Santi del 15 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 15 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Sant'Acardo (Aicardo) di Jumieges - Abate (15 settembre)
Martirologio Romano: Nel monastero di Jumièges in Neustria, sempre in Francia, Sant’Aicardo, abate, che, discepolo di San Filiberto, fu da lui messo a capo di questo cenobio.
Gli Acta Sanctorum ricordano tre Vite di questo santo: la prima scritta da Fulberto, probabilmente intorno all'XI sec., la seconda, in un ms. anteriore al X sec., edito dal Mabillon, la terza, che è una seconda redazione della Vita di Fulberto. Si tratta, comunque, di documenti recenti e poco attendibili, compilati basandosi su una menzione di questo santo nella vita di san Filiberto.
Acardo nacque a Poitiers intorno al 624 da Anscario (fr. Anchaire) ed Ermena, e fu educato dal monaco Ansfrido.
Seguendo il suggerimento di una voce, che aveva udito miracolosamente mentre era monaco nel convento di St. Jouin, costruì con la collaborazione del vescovo Ansoaldo, su un terreno di proprietà della sua famìglia, l'abbazia di Quincay (oggi S. Benedetto), che mise sotto la giurisdizione dell'abate della vicina Jumièges, San Filiberto.
Diede tale prova di saggezza governando Quincay per circa trent'anni, che, quando san Filiberto lasciò Jumièges per tornare nel Poitou, fu chiamato a succedergli nel governo dell'abbazia (684).
Gli apparve spesso il demonio e il santo lo vinse, impedendo, per esempio, che facesse cadere un grosso albero su alcuni suoi monaci, ma si racconta che una volta ne subì i rimproveri, perché si faceva tagliare i capelli di domenica.
Acardo morì un 15 settembre, forse del 687, ma non tutti sono d'accordo su questa data. Fu sepolto a Jumièges, ma durante l'invasione normanna le sue reliquie furono poste in salvo ad Haspres, dove furono conservate gelosamente per i numerosi miracoli che operavano. Solo all'epoca di Sant'Ugone le braccia del santo furono riportate furtivamente a Jumièges.
Il nome di Acardo si trova nel Martirologio Romano, ma non in martirologi più antichi; la chiesa di Jumièges già prima del 912 celebrava il suo nome.
Il suo culto è diffuso nel Poitou e in Normandia. Il Santo è ricordato generalmente il 15 settembre, ma in alcuni menologi il 17 giugno.
(Autore: Roger Desreumaux - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Acardo di Jumieges, pregate per noi.


*Sant'Albino di Lione - Vescovo (15 settembre)
Etimologia: Albino = bianco, dal latino
Martirologio Romano: A Lione in Francia, Sant’Albino, vescovo, che succedette a San Giusto.
Gli antichi cataloghi della chiesa di Lione collocano questo vescovo tra Giusto e Martino, al quattordicesimo posto da San Fotino.
Giusto prese parte al concilio di Aquileia nel 381 e si può pensare che non molto tempo dopo rinunziasse alla cattedra e si ritirasse in un eremo; per conseguenza l'episcopato di Albino dovrebbe avere avuto principio un po' dopo quell'anno.
Gli si attribuisce la costruzione della chiesa di Santo Stefano, cattedrale di Lione, e del relativo battistero.
Non si sa quando morì alla fine del sec. IV o all'inizio del V.
Il suo corpo fu sepolto nella chiesa dei Maccabei, divenuta più tardi di San Giusto. La sua festa si celebra il 15 settembre.
(Autore: Charles Lefebvre - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Albino di Lione, pregate per noi.


*Beato Anton Maria Schwartz - Fondatore (15 settembre)
Baden (Austria), 28 febbraio 1852 – Vienna, 15 settembre 1929
Anton Maria Schwartz nacque il 28 febbraio 1852 a Baden (Austria). Entrato nella scuola dei Piaristi, matura la vocazione sacerdotale e viene ordinato sacerdote nel 1875 dal cardinale Rauscher. Viene chiamato a Vienna come curatore spirituale dei malati degli ospedali delle Suore della Misericordia a Sechshaus.
Qui fonda «L'Unione degli apprendisti cattolici sotto la protezione di san Giuseppe Calasanzio». Per quattro anni conduce l'assistenza agli ammalati e contemporaneamente quella degli apprendisti. In seguito la sua opera si rivolge anche ai giovani operai oppressi dalle condizioni di lavoro delle nuove fabbriche.
Nella sua opera per gli apprendisti e operai non solo formazione cristiana, ma anche formazione umana e sociale al motto «se la Chiesa non riuscirà a portare gli operai a Cristo, la società si allontanerà sempre più da Cristo». Muore il 15 settembre 1929 e Papa Giovanni Paolo II l'ha
proclamato beato il 21 giugno 1998. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Vienna in Austria, Beato Antonio Maria Schwartz, sacerdote, che fondò la Congregazione degli Operai Cristiani di San Giuseppe Calasanzio per la cura pastorale e la difesa dei diritti degli apprendisti e dei giovani lavoratori.
Grande apostolo fra gli operai, specialmente gli apprendisti in Austria; Anton Maria Schwartz sviluppò e realizzò l’Enciclica socia le ‘Rerum Novarum’ di Papa Leone XIII, ma accolto e compreso da pochi.
Nacque il 28 febbraio 1852 a Baden, quarto di tredici figli, il padre impiegato comunale, la madre casalinga, frequenta le elementari nella scuola parrocchiale di Baden, la scuola di canto a Heligenkreutz, il ginnasio dai "scozzesi".
A 15 anni rimane orfano del padre e un anno dopo cadrà in preda ad una crisi di rendimento scolastico, quando in precedenza era eccellente. Superata la crisi, nel 1869 entra nella scuola dei Piaristi, dove resterà fino alla maturità; risale a quel periodo la grande devozione che portò a s. Giuseppe Calasanzio (1557-1648) fondatore dei Piaristi e delle Scuole popolari gratuite in Europa.
In previsione della soppressione in Austria del proprio Ordine, i Piaristi consigliarono ad Anton di lasciare la scuola nel proprio interesse; nel 1871 entra nel seminario diocesano.
Il suo periodo di seminarista si distingue per gli eccellenti risultati negli studi e per due gravi malattie che lo colpiscono (dopo la seconda si consacra alla Madonna e l’8 dicembre 1873 aggiunge il nome ‘Maria’ come secondo nome e così Anton Maria Schwartz venne ordinato sacerdote il 25 luglio 1875 dal cardinale Rauscher.
Fu cappellano per quattro anni, poi venne chiamato a Vienna come curatore spirituale dei malati degli ospedali delle Suore della Misericordia a Sechshaus, ha l’opportunità di constatare la condizione disagiata degli apprendisti, infatti finché frequentavano la scuola, le suore potevano occuparsi di loro, ma dopo inseriti nel lavoro, non potevano più frequentarli e dare loro una educazione religiosa.
Padre Anton Maria Schwartz, fonda per loro “L’Unione degli apprendisti cattolici sotto la protezione di s. Giuseppe Calasanzio” avviando una intensa e fiorente pastorale.
Per quattro anni conduce l’assistenza agli ammalati e contemporaneamente quella degli apprendisti, ad un certo punto chiede al cardinale Ganglbauer di Vienna di interessarsi dei soli apprendisti in modo più ampio, ma il vescovo rifiuta, perché crede che non sia possibile finanziare un’opera del genere.
La delusione è forte e il giovane sacerdote si mette a letto con un male inguaribile; alcune donne chiamate da una suora della Misericordia ebbero cura di lui per due anni; quando il cardinale accetta, don Anton riprenderà a vivere attivamente.
Il rinnovamento della società colpisce gli operai, che risentono più di altri dei cattivi influssi dell’epoca e fra questi soprattutto i giovani e lui si rivolge al cuore dei singoli giovani operai affinché trovino Cristo e una fede salda.
Dedica a quest’opera ogni minuto della sua vita, nel 1888 fonda l’’Artigianato cristiano’ un giornale per gli artigiani e operai, che scrive per lungo tempo da solo.
Nel 1889, in otto mesi, sotto la sua direzione viene costruita la chiesa di S. Giuseppe Calasanzio, per gli operai di Vienna e in questa chiesa, il 24 novembre 1889, fonda la “Congregazione degli Operai cristiani di s. Giuseppe Calasanzio”.
Padre Schwartz cerca di combattere con tutte le forze contro gli abusi che in quel tempo si operavano contro gli operai; essi non avevano sindacato, non un regolamento per i turni di lavoro, i bambini lavoravano 12 ore al giorno, anche di domenica e giorni festivi, non venivano pagate le ore
straordinarie e le condizioni di lavoro, in rapporto ad oggi, inimmaginabili.
Quindi per gli apprendisti e operai non solo formazione cristiana, ma anche formazione umana e sociale, nonché culturale (teatro, musica, ecc.), Crea un primo ufficio di collocamento per apprendisti, con migliaia di contatti con imprenditori o proprietari cristiani, con questi accordi dell’Istituzione, migliaia di apprendisti ottennero un posto di lavoro con trattamento decente e domenica libera; fonda anche un pensionato per gli apprendisti che vengono da fuori; partecipa egli stesso agli scioperi che le varie categorie in lotta, facevano a Vienna in quel periodo.
Fondò varie fondazioni in Austria, nel Sud-Tirolo, a Budapest; pochi comprendono la giustezza della sua visione che è: "se la Chiesa non riuscirà a portare gli operai a Cristo, la società si allontanerà sempre più da Cristo".
L’incomprensione che lo circonda lo rattrista, ma non lo ferma; resterà fedele al suo mandato fino alla morte che giungerà per lui il 15 settembre 1929.
Al suo funerale parteciparono migliaia di persone, nonostante una pioggia battente; in seguito ad un miracolo, riconosciuto tale, avvenuto a Vienna nel 1972, Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamato Beato il 21 giugno 1998, durante la sua visita pastorale nella capitale austriaca.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Anton Maria Schwartz, pregate per noi.


