Santi del 1 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 1 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Sant'Adiutore - Vescovo (1 settembre)

V secolo
Etimologia:
Adiutore = colui che aiuta, dal latino
Emblema: Bastone Pastorale, Sacra Scrittura
Adiutore, vescovo, Santo, venerato in Campania. La più antica memoria di Sant’ Adiutore si trova
in una lista del Martirologio Geronimiano, in varie date (2 giugno, 17-19 dicembre) e nel calendario Marmoreo di Napoli (sec. IX), accoppiata a quella di San Prisco al 1° settembre.
Il culto del Aanto è diffuso con maggiore larghezza nelle zone di Benevento, Capua, Caserta, Cava, Salerno. Quanto alla personalità di Adiutore, la leggenda riportata negli Acta Sanctorum al 1° settembre, lo fa compagno di quella schiera di 12 vescovi, che, nella persecuzione dei Vandali del V sec., scacciati dall’Africa, approdarono ai lidi della Campania, donde si sparsero nelle regioni vicine, per predicare il Vangelo.
La leggenda è troppo tardiva e oggi non viene presa da alcuno in considerazione. In generale si ritiene che Adiutore, come i suoi compagni, appartengano alle stesse regioni in cui predicarono e nelle quali, in seguito, si diffuse il loro culto. Sebbene il Lanzoni, accennando in particolare a Sant’Adiutore, ha affermato di non sapere chi fosse, questo culto non può in alcun modo mettersi in dubbio. Sant’ Adiuore era venerato a Benevento, ma nessuno dei cronisti locali, come il Sarnelli (1691) ed il Borgia (1764), lo includono nella lista dei vescovi di quella diocesi. La festa di Adiutore era già celebrata in quella città il 19 XII, ma il card. Orsini, poi papa Benedetto XIII, la fissò per tutta la diocesi al 28 gennaio, dopo aver collocate le reliquie del santo sotto l’altare maggiore della cattedrale, il 10 XI
1687.
Nel nuovo Proprio, pubblicato nel 1945, l’Ufficio del Santo è stato soppresso. Particolare culto Sant’Adiutore riceve in Cava dei Tirreni, dove anche oggi è venerato come patrono della città e della diocesi, come primo evangelizzatore e vescovo.
La festa liturgica è assegnata al 15 maggio. Qui il culto, contrariamente a quanto scrive il Mallardo, ha origini assai più remote che a Capua: un castrum sancti Adiutoris, tuttora esiste e che sarebbe stata la dimora del Santo in Cava, è documentato sin dal sec. IX; nel 1049, sotto il principe longobardo Gisulfo, venne donato a Sant'Alferio, fondatore e primo abate del monastero della Santissima Trinità di Cava; nel 1064 e nel 1096 vi sono chiese dedicate al Santo, rispettivamente in Cava ed in Giffoni (Sa), e nel 1200, si ha notizia di un monte Sant'Adiutore in Eboli; in un calendario pergamenaceo del 1280 dei Benedettini di Cava la festa del Santo è assegnata al 18 XII.
Il prof. Adinolfi, nella sua Storia della Cava, aggiunge per Adiutore la qualifica di martire all’altra di vescovo, ma è una notizia isolata, che non trova nessuna conferma in nessun documento. Dalla più antica chiesa di Capua dedicata ad Adiutore si trova menzione in un documento del 1266.
(Autore: Canio Riccardo Topazio – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Adiutore, pregate per noi.


*Beato Agustin Navarro Iniesta - Sacerdote e Martire (1 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:

"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Zurgena, Spagna, 28 maggio 1902 – Tabernas, Spagna, 1° settembre 1936

Agustín Navarro Iniesta nacque a Zurgena, in provincia e diocesi di Almería, il 28 maggio 1902. Il 29 maggio 1926 fu ordinato sacerdote.
Era coadiutore della parrocchia di Carabanchel Bajo a Madrid, quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936, nella località di Pozo de la Lagarta, presso Tabernas.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Alfonso Sebastia Vinals - Sacerdote e Martire (1 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001”
"Martiri della Guerra di Spagna”

Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico
Martirologio Romano: Nella città di Paterna nel territorio di Valencia sempre in Spagna, Beato Alfonso Sebastiá Viñals, sacerdote e martire, che, preside della scuola di formazione sociale di Valencia, durante la medesima persecuzione contro la fede ricevette la corona della gloria.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Andrés Iniesta Egea - Sacerdote e Martire (1 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Zurgena, Spagna, 13 gennaio 1877 – Tabernas, Spagna, 1° settembre 1936

Andrés Iniesta Egea nacque a Zurgena, in provincia e diocesi di Almería, il 13 gennaio 1877. Il 6 giugno 1903 fu ordinato sacerdote.
Era parroco della parrocchia di Fuencaliente – Serón quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936, nella località di Pozo de la Lagarta, presso Tabernas.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant’Anea - Corpo Santo (1 settembre)

A Como, nella chiesa di S. Croce, fuori le mura antiche, si venera questo fanciullo che morì a Roma per la fede.
Il suo corpo giunse a Como nel 1700 e fu posto nella cappella dell’Addolorata. La notizia è tolta dal Martirologio della chiesa di Como redatto dal p. Luigi Tatti, comasco, autore che scrisse molto, ma con assoluta mancanza di spirito critico: tuttavia di Anea egli dice prudentemente che si ignorano l’anno, il giorno, il genere di martirio subito ed il suo persecutore.
Attualmente si ritiene che Anea sia uno dei “Corpi Santi” estratti dalle catacombe in varie epoche.
La festa del Santo cade la prima domenica di settembre, mentre i Bollandisti pongono Anea tra i Praetermissi del 1° settembre.
(Autore: Alfonso Codaghengo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Anea, pregate per noi.


*Beato Antonio Lorca Munoz - Sacerdote e Martire (1 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Zurgena, Spagna, 29 novembre 1885 – Tabernas, Spagna, 1° settembre 1936

Antonio Lorca Muñoz nacque a Zurgena, in provincia e diocesi di Almería, il 29 novembre 1885.
Il 17 dicembre 1910 fu ordinato sacerdote.
Era coadiutore di Santa Maria di Albox, quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936, nella località di Pozo de la Lagarta, presso Tabernas.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Arealdo di Brescia - Martire (1 settembre)
Secondo il Martirologio di Brescia, Arealdo e due suoi figli subirono il martirio al tempo dei Longobardi e precisamente durante l'anarchia succeduta nel 575 alla morte di Clefi.
Nel 576 Alhisio, uno dei pretendenti al trono, iniziò una persecuzione contro i cristiani e in essa mori a Brescia A. assieme ai suoi figli Carillo e Oderico.
Il Fayno (Martirologium sanctae Brixianae Ecclesiae, Brescia 1675) afferma di aver desunto queste notizie da una cronaca di Octavius Rossius: tuttavia, mancando qualsiasi indizio sull'esistenza di quest'opera, il racconto di Fayno è ben poco attendibile.
Del resto il Ferrari stesso afferma di ignorare tempo e luogo del martirio di Arealdo. Secondo alcuni autori Arealdo sarebbe morto nel 134, ma probabilmente essi credettero di trovarsi di fronte a un compagno dei Santi Faustino e Giovita.
Ferrari afferma che nel 1305 il vescovo di Cremona Gerardo Maggi, bresciano, curò la traslazione delle reliquie di Arealdo nella cattedrale della città. Ma nel catalogo dei vescovi di Cremona non si riscontra il nome del Maggi, né si può pensare che Gerardo Maggi, vescovo di Brescia dal 1275 al 1309, abbia retto momentaneamente anche la diocesi adiacente, perché in essa dal 1296 al 1312 o 1313 governò Raniero.
D'altra parte la prima traslazione, secondo il Fayno, portò le reliquie di Arealdo a Cremona in una chiesa dedicata al suo nome, poi nel 1484 il canonico Isacco Restalli le trasferì nella cattedrale, presso l'altare del Ss.mo Sacramento, e infine l'8 giugno 1614 le spoglie di Arealdo discesero nella cripta della cattedrale medesima.
La festa di Arealdo si celebra a Brescia e a Cremona il 1 settembre, mentre i suoi figli non godono di culto alcuno.
La tradizione locale intorno ad Arealdo sembra essersi formata non prima del sec. XV, tuttavia Arealdo pare non aver nulla a che vedere con Sant’Arialdo di Milano.
(Autore: Antonio Rimoldi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Augusto di Caserta - Protovescovo (1 settembre)

Africa del Nord (data imprecisata) - Maddaloni, ca. 490
Augusto venne dall’Africa. Secondo la tradizione è uno dei dodici religiosi africani, che, a causa delle incursioni vandaliche di Genserico (che saccheggerà Roma del 455), dovettero lasciare la loro terra, caricati su un vecchio battello senza remi e senza vela, e che approdarono miracolosamente sulle coste della Campania.
Il Martirologio romano v.e., fissava al 1 settembre la festività di Sant' Augusto.
In esso leggiamo: “San Prisco vescovo, il quale fu uno di quei sacerdoti, che nella persecuzione vandalica, per la fede cattolica diversamente tormentati e posti su una vecchia nave, pervennero
dall’Africa ai lidi della Campania, propagarono mirabilmente la religione cristiana.
Furono anche suoi compagni Castrese, Tammaro, Rosio, Eraclio, Secondino, Adiutore, Marco, Augusto, Elpidio, Canione e Vindonio”.
Considerato primo vescovo dell’antica Galazia, città della Campania presso la via Appia, è venerato nella diocesi di Casa Hirta (Caserta) dopo che la sede vescovile fu spostata nella cittadella collinare a motivo della distruzione dell’antica città un secolo prima del mille dai saraceni.
Augusto morì probabilmente verso il 490, in età avanzata, e fu sepolto monastero di Santa Maddalena e san Marciano, nei pressi dell’attuale città di Maddaloni.
Sebbene storici locali accennando in particolare a Sant’Augusto, hanno affermato di non sapere realmente chi fosse, questo culto non può in alcun modo mettersi in dubbio.
Una pergamena longobarda del 1020 riporta l’esistenza di una chiesa dedicata a Sant'Augusto nel territorio dell’attuale città di San Prisco e nonostante la mancanza di un’ ufficiatura liturgica propria fino al 1897, non si può sradicare questa figura dalla storia religiosa e civile di Caserta.
Anche il Papa Giovanni Paolo II nella visita pastorale a Caserta del maggio 1992 ebbe ad affidare la Città alla protezione di Sant'Augusto, vescovo.
(Autore: Don Giuseppe Di Bernardo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santa Colomba - Eremita (1 settembre)

Pagliara, Teramo, 1100 – Monte Infornace, Abruzzo, 1116
Santa Colomba Vergine, contessa dell'Università di Pagliara e sorella di San Berardo, vescovo e patrono della diocesi di Teramo, nacque nel 1100.
Si ritirò, giovanissima, in eremitaggio presso le pendici del Monte Brancastello ove morì nell'inverno del 1116. Il fratello Berardo eresse una cappella sul luogo dell'eremitaggio, cappella che venne benedetta nel 1216 da Sant'Attanasio, vescovo di Penne.
Nel campo agiografico, scorrendo l’elenco dei santi medievali, colpisce la particolarità che intere famiglie sono considerate sante nei loro componenti, specie se nobili e regnanti, il fenomeno è più evidente nei Paesi Anglosassoni; ma anche in Italia ci furono vari casi, così come i conti di Pagliara presso Castelli in provincia di Teramo.
Il più celebre della famiglia fu San Berardo vescovo di Teramo e patrono della città, poi vi è la sorella santa Colomba e i fratelli santi Nicola ed Egidio.
I Pagliara, avevano il titolo di conte, ereditato forse dagli antichi conti dei Marsi ed erano i signori della Valle Siliciana, che abbracciava un vasto territorio sotto il Gran Sasso d’Italia.

