amore che dalla terra si leva verso il cielo.
Tra i Romani Pontefici, negli ultimi tempi Giovanni Paolo II di santa memoria (il 21 ottobre 1979 e il 7 ottobre 2003) e l’attuale venerato Sommo Pontefice (il 19 ottobre 2008) hanno voluto venire qui a celebrare davanti alla veneratissima Immagine l’Eucarestia e recitare il Santo Rosario. Così le centinaia e centinaia di milioni di cattolici che tutti i giorni, in tutti i Continenti, recitano il Santo Rosario con la corona in mano, si sentono un cuore solo ed un’anima sola, popolo forte in cammino sulle strade della santità e dell’amore.
In questa visione del Santuario, del suo ruolo nel mondo cattolico, dell’importanza ad esso attribuita dai Sommi Pontefici, e dalle Opere di Carità sorte fin dall’8 maggio 1886 intorno al nascente Santuario, non si capisce in nessun modo come le Autorità campane odierne abbiano osato, il 20 febbraio 2009 ad appena 4 mesi di distanza dalla venuta del Sommo Pontefice Benedetto XVI, emettere un Decreto di esproprio di oltre 2 ettari di terreno all’interno del perimetro del Santuario.
Sì proprio quelle Autorità accorse ad ossequiare il Pontefice Benedetto XVI e senza preavvisi. L’Arcivescovo e la sua Chiesa hanno subito presentato ricorso secondo le leggi della nostra Repubblica, al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, ma in silenzio e con assoluto rispetto perché si era in campagna e4lettorale. Tanto è vero che oggi rivelo questa offesa per la prima volta, anche se non è la sola perpetrata in questo anno contro il santuario e le sue Opere di Carità.
Poiché il nostro Santuario e le sue Opere di Carità appartengono alla Santa Sede, Vostra Eccellenza Reverendissima, in qualità di Nunzio Apostolico presso il Governo Italiano ci è stato di aiuto determinante per interessare e muovere all’azione non soltanto i nostri Superiori diretti, Sua Eminenza, il Signor Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Sua Eccellenza Fernando Filoni, Sostituto, Sua Eccellenza Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati e Sua Eccellenza Pietro Parolin, ma anche le Autorità del Governo Italiano come il Sottosegretario Onorevole Gianni Letta e l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Sua Eccellenza, il Sig. Antonio Zanardi Landi, che è venuto qui, ha verificato di persona ed è stato con noi, squisito, superiore ad ogni immaginazione di bontà, una personalità aperta a tutti i valori della vita.
Eccellenza, grazie ancora, Assicuri il Santo Padre Benedetto XVI della nostra profonda gratitudine e della nostra fedeltà. Il Signore ci benedice e la SS.ma Vergine veglia sul Santuario
aiutandoci a reperire ogni mese i milione e mezzo di Euro e cioè circa tre miliardi di vecchie lire per i 920 alunni delle nostre Scuole parificate di ogni ordine e grado, per i circa 160 bimbi abbandonati presi dalla strada e accolti nei nostri Centri Educativi diurni e assistiti in tutto, per le ragazze madri, le gestanti, il Centro di Aiuto alla Vita, la "Comunità Incontro" per il recupero dei tossicodipendenti e alcolisti, la "Casa di Soggiorno per anziani" e altre attività ancora nella Caritas e nelle Parrocchie. Ci siamo avventurati nel Restauro della Basilica che dimostra i suoi 130 anni, nonostante interventi parziali di anni fa. Ma noi siamo ottimisti. Non è la mancanza di soldi che ci preoccupa, ma se mancano la fede e l’amore.
Intanto voglio ringraziare anche da questa sede i fedeli di tutto il mondo che dal febbraio di questo anno ci hanno dato quasi 300.000 Euro e quanti ancora ci verranno incontro.
Così una riconoscenza sentita e affettuosa all’On. Francesco Rutelli già Ministro dei Beni Culturali che ci incoraggiò con un buon finanziamento che ci ha consentito di partire per il Restauro Conservativo e l’attuale Ministro Sandro Bondi che ci è vicino con la sua comprensione e presto verrà a visitare il nostro splendido Santuario come ci garantiscono i suoi sensibilissimi Collaboratori.
