Santi del 18 Maggio - Istituto Aveta

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Santi del 18 Maggio

Il mio Santo > I Santi di Maggio

*Beata Bartolomea Carletti da Chivasso - Vergine Clarissa, Fondatrice (18 maggio)

Chivasso, Torino, 1425/1435 - dicembre 1508

Bartolomea nacque a Chivasso, in diocesi di Ivrea, tra il 1425 e il 1435. Suo padre Martino era fratello del beato Angelo Carletti.
Su consiglio del celebre zio, indossò l’abito di terziaria
francescana, dedicandosi a una vita di preghiera e di assistenza ai bisognosi e dando vita a una fiorente comunità di Terziarie.
Nel 1486 ottenne dal cugino il permesso di erigere in Chivasso un vero e proprio cenobio, che nel 1505 fu approvato come regolare monastero di sorelle di Santa Chiara o Clarisse.
Morì in tarda età nel dicembre 1508. Fu sepolta a spese della comunità di Chivasso nella sacrestia della chiesa di San Bernardino, e fu subito onorata con il titolo di Beata sia dai concittadini sia dall’ordine francescano.
In seguito, il suo corpo incorrotto fu posto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, sotto l’altare maggiore.
Dal 1801 riposa nel duomo cittadino.
Nel 2016, per volere del vescovo Mons. Edoardo Aldo Cerrato, è tornata visibile l'urna contenente le spoglie della Beata Bartolomea, da tempo celata dietro un confessionale.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Bartolomea Carletti, pregate per noi.


*Beata Blandina Merten - Orsolina (18 maggio)

Düppennweiler (Germania), 10 luglio 1883 – Trier (Treviri), 18 maggio 1918
Maria Maddalena Merten nacque nel 1883 a Düppenweiler, nella regione tedesca della Saar. Divenuta maestra elementare, a 25 anni entrò tra le Orsoline di Calvarienberg-Ahrweiler, prendendo il nome di Blandina del Sacro Cuore. Emise i voti perpetui nel 1913 e, su consiglio del gesuita padre Merk, si offrì anche come vittima espiatoria.
Continuò a dedicarsi all'apostolato scolastico e all'educazione cristiana dei fanciulli. Ma la sua vita religiosa fu breve. Trasferita a Saarbrücken, nel 1916 si manifestò, infatti, una tubercolosi incurabile, malattia che la condusse a morte nel 1918 a Treviri, dove era stata portata per il clima più mite.
Gli ultimi due anni la suora li passò in infermeria, vivendo la croce della sofferenza.
«Io e Gesù siamo così vicini», ripeteva.
Mentre lei in punta di piedi se ne andava, a soli 35 anni, sulla cittadina tedesca infuriavano i combattimenti della prima guerra mondiale.
Blandina Merten è stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1987. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Mergentheim in Germania, Beata Blandina (Maria Maddalena) Merten, vergine dell’Ordine di Sant’Orsola, che unì alla vita contemplativa l’impegno nella formazione umana e cristiana delle ragazze e degli adolescenti.
Maria Maddalena Merten, nacque a Düppennweiler nella Saar in Germania, il 10 luglio 1883; fra tutti i bambini si distingueva per pietà e gentilezza, qualità che l’accompagnarono per tutta la vita.
Prese il diploma di maestra all’Istituto magistrale di Marienau, presso Vallendar e divenne insegnante stimata ed amatissima in varie scuole cattoliche del distretto di Treviri.
Ma fu soprattutto una campionessa di carità verso i bambini poveri, che vestiva e nutriva; non fu solo maestra ma anche apostola, con ogni gesto ispirava fede, guidava gli alunni al culto dell’Eucaristia, della Passione e di Maria.
Ormai certa della scelta della sua vita, chiese di entrare nell’Ordine delle Orsoline, fondato nel
1535 a Brescia da S. Angela Merici, per l’educazione delle fanciulle, e fu accolta nel convento di Calvarienberg prendendo il nome di Blandina del S. Cuore.
Il 4 novembre 1913 emise i voti e su consiglio del gesuita padre Merk, aggiunse quello di vittima; ebbe sempre la sicurezza che Gesù aveva accettato quel suo voto; venne assegnata alle scuole di Saarbrücken, ma quasi subito si manifestarono i sintomi della tubercolosi, malattia che fino alla metà del Novecento era poco curabile e di grande e mortale virulenza, pertanto fu trasferita nel clima più mite di Treviri.
Nonostante la malattia, continuò ad insegnare come maestra, ma si caricò anche di tanti lavori straordinari o di supplenza, soprattutto dei nidi di infanzia. Purtroppo dall’autunno del 1916 si presentarono febbri e dolori che l’obbligarono a restare stabilmente in infermeria; iniziò così per lei l’apostolato della sofferenza.
Suor Blandina era sempre lieta e una delle ragioni della sua gioia, era che dall’altra parte del muro della sua stanza, c’era la cappella e lei felice diceva: “Io e Gesù siamo così vicini!”. In infermeria non si lagnò mai di qualcosa, prima di lei voleva che si accudissero le altre consorelle ammalate; non chiedeva mai niente, sorrideva sempre, secondo la testimonianza di un’infermiera.
Elevò ad atto d’amore e donazione di vittima, le sue sofferenze e la sua giovane vita, offesa nel pieno vigore delle gioventù, fu tutta un’offerta all’Amore di Dio; diceva: “Per me tutto è cielo. Voglio vivere sulla terra come se non ci fossimo che Dio e io. Voglio amare Dio più di quanto nessun altro lo ha mai amato”.
Sentendo approssimarsi la fine, volle lei stessa dare ‘la lieta novella’ alle persone più care. Mentre infuriava la Prima Guerra Mondiale e la città di Trier (Treviri) era turbata giorno e notte, dalle incursioni aeree, Suor Blandina del S. Cuore, rendeva la sua anima allo Sposo celeste il 18 maggio 1918.
La fama della santità della sua giovane vita di 35 anni, e dei miracoli che accadevano, si diffuse rapidamente. Il processo per la beatificazione ebbe luogo a Treviri dal 1954 al 1962; nel 1983 fu riconosciuta l’eroicità delle sue virtù e il titolo di venerabile.  È stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 1° novembre 1987. La ricorrenza liturgica è al 18 maggio.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Blandina Merten, pregate per noi.


