Regole e Costituzioni - Istituto Aveta

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Regole e Costituzioni

Chi siamo

*Più Autori per le Prime Regole delle Suore Domenicane di Pompei?
Una interessante annotazione di Bartolo Longo, scritta di suo pugno, apre il dibattito sul vero Autore delle prime Regole delle nostre Suore. Fu il Redentorista Padre Leone a scriverle o si può optare per più autori?
"È stata la Madonna delle Grazie, che ha dettato a Padre Giuseppe M. Leone, redentorista, le regole della Congregazione regolare delle Figlie del Rosario di Pompei, Suore del terzo ordine domenicano, fondato dal Beato Bartolo Longo": così ha affermato Padre Luigi Petrosino, postulatore della causa di beatificazione del Padre Leone e anch’egli figlio di S. Alfonso, sottoponendo alla nostra attenzione una copia delle regole stesse, prelevata dall’archivio provinciale della Congregazione del SS. R.
Sulla copertina del libretto, stampato a Valle di Pompei dalla scuola tipografica editrice Bartolo Longo nel 1892, recante il titolo "Regole del pio istituto delle Figlie del S. Rosario in Valle di Pompei", quasi a commento, il Beato annota di suo pugno: "scritte dal Padre Leone e a lui dettate dalla sua Madonna delle Grazie".
Ci troviamo subito di fronte ad un’affermazione di particolare rilevanza storica, per il suo contenuto, ma soprattutto per i rapporti paralleli ad essi connessi, rapporti che se, come vedremo, possono rientrare nella storia ordinaria di Bartolo Longo e del suo direttore spirituale, assumono il carattere di straordinaria eccezionalità quando essi coinvolgono la Madonna delle grazie, nel ruolo svolto sull’animo e sulla mente di Padre Leone rispetto alle regole di quella Congregazione di Suore, fondata dal Beato di Pompei, giunta al suo primo centenario (1997).
Per chiarezza di esposizione e per agevolare chi si avvicina per la prima volta al percorso religioso e pedagogico-educativo di Bartolo Longo diremo che, una volta assunto il compito di restituire alla fede ed alla militanza civile i residenti nell’antica Valle, Bartolo Longo propagò la preghiera del Rosario e votò il suo cuore al recupero ed alla rivalutazione degli orfani della legge e della natura; proponendo finalità e metodi antesignani e per molti aspetti contro corrente rispetto alle teorie positivistiche del suo tempo, identificando nella preghiera, nell’istruzione e nel lavoro i mezzi di tale rinascita alla civile convivenza dei "diversi".
In tale itinerario rientra l’edificazione della Chiesa, divenuta sempre più importante fino ad assurgere a Santuario Mariano: in questo complesso progetto, Bartolo Longo e la stessa consorte, Contessa De Fusco, che ne sosteneva gli intenti, ebbero l’opportunità di godere, fra gli altri, della direzione spirituale di P. Giuseppe M. Leone, il redentorista pugliese che molto efficacemente influì per la realizzazione delle opere sociali, che sorgono intorno al Santuario.
Le regole per le Suore Domenicane costituiscono un elemento probante di questo sodalizio, durato circa 18 anni: affermare che tali regole "furono dettate a P. Leone dalla sua Madonna delle Grazie" significa ripercorrere anche attraverso testimonianze autentiche tempi, modalità, particolari abitudini di vita, che connotarono il rapporto fra Bartolo Longo e Padre Leone.
Sappiamo infatti, per la stessa penna del Beato, che molto spesso con P. Leone raggiungeva a piedi la collina di S. Abbondio, dove lo stesso Longo promosse la riedificazione della Cappella
dedicata alla Madonna della Divina Grazia, oggi parte integrante della Parrocchia di S. Giuseppe, benedetta per la prima volta dal Vescovo di Nola Mons. Agnello Renzullo (1895).
Bartolo Longo e Padre Leone avevano, si può dire, quotidianamente raggiunto questo luogo di preghiera: chi scrive, trovandosi nel collegio redentorista di Lettere (NA) negli anni ’40 ebbe come confessore P. Giuseppe Vitullo, morto in concetto di santità, che a sua volta era stato penitente di Padre Leone, quando questi dimorava ad Angri: proprio da P. Vitullo ha appreso che P. Giuseppe Leone e Bartolo Longo, mentre sostavano nella Cappella della Madonna delle grazie, leggevano "Le Glorie di Maria" di Sant’Alfonso M. de’ Liguori: una lettura che implicitamente ci fa avvertire il rapporto.
I nostri due personaggi discutevano certamente anche di problemi correnti, di difficoltà da superare, confrontandosi reciprocamente sulle iniziative da assumere in rapporto alle esigenze della popolazione, al funzionamento delle scuole e delle opere.
Fra queste esigenze, Bartolo Longo ne avvertiva una molto pressante, che si sarebbe realizzata nel 1897: era necessario che i giovani orfani, accolti nelle diverse ed affermate istituzioni, potessero beneficiare della presenza di religiose capaci di assumere dirette responsabilità di educazione e di accoglienza.
Nasce così l’idea di dare vita alla Congregazione regolare delle Figlie del Santo Rosario: percorrendo la strada che dal centro di Pompei portava alla cappella, questa idea avrà preso consistenza anche nello scambio di opinioni e di propositi fra il padre redentorista ed il laico promulgatore del Rosario.
E non è difficile immaginare che lo stesso Direttore spirituale si sentisse coinvolto nel progetto ed avvertisse l’esigenza di rivolgersi nelle sue preghiere alla Madonna delle Grazie, perché lo ispirasse nell’ordinare l’iniziativa anche attraverso la precisa indicazione delle cosiddette "Regole" per le religiose che saranno chiamate "Figlie del SS. Rosario di Pompei".
P. Leone è, lo abbiamo detto, figlio di S. Alfonso, come tale amante della Madonna, dotato, per di più, di una singolare disposizione al rapporto con il prossimo, che egli esplicò fino all’ultimo sia come direttore di congregazioni di suore, sia come confessore nelle sue frequenti missioni.
Dettare le Regole deve essere stato per lui un modo concreto per raccogliere gli esiti di questa sua lunga esperienza e per affidare al documento stesso quell’afflato spirituale attinto, fra
l’altro, proprio dinanzi alla Madonna delle Grazie di Pompei, nelle frequenti visite.
Dal testo delle Regole emergono alcuni punti strutturali, che confermano l’annotazione autografa di Bartolo Longo, sul frontespizio del libretto delle regole stesse.
Indicato il fine assegnato al Pio Istituto del S. Rosario di Pompei, le regole si soffermano con insistenza e con ricchezza di particolari sulla "efficacia" e sulla "opportunità" del Rosario, sulla "intenzione" della sua recita, sulle "condizioni necessarie" per farlo e sui "frutti" che la recita di tale preghiera implica.
Una insistenza significativa questa del rapporto diretto con la Vergine del Rosario, nella sua veste di Madre generosa, anello di congiunzione, tessera essenziale di tutto il percorso ecclesiale.
Una insistenza che riflette anche il senso del rapporto fra Bartolo Longo ed il suo direttore spirituale.
Il documento si addentra, poi, nel merito specifico dei voti di castità e di ubbidienza, del ruolo assegnato alle sorelle ufficiali; soffermandosi sul lavoro, sullo spirito religioso che deve sostenere le Suore Domenicane, sulle doti che devono connotare l’esistenza.
Un progressivo e sistematico progetto di vita, che ha avuto modo di concretizzarsi e di espandersi in questo primo centenario, applicando dinamicamente le regole stesse alle richieste emergenti, nella sistematica ispirazione alle intenzioni del Fondatore e alle esortazioni del Fondatore e alle esortazioni che il suo stesso direttore spirituale, Padre Leone, gli faceva, perché Pompei riuscisse ad interpretare la marianità alfonsiana e la pedagogia longhiana.
(Autore: Luigi Leone)
Prima foto: L'immagine della Madonna della Divina Grazia custodita nel tempietto riedificato dal Beato Bartolo Longo in località Sant'Abbondio, presso cui Padre G. Leone e l'Avvocato erano soliti andare a pregare.
Seconda foto: La copertina delle "Regole" con l'annotazione autografa dell'Avvocato: "scritte dal P. Leone e a lui dettate dalla sua Madonna delle Grazie".
Terza foto: Il ritratto giovanile del padre redentorista.

