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"Maggio 2020" L'Ora del Mondo

Presiede Sua Eminenza Cardinale Crescenzio Sepe - Arcivescovo Metropolita di Napoli Presidente della Conferenza Episcopale Campana
*Saluto all’Em.mo Cardinale Crescenzio Sepe
Eminenza Reverendissima, grazie per aver accettato di presiedere la Celebrazione Eucaristica e la recita della Supplica, in questo giorno solennissimo. Vostra Eminenza, in quanto Presidente della Conferenza Episcopale Campana, ci rende presente tutti i fedeli della nostra regione, legatissimi alla Madonna di Pompei. Lei stesso, come tutti ben sappiamo, è molto devoto alla Madre di Dio: è proverbiale il suo saluto, ripreso anche da Papa Francesco, "A’ Maronna v’accumpagna!".
Lo stesso Papa Francesco, che ha un cuore tutto mariano, ha voluto farsi presente alla nostra celebrazione, con questo saluto rivolto l’altro ieri, durante l’udienza del mercoledì: «Dopo domani, venerdì 8 maggio, al Santuario di Pompei si eleverà l’intensa preghiera della "Supplica alla Madonna del Rosario". Esorto tutti ad unirsi spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione della Vergine Santa, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero». Ringraziamo di vero cuore il Papa e Gli assicuriamo preghiere, non solo in questa celebrazione, ma tutti i giorni!  
Per la prima volta, in 137 anni, a causa della pandemia che ha colpito tutto il mondo, ci ritroviamo nel santuario vuoto, senza le migliaia di persone che ogni anno, in questo giorno e nella prima domenica di ottobre, giungono da ogni parte d’Italia e del mondo, molte volte anche percorrendo decine di chilometri a piedi. Saluto in modo speciale tutti e ciascuno, collegati con noi attraverso la televisione, e vi assicuro che, anche da lontano, siete presentissimi, oggi, qui, davanti alla nostra Veneratissima Icona!  La Chiesa, a cominciare dal Papa, è in prima linea in questa emergenza.
Lei stesso, Eminenza, ha portato all’Ospedale Cotugno i ventilatori polmonari donati da Papa Francesco e si è fatto personalmente promotore di svariate iniziative caritatevoli, non ultima la casa per i senza dimora. Anche il Santuario di Pompei, da sempre al servizio dei fratelli più bisognosi, ha proseguito nel proprio impegno di carità, nel rispetto delle norme.  I nostri Centri Diurni, affidati alla Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e ai Fratelli delle Scuole Cristiane, pur non potendo più ospitare le centinaia di ragazzi e ragazze, mantengono vivi i rapporti con loro, ispirando fiducia e speranza, senza menzionare il dono di beni di prima necessità per un sostentamento anche economico. La Mensa dei Poveri, intitolata a Papa
Francesco e gestita dall’Ordine di Malta, non ha mancato di fornire ai suoi assistiti pacchi viveri e nei prossimi giorni inizierà la consegna del cibo da asporto. La carità non si ferma!
E anche nell’emergenza la vita ci fa doni inaspettati. Come la bimba, di appena tre giorni, che è stata affidata l’8 marzo a una delle nostre case famiglia presenti nel Centro per il Bambino e la Famiglia "Giovanni Paolo II", all’inizio dell’emergenza. L’abbiamo accolta come una carezza della Madonna! Sta bene e cresce con gli altri bambini, come in una vera famiglia.  
In questo lungo periodo di lontananza fisica dal santuario, il legame con gli innumerevoli devoti della Vergine di Pompei, presenti in Italia e nel mondo, non si è mai spezzato, ma è stato nutrito dalla corrispondenza, dalle celebrazioni in streaming e da quelle trasmesse in tv, come stamattina, grazie a Canale 21, che da circa trent’anni è accanto al Santuario di Pompei, e a TV2000, l’emittente dalla Conferenza Episcopale Italiana.  La preghiera, che da sempre nutre il rapporto con Dio, in questi giorni difficili, è diventata conforto ed espressione della nostra speranza, perché l’emergenza si concluda presto e si ponga fine alle sofferenze di chi è stato colpito.  Al termine di questa celebrazione, Lei stesso, Eminenza, ci guiderà nella recita della Supplica, la famosa preghiera, composta dal fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, nel 1883. È un testo di grande attualità, soprattutto in questo periodo di emergenza, perché racchiude tutti i dolori e le speranze della famiglia umana. Grazie di cuore, Eminenza, per la sua presenza!

