Santi del 10 Dicembre - Istituto Aveta

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Santi del 10 Dicembre

Il mio Santo > I Santi di Dicembre

*Beati Antonio Martin Hernandez ed Agostino Garcia Calvo - Salesiani, Martiri (10 dicembre)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Valencia”
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001”
“Martiri della Guerra di Spagna”
+ Picadero de Paterna, Spagna, 10 dicembre 1936
Martirologio Romano: Nel villaggio di Picadero de Paterna nello stesso territorio, Beati martiri Antonio Martín Hernández, sacerdote, e Agostino García Calvo, religioso, della Società Salesiana, che nella stessa persecuzione ricevettero la stola gloriosa per la loro fede in Cristo.
Antonio Martin Hernandez: coadiutore
Calzada de Béjar, Spagna, 18 luglio 1885 - Picadero de Paterna, Spagna, 10 dicembre 1936.
Nacque a Calzada de Béjar (Salamanca) il 18 luglio 1885 in seno ad una famiglia molto cristiana.
Attratto da una vocazione pedagogica, realizzò gli studi per insegnante in Salamanca, dove ebbe occasione di conoscere i salesiani e chiese di far parte della Congregazione.
Fu ordinato sacerdote nel 1919. Iniziò il suo cammino salesiano in Campello (Alicante), e passò poi a Carabanchel (Madrid), a Sarria (Barcellona) come maestro dei novizie finalmente a Valenza come direttore del collegio.
In tutte le case lasciò l'impronta di un uomo entusiasta, trasformando gli istituti in scuole gioiose e attraenti.
Pedagogo equilibrato e lavoratore instancabile, seppe guadagnarsi sempre la fiducia dei suoi allievi.
Agustin Garcia Calvo: coadiutore
Santander, Spagna, 3 febbraio 1905 - Picadero de Paterna, Spagna, 10 dicembre 1936.
Nato a Santander il 3 febbraio 1905.
Fece i suoi primi studi presso i salesiani della sua città.
Andò a Campello (Alicante) come aspirante e decise di diventare salesiano coadiutore, facendo il noviziato a Sarria (Barcellona) e la sua professione religiosa nell'agosto del 1923.
La casa di Valenza fu il principale campo della sua attività.
Era un uomo semplice, lavoratore e sacrificato.
Scrisse diverse opere di teatro per gli ex allievi.
Fu testimone dell'uccisione del Sig. Ispettore, Don José Calasanz, e fu lui stesso ucciso due mesi dopo a Patema, insieme agli altri.
(Fonte: www.sdb.org)

Giaculatoria - Beati Antonio Martin Hernandez ed Agostino Garcia Calvo, pregate per noi.


*Beato Arsenio da Trigolo (Giuseppe Antonio Migliavacca) (10 dicembre)
 

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*Beati Brian Lacy, Giovanni Mason e Sydney Hodgson - Martiri (10 dicembre)

+ Tyburn, Londra, Inghilterra, 10 dicembre 1591
Brian Lacy, sacerdote originario di Louth, nel Lincolnshire, rimase fedele alla Santa Sede e non aderì
all’anglicanesimo.
Fu però tradito da suo fratello ed incarcerato a Tyburn, presso Londra.
Qui fu compagno di prigionia di John Mason e Sydney Hodgson, due laici che erano stati scoperti assistere ad una celebrazione eucaristica presieduta da Sant’Edmondo Gennings a casa del laico San Swithun Wells.
Uccisi insieme il 10 dicembre 1591, furono beatificati nel 1929 insieme a numerose altre vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano: Sempre a Londra, Santi Polidoro Plasden e Eustazio White, sacerdoti, e Beati Brian Lacy, Giovanni Mason e Sidney Hodgson, martiri, che nel medesimo anno patirono gli stessi supplizi a Tyburn, alcuni perché entrati in Inghilterra da sacerdoti, altri per aver loro prestato aiuto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San Cesare - Vescovo (10 dicembre)

Sec. I
Emblema: Bastone pastorale
Non è raro, sui comuni calendari, veder segnata a questa data o al giorno precedente, la festa di un San Cesare.
Si tratta di un Santo problematico, per non dire totalmente oscuro, di cui perciò si può far memoria soprattutto per l'interesse e la frequenza del nome. Egli sarebbe stato uno dei 72 primi seguaci di Gesù, e poi Vescovo di Durazzo, in Albania, dove probabilmente sarebbe morto Martire per la fede.
Non si può dire, dunque, che la diffusione del nome di Cesare sia legata alla devozione di questo o di altri Santi, benché non manchino quelli con il nome, di identica origine, dì Cesario.
Uno dei più celebri, festeggiato il 25 febbraio, fu figlio di San Gregorio di Nazianzo, e fratello di un altro San Gregorio, detto il Giovane, e di Santa Gorgonia. Un altro celebre San Cesario fu il Vescovo di Arles, in Francia, festeggiato il 27 agosto. Visse nel Vi secolo, e viene onorato come "difensore della civiltà cristiana in Francia".
Ma il nome di Cesare, anche se ha in comune l'origine, è nettamente distinto, nell'uso, da quello di Cesario. E la sua diffusione è dovuta soprattutto a ricordi storici, perché legata, non al culto, ma alla fama di Caio Giulio Cesare, il grande condottiero romano, fondatore della prima dinastia imperiale.
Il significato di questo nome è curioso, perché deriva dal verbo latino che significa "tagliare". Secondo Plinio il Vecchio, sarebbe stato dato il nome di Cesare a un neonato uscito dal seno materno a seguito di un'operazione chirurgica, quella che è ancora detta "taglio cesareo".
L'interpretazione del passo di Plinio è però controversa. E del resto si può escludere che tale sia la spiegazione del nome di Giulio Cesare, la cui madre era ancora vivente al tempo della guerra gallica. Si sa infatti che, nell'antichità, l'operazione veniva effettuata soltanto in caso di morte della madre: era insomma un intervento di emergenza per salvare almeno il neonato.
In alcuni calendari, il nome di San Cesare si legge, o almeno si leggeva, alla data del 15 marzo. In quel giorno, nel 1607, morì il Venerabile Cesare de Bus, fondatore, in Francia, della Congregazione della Dottrina Cristiana.
Per strana coincidenza il 15 marzo è anche la data dell'uccisione di Giulio Cesare, e ciò suggerì di dare tale onomastico ai molti che ripetono il nome del grande romano.
Ma si tratta di una contaminazione tra storia religiosa e storia profana che il Calendario non può avallare, per quanto suggestiva!
(Fonte: Archivio della Parrocchia)
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*Santi Edmondo Gennings e Swithun Wells - Martiri (10 dicembre)

Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles”

