Santi del 14 Aprile - Istituto Aveta

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Santi del 14 Aprile

Il mio Santo > I Santi di Aprile

*Sant'Alfonso da Siviglia - Religioso Mercedario (14 aprile)

+ Lérida, Spagna, 1495
Nato in Andalusia (Spagna), da una famiglia molto devota, Sant’Alfonso da Siviglia, ebbe un’educazione cristiana che lo portò in seguito ad entrare nel convento mercedario di Siviglia.
Religioso umilissimo, fu alla guida di alcuni tra i più modesti conventi dell’Ordine come Uncastillo e Sanguesa.
Re Giovanni II°, mediante una cedola del 5 febbraio 1472, nel concedergli pieno potere sul paese di Sanguesa, lo definì “onesto e religioso, fedele e bene amato”.
Dopo una vita tutta dedita al Signore, un giorno, mentre stava recandosi a Barcellona, morì santamente lungo la strada nelle vicinanze di Lérida, pregando davanti ad una grande croce.
Era l’anno 1495, il suo corpo fu sepolto nella vecchia cattedrale di Lérida.
L’Ordine lo festeggia il 14 aprile.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alfonso da Siviglia, pregate per noi.  


*Santi Antonio, Giovanni ed Eustazio - Nobili Lituani, Martiri (14 aprile)

I Santi Martiri lituani Antonio, Giovanni ed Eustazio (prima di convertirsi al cristianesimo chiamati rispettivamente Nezilo, Kumec e Kruglec), erano nobili facenti parte della corte del principe lituano Algirdas, a Vilna.
Furono convertiti alla fede cristiana dal sacerdote Nestore. Antonio e Giovanni erano fratelli.
Si rifiutarono di sacrificare agli idoli e si professarono cristiani, e per questo furono condannati all'impiccagione.
In un secondo tempo, sul luogo del loro martirio furono eretti una chiesa e il monastero della SS. Trinità; la loro memoria fu introdotta nella liturgia nel 1347 dal metropolita Alessio di Mosca, e ricorre il 14 aprile.
Furono canonizzati nel concilio del 1549.
(Fonte:Bibliotheca Sanctorum Orientalium)
Giaculatoria - Santi Antonio, Giovanni ed Eustazio, pregate per noi.  


*Sant'Asaco (Asico) - Vescovo (14 aprile)

sec. V
Martirologio Romano:
A Elphin in Irlanda, San Tassac, vescovo, che si ritiene sia stato discepolo di San Patrizio e primo vescovo di questa Chiesa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Asaco, pregate per noi.  

 

*San Benedetto di Hermillon (14 aprile)

1163 circa - 1184

Martirologio Romano: Ad Avignone nella Provenza, in Francia, san Benedetto, giovane pastore, grazie al quale, con l’aiuto di Dio, fu costruito un ponte sul Rodano di grande utilità per i cittadini.
Nato nel 1165 a Hermillon nella Savoia, o, secondo altri, nella parrocchia di Burzet (Ardèche), Benedetto, chiamato «Bénézet» a causa della sua piccola statura, custodiva le greggi, unica
ricchezza familiare.
In seguito a una visione, quando aveva appena tredici anni, si recò ad Avignone per costruire un ponte sul Rodano, la cui traversata era allora molto difficoltosa.
Cacciato via dal vescovo del luogo, Benedetto riuscì ugualmente a far decidere il prevosto della città a intraprendere la costruzione del ponte. Morì a diciannove anni, nel 1184, quando il ponte non era ancora ultimato.
Queste vicende sono note attraverso una narrazione leggendaria, che risalirebbe alla fine del sec. XIII; il culto e i miracoli di Benedetto, invece, sono documentati con maggiore esattezza.
Fu dapprima sepolto nella cappella costruita sopra il terzo arco del ponte, dove affluirono numerosi pellegrini che ottennero favori celesti: un processo verbale redatto fra il 1230 e il 1250 tramandò il ricordo di questi miracoli. Nel 1669 le reliquie di Benedetto furono tolte dalla cappella che minacciava rovina e trasportate nella cattedrale, poi nella chiesa dei Celestini.
Disperse durante la Rivoluzione francese, esse furono in seguito ritrovate e trasferite nel 1854 nella chiesa di St-Didier. La festa di Benedetto si celebra il 14 aprile.

(Autore: Henry Platelle – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Benedetto di Hermillon, pregate per noi. 


*San Bernardo di Tiron - Abate (14 aprile)

