Santi del 20 Giugno - Istituto Aveta

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Santi del 20 Giugno

Il mio Santo > I Santi di Giugno

*Beato Dermot (Dermizio) O’Hurley - Vescovo e Martire (20 giugno)  

Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Beati Martiri Irlandesi  - 20 giugno"

Emly, Irlanda, 1530 – Dublino, Irlanda, 20 giugno 1584
Martirologio Romano:
A Dublino in Irlanda, passione del Beato Dermizio O’Hurley, vescovo e martire, che, avvocato laico, divenne vescovo di Cashel per volontà di papa Gregorio XIII; sotto la regina Elisabetta I, interrogato e torturato per mesi, respinse fermamente ogni accusa e professò davanti al patibolo issato ad Hoggen Green di essere pronto a morire per la fede cattolica e per il suo ministero episcopale.
Dermot O’Hurley nacque nel 1530 nel distretto di Emly, contea di Tipperary, in Irlanda. Suoi genitori erano Guglielmo O’Hurley ed Onoria O’Brien, famiglia assai benestante. Frequentate nella
sua patria le scuole elementari, proseguì gli studi nella prestigiosa università di Lovanio, ove divenne “Doctor Utriusque iuris” e decano della facoltà di legge.
Dopo quindici anni, passò ad insegnare a Rheims per altri quattro. Dal 1570 si trasferì a Roma, ove undici anni dopo Papa Gregorio XIII lo consacrò Arcivescovo di Cashel, sebbene fosse a quel tempo ancora laico. Il 27 novembre fu dunque ordinato e gli venne imposto il pallio.
Nell’agosto seguente a Rheims organizzò il suo viaggio per raggiungere in segreto l’Irlanda. Le autorità protestaanti erano venute a conoscenza del suo rientro in patria ed egli si trovò dunque costretto a vestire abiti borghesi per passare inosservato.Esercitò il suo ministero a Waterford, poi nel castello di Slane ed ancora presso Carrikc-on-Shannon, ospite del conte Tommaso Butler di Ormone, simpatizzante cattolico seppur egli stesso apostata. Venuto a sapere i guai in cui era incorso il barone di Slane per averlo precedentemente ospitato, decise di consegnarsi spontaneamente agli agenti governativi venuti per arrestarlo.
Rinchiuso dapprima nelle prigioni di Kilkenny, venne trasferito il 7 ottobre 1583 nelle carceri di Dublino insieme a Margaret Ball. Fu qui sottoposto a varie torture, fra cui quella detta degli “stivali”: i suoi piedi, messi in scarponi di metallo pieni di olio, furono così riscaldati sopra il fuoco auspicando che il vescovo rivelasse il complotto escogitato dal Papa e dalla Spagna ai danni dell’Inghilterra. Egli sopportò tutto con fermezza eroica, non cedendo all’invito dei giudici ad abiurare la sua fede cattolica ed a riconoscere la supremazia spirituale della regina sulla Chiesa Anglicana.
Dermot O’Hurley, considerato reo di alto tradimento, il 19 giugno 1584 fu infine condannato senza però un regolare processo. All’alba del giorno seguente fu dunque impiccato alla periferia di Dublino. Papa Giovanni Paolo II ha beatificato questo glorioso martire il 27 settembre 1992, insieme ad altre sedici vittime della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Dermot O’Hurley, pregate per noi.


*Santa Elia (Eliada) di Ohren - Badessa (20 giugno)

Etimologia: Elia = come il sole, splendente, dal greco
Fu la quinta badessa del monastero di Ohren (Treviri) e morì verso il 750.
Ne fanno memoria, al 16 luglio, il breviario dell'arcivescovo Balduino, i calendari di S. Irmino, di San Massimino, del sec. XIV, e il Greven, negli Auctaria ad martyrologium Usuardi.
Dai martirologi benedettini, fin dal Wion, Elia è commemorata al 20 giugno, data della morte. Nel monastero francescano di Ohren è venerata una reliquia del braccio.
(Autore: Justo Fernández Alonso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Elia di Ohren, pregate per noi.


*Sant'Ettore - Martire (20 giugno)

Etimologia: Ettore = che tiene saldo, tenace, sostenitore, dal greco
Emblema: Palma
Sappiamo che Sant’ Ettore fu un martire al tempo di Diocleziano, probabilmente in Grecia, del resto non si trovano notizie nei testi più autorevoli, la sua festa è al 20 giugno, riportata in molti calendari, in alcune località è festeggiato il 23 dicembre.
La fortuna del nome, ancora oggi molto usato nel Nord Italia, specie in Lombardia e Trentino, più che al Santo poco conosciuto, la si deve all’eroe omerico dell’Iliade, ucciso in una sfida a Troia da Achille, determinato a vendicare la morte dell’amico Patroclo, ucciso appunto da Ettore figlio di Priamo e strenuo difensore della città.
A diffondere ulteriormente il nome, contribuì l’ottocentesco popolare romanzo storico di Massimo d’Azeglio “Ettore Fieramosca”, condottiero di ventura, che guidò vittoriosamente la ‘Disfida di Barletta’ nel 1503 contro i cavalieri francesi.
Il nome deriva dal greco “Héktor” latinizzato in Hèctor e significa “sostenitore”, “che trattiene fortemente”, “reggitore” (del popolo).
É in uso anche il femminile Ettorina.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ettore, pregate per noi.


*Beati Francesco Pacheco e Compagni - Gesuita, Martire in Giappone (20 giugno)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Gesuiti in Giappone” (4 febbraio)
“Beati Martiri Giapponesi” Beatificati nel 1867-1989-2008