+ Londra, Inghilterra, 10 dicembre 1591
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, Santi martiri Edmondo Gennings, sacerdote, e Swithin Wells, che, condannati a morte durante la persecuzione della regina Elisabetta I, il primo perché sacerdote, l’altro per avergli dato ospitalità, furono impiccati davanti alla porta di casa e torturati fino alla morte.
Il 10 dicembre 1591 furono martirizzati a Londra ben sette cattolici, colpevoli di fedeltà alla Santa Sede e di non aver aderito all’anglicanesimo, in seguito ad un decreto reale che rafforzò le leggi contro il cattolicesimo.
Tra di essi figurano Edmondo Gennings e Swithun Wells.
Edmondo Gennings, alias “Ironmonger” (“ferramenta”), era nato a Lichfield nel 1567.
Compiuti gli studi a Reims, ricevette l’ordinazione presbiterale a Soissons e dal 9 aprile 1590 iniziò a svolgere il suo ministero in Inghilterra.
Approdato a Whitby, si diresse verso il suo paese natale, ma qui scoprì che i suoi genitori erano ormai morti.
Raggiunse allora Londra in cerca di suo fratello Giovanni, acceso puritano, che lo avvertì del pericolo di morte se fosse diventato sacerdote e del discredito che avrebbe gettato suoi amici.
Edmondo si trasferì allora in campagna per qualche mese, ma nell’autunno del 1591 fece ritorno a Londra, ove celebrò l’Eucaristia in casa di un anziano maestro, Swithun Wells, e di sua moglie Margherita.
Durante la Messa, sopraggiunse il notorio Topeliff, l’inquisitore, con i suoi soldati.

I membri della congregazione riuscirono a tenerli a bada sino al termine della celebrazione, poi però Edmondo fu arrestato insieme con un altro sacerdote, Polidoro Plasden, i coniugi Wells ed altri due laici, Giovanni Mason e Sidney Hodgson, tutti accusati di essere suoi complici.
Tutti e sei furono condannati a morte e giustiziati: Edmondo fu impiccato, sventrato e squartato, mentre Swithun solamente impiccato. Ciò avvenne a Gray’s Inn Fields, nei pressi della casa dei Wells.
Il medesimo giorno Polidoro Plasden ed i due laici furono giustiziati con la medesima atrocità presso Tyburn, insieme al sacerdote Eustazio White e Brian Lacy. La signora Wells fu invece graziata, ma morì comunque in prigionia dieci anni dopo.
Giovanni, il fratello di Edmondo Gennings, suo unico parente ancora in vita, al momento dell’assassinio affermò che egli “anelava, piuttosto che temere, una fine precoce e sanguinosa dei suoi parenti più prossimi”, tuttavia dieci giorni dopo si convertì anch’egli al cattolicesimo ed entrò tra i frati minori.
Divenne addirittura ministro dei francescani inglesi e, tra il 1619 ed il 1621, fondò il convento delle Terziarie Inglesi a Bruxelles, che poi trasferì a Taunton.
Edmondo Gennings e Swithun Wells furono beatificati nel 1929 con numerose altre vittime della medesima persecuzione e canonizzati da Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 con il gruppo dei Quaranta Martiri d’Inghilterra e Galles. Nel 1929 fu proposta anche la causa di canonizzazione della signora Wells, in attesa di ulteriori prove.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Ermogene, Donato e 22 Compagni - Martiri (10 dicembre)
Emblema: Palma

Il Martirologio Geronimiano li ricorda il 12 dicembre insieme con altri ventidue compagni, sotto la generica indicazione topografica: "in alio loco".
Dal Geronimiano passarono nel Martirologio di Lione, quindi in quello di Floro e, attraverso gli altri martirologi storici, anche nel Romano.
Sembra però che si tratti di un gruppo fittizio.
Ermogene, infatti, ricordato anche nei giorni 6 e 9 dicembre, apparterrebbe, secondo il Delehaye, al
gruppo di Mena, Ermogene ed Eugrafo (v.), venerato dai Greci il giorno 10.
Donato è un nome molto comune in Africa.
Il numero XXII, per i compagni, sarebbe invece una corruzione del numero LXII, cioè quello dei soldati martiri romani, venerati nel cimitero di Trasone a Roma il giorno 11 dicembre.
(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Sant'Eulalia - Vergine e Martire in Spagna (10 dicembre)

sec. III-IV
È senz'altro la Santa più famosa di Spagna. La tradizione identifica in Eulalia una martire bambina. La sua morte sarebbe infatti avvenuta all'età di soli dodici anni a Mérida, in Spagna appunto, durante la
persecuzione di Diocleziano, nell'inverno del 304.
Di famiglia cristiana, Eulalia era stata nascosta dai parenti in una casa lontana dalla città e dalla persecuzione.
Ma, forte della sua fede, la fanciulla fuggì di casa, attraversò la campagna gelata a piedi scalzi, giunse in città e si presentò al tribunale, dove la sua unica parola fu: «Credo». Ai persecutori quella parola echeggiò come una bestemmia.
Dopo essere stata a lungo torturata crudelmente e orribilmente mutilata, fu posta sopra un braciere.
La tradizione narra che sul luogo della sepoltura sbocciarono dei fiori bianchi, nonostante fosse pieno inverno. (Avvenire)
Etimologia: Eulalia = donna eloquente, ben parlante, dal greco
Emblema: Giglio, Palma
Martirologio Romano: A Mérida in Spagna, Santa Eulalia, vergine e martire, che, come si tramanda, ancor giovane, non esitò a offrire la propria vita per testimoniare la fede in Cristo.
Possiamo udire i versi che un poeta moderno, Federico Garcia Lorca, ha dedicato alla Santa più celebre del giorno, Eulalia Martire:

Nel gemere, la santa bambina
Spezza il cristallo delle coppe.
La ruota affila coltelli
E uncini di curva acuta.
Un flotto di vene verdi
Sboccia dalla sua gola.
Per terra, ormai senza guida,
Soltanto le sue mani tagliate
Che ancora possono incrociarsi .
In tenue preghiera decapitata.
Ci voleva uno spagnolo, e un poeta come Garcia Lorca, per parlare con commosso affetto della Santa forse più popolare e più commovente della Spagna, il tenero fiore di Merida: un fiore bianco macchiato di rosso, bianco d'innocenza e rosso di sangue.
Il martirio di Sant'Eulalia avvenne a Mérida, in Spagna, durante la persecuzione di Diocleziano, nell'inverno del 304.
Eulalia, la " santa bambina ", a cui la tradizione attribuisce l'età di dodici anni, era di famiglia cristiana, ed era stata nascosta dai parenti in una casa di campagna, lontana dalla città e dai pericoli della persecuzione.
Ma la fanciulla cristiana non accettò quella pavida sicurezza.
Fuggì di casa, attraversò la campagna gelata, e a piedi scalzi, lacerati dal gelo, giunse in città e si presentò al tribunale.