*Sant'Apro di Toul - Vescovo (15 settembre)

Martirologio Romano: A Toul vicino a Nancy nella Gallia lugdunense, sempre in Francia, Sant’Apro, vescovo.
Originario di Trancaultle-Repos nella diocesi di Troyes (Aube) e fratello di Santa Apronia, divenne vescovo di Toul (il settimo della serie) al principio del sec. VI.
Il suo episcopato sembra essere stato assai breve (forse sette anni), ma segnato da molti miracoli, da una grande carità e dalla costruzione della chiesa di San Maurizio (che un secolo più tardi
prenderà il suo nome e diverrà abbaziale) in un suburbio di Toul, nella quale fu sepolto.
Il suo culto si venne sviluppando intorno a questo santuario.
La sua festa è segnata al 15 settembre nel ms. Bernense del Martirologio Geronimiano e nei martirologi posteriori.
Dal sec. X ci è pervenuta una vita di Sant'Apro, sfortunatamente priva di valore storico.
Il suo culto fu molto popolare; nel 626 San Salaberga gli aveva dedicato una chiesa nel suo monastero di Laon.
Prima della Rivoluzione francese più di cinquanta chiese parrocchiali in Francia lo avevano come titolare.
La città di Nancy gli ha dedicato un'insigne basilica consacrata nel 1873 nella quale si conserva il suo capo, cui nel 1912 fu unita una reliquia della sorella Apronia.
Una narrazione di miracoli di Apro, attribuita non senza ragione ad Adsone, abate di Montier-en-Der, antico scolaro dell'abbazia, servì molto a renderlo popolare ma si deve contestare la maggior parte dei fatti rì portati.
(Autore: Jean Charles Didier - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Apro di Toul, pregate per noi.


*San Baldo - Penitente a Sans, Vescovo (15 settembre)

† Sens (Francia), 620 ca.
Una leggenda riportata in un manoscritto del priorato di Sant' Eligio di Parigi, datato del secolo XIV, narra la vita di San Baldo penitente, che presenta tutti i tratti delle tragedie medioevali, degne di rappresentazioni teatrali di successo.
Nativo della Spagna o del Portogallo, Baldo sin dall’adolescenza aveva avuto il presagio che avrebbe ucciso il padre e la madre, sconvolto, per non macchiarsi di così grave delitto, abbandonò il paese natio ed andò ad abitare in un villaggio di altra regione, dove poi si sposò.
Dopo vari anni, i genitori presi dal desiderio di rivedere il figlio, si misero alla sua ricerca, trovandolo dopo molti tentativi.
Giunti alla sua casa, furono accolti dalla nuora, perché il marito era assente momentaneamente; pur non conoscendoli li trattò con affabilità, li rifocillò e visto la loro spossatezza per il lungo viaggio, li fece coricare insieme nel suo letto matrimoniale; poi uscì alla ricerca del marito.
Baldo tornò invece per altra strada non incontrandola, entrato in casa vide nel suo letto due corpi nella penombra e supponendo che fosse la moglie che lo tradiva con qualche uomo, accecato dalla gelosia e dall’ira, con una scure affilata tagliò loro la testa.
Pochi istanti dopo la moglie tornò e lui si accorse del terribile sbaglio; in espiazione della sua colpa,
decise di abbandonare il tetto coniugale e di condurre vita nomade.
Fu pellegrino al Santo Sepolcro in Palestina, alle tombe degli Apostoli a Roma e ad altri celebri santuari; poi attraversò le Alpi e giunse a Sens in Francia (Gallia) di cui era vescovo Artemio, al quale si confidò chiedendo una penitenza.
Il vescovo gli porse il bastone che teneva in mano, ordinandogli di piantarlo sulla cima di un monte vicino alla città, innaffiandolo con l’acqua del fiume Icauna, finché non mettesse radici, rami, fiori e frutti.
Baldo accettò con gratitudine la penitenza, aumentando lo sforzo del trasporto dell’acqua, scegliendo una strada più lunga e aspra, invece di una breve.
Alla sua morte fu sepolto nella cella che si era costruita sulla cima del monte, si ritiene che morì verso il 620; dopo qualche tempo sul tempo fu edificata una chiesa che prese il suo nome.
Nell’ottobre 1081, la chiesa e i terreni circostanti, furono donati dall’arcivescovo di Sens, Richerio, a Guglielmo abate di San Remigio sempre a Sens, che vi eresse un priorato detto di San Bond a Paron, meta di pellegrinaggi a Pentecoste.
Nel 1674 passò ai Padri Lazzaristi e nel 1854 divenne parrocchia, dove dopo alterne vicende riposano le sue reliquie. Il culto fiorì in varie zone della Francia, a Parigi e a Soissons, dove è patrono della parrocchia di Pavant con festa al 15 settembre.
A Sens invece è festeggiato il 29 ottobre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Baldo, pregate per noi.


*Beato Camillo Costanzo - Gesuita, Martire (15 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Martiri Gesuiti in Giappone” (4 febbraio)
"Beati Martiri Giapponesi Beatificati nel 1867-1989-2008” - Senza data (Celebrazioni singole)
Bovalino (Reggio Calabria), 1572 – Tabira (Giappone), 15 settembre 1622
Martirologio Romano: Nella città di Hirado in Giappone, Beato Camillo Costanzo, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che, condannato dal comandante supremo Hidetada ad essere arso vivo, anche sul rogo non desistette mai dal predicare Cristo.
I Gesuiti con San Francesco Saverio (1506-1552) furono i primi ad incominciare l’evangelizzazione del Giappone, che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549, tanto che nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa 300.000, con centro principale a Nagasaki.
Ma proprio nel 1587 lo ‘shogun’ (maresciallo della corona) Hideyoshi, dai cristiani denominato ‘Taicosama’, che fino allora era stato condiscendente verso i cattolici, emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti (allora unico Ordine religioso presente nel Giappone) per delle ragioni non chiarite.
Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese, mettendo in atto una strategia di prudenza, in silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l’opera evangelizzatrice.
Tutto questo fino al 1593, quando provenienti dalle Filippine sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani, i quali al contrario dei Gesuiti, iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a ciò si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, che provocarono la reazione dello ‘shogun’ Hideyoshi, che emanò l’ordine di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi.
I primi arresti ci furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati, fra cui tre gesuiti giapponesi, subirono il martirio il 5 febbraio 1597, i protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di “santa collina” e proclamati Santi da Papa Pio IX nel 1862.
Subentrato un periodo di tregua e nonostante la persecuzione subita, la comunità cattolica aumentò, anche per l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani ma anche domenicani e agostiniani.
Ma nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu (Taifusama), che si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone, causando moltissimi martiri, ma anche molte apostasie fra gli atterriti fedeli giapponesi.
I motivi che portarono a questa lunga e sanguinosa persecuzione, furono vari, a partire dalla gelosia dei bonzi buddisti che minacciavano la vendetta dei loro dei; poi il timore di Ieyasu e dei suoi successori Hidetada e Iemitsu, per l’accresciuto influsso di Spagna e Portogallo, patria della maggioranza dei missionari, che erano ritenuti loro spie, per gli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e infine per l’imprudenza di molti missionari spagnoli.
Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime; i supplizi secondo lo stile orientale, furono vari e raffinati, non risparmiando nemmeno i bambini; i martiri appartenevano ad
ogni condizione sociale, dai missionari e catechisti, ai nobili di famiglia reale; da ricche matrone a giovani vergini; da vecchi a bambini; dai padri di famiglia ai sacerdoti giapponesi.
La maggior parte furono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la “santa collina” di Nagasaki fu illuminata sinistramente dalla teoria di torce umane per parecchie sere e notti; altri decapitati o tagliati membro per membro.
Non stiamo qui ad elencare le altre decine di tormenti mortali cui furono sottoposti, per non fare una galleria degli orrori, anche se purtroppo testimoniano come la malvagità umana, quando si sfrena nell’inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procurarsi il cibo.
Oltre i primi 26 Santi martiri del 1597 già citati, la Chiesa raccogliendo testimonianze poté riconoscere la validità del martirio per almeno 205 vittime, fra le migliaia che persero la vita anonimamente e Papa Pio IX il 7 luglio 1867 poté proclamarli Beati.
Dei 205 beati, 33 erano dell’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti); 23 Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi; 45 Domenicani e Terziari O.P.; 28 Francescani e Terziari; tutti gli altri erano fedeli giapponesi o intere famiglie, molti dei quali Confratelli del Rosario.
Non c’è una celebrazione unica per tutti, ma gli Ordini religiosi a gruppi o singolarmente, hanno fissato il loro giorno di celebrazione.
Appartenente al gruppo dei 33 Gesuiti, vi è l’italiano Camillo Costanzo, il quale nacque a Bovalino (Reggio Calabria) nel 1572.
Ventenne lasciò l’estremo lembo meridionale della Calabria e si recò a studiare Lettere e Diritto a Napoli; nel 1592 entrò nella Compagnia di Gesù, che a Napoli ha sempre avuto fin dai primi tempi e tuttora ha, un fiorente Centro.
Come molti Gesuiti in quell’epoca, anche padre Costanzo partì per le Missioni in Estremo Oriente; nel marzo 1602 partì per l’India da dove doveva raggiungere la Cina, ma giunto nel 1604 a Macao, possedimento portoghese, trovò sbarrato l’accesso in Cina dagli stessi portoghesi, quindi si indirizzò verso il Giappone, dove il 17 agosto 1605 sbarcò a Nagasaki.
Sostò circa un anno per imparare la lingua e gli usi e costumi giapponesi, poi iniziò il suo ministero missionario prima nel regno di Burgen e poi per sei anni nella città di Sacai e dintorni; ottenendo solide conversioni, infatti quando nel 1614 infuriò la persecuzione, degli ottocento battezzati da lui, solo tre o quattro apostatarono.
Comunque l’ordine di espulsione dei missionari lo costrinse a ritornare a Macao dove rimase per sei anni; in questo lungo tempo studiò profondamente i testi canonici di Sakia-Muni (Budda) rilevando gli errori correnti allora in Cina, Siam e Giappone; per confutarli scrisse ben quindici libri e tre opuscoli divulgativi.
Resistendo agli inviti dei padri Gesuiti, che volevano trattenerlo in Cina, nel 1621 a 49 anni, s’imbarcò per il Giappone travestito da soldato, ma si era in piena persecuzione e il suo travestimento non servì, il capitano per salvare la nave e i passeggeri voleva consegnarlo al governatore.
Intervennero due cristiani che l’avevano conosciuto a Sacai e l’aiutarono a sbarcare in un porto solitario; il suo nuovo campo di apostolato fu il regno di Figen, l’isola di Firando e le tante isolette dell’arcipelago.
Per tre mesi lavorò abbondantemente anche nell’isola di Ichitzuchi, raccogliendo molte conversioni, poi decise di raggiungere l’isola di Noscima; era appena iniziata la traversata, quando una donna cristiana di Ichitzuchi, desiderosa di convertire il marito, gli indicò dove avrebbe potuto trovare il missionario.
Ma il marito si recò a riferire tutto al governatore, il quale inviò tre barche armate alla ricerca di padre Camillo Costanzo, rintracciandolo nell’isola di Ocu, era il 24 aprile 1622; fu arrestato e trasferito prima nell’isola di Ichinoscima, finché dopo qualche tempo giunse la sentenza dell’imperatore che lo condannava al rogo; fu quindi spostato a Tabira, sulla costa di fronte alla città di Firando.
Legato al palo e acceso il fuoco, padre Costanzo subì il martirio il 15 settembre del 1622; egli pur tra le fiamme e il denso fumo, non cessò un istante di predicare ad alta voce alla moltitudine di cristiani e pagani che assistevano al supplizio; incoraggiando i convertiti e invitando a convertirsi ai pagani.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Camillo Costanzo, pregate per noi.


*Beato Carlo da Montegranelli - Fondatore, Eremita (15 settembre)

Carlo di Bandino dei conti Guidi di Romena, nacque verso il 1330 nella contea di Montegranelli (Romagna Fiorentina); come i suoi avi feudatari fedeli all’imperatore, intraprese la carriera delle armi.
Nel pieno della sua gioventù, sentì la chiamata di Dio allo stato ecclesiastico, divenne sacerdote a Firenze, dove da tempo si era trasferito, dedicando tutto sé stesso all’apostolato.
Ma non era soddisfatto, volendo estraniarsi dal frastuono del mondo, che anche allora si faceva sentire soprattutto per le lotte fra il papato e l’imperatore, fra i poteri declinanti dei feudatari e il sorgere delle Signorie; Carlo decise nel 1360 di ritirarsi a vivere fra i ruderi delle mura che circondavano la rocca di Fiesole.
Probabilmente, Cosimo de’ Medici il Vecchio, gli donò il terreno su cui si era rifugiato e qui costruì una cella ed un oratorio dedicato a San Gerolamo, vivendo così una vita di eremita.
Ma il suo santo esempio attirò vari giovani anch’essi desiderosi di dedicarsi totalmente a Dio per cui fu necessario ingrandire il suo romitorio aggiungendo altre cellette.
Consigliato da eminenti domenicani del tempo, decise di istituire una nuova Congregazione religiosa e così nel 1405, nacque a Fiesole e poi diffusasi in tutta Italia, la Congregazione degli Eremiti di San Gerolamo, approvata nello stesso anno dal Papa Innocenzo VII e con la Regola di Sant'Agostino.
Gli eremiti vestivano una rozza tonaca con cappuccio, scapolare e mantello di colore grigio con zoccoli ai piedi. Per venire incontro alla devozione dei pellegrini fiorentini che specie il sabato, salivano a Fiesole, fondò la Compagnia di San Gerolamo, inoltre istituì presso l’Ospedale di S. Maria della Scala, una Congregazione per ragazzi detta di San Michele Arcangelo poi approvata nel 1427; fondò conventi in varie città specie dell’Italia Centro-Settentrionale.
Desiderando andare in Terra Santa si recò a Venezia per imbarcarsi, ma nell’attesa di farlo, si ammalò e qui morì il 15 settembre 1417, fu sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie; mentre in seguito, la reliquia del cranio, fu conservata nella chiesa di San Gerolamo a Fiesole.
Cosimo de’ Medici, che vivente il fondatore Carlo da Montegranelli, avrebbe voluto ingrandire e abbellire il romitaggio di Fiesole, ricevendone sempre un rifiuto, perché si desiderava restare a vivere in povertà, dopo la morte del suo amico fondatore, nel 1540 fece erigere un nuovo convento e una nuova chiesa su progetto di Michelozzo.
La Congregazione degli Eremiti di San Gerolamo a Fiesole, fu soppressa da Papa Clemente IX il 6 settembre 1668, pur essendo abbastanza fiorente con 40 conventi di eremiti.
L’eremo passò di proprietà tra varie Istituzioni lungo i secoli, per essere utilizzato attualmente da una Comunità di suore. La sua festa liturgica sin dal XV secolo è al 15 settembre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Carlo da Montegranelli, pregate per noi.


*Santa Caterina Fieschi Adorno da Genova - Vedova (15 settembre)
Genova, 1448 –1510
Nasce nel 1447 in una delle principali famiglie genovesi. A sedici anni viene data in moglie a Giuliano Adorno, appartenente ad una importante famiglia ghibellina.
Vive una vita frivola e mondana ma dopo un incontro con la sorella suora, decide di cambiare vita e condivide le sue esperienze mistiche e caritative con un piccolo gruppo di figli spirituali.
Muore il 15 settembre 1510. Dopo la conversione, la vita di Caterina ha il proprio centro nel rapporto con Cristo.
Non si dedica però solo alla contemplazione, ma anche all'azione, rivolgendo il suo impegno concreto soprattutto agli ammalati.
Opera nella Compagnia delle dame della Misericordia e inizia a visitare il lebbrosario di San Lazzaro, svolge le mansioni più umili; cura pure i bambini abbandonati e fronteggia varie epidemie di peste.
Nel 1497 fonda la prima «Compagnia del divino amore», che sarà il modello per analoghe istituzioni di altre città italiane nel quadro di quella che è stata chiamata la Riforma cattolica. Il suo corpo è conservato nella chiesa genovese della Santissima Annunziata in Portoria. (Avvenire)
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Martirologio Romano: A Genova, Santa Caterina Fieschi, vedova, insigne per il disprezzo del mondo, i frequenti digiuni, l’amore per Dio e la carità verso i bisognosi e gli infermi.
Nel 1494-95 l’esercito del re francese Carlo VIII ha percorso l’Italia, portando con sé, come dice Francesco Guicciardini, i semi "di orribilissimi accidenti... e infermità fino a quel dì non conosciute". L’infermità che atterrisce è la sifilide. Esisteva già, ma lo scorrazzare degli eserciti l’ha propagata in dimensioni catastrofiche e con effetti ripugnanti. I malati ricchi chiamano i medici in casa, quelli poveri muoiono per le strade, nei fossi.
Ma a Genova, nel 1497, emerge un gruppo che si dedica a questi scarti umani, li accoglie, li nutre, li cura. Animatrice: una signora di rango, Caterina Fieschi, moglie del nobile Giuliano Adorno. Li hanno sposati le famiglie e sono due malmaritati, che stanno insieme per ragioni di facciata; e delle avventure di lui parla tutta Genova.
Lei però si libera da questa situazione attraverso un’esperienza mistica che la porta a guidare in Genova la reazione evangelica alla decadenza della Chiesa, anche attraverso la dedizione agli abbandonati; a diventare riformatrice con largo anticipo, attirando nell’impresa anche il marito, e
dirigendo l’impegno dei rinnovatori verso un obiettivo preciso: vivere l’esperienza dell’amore di Dio andando dai più infelici e disprezzati. "Andava lei e nettava le miserie e brutture di detti infermi e poveri... con puzze quasi intollerabili et trovava anche quelli che dicevano parole terribili di disperazione".
Qui c’è un aspetto applicato della sua esperienza, che non si ferma a quest’opera com’è descritta dai suoi discepoli. Caterina è una mistica che si tuffa nella realtà, con singolari doti che nel XX secolo si chiameranno manageriali: cambia organizzazione negli ospedali, cerca il nuovo e il meglio tra medici e cure. Ma parte sempre dall’idea di Dio-Amore, di quest’amore che va trasmesso subito a tutti, cominciando dai disperati.
Il notaio e umanista genovese Ettore Vernazza, su impulso di lei, dà vita alla fraternità del Divino Amore, movimento di clero e di laici protesi a una riforma radicale della vita cristiana, che servirà di modello ad altre associazioni simili, tutte fondate sulla riforma interiore da un lato e sullo spendersi dall’altro, in ogni necessità. “Madonna Caterinetta”, come la chiamano, si ammala anche di peste curando una malata.
E i suoi discepoli scrivono che, "sanata che fu, ritornò al servizio dell’hospidal con gran cura e diligenzia". Il movimento di riforma cattolica, dall’interno e senza ribellione, reagisce all’indifferenza colpevole di Roma insegnando e facendo, dando coraggio a molti cristiani anche nei tempi più demoralizzanti. Bisogna "piantare in li cori nostri il divino amore, cioè la carità".
Questo è l’insegnamento di Caterina, dispensato e vissuto fino alla morte; la ricetta contro l’inerzia, la premessa per la ripresa. Morta nel 1510, Caterina Fieschi Adorno sarà canonizzata da Clemente XII nel 1737.
La Diocesi di Genova ne celebra il culto il 12 settembre.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Caterina Fieschi Adorno da Genova, pregate per noi.


*Beato Cristiano da Perugia (15 settembre)
Le notizie che abbiamo su questo frate non sono molte. Nacque a Perugia da nobile casato e pare abbia ricevuto l'abito religioso da San Domenico a Bologna, dove era stato mandato dai genitori per frequentare l'università.
Secondo il Fontana, lo stesso San Domenico lo avrebbe mandato a Perugia insieme col Beato Nicola da Giovinazzo, per erigervi un convento.
I due domenicani conquistarono gli animi dei perugini, i quali concessero loro di scegliere il posto per la costruzione della chiesa e del convento da edificarsi a spese del comune.
Nel 1235, Gregorio IX concesse un'indulgenza a coloro che avessero collaborato alla fabbrica che fu completata nel 1260 e consacrata da Clemente IV nel 1264, sebbene i frati avessero cominciato ad officiarla dal 1240, dedicandola a San Domenico e a Santo Stefano protomartire.
In essa Gregorio IX canonizzò Sant'Elisabetta d'Ungheria, e Innocenzo IV San Pietro martire.
Il Fontana, parlando degli uomini illustri del convento di Perugia, annovera Cristiano fra coloro che vitae sanclitate floruere, aggiungendo che ebbe particolare devozione per Sant’Agostino, il quale, apparendogli, lo esortò ad una vita più severa di penitenza.
Fu priore del convento perugino e, come dice il necrologio, "quam plurimum gratus fratribus" e amato dai concittadini.
Morì verso il 1276, dopo essere vissuto nell'Ordine cinquantacinque anni. Ebbe sepolcro comune con il b. Nicola da giovinazzo nella chiesa di San Domenico.
I Bollandisti lo pongono tra i praetermissi con queste parole: "Vitam cum titulo Beati ad hunc diem (15 settembre) dat Jacobillus in Sanctis Umbriae". Anche il Masetti ed altri gli danno il titolo di Beato.
(Autore: Sadoc M. Bertucci - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Cristiano da Perugia, pregate per noi.


*Santi Emila e Geremia Martiri di Cordova (15 settembre)

† 15 settembre 852
Emila, giovane diacono e Geremia furono decapitati durante la persecuzione dei mori a Cordova.
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Santi martiri Emíla, diacono, e Geremia, che, durante la persecuzione dei Mori, dopo essere stati a lungo lasciati a marcire in carcere, conclusero con la decapitazione il loro martirio per Cristo.
Emila, diacono, e Geremia, laico, appartenenti ad una nobile famiglia cordovese, erano stati educati nelle scuole cristiane di Cordova, ed avevano imparato la lingua araba.
Negli ultimi mesi dell'emirato di Abd-el-Rahman II, spinti dall'acceso zelo comune ai cristiani guidati da Eulogio di Cordova, si diedero a parlare pubblicamente contro Maometto: pertanto furono incarcerati e torturati dalle autorità musulmane, ed infine ebbero tagliata la testa il 15 settembre 852.
Emila è commemorato in questa data dal Calendario di Recemundo ed entrambi, nello stesso giorno, dal Martirologio Romano.
(Autore: Juan Francisco Rivera Recio - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Emilia e Geremia, pregate per noi.


*Santi Francesco, Giacomo, Sancio, Ildefonso, Giovanni e Dionisio - Martiri Mercedari (15 settembre)
† Marocco, 1437
Catturati dai mori nelle vicinanze di Valenza in Spagna, i Santi: Francesco, Giacomo, Sancio, Ildefonso, Giovanni e Dionisio, furono poi trasportati in Marocco.
Per la difesa della fede e confessione di Cristo, furono maltrattati ed infine crocifissi e onorevolmente ricevettero la corona della gloria unendosi alla grande schiera dei martiri, nell’anno 1437.
L’Ordine lo festeggia il 15 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Francesco, Giacomo, Sancio, Ildefonso, Giovanni e Dionisio, pregate per noi.


*Beato Giordano di Pulsano - Abate (15 settembre)
m. 15 settembre 1145

Nacque a Monteverde, allora città episcopale (provincia di Avellino), da ragguardevole famiglia. Non può precisarsi l'anno. I genitori lo affidarono fanciullo ad uno zio in Benevento perché ne curasse l'educazione anche letteraria.
Durante una malattia che lo colpi da grandicello comprese i pericoli che lo insidiavano a quella scuola; perciò, appena guarito, manifestò il proposito di partire; maltrattato per questo dallo zio, fuggí e si nascose in una selva. Fu lí che lo incontrò San Giovanni da Matera, il quale allora tornava da Capua in Puglia.
Egli lo ristorò, lo condusse con sé e lo istruí nella vita monastica. In essa il giovane fece tali progressi, che Giovanni lo considerò sempre come il suo piú caro discepolo e a Pulsano lo ebbe quale
valido collaboratore.
Morto Giovanni nel 1139, per unanime consenso Giordano fu chiamato a succedergli. Accettata l'elezione, non volle però presentarsi al re Ruggero, che proprio allora era stato scomunicato da Innocenzo II. Avvenuta poi la riconciliazione del papa col re, Giordano mandò Gioele con altri due monaci al monarca, che li accolse favorevolmente e promise loro, anche per reverenza alla memoria di Giovanni, il suo aiuto e la sua protezione.
Con Giordano ebbe nuovo impulso la propagazione della Congregazione di Pulsano; nel 1140 ebbe dal vescovo di Troia la chiesa di San Nicola presso Foggia; al vescovo di Piacenza concesse alcuni suoi monaci per la fondazione di un cenobio a Ponte sulla Trebbia Egli affermò il principio dell'unità e della dipendenza di tutti i monasteri della Congregazione dal l'abate di Pulsano che aveva il diritto di correzione e di visita su tutti. Il sistema fu sanzionato anche dai Papi.
Dopo aver governato con saggezza e santità, Giordano morí il 15 settembre 1145 e presto fu venerato come santo.
Anche oggi nella chiesa di Pulsano; son conservati i suoi resti in un altare a lui dedicato, ornato di una bella tela di scuola napoletana del sec. XVIII.
Nelle "Lezioni" del suo Ufficio, viene paragonato allo Sposo, nel quale Dio riversa tutto il suo amore. Viene indicato come un uomo giusto, ed il giusto, è come "un albero piantatolungo il corso delle acque" che porta incessantemente frutti (Ger. 17,8), e dal frutto di questi giusti nasce l'albero della vita.
Cristo stesso è il frutto più bello che il cielo (Dio Padre) fa nascere dalla terra (Maria). E' ricordato nell’acta sanctorum e nel calendario liturgico il 15 di settembre, data della sua morte. Con decreto episcopale viene venerato a Monteverde (AV) nello stesso giorno.
(Autore: Anselmo Lentini - Romeo Tarcisio Palumbo - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Giordano di Pulsano, pregate per noi.


*Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles - Martiri indios (15 settembre)
Martirologio Romano: In località Santo Domingo Xagacía in Messico, Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Ángeles, martiri, che, catechisti, crudelmente percossi per essersi rifiutati di venerare idoli pagani al posto di Cristo, imitando la sua passione meritarono di ottenere il premio della vita eterna.
Beati Juan Bautista e Jacinto De Los Angeles, indios martiri
I due indios zapotechi della Sierra di Oaxaca in Messico, Juan Bautista e Jacinto de Los Angeles, sono stati beatificati da Papa Giovanni Paolo II il 1° agosto 2002, nella basilica della Madonna di Guadalupe a Città del Messico.
Essi sono l’esempio più lampante di come si debba tenere fede al proprio battesimo di cristiani, rifiutando in questo caso, l’idolatria anche a costo della propria vita.
La storia dei cristiani martiri, specie dei primi secoli è densa di figure, che hanno affrontato la morte nelle più strazianti forme, pur di non rinunciare alla fede cristiana da poco abbracciata e rifiutando i riti di devozione agli idoli dell’epoca.
Così è successo secoli e secoli dopo con i due indios messicani oggi Beati; nacquero intorno al 1660-63 a San Francisco Cajonos (Oaxaca), erano dei semplici laici sposati, catechisti responsabili di una cappellania rurale, dirigevano il culto ed aiutavano il parroco; inoltre essendo cristiani maturi e di indubbia moralità e fede, avevano l’incarico di ‘fiscales’ cioè avevano il dovere di denunciare ai sacerdoti e alle autorità civili, ogni caso di spergiuro, immoralità, apostasia che venisse compiuto dalla popolazione.
Giacché vi erano stati alcuni casi di idolatria fra gli indios già convertiti al cristianesimo, essi fecero la loro denunzia; la requisizione delle offerte rituali da parte dei militari, fece infuriare la popolazione che decise di incendiare la chiesa e il convento con i padri domenicani dentro, se non gli fossero stati consegnati i due ‘fiscales’.
Il capitano comandante acconsentì e i due indios dopo aver ricevuto i sacramenti, per evitare danni ai padri si consegnarono nelle mani dei rivoltosi; furono frustati, ingiuriati e sollecitati ad abiurare
il cristianesimo e ritornare ad adorare i loro idoli ancestrali; al loro diniego furono condotti nella località montuosa di San Domingo Xagacía e qui uccisi a colpi di bastone e di machete, era il 16 settembre 1700; il monte del martirio porta ancora il nome di “Fiscal-Santo”.
Papa Giovanni Paolo II, durante la cerimonia di beatificazione ha detto: “I due beati costituiscono un esempio di come, senza mitizzare i propri costumi ancestrali, si possa giungere a Dio senza rinunciare alla propria cultura, lasciandosi però illuminare dalla luce di Cristo, che rinnova lo spirito religioso delle migliori tradizioni dei popoli”.
La festa liturgica è stata fissata al 18 settembre, al termine di una suggestiva cerimonia a cui hanno partecipato migliaia di indios delle varie etnie e provenienti da tutto il Messico.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beati Giovanni Battista e Giacinto de los Angeles, pregate per noi.


*Beato Ladislao (Wladyslaw) Miegon - Sacerdote e Martire (15 settembre)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati 108 Martiri Polacchi”
Samborzec, Polonia, 30 settembre 1892 – Dachau, Germania, 15 settembre 1942
Il Beato Wladyslaw Miegon, sacerdote cappellano militare, nacque a Samborzec (Sandomierz) il 30 settembre 1892 e morì a Dachau, Germania, il 15 settembre 1942.
Fu beatificato da Giovanni Paolo II a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 107 martiri polacchi.
Martirologio Romano:
Vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Ladislao Miegon, sacerdote e martire, che, deportato per la sua fede dalla Polonia soggiogata da un regime nemico di Dio e degli uomini nel campo di prigionia di Dachau, pervenne attraverso le torture alla corona della gloria.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ladislao Miegon, pregate per noi.


*Serva di Dio Lavinia Sernardi (15 settembre)

Grottammare, Ascoli Piceno, 2 giugno 1588 – Grottammare, Ascoli Piceno, 15 settembre 1623
Lavinia nacque il 2 giugno 1588 a Grottammare da Sigismondo Sernardi e da Emilia Tesei. In quegli anni era Papa, Sisto V , nato nello stesso paese il 13 dicembre 1521.  
A quanto sembra Lavinia era la prima dei figli: certamente era la maggiore delle sue sorelle Angelella, Porzia e Vincenza.
Ha avuto anche un fratello di nome Astolfo.
La madre Emilia si incaricò della formazione spirituale di Lavinia e la educò con somma cura. Nella via della santità Lavinia fu guidata da tre sacerdoti, che lei giudicava come suoi direttori spirituali: Padre Vagnozzo Pica, prete diocesano di Ripatransone e parroco della parrocchia Sant'Angelo della stessa città; Fra Nicolò Pallotta, francescano di Monteprandone; Don Girolamo Leti, pievano della chiesa del castello di San Benedetto.
E’ nota la grande devozione che Lavinia ebbe verso S.Benedetto Martire, sulla cui tomba spesso si
recava a pregare, percorrendo a piedi la strada Lauretana.
Ad appena 15 anni, come era uso a quei tempi, andò sposa a Gio. Marino, figlio di Gio. Antonio, della famiglia dei Giammarini.
Dopo sette anni di matrimonio le nacque una figlia, I figenia che morì dopo pochi mesi. Dopo qualche tempo ebbe un secondo figlio, cui mise nome Francesco e dopo tre anni le nacque un’altra figlia che chiamò Margherita.
Particolarmente curata fu l’educazione impartita da mamma Lavinia ai suoi figli Francesco che studiò fisica all’Università di Fermo  e Margherita che seguì la vita religiosa e si fece Cappuccina a Fermo.
Scrive il Catani:  È oltremodo commovente leggere le testimonianze dei confessori di Lavinia, che si trovano davanti un’anima così bella, lontana da ogni peccato e sempre in atteggiamento di preghiera. In realtà la vita di Lavinia non ha nulla di eclatante o di particolarmente grandioso, se si eccettua, e non è poco, questa scelta di unione mistica con Dio, questa prova di fedeltà evangelica, questa possibilità di mettere in pratica, da parte di una donna qualsiasi, per giunta sposata e con figli, la perfezione del discorso della montagna, rivolto non solo agli apostoli ma a tutti i discepoli di Cristo.
Qui sta la peculiarità di Lavinia Sernardi e la sua modernità nella Chiesa d’oggi: è una cristiana santa con l’anello al dito e testimonia che la via ordinaria del matrimonio e della vita familiare è una via alla beatitudine…
Lavinia ci insegna che la vita familiare è vita di santità, vita di virtù eroiche vissute nelle condizioni comuni e ordinarie dell’esistenza umana.
Dalla biografia di p.Bevilacqua non si riesce a diagnosticare di quale malattia morì Lavinia.
Era l’anno 1623, il 15 settembre, all’età di 35 anni, 3 mesi e 13 giorni. I funerali si svolsero nella chiesa della Madonna dei Monti,  e lì fu sepolta. Ancor oggi una lapide ne indica la tomba.
(Autore: Pietro Pompei - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Serva di Dio Lavinia Sernardi, pregate per noi.


*San Niceta il Goto - Martire (15 settembre)

Nord del Danubio, † 370
Nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Beata Vergine Maria Addolorata, si festeggia anche Niceta, nato a nord del Danubio, dove allora erano accampati i Goti.
La maggior parte della popolazione era pagana, mentre i cristiani si dividevano in ariani, convertiti all'inizio del secolo IV da Ulfila, e in cattolici.
Tra questi ultimi c'era Niceta. Atanarico, pagano, perseguitava entrambi i gruppi, per costringerli a ritornare al paganesimo.
A tale scopo fece portare fra il popolo un idolo, dando l'ordine di adorarlo. Coloro che si rifiutarono furono bruciati vivi. Anche Niceta pagò con la vita la testimonianza a Cristo.
Era il 370. Il 15 settembre 375, in seguito ad uno scambio, le reliquie del martire Niceta il Goto vennero trasportate a Mopsuestia in Cilicia.
Il culto del martire si diffuse soprattutto a Costantinopoli, dove fu edificata una chiesa, in cui si credeva fosse custodito il corpo del martire. Il giorno della morte è sconosciuto, per questo motivo Niceta il Goto è ricordato il 15 settembre, giorno della deposizione delle reliquie a Mopsuestia. (Avvenire)
Patronato: Melendugno (LE)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Sulle rive del Danubio, san Niceta il Goto, martire, che fu messo al rogo per la sua fede cattolica per ordine del re ariano Atanarico.
Anche fra i barbari vi furono dei martiri, a conferma che in ogni popolo anche se pagano, è stato necessario dare un tributo di sangue per l’affermazione della nuova religione.
Niceta era nato a Nord del Danubio, dove allora erano accampati i Goti, che erano divisi in due gruppi al comando di Fritigerno e Atanarico.
La maggior parte di loro era ancora pagana, mentre gli altri si dividevano in ariani, convertiti all’inizio del secolo IV da Ulfila e in cattolici; tra questi ultimi c’era Niceta.
Atanarico, pagano, non faceva distinzione fra i due gruppi di cristiani e li perseguitava indiscriminatamente, per costringerli a ritornare al paganesimo; a tale scopo fece portare fra il popolo un idolo con l’ordine di adorarlo.
Molti si rifiutarono e quindi morirono bruciati, in buona parte nelle loro tende e fra questi Niceta; era il 370. Il 15 settembre 375, in seguito ad uno scambio, le reliquie del martire Niceta il Goto, vennero trasportate a Mopsuestia in Cilicia.
I fatti sono riportati in un’antica ‘passio’, scritta verso la fine del secolo V a Mopsuestia; i sinassari bizantini riportano che il culto del martire si era instaurato a Costantinopoli, dove fu edificata una chiesa a lui dedicata, nei pressi di quella di San Romano e in cui si credeva custodisse il corpo del santo martire.
Il giorno della morte è sconosciuto, pertanto San Niceta il Goto, è ricordato al 15 settembre in ricordo della deposizione delle reliquie a Mopsuestia.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Niceta il Goto, pregate per noi.


*San Nicomede di Roma - Martire (15 settembre)

Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Roma, San Nicomede, martire, il cui corpo, sepolto nel cimitero sulla via Nomentana, fu onorato dal Papa Bonifacio V con una basilica sepolcrale.
Di lui si parla nella leggendaria ‘passio’ dei santi Nereo ed Achilleo composta nel V-VI secolo il cui autore, afferma che Nicomede era un sacerdote (presbitero).

Fu scoperto mentre seppelliva il corpo della martire Felicola e arrestato da un certo Flacco, giacché non volle sacrificare agli dei, fu sottoposto ad una crudele flagellazione, durante la quale morì; il suo corpo fu gettato nel Tevere; un suo chierico di nome Giusto lo recuperò e lo seppellì in un orticello lungo la via Nomentana.
L’autore della ‘passio’ non accenna al giorno della morte ma dal contesto si può desumere che fu al tempo dell’imperatore Domiziano (51-96), studi e recensioni successive ipotizzano il 15 settembre; mentre altra ‘passio’ del secolo VII pone la sua morte al 1° giugno sotto Massimiano (240-310).
Comunque sia, l’esistenza e il culto di questo martire Nicomede sono attestati da documenti degni di fede, mentre le notizie biografiche sono incerte; del resto egli è citato in almeno otto 'Martirologi' storici, in quello ‘Romano’ è rimasta la sua festa al 15 settembre.
Già nel secolo VII, si sa che i pellegrini veneravano, sulla via Nomentana, il sepolcro del martire, sul quale il Papa Bonifacio V (619-625) aveva fatta erigere una basilica, restaurata poi da Adriano I (†795).
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Nicomede di Roma, pregate per noi.


*Beato Paolo Manna Sacerdote del PIME (15 settembre - 16 gennaio)