 

*Regole e Costituzioni - Parte Prima
In ordine di data, i vari libretti a stampa che hanno per titolo: Regole e Costituzioni, o Regole, o, ancora Costituzioni della Congregazione delle Figlie del Rosario di Pompei – Terziarie Domenicane, sono in numero di ventidue.
Si rinvengono, inoltre, una quantità di appunti e sunti di idee che Bartolo Longo più volte utilizzò per ribadire i principi generali che lo spingevano a costituire una Congregazione del tutto pompeiana.
Il primo documento da esaminare è il libro a stampa del 1892: "Regole del Pio Istituto delle Figlie del SS. Rosario in Valle di Pompei" [1, Regole].
Mancando l’autore, Bartolo Longo, fece queste annotazioni autografe sulla copertina delle prime Costituzioni: "scritte dal P. Leone a lui dettate dalla sua Madonna delle Grazie".
Quanto contenuto in questo libretto non fu mai applicato in quanto scritto nel 1892, a notevole distanza dall’anno in cui vi fu il Decreto di erezione della Congregazione, che avvenne cinque anni dopo (1897), anche se la nascita delle Terziarie Domenicane valpompeiane risale a diversi anni prima del detto Decreto.
Ora, poiché dopo un travagliato susseguirsi di vicende si pervenne all’erezione della Congregazione, ed essendo il firmatario del decreto il Card. Mazzella, protettore delle Suore d’America, si ritenne opportuno adottare le Costituzioni delle stesse suore d’America, adattandole alle esigenze valpompeiane.
Il libretto, infatti, si compone di due parti. Una prima parte riguarda la "Regola di S. Agostino per le Monache" e che "serve come fondamento alla vita spirituale delle Figlie del Rosario di Pompei" e la seconda parte dello stesso libretto costituisce le: "Costituzioni delle Suore del Terz’Ordine di S. Domenico".
Su questo libretto Bartolo Longo annotò: "dette Figlie del Rosario di Pompei".
Infatti su uno di questi volumetti vi è la seguente annotazione sotto il frontespizio della prima parte:
"Terziarie Domenicane. Prima regola e Costituzione data alla nascente Comunità di Valle di Pompei – Maggio 1898 – dal Cardinale Camillo Mazzella – Vicario del Papa".
Intanto questa "Prima Regola e Costituzioni data alla nascente Comunità di Valle di Pompei – Maggio 1898 – dal Cardinale Camillo Mazzella – Vicario del Papa", libretto edito in Valle di Pompei nel 1898, servì anche come prima guida per la Congregazione.
Essa era composta da una parte (pagine III a XXV), che riportava la Regola di S, Agostino e che serviva come "fondamento alla vita spirituale delle Figlie del Rosario di Pompei", e da una seconda parte (pagine 3 a 128), che conteneva le "Costituzioni delle suore del Terz’Ordine di S. Domenico".
Nell’Archivio Storico Bartolo Longo, vi è un libretto a stampa antecedente all’anno 1900 composto di 39 pagine, privo di copertina, annotato da Bartolo Longo fino alla pagina 11 recante sul frontespizio la scritta autografa del beato: "La Congregazione delle Figlie del Rosario di Pompei del Terz’Ordine della Penitenza di S. Domenico".
Il testo in questione è composto da venti Capi e porta nella prima pagina il titolo "Costituzioni per le Figlie del Rosario di Pompei".
Ancora nella predetta sezione prima nel fascicolo 623 dell’Archivio, si conserva un’altra copia, stampata nella Tipografia di Bartolo Longo nel 1900, sulla cui copertina egli annotò: "approvate definitivamente" ed il libretto reca il titolo: "Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei Suore del Terz’Ordine Domenicano" (5, Costituzioni), così strutturato:
Prima Parte – Supplica e Decreti (da pag. 5 a 23).
Parte Seconda – Regola di S. Agostino per le Monache che serve come fondamento alla vita spirituale delle Figlie del Rosario di Pompei (da pag. 25 a 49).
Parte terza – Costituzioni per le Figlie del Rosario di Pompei Suore del terz’Ordine di S. Domenico approvate dall’E.mo Cardinale Camillo Mazzella Vicario del Sommo Pontefice per il Santuario di Pompei (da Pag. 50 a 83).
Esiste un ulteriore libretto, riportato al n. 6 nella bibliografia delle "Regole e Costituzioni", avente il titolo uguale a quello prima citato, con l’aggiunta: "scritte dal fondatore Avv. Bartolo Longo" [6, Costituzioni].
Anche questo testo fu stampato a Valle di Pompei nella tipografia di Bartolo Longo nello stesso anno 1900.
Questo libretto, di cui riporto più avanti il testo integrale della II, III e IV parte, è strutturato come segue:
Parte Prima - Documenti (da pag. e a 23).
Parte Seconda – Costituzioni per le Figlie del Rosario di Pompei suore del terz’Ordine di S. Domenico approvate dall’E.mo Card. Camillo Mazzella Vicario del Sommo Pontefice pel Santuario di Pompei (da pag. 25 a 57).
Parte Terza – Regola di S. Agostino (da pag. 59 a 83).
Parte Quarta – Regola religiosa per le Figlie del Rosario di Pompei (dalla Regola di S. Caterina di Bologna) (da pag. 85 a 91).
Pur non entrando nel merito dei contenuti di questi testi, peraltro già esaminati in modo più approfondito in altro momento, sono convinto che queste brevi note siano sufficienti a rendere l’idea del travaglio e dei ripensamenti che scaturirono dallo studio delle Regole e delle Costituzioni.
A distanza di pochi anni furono ristampate le Costituzioni e sull’unica copia così viene annotato: "N.B. Queste Costituzioni non furono mai osservate. (da Madre Margherita Idà).
Intanto la Comunità non applicava nessuna Costituzione tra quelle elencate, osservando soltanto la regola di S. Agostino e le indicazioni dei Fondatori, essendo venuto a mancare anche il Card. Mazzella, morto nel 1900.
Necessitava, perciò, un codice di leggi rispondenti in tutto alle peculiari finalità della nuova Congregazione religiosa.
A questo provvide Sua Ecc. Rev.ma Mons. Silj, Vicario del Santuario dal 1906, il quale ne affidava la redazione al fratello, Don Albertino Silj, religioso camaldolese che per le sue singolari doti di governo ricoprì, nel suo stesso Ordine, la suprema carica di Rettore Maggiore.
Queste nuove Costituzioni, rivedute dallo stesso Mons. Silj, come prova la copia dal medesimo qua e là ritoccata che si conserva nell’Archivio Bartolo Longo, erano da lui approvate e imposte all’osservanza delle "Figlie del Rosario di Pompei" nella solennità del Rosario del 1915.
È appena il caso di ribadire che Mons. Silj recepì l’urgenza e le sollecitazioni di una Comunità in crescita per la quale si ravvisava la necessità di avere una normativa più aderente alle esigenze locali e perciò soddisfece il desiderio delle richiedenti facendo consegnare nelle loro mani dal suo Delegato Mons. Vincenzo Celli, una copia del nuovo libretto, nell’ottobre dell’anno 1915.
Tuttavia "Le nuove Costituzioni, pur rispecchiando i bisogni e le esigenze dell’unica Comunità esistente in Valle di Pompei, facevano già pensare alla possibilità di fondazioni di nuove case e quindi allo sviluppo interdiocesano dell’Istituto, secondo quanto avevano desiderato Bartolo Longo ed il P. Cormier. V’è infatti in esse un nuovo Capitolo in cui si accenna all’apertura di nuove case e, conseguentemente, alla nuova posizione giuridica in cui verrebbe a trovarsi l’Istituto. Esse furono osservate fino al 1932, anche in tempo quindi che non rispondevano più, allo sviluppo dell’Istituto" [14. Anonimo].
Urgeva, quindi, una revisione delle Costituzioni a cui provvide Sua Ecc. Mons. Antonio Rossi, Delegato Pontificio. Infatti, il 21 giugno del 1931 furono sottoposte, alle suore riunite in Capitolo, le seguenti fondamentali questioni:
I – Se si ritenga che la Congregazione inizi le pratiche per ottenere la giurisdizione Pontificia o si desideri di restare di diritto interdiocesano.
II – Quali i rapporti della Congregazione con l’Ecc.ma Prelatura.
III – Quale debba essere la Casa Madre.
IV – Quale la casa del Noviziato.
V – Se adottare nuove Costituzioni o riforme o completare quelle già esistenti.
Per tutto quanto detto, va tenuto in debito conto che la revisione delle Costituzioni era
necessaria anche perché, nel 1918, si promulgava il nuovo codice di Diritto Canonico al quale si sarebbero dovuto adeguare le Costituzioni stesse, divenendo la Congregazione, da locale, a interdiocesana.
Ma, per continuare l’analisi temporale dei vari libretti si apprende che le Costituzioni recanti l’imprimatur "Roberto Ronca, Archiepiscopus tit. Naupactensis Pompei, 1 giugno 1954" [12, Costituzioni], rimasero in vigore fino al 1970; esse erano accompagnate da un libretto con la sola regola di S. Agostino, che porta l’imprimatur "Joannes Foschini Pompeijs die 15 Junii 1956" [13, Costituzioni].
Nel 1970, in seguito alle disposizioni del Concilio Vaticano II, Le Costituzioni furono riviste alla luce delle indicazioni dettate dal Magistero della Chiesa.
Si dovette, perciò, tenere in adozione sperimentale un testo che si sdoppiava in due parti: le "Costituzioni" ovvero una serie di capitoli riguardanti le finalità della vita Consacrata, e il "Direttorio". Esso racchiudeva articoli normativi di vita pratica finora per quanto considerate ed osservate, non pubblicate in maniera sistematica in apposito volume recante il suddetto titolo di "Direttorio".
Questi due volumi, per i contenuti precipui, consentivano alla Congregazione l’aggiornamento e l’adeguamento, a seconda delle esigenze, degli Articoli del Direttorio, mentre, come è noto, la variazione di un capitolo o articolo delle Costituzioni richiedeva l’approvazione da parte della Sacra Congregazione dei Religiosi.
La nuova legislazione fu, ovviamente, adottata per studiare l’opportunità di apportare modifiche o integrazioni comuni alle esigenze di vita consacrata.
Ciascuna suora ne ebbe una copia affinché potesse studiarla, sia personalmente sia comunitariamente. Fino al 1980, vi furono meditazioni e confronti a vari livelli.
In particolare, trascorsero ben dieci anni per lo studio della nuova normativa, poiché il Concilio Vaticano II apportava alla vita delle religiose una profonda evoluzione di comportamenti e regolamenti, non senza ripercussioni sulla formazione dei membri degli Istituti religiosi.
Avvenne, così, che furono impiegati i primi cinque anni, rinnovati, poi, in un periodo di altri cinque, per studiare le variazioni da apportare e per approvarle in via definitiva.
Successivamente, il 26.10.1980, fu emesso il Decreto di approvazione della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari.

