Santi del 10 Giugno - Istituto Aveta

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Santi del 10 Giugno

Il mio Santo > I Santi di Giugno

*Beata Amata di Bologna (10 giugno e 9 giugno)

Nella traslazione e ricognizione delle reliquie di Diana d'Andalò, fatta nel 1510 nel monastero bolognese di Sant'Agnese, si trovarono nella medesima tomba tre corpi, due dei quali furono attribuiti rispettivamente a Diana e a Cecilia.
Il terzo, che allora non fu identificato, nella traslazione successiva (1584) fu attribuito a suor Amata, presunta monaca venuta con altre sorelle nel 1224, su invito del Beato Giordano di Sassonia, da San Sisto a Sant'Agnese per stabilirvi la vita domenicana. Tale identificazione, evidentemente fondata su Galvano Fiamma, manca di qualsiasi conferma.
Il culto di Diana, Cecilia e Amata fu approvato il 24 dicembre 1891 da Leone XIII e la loro festa stabilita al 9 giugno.
I corpi delle beate si conservano tuttora nel monastero di Sant' Agnese di Bologna.
Diamo ora la biografia di Amata.
La sua figura è tuttora avvolta da gravi incertezze. Nei Miracula di suor Cecilia si parla di una donna ossessa, che frequentava il monastero romano di S. Sisto e che San Domenico la liberò  dal demonio: "Ad essa Domenico diede il nome di sorella Amata.
Poco tempo dopo, nel corso di un viaggio da lei compiuto alla tomba dell'apostolo San Giacomo (Compostella), Amata fece visita a suor Cecilia ed alle sue consorelle le quali, su ordine del signor Papa erano venute a Sant' Agnese di Bologna e si mostrò con esse piena di letizia".
Amata non risulta quindi monaca, ma una pia donna miracolata da Domenico e vincolata da gratitudine alle figlie spirituali del Santo.
Il primo storiografo che la presenti come monaca in Roma è Galvano Fiamma (m. 1344) nella sua Chronica minor: "Il Beato Domenico in una pubblica predicazione scacciò da una donna sette demoni e costei, entrata nel monastero di San Sisto, fu chiamata suor Amata".  
(Autore: Angelico Ferrua - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Amata di Bologna, pregate per noi.


*Sant'Asterio – Vescovo (10 giugno)

Emblema: Bastone pastorale
Asterio , vescovo di Petra in Arabia.
Inviato dagli Ariani al concilio di Sardica del 343 perchè vi accusasse Sant'Atanasio, smascherò le macchinazioni degli eretici e passò, nonostante le loro minacce, dalla parte dell'accusato.
Ce lo fa sapere lo stesso sant'Atanasio.
Festa il 10 giugno.  
(Autore: Paola Cristofari – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Asterio, pregate per noi.


*San Bogumilo di Gnesno - Vescovo Eremita (10 giugno)
+ Dobron, Polonia, 10 giugno 1189
Bogumilo, amante della solitudine sin dalla gioventù, dovette abbandonare tale stile di vita quando fu nominato Arcivescovo di Gnesna, in Polonia.
Ottenuta poi la facoltà di rinunciare al governo della diocesi ed appresa dai discepoli di San Romualdo la regola camaldolese del vivere eremitico, ritornò alla solitudine non uscendone più se non per confessare.
Fu così apostolo del silenzio e della parola. Spirò assistito visibilmente da Maria. Morì presso Dobron, in Polonia, il 10 giugno 1189. In tale anniversario è commemorato dal Martyrologium Romanum e dal Menologio Camaldolese.
Martirologio Romano: A Dobrowo in Polonia, anniversario della morte di san Bogumilo, vescovo di Gniezno, che, dopo aver lasciato la sua sede episcopale, condusse qui vita eremitica, consumandosi in una vita austera.
Dopo numerose istanze avanzate nei secc. XVII e XVIII, a cominciare dall'arcivescovo Matteo Lubienski (1641-52), il Papa Pio XI approvò con decreto del 27 maggio 1925 il culto del beato Bogumilo e ne stabilì la festa il 10 giugno per tutta la Polonia. Il centro del culto di Bogumilo, esistente già nel sec. XV, era la chiesa parrocchiale della S.ma Trinità a Dobrowo, dove si trovava la sua tomba. I primi documenti di quel culto sono i decreti degli anni 1443 e 1462, emanati dagli arcivescovi di Gnesno per regolare le offerte «ad tumbam S. Bogumili».
Nel 1580 ca., eseguendosi la recognitio corporis, si trovarono nella tomba il pastorale e l'anello che attestavano la sua dignità episcopale, dignità che trova un riscontro nei quadretti della chiesa di Dobrowo, in cui Bogumilo è rappresentato quale vescovo con la mitra e il pastorale e nell'abito camaldolese, da cui è stata arguita la sua appartenenza a quest'Ordine.
Una biografia, scritta a Dobrowo intorno al 1584, ci informa che Bogumilo discendeva dalla famiglia di Sant' Adalberto, che fu arcivescovo di Gnesno negli anni 1170-82, ma, perseguitato da potenti signori, rinunziò alla dignità episcopale ritirandosi in un eremo, dove fini i suoi giorni, dopo aver fatto donazione dei suoi beni a Dobrowo, ai villaggi circostanti e ai Cistercensi, al cui Ordine apparteneva suo fratello Bogufal. È naturale che Bogumilo fosse venerato anche in quell'Ordine, in
modo particolare a Koronowo. In questo luogo fu redatta un'altra biografia, secondo la quale Bogumilo fu arcivescovo di Gnesno negli anni 1167-72. Da essa apprendiamo che egli nacque a Kozmin nel 1116, fece i primi studi a Gnesno sotto la tutela dello zio, l'arcivescovo Giovanni, poi a Parigi. Tornato in Polonia, destinò una parte dei suoi beni alla costruzione della chiesa a Dobrowo. Consigliato dallo zio, si fece sacerdote.
Dapprima parroco nella città natale, fu poi decano a Gnesno dove, morto lo zio nel 1167, gli successe sulla cattedra vescovile. Dotato di spirito contemplativo, aspirò a seguire le orme di s. Romualdo.
Ottenuto il consenso del Ppa Alessandro III, rinunziò alla dignità arcivescovile e si recò in un luogo deserto presso Dobrowo, dove morì il 10 giugno 1182, confortato da una visione della Beata Vergine. Il suo corpo, prima sepolto nella chiesa di Dobrowo, fu traslato nel 1668 nella collegiata di Uniejów dove è venerato. Questa biografia crede di potersi basare sul documento del 1232 con cui il principe Vladimiro Odonicz confermò ai Cistercensi di Sulejów il possesso di Dobrowo e dei villaggi circonvicini, donati dall'arcivescovo Bogumilo a suo fratello Bogufal e passati quindi al ve­scovo Cristiano, cistercense, che li aveva ceduti appunto all'abbazia di Sulejów.
La difficoltà nel ritenere attendibili i dati di queste biografie, consiste nel fatto che né Dlugosz nella sua opera Vitae archiepiscoporum atque episcoporum universi Regni Poloniae. né i ne­crologi citano alcun Bogumilo nella sede di Gnesno in quell'epoca. Negli anni 1153-99, infatti, occupa­rono quel seggio episcopale Giovanni Zdzislao e Pietro. Qualcuno identifica Bogumoli con Pietro: Bogumilo sarebbe, infatti, la variante slava del nome.
Anche Pietro discendeva dalla famiglia di s. Adalberto e aveva i suoi beni nei dintorni del fiume Warta. Questa ipotesi, però, è contraddetta dalla circostanza della vita eremitica di Bogumilo, poiché le memorie parlano della morte (19 agosto) di un Pietro come arcivescovo, non come eremita ed ex arcivescovo e, inoltre, secondo un documento del 1219, quel Pietro fu patrono del monastero di S. Vincenzo a Wroclaw e apparteneva alla famiglia Labeclz (Labendz).
Qualche altro identifica il Beato di Dobrowo con l'arcivescovo Bogumilo morto nel 1092, dimesso dalla sua sede nel 1080, per aver sostenuto Gregorio VII : teoria, questa, che demolirebbe la tradizione cistercense.
Altri, invece, come Martinus Baronius, Abraham Bzowski e il camaldolese Taddeo Mini, confondono Bogumilo con Wloscibor, che doveva essere e non fu arcivescovo; questi, eletto dal capitolo nell'anno 1279, in seguito a difficoltà fu scacciato dal principe Przemyslaw II e, dopo aver rinunziato alla dignità episcopale, morì nel monastero vicino a Dobrowo.
Ma anche questa ipotesi dev'essere respinta: nella storia dei vescovi di Gnesno del sec. XIII non vi è posto per Bogumilo. La teoria più probabile sembra quella di Pietro David, secondo cui l'eremita di Dobrowo non è stato mai arcivescovo, ma soltanto un abate benedettino a Mogilno, morto il 28 novembre 1179. Egli avrebbe rinunziato alla dignità di abate e passato il resto della sua vita in un eremo. Il suo nome indicherebbe appartenenza alla famiglia di Sant' Adalberto, i cui beni erano nelle vicinanze di Dobrowo. In questo modo si potrebbe spiegare il luogo della morte e la sua data approssimativa. È facile anche spiegare la trasformazione da abate in arcivescovo, ribadita dalla tradizione.  
(Autore: Pietro Naruszewicz – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bogumilo di Gnesno, pregate per noi.