Martirologio Romano: Nel monastero di Tiron presso Chartres in Francia, San Bernardo, abate, che a più riprese si diede alla vita eremitica tra i boschi e sull’isola di Chausey, ma si dedicò anche a istruire e guidare alla perfezione evangelica i discepoli che in gran numero accorrevano a lui.
Nato nel territorio di Abbeville nel 1046, a venti anni, avendo già fatto buoni studi e conoscendo in particolar modo la Sacra Scrittura, Bernardo entrò nel monastero di San Cipriano a Poitiers.
Dopo dieci anni egli fu inviato, insieme col monaco Gervasio, a riformare l'abbazia di San Savino,
donde, per ti di esserne eletto abate, fuggì nascostamente andando a far l'eremita nella foresta di Craon, ai confini della Bretagna e del Maine, in un luogo chiamato Tiron. Scoperto dopo tre anni dai mo di S. Savino, che ancora desideravano averlo come abate, Benedetto andò a vivere in perenne contem nell'isola di Chausey.
Solo dopo tre anni, avendo saputo che i monaci di San Savino avevano eletto un altro, ritornò a Tiron. Non vi rimase però a lungo, che, a richiesta del suo antico abate di San Cipriano, Rinaldo, accettò l'ufficio di priore di quel cenobio e poi, alla morte di Rinaldo, quello di abate.
Prese parte al concilio di Poitiers del 1100 ed ottenne da Roma che il suo monastero fosse dichiarato indipendente da Cluny.
Dopo ciò, fece ritorno nell'isola di Chausey, che però dovette lasciare perché disturbato dai pirati, e accettò allora la terra di Brunelles, donatagli da un benefattore, nella foresta di Tiron, fon un monastero (1109).
Essendo però sorta una lite coi monaci di Nogent, della Congregazione cluniacense, che pretendevano la decima, egli ané cedere abbandonò il monastero e andò a fondarne un altro alla foce del Tiron (1113), nel quale ben presto i religiosi raggiunsero il numero di cinquecento.
Questo monastero diede origine a una Congregazione benedettina che si diffuse in Germania, in Inghilterra, in Scozia e altrove, e che cessò di esistere nel sec. XVII.
Benedetto morì il 14 o il 25 aprile 1117. Il suo culto, prima limitato a Tiron, si estese a tutta la sua Congregazione.
Pio IX autorizzò le diocesi di Chartres e di Amiens a celebrarne la festa il 14 aprile, festa che si trova anche nei Propri di Poitiers, di Séez, di Lavai e di Bourges.

(Autore: Ildebrando Mannocci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bernardo di Tiron, pregate per noi. 

 

*Sante Bernica, Prosdoca e Domenica - Martiri (14 aprile)
Martirologio Romano: Ad Antiochia di Siria, nell’odierna Turchia, Sante Martiri Berníca e Prosdóca, vergini, e Domnina, loro madre, che, in tempo di persecuzione, per sfuggire alle intenzioni di alcuni che tentavano di insidiare la loro purezza, mentre cercavano scampo nella fuga, trovarono il martirio nelle acque di un fiume.
Bernice,Prosdoce e Domnina, Sante, Martiri di Antiochia.
La singolare forma di martirio rende facilmente identificabili le tre Sante nella menzione a loro dedicata da Eusebio di Cesarea e nei panegirici pronunziati nel giorno della loro festa da Eusebio di Emesa e Giovanni Crisostomo, autori tutti che pur non ne fanno il nome.
I loro nomi appaiono invece nel Breviario Siriaco al 20 aprile: «Prôsdòqas et Berenices...».
Nel Martirologio Geronimiano il nome di Bernice figura nella forma corrotta Veronicae il 15 aprile, il 10 e 11 luglio; quello di Prosdoce, nelle forme di Prosduci, Prodociae e Prosdociae, compare negli stessi giorni e il 19 ottobre; Domnina, corrotto in Dominae, ricorre il 14, 15 aprile e il 10 luglio. Il Sinassario Costantinopolitano ricorda queste martiri il 4 ottobre.
Il divario delle date può spiegarsi con un passo del Crisostomo (PG, L, col. 629) che pone il loro martirio circa venti giorni dopo la commemorazione della Santa Croce.
Quindi i Greci, ritenendo che tale commemorazione sia quella del 14 settembre, giorno in cui si celebra, però, «l'esaltazione della Santa Croce» ricordano il martirio di Bernice, Prosdoce e Domnina il 4 ottobre, mentre il Breviario Siriaco pone il loro martirio al 20 aprile, considerando come giorno della «memoria della S. Croce» il venerdì santo.
La data del Siriaco è preferibile perché all'epoca delle martiri non era ancora stata istituita la festa del 14 settembre.
Secondo il racconto tramandato da Eusebio di Cesarea, arricchito da Eusebio di Emesa e dal Crisostomo, Bernice e Prosdoce erano figlie di Domnina, patrizia antiochena celebrata per bellezza e virtù.
Per sfuggire la persecuzione di Diocleziano le tre donne ripararono ad Edessa, ma, scoperto il loro rifugio, con la complicità del padre e marito, furono richiamate indietro.
A Gerapoli le sorpresero i soldati romani.
Domnina, temendo per la castità delle figlie, le esortò ad annegarsi con lei nel fiume, dopo aver lasciato sulla riva i calzari per non compromettere i soldati. Questo sacrificio fu celebratissimo per tutta l'antichità.
Nel Martirologio Romano al 19 ottobre si legge questa memoria: «Antiochiae sanctorum martyrum Beronici Pelagiae virginis, et aliorum quadraginta novem».
Il primo nome si ricollega, attraverso la forma Veronica, a Bernice; Pelagia, celebre martire antiochena, vi è trasportata dalla rubrica dell'8 ottobre. Tale elogio deriva dalla lettura che Floro diede di un manoscritto del Geronimiano.
Un'altra memoria del gruppo ricompare, nello stesso martirologio, al 14 aprile. Sant'Agostino afferma che le martiri erano oggetto di un culto molto diffuso e sant'Ambrogio le ricorda associando però con esse anche Pelagia.
(Autore: Maria Vittoria Brandi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sante Bernica, Prosdoca e Domenica, pregate per noi.