*Beato Burcardo di Beinwil - Sacerdote (18 maggio)

sec. XII
Martirologio Romano:
Nel territorio di Argovie nell’odierna Svizzera, Beato Burcardo, sacerdote, che, parroco del villaggio di Beinwil, si dedicò assiduamente all’impegno pastorale verso il gregge a lui affidato.
Nacque a Langenmat presso Muri (Svizzera), dove si trova il monastero benedettino di San Martino, fondato nel 1027. Resse la parrocchia di Beinwil e morì in fama di santità tra il 1185 e il 1228, probabilmente nel 1192, il 18 maggio; più tardi, però, la sua festa venne fissata al 20 agosto confondendo il beato con l'omonimo vescovo di Worms.
Appena sepolto nel cimitero della chiesa, Burcardo divenne oggetto di culto: già nel 1228, sulla sua tomba ardeva una lampada giorno e notte.
Un documento del 1407 ci informa delle offerte deposte dai pellegrini presso il sepolcro. Altre testimonianze sul culto e sui miracoli operati da Burcardo risalgono al 1587; l'anno seguente fu fondata a Beinwil una confraternita intitolata a lui e ai SS. Pietro e Paolo.
La sua tomba fu aperta tre volte: nel 1619, quando fu costruita l'attuale cappella, nel 1754 e nel 1784, allorché le reliquie furono deposte nel monumento sepolcrale.
La Sacra Congregazione dei Riti fece esaminare accuratamente, nel 1814, gli argomenti per il continuo culto di Burcardo e concesse nel 1817 di celebrare la Messa e l'Ufficio in suo onore; nel 1866 la sua festa fu ammessa nel Proprio della diocesi di Basilea.
In un'incisione del XVII sec., Burcardo è rappresentato con un uccello (civetta o corvo) : secondo la leggenda, infatti, il Beato risuscitò, dopo che dei servi malvagi glielo avevano ucciso, il volatile col quale soleva svagarsi.
Ancor oggi, la devozione verso Burcardo è viva e i fedeli, fiduciosi nell'intercessione del Beato, raccolgono l'acqua della fonte detta appunto «di Burcardo» che sgorga presso il suo sepolcro.
(Autore: Giovanni Battista Villiger - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Burcardo di Beinwil, pregate per noi.


*San Dioscoro di Alessandria - Martire (18 maggio)

m. 303 circa
Martirologio Romano:
In Egitto, San Dioscoro, martire, che, figlio di un lettore, dopo molti generi di supplizi, portò a compimento il proprio martirio con la decapitazione.
Il Martirologio Romano commemora il 18 maggio il martirio in Egitto di Dioscoro. Il Martirologio Geronimiano precisa nello stesso giorno: «Dioscoro ad Anapolis».
I sinassari bizantini, da parte loro, ne fanno menzione il 13 ottobre. I rari particolari forniti dalle fonti citate sono corretti e completati dalla passio conservata in una duplice recensione
nella traduzione latina e da un frammento della passio siriaca.
Dioscoro era un «curiale», figlio di un lettore e originario di Ano Cynopolis, la Qais dei Copti. Arrestato per non aver voluto sacrificare agli dei, né consegnare i libri santi, fu trasferito ad Alessandria, dove, dopo una lunga prigionia, soffrì diverse torture per ordine del prefetto Culciano e morì decapitato verso il 305-307.
Nonostante i rimaneggiamenti posteriori, la passio si presenta come un documento degno di fede. H. Delehaye conclude così la sua presentazione: «Un récit contemporain de bonne allure a été remanié et orné de divers emprunts fournis par une biographie de qualité très inférieure, mais qui avait conquis la vogue au détriment de la same littérature».
La tesi di Rendel Harris, che voleva vedere nella venerazione di Dioscoro la trasposizione cristiana del culto pagano dei Dioscuri, Castore e Polluce, è stata respinta dal Delehaye e da Franchi de' Cavalieri (cf. R. Aubert, art. cit. in bibl.).
(Autore: Joseph-Marie Sauget - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Dioscoro di Alessandria, pregate per noi.