Berardo già monaco benedettino e sacerdote a Montecassino, si ritirò poi nel celebre monastero di San Giovanni in Venere in Abruzzo, da lì fu chiamato alla sede episcopale di Teramo.
Dei fratelli Nicola ed Egidio non si hanno notizie, solo che sono menzionati in una breve citazione insieme a santa Colomba, dagli studiosi agiografici detti ‘Bollandisti’, costituiti dal gesuita belga Jean Bolland (1596-1665) per compilare gli “Acta Sanctorum”.
Nella stessa citazione al 1° settembre è ricordata santa Colomba, giovane contessa di Pagliara che nacque nel 1100; si ritirò giovanissima a fare vita eremitica, sulle pendici del Monte Infornace (Gran Sasso d’Italia).
La grotta in cui visse e morì è posta a mezza costa sotto una rupe, sulla quale è scolpito un segno sporgente detto “pettine di s. Colomba”, a ricordo dell’uso fattone dalla giovane per ravvivare la sua lunga capigliatura; poco distante c’è l’impronta di una mano impressa nella roccia, a ricordo dell’appoggio fatto da Santa Colomba, salendo lo scosceso monte.
I due “segni” si collegano al culto delle pietre, ancora fiorente in Abruzzo, anche per la presenza di una buca miracolosa, esistente sotto l’altare della chiesetta a lei dedicata, fatta erigere dal vescovo Berardo suo fratello dopo la morte di Colomba, avvenuta nell’inverno 1116, quindi ad appena 16 anni; i devoti ritengono che introducendo il capo nella buca, possono essere risanati da alcune malattie. La cappella fu benedetta nel 1216 da Sant’Attanasio, vescovo di Penne.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Colomba, pregate per noi.


*San Costanzo di Aquino - Vescovo (1 settembre)

Martirologio Romano: Ad Aquino nel Lazio, San Costanzo, vescovo, di cui il Papa San Gregorio Magno loda il dono della profezia.
Quanto sappiamo di Costanzo deriva da due passi di Gregorio Magno, il quale riferisce che questo Santo vescovo di Aquino era venuto a morte non molto tempo prima, durante il pontificato di papa Giovanni.
Dotato di spirito profetico, giunto in fin di vita, ai suoi vicini che, piangendone ormai imminente la perdita, gli domandavano trepidanti chi avrebbero avuto dopo di lui, Costanzo rispose: «Dopo Costanzo un mulattiere e, dopo il mulattiere, un lavapanni, ahi misera te, o Aquino, e questo ti basti!» Ciò detto spirò.
Gli succedette nella cura pastorale il suo diacono Andrea, che prima aveva governato muli e cavalli, e, morto questi, fu elevato alla dignità episcopale Giovino, che nella stessa città era stato lavatore di panni. Egli era ancor vivo quando, devastata Aquino dai Longobardi, gli abitanti parte furono uccisi dagli invasori, parte perirono per fiera pestilenza, sicché, dopo la morte di lui, non si trovò più né chi fosse vescovo, né per chi alcuno dovesse esserlo.
Si adempì così quanto l'uomo di Dio aveva annunziato: dopo la morte dei due suoi successori, la sua Chiesa non avrebbe avuto più alcun pastore.
Già nel narrare le gesta di San Benedetto, Gregorio aveva ricordato che un chierico di Aquino, vessato dal demonio, era stato indirizzato dal vescovo Costanzo a molti santuari di martiri.
Questi, però, non vollero restiturgli la salute, per dimostrare quanta grazia fosse in Benedetto, che, infatti, avuto davanti il chierico, con le sue preghiere subito lo liberò dal nemico.
Abbiamo perciò da Gregorio Magno stesso due dati certi per la cronologia della vita di Costanzo: era già vescovo di Aquino mentre era ancor vivo san Benedetto (m. 547) e morì durante il pontificato di Giovanni III (561-73).
Il Cayro, invero, ha creduto si trattasse di due vescovi di Aquino di nome Costanzo, dei quali il primo sarebbe vissuto al tempo di san Benedetto, l'altro durante il pontificato di Giovanni III. Ma quantunque Gregorio non dichiari espressamente l'identità della persona, questa appare evidente dalle locuzioni da lui usate.
In alcuni codd. del Martirologio Geronimiano si trova al 1° settembre: «In Casino Constantii». Non è certo, però, che questo Costanzo sia proprio il vescovo di Aquino. Gli Acta Sanctorum (citt. in bibl., p. 245) riportano un elogio del Santo, premesso alla narrazione di Gregorio Magno, a modo d'introduzione.
L'anonimo autore di questa premessa si vale del significato letterale del nome Costanzo per lodare la costanza del Santo vescovo nella pietà e la perseveranza di lui fino ai suoi giorni estremi; dopo aver ricordato genericamente i prodigi da lui operati dopo la morte, per introdurre a parlare Gregorio Magno stesso, dice, in particolare, che il santo rifulse per il dono della profezia.
Non pare che questo breve testo possa essere il prologo di una leggenda: ne sembra, piuttosto, l'ultimo tratto. Negli Acta Sanctorum è stato riprodotto da un piccolo ms., non troppo antico, fornito dall'Ughelli: da chi l'abbia avuto quest'ultimo, non risulta.
L'autore non ci è noto: potrebbe forse trattarsi di un brano superstite della leggenda del santo, scritta da Pietro Diacono intorno al 1125 e da lui dedicata al vescovo di Aquino, Guarino. Questa leggenda è ricordata da Pietro Diacono stesso, ma non ci è pervenuta tra le sue opere.
Forse essa fu composta e dedicata a Guarino quando, dopo il lungo periodo di abbandono seguito alla devastazione longobarda, la sede episcopale aquinate si ricostituì e ricercò le memorie del suo santo patrono. Se anche la leggenda, scritta dal diacono cassinese a distanza di parecchi secoli dalla vita del personaggio di cui tratta, non poteva essere troppo attendibile, essa è però per noi testimonianza del culto prestato a Costanzo nella rinata diocesi.
Il 10 dicembre 1742 il vescovo Spadea procedette alla ricognizione delle reliquie del Santo patrono, rinvenute sotto l'altare dell'antica cattedrale dedicata a San Pietro.
Dopo averle onorevolmente riposte in una nuova urna lignea, le fece trasferire nella nuova cattedrale dedicata a Costanzo, dove furono collocate sotto l'altare maggiore.
Il medesimo vescovo ci fa anche sapere che, fino al 1644, il corpo del Santo era stato conservato in una chiesa a lui dedicata, lontana dalle mura della città e ormai non più esistente.
La cattedrale di San Costanzo, distrutta nel maggio 1944 (per eventi bellici), è stata ricostruita dal vescovo Biagio Musto e dedicata, nell'ottobre 1963, ai ss. Costanzo e Tommaso d'Aquino.
(Autore: Vincenzo Fenicchia - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Costanzo di Aquino, pregate per noi.


*Beati Cristino (Michele) Roca Huguet e 11 Compagni - Martiri (1 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Fatebenefratelli” - Senza Data
(Celebrazioni singole)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data
(Celebrazioni singole)

+ Madrid, Spagna, 1 settembre 1936

I Fatebenefratelli della comunità di Carabanchel Alto (Madrid), incaricati dell'assistenza agli epilettici, il 29 agosto 1936 furono avvertiti dal sindaco che sarebbero stati allontanati dall'ospedale.
Alcuni Fratelli e lo stesso Priore erano stati invitati con insistenza dai propri parenti
a mettersi al sicuro in casa loro, ma non accettarono.
Il 1 settembre dodici di loro furono caricati sopra un camioncino, scaricati vicino a un declivio nei pressi di Boadiglia del Monte e fucilati.
Papa Giovanni Paolo II li ha beatificati il 25 ottobre 1992.
Martirologio Romano:
Presso Madrid in Spagna, Beati Cristino (Michele) Roca Huguet, sacerdote, e undici compagni, martiri, che, appartenenti tutti all’Ordine di San Giovanni di Dio, furono uccisi nel corso della guerra civile in odio alla religione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Cristino oca Huguet e Compagni, pregate per noi.


*Sant'Egidio - Abate (1 settembre)

sec. VI-VII
L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione.
Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da San Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740.
La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del Santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato Sant'Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno non aveva osato confessare a nessun sacerdote.
La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione.
Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda. (Avvenire)
Patronato: Eremiti, Madri, Cavalli
Etimologia: Egidio = figlio di Egeo, nato sull'Egeo, dal greco
Emblema: Bastone pastorale, Cerva
Martirologio Romano: Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, Sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale.
Nella famiglia francescana il nome di Egidio è molto caro, per essere stato onorato da vari Beati, il più noto dei quali, celebrato il 23 aprile, è il terzo compagno di S. Francesco, quel candido frate
Egidio che della sua origine contadinesca aveva serbato l'operosità e la saggezza, costantemente pervaso da "perfetta letizia" e dal dono dell'arguzia.
Ma il Santo odierno, assai popolare in Francia, non appartiene alla famiglia francescana, essendo vissuto molti anni prima di S. Francesco.
L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione.
Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da San Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740.
La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del Santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato S. Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno (768-814) non aveva osato confessare a nessun sacerdote.
La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione.
Tra le narrazioni che più hanno contribuito alla popolarità del santo vi è quella della cerva inviata da Dio per recare il latte al pio eremita, che viveva da anni rintanato in un bosco, lontano dal consorzio umano.
Un giorno la benefica cerva incappò in una battuta di caccia condotta dal re in persona.
Il regale cacciatore inseguì la preda, ma al momento di scoccare la freccia non si accorse che l'animale spaurito era già ai piedi dell'eremita.
Così il colpo destinato al mansueto quadrupede ferì, seppur di striscio, il pio anacoreta.
L'incidente ebbe un seguito facilmente intuibile: il re, divenuto amico di Egidio, si fece perdonare facendogli omaggio dell'intero territorio, sul quale più tardi sorse una grande abbazia.
Qui il buon eremita, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci, di cui Egidio fu l'abbas, cioè il padre.
Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda, in cui viene invocato contro il delirio della febbre, la paura e la follia.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Egidio, pregate per noi.