Ponte di Lima (Braga), Portogallo, 1556 - Nagasaki (Giappone), 20 giugno 1626
Questi martiri missionari appartenevano alla Compagnia di Gesù e furono condannati al rogo durante i primi anni del 1600 a Nagasaki.
Francesco Pacheco, Giovanni Battista Zolam, Paolo Xinsuki, Pietro Rinscei, Vincenzo Caun, Giovanni Kinsaco, un collaboratore dei gesuiti, terziario francescano, Baldassarre de Torres e Michele Tozò vennero tutti beatificati nel 1867 da Pio IX.
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati martiri Francesco Pacheco, sacerdote, e otto compagni, della Compagnia di Gesù, condannati al rogo in odio alla fede.  
I Gesuiti con San Francesco Saverio (1506-1552) furono i primi ad incominciare l'evangelizzazione del Giappone, che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549, tanto che nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa 300.000, con centro principale a Nagasaki.
Ma proprio nel 1587 lo “shogun” (maresciallo della corona) Hideyoshi, dai cristiani denominato “Taicosama”, che fino allora era stato condiscendente verso i cattolici, emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti (allora unico Ordine religioso presente nel Giappone) per delle ragioni non chiarite.
Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese, mettendo in atto una strategia di prudenza, in silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l'opera evangelizzatrice.
Tutto questo fino al 1593, quando provenienti dalle Filippine sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani, i quali al contrario dei Gesuiti, iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a ciò si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, che provocarono la reazione dello 'shogun' Hideyoshi, che emanò l'ordine di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi.
I primi arresti ci furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati, fra cui tre gesuiti giapponesi, subirono il martirio il 5 febbraio 1597, i protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di “santa collina” e proclamati santi da papa Pio IX nel 1862.
Subentrato un periodo di tregua e nonostante la persecuzione subita, la comunità cattolica aumentò, anche per l'arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani ma anche domenicani e agostiniani.
Ma nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu (Taifusama), che si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone, causando moltissimi martiri, ma anche molte apostasie fra gli atterriti fedeli giapponesi.
I motivi che portarono a questa lunga e sanguinosa persecuzione, furono vari, a partire dalla gelosia dei bonzi buddisti che minacciavano la vendetta dei loro dei; poi il timore di Ieyasu e dei
suoi successori Hidetada e Iemitsu, per l'accresciuto influsso di Spagna e Portogallo, patria della maggioranza dei missionari, che erano ritenuti loro spie, per gli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e infine per l'imprudenza di molti missionari spagnoli.
Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime; i supplizi secondo lo stile orientale, furono vari e raffinati, non risparmiando nemmeno i bambini; i martiri appartenevano ad ogni condizione sociale, dai missionari e catechisti, ai nobili di famiglia reale; da ricche matrone a giovani vergini; da vecchi a bambini; dai padri di famiglia ai sacerdoti giapponesi.
La maggior parte furono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la “santa collina” di Nagasaki fu illuminata sinistramente dalla teoria di torce umane per parecchie sere e notti; altri decapitati o tagliati membro per membro.
Non stiamo qui ad elencare le altre decine di tormenti mortali cui furono sottoposti, per non fare una galleria degli orrori, anche se purtroppo testimoniano come la malvagità umana, quando si sfrena nell'inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procurarsi il cibo.
Oltre i primi 26 santi martiri del 1597 già citati, la Chiesa raccogliendo testimonianze poté riconoscere la validità del martirio per almeno 205 vittime fra le migliaia che persero la vita anonimamente e papa Pio IX il 7 luglio 1867 poté proclamarli Beati.
Dei 205 beati, 33 erano dell'Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti); 23 Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi; 45 Domenicani e Terziari O.P.; 28 Francescani e Terziari; tutti gli altri erano fedeli giapponesi o intere famiglie, molti dei quali Confratelli del Rosario.
Non c'è una celebrazione unica per tutti, ma gli Ordini religiosi a gruppi o singolarmente, hanno fissato il loro giorno di celebrazione.
Al gruppo dei 33 gesuiti appartiene il portoghese padre Francesco Pacheco, il quale nacque a Ponte di Lima (diocesi di Braga) nel 1556 da nobili genitori e fin da adolescente fu attratto dalle imprese dei missionari, in quell'epoca di grandi scoperte geografiche e di avvicinamento di popoli di altre civiltà.
A 30 anni entrò nella Compagnia di Gesù e sei anni dopo nel 1592, ottenne di essere inviato missionario in Estremo Oriente, facendo sosta per 12 anni, prima in India poi a Macao; nel 1604 gli fu accordato il permesso di spostarsi in Giappone, dove svolgendo il suo apostolato in varie zone, ottenne ottimi risultati.
Ci fu poi un periodo altalenante con il suo ritorno a Macao per dirigere l'Istituto dei Gesuiti, poi di nuovo in Giappone da dove fu espulso a causa della persecuzione.
Rientrò nella Terra del Sol Levante quasi subito e collaborò col vescovo Cerqueira, del quale divenne vicario e poi sostituendolo come Amministratore Apostolico; si stabilì invece che a Nagasaki a Cocinotzu d'Arima, località vicino al mare e ritenuta più sicura.
Ripresa la persecuzione, un cristiano apostata riferì il suo nascondiglio presso due fratelli fedeli cristiani e con loro fu catturato il 18 dicembre 1625, stessa sorte toccò al fratello coadiutore Gaspare Sadamatzu e i coniugi che l'ospitavano.
Trasferiti nel carcere di Samabara ebbero un pessimo trattamento, essendo esposti alle intemperie proprio nel periodo invernale; durante la prigionia, ammise nella Compagnia di Gesù i suoi tre catechisti giapponesi, Rinscei, Xinsuki, Kinsaco.
Il 17 giugno 1626 furono trasferiti a Nagasaki per ordine del governatore Cavaci e il 20 giugno 1626 fu arso vivo sulle colline della città, con altri otto religiosi della Compagnia di Gesù, le loro ceneri furono poi disperse in mare.
Il gruppo, la cui celebrazione è al 20 giugno, era così composto: Francesco Pacheco - portoghese, Baldassarre De Torres - spagnolo, Giambattista Zola - italiano, Pietro Rinscei - giapponese, Vincenzo Caun - coreano, Giovanni Kinsaco - giapponese, Paolo Xinsuki - giapponese, Michele Tozò - giapponese e Gaspare Sadamatzu fratello coadiutore - giapponese.
Il 12 luglio 1626 morirono anche i fedeli che li avevano aiutati, i fratelli Mancio e Mattia Araki e i coniugi Pietro Cioboie e Susanna Araki.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Francesco Pacheco e Compagni, pregate per noi.


*San Giovanni (Scalcione) da Matera - Abate (20 giugno)

Matera, 1070 (1080) - Foggia, 20 giugno 1139
Nacque nel 1070 a Matera da una famiglia di nobili. Da giovane si trasferì a Taranto dove chiese ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell'Isola di San Pietro.
Ispirato da una visione si recò in Calabria e poi in Sicilia continuando a condurre un'esistenza nel segno della penitenza e della rinuncia. Ritornato in Puglia, a Ginosa, si fece conoscere come predicatore nella zona e attirando l'ammirazione di molti.
Imprigionato a causa di false calunnie fu liberato miracolosamente. Allontanatosi dalla terra natia, vi fece ritorno in seguito a una visione. Dopo un incontro e un periodo di permanenza con l'eremita San Guglielmo da Vercelli decise di andare in Palestina.
Tuttavia passando per Bari comprese che la sua missione doveva svolgersi in quella città.
Dopo un periodo di predicazione si fermò vicino a Pulsano, dove fondò una comunità che in sei mesi vide l'adesione di 50 monaci. La Congregazione monastica fu detta degli «Scalzi». Morì nel monastero di Foggia nel 1139. (Avvenire)
Patronato: Matera
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Martirologio Romano: Nel monastero di San Giacomo di Foggia in Puglia, San Giovanni da Matera, abate, che, insigne per austerità di vita e per la predicazione al popolo, fondò sul Gargano la Congregazione di Pulsano di osservanza benedettina.
É detto anche da Pulsano, dal luogo ove fondò la sua ultima opera monastica. Nacque verso il 1070 in Matera da una ricca e nobile famiglia, ma ancora giovanetto, animato da uno straordinario spirito di pietà, abbandonò la casa paterna e si diresse a Taranto dove chiese ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell’Isola di S. Pietro, qui gli fu affidata la custodia delle pecore.
Quando aveva lasciato i fasti della sua casa, aveva scambiato i suoi lussuosi abiti con quelli di un povero, certo il gesto di san Francesco che si spoglia dei suoi abiti per indossare un saio, era già stato fatto tante volte nei secoli precedenti da questi iniziali eremiti e monaci.
Giovanni fu molto provato da questo lavoro e quando stava per cedere, sentì una voce interna “Dio è con te” che lo rianimò; alla vista di una barca credette di vedere un volere di Dio e quindi si fece
trasportare in Calabria, dove fece una vita di solitudine e mortificazione, da lì passò in Sicilia standoci due anni e proseguendo la sua vita di penitente.
Ritornò in Puglia a Ginosa che era vicino Taranto e Matera e lì continuò la sua consueta vita, ospitato dai parenti che nel frattempo si erano trasferiti per motivi politici, ma ridotto quasi ad un scheletro, riuscì a non farsi riconoscere.
Prese a girare fra il popolo di vari paesi predicando ed esortando ad una vita di preghiera, attirando la benevolenza di molti ed anche l’accodarsi di alcuni discepoli, subì anche delle calunnie per cui finì in prigione per ordine del conte Roberto di Chiaromonte.
Fu liberato miracolosamente e dovette allontanarsi da tutti, continuando a predicare in altre zone, giunto a Capua, sentì di nuovo la sua voce guida che gli disse di ritornare in Puglia; sui monti dell’Irpinia a Bagnoli incontrò San Guglielmo da Vercelli che con alcuni discepoli conduceva vita eremitica, si fermò con loro finché ebbe una visione che indicava per entrambi le loro strade, opposte ma sempre nell’Italia Meridionale, infatti Giovanni operò in Puglia mentre Guglielmo avrebbe poi fondato il monastero e santuario di Montevergine.
Decise di andare in Palestina passando per Bari, la città in quel periodo godeva di importante vivacità, da poco erano arrivate le reliquie di s. Nicola (1087) e celebrato un Concilio presieduto dal papa Urbano II con eminenti vescovi cattolici, ma tutto ciò non impediva il proliferare di disordini morali e politici, allora Giovanni comprese che la sua Palestina era lì, in Puglia.
Riprese le sue peregrinazioni, attirando tanta ammirazione dal popolo ma anche tanti nemici al punto che corse il pericolo di essere bruciato vivo. Visitò i suoi discepoli a Ginosa e proseguì per il Gargano, già celebre per il santuario dell’Arcangelo Michele e lì vicino a Pulsano si fermò in una valle solitaria insieme a sei discepoli.
Iniziò così una nuova comunità che in capo a sei mesi raggiunse l’aggregazione di 50 monaci e acquistando gran fama. La Congregazione monastica detta degli “Scalzi” si ingrandì ricevendo lasciti e terreni per cui fu aperta un’altra casa presso la chiesa di San Giacomo a Foggia e poi un monastero a Meleda in Dalmazia di fronte alle coste del Gargano, lì fu inviato a reggerlo il monaco Giovanni Bono, morto in concetto di santità.
Dopo dieci anni di conduzione e dopo aver guadagnato la stima del re Ruggero II e del Papa Innocenzo II morì nel monastero di Foggia il 20 giugno 1139 e lì sepolto.
É stato il precursore, insieme ad altri movimenti religiosi sorti fra il X e l’XI secolo, della vita penitenziale, povera ed associata che porterà al sorgere degli Ordini mendicanti più organizzati e vasti. La Congregazione di Pulsano, nel sec. XV era quasi estinta, ma restano i molti frutti di santità prodotti dai suoi monasteri. Il corpo di San Giovanni, da Foggia fu poi trasportato a Pulsano e nel 1830 traslato nella cattedrale di Matera di cui è compatrono e la cui festa si commemora il 23 giugno. Le sacre reliquie del Santo Abate fondatore di S. Maria di Pulsano sono custodite nella Cattedrale di Matera in una artistica urna dal 1830.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni da Matera, pregate per noi.


