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Santi del 19 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Beato Achille (Achilles Jozef) Puchala - Sacerdote e Martire (19 luglio)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Sette Frati Minori Conventuali - Martiri polacchi"
Ulteriore scheda: Beati 108 Martiri Polacchi
Kosin, Polonia, 18 marzo 1911 - Borowikowszczyzno, Polonia, 19 luglio 1943
Nacque il 18 marzo 1911 in Polonia nel villaggio di Kosin, diocesi di Przemy. Terminata la scuola elementare, nel 1924 entrò a Leopoli nel seminario minore dei Frati minori conventuali. La sua formazione religiosa culminò il 22 maggio 1932 con la professione dei voti solenni ed il 5 luglio 1936 venne ordinato sacerdote.
I primi anni di ministero furono nel convento di Grodno. Trasferito poi a Iwieniec, diocesi di Pilsk, fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Il 19 giugno 1943 si verificò un'insurrezione contro i nazisti.
Quando il parroco della vicina Pierszaje fuggì, padre Achilles vi si trasferì nei primi anni 40 per reggere la sede vacante.
Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che perquisì anche la canonica. Secondo un testimone oculare, il comandante locale della gendarmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles non abbandonò i fedeli e si unì agli arrestati. Fu ucciso in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943. (Avvenire)
Etimologia: Achille = Akylleis, dal greco - Aquila "bruno, scuro", dal latino
Martirologio Romano: Nella cittadina di Borowikowszczyzna in Polonia, Beati Achille Puchała e Ermanno Stępień, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, durante l’occupazione della Polonia sotto un regime militare straniero, furono uccisi in odio alla fede.
Dare la vita per i parrocchiani: è stata questa la scelta di due frati minori conventuali poco più che trentenni, che del Buon Pastore hanno incarnato non solo la sollecitudine per il gregge, ma anche la capacità di amare fino al dono della vita.
Jòsef Puchala nasce nel 1911 in Polonia (villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl) e a 13 anni entra nel seminario francescano di Leopoli. In noviziato riceve il nuovo nome di Achille, emette i voti semplici nel 1928, fa la professione solenne dei voti il 22 maggio 1932 ed è ordinato sacerdote il 5 luglio 1936.
Mentre svolge il suo ministero nel convento di Iweniec la Polonia viene invasa dalla Germania e le atrocità della guerra cominciano ad essere tante e tali che il parroco della vicina Pierszaje abbandona la parrocchia e si dà alla fuga. E chi se la sentirebbe di condannare o anche solo giudicare quel povero prete, visto che il coraggio non è da tutti e che inoltre sono proprio i preti ad essere presi di mira in quel periodo dai nazisti? Il vescovo, a corto di clero anche per colpa della guerra, chiede rinforzi ai frati e così Padre Puchala, nei primi mesi del 1940, si vede assegnare quella parrocchia vacante.
Anzi, i superiori da subito gli assicurano un rinforzo, mettendo al suo fianco Padre Ermanno Stepien, di appena un anno più anziano. È nato infatti nel 1910 a Lodz, in una povera famiglia operaia; entrato in convento a 16 anni, ha studiato a Cracovia, ma poi i superiori gli han voluto far proseguire gli studi a Roma.
I due frati, che per alcuni anni sono stati anche compagni di scuola, si inseriscono perfettamente in parrocchia. Le testimonianze al riguardo mettono in risalto la loro intraprendenza, la loro disponibilità e anche la loro capacità di farsi interpreti dei bisogni della gente. La guerra si è portata dietro fame e miseria e i frati si fanno in quattro per venire incontro alle necessità più urgenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che entrambi siano entrati nel cuore della gente, che li ama e li segue.
Non sono dei rivoluzionari, anzi cercano di calmare gli animi per evitare rappresaglie e perché non vengano messe a rischio vite innocenti: è quindi assolutamente certo che non hanno avuto nulla a che fare con l’insurrezione scoppiata il 19 giugno 1943 nella vicina Iwieniec, dove la popolazione si è rivoltata contro gli aggressori nazisti.
Eppure, esattamente trenta giorni dopo, il 19 luglio, scatta la rappresaglia che coinvolge anche la comunità parrocchiale in cui lavorano i due frati. Il comandante della gendarmeria tedesca, che
alloggia in canonica, e che è credente praticante, si fa premura di avvisarli per invitarli a cercare un rifugio più sicuro: una possibilità di salvezza che i frati non prendono neppure in considerazione. É padre Achille, dopo aver scambiato una semplice occhiata d’intesa con il confratello, a rispondere che “i pastori non devono abbandonare il gregge nel momento del pericolo”.
I nazisti, intanto, hanno rastrellato sulla piazza del paese uomini e giovani in età compresa tra i 15 e i 50 anni. tra di loro anche il parroco e il suo vice, che i militari, perquisendo la canonica, hanno trovato regolarmente al loro posto: coscienti del pericolo, ma ben determinati a non fuggire.
Il gruppo viene trasferito in un villaggio vicino, scortato dai militari con le armi spianate, ed è facile immaginare la carneficina che si sta preparando. Ad un certo punto, invece, i due religiosi vengono separati dal gruppo e portati nel fienile di una vicina cascina. Si saprà poi che qui sono sottoposti a torture di ogni genere, prima di morire, forse arsi vivi, nell’incendio appiccato dai nazisti, che distrugge l’intero fienile. Neppure uno del gruppo invece viene ucciso, come se la furia omicida si fosse interamente sfogata sui loro sacerdoti, oppure, più facilmente, come se il sacrificio di questi ultimi avesse toccato quei cuori di pietra.
I poveri resti dei Padri Achille Puchala ed Ermanno Stepien sono recuperati in mezzo alla cenere dai parrocchiani più coraggiosi e sepolti nella chiesa, dove si trovano tuttora, mentre il loro martirio è stato riconosciuto dalla Chiesa, che li ha beatificati per bocca di Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999, a Varsavia.
(Autore: Gianpiero Pettiti)
Józef nacque il 18 marzo 1911 nel villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl, da Franciszek e Zofia Olbrycht. Fu battezzato il medesimo giorno. Terminata la scuola elementare, nel 1924 entrò a Leopoli nel seminario minore dei Frati Minori Conventuali. Dopo la quarta ginnasio entrò nel noviziato di Lagiewniki il 21 settembre 1927 prendendo il nome di Achilles. Il 29 settembre 1928 emise i voti semplici. Fino al 1931 continuò gli studi nel seminario francescano di Leopoli, per poi intraprendere gli studi filosofici e teologici. La formazione religiosa culminò il 22 maggio 1932 con la professione dei voti solenni ed il 5 luglio 1936 venne ordinato sacerdote. I primi anni di ministero furono nel convento di Grodno.
Trasferito poi a Iwieniec, diocesi di Pilsk, fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Quando il parroco della vicina Pierszaje fuggì, padre Achilles vi si trasferì nei primi anni ‘40 per reggere la sede vacante. Fu raggiunto in seguito dal confratello Herman Stepien da Vilnius. I fedeli di Pieszaje tramandarono per padre Puchala un ricordo come uomo e parroco alquanto premuroso e attivo.
Nella vicina Iwieniec il 19 giugno 1943 si verificò un’insurrezione contro i nazisti. Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che percuisì anche la canonica. Secondo un testimone oculare, il comandante locale della gendarmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles ed Herman ribatterono che “i pastori non possono abbandonare i fedeli” e si unirono agli arrestati.
Tutti furono condotti al villaggio di Borowikowszczyzno, ove i sacerdoti furono separati dai loro parrocchiani.
I due padri alla periferia del villaggio furono uccisi in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943. Gli altri fedeli di Pierszaje catturati con loro vennero invece mandati ai lavori forzati in Germania. Le ceneri ed i poveri resti dei due martiri furono sepolti nei pressi della chiesa di Pierszaje, ancora oggi meta di pellegrinaggio da parte di fedeli.
I due frati sono commemorati unitamente dal martirologio nell’anniversario del martirio: “A Borowikowszczyzna in Polonia, ricordo dei Beati Achille Puchala e Ermanno Stepien, presbiteri dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, nella nativa Polonia violentata da un dominio militare straniero, furono uccisi in odio alla fede cristiana”.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Achille Puchala, pregate per noi.