*Santi Egidio ed Arcano da Sansepolcro (1 settembre)
La tradizione indica con Egidio e Arcano i pellegrini che, sul finire del X secolo, avrebbero costruito un primo oratorio dedicato al Santo Sepolcro di Cristo, attorno al quale sorsero successivamente un’abbazia benedettina (poi camaldolese) e il borgo che darà origine all’attuale città di Sansepolcro, nei pressi di Arezzo.
Secondo le antiche cronache, i due pellegrini sarebbero giunti a Sansepolcro fra 936 e 996. L’abbazia è documentata dal 1012.
Attualmente Egidio e Arcano sono ricordati il 1° settembre, giorno in cui si celebra la solennità della
dedicazione della basilica Cattedrale di Sansepolcro. (Avvenire)
La tradizione indica con questi due nomi i pellegrini che, sul finire del X secolo, avrebbero costruito un primo oratorio dedicato al Santo Sepolcro di Cristo, attorno al quale sorsero successivamente un’abbazia benedettina (poi camaldolese) e il borgo che darà origine all’attuale città di Sansepolcro.
Secondo le antiche cronache, la cui cronologia è stata in parte riordinata nei secoli XIX e XX, i due pellegrini sarebbe giunti nella zona di Sansepolcro, al tempo detta ‘Noceato’ o ‘Noceati’, fra 936 e 996.
L’abbazia è documentata dal 1012.
In passato l’intera città festeggiava le proprie origini il 1° settembre, giorno della dedicazione dell’abbazia (l’odierna cattedrale) dedicato a Sant’Egidio.
In questo giorno si tenevano una grande fiera e gare di tiro con la balestra, mentre i rappresentanti delle arti offrivano la cera all’abbazia e, dopo il 1520, alla cattedrale.
Non esiste un riconoscimento ecclesiastico ufficiale del loro culto, ma vengono citati nella bolla di erezione della diocesi di Sansepolcro nel 1520 (Papa Leone X).
Sono indicati come santi nella Bibliotheca Sanctorum (vol. II, coll. 374-375). Attualmente sono ricordati il 1° settembre, giorno in cui si celebra la solennità della dedicazione della Basilica Cattedrale di Sansepolcro.
(Autore: Andrea Czortek – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Egidio ed Arcano da Sansepolcro, pregate per noi.


*Sant'Elpidio di Atella (S. Arpino) - Vescovo (1 settembre)

Etimologia: Elpidio = speranza, dal greco
Emblema: Bastone pastorale
È celebrato il 1° settembre dal Martirologio Romano, il cui latercolo riepiloga una non antica leggenda secondo la quale Elpidio fu uno dei dodici vescovi o preti africani che, durante la persecuzione vandalica del V sec. o durante quella ariana del IV, dopo vari tormenti furono caricati su di una vecchia nave senza remi e senza vele perché morissero in mare.
Ma la nave non affondò e, spinta da correnti favorevoli, raggiunse la Campania. Tale leggenda, come avevano già sospettato il Ruinart ed il Tillemont e come dimostra ampiamente il Lanzoni, è recente (sec. XII) e non merita alcuna fiducia: essa non fa che riprendere e rifare, ampliandoli, altri episodi del genere, come quello del vescovo di Cartagine Quodvultdens giunto coi suoi chierici a Napoli nel 439-440.
Il Lanzoni vede in tutti i dodici nomi, vescovi o santi locali.
Prima, infatti, che in tale leggenda, il nome di Elpidio appare in altre fonti ben più importanti.
La passio del martire atellano San  Canione dice che il vescovo Elpidio eresse una basilica sul suo sepolcro ed anzi ne riporta l'iscrizione dedicatoria col nome del costruttore.
Un altro documento, la Vita S. Elpidii, lo celebra al 24 maggio, lo dice fratello di San Cione, zio di Sant’ Elpicio, non altrimenti noto, e vescovo di Atella ai tempi di papa Siricio (384-399) e di Arcadio
(395-408): questi dati cronologici sono probabilmente quelli giusti.
Gli Atti della traslazione di Sant' Atanasio di Napoli ci informano che in Atella nell'872 vi era una ecclesia S. Elpidii, mentre un istrumento notarile dell'820 testimonia che già in quell'epoca tutta la zona circostante era chiamata S. Elpidio (oggi S. Arpino).
E, finalmente, il Calendario marmoreo di Napoli (cf. Mallardo, op. cit in bibl., p. 21) ne celebra la memoria al 15 gennaio con le parole: ET S. EEPIDII EPI[SCOPI]; e, malgrado che l'identità della data abbia fatto concludere al Delehaye che in questa nota si tratti dell'omonimo Elpidio, celebrato pure al 15 gennaio dal Sinassario Costantinopolitano, il Lanzoni ed il Mallardo accettano la tradizione di quegli studiosi che videro celebrato nel Calendario marmoreo il vescovo di Atella, perché l'Elpidio bizantino non consta fosse vescovo.
Distrutta la città con l'invasione longobarda, pare che alcuni cittadini atellani, portando con sé i corpi di Elpidio, Cione ed Elpicio, si rifugiassero a Salerno, dove le sacre reliquie vennero collocate sotto un altare dell'antica cattedrale.
Il clero di Salerno da secoli ne celebra la festa liturgica al 24 maggio.
Recentemente, nel 1958, l'arcivescovo Demetrio Moscato ha voluto compiere una ricognizione canonica delle reliquie dei santi che la storia salernitana confermava essere sepolti nella cripta del duomo, propriamente sotto l'altare denominato "dei Santi confessori".
Fra le altre reliquie furono rinvenute anche quelle dei tre Santi Elpidio, Cione ed Elpicio, ivi collocate dall'arcivescovo Alfano I nel marzo 1081, come è chiaramente detto in un'iscrizione marmorea, collocata dal medesimo arcivescovo nella parte interna della lastra di copertura delle reliquie, che ora avranno nuova decorosa sistemazione.
Anche nella lista episcopale di Reggio Emilia, si incontra un Elpidio, vescovo di Atella, che, distrutta la sua sede, cercò rifugio nientemeno che a Reggio Emilia, città di cui sarebbe stato vescovo dal 448 al 453; morto, sarebbe stato sepolto, non si comprende per quale motivo, a Salerno. Il Lanzoni, accennando a queste notizie, le ritiene, e non a torto, "un ammasso mostruoso di errori".
(Autore: Antonio Balducci - Giovanni Lucchesi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Elpidio di Atella, pregate per noi.


*Beato Francisco Manzano Cruz - Sacerdote e Martire (1 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Adra, Spagna, 15 gennaio 1881 – La Herradura, Spagna, 1° settembre 1936

Francisco Manzano Cruz nacque ad Adra, in provincia e diocesi di Almería, il 15 gennaio 1881.
La data della sua ordinazione sacerdotale è ignota.
Era coadiutore della parrocchia di Adra quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936 a La Herradura, in provincia di Granada.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francisco Manzano Cruz, pregate per noi.


*San Giosuè - Patriarca (1 settembre)