*San Censurio di Auxerre - Vescovo (10 giugno)

sec. V
Martirologio Romano:
Ad Auxerre nella Gallia lugdunense, in Francia, San Censurio, vescovo.
Nono vescovo di Auxerre, Censurio presenziò alla dedicazione della chiesa fatta costruire a Lione da Paziente in onore di san Germano, suo predecessore.
Nel 475 Sidonio Apollinare indirizzò una lettera a Censurio, che, dopo oltre trent'anni di episcopato, morì verso il 500.
Sepolto in San Germano di Auxerre, il suo corpo fu poi trasferito nella cripta accanto ad altri vescovi.
Il Martirologio Geronimiano celebra al 10 giugno la sua memoria, che ricorre alla stessa data anche nel Romano e nel Breviario di Auxerre dei secc. XIV o XV.
(Autore: Alfonso Codaghengo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Censurio di Auxerre, pregate per noi.


*Santi Crispolo e Restituto - Martiri in Spagna (10 giugno)

Il Martirologio Romano al 10 giugno celebra la memoria "in Hispania sanctorum martyrum Crispuli et Restituti".
Si tratta di un elogio che unisce a torto i due martiri, ponendoli al tempo stesso sotto un indice topografico che è dubbio possa riferirsi anche ad uno solo di essi.
L'errore dei redattori del Martirologio Romano va fatto risalire, probabilmente, ad un ms. del Geronimiano o, comunque, alla confusione che vi si trova riguardo ai nomi di Crispolo e Restituto.
All'11 giugno, infatti, secondo la prima recensione del Martirologio Geroninitano, viene celebrata la memoria "Romae Crispoli Restituti", mentre nella seconda recensione si legge: "In Spanis Crispoli.
In Nicomedia natale sancti Zachariae.
Item via Nomentana miliario VII ab Urbe natale sancti Crispoli Restituti".
Crispolo è ricordato sotto diversi indici topografici al 29, al 30 maggio e al 10 giugno, mentre Restituto è il martire romano sepolto stilla via Nomentana, ricordato erroneamente al 29 maggio come sepolto sulla via Aurelia.
(Autore: Gian Michele Fusconi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Crispolo e Restituto, pregate per noi.


*San Deodato - Monaco in Ebersheimmunster (10 giugno)

Etimologia: Deodato = accorciativo di Adeodato,
Figlio si Sant’Una, fu battezzato da San Deodato, vescovo, fondatore di St Diè.
Quando poi i discepoli di questo santo fondarono il monastero di Ebersheim, Deodato fu tra i primi monaci.
Le sue reliquie erano in antico portate processionalmente insieme con quelle del vescovo San Deodato nel giorno della festa di quest'ultimo.
Viene sempre commemorato insieme con la madre, Sant’Una, e non è improbabile che si tratti di uno sdoppiamento del Santo vescovo, il cui culto infatti si trova sempre in relazione con quello di Sant’ Una.
Gli scrittori locali, però, lo menzionano sempre con il titolo di Santo; la festa ricorre il 10 giugno.
(Autore: Alfonso M. Zimmermann – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Deodato, pregate per noi.


*Beata Diana degli Andalò – Vergine Domenicana (10, 8 e 9 giugno)
Bologna, 1200 circa - 10 giugno 1236
Nacque a Bologna verso il 1200. Ammiratrice dei primi Predicatori, appoggiò il beato Reginaldo di Orléans, uno dei padri predicatori mandati da san Domenico a Bologna, nella compera della località di Vigne, contigua alla chiesa di San Nicolò, la futura chiesa di San Domenico.
L'atto porta la data del 14 marzo 1219.
Quando nell'agosto dello stesso anno San Domenico andò a Bologna, Diana, con altre giovani dame, fece nelle sue mani il voto di vita religiosa. L'anno dopo chiese a San Domenico di poter fondare un
monastero.
Si decise così l'acquisto di un terreno a tale scopo alla periferia della città, ma il vescovo negò la sua autorizzazione.
Il 22 luglio 1221 Diana entrò nel monastero delle Canonichesse di Ronzano, ma ne fu strappata dai parenti con la violenza; nel trambusto, la ragazza ebbe una costola rotta. San Domenico la consolò con lettere, oggi perdute. Poté tuttavia tornare a Ronzano, dove dimorò fino al giugno 1223. Dopo che il Beato Giordano di Sassonia, successore di san Domenico, ebbe fondato il monastero di Sant'Agnese, Diana vi vestì l'abito dell'Ordine e ne fu eletta superiora. Morì nel 1236. (Avvenire)
Etimologia: Diana = celeste, luminosa, divina, dal sanscrito
Martirologio Romano: A Bologna, Beata Diana d’Andalò, vergine, che, superati tutti gli impedimenti posti dalla famiglia, emise voto di vita claustrale nelle mani dello stesso san Domenico, entrando nel monastero di Sant’Agnese da lei stessa fondato.
Nella traslazione e ricognizione delle reliquie di Diana d'Andalò, fatta nel 1510 nel monastero bolognese di Sant’ Agnese, si trovarono nella medesima tomba tre corpi, due dei quali furono attribuiti rispettivamente a Diana e a Cecilia. Il terzo, che allora non fu identificato, nella traslazione successiva (1584) fu attribuito a Suor Amata, presunta monaca venuta con altre sorelle nel 1224, su invito del b. Giordano di Sassonia, da San Sisto a Sant'Agnese per stabilirvi la vita domenicana.
Tale identificazione, evidentemente fondata su Galvano Fiamma, manca di qualsiasi conferma.
Il culto di Diana, Cecilia e Amata fu approvato il 24 dicembre 1891 da Leone XIII e la loro festa stabilita al 9 giugno. I corpi delle beate si conservano tuttora nel monastero di Sant’ Agnese di Bologna.
Biografia di Diana di Andalò
Diana di Andalò nacque a Bologna verso il 1200 da Andrea Lovello, soprannominato Andalò (donde il suo cognome) e da Ota. Ammiratrice dei primi Predicatori, appoggiò il Beato Reginaldo di Orléans, uno dei padri predicatori mandati da San Domenico a Bologna, nella compera della località di Vigne, contigua alla chiesa di San Nicolò, la futura chiesa di San Domenico. L'atto porta la data del 14 marzo 1219.
Quando nell'agosto dello stesso anno San Domenico andò a Bologna, Diana, con altre giovani dame, fece nelle sue mani il voto di vita religiosa, presenti il menzionato padre  Reginaldo ed altri testimoni. Egli stesso, San Domenico,  si prende cura della formazione delle monache, vive con loro
un’ intensa fraternità fatta anche di piccoli gesti concreti che esprimono la sua sollecitudine e tenerezza di fratello e padre.
Un esempio: Ai frati di Bologna (nel 1220), in favore delle monache Diana D'Andalò e le sue prime compagne, Domenico disse: "è assolutamente necessario fratelli costruire una casa per le Suore, anche se per questo si dovesse soprassedere alla costruzione della nostra".
L'anno dopo ella insisté presso San Domenico per la fondazione di un monastero. In un capitolo conventuale il Santo istituì una commissione che decise l'acquisto di un terreno a tale scopo alla periferia della città, ma il Vescovo negò la sua autorizzazione.
I1 22 luglio 1221 Diana entrò nel monastero delle Canonichesse di Ronzano, ma ne fu strappata dai parenti con la violenza; nel trambusto, la ragazza ebbe una costola rotta. San Domenico la consolò con lettere, oggi perdute.
Poté tuttavia tornare a Ronzano, dove dimorò dal nov. 1222 al giugno 1223. Dopo che il Beato Giordano di Sassonia, successore di San Domenico, ebbe fondato il monastero di Sant'Agnese, Diana vi vestì l'abito dell'Ordine e ne fu eletta Superiora. Diresse da vera madre la nuova comunità religiosa e morì, si ritiene, nel 1236.
Diana degli Andalò (Bologna, 1200 circa - 10 giugno 1236)  è una  figura insigne di quella fioritura verginale che accompagnò la presenza di San Domenico nella città di Bologna.
Il culto della Beata Vergine domenicana è stato confermato da Leone XIII. Il corpo della Beata si conserva tuttora nel monastero di Sant'Agnese di Bologna. Nell'epistolario di Diana con il Beato Giordano di Sassonia, uno dei primi compagni del Fondatore dell'Ordine dei Predicatori, è documentato il fervore di questa prima comunità nel cuore di Bologna. 
(Autore: Angelo Walz - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Diana degli Andalò – Vergine Domenicana, pregate per noi.