*Beato Giovanni Battista Zola - Sacerdote e Martire (20 giugno)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri Gesuiti in Giappone” (4 febbraio)

Brescia, 1575 – Nagasaki (Giappone), 20 giugno 1626

Etimologia:
Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall'ebraico
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati martiri Francesco Pacheco, sacerdote, e otto compagni, della Compagnia di Gesù, condannati al rogo in odio alla fede.
I Gesuiti con San Francesco Saverio (1506-1552) furono i primi ad incominciare l’evangelizzazione del Giappone, che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549, tanto che nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa 300.000, con centro principale a Nagasaki.
Ma proprio nel 1587 lo ‘shogun’ (maresciallo della corona) Hideyoshi, dai cristiani denominato ‘Taicosama’, che fino allora era stato condiscendente verso i cattolici, emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti (allora unico Ordine religioso presente nel Giappone) per delle ragioni non chiarite.
Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese, mettendo in atto una strategia di prudenza, in silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l’opera evangelizzatrice.
Tutto questo fino al 1593, quando provenienti dalle Filippine sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani, i quali al contrario dei Gesuiti, iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a ciò si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, che provocarono la reazione dello ‘shogun’ Hideyoshi, che emanò l’ordine di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi.
I primi arresti ci furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati, fra cui tre gesuiti giapponesi, subirono il martirio il 5 febbraio 1597, i protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di “santa collina” e proclamati Santi da papa Pio IX nel 1862.
Subentrato un periodo di tregua e nonostante la persecuzione subita, la comunità cattolica aumentò, anche per l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani ma anche domenicani e agostiniani.
Ma nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu (Taifusama), che si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone, causando moltissimi martiri, ma anche molte apostasie fra gli atterriti fedeli giapponesi.
I motivi che portarono a questa lunga e sanguinosa persecuzione, furono vari, a partire dalla gelosia dei bonzi buddisti che minacciavano la vendetta dei loro dei; poi il timore di Ieyasu e dei suoi successori Hidetada e Iemitsu, per l’accresciuto influsso di Spagna e Portogallo, patria della maggioranza dei missionari, che erano ritenuti loro spie, per gli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e infine per l’imprudenza di molti missionari spagnoli.
Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime; i supplizi secondo lo stile orientale, furono vari e raffinati, non risparmiando nemmeno i bambini; i martiri appartenevano
ad ogni condizione sociale, dai missionari e catechisti, ai nobili di famiglia reale; da ricche matrone a giovani vergini; da vecchi a bambini; dai padri di famiglia ai sacerdoti giapponesi.
La maggior parte furono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la “santa collina” di Nagasaki fu illuminata sinistramente dalla teoria di torce umane per parecchie sere e notti; altri decapitati o tagliati membro per membro.
Non stiamo qui ad elencare le altre decine di tormenti mortali cui furono sottoposti, per non fare una galleria degli orrori, anche se purtroppo testimoniano come la malvagità umana, quando si sfrena nell’inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procurarsi il cibo.
Oltre i primi 26 santi martiri del 1597 già citati, la Chiesa raccogliendo testimonianze poté riconoscere la validità del martirio per almeno 205 vittime, fra le migliaia che persero la vita anonimamente e Papa Pio IX il 7 luglio 1867 poté proclamarli Beati.
Dei 205 beati, 33 erano dell’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti); 23 Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi; 45 Domenicani e Terziari O.P.; 28 Francescani e Terziari; tutti gli altri erano fedeli giapponesi o intere famiglie, molti dei quali Confratelli del Rosario.
Non c’è una celebrazione unica per tutti, ma gli Ordini religiosi a gruppi o singolarmente, hanno fissato il loro giorno di celebrazione.
Dei 33 Gesuiti fa parte anche l’italiano Giovanni Battista Zola, nato a Brescia nel 1575; conosciuta la spiritualità della Compagnia di Gesù, fondata da qualche decennio da Sant’ Ignazio di Loyola (1491-1556), entrò ventenne fra i Gesuiti.
Per la sua inclinazione fu destinato all’attività missionaria e la sua prima destinazione fu nel 1602 l’India, dove rimase fino al 1606; in seguito fu destinato alla Corea, ma per diverse circostanze alla fine giunse in Giappone.
Si stabilì nella regione del Tacacu, densa di isole, dove per 20 anni svolse il suo ministero apostolico nonostante la sua cagionevole salute, riuscì anche a pubblicare piccole riviste cattoliche.
Alcune testimonianze così lo descrissero: “ Apostolo infaticabile nell’operare; di soda e provata virtù, di una soavissima carità nel trattare, per cui fu caro e stimato dai giapponesi, i cui costumi e la cui lingua aveva appreso ottimamente. Scrisse anche un libro sulla devozione alla Madonna, verso la quale nutriva un tenerissimo amore; molto si adoperò per diffonderne il culto fra i cristiani”.
Quando scoppiò la persecuzione nel 1614, le difficoltà aumentarono fino a mettere a repentaglio la vita; fra l’altro poté recare in carcere conforto religioso al padre gesuita Pietro Paolo Navarra prima del suo martirio ( † 1-11-1622), rimanendone edificato per la sua fede e l’ardente desiderio di dare la propria vita per il Regno di Cristo; dal padre Navarra ebbe la profezia che sarebbe stato martire anche lui.
Nel 1625 la persecuzione assunse toni più violenti e sanguinari; ci fu la caccia al cristiano o per ucciderlo o per farlo apostatare e il 22 dicembre anche padre Giovanni Battista Zola fu arrestato insieme al suo catechista Vincenzo Caun coreano.
Per più di sei mesi fu detenuto a Scimabara, sopportò questa dura prigionia, aggravata dalla malferma salute, ringraziando Dio, abbandonato alla Sua volontà e secondo un suo scritto al Padre Provinciale, stavano contenti ed allegri aspettando la loro ora, dispiaciuti solo di non aver arredi per celebrare Messa né qualche libro spirituale, né breviario, né corone del rosario.
Il 17 giugno i prigionieri da Scimabara furono trasferiti a Nagasaki dove il 20 giugno del 1626, padre Zola insieme ad altri otto martiri gesuiti, fu arso vivo sulle colline della città.
Il gruppo, la cui celebrazione è al 20 giugno, era così composto: Francesco Pacheco portoghese, Baldassarre De Torres spagnolo, Giambattista Zola - italiano, Pietro Rinscei - giapponese, Vincenzo Caun - coreano, Giovanni Kinsaco - giapponese, Paolo Xinsuki - giapponese, Michele Tozò - giapponese e Gaspare Sadamatzu fratello coadiutore giapponese.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Battista Zola, pregate per noi.  