XII sec. a.C.
In data odierna il nuovo Martyrologium Romanum pone la commemorazione di San Giosuè, figlio Nun, servo di Dio.
Dopo che Mosè gli impose le mani fu pieno dello Spirito di Sapienza e dopo la morte di Mosè, introdusse in modo prodigioso il popolo di Israele, attraverso il giordano, nella terra promessa. Questo grande patriarca è dunque annoverato tra i più insigni personaggi della storia del popolo d’Israele.
Etimologia: Dall'ebraico 'Jehoa-Schiuah' e significa 'il Signore salva'
Martirologio Romano: Commemorazione di san Giosuè, figlio di Nun servo del Signore, che, con l’imposizione delle mani da parte di Mosè, fu riempito dello spirito di sapienza e, dopo la sua morte di Mosè, condusse mirabilmente il popolo d’Israele lungo il corso del Giordano nella terra promessa.
Giosuè figlio di Nun, appartenente alla tribù di Efraim, il secondo figlio di Giuseppe, è un personaggio biblico vissuto nel XII secolo a.C.
Originariamente si chiamava Osea, ma Mosè del quale era uno dei più fedeli discepoli e al quale succedette nella guida del popolo ebraico, trasformò il suo nome in Giosuè, che significa “Jahvé salva”.
Egli è nominato per la prima volta nel libro dell’Esodo al capitolo 17, 9-14, quando durante il lungo peregrinare nel deserto, il popolo ebraico fuggito dall’Egitto sotto la guida di Mosè, fu costretto ad ingaggiare battaglia con la tribù degli Amaleciti, nomadi da sempre nemici d’Israele.
Nel deserto era facile lo scontro fra tribù nomadi, soprattutto per il diritto di usare le sorgenti d’acqua presso le oasi. Mosè in quest’occasione, chiamò il suo fedele collaboratore e lo incaricò di combattere Amalek il loro capo, scegliendo gli uomini più validi; in questo luogo Refidim, nel deserto del Sinai, Giosuè ingaggiò il lungo combattimento, mentre Mosè, Aronne e Cur assistevano dall’alto di una collina.
Le sorti della battaglia si alternavano positivamente e negativamente, secondo se Mosè teneva alte le mani o le abbassava per la stanchezza; allora Aronne e Cur gli sostennero le braccia in alto fino al tramonto, quando Giosuè uscì vittorioso dalla battaglia.
Ancora nell’Esodo è ricordato come unico accompagnatore di Mosè sul monte Horeb, quando Dio dettò le Tavole della Legge, i Dieci Comandamenti.
In Numeri, cap. 27, 15-23 si legge: “Il Signore disse a Mosè: Prendi Giosuè, figlio di Nun, uomo che ha lo spirito e imponi la tua mano su di lui. Poi lo presenterai al sacerdote Eleazaro e a tutta la comunità e alla loro presenza gli darai i tuoi ordini. Gli comunicherai la tua dignità, perché tutta la comunità dei figli d’Israele gli obbedisca…”.
Da quel momento, Giosuè ebbe il potere di dare gli stessi ordini impartiti da Mosè e di chiedere al sacerdote di consultare la volontà divina attraverso un oracolo.
Mosè preparava così una nuova guida del popolo d’Israele, che si avvicinava ormai alla terra promessa, perché lui e tutti gli ebrei della precedente generazione, che avevano mancato di fiducia in Dio durante il quarantennale peregrinare nel deserto, per volere di Dio l’avrebbero al massimo solo intravista, morendo prima di raggiungerla.
In Numeri 34,16, Dio Indica a Mosè i nomi degli uomini che spartiranno la terra promessa fra le varie tribù d’Israele e insieme al sacerdote Eleazaro, succeduto al padre Aronne, Dio indicò anche Giosuè, figlio di Nun.
E nel libro del Deuteronomio cap. 31, 7-8, c’è l’investitura ufficiale di Giosuè da parte di Mosè davanti a tutto il popolo: “Sii forte, sii valoroso! Perché tu condurrai questo popolo nella terra che il Signore promise con giuramento ai loro padri; tu la metterai in loro possesso. Il Signore cammina davanti a te e sarà con te. Non ti abbandonerà e non ti trascurerà. Non aver paura, non tremare!”.
Giosuè fu accanto a Mosè nei momenti finali della sua lunga vita, quando il grande legislatore e guida d’Israele, pronunciò la benedizione solenne sulle dodici tribù discendenti dai figli di Giacobbe e quando a 120 anni, morì sul monte Nebo vedendo da lì la terra promessa.
Nella cronologia della Bibbia si inserisce a questo punto il libro di Giosuè, composto da 24 capitoli, narranti le gesta del successore di Mosè nella conquista e nello stabilirsi del popolo d’Israele nella regione di Canaan, la terra promessa.
Il popolo sotto la sua guida attraversò il fiume Giordano, preceduto dall’Arca dell’Alleanza sorretta dai sacerdoti e come successe con il Mar Rosso e Mosè, anche il Giordano che era in piena, si fermò nell’impetuoso scorrere, facendo passare all’asciutto la lunga fila di popolazione e animali.
Dio con questo prodigio esaltò Giosuè davanti al popolo, come aveva esaltato Mosè e il popolo prese a venerarlo, così come aveva venerato Mosè.
Descrivere minuziosamente tutto il percorso d’Israele per stabilirsi nella regione, non è oggetto di questa scheda, per cui si accenna soltanto ai prodigi più noti, attribuiti a Giosuè.
La presa della città di Gerico, fu ottenuta da Giosuè facendo procedere in processione l’Arca dell’Alleanza al suono delle trombe dei sacerdoti, e girando intorno alle mura della città per sette giorni; al termine del settimo giro, fece gridare tutto il popolo ebreo e suonare le trombe e le mura crollarono, permettendo così la sconfitta e la morte degli spaventati difensori di Gerico.
Altro fatto miracoloso avvenne durante la battaglia contro gli Amorrei a Gabaon, quando Giosuè per avere una vittoria completa sul nemico sconfitto e in fuga, si rivolse al sole dicendo: “O sole, fermati
su Gabaon, e tu o luna, nella valle di Aialon”. Il sole si fermò prolungando il giorno e gli israeliti fecero strage di nemici, che non avevano potuto riorganizzarsi durante la fuga.
In genere l’espansione del numeroso popolo d’Israele nella fertile terra di Canaan, fu attuata con una pacifica conquista, ma non mancarono tuttavia ripetuti episodi di guerra e di violenza, che lo scrittore sacro del Libro spiega ricordando l’ordine del Signore di votare allo sterminio queste popolazioni, per evitare il ricorrente pericolo di contaminazione religiosa.
L’entrata di Israele nella terra promessa era disegno di Dio; nulla vi si poteva opporre né altri uomini; ecco così le orrende stragi di interi eserciti e popolazioni, con città distrutte completamente.
Giunti ormai nella Palestina, Giosuè attuò la divisione del Paese fra le dodici storiche tribù, instaurando tutta la legislazione dettata da Mosè.
Passò molto tempo in pace e Giosuè ormai vecchio e avanzato in età, convocò a Sichem, una grande assemblea popolare, pronunciò il discorso d’addio al popolo, facendo loro promettere fedeltà a Dio loro padre e guida suprema.
Morì a 110 anni, la sua tomba è additata ancora oggi a Khirbet Tibuah a nord di Gerusalemme; mentre le ossa del patriarca Giuseppe, portate dall’Egitto durante la fuga degli israeliti, furono seppellite a Sichem. (Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
“Giosuè, figlio di Nun, fin dalla sua giovinezza era al servizio di Mosè”: così inizia secondo il libro dei Numeri 11,28 la vicenda di questo insigne personaggio della storia del popolo d’Israele, al quale si deve la conquista della Terra promessa.
É certamente impossibile delineare in breve un ritratto completo di Giosuè, a cui un intero libro dell’Antico Testamento è intitolato.
Questo personaggio è presente nella Bibbia già a partire dai primi eventi d’Israele nel deserto del Sinai durante l’esodo dall’Egitto.
Lo si incontra infatti una prima volta nella battaglia contro il popolo di Amalek: è proprio a Giosuè, membro della tribù ebraica di Efraim, il cui nome significava simbolicamente “il Signore salva”, che Mosè affidò la direzione dell’esercito ebraico, come citato nel libro dell’Esodo 17,9-16.
Il risultato trionfale di questa operazione militare legò da quel momento il suo nome soprattutto ad imprese di tal genere.
Ciò non toglie però che egli fu accanto a Mosè quale “aiutante” sulla vetta del Sinai (Es 24,13; 32,17) e fu inoltre custode della tenda santa dell’alleanza, santuario mobile del popolo nel deserto (Es 33,11).
Il suo nome restò però sempre collegato alle numerose battaglie di Israele, iniziando dalla prima spedizione in Terra Santa. Mosè lo aveva infatti solennemente investito come suo successore prima del suo decesso: “Mosè prese Giosuè, lo fece comparire davanti al sacerdote Eleazaro e davanti a tutta la comunità.
Pose su di lui le mani e gli diede i suoi ordini, come il Signore aveva comandato” (Num 27,22-23).
Con questo nuovo generale divenuto comandante supremo iniziava una grande impresa, cioè conquistare la terra di Canaan, evento narrato nei primi dodici capitoli del libro proprio a lui intitolato.
Quest’opera porta proprio il suo nome in quanto egli ne fu il principale attore.
Una volta attraversato il Giordano, come già similmente accaduto in occasione della traversata del Mar Rosso, si verificò una tale serie di stragi da lasciare perplesso chi oggi si accosta alla lettura della Bibbia.
Secondo la visione ebraica si tratterebbe di una “santa” violenza, riconducibile ad ordini divini, che assume il nome di “herem”, cioè anatema, consistente in una sorta di guerra santa che consacra a Dio tutto ciò che si frappone all’avanzata di Israele mediante un colossale olocausto.
Non è bene comunque prendere alla lettera queste pagine bibliche assai spesso epiche e retoriche, ma occorre soprattutto ricordare come la Bibbia non sia una serie di astratte tesi su Dio, ma costituisce invece la Rivelazione di un Dio che cammina nella storia accanto all’uomo, pieno di limiti, fautore di vicende discutibili e violente.
Proprio per mezzo di questa via definibile come “paziente” si fa andare oltre lo stesso Giosuè ed il suo popolo tribale verso migliori orizzonti di amore e di pace.
Effettuata la divisione dei territori conquistati fra le varie tribù, Giosuè sentì che la sua missione era giunta a compimento. In un discorso testamentario, al capitolo 23 del libro omonimo, egli affidò ad Israele il compito di tenere sempre alta la fiaccola della sua peculiare identità.
Infine a Sichem, davanti a tutte le tribù riunite nell’allora santuario centrale, celebrò un solenne atto di alleanza tra il suo popolo e Dio.
Il capitolo 24 è dunque una pagina bellissima in cui Giosuè pronunziò il Credo biblico e l’intero popolo rispose ribadendo la promessa di fedeltà al Signore, esprimendola attraverso il verbo biblico del culto e della fede, “servire”, ribadito nel testo per ben quattordici volte.
All’alba del III millennio dell’era cristiana, ancora il nuovo Martyrologium Romanum riporta in data 1° settembre il ricordo di questo personaggio vetero-testamentario: “Commemorazione di San Giosuè, figlio Nun , servo di Dio. Dopo che Mosè gli impose le mani fu pieno dello spirito di sapienza e dopo la morte di Mosè, introdusse in modo prodigioso il popolo di Israele, attraverso il giordano, nella terra promessa”.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giosuè, pregate per noi.


*Beata Giovanna Soderini da Firenze - Serva di Maria (1 settembre)
Giovanna da Firenze fiorì nel primo secolo dell’Ordine dei Servi di Maria, compagna di Santa Giuliana Falconieri.
Ricevuto l’abito del Terz’Ordine, si dedicò alla Vergine in una vita casta e penitente. Alcune antiche immagini la ritraggono con i Santi più illustri dell’Ordine. Leone XII ne confermò il culto nel 1828.
Martirologio Romano: A Firenze, Beata Giovanna, vergine del Terz’Ordine dei Servi di Maria, insigne per la preghiera e l’austerità di vita.
Giovanna nata a Firenze tra il XIII e XIV secolo dalla nobile famiglia Soderini, una delle principali della città, fu attratta insieme alla giovane Giuliana Falconieri dalla vita penitente ed evangelica dei
Sette Mercanti, che lasciato ogni cosa si ritirarono prima alla periferia di Firenze ed in seguito sul Monte Senario per vivere al servizio della Vergine Santa.
Si consacra dodicenne alla Vergine Santa e rivestita dell’abito dei Servi di Maria, sui passi della Falconieri sua madre e maestra nella vita spirituale, si dedica tutta alla meditazione della Passione di Gesù e dei Dolori della Santa Madre.
Come la sua maestra anch’ella amante dell’Eucaristia, ogni giorno si ciba del Pane degli Angeli e diverse ore del giorno e della notte le trascorre dinanzi a Gesù Sacramentato.
Altre compagne la seguono, e di queste, dopo la morte di Santa Giuliana, diventa guida sicura e madre, alimentando sull’esempio della sua maestra e dei Sette Santi Padri quella lampada iniziale del movimento femminile servitano, che ben presto si sarebbe evoluto nel mondo intero.
Fiduciosa di Dio solo alle tante difficoltà soleva affidarsi alla Divina Clemenza e diceva: "Nulla sono, nulla posso, Signore, Voi tutto operate in me, vostra povera serva".
Santamente, cibata della Divina Eucaristia, muore con serafico ardore il 1° settembre 1367. È ascritta da Papa Leone XII nell’albo dei Beati il 1° ottobre 1828.
Preghiera
O Dio che accordasti alla tua vergine Giovanna
di custodire l’innocenza con una vita di continua austerità,
concedi a noi, per sua intercessione,
di convertirci a te e servirti con animo puro.
(Autore: Massimo Cuofano, OSSM – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giovanna Soderini da Firenze, pregate per noi.  


