Santi del 16 Settembre - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Santi del 16 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Santi Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni – Martiri di Rignano Flaminio (16 settembre)
Martirologio Romano: Sul monte Soratte lungo la via Flaminia nel Lazio, Santi Abbondio e compagni, martiri.
Santi Abbondio, prete Abbondanzio, diacono, Marciano e Giovanni, Martiri di Rignano Flaminio.
Secondo la passio, durante la persecuzione di Diocleziano, verso il 304, furono catturati in Roma il presbitero Abbondio e il diacono Abbondanzio; dopo essere stati sottoposti a tortura furono condannati a morte.
Mentre venivano avviati al luogo destinato per il supplizio, sulla via Flaminia, presso la località denominata Lubras (ad saxa rubra, al IX miglio della via Flaminia, ora Prima Porta), incontrarono il senatore Marciano, il cui figlio morto fu resuscitato per le preghiere dei due discepoli di Cristo: padre e figlio convinti della verità della fede cristiana per l'evidenza del miracolo, si convertirono e chiesero di essere battezzati.
Per questo anch'essi furono condannati e decapitati insieme con i due leviti al 14° km. della via Flaminia.
Una pia donna cristiana di nome Teodora, essendo venuta a conoscenza della gloriosa fine dei quattro martiri, ne raccolse le spoglie mortali e le seppellì in un terreno di sua proprietà alle falde del monte Soratte.
Quantunque il racconto della passio abbia fatto sorgere dei dubbi sulla veridicità di qualche particolare, le ricerche archeologiche eseguite in loco nelle catacombe presso Rignano Flaminio, hanno portato alla scoperta di un sepolcreto, dove fu rinvenuta un'epigrafe che dice: Abundio presbytero martyri sancto. dep. VII idus dec.
Essa potrebbe essere l'epitafio del capogruppo, per cui è probabile che il cimitero di Rignano Flaminio si sia formato intorno a queste sante tombe. La festa dei quattro martiri si celebra il 16 settembre, forse lo stesso giorno del loro martirio.
Secondo il De Rossi, la data fornita dall'epigrafe (7 dicembre) si può ritenere come data della deposizione del corpo di Sant'Abbondio nel podere di Teodora, mentre il 16 settembre sarebbe il giorno della morte del solo Marciano, i cui atti furono uniti a quelli di Abbondio secondo un procedimento caro agli agiografi.
Sotto l'impero di Ottone III, nell'anno 1001, i corpi di Teodora, Abbondio e Abbondanzio furono trasferiti nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola, poi in quella dei SS. Cosma e Damiano e infine, nel 1583 nella Chiesa del Gesù.
Le reliquie di Marciano e Giovanni furono, invece, trasferite nella cattedrale di Civita Castellana.
(Autore: Sergio Mottironi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni, pregate per noi.


*Sant'Andrea Kim Taegon - Sacerdote e Martire (16 settembre)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Santi Martiri Coreani (Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e 101 compagni)”

Solmoi, Corea del Sud, 1821 - Saenamteo, Seul, Corea del Sud, 16 settembre 1846
Andrea Kim è uno dei 103 martiri coreani canonizzati il 6 maggio 1984 da Giovanni Paolo II nella cattedrale di Seul, nella cui cripta riposano le spoglie di gran parte di essi.
Di questo gruppo di martiri, 79 furono i campioni della fede vittime delle persecuzioni del 1839-40 e del 1846, beatificati da Pio XI il 5 maggio 1925.
Nel 1968 a questa prima schiera di beati ne furono aggiunti altri 24 caduti eroicamente nella grande persecuzione del 1866 e proclamati Beati da Paolo VI il 6 ottobre 1968.
Andrea Kim, in particolare, è stato il primo sacerdote coreano martire, decapitato a Seul il 16 settembre 1846.
Martirologio Romano: Memoria dei Santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea.
In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti.
Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea.
La Chiesa coreana ha la caratteristica forse unica, di essere stata fondata e sostenuta da laici; infatti agli inizi del 1600 la fede cristiana comparve in Corea tramite le delegazioni che ogni anno visitavano Pechino in Cina, per uno scambio culturale con questa Nazione, molto stimata in tutto l’Estremo Oriente.
Nelle persecuzioni coreane perirono, secondo fonti locali, più di 10.000 martiri, di questi 103 furono beatificati in due gruppi distinti nel 1925 e nel 1968 e poi canonizzati tutti insieme il 6 maggio 1984 a Seul in Corea da Papa Giovanni Paolo II; di questi solo 10 sono stranieri, 3 vescovi e 7 sacerdoti, gli altri tutti coreani, catechisti e fedeli.
Andrea Kim Taegon nato nel 1821 da una nobile famiglia cristiana, crebbe in un ambiente decisamente ispirato ai principi cristiani, il padre in particolare aveva trasformato la sua casa in una ‘chiesa domestica’, ove affluivano i cristiani ed i neofiti della nuova fede, per ricevere il battesimo, scoperto tenne con forza la sua fede, morendo a 44 anni martire.
Aveva 15 anni quando uno dei primi missionari francesi arrivati in Corea nel 1836, lo inviò a Macao per prepararlo al sacerdozio.
Ritornò come diacono nel 1844 per preparare l’entrata del vescovo mons. Ferréol, organizzando una imbarcazione con marinai tutti cristiani, andando a prenderlo a Shanghai, qui fu ordinato sacerdote e insieme, di nascosto con un viaggio avventuroso, penetrarono in Corea, dove lavorarono insieme sempre in un clima di persecuzione.
Con la nobiltà del suo atteggiamento, con la capacità di comprendere la mentalità locale, riuscì ad ottenere ottimi risultati d’apostolato.
Nel 1846 il vescovo Ferréol lo incaricò di far pervenire delle lettere in Europa, tramite il vescovo di Pechino, ma durante il suo incontro con le barche cinesi, fu casualmente scoperto ed arrestato.
Subì gli interrogatori e gli spostamenti di carcere prima con il mandarino, poi con il governatore e giacché era un nobile, alla fine con il re e a tutti manifestò la fedeltà al suo Dio, rifiutando i tentativi di farlo apostatare, nonostante le atroci torture; alla fine venne decapitato il 16 settembre del 1846 a Seul; primo sacerdote martire della nascente Chiesa coreana.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Andrea Kim Taegon, pregate per noi.


*Beato Antonio Martínez García - Sacerdote e Martire (16 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio" Martiri nella Guerra di Spagna Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Almería, 29 gennaio 1892 – Viator, 16 settembre 1936
Antonio Martínez García nacque ad Almería, nell’omonima provincia e diocesi il 29 gennaio 1892.
Il 17 maggio 1916 fu ordinato sacerdote.
Era parroco della parrocchia di Viator quando morì in odio alla fede cattolica il 16 settembre 1936, a Viator.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Antonio Martìnez Garcìa, pregate per noi.


*Beato Bruno di Scheyern - Abate (16 settembre)
XI-XII sec.

Il Beato Bruno era un abate benedettino del monastero di Scheyern vissuto tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo.
Cugino dell’imperatore Enrico IV, dapprima entrò nel monastero di Hirsau. Nel 1111, divenne l’abate del monastero benedettino di Eisenhofen.
Questo monastero negli anni 1119-20, fu trasferito a Scheyern in Frisinga.
Non sappiamo l’anno della morte del Beato Bruno, sembra tra gli anni 1127-28, mentre è certo il giorno 16 settembre.
La sua festa è stata fissata proprio nel giorno della sua morte.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bruno di Scheyern, pregate per noi.


*San Cipriano - Vescovo e Martire (16 settembre)
Cartagine (Tunisia), ca. 210 - 14 settembre 258
Cipriano nacque a Cartagine verso il 210. Dopo tre anni dalla sua conversione al Cristianesimo, fu eletto vescovo della sua città.
Ritiratosi in clandestinità durante la persecuzione di Valeriano, venuto a conoscenza di essere stato condannato a morte, tornò a Cartagine per dare testimonianza di fronte ai propri fedeli e venne decapitato nel 258.
Etimologia: Cipriano = nativo di Cipro, dal greco e latino
Emblema: Bastone pastorale, Palma
Martirologio Romano: Memoria dei Santi martiri Cornelio, Papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo.
Di Cipriano giovane sappiamo che è nato pagano a Cartagine intorno al 210. Battezzato verso il 245, nel 249 è vescovo di Cartagine.
Nel 250 l’imperatore Decio ordina che tutti i sudditi onorino le divinità pagane (offrendo sacrifici, o anche solo bruciando un po’ d’incenso) e ricevano così il libello, un attestato di patriottismo.