*Beato Giovanni Gavan (Gawen) - Martire in Inghilterra (20 giugno)

Londra, 1640 - Tyburn, 20 giugno 1679
Nel 1687 fu scoperta in Inghilterra la cosiddetta «Congiura di Oates», pretesa cospirazione di «papisti» per uccidere il re, esautorare il governo e sradicare la religione protestante, denunziata da Titus Oates.
In questa provocazione furono coinvolte eminenti personalità cattoliche e tra queste anche Tommaso Whitebrand, provinciale dei Gesuiti, che fu giudicato il 13 giugno 1679. Con lui comparvero
dinanzi al tribunale altri quattro gesuiti, cioè Guglielmo Harcout, Giovanni Fenwich, Antonio Turèner e Giovanni Gavan o Gawen.
Quest'ultimo, nato a Londra, fu educato nel seminario di Saint Omer, meritandosi per la sua bontà il soprannome di «Angelo» e poi, a venti anni, nel 1660, entrò nella Compagnia, completò i suoi studi a Liegi e a Roma e nel 1671 fu inviato in Inghilterra, dove per otto anni lavorò con zelo e profitto.
Fu arrestato in casa dell'ambasciatore imperiale e, dopo un rapido processo, fu condannato a morte con i confratelli. La sentenza contro i cinque gesuiti fu eseguita il 20 giugno 1679 sulla forca di Tyburn. Giovanni fu beatificato con gli altri, nel 1929, da Pio XI. (Avvenire)
Emblema: Palma
Nel 1687 fu "scoperta" in Inghilterra la cosiddetta "Congiura di Oates", pretesa cospirazione di "papisti" per uccidere il re, esautorare il governo e sradicare la religione protestante, denunziata da Titus Oates.
In questa provocazione furono coinvolte eminenti personalità cattoliche e tra queste anche Tommaso Whitebrand (v.), provinciale dei Gesuiti, che fu giudicato il 13 giugno 1679.
Con lui comparvero dinanzi al tribunale altri quattro gesuiti, cioè Guglielmo Harcout, Giovanni Fenwich (v.), Antonio Turèner (v.) e Giovanni Gavan o Gawen.
Quest'ultimo, nato a Londra, fu educato nel seminario di St. Omer, metitandosi per la sua bontà il soprannome di "Angelo" e poi, a venti anni, nel 1660, entrò nella Compagnia, completò i suoi studi a Liegi e a Roma e nel 1671 fu inviato in Inghilterra, dove per otto anni lavorò con zelo e profitto.
Fu arrestato in casa dell'ambasciatore imperiale e, dopo un rapido processo, fu condannato a morte con i confratelli.
La sentenza contro i cinque gesuiti fu eseguita il 20 giugno 1679 sulla forca di Tyburn. Il Giovanni fu beatificato con gli altri, nel 1929, da Pio XI; la sua memoria è al 20 giugno.
(Autore: Mario Salsano – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Gavan, pregate per noi.


*San Gobano - Eremita (20 giugno)

Martirologio Romano: Nel territorio di Laon in Neustria, nell’odierna Francia, San Gobano, sacerdote, che, nato in Irlanda e divenuto in Inghilterra discepolo di San Fosco, per amore di Cristo partì per la Francia e condusse nei boschi vita eremitica.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gobano, pregate per noi.


*San Guibsech di Cluain-Bairenn (20 giugno)

I Martirologi di Gorman e del Donegal commemorano questo Santo il 20 giugno.
È il patrono di Cluain-Bairenn (Clonburren, contea di Roscommon) e potrebbe esservi qualche connessione tra lui e Càirech Dergain, considerato fondatore di una comunità di monache a Cìuain-Bairenn.
(Autore: Léonard Boyle – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Guibsech di Cluain-Bairenn, pregate per noi.


*San Lucano (Lugano) - Presunto Vescovo di Sabiona (20 giugno)

Sec. V
É chiamato "l'Apostolo delle Dolomiti" ed in queste montagne parecchie località portano il suo nome e varie chiese gli sono dedicate. Visse nella prima metà del sec. V ed essendo vescovo di Sabiona (ora Chiusa a dieci chilometri da Bressanone, dove più tardi quella sede vescovile fu trasferita), durante una carestia, permise ai suoi fedeli l'uso dei latticini in Quaresima.
Denunciato per questo al papa Celestino I (422432), fu invitato a Roma a scusarsi; i miracoli che lo accompagnarono durante il viaggio e la permanenza nella città, valsero piú d'ogni scusa.
Al suo ritorno i nemici (gli ariani?) lo costrinsero a lasciare di nuovo la sede. Si ritirò allora a vita eremitica nella Valle di Fiemme, ove si trovano il piccolo villaggio e la chiesuola a lui intitolati.
Non sentendosi sicuro neanche là, oltrepassò le crode e scese verso la conca agordina, in quella che ancor oggi si chiama Valle di S. Lugano; si rifugiò in una caverna, il "Col di S. Lugano", donde non si allontanava che per evangelizzare e curare spiritualmente le genti della zona.
In una di queste missioni conobbe a Listolade la Beata Avazia o Vaza, la quale, ottenuto il permesso dal marito, si ritirò a vita eremitica sotto la direzione spirituale del Santo. Sulla tomba di Lugano, presso Taibon, sorse una chiesa, che, distrutta da una valanga, fu riedificata nel 1635. G. Mezzacasa pensa che Vaza, vissuta almeno cinque secoli dopo San Lucano, fu creduta dalla fantasia del popolo sua contemporanea e figlia spirituale, perché condusse vita ascetica presso questa chiesetta, dove anche lei fu sepolta.
Fin qui le leggende, fiorite attorno ai luoghi che dal santo prendono il nome, mutuando per lo più temi di altre leggende. Una straordinaria fioritura del culto di San Lugano si verificò nei secc. XIII e XIV e ne fanno testimonianza le tre chiese sorte in quel tempo in onore di lui, oltre a quella dov'era sepolto presso Taibon, al Passo di S. Lugano, con accanto un ospizio (1325-1332), a Villapiccola presso Auronzo (non dopo il 1352) e a Belluno (1396).
Nella cattedrale di quest'ultima città il corpo del santo fu trasportato da Taibon, ove si conserva solo una reliquia, probabilmente nel 1307 ed ivi fu sepolto entro un'arca contigua all'altare maggiore. Questa fu aperta il 17 giugno 1400 alla presenza del vescovo per la ricognizione delle reliquie e riaperta nel 1658 per estrarne alcune da donare ad Antonio Crosini, vescovo di Bressanone, per quella cattedrale.
Nella chiesa di San Lugano presso Taibon, ogni anno, terminava la processione rogazionale della vigilia dell'Ascensione, dopo aver raccolto i fedeli dei paesi della comunità dell'Agordino attraverso i quali passava. Questa processione fu poi trasferita ed è tuttora celebrata al 20 giugno, festa anniversaria della morte del Santo o, secondo i Bollandisti della traslazione del suo corpo a Belluno.
(Autore: Ireneo Daniele – Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - San Lucano, pregate per noi.


