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Regole e Costituzioni

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*Più Autori per le Prime Regole delle Suore Domenicane di Pompei?
Una interessante annotazione di Bartolo Longo, scritta di suo pugno, apre il dibattito sul vero Autore delle prime Regole delle nostre Suore. Fu il Redentorista Padre Leone a scriverle o si può optare per più autori?
"È stata la Madonna delle Grazie, che ha dettato a Padre Giuseppe M. Leone, redentorista, le regole della Congregazione regolare delle Figlie del Rosario di Pompei, Suore del terzo ordine domenicano, fondato dal Beato Bartolo Longo": così ha affermato Padre Luigi Petrosino, postulatore della causa di beatificazione del Padre Leone e anch’egli figlio di S. Alfonso, sottoponendo alla nostra attenzione una copia delle regole stesse, prelevata dall’archivio provinciale della Congregazione del SS. R.
Sulla copertina del libretto, stampato a Valle di Pompei dalla scuola tipografica editrice Bartolo Longo nel 1892, recante il titolo "Regole del pio istituto delle Figlie del S. Rosario in Valle di Pompei", quasi a commento, il Beato annota di suo pugno: "scritte dal Padre Leone e a lui dettate dalla sua Madonna delle Grazie".
Ci troviamo subito di fronte ad un’affermazione di particolare rilevanza storica, per il suo contenuto, ma soprattutto per i rapporti paralleli ad essi connessi, rapporti che se, come vedremo, possono rientrare nella storia ordinaria di Bartolo Longo e del suo direttore spirituale, assumono il carattere di straordinaria eccezionalità quando essi coinvolgono la Madonna delle grazie, nel ruolo svolto sull’animo e sulla mente di Padre Leone rispetto alle regole di quella Congregazione di Suore, fondata dal Beato di Pompei, giunta al suo primo centenario (1997).
Per chiarezza di esposizione e per agevolare chi si avvicina per la prima volta al percorso religioso e pedagogico-educativo di Bartolo Longo diremo che, una volta assunto il compito di restituire alla fede ed alla militanza civile i residenti nell’antica Valle, Bartolo Longo propagò la preghiera del Rosario e votò il suo cuore al recupero ed alla rivalutazione degli orfani della legge e della natura; proponendo finalità e metodi antesignani e per molti aspetti contro corrente rispetto alle teorie positivistiche del suo tempo, identificando nella preghiera, nell’istruzione e nel lavoro i mezzi di tale rinascita alla civile convivenza dei "diversi".
In tale itinerario rientra l’edificazione della Chiesa, divenuta sempre più importante fino ad assurgere a Santuario Mariano: in questo complesso progetto, Bartolo Longo e la stessa consorte, Contessa De Fusco, che ne sosteneva gli intenti, ebbero l’opportunità di godere, fra gli altri, della direzione spirituale di P. Giuseppe M. Leone, il redentorista pugliese che molto efficacemente influì per la realizzazione delle opere sociali, che sorgono intorno al Santuario.
Le regole per le Suore Domenicane costituiscono un elemento probante di questo sodalizio, durato circa 18 anni: affermare che tali regole "furono dettate a P. Leone dalla sua Madonna delle Grazie" significa ripercorrere anche attraverso testimonianze autentiche tempi, modalità, particolari abitudini di vita, che connotarono il rapporto fra Bartolo Longo e Padre Leone.
Sappiamo infatti, per la stessa penna del Beato, che molto spesso con P. Leone raggiungeva a piedi la collina di S. Abbondio, dove lo stesso Longo promosse la riedificazione della Cappella
dedicata alla Madonna della Divina Grazia, oggi parte integrante della Parrocchia di S. Giuseppe, benedetta per la prima volta dal Vescovo di Nola Mons. Agnello Renzullo (1895).
Bartolo Longo e Padre Leone avevano, si può dire, quotidianamente raggiunto questo luogo di preghiera: chi scrive, trovandosi nel collegio redentorista di Lettere (NA) negli anni ’40 ebbe come confessore P. Giuseppe Vitullo, morto in concetto di santità, che a sua volta era stato penitente di Padre Leone, quando questi dimorava ad Angri: proprio da P. Vitullo ha appreso che P. Giuseppe Leone e Bartolo Longo, mentre sostavano nella Cappella della Madonna delle grazie, leggevano "Le Glorie di Maria" di Sant’Alfonso M. de’ Liguori: una lettura che implicitamente ci fa avvertire il rapporto.