Eulalia, in greco, significava " dalla bella parola ".
Ma le parole della fanciulla non furono varie né adorne.
Pronunziò anzi una parola sola, fermissima e definitiva: la parola " credo ".
Nel tribunale dei persecutori, quella parola echeggiò come una bestemmia.
L'adolescente spagnola fu posta così alla più crudele delle torture.
Il suo corpo, acerbo di anni e livido per il freddo, fu straziato con ferri e uncini.
Il petto e i fianchi furono mutilati e tormentati, gli arti amputati. Sulla sua pelle di neve corsero rivoli di sangue.
Non sorprende che il racconto del suo martirio, sempre più colorito dal passare del tempo, abbia commosso, in Spagna, secoli di fedeli, e ispirato generazioni di poeti, dai più antichi ai contemporanei.
E questi raccontano come, alla morte di Eulalia, asfissiata su un braciere, dal rosso nido della sua bocca si alzasse a volo una candida colomba, portando altissima l'anima immacolata della fanciulla.
E bianca sarà poi la neve che coprirà pietosa il corpo della Martire, gettato in abbandono; bianchi saranno i fiori che prodigiosamente, d'inverno, sbocceranno sulla sua sepoltura.
Bianca, finalmente, sarà la chiesa che si leverà sulle sue reliquie.
Perciò, in Spagna, nella poetica e quasi sensuale fantasia del popolo devoto, Sant'Eulalia è restata la Martire tutta bianca, macchiata di rosso: due colori netti e insostituibili, quello della purezza e quello dell'amore, tra i tanti che compongono l'arcobaleno della santità.
(Fonte: Archivio Parrocchia)

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*San Gemello di Ancira - Martire (10 dicembre)

Martirologio Romano:
Ad Ankara in Galazia, nell’odierna Turchia, San Gemello, martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*San Giovanni Roberts - Sacerdote e Martire (10 dicembre)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles”
Trawsfynedd, Galles, 1577 - Tyburn, Inghilterra, 10 dicembre 1610
Martirologio Romano: Sempre a Tyburn, diciannove anni dopo, San Giovanni Roberts, dell’Ordine di San Benedetto, e Beato Tommaso Somers, sacerdoti e martiri, che, condannati sotto il re Giacomo I per il loro sacerdozio, furono appesi allo stesso patibolo insieme a sedici malfattori.
John Roberts nacque nel 1577 a Trawsfynedd, nel Galles centrale. Le notizie sulla sua famiglia sono incerte. Intraprese gli studi con l’aiuto di un anziano sacerdote e, sebbene fu educato come un protestante, era però sempre cattolico nel cuore, come egli stesso ebbe ad affermare.
All’età di diciannove anni entrò nel collegio di Saint-John in Oxford, ove ancora risiedeva William Laud, e divise l’alloggio con John Jones di Llanfrynach, in seguito noto come Padre Leandro di San Martino.
Il Roberts era evidentemente alla ricerca della sua vocazione: non concluse gli studi ad Oxford, probabilmente per non dover pronunziare il giuramento di supremazia, disconoscendo così l’autorità papale sulla Chiesa inglese.
Trascorse allora qualche settimana a Furnivall’s Inn dove studiò diritto, poi insegnò in una scuola letteraria, indirizzando gli studenti a Douai, che anch’egli raggiunse poi nel 1598.
Nel giugno di quell’anno fu ufficialmente accolto in seno alla Chiesa cattolica nel corso di una cerimonia officiata dal canonico Luigi Godeberto a Notre-Dame-de-Paris. S’iscrisse poi al collegio inglese di Valladolid, in Spagna, e sempre in tale città entrò nel monastero reale di San Benito, ove ricevette l’abito benedettino assumendo il nome religioso di Fratel Giovanni di Merioneth.
Qui presto lo raggiunse anche il vecchio amico John Jones ed insieme pronunciarono i voti nel 1560 nel monastero di San Martino a Compostella.
I benedettini spagnoli erano tenuti alla clausura perpetua e pare perciò improbabile che abbiano preso parte alla missione in Inghilterra. Tuttavia è un dato di fatto che il 27 febbraio 1601 il Beato Marco Barkworth, fondatore e capo del movimento benedettino tra gli studenti inglesi di Valladolid, fu martirizzato a Tyburn, presso Londra.
In seguito ad alcune petizioni, nel 1602 Papa Clemente VIII permise ai benedettini di Valladolid e Montecassino di partecipare alla missione in terra inglese. Agli inizi dell’anno seguente John Roberts partì per l’isola con Padre Agostino Bradshaw. I due impiegarono tre mesi per raggiungere Londra e, nonostante i travestimenti con cappelli piumati, giubbetti e spade, ben presto furono arrestati e deportati.
Si susseguirono nei loro confronti ripetuti arresti, imprigionamenti, rilasci ed esili. Alcune settimana
dopo fece ritorno a Londra, colpita d auna terribile epidemia, destando in tutti ammirazione per l’assistenza offerta agli ammalati. Divenne noto come il “parroco di Londra” e riuscì a convertire parecchie persone. Nella primavera del 1604 fu arrestato mentre stava per imbarcarsi alla volta del continente, ma agli occhi dei suoi persecutori parve più giovane e non pensandolo sacerdote lo rilasciarono.
Continuò allora a svolgere il suo ministero sino al 5 novembre 1605, quanto dopo la scoperta della Congiura delle polveri vi fu una retata di cattolici. Padre John Roberts fu arrestato in casa della moglie del Beato Thomas Percy, uno dei cospiratori, e questa volta venne rinchiuso nella prigione di Gatehouse preso Westminster. Fu poi comunque trovato un compromesso grazie all’ambasciatore francese e Padre Roberts fu liberato ed esiliato.
Questa volta rimase all’estero per oltre un anno e fondò il convento di Douai per i monaci inglesi della congregazione di Valladolid, odierna abbazia di San Gregorio a Downside. Verso la fine del 1607 fece ritorno in Inghilterra, ove per la quarta volta “cadde nelle mani dei cacciatori di preti” e fu interrogato, ma rifiutò fermamente di pronunciare il giuramento dell’alleanza. Fuggito dalla prigione e poi di nuovo arrestato, sempre con l’aiuto dell’ambasciatore francese fu ancora esiliato. Si recò prima in Spagna e poi a Douai.
In occasione di una seconda epidemia di peste che colpì l’Inghilterra, all’inizio del 1610 John Roberts tornò per l’ultima volta sull’isola per prestare soccorso.
Il 2 giugno di quell’anno fu però reso pubblico un proclama parlamentare che obbligava i cattolici a lasciare l’Inghilterra entro un mese. Su tale periodo non vi è molta certezza sulla sorte del Roberts, ma comunque nella prima domenica d’Avvento fu definivamente arrestato mentre stava terminando di celebrare l’Eucaristia in una abitazione privata con altri cinque sacerdoti. Gli ufficiali irruppero all’improvviso ed i sacerdoti allora smantellarono l’altare, spensero le luci e si nascosero in cantina. Furono però scoperti con ancora indisso i paramenti sacri e così trascinati per strada sino a Newgate.
Nel processo John Roberts fu imputato con un altro sacerdote, Thomas Somers, ed entrambi rifiutarono di sottomettersi alla nuova Chiesa inglese scismatica. Padre Roberts affermò di essere tornato in quel paese “per salvare le anime” e che avrebbe “continuato a farlo per tutta la vita”.
Il vescovo anglicano di Londra lo definì un disturbatore e sobillatore del popolo, scatenando la reazione del sacerdote benedettino che replicò che se realmente egli avesse avuto ragione, “allora gli avi erano stati ingannati da Sant’Agostino, apostolo degli inglesi, inviato in Inghilterra dal papa di Roma, San Gregorio Magno. [...] Io sono stato inviato qui dalla stessa Sede apostolica che mandò lui in missione”. Ordinatogli di tacere, sferrò un attacco contro il clero che aveva accettato di sottoscrivere le decisioni della regina.
Entrambi furono ritenuti colpevoli e condannati a morte e la mattina seguente, 10 dicembre 1610, furono trasportati a Tyburn e qui impiccati. Le loro teste furono poi esposte sul Ponte di Londra, mentre i corpi furono seppelliti a Tyburn. In seguito però le sue reliquie andarono purtroppo perse. John Roberts è stato beatificato nel 1929 e poi canonizzato da Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 unitamente ai Quaranta Martiri d’Inghilterra e Galles.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Giovanni Roberts, pregate per noi.