 

*Regole e Costituzioni - Parte Seconda

         Costituzioni per le Figlie del Rosario di Pompei
         Suore del Terzo Ordine di S. Domenico
         Approvate dall’E.mo Card. Camillo Mazzella
         Vicario del Sommo Pontefice
         pel Santuario di Pompei

Capo I

Titolo dell’Istituto
1 –
Nostra Signora, la beatissima Vergine Madre di Dio, Regina delle Vittorie, ha voluto edificata una sua Casa a Pompei, una sua Reggia splendidissima, e l’ha circondata per sua gloria di molte Opere di culto religioso e di civile progresso: Asili di carità, Ricovero di Orfanelle abbandonate, Ospizio di educazione pei poveri Figli dei Carcerati, Sale di Lavoro e di educazione cristiana.
Tuttavia tra le singolari compiacenze mostrate su questa terra santificata da’ prodigi della sua misericordia, Ella ha scelto come "famiglia" del suo amore, come Corte eletta intorno al suo Trono, le "figlie di sua predilezione", acciocchè sia di giorno e di notte da esse amata, servita e glorificata.
2 – Ineffabile degnazione di così eccelsa Signora! Tra tante classi di famiglie religiose, sparse sulla terra, oggi la madre pietosa dei peccatori, la regina del Sacratissimo Rosario, ha voluto porre a custodia della sua Casa, al servizio del Tempio a Lei dedicato, "una pia Congregazione di donne": le quali hanno per fine, non solo di servirla ed onorarla col celeste suo Rosario, ma farla servire ed onorare col Rosario salvare la propria e le anime altrui. E però esse hanno il "Rosario" per insegna, per difesa, per titolo; e sono alla Vergine del Rosario singolarmente consacrate come altrettante sue "figliuole", sì che altro nome loro non compete, se non quello di Figlie del Rosario. E dal luogo, in cui Maria le raccolse la prima volta, e dal Santuario a cui esse servono, prendono l’aggiunto di Figlie del Rosario di Pompei.
3 – Son dette "Figlie" e non "Sorelle" del Rosario, perché sono state chiamate con particolar vocazione ad amare e servire e glorificare così buona Madre nella stessa sua Casa, nel luogo medesimo dei suoi prodigi, come altrettante figlie che convivono con la propria madre. Però son chiamate a vita più perfetta mediante il vincolo di una "Regola comune", di "Voti temporanei", e l’esercizio di una "Carità operosa".
La Regola comune, che ne forma un corpo solo ed uno spirito solo e le conduce a santità, è quella stabilita dal Santo Istitutore del Rosario per le Suore del suo Terz’Ordine di Penitenza. Imperocchè la prima istituzione che fondò San Domenico a beneficenza della Società e della Chiesa, tanto combattuta e dilaniata nel Secolo Decimoterzo, fu appunto per le donne, per le donzelle e per le fanciulle che volle sottrarre agli artigli dell’Eresia che menava strage. E quel Grande, illuminato della Santissima Vergine, innanzi che fondasse un Ordine di Predicatori, cominciò dalle donne, cioè dal "Terz’Ordine, per educare e salvare le anime delle fanciulle. Ed anche oggi lo spirito del Fondatore, attraverso sette secoli di storia gloriosa, si trasfonde nelle sue figliuole che appartengono al suo Terzo Ordine. Onde le "Figlie del Rosario di Pompei" devono essere perfette Figlie del Patriarca San Domenico nel suo Terzo Ordine di Penitenza.
I "Voti temporanei" sono un mezzo potente pel felice progresso di questa nuova Congregazione del Terzo Ordine, e per l’acquisto delle virtù eroiche, che in ogni secolo han distinto tante verginelle di ogni ceto, seguaci del glorioso Padre Gusmano e della gran Madre Santa Caterina da Siena.
La "Carità" attuosa, fervida, disinteressata verso Dio e verso il prossimo, segnatamente verso le povere Orfanelle, verso le fanciulle del popolo e verso le anime dei peccatori e dei moribondi; il procurare insomma ogni benefizio spirituale dei figli del popolo, massime quando sono abbandonati e privi di ogni istruzione religiosa, sarà una scala di meriti per raggiungere anche in vita il perfetto amore di Dio, in che è riposta tutta l’umana felicità.
Capo II
Scopo dell’Istituzione
Ministero delle Figlie del Rosario di Pompei nelle Opere di carità

