Santi del 14 Maggio - Istituto Aveta

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Santi del 14 Maggio

Il mio Santo > I Santi di Maggio

*Sant'Abruncolo di Langres - Vescovo (14 maggio)

m. 488
Martirologio Romano:
A Clermont-Ferrand nella regione dell’Aquitania, in Francia, Sant’ Abrúncolo, vescovo, che, scacciato dalla sede di Langres da parte di Gundobaldo re dei Burgundi, giunto a Clermont-Ferrand, fu posto a capo di quella Chiesa.
Forse originario di Digione, se bisogna interpretare così il qualificativo divionensis che gli dà Gregorio di Tours, fu vescovo di Langres nella seconda metà del sec. V. Come molti suoi predecessori e successori, egli, del resto, soggiornò abitualmente a Digione (questa città ha fatto parte della diocesi di Langres fino al 1731), perché la sua sede episcopale era stata rovinata da un'invasione barbarica tra il 407 e il 409.
Era legato da amicizia con Sidonio Apollinare, vescovo di Clermont, e del loro scambio di corrispondenza ci resta una lettera che quest'ultimo indirizzò domino papae Aprunculo.
Vivendo sotto il dominio burgundio, saturo di arianesimo, egli fu, come molti gallo-romani, sospettato di simpatia per i Franchi e, sul punto di essere assassinato, fuggì «nocte a castro divionensi per murum demissus».
Rifugiatosi nell'Alvernia quando Sidonio Apollinare era appena morto, fu eletto suo successore sul seggio di Clermont nel 479. Da questo secondo periodo della sua vita episcopale datano le relazioni epistolari che san Ruricio di Limoges ebbe con lui e di cui ci restano molte lettere.
Abruncolo  morì nel 490, al più tardi, e fu sepolto nella chiesa di Santo Stefano, in un sobborgo di Clermont.
È onorato come santo e la sua festa si celebra il 14 maggio nei Propri di Langres, Digione e Clermont-Ferrand.
(Autore: Jean-Charles Didier - Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - Sant'Abruncolo di Langres, pregate per noi.

 

*Sant'Ampelio - Eremita (14 maggio)

Alto Egitto IV secolo – Bordighera (IM), 410 ca.
Etimologia:
Ampelio = vignaiolo, dal greco
È il Santo protettore dei fabbri-ferrai e della città di Bordighera (Imperia) e visse probabilmente al tempo degli imperatori Teodosio I (329 - 395) e di Onorio (395 - 423), prima nella Tebaide e poi in Liguria.
Sant' Ampelio era un fabbro-ferraio che si ritirò a condurre vita eremitica nella Tebaide (antica
regione dell’Alto Egitto con capitale Tebe; nei secoli II e III d.C. fu celebre centro di anacoretismo); qui il demonio prese a tentarlo sotto forma di una donna lasciva e impudica.
Ma il Santo anacoreta, che continuava ad operare nel suo mestiere, scacciò il demonio brandendo un ferro rovente; ottenendo da Dio, per questo suo pronto reagire alla tentazione, da allora in poi, il dono di essere insensibile alle scottature.
Come poi il santo eremita, dalla Tebaide sia giunto in Liguria, ci è del tutto sconosciuto; stabilitosi nei pressi di Bordighera continuò nella sua vita penitente e di preghiera, operando numerosi miracoli; morì il 5 ottobre di un anno imprecisato, intorno al 410.
Le sue reliquie nel 1140 furono traslate, dalla chiesa in cui erano state riposte in un primo tempo, al convento degli Olivetani di Sanremo; per questo motivo i religiosi Olivetani, fondati dal Beato Bernardo Tolomei, lo considerano un appartenente al loro Ordine; un monaco ne compose anche una "Vita", inserita poi negli “Acta SS.”.
Nel 1258 per disposizione dell’arcivescovo Gualtieri, le reliquie furono traslate a Genova nel convento di Santo Stefano.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ampelio, pregate per noi.

 

*Beato Carlo Jeong Cheol-sang - Martire (14 maggio)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati Martiri Coreani (Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni) - Senza data (Celebrazioni singole)

+ Seul, Corea del Sud, 14 maggio 1801

Carlo Jeong Cheol-sang, vissuto nella Corea del Sud del XVII secolo, apprese i primi elementi del cattolicesimo da suo padre, Agostino Jeong Yak-jong. Lo stesso giorno in cui lui fu decapitato per via della sua fede, anche Carlo venne arrestato. Poiché non rivelò il nascondiglio del primo missionario in Corea, padre Giacomo Zhou Wen-mo, fu condannato a morte: la sentenza venne eseguita il 14 maggio 1801.
Inserito col padre, il missionario e i suoi compagni Pietro Choe Pil-je e Lucia Yun Un-hye nel gruppo di 124 martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung, è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
Altri membri della sua famiglia, ossia la seconda moglie di Agostino, Cecilia Yu So-sa, e i figli nati dal loro matrimonio, Elisabetta Jeong Jeong-hye (o Chong Chong-hye) e Paolo Jeong Ha-sang (o Chong Hasang), sono stati canonizzati il 6 maggio 1984, compresi nel primo gruppo di 103 martiri coreani.
Carlo Jeong Cheol-sang nacque a Majae, presso Gwangju, nel distretto del Gyeonggi (attuale Neungnae-ri, Joan-myeon, Namyangju-si, Gyeonggi-do), in Corea del Sud, da una famiglia di studiosi convertita al cattolicesimo. Apprese il catechismo dal padre, Agostino Jeong Yak-jong. Benché gli altri familiari fossero contrari a quel suo rinnegare la religione degli avi, Carlo continuò ad amare il Signore con tutto se stesso.
Sul finire del 1794 arrivò il primo sacerdote missionario, il cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo: Carlo si recò spesso a Seul insieme al padre, per ricevere da lui i Sacramenti. In seguito si sposò con la figlia di un buon cattolico, Francesco Saverio Hong Gyo-man, e ricevette spesso la visita di
padre Zhou nella sua casa di Bunwon, presso Yanggeun (attuale Bunweon-ri, Namjong-myeon, Gwangju-si, Gyeonggi-do)
Quando aveva vent’anni, nel 1801, esplose la persecuzione Shinyu. Agostino Jeong e i suoi fratelli vennero arrestati: Carlo li seguì per rifornirli di cibo e vestiti, rimanendo nei pressi del carcere dove si trovavano.
I carcerieri se ne accorsero e provarono a convincerlo a rivelare il nascondiglio di padre Giacomo Zhou, ma lui non cedette.
L’8 aprile Agostino subì il martirio per decapitazione e la sua famiglia fu totalmente privata dei suoi beni. Quello stesso giorno, Carlo venne arrestato e fu lungamente interrogato presso il Ministero della Giustizia.
Pur di proteggere il missionario, raccontò il falso. Il suo desiderio era raggiungere quanto prima suo padre e il Signore.
Gli ufficiali del Ministero, una volta compreso che Carlo non avrebbe cambiato idea, ordinarono di metterlo in prigione: ci restò per oltre un mese. Ne uscì solo per essere messo a morte insieme a Pietro Choe Pil-je e Lucia Yun Un-hye, il 14 maggio 1801 (2 aprile per il calendario lunare).
La sua sentenza di morte recitava: «Eri così imbevuto della religione cattolica che non partecipavi ai riti ancestrali della famiglia. Non hai raccontato il nascondiglio del tuo malvagio maestro (padre Zhou) per proteggerlo, anche se sei stato punito […]. Hai fornito un rifugio a Zhou Wen-mo e partecipato a raduni con gente malvagia. Ti sei comportato come un cane e un maiale e hai corrotto la morale umana. Perciò meriti la morte mille volte».
Carlo Jeong Cheol-sang, inserito nel gruppo di 124 martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fanno parte anche i suoi compagni, suo padre Agostino Jeong Yak-jong e il missionario Giacomo Zhou Wen-mo), è stato beatificato da Papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
Gli altri suoi familiari credenti, ossia la seconda moglie di Agostino, Cecilia Yu So-sa, e i figli nati dal loro matrimonio, Elisabetta Jeong Jeong-hye (o Chong Chong-hye) e Paolo Jeong Ha-sang (o Chong Hasang), sono stati martirizzati nel 1839 e, inseriti nel primo grande gruppo dei 103 martiri coreani, canonizzati il 6 maggio 1984 da San Giovanni Paolo II.