*Beato Antonio da Valladolid - Mercedario (19 luglio)

+ 1514
Provinciale perpetuo dell’Ordine Mercedario di Castiglia, il Beato Antonio da Valladolid, come profondo conoscitore delle Sacre Scritture fu consigliere dei Re cattolici spagnoli.
Con chiara visione di futuro, prese l’inestimabile decisione di inviare i primi missionari in America, con il consenso dato da Papa Alessandro VI° nel 1493 ai Re, il diritto di conquista di quelle terre con la condizione di evangelizzarle nella fede cattolica.
Inoltre visitò molte chiese della Spagna e per la sua grandissima carità, spesso veniva chiamato padre dei poveri.
Dopo una vita piena di meriti, nell’anno 1514 consegnò la sua purissima anima al Signore.
L’Ordine lo festeggia il 19 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Antonio da Valladolid, pregate per noi.


*Sant'Arsenio il Grande - Eremita (19 luglio)

Roma, 354 - Menfi, 450
Arsenio era nato a Roma intorno al 354 da nobile famiglia senatoria. Nel 383 l'imperatore Teodosio lo volle a Costantinopoli per affidargli l'educazione dei figli Arcadio e Onorio.
Vi restò undici anni, fino al 394, quando in seguito a una profonda crisi spirituale ottenne l'esonero da quell'incarico per ritirarsi nel deserto egiziano. Chiedendo a Dio una sicura via per giungere alla salvezza, una voce misteriosa gli avrebbe risposto: «Fuggi gli uomini».
Il quarantenne Arsenio seguì alla lettera il consiglio: sbarcato ad Alessandria d'Egitto, si aggregò alla comunità degli anacoreti di Scete, in pieno deserto.
Trascorreva notti intere in preghiera e meditazione: una preghiera fatta più di lacrime che di parole, poiché egli ebbe da Dio il "dono del pianto".
Dal 434 al 450, che si presume sia l'anno della morte, Arsenio dovette vivere lontano dalla tranquilla Scete, invasa da una tribù libica.
Morì a Troe presso Menfi. Di lui, oltre a una cronistoria e a sagge massime, riferite da Daniele di Pharan, amico di due discepoli di Arsenio, ci resta addirittura un ritratto in cui appare di bell'aspetto, maestosamente alto e asciutto. (Avvenire)
Etimologia: Arsenio = virile, forte, dal greco
Nella Chiesa primitiva le debolezze umane venivano combattute con una disciplina assai rigorosa. In tempo di persecuzione l'ideale era rappresentato dalla morte per Cristo, col martirio. Poi, a cominciare dal IV secolo, si cercava un'altra morte: la rinuncia al mondo e la solitudine del deserto.
La vita eremitica, che ha nell'egiziano S. Antonio abate l'esempio più imitato e più popolare, grazie anche alla biografia scritta da S. Atanasio, costituì per molti anni il rifugio preferito di questi simpatici anarchici dello spirito, inizialmente autonomi come i primi pionieri del West americano, poi organizzati da una Regola ascetica, che fissava tempi di digiuno e di preghiera nella vita parzialmente comunitaria, che mitigava la rigida separazione dai propri simili.
Molti cristiani intraprendevano lunghi e disagiati pellegrinaggi per avere un colloquio con questi anacoreti illuminati, tra i quali vi è appunto S. Arsenio, eremita in Egitto e uno dei più celebri "padri del deserto".
Il Santo anacoreta però non amava rompere la rigida osservanza del silenzio neppure con un pellegrino che venisse da lontano.
E quando non poteva sottrarsi a queste visite d'obbligo, le sue rare e monosillabiche risposte scoraggiavano anche il più devoto degli interlocutori, al punto che questi se ne andava quasi più sconcertato che edificato. Arsenio era nato a Roma intorno al 354 da nobile famiglia senatore. Un'antica tradizione dice che egli fu ordinato diacono dallo stesso papa Damaso.
Nel 383 l'imperatore Teodosio lo volle a Costantinopoli per affidargli l'educazione dei figli Arcadio e Onorio.
Vi restò undici anni, fino al 394, quando in seguito a una profonda crisi spirituale ottenne l'esonero da quell'incarico per ritirarsi nel deserto egiziano. Chiedendo a Dio una sicura via per giungere alla salvezza, una voce misteriosa gli avrebbe risposto: "Fuggi gli uomini".
Il quarantenne Arsenio seguì alla lettera il consiglio: sbarcato ad Alessandria d'Egitto, si aggregò alla comunità degli anacoreti di Scete, in pieno deserto.
Concedendosi pochissimo sonno, trascorreva notti intere in preghiera e meditazione: una preghiera fatta più di lacrime che di parole, poiché egli ebbe da Dio il "dono del pianto".
Dal 434 al 450, che si presume sia l'anno della morte, Arsenio dovette vivere lontano dalla tranquilla Scete, invasa da una tribù libica. Morì a Troe presso Menfi. Di lui, oltre a una cronistoria e a sagge massime, riferite da Daniele di Pharan, amico di due discepoli di Arsenio, ci resta addirittura un ritratto in cui appare di bell'aspetto, maestosamente alto e asciutto.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Arsenio il Grande, pregate per noi.


*Sant'Aurea di Cordoba - Martire (19 luglio)

Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Santa Aurea, vergine, sorella dei Santi martiri Adolfo e Giovanni, che, durante la persecuzione dei Mori, condotta davanti al giudice cedette per timore, ma pentitasi subito, superò il nemico in un nuovo combattimento con l’effusione del suo sangue.
Gli Atti di Aurea, che subì il martirio a Cordova il 19 luglio 856, ci sono stati tramandati da Sant'Eulogio, anch'egli di Cordova, ucciso in odio alla fede l'11 marzo 859: sono dunque di un contemporaneo e di un concittadino, degni in tutto di fede.
Aurea era sorella dei Santi martiri Adolfo e Giovanni uccisi il 27 settembre 825 o 826, e figlia di sant'Artemia, che, dopo la morte del marito, un arabo musulmano di buona condizione, si era ritirata nel monastero di Santa Maria di Cuteclara, in un sobborgo di Cordova, insieme con la figlia.
Secondo Eulogio Aurea visse nel monastero «per annos fere triginta et amplius». Nata da un matrimonio misto, essa apparteneva secondo la legge alla religione maomettana, quella del padre, e la sua adesione alla religione cristiana era considerata una «apostasia» punita con la morte. Condotta davanti al giudice e minacciata dei più duri supplizi, Aurea ebbe un momento di debolezza e negò la fede («ferunt eodem momento virginem sub iudicis obiurgatione cessisse, et omne sibi imperatum libenter exequendum polliceri»).
Liberata, tornò al monastero, dove fece penitenza del suo errore. Tradotta nuovamente davanti al giudice, questa volta confessò con fermezza la propria fede.
Fu decapitata e il suo corpo gettato nel Guadalquivir. La festa di Aurea è celebrata il 19 luglio a Cordova.
(Autore: Pietro Altabella Gracia - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aurea di Cordoba, pregate per noi.