*Sant'Erik IX - Re di Svezia (18 maggio)

Svezia, XII sec. – Ostra Aros (Uppsala), 18 maggio 1161
Erik era figlio di Jedward (Edward) da cui il patronimico Jedvardsson e fu nominato re dai popoli dello Svealand nel 1150. Cristiano animato da grande zelo, organizzò una spedizione nella vicina Finlandia pagana, lasciandovi Enrico, vescovo della vecchia Uppsala (Gamla Uppsala) per continuarvi l'evangelizzazione.
La tradizione presenta Erik IX come il fondatore del dominio svedese sulla Finlandia, che portò all'unione dei due Stati per quasi 650 anni fino al 1809.
Durante una guerra che coinvolgeva i Paesi Scandinavi e la Danimarca, il 18 maggio 1161, re Erik IX «il Santo», in lotta contro il principe danese Magnus Henriksson, mentre partecipava alla Messa nella chiesa della Trinità di Ostra Aros (Uppsala di oggi), fu attaccato dai nemici.
Il re volle continuare ad assistere alla celebrazione della Messa fino alla fine e solo dopo si volse contro gli assalitori. Morì per un colpo alla gola durante la battaglia.
Fu sepolto nel duomo di Gamla Uppsala e il popolo cominciò da subito a venerarne le reliquie. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Uppsala in Svezia, Sant’Eric IX, re e martire, che durante il suo regno si prodigò nel governare con saggezza il popolo e nel tutelare i diritti delle donne; mandò in Finlandia il vescovo Sant’Enrico per diffondervi la fede di Cristo e, infine, aggredito mentre partecipava alla celebrazione della Messa, cadde pugnalato per mano dei suoi nemici.
Nel 1526, quando il luteranesimo si stabilì in Svezia, tutte le manifestazioni in onore di sant’Erik furono soppresse, come del resto per tutte le manifestazioni, culto delle reliquie, immagini, processioni, ecc. inerenti i santi venerati fino allora dalla Svezia cattolica.
Quindi tutte le notizie che lo riguardano, compreso quelle per le reliquie, sono antecedenti a tale periodo.
Erik era figlio di Jedward (Edward) da cui il patronimico Jedvardsson (bisogna aggiungere che il nome Jedward, secondo alcuni storici, sarebbe la testimonianza dell’attività missionaria, svolta dall’Inghilterra in Svezia) e fu nominato re dai popoli dello Svealand nel 1150.
Cristiano tutto d’un pezzo e spinto da grande zelo, organizzò una crociata nella vicina Finlandia pagana, lasciandovi Enrico, vescovo della vecchia Uppsala (Gamla Uppsala) per continuare come missionario, l’evangelizzazione dei popoli finni occidentali.
La tradizione presenta Erik IX come il fondatore del dominio svedese sulla Finlandia, che ebbe un benefico risultato sull’unione dei due Stati e popoli; unione durata per quasi 650 anni e che in certo modo è continuata anche dopo il distacco nel 1809, della Finlandia dalla Svezia.
Altro Stato vicino alla Svezia e nei tempi lontani in continua lotta con la stessa Svezia, era la Danimarca, i cui principi avevano mire espansionistiche (nel secolo XI i Danesi avevano conquistato anche l’Inghilterra e la Norvegia).
E fu durante una di queste guerre che coinvolgeva i Paesi Scandinavi e la Danimarca, che il 18 maggio 1161, re Erik IX il Santo, in lotta contro il principe danese Magnus Henriksson, mentre ascoltava la Messa nella chiesa della Trinità di Ostra Aros (Uppsala di oggi), fu attaccato dai nemici.
Il re volle continuare ad assistere alla celebrazione della Messa fino alla fine e solo dopo, si volse contro gli assalitori più numerosi e forti; nella mischia che ne seguì, fu ucciso con un colpo di spada alla gola (come risulta dalle ricognizioni delle reliquie).
Fu sepolto nel Duomo di Gamla Uppsala e il popolo cominciò da subito a venerarne le reliquie, considerandolo la figura più rappresentativa del Cristianesimo in Svezia.
Trentotto anni dopo la sua morte, era citato come santo, nel famoso diario della chiesa di Vallentuna; tre anni dopo l’uccisione, il Papa Alessandro III unì le quattro diocesi svedesi in una sola archidiocesi (Uppsala), nominando come primo arcivescovo il monaco cistercense Stefano del monastero di Alvastra, consacrato in Francia.
Verso il 1245 la cattedrale di Gamla Uppsala fu in gran parte distrutta da un incendio; inoltre la vecchia Uppsala si trovò a perdere d’importanza, in quanto il delta del fiume Fyris si spostò verso Ostra Aros, perdendo così il porto fluviale; per queste ragioni la sede arcivescovile fu spostata ad Ostra Aros (Uppsala di oggi) e nel 1271 si iniziò la costruzione della magnifica cattedrale, cui parteciparono maestranze francesi.
Il 24 gennaio 1273, le reliquie di Sant'Erik IX, poterono essere traslate nella nuova cattedrale, partendo in processione da Gamla Uppsala; ogni anno il 18 maggio, si teneva una solenne processione delle reliquie attraverso i campi, unendo i due centri di Uppsala; la tradizionale cerimonia si tenne per circa tre secoli, fino al 1526, quando subentrò in Svezia il luteranesimo.
Le reliquie hanno avuto una storia a parte nelle vicende reali svedesi e nonostante la Riforma Protestante, il culto per il santo re continuò in varie forme.
Nel Medioevo era talmente importante per gli svedesi, che ogni nuovo re pronunciava il suo giuramento, poggiando le mani sulle sue reliquie.
È considerato da secoli l’eroe e santo nazionale svedese; la città di Stoccolma porta nello stemma la sua immagine.
La festa si celebra il 18 maggio e il 24 gennaio si ricorda la traslazione delle reliquie.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Erik IX, pregate per noi.


