Santi del 15 Marzo - Istituto Aveta

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Santi del 15 Marzo

Il mio Santo > I Santi di Marzo

*Beato Arnaldo (15 marzo)

m. 20 maggio 1507
Dopo aver studiato diritto a Tolosa, Arnaldo entrò fra gli eremiti di Sant'Agostino, ottenendo poi dal generale Anselmo di Montefalco di ascriversi alla congregazione di Lecceto (Siena), nella quale allora si osservava nel modo più rigoroso la Regola.
Qui emise la professione l'11 luglio 1494.
Morì il 20 maggio 1507 in concetto di santità e da allora è sempre stato venerato come Beato, sebbene la Chiesa non abbia confermato il suo culto.
(Autore: Agostino M. Giacomini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Arnaldo, pregate per noi.


*Beato Artemide Zatti (15 marzo)

Boretto (Reggio Emilia), 12 ottobre 1880 - 15 marzo 1951
Laico Professo Salesiano. Medico, infermiere, farmacista. Dei poveri, lui che aveva conosciuto la miseria.
È l'Argentina, la terra del suo infaticabile apostolato. Nel 1897 la famiglia Zatti emigra oltreoceano come - in quei decenni - milioni di italiani.
A Bahia Blanca frequenta la  parrocchia  salesiana. E s'innamora di don Bosco.
Vuole farsi religioso, entra nella casa di formazione di Bernal; ma curando un malato di tubercolosi resta contagiato.
E viene mandato a Viedma,  avamposto dell'evangelizzazione della Patagonia. Aria buona.
E la scoperta della sua definitiva vocazione: lì inizierà a dedicarsi tutto ai malati, assumendo la responsabilità dell'ospedale avviato dai salesiani (che lui rifonderà), poi anche della farmacia, e diplomandosi farmacista e infermiere.
I voti li aveva emessi nel 1908.
E sarà una vita di preghiera, servizio e povertà fino al 15 marzo 1951, quando morirà stroncato da un male incurabile.
Martirologio Romano: A Viedma in Argentina, Beato Artemide Zatti, religioso della Società di San Francesco di Sales, che rifulse per lo zelo missionario e, partito per le impervie regioni della
Patagonia, per tutta la vita si dedicò nell’ospedale di quella città con somma generosità, in tutta pazienza e umiltà, alle necessità dei bisognosi.
Artemide Zatti nacque a Boretto (Reggio Emilia) il 12 ottobre 1880.
Non tardò ad esperimentare la durezza del sacrificio, tanto  che a nove anni già si guadagnava la giornata da bracciante.
Costretta dalla povertà, la famiglia Zatti, agli inizi del 1897, emigrò in Argentina e si stabilì a Bahìa Blanca.
Il giovane Artemide prese subito a frequentare la parrocchia retta dai Salesiani, trovando nel Parroco Don Carlo Cavalli, uomo pio e di una bontà straordinaria, il suo direttore spirituale.
Fu questi ad orientarlo verso la vita salesiana. Aveva 20 anni quando si recò nell'aspirantato di Bernal.
Assistendo un giovane sacerdote affetto da tbc, ne contrasse la malattia.
L'interessamento paterno di Don Cavalli – che lo seguiva da lontano – fece sì che si scegliesse per lui la Casa  salesiana di Viedma dove c'era un clima più adatto e soprattutto un ospedale missionario con un bravo infermiere salesiano che in pratica fungeva da «medico»: Padre Evasio Garrone.
Questi invitò Artemide a pregare Maria Ausiliatrice per ottenere la guarigione, suggerendogli di fare una promessa: «Se Lei ti guarisce, tu ti dedicherai per tutta la tua vita a questi infermi».
Artemide fece volentieri tale promessa e misteriosamente guarì.
Dirà poi: «Credetti, promisi, guarii».
La sua strada ormai era tracciata con chiarezza ed egli la intraprese con entusiasmo.
Accettò con umiltà e docilità la non piccola sofferenza di rinunziare al sacerdozio.
Emise come confratello laico la sua prima Professione l'11 gennaio 1908 e quella Perpetua l'8 febbraio 1911.
Coerentemente alla promessa fatta alla Madonna, egli si consacrò subito e totalmente all'Ospedale, occupandosi in un primo tempo della farmacia annessa,  ma poi quando nel 1913 morì Padre Garrone, tutta la responsabilità dell'ospedale cadde sulle sue spalle.
Ne divenne infatti vicedirettore, amministratore, esperto infermiere stimato da tutti gli ammalati e dagli stessi sanitari che gli lasciavano man mano sempre maggiore libertà d'azione.
Il suo servizio non si limitava all'ospedale ma si estendeva a tutta la città anzi alle due località situate sulle rive del fiume Negro: Viedma e Patagones.
In caso di necessità si muoveva ad ogni ora del giorno e della notte, con qualunque tempo, raggiungendo i tuguri  della periferia e facendo tutto gratuitamente.
La sua fama d'infermiere santo si diffuse per tutto il Sud e da tutta la Patagonia gli arrivavano ammalati.
Non era raro il caso di ammalati che preferivano la visita dell'infermiere santo a quella dei medici.
Artemide Zatti amò i suoi ammalati in modo davvero commovente. Vedeva in loro Gesù stesso, a tal punto che quando chiedeva alle suore un vestito per un nuovo ragazzo arrivato, diceva: «Sorella, ha un vestito per un Gesù di 12 anni?».
L'attenzione verso i suoi ammalati era tale che raggiungeva delicate sfumature.
C'è chi ricorda di averlo visto portar via sulle spalle verso la camera mortuaria il corpo di un ricoverato morto durante la notte, per sottrarlo alla vista degli altri malati: e lo faceva recitando il De profundis.  
Fedele allo spirito salesiano e al motto lasciato in eredità da Don Bosco ai suoi figli – «lavoro e temperanza» – egli svolse un'attività prodigiosa con abituale prontezza d'animo, con eroico spirito di sacrificio, con distacco assoluto da ogni soddisfazione personale, senza mai prendersi vacanze e riposo.
C'è chi ha detto che gli unici cinque giorni di riposo furono quelli trascorsi... in carcere!
Sì, egli conobbe anche la prigione a causa della fuga di un carcerato ricoverato in Ospedale, fuga che si volle attribuire a lui.
Ne uscì assolto e il suo ritorno a casa fu un trionfo.
Fu un uomo di facile rapporto umano, con una visibile carica di simpatia, lieto di potersi intrattenere con la gente umile.
Ma fu soprattutto un uomo di Dio.
Egli Lo irraggiava.
Un medico dell'Ospedale piuttosto incredulo, dirà: «Quando vedevo il signor Zatti la mia incredulità vacillava».
E un altro: «Credo in Dio da quando conosco il signor Zatti».
Nel 1950 l'infaticabile infermiere cadde da una scala e fu in quella occasione che si manifestarono i sintomi di un cancro che egli stesso lucidamente diagnosticò.
Continuò tuttavia ad attendere alla sua missione ancora per un anno, finchè dopo sofferenze eroicamente accettate, si spense il 15 marzo 1951 in piena coscienza, circondato dall'affetto e dalla gratitudine di un'intera popolazione.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beato Artemide Zatti, pregate per noi.