Lo scopo di questa Istituzione dunque è triplice:
1. Salvare l’anima propria, mercè il ritiro dal mondo, la frequenza dell’orazione e dei Sacramenti, la vita comune sotto di una medesima Regola, le opere di carità verso il prossimo e l’esercizio di tutte le virtù cristiane per imitare Maria santissima.
2. Salvare le anime altrui; e cioè da prima per mezzo della istruzione e della educazione dei fanciulli e delle fanciulle del popolo massime delle "Orfanelle abbandonate" a qualunque città o nazione esse appartengano, che la grande Signora delle Vittorie, con sensibile manifestazione della sua bontà, ha mostrato e mostra ogni giorno di proteggere e custodire in singolar modo. Ed in secondo luogo con la luce del buono esempio a tutti, col Catechismo religioso al popolo, con i buoni consigli, e sussidiariamente, anche con l’assistenza spirituale, e, potendo, anche, con la corporale delle inferme e delle moribonde.
3. Amare sopra tutte le cose, dopo Dio, la santissima Vergine ed invocarla sotto il titolo dolcissimo di "Regina del Rosario di Pompei"; amarla come propria Madre, servirla come Padrona, lodarla come Signora, glorificarla come Regina, ringraziarla come Benefattrice singolare, che da questo luogo dispensa al mondo le sue grazie; ed onorarla quale Madre di Dio con il recitare e far recitare il Rosario, ed insegnarlo ad altri; con il prestare servigi al suo eletto Santuario.
4. E però le Figlie del Rosario di Pompei, oltre la santificazione individuale con l’osservanza dei voti e delle Regole dell’Istituto, debbono avere per fine proprio ed essenziale:
a. La custodia, la cura, l’educazione e l’istruzione, tanto religiosa e morale quanto civile nei lavori e nelle arti domestiche delle "Orfanelle interne", che sono commesse alle Suore come figliuole a Madri. E però le Figlie del Rosario di Pompei debbono accompagnare sempre le Orfanelle, che pure s’intitolano alla vergine di Pompei, e al parlatorio e alla musica, il canto alla Chiesa, e, quando escono, al passeggio e alle processioni.
b. L’economia dell’Orfanotrofio, delle Scuole, del Noviziato e della canonica, apprestando il vitto tanto alle Orfanelle e persone dell’Orfanotrofio, quanto ai Sacerdoti residenti nella canonica medesima, serbano la nettezza del luogo con lavanderia propria e con sale di lavoro.  c) La cura e la custodia delle biancherie e degli arredi sacri del Santuario, e la confezione delle ostie e particole, tanto per i divini Sacrifici quotidiani, quanto per le innumere comunioni dei devoti pellegrini, che da ogni nazione traggono alla Pontificia Basilica di Pompei.
Ancora, nelle ore in cui la Basilica sia chiusa al pubblico, secondo le varie stagioni, curare l’ornamento e la nettezza degli altari, e l’approntare ogni giorno gli arredi e le biancherie occorrenti al culto della Chiesa, ed il rifornire di olio le lampade dinanzi al Santissimo Sacramento oltre le Quindici lampade che notte e giorno ardono innanzi all’Immagine prodigiosa della vergine, e conservare ed apprestare le ostie, le particole e il vino per le Sante Messe.
c. L’istruzione gratuita delle figlie del popolo esterne, che sarà data alle Suore in Scuole del tutto separate da quelle delle Orfane interne. d) La cura dell’Oratorio festivo delle figlie del popolo per l’insegnamento della Dottrina cristiana e per la coltura delle anime loro.
d. Unitamente alla Direzione delle Scuole e dell’Oratorio, la cura altresì, delle istituzioni speciali delle piccole Congreghe femminili che tra queste figliuole del popolo si possono stabilire a vantaggio loro e dei loro genitori, dei loro concittadini e di tutto il popolo cristiano: per esempio delle "Giuseppine" che debbono pregare per la buona morte degli Agonizzanti, allorché sentono suonare la campana con i segni dell’agonia; delle "Sacramentine," per l’accompagnamento del santissimo Viatico, quando sia portato agli infermi nelle ore diurne; alle "Figlie di Maria," e somiglianti per l’incremento della pietà e della morale nelle proprie famiglie e nel proprio paese.
e. La cura e la custodia, per quanto si può, delle "Figlie del popolo esterne", non solo a scuola ma anche nelle loro case, prendendo conto dai loro genitori della condotta di esse e delle ragioni delle loro assenze dalla scuola, abboccandosi con le madri di famiglia, e, visitando nelle loro case le fanciulle inferme, ed apprestando ad esse, quando sono povere, o medicinali o aiuti; rendendosi in questo modo le Suore solidali con i genitori delle fanciulle per la loro compiuta educazione. A questo modo le Suore saranno accette e benedette dal popolo.
f. Sussidiariamente e con le debite cautele apprestare assistenza alle moribonde, massime se povere e poco assistite dai parenti, porgendo religioso supremo conforto alle agonizzanti.
g. Esercitare le opere della Misericordia corporale con l’apprestare quanto occorre ad alloggiare i pellegrini che vengono a visitare la Vergine; e con il servire alle pie Signore che si raccolgono in "santo ritiro di spirituali esercizi;" e con il servire, assistere ed istruire le giovanette di famiglie civili che vengono a far la loro Prima comunione nel Santuario, e si raccolgono nell’Orfanotrofio per apparecchiarsi con un santo ritiro di spirituali esercizi.
5. Per tal modo le "Figlie del Rosario di Pompei" sul finire di ogni giorno avranno la consolazione di aver dedicato a Maria, loro tenerissima Madre, le ore, i minuti, i respiri, le preghiere, i travagli, le pene, gli atti tutti della vita, sicure che neppure la minima azione andrà per esse perduta. E per conservare sempre pronto e fervoroso lo spirito della loro vocazione, esse sovente ricorderanno a se stesse lo scopo per cui la Santissima Vergine le ha chiamate qui:
- Io vi ho raccolte, - dice Maria alle sue Figlie, - qui, al lato del mio Santuario, intorno al mio altare, sotto gli occhi di mia particolare protezione, acciocchè imitiate i miei esempi, mettiate in pratica i miei consigli. Beato chi vigila attento alle mie porte ogni dì, Beato chi ascolta le mie parole!