*San Gregorio III - 90° Papa (10 dicembre)

m. 741
(Papa dal 18/03/731 al 11/741)
Nativo della Siria, Gregorio, figlio di Giovanni, giunse a Roma da giovane. Dopo la morte di Gregorio II fu eletto papa e il 18 marzo 731 consacrato e intronizzato. L'opera di Gregorio III si rivolse principalmente agli stessi grandi problemi dei quali aveva dovuto occuparsi il suo immediato predecessore: la lotta contro l'iconoclastia, la conversione della Germania, la difesa del patrimonio di San Pietro. Nel novembre 731 il sinodo convocato dal Papa per rispondere all'editto emanato da Leone III l'Isaurico confermò il culto delle sacre immagini. L'evangelizzazione della Germania al tempo di Gregorio III ricevette una forma piú organizzata. Nel 732 Gregorio inviò a Bonifacio il pallio, facendolo cosí arcivescovo regionale, particolarmente unito alla Santa Sede, affidandogli il compito di erigere nuove diocesi. Come uomo Gregorio III fu stimato da tutti per le sue virtú e per la grande scienza. Dopo quasi undici anni di pontificato pieno di attività e ricco di avvenimenti, Gregorio III morí secondo alcuni il 27 o il 28 novembre 741.
Etimologia: Gregorio = colui che risveglia, dal greco
Martirologio Romano: A Roma presso san Pietro, san Gregorio III, papa, che si adoperò per la predicazione del Vangelo ai Germani e contro gli iconoclasti ornò le chiese dell’Urbe di sacre immagini.
Originario della Siria, Gregorio, figlio di Giovanni, nella sua giovinezza venne a Roma e serví la Chiesa arrivando ad essere prete, cardinale del titolo di S. Crisogono. Dopo la morte di Gregorio II egli fu, unanimemente, eletto papa e il 18 marzo 731 consacrato e intronizzato. Il fatto che ad un papa di nome Gregorio succedesse un altro dello stesso nome, creò qualche incertezza nella loro indicazione. Allora non c'era ancora uso di distinguere gli omonimi della serie papale con il numero ordinale.
Perciò alcuni chiamarono Gregorio III, Gregorius iunior, cioè piú giovane rispetto a Gregorio II. Dovendosi però anche tener conto di Gregorio I, i cui scritti erano conosciuti e letti dappertutto, alcuni riservarono la denominazione Gregorius iunior a Gregorio II e chiamarono il suo successore, Gregorio III: Gregorius secundus iunior, altri, per allontanare l'inevitabile confusione cominciarono ad introdurre l'uso del numero ordinale, chiamando Gregorio III: Gregorius tertius. Quest'usanza si incontra poi applicata qua'che volta ai papi susseguenti, ma soltanto nei secc. X e XI divenne una pratica generale.
L'opera di Gregorio III si rivolse principalmente agli stessi grandi problemi, dei quali aveva dovuto occuparsi il suo immediato predecessore, cioè, la lotta contro l'iconoclastia, la conversione della Germania, la difesa del patrimonio di s. Pietro.
Subito dopo l'elezione, Gregorio III mandò il prete Giorgio come legato a Costantinopoli con lettere all'imperatore Leone III, l'Isaurico, sollecitandolo a revocare l'editto contro le sacre immagini. L'imperatore respinse l'intervento del papa, fece arrestare il legato appena giunto in Sicilia e lo mandò in esilio. Per Gregorio non rimase altro che convocare un sinodo e condannare solennemente la nuova eresia. Ciò fu fatto nel novembre 731 con la solenne conferma del culto delle sacre immagini e con la scomunica di tutti coloro che levassero, distruggessero, maltrattassero immagini di Cristo, della sua Madre, degli Apostoli e dei santi. Per sottolineare questa decisione Gregorio III fece restaurare la basilica di S. Pietro e ornare la Confessione del santo con sei nuove colonne d'onice, regalate dall'esarca Eutichio, e con un baldacchino di argento massiccio; vi aggiunse le statue del Salvatore degli Apostoli, della Madre di Dio e delle vergini.
In una cappella costruita appositamente in S. Pietro e dedicata nel 732, fece riunire le reliquie degli apostoli, martiri e confessori, onorati in tutto il mondo. L'imperatore, sdegnato, spedí una flotta, ma la tempesta la disperse nell'Adriatico Allora Leone l'Isaurico ordinò la confisca dei patrimoni della Chiesa romana in Calabria e in Sicilia, e sottomise queste province e tutto il paese dell'IIlirico col vicariato di Tessalonica al patriarca di Costantinopoli. Le rimostranze e i reclami del papa non ebbero successo e quest'atto di prepotenza imperiale fu un motivo di più per il distacco dei romani dall'Oriente e per la ricerca della protezione delle potenze dell'Occidente.
Dopo il naufragio della flotta imperiale, la città di Roma godette durante sei anni una relativa calma. Qualche turbamento venne dal fatto che i duchi di Spoleto e di Benevento si ribellarono contro il loro signore Liutprando, re dei Longobardi, trovando rifugio e protezione presso il papa; Liutprando si vendicò con rappresaglie e occupando territori sempre piú vicini a Roma.
In questo momento critico Gregorio III, sollecitato dal popolo di Roma, si rivolse a Carlo Martello, il
piú potente uomo dell'Occidente, protettore delle missioni cattoliche in Germania e liberatore della nazione dei Franchi dagli Arabi (vittoria presso Poitiers nel 732), implorando il suo soccorso per la difesa della Chiesa degli apostoli Pietro e Paolo. Alla prima richiesta di aiuto, Carlo non poté lasciare la guerra contro gli Arabi, ma sembra che egli abbia con una mossa diplomatica, indotto i Longobardi a ritirarsi da Roma. Gregorio III in questo caso agí come defensor civitatis, funzione legale, alla quale praticamente aveva rinunciato l'imperatore bizantino e che i romani avevano affidato al papa. Le monete romane recanti il nome di Gregorio III, sono un indizio sufficiente per conoscere in chi i cittadini romani avessero posta la loro fiducia.
L'evangelizzazione della Germania al tempo di Gregorio III ricevette una forma piú organizzata. Nel 732 Gregorio inviò a Bonifacio il pallio, facendolo cosí arcivescovo regionale, particolarmente unito alla S. Sede. Il nuovo arcivescovo aveva il compito di provvedere alla creazione delle nuove diocesi, alla scelta e consacrazione dei nuovi pastori. In primo luogo furono riorganizzate le diocesi di Baviera: Passau, Ratisbona, Salisburgo, Frisinga e Eichstatt. In Assia, Bonifacio eresse nel 741 la diocesi di Buraburg, in Turingia quella di Erfurt ed in Franconia quella di Wurzburg. Il papa scrisse lettere ai popoli di Assia e di Turingia, esortandoli ad abbandonare le pratiche pagane; ai vescovi di Baviera, raccomandando loro il suo legato e prescrivendo l'obbligo di tenere un sinodo due volte all'anno.
Come uomo Gregorio III fu stimato da tutti per le sue virtú e per la grande scienza; conosceva bene il greco e il latino, recitava tutti i salmi a memoria, parlava con grande eloquenza unita all'arte di persuadere. Il Liber Pontificalis osserva inoltre che egli "amava la povertà, riscattava gli schiavi, nutriva le vedove e gli orfani, era molto favorevole alla vita religiosa".
Accoglieva con grande ospitalità molti artisti orientali che fuggivano le persecuzioni iconoclaste. Ricostruí e restaurò molti monasteri e molte chiese a Roma, tra cui la basilica di S. Crisogono in Trastevere e la chiesa diaconale di S. Maria in Aquiro in Campo Marzio; rivestí di fogli di piombo il tetto del Pantheon. Affidò il servizio religioso nelle chiese e nelle cappelle da lui fondate o restaurate ai monaci dei monasteri adiacenti e prescrisse loro la recitazione del Breviario ad ore fisse di giorno e di notte. Si occupò parimenti del servizio religioso nelle chiese esistenti nei cimiteri romani. Sotto il suo pontificato furono quasi completati i restauri delle mura di Roma ed anche delle mura di Centumcellue per timore dei Saraceni che già erano arrivati in Sardegna e per paura di probabili sbarchi bizantini.
Gregorio III era ormai il principe, almeno di fatto, del ducato romano. "Cosí nella complessa azione svolta con inesauribile energia da Gregorio III la Città Eterna aveva potuto misurare quali tesori di bene significasse per lei la potenza spirituale e materiale della Chiesa cattolica romana là dove l'ordinamento statale dell'impero si mostrava ormai o inerte o incapace, spesso esageratamente fiscale, talvolta uso ad imporre dottrine religiose contrarie ai suoi piú intimi sentimenti e perciò nemico" (Bertolini).
Dopo quasi undici anni di pontificato pieno di attività e ricco di avvenimenti, Gregorio III morí secondo alcuni il 27, secondo altri il 28 novembre 741. Fu sepolto nella Basilica Vaticana nell'oratorio che egli stesso aveva eretto per la custodia ed il culto delle reliquie. A tre lapidi marmoree che si trovavano affisse alle pareti dell'oratorio e contenenti il decreto sinodale sulla disciplina del servizio religioso nella stessa cappella, fu aggiunta una quarta lapide con le preghiere della Messa in suffragio.
Il nome di Gregorio III si trova per la prima volta inserito nel Martirologio di Adone (sec. IX); nel Martirologio Romano era iscritto al 28 novembre, mentre oggi figura al 10 dicembre. La sua festa si celebrava a Roma il 28 novembre, ma nella recente revisione del Proprium romano (1963) è scomparsa.
(Autore: Paolo Rabikauskas)
Giaculatoria - San Gregorio III, pregate per noi.