*Beato Edoardo Poppe - Sacerdote (10 giugno)

Temsche, Belgio, 18 dicembre 1890 - Moerzeke-lez-Termonde, 10 giugno 1924
Edward Giovanni Maria Poppe nacque a Temsche in Belgio il 18 dicembre 1890. Fu un grande pedagogista dell'Eucarestia. A 22 anni Edward Poppe nel 1912 entro nel seminario filosofico Leone XIII di Lovanio.
A causa della Prima guerra mondiale fu richiamato alle armi. Nel 1915 fu trasferito a Gand e nel 1916 fu ordinato sacerdote. Formò molti giovani al catechismo e alla devozione eucaristica.
Istituì la «Lega della Comunione frequente» tra i fanciulli e le operaie.
Per i fanciulli della «Crociata eucaristica Pio X» di tutto il Belgio, pubblicò un settimanale del titolo «Zonneland» (Paese del Sole). Costretto a vivere su una poltrona per motivi di salute, scrisse le opere più note: «Direzione spirituale dei fanciulli» (1920), «Salviamo gli operai» (1923), «Apostolato eucaristico» (1923).
Morì il 10 giugno 1924 a soli 34 anni nel convento di Moerzeke-lez-Termonde. Beatificato da Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nella città di Moerzeke-lez-Termonde vicino a Gand in Belgio, Beato Edoardo Poppe, sacerdote, che, pur tra le difficoltà del suo tempo, con gli scritti e la predicazione diffuse nelle Fiandre l’istruzione cristiana e la devozione verso l’Eucaristia.
Fu un grande pedagogista dell’Eucaristia, tutta la sua vita di sacerdote, fu incentrata in questa spiritualità e nella guida al sacerdozio eucaristico.
Edward Giovanni Maria Poppe nacque a Temsche in Belgio il 18 dicembre 1890 in una famiglia modesta, terzo di undici figli; ebbe una educazione religiosissima in casa, proseguita con i Fratelli della Carità, presso i quali compì con profitto gli studi primari. A quindici anni entrò nel seminario di Sint-Niklaa nella diocesi di Gand, esempio e stimolo per i compagni di studio. Prestò il servizio militare a Lovanio nel 1910 e nel contempo si iscrisse alla facoltà di filosofia dell’Università Cattolica di quella città.
Il servizio militare gli diede l’opportunità di maturare la vocazione al sacerdozio pur fra tante dure prove, dedicandosi ad un intelligente e proficuo apostolato tra i soldati, diffondendo la devozione all’Eucaristia ed alla Madonna, di cui diverrà un grande propagatore tra i fanciulli ed i sacerdoti.
E così a 22 anni Edward Poppe, nel 1912, dopo aver ultimato il servizio militare, entrò nel seminario filosofico Leone XIII di Lovanio; fu per lui un periodo di intensa vita spirituale, conobbe il “Trattato della vera devozione a Maria” scritto da San Luigi Grignon de Montfort, ne assimilò la dottrina e lo spirito praticando la “schiavitù d’amore”.
Si laureò in filosofia e lettere il 14 luglio 1913, passando poi al seminario maggiore della sua diocesi di Gent (Gand) per terminare gli studi teologici; durante le vacanze nel suo paese natio di Temsche (Tamise) iniziò l’apostolato tra i giovani ed i fanciulli, specie nell’insegnamento del catechismo e della liturgia.
A causa della Prima Guerra Mondiale, fu richiamato alle armi nel 1914, passando al servizio della Croce Rossa addetto alle ambulanze ed all’assistenza come infermiere ai feriti di guerra.
Nell’aprile 1915 ritornò al suo seminario di Gand, dove il 1° maggio 1916 fu ordinato sacerdote; subito fu nominato vicario della parrocchia di Santa Coletta in Gand, iniziando il suo ministero soprattutto fra la povera gente. L’apostolato non ridusse le sue ore dedicate alla preghiera ed all’adorazione eucaristica fatta di giorno e di notte; sempre umile, povero, distaccato, preparava con il catechismo i bambini alla Prima Comunione, quasi tutti figli di socialisti e anticlericali.
Per questo scopo, formò un gruppo di catechiste eucaristiche che si moltiplicò prodigiosamente, raggiungendo anche altre parrocchie della diocesi; per loro scrisse il “Manuale della catechista eucaristica” nel 1917, ideando così il metodo educativo eucaristico secondo i decreti di San Pio X.
Istituì la “Lega della Comunione frequente” tra i fanciulli e le operaie. Nell’ottobre 1918 dovette interrompere il suo apostolato, perché fu trasferito come direttore al convento delle Suore di San Vincenzo de’ Paoli a Moerzeke-lez-Termonde; nel silenzio e nella meditazione maturò le sue opere migliori.
Per i fanciulli della “Crociata Eucaristica Pio X” di tutto il Belgio, pubblicò un settimanale dal titolo ‘Zonneland’ (Paese del Sole), attraverso cui ogni settimana, i piccoli lettori ricevevano il suo messaggio scritto con vivacità e linguaggio semplice, ma ricco di passione eucaristica e mariana.
La sua opera si allargò anche ai sacerdoti, i quali gli chiedevano consiglio per la loro vita interiore e padre Poppe li spronava al culto e all’apostolato eucaristico, alla devozione a Maria.
Sebbene di giovane età era sofferente di cuore, costretto a trascorrere le giornate su una poltrona, scrisse le sue opere più note per i sacerdoti: nel 1920 la “Direzione spirituale dei fanciulli”; nel 1923 “Salviamo gli operai”; sempre nel 1923 “Apostolato eucaristico parrocchiale”; nel 1924 “Il metodo educativo eucaristico” e “L’amico dei fanciulli” che raggiunse subito 200.000 copie in lingua fiamminga; altre quattro opere furono pubblicate dopo la sua morte.
Ma il “Metodo educativo eucaristico” fu l’opera che gli valse il titolo di ‘pedagogista dell’Eucaristia’ e che venne considerato dal cardinale Mercier del Belgio “un piccolo capolavoro”…” brevi pagine ricche di sostanza cristiana, permeate di carità sacerdotale, ben appropriate all’opera di educazione cristiana”.
Nel 1921 il cardinale lo nominò direttore spirituale del CIBI riservato a religiosi missionari, studenti di teologia, chierici obbligati al servizio militare; padre Edoardo Poppe si stabilì a Leopoldsburg svolgendo un ministero intenso e fecondo tra i giovani destinati all’altare.
Morì improvvisamente ma con santità, a soli 34 anni, nel convento di Moerzeke-lez-Termonde, il 10 giugno 1924, dove si era recato per una breve vacanza. Su di lui esiste una vastissima bibliografia; il 5 aprile 1966 fu introdotta la causa per la sua beatificazione.
A seguito di un miracolo attribuito alla sua intercessione, approvato il 3 luglio 1998, è stato beatificato in Roma da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1999.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Edoardo Poppe, pregate per noi.


*Sant'Elisabetta Guillen - Vergine Mercedaria (10 giugno)
+ 1300
Rinunciando il matrimonio, Sant'Elisabetta Guillen, volle consacrarsi interamente a Dio ricevendo il candido abito delle mercedarie nel convento di Barcellona.
Condusse una vita tutta di penitenza, orazione ed in unione intima, cercò unicamente di piacere a Cristo Sposo.
All'età di 30 anni fu presa da una febbre che lentamente la consumò con dolorose torture e, famosa per i miracoli, con queste parole: "desidero sciogliermi ed essere in Cristo", andò gloriosa alle nozze eterne nell'anno 1300.
Il suo corpo fu sepolto vicino all'altar maggiore nella chiesa del convento di Sant'Eulalia dove la sua memoria è ancora viva.
L'Ordine la festeggia il 10 giugno.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Elisabetta Guillen, pregate per noi.


*Beato Enrico da Bolzano - Laico, Venerato a Treviso (10 giugno)

1250-1315
Nato da una famiglia molto povera; l'essere analfabeta non fu di impedimento per la sua devozione.
Quotidianamente assisteva alla Santa Messa e si comunicava.
Etimologia: Enrico = possente in patria, dal tedesco
Martirologio Romano: A Treviso, Beato Enrico da Bolzano, che, boscaiolo e analfabeta, distribuiva tutto ai poveri e, per quanto indebolito nel fisico, mendicava tuttavia saltuarie elemosine che spartiva con gli altri mendicanti.
Nato a Bolzano verso il 1250, condusse la dura vita del povero operaio. In epoca non precisata si trasferì a Treviso con la moglie e il figlio, e, dopo la loro morte, visse in un oscuro bugigattolo messogli a disposizione da un notaio.
Negli ultimi anni si ridusse in estrema povertà, accettando l'elemosina. A Bolzano come a Treviso fu ammirato come assiduo frequentatore di chiese (a Treviso soleva visitare tutte le chiese della città ogni giorno) e avido ascoltatore di Messe.
Più ammirata ancora fu la sua vita di penitente: dormiva su un duro giaciglio, portava un ruvido saio, praticava lunghe veglie in preghiera.
Quando si spense, tutto solo nella sua cela, i trevisani dissero che era morto un Santo.
I funerali videro un concorso immenso di popolo e furono accompagnati da strepitosi prodigi.
Seguirono per oltre un anno pellegrinaggi che condussero dalle città vicine migliaia di persone
all'arca del poverello, collocata nel duomo di Treviso sopra un altare.
Una commissione vescovile registrò in poco tempo trecentoquarantasei miracoli, per lo più guarigioni, su deposizione di testimoni oculari.
Uno di questi fu il biografo di Enrico, Pier Domenico di Baone, che fu più tardi vescovo di Treviso.
Ricognizioni delle reliquie si ebbero nel 1381 e nel 1712; una reliquia insigne nel 1759 fu portata a Bolzano ed è venerata nel duomo. In queste diocesi sorsero alcune chiese a lui dedicate.
Il culto del Beato fu approvato da Benedetto XIV, per la diocesi di Treviso, e da Pio VII, per quella di Trento.
(Autore: Igino Rogger – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Enrico da Bolzano, pregate per noi.


*Beato Eustachio Kugler - Religioso (10 giugno)

Neuhaus bei Nittenau, Germania, 15 gennaio 1867 - Regensburg, Germania, 10 giugno 1946
Beatificato il 4 ottobre 2009, sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Eustachio Kugler, pregate per noi.  


*Santa Faustina di Cizico - Martire (10 giugno)

Santa Faustina si venera nella chiesa di S. Michele Arcangelo di Palma Campania dall’anno 1839.
Complessa è la transazione delle spoglie ella Santa da Roma a Palma. Francesco Dello Iacono, canonico di Palma, domandò in dono al Papa Gregorio XVI i resti di una martire santificata. Il Pontefice, con Breve in data 31 luglio 1839, concedeva che dal sacrario romano fosse levato, per essere trasportato a Palma, il sacro capo della vergine e martire Faustina.
Le sacre spoglie erano già state esumate per ordine del Papa Leone XII: esse erano state rinvenute
poi nel 1830 nella catacomba di S. Callisto a Roma. Da questo sacrario di culto e di martirio fu esumato il capo della tredicenne martire, il cui nome in vita fu Faustina, secondo la scritta “FANA” (abbreviativo di Faustina), rinvenuta sulla pietra occultante il loculo; sulla stessa lastra sepolcrale era scolpito l’anno della sepoltura CCCIII. Nel loculo fu rinvenuto un’ampolla con sangue, indizio del martirio cui fu sottoposta Santa Faustina.
I resti della Santa, chiusi in una cassetta con sigilli papali, giunsero a Napoli il 1° settembre 1839; la cassetta rilevata dal canonico Dello Iacono fu portata a Nola, ove il Vescovo mons. Gennaro Pasca procedette alla rimozione dei sigilli e diede il nulla osta per una opportuna sistemazione delle sacre spoglie.
Ricomposto lo scheletro in un’urna di vetro a Napoli presso la Casa dei Dottrinari di S. Nicola dè Caserti, il corpo della giovane martire il 1° ottobre 1839 fu trasportato a Somma Vesuviana, nella Chiesa dei PP. Ligorini, accolto dai fedeli con grande entusiasmo; il giorno successivo fu traslocato nella Chiesa dei Padri Riformati a San Gennaro di Palma (periferia di Palma Campania).
Da questa Chiesa il 3 ottobre, in solenne processione con grande partecipazione del popolo palmese, la sacra urna fu trasferita nella Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo Con Breve del 31 gennaio 1841 Papa Gregorio XVI concedeva indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero fatto visita alle Spoglie della Santa il giorno di Pasqua, del nascita di M. Vergine (8 settembre) e nel giorno della festività della Santa.
Il martirio della Vergine Faustina è legato a quello di Evilasio, entrambi di Cizico, antica città nell’Ellesponto - Propontiva (Mar Nero). Evilasio, primo ministro della reggia, fu indotto dai prodigi che si manifestarono durante il supplizio a cui aveva condotto Faustina, a convertirsi alla fede cristiana.
Il prefetto che fu mandato a sua volta a condannare il ministo Evilasio, fece torturare entrambi inutilmente, perché ogni supplizio si vanificava dinnanzi al fervore della loro fede, finché una voce proveniente dal cielo li chiamò e così esalarono lo spirito.
A Palma la festa liturgica si celebra il 10 giugno e il 3 ottobre (per ricordare il giorno in cui giunsero le sacre spoglie).
(Autore: Mons. Giuseppe Carrella – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Faustina di Cizico, pregate per noi.

 

*San Getulio - Martire (10 giugno)

Emblema: Palma
Il nome Getulio è di origine etnica e significa “appartenente ai Getulli”, antica tribù del Nord Africa.
San Getulio fu martirizzato insieme ai Santi Amanzio, Cereale e Primitivo ed è considerato un protomartire dei Sabini. Getulio secondo la leggenda sarebbe nato nella città di Gabio in Sabina, che si trovava nei pressi di Cures e fu distrutta dai popoli barbari. San Getulio fu chiamato anche Getulio “gabiese” dal luogo di nascita, e non lontano da qui subì il martirio (secondo quando riferisce la “Passio”) sotto l’imperatore Adriano (76-138 d.C.).
Proprio la “Passio” così ci racconta il Martirio: “fu legato da un palo (insieme al fratello Amanzio, e con i compagni Primitivo e Cereale) e fu fatto bruciare. Le fiamme però non lo toccarono, e i suoi carnefici lo uccisero a colpi di bastone fracassandogli il capo, decapitandolo poi”.
Secondo il M.R. invece: “A Roma, sulla via Salaria, la passione del Beato Getulio, uomo chiarissimo e dottissimo, padre dei sette fratelli Martiri, avuti dalla santa sua moglie Sinforosa; e dei suoi Compagni Cereale, Amanzio e Primitivo. Tutti questi, per ordine dell'Imperatore Adriano, presi da Licinio Consolare, prima furono flagellati, quindi chiusi in prigione, finalmente gettati al fuoco, ma per nulla offesi dalle fiamme, spezzato loro il capo con bastoni, compirono il martirio.
I loro corpi furono raccolti da Sinforosa, moglie del Beato Getulio, ed onorevolmente sepolti nell'arenario del suo podere”.
Il Martirologio di Adone così riporta: “consumati sunt beati Martyres Gethulii in fundo Capriolis, viam Salariam, ab urbe Romam, plus minus miliario decimotertio, supra flumium Tiberim, in partem Savinensium”, e così altri Martirologi. Gli antichi codici citano dunque con minuziosa precisione il luogo del martirio, che sarebbe chiamato “Capris”. Santa Sinforosa dunque raccolse le spoglie del
martire Getulio, e le seppellì nel suo fondo di “Capris in Sabina”, nel corso superiore del fiume Tevere.
Questo territorio nel Medioevo prese il nome di “Corte di San Getulio”, perché qui in suo onore fu innalzata una chiesa dove per molto tempo furono custodite le spoglie del Martire. Nell’867 per evitare che i Saraceni profanassero il corpo di San Getulio nell’omonima corte, l’abate Pietro di Farfa lo traslocò all’interno del monastero farfense, con una solenne cerimonia ed una grande partecipazione di fedeli, come del resto avveniva in ogni traslazione di reliquie.
Il territorio della corte di San Getulio, oggi detto di Villa Caprola fu concesso agli abitanti di Montopoli dall’abate farfense Nicolò II (1387-1390).
Da allora questo territorio è sempre appartenuto a Montopoli, ed ancora oggi fa parte del comune di questo paese sabino.
I resti del Santo si trovano oggi a Roma, all’altare maggiore della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. Le reliquie di San Getulio, insieme a quelle di Santa Sinforosa ed i 7 figli, furono rinvenute proprio a Sant’Angelo in Pescheria da Pio IV (1560-1565) che le fece esporre alla venerazione dei fedeli in una urna di vetro.
Nel 1584 parte delle loro reliquie, tra queste il capo di Getulio, furono donate da Gregorio XIII ai Gesuiti, oggi sono in una cappella presso Villa d’Este.
Altre vennero portate nei collegi gesuiti dell’India e della Spagna (25 giugno 1572), altre ancora in alcune chiese di Roma. Per frenare questa emorragia, il 26 settembre 1587 il governatore di Roma Mariano Perbenedetti le fece chiudere nel sarcofago di marmo, oggi posto all’altare maggiore. Nello stesso sarcofago vennero collocati anche i resti dei Santi Ciro e Giovanni.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Getulio, pregate per noi.


*Beato Giovanni Dominici - Domenicano di stretta osservanza  (10 giugno)
Firenze 1355 - Buda 1419
Giovanni Banchini, o Bacchini, meglio noto come "Dominici" è stato uno dei protagonisti della vita ecclesiale a cavallo tra Trecento e Quattrocento. Fu il braccio destro del Beato Raimondo di Capua nella riforma dell'ordine domenicano. Era entrato a 17 anni tra i frati predicatori del convento di Santa Maria Novella a Firenze, città dove era nato nel 1355.
Coinvolse nella riforma il convento di San Domenico a Venezia e ne fondò uno di stratta osservanza a Fiesole.
Nel 1408 fu nominato arcivescovo di Ragusa e cardinale da Papa Gregorio XII.
Ne divenne consigliere tanto da convincerlo ad abdicare. C'erano al tempo due Papi e Giovanni portò al Concilio di Costanza la rinuncia di Gregorio; e la propria al cardinalato, che gli venne reso. Nel 1418 fu inviato in Boemia, Polonia e Ungheria dove si diffondevano eresie. Morì a Buda nel 1419. È Beato dal 1832. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Budapest in Ungheria, transito del Beato Giovanni Dominici, vescovo di Dubrovnik, che, al termine della Peste Nera, riportò nei conventi dei Predicatori in Italia l’osservanza della disciplina e, mandato in Boemia e in Ungheria per contrastare la predicazione di Giovanni Hus, morì in questa città.
Giovanni Banchini o Bacchini, detto “Dominici” entrò nell’Ordine Domenicano a diciassette anni, a Firenze, nel Convento di S. Maria Novella.
Ben presto s’infiammo di quello zelo che lo distinse in tutta la vita.
Fu il braccio destro del Beato Raimondo da Capua per il ritorno dell’Ordine ai suoi sacri ideali e, in Italia, egli fu il promotore principale della Riforma.
Nel 1395 iniziò l’opera restauratrice nel Convento di San Domenico di Venezia.
Da Venezia il sacro fuoco divampò di convento in convento, preparando la più promettente fioritura di santità e di apostolato, così come Domenico aveva voluto.
Per opera sua, nel 1406, sorse il Convento di stretta osservanza di San Domenico di Fiesole, che fu fabbrica di santi e di apostoli, tra i quali brilla Sant’Antonino Pierozzi.
Ambasciatore nel 1406 di Firenze nel presso il Pontefice, Papa Gregorio XII, ammirato dalle virtù del Dominici, lo nominò, nel 1408, Arcivescovo di Ragusa e Cardinale del titolo di San Sisto.
La Chiesa era allora afflitta dal doloroso Scisma d’Occidente e la cristianità, disorientata, non sapeva più quale fosse il vero Papa dei tre continenti. Giovanni Dominici si valse della stima e dell’affetto del Pontefice per indurlo ad abdicare.
Egli stesso portò al Concilio di Costanza (1414-1418) la rinunzia di Gregorio XII, rinunziando da parte sua al Cardinalato, ma i Padri gli resero la porpora.
Al nuovo Pontefice, Martino V, il Re Sigismondo, nel 1418, richiese il Beato per inviarlo quale Legato in Boemia, Polonia e Ungheria, dove serpeggiavano nefaste eresie.
Egli vi si portò col suo zelo di apostolo.
Una febbre ardente lo colse a Buda il 10 giugno 1419.
Si spense tra una festa di angeli. Le sue reliquie andarono disperse con la distruzione, nel 1541, della chiesa degli Eremiti di San Paolo, dove erano state deposte. Papa Gregorio XVI il 9 aprile 1832 ha confermato il culto.
(Autore: Franco Mariani - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Guido di Valperga - Vescovo di Asti (10 giugno)

+ Asti, 1327
Guidobono o Guido di Valperga venne alla luce grazie alle preghiere che i genitori (Eleonora Descalzi e Righino di Valperga) rivolsero alla Vergine di Belmonte, di cui anche egli sarà devotissimo. A 15 anni entrò tra i benedettini di Fruttuaria e divenne sacerdote.
Fu eletto vescovo di Asti nel 1295 da Papa Bonifacio VIII. Era il periodo in cui il comune di Asti aveva esteso la sua giurisdizione nel Monferrato ed affermava la propria potenza commerciale in tutta l’alta valle padana.
Le banche artigiane operavano in tutta l’Europa occidentale e la città era il più potente comune del Piemonte.
Tuttavia Asti era molto turbata da fazioni interne e discordie.
Guido si rivelò molto sollecito nel togliere gli abusi e nel promuovere l’evangelizzazione e la concordia.
Diede anche inizio alla nuova cattedrale. Condannò l’usura e riparò la chiesa di Belmonte in risposta a un voto fatto alla Vergine. Promosse una grande devozione alla Madonna e la carità verso i poveri.
Il 3 maggio 1316 indisse il sinodo diocesano non ad Asti ma a Cherasco.
É un chiaro esempio di sinodo, non convocato nella sede vescovile, ma in località più "funzionale" alla partecipazione dei sinodali. Probabilmente il prevosto di Cherasco era un parente stretto del vescovo, e questo favorì il realizzarsi dell’iniziativa.
Asti era soggetta all’impero e già dal tempo di Federico Barbarossa le era stata riconosciuta la propria autonomia comunale.
Guido ottenne ulteriori privilegi ed esenzioni per i suoi diocesani dall’imperatore Enrico VII, celebrato da Dante quale pacificatore della lotta tra Guelfi e Ghibellini in Italia, pur riaffermando la supremazia imperiale.
Il vescovo mantenne anche buoni rapporti con il conte Amedeo V di Savoia, nominato da Enrico VII vicario e principe dell’Impero.
Morì nel 1327 dopo 32 anni di laborioso vescovado e fu sepolto nella cattedrale.
É ricordato il 10 giugno.
(Fonte: www.villaschiari.it)
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*Sant'Itamaro - Vescovo (10 giugno)
† 664/666 circa

Martirologio Romano: A Rochester in Inghilterra, sant’Itamáro, vescovo, che, primo tra la gente di Canterbury ad essere chiamato all’ordine episcopale, rifulse per cultura e sobrietà di vita.
Tutto ciò che sappiamo di Itamaro (Eadmer, Ithamar), il primo inglese a ricevere la consacrazione episcopale, ci venne dalla historia Ecclesiastica Gentis Anglorum di Beda.
Originario del Kent fu scelto a Credere a San Paolino (morto il 10 ottobre 644) sulla sede di Rochester da sant'Onorio, arcivescovo di Canterbury che, inoltre, lo consacrò.
Secondo Beda (il cui racconto fu più tardi elaborato da Guglielmo di Malmesbury, l'eguagliò in dottrina e i suoi predecessori Giustino e Paolino. Il 12 marzo 655, consacrò l’inglese Fritona, che prese il nome di Deusdedit, quale arcivescovo di Canterbury.
Beda afferma che il santo vescovo morì poco dopo, ma non si sa quando: probabilmente nello stesso anno di Deusdedit (morto il 14 luglio 664) poiché troviamo che Itamaro fu uno dei testimoni di un privilegio concesso da Wulfero, re di Mercia nel 664.
La sua festa si celebra il 10 giugno.
(Autore: Leonard Boyle – Fonte: enciclopedia dei Santi)

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*San Landerico di Parigi - Vescovo (10 giugno)
† 656/7 circa

Martirologio Romano: A Parigi nel territorio della Neustria, sempre in Francia, san Landerico, vescovo, che per assistere i poveri in tempo di carestia si tramanda abbia venduto la sacra suppellettile e costruito un ospedale accanto alla cattedrale.
Landerico (fr. Landry) fu il ventottesimo vescovo di Parigi, intorno alla metà del secolo VII. Egli sarebbe stato dapprima referendario di Clodoveo II e a questo titolo gli sono dedicate le
Formulae di Marcolfo. Si conosce di lui una carta in favore di San Dionigi, cui fa allusione un privilegio di Clodoveo II del 22 giugno 654.
Il testo attuale è un falso che ha riutilizzato un'altra carta autentica del primo luglio 653.
La tradizione gli attribuisce la fondazione dell'Hotel-Dieu sul luogo dei giardini del maestro di palazzo Erchinoaldo e gli conferisce una grande reputazione di carità. Morì verso il 657.
Dal 1171 i suoi resti risultano sepolti nella chiesa di St-Germin-l'Auxerrois; nel 1408 Pietro d'Orgemont, vescovo di Parigi, li rinchiuse in una cassa d'argento che, durante la processione di santa Genoveffa, teneva il terzo posto.
La cassa fu profanata nel 1793; quanto alla chiesetta di St-Landry, posta nell'isola della Cité, venne demolita nel 1829. Con la sua scomparsa e con l'incerta sorte della sua cassa funebre, un tempo a Notre Dame, non restano esempi notevoli dell'iconografia di Lamberto se ne eccettua la statua nella chiesa di St-Germain-l'Auxerrois di Parigi (secolo XV).
Il Santo era invocato contro il fuoco. Oggi è commemorato nella diocesi di Parigi il 10 giugno.

(Autore: Gérard Mathon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Massimo d'Aveia - Martire (10 giugno)

San Massimo, patrono principale della città e arcidiocesi metropolitana di L'Aquila, nacque nell'antica città di Aveia (dintorni dell'Aquila) nella prima metà del secolo III (228?). Pare che sia nato in una famiglia cristiana come dimostra il suo stato di aspirante al sacerdozio, le reliquie di suo padre, anch'egli Massimo, e la sua stessa deposizione davanti al Prefetto di Aveia.
Durante la persecuzione di Decio che durò dall'ottobre del 249 al novembre del 251 fu martirizzato.
Da una "Passio" si sa che dopo varie interrogazioni del Preside della città e le risposte di fedeltà a Gesù Cristo venne disteso sull'eculeo e per lungo tempo torturato.
La lunga tortura non servì a nulla.
Il preside per dissuaderlo addirittura arrivò a promettergli sua figlia Cesaria come sposa. Il preside esasperato ordinò che fosse gettato dal picco più alto che si chiamava Circolo e Torre del Tempio.
Forse fu a causa di questo martirio la città di Aveia (oggi Fossa) divenne sede vescovile.
Alla distruzione di Aveia le reliquie vennero portate in una città vicina "Civitas Sancti Maximi" e fu qui che il 10 giugno del 956 l'imperatore Ottone I il Grande e il Papa Giovanni XII vennero per venerare le reliquie del nostro Santo.
Nel 1256 la sede vescovile e le reliquie vennero spostate nella città dell'Aquila appena sorta e vennero messe nella nuova Cattedrale sempre a lui dedicata.
La festa si celebra il 10 giugno di ogni anno.
(Autore: Don Claudio Tracanna – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Maurino di Colonia - Abate (10 giugno)

Colonia (Germania), ?
Etimologia:
Maurino (come Mauro) = nativo della Mauritania oppure bruno di carnagione come un moro, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Purtroppo gli studiosi della materia non sono concordi, la sua figura è messa in dubbio nei suoi vari aspetti. Il 13 ottobre 966, durante la ricostruzione della chiesa di San Pantaleone a Colonia, al tempo dell’arcivescovo Folcmaro, successore di San Brunone, furono ritrovate le reliquie di San Maurino con un epitaffio.
Nella scritta oltre la buona memoria del Santo, viene ricordato che era un abate e che fu ucciso nell’atrio della stessa chiesa di San Pantaleone; non indica una data ma solo il mese di giugno.
Per questo non si può precisare l’epoca in cui visse, tanto più che di lui non si parla in nessun documento, precedente al rinvenimento del 966.
Anche la qualifica di abate non è sufficiente ad indicare un monastero, ma avrebbe potuto essere abate di un capitolo collegiale sorto presso la stessa chiesa di San Pantaleone, come in quell’epoca esistevano; non ci sono indicazioni per ritenerlo un abate benedettino.
Né ci sono ulteriori spiegazioni sul fatto che sia stato ucciso, perché e come; se è un martire oppure no. Le sue reliquie sono custodite in un cofano romanico, un vero capolavoro di oreficeria, datato intorno al 1180, esso fu riportato nella chiesa di San Pantaleone nel 1922, proveniente dalla cappella di Santa Maria alla Schnurgasse.
Dal secolo XII la festa di San Maurino è celebrata in tutta la diocesi di Colonia al 10 giugno.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Oliva di Palermo - Vergine e Martire (10 giugno)  
sec. X
Il nome deriva dal latino Oliba, documentato solo in avanzata età cristiana e tradizionalmente connesso con il termine oliva, variante di olea,che in latino indica sia l’albero che il suo frutto, l’oliva.
La Santa non è menzionata in alcun Martirologio latino, che pure riportano i martiri della persecuzione vandalica, né della Chiesa Greco-Sicula, ove non esiste alcuna memoria del suo culto.
Un noto studioso dell'Agiografia sicula, il benedettino Domenico Gaspare Lancia di Brolo scrisse: "Molti scrittori siciliani vogliono il martirio di Sant'Oliva durante la persecuzione vandalica, ma senza sicuro fondamento, poichè mancano gli Atti del suo martirio e pochi cenni si trovano nell'antico Lezionario Gallo-Siculo senza nota cronologica, così che possono bene convenire alla persecuzione dei Vandali come a quella dei saraceni.
Tanto i primi che i secondi deportavano in Africa; costringevano talvolta i vinti a rinnegare la propria religione, punivano con la morte coloro che cercavano di fare proseliti".
Ma la Leggenda di Sant'Oliva non ha nulla di inverosimile perchè non si debba ricevere: infatti ha delle straordinarie somiglianze con il martirio di altri Santi... ".
Secondo Mons. Paolo Collura "Il nucleo essenziale delle nostre antiche Leggende ha un substrato che non deve essere sottovalutato e poichè la dominazione araba (827-1092) proprio in Sicilia fece piazza pulita di tutti i documenti scritti sacri e profani, il ricordo di parecchi Santi ci è stato tramandato soltanto sul filo della memoria.
La più antica notizia di lei nella Città di Palermo risale al 1310, mentre il Corpo si trovava ancora a Tunisi, in una piccola Moschea che sorgeva vicino quella grande, detta in arabo "Gamie Azzaytun" (dell'ulivo e di Oliva), diventata poi basilica cristiana.
Nel 1402 il re Martino I lo richiese al Califfo Abû Azir, ma ne ebbe un rifiuto, poichè ancora oggi i tunisini, presso i quali è ancora oggi venerata, credono che la loro religione e la loro dominazione
tramonterà quando scomparirà il Corpo della Vergine Oliva.
La memoria della Santa è ricordata non solo nell'antico Breviario Gallo-Siculo del sec. XII che si conserva ancora a Palermo, ma anche in una antichissima tavola dove appare dipinta la sua immagine con  S. Elia e le Sante Rosalia, Venera, custodita nel Museo Diocesano di Palermo.
Fanno memoria di lei il Martirologio Siculo del P. Gaetani S.J. e  il Martirologio Palermitano del Mongitore del 1742.
"A Tunisi il martirio di Sant'Oliva vergine e martire, cittadina palermitana e patrona principale, la quale, nata da nobile famiglia, ancora fanciulla, nella persecuzione vandalica per la fede di Cristo cacciata in esilio, a Tunisi attrasse molti alla fede cattolica; superati poi l'eculeo, le unghie di ferro e il fuoco, divinamente liberata dall'olio incandescente, troncato alla fine il capo, le fu data la corona del martirio, la cui anima, tutti ammirando, sotto forma di colomba volò al cielo l'anno 463 ".
Oltre al Breviario Gallo-Siculo fà menzione di Lei anche il Breviario Cefaludese.
Da esso apprendiamo che:
"La Vergine Oliva si crede nata a Palermo da nobile famiglia in un luogo vicino alla Chiesa Cattedrale e fin dall'infanzia fu piamente istruita nella religione cristiana.    
All'età di 13 anni fu mandata in esilio dai Barbari in Africa perchè cristiana e lì punita atrocemente.
Arrivata a Tunisi, per ordine del governatore,fu costretta a vivere tra i mendicanti, soffrendo la fame,la sete, il freddo, la nudità; guarì dalla storpiezza due di loro e li battezzò nel nome di Gesù Cristo.
Quando questi neo-cristiani cominciarono a predicare e a far conoscere la loro fede pubblicamente, furono arrestati dai soldati ed uccisi atrocemente: le loro anime volarono in cielo con la corona del martirio.
Oliva, in seguito a questi fatti,fu condotta con disprezzo in giro per la Città e fu trasferita in una lontana foresta per essere divorata dalle fiere. Alcuni cacciatori, accortisi della fanciulla, furono convertiti alla fede di Cristo e battezzati a loro volta.
La fede di Oliva fu provata con l'eculeo ed unghie di ferro; fu immersa tra le fiamme e nell'olio bollente, ma divinamente salvata, mentre appariva più costante nella confessione della fede, le fu amputata la testa e fu vista salire in cielo sotto forma di colomba. Il Corpo fu portato dai Cristiani a Palermo e seppellito religiosamente in un luogo sconosciuto ".
Quel luogo è stato identificato dagli storici , come l'Inveges, presso Casa Professa o, secondo altri, nella chiesetta a lei dedicata fin dal 1310 nella Chiesa di S. Francesco di Paola.
Alla fine del 1500 il culto fu diffuso dai Francescani, che ne ricercarono il Corpo.
Il popolo  e il Senato palermitano il 5 Giugno 1606 elessero Sant' Oliva Patrona della città con le sante Ninfa ed Agata.    Fu iscritta nel Calendario Palermitano dal Cardinale Giannettino Doria nel 1611 e celebrata dalla Chiesa Palermitana fino al 1980 come Memoria Obbligatoria; dal 1981 è stata espunta dal Calendario Liturgico Regionale, ma nella Città di Palermo può essere sempre celebrata con il grado di Memoria facoltativa.
Le è stata dedicata una Parrocchia della Città nel 1940, mentre il culto è vivo a Pettineo (ME ) e a Raffadali (AG), ove è Patrona principale e nella Chiesa Cattedrale di Tunisi, a lei intitolata.
(Autore: Ugo Russo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Oliva di Palermo, pregate per noi.


*Festa dei Santi della Siberia (Chiese Orientali) (10 giugno)

È stata istituita nel 1984 con il consenso del patriarca di Mosca, Pimen.
I Santi dei quali si fa memoria sono:
il martire Basilio Mangazejskij; i vescovi Nettario di Tobol'sk, Demetrio di Rostov, Filoteo (nello schima Teodoro) di Tobol'sk, Giovanni di Tobol'sk, Antonio di Tobol'sk, Innocenzo di Irkutsk, Paolo di Tobol'sk, Barlamio di Tobol'sk, Filarete di Kiev, Innocenzo di Mosca, Simeone di Smolensk, Melezio di Char'kov, Gerasimo di Astrachan', Mele-zio di Rjazan'; i monaci Sinesio di Siberia, Arefa di Verchotur'e, Germano d'Alasca, Andrea di Rafailo, Macario dell'Altaj, Misaele Abalackij, Daniele Acin-skij, Barlamio Cikojskij; i «giusti» Simeone di Ver­chotur'e, Giovanni di Verchotur'e, Domna di Tomsk, Stefano di Omsk; i «folli per Cristo» Cosma di Ver­chotur'e, Giovanni di Verchotur'e, Domna di Tomsk.
La festa ricorre il 10 giugno.
(Autore: Il'ja Basin – Fonte: Bibliotheca Sanctorum Orientalium)
Giaculatoria - Festa dei Santi della Siberia, pregate per noi.


*Beati Tommaso Green e Gualtiero Pierson - Martiri Certosini (10 giugno)

Scheda del gruppo a cui appartengono:
"Beati Martiri di Inghilterra, Galles e Scozia" - Beatificati nel 1886-1895-1929-1987

+ Newgate, Inghilterra, 10 giugno 1537
Diciotto monaci Certosini di Londra morirono martiri tra il 1535 e il 1537, durante la persecuzione scatenata dal re Enrico VIII d'Inghilterra dopo lo scisma.
Per aver rifiutato di disconoscere l'autorità del Papa dieci monaci vennero imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate, dove morirono di stenti: tra essi il 10 giugno 1537 fu la volta di Thomas Green e Walter Pierson. Papa Leone XIII li beatificò il 9 dicembre 1886 insieme ad altri martiri della medesima persecuzione.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, Beati martiri Tommaso Green, sacerdote, e Gualterio Pierson, monaco della locale Certosa, che, per essersi opposti alla rivendicazione da parte del re Enrico VIII dei supremi diritti in materia ecclesiastica, furono rinchiusi in un sordido carcere, dove, consunti dalla fame e dalla malattia, incontrarono una morte gloriosa.
Nella grande persecuzione contro i cattolici, decretata da Enrico VIII re d’Inghilterra, ogni Ordine religioso dell’epoca, unitamente al clero diocesano, lasciò un tributo di sangue e martirio per la difesa della Chiesa Cattolica.
Anche i certosini, per quanto benvoluti essendo monaci non dediti a nessuna attività politica, contribuirono a questo martirio; i monaci della Certosa di Londra ricevettero anch’essi la visita dei funzionari del re che in base al decreto emanato, chiedevano a tutti i maggiorenni, religiosi compresi, l'approvazione del ripudio da parte del re, della regina Caterina d'Aragona e quindi l'accettazione come sovrana di Anna Bolena.
Il priore e il procuratore finirono in carcere per aver obiettato sulla legittimità del ripudio, ma dopo un mese, convinti che questo giuramento non toccava la fede, finirono per giurare e quindi liberati; ritornati alla Certosa convinsero gli altri monaci delle loro argomentazioni e così il 25 maggio 1534, essi giurarono ai funzionari, che erano tornati accompagnati dai soldati.
La pace così sperata durò poco, perché a fine anno 1534 un nuovo decreto del re e del Parlamento, stabilì che tutti i sudditi dovevano disconoscere l’autorità del papa e riconoscere invece il re come capo della Chiesa anglicana anche nelle cose spirituali e chi non consentiva era reo di lesa maestà.
Avutane notizia, il priore Giovanni Houghton riunì tutti i certosini comunicando ciò e tutti questa volta si dissero pronti a morire per la Chiesa romana.
Nella certosa erano arrivati anche due priori di altre case, i quali messi al corrente della pericolosa situazione dei monaci, si recarono di comune
accordo presso il vicario del re Tommaso Cromwell, per chiedergli di convincere il re Enrico VIII di esentarli da questo giuramento che non era possibile fare.
I due priori dopo aver fatto le loro richieste, furono fatti arrestare dal Cromwell indignato e rinchiusi nella Torre di Londra come ribelli e traditori. Dopo una settimana subirono un processo a Westminster dove ribadirono il loro rifiuto e quindi condannati a morte e di nuovo rinchiusi, lì furono raggiunti da altri due religiosi condannati per lo stesso motivo.
Il 4 maggio 1535 i due priori padre Roberto Laurence e padre Agostino Webster, unitamente al padre Riccardo Reynolds dell’Ordine di s. Brigida e al sacerdote Giovanni Haile, parroco di Isleworth, indossati gli abiti religiosi furono legati stesi su delle stuoie e trascinati per le vie sassose e fangose che portavano al Tyburn, famigerato luogo delle esecuzioni capitali.
Il padre Giovanni Houghton, priore di Londra, anch’egli arrestato e condannato, salì per primo il patibolo e collaborò con il boia per l’impiccagione proferendo parole di perdono e di fiducia in Dio; ma non era ancora morto soffocato che uno dei presenti tagliò la corda e il padre cadde a terra, il boia lo denudò e gli cavò ancora vivo le viscere per poter mostrare il cuore ai consiglieri del re; seguì l’esecuzione degli altri quattro e i loro corpi furono fatti a pezzi ed esposti al popolo per incutere terrore ai ‘papisti’.
Altri tre certosini Umfrido Middlemore vicario, Guglielmo Exmew dotto latinista e Sebastiano Newdigate di nobili origini furono arrestati, torturati e martirizzati il 19 giugno 1535. Altri due che si erano trasferiti da Londra alla Certosa di Hull furono denunziati, arrestati e impiccati l’11 maggio 1537.
Ancora altri dieci certosini furono imprigionati il 29 maggio 1537 nel carcere di Newgate e lì morirono di stenti e patimenti in breve tempo: tra essi il 10 giugno 1537 fu la volta di Thomas Green e Walter Pierson. Solamente Guglielmo Horn sopravvisse al carcere e venne impiccato il 4 novembre 1540.
Nella certosa rimasero altri diciotto monaci, che speranzosi di salvare il monastero avevano aderito al giuramento, ma dopo qualche tempo essi vennero espulsi e la certosa venduta a privati.
I 18 Certosini di Londra, unitamente ad altri 35 martiri di quel periodo, furono beatificati da Papa Leone XIII il 9 dicembre 1886.
I primi tre morti nel 1535 sono stati canonizzati da Papa Paolo VI il 25 ottobre 1970 compresi in un gruppo di 40 martiri della medesima persecuzione inglese. Festività religiosa comune il 4 maggio, mentre i singoli sono ricordati nei rispettivi anniversari di martirio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Tommaso Green e Gualtiero Pierson, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (10 Giugno)
*Santa Marcella - Vedova
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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