Santi del 14 Giugno - Istituto Aveta

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Santi del 14 Giugno

Il mio Santo > I Santi di Giugno

*Santi Anastasio, Felice e Degna - Martiri (14 giugno)

m. 853
Martirologio Romano:
A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Santi martiri Anastasio, sacerdote, Felice, monaco, e Digna, vergine, che morirono tutti insieme nello stesso giorno: Anastasio, avendo confessato davanti ai consoli Mori la sua fede cristiana, fu prontamente trafitto con la spada e, insieme a lui, anche Felice, di origine gétula, che aveva professato nelle Asturie la fede cattolica e conduceva vita monastica; Digna, ancor giovanissima, che all’uccisione dei suoi compagni aveva coraggiosamente espresso biasimo verso il giudice, fu senza indugio decapitata.
Si venerano insieme, per essere stati martirizzati lo stesso giorno, il 14 giugno 853, a Cordova, durante la persecuzione di Mohamed I.
Anastasio, monaco e poi sacerdote, profondamente colpito dal martirio subito a Cordova, il 13 giugno, da Santa Fandila, affrontò coraggiosamente i carnefici, rimproverando loro il delitto e confessando la sua fede: i maomettani lo decapitarono.
Contemporaneamente fu decapitato Felice, un monaco di Alcalà, proveniente dalla Getulia e di passaggio a Cordova.
La sera dello stesso giorno, la vergine Digna, una monaca di Tábanos, che per umiltà voleva farsi chiamare Indigna, ebbe una visione di Sant'Agata, che, offrendole una rosa rossa, la esortava a patire per Cristo: Digna abbandonò il monastero e, infiammata di sacro zelo, rinfacciò al giudice le esecuzioni di Anastasio e Felice, colpevoli solo d'aver adorato il vero Dio e confessato la Trinità. Questa intrepidezza le valse il martirio: il suo cadavere, come quello degli altri martiri, fu appeso a un palo.
Dubbia è la notizia che dopo la cremazione le ceneri dei tre santi siano state disperse. La loro festa si celebra il 14 giugno sia nel Martirologio Romano che nell'Ordine Benedettino.
(Autore: Pietro Altabella Gracia - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Anastasio, Felice e Degna, pregate per noi.


*San Cipriano - Venerato ad Antigny (14 giugno)
Sec. V
Savino e Cipriano (fr. Savin et Cyprien), Santi, martiri.

I documenti su questi santi poco attendibili. Nella metà del sec. V, a due fratelli cristiani, Savino e Cipriano, vittime di una persecuzione, sarebbero stati liberati da un angelo che li esortò ad incamminarsi verso le Gallie.
I persecutori si misero al loro inseguimento e li raggiunsero presso Antigny, sulle rive della Gartempe (Vienne) dove i due avrebbero subito il martirio.
I loro corpi furono ritrovati grazie a parecchi prodigi.
Quello di Cipriano fu trasportato nel sec. X in un'abbazia fondata a Poitiers sotto il suo patrocinio. Questo monastero, affidato ai Benedettini, fu distrutto durante la Rivoluzione.
Gli affreschi della cripta romanica nella chiesa di St-Savin-sur-Gartempe illustrano la storia dei due fratelli.
Una frazione d'Antigny porta ancora il nome di Cipriano, la cui festa è celebrata il 14 giugno, mentre quella di Savino è fissata all'11 luglio.
(Autore: Roger Desreumaux  - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cipriano, pregate per noi.


*Beata Costanza de Castro - Terziaria Francescana (14 giugno)