I nostri due personaggi discutevano certamente anche di problemi correnti, di difficoltà da superare, confrontandosi reciprocamente sulle iniziative da assumere in rapporto alle esigenze della popolazione, al funzionamento delle scuole e delle opere.
Fra queste esigenze, Bartolo Longo ne avvertiva una molto pressante, che si sarebbe realizzata nel 1897: era necessario che i giovani orfani, accolti nelle diverse ed affermate istituzioni, potessero beneficiare della presenza di religiose capaci di assumere dirette responsabilità di educazione e di accoglienza.
Nasce così l’idea di dare vita alla Congregazione regolare delle Figlie del Santo Rosario: percorrendo la strada che dal centro di Pompei portava alla cappella, questa idea avrà preso consistenza anche nello scambio di opinioni e di propositi fra il padre redentorista ed il laico promulgatore del Rosario.
E non è difficile immaginare che lo stesso Direttore spirituale si sentisse coinvolto nel progetto ed avvertisse l’esigenza di rivolgersi nelle sue preghiere alla Madonna delle Grazie, perché lo ispirasse nell’ordinare l’iniziativa anche attraverso la precisa indicazione delle cosiddette "Regole" per le religiose che saranno chiamate "Figlie del SS. Rosario di Pompei".
P. Leone è, lo abbiamo detto, figlio di S. Alfonso, come tale amante della Madonna, dotato, per di più, di una singolare disposizione al rapporto con il prossimo, che egli esplicò fino all’ultimo sia come direttore di congregazioni di suore, sia come confessore nelle sue frequenti missioni.
Dettare le Regole deve essere stato per lui un modo concreto per raccogliere gli esiti di questa sua lunga esperienza e per affidare al documento stesso quell’afflato spirituale attinto, fra
l’altro, proprio dinanzi alla Madonna delle Grazie di Pompei, nelle frequenti visite.
Dal testo delle Regole emergono alcuni punti strutturali, che confermano l’annotazione autografa di Bartolo Longo, sul frontespizio del libretto delle regole stesse.
Indicato il fine assegnato al Pio Istituto del S. Rosario di Pompei, le regole si soffermano con insistenza e con ricchezza di particolari sulla "efficacia" e sulla "opportunità" del Rosario, sulla "intenzione" della sua recita, sulle "condizioni necessarie" per farlo e sui "frutti" che la recita di tale preghiera implica.
Una insistenza significativa questa del rapporto diretto con la Vergine del Rosario, nella sua veste di Madre generosa, anello di congiunzione, tessera essenziale di tutto il percorso ecclesiale.
Una insistenza che riflette anche il senso del rapporto fra Bartolo Longo ed il suo direttore spirituale.
Il documento si addentra, poi, nel merito specifico dei voti di castità e di ubbidienza, del ruolo assegnato alle sorelle ufficiali; soffermandosi sul lavoro, sullo spirito religioso che deve sostenere le Suore Domenicane, sulle doti che devono connotare l’esistenza.
Un progressivo e sistematico progetto di vita, che ha avuto modo di concretizzarsi e di espandersi in questo primo centenario, applicando dinamicamente le regole stesse alle richieste emergenti, nella sistematica ispirazione alle intenzioni del Fondatore e alle esortazioni del Fondatore e alle esortazioni che il suo stesso direttore spirituale, Padre Leone, gli faceva, perché Pompei riuscisse ad interpretare la marianità alfonsiana e la pedagogia longhiana.
(Autore: Luigi Leone)
Prima foto: L'immagine della Madonna della Divina Grazia custodita nel tempietto riedificato dal Beato Bartolo Longo in località Sant'Abbondio, presso cui Padre G. Leone e l'Avvocato erano soliti andare a pregare.
Seconda foto: La copertina delle "Regole" con l'annotazione autografa dell'Avvocato: "scritte dal P. Leone e a lui dettate dalla sua Madonna delle Grazie".
Terza foto: Il ritratto giovanile del padre redentorista.

 

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