                                           + Tommaso Caputo
                                 Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio

Omelia di S. Em. Cardinale Crescenzio Sepe Arcivescovo Metropolita di Napoli Presidente della Conferenza Episcopale Campana

Cari fratelli e sorelle, saluto e abbraccio tutti Voi che siete collegati con questa Basilica, attraverso le emittenti televisive TV2000 e Canale 21, per partecipare spiritualmente alla Supplica che, annualmente, si svolge nel mese di maggio, in onore della Beata Vergine del Rosario di Pompei.
Lasciatemi esprimere prima di tutto la mia grande emozione e il grazie, per trovarmi qui, oggi, all’Altare della Beata Vergine del Rosario per celebrare l’Eucaristia e guidare, al termine, la preghiera della Supplica, composta dal Beato Bartolo Longo.  Ringrazio il caro Arcivescovo Prelato, Mons. Tommaso Caputo, che ha voluto invitarmi in questa speciale circostanza.
Pompei è la casa di Maria. Questa casa, oggi, per le note ragioni è vuota di folla ma piena, anzi strapiena, invasa in ogni angolo dal calore di una fede forgiata come non mai da una sofferenza imprevedibile e sconosciuta.  Siamo sotto il manto di Maria, nel quale noi oggi deponiamo, tutte insieme, le nostre paure e le nostre speranze.
La casa di Maria è casa di Cristo, perché nella casa di Maria si parla di Cristo. E la parola qui, in questo Santuario, non è altro che preghiera. Così come la fede, che qui, ha per linguaggio le Opere, e per materia prima la carità, che ha portato il beato Bartolo Longo, un laico, a sfidare le epidemie del suo tempo. Con gli occhi e il cuore di Maria, Pompei, grazie allo zelo e all’audacia apostolica del suo fondatore, non ha conosciuto per sé la sventura dell’indifferenza e delle braccia conserte di fronte alle povertà che l’attraversavano.  
Ma oggi dobbiamo affrontare una sfida più amara e difficile. L’epidemia, anzi la pandemia, di cui parliamo non è più una metafora, bensì un nemico reale e spietato che ha colpito tra i più indifesi, seminando lutti in tutto il mondo e falcidiando in particolare la generazione degli anziani, portandosi cosi via un insostituibile patrimonio di esperienza e di memorie. E con gli anziani, una lunga scia di medici e operatori sanitari, uomini e donne di prima linea che, con vero eroismo fino al sacrificio della loro vita, si sono presi cura dei contagiati.
Ma come non ricordare i nostri sacerdoti, testimoni di una chiesa che può assoggettarsi a una distanza tecnica, ma che fa della affettiva vicinanza il principale segno della sua capacità di amare.  In questo tempo di emergenza abbiamo bisogno di ritrovare più a fondo noi stessi. Ci siamo scoperti fragili e abbiamo visto cadere dalle nostre mani le armi fasulle delle nostre illusioni, quelle affilate dal nostro orgoglio e dalla nostra superbia.   
Di fronte a questa nuova e più impegnativa sfida, abbiamo bisogno di armi vere, e soprattutto delle armi giuste, perché se il nemico del momento è invisibile, ciò che ci aspetta è invece una battaglia a viso aperto, senza tatticismi e infingimenti.  Il coronavirus ha condotto e continua a condurre la sua tragica battaglia puntando al bersaglio grosso non solo della vita, ma di uno sconvolgimento sociale che può portare al caos più totale. A noi è chiesto, più che mai, di essere parte di questa sfida epocale.  
La scuola di preghiera e la cattedra del Rosario
E allora ecco che i nostri passi non potevano che dirigersi verso il porto sicuro della casa di Maria, e abitarla da figli, sapendo che tra le sue mura c’è tutto quel che serve. E che tutto è a portata di cuore.  Ci porta ai piedi della Vergine del Rosario anche l’esortazione di Papa Francesco che, in una Lettera indirizzata a tutti i fedeli, ha invitato a riscoprire "la bellezza di
pregare il Rosario, a casa nel mese di Maggio", il mese dedicato a Maria. E’ questo il motivo del nostro essere qui, di questo breve e così intenso pellegrinaggio spirituale alla casa di Maria.  Questa è la casa, ma anche la scuola di preghiera, di cui il Rosario è "cattedra" umile che porta lontano. "Catena dolce che rannoda a Dio", così la preghiera mariana è definita nella Supplica che tra poco reciteremo.  
Ogni preghiera va al di là del tempo, ma il Rosario parla a giorni come questi con la sua voce tenera e accorata che esprime insieme dolore e speranza, angoscia e attese. È la preghiera ordinaria dei tempi difficili, e dunque è parte di questo tempo di emergenza in cui, per una condizione così largamente condivisa, prende forma, l’immagine di una famiglia umana.  È il Rosario stesso a richiamare, con forza, l’immagine della famiglia. Tanto più in questa nostra terra dove il Rosario è stato, e largamente continua ad essere, di casa, proprio come Pompei, faro autentico e riconosciuto della spiritualità della nostra regione.  
Ma siamo qui, oggi, nel luogo e nel posto giusto anche per rinnovare il nostro impegno, e quello di tutta la chiesa campana, per una solidarietà senza riserve e senza risparmio: a piene mani e vorrei dire soprattutto a pieno cuore: perché è questo il tempo in cui la chiesa si sente compromessa.  Questa emergenza ci pone non solo davanti a tempi difficili, ma anche a domande inquietanti, alle quali non è più possibile negare risposte.  Cari fedeli, nel giorno solenne della Supplica di maggio, non possiamo che chiedere alla Vergine del Rosario di illuminarci lungo questo difficile cammino, affidando al suo cuore di Madre le nostre famiglie, i nostri giovani, inostri malati, il nostro lavoro. Dio Vi benedica    e ‘A Maronna V’accumpagna!