*Beato Luigi Matienzo - Mercedario (20 giugno)

XVI secolo
Mercedario del convento di Logrono (Spagna), il Beato Luigi Matienzo, nell’anno 1579 a Tunisi in Africa, realizzò una numerosa redenzione di 220 schiavi, tra i quali vi era un gruppo di importanti cavalieri portoghesi, ragione per cui aumentò il costo della redenzione.
Non avendo abbastanza beni per il pagamento rimase in pegno per tre anni chiuso in un tenebroso carcere soffrendo molti maltrattamenti fino a quando non fu riscattato.
Ritornato in patria con nel cuore e sulla bocca sempre la passione di Cristo, morì santamente nel suo convento.
L’Ordine lo festeggia il 20 giugno.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Matienzo, pregate per noi.


*Beata Margherita Ball - Madre di famiglia, Martire (20 giugno)
Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri Irlandesi”
Skreen, Irlanda, 1515 circa – Dublino, Irlanda, 1584

Durante la persecuzione di Elisabetta I d'Inghilterra, ospitava nella sua casa sacerdoti e religiosi. Denunciata dal suo stesso figlio, fu incarcerata a Dublino e morì vittima di atroci tormenti.
Martirologio Romano: Nello stesso luogo (Dublino in Irlanda) commemorazione della Beata Margherita Ball, martire, che, rimasta vedova, fu arrestata, su denuncia del suo stesso figlio, per avere accolto in casa molti sacerdoti ricercati e, dopo varie torture, morì settuagenari
L’essere madre del sindaco di Dublino per lei non fu né fonte di prestigio né motivo di orgoglio, ma causa di enormi sofferenze che ne determinarono o sicuramente ne accelerarono la morte. La vita e il martirio dell’irlandese Beata Margherita Ball devono essere inquadrati nel clima di persecuzione religiosa che fa seguito allo scisma anglicano avviato in Inghilterra da Enrico VIII. Gli strettissimi legami socio-politici che legano l’Inghilterra all’Irlanda fanno sì che nel 1536 (cioè cinque anni dopo il famoso “atto di supremazia” con cui l’imperatore si era fatto proclamare capo supremo della chiesa d’Inghilterra e dopo appena due dalla sua scomunica e dall’interdetto lanciato contro l’Inghilterra da Papa Clemente VII) anche il parlamento di Dublino riconosca Enrico VIII unico capo della chiesa irlandese, determinando in questa maniera il definitivo strappo dalla Chiesa di Roma.
Margherita in quel periodo è ventunenne, essendo nata nel 1515 all’interno dell’agiata famiglia Berminghan. A 16 anni si è sposata con Bartolomeo Ball e dà alla luce ben 20 figli, dei quali solo alcuni hanno la fortuna di giungere all’età adulta. Sono una coppia affiatata, profondamente religiosa, con una solida posizione economica; il marito gode di un prestigio indiscusso, che lo porta ad essere anche sindaco di Dublino.
Non sono affatto allineati con la situazione politico-religiosa dominante: si sentono e si comportano da veri cattolici, continuando a riconoscere il primato del papa. Nel loro palazzo
abita un cappellano, che celebra normalmente la messa, la loro casa è aperta a incontri di catechesi ed a momenti di preghiera; Margherita, facendosi forza dell’influente prestigio del marito, arriva ad aprire nella sua proprietà anche una scuola cattolica.
Bartolomeo muore nel 1568 e Margherita, oltre al dolore per la perdita della persona amata, si trova anche privata della protezione e del sostegno che egli le garantiva per professare apertamente e difendere la chiesa cattolica. Malgrado tutto prosegue nel suo impegno, dando ospitalità in casa sua a sacerdoti e religiosi anche quando ciò diventa estremamente rischioso. Nel 1570, infatti, con la scomunica di Elisabetta I che nel frattempo è salita al trono, una feroce persecuzione si scatena in Inghilterra, in particolar modo contro i sacerdoti cattolici e si estende ben presto anche in Irlanda.
Verso la fine degli anni Settanta Margherita viene arrestata con l’accusa di aver fatto celebrare una messa in casa sua, ma viene ben presto liberata su cauzione. Nel frattempo, il figlio Walter sta coltivando l’ambizione di diventare sindaco di Dublino, adattandosi anche, per accedere alla carica, a rinnegare la propria fede e riconoscere la supremazia religiosa della regina d’Inghilterra. Margherita compie fino in fondo il suo dovere di mamma, cercando di far comprendere al figlio che nessuna carica politica, anche se prestigiosa, può essere barattata con la fede. Non solo non ci riesce, ma il figlio vede in lei la più acerrima nemica e il maggior ostacolo per soddisfare la sua ambizione politica.
Poco dopo la sua elezione a sindaco, infatti, fa arrestare la mamma con l’accusa di aver dato ospitalità in casa sua a sacerdoti perseguitati. Margherita è quasi settantenne e viene condotta in prigione su un carro, passando per le strade di Dublino, esposta alla derisione ed allo scherno dell’intera città. La attende una cella sporca, grondante umidità, senz’aria, che mina irrimediabilmente la sua salute. Proprio in considerazione delle sue precarie condizioni di salute, un paio di anni dopo le viene offerta la libertà in cambio di un pubblico rinnegamento della sua fede. Scontata la risposta negativa di questa donna forte e coraggiosa, che sceglie di terminare in carcere i suoi giorni, martire dell’Eucaristia e del Primato Pontificio. Muore nella sua cella nel 1584 ed insieme ad altri sedici compagni di fede (di cui 4 vescovi, 6 sacerdoti, 1 fratello religioso e cinque laici) anche lei, unica casalinga del gruppo, è stata beatificata da Giovanni Paolo II il 27 settembre 1992.
(Autore: Gianpiero Pettiti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Margherita Ball, pregate per noi.