*San Bernolfo di Utrecht - Vescovo (19 luglio)

Martirologio Romano: A Utrecht in Lotaringia, nel territorio dell’odierna Olanda, San Bernoldo o Bernulfo, vescovo, che liberò chiese e monasteri dal giogo dei potenti, fondò molte chiese e introdusse nei monasteri le consuetudini cluniacensi.
Morto Adelboldo, vescovo di Utrecht, nel 1026, l'anno seguente Corrado II mosse alla volta della città per sollecitare il capitolo all'elezione di un successore.
Durante il viaggio la moglie gli partorì un figlio; Bernoldo (o Bernolfo o Bernulfo) glielo annunziò e ottenne in premio la nomina a vescovo di Utrecht.
Questo attestano le antiche fonti, in verità poco attendibili. Probabilmente Bernoldo era già funzionario imperiale e ottenne da Corrado questo particolare segno di stima nell'estate del 1027.
Durante l'intero governo Bernoldo si studiò di accrescere i beni temporali della sua Chiesa; da Enrico III (succeduto a Corrado nel 1046), legato a lui da personale amicizia, ricevette diverse donazioni nei Paesi Bassi.
Ci è pervenuta la lista delle donazioni con la menzione dei motivi che sollecitarono, volta a volta, la benevolenza imperiale. Ma la generosità di Enrico suscitò il malcontento dei principi laici della Lorena, che alleatisi tra loro per osteggiare i principi ecclesiastici, furono sconfitti dalle forze riunite dell'imperatore, dei Sassoni, dei Danesi, degli Inglesi e dello stesso pontefice Leone IX. La vittoria fu festeggiata con un'assemblea solenne, tenuta ad Aix-la-Chapelle e presieduta da Leone, che confermò e ampliò i benefici della chiesa di Utrecht.
Nel primo anno di governo Bernoldo partecipò al sinodo nazionale di Francoforte. Nel 1028 perse alcuni diritti sull'abbazia benedettina di Hohorst, presso Amersfoot, dove furono introdotte le consuetudini di Stavelot ad opera di Corrado, sensibile ai consigli di Poppone, abate di questa abbazia e promotore della riforma cluniacense.
Non sappiamo se Bernoldo partecipò ai due sinodi tenuti da Leone IX nel 1049 a Reims e poi a Magonza per condannare la simonia e l'ingerenza dei laici negli affari ecclesiastici. Negli anni che seguirono numerose chiese dei Paesi Bassi furono tolte ai laici.
Tre diplomi recano il suo nome, ma solo uno, diretto ad ampliare il territorio diocesano, è autentico. A Bernoldo si debbono le chiese di San Paolo, San Giovanni e San Pietro a Utrecht e quella di San Leboino a Deventer.
Morì il 19 luglio 1054 ed è venerato come santo almeno dal sec. XIV. La festa si celebra il giorno anniversario della morte.
(Autore: Willibrord Lampen – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bernolfo di Utrecht, pregate per noi.


*San Dio di Costantinopoli - Archimandrita (19 luglio)

Martirologio Romano: A Costantinopoli, San Dio, detto il Taumaturgo, archimandrita, che, originario di Antiochia, fu ordinato sacerdote in questa città e fondò un monastero sotto la regola degli Acemeti.
Dopo un periodo di vita monastica in Antiochia, dove, sembra, era nato, ormai insigne per santità si portò a Costantinopoli, verso il 390, e vi fondò un monastero situato nella dodicesima regione, nell'attuale quartiere di Etyemez, tra Aksasay e Yedikoulé.
Si dice che in tale località, avendo il Santo piantato il suo bastone, esso mise radici, germogliò, fiorì, fruttificò: fu questo uno dei suoi più caratteristici miracoli.
Il terreno della fondazione gli era stato donato dall'imperatore Teodosio che lo teneva in venerazione.
Il patriarca Attico, preso dalla grande santità di lui, non solo lo nominò egumeno, ma lo indusse a lasciarsi consacrare prete.
La fama delle virtù del Santo attrasse anche molti monaci, cosicché il suo monastero divenne uno dei principali della città.
In seguito ebbe un culto assai vivo tra i Greci, che gli diedero il titolo di taumaturgo e lo festeggiano il 19 luglio.
(Autore: Pietro Bertoc – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Dio di Costantinopoli, pregate per noi.


*Santi Elisabetta Qin Bianzhi e Simone Qin Chunfu - Martiri (19 luglio)

Martirologio Romano: Nella cittadina di Liucun presso la città di Renqin sempre nello Hebei, Santi martiri Elisabetta Qin Bianzhi e suo figlio Simone Qin Chunfu, di quattordici anni, che nella medesima persecuzione, forti nella fede, vinsero tutte le crudeltà dei nemici.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Elisabetta Qin Bianzhi e Simone Qin Chunfu, pregate per noi.


*Sant'Epafra di Colossi - Vescovo e Martire (19 luglio)

Epafra di Colossi, discepolo di Paolo (I sec.). Pagano, fu convertito da San Paolo durante il triennio di apostolato a Efeso.
Fu fondatore e capo della Chiesa di Colossi. L'apostolo ne tesse due volte l'elogio, nella lettera ai Colossesi e in quella a Filemone.
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Commemorazione di Sant’Epafra, che a Colossi, a Laodicea e a Gerapoli molto lavorò per il Vangelo e da San Paolo Apostolo è chiamato carissimo collaboratore nel ministero, compagno di prigionia e fedele ministro di Cristo.
Originario di Colossi e pagano, fu convertito da S. Paolo durante il triennio di apostolato ad Efeso.
É fondatore e capo della Chiesa di Colossi.
L'Apostolo ne tesse due volte l'elogio: in Col. 1, 7 sg. i Colossesi sono stati evangelizzati da Epafra "il nostro diletto compagno nel ministero, fedele ministro di Cristo, tutto votato al vostro bene"; in Col. 4, 12 sg. "vi saluta Epafra, vostro concittadino, che prega con grande fervore, continuamente per voi, affinché perseveriate nella perfezione e nel pieno compimento dei voleri di Dio.
Vi posso attestare la sua viva sollecitudine per voi e per quei di Laodicea e di Gerapoli" (le città del bacino del Lycus, con ogni probabilità, egualmente evangelizzate da Epafra).
Nel biglietto a Filemone (v. 24), infine, s. Paolo lo chiama "mio compagno di prigionia nel Cristo Gesù".
Epafra, infatti, era a Roma con lui, venutovi da Colossi per visitarlo e confortarlo con l'assicurazione del vivo affetto di tutti i suoi fedeli. Nel fervore dei suo zelo apostolico, Epafra fece anche presente a San Paolo che l'eresia cercava di penetrare in quelle Chiese e per preservarle dal pericolo fece loro scrivere dall'apostolo.
Secondo alcuni critici, siccome il nome Epafra è una contrazione di Epafrodito, il nostro Epafra e l'Epafrodito di cui parla San Paolo nell'Epistola ai Filippesi (3, 25-28; 4, 18) sarebbero una sola persona.
Tale identificazione, che poggia soltanto sulla possibile identità del nome, non ha null'altro su cui potersi fondare e si è d'accordo nell'escluderla.
La tradizione formatasi su questo santo discepolo di San Paolo fu raccolta da Adone: "Natalis Beati Epaphrae, qui a Beato Paulo Colossis ordinatus episcopus, clarus virtutibus, martyrii palmam pro ovibus sibi commendatis virili agone percepit; sepultus apud eandem urbem".
Il Baronio riferisce che le sue reliquie sono conservate a Roma in S. Maria Maggiore.
(Autore: Francesco Spadafora  - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Epafra di Coloss, pregate per noi.