*Beato Guglielmo de Carraria - Mercedario (10 dicembre)
Insigne per le forti virtù, il Beato Guglielmo de Carraria, era cavaliere laico dell'Ordine Mercedario nel convento di Santa Maria d'Esteron a Minorca in Spagna.
Con il suo esempio di vita rigorosamente austera e crocifissa, animò di una viva fede tutti gli abitanti dell'isola finché raggiunse la patria del paradiso.
L'Ordine lo festeggia il 10 dicembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo de Carraria, pregate per noi.


*Beato Gundisalvo (Gonzalo) Vines Masip - Sacerdote e Martire (10 dicembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”
Xàtiva, Spagna, 19 gennaio 1883 – Vallés, Spagna, 10 dicembre 1936
Gonzalo Viñes Masip nacque a Xàtiva, in Spagna, il 19 gennaio 1883 e divenne sacerdote dell’arcidiocesi di Valencia.
Allo scoppio della guerra civile e della feroce persecuzione religiosa che attraversò la Spagna, fu chiamato a testimoniare con il sangue la sua fede in Cristo.
Fu ucciso dunque presso Vallés il 10 dicembre 1936.
Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato l’11 marzo 2001 con altre 232 vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Vallés nel territorio di Valencia in Spagna, Beato Gonsalvo Viñes Masip, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione, portò a termine la gloriosa prova per Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gundisalvo Vines Masip, pregate per noi.


*San Luca di Melicuccà - Monaco e Vescovo (10 dicembre)

m. 10 dicembre 1114
Nato a Melicuccà, monaco presso la grotta di san Elia lo Speleota, fu vescovo instancabile degli Ortodossi di Calabria e di Sicilia durante la dominazione normanna.
Martirologio Romano: Nel monastero di San Nicola di Viotorito in Calabria, San Luca, vescovo di Isola di Capo Rizzuto, che si adoperò instancabilmente per il bene dei poveri e l’istruzione dei monaci.
Nacque verso la metà del sec. XI da Ursino e Maria, a Melicuccà (Reggio Calabria), nella regione detta "delle saline", celebre nei fasti del monachesimo calabro-greco per le gesta di Sant' Elia Speleota, di cui conserva la spelonca e la tomba. Già avviato allo studio dei sacri testi, abbracciò la vita religiosa nell'Istituto basiliano e vi fu ordinato sacerdote.
Per la sua dottrina e virtú prima del 1092, fu elevato alla dignità episcopale e destinato a reggere la diocesi di Isola Capo Rizzuto. Cosí infatti risulta anche da un diploma greco del 1105, in cui la frase "Episcopos ton Aisulon" interpretata dal Cozza-Luzzi come: "vescovo delle immunità o esenzioni", ignorando che nei cataloghi greci essa indica precisamente la minuscola diocesi di Isola, suffraganea di S. Severina, a breve distanza da Crotone.
Il citato diploma lo ricorda anche in Sicilia, dove si era recato per predicare e ordinare dei sacerdoti di rito greco. In Calabria, poi, la sua presenza è segnalata in diverse zone: a Medino (non Medma, come scrive il Martire) nella Sibaritide, dove impetrò una pesca miracolosa; a Mesa, presso Scilla,
dove fece cessare la siccità; a Bovalino, dove guarí un ammalato e liberò una casa dai demoni; a Squillace, dove mise in fuga un lupo feroce. Estese la sua predicazione, sempre accompagnata dai miracoli, anche in buona parte della Calabria meridionale; volle recarsi anche a Costantinopoli, ma, arrivato a Taranto, fu costretto a ritornare indietro per motivi non espressi dal biografo.
Governò la sua Chiesa con spirito di abnegazione e con zelo, curando il bene delle anime e mostrandosi
particolarmente sensibile alle necessità dei poveri e dei pellegrini. Fu assiduo al ministero della parola e si dice che il suo parlare fosse dolce, suadente e commovesse gli uditori fino alle lacrime.
Non dimenticò la sua professione monastica fondando il monastero di S. Nicola di Viotorito, al quale - come alla chiesa di Isola - il duca Ruggero concesse privilegi e fece delle donazioni. Ai monaci poi impartì sagge disposizioni per tendere alla perfezione, secondo le norme di San Basilio. Nutrì particolare devozione per Sant' Elia Speleota di Reggio, raccomandandone la celebrazione annuale ai suoi monaci.
Sentendosi prossimo alla fine, si ritirò nel suo monastero di Viotorito, per prepararsi meglio a] gran passaggio: riuní i vescovi delle diocesi vicine, gli abati, i monaci e i preti, per impartire loro saggi consigli. Morì il 10 dicembre del 1114. Come in vita, così dopo morte si registrarono molti miracoli, per cui fu acclamato santo ed ebbe culto pubblico. Il suo nome non figura nel Martirologio Romano.
Il cod. Mess. Gr. 115, al f. 33, riporta dei Canoni (poesie in greco) in onore di San Giovanni Battista, copiati o forse anche composti da San Luca. Si può quindi pensare che egli, come moltissimi monaci coevi italo-greci, fosse innografo e amanuense. Ne abbiamo conferma, almeno per quest'ultima sua attività, in una pergamena greca dell'archivio di Palermo, pubblicata dallo Spata, che contiene il testamento di Gregorio, categumeno del monastero di S. Filippo di Demenna, scritto nel 1105 "da Luca, vescovo di Aisilon", che è il nome anagrammatico di Isola.
(Autore: Francesco Russo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Luca di Melicuccà, pregate per noi.