*San Clemente Maria Hofbauer - Sacerdote (15 marzo)

Tasswitz, Repubblica Ceca, 26 dicembre 1751 - Vienna, 15 marzo 1820
É protettore di Vienna e dei fornai. Nella capitale austriaca morì nel 1820. Il mestiere era quello che da ragazzo, a Znaim (Repubblica Ceca), fece per mantenere la famiglia dopo la morte del padre.
Clemente Maria Hofbauer fu poi a Vienna, dove studiò filosofia e teologia. Nel 1784, dopo un pellegrinaggio a Roma, si fece redentorista.
Fondò case in Germania, Svizzera, Romania.
Visse a lungo a Varsavia, fino a che Napoleone espulse i redentoristi per le loro attività culturali e sociali. Ancora a Vienna, contrastò la tendenza a creare una Chiesa nazionale «giuseppina». (Avvenire)
Etimologia: Clemente = indulgente, generoso, dal latino
Martirologio Romano: A Vienna in Austria, San Clemente Maria Hofbauer, sacerdote della Congregazione del Santissimo Redentore, che mirabilmente si adoperò nel diffondere la fede in terre lontane e nel rinnovare la vita ecclesiastica e, insigne per ingegno e virtù, indusse molti illustri scienziati ed artisti ad avvicinarsi alla Chiesa.
Vocazione contrastata e difficile da realizzare, la sua. Giovanni pensa di farsi prete fin da bambino, ma la morte  prematura di papà quando lui ha sette anni mette la famiglia (numerosa,
12 figli!) in seria difficoltà: impossibile pensare di studiare o di essere accettato in una congregazione senza i soldi sufficienti!
In questo periodo è tentato anche dalla carriera militare e, in attesa di decidere cosa farà da grande, studia latino nella canonica del paese. Alla fine si ritrova a 16 anni in un panificio a imparare il mestiere.
Era nato nel 1751 in Moravia e sui vent’anni è panettiere in un monastero, dove lavora giorno e notte per preparare di che sfamare i poveri.
Dopo un anno fa un viaggio in Italia e decide di diventare eremita nel santuario di Quintiliolo: qui gli cambiano il nome con quello di Clemente Maria, ma vi resta solo sei mesi, perchè non è quella la sua vocazione.
Torna così nella sua terra, a fare il panettiere nel monastero e ricomincia a studiare latino. Dopo un ulteriore tentativo fallito di eremitaggio riprende il suo lavoro di panettiere.
Questa volta lo assumono in una prestigiosa panetteria di Vienna, dove incontra due distinte signore che lo aiutano a studiare. Ma nell’università pubblica, perché i seminari sono chiusi per ordine del governo.
Compie un altro pellegrinaggio in Italia insieme ad un compagno e questa volta il viaggio è provvidenziale: viene accolto in una comunità Redentorista, dove nel 1785 viene ordinato sacerdote.
Ha quasi 34 anni.
Pochi giorni dopo i superiori rispediscono lui e il compagno nella terra natale con l’incarico di aprire in Austria una comunità redentorista.
I tempi non lo consentono: l’imperatore, che ha già chiuso più di mille monasteri e conventi, non è certamente  favorevole all’insediamento di un nuovo ordine religioso.
Clemente e il compagno vanno così in Polonia e a Varsavia riescono nel loro intento, fondando una comunità di cinque sacerdoti e tre fratelli laici.
Qui trovano una situazione politica esplosiva, una povertà estrema, l’opposizione fiera dei “frammassoni”.
Quattro compagni muoiono avvelenati da un prosciutto regalato al convento, un altro è ucciso a bastonate, ma nonostante tutto rinverdiscono la fede e avviano un’opera caritativa accogliendo gli orfani e aiutando i poveri, per mantenere i quali Clemente deve elemosinare e anche fare il garzone panettiere di notte per avere il giorno dopo il pane necessario a sfamarli.
Dopo vent’anni di simile impegno, li arrestano tutti, li processano e li condannano all’espulsione.