*Beata Margherita Ebner - Domenicana (20 giugno)

Donauworth, Baviera, 1291 - Medingen, 1351
Entrò nel monastero di Maria S.ma a Medingen, nella diocesi di Augusta, dove, specialmente dal 1314 al 1326 patì diverse infermità, che la condussero più volte in fin di vita.
A causa della guerra la comunità monastica si disperse e Margherita ritornò alla casa paterna, qui continuò a vivere in gran ritiro e preghiera.
Tornata in clausura, nel 1332 conobbe il sacerdote Enrico di Nordlingen, che divenne presto il suo direttore spirituale.
Dopo dure prove, il 1° novembre 1347, ebbe la grazia del matrimonio spirituale con Gesù Cristo.
Fu una figura centrale nel movimento spirituale tedesco degli "amici di Dio".
La sua spiritualità segue l'anno liturgico e si concentra sulla persona di Gesù. E’ arrivato fino a noi il suo diario spirituale scritto dal 1312 al 1348, che svela la vita umile, devota, caritatevole e confidente in Dio di una religiosa provata da molte pene e malattie.
Martirologio Romano: Nel monastero di Medingen nella Baviera, in Germania, Beata Margherita Ebner, vergine dell’Ordine dei Predicatori, che, pur provata per Cristo da molteplici infermità, condusse una vita salutare per lei, mirabile agli occhi altrui e gradita a Dio, e molto
Tra i grandi mistici domenicani del 1300 splende soave la figura di questa claustrale domenicana che
si conquistò l’appellativo di “imitatrice fedele della Umanità di Gesù”.
Di nobile famiglia, a soli quindici anni vestì l’Abito Domenicano nel monastero di Medingen. La sua mirabile vita trascorse in un perfetto nascondimento, sebbene il profumo delle sue virtù varcasse i confini del chiostro, tanto che subito dopo la sua morte fu onorata di culto pubblico e fervidamente invocata.
La bellezza di quest’anima fu tutta interiore.
Dalle relazioni di coscienza, che essa fece per obbedienza, e da altri suoi scritti, ci è dato conoscere quali tesori di grazia Dio avesse versato nella sua anima innocente.
La Santa Umanità di Gesù fu il divino oggetto della sua costante e amorosa contemplazione ed essa ne rivisse i vari misteri nell’esercizio delle virtù, nell’olocausto ininterrotto di tutta se stessa, nelle sofferenze interne ed esterne, tutte accettate ed offerte con Gesù, per Gesù e in Gesù. Raggiunse la somma unione dell’anima con Lui nel 1347.
“Tutta la mia forza e tutto il mio potere, scrisse, riposano esclusivamente nella sua dolcissima Umanità, nella sua vita di verità, e nella sua santa ed amara Passione. Tutto il mio desiderio di vivere e di morire non s’ispira ad altro”. E come visse nell’amore, così mori nell’amore, fidente nell’assicurazione, ricevuta da Gesù stesso: “Io non posso separarmi da te in nessuna cosa”. Morì il 20 giugno 1351 a Medingen, dove è sepolta.
Il 24 febbraio 1979 Papa Giovanni Paolo II ha ratificato e confermato il culto resole “ab immemorabili”.  
(Autore: Franco Mariani - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Margherita Ebner, pregate per noi.


*Beato Martino de Agreda - Mercedeario (20 giugno)

III secolo
Inviato in redenzione nel 1280 da San Pietro de Amer, il Beato Martino de Agreda, liberò 129 schiavi in Andalusia (Spagna), ma ritornato in Pastiglia con i redenti finì in un’imboscata di briganti che lo spogliarono e disposero di vendere i redenti agli infedeli, quando per miracolo arrivarono i soldati del Re di Granada e li liberarono.
Con una grande devozione alla Madonna della Mercede, la sua vita fu esemplare e le sue virtù lo condussero santamente in Paradiso.
L’Ordine lo festeggia il 20 giugno.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Martino de Agreda, pregate per noi.  