6. Le Figlie del Rosario di Pompei hanno dunque avuto una doppia grazia; quella, cioè, di essere state dal mondo chiamate al ritiramento per salvarsi; e quella di vivere ritirate nella Casa che la vergine si ha per mezzo di miracoli edificata, e qui santificarsi con opere più insigni della misericordia sotto lo sguardo purissimo della Celeste Madre.
Quante anime sante, sparse in tutto il mondo, non ambiscono quest’onore e questo privilegio!
Capo III
Dello Spirito dell’Istituto
1.
Lo spirito dell’Istituto non è altrimenti uno spirito di austerità si bene, di carità, quale è contenuto nel significato della parola Rosario. E però seguirà esso le tracce del santo Istitutore del Rosario, il gran Patriarca S. Domenico, il quale tutta la sua vita spese, nella carità, che ardentissima aveva verso Dio e verso il prossimo, e la fece rivivere nel mondo con la predicazione e con la devozione del santo Rosario, in mezzo alle calamità ed ai bisogni dei tempi.
2. L’Istituto è posto sotto la protezione speciale della vergine del Rosario di Pompei; del glorioso Patriarca S. Giuseppe, dell’Arcangelo San Michele, di San Domenico e di Santa Caterina da Siena, figliuola primaria dell’Ordine del Rosario, Serafina di Carità: sotto la guida e gli esempi e la protezione di così illustre Vergine del Terzo Ordine della Penitenza di S. Domenico, le "Figlie del Rosario di Pompei" aspireranno all’acquisto delle più grandi virtù.
3. Le Figlie del Rosario di Pompei per divenire vere figliuole di S. Domenico e vere sorelle di S. Caterina da Siena, abbracciano la "Regola del Terzo Ordine della penitenza, e ne costituiscono una speciale Congregazione; e però loro ornamento e decoro e scudo è il bianco Scapolare che la Vergine Maria diede all’Ordine suo prediletto per mezzo del Beato Reginaldo di Orléans.
Esse fanno i "voti semplici" da rinnovarsi ogni anno; e se anche nel corso dell’anno vogliono o debbono lasciare l’Istituto, basta il metter piede fuori la porta del Santuario per essere sciolte da ogni voto.
Il solo Noviziato ha clausura vescovile, da dispensarsi pure dalla Madre Superiora.
Per singolar concessione del Reverendissimo Padre Maestro Generale di tutto l’Ordine di San Domenico, del 22 Agosto 1897, le Figlie del Rosario di Pompei sono ammesse ancora alla partecipazione: di tutte le molteplici Indulgenze e grazie, beneficii e diritti concessi dai Sommi Pontefici all’Ordine di S. Domenico, non che alla partecipazione dei meriti di tanti Santi e Sante dell’Ordine prediletto della Santissima Vergine.
Capo IV
Della direzione dell’Istituto
1.
La Congregazione regolare delle Figlie del santo Rosario di Pompei dipende immediatamente, per la parte ecclesiastica, dall’E.mo Cardinale eletto dal Papa a Suo Vicario per il Santuario di Pompei, e vive sotto l’alto patrocinio del Sommo Pontefice.
2. L’Em.mo Cardinal Vicario nomina il Direttore Spirituale dell’Orfanotrofio e il Confessore delle Suore, tanto delle maestre quanto delle Coadiutrici o Converse.
3. I Fondatori dell’Orfanotrofio e del Noviziato provvederanno a tutti i bisogni della Casa, come al sostentamento delle Orfanelle e delle fanciulle povere, e dei bambini che prendono ad educare negli Asili, ed agli arredi e suppellettili dell’abitazione delle Suore.
4. Durante la vita dei Fondatori, e per rispetto dovuto loro, e perché assai sostengono le spese in ciò che la Congregazione non può sostenere, massimo per la dotazione delle Orfanelle e delle Aspiranti povere, si osserveranno le seguenti disposizioni transitorie:
a. Nessuna può essere ammessa nell’Orfanotrofio e nella Casa Religiosa delle Figlie del Rosario di Pompei, sia come Maestra sia come Conversa, senza la previa conoscenza ed approvazione di essi Fondatori.
Per la vestizione delle medesime e per l’entrata al noviziato si richiede il Capitolo delle Suore.
b. Similmente l’allontanamento di qualunque persona, che sotto qualunque titolo possa far parte dell’Istituto, si può eseguirsi senza la previa conoscenza dei Fondatori.
5. Essendo lo scopo primario dei Fondatori quello di salvare tante anime innocenti, le quali prive di genitori ed abbandonate sulle vie, andrebbero fatalmente perdute; pertanto l’Istituto delle Figlie del Santo Rosario di Pompei serve di mezzo allo scopo indicato.
Quindi le persone che debbono far parte di questo Istituto debbono conformarsi al tutto alle intenzioni dei Fondatori, che è quella di educare gratuitamente le povere Orfanelle di ogni parte d’Italia e dell’Estero, a diventare buone massaie, mediante una scuola materna adatta alla condizione delle povere orfane.
6. Nell’Orfanotrofio vi è una Superiora che sopraintende a tutta la Casa, e che dipenderà immediatamente, per la parte ecclesiastica, dal Cardinal Vicario; e per la parte amministrativa e disciplinare dell’Orfanotrofio e delle altre opere di carità, essa dipenderà dai Fondatori, mentre che questi avranno vita.
7. Tutte le Suore debbono ubbidire lietamente alla Superiora, adempiendo con prontezza di animo tutti gli ufficii loro connessi, e intendendo di servire nella persona e nella Casa delle Orfanelle la persona augusta e la Casa medesima della SS. Vergine, Madre e regina tanto delle Suore quanto delle Orfanelle.
8. Poiché la Casa religiosa delle terziarie Domenicane di Valle di Pompei, dette le "Figlie del santo Rosario di Pompei", è stata fondata con lo scopo di reggere e dirigere l’Orfanotrofio della Vergine di Pompei; e tutte le Suore debbono prestare la loro opera e dedicare tutte le forze a questo santo caritatevole intendimento; pertanto la Superiora dell’Orfanotrofio è la medesima Superiora delle Suore.
Essa sceglierà le Suore più adatte per i vari uffici, e d’accordo con i Fondatori le destinerà alle mansioni diverse, sia alla direzione dei lavori, sia alla Custodia della Porta o della Guardaroba, sia alla direzione delle udienze, sia alla direzione delle Camerate, e della cucina e somiglianti.
9. Oltre alla Superiora, vi sarà una vice-Superiora, la quale dipenderà interamente dalla Superiora; e nell’assenza o malattia di questa, essa ne disimpegnerà tutte le incombenze.
10. Vi sarà anche una Maestra proposta alla direzione delle Scuole.
La Vice-Superiora è anche specialmente incaricata dell’Ufficio di Tesoriera.
Vi sarà ancora una Maestra delle Novizie specialmente applicata alla direzione delle Postulanti e delle Novizie.