*Beato Marcantonio Durando - Sacerdote Vincenziano (10 dicembre)

Mondovì, Cuneo, 22 maggio 1801 - Torino, 10 dicembre 1880
Nacque a Mondovì il 22 maggio 1801 in una famiglia i cui componenti si distinsero nella carriera militare e politica e furono esponenti di primo piano del Risorgimento piemontese ed italiano. Entrò nella Congregazione dei Missionari Vincenziani nel 1818.
Fu ordinato sacerdote nel 1824. Attuò subito la “missionarietà” della predicazione popolare nelle campagne secondo le esigenze e la cultura dell’epoca.
Lo cercavano ovunque. Intanto anche nella Congregazione riceveva incarichi di responsabilità. La sua presenza a Torino diventerà quasi totale fino alla morte avvenuta il 10 dicembre 1880.
A soli 36 anni è Provinciale dei Vincenziani dell’Alta Italia.
A lui è dovuta l’introduzione in Piemonte delle “Figlie della carità”. Nel 1855 manderà queste suore, su invito del Governo ad assistere i militari piemontesi nella guerra di Crimea. Nel 1865 avviò l’“Opera del cuore”, la comunità delle “Suore Nazarene”, affidandole alla serva di Dio Luigia Borgnotti e ponendole a servizio dei malati a domicilio e alla educazione dell’infanzia e della gioventù.
Desideroso egli stesso di essere missionario e di esserlo in Cina e non potendo fu molto attento alle missioni estere permettendo a parecchi dei suoi di raggiungere la Cina, il Medio Oriente, l’Etiopia e le Americhe.
Martirologio Romano: A Torino, Beato Marco Antonio Durando, sacerdote della Congregazione delle Missioni, che fondò a sua volta la Congregazione delle Suore di Gesù Nazareno per l’assistenza ai malati e alla gioventù abbandonata.
Marcantonio Durando nacque il 22 maggio 1801 a Mondovì, in provincia di Cuneo, dalla distinta famiglia dei Durando, i cui componenti si distinsero nella carriera militare e politica e furono esponenti di primo piano del Risorgimento piemontese ed italiano. La casa della famiglia era prospiciente la Piazza Maggiore, vicino al duomo e alla chiesa della Missione.
Contrariamente alla madre, persona molto pia, che impregnò di religiosità e fede il cuore degli otto figli, il padre aveva idee liberali ed era di tendenze laiche ed agnostiche; in particolare due figli ne assorbirono i convincimenti coinvolgendosi negli avvenimenti del Risorgimento. Occuparono posti di rilievo nella vita politica e militare.
Giacomo fu ministro degli esteri nel governo Rattazzi del 1862. Giovanni, generale e capo delle truppe pontificie, nel 1848 disobbedì agli ordini di Pio IX portando le truppe pontificie oltre il Po per sbarrare la strada agli austriaci. Rientrato poi nell’esercito piemontese, partecipò con il re di Sardegna Carlo Alberto alla battaglia di Novara, alla spedizione in Crimea ed alle guerre d’indipendenza.
Marcantonio prese di più dalla madre. All’età di soli quindici anni manifestò il desiderio di partire missionario per la Cina. Entrò nella Congregazione della Missione, che allora si stava appena ricostituendo in Italia.
A diciotto anni emise i voti perpetui ed il 12 giugno 1824 ricevette l’ordinazione presbiterale. Per cinque anni rimase a Casale Monferrato, poi dal 1829 sino alla morte nella casa di Torino, di cui divenne superiore dopo soli due anni. Anziché la Cina, la sua destinazione furono le missioni popolari, nelle quali profuse la passione missionaria dell’annuncio di Cristo. Sostenne e diffuse la neonata opera della Propaganda Fidei, istituita a Lione nel 1822, e nel pieno della sua responsabilità di visitatore, nel 1855 inaugurò il collegio Brignole-Sale per le missioni estere, con lo scopo di formare sacerdoti per le missioni “ad gentes”.
Nei suoi primi anni di sacerdozio la tensione missionaria fu dunque assorbita dalle missioni popolari, che predicò in molti paesi piemontesi. Sfuggendo agli estremismi del lassismo e del rigorismo giansenista, padre Durando predicò la misericordia di Dio, attraendo così il popolo alla conversione, come tramandò un cronista della missione di Bra: “La gente si accalcava per sentirlo e stava così silenziosa e fissa ad udirlo come fosse un sol uomo”. In queste missioni non si limitò a predicare, ma
trovando talvolta gravi situazioni di povertà, d’intesa con i confratelli interveniva anche concretamente.
A Locana, per esempio, fece “convertire tutto il legato della missione, consistente in 700 lire, in farina di mais per i poveri del paese”, realizzando così l’insegnamento di San Vincenzo de’ Paoli di intervenire “spiritualmente e corporalmente” in favore dei poveri.
La preoccupazione verso i poveri fu dunque l’altro risvolto della sua passione missionaria. Non appena eletto superiore, intuì l’utilità di introdurre nell’Italia settentrionale le Figlie della Carità, congregazione nata dal carisma caritativo di San Vincenzo e Santa Luisa de Marillac, dispersasi all’epoca della rivoluzione francese e riorganizzatasi passata quest’ultima. Le apparizioni della Medaglia Miracolosa verificatesi nel 1830 a Santa Caterina Labouré, novizia tra le Figlie della Carità, possono a ragione essere considerate origine della nuova fioritura che stava investendo questa comunità.
L’intelligenza del Durando consistette nell’intuirlo. Esigette dunque la loro presenza in Piemonte e nel 1833, accolte dal re Carlo Alberto, iniziarono a divenire responsabili di vari ospedali, sia quelli militari in Torino e Genova, sia quelli civili in Carignano, Castellamonte e Torino.
Nel 1855 ebbe addirittura il coraggio di inviarle nelle retrovie della guerra di Crimea, a cui partecipò l’esercito sardo, per soccorrere i feriti. Allo stesso tempo, diffuse l’associazione mariana della Medaglia Miracolosa tra le giovani e da essa non tardarono a nascere nuove vocazioni: nel giro di soli dieci anni presero vita 20 fondazioni e si aggregarono 260 suore. Il numero delle vocazioni era così elevato che nel 1837 re Carlo Alberto dovette mettere a loro disposizione il convento torinese di San Salvario.
Con il crescere delle suore Padre Durando poté dotare la città di Torino di una vera e propria rete di centri di carità, detti “Misericordie”, da cui le suore con le Dame di Carità partivano per il servizio a domicilio ed il soccorso dei poveri. Attorno alle Misericordie si formarono svariate opere come i primi asili per i bambini poveri, laboratori per ragazze ed orfanotrofi.
La loro opera di assistenza tra i malati e i poveri, insieme all’assunzione di svariate opere educative, fece delle Figlie della Carità preziose collaboratrici dello sviluppo del cattolicesimo sociale in Italia.
Nel 1837, appena trentaseienne, fu nominato visitatore della Provincia del Nord-Italia dei missionari vincenziani, carica che occupò per 43 anni ininterrotti sino alla morte. Dovette di conseguenza diminuire la sua partecipazione alle missioni, in quanto gran parte del suo tempo venne assorbito dall’organizzazione della congregazione dei missionari vincenziani e dalla predicazione di esercizi spirituali ai sacerdoti ed ai chierici diocesani di Torino.
La qualità della sua direzione spirituale attirò l’attenzione anche di nuove fondazioni che andavano costituendosi nella capitale sabauda. L’arcivescovo monsignor Fransoni gli affidò la direzione delle suore di San Giuseppe, appena giunte in Italia. Contribuì alla redazione delle regole delle Suore di Sant’Anna, fondate dal Servo di Dio Carlo Tancredi Falletti, marchese di Barolo.
Divenne guida spirituale delle clarisse cappuccine del nuovo monastero di Santa Chiara. La Serva di Dio Giulia Colbert, moglie del suddetto marchese di Barolo, che aveva fondato un monastero per il recupero di ragazze perdute, le Suore penitenti di Santa Maria Maddalena, volle il Durando come consigliere per la costituzione delle regole e direttore dell’opera nascente.