Eccellenza Reverendissima, carissimi fratelli e sorelle e voi che ci seguite attraverso la radio e la televisione, il Santuario con le sue Opere di Carità continua il suo cammino in questa Città fondata dal Beato Bartolo Longo intorno alla Basilica del santo Rosario.
Noi siamo fiduciosi, sereni e persino ottimisti perché Cristo risorto e immortale conduce la nostra vita e la nostra storia e la Vergine SS.ma, Madre di Gesù e della Chiesa, ci tiene per mano e cii ascolta mentre la chiamiamo con il Santo Rosario e ci salva nel mare tempestoso della vita.
Viva la Vergine del Santo Rosario di Pompei!


*La società ha bisogno di sposi e genitori maturi e fedeli nell'amore
L'omelia del Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Giuseppe Bertello, pronunciata durante la liturgia eucaristica che ha preceduto la recita solenne della Supplica.

Fratelli e Sorelle,
siamo accorsi numerosi ai piedi della Vergine Mari, Regina del Santo Rosario, per rivolgerle, insieme a una moltitudine di fratelli e di sorelle sparsi per il mondo e a noi spiritualmente uniti, la tradizionale Supplica, scritta dal Beato Bartolo Longo, il fondatore di questa Basilica, in risposta all’appello di Papa Leone XIII per un impegno spirituale dei cattolici a fronteggiare i mali e i pericoli, che segnavano la vita della Chiesa e della società del suo tempo.
Siamo venuti per deporre ai piedi della Madonna del Rosario la nostra vita, con i nostri desideri e i nostri propositi, le nostre gioie e i nostri dolori. Soprattutto, siamo venuti per contemplare Lei, la Madre nostra e il modello perfetto di ogni virtù, la maestra e la guida affinché ci accompagni nel nostro pellegrinaggio terreno e ci insegni la strada che conduce al suo Figlio Gesù. Ringrazio di cuore Mons. Liberati, Prelato di Pompei e Delegato Pontificio per il Santuario, per avermi invitato a unirmi al vostro pellegrinaggio e alla vostra preghiera in occasione tanto cara, che costituisce uno degli appuntamenti più significativi per la grande famiglia dei devoti della Madonna di Pompei.
Oggi è domenica, il giorno del Signore, Sin dalle sue origini, la comunità cristiana si incontra in questo giorno per celebrare l’Eucarestia, nella quale Gesù Risorto, si fa Parola e Sacramento per i suoi discepoli che, come ci dicono gli Atti degli Apostoli, "si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria, la Madre di Gesù e con i suoi fratelli" (At. 1, 14). La Vergine Maria, che ha aperto e accolto nel suo cuore il Verbo fatto carne, ci guidi nella meditazione sulla Parola di Dio che abbiamo ascoltato affinché sia per noi scuola di sapienza e nutrimento per la nostra vita quotidiana.
E la Parola di Dio ci ricorda, se ne avessimo bisogno, attraverso la lettera agli Ebrei, chi è Gesù, il Figlio di Dio, datoci a Maria, che, con la sua passione e la sua resurrezione, obbedendo al Padre, è diventato fonte di salvezza per tutti noi e vive glorioso per sempre. Condividendo la nostra condizione umana e realizzando la missione affidatagli dal Padre, è diventato il nostro pastore, che ci guida nella via del ritorno a Dio.
Dovremmo porci spesso la domanda: chi è Gesù per me? Il Signore Gesù, che ha dato la sua vita per me, lo sento come un amico vero, che mi è vicino, oppure lo considero un personaggio distante, lontano nello spazio e nel tempo, che non scalfisce con la sua presenza e con il suo Vangelo la mia vita quotidiana? Sono domande, che attendono una risposta da ciascuno di noi, soprattutto in questo luogo benedetto dove la Madonna ci ripete, come a Cana: "Fate quello che vi dirà".