*Beata Giuliana di Collalto (1 settembre)

1186 - 1 settembre 1262
Nasce da nobile famiglia nel 1186 a Collalto, oggi frazione di Susegana in provincia di Treviso. Riceve un'educazione cristiana e già all'età di dodici anni entra nel convento benedettino a Santa Margherita di Salarola, sui Colli Euganei, dove poco tempo dopo fa il suo ingresso anche la beata Beatrice I d'Este.
Successivamente Giuliana riceve l'incarico di fondare un monastero nell'isola di Spinalonga (oggi Giudecca), dove sorgeva la chiesa di San Cataldo.
Diventata badessa, non trascura di dedicarsi ai poveri del luogo. Si racconta che durante la sua vita Giuliana soffrì molto di mal di testa; per questo la Beata è protettrice di coloro che sono affetti da emicrania.
Muore il primo settembre del 1262, all'età di settantasei anni. Sepolta nel cimitero della chiesa, quasi trent'anni dopo la sua morte, la salma è trovata ancora intatta. Il corpo è collocato quindi in un sarcofago ligneo che oggi si conserva nel Museo Correr di Venezia. Nella chiesa del suo paese natale sono invece conservate alcune reliquie della beata. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Venezia, Beata Giuliana da Collalto, badessa dell’Ordine di San Benedetto.
Giuliana nacque a Collalto (oggi frazione del comune di Susegana in provincia di Treviso) nel 1186: i suoi genitori erano il Conte Rambaldo VI e la Contessa Giovanna di Sant’Angelo di Mantova. Venne educata cristianamente e giovanissima, a soli dodici anni, vestì l’abito benedettino a S. Margherita di Salarola, sui Colli Euganei. Qui visse i primi anni di vita religiosa in modo esemplare. Nel 1220 fece il suo ingresso nello stesso monastero la Beata Beatrice I d’Este: tra le due anime elette nacque una profonda amicizia.
Nella potente e ricca Repubblica Veneta pure i monasteri avevano la loro importanza, anche perché tra le loro mura erano accolte giovani delle più importanti e nobili famiglie. Nell’isola di Spinalonga
(ora Giudecca) sorgeva la diruta chiesa di San Cataldo. Giuliana, il cui nome illustre per censo era ormai noto anche per le eccellenti virtù, fu incaricata della fondazione, lì a fianco, di un monastero. Nacque così, in quel luogo abbandonato, una comunità claustrale che per secoli si dedicherà alla preghiera. La chiesa fu dedicata anche a S. Biagio.
Giuliana, nominata badessa, oltre al rispetto della Regola per la santificazione propria e delle consorelle, ebbe sempre particolari riguardi per i poveri. La sua carità era nota in tutta la città e compì, ancora in vita, molti prodigi.
Dal monastero dei Santi Biagio e Cataldo della Giudecca dipendeva quello “su terra ferma” di Pianiga che Giuliana fece restaurare intorno alla metà del secolo. A seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi di fine Settecento l’edificio fu poi trasformato nella Villa Albarea, trovandosi proprio lungo la Riviera del Brenta.
Durante gli ultimi anni della sua vita la beata patì di forti mal di testa, ciò le valse il patrocinio verso coloro che soffrono del medesimo malanno. Morì il primo settembre 1262, all’età di settantasei anni di cui sessantaquattro dedicati al Signore.
Fu sepolta nel cimitero della Chiesa. Il suo ricordo restò vivo e soprattutto la fama di taumaturga contro le emicranie. Diversi furono i suoi biografi.
Intorno al 1290 il corpo, trovato incorrotto, fu collocato in un artistico sarcofago ligneo. Nel 1733 le reliquie furono poste in un altare della chiesa mentre esattamente venti anni dopo ( il 30 maggio) Papa Benedetto XI ne confermò il culto “ab immemorabili”, con memoria al 1° settembre.
Nel 1810 il corpo fu traslato nella chiesa del Redentore e dodici anni dopo nella parrocchia di S. Eufemia dove tuttora è venerato nella cappella di Sant’Anna.
Nella chiesa del paese natale sono custodite una reliquia della falange, una corona su cui poggiò il capo, un guanciale e parte dell’abito indossato al momento della morte. L’antico sarcofago ligneo è ora conservato al Museo Correr di Venezia.
I suoi dipinti sono un antichissimo esempio di come la pittura veneziana fosse influenzata, a quei tempi, da quella bizantina.
(Autore: Daniele Bolognini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giuliana di Collalto, pregate per noi.


*San Giustino di Parigi - Martire Mercedario (1 settembre)
+ 1337
Nato a Parigi, San Giustino, insegnava all'Università della sua città, materie giuridiche in cui era versatissimo.
Entrato poi nell'Ordine Mercedario ricevette l'abito nel convento di Valenza (Spagna) come cavaliere laico.
In seguito venne inviato nella città di Granada in missione di redenzione, dove fortificò alcuni prigionieri che sotto le pressioni dei mori erano sul punto di rinnegare la loro fede.
I mori infuriati del suo successo e sentendolo parlare con ardore sulle verità della religione cattolica mentre disprezzava la legge di Maometto, lo presero, gli spaccarono le mascelle ed infine lo appesero con una corda al collo ad un albero.
Invocando il nome di Gesù spirò santamente raggiungendo la schiera dei Martiri nell'anno 1337.
L'Ordine lo festeggia l'1 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giustino di Parigi, pregate per noi.


*Beato José Samsó i Elías - Sacerdote e Martire (1° settembre)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Castellbisbal, Barcellona, Spagna, 17 gennaio 1877 - Mataró, 1° settembre 1936
Il 23 gennaio 2010, a Barcellona, è stato proclamato Beato José Samsó i Elías, sacerdote e martire catalano, ucciso durante la guerra civile.
Nato in Spagna a Castellbisbal il 17 gennaio 1887 da buona famiglia, maturò la decisione di entrare in Seminario, divenendo sacerdote.
Negli anni della persecuzione religiosa in Spagna fu parroco della Basilica di Santa Maria de Mataró, una bella chiesa del XVI secolo, con facciata medioevale e neoromanica, situata nel pieno della zona barcellonese del Maresme.
Don Giuseppe è arrestato perché è prete.
Non ritratta nulla di fronte ai suoi aguzzini di quanto egli rappresenta per Dio e per la Chiesa di Roma. Viene ucciso, in odio alla Fede, il 1° settembre 1936. Da vero testimone di Cristo, morì perdonando i suoi persecutori.
Per i sacerdoti, specialmente per i parroci, egli costituisce un modello di dedizione alla catechesi e alla carità verso i poveri.
Il Servo di Dio nacque, il 17 gennaio 1877, a Castellbisbal (Barcellona, Spagna). Trascorse il periodo della fanciullezza nella cittadina di Rubí (Barcellona) dove compì gli studi primari nel Collegio dei Fratelli Maristi. Entrato nel Seminario Diocesano di Barcellona portò a termine gli studi ecclesiastici e, poi, in quello Pontificio di Tarragona ottenne il grado di Licenza in Teologia.
L’Ecc.mo Vescovo di Barcellona Mons Laguarda, del quale il Servo di Dio era segretario particolare, lo ordinò sacerdote il 12 marzo 1910, celebrando la prima Messa solenne il 19 dello stesso mese.
Chiese e ottenne dal suo Vescovo di poter lasciare il servizio di segretario per poter dedicarsi alla vita parrocchiale e, così, fu nominato, il 13 luglio 1910, coadiutore nella Parrocchia di Argentona (Barcellona); l’11 gennaio 1917 fu trasferito nella Parrocchia di S. Joan de Mediona (Barcellona) come Parroco e finalmente, il 1 settembre 1919, all’Arcipretale Parrocchia di Santa Maria di Mataro, prima come economo parrocchiale e poi, dall’11 gennaio 1924, come Parroco.
Dedicò tutte le sue energie e qualità nel ministero e nell’apostolato parrocchiale. Il suo moto sacerdotale era: “Tutto per tutti, per guadagnarli a tutti”.
Nella città di Mataró, in modo speciale, svolse instancabilmente la sua attività nell’organizzare la pietà parrocchiale, nella predicazione, nello splendore del culto e della liturgia e nel restauro dello
splendido tempio parrocchiale.
Innamorato dei fanciulli, da giovane lavorò arduamente nella formazione catechetica dei piccoli, e per questo elaborò un Catechismo modello, chiamato Guida per i Catechisti. L’Azione Cattolica e l’aiuto solerte a coloro che soffrono, erano per il Servo di Dio, altri due campi dove mise a disposizione di tutti il suo zelo e la sua carità inesauribile.
Non è da stupirsi che, il 28 luglio 1936, nell’essere fatto prigioniero e portato nel carcere della città, dove egli era entrato tante volte come Parroco per recare consolazione a chi era tra le sbarre, si sentì come se fosse a casa sua.
Coloro che condivisero ore e giorni di prigionia, raccontano che, con il suo sorriso già caratteristico e le sue parole dolci, fu di consolazione per tutti. Chi per la prima volta attraversava la soglia del carcere era accolto per il Servo di Dio con le braccia aperte e avvicinandolo al suo cuore lo trasformava completamente, ritornandogli la gioia che aveva perso, illuminando e serenando il suo spirito.
Nell’angolo del carcere dove si trovava il gruppo del Servo di Dio si pregava il Santo Rosario ed i nuovi arrivati si univano, alcuni anche d’idee contrarie alle sue, attratti dalla simpatia che egli traspirava ed ogni giorno, dopo cena, raccontava ai compagni di prigionia la vita dei grandi santi, arringando così a coloro che un giorno dovrebbero diventare confessori e martiri di Cristo.
La sua prigionia durò un mese, poiché il 1° settembre 1936 fu portato alla morte, come vittima innocente. Nella sommità del cimitero della città, che lo aveva avuto per ben 17 anni come Padre e Pastore solerte, morì perdonando i suoi aguzzini.
La notizia della sua morte lasciò la città in lacrime e, deplorarono la sua morte alcuni anche tra i rivoluzionari che lo avevano conosciuto, affermando: “Era una persona buona!”.
I 26 anni di servizio sacerdotale del Servo di Dio furono immagine del Buon Pastore, rivelandosi come maestro eminente nell’insegnamento del catechismo, nella formazione dei giovani e nella direzione spirituale delle anime, e solerte nella ricerca dello splendore della casa di Dio.
Il 23 ottobre 1944, le sue spoglie furono tumulate, con grande partecipazione dei fedeli, nella Basilica Parrocchiale di Santa Maria di Mataró, che lo ebbe come zelante Pastore e Parroco, nella Cappella delle Martiri Patrone della città, Sante Giuliana e Semproniana.
Nel 1958, l’allora Vescovo di Barcellona, Mons. Gregorio Modrego diede inizio alla Causa di Canonizzazione o Dichiarazione di Martirio dei Servi di Dio: Mons. Manuel Irurita, Vescov di Barcellona, e dei Rev. di Gaietà Clausellas, Josep Guardiet, Josep Samsó e altri sacerdoti diocesani morti “in odium fidei”.
Nel 1964, Papa Paolo VI, sospese tutti i processi dei martiri della guerra spagnola del 1936, e così anche quello del Servo di Dio. Quando il Papa Giovanni Paolo II autorizzò la riapertura dei processi dei martiri, l’allora Cardinale Arcivescovo di Barcellona decretò che i processi venissero trattati separatamente.
Nel frattempo, il Parroco di Santa Maria di Mataró insieme ai suoi più stretti collaboratori avevano raccolto innumerevoli notizie sul Servo di Dio e mantenuta viva la sua memoria tra i fedeli.
Il 27 gennaio 1996 la Congregazione per le Cause dei Santi concesse il “nihil obstat” per avviare il processo diocesano. Il 13 marzo stesso anno, si aprì “ex novo” il processo costituendosi il Tribunale della Causa. La conclusione del proceso ebbe luogo il 18 marzo 1999 e il giorno dopo furono consegnati gli Atti nella Congregazione per le Cause dei Santi procedendosi all’apertura nello stesso giorno.
In data 4 aprile 2009, la Causa è stata studiata dai Teologi che hanno dato il suo voto affermativo e il 16 giugno stesso anno furono i Padri Cardinali, che dopo lo studio della medesima diedero il loro voto affermativo.
Il Papa Benedetto XVI, in data 3 luglio 2009, autorizzò a promulgare il Decreto riguardante il martirio del Servo di Dio.
Il 23 gennaio 2010 fu beatificato nella città di Mataró, nella stessa Parrocchia dove aveva esercitato il ministero sacerdotale.
(Autore: P. Ramon Julià, scolopio, Postulatore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato José Samsó i Elías, pregate per noi.