Ma l’evento che lo caratterizzò indelebilmente, come accade per le opere di Dio, avvenne senza averlo voluto il 21 novembre 1865, festa della Presentazione di Maria: Padre Durando poté affidare alla Serva di Dio Luigia Borgiotti le prime postulanti della nuova “Compagnia della Passione di Gesù Nazareno”, meglio conosciute come “Suore Nazarene”. Alle giovani che si erano rivolte a lui, desiderose di consacrarsi a Dio ma prive di alcuni requisiti canonici per entrare nelle comunità religiose, egli diede loro il compito di servire i sofferenti come membra doloranti di Cristo crocifisso, andando ad assisterli a domicilio, giorno e notte.
Padre Durando si spense infine a Torino il 10 dicembre 1880, all’età di 79 anni. I suoi resti mortali furono significativamente tumulati in quel “Santuarietto della Passione”, annesso alla chiesa della Visitazione in Torino, ove la comunità delle Nazarene si era nutrita della devozione alla passione del Signore per immettersi missionariamente nel servizio dei sofferenti.
La causa di beatificazione, iniziata a Torino nel 1928 e continuata a Roma con il processo apostolico nel 1940, a portato il 1° luglio 2000 al riconoscimento delle virtù eroiche, il 20 dicembre 2001 all’approvazione di un miracolo ottenuto per sua intercessione ed il 20 ottobre 2002 alla beatificazione ad opera di papa Giovanni Paolo II.
Tocca ora alla sua figlia prediletta percorrere la strada che la porterà alla gloria degli altare. Luigia (Luisa) Borgiotti nacque in Torino il 16 Febbraio 1802. Sin dalla giovane età sentì molta devozione per la Passione di Gesù. Desiderosa di dedicare la sua vita ad opere benefiche, nel 1834 entrò nella Compagnia delle Umiliate di Torino, il cui compito principale consisteva nel visitare ed aiutare i malati del vecchio ospedale di San Giovanni e poi di recarsi a far visita ai malati nelle case.
Quando nel capoluogo piemontese il Beato padre Marcantonio Durando, ispirato dalla Divina Provvidenza, decise di fondare la comunità delle Nazarene per l’assistenza a domicilio dei malati, in particolare della zona Crocetta, desiderò porre proprio Luisa Borgiotti quale superiora e guida. Considerata dunque cofondatrice, svolse il compito affidatole per otto anni, sino alla sua morte sopraggiunta in Torino il 23 febbraio 1873. I suoi resti mortali riposano ancora oggi nel “Santuarietto della Passione”, annesso alla chiesa torinese della Visitazione, accanto alle spoglie del beato padre fondatore.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Marcantonio Durando, pregate per noi.


*San Mauro di Roma - Martire (10 dicembre)

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Trasone sulla via Salaria nuova, San Mauro, martire, che il Papa San Damaso celebra come innocente fanciullo, che nessun supplizio allontanò dalla fede.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Polidoro Plasden ed Eustazio White - Sacerdoti e Martiri (10 dicembre)

Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles”

+ Tyburn, Londra, Inghilterra, 10 dicembre 1591
Decapitato durante le persecuzioni di Isabella I, d'Inghilterra, perché esercitava in questo paese il suo ministero sacerdotale.
Martirologio Romano: Sempre a Londra, Santi Polidoro Plasden e Eustazio White, sacerdoti, e Beati Brian Lacy, Giovanni Mason e Sidney Hodgson, martiri, che nel medesimo anno patirono gli stessi supplizi a Tyburn, alcuni perché entrati in Inghilterra da sacerdoti, altri per aver loro prestato aiuto.
Polydore Plasden, nato a Londra nel 1563, divenne sacerdote del vicariato d’Inghilterra. Il 10
dicembre 1591 fu scoperto concelebrare l’Eucaristia con Sant’Edmondo Gennings a casa del laico San Swithun Wells.
Tutti i presenti, accusati di fedeltà alla Santa Sede e di non aver aderito all’anglicanesimo, furono arrestati. A differenza degli altri, Polydore Plasden ed i laici John Mason e Sydney Hodgson furono incarcerati presso Tyburn, ove furono compagni di prigionia di Eustace White e Brian Lacy.
Eustace White era un sacerdote cattolico originario di Louth, nel Lincolnshire, che aveva abbandonato la famiglia al momento della sua conversione, in quanto suo padre lo aveva deliberatamente maledetto.
Eustace svolse il suo ministero nell’Inghilterra occidentale e fu tradito da un avvocato di Blandford, con il quale aveva discusso troppo apertamente di argomenti religiosi.
Il 10 dicembre 1591 a Tyburn presso Londra Polydore Plasden, Eustace White, Brian Lacy, John Mason e Sydney Hodgson subirono il martirio e sparsero il loro sangue per Cristo. Nel 1929 furono tutti beatificati, insieme a numerose altre vittime della medesima persecuzione, ma solo i primi due furono oggetto di canonizzazione nel 1970 da parte di Papa Paolo VI.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Polidoro Plasden ed Eustazio White, pregate per noi.