*San Felice da Cantalice (18 maggio)

Cantalice, Rieti, 1515 – Roma, 18 maggio 1587
Lavorò da contadino fino a 30 anni, poi entrò nell’Ordine dei Cappuccini. Gli venne quasi subito affidato l’incarico di questuante, che eseguì con esemplare semplicità per 40 anni.
In continua preghiera, in umile letizia, percorrendo le vie di Roma, assistendo ammalati e poveri, per i quali questuava, e invitando i fanciulli a cantare le lodi divine.
Era chiamato “frate Deo gratias” per il suo abituale saluto. San Filippo Neri gli fu intimo amico e San Carlo Borromeo ne ricercava la conversazione. Venne canonizzato da Clemente XI nel 1712.
Etimologia: Felice = contento, dal latino
Martirologio Romano: A Roma, San Felice da Cantalice, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, di austerità e semplicità mirabili, che per quarant’anni si dedicò a raccogliere elemosine, disseminando intorno a sé pace e carità.
Felice Porro nacque a Cantalice quasi sicuramente nel 1515; fanciullo si trasferì a Cittaducale, dove servì in casa Picchi in qualità di pastore e di contadino.
Alimentò l'innata inclinazione ad una vita austera, ascoltando leggere le Vite dei Padri.
Nei primi mesi del 1544, travolto da giovenchi non domi e rimasto miracolosamente incolume, si decise a mettere in atto senza altri rinvii il proposito, lungamente meditato, di rendersi religioso tra i Cappuccini.
Compì l'anno di noviziato a Fiuggi e nel maggio 1545 emetteva la professione dei voti nel convento di S. Giovanni Campano.
Quindi sostò per poco più di due anni nei conventi di Tivoli e di Viterbo-Palanzana e, verso la: fine del 1547 O l'inizio del 1548, si trasferì a Roma, nel convento di S. Bonaventura (attualmente S. Croce dei Lucchesi sotto il Quirinale), dove nei rimanenti quarant'anni della sua vita questuò pane e vino per i suoi confratelli.
Felice ebbe un temperamento mistico.
Dormiva appena due o tre ore e il resto della notte lo trascorreva in chiesa in preghiera, che per lo più era contemplazione dei misteri della vita di Gesù.
Negli ultimi tre lustri della sua vita si comunicò quotidianamente.
Nei giorni festivi soleva peregrinare alle "Sette Chiese" oppure visitava gli infermi nei vari ospedali romani. Nutrì una tenera devozione alla Vergine Madre, che gli apparve più volte.
Nei suoi contatti quotidiani con il popolo, fu efficace consigliere spirituale di gente umile e della stessa aristocrazia della Roma rinascimentale.
Per molti anni dopo la sua morte (18 maggio 1587) ragazzi e signore seguitarono a cantare ballate da lui composte e insegnate, come queste:

"Gesù, somma speranza,
del cuor somma baldanza.
Deh! dammi tanto amore,
che mi basti ad amarti ";


oppure:


" Se tu non sai la via
d'andare in paradiso,
vattene a Maria
con pietoso viso,
ch'è clemente e pia:
t'insegnerà la via
d'andare in paradiso".

Fu amico di San Filippo Neri e di Sisto V, al quale predisse il papato ammonendolo a comportarsi rettamente, e che ne fece celebrare il processo canonico l'anno stesso della morte (giugno-ottobre 1587) con l'intenzione di canonizzarlo immediatamente, poiché i miracoli operati dal santo ancor vivente e subito dopo la morte erano sulla bocca di tutti.
Ma di fatto Felice fu beatificato il 1 ottobre 1625 e canonizzato da Clemente XI il 22 maggio.
Il suo corpo riposa nella chiesa dell'Immacolata Concezione di via Veneto in Roma, dove fu trasportato il 27 aprile 1631.
La festa liturgica ricorre il 18 maggio.
(Autore: Mariano da Alatri – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Felice da Cantalice, pregate per noi.