(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Carlo Jeong Cheol-sang, pregate per noi.

 

*San Cartaco di Lismore - Vescovo (14 maggio)

m. 638
Martirologio Romano:
A Lismore in Irlanda, San Cartáco, vescovo e abate.

Nacque verso il 555 da Fingen, appartenente alla tribù dei Ciarregi, che abitavano l'attuale contea di Ciarregh (o Kerry).
Mutò il suo vero nome, Mochuda, in quello di Cartaco in omaggio al vescovo Cartaco, che tanta parte aveva avuto nella sua formazione giovanile.
Divenuto sacerdote verso il 580, si ritirò con alcuni suoi compagni nell'eremo di Kiltallagh nel suo paese nativo, dove rimase quattordici anni.
Passò poi nel celebre monastero di Bangor, la cui scuola attirava gli studenti perfino dell'Europa continentale e costituiva il primo centro intellettuale d'Irlanda.
Nel 595, fondò il monastero di Rathin (attualmente Rahen) nella contea di Westmeath, dove accorse un gran numero di discepoli, per i quali compilò una regola nell'antica lingua irlandese; essa ci è pervenuta redatta in versi, perché le massime si imprimessero più facilmente nella memoria dei monaci.
Verso la Pasqua del 635, espulso da Rathin con tutta la sua comunità, prese dimora presso il fiume Blackwater.
Qui fondò la celebre abbazia di Lismore, che presto divenne città e della cui diocesi Cartaco fu il primo vescovo.
Morì il 14 maggio 638, poco dopo aver eretto la chiesa cattedrale. La sua tomba è stata scoperta nel 1891 dall'archeologo M. W. H. Grattan-Flood.
La festa si celebra in tutta l'Irlanda il 14 maggio; il culto è stato approvato il 19 giugno 1903.
(Autore: Faustino Mostardi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)  

Giaculatoria - San Cartaco di Lismore, pregate per noi.


*San Costanzo di Capri - Vescovo (14 maggio)

Patronato: Capri (NA)
Alcuni storici hanno identificato San Costanzo di Capri con il patriarca costantinopolitano Costantino I (675-677), che è venerato nella chiesa greca il 9 agosto.
Secondo il “Sermo de virtute S. Costantii et sermo de transitu S. Costantii”, San Costanzo avrebbe svolto un’azione efficace contro gli eretici in alcune zone dell’Italia meridionale. Dopo lungo peregrinare, il Santo giunse a Capri dove morì.
Gli abitanti dell’isola costruirono in suo onore una basilica, che esiste tuttora.
Nell’abazzia di Montevergine, nella cripta di San Guglielmo, alcune reliquie di San Costanzo sono esposte in un reliquiario, sul quale vi è una targhetta che dice “Ossa S. Costantio E. C. (episcopo confessore).
La festa del Santo ricorre il 14 maggio.
(Autore: Francesco Roccia – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Costanzo di Capri, pregate per noi.

 

*San Costanzo di Vercelli - Vescovo (14 maggio)
m. Vercelli, 541 circa
San Costanzo, tredicesimo vescovo di Vercelli, successore di Sant’Eusebio II, fu insigne poeta e cultore della memoria dei Santi locali.
San Flaviano promosse inoltre la decorazione con particolari ornamenti, dell’antica basilica eusebiana.
Etimologia: Costanzo = che ha fermezza, tenace, dal latino
Emblema: Mitra, Pastorale
San Costanzo fu il tredicesimo vescovo di Vercelli, succedendo così a Sant’Eusebio II nel 530 circa. Dunque, storicamente parlando, questo personaggio non è assolutamente da confondere con il Santo omonimo venerato nel cuneese, presunto martire della Legione Tebea.

Poco si sa purtroppo di questo Santo pastore vercellese, che sedette sulla cattedra episcopale che fu del grande protovescovo Sant’Eusebio, del quale il suo immediato predecessore non era che un omonimo.
Nel 1572 vennero alla luce, durante alcuni lavori nella cripta dell’antica basilica eusebiana, gli epitaffi di alcuni vescovi tra i quali proprio Costanzo.
Recava iscritto il suo elogio funebre che, come si usava a quel tempo presso il celebre cenobio attiguo alla cattedrale, era in versi poetici, probabilmente redatti dal suo successore San Flaviano, grande poeta.
Purtroppo sia l’epitaffio che il suo contenuto sono andati persi e ciò giustifica la carenza di notizie sul conto di Costanzo.
É sopravvissuta tuttavia all’oblio del tempo l’iscrizione sepolcrale delle due sorelle del vescovo, le sante monache Costanza ed Esuperia, festeggiate al 18 febbraio, che come si apprende da tale fonte avrebbero ricevuto il sacro velo proprio dal loro congiunto.
San Costanzo è festeggiato al 14 maggio, anche se in realtà purtroppo la sua memoria non compare più sul calendario liturgico diocesano.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Costanzo di Vercelli, pregate per noi.

  

*Beato Diego da Narbona - Mercedario (14 maggio)
Di origine francese, il Beato Diego da Narbona, ricevette un’educazione cristiana e da giovane volle farsi religioso nell’Ordine della Mercede.
Con una vita esemplare e umiltà profonda, fu ricompensato da più miracoli tanto che la gente lo chiamava Diego il Buono e per questo, per restare più riservato, per un certo periodo si ritirò nel convento di El Puig presso Valenza in Spagna.
Partito per l’Africa in missione di redenzione, nella città di Bonne fu flagellato più volte per il suo zelo e per la fede in Cristo, sopportò per un anno intero, legato con catene mani e piedi, un duro carcere; tuttavia liberò 108 schiavi.
Ritornato in patria, morì nel convento di Barcellona mentre era in coro per l’ufficio divino e fu sepolto vicino all’altar maggiore.
L’Ordine lo festeggia il 14 maggio.
(Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Diego da Narbona, pregate per noi.

 

*Beato Egidio di Santarem (da Vaozela) (14 maggio)
m. 1265
Martirologio Romano:
A Santarém in Portogallo, Beato Egidio da Vaozela, sacerdote, che, docente di medicina a Parigi, abbandonò la sua vita di dissolutezze e, entrato nell’Ordine dei Predicatori, respinse tutte le tentazioni con le lacrime, la preghiera e i digiuni.  
Nato nel 1190 a Vaozela in Portogallo da una nobile famiglia, Egidio fu presto avviato alla carriera ecclesiastica, cumulando diversi benefici e spendendone le rendite in una vita tutt'altro che religiosa. Studiò a Parigi medicina e, in questa attività, acquistò una notevole fama.
Nel 1220 o nel 1225 distribuì tutti i suoi averi ai familiari e ai poveri ed entrò nell'Ordine dei Frati Predicatori.
Compì i suoi studi filosofici e teologici e conobbe da vicino il bBeato Giordano di Sassonia e Umberto de Romans.
Nel 1229 fece ritorno in patria dove si dedicò all'insegnamento e alla predicazione.
Nel 1233 fu eletto provinciale di Spagna, ufficio che ricoprì due volte. Ancora in vita acquistò fama di santità.
Morì a Santarem il 15 maggio 1265.
Benedetto XIV lo ha proclamato Beato il 9 maggio 1748.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Egidio di Santarem, pregate per noi.

 

*Sant’Eremberto di Tolosa - Vescovo (14 maggio)

† Fontenelle, Francia, 14 maggio 674 c.