Avellino, 16 gennaio 1872 - Napoli, 15 settembre 1952
Paolo Manna nacque ad Avellino il 16 gennaio 1872. Nel settembre 1891 entrò nel Seminario dell’Istituto Missioni Estere a Milano come studente di Teologia. Fu ordinato sacerdote il 19 maggio 1894 nel Duomo di Milano. Destinato alla missione di Toungoo in Birmania (oggi Myanmar), dovette essere rimpatriato nel 1907 per motivi di salute.
Da allora si dedicò interamente alla diffusione dell’ideale missionario, con la parola e con gli scritti, tra cui spicca il volume «Operarii autem pauci». Nel 1916 fondò l’Unione Missionaria del Clero. Nel 1924 divenne superiore generale dell’Istituto Missioni Estere di Milano: sotto il suo governo, due anni più tardi, l’istituto si unì al Seminario Missionario di Roma, diventando il Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME).
Nel 1943 divenne superiore della provincia dell’Italia Meridionale del suo Istituto e si trasferì a Ducenta, presso il Seminario del Sacro Cuore, che lui stesso aveva istituito. Morì a Napoli il 15 settembre 1952.
È stato beatificato da San Giovanni Paolo II il 4 novembre 2001. I suoi resti mortali sono venerati nel Seminario del Sacro Cuore a Ducenta, oggi centro di animazione missionaria. Il Martirologio Romano lo ricorda il 15 settembre, mentre il Pontificio Istituto Missioni Estere celebra la sua memoria liturgica il 16 gennaio, giorno anniversario della sua nascita.
Martirologio Romano: A Napoli, Beato Paolo Manna, sacerdote del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, che, lasciato il ministero di missionario in Birmania a causa della sua malferma salute, si adoperò molto per l’opera di evangelizzazione, dedicandosi con grande zelo alla predicazione della parola di Dio e alla promozione dell’unità dei cristiani.
Il Beato Padre Paolo Manna nacque ad Avellino il 16 gennaio 1872. Dopo gli studi elementari e tecnici ad Avellino e a Napoli proseguì i suoi studi a Roma.
Mentre frequentava l'Università Gregoriana per la Filosofia, seguendo la chiamata del Signore, nel settembre 1891 entrò nel Seminario dell'Istituto Missioni Estere a Milano per i corsi teologici. Il
19 maggio 1894 ricevette l'ordinazione sacerdotale nel Duomo di Milano.
Il 27 settembre 1895 partì per la Missione di Toungoo nella Birmania Orientale. Vi lavorò a tre riprese per un decennio, fino a che nel 1907 per grave malattia rimpatriò definitivamente.
Dal 1909 in poi, per oltre quarant'anni, si dedicò con tutte le sue forze, con gli scritti e con le opere, a diffondere l'idea missionaria tra il popolo ed il clero.
Per "risolvere nel modo più radicale possibile il problema della cooperazione dei cattolici all'apostolato", nel 1916 fondò l'Unione Missionaria del Clero, elevata da Pio XII a "Pontificia" nel 1956. Il suo principio era che un clero missionario avrebbe animato missionariamente tutto il popolo cristiano.
Oggi L’Unione Missionaria del Clero è diffusa in tutto il mondo cattolico ed accoglie nelle sue file anche seminaristi, religiosi, religiose e laici consacrati.
Direttore di " Le Missioni Cattoliche" nel 1909, nel 1914 fondò "Propaganda Missionaria", foglio popolare a larghissima diffusione, e nel 1919 anche "Italia Missionaria" per la gioventù.
Su incarico della S.C. de Propaganda Fide, per un maggiore sviluppo missionario del Sud d'Italia, il Padre Manna aprì a Ducenta (Caserta ) il Seminario Meridionale "S.Cuore" per le Missioni Estere, progetto da tanto tempo da lui caldeggiato.
Nel 1924 venne eletto Superiore Generale dell'Istituto Missioni Estere di Milano, che nel 1926, per l'unione col Seminario Missionario di Roma, per volontà di Pio XI diventò il Pontificio Istituto Missioni Estere ( P.I.M.E.).
Su mandato dell'Assemblea Generale del P.I.M.E. (1934), nel 1936 ebbe parte di primo piano alla fondazione delle Missionarie dell' Immacolata.
Dal 1937 al 1941 diresse il Segretariato Internazionale dell'Unione Missionaria del Clero.
Eretta nel 1943 la Provincia P.I.M.E dell’Italia Meridionale, Padre Manna ne divenne primo Superiore, trasferendosi così a Ducenta, ove fondò pure "Venga il tuo regno", periodico missionario per le famiglie.
Paolo Manna ha avuto una grande attività di scrittore e pubblicista con opuscoli e libri, che hanno lasciato una traccia duratura, come "Operarii autem pauci", "I Fratelli separati e noi" , "Le nostre Chiese e la propagazione del Vangelo", e "Virtù Apostoliche".
Formulò anche proposte innovative circa i metodi missionari, precorrendo il Vaticano II. Ma soprattutto rimane di lui l'esempio d'una vita interamente animata da una totale passione missionaria, che nessuna prova o malattia potè mai diminuire.
Giustamente fu definito dal Tragella, suo primo biografo, "Un'anima di fuoco". Il suo motto sino alla fine fu: "Tutta la Chiesa per tutto il mondo!".
Padre Paolo Manna morì a Napoli il 15 settembre 1952. Le sue spoglie riposano a Ducenta, nel “suo Seminario” che il 13 dicembre 1990 venne visitato da Papa Giovanni Paolo II.
Iniziate a Napoli nel 1971 le pratiche per la Causa di Beatificazione, si sono concluse a Roma il 24 aprile 2001 col decreto papale sul miracolo attribuito al Servo di Dio.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Paolo Manna, pregate per noi.


*Beato Pasquale Penades Jornet - Sacerdote e Martire (15 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”
Martirologio Romano: Nel villaggio di Llosa de Ranes nel territorio di Valencia in Spagna, Beato Pasquale Penadés Jornet, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione, con il suo combattimento terreno giunse alla pienezza della salvezza eterna.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pasquale Penades Jornet, pregate per noi.


*Beato Rolando (Orlando) de' Medici Eremita (15 settembre)

m. 15 settembre 1386
Nato dalla famiglia milanese de' Medici, si ritirò nei boschi tra Tabiano e Salsomaggiore.
Morto nel 1386, riposa a Busseto.
Etimologia: Orlando = che dà gloria alla patria, dal tedesco
Martirologio Romano: A Busseto vicino a Fidenza in Emilia, beato Rolando de’ Medici, anacoreta, che visse in sommo spirito di penitenza tra luoghi impervi e deserti delle Alpi, conversando soltanto con Dio.
Nato dalla famiglia de’ Medici di Milano, a trent’anni circa, nel 1360 spinto dal desiderio di una vita Santa si ritirò in vita eremitica nei boschi tra Tabiano e Salsomaggiore nei pressi di Bargone, castello dei Pallavicino.
Visse per ventisei anni in continuo silenzio nutrendosi di ciò che il bosco gli offriva e in inverno
chiedeva a gesti qualcosa da mangiare; non ricevette carità in quanto la sua vita e il suo modo di presentarsi dava solo il senso della pazzia: spesso fu percosso a sangue.
Vestiva con l’abito con quale inizio la sua vita eremita, poi rattoppato con foglie, ed infine con una pelle di capra.
La sua vita fu una continua preghiera e contemplazione: contemplava nel creato e negli astri il suo Creatore. Sfinito dalle penitenze fu trovato quasi morto presso il castello di Bargone.
Portato nella chiesa del castello sciolse il suo silenzio durante la visita del carmelitano Domenico de Dominicis di Cremona: qui giustificò la sua impossibilità di riceve i Sacramenti durante la sua vita eremita, che ricevette volentieri.
Un periodo di riposo allungò la sua vita che si spense il 15 settembre 1386. Fu sepolto a Busseto nella Chiesa della SS. Trinità attigua alla parrocchiale di San Bartolomeo.
Il culto fu prestato fin dalla morte, anche se la Chiesa riconobbe il culto al Beato Rolando de’ Medici solo il 25 settembre 1853 dopo un lungo processo di canonizzazione iniziato nel 1563. Il martirologio lo ricorda il 15 settembre.
(Autore: Don Marco Grenci - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Rolando de' Medici, pregate per noi.


*Santi Stratone, Valerio, Macrobio e Gordiano - Martiri (15 settembre)

Martirologio Romano: A Costanza in Scizia, nell’odierna Romania, santi Stratone, Valerio, Macrobio e Gordiano, martiri che si tramanda abbiano subito la passione sotto l’imperatore Licinio.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Stratone, Valerio, Macrobio e Gordiano, pregate per noi.


*Beato Tommasuccio di Foligno - da Nocera (15 settembre)

Nacque a Nocera Umbra nel 1319.
Quando era ancora molto giovane si ritirò a Serra Santa , nei pressi di Gualdo Tadino, sempre in Umbria.
Dedicò tutta la sua vita alla predicazione itinerante in Umbria e soprattutto in Toscana. Morì a Foligno.
Il corpo del Beato, che faceva parte dell’Ordine francescano, è sepolto all’interno della chiesa di Sant’Agostino a Foligno.
Un ritratto del Beato Tomassuccio si trova all’interno del convento di San Bartolomeo a Foligno.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommasuccio di Foligno, pregate per noi.


*San Valeriano di Tournus - Martire (15 settembre)

Martirologio Romano: A Tournus lungo la Saône nella Gallia lugdunense, ora in Francia, san Valeriano, martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Valeriano di Tournus, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (15 settembre)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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