*San Felice di Spalato (Salona) - Vescovo e Martire (18 maggio)

Etimologia: Felice = contento, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Spalato in Dalmazia, nell’odierna Croazia, San Felice, martire durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano.
Nel Prologus Paschae, scritto nel 395, si legge: " Diocletiano septies et Maximiano sexies consulibus, christiani persecutionem sextam passi sunt. In ea persecutione passi sunt Petrus et Marcellinus Romae et Domnius et Felix martyres passi sunt in Salona".
La testimonianza del Prologus è, in questo punto, confermata da documenti sincroni e può essere accolta senza temerità, ad eccezione della data consolare, che evidentemente deve essere portata almeno all'anno 303, inizio della persecuzione.
Il culto di Felice è ancor vivo a Spalato, l'antica Salona, dove, nella chiesa dei Conventuali alla Marina, se ne conservano (o si crede di conservare) le reliquie, ed è festeggiato da tempo immemorabile il 18 maggio. Lo stesso giorno il santo, è onorato a Stobrec, già Epetium, a poche miglia da Spalato, nelle cui vicinanze sono tornati in luce i ruderi di una chiesa a lui intitolata. Stobrec lo considera un suo antico vescovo, ma a torto, perché, la cittadina non fu mai sede episcopale.
Nel Martirologio di Usuardo del sec. IX, al 18 maggio si trova questo elogio: "Ipso die sancti Felicis episcopi qui apud Spellantensem urbem sub Maximiano imperatore palmam martyrii adeptus est". Lo stesso nome e lo stesso giorno del culto (18 maggio) di Felice di Spalato. Questa ed altre circostanze, hanno indotto i migliori studiosi, quali il Delehaye e il Lanzoni a concludere che Felice di Spello non è, in realtà, che l'omonimo di Spalato, ed è probabile che l'assonanza delle parole abbia avuto, come si è verificato in tanti altri casi, la sua parte di colpa nella genesi dell'errore.
Certamente è stato solo per la somiglianza di spalantesis con spoletensis che il Baronio (lo confessa lui stesso) ha creato Felice vescovo di Spoleto.
Oltre che di Epetium, di Spello e di Spoleto, Felice è stato ritenuto vescovo di Martana, altra diocesi mai esistita, dove è festeggiato il 30 ottobre.
La passio di Felice di Martana è identica, salvo le note topografiche, a quella di Felice di Spello. Inoltre, poiché Martana sorge nel territorio di Todi, gli storici di quest'ultima città, non potendo Felice essere stato vescovo di Martana, gli assegnarono il seggio tudertino.
(Autore: Pietro Burchi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Felice di Spalato, pregate per noi.  


*San Giovanni I - Papa e Martire (18 maggio) - Memoria Facoltativa  
m. 18 maggio 526
(Papa dal 13/08/523 al 18/05/526)
Sostenne per amore di Cristo e della Chiesa la persecuzione del re ariano Teodorico, che lo aveva inviato a Costantinopoli presso l'imperatore Giustino I a perorare la causa degli Ariani. Morì in carcere a Ravenna e il suo corpo fu trasferito a Roma nella basilica vaticana, dove venne
onorato come martire. (Mess. Rom.)
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Emblema: Palma
Martirologio Romano: San Giovanni I, papa e martire, che, mandato dal re ariano Teodorico a Costantinopoli presso l’imperatore Giustino, fu il primo tra i Romani Pontefici a celebrare in quella Chiesa il sacrificio pasquale; tornato di lì, fu vergognosamente arrestato e gettato in carcere dal medesimo Teodorico, cadendo a Ravenna vittima per Cristo Signore.
“Molte e gravi, a giudizio degli uomini, le tue colpe di uomo e di re: avidità di possesso e di strage, tolleranza soverchia della ferocia e della cupidigia dei tuoi seguaci, boria e impostura...". Così, per bocca d'un angelo, Giovanni Papini apostrofa Teodorico nel suo Giudizio universale; appassionata è la replica: "Ero a capo di una di queste torme di famelici nomadi e tutta la mia autorità di capitano e di re non poteva mutarla ad un tratto in un gregge di salmodianti e di genuflessi... Romani rinvigoriti e Goti raggentiliti avrebbero dovuto fondersi in un popolo unico e forte, capace di ridare all'Italia il primo posto sulla terra.
Non fu mia soltanto la colpa se quel generoso sogno rimase sogno". La memoria di S. Giovanni I è legata al dramma politico-religioso di Teodorico.
Toscano di nascita, Giovanni era succeduto a Papa Ormisda il 15 agosto 523. Qualche studioso lo identifica con il Giovanni diacono autore di un'Epistola ad Senarium, importante per la storia della liturgia battesimale, perché è forse l'unico documento ad attestare la tradizione della Chiesa romana di erigere e consacrare al sabato santo sette altari e di versare nel calice un miscuglio di latte e miele.
Giovanni diacono viene altresì riconosciuto autore del trattato “De fide catholica”, trasmesso dagli antichi tra le opere di Severino Boezio.
Quando il figlio di Costanzo divenne papa, da appena cinque anni Ormisda e l'imperatore Giustino, zio di Giustiniano, avevano fatto cessare lo scisma tra Roma e Costantinopoli, scoppiato nel 484 per l'Henoticon dell'imperatore Zenone, che aveva tentato un impossibile compromesso tra cattolici e monofisiti.
Poiché la mossa aveva ottenuto anche interessanti risvolti politici e i Goti erano ariani, verso la fine del 524 Giustino pubblicò un editto con cui ordinava la chiusura delle chiese ariane di Costantinopoli e l'esclusione degli eretici da ogni funzione civile e militare.
Teodorico allora costrinse il papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per sollecitare dall'imperatore la revoca del decreto: le manifestazioni di ossequio furono eccezionali: in 15.000 gli andarono incontro con ceri e croci e il Papa presiedette le solenni funzioni del Natale e della Pasqua.
Giustino aderì alla richiesta di restituire agli ariani le chiese confiscate, ma insistette nel privare dei diritti gli ariani convertiti al cattolicesimo che ridiventavano ariani. Tanto bastò al sospettoso Teodorico, che già aveva fatto uccidere Boezio e Simmaco. Gettato in prigione a Ravenna, Papa Giovanni I vi morì il 18 maggio 526.
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni I, pregate per noi.