*Beato Juan José Egea Rodrìguez - Sacerdote e Martire (1° settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Zurgena, Spagna, 9 novembre 1876 – Tabernas, Spagna, 1° settembre 1936
Juan José Egea Rodríguez nacque a Zurgena, in provincia e diocesi di Almería, il 9 novembre 1876.
Il 9 giugno 1900 fu ordinato sacerdote.
Era coadiutore della parrocchia di Zurgena quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936, nella località di Pozo de la Lagarta, presso Tabernas.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Juan José Egea Rodrìguez, pregate per noi.


*Beato Lugi Conciso - Mercedario (1 settembre)

+ 1372
Famoso dottore in Sacra Teologia, il Beato Luigi Conciso, scrisse molti libri importanti facendo onore all'Ordine Mercedario.
Inviato in Missione di redenzione ad Algeri in Africa, liberò 88 cristiani dalle mani dei nemici della fede cattolica.
Carico di buone opere morì nell'anno 1372.
L'Ordine lo festeggia l'1 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Lugi Conciso, pregate per noi.


*San Lupo di Sens - Vescovo (1 settembre)

Il culto di Lupo, vescovo di Sens, è particolarmente diffuso in Francia, dove è Santo protettore di molte parrocchie e monasteri.
Secondo la tradizione, il ragazzo rivelò ben presto il suo amore per Cristo.
I suoi due zii materni, entrambi vescovi, lo ritennero allora degno degli Ordini sacri.
Per il suo ardore, venne nominato vescovo di Sens.
I disordini politici dovuti alle successioni dinastiche (siamo nel VII secolo) lo costrinsero all'esilio.
Lupo stabilì la sua residenza ad Ansenne, sulla Bresle, evangelizzando la regione occupata dai Franchi. Fino a quando fu richiamato dall'esilio dal re Clotario II, che gli chiese perdono, offrendo moltissimi doni per la chiesa.
La tradizione gli attribuisce molti miracoli: un giorno in cui celebrava la Messa, una gemma preziosa discese dal cielo nel calice da lui tenuto.
Lupo sarebbe morto a Brienon-sur-Armanon dove ancora esiste una fontana di San Lupo.
Per sua volontà, venne seppellito a Sens. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Sens in Neustria, ora in Francia, San Lupo, vescovo, che patì l’esilio per avere coraggiosamente affermato davanti a un notabile del luogo che il popolo deve essere guidato dal sacerdote e obbedire a Dio piuttosto che ai príncipi.
Alcuni tra i manoscritti più completi del Martirologio Geronimiano, aggiungono al 1° settembre: "Senonis civitate, depositio Sancti Lupi episcopi et confessoris".
Allo stesso giorno ne fa menzione il Martirologio di Wandelbert de Prum, apparso nell'848.
Il culto di Lupo è assai antico e per parecchio tempo fu molto vivo in una vasta regione.
Molte parrocchie e monasteri hanno scelto il santo come patrono; da ricordarsi in particolare i due importanti priorati di Saint-Loup-de-Naud, presso Provins (Seine-et-Marne) e di
Saint-Leud'Esserent, presso Senlis (Oise) le cui splendide chiese ricordano per sempre la popolarità del Santo. A Parigi venne fondata nel 1235 la chiesa di Saint-Leu-Saint-Gilles.
Lupo era considerato protettore degli epilettici.
La lista episcopale di Sens lo cita come diciannovesimo vescovo della sede; il suo predecessore, Artemio, aveva assistito ancora al concilio di Macon del 585 ed egli stesso fu presente a quello di Parigi del 10 ottobre 614, mentre il suo successore, Mederio, assistette a quello di Clichy del 627.
Egli volle essere sepolto nella basilica di S. Colomba, a Sens, che ben presto fu chiamata di Santa Colomba e di San Lupo e intorno alla quale sorse un monastero.
Il 23 luglio 853, Gaunilone, arcivescovo di Sens, trasferì le reliquie di Lupo nella nuova basilica di cui si celebrava la dedicazione.
Nel 1878, il cofano con le reliquie di Santa Colomba e, nel 1896, quello di Lupo, contenevano ancora due lembi di un antico tappeto orientale, decorato a medaglioni con leoni rampanti, nel quale un tempo erano state avvolte le reliquie stesse.
La Vita di Lupo, in passato si riteneva appartenesse alla fine dell'VIII secolo, oggi si pensa sia del IX e alcuni critici la giudicano "poco attendibile"; le sue notizie si possono tuttavia utilizzare con grande cautela.
Questa Vita racconta che i genitori di Lupo, Bettone e Austregilda. erano nobili orleanesi abitanti sulle rive della Loira.
E fanciullo si dimostrò scolaro giudizioso e brillante, ed i suoi due zii materni, Austrenio, vescovo di Orléans e Aunacario, vescovo di Auxerre, constatando il suo amore per "i precetti del Cristo", lo giudicarono degno degli Ordini sacri.
La mortificazione, la pietà, la carità di Lupo provocarono la sua designazione a successore di Artemio di Sens.
I disordini politici dovuti alle successioni merovinge (613), uniti alle calunnie, causarono il suo esilio nel Vimeu; egli stabilì la sua residenza ad Ansenne, sulla Bresle, oggi un villaggio tra Blangy-sur-Bresle e Camaches, e si mise ad evangelizzare la regione.
Il re Clotario II richiamò ben presto l'esiliato, chiedendogli perdono ed offrendo moltissimi doni per la chiesa.
La Vita attribuisce a Lupo alcuni miracoli; in particolare un giorno in cui celebrava la Messa a Ordon, oggi Saint-Loup-d'Ordon (Yonne), discese dal cielo, nel calice da lui tenuto, una gemma preziosa.
Lupo sarebbe morto a Brienon-sur-Armanon (Yonne) dove ancora esiste una fontana di San Lupo.
Il suo corpo fu riportato a Sens e sulla tomba la mano del Signore moltiplicò le guarigioni miracolose.
(Autore: Paul Viard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Lupo di Sens, pregate per noi.


*Beate Maria Carmen Moreno Benitez e Maria Amparo - Carbonell Munoz - Protomartiri delle Figlie di Maria Ausiliatrice (1 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
"Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Valencia”
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001”
“Martiri della Guerra di Spagna”

+ Barcellona, Spagna, 1° settembre 1936
Martirologio Romano:
A Barcellona sempre in Spagna, Beati martiri Pietro Rivera, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Maria Carmela Moreno Benítez e Maria del Rifugio Carbonell Múñoz, vergini dell’Istituto di Maria Ausiliatrice, le quali nella stessa persecuzione, conformate alla passione di Cristo Sposo, giunsero al premio della pace eterna.
Tutte le congregazioni religiose hanno sempre venerato con speciale onore i loro primi martiri, quasi come se lo spargimento del loro sangue fosse indirettamente considerabile una sorta di solenne professione di fede per l’intero ordine religioso. La Famiglia Salesiana nel suo insieme venera come protomartiri i Santi Luigi Versiglia, vescovo, e Callisto Caravario, sacerdote.
Nello specifico le suore Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate da San Giovanni Bosco e Santa Maria Domenica Mazzarello, venerano come prime martiri del loro ordine due consorelle vittime della persecuzione religiosa verificatasi in Spagna negli anni ’30 del XX secolo durante la guerra civile. La vita di queste due suore fu semplicissima, tutta però segnata dalla generosità e dalla prontezza nell’assumere giorno per giorno l’impegno di risposta alla chiamata quotidiana di Dio.
Ecco alcune notizie sulla vita di entrambe le religiose:
Maria Carmen Moreno Benitez - Villamartin, Spagna, 24 agosto 1885 - Barcellona, Spagna, 1° settembre 1936
Carmen Moreno Benitez nacque a Villamartin, nei pressi di Cadice in Spagna, il 24 agosto 1885, da una famiglia benestante ma profondamente cristiana. Conobbe le Figlie di Maria Ausiliatrice a Siviglia, nel collegio in cui visse per qualche tempo dopo la morte del padre.
La sua vocazione fu molto contrastata da una sorella maggiore, che più tardi se ne pentì profondamente.
Infine Carmen entrò nell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ed emise i suoi voti perpetui nel 1914. Passò per Sarria (Barcellona) e poi fu nominata direttrice della casa di Valverde del Camino e di Jerez.
Ritornò infine a Sarriacome Vicaria ispettoriale.
La vita di Suor Carmen si svolse tra l’insegnamento, la direzione di opere, l’animazione di comunità. Gli anni più intensi della sua vita furono certamente quelli trascorsi a Valverde del Camino, dove conobbe Suor Eusebia Palomino, oggi “venerabile”, semplicissima cuciniera, dotata non solo di una simpatica originalità, ma anche di doni che avevano del prodigioso.
Maria Amparo Carbonell Munoz - Alboraya, Spagna, 9 novembre 1893 - Barcellona, Spagna, 1° settembre 1936
Amparo Carbonell Munoz nacque ad Alboraya, nei pressi di Valenza in Spagna, il 9 novembre 1893 da una povera famiglia. Frequentava la scuola della Figlie di Maria Ausiliatrice vicina a casa sua. Figlia di umili contadini, dovette superare l’incomprensione da parte loro per rispondere affermativamente alla sua vocazione.
Emise la sua professione religiosa nel 1923, ma più tardi ebbe purtroppo a soffrire una grave malattia, fattore che non riuscì comunque a rallentare la sua generosa dedizione alle attività di religiosa salesiana. Nel 1929 fece la sua professione perpetua.
Nel 1936, proprio allo scoppio della guerra civile spagnola, Suor Carmen e Suor Amparo vennero a trovarsi insieme nella medesima comunità, la prima come vicaria, mentre la seconda come tuttofare. La casa Santa Dorotea di Barcellona era stata fondata da San Giovanni Bosco con l’aiuto della Venerabile Dorotea da Chopitea, ricchissima quanto al ceto sociale, ma più povera di un certosino nel
suo modo di vivere il quotidiano in pieno stile evangelico.
Nel luglio luglio di quell’anno, in piena guerra civile, la casa della comunità si trovò in situazione di pericolo. Una settantina di suore, le dodici novizie e le dieci ragazze rimaste ancora in collegio si dispersero al più presto, spesso rincasando dai loro familiari.
Alcune religiose, non potendo trovare rifugio presso parenti o amici sicuri, furono ospitate nella villa Jarth, appartenente ad un protestante tedesco, caro amico delle suore. In quei giorni salparono dal porto di Barcellona due navi italiane, sulle quali parecchie suore poterono fuggire, seppur in mezzo a gravissime ansie e difficoltà. Suor Carmen e Suor Amparo scelsero invece di rimanere, pur conscie del pericolo che correvano, per assistere una suora appena operata di cancro.
Già la notte del 1° settembre i passi della violenza risuonarono sul selciato della loro casa: Suor Carmen, Suor Amparo e la loro assistita, Suor Carmen Xammar, appena uscita dall’ospedale, furono arrestate. All’alba del 1° settembre si aprirono le porte della cella: la malata venne rilasciata, mentre le due generose consorelle furono condotte all’ippodromo della città, vicino al mare. Partì la raffica omicida: Suor Carmen e Suor Amparo vennero fucilate ed i loro corpi rimasero abbandonati a terra.
Nel primo pomeriggio dello stesso giorno ebbe luogo un ultimo rito: i due cadaveri vennero portati al policlinico universitario per un esame medico, in quanto gli aguzzini sentivano un’esigenza di “legalità”, volevano che sui documenti ufficiali figurasse una diagnosi, corredata da regolari macabre fotografie a noi tramandate come documento della loro immolazione in odio alla fede cristiana. Non si sa purtroppo dove andarono poi a finire le salme delle due suore, ma è cosa invece certa che la loro fama di martirio si sviluppò immediatamente e portò alla beatificazione l’11 marzo 2001 ad opera di Giovanni Paolo II con altre numerose vittime della medesima persecuzione.  
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beate Maria Carmen Moreno Benitez e Maria Amparo - Carbonell Munoz, pregate per noi.