*Beato Raimondo de Pirrariis - Mercedario (10 dicembre)
Religioso del convento di Sant'Eulalia in Barcellona, il Beato Raimondo de Pirrariis, fu priore di tutto l'Ordine Mercedario.
Si prodigò instancabilmente per le redenzioni e sopportò grandissimi travagli per gli schiavi che tanto gli stavano a cuore.
Famosissimo per la cultura, la spiritualità e la santità della vita morì nel bacio del Signore ed il suo corpo fu sepolto nella chiesa dello stesso convento.
L'Ordine lo festeggia il 10 dicembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Raimondo de Pirrariis, pregate per noi.


*Beato Simone Fernandez - Mercedario(10 dicembre)

Il Beato Simone Fernandez, mercedario redentore, liberò 200 schiavi da una dura schiavitù.
Con un esempio di vita rigorosa per dar gioia e piacere unicamente a Dio, dalla città di Granada in Spagna migrò verso il regno celeste.
L'Ordine lo festeggia il 10 dicembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Simone Fernandez, pregate per noi.


*San Sindulfo di Vienne - Vescovo (10 dicembre)

San Sindulfo (Sindolfo, Sindulfus o Sandou) è il trentatreesimo vescovo di Vienne. Figura dopo San Clarenzio e prima di san Landalène citato negli anni 625-650.  
Di lui conosciamo solo il nome.
Non sappiamo nulla circa il suo governo della diocesi di Vienne.
Su di lui esiste una querelle in merito al suo nome, anche se ormai tutti gli storici lo indicano come Sindulfo.
Gli antichi documenti di Vienne e lo storico e monaco benedettino Flodoardo di Reims, nella sua "Historia Remensis Ecclesiae o Gesta Pontificum Remensium" parlando del concilio di Clichy, lo citano come "Sindulfus". Ma c’è un’altra relazione antica sullo stesso concilio, dove è citato come "Landolenus o Landalenus".
Nel privilegio per l’abbazia di Rebais del 636, figurano entrambi i nomi. Mentre nel concilio di Chalon sur Saône del 650 è riportato solo il nome di Landolenus.
Il "Chronicum" di Adone di Vienne, del IX secolo lo definisce così: "Sindulphus, Vienneae ecclesiae episcopus clarus habetur".
Nella terza edizione dello stesso testo detto anche "Martirologio di Adone", con le aggiunte di Vienne è definito come Sindulfo (Vienneae, sancti Sindulphi episcopi) la cui festa ricorre il 10 dicembre.
Anche nell’antico breviario di Vienne del quindicesimo secolo, che pone fine a tutta la questione sul nome, è riportata la prima testimonianza di Sindulfo vescovo con una festa alla stessa data. Infine, nel martirologio romano la sua festa è celebrata il 10 dicembre.
(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria – San Sindulfo di Vienne, pregate per noi.


*San Tommaso di Farfa (di Maurienne) - Abate (10 dicembre)

650 - 720
Nato intorno al 650 e di origine franca, Tommaso fu il fondatore della gloriosa abbazia di Farfa, presso Rieti.
Poiché il suo mandato abbaziale sembra piuttosto lungo e la sua morte si colloca intorno al 720, è plausibile porre la fondazione franca dell’abbazia farfense alla fine del settimo secolo, forse nel 685.

Poche sono le notizie riguardanti la vita di Tommaso; sembra abbia avuto diverse relazioni con la Sede Apostolica, visti i frequenti pellegrinaggi verso Roma.
Etimologia: Tommaso = gemello, dall'ebraico
Emblema: Bastone pastorale
Da studi fatti e da veritiere ipotesi, si può stabilire che la sua data di nascita sia stata verso il 650; di origine franca si era recato in Oriente dove stette sette anni e al ritorno, dopo essere passato per Roma, giunse nella Sabina nel 685 circa.
Qui rifondò l’antica abbazia di Farfa, oggi nel Comune di Fara in Sabina provincia di Rieti, quest’abbazia pur esistente nel secolo precedente ad opera di monaci siriaci, era ormai decaduta con l’estinzione di questi eremiti orientali che non si erano rinnovati, d’altra parte essi perlopiù erano vissuti in grotte e capanne sul monte sovrastante, quindi Tommaso è da considerarsi il vero fondatore dell’abbazia di Farfa a partire dal 685.
Con l’appoggio del duca di Spoleto Faroaldo nel 703 e di Gisulfo duca di Benevento, l’abbazia ebbe uno sviluppo notevole sia in numero di monaci, sia in vita spirituale, sia in campo edilizio, splendore che avrà il suo culmine nei secoli IX-X-XI, estendendo i suoi possedimenti all’Abruzzo e Marche, vi sorse anche lo ‘sciptorium’ che produsse famosi codici..
A Tommaso, che resse l’abbazia per 35 anni, è collegata la fondazione dell’altro famoso
monastero di S. Vincenzo al Volturno dal quale provengono anche le fonti successive che raccontano la sua vita operosa.
Ebbe una costante relazione con la Sede Apostolica a Roma, visto i vari devoti pellegrinaggi da lui effettuati nella città eterna.
Morì verso il 720, antichi testi liturgici dell’abbazia di Farfa, riportano già nel secolo IX l’ufficiatura notturna di una festa di San Tommaso abate.
Nei calendari farfensi viene celebrato il "giorno della deposizione" al 10 dicembre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tommaso di Farfa, pregate per noi.


*Beato Tommaso Somers - Sacerdote e Martire (10 dicembre)

+ Tyburn, Inghilterra, 10 dicembre 1610
Thomas Somers, Sacerdote proveniente dal Westmoreland, condivise la sote del benedettino John Roberts: entrambi infatti furono accusati, condannati ed impiccati per non aver voluto convertirsi all’anglicanesimo.
Thomas Somers fu beatificato nel 1929 da Papa Pio XI ed alcune sue reliquie si trovano nell’abbazia di Downside.
Martirologio Romano: Sempre a Tyburn, diciannove anni dopo, San Giovanni Roberts, dell’Ordine di San Benedetto, e Beato Tommaso Somers, sacerdoti e martiri, che, condannati sotto il re Giacomo I per il loro sacerdozio, furono appesi allo stesso patibolo insieme a sedici malfattori.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso Somers, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (10 dicembre)

*Santa Giulia - Martire
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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