Per chi rifiuta, carcere e tortura.
O anche la morte: a Roma muore martire Papa Fabiano.
A Cartagine, Cipriano si nasconde, guidando i fedeli come può dalla clandestinità.
Cessata la persecuzione (primavera 251) molti cristiani, che hanno ceduto per paura, vorrebbero tornare nella Chiesa.
Ma quelli che non hanno ceduto si dividono tra indulgenti e rigoristi.
Cipriano è più vicino ai primi, e con altri vescovi d’Africa indica una via più moderata, inimicandosi i fautori dell’epurazione severa.
A questo punto le sue vicende s’intrecciano con quelle di Cornelio, un presbitero romano d’origine patrizia.
Eletto papa a 14 mesi dal martirio di Fabiano, si trova di fronte a uno scisma provocato dal dotto e dinamico prete Novaziano, che ha retto la Chiesa romana in tempo di sede vacante.
Novaziano accusa di debolezza Cornelio (che è sulla linea di Cipriano) e dà vita a una comunità dissidente che durerà fino al V secolo.
Da Cartagine, Cipriano affianca Cornelio e si batte contro Novaziano, affermando l’unità della Chiesa universale.
Non è solo sintonia personale con papa Cornelio: Cipriano parte dall’unità dei cristiani innanzitutto
con i rispettivi vescovi, e poi dei vescovi con Roma quale sede principalis, fondata su Pietro capo degli Apostoli.
Ucciso in guerra l’imperatore Decio, il suo successore Treboniano Gallo è spinto a perseguitare i cristiani perché c’è la peste, e la “voce del popolo” ne accusa i cristiani, additati come “untori” in qualunque calamità.
Si arresta anche papa Cornelio, che muore in esilio nel 253 a Centumcellae (antico nome di Civitavecchia).
E viene definito “martire” da Cipriano, che appoggia il suo successore Lucio I contro lo scisma di Novaziano. Lucio muore però dopo un anno (254).
Gli succede Stefano I, e durante il suo pontificato c’è uno strappo con Cartagine, per il battesimo amministrato da eretici e scismatici, che è valido per Stefano e nullo per Cipriano.
Questi poi accusa Stefano di considerare ingiustamente il primato di Pietro come un diritto all’ingerenza continua nella vita delle singole Chiese.
Il dissidio si estende pericolosamente, ma nell’agosto 257 Papa Stefano muore, e intanto l’imperatore Valeriano ordina un’altra persecuzione.
Cipriano viene mandato in esilio, dove apprende che il nuovo Papa Sisto II è morto martire a Roma, col diacono Lorenzo.
Liberato, può far ritorno a Cartagine; ma nel settembre 258 lo arrestano di nuovo, e il giorno 14 muore decapitato.
In questo stesso giorno Cornelio e Cipriano sono ricordati per sempre insieme dalla Chiesa.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cipriano, pregate per noi.


*San Cornelio - 21° Papa e Martire (16 settembre)
Roma (?) - Centumcellae (Civitavecchia), maggio 253
(Papa dal 03/251 al 06/253)
Cornelio, originario di Roma, fu eletto Papa per la sua umiltà e la sua bontà, dopo un periodo di sede vacante a causa della violenta persecuzione di Decio. L'eretico Noviziano lo contrastò scatenando uno scisma ma Cornelio fu riconosciuto da quasi tutti i vescovi, primo fra tutti San Cipriano.
Morì nel 253, imprigionato a Civitavecchia, durante la persecuzione di Gallo.
Etimologia: Cornelio = nome di antica famiglia romana
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Memoria dei Santi martiri Cornelio, Papa, e Cipriano, vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo.
Cornelio e Cipriano sono ricordati dalla Chiesa in questo stesso giorno.
Di Cipriano giovane sappiamo che è nato pagano a Cartagine intorno al 210.
Battezzato verso il 245, nel 249 è vescovo di Cartagine.
Nel 250 l’imperatore Decio ordina che tutti i sudditi onorino le divinità pagane (offrendo sacrifici, o anche solo bruciando un po’ d’incenso) e ricevano così il libello, un attestato di patriottismo.
Per chi rifiuta, carcere e tortura.
O anche la morte: a Roma muore martire Papa Fabiano.
A Cartagine, Cipriano si nasconde, guidando i fedeli come può dalla clandestinità.
Cessata la persecuzione (primavera 251) molti cristiani, che hanno ceduto per paura, vorrebbero tornare nella Chiesa.

Ma quelli che non hanno ceduto si dividono tra indulgenti e rigoristi.
Cipriano è più vicino ai primi, e con altri vescovi d’Africa indica una via più moderata, inimicandosi i fautori dell’epurazione severa.
A questo punto le sue vicende s’intrecciano con quelle di Cornelio, un presbitero romano d’origine patrizia.
Eletto Papa a 14 mesi dal martirio di Fabiano, si trova di fronte a uno scisma provocato dal dotto e dinamico prete Novaziano, che ha retto la Chiesa romana in tempo di sede vacante.
Novaziano accusa di debolezza Cornelio (che è sulla linea di Cipriano) e dà vita a una comunità dissidente che durerà fino al V secolo.
Da Cartagine, Cipriano affianca Cornelio e si batte contro Novaziano, affermando l’unità della Chiesa universale.
Non è solo sintonia personale con Papa Cornelio: Cipriano parte dall’unità dei cristiani innanzitutto con i rispettivi vescovi, e poi dei vescovi con Roma quale sede principalis, fondata su Pietro capo degli Apostoli.
Ucciso in guerra l’imperatore Decio, il suo successore Treboniano Gallo è spinto a perseguitare i cristiani perché c’è la peste, e la “voce del popolo” ne accusa i cristiani, additati come “untori” in qualunque calamità.
Si arresta anche Papa Cornelio, che muore in esilio nel 253 a Centumcellae (antico nome di Civitavecchia).
E viene definito “martire” da Cipriano, che appoggia il suo successore Lucio I contro lo scisma di Novaziano.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cornelio, pregate per noi.


*Santi Cornelio e Cipriano - Papa e Vescovo, Martiri (16 settembre)
† 253 e 258

Emblema: Palma
Martirologio Romano: Memoria dei santi martiri Cornelio, Papa, e Cipriano, Vescovo, dei quali il 14 settembre si ricordano la deposizione del primo e la passione del secondo, mentre oggi il mondo cristiano li loda con una sola voce come testimoni di amore per quella verità che non conosce cedimenti, da loro professata in tempi di persecuzione davanti alla Chiesa di Dio e al mondo.
santi Cornelio e Cipriano sono ricordati dalla Chiesa nello stesso giorno.
San Cornelio, originario di Roma, fu eletto papa nel 251 per la sua umiltà e la sua bontà, dopo un periodo di sede vacante a causa della violenta persecuzione di Decio.
L'eretico Noviziano lo contrastò scatenando uno scisma ma Cornelio fu riconosciuto da quasi tutti i vescovi, primo fra tutti S. Cipriano. Morì nel 253, imprigionato a Civitavecchia, durante la persecuzione di Gallo.
San Cipriano, vescovo e martire, nacque a Cartagine verso il 210. Dopo tre anni dalla sua conversione al Cristianesimo, fu eletto vescovo della sua città.
Ritiratosi in clandestinità durante la persecuzione di Valeriano, venuto a conoscenza di essere stato condannato a morte, tornò a Cartagine per dare testimonianza di fronte ai propri fedeli e venne decapitato nel 258.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Cipriano e Cornelio, pregate per noi.


*Santa Dolcissima - Vergine e Martire (16 settembre)
Patronato: Sutri
La storia di Dolcissima, si intreccia con tante altre: quelle dei Martiri che con la loro vita hanno testimoniato il loro amore e la loro totale dedizione a Cristo.
Pochissime sono le notizie su questa santa che predicava il Vangelo nel Lazio.
Il suo martirio avvenne a Sutri (Viterbo) il 16 settembre di un anno imprecisato tra il 284 e il 305 d.C. sotto l'impero di Diocleziano.
Questo è attestato da una lapide marmorea che venne trovata nel XVII secolo sul luogo del martirio e della sepoltura, presso le Catacombe di San Giovenale vicino all'attuale cimitero di Sutri.
A partire dall'anno in cui si trovarono le ossa, Santa Dolcissima venne festeggiata e pregata da tutta Sutri, che la dichiarò patrona della città.
(Autore: Carlo Veggiotti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Dolcissima, pregate per noi.