*San Nivardo (Nivard, Nivo) di Reims - Vescovo (1 settembre)

Sec. VII
Nato nei primi anni del sec. VII da una famiglia ricca e appartenente all'alta nobiltà merovingia, nella regione di Reims, Nivardo fu allevato alla corte ed entrò molto tardi tra il clero.
Avendo ricevuto successivamente tutti gli ordini - cosa poco comune in quell'epoca - nel 657 egli succedette al vescovo di Reims, Landone.
La città di Reims era allora la capitale del re Clodoveo II.
Rimasti estranei alle controversie politiche, Nivardo e la sua diocesi non ebbero a soffrire dei cambiamenti di dinastia, ma anzi beneficiarono sempre del favore dei potenti.
Dal canto suo, Nivardo dimostrò sempre una grande sollecitudine per i monaci. Cooperò con San Bercario alla fondazione del monastero di Hautvilliers, la cui regola era una fusione di quella di San
Benedetto e di quella di San Colombano.
La scelta del luogo fece sorgere molte difficoltà, Nivardo però riuscì non solo a costruire l'abbazia, ma a riconciliare coloro che vi si opponevano. Alcuni di questi entrarono persino nel monastero la cui direzione era stata affidata a San Bercario.
La benevolenza e l'aiuto finanziario di Nivardo si estesero anche ad altri celebri monasteri (Corbie, Soissons, Fontenelle, oggi Saint-Wandrille).
Egli fu inoltre un mecenate per le chiese di Reims, specialmente Santa Maria e San Remigio, che dotò largamente.
Avendo ottenuto per Hautvilliers un ptivilegio di immunità e per il vescovo di Reims la piena giurisdizione sull'abbazia, Nivardo la scelse come suo soggiorno preferito. Ivi morì il 1° settembre 673.
L'abbazia di Hautvilliers divenne, nel sec. IX, una celebre scuola di miniatura e uno dei suoi monaci, Pérignon, nel sec. XVIII mise a punto la "maniera di trattare i vini" inventando così lo champagne.
(Autore: René Wasselvnck – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Nivardo di Reims, pregate per noi.


*Beato Pedro Meca Moreno - Sacerdote e Martire (1 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Zurgena, Spagna,1° settembre 1883 – Tabernas, Spagna, 1° settembre 1936

Pedro Meca Moreno nacque a Zurgena, in provincia e diocesi di Almería, il 1° settembre 1883.
Il 9 giugno 1906 fu ordinato sacerdote.
Era parroco della parrocchia di Sierro quando morì in odio alla fede cattolica il 1° settembre 1936, nella località di Pozo de la Lagarta, presso Tabernas. Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pedro Meca Moreno, pregate per noi.


*Beato Pietro Rivera Rivera - Sacerdote e Martire (1 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Sei Frati Minori Conventuali di Granollers” -  Martiri Spagnoli
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” -  Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”

Villacreces, Spagna, 3 settembre 1912 – Barcellona, Spagna, fine agosto/inizio settembre 1936
Martirologio Romano:
A Barcellona sempre in Spagna, Beati martiri Pietro Rivera, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Maria Carmela Moreno Benítez e Maria del Rifugio Carbonell Múñoz, vergini dell’Istituto di Maria Ausiliatrice, le quali nella stessa persecuzione, conformate alla passione di Cristo Sposo, giunsero al premio della pace eterna.
Candido Rivera Rivera nacque il 3 settembre 1912 a Villacreces, nella diocesi spagnola di Leon. Entrato nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali con il nome di Pedro, compì il noviziato a Granollers
ed emise i voti temporanei nel 1928.
Inviato in Italia per frequentare gli studi teologici ad Osimo, emise i voti solenni a Roma nel 1933, mentre nel 1935 conseguì la licenza in teologia e fu ordinato sacerdote.
Tornò allora in patria e, malgrado la sua giovanissima età, fu nominato superiore della comunità di Granollers, in riconoscimento alle sue doti morali, spirituali e culturali.
Si dimostrò sempre autentico discepolo di San Francesco, pieno di amore per la vita consacrata, ottimo superiore, umile e benevolo verso i confratelli, uomo di pace, pio e particolarmente devoto al Santissimo Sacramento ed alla Vergine Maria.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, Padre Pedro fu espulso con i suoi confratelli dal convento dai rivoluzionari e cercò rifugio presso alcune famiglie amiche.
Fu comunque scovato ed arrestato il 25 luglio 1936. Non gli restò dunque che prepararsi all’imminente martirio confessandosi con il parroco di Llinas, al quale confidò: “Se avrò la grazia di essere ucciso, morirò gridando: Viva Cristo Re!”.
Due giorni dopo fu liberato e si recò a Barcellona, tuttavia il 22 agosto fu nuovamente arrestato. Probabilmente tra fine agosto ed i primi di settembre del 1936 venne fucilato. Tutti lo considerarono subito un vero martire della fede.
Pedro Rivera Rivera e suoi cinque confratelli appartenenti all’Ordine dei Frati Minori Conventuali furono beatificati l’11 marzo 2001 da Papa Giovanni Paolo II con un gruppo composto complessivamente di ben 233 martiri della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro Rivera Rivera, pregate per noi.


*San Prisco di Capua - Vescovo (1 settembre)

Martirologio Romano: A Capua sulla via Aquaria in Campania, San Prisco, martire.
Il Martirologio Romano commemora a Capua, al 1° settembre, oltre a San Prisco martire, anche un omonimo vescovo, che fa parte di quel gruppo di confessori, in gran parte vescovi, fuggiti, secondo la leggenda, dall’Africa durante la persecuzione del 439 e giunti, per mare, in Campania.
San Prisco, secondo questa leggenda, divenne vescovo di Capua, mentre altri suoi compagni (Castrense, Tammaro, Secondino, Adiutore, Marco, Canione) divennero vescovi di altre città.
In realtà, San Prisco è da identificarsi con il celebre martire capuano, San Prisco.
Questo martire era celebrato a Capua già dal V secolo e a Roma già dai primi anni del VI secolo.
San Prisco fu un soldato o dignitario dell’Impero romano, martirizzato a Capua in una delle ultime persecuzioni.
Reliquie di S. Prisco, creduto vescovo, si trovano a Montevergine esposte nella cripta di San Guglielmo.
Qui, a San Prisco, insieme al Santo vescovo capuano Vittore, è dedicato un altare.
(Autore: Francesco Roccia – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Prisco di Capua, pregate per noi.


*Beato Simone Ponce - Mercedario (1 settembre)

+ 1359
Mercedario spagnolo, il Beato Simone Ponce, incominciò a farsi conoscere per i suoi meriti e virtù nel 1349 passando in redenzione nell'Andalusia.
Liberò dalla prigione dei mussulmani 137 schiavi e dopo una vita piena di meriti e tante sofferenze subite da parte dei mori, concluse la sua vita terrena in pace in una serena vecchiaia nell'anno 1359.
L'Ordine lo festeggia il 1 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Simone Ponce, pregate per noi.


*San Sisto di Reims - Vescovo (1 settembre)

Martirologio Romano: A Reims nella Gallia belgica, ora in Francia, San Sisto, che si ritiene sia stato il primo vescovo di questa città.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sisto di Reims, pregate per noi.


*San Tammaro - Vescovo (1 settembre)

Africa del Nord (data imprecisata) - Benevento, ca. 490
Etimologia:
Tammaro = palma da datteri, dall'ebraico
Emblema: Bastone pastorale
Un immigrato dal Nord Africa. Un profugo, arrivato via mare insieme con altri compagni nella regione dell’Agro campano detta Terra di Lavoro (e corrispondente a gran parte dell’attuale provincia di Caserta). Ma quando è arrivato? Un antico documento, la “Vita di san Castrense”, parla del Quinto secolo, dopo l’invasione del Nord Africa da parte dei Vandali di re Genserico (che saccheggerà anche Roma nel 455).
Questi ordina una rigida separazione tra la nuova popolazione dei Vandali e i cittadini Romani assoggettati, ed espelle dall’Africa molti preti.
Tra essi, secondo il documento citato, ci sono anche Tammaro e dodici suoi compagni, che dopo aver subito minacce e tormenti vengono imbarcati su una nave e lasciati alla deriva. Giungono fortunosamente sulle coste campane. Di qui i compagni si divideranno, dedicandosi alla predicazione del Vangelo nel Sud dell’Italia. Tammaro ha lasciato ben poche notizie di sé. C’è persino chi lo dice allievo della scuola di sant’Agostino, ma anche qui mancano conferme e documenti certi.
Secondo lo storico capuano Michele Monaco, Tammaro si fa poi eremita nei dintorni di Capua (Caserta). Ma lo vengono a prendere anche nella sua solitudine, e lo acclamano vescovo di Benevento.

Troviamo incertezze e difformità su questa nomina, ma è indiscussa la venerazione per Tammaro vescovo, documentata da antichi calendari e dalle molte chiese a lui dedicate in tutta la regione.
Tammaro è uno di quei santi che sembrano aver scelto una sorta di clandestinità, cancellando tracce, lasciando pochissime informazioni sul proprio conto; e tuttavia, misteriosamente, il loro ricordo percorre lo stesso i secoli e i millenni. (Si chiama tuttora Tammaro anche un comune in provincia di Benevento).
Ma un legame particolare ha unito poi il suo nome alla città di Grumo Nevano (Napoli), che oggi rappresenta un importante centro per l’industria dell’abbigliamento.
Eredi della secolare devozione a questo Santo, già nel XVII secolo gli abitanti di Grumo Nevano lo avevano proclamato loro patrono, portando da Benevento alcune sue reliquie e diffondendone il culto. Tammaro morì probabilmente verso il 490, in età avanzata, e fu sepolto nella sua cattedrale beneventana.
Con i successivi rifacimenti del tempio, i suoi resti, con quelli di altri santi, furono collocati in un’arca marmorea. E in quella solida custodia sono rimasti indenni anche sotto il tremendo bombardamento che durante la seconda guerra mondiale distrusse la cattedrale.
Una parte delle sue reliquie si trova ora custodita a Grumo, nella chiesa dedicata al Santo, e recentemente innalzata alla dignità di basilica.
Nella festa in suo onore vengono esposte in un reliquiario che in un certo senso arriva anch’esso “da oltremare”, come San Tammaro e i suoi compagni, perché è stato donato dai numerosi cittadini di Grumo emigrati negli Stati Uniti.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tammaro, pregate per noi.