Clemente ritorna a Vienna, continuando la sua opera di evangelizzazione, particolarmente tra i giovani e gli studenti.
Tutti , anche i protestanti, sembrano attrattati da quel prete che non fa miracoli, non dice niente di straordinario, da buon tedesco è anche un po’ burbero e tende all’irascibile, ma è di una fede e di una pace che conquistano.
Muore il 15 marzo 1820 senza poter vedere la Casa Redentorista che l’imperatore, in modo imprevisto, gli ha concesso di aprire a Vienna.
La Chiesa lo proclama beato nel 1888 e santo nel 1909; nel 1914, poi, Pio X proclama patrono di Vienna e dei fornai San Clemente Maria Hofbauer, il panettiere mancato e l’eremita fallito, che aveva dedicato la sua vita agli orfani, ai giovani e agli studenti. (Autore: Gianpiero Pettiti)
A otto anni lavora già come apprendista fornaio nella cittadina di Znaim (o Zvojmo) in Moravia, nell’attuale  Repubblica Ceca: la sua numerosa famiglia ha perduto infatti il padre ancora giovane.
Poi lo troviamo servitore in una vicina abbazia, dove frequenta anche il ginnasio fino a 16 anni: studentelavoratore.
Pare bene avviato agli studi, e invece decide di isolarsi nella vita eremitica.
Trascorre due anni di solitudine, durante i quali l’ex studente Giovanni Evangelista (così è stato battezzato) prende il nome di Clemente Maria, e sembra avere dimenticato la scuola.
Ma dal 1780 al 1784 rieccolo sui libri a Vienna, la capitale imperiale.
Con l’aiuto di una ricca famiglia, studia filosofia e teologia all’Università e approfondisce la catechesi alla scuola di Sant’Anna per insegnanti.
Poi, ancora un cambiamento: durante un pellegrinaggio a Roma, nel 1784, entra nella congregazione dei Redentoristi, fondata da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e diviene sacerdote dopo aver pronunciato i voti nel 1785.
Trascorre qualche mese di studio a Frosinone, e infine riparte verso il Nordeuropa.
Qui l’ex fornaio di Moravia, l’ex studente di Vienna, si trasforma in fondatore.  
Risiede per 21 anni a Varsavia, istituendovi la prima casa dei Redentoristi.  
Altre poi ne fa sorgere in Polonia, Germania, Svizzera e Romania. Ma soprattutto “costruisce” sé stesso come  animatore di una nuova e più calda religiosità nel Nord, con una predicazione di tipo apostolico che porta intorno a lui un vivace gruppo supernazionale di giovani.  
Con essi, padre Clemente sviluppa un vasto attivismo nei suoi due tipici campi d’azione: la cultura e le opere di solidarietà.  
Uno sviluppo (e un’influenza spirituale) che giungono a preoccupare persino Napoleone, diventato padrone di gran parte della Polonia, che nel 1808 ne espelle lui e tutti i suoi discepoli.  
E lui torna nella Vienna della sua gioventù, come rettore di chiese, predicatore, e ancora animatore culturale e religioso.
É un trasformatore di uomini nel mondo degli studi e tra gli alfieri del movimento romantico. La sua attività (con l’esempio della sua vita) è apprezzata anche da protestanti illustri; alcuni, anzi, si fanno cattolici per opera sua.
E due di essi, i professori Zangerle e Ziegler, diventeranno vescovi.
La sua influenza si fa sentire anche in politica, per l’opposizione al “giuseppinismo” (dal nome dell’imperatore Giuseppe II) che, in nome dell’“indipendenza da Roma”, tende a porre la Chiesa d’Austria sotto il controllo imperiale.
La morte di padre Clemente Maria viene sentita come un lutto di famiglia a Vienna, che farà di lui (canonizzato da Pio X nel 1909) uno dei suoi santi protettori; e patrono anche dei fornai, in ricordo del suo mestiere da ragazzino.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Clemente Maria Hofbauer, pregate per noi.

 

*Sant’Eusebio II - Vescovo di Vercelli (15 marzo)
Vercelli, 520 ca.
Di lui non parlano né il volume stampato nel 1581, a cura del Capitolo Eusebiano che conteneva le litanie antiche e gli Uffici propri della Cattedrale di Vercelli, né il Calendario Eusebiano, edito nel 1676 dal canonico M. A. Cusano; probabilmente Sant’ Eusebio II  ebbe culto nei secoli antichi.
Di sicuro, si ha soltanto che sotto il suo ritratto, facente parte dell’antica serie dei primi 40
vescovi dipinta nella  cattedrale poi incendiata da Arduino da Ivrea (955-1015), si leggeva il nome con l’appellativo di S. Eusebius II.
Adesso inquadriamo il periodo storico della sua esistenza; a Sant' Emiliano, che resse la diocesi di Vercelli alla fine del secolo V († 501), successe un vescovo di cui non si conosce il nome e poi subito dopo venne Eusebio II, che in effetti fu il dodicesimo vescovo della serie episcopale, alcuni storici locali indicano il suo episcopato dal 515 al 534, ma senza documentarlo.
Gli agiografi Bollandisti, che posero la sua memoria al 15 marzo, stabilirono la data verso il 520, e si espressero con lodi generiche, dicendo che, sull’esempio del protovescovo diocesano Sant'Eusebio I di Vercelli († 1° agosto 371) suo omonimo, adempì i doveri pastorali con somma diligenza e carità.
E in questi termini si espresse anche il vescovo Ferrero, nell’opera sui vescovi vercellesi, da lui edita in seconda edizione nel 1609.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Eusebio II, pregate per noi.


*Beato Giovanni Balicki - Martire (15 marzo)
Staromies´cie, 25 gennaio 1869 - Przemys´l, 15 marzo 1948
Martirologio Romano:
A Przemyśl in Polonia, Beato Giovanni Adalberto Balicki, sacerdote, che esercitò in vario modo il suo ministero per tutto il popolo di Dio, con una cura particolare per la predicazione del Vangelo e l’assistenza delle giovani in difficoltà.
Don Giovanni Balicki nacque il 25 gennaio 1869 a Staromies´cie, oggi quartiere di Rzeszów. Cresciuto in un ambiente familiare assai religioso, decise di consacrarsi a Dio. Dopo l'esame di
maturità entrò nel seminario diocesano di Przemys´l. Ordinato sacerdote, per un anno svolse il servizio pastorale nella parrocchia di Polna e fu poi mandato a Roma per continuare gli studi specialistici, conclusi con la laurea in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Al suo ritorno in diocesi fu nominato professore di teologia dogmatica nel seminario diocesano.
La sua missione di professore fu pervasa da fede profonda e dall'amore per la Verità.
Nella preghiera, soprattutto, trovò la sapienza e la luce dello Spirito Santo. Negli anni 1928-1934 svolse la funzione di rettore del seminario. Morì a Przemys´l, il 15 marzo 1948, in fama di santità.
Don Giovanni Balicki dedicò a Dio e agli uomini tutti i suoi anni della vita sacerdotale, come professore ed educatore dei nuovi sacerdoti, come predicatore stimato da molti, come confessore carismatico e come pastore in ricerca delle pecore che, per diversi motivi, si erano allontanate dal gregge di Cristo.
Don Balicki, sacerdote umile della diocesi di Przemys´l, è un magnifico esempio per tutti fedeli anche del nostro tempo, in modo particolare per i sacerdoti.
Egli insegna come unire la vita contemplativa con l'apostolato, come aiutare il prossimo nelle sue necessità materiali e spirituali, come conquistare la santità evangelizzando il mondo.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beato Giovanni Balicki, pregate per noi.

 

*Beato Guglielmo Hart - Sacerdote e Martire (15 marzo)
Scheda del Gruppo cui appartiene il Beato  Guglielmo Hart: “Beati Martiri di Inghilterra, Galles e Scozia Beatificati nel 1886-1895-1929-1987”
Wells, Inghilterra, 1558 - York, Scozia, 15 marzo 1583
Beatificato nel 1886.
Martirologio Romano: A York in Inghilterra, Beato Guglielmo Hart, sacerdote e martire, che, ordinato nel Collegio Inglese di Roma, fu impiccato e sventrato durante il regno di Elisabetta I per avere convinto alcuni ad abbracciare la fede cattolica.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo Hart, pregate per noi.


*Santa Lucrezia (Leocrizia) di Cordova - Vergine e Martire (15 marzo)
† Cordova, Spagna, 859

Discendente da una nobile famiglia musulmana di Cordova, in Spagna, morì decapitata per essersi rifiutata di rinnegare la Fede.
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, santa Leocrizia, vergine e martire, che, nata da famiglia mora, progredì di nascosto nella fede di Cristo e, arrestata in casa insieme a Sant’Eulogio, fu decapitata quattro giorni dopo il martirio di lui, passando così alla gloria eterna.
Nata da ricca famiglia musulmana, fu istruita nella dot cristiana e fatta battezzare segretamente da una sua parente monaca, chiamata Liliosa.
Leocrezia man segreta per qualche tempo la sua conversione, ma fini per rivelarla ai genitori, che cercarono di farla ritornare alla fede musulmana prima con la persuasione e poi con le
maniere forti.
Dopo qualche tempo simulò di accondiscendere alla loro volontà, ma si mise in relazione con Sant’Eulogio e sua sorella Anilona e un giorno in cui doveva presenziare alle nozze di un parente, fuggì rifugiandosi presso di loro.
Essi subito le procurarono un sicuro nascondiglio nella casa di amici fidati. I genitori dopo averla cercata dapper ne denunziarono la scomparsa alle autorità, che imprigionarono parecchi cristiani, sospettati di favoreggiamento.
Leocrezia frattanto passava da un rifugio all'altro e dedicava tutto il suo tempo alla preghiera, al digiuno e alla penitenza. Un giorno, infine, si decise a far visita a Sant’Eulogio e a sua sorella; accolta con grande affetto, passò da loro una notte, pensando di tornare al suo nascondiglio prima che si facesse giorno.
Ma a causa del ritardo della persona che la doveva accompagnare, dovette aspet ancora qualche ora. Frattanto un tale, rimasto sconosciuto, denunciò al giudice la presenza di Leocrezia in casa di Eulogio; l'abitazione fu subito accerchiata dai soldati, che condussero tutti e due davanti al giudice.
Eulogio fu rapidamente condannato e giu quanto a Leocrezia, il giudice cercò di convincerla ad apostatare usando tutti i mezzi, finché, vinto dalla sua incrollabile fede, la condannò alla deca che fu eseguita quattro giorni dopo la morte del santo, il 15 marzo 859.
Le spoglie di Leocrezia furono gettate nel Guadal ma rimasero miracolosamente a galla e i cristiani poterono raccoglierle e seppellirle nella basilica di San Genesio, nella stessa città di Cordova.
Vi rimasero finché nell'883 un sacerdote toletano, Dulcidio, legato del re Alfonso III il Grande, riuscì ad averle insieme a quelle di Sant’Eulogio allo scopo di trasferirle a Oviedo, dove furono solennemente ricevute dal re e dal vescovo Erme col suo clero.
Messe in una cassa di cipresso, vennero collocate sotto l'altare della cappella di San Leocadia, il 9 gennaio 884, data in cui si celebrò poi nella Chiesa di Oviedo questa traslazione.
Nel 1300, infine, in seguito ad un miracolo attribuito ai due santi, le loro reliquie furono di nuovo trasferite nella «camera santa» e messe in una ricca urna d'argento. Alcune reliquie insigni di Eulogio e di Leocrezia tornarono a Cordova e vennero collocate nella chiesa di San Raffaele, patrono della città, l'11 aprile 1737.
La festa è celebrata il 15 marzo.

(Autore: Justo Fernandez Alonso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Lucrezia di Cordova, pregate per noi.


*Beato Ludovico de la Pena - Mercedario (15 marzo)

Mercedario nel convento di Sant’Eulalia in Siviglia, il Beato Ludovico de la Pena, operò molti miracoli nella sua vita fra i quali restituì la vista ad un cieco, l’udito ad un sordo e resuscitò un morto.  
Nell’ora della morte fu allietato dall’apparizione della Beatissima Vergine la quale lo chiamò alle delizie del paradiso.
L’Ordine lo festeggia il 15 marzo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ludovico de la Pena, pregate per noi.


*Santa Luisa de Marillac - Vedova e Religiosa (15 marzo)
Ferrieres, 1591 - 15 marzo 1660
Luisa (Ludovica) nasce nel 1591 a Ferrieres e ha un'infanzia agiata. Dopo il 1604, morto il padre,
viene tolta dal regio collegio e affidata a una «signorina povera» (forse sua madre), che l'avvia al lavoro.
In questo periodo matura il proposito di farsi religiosa.
Ma i parenti la danno in sposa nel 1613 allo scudiero e segretario di Maria de' Medici, Antonio Le Gras. I frequenti colloqui con Francesco di Sales, incontrato la prima volta a Parigi nel 1618, aiutano Ludovica a superare le proprie sofferenze.
Poi nel 1624, grazie all'incontro con  Vincenzo de' Paoli, diventa cofondatrice  dell'Istituto delle Figlie della Carità.
Poco dopo, nel dicembre 1625, morto il marito ed entrato in seminario il figlio Michele, accoglie in  casa sua le prime giovani venute dal contado per mettersi al servizio dei poveri, in collaborazione con le Dame della Carità.
Era il primo nucleo della nuova congregazione, dai lei guidata fino alla morte, avvenuta nel 1660. (Avvenire)
Patronato: Assistenti Sociali
Martirologio Romano: A Parigi in Francia, santa Luisa de Marillac, vedova, che guidò con il suo esempio l’Istituto delle Figlie della Carità nell’assistenza ai bisognosi, portando a pieno compimento l’opera avviata da San Vincenzo de’ Paoli.
L'incontro di Luisa (Ludovica) de Mariliac con Vincenzo de Paul (o de' Paoli), sul finire del 1624, determinò una  svolta rivoluzionaria nell'esercizio della carità e nella vita religiosa. "Voi avete per monastero - ripeteva S. Vincenzo alle prime Figlie della Carità, delle quali S. Luisa de Marillac fu confondatrice - solo le case degli ammalati, per cella una camera d'affitto, per cappella la chiesa parrocchiale, per chiostro le vie della città, per clausura l'obbedienza, per grata il timor di Dio, per velo la santa modestia".
Sono parole che meglio di ogni profilo biografico dipingono la vita della santa odierna, umile, intelligente e duttile collaboratrice del grande santo della carità. "Solo Dio conosce quale forza d'animo ella possieda", disse S. Vincenzo, a commento della sua attività instancabile, nonostante le precarie condizioni di salute e le molte tribolazioni.
Figlia naturale di Luigi de Marillac, signore di Ferrières e consigliere al Parlamento, ebbe un'infanzia agiata; ma dopo il 1604, mortole il padre, la quattordicenne Luisa fu tolta dal regio collegio e affidata a una "signorina povera" (forse sua madre), che l'avviò al lavoro. In questo periodo Luisa conobbe la sua origine e ne soffrì, maturando il proposito di farsi religiosa.
I parenti decisero altrimenti e Luisa il 5 febbraio 1613 sposò lo scudiero e segretario di Maria de' Medici, Antonio Le Gras. Il 19 ottobre di quell'anno le nasceva un bimbo, Michele. La lunga malattia del marito e le sopraggiunte difficoltà finanziarie turbarono quasi sul nascere l'armonia tra i due coniugi, al punto che Luisa pensò alla separazione.
I frequenti colloqui con S. Francesco di Sales, incontrato la prima volta a Parigi nel 1618, l'aiutarono a superare questo difficile  momento.
Poi Vincenzo de' Paoli l'associò alla progettata fondazione dell'Istituto delle Figlie della Carità.
Poco dopo, nel dicembre 1625, morto il marito ed entrato in seminario il figlio Michele, Luisa poté accogliere in casa sua le prime giovani venute dal contado per mettersi al servizio dei poveri, in collaborazione con le Dame della Carità. Era il primo nucleo della nuova rivoluzionaria congregazione. Restò sulla breccia fino all'ultimo momento.  
Morì il 15 marzo del 1660, pochi mesi prima del "padre dei poveri", da cui attinse la semplicità della vita interiore e lo spirito pratico.
In sintonia con il pensiero del santo fondatore, secondo il quale la santità è tanto più vera quanto più nascosta, Luisa de Marillac ebbe gli onori degli altari soltanto l'11 marzo 1934. Nel 1960 Papa Giovanni XXIII la dichiarava patrona delle Assistenti Sociali.
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Luisa de Marillac, pregate per noi.


*San Menigno di Pario - Martire (15 marzo)
m. 250 circa
Martirologio Romano:
A Pario in Ellesponto, nell’odierna Turchia, San Menigno, tintore, che si tramanda abbia subito il martirio sotto l’imperatore Decio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Menigno di Pario, pregate per noi.