*Beato Filippo di Vercelli - Domenicano (14 aprile)
+ 1266
Filippo Carisi nacque a Carisio (Vercelli). Dapprima fu canonico del duomo di Vercelli. Nel 1219 lo troviamo a Bologna, dove dopo avere ascoltato San Domenico a predicare chiese di entrare tra i domenicani.Fondò un convento domenicano a Vercelli e divenne per tre volte provinciale della Lombardia.
Con il suo esempio e con la sua predicazione convertì molte anime.
Nel 1233 a Bologna fu designato dal priore e dai frati di San Niccolò come promotore o procuratore della causa di San Domenico.
Dal 6 al 15 agosto presentò ai commissari designati da Papa Gregorio IX i testimoni da lui scelti. Costoro deposero anche per un intero giorno.
La sera della prima udienza il beato Filippo redasse un questionario che servì come traccia per le deposizioni. Morì dopo il 1266. Era ricordato il 14 aprile.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Filippo di Vercelli, pregate per noi.


*San Frontone (Frontonio) - Abate in Egitto (14 aprile)
II o IV sec.

Martirologio Romano: Nell’eremo di Nitria in Egitto, San Frontone, abate, che si ritirò a vita eremitica con circa settanta compagni.
Della biografia di questo monaco composta probabilmente in lingua latina verso la metà del secolo VII oggi si possiedono due redazioni, un po’ diverse nel contenuto, ma dal punto di vista strettamente storico entrambe prive di valore. Vanno però segnalati alcuni aspetti di questa leggenda.
Frontone si ritirò a vita monastica e cenobitica nei pressi della propria città natale (la narrazione non la nomina; forse si tratta di Alessandria) poi, desideroso di sperimentare la vita eremitica, si ritirò in uno squallido deserto con alcuni discepoli.
Ben presto la fame si fece sentire suscitando le vive mormorazioni degli eremiti. La Provvidenza però mosse un ricco signore ad inviare carichi di viveri su settanta cammelli, i quali trovarono miracolosamente il luogo di soggiorno di Frontone.
Questi, dopo aver terminato la preghiera, utilizzò solo una parte del carico: il resto fu rimesso sui cammelli che ancora miracolosamente ritrovarono la via del ritorno.
Questo è l’episodio leggendario più notevole; per il resto la biografia è intessuta di pie esortazioni e di esaltazioni delle virtù del santo abate.
Nel testo però c'è una affermazione cronologica assai precisa: "Haec sub Antonino imperatore gesta sunt, tertiodecimo anno imperii ius". Frontone sarebbe quindi stato un predecessore del più famoso Antonio nella istituzione della vita eremitica.
La sua morte sarebbe avvenuta nel 174; tuttavia è molto problematico, per non dire da escludersi, che Frontone sia un eremita del secolo II. Inoltre è sintomatica questa constatazione: nessuna Chiesa orientale antica fece menzione nei sinassari, nei leggendari, nelle cronache di questo monaco.
Il più antico testo che ne ricorda il nome è latino e precisamente il Martirologio Geronimiamo (14 aprile). Come poi questo monaco abbia avuto in Occidente uno sviluppo di culto e di leggenda non è possibile precisare. Probabilmente i pochi accenni di origine orientale su Frontone (l’epoca rimane incerta), passati oralmente in Occidente, furono messi in scritto subendo ampliamenti secondo gli schemi tradizionali dell’agiografia contemporanea.

(Autore: Gian Domenico Gordini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Frontone, pregate per noi.


*San Giovanni di Montemarano - Vescovo (14 aprile)

m. 14 aprile 1095
Patronato:
Montemarano (AV)
Martirologio Romano: A Montemarano in Campania, San Giovanni, vescovo, che si dedicò con impegno e passione a prestare soccorso ai poveri e a rendere santo il suo clero. San Giovanni nacque, prima della metà del 1100, in un casale di Montemarano chiamato San Leonardo, sito dov’è ora il cosiddetto Toppolo della Madonna, da una una povera famiglia di contadini o artigiani, come tante del tempo.
Era sacerdote nelle sua città natale quando, nel 1084, i suoi concittadini, essendo rimasti senza vescovo, chiesero al Papa Gregorio VII di nominarlo vescovo di Montemarano.
Il Papa accolse la domanda. Infatti, verso la fine del 1084, Giovanni fu consacrato nella cattedrale di Benevento, dall’arcivescovo di questa città.
Tornato a Montemarano, il vescovo Giovanni fu accolto con giubilo dai suoi concittadini.
San Giovanni si distinte, ben presto, come riformatore del clero e come zelante pastore delle sue anime.
Si ricordano due miracoli attribuiti a S. Giovanni quando era ancora in vita. Il Santo morì il 14 aprile 1095. I montemaranesi, che stimavano Giovanni come santo già in vita, lo seppellirono nel succorpo della Cattedrale.
Nel 1906, Papa S. Pio X confermò il culto ab immemorabilis prestato a S. Giovanni di Montemarano. Il Santo è festeggiato il 14 aprile e il 20 agosto.
(Autore: Francesco Roccia – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni di Montemarano, pregate per noi.  