*Beati Martiri Irlandesi (20 giugno)
XVI-XVII secolo

Il 27 settembre 1992 Papa Giovanni Paolo II beatificò diciassette martiri irlandesi uccisi dai protestanti tra il 1579 e il 1654. Naturalmente, l’elenco sarebbe molto lungo, dal momento che la persecuzione anticattolica nell’arcipelago britannico, dallo scisma di Enrico VIII in poi, provocò circa settantamila vittime.
Quando la pressione, coi secoli cambiò sistema, divenne puramente amministrativa e i cattolici, considerati cittadini di serie B, acquistarono la pienezza dei diritti solo nell’Ottocento. Per esempio, l’irlandese Oscar Wilde potè frequentare l’università perché, almeno ufficialmente , di religione anglicana (si convertì al cattolicesimo solo in punto di morte).
Anche le repressioni in Irlanda fecero migliaia di vittime, tanto che qualcuno ha parlato di genocidio, specialmente nell’epoca di Oliver Cromwell (1599-1658), ma quelli tra loro Chiesa chiama Servi di Dio (cioè, i proposti alla beatificazione per una vita cristianamente eroica o, nel nostro caso, un martirio documentato) erano quasi duecentosessanta.
Dall’elenco totale fu ulteriormente selezionato un gruppo di diciassette, sia perché rappresentativi di tutte e quattro le province irlandesi, sia perché appartenenti a epoche diverse, sia infine perché sulle loro vicende la documentazione è particolarmente dettagliata. Scrive Andreas Resch nel III volume della sua opera I Beati di Giovanni Paolo II (Libreria Editrice Vaticana, 2003): "La scomunica di Elisabetta I da parte del potefice s. Pio V nel 1570 diede inizio a una fiera persecuzione in Inghilterra che colpì particolarmente i sacerdoti. In Irlanda, invece, le prime uccisioni intendevano creare, in un tempo di incertezze e di minacce, un clima di paura fra il popolo cristiano. La ribellione del conto di Desmond nel Sud, la spedizione militare di James Fitzmaurice Fitzgerald del luglio 1579 con l’appoggio di papa Gregorio XIII e l’insurrezione di lord Baltinglass nel 1580, ognuna nel nome della libertà cattolica, erano tutte fallite. Per le autorità protestanti di Dublino, tuttavia, costituivano motivo di preoccupazione non lieve". Fu in questo clima che molti esponenti cattolici vennero trucidati: "Il destino, però, di tutte queste persone fu sempre dipendente da un solo motivo: il rifiuto di emettere il giuramento di Supremazia, ossia di riconoscere la regina come capo della Chiesa".
C’è da osservare che l’Irlanda, evangelizzata da s. Patrizio ne V secolo, non aveva mai avuto martiri in tutta la sua storia precedente. Il primo martire fu il vescovo di Mayo, il francescano Patrick O’Healy, impiccato nel 1579 insieme al confratello Conn O’Rourke. Quest’ultimo era figlio di lord Brian di Breffni e si trovava in Spagna insieme all’OHealy, che insegnava all’università. I due avevano collaborato ai negoziati che dovevano condurre alla spedizione militare di Fitzgerald. L’idea era quella di invadere l’Irlanda e darne la corona a Don Giovanni d’Austria, fratello di Filippo II vincitore a Lepanto. Così l’Irlanda cattolica sarebbe stata salvata. I due francescani si imbarcarono per preparare il terreno ma le spie avevano già informato gli inglesi. Appena sbarcati vennero arrestati e impiccati senza processo il 13 agosto 1579. Prima dell’esecuzione fu loro offerta la possibilità di passare anglicanesimo (la conversione di un vescovo cattolico sarebbe stata un buon colpo propagandistico) ma rifiutarono. Nel 1580 il conte di Desmond innescò la ribellione irlandese in concomitanza con lo sbarco delle truppe di Fitzgerald. Si unirono il visconte di Baltinglass e il clan degli O’Byrne. Ma nella battagli di Leynster i cattolici vennero sconfitti. Nel febbraio 1581, Baltinglass e il suo cappellano, il gesuita Robert Rockford, trovarono rifugio a Wexford, dove un gruppo di marinai e un fornaio, cattolici, offrì loro aiuto e la possibilità di far perdere le proprie tracce. I marinai erano cinque, ma conosciamo solo i nomi di Robert Meyler, Edward Cheevers e Patrick Cavanagh. Il panettiere si chiamava Matthew Lambert. Con l’accusa di aver aiutato dei traditori, questi sei cattolici vennero appesi per il collo e poi fatti squartare da cavalli legati ai loro arti. Il fornaio Lambert, uomo semplice, dichiarò ai suoi aguzzini che poco sapeva di questioni teologiche ma che intendeva restare fedele al Papa. Margaret Ball era figli di agiati proprietari terrieri della contea di Meath, si sposò col sindaco di Dublino ed ebbe venti figli (solo alcuni però sopravvissero). Rimasta vedova, la sua casa divenne scuola cattolica e rifugio per i preti
perseguitati. Arrestata una prima volta fu rilasciata su cauzione. Ma quando un suo figlio, passato al protestantesimo, divenne sindaco fu di nuovo arrestata e, malgrado l’età avanzata, gettata nei sotterranei del castello di Dublino in isolamento. Morì in cella, nel 1584, dopo tre anni di reclusione. Dermot O’Hurley era decano della facoltà di legge nell’Università di Lovanio. Nel 1581 il papa Gregorio XIII lo fece vescovo di Cashel. Tornò clandestinamente in Irlanda dove esercitò il suo ministero girando travestito. Ma gli inglesi, che avevano spie anche a Roma, lo cercavano. Ospite, in incognito, del barone di Slane, lo O’Hurley si consegnò per non mettere nei guai il suo amico. Lo portarono a Dublino, dove cercarono di fargli confessare quel che sapeva circa un presunto complotto papista-spagnolo ai danni dell’Inghilterra. Gli misero i piedi dentro certi scarponi di ferro pieni di olio, sotto ai quali accesero il fuoco. Poi, visto che non gli si cavava niente né intendeva piegarsi al giuramento di Supremazia, il 20 giugno 1584 lo impiccarono senza processo fuori città. Maurice MacKenraghty era il cappellano del conte di Desmond. Nel 1583, dopo la sconfitta di Leinster e la fuga, questi fu catturato con i suoi più stretti collaboratori. Il MacKenraghty venne rinchiuso a Clonmel. Nella Pasqua del 1585 il notabile cattolico Victor White riuscì a corrompere un secondino per far si che il prete dicesse messa a casa sua. Ma il carceriere li tradì. Il sacerdote riuscì a fuggire ma poi si costituì per salvare la vita al White. Il 20 aprile del 1585 fu appeso per la gola e poi decapitato. Dominic Collins aveva intrapreso la carriera militare in Francia, diventando capitano. Nel 1589, dopo un pellegrinaggio a Compostela, decise di farsi gesuita. Nel 1601 tornò in Irlanda insieme ad una spedizione spagnola, ma quest’ultima venne sconfitta a Kinsale e il Collins fu catturato e torturato. Poiché non volle passare all’anglicanesimo, il 31 ottobre 1602 venne impiccato a Youghal, sua città natale (per dare esempio). Conor O’Devany, francescano, era stato consacrato a Roma nel 1582 vescovo di Down e Connor. Nel 1588, anno in cui l’Inghilterra temette l’invasione dell’Invencible Armada, fu arrestato e tenuto per diversi anni in galera. Nel 1611 venne arrestato ancora insieme al prete Patrick O’Loughran. Questi era cappellano di Hugh O’Neill, il conte che aveva dato del filo da torcere agli inglesi per nove anni dal 1594 al 1603. Scappato con gli O’Neill, era poi tornato clandestinamente per esercitare il suo ministero. Il 1° febbraio 1612 vennero impiccati entrambi su ordine di Londra.
Francis Taylor era nobile e padre di sei figli. Nel 1595 divenne sindaco di Dublino ma, dopo la sconfitta della resistenza irlandese nel 1603, Londra estromise i cattolici dalle cariche pubbliche e organizzò il parlamento irlandese su base protestante. Il Taylor, che vi era stato eletto, vide la sua elezione invalidata. Nel 1613 venne addirittura arrestato e lasciato marcire in prigione fino al 10 gennaio 1621, data in cui morì. Il domenicano Peter Higgins, dopo gli studi di Spagna, era tornato in Irlanda. Durante l’ennesima ribellione cattolica, nel 1641 si adoperò per soccorrere tutti quelli che poteva, anche protestanti. Ma fu arrestato lo stesso e il 23 marzo 1642 impiccato senza processo.
Terence O’Brien, <<padre Albert>>, era provinciale dei domenicani d’Irlanda. Nel 1648 fu consacrato vescovo di Emly. Ma l’anno seguente ci fu l’invasione di Oliver Cromwell, che esordì con i massacri di Drogheda e Wexford. Nel 1651 la città di Limerick capitolò e il vescovo fu arrestato mentre soccorreva i feriti dell’ospedale. Impiccato il 30 ottobre dello stesso anno, il suo cadavere venne squartato. John Kearney era un francescano ordinato prete a Bruxelles nel 1642. Due anni dopo cercò di tornare in Irlanda ma la sua nave venne fermata in mare, perquisita e lui catturato. Lo portarono a Londra e lo torturarono. Ma riuscì a fuggire in Francia, a Calais. Da qui fece ritorno clandestinamente in Irlanda. Con l’arrivo di Cromwell fu messa una taglia sulla sua testa. Arrestato, il 21 marzo 153 fu impiccato perché, contro la legge, era un sacerdote cattolico. L’ultimo è William Tirry, nipote del vescovo di Cork e Cloyne. Studiò in Spagna, Francia e Belgio prima di diventare sacerdote agostiniano e tornare in Irlanda. Divenne cappellano di un altro suo zio, il visconte di Kilmallock. Ma la sera del sabato Santo del 1654 fu arrestato mentre diceva messa e impiccato il 2 maggio. Le festa collettiva di questi martiri irlandesi cade il 20 giugno.
(Autore: Rino Cammilleri - Fonte: Il Timone (ottobre 2011)
Il contesto storico in cui si colloca il martirio di questi 17 gloriosi martiri è quello della Riforma Protestante e più dettagliatamente dello Scisma Anglicano, insieme anche alla particolare situazione politico-civile delle relazioni fra Inghilterra ed Irlanda conclusasi gradulmente con il trionfo della supremazia inglese sull’isola vicina. Gli sviluppi verificatisi nella situazione religiosa in Inghilterra ebbero inevitabili conseguenze sulla popolazione irlandese, rimasta fedele alla fede cattolica dei padri. Al centro di tutta questa tragica persecuzione sta la dottrina della suprema autorità spettante al Romano Pontefice in ambito spirituale.
La scomunica inflitta nel 1570 dal papa San Pio V alla regina Elisabetta I d’Inghilterra diede inizio ad una sfrenata persecuzione in Inghilterra in particolare contro i sacerdoti. In Irlanda, invece, le prime esecuzioni furono eseguite nella speranza di incuotere timore nei cuori del popolo critiano. La ribellione iniziata dal conte di Desmond nel sud dell’isola, la spedizione militare di James Fitzmaurice Fitzgerald nel luglio 1579 con l’appoggio di Gregorio XIII e l’insurrezione di Lord Baltinglass nel 1580, indette in nome della libertà del cattolicesimo, fallirono tutte miseramente. A giudizio delle autorità protestanti di Dublino, tali iniziative costituivano comunque un valido motivo di preoccupazione.
Fu in questo clima che vennero messi a morte vescovi, sacerdoti, religiosi, laici. Il tragico destino di tutte queste persone dipese sempre da un unico motivo, cioè il rifiuto di professare il
giuramento di Supremazia in riconoscimento della Regina quale unico vero capo della Chiesa Anglicana.
Passarono i giorni del martirio, ma fortunatamente non andò persa la memoria dei martiri. David Rothe, vescovo di Ossory, fu tra i primi a preoccuparsi di tenere vivo il ricordo di coloro che avevano versato il loro sangue per la fede in Irlanda e nella sua "Analecta de rebus Hibernicis", stampata a Colonia nel 1619, pubblicò dunque i frutti della sua ricerca. Nella compilazione dell’elenco poté servirsi dell’opera di due predecessori: Conor O’Devany, lui stesso martire nel 1612, ed il gesuita John Howlin Waterford.
Nel 1661, un sinodo celebrato clandestinamente a Fethard, nella provincia ecclesiastica di Cashel, raccomandò a tutti i vescovi di redigere una sorta di martirologio diocesano, dei quali non esiste più purtroppo alcun esemplare, se non degli elenchi inviati da varie concregazioni religiose alle rispettive Curie Generali. Il numero iniziale di 460 nomi scese presto a 292. Recentemente, su invito della Santa Sede, fu selezionato dall’elenco totale di quasi 260 Servi di Dio un gruppo più ristretto di soli 17 martiri debitamente documentati, provenienti da tutte le quattro province d’Irlanda, che Papa Giovanni Paolo II ha beatificato il 27 settembre 1992.
Ecco i loro nomi:
Patrick O’Healy [Padraigo Heili], Vescovo di Mayo, 31 agosto
Conn O’Rourke [Conn O Ruairc], Sacerdote dei Frati Minori Osservanti, 31 agosto
Matthew Lambert [Maitiu Laimpeart], Laico , 5 luglio
Robert Meyler [Roibeard Meyler], Laico, 5 luglio
Edward Cheevers [Eadbhard Cheevers], Laico, 5 luglio
Patrick Cavanagh [Padraigh Caomhanach], Laico, 5 luglio
Dermot O’Hurley [Diarmaid O Hiarlatha], Vescovo di Cashel, 20 giugno
Margaret Ball nata Bermingham [Maighréad Ball nic Fheorais], Laica, 20 giugno
Maurice Mac Kenraghty [Muiris Mac Ionrachtaigh], Sacerdote della diocese di Limerick, 20 aprile
Dominic Collins [Doiminic O Coileain], Sacerdote gesuita, 31 ottobre
Conor O’Devany [Conchubhar O Duibheanaigh], Vescovo di Down e Connor, 1° febbraio
Patrick O’Loughran [Padraig Ó Lochrain], Sacerdote della diocese di Armagh, 1° febbraio
Francis Taylor [Proinsias Tailliuir], Laico, 30 gennaio
Peter Higgins [Peadat Ó Huiggin], Sacerdote domenicano, 30 ottobre
Terence Albert O’Brien [Toirdhealbhach Albert Ó Beiain], Vescovo di Emly, domenicano, 30 ottobre
John Kearney [Seano O Cearnaigh], Sacerdote dei Frati Minori Osservanti, 11 marzo
William Tirry [Liam Tuiridh], Sacerdote agostiniano, 12 maggio
Inoltre Papa Paolo VI il 12 ottobre 1975 aveva già canonizzato un martire della medesima persecuzione:
Oliver Plunkett, Arcivescovo di Armagh, 1° luglio
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Martiri Irlandesi, pregate per noi. 