11. a maestra proposta alla Direzione delle scuole ha l’ufficio di accompagnare i visitatori per le Scuole.
12. La Vice-Superiora ha lo stesso obbligo verso i visitatori dell’Orfanotrofio.
13. La Superiora deve essere informata di tutto quello che si fa nelle Scuole e nell’Orfanotrofio e di tutto deve informarne i Fondatori.
14. Tutta la responsabilità civile e morale dell’Orfanotrofio, delle Scuole e del Noviziato cade collettivamente sulla Superiora, sulla Vice-Superiora e sulla Maestra proposta per la direzione delle Scuole e sulla Maestra delle Novizie.
15. la Casa avrà una Economa. Questa avrà cura dell’amministrazione e delle spese quotidiane, della Cucina, della dispensa, e delle provvigioni. Resta a sua cura di fare a tempo debito le provviste d’ogni specie.
In ogni primo del mese, ed al giorno decimo, ed al ventesimo deve presentare alla Superiora tanti conti scritti e firmati da lei, per quanti sono gli articoli delle spese, con il bilancio di quel che ha ricevuto, e denotando i residui dei quali rimane debitrice. Deve richiedere alla Superiora il visto con approvazione sopra ogni singolo conto. Non ha facoltà di consegnare alcuna cosa senza il consenso della Superiora.
La Superiora presenterà ai Fondatori ogni fin di mese i conti delle spese.
16. Vi sarà ancora la Custode della Guardaroba, che è la consegnataria dei mobili e delle robe tutte, che saranno di pertinenza della Comunità, nonché degli oggetti di Scuole. È responsabile di quanto le è consegnato. Ha l’obbligo di sorvegliare, e pigliare il più esatto conto della Guardaroba.
17. La Superiora dovrà essere la depositaria del danaro, e deve ordinare le spese. Tanto l’Economa quanto la Guardarobiera faranno capo dalla Superiora.
18. Saranno ancora altre Ufficiali minori, come l’Infermiera, la Refettoriera, la Sacrestana, La Maestra delle udienze, ed altre, secondo il Regolamento.
Capo V
Delle due Classi di Suore
1.
Le Figlie del Rosario di Pompei sono di due classi: Maestre e Converse.
2. Le Maestre dell’Orfanotrofio della vergine di Pompei attendono principalmente alle occupazioni che in modo più diretto toccano lo scopo dell’Istituto, cioè: l’istruzione e l’educazione morale e civile della gioventù, l’assistenza ed educazione delle figlie del popolo, il decoro del culto divino.
Esse sono legate tra di loro e con Dio con i tre voti semplici e temporanei della "povertà", della "castità" e dell’ubbidienza".
3. Le Coadiutrici o Converse aiutano allo scopo dell’Istituto secondariamente ed in modo più indiretto. Esse attendono alle cure domestiche e al servizio delle Maestre e dell’Istituto. Sono legate a Dio con gli stessi voti semplici annuali; e godono gli stessi vantaggi della vita religiosa, benché la preghiera si assegni loro sotto un’altra forma più conveniente alle abituali loro azioni.
4. La classe delle Maestre abbraccia:
a. Le Probande.
b. Le Postulanti.
c. Le Novizie.
d. Le Professe.
5. La classe delle Coadiutrici Converse abbraccia:
a. Le Aspiranti Coadiutrici.
b. Le Coadiutrici Professe.
Capo VI
Dell’Ammissione
1.
Nessuna può essere ammessa nella casa delle Figlie del Rosario di Pompei senza essere di persona conosciuta dai Fondatori, Avv. Comm. Bartolo Longo e Signora Contessa Marianna De Fusco Longo, e senza richiedere di persona ai medesimi l’ammissione.
E però fa d’uopo, che chi sente questa vocazione di ritirarsi in Pompei, vi si rechi prima in pellegrinaggio a visitare la taumaturga Regina del SS. Rosario, ed in quella visita si abboccherà con i Fondatori.
2. Prima di recarsi a Valle di Pompei per la conoscenza personale, deve indirizzare ai Fondatori una lettera che contenga la domanda di ammissione.
3. la domanda di ammissione esprimerà il nome, il cognome e la paternità della postulante, la sua età, non che il comune e la provincia a cui appartiene: e deve significare in che qualità voglia essere ammessa la postulante, se cioè Maestra o come Coadiutrice.
Delle Maestre
La domanda delle aspiranti Maestre dell’Orfanotrofio della Vergine di Pompei, dev’essere accompagnata dai seguenti documenti.
le testimoniali del proprio Vescovo, cioè:
Certificato dello stato libero, in cui si dichiari che la giovane non contrasse mai matrimonio; né ha dato parola o contratto di sponsali.
Che non abbia debiti.
Che abbia dato prova di specchiata moralità e di pietà esemplari.
Che dia fondati indizii di vocazione religiosa e di amore a questo Istituto.
Che non è stata mai a servire, tranne che non sia stata per cameriera di buona educazione presso oneste e specchiate famiglie.
Gli attestati del proprio Parroco:
L’attestato di Battesimo, da cui risulti che la postulante e di legittimi natali, di età non minore di anni 15, e non maggiore di anni 26.
Dichiarazione se la giovane abbia o no ricevuta la santa cresima.
Dichiarazione che i genitori della giovane non abbiano sofferto convulsioni epilettiche o alienazioni mentali.
L’atto legale di nascita rilasciato dal Municipio.
Stato di famiglia rilasciato dall’Autorità Municipale.
Attestato medico di vaccinazione, o di sofferto vaiuolo e di sana costituzione fisica tanto da poter seguire la vita comune e compiere i diversi uffici dell’Istituto.
Attestato di consenso dei genitori o di chi li rappresenta, salvo per quelle che siano fuori della patria potestà e di tutela.
Attestato di aver compiuto la terza Classe elementare.
Il pagamento anticipato della pensione che è di lire trenta al mese, per tutto il tempo della prova che dura un mese, e del Postulato che dura sei mesi; più un sufficiente corredo per detto tempo.
L’assicurazione di potere all’epoca del Noviziato pagare la somma di lire Seimila per dote, e lire Cinquecento per corredo da Maestra.
Avutane dalla fondatrice la risposta affermativa, la giovane, verrà in Valle di Pompei per farvi un mese di prova: nel quale intervallo si prenderà esperimento, se l’aria, il vitto, la vita comune e le Regole di questa Congregazione a lei si confanno. Sarà quindi una ammissione provvisoria per un mese.
Dopo un mese di prova, i Fondatori sulle relazioni esatte e coscienziose che loro farà la Superiora e la Maestra delle Novizie, emetteranno il loro giudizio, se possa o no la Probanda essere ammessa al Postulato.