*Beato Ermanno (Herman Karol) Stepien - Sacerdote e Martire (19 luglio)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Sette Frati Minori Conventuali” Martiri polacchi
“Beati 108 Martiri Polacchi”

Lodz, Polonia, 21 ottobre 1910 - Borowikowszczyzno, Polonia, 19 luglio 1943
Martirologio Romano:
Nella cittadina di Borowikowszczyzna in Polonia, Beati Achille Puchała e Ermanno Stępień, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, durante l’occupazione della Polonia sotto un regime militare straniero, furono uccisi in odio alla fede.
Dare la vita per i parrocchiani: è stata questa la scelta di due frati minori conventuali poco più che trentenni, che del Buon Pastore hanno incarnato non solo la sollecitudine per il gregge, ma anche la capacità di amare fino al dono della vita. Jòsef Puchala nasce nel 1911 in Polonia (villaggio di Kosin, diocesi di Przemyl) e a 13 anni entra nel seminario francescano di Leopoli.
In noviziato riceve il nuovo nome di Achille, emette i voti semplici nel 1928, fa la professione solenne dei voti il 22 maggio 1932 ed è ordinato sacerdote il 5 luglio 1936.
Mentre svolge il suo ministero nel convento di Iweniec la Polonia viene invasa dalla Germania e le atrocità della guerra cominciano ad essere tante e tali che il parroco della vicina Pierszaje abbandona la parrocchia e si dà alla fuga.
E chi se la sentirebbe di condannare o anche solo giudicare quel povero prete, visto che il coraggio non è da tutti e che inoltre sono proprio i preti ad essere presi di mira in quel periodo dai nazisti? Il vescovo, a corto di clero anche per colpa della guerra, chiede rinforzi ai frati e così Padre Puchala, nei primi mesi del 1940, si vede assegnare quella parrocchia vacante. Anzi, i superiori da subito gli assicurano un rinforzo, mettendo al suo fianco Padre Ermanno Stepien, di appena un anno più anziano.
È nato infatti nel 1910 a Lodz, in una povera famiglia operaia; entrato in convento a 16 anni, ha studiato a Cracovia, ma poi i superiori gli han voluto far proseguire gli studi a Roma.
I due frati, che per alcuni anni sono stati anche compagni di scuola, si inseriscono perfettamente in parrocchia.
Le testimonianze al riguardo mettono in risalto la loro intraprendenza, la loro disponibilità e anche la loro capacità di farsi interpreti dei bisogni della gente. La guerra si è portata dietro fame e miseria e i frati si fanno in quattro per venire incontro alle necessità più urgenti. Non c’è da stupirsi, dunque, che entrambi siano entrati nel cuore della gente, che li ama e li segue.
Non sono dei rivoluzionari, anzi cercano di calmare gli animi per evitare rappresaglie e perché non vengano messe a rischio vite innocenti: è quindi assolutamente certo che non hanno avuto nulla a che fare con l’insurrezione scoppiata il 19 giugno 1943 nella vicina Iwieniec, dove la popolazione si è rivoltata contro gli aggressori nazisti.
Eppure, esattamente trenta giorni dopo, il 19 luglio, scatta la rappresaglia che coinvolge anche la comunità parrocchiale in cui lavorano i due frati.
Il comandante della gendarmeria tedesca, che alloggia in canonica, e che è credente praticante, si fa premura di avvisarli per invitarli a cercare un rifugio più sicuro: una possibilità di salvezza che i frati non prendono neppure in considerazione.
É padre Achille, dopo aver scambiato una semplice occhiata d’intesa con il confratello, a rispondere che “i pastori non devono abbandonare il gregge nel momento del pericolo”.
I nazisti, intanto, hanno rastrellato sulla piazza del paese uomini e giovani in età compresa tra i 15 e i 50 anni, tra di loro anche il parroco e il suo vice, che i militari, perquisendo la canonica,
hanno trovato regolarmente al loro posto: coscienti del pericolo, ma ben determinati a non fuggire. Il gruppo viene trasferito in un villaggio vicino, scortato dai militari con le armi spianate, ed è facile immaginare la carneficina che si sta preparando.
Ad un certo punto, invece, i due religiosi vengono separati dal gruppo e portati nel fienile di una vicina cascina.
Si saprà poi che qui sono sottoposti a torture di ogni genere, prima di morire, forse arsi vivi, nell’incendio appiccato dai nazisti, che distrugge l’intero fienile.
Neppure uno del gruppo invece viene ucciso, come se la furia omicida si fosse interamente sfogata sui loro sacerdoti, oppure, più facilmente, come se il sacrificio di questi ultimi avesse toccato quei cuori di pietra.
I poveri resti dei Padri Achille Puchala ed Ermanno Stepien sono recuperati in mezzo alla cenere dai parrocchiani più coraggiosi e sepolti nella chiesa, dove si trovano tuttora, mentre il loro martirio è stato riconosciuto dalla Chiesa, che li ha beatificati per bocca di Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999, a Varsavia.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Karol nacque il 21 ottobre 1910 a Lódz da Józef e Marianna Puch, poveri operai. Nel 1926 entrò a Leopoli nel seminario minore dei Frati Minori Conventuali, dove dal 1926 iniziò la scuola media. Il 2 settembre dell’anno successivo si trasferì a Lagiewniki per il noviziato e prese il nome di Herman. Emessi i primi voti il 3 settembre 1930, completò il ginnasio nel 1933, per poi passare agli studi filosofici e teologici presso il seminario maggiore francescano di Cracovia.
Emise dunque i voti solenni il 27 giugno 1934. Dotato di notevoli capacità, i superiori della provincia polacca lo mandarono a continuare gli studi a Roma, alla Pontificia Facoltà Teologica di San Bonaventura, ove restò dall’autunno del ‘34 sino al ‘38. Fu ordinato sacerdote il 25 luglio 1937.
Fu inviato al convento di Radomsko in Polonia. Completò inoltre gli studi accademici, conseguendo nel ‘39 la laurea in teologia a Leopoli. Padre Herman fu poi trasferito a Vilnius e, a guerra iniziata, nel 1941 prima a Iwieniec e poi a Pierszaje, come viceparroco del beato Puchala. Dai fedeli del paese fu ricordato come sacerdote attivo e devoto, sempre egregiamente dedito al suo ministero.
Nella vicina Iwieniec il 19 giugno 1943 si verificò un’insurrezione contro i nazisti. Un mese dopo giunse a Pierszaje la Gestapo, che percuisì anche la canonica. Secondo un testimone oculare, il comandante locale della gendarmeria tedesca, cattolico praticante che abitava nella canonica, propose ai due sacerdoti di rifugiarsi in un nascondiglio, ma Achilles ed Herman ribatterono che “i pastori non possono abbandonare i fedeli” e si unirono agli arrestati.
Tutti furono condotti al villaggio di Borowikowszczyzno, ove i sacerdoti furono separati dai loro parrocchiani. I due padri alla periferia del villaggio furono uccisi in un fienile a cui poi fu dato fuoco il 19 luglio 1943. Gli altri fedeli di Pierszaje catturati con loro vennero invece mandati ai lavori forzati in Germania. Le ceneri ed i poveri resti dei due martiri furono sepolti nei pressi della chiesa di Pierszaje, ancora oggi meta di pellegrinaggio da parte di fedeli.
I due frati sono commemorati unitamente dal martirologio nell’anniversario del martirio: “A Borowikowszczyzna in Polonia, ricordo dei Beati Achille Puchala e Ermanno Stepien, presbiteri dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri, che, nella nativa Polonia violentata da un dominio militare straniero, furono uccisi in odio alla fede cristiana”.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ermanno Stepien, pregate per noi.