                                                                    (Venerdì 8 maggio 2020)

Dalla Redazione
Per la prima volta dopo 137 anni, la Supplica dell’8 maggio senza "concorso di popolo". L’affidamento alla Madonna
Alla scuola del Rosario una carità senza riserve la sfida di Pompei e della Chiesa campana nel tempo difficile della pandemia
L’8 maggio non si era davvero mai vista una Pompei così, senza la folla consueta che accorreva, con ogni mezzo, tante volte a piedi dopo aver percorso migliaia di chilometri, fino al Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario. La pandemia, provocata da un virus arrivato come una prova improvvisa e misteriosa, ha costretto all’assunzione di misure sanitarie finalizzate a contrastare il diffondersi di una malattia subdola. Ma, anche in un contesto storico così difficile, Pompei resta città della speranza.
Le porte del Tempio, cui guardano i fedeli di tutto il mondo, restano chiuse, le navate sono vuote come non era mai accaduto da 137 anni, ma la celebrazione "senza concorso di popolo", presieduta dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e Presidente della Conferenza Episcopale Campana, e concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, è seguita da milioni di persone attraverso la trasmissione di Tv2000, l’emittente televisiva della Cei, e di Canale 21, che da decenni manda in onda la diretta del rito della Supplica (a cui si è collegata anche Maria Vision, un’emittente televisiva messicana). A migliaia poi scelgono di seguire la celebrazione della Messa e la recita della preghiera attraverso la pagina Facebook ufficiale del Santuario, che ha superato le 7 mila visualizzazioni, e dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.
Tanti altri ancora ascoltano le frequenze di inBluradio e di Radio Mater. Non si può essere fisicamente presenti, ma le mura del Santuario quasi si allargano e si estendono fino ad abbracciare le case dei devoti di tutta l’Italia, dell’Europa, del mondo. Tutti presenti a Pompei in unione spirituale, accogliendo l’invito che Papa Francesco ha rivolto nell’udienza generale del 6 maggio scorso «Esorto tutti – ha detto il Santo Padre riferendosi proprio alla Supplica – ad unirsi spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione della Vergine Santa, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero».  La speranza di cui Pompei è simbolo trova la sua forza nella Madonna del Rosario. «Pompei – ha detto il Cardinale Sepe – è la casa di Maria. Questa casa, oggi, per le note ragioni, è vuota di folla ma piena, anzi strapiena, invasa in ogni angolo dal calore di una fede forgiata come non mai da una sofferenza imprevedibile e sconosciuta. Siamo sotto il manto di Maria, nel quale noi oggi deponiamo, tutte insieme, le nostre paure e le nostre speranze. La casa di Maria è casa di Cristo, perché nella casa di Maria si parla di Cristo. E la parola qui, in questo Santuario, non è altro che preghiera. Così come la fede, che qui, ha per linguaggio le Opere, e per materia prima la carità, che ha portato il beato Bartolo Longo, un laico, a sfidare le epidemie del suo tempo».   Certo viviamo un momento difficile della storia dell’umanità, in cui vengono meno «le armi fasulle delle nostre illusioni, quelle affilate dal nostro orgoglio e dalla nostra superbia» e in cui è essenziale dotarsi di «armi vere, e soprattutto delle armi giuste». «Dobbiamo – ha detto il Presidente dei vescovi campani – affrontare una sfida più amara e difficile.