Delle Converse
Per l’accettazione delle aspiranti Coadiutrici o Converse richiedesi:
L’atto legale di nascita.
Stato di famiglia rilasciato dal Municipio.
L’attestato medico di vaccinazione o di sofferto vaiuolo, e l’attestato di robusta costituzione fisica.
L’atto di Battesimo da cui risulti l’età non minore di anni 18 e non maggiore di 26.
Dichiarazione del Parroco se la aspirante abbia o no ricevuto la santa cresima.
La prova specchiata morigeratezza, di non comune pietà.
Un corredo conveniente.
le aspiranti Coadiutrici possono essere ammesse a fare i tre voti semplici annuali, dopo tre anni di fedele servizio presso la Congregazione ove si crederanno degne dall’Autorità Ecclesiastica. Questi voti si faranno per ordinario e si rinnoveranno il dì 2 Febbraio, festa della Purificazione di Maria Santissima.
I voti, avranno la durata di un anno, sempre che la persona resti in comunità.
Uscendone anche nel corso dell’anno, resta immediatamente sciolto il voto.
La Superiora o la Madre Maestra delle Novizie sono obbligate in coscienza d’informare i Fondatori se l’aspirante abbia o no i segni di vera vocazione.
Capo VII
Della Dote
Le Figlie del Rosario di Pompei per essere ammesse all’Istituto a titolo di Maestre, debbono portare una dote.
La dote è di lire Seimila, le quali si sborseranno prima che incominci il Noviziato.
Le altre cinquecento servono per il corredo che dev’essere uniforme a quello di tutte le altre, e quindi dev’essere fatto nella Comunità.
Se la probanda esce dall’Istituto, è obbligata a rilasciare al medesimo tante lire per quanti giorni ha dimorato in esso, a titolo di spese necessarie, bucato ed altro, che per lei ha sostenuto la Comunità.
Saranno dai Fondatori ritenute dalle lire Trecento, che avranno pagate in anticipazione al loro entrare nella casa della Madonna. Il resto delle lire trecento sarà restituito alla famiglia della probanda.
Similmente, nel caso che esca nel tempo dei mesi sei, richiesti per le postulanti, la Comunità riterrà tante lire per quanti saranno i giorni della dimora fatta all’Istituto, facendosi la ritenuta delle predette lire trecento; ed il resto verrà restituito alla famiglia.
Qualora la Novizia esca dall’Istituto nel tempo del Noviziato, la ritenuta sarà fatta sulla dote versata alla ragione di lira una per giorno.
Qualora l’uscita dall’Istituto si avveri dopo il Noviziato, la ritenuta sulla dote sarà di diciannove mesi, quanti si richiedono per il probandato, postulato e noviziato, calcolato sempre lira una al giorno.
Durante il mese di prova ed i sei mesi di postulato, l’aspirante può indossare gli abiti che porta da casa sua, purchè siano convenienti al luogo. Ma entrando nel Noviziato deve indossare l’abito uniforme.
Capo VIII
Dei diritti dei Fondatori
È riservata ai Fondatori la interpretazione delle presenti Costituzioni, non che il diritto di dispensare, derogare, aggiungere ed introdurre nelle medesime quelle modificazioni, che in casi specialissimi o per mutazioni di circostanze e dei tempi giudicheranno opportune, di accordo con la Superiora e con l’Em.mo Cardinal Vicario del Sommo Pontefice.
Del Probandato, del Postulato e del Noviziato
le Figlie del Rosario di Pompei prima di divenir Postulanti, sono Probande, e debbono fare un mese di prova a titolo di esperimento, se confaccia ad esse il clima, l’aria, il cibo e la vita comune.
- Dopo un mese di prova sono ammesse al Postulato.
- Il Postulato, stabilito per far prova della vocazione religiosa, non può durare meno di mesi sei per le aspiranti Maestre.
Per le Aspiranti coadiutrici il Postulato dura un anno.
In tutto questo tempo debbono stare sotto gli occhi della Comunità, sopra tutto della Madre Maestra delle Novizie, per provare le loro disposizioni, la loro docilità ed obbedienza, e potere infine emettere un giudizio sulla loro vocazione.
Dopo i sei mesi da Postulanti per le Maestre, ad un anno per le Coadiutrici, potranno cominciare il Noviziato.
- Il Noviziato ha la durata di un anno.
- Le Postulanti non possono essere ammesse al Noviziato, se non hanno compiuti anni 18 di età, e non abbiano dato prova di avere studiato e sapere a memoria il catechismo diocesano.
Le Novizie non possono essere ammesse alla Professione ed ai voti, prima che abbiano compiuti anni 21 di età, e ne siano passati due dal Noviziato.
- Le Figlie professe rinnovano ogni anno i loro voti nel giorno della Purificazione, 2 di Febbraio, previa la licenza del Superiore Ecclesiastico.
Ove la Probanda sia ammessa ai sei mesi di postulato, prima che spiri l’ultimo mese di esso, deve far venire dalla sua famiglia la dote nella somma di lire Seimila, e lire Cinquecento per il corredo.
La somma di lire Seimila, oltre lire Cinquecento per il corredo, deve essere consegnata ai Signori Fondatori dell’Orfanotrofio, i quali la consegneranno alla Superiora, che ne lascerà ricevuta.
La Superiora dovrà trattare egualmente tutte le Suore, senza tener conto di quello che abbiano portato alla Congregazione, e avuto riguardo solo ai bisogni reali di ciascuna.
Per lo parte poi le Figlie tutte devono ricordarsi che, sebbene rimpetto alle leggi civili esse conservino il pieno diritto di proprietà, in coscienza però e fino a quando appartengono alla Congregazione, nulla posseggono di proprio, tutto nella medesima dovendo essere comune, senza eccezione di sorta.
Se nel Noviziato si scopra una malattia dalla quale si prevede che non possa la giovane sostenere il peso delle regole, sia per l’osservanza di esse, sia per vivere chiusa, sarà la Novizia rimandata alla sua famiglia.
Fatta la Professione, la malattia non è più causa di allontanamento: anzi la Comunità deve sostenere tutto il carico della cura e delle medicine, salvo che la malattia, che si sviluppa dopo la Professione, non esistesse anteriormente e fosse tenuta nascosta. In tal caso, secondo le Leggi Canoniche, è anche nulla la Professione.
Abbandono della Comunità
– Le Novizie e le Professe , che, o per propria volontà, o per volontà dei Superiori, escono dalla Comunità, saranno rimborsate nella dote che abbiano pagata; però senza interesse, e sotto deduzione di lire cento sul capitale per ogni anno che siano rimaste presso la Congregazione, da computarsi dal giorno della vestizione.
– Quando al corredo che abbiano o pagato o provvisto, si calcola che in dieci anni si consuma interamente.
Però, se la Figlia del Rosario di Pompei esce dopo dieci anni dalla Congregazione , non avrà diritto di nulla ripetere, e la Congregazione non avrà più obbligo di nulla restituire.
Se esce prima, avrà diritto a tanti decimi del corredo in natura o in valore, quanti anni mancano a costituire il decennio della Vestizione.
Beni delle Figlie del Rosario di Pompei
Le Novizie possono disporre dei beni estradotali a proprio piacimento, previo avviso alla Superiora dell’uso che ne vogliono fare.
Le Figlie Professe, in forza di queste Costituzioni e per ragione del voto di povertà, non potranno compiere alcun atto relativo all’amministrazione dei beni sopraddetti, la quale spetta esclusivamente alla Superiora della Comunità, con obbligo alle Figlie di adempiere quelle formalità che possono essere richieste per la legalità di detta amministrazione. Tanto meno possono disporre, o degli interessi di tali beni che si intendono irrevocabilmente
Occorrendo tuttavia qualche speciale bisogno ad alcuno dei loro parenti, lo rappresenteranno ai Fondatori o ai Superiori ecclesiastici, che vi provvederanno, o no, secondo il loro giudizio.
Tutto ciò che le Figlie Novizie o Professe venissero a lucrare, come frutto del proprio lavoro, appartiene pure di diritto alla Comunità: la quale si assume a sua volta l’obbligo di provvedere a tutti i loro bisogni, siano in stato di sanità o di malattia, e finchè le medesime appartengono alla Congregazione.
Per l’effetto di che in questo e nei precedenti articoli le Figlie del Rosario dovranno, prima della vestizione, dichiarare con atto speciale da esse firmato, che si obbligano ad osservarne il disposto.
Le Figlie del Rosario sono pure obbligate in coscienza a provvedere, prima o dopo la Professione, giusta l’opportunità, alla propria successione testamentaria in quel modo legalmente valido che i Superiori, tenuto conto di tutte le rispettive circostanze, dichiareranno.
Quaecumque has Regulas servaverint, pax super illas et misericordia.
(Autore: Mario Rosario Avellino)