*San Metodio di Olimpo - Vescovo e Martire (20 giugno)

m. 312 circa
Metodio nacque in Licia, nell'Asia Minore, intorno al III secolo d.C. e divenne vescovo di Olimpo e di Filippi. Morì martire nelle ultime persecuzioni romane, forse sotto Diocleziano, attorno all’anno 311.
Metodio aveva una cultura filosofica molto ampia, e fu infatti un importante teologo e uno scrittore assai prolifico.
Ha un posto importante nella storia della letteratura teologica, in quanto nelle sue opere combatté
con successo varie tesi eretiche di Origene.
In particolare, attaccò la dottrina origenista secondo la quale il corpo degli uomini, al momento della resurrezione, non sarà lo stesso che essi avevano in vita, e avversò anche l'altra dottrina (di stampo platonico) che affermava la preesistenza dell'anima alla nascita fisica.
Tuttavia, è certo che Metodio avesse un grande rispetto per Origene, e riconosceva il suo grande contributo alla teologia della Chiesa.
Come Origene, anche Metodio venne notevolmente influenzato dalla filosofia di Platone, e diede grande importanza all’interpretazione allegorica della Scrittura.
Delle sue opere ci è pervenuto il dialogo Il simposio delle dieci vergini, a imitazione del Simposio di Platone, e (in traduzione slava) i trattati sul libero arbitrio e Aglaofonte o Sulla resurrezione, in cui controbatteva le concezioni cosmologiche e antropologiche di Origene.
È andata perduta invece la confutazione del libro di Porfirio Contro i cristiani, che si sarebbe chiamata, appunto, Contro Porfirio, insieme ad alcune opere esegetiche.
Comunque, la maggior parte delle sue opere pervenuteci si trova in uno stato frammentario.
Martirologio Romano: Commemorazione di san Metodio, vescovo di Olimpo e martire, che scrisse opere dallo stile elegante e forbito e sul finire della persecuzione dell’imperatore Diocleziano ricevette egli stesso la corona del martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Metodio di Olimpo, pregate per noi.


*Beato Paolo Xinsuki (Kinsuke) - Martire in Giappone (20 giugno)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri Giapponesi” Beatificati nel 1867-1989-2008

Usanda, Giappone, 1581 - Nagasaki, 20 giugno 1626
Martirologio Romano:
A Nagasaki in Giappone, Beati martiri Francesco Pacheco, sacerdote, e otto compagni, della Compagnia di Gesù, condannati al rogo in odio alla fede.   
Nella storia missionaria, la figura del catechista ha avuto sempre una valenza di primo piano, per la sua opera indispensabile, essendo anche nativo del luogo, a fianco del missionario che era perlopiù europeo; e tanti di loro hanno dato anche la vita, a conferma e difesa di quella fede, importata si dai missionari, ma diventata primaria nella loro esistenza.
Xinsuki fu uno di questi in Giappone; nacque a Usanda nel 1581, conosciuti i missionari abbracciò la fede cristiana prendendo il nome al battesimo di Paolo; divenne prima aiutante e poi catechista dei
padri gesuiti Girolamo degli Angeli e Pietro Paolo Navarro, alla morte di quest’ultimo, proseguì il suo compito con il padre Francesco Paceco, speranzoso di essere ammesso nella Compagnia di Gesù.
Nel 1614 i bonzi sobillarono le autorità dell’epoca che scatenarono una persecuzione contro i missionari, anche chi li aiutava era passibile di morte.
Nel 1615 la persecuzione infierì nella zona di Nagasaki e in un rastrellamento di missionari, il 19 dicembre 1625 fu fatto prigioniero il padre Paceco e con lui altri suoi collaboratori, fra cui Xinsuki.
Furono rinchiusi nell’orribile carcere di Scimibara, in celle strettissime ed umide e con un trattamento che non aveva niente di umano; durante questo periodo durato sei mesi, ebbe la gioia di essere accettato nella Compagnia di Gesù.
Nel giugno 1626 arrivò l’ordine del governatore di uccidere missionari e catechisti, perciò fu trasferito con una corda al collo e trascinato sotto scorta a Nagasaki, dove il 20 giugno 1626 subì il martirio, venendo bruciato vivo come tanti altri, così da formare una macabra illuminazione notturna sulle colline che circondavano la città; le sue ceneri vennero poi sparse in mare.
Fu beatificato il 7 luglio 1867 da Papa Pio IX insieme ad altri 204 martiri in Giappone.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Paolo Xinsuki, pregate per noi.


*Beati Tommaso Whitbread e Compagni - Martiri (20 giugno)

m. 1679
Martirologio Romano:
A Londra, Beati martiri Tommaso Whitbread e i compagni Guglielmo Harcourt, Giovanni Fenwich, Giovanni Gavan e Antonio Turner, sacerdoti della Compagnia di Gesù, che, sotto la falsa accusa di aver congiurato a morte contro il re Carlo II, subirono a Tyburn il martirio per il regno dei cieli.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Tommaso Whitbread e Compagni, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (20 Giugno)
*San Silverio - Papa e Martire
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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