XIII secolo
Nata a Vivere» (Lugo, Spagna) dalla nobile famiglia dei conti di Lemos, la de Castro sposò il valoroso capitano Rodrigo Diaz de Andrade che morì eroicamente nelle guerre contro Granada, combattendo per il re San Ferdinando III, probabilmente tra il 1245 e il 1248.
Rimasta vedova, prese l'abito del Terz'Ordine francescano e, dopo una vita trascorsa nella preghiera e negli altri esercizi di pietà, morì in data ignota.
Il corpo, sepolto nella sua cappella gentilizia della Croce nel convento francescano di Vivero, già esistente nel 1258, nel 1611 fu trovato integro.
All'intercessione della de Castro si attribuirono alcuni miracoli, sui quali fu espresso un giudizio favorevole da coloro che li avevano esaminati per mandato del vescovo di Mondonedo, Pietro Fernàndez Zorrilla (1616-18) : il Wadding venne in possesso di una copia di questo rapporto.
Il Martirologio Francescano ricorda la beata il 14 giugno, fissandone arbitrariamente la data emortuale al 1286.
(Autore: Isidoro da Villapadierna - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Costanza de Castro - Terziaria Francescana, pregate per noi.


*Sant'Eliseo - Profeta (14 giugno)
m. 790 a.C.
Ricco possidente, originario di Abelmeula, il suo nome che significa «Dio salva» risponde bene alla missione svolta tra il popolo di Israele, sotto il regno di Ioram (853-842 a.c.), Iehu (842-815 a.c.), Ioacaz (814-798 a.c.) e Ioash (798-783).
Eliseo era un uomo deciso e lo dimostra la prontezza con cui rispose al gesto simbolico di Elia che, per ordine di Jahvé, lo consacrava profeta e suo successore.
Eliseo prese parte attiva alle vicende politiche del suo popolo attraverso il carisma della sua profezia e può essere considerato il più taumaturgico dei profeti dell'Antico Testamento.
La Scrittura ricorda infatti una lunga serie di prodigi da lui operati: stendendo il mantello di Elia divise le acque del Giordano; rese potabile l'acqua di Gerico; riportò in vita il figlio della sunamita che lo ospitava; moltiplicò i pani sfamando un centinaio di persone.
Profeta non scrittore, come il suo maestro Elia si preoccupò del suo paese in tempi difficili durante la guerra contro i Moabiti e durante quelle contro gli Aramei.
Morì verso il 790 a.C. e venne sepolto nei pressi di Samaria, dove ai tempi di San Girolamo esisteva ancora il suo sepolcro. (Avvenire)
Etimologia: Eliseo = Dio è la mia salvezza (o salute), dall'ebraico
Martirologio Romano: A Samaria o Sebaste in Palestina, commemorazione di Sant’Eliseo, che, discepolo di Elia, fu profeta in Israele dal tempo del re Ioram fino ai giorni di Ioas; anche se non lasciò oracoli scritti, tuttavia, operando prodigi a vantaggio degli stranieri, preannunciò la futura salvezza per tutti gli uomini.
Il continuatore dell'opera di Elia era un ricco possidente, originario di Abelmeula. Il suo nome, Eliseo ("Dio salva", risponde bene alla natura della missione svolta tra il popolo di Israele, sotto il regno di Ioram (853 a.C.-842), Iehu (842-815), Ioacaz (814-798) e Ioash (798-783).
Eliseo era un uomo deciso e lo dimostra la prontezza con cui rispose al gesto simbolico di Elia che, per ordine di Jahvè, lo consacrava profeta e suo successore.
"Elia andò in cerca di Eliseo - si legge al cap. 19 del I libro dei Re - e lo trovò che stava arando: aveva davanti a sè dodici paia di buoi; egli arava col dodicesimo paio.
Giunto a lui, Elia gli gettò addosso il proprio mantello.
Allora Eliseo, abbandonati i buoi, corse dietro a Elia e gli disse: Permettimi di passare a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò.
Elia gli disse: Va' e torna presto, poiché tu sai ciò che ti ho comunicato.
Eliseo, allontanatosi, prese un paio di buoi e li immolò, quindi col legno dell'aratro e degli strumenti da tiro dei buoi ne fece cuocere le carni e le dette a man lare ai suoi compagni di lavoro. Poi partì e seguì Elia, mettendosi al suo servizio".
Il ricco agricoltore, con quel gesto significativo, voleva dire al suo maestro che ormai era disposto a rinunciare a tutto per rispondere in pieno alla vocazione profetica.
E con altrettanta prontezza eseguì gli ordini del maestro fino al momento del misterioso commiato, oltre il Giordano, quando Elia scomparve dentro un turbine di fuoco.
Elia gli aveva chiesto: "Che cosa vuoi, prima che io parta dalla terra?".
La richiesta di Eliseo non fu di poco conto: "io chiedo che abiti in me uno spirito doppio del tuo".
Gli era stato fedele discepolo per sei anni, ora gli avanzava la sua richiesta di eredità, non in beni materiali, ma in virtù carismatica.
La domanda di Eliseo venne esaudita.
Egli è, infatti, il più taumaturgico dei profeti. La Bibbia ricorda una lunga serie di prodigi da lui operati: stendendo il mantello di Elia divise le acque del Giordano; con una manciata di sale rese potabile l'acqua di Gerico; rese inesauribile l'olio d'oliva di una vedova; risuscitò il figlio della sunamita che lo ospitava; moltiplicò i pani sfamando un centinaio di persone; guarì dalla lebbra Naaman, generale del re di Damasco.
Operò miracoli anche dopo la morte: un morto, gettato frettolosamente sulla tomba del profeta da un becchino impaurito dall'arrivo di alcuni predoni "risuscitò, si alzò in piedi e se ne andò".
Il profeta Eliseo morì verso il 790 a.C., e venne sepolto nei pressi di Samaria, dove ai tempi di S. Girolamo esisteva ancora il suo sepolcro.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eliseo, pregate per noi.