Il Vangelo di Marco ci narra che Gesù, arrivato nella Giudea durante il suo viaggio verso Gerusalemme, dove offrirà la sua vita sulla Croce, incastonata alcuni insegnamenti agli apostoli. Sono insegnamenti esigenti, su argomenti scottanti allora come oggi: in precedenza, aveva toccato il tema della lotta al proprio egoismo e l’amore alla croce, l’uso della ricchezza, il dovere della coerenza tra fede e vita. Oggi, nella sua discussione con i farisei, ci conduce verso l’orizzonte dell’amore matrimoniale perfetto e della fedeltà. Si Tratta di una pagina celebre della tradizione cristiana, che conosciamo bene, ma che, al risentirla, ha sempre il sapore della novità.
Partendo da un passo dell’Antico Testamento sulla procedura mosaica per il divorzio, il Maestro risale al testo della Genesi, presentatoci nella prima lettura, in cui l’amore si iscrive nell’esistenza stessa dell’uomo e della donna. Il protagonista non è solo Adamo, ma è l’umanità intera. Nel paradiso Terrestre, l’uomo si sente solo, senza aiuto simile a lui, che gli stia di fronte, nel quale possa fissare il suo sguardo e interesse con lui una relazione.
Tale soluzione è vinta in due tappe. La prima è simboleggiata dall’imposizione del nome alle realtà viventi. Eppure, gli animali, con tutta la varietà delle loro specie, e le altre cose create non sono in grado di colmare il suo vuoto esistenziale. L’uomo può esercitare su di loro il proprio dominio, può servirsene, ma si rende conto che non sono simili a lui e si sente ancora incompleto ed insoddisfatto.
Ed allora, arriva la seconda tappa, quella decisiva: l’apparire della donna cancella ogni solitudine: adesso, tutti i sentimenti dell’uomo – i dolori, le gioie, le preoccupazioni – si trasformeranno nel cuore di un’altra creatura, che questa volta è simile a lui. L’unicità insostituibile della donna – creata a partire dalla parte più nobile del corpo, il torace dov’è il cuore – e la complementarietà dei due esseri sono celebrate con lo stupore dell’innamorato: "Essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa". Il nome "donna", che l’uomo dà alla creatura, plasmata dalla sua costola, esprime l’identità di natura tra i due e la diversità dei compiti e la loro unione è così forte che persino i rapporti con i genitori si trasformano.
Donna e uomo hanno la stessa base, la stessa grandezza, la stessa vita. Se questo rapporto di comunione interpersonale si incrinasse, se il dialogo si cancellasse, se uno dei due fosse ridotto a un semplice idolo o a un puro strumento di piacere, allora l’umanità tornerebbe ad essere frantumata nella sua interiorità profonda e abbandonata alla solitudine.
A questo punto, alle parole del libro della Genesi, si sovrappone l’insegnamento di Gesù che spezza i nodi delle controversie dei farisei sulla legislazione divorzista dell’antico Israele ed enuncia la norma fondamentale, che sta alla radice dell’incontro d’amore matrimoniale. Gesù volta pagina, supera il mero legalismo dell’epoca e stabilisce per i suoi il principio: "Ciò che Dio ha unito, l’uomo non lo separi".
Ritorna così al progetto fondamentale che Dio aveva in mente quando creò l’uomo e la donna e presenta al discepolo, senza mezzi termini, il progetto ideale del matrimonio, che è donazione integrale frutto di impegno, fedeltà, serietà, in una parola, frutto di un amore autentico, che non può essere abrogato da una norma, come nella legge antica. Si delinea allora, in modo evidente, quanto il matrimonio cristiano, proprio perché segno dell’amore infinito di Dio, non possa essere ridotto ad un puro contratto, seppure impegnativo, ma debba essere considerato come una vocazione definitiva. Un uomo e una donna, che uniscono le loro vite nel nome benedetto del Signore, vengono abilitati a realizzare l’amore più forte ed intenso che ci possa essere, un amore unico, indissolubile e fecondo.
Ci insegna il Concilio: "Dio stesso è l’autore del matrimonio… L’uomo e la donna, che per il patto di amore coniugale non sono più due ma una sola carne, prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l’intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la raggiungono. Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità" (GS, 48).