Martirologio Romano: Nel monastero di Fontenelle nel territorio della Neustria, in Francia, Sant’Eremberto, già vescovo di Tolosa, che visse seguendo la regola monastica.
Secondo una Vita che, nella sua primitiva redazione, data probabilmente dall’inizio del secolo VIII, Eremberto nacque a Villiolicourt presso Le Pecq sotto il regno di Dagoberto (623-39) o di Clodoveo II (639-57).
Entrò nel monastero di Fontenelle quando san Vandregisilo vi era abate (649-68), poi fu nominato vescovo di Tolosa dal re Clotario III (657-73). La Vita assicura che a Tolosa Eremberto brillò per tutte le virtù, ma non dà alcun particolare sulla sua attività episcopale.
Dopo qualche tempo, egli ritornò a Villiolicourt, dove spense un incendio gettando la sua croce in mezzo alle fiamme. Infine si ritirò nell’abbazia di Fontenelle, retta da san Lamberto (668-78), e vi
mori santamente un 14 maggio.
Sepolto prima nella cripta della basilica di san Paolo, il suo corpo fu trasferito il 30 aprile 704 nell’abside di questa stessa basilica.
La Vita ci informa anche che, dopo la morte di Eremberto, suo fratello Gamardo fece dono della proprietà di Villiolicourt all’abbazia di Fontenelle dove ricevè egli pure l’abito monastico coi suoi due figli, Nammaco e Zaccheo.
Su molti punti questa Vita è in contraddizione con notizie fornite da documenti di un valore certo, e sembra soprattutto destinata a giustificare la donazione all’abbazia di Fontenelle del possedimento di Villiolicourt. Sembra, quindi, si debba correggere nel modo seguente.
Nato verso il 610 o 620, Eremberto si sarebbe incamminato verso l’episcopato non già facendosi monaco a Fontenelle, ma esercitando una funzione alla corte di Clodoveo II o di Clotario III.
Nominato vescovo di Tolosa, avrebbe dovuto abbandonare il suo seggio per ragioni politiche, in seguito ai rimaneggiamenti di territori provocati dall’allontanamento di Dagoberto II nel 661.
Rientrato allora a Villiolicourt, avrebbe tentato di stabilirvi una comunità monastica intorno a una piccola basilica dedicata a San Saturnino, il patrono di Tolosa.
Divergenze in seno alla comunità lo avrebbe condotto a lasciarla e ad aggregarsi a quella di Fontenelle, dove fece professione, precisa l’eccellente Vie de Saint Ansbert, soltanto sotto l’abbaziato di San Lamberto, dunque nel 668-78.
Dopo la sua morte, sopravvenuta verso il 674, la possessione di Villiolicourt sarebbe stata tolta ai monaci che la occupavano e data all’abate di Fontenelle che vi stabilì un priorato.
Eremberto è festeggiato il 14 maggio nella diocesi di Tolosa.
A Fontenelle si celebrava il 30 aprile la traslazione del 704 e il 1° giugno un’altra traslazione che ebbe luogo nel 1027. A Saint-Germain-en-Laye, un collegio costruito su un terreno appartenente probabilmente al fondo di Villiolicourt porta il nome di Saint-Erembert.
(Autore: Philippe Rouillard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant’Eremberto di Tolosa, pregate per noi.

 

*Santi Felice e Fortunato - Martiri di Aquileia (14 maggio)

Già in San Cromazio (Serm. 7, pronunciato attorno al 400), i due martiri sono ricordati come "ornamento"! della città di Aquileia per i loro glorioso martirio.
Ai due Santi era dedicata una basilica aquileiese, sorta fra il IV e V secolo, a sud della città antica, in un’area cimiteriale.
In una composizione di Venanzio Fortunato (sec. VI) Felice è detto vicentino e Fortunato aquileiese. Sono ricordati anche dal Martirologio geronimiano.
Patronato: Vicenza
Martirologio Romano: Ad Aquileia, oggi in Friuli, Santi Felice e Fortunato, che onorarono questa città con il loro glorioso martirio.  
Felice e Fortunato, fratelli vicentini dei quali non si hanno molte notizie certe, subirono il martirio ad Aquileia, forse nel 303, a seguito della persecuzione di Diocleziano: arrestati e condotti fuori della città nel quartiere oggi denominato di San Felice, furono decapitati.
Nel luogo stesso del loro martirio la primitiva comunità cristiana aquileiese ne raccolse i resti e costruì un edificio di culto attorno al quale si sviluppò poi un cimitero cristiano.
Il dissidio immediatamente sorto tra Vicenza ed Aquileia per l‚attribuzione delle reliquie dei due martiri portò nella seconda metà del quarto secolo alla divisione dei corpi: Vicenza ebbe quello di San Felice, immediatamente deposto nel martyrion presso l’antica basilica omonima fuori delle mura della città, mentre ad Aquileia rimase la salma di san Fortunato, traslata in epoca longobarda a Malamocco e nel 1080 a Chioggia dove è tuttora conservata nella cattedrale intitolata ai due
martiri vicentini.
Questa divisione, che smonta la bizzarra e tardiva tradizione secondo la quale si separarono le teste dai corpi mischiandoli, risulta confermata tanto dalla testimonianza poetica di Venanzio Fortunato nel quinto secolo che dal privilegio redatto dal vescovo Rodolfo per il monastero di San Felice, mentre le analisi antropologiche redatte nel 1769 sui resti conservati a Vicenza convalidano l‚appartenenza ad un solo individuo, morto per decapitazione.
Nonostante la spartizione delle reliquie, la memoria dei due fratelli martiri rimase comunque unita, fissata però al 14 agosto secondo la tradizione aquileiese, ereditata poi a Chioggia, e al 13 maggio a Vicenza, vicina invece alla tradizione ambrosiana.
La tradizione del martire nella fede assume un risalto particolare: egli è visto come colui che, offrendo in sacrificio la vita per testimoniare la fede, ripercorre la Passione e morte di Cristo.
Diventa in questo modo un esempio per tutta la Chiesa, degno della beatitudine celeste, tanto vicino a Dio per i propri meriti da poter intercedere per tutti i fedeli.
Ecco perché la memoria dei martiri è per la Chiesa un giorno di festa e di celebrazioni speciali, mentre la conservazione delle loro reliquie ha richiesto l’erezione di spazi privilegiati per il loro culto e per l‚incontro con Dio.
I Santi Felice e Fortunato sono titolari della basilica che sorge nell'omonimo corso a Vicenza, lungo l'antica via consolare Postumia, nel luogo dove la prima comunità cristiana di Vicenza nel IV secolo aveva edificato un ambiente di culto ora chiamato ”basilica antica”.
Le reliquie di San felice sono conservate assieme a quelle di Santa Bertilla, nell‚altare maggiore della chiesa di Brognoligo di Monteforte d’Alpone.
(Autore: Marco Benetti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
All’inizio del quarto secolo, durante la violenta persecuzione contro i cristiani, decretata dagli imperatori Diocleziano e Massimiliano, si narra che i fratelli vicentini Felice e Fortunato si recarono ad Aquileia per ragioni di commercio.
I due fratelli, ferventi cristiani, furono scoperti un giorno mentre pregavano in un bosco: fatti subito arrestare dal prefetto Eufemio, dichiararono con grande coraggio la propria fede. Si corse a vari espedienti per indurli ad abbandonare la loro fede: si passò dalle lusinghe alle minacce, dalla proposta di bruciare l’incenso in onore degli imperatori alle torture che, a quanto narra la tradizione, dovettero essere sempre più gravi e strazianti.
Essi perseverarono nella loro testimonianza invocando il nome di Cristo. Risultando allora vana ogni forma di dissuasione, il prefetto ordinò che fossero decapitati.
Condotti nei pressi del fiume Natisone, compresi della gravità del momento, Felice e Fortunato si abbracciarono con affetto e, in ginocchio, resero grazie a Dio, mentre i carnefici si accingevano a decapitarli.
Di notte accorsero nel luogo del martirio alcuni cristiani di Aquileia e altri che provenivano dalla città natale dei due martiri: i primi per dare loro onorevole sepoltura, questi per trasportare i corpi a Vicenza.
Per non provocare l’ira del prefetto, si decise che le reliquie fossero divise tra Aquileia e Vicenza. Quelle assegnate ad Aquileia furono traslate nel tempo, attraverso vaie peripezie, prima a Grado, poi a Malamocco e nel 1110, insieme con la sede vescovile, a Chioggia dove furono collocate nella chiesa principale che divenne la Cattedrale, titolata alla Madre di Dio e con la ricostruzione del XVII secolo a Maria, Assunta in cielo.
Lo slancio di fede e di amore patrio con il quale il popolo clodiense accolse le reliquie dei Santi Martiri fu così ardente che ben presto furono proclamati Patroni principali della città e diocesi.
E l’entusiasmo non venne mai meno: lo testimoniano la devozione con cui si venerano le sacre spoglie, la cura prestata nella costruzione della cappella loro dedicata nel secolo XVII, la munificenza con cui si volle impreziosire la nuova urna d’argento e collocarla nel ricco ed artistico sacello ove tuttora, e specialmente nella ricorrenza annuale del loro martirio, i fedeli tributano l’omaggio della propria fede. Solennità nei vicariati di Chioggia e Sottomarina; Festa in tutte le altre chiese della diocesi.
Il 27 settembre, si ricorda, invece, la Traslazione delle Reliquie dei Santi Martiri Felice e Fortunato, patroni della città e diocesi, avvenuta nell’anno 1110, con il trasferimento della sede vescovile da Malamocco a Chioggia.
Per una vera utilità pastorale, il Proprio, consiglia, a giudizio del rettore della Chiesa o del celebrante, di celebrare la messa comunitaria dei Santi Martiri.
(Autore: Giorgio Aldrighetti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Felice e Fortunato, pregate per noi.

 

*San Gallo - Vescovo di Clermont (14 maggio)

486 - 14 maggio 551

Martirologio Romano: Nello stesso luogo (Clermont Ferrand), San Gallo, vescovo, che fu uomo umile e mite, zio di San Gregorio di Tours.
Zio di Gregorio di Tours, il quale ne scrisse la biografia, nacque verso il 486 da ricca e nobile famiglia: sua madre era discendente di Vettio Epagato, uno dei martiri di Lione del 177. Verso il 507 fu guarito miracolosamente sulla tomba di san Giuliano di Brioude; rifiutò allora di sposarsi ed entrò nel monastero di Coumon, dove si distinse per i digiuni, lo studio ed una bella voce.
Attirò l'attenzione del vescovo Quinziano di Clermont (515-525) che lo volle con sé «et ut coelestis pater in dulcedine spirituali nutrivit».
Durante una scorreria nell’Alvemia, il re Teodorico I (morto nel 534) lo condusse seco a Colonia, dove Gallo incendiò un tempio e a stento fu salvato dall'ira dei pagani.
Alla morte di Quinziano (525 o 526) il re lo designò a succedergli.
Nel suo nuovo ufficio Gallo si distinse per la bontà, l'umiltà e la generosità nel perdonare i nemici; alla sua intercessione furono attribuiti anche dei miracoli.
Si fece rappresentare ai concili di Orléans del 533 e 538 e partecipò personalmente a quelli del 541 e 549; nel 535 egli stesso tenne a Clermont un concilio al quale parteciparono quattordici vescovi.
Morì il 14 maggio 551, domenica prima dell'Ascensione, e ai suoi funerali parteciparono numerosi cristiani ed ebrei.
Fu seppellito nella chiesa di San Lorenzo e Venanzio Fortunato compose l'epitaffio in diciassette distici. Sulla sua tomba, che esisteva ancora nel secolo X, si operarono dei miracoli e il suo culto, di cui un messale di san Floro del secolo XIV è la più antica testimonianza, si affermò nei dintorni.
A partire dal secolo XV la sua festa è fissata al 1° luglio, mentre il Martyrologium Romanum lo pone al 14 maggio.

(Autore: Paul Viard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gallo, pregate per noi.

 

*Sante Giusta ed Eredina - Martiri, Venerate in Sardegna (14 maggio)
III/IV sec.

Martirologio Romano: In Sardegna, commemorazione delle Sante Giusta ed Eredina, martiri.
Sconosciute alle antiche fonti agiografiche, furono introdotte dal Baronio nel Martirologio Romano al 14 maggio sull'autorità di scrittori sardi che riferivano soltanto tradizioni locali. Secondo queste tradizioni le tre sante erano sepolte e venerate nella cattedrale della città episcopale di Santa Giusta, già esistente nel secolo XII, ma unita ad Oristano all'inizio del secolo XVI, e che avrebbe appunto preso il nome dalla prima delle tre martiri.
Indipendentemente dal Baronio, anche il Ferrari le inserì nelle sue opere, affermando che di esse
non esisteva alcuna passio; invece nel 1616 un certo Martis, canonico della cattedrale di Oristano, pubblicò una biografia delle martiri dicendo di averla scoperta in un antico codice.
Secondo questo scritto evidentemente fabbricato dal Martis, Giusta sarebbe nata ad Eaden da madre pagana, di nome Cleodonia; educata nella religione cristiana dal vescovo Ottazio, dovette sopportare la persecuzione della madre che voleva farla apostatare, finché non fu messa a morte insieme con Giustina ed Enedina, al tempo dell’ ’imperatore Adriano.
Il loro culto è molto diffuso in Sardegna e alla sola Giusta sono dedicate ben undici chiese. Poiché di queste martiri non si hanno documenti locali antichi e degni di fede e gli stessi scrittori sardi le attribuiscono non solo ad Oristano, ma anche a Torres ed a Cagliari (qualcuno perfino pretende sapere che sarebbero morte sotto Diocleziano e sepolte nella cripta di San Restituta di quest'ultima città) sembra probabile l’opinione del Lanzoni, accettata pure dal Delehaye, secondo la quale si tratterebbe di due o tre martiri africane, venerate in Sardegna e con l’andar del tempo credute del posto.
Giusta infatti è commemorata nel Martirologio Geronimiano il 15 luglio ed in altri giorni come martire di Cartagine ed è venerata in altre città della Corsica e dell’Italia meridionale; Giustina sarebbe uno sdoppiamento di Giusta, mentre Enedina sarebbe la martire di Abitina di cui parla San Cipriano ed il cui nome sarebbe stato corrotto dall’originale Heredina o Herectina.

(Autore: Celestino Zancudi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Giusta ed Eredina, pregate per noi.

 

*Sant’Isidoro di Chio - Martire (14 maggio)

Sant’Isidoro, odiato per la sua intrepida fede cristiana, venne gettato perciò gettato in un pozzo presso l’isola greca di Chio nel mar Egeo e morì per annegamento.
Martirologio Romano: Sull’isola di Chio, nel mare Egeo, Sant’Isidoro, martire, che si ritiene sia stato gettato in un pozzo.  
Sant’Isidoro di Chio fu un martire assai popolare, invocato come protettore dei marinai sulle coste di tutto il Mediterraneo e considerato in particolare dalla Chiesa Copta al pari di San
Giorgio quale intrepido cavaliere.
Poche ma verosimili notizie ci sono state trasmesse sul suo conto grazie ad una Passio, redatta probabilmente in Chio nella prima metà del V secolo.
Quando l’imperatore Decio ordinò un reclutamento di milizie, Isidoro si arruolò al servizio del comandante della flotta Numerio, ricevendo l’incarico di furiere per le piaghe ai militari.
Ciò destò immediatamente l’invidia del centurione Lucio, che lo denunciò a Numerio perché cristiano.
Arrestato e condotto in tribunale, subì un lungo interrogatorio durante il quale ebbe modo di proclamare fieramente la sua fede in Cristo. Numerio, ormai esasperato per l’eroica testimonianza dell’imputato, gli fece tagliare la lingua e lo condannò alla decapitazione.
Isidoro conseguì dunque la palma del martirio il 4 maggio di un anno di un anno imprecisato, sotto l’imperio di Decio, probabilmente il 250 o il 251.
Per mano del suo amico Ammonio ricevette degna sepoltura e proprio su questa tomba cominciaro a verificarsi non poche guarigioni miracolose.
Al tempo di San Gregorio di Tours, donque nel VI secolo, in tale luogo era possibile ammirare una grande basilica ed un pozzo nel quale, secondo la tradizione, in un primo tempo sarebbe stato
gettato il corpo del Santo.
Pare che alcune sue reliquie giunsero a Costantinopoli, allora capitale imperiale, ed una seconda Passio fornisce una seconda versione circa l’avventura terrena del Santo: Isidoro sarebbe stato in realtà originario di Alessandria d’Egitto, come testimonierebbe l’origine del suo nome simile a quello della dea Iside, e solo in seguito raggiunse l’Isola di Chio ove si consumò il suo martirio.
Ma Sant’Isidoro resta comunque un personaggio non definibile storicamente con notizie certe, esistono infatti numerose altre sue passio, sue reliquie sono venerate in numerose località e parecchie chiese furono dedicate alla sua memoria.
Tradizionalmente tanto nel mondo bizantino che in quello latino è il 14 maggio la data dedicata alla memoria di questo santo cavaliere, ma alcuni calendari particolari gli riservano anche altre commemorazioni.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Isidoro di Chio, pregate per noi.

 

*Santa Maria Domenica Mazzarello - Vergine (14 maggio)
Mornese, Alessandria, 9 maggio 1837 - Nizza Monferrato, Asti, 14 maggio 1881
Nacque il 9 maggio 1837 a Mornese (Al).
Nel 1860 il paese fu colpito da un'epidemia di tifo e il parroco chiese a Maria di assitere i parenti ammalati. Dopo aver assistito gli zii nella frazione dei Mazzarelli, Maria contrasse la malattia il 15 agosto.
Potè rialzarsi soltanto il 7 ottobre.
Indebolita dalla malattia, non poté più lavorare nei campi. Decise così di aprire un piccolo laboratorio di sartoria per le ragazze di Mornese.
Realizzò questo desiderio insieme all'amica Petronilla.
Grazie all'intervento del parroco alcune giovani, fra le quali anche Maria e Petronilla, si consacrarono a Maria come «Figlie dell'Immacolata».
Nell'ottobre 1867 le giovani fondarono una loro comunità che nel 1872 si trasferì al collegio di Mornese, destinato loro da Don Bosco.
Qui Maria Mazzarello e 10 sue compagne diedero inizio all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, consacrandosi a Dio con i voti.
Nel 1879 la Casa Madre venne trasferita a Nizza Monferrato.
Qui Madre Mazzarello morì il 14 maggio 1881. (Avvenire)
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico - Domenica = consacrata al Signore, dal latino
Emblema: Giglio
Martirologio Romano: A Nizza Monferrato in Piemonte, Santa Maria Domenica Mazzarello, che insieme a san Giovanni Bosco fondò l’ Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice per l’educazione delle ragazze povere e rifulse per umiltà, prudenza e carità.
Maria Domenica Mazzarello, Santa Confondatrice dell’ Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nacque il 9 maggio 1837 a Mornese, nella frazione dei "Mazzarelli di qua", dove il padre e la madre vivevano insieme alle famiglie di alcuni fratelli di lui.
Qui, Maria abitò fino al 1849 o 1850, data che attesta la nuova residenza alla Cascina Valponasca che il nonno paterno di Maria Mazzarello,nel 1827, aveva preso in locazione per sé, figli ed eredi. Essendo aumentati i membri della famiglia, Giuseppe Mazzarello, il padre di Maria, decise di andare ad abitare alla Valponasca.
In questa casa, Maria Mazzarello visse gli anni dell’adolescenza e della giovinezza. Era una ragazza come tante: piena di energia, vivace, intelligente.
Qui il ritmo della sua vita si modificò.
Fino allora era stata il braccio destro della madre, ma ora che la sorellina Felicita si era fatta più grande, lei poteva seguire il padre in campagna.
"Quando prevedeva fin dalla sera innanzi di dover tornare un po’ tardi dalla chiesa, e si era nel buono del lavoro in campagna [...] si levava ancor più presto del consueto e prima di svegliare la sorella andava nella vigna a sbrigare buona parte del proprio compito [...].
La sua vigoria fisica e il suo stesso carattere, oltre al desiderio di rendersi utile, la portavano prepotentemente a un lavoro virile" (dalla "Cronistoria dell’Istituto FMA")Il 16 marzo 1858, il padre di Maria decise di lasciare la Valponasca, in seguito ad una rapina avvenuta nella loro casa.
La famiglia si trasferì, dunque, in paese, più vicino alla Chiesa, con garnde gioia di Maria. Nel 1860 in Mornese ci fu una grande epidemia di tifo.
Don Pestarino aveva chiesto al padre la presenza di Maria presso i parenti ammalati, alla frazione dei Mazzarelli.
Egli si era opposto, ma senza togliere a Maria la libertà di fare la sua scelta.
E lei l’aveva fatta dicendo a don Pestarino: "Se lei vuole, io vado, ma sono sicura di prendermi la malattia".
Dopo aver assistito gli zii malati, Maria contrasse il tifo.
Fu una malattia gravissima e lunga. Dio aveva i suoi disegni. Maria si ammalò il giorno dell’Assunta (1860) e potè alzarsi soltanto il 7 ottobre, dopo 52 giorni di letto.
Il forte tralcio della sua vita, spezzato, tornava a vivere con la fiducia riposta solo in Dio.
Non più le vigne, non più i campi: altra messe il Signore le aveva preparato.
Maria, indebolita dalla malattia, decise di imparare il lavoro di sarta, in modo da poter aprire un piccolo laboratorio per le ragazze di Mornese.
Questo le avrebbe consentito, non solo di insegnare loro un mestiere, ma anche di avvicinarle a Dio. realizzò questo desiderio insieme all’amica Petronilla.
Intanto, don Pestarino, pastore zelante, aveva proposto ad alcune giovani, fra le quali anche Maria e Petronilla, di consacrarsi a Maria come "Figlie dell’Immacolata".
La casa adiacente alla parrocchia era stata fatta costruire da don Pestarino, che vi abitava, con l’intenzione di cederla con il tempo alle Figlie dell’Immacolata, perché vi potessero abitare insieme, quando fossero rimaste senza parenti.
Qui, nell’ottobre 1867, le Figlie dell’Immacolata iniziarono a vivere in comunità.
Le prime furono: Maria, Petronilla, Giovanna Ferrettino e Teresa Pampuro.
Con loro vissero anche alcune altre ragazze.
Maria, anche se gracile di salute, ebbe la piena approvazione del padre che, da autentico educatore cristiano, assecondò le buone inclinazioni di Maria, accompagnandola con il suo affetto.
Maria Mazzarello non sapeva dove il Signore la stava conducendo, ma si fidava di Lui; è certo che sceglieva la via del radicalismo evangelico espresso nel semplice quotidiano e nella gioia del cuore innamorato di Cristo.
Ivi restarono fino al 23 maggio 1872 per trasferirsi successivamente al collegio di Mornese, destinato loro da Don Bosco.
Il 5 agosto dello stesso anno, Maria Mazzarello e 10 sue compagne diedero inzio all’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, conscarandosi a Dio con i voti religiosi. Nel 1879 la Casa Madre venne trasferita a Nizza Monferrato, luogo più facilmente accessibile alle linee di comunicazione di quel tempo.
Qui Madre Mazzarello morirà il 14 maggio 1881, all’età di 44 anni.
Alla sua morte, l’ Istituto delle Figlie di Maria Ausililatrice contava già 165 suore e 65 novizie sparse in 28 case (19 in Italia, 3 in Francia e 6 in America).
Il 3 maggio 1936 è dichiarata l’eroicità delle sue virtù.
Il 20 novembre 1938 è’ beatificata. Il 24 giugno 1951 è canonizzata.
La sua opera continua e le Figlie di Maria Ausiliatrice fanno vivere ancora oggi il suo sogno in tutto il mondo.
(Autore: Monica Roncari - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Maria Domenica Mazzarello, pregate per noi.

 

*San Massimo - Martire (14 maggio)
m. 250 circa
Martirologio Romano:
Nella provincia d’Asia, nell’odierna Turchia, San Massimo, martire, che si racconta abbia reso lo spirito a Dio durante la persecuzione dell’imperatore Decio patendo la lapidazione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Massimo, pregate per noi.

 

*San Mattia - Apostolo (14 maggio)

sec. I
Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando viene chiamato a ricomporre
il numero di dodici, sostituendo Giuda Iscariota.
Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la preferenze divina cade su di lui e non sull'altro candidato - tra quelli che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano - Giuseppe, detto Barsabba.
Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma non si hanno più notizie su di lui.
La tradizione ha tramandato l'immagine di un uomo anziano con in mano un'alabarda, simbolo del suo martirio.
Ma non c'è evidenza storica di morte violenta.
Così come non è certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi portate da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a Treviri, dove sono venerate. (Avvenire)
Etimologia: Mattia = uomo di Dio, dall'ebraico
Martirologio Romano: Festa di San Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione.
È stato l’apostolo Pietro a fare in un certo senso il suo ritratto, senza rendersene conto. Dopo l’Ascensione di Gesù, infatti, egli dice alla piccola comunità cristiana in Gerusalemme che bisogna
dare un sostituto al traditore Giuda Iscariota, riportando a dodici il numero degli apostoli.
E lascia la scelta ai fratelli di fede.
Si fa un’elezione, allora, con il criterio indicato da Pietro: bisogna scegliere il nuovo apostolo "tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo".
Così si legge nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli (1,15-25).
I fedeli ne individuano due con queste caratteristiche.
Uno è Mattia e l’altro è Giuseppe detto Barsabba.
A questo punto si fa il sorteggio, dopo aver invocato così il Signore: "Tu che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto". Il sorteggio designa Mattia, "che fu associato agli undici apostoli".
Egli è dunque l’unico dei Dodici che non ha ricevuto direttamente la chiamata da Gesù.
Ma che è stato tuttavia con lui dall’inizio alla fine della sua vita pubblica, diventando poi testimone della sua morte e risurrezione.
Il nome di Mattia compare soltanto questa volta nel Nuovo Testamento.
Poi, non sappiamo più nulla di certo: abbiamo solo racconti tradizionali, privi di qualsiasi supporto storico, che parlano della sua predicazione e della sua morte per la fede in Gesù Cristo, ma con
totale discordanza sui luoghi: chi dice in Giudea, chi invece in Etiopia.
Lo storico della Chiesa, Eusebio di Cesarea (ca. 265 - ca. 340), nella sua Storia ecclesiastica, rileva che non esiste alcun elenco dei settanta discepoli di Gesù (distinti dagli apostoli) e aggiunge: "Si racconta anche che Mattia, che fu aggregato al gruppo degli apostoli al posto di Giuda, ed anche il suo compagno che ebbe l’onore di simile candidatura, furono giudicati degni della stessa scelta tra i settanta" (1,12).
Dunque Mattia dovrebbe aver fatto parte di quella spedizione di 72 discepoli che Gesù mandò a due a due davanti a sé per predicare in ogni città e luogo dove stava per recarsi, e che tornarono entusiasti dicendo: "Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome" (Luca 10,17).
Sebbene le tradizioni parlino di Mattia evangelizzatore in Medio Oriente e in Africa, il suo nome ha raggiunto già nei primissimi secoli cristiani l’Europa settentrionale e la città tedesca di Treviri lo venera come patrono.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Mattia, pregate per noi.

 

*San Michele Garicoits - Sacerdote (14 maggio)
Ibarre, Bassi Pirenei, Francia, 15 aprile 1797 - Bétharram, Francia, 14 maggio 1863
Nato a Ibarre, nei Bassi Pirenei, in Francia, il 15 aprile 1797 era pecoraio, al servizio di un possidente, ma i suoi discorsi erano da adulto ponderato e sicuro, tanto da meritarsi il titolo di «dottorino».
Eppure aveva fatto pochi studi, perché i suoi genitori avevano cinque figli e pochi beni. Nel 1819 entrò in seminario a Dax; nel 1823 fu ordinato sacerdote e due anni dopo divenne insegnante di filosofia nel seminario maggiore di Bétharram. Di fronte a un clero impreparato e disorientato decide di cambiare questa situazione.
Ebbe così l'idea di creare un istituto per sacerdoti da inviare come collaboratori del clero nelle parrocchie, nei collegi e nei seminari: voleva farne elementi di stimolo creativo, spirituali vitamine nell'impoverito organismo del clero. Fondò così l'istituto dei Preti del Sacro Cuore di Gesù (noti come Preti di Bétharram).
Nata nel 1835, l'iniziativa fu poi approvata nel 1841, mentre intorno al fondatore si andava formando un alone di santità. Nel 1853, però, lo coplisce una paralisi, poi superata. Dopo un anno, è di nuovo a letto per altri nove anni, fino alla morte, avvenuta a Bétharram, il 14 maggio 1863. (Avvenire)
Etimologia: Michele = chi come Dio?, dall'ebraico
Martirologio Romano: Nel territorio di Bétharram vicino a Pau sul versante francese dei Pirenei, San Michele Garicoïts, sacerdote, fondatore della Società dei Sacerdoti Missionari del Sacro Cuore di Gesù.
Vede la luce in Francia, nel 1797, in uno dei periodi più burrascosi per la chiesa cattolica francese, agitata dai venti della Rivoluzione francese e dilaniata dai dissidi interni che contrappongono i preti “costituzionali” (che prestano giuramento alla nuova Costituzione imposta dallo Stato) ai preti “refrattari”, cioè fedeli al Papa.
Ci troviamo a Ibarre, un piccolo villaggio nel versante francese dei Paesi Baschi, a poche decine di chilometri dal confine spagnolo.
I suoi genitori, prima per unirsi in matrimonio e poi per far battezzare i loro figli, emigrano in Spagna e questo già la dice lunga sul loro attaccamento alla fede autentica, in un periodo in cui
l’autorità del Papa ed il legame con la Chiesa cattolica sono in Francia messi fortemente in crisi. Per tradizione di famiglia saprà da che parte schierarsi: la nonna materna durante il Terrore aveva continuato a soccorrere il prete di un paese vicino e suo papà, a rischio della vita, aveva accolto e nascosto in casa sua i preti fuggiaschi.
Michele inizia a fare il pecoraio presso un ricco possidente, ma tutti lo chiamano “il dottorino”, per il modo con cui sa parlare, anche di cose più grandi di lui. Il prete aiutato da sua nonna si sdebita dandogli lezioni private e poi lo piazza come domestico presso il vescovo di Baiona, ma si vede subito che la sua strada non è quella. Nel 1819 entra infatti in seminario, nel 1823 è ordinato sacerdote e due anni dopo diventa professore di filosofia nel seminario maggiore di Bètharram, a pochi chilometri da Lourdes.
Quando il vescovo decide di trasferire i seminaristi a Bayonne, più vicino alla sede episcopale, don Michele ormai solo e “superiore di quattro mura di un vasto edificio” comincia a meditare ed a pregare sulla triste situazione del clero francese, impreparato e disorientato.
Nel 1833 gli nasce in cuore l’idea di riunire un gruppo di preti che formino un’equipe “volante” di missionari, con il preciso scopo di rimarginare le ferite che la Rivoluzione aveva inferto alla Chiesa: scristianizzazione delle campagne, attacchi alla Chiesa, insubordinazione dei preti.
Nasce così, nel 1835, la Congregazione dei Preti del Sacro Cuore di Gesù, meglio conosciuti come i Preti di Betharram. Due le principali urgenze che don Michele indica loro: la missione popolare per la rievangelizzazione degli ambienti rurali, e l’educazione della gioventù. Mentre i suoi figli si spargono per il mondo e soprattutto nel continente sudamericano, attorno al fondatore si va formando un alone di santità e di universale stima.
Ne sono prova i due incontri che don Michele ha con la veggente Bernadette Soubiros, su esplicita richiesta del vescovo di Tarbes che vuole verificare l’attendibilità dei fatti verificatisi nella vicina Lourdes, e il santo sacerdote ne esce rafforzato nella sua personale convinzione che davvero la Vergine Maria è apparsa sui Pirenei. Per don Michele arriva il tempo delle prove fisiche, che per nove anni lo confinano in un letto di dolore e da cui la morte lo libera il 14 maggio 1863.
La sua tomba a Betharram diventa meta di pellegrinaggi mentre cresce la sua fama di santità, che la Chiesa conferma ufficialmente per bocca di Pio XII nel 1947, concedendo a San Michele Garicoїts l’onore degli altari e fissando la sua memoria liturgica il 14 maggio.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Lo chiamavano doctura, che nella parlata della Navarra francese significa “dottorino”. Lui di mestiere era pecoraio, al servizio di un possidente, ma i suoi discorsi erano da adulto ponderato e sicuro.
Eppure aveva fatto pochi studi, perché i suoi genitori avevano cinque figli e pochi beni. Ma di coraggio erano tutti ricchi: il padre di Michele, Arnaldo Garicoïts, ne dimostrò parecchio soccorrendo durante la Rivoluzione francese i preti fuggiaschi, a rischio della vita. E la nonna materna, Caterina Etcheberry, continuò a soccorrere il parroco di un paese vicino durante il Terrore.
Proprio quel parroco (Giovanni Battista Borda) diede poi lezioni private al sedicenne Michele, e lo piazzò presso il vescovo di Baiona come domestico e studente. A tutti pareva davvero un doctura, sicché nel 1819 entrò in seminario a Dax; nel 1823 fu ordinato sacerdote e due anni dopo divenne insegnante di filosofia nel seminario maggiore di Bétharram, nei Bassi Pirenei.
Eccolo dottore sul serio ora. E soprattutto maestro e formatore di preti, attento alle difficoltà di un clero impreparato e disorientato.
Per cambiare questa situazione ebbe l’idea di creare un istituto per sacerdoti da inviare come collaboratori del clero nelle parrocchie, nei collegi e nei seminari: voleva farne elementi di stimolo creativo, spirituali vitamine nell’impoverito organismo del clero.
Certo, il primo vescovo al quale parlò del progetto, non fece salti di gioia; ma lo autorizzò a tentare.
E a lui bastava. Di preti cominciò a trovarne. Diventò loro superiore, cominciò a prepararli e in questo lo incoraggiò il nuovo vescovo di Baiona. L’istituto ebbe un nome: Preti del Sacro Cuore di Gesù (noti come Preti di Bétharram).
Silenziosamente i primi sacerdoti preparati da lui si mettevano al lavoro con lo stile suo: dare aiuto e anche esempio, ma stando sempre un passo indietro. L’istituto non era adatto ai carrieristi.
Nata nel 1835, l’iniziativa fu poi approvata con tutti i timbri diocesani nel 1841, mentre intorno al fondatore si andava formando un alone di santità.
Ma ecco altre prove, personali: quelle della sofferenza fisica, incominciate nel 1853 con una paralisi, poi superata. Dopo un anno, rieccolo a letto per altri nove, fino alla morte in una festa dell’Ascensione: padre Michele ebbe appena il tempo di mormorare il primo versetto del Miserere. Tredici anni dopo, crescendo la fama di santità, prese avvio il processo canonico, che fu concluso da Pio XII. Poi furono chiamati in Argentina. E dopo l’approvazione definitiva, hanno esteso la loro attività in Italia, Spagna, Inghilterra, Uruguay, Brasile. La tomba di San Michele Garicoïts si trova a Bétharram.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Michele Garicoits, pregate per noi.

 

*San Ponzio di Cimiez - Martire (14 maggio)
sec. III
Martirologio Romano:

A Cimiez in Provenza, in Francia, San Ponzio, martire.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Ponzio di Cimiez, pregate per noi.

 

*San Ponzio di Pradleves - Martire Tebeo (14 maggio)

Scheda del Gruppo cui appartiene:
“San Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore e compagni” - Martiri della Legione Tebea

Patronato: Pradleves (CN)
Emblema:
Palma, Stendardo, Lancia, Scudo
Venerato a Pradleves (CN), ove è festeggiato il 14 maggio.
Con San Costanzo avrebbe collaborato all’evangelizzazione della zona compresa tra i torrenti Grana e Maira.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Ponzio di Pradleves, pregate per noi.

 

*Santa Teodora (Anna-Teresa) Guerin - Fondatrice (14 maggio)
Étables, Bretagna, Francia, 2 ottobre 1798 – St. Mary of the Woods, Indiana, USA, 14 maggio 1856
Anna Teresa Guerin nacque a Etables in Bretagna il 2 settembre 1798, da genitori profondamente religiosi.
Un suo parente, giovane chierico, le insegnò scienze e lettere.
Sentendosi chiamata allo stato religioso desiderò entrare nel Carmelo ma i disegni di Dio la vollero nell’Istituto delle Suore della Divina Provvidenza di Ruillé-sur-Loire con il nome di Teodora, questo avvenne nel 1823.
Dopo la professione religiosa, divenne superiora a Rennes e poi a Laulaines; nel 1840 fu inviata a Vincennes nello Stato dell’Indiana (USA) insieme a cinque suore per fondare nuove comunità; la prima scuola si aprì a S. Maria del Bosco (Saint Mary of the Woods).
Si dedicò con grande prudenza negli affari di gestione e con ammirabile carità verso le sue suore ed i suoi collaboratori.
Dovette sopportare incomprensioni, umiliazioni e sofferenze di ogni genere. Morì a S. Maria del Bosco – Nemus il 14 maggio del 1856.
Etimologia: Teodora / Teodoro deriva dal greco Theodoros e significa
Martirologio Romano: Nella cittadina di Saint Mary of the Woods vicino a Indianapolis negli Stati Uniti d’America, beata Teodora (Anna Teresa) Guérin, vergine della Congregazione delle Suore della Provvidenza, che, nata in Francia, pur tra grandissime difficoltà, confidando sempre nella divina Provvidenza, si prese misericordiosamente cura della nascente comunità del luogo.
Santa Teodora Guerin, è una delle tante luminose ed eroiche figure di religiose e religiosi, che nella scia della grande emigrazione europea, avvenuta fra Ottocento e Novecento verso il Nuovo Mondo, divennero pionieri di una evangelizzazione attiva ed operosa, delle popolazioni che si stabilivano nelle nuove città, come pure per i tanti indigeni americani, ignari della religione di Cristo.
Origini e vocazione religiosa
Anna Teresa Guerin, nacque il 2 ottobre 1798 ad Étables in Bretagna (Francia), prima delle due figlie dei coniugi Laurent e Isabella Guerin, genitori profondamente cristiani.
Il padre, al servizio di Napoleone Bonaparte, si assentava da casa per lunghi periodi, per cui l’educazione delle figlie fu affidata alla madre, avente come base la religione e la Sacra Scrittura.
Spirito meditativo e riflessivo, Anna Teresa Guerin, già nella sua fanciullezza, amava ritirarsi in solitudine sulla scogliera nei pressi della sua casa, dove trascorreva delle ore in meditazione; un
suo parente, giovane chierico, le insegnò lettere e scienze. A dieci anni ricevette la Prima Comunione e in quell’occasione confidò al suo parroco il desiderio di diventare suora.
Ma dovettero trascorrere parecchi anni, prima che ciò si realizzasse, a causa di varie disgrazie che colpirono la sua famiglia, prima fra tutte l’assassinio del padre nel 1813, da parte di alcuni banditi mentre tornava a casa.
La madre di Teodora ne fu scossa moltissimo e si ammalò, ella aveva già avuto la perdita di due giovani fratelli e di altri parenti a lei cari.
Ad Anna Teresa toccò allora accudire la madre ammalata e la sorella minore; inoltre occuparsi della cura della casa e del giardino; il suo sogno di farsi suora, fu così accantonato, almeno fino a quando la sorella minore non fu in grado di sostituirla nell’assistere la madre.
Desiderò di entrare nel Carmelo, ma la vista dei tanti bambini poveri dell’epoca, lasciati nell’ignoranza e senza assistenza, la convinse a scegliere le “Sorelle della Provvidenza”, fondate nel 1806 dal sacerdote Jacques François Dujarié, proprio con questi fini assistenziali verso i poveri e gli ammalati.
Aveva 25 anni, quando il 18 agosto 1823 entrò nella Casa del Noviziato a Ruillé-sur-Loire; dove poi subì anche una forma di tifo, che non le impedì di essere accettata.; l’8 settembre 1825 emise i voti temporanei e indossò l’abito della Congregazione, prendendo il nome di suor Teodora; si guadagnò da subito la fiducia delle consorelle e già nel 1828, fu eletta fra le consigliere generali e poi nominata superiora dell’importante e difficile Casa di Saint Aubin, quartiere malfamato di Rennes, dove trasformò la zona in pochi anni, con la sua capacità di educatrice e zelante organizzatrice, guadagnandosi la stima di tutti.
Il 5 settembre 1831 professò i voti perpetui, che allora erano facoltativi; nel 1834 arrivò per lei una dura prova; suo malgrado fu coinvolta senza ragione, fra le divergenze di vedute sorte fra il fondatore padre Dujarié e la Madre Generale di allora, fu indicata da alcune suore come una ribelle verso la Generale e simpatizzante per il fondatore; non era vero, ma la Generale senza nemmeno incontrarla, trasferì suor Teodora Guerin da Rennes a Soulaines.
Qui lei si dedicò con nuova lena al lavoro, senza lamentarsi né protestare; tanto che proprio a Soulaines ricevette una medaglia d’onore dall’Accademia di Angers, come riconoscimento della sua abilità pedagogica; intanto suor Teodora, per meglio espletare la sua missione, prese a studiare medicina e pedagogia, con la guida di un medico proveniente dall’Università di Parigi.
La Missione Americana
Aveva 42 anni, quando nel 1840 fu scelta dalla Superiora per andare a capo di un gruppo di cinque suore, a Vincennes nello Stato dell’Indiana negli U.S.A., invitate dal locale vescovo a fondare nuove comunità.
Le sei suore partirono dalla Francia il 27 luglio 1840 e dopo un sofferto viaggio per mare, madre Teodora si ammalò seriamente subito dopo l’arrivo in terra americana.
Ripresasi alquanto e giunta a Vincennes, le suore invece di essere alloggiate in città, furono mandate in una zona deserta e selvaggia senza strade, precisamente a Saint Mary of the Woods, zona in un’estrema situazione di povertà; era il 22 ottobre 1840 quando vi giunsero.
Facendo tesoro della sua esperienza e degli studi in medicina fatti, madre Teodora aprì subito una farmacia gratuita, insegnando alle consorelle a preparare le medicine; insegnò loro anche a curare gli ammalati, prestando attenzione ai loro bisogni materiali e spirituali; un’altra farmacia fu aperta qualche anno dopo per gli abitanti di Vincennes.
Non le mancarono contrarietà ed incomprensioni, a causa dei pregiudizi locali contro le suore cattoliche, sia per l’intromissione del vescovo di Vincennes, mons. Hailandière, nella conduzione della comunità di suore.
Madre Teodora Guerin, non si lasciò scoraggiare e ben presto fondò una Casa Madre e un Noviziato, dedicando la missione alla Madonna; sebbene vivessero in povertà, le suore con l’aiuto di generosi benefattori, nel luglio 1841 aprirono l’Accademia di Saint Mary of the Woods e durante l’anno due scuole a Jasper nell’Indiana meridionale e a St. Francisville nell’Illinois, che allora rientrava nella diocesi di Vincennes.
Fondatrice di nuova Congregazione
Ma ormai la lontananza dalla comunità di Ruillé in Francia si faceva sentire; sempre più spesso era costretta ad agire autonomamente, nel contempo i rapporti con il vescovo erano tesi, pertanto nel 1843-1844, tornò in Francia per raccogliere offerte e soprattutto per avere delle chiare direttive dalla Madre Generale su come comportarsi e sul da fare.
Ma inaspettatamente, il Consiglio generalizio decise la separazione totale della Missione Americana da Ruillé e così madre Teodora si trovò ad essere Superiora Generale e fondatrice di una nuova Congregazione, denominata “Suore della Provvidenza di Saint Mary of the Woods” (Santa Maria dei Boschi).
Nel dicembre del 1844 ritornò nell’Indiana, riprendendo a lavorare intensamente e con maggiore responsabilità; le scuole erano già cinque con 200 bambini e 25 ragazze ospitate nell’Accademia.
Le maggiori difficoltà per madre Teodora Guerin, provenivano dal vescovo mons. Hailandière, il quale intendeva mutare la struttura religiosa della comunità, in una sorta di associazione laica, nel contempo affermava il suo riconoscimento alle Regole della Congregazione.
Tutto ciò creò perplessità e sconcerto nelle suore e ci furono contrasti che sfociarono nella deposizione di madre Teodora da Superiora, le fu impedito di avere contatti con le sue suore e fu dispensata addirittura dai voti; quando lo scioglimento della comunità sembrava imminente, il vescovo, in contrasto anche con il suo clero, diede le dimissioni; con i suoi successori alla guida della diocesi di Vincennes, le cose cambiarono e madre Teodora dopo tante sofferenze, riprese a guidare con energia e saggezza le sue suore, che rapidamente aumentarono di numero e si svilupparono nelle attività.
Lo sviluppo della Congregazione – Gli ultimi anni
Nel biennio dal 1851 al 1853, madre Teodora fece costruire una nuova Casa Madre e nell’aprile 1854 scrisse al vescovo di Le Mans in Francia, comunicandogli che la nuova Congregazione comprendeva 64 suore, 12 novizie e 16 postulanti e le 12 scuole avevano quasi 1200 studenti.
Alla sua morte, avvenuta il 14 maggio 1856 a Saint Mary of the Woods - Nemus, le scuole erano diffuse in tutta l’Indiana con due orfanotrofi a Vincennes; fu sepolta nella Cappella delle Suore nel locale cimitero, fino a quando nel 1907, le sue spoglie furono traslate nella cripta della Chiesa della Provvidenza a Saint Mary of the Woods, durante l’esumazione si poté constatare che una parte del cervello era intatta, rosea e in buono stato.
La Causa di beatificazione fu introdotta il 19 febbraio 1956; in seguito ad un miracolo attribuito alla sua intercessione e approvato il 7 luglio 1997, fu beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1998 a Roma e nella stessa Piazza San Pietro , a seguito di un altro miracolo, è stata proclamata Santa da Papa Benedetto XVI il 15 ottobre 2006; la sua ricorrenza liturgica è il 14 maggio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Teodora Guerin, pregate per noi.

 

*Santi Vittore e Corona - Martiri (14 maggio)
Siria, III secolo
Martirologio Romano:
In Siria, Santi Vittore e Corona, martiri, che subirono insieme il martirio.
Sono stati molto complessi gli studi agiografici che riguardano i due Santi martiri Corona e Vittore; tante sono le celebrazioni dei vari antichi calendari e Martirologi, latini, greci e copti.
In questa breve scheda, si tiene conto solo della celebrazione al 14 maggio, riportata dal “Martyrologium Romanum”, testo ufficiale della Chiesa Cattolica.
L’incertezza delle notizie riguarda anche la città del martirio, la ‘Passio’ greca dice che fu Damasco, quella copta dice Antiochia, le fonti latine dicono Alessandria d’Egitto e perfino in
Sicilia; anche la data è controversa, secondo le fonti greche, al tempo dell’imperatore Antonino (138-161), secondo quelle copte al tempo di Diocleziano (243-313).
Il ‘Martirologio Romano’ indica il III secolo, quale periodo della loro esistenza e martirio, avvenuto in Siria, senza specificare il luogo esatto.
Vittore era un soldato cristiano proveniente dalla Cilicia, il quale durante la persecuzione di Diocleziano, fu sottoposto a crudeli tormenti da un ‘dux’ o ‘comes’ di nome Sebastiano.
Mentre egli soffriva per le torture inflittagli, prese a confortarlo ed incoraggiarlo, la giovane sposa di un suo compagno d’armi, anch’essa cristiana, il cui nome era Corona (equivalente latino del nome Stefania) che non aveva ancora sedici anni.
Visto questo, i pagani l’arrestarono e dopo breve interrogatorio, appesero la giovane a due alberi di palma piegati, che una volta slegati la squartarono.
Il giovane soldato Vittore fu invece decapitato; il martirio dei due giovani cristiani e particolarmente la figura di Vittore, fu raffigurata da molti e celebri pittori in opere esposte in chiese e palazzi pubblici rinascimentali.  
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Vittore e Corona, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (14 Maggio)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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