Santi del 14 Marzo - Istituto Aveta

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Santi del 14 Marzo

Il mio Santo > I Santi di Marzo

*Sant'Alessandro di Pidna - Martire (14 marzo)
m. 310 circa

Etimologia: Alessandro = protettore di uomini, dal greco
Martirologio Romano: A Pidna in Macedonia, sant’Alessandro, martire.
Secondo una passio di epoca tarda, Alessandro, a causa della sua fede e della sua predicazione, fu fatto decapitare da Massimiano, circa nel 310, a Pidna, in Macedonia. È venerato il 14 marzo, insieme con un gruppo di martiri di Tessalonica.
(Autore: Augusto Moreschini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Alessandro di Pidna, pregate per noi.


*Beato Arnaldo - Abate di S. Giustina di Padova  (14 marzo)

Limena, Padova, 1185 - Asolo, 10 febbraio 1255
Arnaldo, nato nel 1185 dalla nobile famiglia dei Cattanei di Limena, presso Padova, entrò giovanissimo nel monastero di Santa Giustina di Padova e tanto si distinse per pietà, gravità ed esemplarità di vita, che nel 1209, a soli 24 anni, ne fu eletto abate. Il suo fu governo attivissimo: difese i diritti del monastero, allora compromessi, rivendicò antichi privilegi, come quello secondo cui l'abate di S. Giustina partecipava all'elezione del vescovo, restaurò il monastero e l'arricchì di nuove costruzioni e di nuovi possessi, fece deviare le acque del Bacchiglione per azionare un
impianto di molini, e altro ancora. Non sappiamo se e quali relazioni abbia avuto con s. Antonio, che operò pure a Padova in questo tempo.
Quando Ezzelino III nel 1237 s'impadronì di Padova e imprigionò Giordano Forzaté, priore di S. Benedetto,  I'altro grande monastero benedettino di Padova, Arnaldo fuggì presso gli Estensi, prima a Ferrara e poi nella più vicina Monselice.
Nel 1238 Federico II gli ridiede S. Giustina e l'anno dopo vi fu ospite per ben due mesi. Partito però l'imperatore, la città restò in balia di Ezzelino, che appena si sentì sicuro, nel 1246, fece arrestare Arnaldo e lo chiuse nella fortezza di Asolo.
L'abate vi languì, a pane ed acqua, per otto anni e tre mesi, fino alla morte, sopraggiunta il 10 febbraio 1255. In quella circostanza sarebbero state viste come due faci ardenti discendere dal cielo e splendere sopra il castello.
Sepolto provvisoriamente nella chiesa dei Frati Minori di Asolo, appena cacciato il tiranno fu trasportato a Padova e deposto a S. Giustina in un'arca presso l'uscita. Quando il 14 marzo 1562 i Corpi Santi, già sepolti nella vecchia basilica, ebbero definitiva sepoltura nella nuova, Arnaldo fu deposto nella seconda cappella a sinistra partendo dal coro, in un bell'altare barocco con statua di marmo rappresentante il beato. Un quadro settecentesco se ne conserva nella sagrestia grande.  Non risulta che il suo culto abbia riconoscimento ufficiale: si fonda sulla tradizione. Arnaldo non ebbe propria Officiatura, ma solo la commemorazione nei martirologi dell'Ordine. A S. Giustina continuò ad essere festeggiato il 15 marzo fino alla soppressione dell'abbazia nel 1806.
(Autore: Ireneo Daniele - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Eva - Reclusa di S. Martino di Liegi (14 marzo)  

Nacque tra il 1205 e 1210 in un ambiente certamente agiato, fu combattuta fra la vita civile e quella di reclusa,  la sua vocazione, infatti, non fu subito chiara, Giuliana influì molto sulla sua scelta.
Entrò nel monastero di San Martino a Liegi ove riceveva spesso la visita di Santa Giuliana di Cornillon che le confidava le sue visioni e il suo grande desiderio di veder istituito un culto che glorificasse il Sacramento dell'Eucaristia.  
E proprio per questo scopo Eva si adoperò, presso il vescovo di Liegi, Enrico de Gueldre, affinché chiedesse a Urbano IV un decreto in merito.
Il pontefice l'8 settembre 1264 le inviò una Bolla in cui le annunciava l'istituzione della festa del Corpus Domini per tutta la Chiesa Universale, chiedendole di diffonderne il testo proprio della ricorrenza.
Eva morì a San Martino di Liegi verso il 1265, la sua tomba divenne rapidamente un luogo di pellegrinaggi. Il suo culto fu approvato nel 1902. (Avvenire)  
Etimologia: Eva = colei che dà vita, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Liegi in Lotaringia, nell’odierno Belgio, beata Eva da Cornillion, monaca di clausura nel monastero di San Martino, che insieme a santa Giuliana, priora dello stesso cenobio, si adoperò affinché il papa Urbano IV istituisse la solennità del Corpo di Cristo.
Le notizie pervenutaci compaiono nella ‘Vita Julianae’ cioè nel racconto della vita di S. Giuliana di Cornillon, sua amica e confidente che aiutò nell’idea per la istituzione della Festa del Corpus Domini.
Nacque tra il 1205 e 1210 in un ambiente certamente agiato, fu combattuta fra la vita civile e
quella di reclusa, la sua vocazione non fu subito chiara, Giuliana influì molto sulla sua scelta.
Entrò nel monastero di S. Martino a Liegi ove riceveva spesso la visita di S. Giuliana che le confidava le sue visioni e il suo grande desiderio di veder istituito un culto che glorificasse il Sacramento dell’Eucaristia. In seguito Giuliana fuggita da Cornillon, trovò ospitalità a S. Martino presso Eva, la quale fu testimone dei suoi stati mistici.All’inizio Eva non era tanto convinta, ma poi aiutò Giuliana nel suo scopo e dopo la morte di lei, continuò l’opera al punto che fu creduta la vera promotrice a discapito di Giuliana che fu a lungo ignorata.  
Agì presso il vescovo di Liegi, Enrico de Gueldre per ottenere da papa Urbano IV un decreto in merito. Il papa l’8 settembre 1264 le inviò una Bolla in cui le annunciava l’istituzione della Festa del Corpus Domini per tutta la Chiesa Universale, chiedendole di diffonderne il testo proprio della ricorrenza.
Questa Bolla è un fondamento storico attestante l’istituzione della festa nell’agosto – settembre del 1264 e la testimonianza del grande fervore di Eva nel determinarne l’introduzione. Morì a San Martino di Liegi verso il 1265, la sua tomba divenne rapidamente un luogo di culto, le si diede indifferentemente il titolo di santa o beata, anche se poi fu quest’ultimo a prevalere.
Nel sec. XVI i resti furono sollevati dal suolo per lavori nella chiesa e deposti in un altare laterale, nei secoli successivi le sue reliquie furono richieste da regine ed abati, fino al 18 dicembre 1746 quando furono deposte sull’altare di S. Martino.
La popolarità di Eva è giunta fino ai nostri giorni, il suo ricordo come quello di Giuliana, in alcune parrocchie si è perpetrato senza interruzione. Il suo culto fu approvato nel 1902, a Liegi si festeggia il 14 marzo o il 25 giugno in altre zone.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Filippo da Torino – Francescano (14 marzo)
+ Perugia, 14 marzo 1246
Filippo Longo nacque a Torino. Quantunque analfabeta, ebbe dal Signore il dono di penetrare i sensi profondi della Sacra Scrittura.
Avuta notizia di san Francesco e del suo nuovo Ordine, si portò da lui per essere ricevuto tra i suoi primi dodici discepoli. Perseverò poi, dimostrando in particolare un grande zelo per la conversione dei fratelli. Fu il primo confessore delle Povere Dame di Santa Chiara e in seguito si recò in Francia a predicare.
Morì a Perugia il 14 marzo 1246 in concetto di grande santità.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Giacomo Cusmano – Sacerdote (14 marzo)