Giovanni Battista fu ucciso per aver denunciato che Erode si era separato da sua moglie e conviveva con sua cognata. San Paolo ha ripetuto l’insegnamento di Gesù ai Corinzi. La Chiesa si è sempre mantenuta fedele alla dottrina dell’indissolubilità del matrimonio nonostante le leggi civili, soprattutto dal secolo scorso, permettano il divorzio in molti paesi e si moltiplichino le separazioni e le convivenze. Una cosa sono le leggi che permettono il divorzio e un’altra che noi cristiani dimentichiamo la dottrina di Gesù e la volontà di Dio. Non è la Chiesa che ha deciso l’indissolubilità del matrimonio né una scuola di teologi ma Dio stesso Né possono essere un valido criterio di giudizio l’evoluzione della società o la mentalità di un’epoca.
certo, oggi si incontrano molte difficoltà per vivere una fedeltà autentica. Siamo in una società di consumo, che usa e getta, che è alla ricerca sempre di nuove sensazioni e che vuole una felicità a buon prezzo sebbene effimera. Stiamo perdendo il senso del valore dell’amore definitivo, per la vita, com’è quello di Dio per l’umanità e di Cristo con la sua Chiesa. Oggi, la società ha bisogno di incontrare sposi e genitori maturi e fedeli nell’amore, che sappiano annunciare la bellezza del matrimonio cristiano attraverso esperienze autentiche.
Pochi giorni or sono, il Papa, parlando a un gruppo di Vescovi brasiliani, ha ricordato che la Chiesa non si stanca di insegnare che la famiglia ha il proprio fondamento nel matrimonio e nel piano di Dio, sebbene nel mondo secolarizzato l’unico fondamento sembri essere il sentimento o la soggettività individuale, che si esprime nella volontà di convivere. E aggiungeva: "È ferma convinzione della Chiesa che i problemi che oggi i coniugi incontrano e che debilitano la loro unione, hanno la loro vera soluzione in un ritorno alla solidarietà della famiglia cristiana, ambito di mutua fiducia, di dono reciproco, di rispetto della libertà e di educazione alla vita sociale. È importante ricordare che l’amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l’unità e l’indissolubilità della loro comunità di persone, che ingloba la loro vita" (O.R. 26.9.09).
La pagina del Vangelo di oggi si conclude con il quadro commuovente di Gesù che abbraccia e benedice i bambini.
Ancora una volta, il Signore li mette al centro dell’attenzione in un ambiente che non aveva considerazione per loro e dice quanto siamo preziosi ai suoi occhi perché creature di Dio. Nella società moderna, che ha codificato i loro diritti e giustamente cerca di proteggerli, quanti di loro "non sono amati, né accolti, né rispettati! Quanti sono vittime della violenza e di ogni forma di sfruttamento da parte di persone senza scrupoli "(Benedetto XVI).
Il Papa, nel discorso, che ha ricordato, ha parlato anche delle conseguenze del divorzio e delle cosiddette famiglie allargate sulla vita dei figli: "Questi, per essere istruiti ed educati – ha detto – hanno bisogno di punti di riferimento estremamente precisi9 e concreti, vale a dire di genitori determinati e certi che, in modo diverso, concorrono alla loro educazione".
Le opere di carità volute dal Beato Bartolo Longo, che sono fiorite attorno alla venerata icona della Vergine di Pompei, in particolare per gli orfani e per i bambini poveri e in condizioni di disagio sono la traduzione concreta dell’amore verso Maria nell’amore per i fratelli e rispondono, anche oggi, alle esigenze della società. Ma è grato rendere omaggio all’attuale Prelato, Mons. Liberati, che, sulla scia indicata dal Beato, continua con generosità e sacrificio questa splendida tradizione.
Continuando ora la nostra celebrazione eucaristica, portiamo all’altare le intenzioni e le necessità delle nostre famiglie. Preghiamo perché coloro che sono uniti dal vincolo santo del matrimonio ritrovino la freschezza della loro donazione, forse appannata dal tempo e dall’abitudine. Preghiamo per le famiglie in difficoltà, provate dalla malattia e dal dolore, per quelle in crisi, disunite e lacerate dalla discordia e dall’infedeltà.
Affidiamo le nostre intenzioni alla Vergine Santa e, come pregheremo tra poco nella Supplica, confidiamo pienamente in Lei e abbandoniamoci come figli tra le sue braccia materne.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu