Santi del 16 Luglio - Istituto Aveta

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Santi del 16 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Beate Amata da Gesù (Maria Rosa) de Gordon e 6 Compagne - Martiri (16 luglio)
Scheda del gruppo a cui appartengono le Beate Amata da Gesù de Gordon e le 6 Compagne:
“Beate Martiri di Orange (32 suore francesi) Vittime della Rivoluzione Francese”
Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, Beate Amata di Gesù (Maria Rosa) de Gordon e sei compagne, vergini e martiri, che nella medesima persecuzione, essendosi rifiutate di abbandonare la vita religiosa, furono condannate a morte e ricevettero felici la palma del martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beate Amata da Gesù de Gordon e 6 Compagne, pregate per noi.  


*Beati Andrea de Soveral e Domenico Carvalho - Martiri (16 luglio)  
Scheda del Gruppo cui appartiene: "Beati Martiri Cattolici del Brasile"
† Cunhaú, Brasile, 16 luglio 1645

Martirologio Romano:
Nella città di Cunhaú vicino a Natal in Brasile, beati Andrea de Soveral, sacerdote della Compagnia di Gesù, e Domenico Carvalho, martiri, che, mentre si celebrava la Messa, furono rinchiusi in chiesa con l’inganno insieme alla folla dei fedeli e atrocemente uccisi.
Padre Andre Soveral, gesuita brasiliano nato nel 1572 e martirizzato il 16 luglio 1645, nella cappella della Madonna delle Candele a Cunhau, assieme ai suoi fedeli, da una truppa di soldati olandesi.
Padre Ambrosio Francisco Ferro, martirizzato il 3 ottobre 1645, assieme ai suoi parrocchiani, dopo diverse torture, da soldati olandesi e da 200 indios, comandati dal loro capo Antonio Paraopaba. Il cristianesimo in generale e il cattolicesimo in particolare, possono annoverare nella loro esistenza millenaria, una sfilata di martiri di ogni età, sesso e condizione sociale, che per l’affermarsi nel mondo pagano della nuova religione di fratellanza, uguaglianza, pace e serenità nei cuori e nel sociale, in nome di Cristo versarono in ogni tempo il loro sangue, soffrendo indicibili dolori fisici e morali.
Se tutto questo soffrire, proveniente dai pagani o da religioni diverse dai seguaci di Cristo, alla fine si poteva mettere nel conto, prevedendo la reazione di quanti avevano interesse a non sconvolgere il loro potere sulle masse ciecamente osservanti.
Tanto più odioso è lo scatenarsi sanguinario e persecutorio, di cristiani contro altri cristiani, divisi da interpretazioni dottrinarie, predicate da riformatori sia del clero che laici, succedutasi nei secoli
e che hanno portato l’unico grande albero della Chiesa di Cristo, a dividersi in tanti rami scismatici e riformati, che tanto hanno nociuto all’unità del Cristianesimo.
Il movimento riformatore dei Calvinisti, nato dalle idee teologiche e politico-religiose di Giovanni Calvino (1509-1564), fu uno di questi, che nell’intenzione di portare i laici ad una larga e diretta partecipazione alla vita ecclesiastica, costituendo comunità politico-religiose, fortemente omogenee al loro interno, grazie alla stretta dipendenza del potere politico dall’autorità religiosa, si associò in primo piano alle conquiste coloniali nel mondo, fomentando ribellioni e persecuzioni contro i cattolici già presenti in quelle terre.
E in questo panorama qui tracciato in generale, va inquadrata la vicenda del martirio dei 30 cattolici del Brasile, beatificati il 5 marzo 2000 da Papa Giovanni Paolo II.
L’evangelizzazione nel Rio Grande do Norte, Stato del Nord-Est del Brasile, fu iniziata nel 1597 da missionari Gesuiti e sacerdoti diocesani, provenienti dal cattolico Portogallo; cominciando con la catechesi degli indios e con la formazione delle prime comunità cristiane.
Negli anni seguenti ci furono sbarchi di Francesi e Olandesi, intenzionati a scalzare dai luoghi colonizzati i Portoghesi; nel 1630 gli Olandesi ci riuscirono nella regione del Nord-Est, essi di religione calvinista e accompagnati dai loro pastori, determinarono nella zona fino allora pacifica, una conflittualità per cui ci fu una restrizione della libertà di culto e i cattolici furono perseguitati.
In questo contesto avvennero i due episodi del martirio dei Beati di cui parliamo; allora nel Rio Grande do Norte, c’erano soltanto due parrocchie, a Cunhaú la parrocchia della Madonna della Purificazione o delle Candele, guidata dal parroco don Andrea de Soveral e a Natal, la parrocchia della Madonna della Presentazione con parroco don Ambrogio Francesco Ferro.
Ambedue le parrocchie furono vittime della dura persecuzione religiosa calvinista; vi sono pochissime notizie riguardanti i martiri singolarmente, ma i vari scrittori del secolo XVII narrarono gli episodi dettagliatamente.
Padre Andrea de Soveral il parroco, nacque verso il 1572 a Säo Vicente, nell’Isola di Santos; studiò nel Collegio dei Bambini di Gesù, fondato dai Gesuiti nel 1553.
A 21 anni entrò nella Compagnia di Gesù facendo il Noviziato nel Collegio di Bahia; da lì dopo aver completato gli studi di latino e teologia, fu mandato a Olinda in Pernambuco, centro missionario per la catechesi degli indios di tutta la vasta regione.
Nel 1606 era fra gli indios del Rio Grande do Norte, insieme a padre Diego Nunes. Poi dal 1607 uscito dai Gesuiti, divenne membro del clero diocesano e parroco di Cunhaú, all’epoca del martirio aveva 73 anni.
Era domenica 16 luglio 1645, e come era solito, padre Andrea de Soveral aveva riunito nella chiesa della Parrocchia della Madonna delle Candele o della Purificazione, i fedeli per la celebrazione della Messa.
I circa 69 fedeli erano in maggior parte contadini e operai nella lavorazione della canna da zucchero, tutti di Cunhaú; all’inizio della celebrazione si presentò in chiesa il tedesco Jacó Rabe, persona crudele e senza scrupoli, dicendo che aveva disposizioni da dare per conto del Supremo Consiglio Olandese di Recife, che avrebbe comunicato alla fine della Messa.
Ma dopo la consacrazione una schiera di soldati olandesi con parecchi indios delle tribù dei ‘Tapuias’ e dei ‘Patiguari’ tutti armati, precipitatosi nel tempio chiusero le porte attaccando ferocemente gli indifesi fedeli.
Padre Andrea de Soveral comprese le loro intenzioni, interruppe la celebrazione e intonò pregando con loro le preghiere degli agonizzanti; furono tutti massacrati a colpi di spada, meno cinque fedeli portoghesi che furono presi in ostaggio e portati al Forte olandese dei Re Magi.
I nomi di questi cinque ostaggi sono noti e riportati dai cronisti dell’epoca, di tutti i numerosi martiri invece oltre che il parroco, si conosce il nome di uno solo, il laico Domingos Carvalho, al quale furono prese numerose monete d’oro e una catena, che furono contate e divise poggiate sul suo corpo; i cadaveri furono depredati di abiti e oggetti e i barbari assassini fecero gran festa a modo loro.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Andrea de Soveral e Domenico Carvalho, pregate per noi.


*Sant’Antioco - Martire (16 luglio)

Martirologio Romano: Ad Anastasiopoli in Galazia, nell’odierna Turchia, Sant’Antioco, Martire, fratello di San Platone.
Santi Ciriaco ed Antioco, martiri in Galazia
La loro passio racconta che il medico Antioco, originario della città di Sebaste e fratello del celebre martire San Platone, mentre andava curando infermi per le città della Galazia e della Cappadocia,
venne arrestato come cristiano dal prefetto Adriano.
Sostenne vari tormenti : posto in una caldaia d'acqua bollente, gettato in pasto alle fiere, uscì sempre indenne da queste prove e alle sue preghiere caddero infranti gli idoli.
Infine, gli venne troncato il capo : dal suo collo uscirono sangue e latte. Alla vista di questo miracolo lo speculator Ciriaco si professò cristiano e fu anch'egli immediatamente decapitato.
Questo medesimo racconto troviamo riassunto in altre fonti (nel Sinassario Costantinopolitano al 15, 16 e 17 luglio e nel Martirologio Romano al 15 luglio) senza ulteriori particolari, mentre fonti parallele ci permettono, invece, di precisare alcuni dettagli rimasti incerti.
La passio di San Platone, fratello di Antioco ci testimonia che il suo martirio avvenne sotto Massimiano; Ciriaco e Antioco, quindi, furono probabilmente vittime della persecuzione dioclezianea. Per quanto riguarda la città di origine, tutti i testi ci danno Antioco come di Sebaste e, tra le sette città di questo nome che conosciamo, gli Ada Sanctorum scelgono quella di Armenia.
Senonché le medesime fonti indicano il Santo come appartenente alla Galazia: ora è perfettamente documentato che anche San Platone era di Ancira (cf. Martyr. Hieron., p. 390), città della Frigia che però, dopo l'invasione dei Galli, venne a trovarsi in quella parte della Galazia abitata dai Tectosagi e che nell'epoca imperiale ebbe anche il nome di Sebaste dei Tectosagi (cf. Pauly-Wissowa, I, 2, col. 2222). Possiamo quindi ritenere i due martiri Antioco e Ciriaco originari di Ancira, come San Platone, e possiamo ragionevolmente supporre che in questa città sia avvenuto il loro martirio.
Infine, per quanto riguarda il loro culto abbiamo una testimonianza preziosa nell'antica Vita di San Teodoro Siceota, del sec. VI, dove si racconta un miracolo avvenuto il 16 luglio mentre Teodoro celebrava la solenne liturgia in onore di Antioco nella chiesa a lui dedicata.
Questa indicazione ci permette di rettificare le varie date dedicate ai due santi nel Martirologio Romano e nei sinassari bizantini e di stabilire che, tra esse, è quella del 16 luglio la più antica; insieme ci testimonia l'esistenza di una chiesa dedicata a Sant' Antioco nella città di San Teodoro, cioè in Dara, città della Mesopotamia, che dal 507 era stata chiamata Anastasiopoli.
(Autore: Giovanni Lucchesi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Antioco, pregate per noi.


*Venerabile Arnoldo di Fulda - Abate (16 luglio)
† 16 luglio 1180

Il Venerabile Arnoldo di Fulda è il secondo abate del monastero di San Godeardo, fondato dal vescovo Bernoardo di Hildesheim.
Si tramanda che l’abate Arnoldo abbia completato la basilica, e restaurato l’interno e l’esterno del monastero.
Si dice che sia morto il giorno 16 luglio 1180.
Il suo corpo fu ritrovato incorrotto nel 1400 e nel 1473 fu deposto in un sepolcro più sontuoso.
Il venerabile Arnoldo, secondo il testo settecentesco "Supllementum Menologii Bucelini", era commemorato nel giorno 16 luglio.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Venerabile Arnoldo di Fulda, pregate per noi.


*Sant’Atenogene di Sebaste - Corepiscopo e Martire (16 luglio)

+ Sebaste, Armenia, 303/305 circa
Martirologio Romano:
A Sivas nell’antica Armenia, Sant’Atenogene, corepiscopo e martire, che lasciò ai discepoli un inno sulla divinità dello Spirito Santo e morì messo al rogo per Cristo.
Le passate edizioni del Martyrologium Romanum contenevano ben due voci relative a Sant’Atenogene: la prima al 18 gennaio, in cui veniva descritto quale “un vecchio teologo” che, prima di essere giustiziato sul rogo, “cantò un inno di gioia, che lasciò per iscritto ai suoi discepoli”; la
seconda, al 16 luglio, sosteneva che fosse morto martire presso Sebaste in Armenia con tre suoi discepoli, ai tempi della persecuzione anticristiana indetta dall’imperatore Diocleziano.
La nuova edizione del martirologio cattolico, promulgata da Giovanni Paolo II all’alba del terzo millennio, ha unificato le due precedenti versioni ponendo la festa del santo esclusivamente in data odierna ed astenendosi dal menzionare i tre leggendari compagni.
La feroce persecuzione dioclezianea ebbe inizio solamente nel 303 e due anni dopo morì l’imperatore: in quell’arco di tempo sarebbe perciò collocabile il martirio di Sant’Atenogene.
Il nuovo martirologio lo considera un corepiscopo piuttosto che un vero e proprio vescovo diocesano, nonostante l’autorevole Biblioteca Sanctorum lo citi quale “vescovo di Sebaste”.
Il riferimento al nome del martire nell’antico Martirologio Siriano ed in quello Geronimiano prova l’esistenza di un suo culto primitivo.
San Basilio Magno, dottore della Chiesa, nel suo trattato sullo Spirito Santo, lodò l’inno di Atenogene, che aveva chiaramente espresso la sua fede nella divinità dello Spirito Santo, e riferisce inoltre che sarebbe stato arso vivo. Altre fonti sostengo però che venne ucciso con un colpo di spada.
Si narra che San Gregorio l’Illuminatore, morto nel 330 circa, istituì una festa nella Chiesa armena in onore dei Santi Atenogene e Giovanni Battista, dedicando loro anche una chiesa presso Achtichat, sulle rovine di un tempio pagano, e presso Bagauan, ove la loro festa ne sostituì una pagana. Sant’Atenogene è venereto anche a Costantinopoli ed in Egitto.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant’Atenogene di Sebaste, pregate per noi.


*Beato Bartolomeo Fernandes des Martires - Domenicano (16 luglio)

Lisbona, maggio 1514 - Santa Croce in Viana do Castelo, 16 luglio 1590
Nasce a Lisbona nel maggio del 1514. Riceve l'abito domenicano l'11 novembre 1528. Sarà uno dei discepoli del grande teologo Luis De Granada.
Il 27 gennaio 1559 viene nominato arcivescovo di Braga. Tra i suoi impegni più significativi vi saranno: la redazione di un Catechismo e le scuole di teologia morale.
Dal 1561 al 1563 prende parte al Concilio di Trento.
Il 23 febbraio 1582 rinuncia all'ufficio di arcivescovo e si ritira nel convento domenicano della Santa Croce in Viana do Castelo.
Vi morirà il 16 luglio 1590.
È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 7 luglio 2001. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Viana do Castelo nel monastero di Santa Cruz in Portogallo, Beato Bartolomeo dei Martiri Fernandes, vescovo di Braga, che, insigne per integrità di vita, si adoperò con somma carità pastorale per le necessità del suo gregge e ornò di sana dottrina i suo necessità del suo gregge e ornò di sana dottrina i suoi numerosi scritti.
Nacque a Lisbona nel mese di maggio 1514. L’appellativo dei Martiri ricorda la chiesa di Santa Maria dei Martiri dove fu battezzato e sostituì quello di Vale adottato in memoria del nonno.
Riceve l’abito domenicano l’11 novembre 1528 e compie il noviziato nel convento di Lisbona, concludendo gli studi filosofici e teologici nel 1538.
Passa alla docenza nei conventi di Lisbona, “da Batalha” e Évora (1538-1557); diviene quindi priore del convento di Benfica a Lisbona (1557-1558).
Dalla regina del Portogallo, Caterina, è presentato a succedere all’arcivescovo di Braga, il carmelitano Baltesar Limpo; e viene confermato dal papa Paolo IV con la bolla Gratiae divinae praemium, datata 27 gennaio 1559. L’ordinazione episcopale gli è conferita il 3 settembre in San Domenico di Lisbona.
Accettò questa dignità per ubbidienza al suo priore provinciale, il celebre scrittore Ven. Luigi di Granata, il quale, designato in un primo tempo dalla regina, l’aveva invece consigliata di presentare il suo confratello.
Il 4 ottobre 1559 inaugura nella vastissima arcidiocesi la sua missione apostolica, che si fa molteplice. Ne segnaliamo i tratti più suggestivi.
Attuazione delle visite pastorali, impegno per l’evangelizzazione del popolo, redigendo per tale effetto un Catechismo o dottrina cristiana e pratiche spirituali (15ª edizione nel 1962);
sollecitudine per la cultura e la santificazione del clero, giungendo a istituire scuole di Teologia Morale in molti luoghi della diocesi; e a comporre alcune opere dottrinali.
La sua produzione letteraria conta 32 opere, tra le quali merita alto rilievo lo Stimulus Pastorum (22 edizioni), offerto ai Padri del Concilio Vaticano I e II.
L’impegno concreto per la riforma è provato anche dagli spazi strutturali ai quali diede vita.
Nel 1560 affidò ai Gesuiti gli studi pubblici che si trasformarono nel Collegio di S. Paolo. Dal 1561 al 1563 prese parte al Concilio di Trento, presentando 268 petizioni, sintesi di interpellanze per la riforma nella Chiesa. Per attuare le disposizioni del Concilio organizzò nel 1564 un Sinodo Diocesano, seguito nel 1566 da un Sinodo Provinciale. Nel 1571 o 1572 inizia la costruzione del Seminario Conciliare in Campo Vinha.
Il 23 febbraio 1582 rinuncia all’ufficio di Arcivescovo e si ritira nel convento domenicano della Santa Croce in Viana do Castelo, sorto per sua iniziativa (1561) per favorire gli studi ecclesiastici e la predicazione.
In questo convento muore il 16 luglio 1590, riconosciuto e acclamato dal popolo con l’appellativo di Arcivescovo Santo, padre dei poveri e degli infermi. Il suo sepolcro è venerato nell’antica chiesa domenicana di Viana do Castelo. Dichiarato Venerabile da Gregorio XVI il 23 marzo 1845.
Giovanni Paolo II il 7 luglio 2001 riconobbe il miracolo proposto per la beatificazione: celebrata il 4 novembre, memoria liturgica di San Carlo Borromeo, con il quale Bartolomeu dos Martires si dedicò assiduamente ad eseguire le decisioni del Concilio di Trento.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - Beato Bartolomeo Fernandes des Martires, pregate per noi.  


*Santi Ciriaco ed Antioco, martiri in Galazia (16 luglio)

La loro passio racconta che il medico Antioco, originario della città di Sebaste e fratello del celebre martire San Platone, mentre andava curando infermi per le città della Galazia e della Cappadocia, venne arrestato come cristiano dal prefetto Adriano.
Sostenne vari tormenti: posto in una caldaia d'acqua bollente, gettato in pasto alle fiere, uscì sempre indenne da queste prove e alle sue preghiere caddero infranti gli idoli.
Infine, gli venne troncato il capo: dal suo collo uscirono sangue e latte. Alla vista di questo miracolo lo speculatore Ciriaco si professò cristiano e fu anch'egli immediatamente decapitato.
Questo medesimo racconto troviamo riassunto in altre fonti (nel Sinassario Costantinopolitano al 15, 16 e 17 luglio e nel Martirologio Romano al 15 luglio) senza ulteriori particolari, mentre
fonti parallele ci permettono, invece, di precisare alcuni dettagli rimasti incerti.
La passio di San Platone, fratello di Antioco ci testimonia che il suo martirio avvenne sotto Massimiano; Ciriaco e Antioco, quindi, furono probabilmente vittime della persecuzione dioclezianea.
Per quanto riguarda la città di origine, tutti i testi ci danno Antioco come di Sebaste e, tra le sette città di questo nome che conosciamo, gli Ada Sanctorum scelgono quella di Armenia.
Senonché le medesime fonti indicano il Santo come appartenente alla Galazia: ora è perfettamente documentato che anche San Platone era di Ancira (cf. Martyr. Hieron., p. 390), città della Frigia che però, dopo l'invasione dei Galli, venne a trovarsi in quella parte della Galazia abitata dai Tectosagi e che nell'epoca imperiale ebbe anche il nome di Sebaste dei Tectosagi (cf. Pauly-Wissowa, I, 2, col. 2222).
Possiamo quindi ritenere i due martiri Antioco e Ciriaco originari di Ancira, come San Platone, e possiamo ragionevolmente supporre che in questa città sia avvenuto il loro martirio.
Infine, per quanto riguarda il loro culto abbiamo una testimonianza preziosa nell'antica Vita di San Teodoro Siceota, del sec. VI, dove si racconta un miracolo avvenuto il 16 luglio mentre Teodoro celebrava la solenne liturgia in onore di Antioco nella chiesa a lui dedicata.
Questa indicazione ci permette di rettificare le varie date dedicate ai due Santi nel Martirologio Romano e nei sinassari bizantini e di stabilire che, tra esse, è quella del 16 luglio la più antica; insieme ci testimonia l'esistenza di una chiesa dedicata a Sant’Antioco nella città di San Teodoro, cioè in Dara, città della Mesopotamia, che dal 507 era stata chiamata Anastasiopoli.
(Autore: Giovanni Lucchesi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Ciriaco ed Antioco, pregate per noi.  


*Beato Claude Beguignot - Certosino, Martire della Rivoluzione Francese (16 luglio)  
Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Beati Martiri dei Pontoni di Rochefort" 64 martiri della Rivoluzione Francese

Langres (Haute-Marne), 19 settembre 1736 – Estuario della Charente, 16 luglio 1794
Martirologio Romano:
In una galera ancorata al largo di Rochefort sulla costa francese, Beati Nicola Savouret, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, e Claudio Béguignot, dell’Ordine Certosino, sacerdoti e martiri, che, durante la rivoluzione francese, costretti in odio al loro sacerdozio ad una sordida prigionia, morirono consunti da malattia.
La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze.
E la Chiesa Cattolica che in ogni rivoluzione avvenuta nel mondo, sin dalle sue origini, ha dovuto pagare un tributo di sangue, anche in questa ebbe innumerevoli martiri, morti per il solo fatto di essere religiosi.
L’Assemblea Costituente nel 1789, dopo aver confiscato tutti i beni ecclesiastici e soppresso gli
Istituti religiosi, decretò la Costituzione Civile del Clero, per cui vescovi e parroci, dovevano essere eletti con il voto popolare e imponendo al clero il giuramento di adesione alla Costituzione stessa; ci fu chi aderì (clero giurato) e chi non lo volle fare (clero ‘refrattario’).
L’Assemblea Legislativa andata al potere, infierì contro il clero ‘refrattario’ giungendo nel 1792 a massacrarne 300, fra vescovi e sacerdoti. Seguì al potere la Convenzione Nazionale, che emise contro il clero ‘refrattario’ dei decreti di deportazione per cui bisognava presentarsi spontaneamente pena la morte; furono così colpiti 2412 sacerdoti e religiosi, deportati in tre zone della Francia, di cui 829 a La Rochelle (Rochefort), fra questi ultimi troviamo il monaco certosino Claude Beguignot, del convento di Saint-Pierre-de-Quevilly, vicino Rouen, nato a Langres (Haute-Marne) il 19 settembre 1736, che insieme agli altri suoi compagni di prigionia, subì stenti di ogni genere, condizioni di vita miserevoli, maltrattamenti crudeli, perché si tendeva ad eliminarli clandestinamente.
Di lui si sa che fu deportato nel 1793-94 a La Rochelle e imbarcato come gli altri sulle navi, che poi rimasero al largo dell’isola di Aix, nella Charente; morì di stenti, sopportati con eroica pazienza e forza nella fede, il 16 luglio 1794.
È stato beatificato insieme a 63 altri compagni di martirio, denominati “Martiri dei Pontoni”, di cui si è potuto reperire una sufficiente documentazione, da papa Giovanni Paolo II, il 1° ottobre 1995.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Claude Beguignot, pregate per noi.


*Sant'Elerio di Jersey - Eremita (16 luglio)
sec. VI

Martirologio Romano: Nell’isola di Jersey nel Mare del Nord, Sant’Elerio, eremita, che si tramanda sia stato martirizzato dai pirati.
Visse nel secolo VI, ma la Vita ci è nota attraverso una passio composta dopo il secolo X sulla scorta di una biografia più antica, ora perduta. Secondo questo scritto, Elerio nacque a Tongres da un nobile pagano di nome Sigoberto.
All'età di sette anni fu affidato alle cure di un certo Cuniberto che lo istruì nelle lettere e nella religione cristiana.
Ucciso Cuniberto dal padre, il quale temeva che il figlio abbracciasse il Cristianesimo, Elerio fuggì a Thérouanne dove rimase per cinque anni; ma poiché si spargeva già la fama delle sue virtù e dei miracoli da lui operati si recò a Nanteuil presso l'abate Marculfo che lo battezzò e lo autorizzò a recarsi nell'isola di Jersey per vivervi da eremita.
Quivi, dopo quindici anni di aspra penitenza, fu ucciso in una scorreria di pirati e il suo corpo fu trasferito da un discepolo a Beaubec, in Normandia.
Sebbene Elerio sia stato inserito di recente nei martirologi, il suo culto è però molto antico.
Nell'isola di Jersey un villaggio porta il suo nome; chiese a lui dedicate si trovano nelle diocesi di Coutances e Rennes, dove già se ne celebrava la festa agli inizi del secolo XVIII.
É commemorato il 16 luglio.

(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Elerio di Jersey, pregate per noi. 


*Santa Elvira (Erlvira) di Ohren - Badessa (16 luglio)
Ohren (Germania), XI - XII sec.
Etimologia:
Elvira = forestiera, dal tedesco; tempio di Dio, dall'ebraico
Il nome Elvira è un nome spagnolo di tradizione visigota, anche nella variante maschile Elvirio e fu abbastanza diffuso in Italia dal Settecento.
Infatti il nome divenne noto, soprattutto attraverso la conoscenza di opere drammatiche e liriche, di Molière, Mozart, Bellini, Verdi, D’Azeglio, dove è comunque presente un personaggio che porta questo nome.
In ambiente cristiano vi fu una Sant'Elvira martire, ricordata al 25 gennaio, di cui non si sa quasi niente e poi più conosciuta, una Sant' Elvira badessa in Germania; nella Biblioteca di Stato di Treviri, c’è un Breviario del secolo XIV da dove si apprende che Elvira visse nei secoli XI-XII, che fu prima monaca e poi badessa del monastero di Öhren.
Alla sua morte ebbe il culto delle sante vergini, con celebrazione al 16 luglio. Non si sa altro di lei.
Il nome deriva dall’ebraico “Elbirah” e significa “tempio di Dio”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Elvira di Ohren, pregate per noi.


*Beati Giovanni Sugar e Roberto Grissold - Martiri (16 luglio)

Martirologio Romano: A Warwick in Inghilterra, Beati Giovanni Sugar, sacerdote, e Roberto Grissold, martiri, che, condannati sotto il re Giacomo I, l’uno per essere entrato in Inghilterra da sacerdote, l’altro per averlo aiutato, giunsero dopo aspre torture alla palma del martirio.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Giovanni Sugar e Roberto Grissold, pregate per noi.


*San Giustiniano - Venerato a Limoges (16 luglio)

Solo un'appendice al Codex Hagiographicus latinus N. 2540 conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi ci informa, in maniera evidentemente leggendaria, su questo santo fanciullo.
I suoi genitori, Aniano e Giusta, erano pagani e non avevano figli. Marziale, vescovo di Limoges, li converti, li battezzò e promise loro un discendente.
La promessa si realizzò ed essi si recarono a portarne la notizia al vescovo. Per la strada di Angouleme, sulla Charente, il bambino venne al mondo, fu portato da Marziale e da lui battezzato; morì durante il viaggio di ritorno, nel luogo stesso della sua nascita, all'età di quattro giorni.
I miracoli che si dissero ottenuti invocando la sua intercessione, gli valsero la venerazione pubblica; è invocato a Limoges dove la sua festa si celebra il 16 luglio.
(Autore: Clémence Dupont – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giustiniano, pregate per noi.


*Beata Irmengarda (Ermengarda) di Chiemsee - Badessa di Frauenwörth (16 luglio)
† Frauenwörth (Chiemsee, Baviera), 16 luglio 866
Oggi, nel giorno della Madonna del Carmelo, la Chiesa ricorda anche la Beata Ermengarda (Irmgard), figlia di un nipote di Carlo Magno, Ludovico il Germanico.
Nacque a Ratisbona (Regensburg) nell'833 ed ebbe sette tra fratelli e sorelle. Insieme alle altre tre figlie femmine nate dell'unione del re di Germania con la nobile guelfa Emma, Ermengarda venne educata nel monastero svevo di Buchau. Poi si fece benedettina e andò a vivere nell'abbazia di Frauenwörth situata su un'isola del lago di Chiemsee, in Baviera.
Ne divenne la prima badessa e si distinse per la pietà di vita. Morì a soli 33 anni e riposa nella cappella del monastero. È stata beatificata da Pio XI nel 1928.
Il lembo di terra, detto Fraueninsel («l'isola delle donne»), è tuttora meta di pellegrinaggi da tutta la Germania. Ermengarda viene, infatti, invocata per sconfiggere la sterilità e come protettrice nei parti plurimi. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel monastero di Chiemsee nella Baviera in Germania, Beata Irmengarda, badessa, che fin dalla tenera età, lasciato lo splendore della corte regia, scelse di servire Dio e diede a Cristo molte vergini compagne.
Il nome Ermengarda deriva dall’antico provenzale Ermenjardis, tratto dal tedesco arcaico
“Irmengard” e significa “protetta da Irmin, ossia il dio Odino”.
Quindi fu usato soprattutto in Germania nelle due versioni e alcune celebri donne lo portarono:
Ermengarda figlia di Desiderio, re dei Longobardi e prima moglie di Carlo Magno nel 770; che nel 771 fu ripudiata e rimandata in Italia, (personaggio gentile e angosciato, nell’Adelchi di Alessandro Manzoni).
Ermengarda, regina di Provenza o della Borgogna provenzale, figlia dell’imperatore Ludovico II. Sposata con Bosone duca d’Italia, lo sollecitò a fondare un regno in Provenza; diventata vedova fu reggente per il figlio minore Ludovico III. Morì badessa di San Sisto a Piacenza nell’890.
Irmengarda di Süchteln, considerata Santa, figlia del conte di Aspel nel Basso Reno, si fece eremita a Süchteln.
L’Irmengarda che trattiamo in questa scheda, è conosciuta come badessa di Frauenwörth; era figlia dell’imperatore Ludovico il Germanico († 876), divenne monaca nel convento benedettino di Buchau am Federsee (Württemberg) e probabilmente anche badessa, come già le sue sorelle Ildegarda e Berta.
Dopo l’anno 857 le fu affidata la badia benedettina di Frauenwörth nel Chiemsee in Baviera; è da notare che contrariamente a quanto accadeva spesso nelle nobili famiglie dell’epoca, quando sovrane, principesse e nobildonne, dopo un’esperienza come regnanti, spose, madri, diventate vedove lasciavano regno e famiglia per ritirarsi in monasteri spesso da loro stesse fondati, dove iniziavano una nuova vita spirituale, diventando perlopiù badesse, la Beata Irmengarda invece era una giovane vergine, che sin dal primo momento si votò alla vita claustrale, rifuggendo dai piaceri della corte imperiale.
Morì il 16 luglio 866 a Frauenwörth, e già nella prima elevazione delle reliquie, le fu riconosciuto il titolo e il culto di Beata.
Il decreto di conferma del culto si ebbe il 19 dicembre 1928, da parte di Papa Pio XI.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Irmengarda di Chiemsee, pregate per noi.


*Santi Lang Yangzhi e Paolo Lang Fu - Martiri Cinesi (16 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Santi Martiri Cinesi” (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)

+ Lüjiapo, Cina, 16 luglio 1900
(Canonizzati da Papa Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000).
Martirologio Romano: In località Lüjiapo presso Qinghe nella provincia dello Hebei in Cina, Santi Lang Yangzhi, catecumena, e Paolo Lang Fu, suo figlio, martiri, che durante la persecuzione dei Boxer, essendosi la madre professata cristiana, morirono martiri per Cristo nella
Sposa di un cristiano del villaggio di Lu-Kia-p'uo, non appena divenne catecumena cominciò a pregare con fervore e ad esercitare la carità verso il prossimo, dimostrando grande dolcezza e affabilità con tutti.
Il 16 luglio 1900 irruppero nel villaggio i Boxers e la giovane fu presa.
Avendo ella decisamente affermato di essere cristiana, venne legata ad un frassino davanti alla sua stessa casa e invano alcuni buoni vicini cercarono di farla liberare.
In quel momento arrivò il figlioletto Paolo di sette anni, che si gettò subito addosso alla madre.
I Boxers presero anche il fanciullo lo legarono allo stesso albero; la Beata intanto incoraggiava il figlio con parole di fede e di speranza nella gloria del Paradiso.
Prima fu incendiata la loro casa, poi i due furono trafitti con lance ed i loro corpi vennero gettati alle fiamme.
Il marito, sfuggito al massacro, poté recuperare qualcosa dei loro resti tra le ceneri, ed avvoltili in fasce, li seppellì in due fosse vicine.
La beatificazione avvenne il 17 aprile 1955; la festa si celebra il 20 luglio.
(Autore: Giovanni Battista Proja – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Lang Yangzhi e Paolo Lang Fu, pregate per noi.


*Beata Maddalena del Santo Sacramento (Maddalena Francesca) de Justamond - Vergine e Martire (16 luglio)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beate Martiri di Orange" (32 suore francesi) Vittime della Rivoluzione Francese - Senza data (Celebrazioni singole)

Bollène, Francia, 25 luglio 1754 - Orange, Francia, 16 luglio 1794

Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, Beate Amata di Gesù (Maria Rosa) de Gordon e sei compagne, vergini e martiri, che nella medesima persecuzione, essendosi rifiutate di abbandonare la vita religiosa, furono condannate a morte e ricevettero felici la palma del martirio. Madaleine Francoise de Justamond, sorella di Marguerire Elèonore, nacque a Bolléne il 25 luglio 1754.
Seguendo la sorella Marguerite, entrò nel noviziato del monastero cistercense di Santa Caterina di Avignone il 17 ottobre 1772 e vi fece la professione il 24 ottobre 1773 assumendo il nome di suor Madeleine del Santo Sacramento.
Quando il suo monastero fu saccheggiato si unì alle orsoline di Bollène, rifiutò di prestare giuramento e quindi arrestata il 2 maggio1794. Durante la prigionia ebbe a dire ai carcerieri: «Dobbiamo avere maggiore riconoscenza verso i nostri giudici che verso i nostri genitori, perché questi ci hanno donato la vita temporale, mentre i nostri giudici ci procurano la vita eterna». Una delle guardie ne fu commosso fino alle lacrime.
Fu ghigliottinata il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo. La Relazione delle Sacramentine di Bolléne riferisce che: «Le sei religiose che furono condannate insieme alla suora del Santo Sacramento de Justamond, erano animate dagli stessi sentimenti di riconoscenza e di allegrezza. Un contadino al loro passaggio si inchinò con rispetto e chiese il permesso di toccare il lembo della veste come si fa con i santi.
Ma alla loro umiltà ripugnò un po’ quella sorta di culto ed esclamarono: "Ah, pregate piuttosto il Signore per noi. Tra meno di un quarto d’ora, tutti i secoli saranno definitivamente trascorsi per
noi, il tempo cesserà e saremo nell’eternità. Pregate per noi, pregate Dio che tra un momento ci giudicherà. Quel dio che ha trovato colpe anche negli angeli».
Quando fu ghigliottinata suor Madeleine aveva quart’anni di età. Gli eventi che ebbero luogo ad Orange durante il mese di messidoro nel 1794 che fecero trecentotrentadue vittime, tra le quali trentadue religiose (sedici Orsoline, tredici Sacramentine, due Cistercensi, una Benedettina) e trentasei sacerdoti tutti ghigliottinati, non furono mai dimenticati.
Il 21 agosto 1905 si insediò, ad Avignone, il Tribunale per il processo di beatificazione delle trentadue religiose.
Il 4 dicembre 1906 venivano inviati i documenti del processo informativo relativo alle religiose ghigliottinate, ad Orange, alla Congregazione dei Riti.
Il 6 giugno 1916 la medesima congregazione emise parere favorevole all’introduzione della causa e il 14 giugno Papa Benedetto XV ordinava l’apertura del processo apostolico il quale doveva stabilire la sussistenza del martirio.
Il 10 maggio 1925 Papa Pio XI con il decreto Adolevi riconosceva Beate le trentadue martiri di Orange e fissava la celebrazione della loro memoria il 9 luglio.
(Fonte: www.ocist.org)

Giaculatoria - Beata Maddalena del Santo Sacramento, pregate per noi.


*Beata Maria Guadalupe Ortiz de Landàzuri Fernandez de Heredia - Laica dell'Opus Dei (16 luglio)

Madrid, Spagna, 12 dicembre 1916 – Pamplona, Spagna, 16 luglio 1975

Dottoressa in scienze chimiche, conobbe San Josemaría nel 1944 e si sentì attratta dalla sua profonda allegria.
Quell’incontro fu l’occasione per scoprire che Dio la chiamava all’Opus Dei. Da quel momento mise il suo carattere ottimista e comunicativo al servizio di un’unica meta: compiere la Volontà di Dio.
Nel 1950, per iniziare l’attività apostolica dell’Opus Dei, andò in Messico dove profuse fede, speranza e zelo. Nel 1958 si traferì a Roma, dove collaborò con san Josemaría nel lavoro di governo dell’Opus Dei.
Più tardi, in Spagna, tra il 1960 e il 1974 si dedicò all’insegnamento nell’Istituto Ramiro de Maeztu e nella Scuola di Ingegneria Industriale.
Guadalupe Ortiz de Landázuri nacque il 12 dicembre 1916 a Madrid, ultima di quattro fratelli. Nel 1950 si trasferì in Messico per iniziarvi l’attività apostolica dell’Opus Dei con le donne. È morta nel 1975.
Il 18 novembre 2001 il cardinale Antonio María Rouco, arcivescovo di Madrid, ha presieduto l’apertura del suo processo di canonizzazione.
Guadalupe aveva studiato Chimica, laureandosi – dopo l’intervallo dovuto alla guerra civile spagnola – nel 1940, con una delle migliori tesi del suo corso. Voleva dedicarsi all’insegnamento universitario e iniziò i corsi di dottorato.
Nel 1936, il pomeriggio dell’8 settembre, nel Carcere Modello di Madrid, venne fucilato suo padre.
Guadalupe, che allora aveva 20 anni, gli fece compagnia durante la sua ultima notte "facendo coraggio con la sua serenità a mia madre e naturalmente a me", come racconterà suo fratello Eduardo, medico, più grande di lei. Anche di Edoardo è iniziato il processo di canonizzazione.
Nel gennaio del 1944, attraverso una sua conoscente, alla quale aveva confidato che desiderava parlare con un sacerdote, ebbe un colloquio con don Josemaría Escrivá e, attratta dalla gioia profonda che percepì in lui, gli aprì la sua anima e gli domandò: "Che devo fare della mia vita?".
Come lei stessa racconterà in seguito, il colloquio fu decisivo: "Ebbi la chiara sensazione che Dio mi parlava attraverso quel sacerdote".
Il 19 marzo, a 27 anni, scrisse una lettera a don Josemaría, chiedendo l’ammissione nell’Opus Dei come numeraria.
Allora nell’Opus Dei le donne erano ancora molto poche e molte le attività da portare avanti. Guadalupe dedicò tutto il suo impegno a molte di esse: l’amministrazione domestica dei primi Centri, l’inizio del lavoro in altre città spagnole come Bilbao e Saragozza o la direzione di Zurbarán, la prima residenza universitaria, a Madrid, dove il suo carattere ottimista e comunicativo contribuì a stabilire un clima di cordialità, nel quale le studentesse si sentivano amate e spinte a vivere responsabilmente la loro vita cristiana.
Per iniziare l’attività apostolica con le donne in Messico il Fondatore dell’Opus Dei pensò – fra le altre – a Guadalupe; ella rispose affermativamente e gli scrisse: "Oggi ho pregato molto la Madonna perché in Messico si faccia un gran lavoro. So che all’inizio sarà duro: ne sono sicura, ma non m’importa". In seguito, ricordando quei primi tempi diceva: "Partimmo da Madrid il 5 marzo 1950. Io ero la più grande, anche se molto giovane. Portavamo con noi solo la benedizione del Padre, l’amore al Signore e il nostro buon umore".
Arrivata in Messico, Guadalupe si iscrisse in alcune materie del dottorato in Chimica, che ancora non aveva potuto portare a termine.
Subito, con l’aiuto di persone del posto, si iniziarono le pratiche necessarie per l’apertura di una residenza universitaria.
Guadalupe, alle prese con l’enorme lavoro che aveva tra le mani, tra lo zelo per le persone e le preoccupazioni economiche che non mancavano mai, scriveva al Padre: "...tutto questo lavoro, lei, che mi conosce a fondo, non pensa che per me sia troppo grande? Però non mi scoraggio né mi spavento; le chiedo soltanto una preghiera perché possa sempre e comunque fare quello che vuole Dio, nelle cose grandi e in quelle piccole".
Durante un viaggio a Roma, nell’ottobre del 1956, si manifestarono i primi sintomi di una affezione cardiaca e dovette essere operata. Pur avendo superato l’operazione, non riusciva a guarire del tutto e aveva continue ricadute; tuttavia la sua cattiva salute di solito passava inosservata. Come in tutte le cose della sua vita, scoprì nella malattia un nuovo modo di avvicinarsi a Cristo.
Non ritornò più in Messico. Molte persone di quel Paese, che la conobbero, scrissero in seguito i loro ricordi. In uno di questi si legge: "Mi colpì il suo modo di pregare: si ‘metteva’ in Dio e stava molto raccolta.
La si vedeva sempre allegra, contenta, col sorriso sulle labbra; andai scoprendo, con la sua vita, che cosa vuole dire darsi a Dio; era sorprendente il modo in cui viveva personalmente quello che
diceva: aveva incarnato lo spirito dell’Opera". E ancora: "Quando doveva correggere qualcuno, lo faceva con fortezza, ma anche con tanta delicatezza e affetto che l’ammonimento non era percepito come tale; al contrario, chi era stato corretto, ringraziava".
Dopo un certo tempo passato a Roma, a collaborare con san Josemaría nel governo dell’Opus Dei, Guadalupe ritornò in Spagna.
A Madrid, tra il 1960 e il 1974 insegnò nell’Istituto Ramiro de Maeztu e nella Scuola di Ingegneria Industriale, della quale fu titolare di cattedra e vice-direttrice. Nel giugno del 1965 poté discutere la tesi dottorale, ottenendo il massimo dei voti. Guadalupe, oltre alla lezione di Chimica o di Fisica, si preoccupava di offrire ai suoi alunni una formazione umana. Una delle sue alunne scriverà: "Per me è stata un’insegnante speciale che non potrò dimenticare mai.
Aveva una grande personalità ed era una donna bellissima anche se vestiva con sobrietà, senza ornamenti superflui. Era di una grande semplicità; ci trattava molto bene, con comprensione e affetto. Perciò attorno a lei si creò un clima bellissimo. Ricordo che, dopo aver riempito la lavagna di formule chimiche, si voltava verso di noi e ci parlava di tutto quello che si poteva fare combinando i vari elementi chimici, facendoci vedere che tutto era un’impressionante manifestazione della diversità della creazione; poi concludeva: pensate a come Dio fa le cose!"
Dal 1968 partecipò anche alla promozione del Centro di Studi e Ricerche in Scienze Domestiche, come professoressa di Fibre Tessili.
Il 1° luglio 1975, nella Clinica Universitaria di Navarra, fu sottoposta a un intervento chirurgico per una grave lesione cardiaca. A causa di successive complicazioni, morì il 16 luglio. Suo fratello Eduardo spiega: "Fu informata dei pericoli che l’operazione comportava, ma li accettò senza titubanza pensando che così poteva essere più utile all’Opera.
Ma se Dio vuole che perda la vita – diceva -, andare in Cielo è ancora meglio".
Il 18 novembre 2001 il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, ha presieduto nella capitale spagnola la sessione di apertura del suo processo di canonizzazione.

(Fonte: Ufficio Informazioni dell’Opus Dei)
Giaculatoria - Beata Maria Guadalupe Ortiz, pregate per noi.


*Santa Maria Maddalena Postel - Religiosa (16 luglio)

Barfleur (Normandia, Francia), 28 novembre 1756 - Saint-Sauveur-le-Vicomte, 14 luglio 1846
Nasce il 28 novembre 1756 a Barfleur, un villaggio di pescatori sulla costa normanna. Viene battezzata con il nome di Giulia.
Si dedica ai giovani, tiene lezioni di catechismo ai bambini. Nel 1798 diviene Terziaria Francescana e prende il nome di Maria Maddalena.
Vuole soccorrere chi ha bisogno di aiuto, soprattutto i giovani, ma durante gli orrori della rivoluzione francese ospita anche sacerdoti perseguitati e li aiuta a fuggire in Inghilterra.
Nel 1805 le viene affidata una scuola di Cherbourg, con 300 bambini e due anni dopo dà inizio alla sua fondazione, le «Suore Cristiane della Misericordia». Non si lascia scoraggiare dalle sofferenze e dalle prove, profondamente credente e sicura della sua vocazione, sa guidare la congregazione verso una feconda fioritura.
Nel 1832 acquista a Saint-Sauveur-le-Vicomte un'abbazia benedettina in rovina e la trasforma nella casa madre dell'ordine.
Muore il 16 luglio 1846 a quasi novant'anni ed è canonizzata da Pio XI nel 1925. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel territorio di Saint-Sauveur-le-Vicomte nella Normandia in Francia, Santa Maria Maddalena Postel, Vergine, che sempre nella stessa persecuzione, all’avvenuta espulsione dei sacerdoti, impegnò ogni suo avere per i malati e i fedeli.
I suoi sono contadini agiati e la mandano anche alle scuole superiori, dalle Benedettine. Pare che debba farsi monaca anche lei. Ma Giulia Francesca Caterina (questi i nomi di battesimo) Postel non
punta all’abbazia. Pensa alla quantità scandalosa di ragazze che la povertà condanna all’ignoranza e all’inferiorità. Crea in paese una scuola per loro: studi elementari, catechesi, economia domestica, "per allevare madri e donne cristiane atte a creare dei focolari dove fosse piacevole vivere" (M. Odile Garrigou). Sì, piacevole. E, per cominciare, la sua scuola non prevede castighi.
Ecco la Rivoluzione francese: guerra alla Chiesa, clero disperso, e lei a Barfleur, chiusa la scuola, custodisce arredi liturgici e libri dei sacerdoti fuggiti. Il vescovo la incarica di tenere in casa l’Eucaristia, dando lei stessa la comunione nelle urgenze.
Organizza messe clandestine, istruisce gruppi di catechisti per il dopo-rivoluzione.
Tornata la calma, eccola aprire una scuola a Cherbourg, con due compagne e con l’aiuto di padre Cabart.
Il vescovo, nel 1806-07, accoglie i loro voti religiosi dando origine alla Congregazione delle Figlie della Misericordia. Che al principio sono quattro, guidate da lei che ha preso il nome di Madre Maria Maddalena.
L’insegnamento si ispira ai princìpi dei Fratelli delle Scuole cristiane, e la domanda di istruzione è enorme. Man mano che crescono di numero, le suore sono chiamate in tutta la Normandia. Dopo molte peregrinazioni, la congregazione troverà sede stabile a Tamerville, dove accanto alla “scuola senza castighi” c’è un laboratorio femminile con regolare paga.
Roma chiede che l’Istituto abbia una sua casa-madre, e Maria Maddalena lavora a rendere abitabile un’abbazia diroccata, avuta in dono a Saint-Sauveur-le-Vicomte. Roma vuole che le suore-maestre siano anche infermiere: e lei risponde di sì. Restaura conventi e chiese, ne costruisce di nuove, ma il suo capolavoro restano le suore formate da lei con la pedagogia del sorriso anche quando era esausta per i digiuni e per il dormire poco. Le suore sono chiamate da tutti, in Normandia e in altre regioni.
Neanche in morte, a 90 anni, lei perde il sorriso, e subito la chiamano Santa. Pio XI la canonizzerà nel 1925, e i suoi resti riposano a Saint-Sauveur.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Maria Maddalena Postel, pregate per noi.


*Santi Monolfo e Gondolfo - Vescovi (16 luglio)
Giaculatoria - Santi Monolfo e Gondolfo, pregate per noi.


*Beati Nicolao Savouret e Claudio Beguignot - Certosino, Martire della Rivoluzione Francese (16 luglio)
Scheda del gruppo a cui appartengono:
"Beati Martiri dei Pontoni di Rochefort" 64 Martiri della Rivoluzione Francese - Senza data (Celebrazioni singole)
Estuario della Charente, 16 luglio 1794
Su una nave-prigione ancorata al largo di Rochefort, in Francia, ricordo dei BB. Nicolao Savouret, dell'Ordine dei Frati Minori conventuali, e Claudio Beguignot, dell'Ordine Certosino, presbiteri e martiri, che, durante la Rivoluzione Francese, rinchiusi in odio al sacerdozio in una sordida galera, vi perirono consunti da malattia.
Giaculatoria - Beati Nicolao Savouret e Claudio Beguignot, pregate per noi.


*Santi Reinilde, Grimoaldo e Gondolfo - Martiri (16 luglio)

Martirologio Romano: A Saintes nell’Hainault, attualmente in territorio belga, Santi martiri Reinilde, vergine, e Grimoaldo e Gondolfo, che si tramanda siano stati uccisi da predoni.
Reinilde era figlia del conte merovingio Witger e di Amalberga.
Aveva una sorella San Gudula, partrona di Bruxelles e un fratello Sant'Emeberto.

Nacque nella villa del padre, che oggi viene identificata nel villaggio di Kontich.
Reinilde e Gudula decisero di consacrarsi a Crsto, senza farsi suore e si recarono a Lobbes.
In seguito si recò in Terra Santa, dopo due anni tornò e portò con se alcune preziose reliquie.
La sua vita si concluse a Xantas dove fu martirizzata insieme a due servitori il chierico Grimoaldo e il laico Gandolfo.
Reinilde insieme ai suoi compgni è molto venerata nell’arcidiocesi di Saintes e in particolare a Kontich.
É invocata contro le malattie degli occhi.
Nell’iconograifa la Santa è rappresentata come principessa o a volte come pellegrina con il bastone o come martire con la spada.
La sua festa si celebra il 16 luglio.
(Autore: Antonino Cottone – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Reinilde, Grimoaldo e Gondolfo, pregate per noi.


*Beato Simone da Costa - Religioso gesuita, Martire (16 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Quaranta Martiri Brasiliani” - Gesuiti (15 e 16 luglio)
Porto, Portogallo, 1551 - Arcipelago delle Canarie, 15 luglio 1570
Papa Pio IX ha beatificato questo giovane martire il 11 maggio 1854, confermandone il culto.
Gli altri suoi confratelli (Ignazio de Azevedo e 38 compagni), con lui innalzati alla gloria degli altari, sono festeggiati il 15 luglio dal Martirologio Romano.
Martirologio Romano: Passione del Beato Simone da Costa, religioso della Compagnia di Gesù e ultimo della schiera di martiri della nave chiamata San Giacomo sterminata in odio alla Chiesa il giorno precedente a questo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Simone da Costa, pregate per noi.


*San Sisenando di Cordova - Martire (16 luglio)

m. 851
Di lui si sanno pochissime notizie. Sicuramente la data della sua morte risale all’851.
Nacque a Badajoz in Estremadura e divenne diacono della Chiesa di San Acisclo a Cordova. Fu decapitato sotto l’emiro Abd-el-Rahman II.
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, San Sisenando, diacono e martire, sgozzato dai Mori per la fede in Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sisenando di Cordova, pregate per noi.


*Santa Teresa Zhang Hezhi - Martire (16 luglio)

Martirologio Romano: In località Zhangjiaji presso Ningjin sempre nello Hebei, Santa Teresa Zhang Hezhi, che nella medesima persecuzione, trascinata in una pagoda, si rifiutò di venerare le divinità del luogo e fu per questo trafitta insieme ai suoi due figli da una lancia.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Teresa Zhang Hezhi, pregate per noi.


*San Valentino di Treviri - Vescovo e Martire (16 luglio)

Treviri (Germania), sec. IV
Etimologia: Valentino = che sta bene, sano, forte, robusto, dal latino
Emblema: Palma
Vissuto nella prima metà del secolo IV, Valentino è un personaggio leggendario, onorato il 16 luglio, sia nella diocesi di Treviri, che in quella di Colonia.
In particolare, il vescovo Valentino è venerato a Treviri dove svolse il suo episcopato e annoverato fra i primi vescovi della città.
Treviri (Trier) città della Germania, situata sul fiume Mosella, presso il confine con il Lussemburgo, centro di colonizzazione romana, aveva il nome di “Augusta Treverorum” e proprio a partire da qualche anno prima del periodo del vescovo Valentino, fu sede di parecchi imperatori (285-400).
In seguito fu sede di principato ecclesiastico (vescovi-principi) nell’antico impero; purtroppo di lui non si può dire altro, che fu successore del vescovo Valerio e quasi certamente ha dato origine con il suo nome, ad un altro Santo omonimo ed egualmente leggendario: Valentino vescovo di Tongres.
Il nome Valentino, molto usato nei secoli, deriva dal latino “Valentinus” e significa “gagliardo, vigoroso, adatto al matrimonio”. L’onomastico per antica tradizione, in Italia si festeggia il 14 febbraio in onore di San Valentino, vescovo e martire di Terni e dell’omonimo prete romano, martire anche lui nel III secolo.
Considerato il patrono dei fidanzati. Si contano ben 21 Santi o Beati con questo nome, fra i quali il San Valentino di Treviri in Germania.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valentino di Treviri, pregate per noi.


*San Vitaliano di Osimo - Vescovo (16 luglio)
Osimo, Ancona, secolo VIII
Etimologia:
Vitaliano = figlio di Vitale
Emblema: Bastone pastorale
Uno studioso agiografo ha identificato San Vitaliano di Osimo con San Vitaliano di Capua (3 settembre e 16 luglio, ma è stato contestato da altri studiosi, perché i due vescovi vissero effettivamente entrambi nel secolo VIII, ma la loro attività pastorale si svolse distintamente nelle due città citate.
Il culto popolare per San Vitaliano ad Osimo, risale per lo meno all’inizio del secolo XVII, anche se non risulta nessun atto di canonizzazione ufficiale.
Non si conoscono specifici dati biografici, tranne che fu vescovo di Osimo (Ancona) per 33 anni, nel secolo VIII ed è considerato in modo controverso, immediato successore di San Leopardo, primo vescovo della città.
Questa notizia farebbe supporre che anche San Leopardo fosse vissuto nel secolo VIII, in realtà visse alcuni secoli prima; San Vitaliano fece costruire o ricostruire la cadente cattedrale dedicata a San Leopardo; e in questa chiesa fu sepolto anch’egli.
Nel 1755 una delibera del Comune di Osimo, lo annovera tra i santi protettori della città marchigiana; si celebra il 16 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vitaliano di Osimo, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (16 luglio)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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