*San Felice di Verona - Vescovo (19 luglio)

Etimologia: Felice = contento, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Occupa il diciassettesimo posto nella serie dei vescovi veronesi quale ci è fornita dall'autorevolissimo Velo di Classe. Tale nome si trova anche in una iscrizione (sec. XI o XII) dell'antica pieve di Santo Stefano in Verona insieme con il nome di altri presuli veronesi, autentici o no; le sue reliquie riposerebbero nella stessa chiesa.
L'Ordo veronese del sec. XI, detto Carpsum, nel calendario porta: "Iulius a IIII Natalis sancti Felicis confessoris" cui da mano del sec. XIII fu aggiunto il predicato et martiris.
Molto probabilmente si volle identificare il vescovo con un omonimo martire veronese quale ci è riferito dal Martirologio Geronimiano al 2 agosto.
La tradizione locale pone l'episcopato di San Felice contemporaneamente al dominio ostrogoto in Italia e precisamente quando Teodorico amava soggiornare lungamente a Verona di cui aveva fatto la sua residenza preferita tanto da essere chiamato, nelle saghe germaniche, Teodorico di Verona (Dietrich von Bern).
Una chiesa sui colli della città sarebbe stata dedicata a San Felice, ed il nome rimase al castello fortificato in seguito costruito, anche dopo la distruzione della chiesa stessa (1407).
Il nome di Felice è nel Martirologio Romano al 19 luglio.
Con la riforma del Proprio veronese (1961) la sua festa è venuta a cessare.
(Autore: Silvio Tonolli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Felice di Verona, pregate per noi.


*San Giovanni Battista Zhou Wurui - Martire (19 luglio)

Martirologio Romano: Nel villaggio di Lujiazhuang vicino a Yingxian nella provincia dello Hebei in Cina, San Giovanni Battista Zhou Wurui, martire, che, ancora adolescente, davanti ai seguaci della setta dei Boxer si professò apertamente cristiano e per questo fu mutilato di parte delle membra e poi ucciso con una scure.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Battista Zhou Wurui, pregate per noi.


*San Giovanni Plessington - Sacerdote e Martire (19 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartiene: “Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles”
Dimples, Inghilterra, ca. 1637 - Chester, Inghilterra, 19 luglio 1679
Martirologio Romano:
A Chester in Inghilterra, San Giovanni Plessington, sacerdote e martire, che, ordinato sacerdote a Segovia e tornato in Inghilterra, fu per questo condannato all’impiccagione sotto il re Carlo II.
Ultimo figlio di Roberto Plesington e di Alice Rawstorne, Guglielmo (chiamato da alcuni anche Giovanni) nacque intorno al 1637 a Dimples, vicino a Garstang, nella contea di Lancaster. Desideroso di abbracciare la vita ecclesiastica, si recò in Spagna, nel 1660, per entrare nel Collegio
inglese di Valladolid sotto il nome fittizio di Scarisbrick, assunto in ricordo della vecchia scuola dei Gesuiti di Scarisbrick Hall, dove aveva compiuto i suoi primi studi. Ricevuta l'ordinazione sacerdotale a Segovia, il 25 marzo 1662, venne rimpatriato nell'aprile del 1663 «ob adversam valetudinem».
Ben poco si conosce della sua attività missionaria, sapendosi solo che esercitò il suo ministero a Holywell nel Flintshire, e a Puddington Hall nel Cheshire, dove fu cappellano di Guglielmo Massey.
Incluso nell'elenco, preparato dal famigerato Titus Oates, dei presunti cospiratori della pretesa congiura papale (Popish plot), il Plesington fu arrestato sulla fine del 1678 e rinchiuso nelle prigioni del castello di Chester, venendo in seguito processato e condannato come reo di alto tradimento, solo perché sacerdote.
Condotto al patibolo, dopo altre nove settimane di duro carcere, fu impiccato a Chester il 19 luglio 1679.
Prima di porgere il collo al capestro, poté rivolgere un breve discorso agli astanti, in cui, dopo aver paragonato ai martiri cristiani della Chiesa primitiva tutti coloro che in Inghilterra avevano sacrificato la loro vita per la vera fede, respinse energicamente tutte le accuse che erano state falsamente formulate contro di lui.
Innalzato all'onore degli altari da Pio XI il 15 dicembre 1929, il Beato Plesington viene commemorato il 19 luglio.
(Autore: Niccolò Del Re – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Plessington, pregate per noi.