L’epidemia, anzi la pandemia, di cui parliamo, non è più una metafora, bensì un nemico reale e spietato che ha colpito i più indifesi, seminando lutti in tutto il mondo e falcidiando in particolare la generazione degli anziani, portandosi cosi via un insostituibile patrimonio di esperienza e di memorie. E con gli anziani, una lunga scia di medici e operatori sanitari, uomini e donne di prima linea che, con vero eroismo fino al sacrificio della loro vita, si sono presi cura dei
contagiati. Ma come non ricordare i nostri sacerdoti, testimoni di una chiesa che può assoggettarsi a una distanza tecnica, ma che fa della effettiva vicinanza il principale segno della sua capacità di amare».   
Il Santuario di Pompei, casa della Madonna, è definito dal Cardinale «scuola di preghiera e cattedra del Rosario» ed è proprio da questo radicamento nella fede e nel dialogo continuo con Dio, attraverso Maria, che nasce l’esigenza di amare l’altro in modo concreto, soprattutto soccorrendo i più deboli. È l’impegno del Santuario, ma anche di tutte le diocesi campane. «Siamo qui, oggi – ha detto ancora il Cardinale Sepe – nel luogo e nel posto giusto anche per rinnovare il nostro impegno, e quello di tutta la chiesa campana, per una solidarietà senza riserve e senza risparmio. A piene mani e vorrei dire soprattutto a pieno cuore perché è questo il tempo in cui la chiesa si sente compromessa.  Questa emergenza ci pone non solo davanti a tempi difficili, ma anche a domande inquietanti, alle quali non è più possibile negare risposte».   E sul tema della solidarietà e del ruolo, anche sociale, del Santuario e della Chiesa, si è soffermato anche Monsignor Tommaso Caputo, Prelato di Pompei. «Anche il Santuario di Pompei – ha spiegato – da sempre al servizio dei fratelli più bisognosi, ha proseguito nel proprio impegno di carità, nel rispetto delle norme.
I nostri Centri Diurni, affidati alle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei e ai Fratelli delle Scuole Cristiane, pur non potendo più ospitare le centinaia di ragazzi e ragazze, mantengono vivi i rapporti con loro, ispirando fiducia e speranza, senza menzionare il dono di beni di prima necessità per un sostentamento anche economico. La Mensa dei Poveri, intitolata a Papa Francesco e gestita dall’Ordine di Malta, non ha mancato di fornire ai suoi assistiti pacchi viveri e nei prossimi giorni inizierà la consegna del cibo da asporto. E anche nell’emergenza la vita ci fa doni inaspettati. Come la bimba, di appena tre giorni, che è stata affidata l’8 marzo a una delle nostre cinque case famiglia presenti nel Centro per il Bambino e la Famiglia "Giovanni Paolo II", all’inizio dell’emergenza. L’abbiamo accolta come una carezza della Madonna! Sta bene e cresce con gli altri bambini, come in una vera famiglia». E così proseguono le attività di "Casa Emanuel", della "Comunità Incontro", centro per il recupero dei tossicodipendenti, e del Centro di Aiuto alla vita.
Ed è grande l’impegno del Consultorio familiare diocesano e della Confraternita di misericordia. «La carità non si ferma!», ha concluso.


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