 

*Bibliografia Completa
1 - Regole del Pio Istituto delle Figlie del SS. Rosario in Valle di Pompei. Scuola Tipografica Editrice Bartolo Longo. Valle di Pompei, 1892
2 – Regola di S. Agostino per le Monache. (La quale serve di fondamento alla vita spirituale delle Figlie del Rosario di Pompei). Tipografia Editrice Bartolo Longo. Valle di Pompei, 1894.
3 – La Congregazione delle Figlie del Rosario di Pompei del Terz’Ordine della Penitenza di S. Domenico. S. d. (A.B.L.) I-388)
4 – Costituzioni delle Suore del Terz’Ordine di San Domenico sotto il Titolo di Figlie del Rosario di Pompei. Scuola tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati, 1898.  
5 – Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei. Suore del Terz’Ordine Domenicano. (Seconda Edizione). Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati. Valle di Pompei, 1900.  
6 – Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei. Suore del Terz’Ordine Domenicano scritte dal Fondatore Avv. Bartolo Longo. (Seconda Edizione). Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati. Valle di Pompei, 1900.  
7 – Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei. Suore del Terz’Ordine Domenicano. (Seconda Edizione). Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati. Valle di Pompei, 1904.    
8 – Regole di S. Agostino per le Suore Domenicane del Convento di S. Sisto Vecchio in Roma. Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati. Valle di Pompei, 1905.      
9 – Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Figlie del Rosario di Pompei. Suore del Terz’Ordine Domenicano. Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati. Valle di Pompei, 1915.      
10 – Costituzioni per la Congregazione Regolare delle Suore del Terz’Ordine Regolare di S. Domenico Figlie del Rosario di Pompei. Terziarie Domenicane. Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati Fondata dal Servo di Dio Bartolo Longo. Pompei, 1932.        
11 – Regole del 1892 e Costituzioni del 1897 delle Figlie del SS. Rosario di Pompei. Scuola Tipografica Bartolo Longo pei Figli dei Carcerati Fondata dal Servo di Dio Bartolo Longo. Pompei, 1949.          
12 – Costituzioni della Congregazione delle Suore Domenicane Figlie del SS. Rosario di Pompei. Ipsi, Pompei, 1954 (Imprimatur R. Ronca, 1.6.1954).  
13 – Costituzioni della Congregazione delle Suore Domenicane Figlie del SS. Rosario di Pompei. Ipsi, Pompei, 1954 (Imprimatur Joannes Foschini, 15.6.1956).    
14 – Regola di S. Agostino della Congregazione delle Suore del Terz’Ordine regolare di S. Domenico Figlie del SS. Rosario di Pompei. Pompei, 1956. (Imprimatur Joannes Foschini, 15.6.1956).
15 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Costituzioni. Pompei 1970. (Dattiloscritto).   
16 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Direttorio. Pompei 1970. (Dattiloscritto).
17 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Costituzioni. Pompei 1980. Tip. Laurenziana. Napoli, marzo 1981.
18 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Direttorioi. Pompei 1980. Tipolitografia Laurenziana. Napoli, marzo 1981.  
19 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Costituzioni. Pompei 1987. Tipolitografia Laurenziana. Napoli, luglio 1987.    
20 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Direttorio. Pompei 1988. Tipolitografia Laurenziana. Napoli, luglio 1988.     
21 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Costituzioni. Seconda ristampa 1996. Tipolitografia Laurenziana. Napoli, febbraio 1996.   
22 – Congregazione delle Suore Domenicane "Figlie del SS. Rosario di Pompei". Direttorio. Seconda ristampa 1996. Tipolitografia Laurenziana. Napoli, febbraio 1996.

 

 
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