*Beati Domenico Shobioye, Michele Timonoya e Paolo Timonoya - Martiri (16 settembre)
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati martiri Domenico Shobioye, Michele Timonoya e suo figlio Paolo, che furono decapitati per la fede.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Domenico Shobioye, Michele Timonoya e Paolo Timonoya, pregate per noi.


*Santa Edith di Wilton - Badessa (16 settembre)
+ Wilton, Inghilterra, 16 settembre 984
Martirologio Romano: A Wilton in Inghilterra, Santa Edith, vergine, che, figlia del re degli Angli, consacratasi a Dio in un monastero fin dalla tenera età, questo mondo, più che lasciarlo, non lo conobbe affatto.
Figlia di Edgaro re d'Inghilterra e di Wulfthryth, nacque nel 961.
Passò tutta la sua vita nel monastero di Wilton, ove morì nel 984, il 16 settembre, giorno in cui ancor oggi è festeggiata.
La sua biografia ci è trasmessa da Goscelino, monaco benedettino prima a St. Bertin poi a Can­terbury (ove si trasferì alla metà del sec. XI), agiografo lodato da Guglielmo di Malmesbury come «in laudibus sanctorum Angliae nulli post Bedam secundus».
Lo stesso Guglielmo fissò le tappe essenziali della breve vita di Edith nel suo De gestis regum Anglorum.
Intorno al 1420, la vita della santa ispirò anche un'opera in dialetto del Wiltshire, intitolata Chronicon Vilodunense, sive De vita et miraculis Sant'Edithae regis Edgarii filiae Carmen vetus anglicum.
(Autore: Edith Pasztor – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Edith di Wilton, pregate per noi.


*Sante Einbetta, Vorbetta e Vilbetta - Vergini (16 settembre)
Patronato: Maranza
Santa Aubet vergine, Santa Cubet vergine, Santa Guere vergine.
Dalla leggenda di Karl Hofer (1929): "Tre principesse fuggite fra i monti di fronte alla minacciosa invasione degli Unni, dapprima raggiunsero Lazfons dove, in cambio delle loro opere buone a favore degli abitanti, raccolsero scherni ed ingiurie, ragion per cui decisero di andarsene.
Quando, affrontando sotto un sole cocente la salita all'altipiano di Maranza, si sentirono mancare le forze al punto da non farcela più, elevarono un'intensa preghiera al buon Dio.
D'improvviso dalla roccia scaturì uno zampillo d'acqua fresca e dal suolo spuntò un ciliegio che offrì loro ombra e saporiti frutti.
Le Tre Vergini furono accolte cordialmente dalla popolazione di Maranza, dove vissero a lungo e stimate per le loro opere di carità.
Infine abbandonarono Maranza; sembra siano sepolte a Colonia". La cittadina di Maranza venera le Sante Tre Vergini nella domenica successiva i 16 settembre con una grande processione eucaristica, un tempo il 16 settembre si portavano in processione i simulacri delle Sante Aubet, Cubet e Guere vergini.
(Autore: Don Marco Grenci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Einbetta, Vorbetta e Vilbetta, pregate per noi.


*Santa Eufemia di Calcedonia - Martire (16 settembre)
Patronato: Rovigno d'Istria
Etimologia: Eufemia = che parla bene, acclamata, dal greco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Calcedonia in Bitinia, nell’odierna Turchia, Santa Eufemia, vergine e martire, che sotto l’imperatore Diocleziano e il proconsole Prisco, superati per Cristo molti supplizi, giunse con strenuo combattimento alla corona di gloria.
É la celebre martire di Calcedonia nella cui basilica ebbe luogo nel 451-52 quello che fu detto il Grande Concilio.
La data esatta del suo martirio ci è testimoniata dai Fasti Vindobonenses priores: "Diocletiano VII
et Maximiano V. His cons. ecclesiae demolitae sunt et libri dominici combusti sunt et passa est sancta Eufemia XVI kal. octobris".
Dunque, Eufemia consumò il suo martirio il 16 settembre del 303.
Prima di chiederci che altro si sa di lei, occorre precisare, per una giusta valutazione critica delle fonti e dei dati che ne risultano, che il concilio di Calcedonia ebbe grande influenza sulla diffusione del suo culto e di notizie sulla Santa: è da allora soprattutto che la sua festa viene ad estendersi gradualmente in tutta la cattolicità, e chiese a lei dedicate sorgono dovunque; è in quello stesso periodo di tempo che viene scritta la passio (BHG, I, p. 188, n. 619), da cui dipenderà poi quasi tutta la letteratura agiografica che in età posteriore si è occupata della Santa; ed è ancora in relazione al concilio celebrato nel suo Martyrion che nasce la festa dell'11 luglio, di Sant'Eufemia protettrice dell'ortodossia.
Questa festa è conosciuta in Occidente dal Martirologio Geronimiano e dal Calendario marmoreo di Napoli, ed in Oriente è accolta pressoché in tutti i calendari.
Il Sinassario Costantinopolitano racconta anche i particolari del miracolo ricordato in questa festa: le due professioni di fede, quella ortodossa e quella eutichiana, erandl state collocate dentro la tomba sul petto della Santa, ma dopo alcuni giorni, riapertasi l'urna che era stata debitamente sigillata, si trovò il testo ereticale posto ai piedi della martire, e quello ortodosso stretto fra le sue mani.
Non mancano tuttavia testi anteriori al concilio, i quali naturalmente potranno godere di un maggior credito, non solo perché più antichi, ma anche per essere immuni da quell'ondata di entusiastica devozione che il trionfo dell'ortodossia di Calcedonia dovette riflettere sulla Santa.
Asterio, vescovo di Amasea tra il 380 ed il 410, nella sua undecima omelia ci assicura dell'esistenza di un culto alla Santa: i cristiani suoi concittadini le hanno eretto un monumento sepolcrale, ne
celebrano ogni anno la festa con grande concorso di popolo, e i sacri ministri, in tale occasione, raccontano nelle loro omelie i particolari del suo martirio.
Quest'ultima nota ci sembra indicare la fonte prima di ogni trattazione agiografica su Eufemia: le omelie festive.
Inoltre, Asterio ci offre, benché indirettamente, notizie su come avvenne il martirio della Santa.
Infatti, il forbito oratore pontico racconta di aver ammirato alcune splendide pitture poste nel porticato (cioè nel nartece) di una chiesa (peraltro non precisata, ma non certo quella dedicata alla martire in Calcedonia), le quali raffiguravano scene del suo martirio.
In una di esse viene rappresentato il processo: il giudice, circondato da sgherri e da segretari, guarda con volto truce la vergine ammantata del pallio filosofale, ma il cui aspetto fa trasparire la purezza e il coraggio dell'animo.
In una seconda, Eufemia appare mentre è torturata: un carnefice le tiene il capo rovesciato all'indietro, mentre un altro le spezza e le strappa i denti; poi si vede la vergine gettata in prigione ed assorta in preghiera: sul suo capo risplende il santo segno della croce; un'ultima scena, infine, ritrae la Santa mentre, con le braccia levate al cielo e ilare in volto, consuma sul rogo il suo martirio.
Le reliquie della Santa sono conservate nel Duomo di Rovigno d'Istria (Croazia).
(Autore: Giovanni Lucchesi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Eufemia di Calcedonia, pregate per noi.


*Santa Eufemia di Orense - Martire (16 settembre)
Etimologia: Eufemia = che parla bene, acclamata, dal greco
Emblema: Palma
Verso la fine del sec. XI una pastorella ritrovò miracolosamente presso il confine del Portogallo il corpo di una Sant'Eufemia.
Collocato sotto l'altare di una chiesetta dedicata a Santaq Marina, fu trasportato alcuni anni dopo
dal vescovo Pietro Seguin (1157-69) nella cattedrale di Orense (Spagna).
Il suo culto venne promosso dai vescovi successori ed Eufemia divenne famosa per le guarigioni operate, di cui fanno fede un privilegio di re Ferdinando II (1160) e gli scritti del vescovo Alfonso (1174-1213).
Il 23 giugno 1720 le reliquie furono nuovamente sistemate in modo solenne dal vescovo Giovanni Munoz de la Cueva, insieme con quelle dei martiri Facondo e Primitivo.
Eufemia è ricordata il 16 settembre.
Il culto della Santa è anche molto esteso nella diocesi di Tuy, vicino a quella di Orense.
Nel sec. XVI vari agiografi spagnoli, ben noti falsari, quali lo pseudo-Dexter, ne inventarono una Vita cercando di identificarla con Eufemia di Calcedonia.
É superfluo dire che essi non meritano alcuna fede. Della Eufemia di Orense purtroppo non sappiamo nulla.
(Autore: Justo Fernández Alonso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Eufemia di Orense, pregate per noi.


*Santa Eugenia di Hohenburg - Badessa (16 settembre)
Etimologia:
Eugenia = ben nata, di nobile stirpe, dal greco
La sua firma come badessa di Hohenburg (Alsazia) appare in un documento del 722.
Secondo la tradizione, Eugenia sarebbe stata nipote di Sant’Odilia.
Il suo sepolcro fu distrutto dai soldati nel 1622, ma rimasero intatte le ossa, che le suore trasferirono nello stesso anno a Oberehnheim, dove rimane ancora una reliquia.
Nel sec. XIV se ne celebrava la festa il 1° ottobre; poi il 16 settembre.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria -
Santa Eugenia di Hohenburg, pregate per noi.


*San Giovanni Massias (Macias) - Domenicano (16 settembre)
Ribera del Fresno, Spagna, 2 marzo 1585 - Lima, 16 settembre 1645
Giovanni Macías, frate laico domenicano, nacque a Ribera del Fresno in Spagna il 2 marzo 1585. Rimasto orfano, trascorse l'adolescenza presso gli zii, dedito alla pastorizia. Nel 1619 salpò per le Americhe e dopo quattro mesi e mezzo di viaggio, giunse a Lima, in Perù.
Dopo aver lavorato presso un grossista di carne da macello, Giovanni decise di consacrarsi al Signore: a trentasette anni, entra nei Domenicani della Maddalena. Si distinse nell'orazione, nel consiglio, nel carisma della carità, promuovendo opere assistenziali e creando una catena di soccorsi che si estendevano sino a Quito, a Bogotà e a Cuzco. Morì a Lima il 16 settembre 1645. Fu beatificato, con il suo amico Martino de Porres, nel 1837 da papa Gregorio XVI. (Avvenire)
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Martirologio Romano: A Lima in Perù, San Giovanni Macías, religioso dell’Ordine dei Predicatori, che svolse a lungo le più umili mansioni, curò con zelo poveri e malati e recitò assiduamente la preghiera del Rosario per le anime dei defunti.
San Giovanni Macías, canonizzato il 28 settembre 1975, frate laico domenicano, nasce a Ribera del Fresno in Spagna il 2 marzo 1585; bimbo, perse i genitori e passò l’adolescenza e la giovinezza, con una sorella minore, presso gli zii, dedito alla pastorizia.
All’età di circa vent’anni girò per la regione extremeña (Guadalcanar, Jerez, Siviglia ecc.) in cerca di occupazione, pur sentendo vivo il desiderio di consacrarsi a Dio. Tornò al paese nativo, nel 1613, per ritirare il certificato di Battesimo.
Nel 1619 salpò finalmente per le Nuove Terre e dopo quattro mesi e mezzo di estenuante viaggio, giunse alla Città dei Re, Lima.
Al termine di un breve periodo di lavoro presso un grossista di carne da macello, Giovanni matura la decisione della scelta del suo stato: a trentasette anni, entra tra i Domenicani della Maddalena, nella Provincia di San Giovanni Battista; vi professa nel 1623, dedicandosi sino alla morte all’esercizio generoso della carità, nell’ufficio di portinaio del convento. Si distinse nell’orazione, nel consiglio, nel carisma della carità, mediante la quale promosse notevoli opere assistenziali, amalgamando persone di classi diverse e creando una catena di soccorsi che si estendevano sino a Quito, a Bogotà, a Cuzco. Morì a Lima il 16 settembre 1645.
Fu beatificato, con il suo amico Martino de Porres, nel 1837 da papa Gregorio XVI.
La memoria liturgica è il 16 settembre. Cosa dire di questa ulteriore canonizzazione? Perché questo nuovo Santo? Ascoltiamo le parole del Postulatore della causa, Tarcisio Piccari:
"Giovanni Macías è proclamato “santo”. Due son le note principali del suo curriculum vitae: fu prima un emigrato; poi divenne religioso. Non fu un religioso-emigrante; ma un “tipico” emigrante: “religioso”, nel senso laico, secolare e intimo che diamo al termine. A lui l’epiteto di “emigrante” perché espatria dalla Spagna e va in Perù; non mosso da motivazioni di lavoro o da maggiori aspirazioni economiche. Non è un assoldato a compagnie di ventura e nemmeno un indesiderato politico che fugge dall’Extremadura.
È uno spagnolo sano, onesto; si trapianta per lavorare non per far l’avventuriero, guadagna e invia un po' di risparmi alla sorella, che vive al suo paese; il resto lo restituisce ai poveri peruviani e lo dona alla Chiesa locale, quando si fa domenicano. Nel Macías il motivo della migrazione è determinato dalla risposta personale all’onere missionario dell’essere cristiano. E nel rispondere all’imperativo della Fede ne intuì il poema; e decise di viverla partecipando la sorte dei fratelli “più lontani”, scoperti nella carità del Cristo e della Chiesa.
Li vedeva con sguardo nuovo, diverso da quello degli immigrati pari suoi, partiti dalla propria terra per lo più in cerca di fortuna. “Tipico immigrato”, non si chiude in interessi coloniali suggeriti da comportamento egoistico; si manifesta un genio nel porsi a servizio altrui senza calcoli umani, e finisce per rivelare l’energica virtù del Vangelo che eleva la condizione umana e fonde i vincoli di solidarietà.
È uno spagnolo che guadagna la simpatia universale per le benevolenza che esprime in mille modi verso i peruviani. Immigrato, quando decide di evadere dal mondo, emigra con lo spirito arruolandosi nello stato religioso. La vocazione domenicana la scopre nel desiderio di maggiore unione a Dio, a vantaggio dei fratelli; dal convento, patria del suo spirito, non abbandona la gente povera. La portineria della Maddalena gli sarà, per vent’anni, l’approdo di mille miserie.
Quasi abitualmente - come dichiarano centinaia di testi del Processo (aperto a tre anni della morte) - diventò strumento carismatico di servizio quotidiano per centinaia di indigenti. L’ultima ventura “migratoria” del Macías, recente, è del 23 gennaio 1949, ad Olivenza (Extremadura) dove soccorse prodigiosamente i poveri cui era venuto meno il vitto quotidiano. Quale dunque, è il suo messaggio attuale?
Attuale è il fenomeno migratorio, ai nostri giorni, non solo a livello regionale entro i confini del medesimo paese; esso si sviluppa e si contrae su scala internazionale e intercontinentale, con vibrazioni e implicazioni di equilibri e squilibri demografici, economici, sociali e politici. [...] Vien da chiederci se, e come, in misura analoga la Chiesa estendendo l’evangelizzazione, abbia animato di virtù divina l’esperienza umana delle prime migrazioni.
Giovanni Macías è una risposta che richiama l’attenzione a tale aspetto del problema. La personalità di questo “tipico emigrante ed immigrato” va situata nell’ambiente ispanico-peruviano del ‘600, in
maniera da far emergere le condizioni sociali, in cui si mosse. Il Macías operò in clima di tensione [...], in libertà di spirito e in maniera concreta efficientissima, santa, derivando il segreto della sua portentosa attività dal non negare mai ai fratelli quel tributo di servizio ch’egli aveva scoperto nell’essere cristiano. Tanto infatti credette in questo suo appartenere a Cristo e alla Chiesa, da tirar dalla sua l’onnipotente Provvidenza divina, che volle accordagli il carisma della carità". Vogliamo anche ricordare le parole che il pontefice pronunciò durante il messaggio dell’Angelus domenicale, nelle quali possiamo scorgere lo slogan stesso dell’Anno Santo, “Ogni uomo è mio fratello”, in cui sottolineando nel Santo la virtù della povertà, Paolo VI richiama quale debba essere il rapporto tra l’uomo e i beni terreni:
"E vedremo allora che questo rapporto con i beni di questo mondo ci rende capaci di allargarne l’impegno da egoista a sociale; essi diventano degni d’essere cercati per una distribuzione che ne estende il beneficio ad altri, i quali nel dono loro fatto di tali benefici diventano fratelli, creando un circuito di interesse, di simpatia e di amore, che si chiama carità, cioè riflesso religioso, anzi divino nella nostra vita anche materiale e sensibile. Il pane dato nel nome di Cristo realizza questa sublimazione".
(Autore: Don Marco Grenci - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Orfano dei genitori fin da ragazzo con una sorella più piccola, per alcuni anni fa il pastore nelle terre degli zii, poi diventa garzone, passando da una fattoria all’altra. A 34 anni s’imbarca per il Nuovo Mondo: è attratto dalla sterminata America meridionale che, come il suo paese nativo, è soggetta al re di Spagna, señor del mundo, come lo chiama il poeta Lope de Vega. In età non più giovanissima, parte come molti altri spagnoli verso quelle lontananze, dove sembrano alla portata di chiunque i sogni di conquista, ricchezza, potere.
E ha certo in mente le imprese di due suoi famosi conterranei: Hernán Cortés, scadente alunno dell’università di Salamanca e poi conquistatore del Messico; e Francisco Pizarro, l’illetterato che si è fatto padrone del Perú.
Ma Giovanni, dopo quasi cinque mesi di viaggio per mare e per terra, arriva a Lima ancora per lavorare sotto padrone.
Un vero emigrante: solo, sprovvisto di mezzi e aiuti, pronto a tutte le fatiche per un salario migliore. Trova lavoro in un mattatoio con buona paga, e può mandare qualche aiuto alla sorella, che vive poveramente in Spagna. Intanto scopre la povertà di Lima. Fondata da Pizarro nel 1535, la città è la capitale di tutti i possedimenti spagnoli d’America, sede del viceré e del primo ateneo fondato nel Nuovo Mondo, l’Università di San Marco. Ma intorno ai palazzi e ai centri commerciali si estende poi una “cintura” di povertà, con peruviani, spagnoli e “mulatti” accomunati dal bisogno, che si disputano gli stessi lavori precari e condividono le stesse malattie.
A questa gente sta dedicando la sua vita in Lima il frate coadiutore domenicano Martino de Porres (figlio di una peruviana e di uno spagnolo) nel convento di Nostra Signora del Rosario: fonda ospedali e orfanotrofi, cura di persona gli infermi, fino alla morte nel 1639 per una malattia da povero, il tifo. Anche Giovanni Macías si fa domenicano, nel convento di Santa Maddalena, come fratello coadiutore nel 1623, a 38 anni. Un salariato accolto a quell’età non può certo bazzicare pulpiti di cattedrali. Gli affidano la portineria, e questo è davvero il posto suo, perché tutto passa di lì: persone, voci, problemi, disperazioni, e anche opportunità. Lì ascolta i poveri che già conosce, è il loro consigliere, il suggeritore di speranze.
E lì, al tempo stesso, si fa loro portavoce presso chi sta in alto, preme sui poteri pubblici, interviene con le proposte, i progetti. Lo zappatore venuto dalla Spagna scrive giorno per giorno una storia diversa da quella dei conquistadores. È lo spagnolo che i peruviani sentono fratello, perché ogni suo intervento cambia in meglio la vita di qualcuno, e poi di molti (col suo umilissimo grado nell’Ordine riesce a far nascere ospedali e orfanotrofi a Lima, Bogotá e Quito, salvando migliaia di diseredati da miseria e malattie).
Tre anni dopo la sua morte, un coro di voci peruviane racconterà nel processo canonico le “conquiste” di frate Giovanni, salvatore di poveri e anche educatore di molti ricchi, ai quali insegnava, dalla sua portineria, a che cosa doveva servire il loro denaro.
Paolo VI, proclamandolo Santo nel 1975, ha così riassunto questo suo insegnamento: "Quelli che chiamiamo beni di questo mondo diventano degni di essere cercati per una distribuzione che ne estenda il beneficio ad altri, i quali nel dono fatto di tali beni diventano fratelli".
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Massias, pregate per noi.


*Beato Ignazio Casanovas Perramon - Sacerdote Scolopio, Martire (16 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Scolopi” - Senza data (Celebrazioni singole)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)
Igualada, Spagna, 25 luglio 1893 - Odena, Spagna, 16 settembre 1936
Ignazio Casanovas Perramon nacque ad Igualada, provincia di Barcellona, il 21 giugno 1893, da Raimondo Casanovas Brunet e Maria Perramón Oliveras e fu battezzato il giorno successivo col nome Ignazio.

21 novembre 1909 entrò nel noviziato degli Scolopi ed il 20 agosto 1911 emise i voti semplici.
Dopo il periodo di formazione e la professione dei voti solenni 30 agosto 1914, venne ordinato sacerdote il 17 settembre 1916.
Adempì la sua missione di scolopio a Terrassa, Vilanueva, Olot e Barcellona.
Quando stava in casa della madre di Can Brunet, il 16 settembre 1936, venne gente armata, lo trascinò in un boschetto e, mentre pregava, lo fucilò.
Venne sepolto nel cimitero di Odena ed il 21 maggio 1948 la salma fu traslata nella tomba di famiglia.
Martirologio Romano: Presso la cittadina di Odena nei pressi di Barcellona in Spagna, Beato Ignazio Casanovas, sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie e martire, ucciso per Cristo durante la persecuzione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ignazio Casanovas Perramon, pregate per noi.


*Santa Innocenza - Vergine e Martire (16 settembre)
Rimini, sec. III - Rimini, 16 settembre, 303 ca.
Secondo la tradizione, Innocenza, nata in una famiglia nobile e ricca, fu martirizzata a Rimini dall'Imperatore Diocleziano all'età di sedici anni, nel IV secolo.
Nella nostra Diocesi ci sono tracce molto antiche del culto a questa martire. Ancora oggi le è dedicata la parrocchia di Monte Tauro.
La maggior parte delle notizie, oggi sono prese dal volume “Della storia civile e sacra riminese” di L. Tonini, Rimini, 1856. Esso riporta che il culto della martire Innocenza, è autorevolmente documentato in un periodo antecedente, alla successiva leggendaria letteratura agiografica.
Infatti una Cappella di Sant'Innocenza o “monasterium”, esistente nel centro religioso di Rimini, vicino al vescovado, viene ricordata già in un documento del 6 maggio 996 (Privilegio di Ottone III al vescovo Uberto) e in una ‘Bolla’ di Papa Lucio II del 21 maggio 1144.
Inoltre nel secolo XIV si riteneva che vi fosse sepolta la santa martire e gli “Statuti” locali, prescrivevano che nel giorno della sua festa il 16 settembre, si facesse l’offerta di un pallio; ma nei secoli successivi si ebbe qualche dubbio sull’esistenza della tomba o arca di Sant’ Innocenza; a volte indicata nella cattedrale o nella chiesa di San Gaudenzio, ma soprattutto nella sua chiesa, ricostruita nel 1477, divenuta parrocchia fino al 1797 e poi cappella del Seminario vescovile.
Altri documenti del 1059 e del 1144, ricordano un altro insigne monumento al culto di Rimini per Santa Innocenza, che è la Pieve di Sant'Innocenza sul Monte Tauro a ca. otto miglia dalla città,
senz’altro anteriore all’XI secolo.
Seconda una tradizione tramandata dagli storici locali del Cinquecento, la chiesa urbana di Sant'Innocenza, sarebbe stata costruita sulla sua casa natale, dallo stesso vescovo San Gaudenzio nel IV secolo; mentre la Pieve sul Monte Tauro, sarebbe stata costruita sulle terre del contado del castello dove abitava.
La ‘Vita’ racconta che l’imperatore Diocleziano (243-313), durante una sua spedizione contro gli Ungari o altro popolo del Nord, passando da Rimini, sentì parlare di questa nobile, bella e ricca fanciulla di diciassette anni, come una fiera e fervente cristiana e quindi mandò i suoi soldati a prelevarla dal castello di Monte Tauro, insieme ad un’ancella.
Portata alla sua presenza, l’imperatore tentò senza successo, di farla apostatare e alla fine la fece uccidere a Rimini un 16 settembre forse del 303, anno in cui emanò l’editto di persecuzione contro i cristiani.
Quello che è certo, è che il culto per Sant'Innocenza è anteriore al 1000 e che a Rimini si sono sempre venerate le reliquie di una santa martire con questo nome.
L’esistenza nelle città di Ravenna e Vicenza di un culto per Sant'Innocenza, ha fatto creare un po’ di confusione; si tratta di una sola Sant’Innocenza, cioè quella di Rimini, oppure come sembra plausibile di altre due sante omonime?.
Bisogna aggiungere che Sant’Innocenza potrebbe anche non essere una martire ma solo una vergine riminese, magari fondatrice o donatrice di qualche complesso monumentale, adatto alla vita monastica femminile, volendo ricordare che la sua chiesetta è chiamata nei testi più antichi “monasterium”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Innocenza, pregate per noi.


*Beati Laureano (Salvatore) Ferrer Cardet - Sacerdote, Benedetto (Emanuele) Ferrer Jordá e Bernardino (Paolo) - Martiri (16 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Terziari Cappuccini dell'Addolorata”
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001”
“Martiri della Guerra di Spagna”

Martirologio Romano: Nella cittadina di Turís nel territorio di Valencia sempre in Spagna, Beati martiri Laureano (Salvatore) Ferrer Cardet, sacerdote, Benedetto (Emanuele) Ferrer Jordá e Bernardino (Paolo) Martínez Robles, religiosi, del Terz’Ordine di San Francesco degli Incappucciati della beata Vergine Addolorata, che, nella medesima persecuzione, uccisi dalla mano dell’uomo, Dio innalzò al regno dei cieli.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Laureano Ferrer, Benedetto Ferrer Jordá e Bernardino, pregate per noi.


*Santa Ludmilla - Martire Boema (16 settembre)
Mielnik, 860 - Tetin, 15 settembre 921
Nata intorno alla metà del IX secolo, diffuse il cristianesimo in Boemia. A 14 anni sposò Borivoj, duca di Boemia.
Fu zelante nella diffusione del cristianesimo, in una Boemia ancora pagana. Dopo la morte del marito, distribuì ai poveri la maggior parte dei suoi beni.
I nobili boemi affidarono a Ludmilla l'educazione del nipote Venceslao, mentre alla madre del ragazzo, Drahomíra, venne affidato il governo del ducato.
Ma in preda alla gelosia la donna accusò Ludmilla di mirare al governo del ducato influenzando Venceslao, verso il quale cercava, invece, di infondergli l'amore verso Dio.
Abbandonata la corte di Praga, si rifugiò nel castello Tetín, ma anche qui fu perseguitata: nella notte del 15 settembre 920, un gruppo di assassini guidati dai cortigiani di Drahomíra la strangolarono. Ludmilla aveva 61 anni.
Quando il nipote Venceslao divenne duca, fece traslare il corpo della nonna da Tetín a Praga, dove il 10 ottobre 926 le spoglie ricevettero definitiva sepoltura nella basilica di San Giorgio. (Avvenire)
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Praga in Boemia, Santa Ludmilla, martire, che, duchessa di Boemia, preposta all’educazione di suo nipote San Venceslao, nel cui animo cercò di far nascere l’amore per Cristo, fu strangolata per congiura della nuora Dragomira e di alcuni nobili pagani.
Duchessa e grande propagatrice del cristianesimo in Boemia; nacque verso l’859 da Slavibor duca di Milsko, a 14 anni sposò nell’873, Borivoj duca di Boemia, da cui ebbe sei figli, tre maschi e tre femmine.
Nell’874 il marito si convertì al cristianesimo e battezzato da s. Metodio durante la sua sosta nella Grande Moravia, Ludmilla si convertì anch’essa alla fede cristiana, forse ad opera del sacerdote Paolo, discepolo di San Metodio, che era stato inviato in Boemia come cappellano; venne battezzata dallo stesso San Metodio.
Fu zelante nella diffusione del cristianesimo, in una Boemia ancora in preda al paganesimo; assieme al marito, fece costruire varie chiese e si dedicò con fervore alle opere di carità.
Dopo la morte del duca suo marito nell’894, distribuì la maggior parte dei suoi beni e vivendo una vita densa di pietà, durante il governo di suo figlio il duca Vratislao.
Ma nel 916 il figlio morì prematuramente e i nobili affidarono a Ludmilla l’educazione del nipote Venceslao, primogenito del defunto Vratislao, mentre alla madre del ragazzo Drahomíra, venne affidato il governo del ducato provvisoriamente.
Ma in preda alla gelosia Drahomíra, accusava Ludmilla di mirare al governo del ducato influenzando
Venceslao, al quale invece, ella operava per infondergli l’amore verso Dio e la Chiesa.
Fu costretta ad abbandonare la corte di Praga ed a rifugiarsi nel castello Tetín, ma anche qui fu perseguitata; nella notte del 15 settembre 920 un gruppo di assassini guidati da due cortigiani di Drahomíra, assalirono il castello e la strangolarono con una corda o secondo alcuni con un suo velo, aveva 61 anni, fu sepolta nella vicina pianura.
Il culto per la Santa ebbe subito inizio, sulla sua tomba avvenivano molti miracoli e un profumo si espandeva attorno, la notte si vedevano luci misteriose.
Drahomíra, per evitare che le venissero attribuiti i prodigi, fece costruire in tutta fretta una cappella intitolata a San Michele, per poter attribuire a questo santo i miracoli.
Ma quando Venceslao divenne duca, fece traslare il corpo della nonna da Tetín a Praga; il 10 ottobre 926 le spoglie ricevettero definitiva sepoltura nella basilica di San Giorgio nella stessa città. Il riconoscimento del culto avvenne nel 1143-1144 durante la visita a Praga, del Legato pontificio cardinale Guido di Castello.
È rappresentata nell’arte, in abiti ducali; la sua festa liturgica si celebra il 16 settembre.
Esiste una vasta letteratura dei secoli passati sulla vita di Santa Ludmilla, da sola o abbinata alla vita di San Venceslao suo nipote.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Ludmilla, pregate per noi.


*Beato Luigi Ludovico Allemandi (Louis d'Aleman) (16 settembre)
San Michele di Prazzo, Cuneo, 1382 – Salon, 1450
Martirologio Romano: A Salon nella Provenza in Francia, transito del Beato Luigi d’Aleman, vescovo di Arles, che visse in assoluta pietà e penitenza.
La nobile famiglia germanica degli Allemandi si trasferì, al tempo degli imperatori Ottoni, in Piemonte e più precisamente presso San Michele di Prazzo, in Val Maira.
Qui assai probabilmente nacque il Beato odierno, anche se secondo altre ipotesi sarebbe nato nella vicina regione francese del Bugey. La cosa certa sono comunque le origini saluzzesi della famiglia, visti i futuri buoni rapporti che Ludovico intrattenne con il cardinal Amedeo dei marchesi di Saluzzo.
Intraprese la carriera ecclesiastica in giovanissima età e, entrato tra i canonici di Lione, venne elevato alla dignità di priore di Piellonez e Contamines-sur-Arles.
All’università di Avignone conseguì la laurea in diritto nel 1414. Ricevette vari incarichi quale insegnate presso abbazie a Tours, a Valenza ed a Barbona. Prese parte ai concili di Pisa e di Costanza, entrambi finalizzati ad una positiva conclusione dello scisma d’Occidente.
Il Papa Martino V lo destinò poi alla cattedra episcopale di Maguelonne nel 1418 e di Arles nel 1423. Insignito della porpora cardinalizia, nel 1424 divenne governatore di Bologna, ove dovette fronteggiare la lotta in corso tra guelfi e ghibellini. Qui fu imprigionato per alcuni lunghi giorni dalla potente famiglia guelfa dei Canetoli.
Liberato, si trasferì a Roma ove operò alla corte papale. Dal 1431 partecipò al concilio di Basilea indetto dal pontefice Eugenio IV.
Quest’ultimo, temendo di vedere la sua autorità compromessa dal concilio, ne trasferì la seda a Ferrara, per poter dirigere personalmente il procedere dei lavori. Alcuni cardinali non accolsero però benevolmente tale autoritaria presa di posizione e continuarono a riunirsi a Basilea, ove
procedettero all’elezione di un nuovo Papa nella persona dell’ex duca sabaudo Amedeo VIII, che assunse il nome di Felice V.
Il cardinal Allemandi, rimasto coinvolto in questa diatriba sulla superiorità del concilio rispetto al Romano Pontefice, poté essere reintegrato nella pienezza delle sue funzioni solo quando nel 1449, con il nuovo papa Niccolò V si giunse alla riappacificazione con i seguaci di Felice V che abdicò.
Quest’ultimo fu ricompensato, per la sua opera in favore dell’unità della Chiesa, con la nomina a cardinale, mentre l’Allemandi poté riprendere possesso ufficialmente della sede di Arles.
Ritiratosi dunque nella città provenzale, dedicò il resto della sua vita anima e corpo alla cura pastorale del gregge a lui affidato.
La morte lo raggiunse nel 1450 presso il convento francescano di Salon. Fu però comunque sepolto nella cattedrale e la sua tomba non tardò a divenire meta di pellegrinaggi e luogo miracoloso.
Lo storico Saxius volle così riassumere la sua vita: “Angelicam vitam duxit”, cioè “condusse una vita angelica”, caratterizzata da una spiccata devozione mariana concretizzata nel sostegno al dogma dell’Immacolata Concezione. Nel 1527 il Papa Clemente VII volle confermare ufficialmente il suo culto dichiarandolo “Beato”.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Ludovico Allemandi, pregate per noi.