*Beati Monaldo da Ancona, Francesco da Petriolo e Antonio Cantoni da Milano - Martiri (15 marzo)
+ Arzenga, Armenia, 15 marzo 1314
Del martirio di questi francescani abbiamo una relazione abbastanza ampia e contemporanea di Carlino Grimaldi, guardiano di Trebisonda. Inviati come missionari nell'Armenia, non solo ebbero a cuore la condizione dei cattolici ivi dimoranti, ma si prodigarono soprattutto, per convertire alla fede cristiana i musulmani del luogo.
Nella città di Arzenga (che i geografi scrivono in modi diversi: Arzingam, Artzinga, Artzinganis o Ertzinga), situata in Armenia presso l'Eufrate, da identificarsi probabilmente con l'odierna Ersindjan, essi erano soliti parlare alla folla, radunata alla presenza del cadì, il venerdì di ogni settimana, giorno festivo per i musulmani, testimoniando la divinità di Cristo e confutando gli errori di Maometto.
Quando il cadì si accorgeva che qualcuno degli ascoltatori era scosso dalle parole dei missionari, metteva fine alla discussione e li licenziava.
Ma essi tornavano a parlare dinanzi a lui il venerdì successivo con nuove argomentazioni e con
rinnovato zelo, tanto che costui fu costretto ad indire una pubblica disputa tra i religiosi ed i più sapienti tra i musulmani: fu tanta la forza delle argomentazioni, tanto l'ardore della fede, che gli infedeli non seppero cosa ribattere e accesi d'ira volevano immediatamente ucciderli.

Il cadì, in quella occasione, si oppose, e convocato il consiglio degli anziani e dei fachiri, si consultò con loro: «Che essi muoiano - fu la risposta - perché insultano il nostro profeta e la sua legge; ogni giorno si fanno più audaci».
Il venerdì della terza settimana di Quaresima, 15 marzo 1314 (alcuni autori sostengono che l'anno sia il 1286), mentre gli ardenti predicatori annunziavano le verità evangeliche, furono arrestati e condotti nella pubblica piazza della città. Un saraceno che, mosso a compassione, aveva cercato di difenderli, fu ucciso all'istante. Giunti nella piazza, confessarono ancora davanti al tribunale la loro fede in Cristo.
I musulmani allora si scagliarono contro di loro con le spade, ferendoli gravemente; amputarono loro gli arti, mentre essi nei tormenti raccomandavano le loro anime a Dio. Furono alfine decapitati.
Mentre i corpi erano abbandonati sulla piazza, gli arti e le teste furono appesi alle porte e alle mura della città sotto la sorveglianza dei soldati; quindi i corpi furono gettati in aperta campagna, perché fossero divorati dalle belve.
Un sacerdote armeno, con l'aiuto di alcuni cristiani e a sue spese, riuscì a raccogliere i resti delle vittime e a dar loro un'onorata sepoltura.
Sulla loro tomba un cieco riacquistò la vista. La domenica del Buon Pastore, il 28 aprile dello stesso anno, si fece la traslazione delle reliquie. La venerazione degli Armeni verso questi servi di Dio era tanta che il patriarca li canonizzò iscrivendoli nel catalogo dei Santi Armeni e imponendo il digiuno nella vigilia del martirio.
(Autore: Silvino da Nadro - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Monaldo da Ancona, Francesco da Petriolo e Antonio Cantoni da Milano, pregate per noi.


*Beato Pietro Pasquale - Mercedario (15 marzo)

Primo commendatore del monastero di San Martino a Perpignano in Francia, il Beato Pietro Pasquale ricevette l’abito mercedario dalle stesse mani del Santo Fondatore Pietro Nolasco.
Fu esempio di vita rigorosa nella fede e famoso per i miracoli morì in santità.
L’Ordine lo festeggia il 15 marzo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro Pasquale, pregate per noi.


*Beato Pio Conde Conde - Sacerdote Salesiano, Martire (15 marzo)
Scheda del Gruppo cui appartiene il Beato Pio Conde Conde:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia”

Portela, Spagna, 4 gennaio 1887 - Madrid, Spagna, 15 marzo 1937
Pio Conde Conde nacque a Portela, provincia di Orense, il 4 gennaio 1887 e fu battezzato il giorno dopo.
Fece il Noviziato  a Sarrià-Barcellona ed emise la professione religiosa il 3 febbraio 1906.
Ricevuta l'ordinazione sacerdotale, ebbe un vasto campo di apostolato nei collegi di Sarrià, Madrid, Valenza, Béjar, Salamanca e Santander, dove fu Direttore.
Si distinse nell'osservanza  dei suoi doveri.
Scoppiata la rivoluzione, a Madrid fu vittima più volte dei miliziani per la sua condizione di sacerdote, fino allo spargimento di sangue.
Imprigionato da ultimo il 15 marzo del 1937, fu destinato al tribunale di Valenza, ma durante il viaggio venne assassinato.
Beatificato il 28 ottobre 2007.
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Pio Conde Conde, pregate per noi.


*San Sisebuto - Abate (15 marzo)

m. 1086
Martirologio Romano:
Presso Burgos nella Castiglia in Spagna, San Sisebúto, abate di Caradeña.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sisebuto, pregate per noi.