*Santi Innocenti di Milano (Diodoro e tre Compagni) - Martiri (19 luglio)
† Milano, 367
Diodoro, funzionario dell’impero romano d’occidente, e tre suoi agenti furono messi a morte dall’imperatore Valentiniano I, a causa delle accuse loro rivolte da un responsabile della Prefettura dell’Illirico.
Da subito vennero venerati come martiri dal popolo di Milano.
Il calendario dell’Arcidiocesi di Milano pone la loro memoria presso la basilica di Santo Stefano Maggiore il 19 luglio. Le reliquie di uno di loro sono conservate nella chiesa di Sant’Ambrogio a Sant’Ambrogio Olona e vengono annualmente esposte il 19 e 20 luglio.
All’inizio della navata centrale della basilica di Santo Stefano Maggiore, in piazza Santo Stefano a
Milano, si trova una grata che nasconde una pietra.
I milanesi di una volta non osavano calpestarla, forse per superstizione o forse per rispetto nei confronti di ciò che protegge.
Non va confusa con l’altra che nasconde l’apertura attraverso cui si entra nella cripta dei Disciplini, presso l’adiacente chiesa di San Bernardino alle Ossa, bensì indica il luogo dove, nel 367, vennero uccisi quattro funzionari dell’impero romano.
La loro vicenda viene brevemente presentata dallo storico Ammiano Marcellino nel libro XXVII, capitolo VII, paragrafo 5 delle sue «Storie» (traduzione di Matilde Caltabiano):
«Destò tuttavia un certo scalpore in quel tempo, tra in quel tempo, tra altre uccisioni di uomini di umile condizione, la morte di Diocle, ex comes largitionum dell’Illirico, che l’imperatore condannò ad essere arso vivo per lievi colpe, e quelle di Diodoro, ex agens in rebus, e di tre impiegati subalterni del vicarius d’Italia, crudelmente uccisi per il fatto che il comes si era lamentato presso Valentiniano che Diodoro aveva invocato a buon diritto contro di lui il soccorso della legge, e che i funzionari per ordine del giudice avevano osato ammonirlo, mentre era sul punto di partire, di rispondere secondo la legge.
La loro memoria è ancora oggi onorata presso Milano dai cristiani che chiamano il luogo dove sono sepolti Ad Innocentes».
Sul luogo della loro sepoltura venne costruita in primo luogo una cappella che, nel corso dei secoli, è stata sostituita con altri edifici, fino ad arrivare all’attuale, risalente al 1596.
Col Calendario ambrosiano approvato nel 2008, la memoria dei santi Diodoro e compagni è stata fissata, per la sola basilica di Santo Stefano, al 19 luglio.
Le reliquie di uno dei quattro Innocenti si trovano presso la chiesa di Sant’Ambrogio a Sant’Ambrogio Olona, dove vengono solennemente esposte il 19 e il 20 luglio di ogni anno.  
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Innocenti di Milano, pregate per noi.


*San Kragon (Cragon) - Martire in Egitto (19 luglio)

Sec. III
È conosciuto anche sotto la denominazione di ‘Abba Karazün’; San Kragon è inserito nel “Sinassario Alessandrino” compilato dal vescovo di Atrïb, Michele al 19 luglio e questa è la fonte più credibile delle notizie che lo riguardano, salvo le consuete favole dei redattori delle ‘Vite’ dei martiri egiziani.
Kragon originario di Banawän visse al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-313), fu dapprima un brigante, poi incontrato un Santo eremita (siamo nella terra dei grandi eremiti d’Egitto) si convertì con due compagni divenendo anch’egli monaco; dopo sei anni, nel 303, quando Diocleziano emanò l’editto di persecuzione contro i cristiani, il suo padre spirituale gli annunziò che sarebbe morto martire.
A questo punto Kragon lasciò l’eremo e si mise in cammino (si può dire alla ricerca del suo carnefice) e andò a predicare Cristo a Niqyüs dove subì una prima serie di tormenti; proseguì poi paese per paese fino a giungere a Samannüd vicino ad Alessandria e a Banawän suo paese natio e anche in questi luoghi, racconta il ‘Sinassario Alessandrino’ subì nuovi tormenti, uscendone sempre incolume.
Percorse più volte, sempre predicando, il percorso da Samannüd ad Alessandria e viceversa; in una delle volte che giunse a Samannüd dopo aver subito dei supplizi, operò un miracolo davanti al visir Justus, che si convertì con sua moglie e molti soldati, che in seguito sarebbero morti tutti martiri.
E in una di queste trasferte, in zona denominata “Colle di Barmüdah” fu decapitato; un prete della cittadina di Manüf, miracolosamente avvertito, si recò sul posto a recuperare il corpo e dopo la persecuzione in atto, si edificò a Banawän una chiesa dove fu deposto.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Kragon, pregate per noi.


*San Liberio di Poitiers - Vescovo (19 luglio)

San Liberio (Liberius o Libère) si crede sia stato un vescovo di Poitiers. Nella cronotassi della diocesi, è annoverato tra quei vescovi vissuti prima di Sant’Ilario.
Dobbiamo rilevare che diversi manoscritti riportano il catalogo dei vescovi di Poitiers. Quattro di questi sono anteriori al XIII secolo e, secondo Duchesne, "sono documenti storici importanti in quanto rappresentano la tradizione riconosciuta nel XII secolo, nella Chiesa di Poitiers".
Solo dal VI secolo, sulla successione dei vescovi di questa sede, il catalogo è in larga parte confermato dai documenti e dalle testimonianze storiche.  
Non vi è invece alcuna certezza sui nomi precedenti questo periodo, perché sui 23 vescovi menzionati, solo Sant’Ilario è storicamente documentato.
San Liberio fa parte di quella lista, e non conosciamo nulla della sua vita, e non sappiamo se realmente sia  mai esistito.
Sappiamo solo il suo nome, grazie alla lista episcopale della diocesi redatta nel XII secolo, nel monastero di San Aubin di Angers.
Anche ad Auxerre, nel monastero di Long-pré erano celebrati un San Nettario e un san Liberio vescovi di Poitiers, con festa al 19 luglio.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Liberio di Poitiers, pregate per noi.


*Santi Macedonio, Teodulo e Taziano - Martiri di Mèros in Frigia (19 luglio)

† 362 (?)

Martirologio Romano: A Meros in Frigia, nell’odierna Turchia, Santi Macedonio, Teodúlo e Taziano, martiri, che, sotto l’imperatore Giuliano l’Apostata, furono posti dal governatore Almachio, dopo molte torture, su graticole di ferro ardenti e affrontarono esultanti il loro martirio.
Questo gruppo di martiri patì per la fede sotto Giuliano l’Apostata, probabilmente nel 362. La loro morte è narrata da due autori quasi contemporanei e ben noti per la loro probità, gli storici Socrate e Sozomeno, ambedue della prima metà del V secolo. I sinassari bizantini non hanno fatto che riprodurre quelle narrazioni, aggiungendovi alcuni dettagli.
La città di Mèros ospitava ancora pagani che approfittarono delle disposizioni prese dall’imperatore contro la religione cristiana per perseguitare i fedeli.
Le autorità dimostrarono inoltre molto zelo nel favorire la religione dell’Apostata e andarono al di là delle prescrizioni imperiali, estorcendo denaro ai cristiani ed infliggendo loro maltrattamenti.
Amachio, governatore della provincia, fece riaprire e restaurare il tempio già da gran tempo chiuso e vi reintegrò le statue delle divinità, dopo aver reso loro l’antico splendore. Tre cristiani, Macedonio, Teodulo e Taziano, non potendo tollerare una tale ingiuria, penetrarono di notte nel tempio e infransero le statue.
Giacché il governatore minacciava rappresaglie sull’intera popolazione, essi si costituirono volontariamente.
Amachio offrì loro la libertà se avessero bruciato incenso agli idoli, ma essi rifiutarono; vennero presto condannati a diversi supplizi ed infine furono arsi vivi.
La loro festa è fissata al 12 e 13 settembre secondo i sinassari bizantini. Il Martirologio Romano li ricorda il 19 luglio.
(Autore: Raymond Janin – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Macedonio, Teodulo e Taziano, pregate per noi.