*San Terenziano - Martire (1 settembre)

Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Todi in Umbria, San Terenziano, vescovo.
In realtà non ci sono documenti che certifichino le origini di San Terenziano, si suppone però che fosse di origini romane, essendo il suo nome latino. A confermare questa tesi c'è il fatto che l'imperatore Augusto, mandò in quegli anni delle famiglie a colonizzare la Tuscia (l'attuale Umbria). In particolare una colonia di più di seimila persone si stabilì a Todi.
Si pensa che l'incontro con la fede cristiana avvenne direttamente dal Vangelo di Gesù Cristo e dall'esempio degli Apostoli. Fu così che a Todi la comunità cristiana crebbe proprio sotto la protezione dell'autorità che San Terenziano rappresentava: divenne infatti Vescovo di Todi.
Nel compiere la sua missione, esortava i suoi fratelli al comandamento dell'amore secondo cui lo Spirito è unico e le attribuzioni diverse. Della sua attività si dovettero accorgere i pagani di Todi, che cominciarono a osservare attentamente la comunità cristiana così profondamente in contrasto con il culto degli dei.
La rivalità arrivò al punto che il sacerdote pagano del tempio di Giove, il cui nome era Flacco, denunciò (o fece denunciare) il Santo Vescovo all'imperatore Adriano. Quest'ultimo inviò così a Todi il proconsole della Tuscia Leciano.
Il Martirio (Copia della leggenda della biblioteca laureziana di Firenze) Il 30 luglio, 85 anni dopo la morte di Gesù Cristo, sotto l'Imperatore Adriano, il vescovo Terenziano venne arrestato e condotto di fronte a Leciano, proconsole della Tuscia. " Vecchio, svelaci i misteri della tua religione - chiese Leciano - e spiegaci il motivo per cui, in tua presenza, gli dei immortali non hanno alcun potere ed i nostri sacerdoti e le nostre vergini non riescono ad ottenere i responsi ". Terenziano rispose: " Distogli lo sguardo dal culto degli idoli e potrai conoscere la verità. Il demonio ti possiede e ti impedisce di conoscere il tuo Salvatore, morto e risorto per la salvezza del mondo ".
A tale risposta Leciano, dopo avergli fatto colpire la bocca con una pietra, lo fece spogliare ed ordino che i sacerdoti approntassero l'occorrente per il sacrificio al cospetto delle statue di Giove ed Ercole, quindi, rivolgendosi a Terenziano, ingiunse: " Tutto e pronto, sacrifica!".
Questi per tutta risposta, alzati gli occhi al cielo, così pregava: "Signore Dio, siano confusi coloro che adorano gli idoli e si gloriano delle loro immagini ". All'istante Flacco, uno dei sacerdoti, divenne cieco, le statue andarono in frantumi e l'occorrente per i sacrifici disperso. Viste queste cose, Leciano ordinò che l'anziano vescovo fosse steso su un aculeo, aggiungendo:
"Mostraci ora la tua arte magica!". "Cada su di te il castro di Cristo, Figlio del Dio vivente", fu la risposta del Santo. Leciano lo fece frustare e mentre il suo corpo veniva dilaniato, Terenziano così pregava: "Gloria a Te, Gesù benedetto, che ricolmi di benefici coloro che sperano in Te. Finalmente conosco la Tua benedizione". Ancor più adirato Leciano fece porre dei carboni ardenti ai suoi fianchi e con tono di scherno chiedeva:
"Dov'è il tuo Signore?". A lui prontamente il Santo: "É con me e se crederai in Lui troverai misericordia".
Irritato da tale risposta e dall' ostinazione di Terenziano, dopo aver ordinato che la sua lingua amputata fosse calpestata al cospetto dei presenti, Leciano divenne muto e successivamente mentre, facendo gesti con le mani, dava ordine di ricondurre Terenziano in prigione, stramazzò al suolo privo di vita. L'indomani Flacco, il sacerdote degli idoli miracolosamente divenuto cieco, sapute queste cose corse incontro a Terenziano mentre veniva tradotto in piazza per essere martirizzato, e prostratosi ai suoi piedi lo implorava dicendo: "Ti scongiuro per il Dio vivo che tu predichi!
Oggi, in visione, ho visto un uomo bellissimo che mi ha detto: recati dal vescovo Terenziano se vuoi essere illuminato". Terenziano inginocchiatosi pose le mani sugli occhi di Flacco esclamando: "Ti illumini Gesù che è la vera luce". Flacco, guarito all'istante, proclamava: "Ora credo in Gesù Cristo Figlio di Dio che mi ha ridato la vista", quindi dopo aver ricevuto il battesimo lo seguì.
Entrambi furono decapitati, per ordine di Leonzio rappresentante dell'Imperatore, il 1° giorno di settembre, fuori dalle mura cittadine nei pressi della riva del Tevere.
La notte successiva, il presbitero Esuperanzio ed una certa Lorenza andarono a raccogliere i corpi dei Santi e li seppellirono a otto miglia dalla città di Todi in un luogo chiamato Colonia meglio conosciuto con il nome di Petroso. Qui abbondano i benefici di Dio.
(Autore: Cristian Manfredini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Terenziano, pregate per noi.


*Santa Verena di Zurzach (1 settembre)

Alto Egitto – Zurzach (Svizzera), secolo IV
Nata in Egitto, arrivò in Italia al seguito della Legione Tebea. Fu poi a Coblenza e a Zurzach, Svizzera, dove si spese per i poveri.
Martirologio Romano: A Zurzach sul Reno nel territorio di Zurigo, nell’odierna Svizzera, Santa Verena, vergine.
Come per tanti santi dei primi secoli del cristianesimo, le cui ‘Vite’ furono scritte secoli dopo la loro esistenza, con tutte le probabili incertezze che ne scaturirono, anche per Santa Verena è successo la stessa cosa. Vi sono due “Vite” che narrano la sua vicenda terrena, una scritta intorno all’888 e l’altra intorno al
1005; inoltre esistono i “Miracula S. Verenæ” scritti intorno al 1010, che descrivono la venerazione verso la santa che si aveva alla tomba di Zurzach nel secolo X.
Più di 500 anni intercorrono da questi scritti dall’esistenza di Verena, che visse nel secolo IV; nata nell’Alto Egitto, battezzata, andò nel Basso Egitto dove si unì alla Legione Tebea cristiana, al cui seguito giunse in Italia.
Qui giunta si intrattenne a Milano, mentre la Legione Tebea proseguì, venendo poi massacrata presso Agauno (Svizzera), in odio alla fede cristiana, con il loro comandante San Maurizio verso il 302, per ordine dell’imperatore Massimiano (festa religiosa il 22 settembre).
Saputo dell’eccidio Verena passò per Agauno per venerarli e fermandosi poi a Soletta, dove prese ad abitare con un uomo, rimanendo però per tutte le donne, un esempio di verginità ed ascesi; da lì andò a Koblenz e poi a Zurzach (Svizzera), dove trovò una chiesa cristiana e qui rimase fino alla morte.
Visse realizzando l’ideale cristiano delle virtù e dell’amore al prossimo, dando da mangiare ai poveri e curando i lebbrosi.
La sua tomba divenne centro di culto, ed è la testimonianza dei primi passi del cristianesimo in Svizzera; il monastero eretto nel secolo X sulla sua tomba, divenne meta di numerosi pellegrinaggi con re, conti e duchi.
Essa è una delle sante più venerate in Svizzera, altari, cappelle e reliquie si conservano ancora oggi.
Nell’arte è rappresentata come una matrona con orciolo e pane, oppure con un pettine, simboli della sua cura per i poveri ed i lebbrosi.
La sua festa religiosa è al 1° settembre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Verena di Zurzach, pregate per noi.


*San Vincenzo - Vescovo e Martire (1 settembre)

Martirologio Romano: A Dax in Aquitania, in Francia, San Vincenzo, celebrato come vescovo e martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria. - San Vincenzo, pregate per noi.


*San Vittore di Le Mans - Vescovo (1 settembre)

Le Mans (Francia), † 490
Etimologia:
Vittore, Vittorio = vincitore, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Le Mans nella Gallia lugdunense, ora in Francia, San Vittorio, vescovo, ricordato da san Gregorio di Tours.
Come molti santi dell’Alto Medioevo o dei primi secoli della Chiesa, di cui non si sa niente della loro vita, fino al momento dell’assunzione della carica per cui sono conosciuti, così anche per San Vittore, le notizie partono da quando salì al seggio episcopale di Le Mans in Francia, all’inizio dell’anno 450.
Si sa che partecipò nel 453 al concilio di Angers e nel 461 a quello di Tours; ancora egli firmò una lettera collettiva con i vescovi di Tours e Bourges, indirizzata ai prelati partecipanti alla III Assemblea Lionese.
Vittore ancora suddiacono, sposato e padre di un bambino non ancora battezzato, mentre era nel suo campo, incontrò San Martino di Tours che si recava a visitare il vescovo di Le Mans Liborio moribondo.
San Martino lo condusse con sé e dopo i funerali di Liborio, lo propose per la scelta del nuovo vescovo; Vittore secondo la leggenda, descritta da due testi non contemporanei e quindi poco attendibili, venne consacrato vescovo di Le Mans, mentre la moglie prese il velo monacale e il loro figlio Vitturio ricevé il Battesimo.
La leggenda continua dicendo che Vitturio, educato a Tours, succedeva al padre, venendo consacrato anch’egli vescovo da San Martino (che però era morto già da tempo); questa successione ha comportato una confusione storica fra gli agiografi, ritenendoli ambedue santi e commemorandoli in date diverse.
Mentre si suppone che fosse solo lo stesso San Vittore, che nella lunga vita, fondò fuori della città un monastero dedicato ai 12 Apostoli, dove poi fu sepolto quando morì nel 490 e il monastero prese il suo nome, quindi governò 40 anni, secondo gli studiosi, troppi per quell’ epoca, perciò parlano di due vescovi dallo stesso nome o quasi.
A causa della sua fama di santità, gli fu pure dedicato un oratorio "dentro le mura" nel luogo, dove aveva miracolosamente spento un grosso incendio che devastava la città, ancora in vita godeva di grande venerazione.
Malgrado le fonti storiche, a Le Mans vi sono ancora due feste, il 25 agosto e il 1° settembre, data questa maggiormente radicata per celebrare San Vittore vescovo.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vittore di Le Mans, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (01 settembre)

*San Teresa Margherita Redi - Carmelitana
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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