*Beata Isabella (Josefina Calduch Rovira) - Vergine e Martire (14 aprile)
1882 - 1937

Martirologio Romano: Nel villaggio di Cuevas de Vinromà presso Castellón de la Plana in Spagna, Beata Isabella Calduch Rovira, vergine dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine e Martire, che, in tempo di persecuzione contro la fede, morì per Cristo Sposo.
Nacque ad Alcalá de Chivert, diocesi di Tortosa e provincia di Castellón de la Plana, il 9 maggio 1882. Suoi genitori furono D. Francisco Calduch Roures e Donna Amparo Rovira Martí.
Da loro nacquero cinque figli, l’ultima dei quali fu Isabel. I suoi vicini dicono di lei: “Durante la sua infanzia visse in un ambiente molto cristiano.
Esercitò in quel tempo la carità verso i bisognosi.
Essa stessa con un’amica andava a portare a mangiare ad un’anziana, che aiutava anche per la pulizia personale e la pulizia della casa”.
Durante la giovinezza ebbe relazione con un giovane del luogo, molto cristiano; relazione che essa poi interruppe per abbracciare uno stato di vita più perfetto, sempre con il consenso dei suoi genitori.
Entrò nel monastero delle Cappuccine di Castellón de la Plana vestendo l’abito nel 1900.
Dice suo fratello José: “Solo la vocazione fu il motivo che indusse la sorella a entrare in religione”.
Emise la professione temporanea il 28 aprile 1901 e quella perpetua il 30 maggio 1904. Dicono le religiose: “Era di temperamento pacifico e amabile, sempre gioiosa. Era una religiosa esemplare.
Sempre contenta. Molto osservante delle Regole e delle Costituzioni. Molto modesta negli occhi, prudente nel parlare e molto mortificata.
Molto mortificata nei pasti; sempre molto stimata dalla comunità. Era un’anima d’intensa vita interiore, molto devota del Santissimo, della Vergine e di san Giovanni Battista”.
Nel monastero disimpegnò l’incarico di Maestra delle novizie, “facendolo con molto zelo affinché fossero religiose osservanti; non facendo distinzioni fra le novizie”, dice di lei Suor Micaela.
Fu rieletta per un altro triennio, che non arrivò a completare per il sopravvenire della rivoluzione. Allo scoppio della rivoluzione Suor Isabel andò ad Alcalá de Chivert (Castellón), dove aveva un fratello sacerdote, Mosén Manuel, che poi sarà ucciso.
Durante la permanenza nel suo paese si dedicò al ritiro e alla preghiera. Lì sarebbe arrestata il 13 aprile 1937 da un gruppo di miliziani, insieme a P. Manuel Geli, francescano. Condotti tutt’e due al Comitato locale di Alcalá de Chivert, furono ingiuriati e maltrattati. Fu uccisa nel distretto di Cuevas de Vinromá (Castellón), nel cui cimitero fu anche sepolta.  
(Fonte: Santa Sede - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Isabella, pregate per noi.  


*San Lamberto di Lione – Vescovo (14 aprile)  
† 687 circa

Martirologio Romano: A Lione in Francia, San Lamberto, vescovo, che fu prima monaco, poi abate di Fontenelle.
La Vita di Lamberto (lat. Lantbertus; fr. Lambert) è stata scritta da un monaco di Saint-Wandrille agli inizi del secolo IX, secondo W. Levison, o agli inizi dell’VIII, secondo E. Vacandard. Si tratta di un documento prezioso composto con l’aiuto delle carte dell’abbazia; disgraziatamente esso è incompleto e si interrompe prima della promozione di Lamberto al vescovato di Lione.
Lamberto apparteneva a una ricca famiglia della diocesi di Therouanne; come tutti i giovani della sua condizione, fu mandato alla corte del re per compiervi la sua educazione. Invece di scegliere una carriera laica, entrò nel monastero di Fontenelle, che era stato fondato allora da san Vandregisilo (fr. Wandrille), da cui era anche governato (664-665).
Alla morte di San Vandregisilo, Lamberto gli succedette (668) e tenne il governo dell’abbazia per la durata di dieci anni e cinque mesi, fino al 678. Durante questo periodo l’abbazia ebbe un importante incremento patrimoniale: Childerico II le donò i beni di Ulmirus e di Warinna (nella valle dell’Arques) insieme ad una parte della foresta di Gemmetico (Jumièges). Teodorico III, invece, le fece dono di un possesso posto a Donzère in Provenza (Dróme), dove, ad opera dei monaci di Fontenelle, fu fondato un monastero dipendente.
Sempre un monaco di Fontenelle fondò su di un’isola della Loira il monastero di Indre, posto nella diocesi di Nantes, a cui la casa madre si riservava il diritto di inviare l’abate. Il prete inglese Condedus, infine, che aveva fondato un monastero su di un’isola della Senna, lo annesse nel 675 a Fontenelle. Il 1° novembre 678 morì il vescovo di Lione, Genesio e Lamberto fu chiamato a succedergli, mentre a Fontenelle veniva sostituito da Sant'Abietta.
Dell’episcopato di Lamberto mancano notizie; egli figura nel 683 con il suo titolo come firmatario di un documento di Aigliberto, vescovo di Le Mans. Morì poco dopo, poiché il suo successore Godino era già in carica il 30 ottobre 688.
La sua festa si celebra il 14 aprile, data in cui già compare in parecchi codici del Martirologio Geronimiano ed è registrata nel Martirologio Romano.