*Santa Macrina la Giovane - Monaca (19 luglio)

Martirologio Romano: Nel monastero di Annesi lungo il fiume Iris nel Ponto ancora in Turchia, Santa Macrina, vergine, sorella dei santi Basilio Magno, Gregorio di Nissa e Pietro di Sivas, che, versata nelle Sacre Scritture, si ritirò a vita solitaria, mirabile esempio di desiderio di Dio e di distacco dalla vanità del mondo.
Macrina era la primogenita dei dieci figli di Basilio ed Emmelia, famiglia del Ponto in Grecia e famiglia benedetta da Dio in quanto fra i suoi figli abbiamo oltre Santa Macrina anche San Basilio Magno, vescovo di Cesarea, San Gregorio vescovo di Nissa, e Pietro sacerdote e monaco.
Macrina chiamata la Giovane, perché portava il nome della nonna paterna anch’essa Santa, Macrina l’Anziana, fu educata fin dalla più tenera età nelle Sacre Scritture e sin dall’adolescenza era dotata di una particolare bellezza, cosicché molti erano i pretendenti alla sua mano; il padre come era costume, scelse per lei il più adatto; ma questo fidanzato fu rapito all’affetto della ragazza da una morte immatura.
Macrina allora finse di considerare come un vero matrimonio il suo fidanzamento e giurò fedeltà al defunto giovane, come sposa che attende il marito lontano per una lunga assenza.
Rimasta in casa, aiutò molto la madre nell’accudire ed educare tutti i fratelli, tanto più che era rimasta vedova dopo la nascita del decimo figlio.
Quando sistemati adeguatamente tutti i figli rimasero sole, Macrina convinse la madre a ritirarsi con lei nella solitudine di Annesi presso Hore nel Ponto, sulle rive del fiume Iris, per fondare un
monastero in cui le avrebbero seguite le loro domestiche. Macrina fu molto influente sul fratello Basilio, il quale lasciò la vita mondana di erudito per abbracciare, verso il 356 la vita monastica, poi divenne vescovo di Cesarea nel 370, tornando a rivedere la sorella nel monastero nel 376; ordinò sacerdote il fratello minore Pietro, che viveva in un monastero vicino a quello della sorella; Basilio morì il 1° gennaio 379.
Alla morte della madre avvenuta nel 373, Macrina divenne superiora del monastero; di ritorno dal Concilio di Antiochia del 379, Gregorio divenuto vescovo di Nissa, volle passare per Annesi per visitare la sorella, ma la trovò nei suoi ultimi momenti di vita; poterono avere solo un ultimo colloquio di alto tenore spirituale e dopo una magnifica preghiera elevata a Dio, Macrina morì (380).
La sua ‘Vita’ e la sua spiritualità ci è stata narrata in importanti opere scritte dallo stesso s. Gregorio di Nissa.
Il suo corpo fu sepolto nella chiesa dei ‘40 martiri di Sebaste’, a poca distanza dal monastero, dove già erano i corpi dei suoi genitori; ai funerali, presente il vescovo del luogo, partecipò una gran folla di fedeli.
La sua memoria liturgica compare in tutti i calendari e Martirologi Orientali al 19 luglio, mentre in Occidente è menzionata in alcuni si e altri no, finché non fu inserita definitivamente nel ‘Martirologio Romano’, sempre al 19 luglio con l’annuncio: “In Cappadocia, Santa Macrina vergine, sorella dei Santi Basilio Magno e Gregorio di Nissa”.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Macrina la Giovane, pregate per noi.


*Beato Pascasio da Lione - Vescovo (19 luglio)

Vescovo mercedario in Lycaonia, il Beato Pascasio da Lione, fu zelante e virtuoso pastore del suo gregge.
Famoso per la dottrina e santità morì nella pace del Signore.
L’Ordine lo festeggia il 19 luglio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Pascasio da Lione, pregate per noi.


*San Pietro (Pietrillo) Crisci da Foligno (19 luglio)

m. 1323
Pietro Crisci da Foligno (1243-1323) fa parte dei cosiddetti «santi folli». Come li definì il contemporaneo, e conterraneo, Beato Iacopone da Todi. Davvero fu figura singolare. Dopo una giovinezza movimentata, si convertì a 30 anni, vendendo i beni e addirittura se stesso come schiavo. Ma il padrone lo liberò.
La sua casa divenne allora la cattedrale di Foligno, dove aiutava nei servizi più umili. Dormiva sui gradini del campanile, vestiva di sacco, i piedi nudi, e pregava guardando il sole, perché simbolo di Gesù.
Dedito alle più aspre penitenze, basava la sua spiritualità sull'esempio della beata Angela da Foligno e di santa Chiara di Montefalco. Durante la sua vita fu più volte pellegrino a Roma ed Assisi.
L'Inquisizione se ne interessò, ma la sua fede risultò limpida. Pietro Crisci morì nella cattedrale di Foligno il 19 luglio 1323 in fama di santità.
Durante tutto il Medioevo il santo godette di grande devozione. Nel 1385, in suo onore fu eretta una cappella nella cattedrale, restaurata nel 1870 dal vescovo Crispigni e dove attualmente si venera il suo corpo, racchiuso in un'urna artistica di legno. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Foligno in Umbria, Beato Pietro Crisci, che, dati tutti i suoi beni ai poveri, si mise al servizio della cattedrale e visse in grande umiltà e penitenza nella torre campanaria.
Ecco una grande figura di eremita urbano dell’Umbria cristiana; Pietro Crisci detto
popolarmente ‘Pietrillo’ nacque a Foligno da un certo Pietro della Famiglia dei Crisci, in data non certa, ma che qualche studioso indica nell’anno 1243.
All’età di 30 anni, vendette i beni paterni ereditati e distribuì il ricavato ai poveri e si mise a vivere al servizio della cattedrale di Foligno, dormendo in un piccolo vano del campanile, pregando e digiunando.
Non era raro trovare in quei tempi, persone penitenti che decidevano di vivere all’ombra di una chiesa, offrendo i loro servigi quando richiesti, sostenendosi con l’elemosina e conducendo una vita quasi eremitica nel contesto urbano; a questa particolare categoria appartenne anche San Teobaldo Roggeri, che visse all’ombra della chiesa di Alba in Piemonte, a testimonianza che santi ci si può diventare in qualunque condizione di vita ci si trovi.
S. Pietro Crisci visse anche nel periodo dei moti religiosi umbri della prima metà del secolo XIV, fu accusato ed indagato dagli inquisitori; la sua spiritualità era legata alla beata Angela da Foligno ed a Santa Chiara di Montefalco, dedito alle più aspre penitenze; fu più volte pellegrino a Roma ed Assisi.
Probabilmente è da identificare con quel “San Petro de Foligno” che con il Beato Cecco da Montegranaro, terziario francescano, edificò la chiesa di S. Maria di Montegranaro presso Pesaro.
Pietro Crisci morì a Foligno il 19 luglio 1323 in fama di santità; il padre domenicano Giovanni Gorini di San Geminiano ebbe l’incarico dal vescovo Agneletti di Foligno, di redigere la ‘Vita’ o ‘Legenda’, detta biografia è l’unica fonte, cui si sono rifatti tutti i successivi biografi e si può ritenere sufficientemente attendibile.
Durante tutto il Medioevo il Santo godette di grande devozione e già dal secolo XIV gli statuti comunali, avevano inserito tra le feste di precetto il 19 luglio, giorno in cui si teneva anche una fiera, tuttora esistente.
L’11 maggio 1400 Papa Bonifacio IX concesse indulgenze a quanti nel giorno della sua festa e nei tre giorni seguenti, avrebbero visitato la chiesa cattedrale di San Feliciano.
Nel 1385, in suo onore fu eretta una cappella nella cattedrale, restaurata nel 1870 dal vescovo Crispigni e dove attualmente si venera il suo corpo, racchiuso in un’urna artistica di legno.
San Pietro Crisci è stato raffigurato sin dai primi anni dopo la sua morte, vestito di rozzo sacco, in ginocchio con le mani alzate verso il sole e l’aureola sul capo; la ‘Vita’ sopra citata, dice che durante la preghiera egli alzava lo sguardo verso il sole, ed in tale posa ebbe il dono di intravedere nel globo infuocato, il vero sole che è Cristo e che per sua grazia egli poteva fissare immobile, l’accecante luce, senza subire danni.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Crisci da Foligno, pregate per noi.