*San Giovanni Gilabert - Mercedario (18 maggio)

El Puig, Spagna, 18 maggio 1417
San Giovanni Gilabert Jofré, nacque a Valenza (Spagna) il 24 giugno 1350.
Studiò diritto a Lerida e ritornato nella sua città, vestì l’abito mercedario nel convento di Santa Maria degli Angeli in El Puig nell’anno 1370.
Ordinato presbitero nel 1375, si dedicò alla predicazione, nel 1391 essendo vicario del convento di Lerida, mostrò grande interessamento per la sorte e i doloridei poveri e ricorse a Re Giovanni I° in favore della redenzione degli schiavi.
Ma gli anni più intensi per lui iniziarono nel 1409 dopo che fu designato commendatore di Valenza; a lui si deve la fondazione del primo manicomio in Spagna.
In compagnia del domenicano San Vincenzo Ferrer, percorse evangelizzando Aragona, Castiglia, Catalogna e Portogallo.
Nell’anno 1417, il domenicano lo avvisò della sua prossima morte, allora San Giovanni Gilabert si confessò e partì per Valenza e mentre stava per entrare nella chiesa di El Puig, morì santamente; era il 18 maggio 1417. Il suo corpo incorrotto dopo secoli è ancora venerato nella chiesa dello stesso convento.
L’Ordine lo festeggia il 18 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Gilabert, pregate per noi.


*Beato Guglielmo da Tolosa (18 maggio)
m. Tolosa, 18 maggio 1369
Entrò nell’Ordine agostiniano a circa 19 anni. Studiò a Parigi e passò la maggior parte della sua vita a Tolosa. Di sentimenti assai delicati, buon predicatore, attirò molti alla vita religiosa. Amante della povertà si dimostrò tenerissimo verso i poveri.
La sua caratteristica fu la preghiera, tanto che vi si applicava quasi totalmente cosicché “pregare o contemplare o parlare di Dio” costituiva la sua attività preferita.
Martirologio Romano: A Tolosa sulla Garonna in Francia, Beato Guglielmo, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino.
Il primo autore che scrisse sulla vita e sulla devozione verso il B. Guglielmo fu il suo concittadino Nicola Bertran nel De Tholosanorum gestis stampato nel 1515, dove raccolse tradizioni tolosane e
molto probabilmente qualche relazione scritta.
Secondo questa fonte, Guglielmo nacque a Tolosa in Francia intorno al 1297 in seno a una nobile famiglia e all'età di diciannove anni entrò tra gli Agostiniani della sua città natale. Inviato a Parigi per proseguire gli studi, ottenne il titolo di Lettore in teologia.
Al ritorno nella sua provincia di origine, venne incaricato della predicazione e presto ottenne grande fama come oratore, direttore di anime, conoscitore dei cuori e promotore della devozione alle anime del purgatorio.
La Vita riporta che la sua attività preferita era “pregare o contemplare o parlare di Dio”; descrive il suo zelo, i suoi digiuni rigorosi e i combattimenti col demonio, di persona e in qualità di esorcista. Riferisce anche grandi e svariati miracoli compiuti prima e dopo la morte.
Eccetto un breve periodo in cui fu Priore del convento di Pamiers, sembra che la maggior parte della sua vita dopo il rientro dallo studio parigino si sia svolta nel convento tolosano nel quartiere di Saint’Etienne, dove in quei giorni, esattamente nel 1341, venne celebrato il Capitolo Generale dell'Ordine di Sant' Agostino.
Ritenuto da tutti santo morì a Tolosa il 18 maggio 1369.
Fu sepolto nel cimitero conventuale, come si era soliti fare, ma pochi giorni più tardi, considerata la venerazione del popolo, memore delle sue virtù e riconoscente per le grazie ottenute tramite la sua intercessione, fu necessario trasferirlo all'interno della chiesa in un luogo più degno e accessibile alla devozione dei fedeli.
Leone XIII ne confermò il culto nel 1893. La sua memoria liturgica ricorre il 18 maggio.
(Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A. – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Guglielmo da Tolosa, pregate per noi.