Palermo, 15 marzo 1834 - Palermo, 14 marzo 1888
Il sacerdote palermitano Giacomo Cusmano è noto per aver fondato nel 1867 l'associazione del "Boccone del povero".
Si era laureato in medicina a 21 anni ed era subito divenuto il "medico dei poveri" del capoluogo siciliano, dove era nato nel 1834.
Il giovane dottore nel 1860 venne ordinato prete.
Poi fondò il sodalizio caritativo, con l'appoggio del cardinale Naselli, e nel 1887 due congregazioni: le Serve e i Servi dei poveri. Morto nel 1888 è beato dal 1983. (Avvenire)
Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Palermo, Beato Giacomo Cusmano, sacerdote, che fondò l’Istituto Missionario dei Servi e delle Serve dei Poveri, insigne per il suo straordinario amore per i bisognosi e gli infermi.  
Il Beato Padre Giacomo Cusmano nasce a Palermo il 15 marzo 1834. Rimasto orfano di madre a soli tre anni, viene educato  dalla sorella maggiore Vincenzina.
Fin dalla fanciullezza dimostra una grande sensibilità di fronte alle sofferenze altrui.
Terminati gli studi superiori al Colleggio Massimo dei Gesuiti, si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia, laureandosi a 21 anni.
Diventa subito il "medico dei poveri" per la sua generosità e abnegazione.
Ma la voce di Dio, sempre più imperiosa, spinge il giovane dottore a completare ed arricchire la pur nobile professione con la dedizione e consacrazione totale a Dio e, per Lui, ai poveri.
Abbraccia lo stato ecclesiastico e il 22 dicembre 1860 è ordinato sacerdote.
Il 21 febbraio 1867 dà inizio all'Associazione del Boccone del Povero, composta da sacerdoti e laici di ambo i sessi, sotto la presidenza dell'Arcivescovo di Palermo, Mos. Naselli,  che benedice l'opera e, dopo il beneplacito pontificio, la istituisce canonicamente nel 1868.
Il 23 maggio 1880, festa della SS. Trinità, veste le prime Suore.
Il 4 ottobre 1884 dà l'abito ai primi Fratelli e il 21 novembre 1887 riunisce in Comunità i Missionari che da tempo si erano uniti a lui lavorando per i Poveri: fonda così ufficialmente le due Congregazioni delle Serve e dei Servi dei Poveri. Apre ospedali, case per anziani poveri ed abbandonati e per orfani. Lo chiamano il "Padre dei Poveri".
Muore il 14 marzo 1888 a Palermo, in fama di santità, compianto da tutti, senza distinzione di classi sociali, ideologie o partiti. Viene beatificato da Sua Santità Giovanni Paolo II il 30 ottobre 1983. L'Opera da lui fondata si estende attualmente, oltre che in Italia, in Romania, in America (Stati Uniti, Messico, Brasile), in Africa (RDC, Cameroun, Uganda), Asia (Filippine ed India).
(Autore: Silvestro Terranova - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Giovanni di Genova - Abate Camaldolese (14 marzo)
† 14 marzo 1166

San Giovanni è un abate del monastero camaldolese di San Stefano in Genova.
Di lui abbiamo poche notizie.
San Giovanni prima di diventare abate di San Stefano, nel 1110, era stato chiamato a governare il monastero cistercense di Sant’Andrea, presso Sestri.
Durante il suo governo che durò fino per diciannove anni, ebbe la fortuna di ospitare anche San Bernardo da Chiaravalle.
Nel 1129, passò a governare il monastero di San Stefano a Genova. Nel monastero che era dell’ordine benedettino dei monaci neri, e che diventerà di proprietà dei monaci dell’abbazia di San Colombano di Bobbio.
San Giovanni governò per ben trentasette anni, fino alla sua morte.
Giovanni Battista Semeria parla di lui nel volume "Secoli cristiani della Liguria" (1843): "Egli risplendeva di ogni virtù, massime di una regolare disciplina, unita ad una somma vigilanza e prudenza; e sotto di lui fiorirono i monaci in grande reputazione di santa vita.
Molte fatiche aveva sostenuto gloriosamente pel decoro del monachesimo; onde non è meraviglia che oltremondi il suo vivere fosse celebrato"
Gli storici sono concordi nel fissare La data della morte di San Giovanni, nel giorno il 14 marzo 1166, "in età decrepita".
Alla fine del secolo successivo, e precisamente nel 1282 il suo corpo fu trovato incorrotto tanto che nel resoconto sul ritrovamento è rimasto scritto "che pare fosse allora, allora abbandonato dall’anima" e in un altro testo si conferma che "fu ritrovato il corpo del Beato Giovanni talmente incorrotto, che pare a in quell’ora spirato".
La sua festa presso monaci camaldolesi di Bobbio è stata fissata nel giorno 14 marzo.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Innocenzo di Verona - Veascovo (14 marzo)
sec. V

Sant’Innocenzo è il quattordicesimo vescovo di Verona. Nella cronotassi ufficiale della diocesi il suo governo è stato inserito dopo il San Petronio, che resse la diocesi intorno al 425-450 circa e fu il primo vescovo sepolto nella chiesa di Santo Stefano di Verona e prima di Montano.
Si può pensare che il periodo dell’episcopato di Sant’Innocenzo sia stato verso la metà del V secolo.
Sant’Innocenzo viene lodato nel Martirologio Veronese e dallo storico Ferdinando Ughelli per le sue virtù pastorali e per l’innocenza di vita.
Nel "Catalogus Sanctorum Ecclesiae Veronensis", Mons. Franco Segala ne trascrive l’elogium dal Martirologio della chiesa veronese: "Veronae sancti Innocentii confessoris et eiusdem civitatis episcopi (qui, innocentia, iustitia et eximiis virtutibus magnopere excelluit; miltarum enim rerum schientia nemini eorum, qui ante ipsum fuere Ecclesiae eiusdem episcopi, inferior extitit).
La presenza di questo vescovo è attestata dalle immagini dei primi vescovi inserite nel famoso Velo di classe, che riporta i dittici della Chiesa veronese.
Morì il 14 marzo di un anno imprecisato e fu sepolto nella chiesa di Santo Stefano, insieme a San Gaudenzio.
La sepoltura in Santo Stefano è attestata da una lapide del sec. XI o XII, conservata ancor oggi e che era la copia di una lapide più antica.
In quasi tutti i testi storici sugli antichi vescovi della diocesi scaligera, sia Raffaello Bagatta che Battista Peretti e Giambattista Biancolini riportano l’antica tradizione secondo la quale  nel 1543, una volta rimosso l’altare a San Stefano e scoperti i corpi santi dei due vescovi, questi emanassero una soave fragranza.
Fin dall’inizio del XVI secolo Sant’Innocenzo godeva di culto singolo nella diocesi di Verona, alla data del 14 marzo, fino alla riforma del Proprio veronese, del 1961, voluta dal vescovo Carraro, quando fu annoverato nella festa comune di tutti i vescovi veronesi, e la sua festa venne a cessare.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Lazzaro di Milano – Vescovo (14 marzo)

sec. V

Martirologio Romano: A Milano, San Lazzaro, Vescovo.
É il diciassettesimo vescovo di Milano. Il suo episcopato è da collocarsi ca. alla metà del sec. V.
Ennodio di Pavia, che era stato anche chierico di Milano, in un'epigrafe in suo onore, lo loda per la severità con la quale reprimeva, anche col solo sguardo, l'audacia dei malvagi, pur sapendo a tempo opportuno far coraggio a coloro che cercavano di ravvedersi.
L'Oltrocchi, dicendo di seguire un'antichissima ed unanime tradizione milanese, afferma che istituì le litanie triduane per tener lontano da Milano le incursioni dei barbari; lo stesso autore afferma che Lazzaro morì prima dell'invasione degli Unni di Attila (452), notizia questa accettata dal Delehaye il quale nel suo Commento al Martirologio Romano, dice che il santo morì circa l'anno 449.
Altri attribuiscono a Lazzaro una particolare energia nella lotta contro gli eretici, soprattutto i Manichei, oltre alla fondazione in Milano di un monastero di Agostiniani e la dignità di primicerio prima dell'elezione all'episcopato. Queste ultime notizie, tuttavia, sembrano destituite d'ogni fondamento.
I cataloghi dei vescovi milanesi dicono Lazzaro morto il 14 marzo: poiché detto giorno cade sempre in Quaresima, quando secondo il rito ambrosiano non si celebrano feste di santi, la festa di Lazzaro viene anticipata all'11 febbraio.
Gli stessi cataloghi gli attribuiscono, ma non si sa con quale fondamento, undici anni di episcopato e lo dicono sepolto nella basilica degli Apostoli (attualmente San Nazaro).

(Autore: Antonio Rimoldi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Lazzaro di Milano, pregate per noi.


*San Leobino di Chartres – Vescovo (14 marzo)

m. 557 circa  
Martirologio Romano:
A Chartres in Francia, San Leobino, Vescovo.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Leone - Vescovo e Martire a Roma (14 marzo)

Etimologia: Leone = leone, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Palma  
Il solo cod. Bernense del Martirologio Geronimiano lo ricorda il 14 marzo; alla stessa data fu inserito nel Martirologio Romano per decreto della Santa Congregazione dei Riti nel 1871, dopo che erano stati trovati alcuni frammenti del suo epitafio, già conosciuto per mezzo della Silloge Lauresbamense.
Dal Liber Pontificalis, poi, apprendiamo che il suo sepolcro si trovava nella basilichetta dedicata a Santo Stefano dal Papa Simplicio (468-83) e che sorgeva in agro Verano accanto a quella di San Lorenzo.
L'iscrizione però, probabilmente dettata dallo stesso Leone, non autorizza a ritenerlo un martire poiché in essa si  dice che egli, ancora pagano, preparò, con i frutti del suo lavoro e per vanità mondana, tutto ciò che stava presso il suo sepolcro; più tardi disprezzando le ricchezze preferì seguire il Cristo e da quel momento ebbe a cuore di vestire gli ignudi e distribuire ai poveri le sue rendite annuali; in seguito si ascrisse tra il clero e meritò anche di essere fatto vescovo; morì ad oltre ottant'anni e fu sepolto il 14 marzo.
Il De Rossi, indotto dal dodicesimo verso dell'iscrizione in cui si legge "invidia infelix tandem compressa quiescet", ritenne Leone un martire autentico, poiché credette di vedervi un'allusione a persecuzioni ariane; ma contro questa ipotesi si può dire che in Italia le persecuzioni degli Ariani non furono cosí violente come in Oriente e non fecero vittime e nel sec. V, al quale con molta probabilità appartiene l'epitafio, gli Ariani non erano piú cosí potenti, come del resto non lo erano stati neanche prima.
Il Marucchi a sua volta, dal nome Lorenza, moglie di Leone, citato nella stessa iscrizione, credette di identificare Leone col padre del pontefice Damaso I.
Contro tale opinione però, a parte il fatto che secondo l'autore del Liber Pontificalis quello si sarebbe chiamato Antonio, sta l'accenno che lo stesso pontefice ne fa in un'altra iscrizione: egli fa supporre che il padre fosse cristiano ed entrasse tra il clero fin da giovane, che non si convertisse dal gentilesimo in età matura e che non morisse ad oltre ottanta anni, dal momento che la moglie rimase vedova per sessanta anni.
In conclusione bisogna dire che Leone non soltanto non fu un martire, ma dall'iscrizione non possiamo neppure ricavare elementi sufficienti per ritenerlo Santo.
(Autore: Agostino Amore - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Leone, pregate per noi.  


*Santa Matilde di Germania – Regina (14 marzo)

Engern, Sassonia, 895 circa - Quedlinburgo, Sassonia, 14 marzo 968
Da lei e da suo marito Enrico I (duca di Sassonia e più tardi re di Germania) discende la casata che conterà quattro imperatori: la famosa dinastia sassone.

Educata nel monastero di Herford, in Westfalia, dove sua nonna era badessa, Matilde sa leggere e scrivere, un fatto non frequentissimo nelle grandi casate del tempo, e non si mantiene estranea alle vicende della politica.
Quando nel 936 muore suo marito Enrico, lei non è molto favorevole al primogenito Ottone come successore e tenta di far proclamare re il più giovane Enrico.
Si arriva a un conflitto tra i due fratelli. Dopo l'incoronazione imperiale di Ottone a Roma (962) la famiglia è riconciliata.
Matilde si ritira nel monastero di Nordhausen, dove, dopo essersi spesa per i poveri e i malati, si ammala, e più tardi si trasferisce in un altro monastero: a Quedlimburgo, in Sassonia dove morirà.  (Avvenire)
Etimologia: Matilde = forte in guerra, dal tedesco
Emblema: Corona, Globo, Scettro, Borsa di denaro, Modellino di chiesa
Martirologio Romano: A Quedlinburg in Sassonia, in Germania, Santa Matilde, che, moglie fedelissima del re Enrico, fu insigne per umiltà e pazienza e si prodigò generosamente nell’assistenza ai poveri e nella fondazione di ospedali e monasteri.  
Santa Matilde, discendente del duca Viduchindo, che aveva guidato i sassoni nella loro lunga battaglia contro  Carlo Magno, nacque verso l’895 presso Engern in Sassonia da Teodorico, un conte della Westfalia, e da Rainilde, originaria della real casa danese.
Ben presto Matilde fu affidata alle cure della nonna paterna, badessa di Herford, sotto la cui guida crebbe sana e forte, divenendo una donna bella, istruita e devota.
Felice si rivelò il matrimonio con il figlio del duca Ottone di Sassonia, Enrico, detto “l’uccellatore”
per la sua passione nella caccia del falco. Subito dopo la nascita del loro primogenito Ottone, Enrico succedette al padre e verso il 919, quando re Corrado di Germania morì senza prole, eredito anche il trono tedesco.
A causa delle frequenti guerre Enrico si allontanava spesso da casa e sia lui che i suoi sudditi attribuivano le vittorie conseguite alle preghiere ed al coraggio della regina Matilde, che nel suo palazzo conduceva a tutti gli effetti una vita monacale, generosa e caritatevole verso tutti.
Suo marito nutriva nei suoi confronti una cieca fiducia e difficilmente si prendeva la briga di controllare le sue elemosine o si risentiva per le sue pratiche religiose. Nel 936, rimasta vedova, Matilde si spogliò immediatamente di tutti i suoi gioielli rinunciando ai privilegi tipici del suo rango.
Dall’unione tra Enrico e Matilde erano nati cinque figli: Enrico il Litigioso, il futuro imperatore Ottone I, San Bruno arcivescovo di Colonia, Gerburga moglie del re Luigi IV di Francia ed Edvige madre di Ugo Capeto. Enrico avrebbe preferito lasciare il trono al fratello Ottone, ma Matilde tentò di convincere i nobili ad eleggere comunque lui, suo prediletto, ma infine la spuntò Ottone.
Enrico inizialmente si ribellò al fratello, ma infine riconobbe la sua supremazia e questi allora, per intercessione di Matilde, lo perdonò e lo nominò duca di Baviera. Suo figlio divenne poi imperatore col nome di Enrico II alla morte di Ottone I.
La regina Matilde conduceva una vita assai austera ed a causa delle sue ingenti elemosine si attirò le ire dei figli: Ottone la accusò infatti di sperperare il tesoro della corona, le richiese un rendiconto delle sue spese e la fece spiare per tenere sotto controllo ogni suo movimento, ma con suo grande dolore anche il figlio favorito Enrico si schierò con il fratello appoggiando la proposta di far entrare la madre in convento onde evitare ulteriori danni al patrimonio familiare.
Matilde sopportò con estrema pazienza tutto ciò, constatando amaramente come i suoi figli si fossero riappacificati solo per perseguire i loro interessi a suo discapito.
Lasciò allora tutta la sua eredità ai figli e si ritirò nella residenza di campagna ove era nata.
Era però destino che la Germania non potesse fare ameno di questa santa donna: appena partita, infatti, Enrico cadde ammalato e  sorsero nuovi problemi politici.
Sotto pressione del clero e dei nobili, la moglie di Ottone convinse questi a chiedere perdono alla madre, a restituirle il maltolto e richiamarla a partecipare agli affari di stato.
Matilde tornò così a corte e riprese anche le sue opere  di carità. Enrico continuò comunque ad essere per lei fonte di tormenti: si ribellò nuovamente al fratello Ottone e soppresse in modo sanguinoso una ribellione dei suoi sudditi bavaresi.
Nel 955, quando Matilde lo vide per l’ultima volta, ne predisse la morte ed invano lo invitò a tornare sui suoi passi prima che fosse troppo tardi.
Ottone invece mostrò rinnovata fiducia nella regina madre, lasciando a lei tutto il potere quando nel 962 dovette recarsi a Roma per ricevere la corona imperiale.
L’ultima riunione di famiglia ebbe luogo tre anni dopo a Colonia, in occasione della Pasqua, poi Matilde si ritirò definitivamente nei monasteri da lei fondati, in particolare a Nordhausen. Verso la fine del 967 una febbre che la disturbava ormai da tempo si aggravò ulteriormente e
Matilde, presagendo la sua prossima fine, mandò a cercare Richburga, sua ex dama di compagnia ed ora badessa di Nordhausen, per spiegarle che doveva partire per Quedlinburg, luogo scelto con suo marito per la loro sepoltura.
Nel gennaio 968 dunque si trasferì e suo nipote, Guglielmo di Magonza, le fece visita per darle l’assoluzione e l’estrema unzione. Desiderando ricompensarlo, non le restò però che donargli il suo sudario prevedento che ne avrebbe avuto bisogno prima lui: Guglielmo morì infatti dodici giorni prima di lei.
La santa regina spirò il 14 marzo 968 e le sue spoglie mortali erano state appena deposte in chiesa quando giunse una coperta intessuta d’oro mandata dalla figlia Gerburga per adornare il feretro.
Il corpo di Matilde venne sepolto accanto a quello del marito e subito iniziò la venerazione popolare nei suoi confronti.  
Nelle diocesi tedesche di Paderborn, Fulda e Monaco è ancora oggi particolarmente vivo il suo culto. L’iconografia è solita raffigurare Santa Matilde con in mano il modelino di una chiesa o una borsa di denaro, simboli della sua generosità e delle sue fondazioni monastiche, quali Poehlde, Enger, Nordhausen e ben due presso Quedlinburgo.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Matilde di Germania, pregate per noi.  


*Santa Paolina – Religiosa (14 marzo)
+ Fulda, Germania, 14 marzo 1107
Dopo la morte del suo secondo marito, cavalier Ulrico De Scharaplan, decise di entrare in monastero e chiese consiglio al Papa che la indirizzò da Udone, Abate di St. Blasien.
Purtroppo però in quel periodo morirono sia l’abate che Moricho, padre di Paolina e fratello converso a Hirsau.
Paolina decise quindi di ritirarsi con alcune compagne in una foresta in Turingia, dove fondò il monastero di Paulinzelle.
La direzione fu affidata ad un monaco mentre werner, figlio di Paolina, si occupava delle cose materiali come fratello converso.
Paolina e le compagne lasciarono il monastero ai monaci e si ritirarono in un altro luogo.
Nel 1107 Paolina si recò ad Hirsau per prendervi un gruppo di monaci riformati, ma durante il viaggio si ammalò e chiese di essere ricoverata nell’ospizio dei poveri di Munsterchwarzach.
Qui ricevette la visita di 6 monaci destinati a Paulinzelle e del loro superiore Gerung che le diede i sacramenti.
Morì il 14 marzo 1107.  
Martirologio Romano: Nel territorio di Fulda in Germania, Santa Paolina, religiosa.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Paolina, pregate per noi.   


*Beato Tommaso Vives - Mercedario, Martire (14 marzo)

Il Beato Tommaso Vives, inviato a Tunisi (Africa) per redimere, nel nome di Cristo soffrì numerosi tormenti.
Rinchiuso dai nemici della fede in un tenebroso carcere vi passò cinque anni finché condotto al supplizio fu lapidato mentre in orazione contemplava la visione del cielo e rifulse nelle aule celesti per la divina carità.
L’Ordine Mercedario lo considera come un nuovo Santo Stefano.
L’Ordine lo festeggia il 14 marzo.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso Vives, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (14 marzo)
*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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