*San Martino - Sacerdote (16 settembre)
m. 1213
Martirologio Romano: Nel monastero di Huerta nella Castiglia in Spagna, transito di San Martino, detto Sacerdote, che, da abate cistercense ordinato vescovo di Sigüenza, rivolse ogni cura al rinnovamento morale del clero, prima di ritirarsi nuovamente nel suo monastero.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Martino, pregate per noi.


*San Ninian (Niniano) - Vescovo, Apostolo della Scozia (16 settembre)
Scozia ?, 360 ca. – Whithorn, 432 ca.
Martirologio Romano: A Withorn in Scozia, commemorazione di San Niniano, vescovo, che, di origine britannica, condusse il popolo dei Pitti alla verità della fede e costituì in questo luogo la sede episcopale. San Ninian fu il fondatore della vita cristiana e monastica nella Scozia meridionale, fra il IV e V secolo d.C.
Secondo la celebre “Historia ecclesiastica gentis anglorum” dello storico San Beda il Venerabile, monaco anglosassone e Dottore della Chiesa (672-735) e la “Vita Niniani” scritta da Sant’Aelredo di Rievaulx († 1167), San Ninian era di origine britannica e fu istruito nella fede cristiana a Roma,
inoltre egli era vescovo itinerante e predicò con gran successo ai Pitti meridionali (antiche popolazioni celtiche della Scozia, così chiamati dai Romani, perché si dipingevano il corpo e i capelli), i quali abitavano la regione a Sud del Grampians e a Nord del Forth; ciò avvenne molto tempo prima dell’arrivo di San Columba dall’Irlanda nel 565.
Tra i suoi meriti, costruì una chiesa di pietra, che era una cosa non comune tra i Britanni e che chiamò “Candida Casa” in un luogo che prese lo stesso nome, dove poi morì e il suo corpo fu sepolto; dedicò poi la sua sede episcopale e la stessa chiesa a San Martino di Tours.
Altre prove della sua esistenza e della sua opera di conversione, provengono dai “Miracula Nynie episcopi”, dove si narra che San Ninian fu consacrato vescovo dallo stesso papa del tempo e che ebbe contatti con un re britannico, chiamato “Tudvallus”.
Ancora viene riportato, ma senza certezza storica, che egli era figlio di un re britannico e che al suo ritorno da Roma, si fermò presso Martino di Tours (315-397), facendosi prestare da lui i muratori (allora molto rinomati quelli francesi), per edificare la sua chiesa e che dopo la morte del
Santo vescovo, egli la dedicò appunto a lui, San Martino di Tours.
Sempre scavando nei tasselli di una storia così lontana da noi, si può essere certi che San Ninian, fosse ancora operante a “Candida Casa”, poi Whithorn, nel Galloway, all’inizio del V secolo, poiché il grande vescovo irlandese San Patrizio (370-461) in una sua lettera della metà del V secolo, parlava esplicitamente dei Pitti, convertiti da Ninian, nominandoli come “apostati”; nulla di più facile in quei popoli pagani dell’epoca, che sebbene convertiti, non erano ancora stabili totalmente nella fede cristiana.
San Ninian morì nel 432 ca. e sepolto nella sua “Candida Casa”, ora generalmente conosciuta come Whithorn, che dal 450 divenne un grande centro di studio per monaci gallesi e irlandesi e nel Medioevo la sua tomba fu un famoso luogo di pellegrinaggio.
La sua festa si celebra in Scozia e nelle diocesi inglesi di Hexham e Lancaster, il 16 settembre, giorno in cui è ricordato anche dal “Martirologio Romano”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Ninian, pregate per noi.


*San Prisco di Nocera - Vescovo (16 settembre)
Patronato: Nocera
Martirologio Romano: A Nocera in Campania, San Prisco, vescovo e martire, che san Paolino da Nola celebrò in versi di lode.
La serie dei vescovi nocerini si apre con San Prisco (etimologicamente la parola “prisco” significa antico).
Alcuni autori lo vogliono cittadino nocerino.
Patrono di Nocera, che, ab immemorabili, lo ha venerato fino ai giorni nostri, Prisco siede sulla cattedra nocerina quale primo vescovo intorno al III-IV secolo d.C.
Il primo vescovo di Nocera morì, forse, qualche secolo prima che San Paolino fosse vescovo di Nola (anno 409).
Quest’ultimo, quale pastore di quella diocesi, scrive di San Prisco e del culto che gli si tributa anche nella diocesi di Nola, quamvis ille alia nucerinus episcopus urbe sederit.
La leggenda lo vuole vescovo, primo della lunga serie sulla cattedra nocerina, al tempo dell’imperatore Nerone, affermando che con lui sarebbero caduti due martiri nocerini: Felice e Costanza.
La leggenda narra, inoltre, che il Papa abbia fatto dono a Prisco di una grande vasca di marmo, che il Santo avrebbe fatto trasportare a Nocera per mezzo di due “vaccarelle”.
Tutto ciò in premio della sua dimostrata innocenza manifestata al Pontefice dalla presenza di angeli, quando quest’ultimo aveva chiamato Prisco a Roma, a seguito dell’accusa di eresia.
Il corpo del Santo vescovo di Nocera, dopo aver reso la sua anima a Dio, fu posto, in un umile sepolcro di pietra tufacea nella necropoli nocerina, situata nella zona fuori le mura della città.
L’aumento della venerazione verso Prisco, costrinse a deporre il corpo del Santo in un maestoso sarcofago, presso il quale si cominciò a recitare orazioni e a celebrare Sante Messe.
É bene notare che i santi con il nome Prisco sono ben dieci nel mondo, alcuni dei quali sono vescovi e martiri.
C’è un Prisco a Capua, martire; uno martire di Cesarea di Cappadocia del VI secolo; San Prisco vescovo di Lione; San Prisco martire di Sebaste; Prisco e compagni martiri in Gallia; Prisco martire in Cesarea di Palestina; San Prisco martire con Martino e Nicola; Prisco martire di Roma e il nostro San Prisco vescovo di Nocera.
L’ultima ricognizione delle ossa di San Prisco fu effettuata il 23 aprile 1964. Con il permesso dell’allora vescovo Sua Ecc.za Mons. Fortunato Zoppas, il celebre prof. Gastone Lambertini, direttore dell’Istituto di anatomia umana normale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in Roma, aprì il sarcofago.
Egli dichiarò che quei resti erano appartenuti ad un soggetto anziano di costituzione robusta, vissuto prima del trecento dell’Era Volgare.
Il Martyrologium Romanum pone la data di culto al 16 settembre, mentre Nocera venera il Santo come suo patrono principale con particolari festeggiamenti alla data del 9 maggio.
(Autore: Raffaele Ferrentino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Prisco di Nocera, pregate per noi.


*Santi Rogelio e Serviodeo di Cordova - Martiri (16 settembre)
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Santi martiri Rogello, monaco anziano, e Servidio (‘Abdallah), giovane, che, giunti dall’Oriente, condannati a morte per aver coraggiosamente predicato Cristo di fronte ai Saraceni, furono, senza alcun loro cedimento, amputati di mani e piedi e morirono, infine, decapitati.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Rogelio e Serviodeo di Cordova, pregate per noi.