 

*San Zaccaria - 91° Papa (15 marzo)
Calabria, 700 ca. - m. 752  - (Papa dal 10/12/741 al 22/03/752)
Greco, probabilmente era diacono a Roma quando venne eletto come successore di Gregorio III (731-741). Quando salì al soglio pontificio i Longobardi premevano alle porte di Roma, comandati dal re Liutprando. La questione longobarda impegnò a lungo Zaccaria che incontrò Liutprando a Terni nel 742.
Il Papa, però, intervenne anche a favore dell'esarcato di Ravenna, invaso nel 743, e della Pentapoli, minacciata dal duca del Friuli, Rachis. Papa Zaccaria si trovò anche a legittimare la nuova dinastia carolingia in Francia. Infine, convocò due Sinodi per Roma, nel 743 e 745. A lui si deve la traduzione dei «Dialoghi» di san Gregorio Magno, eseguita per i monasteri greci di Roma e d'Italia.  
Etimologia: Zaccaria = memoria di Dio, dall'aramaico
Martirologio Romano: A Roma, San Zaccaria, Papa, che arginò la veemenza dell’invasione longobarda, indicò ai Franchi quale fosse il giusto governo, dotò di chiese i popoli germanici e tenne salda l’unione con la Chiesa d’Oriente, governando la Chiesa di Dio con somma accortezza e prudenza.
Sommo pontefice dal 10 dicembre 741 al 15 marzo 752, Zaccaria era di famiglia greca, residente in Calabria, dove nacque verso il 700 circa. Doveva essere un diacono della Chiesa di Roma, perché il suo nome si trova tra i firmatari del Sinodo Romano del 732.
Fu eletto Papa nel  dicembre 741, succedendo a Gregorio III (731-741), senza richiedere più la conferma dell’esarca imperiale; il periodo in cui salì al trono pontificio, era piuttosto difficile per la
Chiesa, con i Longobardi  che premevano alle porte di Roma e che già con il suo predecessore, avevano invaso il ducato romano, comandati dal re Liutprando.
Inoltre la situazione generale era abbastanza confusa, con gli esarchi di Ravenna, molto instabili nelle loro relazioni con i Papi, l’Impero d’Oriente in piena lotta iconoclasta e la stessa Roma era in una situazione non bene determinata, perché non era più soggetta all’imperatore bizantino, ma non era neppure ancora indipendente.
Fu impegnato per vario tempo, nel trovare una soluzione pacifica con il re longobardo invasore Liutprando (712-744), che incontrò a Terni nel 742 e dal quale ottenne la restituzione delle città di Amelia, Orte, Bomarzo e Blera, precedentemente occupate; riuscì a riavere anche altri territori che i Longobardi occupavano da 30 anni e infine stipulò con il re una tregua ventennale.
Nel 743 Papa Zaccaria, dovette intervenire di nuovo con Liutprando, incontrandolo a Pavia, per distoglierlo dal proseguire la guerra contro l’esarcato di Ravenna, che i Longobardi volevano togliere ai Bizantini, operazione che fu portata a termine con successo dal Papa.
Stessa opera di mediazione e stesso successo l’ebbe con il duca del Friuli Rachis, re longobardo, che aveva invaso la “Pentapoli” (regione comprendente cinque città delle Marche, Ancona, Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia) originariamente una provincia bizantina.  
Rachis (744-749) convinto dal papa, rinunciò all’impresa e si fece monaco nel 749, lasciando il regno al fratello Astolfo (749-756), il quale purtroppo occupò l’esarcato di Ravenna nel 751, giungendo a minacciare la stessa Roma, ma la storia prosegue con il successore di s. Zaccaria, papa Stefano II.
Altro fatto importante del suo pontificato, fu la legittimazione della nuova dinastia carolingia in Francia, che sostituiva la decadente stirpe merovingia, nella persona del suo ultimo rappresentante Childerico III, per questo consacrò re dei Franchi Pipino il Breve (714-768), futuro padre di Carlo Magno; fu la prima investitura di un sovrano da parte di un pontefice.
Riguardo l’Impero d’Oriente, ebbe rapporti burrascosi con l’imperatore Costantino V Copronimo (718-775), fautore della politica iconoclasta, riuscendo alla fine a renderlo favorevole alla Chiesa di Roma. Convocò due Sinodi per Roma, nel 743 e 745, confermando la condanna pronunciata da San Bonifacio contro i due eretici Adalberto e Clemente.
Governò la Chiesa ed i territori che le appartenevano per dieci anni, le terre venivano coltivate mediante colonie agricole bene organizzate; fece restaurare il palazzo danneggiato del Laterano; abbellì la chiesa di S. Maria "Antiqua" ai piedi del Palatino, ove ancora si conserva il suo ritratto, eseguito quando era ancora vivente. Papa Zaccaria ultimo Papa greco, fu un uomo di vasta erudizione ed a lui si deve la traduzione dei ‘Dialoghi’ di San Gregorio Magno, eseguita per i monasteri greci di Roma e d’Italia e che ebbe vasta diffusione in Oriente.  Morì il 15 marzo 752 a Roma e venne sepolto in San Pietro.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Zaccaria, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (15 marzo)
*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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