*Sant'Eterio di Vienne - Vescovo (14 giugno)
† 626

Martirologio Romano: A Vienne in Burgundia, oggi in Francia, Sant’Eterio, vescovo.
Sant’Eterio (Aetherius, Ethère o Ithier) è il trentunesimo vescovo dell’arcidiocesi di Vienne, che si trova nella zona sud-orientale della Francia.
Nella cronotassi ufficiale dei vescovi è stato inserito agli inizi del VII secolo, dopo San Donnolo e prima di San Clarenzio.
Eterio fa parte di quella schiera dei primi quarantacinque vescovi di Vienne considerati santi.
Di lui conosciamo solo il nome, grazie alla "Pasiio Desiderii".
Non sappiamo nulla sulla sia vita e sul suo governo pastorale della diocesi.
Le attuali fonti storiche indicano la sua morte presumibilmente nell’anno 626.
La sua festa si celebra il 14 giugno.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eterio di Vienne, pregate per noi.


*San Fortunato di Napoli - Vescovo (14 giugno)

Napoli, IV secolo
Preservò la diocesi dall'eresia ariana. Fece costruire una basilica cimiteriale nella valle della Sanità, vicino alle catacombe di San Gaudioso. Vi fu sepolto e in seguito vi furono sistemati anche i resti mortali del vescovo San Massimo.
Martirologio Romano: A Napoli, San Fortunato, vescovo.
Non è ben precisata la data del suo episcopato, che deve essere avvenuto verso la metà del secolo IV, al tempo che infuriava l’eresia ariana.
L’eresia scaturì dall’eretico Ario di Alessandria (280-336) il quale affermava che il Verbo, incarnato in Gesù, non è della stessa sostanza del Padre, ma rappresenta la prima delle sue creature.
L’eresia scatenò una lotta a volte anche violenta, fra le due posizioni esistenti nella Chiesa di allora, a cui non fu estraneo il potere civile.
Il vescovo di Napoli Fortunato fece di tutto per preservare la sua diocesi dallo scossone ariano,
nonostante il tentativo dei vescovi orientali favorevoli, che fuggiti dal Concilio di Sardica (attuale Sofia in Bulgaria), volevano trarlo dalla loro parte.
Si sa che fece costruire una basilica cimiteriale che prese il suo nome, nella valle della Sanità, poco lontano dalle catacombe di S. Gaudioso e che assunse una primaria importanza.
In questa basilica San Fortunato fu sepolto dopo la sua morte e in seguito nello stesso luogo furono sistemati i resti mortali del vescovo San Massimo, 10° vescovo di Napoli, che vittima della già citata lotta eretica ariana, era morto in esilio in Oriente, e che il suo successore San Severo, aveva riportato a Napoli.
Sotto l’episcopato del vescovo Giovanni lo Scriba († 849), le reliquie di San Fortunato e di San Massimo furono traslate nella “Stefania”, l’antica cattedrale di Napoli.
E di quello stesso periodo, è il famoso “Calendario Marmoreo” di Napoli, scolpito nel IX secolo e tuttora conservato in ambienti dell’attuale Duomo, che riporta il nome di San Fortunato al 14 giugno; e che alla stessa data è poi riportato in altri Calendari napoletani e nel ‘Martirologio Romano’.
Ancora oggi molti napoletani portano il suo nome, ciò testimonia il lungo ed incessante culto goduto nei secoli dal Santo vescovo Fortunato, del quale purtroppo si è potuto dare qui solo poche notizie.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fortunato di Napoli, pregate per noi.


*Beata Francisca de Paula De Jesus (nhà Chica) Laica (14 giugno)

1810 - 14 giugno 1895
“Nhà Chica”, cioè zia Francesca: così in Brasile la conoscevano in vita e così la conoscono adesso, a quasi 120 anni dalla morte. E c’è da giurarci che continueranno a chiamarla così anche quando sarà elevata alla gloria degli altari, tanta è la confidenza dei brasiliani verso questa umile donna.
Nasce nel 1808, figlia di una schiava e di padre ignoto, probabilmente il padrone della fazenda in cui sua madre è a servizio. Al battesimo le impongono il nome di San Francesco de’ Paola, di cui sono particolarmente devoti gli schiavi sudamericani, e cresce senza cognome, cui non ha diritto in quanto figlia naturale di donna schiava.
Affrancata dalla schiavitù, si trasferisce in città con la mamma e con un fratello nato da una precedente unione, restando orfana appena adolescente.
Completamente analfabeta, ha ricevuto da mamma soltanto l’educazione religiosa, insieme alla raccomandazione di vivere una vita ritirata per meglio dedicarsi alla preghiera ed alla carità: un impegno cui resterà fedele per tutta la vita, malgrado le numerose proposte di matrimonio che
riceve. Perché Francisca de Paula de Jesus non passa inosservata: bella, bruna e slanciata, diventa la donna dei sogni di molti coetanei, che puntualmente si vedono, anche se in bel modo, respinti.
Senza aver per niente chiaro cosa Dio e gli altri vogliano da lei, inizia molto semplicemente ad organizzare incontri quotidiani di preghiera nella sua casa: è l’unico modo a sua disposizione per farsi carico dei bisogni spirituali della sua gente. Che comincia ad arrivare, alla spicciolata o a piccoli gruppi, per riversare tra quelle quattro mura i suoi problemi. Francisca tutto raccoglie e tutto presenta alla “mia Signora”, cioè alla Madonna, raffigurata in un’umile statuetta di terracotta con le sembianze dell’Immacolata.
Incredibilmente, trovano risposta le intercessioni presentate attraverso l’umile Francisca, che con una disarmante semplicità non fa che ammettere: “Io la prego e Mia Signora mi risponde”. In cerca di consigli, suggerimenti, parole di conforto, guarigione fisiche o spirituali da lei si presentano persone umili ed altolocate, consiglieri imperiali e professionisti, giovani ed anziani: a ciascuno Francisca trasmette il messaggio che attinge dalla Madonna, ben lontana dall’atteggiarsi a profetessa, con l’umiltà di chi sa di altro non essere che il canale per far incontrare cielo e terra, quasi nascondendosi dietro il suo semplice ruolo di intermediaria, in virtù del quale ripete incessantemente: “Rispetto ciò che mi dice la Madonna e niente più”.
Parallelamente a questo suo ministero di consiglio e di consolazione, Francisca svolge anche un ruolo di carità concreta, organizzando settimanalmente un pranzo per i poveri e donando generosamente a chiunque bussa alla sua porta per chiedere un aiuto e così, benchè povera come loro, diventa “madre dei poveri”.
Nel 1862, a dire il vero, anche lei ha l’occasione di dare una svolta alla propria vita: il fratello, che ha fatto carriera e si è arricchito nel commercio, morendo in quell’anno senza figli la nomina sua erede universale e mette di fatto nelle sue mani una fortuna immensa.
Francisca coglie al volo l’occasione per meglio organizzare le sue opere di carità ed assistenza, moltiplicare le sue elemosine, venire incontro ai bisogni più disparati. Utilizzando una parte di quei beni “piovuti dal cielo” riesce anche ad esaudire un desiderio che dice esserle stato chiesto direttamente e da tanto tempo dalla Madonna: costruire una cappella dedicata all’Immacolata Concezione.
Appena può, comunque, si spoglia di tutto, lasciando la parrocchia erede di tutti i suoi averi e tornando ad essere povera come sempre e continuando comunque ad arricchire spiritualmente tanti. Muore il 14 giugno 1895 e viene sepolta nella cappella da lei fatta edificare per il culto dell’Immacolata, all’ombra della quale oggi hanno preso vita molte opere di assistenza sociale.
Il processo per la sua beatificazione, iniziato quasi 100 anni dopo, nel 2011 ha raggiunto una tappa importante con il riconoscimento delle virtù eroiche, mentre parallelamente si sta procedendo all’esame di uno dei tanti “miracoli” attribuiti alla sua intercessione per cui c’è da credere che molto presto si possa venerare sugli altari Francisca de Paula de Jesus, detta “nhà Chica”.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Francisca de Paula De Jesus, pregate per noi.


*Beato Ludovico Biassoni - Religioso Francescano (14 giugno)
† 14 giugno 1525

Il Beato Ludovico Biassoni è un francescano, che secondo la tradizione fondò il monte di Pietà di Monza, presso l’ospedale o ospizio di Santa Marta, attiguo alla chiesa in contrada Rampone.
Il primo cenno dell'ospedale di Santa Marta, si trova in un testamento del 19 dicembre 1373, al quale si assegna la natura promiscua, in quanto accoglie e nutre infermi, poveri miserabili e viandanti. Da quell’istituto per la povera gente sorse due secoli dopo, grazie all’intervento del Beato Ludovico anche il monte di Pietà di Monza.
Le uniche notizie sul Beato le troviamo in un testo del settecento che riporta la "Notizia cronologica dell’ingresso e progresso de’ frati minori, per San Francesco nella Città di Milano" raccolto dal padre Pier Nicola Buonavilla di Milano.
In quel testo c’è l’accenno agiografico sul Beato Ludovico. "Oriundo da Biassono, luogo della diocesi di Milano, e quantunque resti ignota la sua stirpe, si sa che vestì l’abito serafico dei frati minori osservanti nel convento di Santa Maria delle Grazie fuori Monza".  
In quel convento emise la professione solenne e si diede allo studio delle sacre letture.
Padre Ludovico divenne un celebre e famoso predicatore.
"Indi dedicandosi – continua il testo - con intenso fervore al Divino serviggio, s’acquistò presso il popolo monzese la fama non ordinaria di venerabile. Fondò nella stessa città il  Monte di Pietà".
Singolare è il racconto della sua morte, avvenuta mentre predicava in chiesa.  
"Predicando nella chiesa di San Giovanni Battista, collegiata insigne di detta città, riprendendo con apostolico calore, i vizi per inserirvi le virtù, rese lo Spirito al Creatore nello stesso pulpito alla presenza di numerosissimo popolo ascoltatore della divina parola il 14 giugno dell’Anno 1525".
Il Beato Ludovico fu sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie e seppellito nella cappella dedicata a San Bernardino di Siena.  
Successivamente le sue spoglie furono traslate all’altare maggiore della stessa chiesa.
In quella città lo ricordano con questa iscrizione "praedicatione et sanctitate illustris".
Viene ricordato e festeggiato il 14 giugno.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ludovico Biassoni, pregate per noi.


*San Metodio - Patriarca di Costantinopoli (14 giugno)

m. Costantinopoli, 847
È la figura di un patriarca di Costantinopoli ai tempi della Chiesa indivisa, la figura che il calendario liturgico presenta oggi alla venerazione dei fedeli. Siciliano d'origine (la sua formazione sarebbe avvenuta a Siracusa), Metodio fu monaco sull'isola di Chio prima di essere chiamato a Costantinopoli dal patriarca san Niceforo. Erano quelli gli anni in cui divampava lo scontro sulle icone.
Fermo difensore della venerazione delle immagini, quando l'imperatore iconoclasta Leone V l'Armeno depose il patriarca Niceforo, Metodio si recò a Roma per informare papa Pasquale I dell'accaduto.
Alla morte di Leone, il Papa inviò Metodio a Costantinopoli con una lettera in cui chiedeva fosse reinsediato come legittimo patriarca. Ma la lotta non era ancora finita: ad attenderlo trovò infatti il carcere, dove rimase per anni. Solo con l'avvento dell'imperatrice Santa Teodora, verrà la svolta definitiva in favore delle icone. E Metodio tornerà sulla sede patriarcale di Costantinopoli. Morirà nell'847. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Costantinopoli, San Metodio, vescovo, che, mentre era monaco, si recò a Roma dal Papa Pasquale I per difendere il culto delle sacre immagini e, elevato all’episcopato, celebrò solennemente il trionfo della retta fede.
San Metodio, patriarca di Costantinopoli, ebbe un ruolo coraggioso nella sconfitta definitiva dell'iconoclastia e dimostrò un'immane forza di sopportazione durante la prigionia. Spesso viene citato con gli appellativi “il Confessore” o “il Grande”. Di origini sicule, ricevette un'ottima educazione presso Siracusa. Si trasferì poi a Costantinopoli per assicurarsi un posto a corte, ma poi influenzato da un monaco decise di entrare nel monastero di Chenolacco. In seguito egli stesso
intraprese la fondazione di un monastero sull'isola di Chio, nel Mar Egeo, dal quale fu richiamato nella capitale dal patriarca San Niceforo.
Il movimento iconoclasta, che sin dal tempo dell'imperatore Leone l'Isaurico (717-741) sosteneva la discruzione delle immagini sacre e l'abrogazione del culto dei santi, nonostante sconfitto nell'VIII secolo con San Giovanni Damasceno, all'inizio del secolo successivo trovò nuovo appoggio nell'imperatore Leone V l'Armeno, anche a causa delle pressioni e delle influenze provenienti dalla nascente dottrina islamica.
Alcuni cristiani temevano che la venerazione delle immagini potesse degenerare in pratiche superstiziose, ma Metodio argomentò a buon ragione che le statue o le icone costituiscono un aiuto alla devozione, un'eredità della tradizione ecclesiastica. Si oppose dunque coraggiosamente a questo nuovo attacco. Dopo la deposizione e la condanna all'esilio del patriarca Niceforo, Metodio fu incaricato da altri vescovo di recarsi a Roma per informare papa San Pasquale I dell'accaduto e qui rimase sino alla morte di Leone.
Il Papa inviò poi una lettera al nuovo imperatore, Michele il Balbuziente, chiedendogli di reinsediare Metodio, legittimo patriarca di Costantinopoli. Nella città, però, infuriava ancora la controversia ed al suo arrivo venne accusato di aver costretto il Papa: venne allora imprigionato per circa sette o nove anni.
Fu dunque costretto a vivere in condizioni disumane, rinchiuso forse in una grotta od in una tomba con altri due compagni, accusati di furto. Quando uno dei due morì, fu miseramente lasciato imputridire nella cella. Quando venne infine scarcerato, Metodio era ormai ridotto ad uno scheletro, calvo, pallido per i lunghi anni trascorsi nelle tenebre, abbigliato di sudici cenci.
Era però rimasto intatto il suo spirito, tanto che quando l'imperatore Teofilo l'Iconoclasta rinnovò l'interdetto per le sacre icone egli coraggiosamente attaccò la venerazione delle immagini imperiali: “Se un immagine è così indegna ai tuoi occhi, come mai tu che condanni la venerazione delle immagini di Cristo allo stesso tempo non condanni quella tributata alle raffigurazioni di te stesso?”.
L'imperatore non esitò allora a farlo fustigare e gettare in carcere con una mandibola rotta: la notte stessa i discepoli tentarono di farlo fuggire. Teofilo morì fortunatamente poco dopo ed il potere passò nelle mani della vedova, l'imperatrice Santa Teodora, che resse il regno in nome del figlio minorenne Michele III, dando una decisiva svolta alla politica di corte schierandosi in favore del culto delle immagini.
Cessarono così le persecuzioni e gli ecclesiastici esiliati poterono fare ritorno. Nel giro di trenta giorni le icone tornarono a comparire nelle chiese di Costantinopoli e, deposto il patriarca iconoclasta, Metodio poté nuovamente fare ritorno alla sua legittima sede, dotato di un bendaggio atto a sorreggere la mandibola ancora fratturata.
Il suo episcopato durò quattro anni, in cui convocò con Teodora un sinodo che ristabilì ufficialmente il culto delle immagini, riportò a Costantinopoli le reliquie del suo predecessore morto in esilio ed istituì la festa annuale dell'Ortodossia, che ancor oggi è celebrata in Oriente la prima domenica di Quaresima, componendo per l'occasione il “synodicon” da leggersi in tale occasione.
Sfortunatamente ereditò da Niceforo la disputa con i monaci studiti, all'inizio tra i suoi più accesi sostenitori, ma in seguito acerrimi nemici dopo la condanna da lui tributata ad alcuni scritti del loro celebre abate San Teodoro Studita.
Scrittore assai prolifico, purtroppo non sono però più considerate autentiche gran parte delle opere poetiche e teologiche a lui un tempo attribuite, mentre paiono essere sue alcune opere agiografiche quale la Vita di San Teofano il Cronografo.
Metodio morì in Costantinopoli nell'847.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Metodio, pregate per noi.


*San Mstislav di Novgorod - Principe (Chiese Orientali) (14 giugno)

+ 14 giugno 1180
Mstislav Rostislavic, nel battesimo Giorgio, pio principe di Novgorod, era figlio del gran principe Rostislav-Michele.
Nel 1179 gli abitanti di Novgorod, desiderando essere guidati da un capo famoso per valore
militare, lo elessero all'unanimità loro principe.
Per il suo coraggio in guerra era detto «il Valoroso»: difatti, incurante del pericolo, infondeva coraggio ai soldati al grido: «Dio e la giustizia sono con noi!
Moriremo oggi o domani, ma moriremo con onore». Il suo principato fu breve.
Il 14 giugno 1180, gravemente ammalato, ordinò di essere portato in chiesa, dove, dopo aver ricevuto la Comunione, chiuse gli occhi. Fu compianto dai suoi familiari e da tutta la popolazione di Novgorod.
Narra la cronaca che «non esisteva terra in Russia che non avrebbe voluto obbedirgli e dove non fosse compianto».  
Mstislav fu sepolto nel sepolcro del principe Vladimir Jaroslavic, costruttore della cattedrale di Santa Sofìa, dove riposa ancor oggi.
La sua memoria ricorre il 14 giugno.
(Autore: Vladimir Keidan Fonte: Bibliotheca Sanctorum Orientalium)
Giaculatoria - San Mstislav di Novgorod, pregate per noi.  


*Beato Pietro de Bustamante - Vescovo (14 giugno)

+ Aghadoa, Irlanda, 1300
Ricevuto l'abito mercedario nel convento di Valladolid (Spagna), il Beato Pietro de Bustamante, si perfezionò nell'umiltà e tutte le altre virtù dando grande esempio per l'osservanza alle regole.
La reputazione di vita tanto austera e la costanza nel servire e piacere unicamente al Signore, giunse al Re d'Aragona e Castiglia, i quali lo vollero presso di loro e fu presentata una richiesta per eleggerlo vescovo.
Papa Benedetto XII° accolse la domanda e lo nominò vescovo d'Aghadoa in Irlanda dove fu pastore zelante con vigilanza infaticabile, finché ricevette la giusta ricompensa dal cielo con una preziosa morte avvenuta nell'anno 1350.
L'Ordine lo festeggia il 14 giugno.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro de Bustamante, pregate per noi.


*San Proto di Aquileia - Martire (14 giugno)

Martirologio Romano: Ad Aquileia, oggi in Friuli, San Proto, martire.
Il culto di Proto, martire aquileiese anche secondo il Martirologio geronimiano, è attestato da documenti epigrafici che appaiono i più espliciti ed antichi ed attestatno che venne certamente sepolto a San Canzian d’Isonzo.
Qui, infatti, la stessa formula "Beatissimo Martyri Proto" ricorre sia in un’epigrafe mutila del sec. IV, sia in un sarcofago della fine dello stesso secolo, collocati in un sacello paleocristiano decorato a mosaico.
Il suo culto presenta antichissimi legami con i Canziani e Crisogono.
Non figura in una Passio propria, ma è legato a quella dei Canziani nella quale risulta pedagogo dei tre fratelli.
(Autore: P. Renzo Bon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Proto di Aquileia, pregate per noi.


*Santa Teopista - Vergine e Martire (14 giugno)

La tradizione vuole che la giovane Teopista, vissuta sotto l’Imperatore Valeriano, preferisca il martirio alle attenzioni di un giovane patrizio.
Il suo corpo poi nel ‘600, periodo che vide il diffondersi del culto dei martiri e la frenesia all’accaparramento delle loro reliquie, fu traslato dalle catacombe di Priscilla (1665) alla Chiesa di Maria SS. Assunta di Monsampolo del Tronto per volere di G. B. Corradi.
É compatrona della città picena ed è festeggiata la prima domenica di Maggio e il 14 Giugno.
Il "corpo santo" giace sotto l'altare della confraternita del S. Nome di Gesù nella Chiesa parrocchiale.
(Autore: Don Marco Grenci - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Teopista, pregate per noi.


*Santi Valerio e Rufino - Martiri (14 giugno)

Basoche (Soissons), IV secolo
Etimologia:
Valerio = che sta bene, forte, robusto, dal latino Rufino = fulvo, rossiccio, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Presso Soissons nella Gallia belgica, oggi in Francia, Santi Valerio e Rufino, martiri.
I due compagni di martirio sono ricordati al 14 giugno; Rufino e Valerio, secondo una leggendaria relazione del loro martirio, vissero nel IV secolo al tempo degli imperatori Diocleziano e Massimiano.
Erano dei magazzinieri, incaricati di sorvegliare i granai imperiali, situati a Braine a valle di Basoche (Francia), sulla strada che portava da Roma in Gran Bretagna; erano ferventi cristiani ed apostoli del Vangelo; tale zelo così profuso, procurò l’odio del capo barbaro Riziovaro, il quale deciso ad eliminarli, giunse a Basoche, ma i due cristiani saputolo per tempo, erano fuggiti,
rifugiandosi in una grotta nei dintorni.
Ma una volta scoperti, vennero decapitati ed i loro corpi gettati nel fiume Vesle; pur essendo sconosciuta la data della loro morte, essa deve posizionarsi agli inizi del IV secolo.
Nel 525 San Lupo vescovo di Soissons, fondò un capitolo di chierici a cui affidò la custodia dei corpi dei martiri.ù
La regione di Soissons, in cui morirono San Rufino e San Valerio, è la stessa in cui morì, sempre martire San Quintino, la cui “passio” ispirò anche quella dei due magazzinieri, scritta nel secolo VIII, la vicinanza geografica dei luoghi, spiega la somiglianza dei due racconti..
I nomi di Rufino e Valerio erano già riportati nel “Martirologio Geronimiano” al 14 giugno e da cui passarono in altri Martirologi storici e in quello Romano, sempre alla stessa data. Le reliquie sono deposte attualmente nella cattedrale di Soissons.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Valerio e Rufino, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (14 Giugno)
*xBeata Maria Candida dell'Eucaristia - Carmelitana
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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