*San Simmaco - 51° Papa (19 luglio)

Sardegna, sec. V – Roma, 19 luglio 514
(Papa dal 22/11/498 al 19/07/514)
Nativo della Sardegna, la sua elezione fu contrastata dall'antipapa Lorenzo. Gli è attribuita la prescrizione del canto del "Gloria" nelle messe domenicali.
Martirologio Romano: A Roma presso San Pietro, San Simmaco, Papa, che, dopo avere a lungo sofferto per il fanatismo degli scismatici, morì infine confessore della fede.
La prima redazione del ‘Liber Pontificalis’ riporta al 19 luglio, la data di celebrazione di San Simmaco
Papa, che governò la Chiesa dal 498 al 514.
Non risulta che prima del secolo XV godesse del culto di santo, finché non fu inserito prima nel Martirologio di Usuardo e poi nel ‘Martirologio Romano’. Nativo della Sardegna, venne eletto il 22 novembre 498; consolidò i beni ecclesiastici e li chiamò benefici stabili ad usufrutto dei chierici.
Riscattò tutti gli schiavi donando loro la libertà; gli venne attribuita la prima costruzione del palazzo del Vaticano.
I primi anni del pontificato furono scossi dallo scisma dell’antipapa Lorenzo (498-505), aggravato dal prepotente intervento del re ostrogoto Teodorico (454-526), che aveva in poca simpatia Simmaco e poi dai gravi disordini provocati da Festo e Probino, senatori romani, che portarono a saccheggi e delitti.
Conclusasi le controversie con l’antipapa e ormai riconosciuto come unico Papa di tutti, Simmaco negli ultimi anni di vita, si poté dedicare all’opera di restaurazione morale e materiale della Chiesa Cattolica da lui guidata.
Dopo tante tribolazioni e controversie, morì il 19 luglio 514, trovando nella pace del sepolcro, il rispetto finale per la sua persona e per la sua opera.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Simmaco, pregate per noi.


*Beata Stilla di Abenberg - Vergine (19 luglio)
Abenberg (Baviera), sec. XII - † 1140 ca.
Figlia del conte di Abenberg, in Franconia (Germania), la Beata Stilla morì intorno al 1150 nella cittadina natale, che si trova nel territorio della diocesi bavarese di Eichstätt.
È un borgo medievale caratterizzato dalla presenza dell'antico monastero di Marienburg (risalente al 1482).
Un tempo era dell'ordine Agostiniano, oggi è abitato dalle Suore dell'Addolorata. Sorge dove la Beata patrona aveva edificato con i suoi beni una chiesa dedicata a Pietro e Paolo, che era divenuta luogo di pellegrinaggi.
La morte le impedì di costruire lei stessa un monastero. Stilla è stata beatificata nel 1927. (Avvenire)
Martirologio Romano: Nel monastero di Marienburg nella Franconia, in Germania, Beata Stilla, vergine consacrata, sepolta nella chiesa da lei fondata.
Fra tante notizie fantasiose che si sono scritte su San Stilla vergine, quella sicuramente certa, è che appartenne alla famiglia dei conti di Abenberg, centro della Baviera nella Germania Occidentale, sul fiume Abens affluente didestra del Danubio; e che il padre forse aveva il nome di Zelco, inoltre aveva due sorelle ci cui non si conoscono i nomi e due fratelli, i conti Adalberto e Corrado.
Secondo un antico documento, unitamente ad essi, fece delle donazioni al convento di Heilsbrunn; inoltre si crede, anche se non vi sono documenti, che abbia emesso il suo voto di castità alla presenza del vescovo di Bamberga, Sant' Ottone († 1139).
Le leggende raccontano che visse con altre due vergini devotamente, forse le stesse due sorelle; poi l’episodio di un guanto, caduto nel punto in cui voleva essere sepolta, ed infine
l’episodio dei buoi, che spontaneamente, guidarono il carro funebre fino a quel luogo.
La beata Stilla (=la quieta) non è nominata in nessun documento medioevale, né si conoscono le date della sua vita trascorsa comunque verso la metà del sec. XII; ma verso il 1140 ca. avvenne la sua morte e fu sepolta nella chiesa di San Pietro da lei donata, che si trovava sul monte di fronte al proprio castello.
Nei secoli successivi si sono avute varie testimonianze, del culto tributato alla beata giovane e nobile vergine di Abenberg, come una tomba scoperta nel 1884, scolpita nella roccia nella chiesa di San Pietro già citata e che oggi i fedeli chiamano di S. Stilla.
Poi una pietra tombale, in parte danneggiata da un incendio della chiesa nel 1675, ed infine c’è una relazione scritta nel 1480 dal Vicario Generale al vescovo di Eichstätt, nella quale si ricorda di un pellegrinaggio di anni prima alla tomba della beata Stilla e la fondazione presso la chiesa, del convento di Marienburg, occupato dal 1488 dalle Suore Agostiniane, poi secolarizzato nel 1805; dal 1920 è occupato dalle Suore Misericordiose della Madonna Addolorata.
Le reliquie della Beata Stilla, ebbero varie ricognizioni e furono poi sparse nella parrocchia di Abenberg, nel duomo di Eichstätt e nella chiesa di San Stilla. Il suo culto come documentato sin dal 1488 si estese a Monaco, Augusta, Würzburg, Norimberga; ancora oggi è molto vivo nella regione di Abenberg di cui è patrona. Nel 1893 si aprì un processo informativo sul culto, che fu approvato il 12 gennaio 1927 da Papa Pio XI.
Nei vari monumenti, dipinti, pietre tombali, ecc. è rappresentata a volte come vergine con abiti principeschi, a volte come monaca, a volte sorregge un modellino di una chiesa o tenendo un giglio fra le dita.
La sua festa religiosa è al 19 luglio e in alcuni luoghi della Germania invece è al 21 luglio.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Stilla di Abenberg, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (19 luglio)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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