*Beato Martino Giovanni (Marcin Jan) Oprzadek - Sacerdote e Martire (18 maggio)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Cinque Frati Minori” - Martiri polacchi
“Beati 108 Martiri Polacchi”
Koscielec, Polonia, 4 marzo 1884 – Hartheim, Austria, 18 maggio 1942

Il Beato Marcin Jan Oprzadek, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, nacque a Koscielec (Kraków), Polonia, il 4 marzo 1884.
Durante la Seconda Guerra Mondiale trovò il martirio nelle camere a gas della cittadina di Hartheim presso Linz, in Austria, il 18 maggio 1942. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.
Martirologio Romano: In località Hartheim vicino a Linz in Austria, Beato Martino Oprządek, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che, di nazionalità polacca, nello stesso tempo e allo stesso modo del precedente raggiunse il regno celeste.
Jan Oprzadek nacque a Koscielec, in diocesi di Cracovia, il 4 marzo 1884. Divenne Frate Minore nella Provincia di Santa Maria degli Angeli nel 1912.
Dopo la morte della mamma e di un fratello ammalato incurabile, ai quali aveva prestato premurosa assistenza, fu poi subito chiamato a prestare servizio militare.
Rientrato in convento alla fine della guerra, completò il noviziato nel 1921 ed emise la Professione temporanea il 15 settembre 1921 e quella solenne il 4 ottobre 1924, assumendo il nome di Marcin.
Era solito compiere volentieri i diversi uffici della fraternità, anche i più umili, servendo sempre il Signore con gioia.
Fu arrestato il 26 agosto 1940 con gli altri confratelli del convento di Wloclawek e, deportato dapprima a Sachsenhausen, nel dicembre dello stesso anno fu internato a Hartheim, presso Linz, in Austria.
Qui il 18 maggio 1942 fu barbaramente ucciso nella camera a gas, restando fedele sino alla fine alla sua vocazione cristiana e francescana.
Giovanni Paolo II lo beatificò a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 107 martiri polacchi, tra i quali figurano quattro altri suoi confratelli. In data odierna è commemorato dal nuovo Martyrologium Romanum nell’anniversario del suo glorioso martirio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Martino Giovanni Oprzadek, pregate per noi.


*San Potamone - Vescovo di Eracleopoli (18 maggio)
sec. IV
Martirologio Romano:
Ad Alessandria sempre in Egitto, Santi Potamone, Ortasio, Serapione, sacerdoti e i loro compagni, martiri.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Potamone, pregate per noi.


*Beato Stanislao (Stanislaw) Kubski - Sacerdote e Martire (18 maggio)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Beati 108 Martiri Polacchi”

Ksiaz, Polonia, 13 agosto 1876 – Dachau, Germania, 18 maggio 1942
Stanislaw Kubski, sacerdote dell’arcidiocesi di Gniezno, cadde vittima dei nazisti nel celebre campo di concentramento tedesco di Dachau.
Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 lo elevò agli onori degli altari con ben altre 107 vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano:
Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Stanislao Kubski, sacerdote e martire, che, in tempo di guerra, rinchiuso in una camera a gas rese lo spirito per Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Stanislao Kubski, pregate per noi.


*Santi Teodoto, Tecusa, Alessandra, Claudia, Faina, Eufrasia, Matrona e Giulitta - Martiri (18 maggio)
m. Ankara, Turchia, 303
Il Martyrologium Romanum commemora oggi i Santi Martiri Teòdoto e Tecusa, sua zia, Alessandra, Claudia, Faìna, Eufrasia, Matrona e Giulitta, vergini.
Queste ultime, esposte dal preside in un luogo infame, rimasero intatte; furono poi sommerse in una palude presso Ankara con pesanti sassi legati al collo.
Martirologio Romano:
Ad Ankara in Galazia, nell’odierna Turchia, Santi Martiri Teódoto e Tecúsa, sua zia, Alessandra, Claudia, Faina, Eufrasia, Matrona e Giulitta, vergini;
queste ultime furono dapprima costrette dal governatore alla prostituzione e poi immerse in una palude con dei massi legati al collo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Teodoto, Tecusa, Alessandra, Claudia, Faina, Eufrasia, Matrona e Giulitta, pregate per noi.


*San Venanzio di Camerino - Martire (18 maggio)
Etimologia: Venanzio = il cacciatore, dal latino
Emblema: Palma
Si rimane meravigliati di fronte all’enorme ed antichissimo culto tributato a questo santo martire, a Camerino come in tutta l’Italia Centrale. Come pure si rimane interdetti alla lettura dei martirî subiti; Venanzio giovanetto di quindici anni apparteneva ad una nobile famiglia di Camerino, fattosi cristiano, lasciò tutte le comodità in cui era vissuto ed andò a vivere presso il prete Porfirio.
Venne ricercato dalle autorità pagane della città e minacciato di tormenti e di morte se non fosse ritornato al culto degli dei, in esecuzione degli editti imperiali.
Venanzio adolescente per età, ma dalla forte personalità per la fede ricevuta, si rifiuta e quindi viene sottoposto a flagellazioni, pene di fumo, fuoco, eculeo (cavalletto), ne esce sempre incolume e per questo raccoglie conversioni fra i pagani curiosi e gli stessi persecutori.
Resta imprigionato e viene ancora tormentato con i carboni accesi sul capo, gli vengono spezzati i denti e mandibola, gettato in un letamaio, Venanzio resiste ancora, allora viene dato in pasto a cinque leoni affamati, ma questi gli si accucciano inoffensivi ai suoi piedi.
Ancora incarcerato, può accogliere ammalati di ogni genere che gli fanno visita ammirati ed imploranti, ed egli ridona a loro la salute del corpo e dell’anima, convertendoli al cristianesimo.
Ormai esasperato, il prefetto della città lo fa gettare dalle mura, ma ancora una volta lo ritrovano salvo, mentre canta le lodi a Dio.
Viene legato e trascinato attraverso le sterpaglie della campagna e anche in questa occasione opera un prodigio, facendo sgorgare una sorgente da uno scoglio per dissetare i soldati, operando così altre conversioni.
Alla fine, il 18 maggio del 251, sotto l’imperatore Decio o nel 253 sotto l’imperatore Valeriano, viene decapitato insieme ad altri dieci cristiani; mettendo così fine a questa galleria di orrori, che è difficile credere a tanta crudeltà, messa in atto da un popolo che dominava il mondo di allora, sì con la forza ma suscitando anche cultura, arte, diritto, civiltà.
Ad ogni modo questa ‘passio’, riportata negli ‘Acta SS.’ già nel secolo XI è stata integrata nei secoli successivi, inserendo anche una fuga di Venanzio da Camerino, per sottrarsi ai persecutori
attraverso la Valnerina a Rieti e di lì a Raiano (L’Aquila), dove gli è dedicata una chiesa.
Il martire venne sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio Est del colle a 500 metri dalle mura, sul quale venne edificata una basilica (sec. V), che venne più volte riedificata nei secoli successivi, è tuttora sede dell’’Arca del santo’ meta di secolare devozione.
Nel corso della storia millenaria della città, il suo nome, il suo culto, è presente dappertutto; nelle formule d’invocazione e nelle litanie dei santi dei vescovi camerinesi del 1235 e 1242, libri liturgici locali dei sec. XIV e XV, sigilli e monete coniate con la figura del santo, nella chiesa eretta presso la sorgente che sgorgò miracolosamente, a cui sono collegate due vasche, nelle quali venivano immersi lebbrosi e ulcerosi per impetrare la guarigione.
Con la Signoria dei Da Varano, fin dalla fine del ‘200, San Venanzio subentrò come protettore della città di Camerino al santo vescovo Ansovino (m. 868).
Nel 1259 durante la distruzione e il saccheggio di Camerino da parte delle truppe di Manfredi, le reliquie di San Venanzio furono asportate e depositate nel Castel dell’Ovo a Napoli; furono restituite alla devozione della città nel 1269 per ordine del Papa Clemente IV.
La vicenda terrena dell’adolescente Venanzio, suscitò una fioritura letteraria, drammi, oratori musicali, poemi, poemetti e carmi latini ed italiani.
Solenni manifestazioni religiose con toni oggi diremmo di folklore, sin dal 1200 si svolgevano a Camerino il 18 maggio, data della sua festa e nei giorni vicini, coinvolgendo tutta la città con un palio particolare, sfilata delle autorità e delle corporazioni, giostra della Quintana e altre corse, fiere, falò, processioni con la statua d’argento.
In campo artistico, sono innumerevoli le opere d’arte che lo raffigurano in affreschi, stampe, monete, sigilli, incisioni, medaglie, ricami, arazzi, statue, polittici, ecc. a cui si dedicarono tutta una serie di artisti dal Medioevo ai giorni nostri.
La bibliografia legata al santo martire, al suo culto e alle manifestazioni celebrative, è enorme, come pochissimi altri Santi.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Venanzio di Camerino, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (18 Maggio)
*San Leonardo Murialdo - Sacerdote
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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