(Autore: Henri Platelle – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Lamberto di Lione, pregate per noi.
 


*Santa Liduina - Vergine (14 aprile)
Schiedam (Olanda), 18 marzo 1380 - ivi, 14 aprile 1433
Sta pattinando con giovani e ragazze sulle distese ghiacciate presso il villaggio di Schiedam, in Olanda dove è nata nel 1380, e a un tratto cade. C'è una costola fratturata, forse con lesioni interne. Portata a casa, la mettono subito a letto. Lei ha quindici anni: e in quel letto rimarrà per altri 38.
Per sempre, fino alla morte. Dopo l'incidente sopraggiungono altre malattie, in una disgraziata successione che trova impotenti i medici. Non guarisce, non muore, i dolori incrudeliscono, Liduina è a un passo dalla disperazione.
Trova un senso però alle sue sofferenze grazie alle parole di un prete, Giovanni de Pot. Liduina decide di offrire il proprio dolore per la salvezza degli altri ma chiede un segno dall'alto che confermi la volontà divina: sopra il suo capo appare splendente l'Ostia eucaristica. E la vedono anche i parenti. Da quel giorno la sua casa diventa meta di pellegrinaggi da tutto il Nord Europa. La sua opera di ascolto e aiuto dei sofferenti che vanno da lei si conclude il martedì di Pasqua del 1433. (Avvenire)
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Schiedam in Geldria, nell’odierna Olanda, Santa Liduina, vergine, che per la conversione dei peccatori e la liberazione delle anime sopportò con pazienza per tutta la vita le infermità del corpo, confidando solo in Dio.
Sta pattinando con giovani e ragazze sulle distese ghiacciate presso il villaggio di Schiedam, e a un tratto cade, come avviene spesso a tutti. Ma poi non si rialza. C’è una costola fratturata, forse con lesioni interne. Portata a casa, la mettono subito a letto. Lei ha quindici anni: e in quel letto rimarrà per altri 38. Per sempre, fino alla morte. Prima della disgrazia aveva rifiutato un matrimonio combinato dai parenti (secondo l’uso del tempo) quando lei era sui dodici anni.
Dopo l’incidente sopraggiungono altre malattie, in una disgraziata successione che trova
impotenti i medici. Non guarisce, non muore, i dolori incrudeliscono, Liduina è a un passo dalla disperazione.
Le viene in aiuto un prete, Giovanni de Pot, con discorsi sereni sulla sofferenza innocente di Gesù Cristo; ingiusta, ma salvatrice. Allo stesso modo, le dice, la frattura e gli altri suoi mali non sono una sciagura priva di senso. Al contrario, sono un’impresa che le affida il Signore: ora lei, dal suo letto, può collaborare alla Redenzione; ogni dolore suo porta salvezza ad altri.
E Liduina dice di sì: se il patire ha quel senso e quella funzione, lei lo accetta.
Solo, chiede qualcosa, un segno dall’alto – come hanno fatto certi personaggi dell’Antico Testamento – che confermi la volontà divina. E lo ottiene, scrivono i suoi biografi, citando le testimonianze: sopra il suo capo appare splendente l’Ostia eucaristica. E la vedono anche parenti e vicini, i quali poi rifiutano di ascoltare il parroco, accorso anche lui, che parla di “frode del demonio”. Anzi, ricorrono al vescovo, che manda a Schiedam un altro sacerdote.
Dopo il fatto, è naturale che a casa sua venga gente anche da paesi vicini: le voci di miracolo attirano. Ma, col tempo, altri arrivano da Rotterdam, da vari luoghi della Contea d’Olanda, soggetta all’epoca ai Wittelsbach di Baviera. E poi dalle Fiandre, dalla Germania, perfino dall’Inghilterra. Non vengono più per il miracolo di quel giorno. Vengono per lei, perché lei è ora il miracolo.
E la sua casa è il luogo della speranza. La sua voce guida la preghiera e orienta la vita di chi l’avvicina: malati e sani, buoni cristiani e furfanti, ricchi e poveri; qualcuno si traveste o si maschera per non farsi riconoscere dagli altri, ma davanti a lei si mostra com’è. Liduina accoglie tutti: ascolta, parla, soffre, consiglia, e quelli lasciano casa sua come uscendo da una festa: la malata incurabile libera i robusti dai loro mali segreti.
La sua opera si conclude nella Settimana santa del 1433, quando le viene preannunciata in modo soprannaturale l’imminente morte, che arriva il martedì dopo la Pasqua. Leggera è la sua bara, perché Liduina passava giorni e giorni senza cibo, e si è ridotta a un’ombra e una voce. Nel 1890 Papa Leone XIII autorizzerà il culto in suo onore.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Liduina, pregate per noi.  


*San Pietro Gonzales (detto S. Telmo) - Domenicano (14 aprile)
Astorga, Spagna, 1190 - Santiago de Compostella, 15 aprile 1246

Della nobile famiglia spagnola di Frómista, già molto giovane fu canonico della cattedrale di Palencia. Ma proprio la vita sfarzosa, che egli univa al disimpegno dei suoi uffici ecclesiastici, nei piani di Dio doveva condurlo al ravvedimento: a causa di una ridicola caduta da cavallo che provocò le risate degli astanti, Pietro avvertì l'inconsistenza e la vanità del successo mondano e desiderando una vita austera entrò nell'Ordine. Fu confessore di Ferdinando III di Castiglia e infaticabile apostolo tra i marinai che lo invocano come loro protettore con il nome di s. Telmo. Morì a Tuy in Spagna, nella cui cattedrale riposa il suo corpo.
Martirologio Romano: A Túy nella Galizia in Spagna, beato Pietro González, detto Telmo, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, divenuto tanto umile quanto in passato era stato desideroso di gloria, si adoperò nel dare aiuto ai poveri, specialmente marinai e pescatori.
Pietro Gonzales è invocato dai marinai come loro specialissimo protettore col nome di Sant’Telmo. Le antiche cronache dicono che forse Telmo fu il suo cognome. Fu conquistato dalla grazia in un modo
singolare. Nipote del Vescovo di Palencia, ancora giovane divenne Decano del Capitolo, ma non avendo posto il fondamento di una vera pietà, accecato dal fumo degli onori, non pensò altro che a circondarsi di lusso, di passatempi e di amici.
Un giorno mentre se ne andava con molto sussiego su di una sfarzosa cavalcatura, il cavallo, con una mossa improvvisa, lo gettò in una nera pozzanghera, tra le risate dei circostanti. In un baleno, illuminato da Dio, comprese la vanità di tutte le vanità e, seguendo la divina ispirazione, si fece Frate Predicatore. All’orgoglio e al lusso contrappose la povertà eroica e una verace umiltà. Ebbe, come il suo Padre Domenico, la sete delle anime, e fu un instancabile predicatore.
Non lasciava mai una casa o un luogo senza avervi riconciliate tutte le anime a Dio. Turbe di popolo lo seguivano come attirati da una forza misteriosa. Spinto dalla carità, ideò e costruì, in modo quasi miracoloso, un bel ponte sul fiume Minho presso Ribadavia dove vi lavorarono, in spirito di penitenza, un gran numero di operai da lui convertiti. Per rifocillare tanti uomini, a volte, chiamava a riva i pesci, che docili si lasciavano prendere da lui. Ferdinando Terzo di Castiglia, dettò il Santo, nelle spedizioni contro i Mori, lo volle con sé quale angelo tutelare.
Morì a Tuy il 14 aprile 1246. Il suo corpo è conservato in una speciale cappella della locale cattedrale. Papa Benedetto XIV il 13 dicembre 1741 ha confermato il culto.
(Autore: Franco Mariani)
Giaculatoria - San Pietro Gonzales, pregate per noi.


*Beato Radulfo di Sisteron - Vescovo (14 aprile)
† 1241

Il Beato Radulfo è il trentatreesimo vescovo della diocesi di Sisteron, soppressa nel 1801. Nella cronotassi ufficiale è stato inserito dopo Bermond d'Anduse e prima di Enrico da Susa.
Niente si conosce circa la diffusione del cristianesimo a Sisteron e sulle origini della diocesi. Si presume che un forte impulso all'evangelizzazione sia avvenuto con l'imperatore Costantino e il primo vescovo che di certo appartenne alla sede di Sisteron è un certo Giovanni.
È stato un monaco nell’abbazia cistercense di Thoronet, nella diocesi di Fréjus.
Nel 1216 il Beato Radulfo venne nominato vescovo di Sisteron.
Morì nel 1241 e fu sepolto nella cattedrale sotto l’altare (Subtus altare positium in scalerio lapideo introitus chori).
Le sue reliquie e i suoi resti furono dispersi dagli Ugonotti nel 1562.
Nei menologi cistercensi è festeggiato nel giorno 14 aprile.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Radulfo di Sisteron, pregate per noi.


*San Tiburzio e Compagni - Martiri di Roma (14 aprile)

Roma, III secolo
I tre Santi martiri Tiburzio, Valeriano e Massimo, vissuti nel III secolo a Roma, sono ricordati da antiche fonti sin dal V secolo, tuttavia vi sono due versioni che trattano la loro personalità ed esistenza storica; una è legata alla «Passio» di Santa Cecilia († 232), mentre l'altra è riportata dal «Martirologio Geronimiano».
Secondo la «Passio», Valeriano era sposo di Cecilia e da lei convertito, fu battezzato dal Papa Urbano I (222-230) e a sua volta convertì al cristianesimo il fratello Tiburzio; ambedue furono condannati a morte dal prefetto Almachio, che li affidò al «cornicularius» Massimo, (ufficiale in seconda del console) il quale prima di fare eseguire la sentenza, si convertì anche lui, venendo così condannato e ucciso qualche giorno dopo.
Valeriano e Tiburzio furono martirizzati e sepolti in un posto chiamato Pagus da Cecilia, a quattro miglia da Roma, ma che non è stato identificato, e che poco dopo seppellì anche Massimo in un diverso sarcofago. (Avvenire)
Etimologia: Tiburzio = oriundo di Tivoli, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Pretestato sulla via Appia, Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, martiri.
I tre santi martiri Tiburzio, Valeriano e Massimo, vissuti nel III secolo a Roma, sono ricordati da antiche fonti sin dal V secolo, tuttavia vi sono due versioni che trattano la loro personalità ed
esistenza storica; una è legata alla “passio” di Santa Cecilia († 232), mentre l’altra è riportata dal ‘Martirologio Geronimiano’.
Nel suddetto Martirologio sono citati ben quattro volte, la prima li indica come sepolti nel cimitero di Pretestato e ricordati il 14 aprile e questa versione è quella passata poi nel Martirologio Romano, ancora oggi in uso.
Le altre versioni li ricordano come sepolti in altri cimiteri di Roma, ricordati in date diverse, a volte confusi, come il caso di San Tiburzio con altro omonimo; gli studiosi della materia non sono giunti ad una certezza assoluta, sembra comunque che nel cimitero di Pretestato era sepolto il solo San Tiburzio con celebrazione al 14 aprile, mentre nel cimitero di Callisto vi erano Massimo e Valeriano con la loro celebrazione al 21 aprile, che vennero poi traslati nel cimitero di Pretestato; sembra che in seguito fu San Gregorio Magno ad unirli in un’unica celebrazione.
Comunque secondo la ‘passio’, Valeriano era sposo di Cecilia e da lei convertito, fu battezzato dal Papa Urbano I (222-230) e a sua volta convertì al cristianesimo il fratello Tiburzio; ambedue furono condannati a morte dal prefetto Almachio, che li affidò al “cornicularius” Massimo, (ufficiale in seconda del console) il quale prima di fare eseguire la sentenza, si convertì anche lui, venendo così condannato e ucciso qualche giorno dopo.
Valeriano e Tiburzio furono martirizzati e sepolti in un posto chiamato Pagus da Cecilia, a quattro miglia da Roma, ma che non è stato identificato, e che poco dopo seppellì anche Massimo in un diverso sarcofago.
I loro sepolcri furono restaurati prima da Gregorio III (731-41) poi da Adriano I (772-795) e finalmente da Pasquale I (817-24) il quale trasferì le loro reliquie nella basilica di S. Cecilia a Trastevere.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Tiburzio e Compagni, pregate per noi.  

 

*Santa Tomaide d'Alessandria - Martire (14 aprile)
m. Alessandria d’Egitto, 476
Martirologio Romano:
Ad Alessandria d’Egitto, Santa Tomaide, martire. Santa Tomaide, martire presso Alessandria d’Egitto, è commemorata dai sinassari bizantini che ne riportano un lungo elogio ricco di particolari, tratteggiando il profilo di una “Maria Goretti” d’altri tempi, uno fra tanti esempi di ragazze cristiane che hanno preferito la morte all’integrità della loro verginità.
Nativa di Alessandria, fu data in sposa ad un pescatore, ma il suocero rimase infatuato da un’impura passione e tentò di sedurla.
La Santa si oppose con fermezza d’animo e con ogni sua forza ed allora il corteggiatore la colpì con la spada tagliandola in due e provocandone così la morte.
Era l’anno 476.
Il vecchio, divenuto cieco, confessò il delitto e venne decapitato. La notizia del glorioso martirio di Tomaide si diffuse subito nei dintorni di Alessandria e l’abate Daniele fece seppellire il corpo della santa nel cimitero dei monaci.
In seguito le reliquie furono traslate a Costantinopoli. L’olio delle lampade ardenti sulla sua tomba fu utilizzato quale rimedio contro le tentazioni carnali. Assolutamente leggendari paiono essere gli Atti di Santa Febronia, attribuiti a Santa Tomaide.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Tomaide d'Alessandria, pregate per noi.  


*San Valeriano - Martire (14 aprile)
Roma, 177 - Roma, 14 aprile 229
La morte dei Santi Valeriano, Tiburzio e Massimo, avvenuta nel 229, ci è raccontata negli Atti del martirio di Santa Cecilia, risalenti al V secolo.
Costei era la moglie di Valeriano, nobile patrizio nato a Roma nel 177, e lo aveva convertito al cristianesimo. Valeriano a sua volta - dopo essere stato battezzato da Papa Urbano - propiziò la conversione di suo fratello Tiburzio. I due, scoperti, furono imprigionati e torturati. Il loro esempio colpì il carceriere Massimo, che chiese di essere battezzato. Tutti e tre furono decapitati.
Li seppellì Cecilia, che subì il martirio pochi mesi dopo. La loro tomba, sull'Appia, fu nel Medioevo luogo molto frequentato dai pellegrini. (Avvenire)
Etimologia: Valeriano = che sta bene, forte, robusto, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Pretestato sulla via Appia, Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, Martiri.
Nato nel 177 a Roma, Valeriano era un nobile patrizio cui venne data in sposa santa Cecilia. Cecilia era però votata al Signore e nella prima notte di nozze chiese allo sposo di non essere toccata,
perché protetta da un angelo del Signore.
Se avesse rispettato questo, lui stesso sarebbe stato amato da Dio. Valeriano chiese alla moglie una prova di quello che diceva, così poté vedere accanto a Cecilia un angelo con due corone: una di rose per lei e una di gigli per lui.
Valeriano fu battezzato da papa Urbano e convertì alla fede anche suo fratello Tiburzio. Insieme a Cecilia e Tiburzio fu sorpreso mentre dava sepoltura ai cristiani.
Fu arrestato e frustato e quindi condannato alla morte per decapitazione.
Riportato in carcere, riuscì a convertire anche Massimo, il funzionario addetto alla loro sorveglianza.
Valeriano, Tiburzio e Massimo furono martirizzati insieme, il 14 aprile 229, e fu la stessa santa Cecilia a dar loro segreta sepoltura prima di venire martirizzata a sua volta.
La loro tomba sulla via Appia fu molto popolare nel Medioevo.
É raffigurato con l'angelo e gli strumenti del suo martirio ed è invocato contro le tempeste.
(Autore: Maurizio Misinato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valeriano, pregate per noi.  


*San Valeriano - Martire, Venerato a Cumiana (14 aprile)

La figura del Martire San Valeriano non va assolutamente confusa con quella dell'omonimo presunto promesso sposo della martire romana Santa Cecilia, anche se il loro ricordo si celebra nel medesimo giorno.
San Valeriano venerato a Cumiana ed in altre località del Piemonte, rientra nel folto gruppo dei martiri appartenenti alla famosa Legione Tebea, capitanata da San Maurizio, e sterminata nel Vallese nei pressi dell'antica Agaunum, ove oggi sorge il centro di Sainte Maurice.
Secondo una tradizione molto consolidata nei territori dell'arco alpino nord occidentale, non tutti i soldati furono uccisi sulle rive del Rodano, molti riuscirono a fuggire e a raggiungere le vallate della Valle d'Aosta, del Piemonte e della Lombardia.
In questi luoghi svolsero opera di evangelizzazione presso le popolazioni ancora pagane e testimoniarono col sacrificio della vita la loro fede, o perché raggiunti da altri soldati mandati al loro inseguimento, o uccisi per mano di persecutori locali.
La critica agiografica, che molto si è occupata del caso della Legione Tebea, ha tentato di far luce
anche su queste altre figure, giungendo a differenti risultati, tra loro spesso in contrasto. Da chi respinge totalmente le varie tradizioni locali di questi tebei fuggitivi, a chi accetta acriticamente ogni particolare delle loro leggende.
Non è ovviamente possibile giungere ad una conclusione definitiva od univoca della problematica, dovendo ogni caso essere studiato ed analizzato singolarmente e solo successivamente confrontato con gli altri.
È oggi opinione comune che santi o martiri locali, di cui per i più diversi motivi si perse memoria della loro reale identità, siano stati legati, per motivi agiografici e di necessità cultuale, agli autentici martiri tebei. Il loro numero fu ulteriormente accresciuto dalla traslazione di reliquie, dallo sdoppiamento di personaggi o anche semplicemente per motivi iconografici: bastava, infatti, che un santo fosse ritratto in abiti militari, per essere assimilato ai compagni di San Maurizio. Valeriano dunque, secondo la tradizione, avrebbe raggiunto il territorio di Cumiana e lì si sarebbe dedicato alla diffusione della buona novella presso gli abitanti del luogo. Venne decapitato da un drappello di soldati che scoprirono il suo nascondiglio: il Santo, prima di morire si inginocchiò e sulla pietra rimasero impresse le impronte delle sue ginocchia. Sul luogo del martirio, a circa un chilometro dalla frazione di Tavernette, alle pendici del monte Piuerne, venne poi innalzata una cappella votiva, ancor oggi esistente anche se in una più recente riedificazione, in cui è visibile il sasso del prodigio.
È molto probabile che questa tradizione sia da ricollegarsi all'esigenza di sacralizzare un luogo di culto pagano, dove si praticavano particolari riti litici, un fenomeno documentato per numerosi altri santuari dell'arco alpino e non.
Poco distante dalla cappella sorge il santuario vero e proprio. L'attuale costruzione venne terminata nel 1787, ma già dal 1454 è documentata la concessione, da parte del vescovo di Torino, di particolari indulgenze a chi avrebbe contribuito, con offerte o prestando manodopera, all'edificazione dell'oratorio in prossimità del sasso, venerato già in precedenza. Dietro l'altare maggiore dell'odierno santuario vi sarebbero ancora delle tracce di affreschi risalenti, molto probabilmente, a questa prima fase edilizia documentata.
Purtroppo i tre quadri che ornavano l'interno della chiesa e che rappresentavano altrettanti episodi della vita di San Valeriano, furono rubati negli scorsi decenni, insieme al reliquario in cui era conservata un'insigne reliquia del martire.
La festa annuale di San Valeriano si celebra il lunedì dell'Angelo; infatti, non essendo riportato dalla tradizione un dies natalis del Santo, il suo nome venne segnato nei calendari al 14 di aprile, giorno in cui è commemorato, come si è detto, l'omonimo martire romano.
Poiché tale giorno cade frequentemente in quaresima o nella Settimana Santa, la celebrazione venne fissata al giorno successivo la Pasqua, una giornata festiva che favorisce la partecipazione dei fedeli alla processione fino al pianoro sottostante il santuario e alla successiva celebrazione eucaristica.
Il Santo, raffigurato nell'arte come un soldato romano, è anche venerato nella località che da lui prende il nome a Borgone di Susa, ove un oratorio, la cui costruzione presenta tracce di una fase romanica, venne edificato in prossimità della grotta in cui Valeriano avrebbe vissuto.
Forse anche in questo caso il culto del presunto martire tebeo fu una sacralizzazione di un più antico luogo di culto pagano.  
(Autore: Damiano Pomi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valeriano, pregate per noi.

 

*Altri Santi del giorno (14 Aprile)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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