*San Romolo - Diacono Venerato a Atripalda (16 settembre)
Abellinum V-VI secolo
Una chiara testimonianza del culto tributato ad Atripalda (Avellino), al santo diacono Romolo (chiamato anche Romolino) ci viene dal grande sacerdote e professore di archeologia cristiana di Napoli, Gennaro Aspreno Galante (1843-1923).
Egli compose sedici elegie in lingua latina in onore di San Paolino di Nola (353-431), ne scrisse una ogni anno nel giorno della sua festa, il 22 giugno, cioè come dicono gli agiografi, nel ‘Natale’ del Santo e queste elegie scritte per sedici anni si chiamano appunto “Natales”, in ricordo anche dei “Carmina Natalicia” scritti da San Paolino.
Nell’VIII e IX “Natale”, scritti nel 1890 e 1891, il Galante ipotizzando una conversazione con il Santo patrono di Nola, descrive il culto della città di Atripalda, di cui era cittadino onorario, per San Romolo diacono del vescovo San Sabino, patrono principale.
Sottolinea la delicata bellezza del giovane, ne rileva il ruolo di diacono e di attento custode dello “Specus Martyrum” dove fu sepolto s. Sabino dopo la sua morte, Romolo conservava in un’ampolla un liquido detto ‘manna’, che stillava dalla tomba del vescovo e che operava prodigi e guarigioni, rendendo fertile la campagna irpina.
Il giovane diacono, morto a causa del dolore per la scomparsa di Sabino, viene sepolto presso la
tomba del vescovo nello ‘Specus Martyrum’ dell’antica città romana di Abellinum dove vivevano ambedue.
Lo ‘Specus’, ora ipogeo nella chiesa di S. Ipolisto di Atripalda, è uno dei più insigni monumenti di archeologia cristiana dell’Irpinia e che Gennaro Aspreno Galante, valente archeologo, conosceva bene.
L’elegia prosegue con il racconto dell’esplorazione del sepolcro, effettuata dal Galante stesso e dal barone Francesco de Donato, munifico benefattore del restauro del monumento, nel 1888.
Viene descritta la folla esultante, la cerimonia religiosa con il vescovo di Avellino che offre le reliquie del santo diacono alla venerazione dei fedeli, il prodigio di un’acqua sgorgante dalle fondamenta sotto l’altare, la deposizione delle reliquie in un’urna bronzea e della costruzione della cappella per accoglierle.
Infine dialogando ipoteticamente con San Paolino, il Galante lo invita a partecipare ai festeggiamenti popolari e alla celebrazione liturgica per la ricorrenza della traslazione delle reliquie del 1612 e che si tiene il 16 settembre.
Segue poi la descrizione della festa, con la statua di San Romolo con in mano l’ampolla della ‘manna’, portata in processione, fra spari di fuochi, campane che suonano, fiori che vengono sparsi dai balconi e per le strade.
Conclude sottolineando i tre aspetti della vita di San Romolo; incline alla pietà fin da fanciullo, sincero cultore dei martiri, devoto diacono del vescovo, al quale, se fosse vissuto, sarebbe successo nella cattedra episcopale di Abellinum (che sorgeva alle porte dell’odierna Atripalda).
S. Romolo e San Sabino a cui è strettamente legato nel culto, vissero fra il V e il VI secolo, mentre gli Ostrogoti imperversavano su tutta l’Italia.
L’iscrizione sepolcrale sulla sua tomba, unanimemente giudicata del VI secolo, riporta che San Romolo, diacono ed amministratore del suo vescovo, era morto dopo Sabino, ma era stato associato a lui in quella terra benedetta.
È tuttora grande la venerazione per i due santi sia ad Atripalda sia ad Avellino, vengono onorati con due feste il 9 febbraio giorno della morte di San Sabino e il 16 settembre a ricordo della traslazione delle loro reliquie, fatta nel 1612.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Romolo, pregate per noi.


*Beata Teresa Cejudo Redondo - Cooperatrice Salesiana, Martire (16 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia”
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007
“Martiri della Guerra di Spagna”
Pozoblanco, Spanga, 15 ottobre 1890 - Siviglia, Spagna, 16 settembre 1936
Nacque a Pozoblanco, in provincia di Cordova, il 15 ottobre 1890.
Frequentò il collegio delle Religiose Concezioniste della città. Nel 1925 andò sposa all'architetto Giovanni Battista Caballero, dal quale ebbe una figlia.
Fin da giovane fece parte dell'Azione Cattolica, delle Conferenze di San Vincenzo de' Paoli, di Confraternite religiose e fu attiva cooperatrice salesiana.
Quando nel 1936 scoppiò la rivoluzione, si offerse vittima al Signore per il trionfo della buona causa.
Il 22 agosto, arrestata a Pozoblanco per la sua condizione di donna cattolica, si accomiatò dalla famiglia e specialmente dalla sua bambina, che non si voleva staccare da le, e fu imprigionata.
Il 16 settembre venne condannata a morte con 17 altri cattolici.
Incoraggiò tutti e morì perdonando ai suoi carnefici.
Beatificata il 28 ottobre 2007
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beata Teresa Cejudo Redondo, pregate per noi.


*San Vitale di Savigny - Abate (16 settembre)
Martirologio Romano: A Savigny nella Normandia in Francia, San Vitale, abate, che, lasciati gli incarichi terreni, apprese a coltivare in luoghi deserti una più stretta osservanza e aggregò molti seguaci nel cenobio da lui stesso fondato.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vitale di Savigny, pregate per noi.


*Beato Vittore III - 154° Papa (16 settembre)
Benevento, ca. 1027 - 16 settembre 1087
(Papa dal 24/05/1086 al 06/09/1087)
Nato a Benevento, dopo la sua elezione, non potendo entrare a Roma, ritornò a Montecassino.
Martirologio Romano: A Montecassino nel Lazio, transito del Beato Vittore III, Papa, che resse sapientemente per trent’anni questo celebre monastero e lo arricchì magnificamente, prima di assumere il governo della Chiesa di Roma.
Un pontefice sbiadito: esita dieci mesi prima di accettare l’elezione (con il nome di Vittore III) e
cinque mesi dopo è morto. Gli mancava la volontà, e poi gli è mancato il tempo. Nato da nobili di origine longobarda (e battezzato con il nome di Dauferio), alla morte del padre si è fatto eremita, poi monaco a Montecassino, dove ha preso il nome di Desiderio.
Sui 30 anni è abate; a 32 è cardinale e dovrebbe andare a Roma, ma resta nell’abbazia.
È il momento più duro del conflitto per la riforma della Chiesa e per la sua autonomia dal potere civile. Desiderio segue lo scontro fra Papa Gregorio VII e il re germanico Enrico IV: quello che si è umiliato a Canossa, ma che poi ha ripreso la lotta nominando un antipapa (il vescovo Guiberto di Ravenna, col nome di Clemente III). Gregorio si ritrova prigioniero a Castel Sant’Angelo, fino all’arrivo dal Sud dei soldati normanni, che lo liberano ma saccheggiano Roma.
Morto Gregorio VII a Salerno (25 maggio 1085), c’è un anno di sede vacante. Nel maggio 1086 si elegge Desiderio, ma lui accetta solo nel marzo 1087. Ed eccolo Papa, ma in una Roma semidistrutta, e per una buona metà nelle mani dell’antipapa e dei suoi sostenitori tedeschi e romani; sicché a volte i riti in San Pietro sono celebrati da lui, Papa Vittore; e a volte dal suo avversario, l’antipapa Clemente. Per muoversi in città ha bisogno delle scorte normanne; e se queste mancano, è l’antipapa che scorrazza.
Vittore non ce la fa più, e va a cercare rifugio a Montecassino, dove poi arriva Matilde di Canossa (padrona di buona parte del Centro-Nord d’Italia) per convincerlo a ritornare, passando dall’Isola Tiberina a Castel Sant’Angelo, o a Ostia...
Si sforza di governare la Chiesa, per quello che può, e occupandosi delle urgenze più drammatiche: scomunica l’antipapa Clemente, annulla tutte le cariche ecclesiastiche conferite a pagamento... Indice nell’estate 1087 un sinodo a Benevento, e vi partecipa scendendo da Montecassino. Ma sente
vicina la fine, e si lascia andare a esprimere una speranza: vorrebbe come successore il cardinale Ottone di Lagéry (che sarà eletto, prendendo il nome di Urbano II).
Poi ritorna una volta ancora a Montecassino, dove trova la morte e la tomba. Montecassino, dove lui per tutti è ancora l’abate Desiderio. Con il suo nome monastico, il Pontefice-meteora resta una delle figure più importanti del suo secolo.
A Montecassino, dopo le devastazioni saracene, gli abati si erano preoccupati solamente di rafforzare le difese. Desiderio, invece, ha voluto arricchire l’abbazia di bellezza e di operosità culturale.
Progettista egli stesso e direttore dei lavori, per le costruzioni ha chiamato artefici dalla Lombardia, da Amalfi, da Costantinopoli e dal mondo arabo, facendo dell’abbazia anche un laboratorio di ricerca artistica. Inoltre ha raccolto scrittori e poeti intorno, aggiungendo il lavoro creativo a quello tradizionale di preservazione e diffusione del pensiero e dell’arte dell’antichità. Ha dato vita a una scuola d’arte cassinese che ha segnato poi gran parte dell’architettura del Meridione. Il culto per lui come Beato è stato confermato da Papa Leone XIII nel 1887.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Vittore III, pregate per noi.


*Santi Vittore, Felice, Alessandro e Papia - Martiri (16 settembre)
Martirologio Romano: A Roma sulla via Nomentana ad Capream nel cimitero Maggiore, Santi Vittore, Felice, Alessandro e Pápia, martiri.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Vittore, Felice, Alessandro e Papia, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (16 settembre)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu