Santi del 22 Marzo - Istituto Aveta

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Santi del 22 Marzo

Il mio Santo > I Santi di Marzo

*Beato Antonio Cocq - Certosino (22 marzo)

Avigliana, Torino, 1390 - Chiusa Pesio, Cuneo, 22 marzo 1458
Antonio Cocq, nacque ad Avigliana, da una nobile famiglia, antenata di Camillo Benso, conte di Cavour. Entrò nella Grande Chartreuse di Grenoble, dove fece la suaprofessione religiosa e fu ordinato sacerdote. Venne trasferito alla Certosa di Pesio, per sottrarlo alla popolarità sempre più crescente.
Nel silenzio dell’alta montagna trascorre il resto della vita, in preghiera e scrivendo opere ascetiche. Compose   pure uno studio sulla Certosa, poi andato perso. Sia per la sua casata sia
per la sua fama di dottrina e santità, ebbe corrispondenza con i duchi di Savoia e con lo stesso re di Francia.
Dedicò un trattato sul libro di Giobbe a Jolante sorella del re e madre dei principi di Savoia Filiberto e Carlo. Ospitò alla Certosa Luigi, figlio di Carlo VII; gli predisse la riconciliazione con il padre e la sua ascesa al trono.  
Infatti nel 1461 salì al trono con il titolo di Luigi XI e fu famoso per essere riuscito a riunire sotto il dominio della corona la maggior parte del territorio francese. Quando Carlo VIII scese in Italia, gli venne consegnato il Libro delle profezie diCocq.
Anche alla Chiusa Pesio, Antonio ebbe fama di santità per la fede, il distacco dal mondo, l’amore al silenzio e alla preghiera contemplativa. Morì il 22 marzo 1458.
Antonio Le Cocq (o Le Coq) nacque ad Avigliana nel 1390 da nobile famiglia. Ancora oggi, nell’antica e  importante cittadina della bassa Val di Susa, si ha memoria della sua casa che sorge nei pressi della chiesa del Gesù. Dovette essere un giovane assai incline alla preghiera se nel farsi religioso decise, a venti anni, di essere certosino.
A sette miglia da Susa vi era la certosa di Montebenedetto, ma volle entrare nella Grande Chartreuse di Grenoble, la più antica. Si distinse per il rispetto della Regola, venne ordinato sacerdote e professò solennemente. Come i confratelli, accompagnò la solitudine del corpo all’unione totale con Dio.
Il suo esempio però cominciò ad essere additato e il suo nome divenne noto anche fuori della certosa. Nonostante la giovane età aveva frequenti visite da parte di gente semplice e di nobili. Trascorsi sei anni, per non disturbare la quiete del monastero, il Capitolo Generale decise che sarebbe tornato in Italia, tra le montagne di Chiusa Pesio, nei pressi di Mondovì.
Nel decreto era nominato come “nuovo professo” secondo la norma prevista quando si cambiava certosa. Le sue giornate tornarono ad essere scandite dalle orazioni, dalle austerità e dallo studio. Amava dipingere immagini di Cristo, della Madonna e di Santi e per lui era come pregare, come fu per il Beato Angelico. L’umiltà di Antonio aumentava come cresceva la stima di quanti lo conoscevano.
Nel celebrare la S. Messa si commuoveva e alle volte andava in estasi. Il monaco portinaio testimoniò che amava  recarsi su una vicina altura, detto il bricco della Madonnina, dove si immergeva in una profonda contemplazione e più volte lo vide pregare sollevato da terra, con le mani stese a forma di croce e il capo circondato da raggi splendenti. Anche in cella lo videro rapito, con il corpo sollevato da terra. Aveva il dono di leggere nei cuori e di prevedere il futuro ed era un riferimento anche per gli altri monaci.
Quando fra Raimondo Franco della Briga fu destinato con un incarico di responsabilità alla certosa di S. Pietro di Genova fu il Beato che lo convinse ad accettare. Nel Capitolo Generale del 1447 i superiori della Lombardia decisero che non avrebbe lasciato Chiusa Pesio per dedicarsi solo allo studio. Era ormai nota a tutti la sua santità.
Il Beato Le Cocq era cercato per dottrina e santità dai duchi di Savoia e dal Re di Francia. A Jolanda di Francia, figlia di Carlo VII e sposa del Beato Amedeo IX di Savoia, dedicò un trattato sul libro di Giobbe. Contro la duchessa, futura reggente, si scatenerà l’odio dei cognati. Jolanda aveva per il Beato una grande stima e gli chiese di ospitare il fratello Luigi. L’erede voleva anzitempo il trono e il padre giunse persino ad ordinarne l’arresto. Una situazione assai complessa costrinse il delfino, con poca scorta, a rifugiarsi prima presso il duca di Borgogna e poi in varie province. A Pesio i monaci pensarono che fosse un semplice gentiluomo, ma rivelatore e fortunato fu il suo incontro con Antonio.
Trascorsero insieme alcune ore, il certosino gli diede molti consigli dicendogli che non era corretto ambire alla corona prima del tempo. Gli predisse la riconciliazione con il padre e l’ascesa al trono, come avvenne nel 1461. Luigi XI passò alla storia per aver riunito sotto il dominio della corona la maggior parte del territorio francese, proseguendo l'opera paterna di unità e stabilità dopo la terribile la Guerra dei Cent’anni. Il monarca lo tenne sempre in grande considerazione e lo avrebbe voluto presso di sé, se la morte non fosse sopraggiunta (chiamò poi San Francesco da Paola). Si conservavano nella certosa alcune lettere autografe del re che bruciarono nel 1515 in un furioso incendio. Dalla Francia giunsero anche alcune sacre suppellettili e fondi per l’abbellimento della chiesa. Molti furono i vantaggi che nei decenni a venire furono concessi alla certosa.
Antonio fu un fecondo scrittore anche se le sue opere non vennero mai stampate. Oltre al commento sul libro di  Giobbe che dedicò a Jolanda, scrisse il “Liber consolationis” in cui raccolse alcuni pensieri tratti da San Bonaventura e da San Bernardo e un libro di profezie dalla storia singolare.
Carlo VIII Re di Francia, mentre nel 1494 andava alla conquista del regno di Napoli, si fermò ad Asti un mese perché colpito dal vaiolo. Memore della devozione del padre Luigi XI verso Antonio, sapendo che nella certosa si conservava un libro di profezie, spedì un suo cavaliere con lettera al priore, chiedendo del libro. Non c’era il tempo di copiarlo e fu mandato l’originale. Probabilmente andò perso durante la battaglia di Fornovo o non fu più restituito perché il contenuto non era da divulgare. Antonio compose anche uno studio sulla certosa, anch’esso poi andato perso.
Dopo quarantotto anni di vita religiosa, il dotto certosino serenamente spirò il 22 marzo 1458 e come era abitudine dei monaci fu sepolto senza alcun monumento. Presso il suo sepolcro ci furono molte grazie e si raccoglievano piante e fiori da cui si ricavavano unguenti contro la febbre. Molti venivano al monastero e si dice che per non turbare la quiete il priore gli ordinò di non fare più miracoli. Grazie alla fama del Beato, furono molti i lasciti per grazie ricevute giunte in particolare da Mondovì.
Il suo corpo fu poi trasferito sotto la grande croce comune. Nell’Ordine gli è stato dato il titolo di beato, non confermato perché i certosini per umiltà non lo chiesero a Roma. Sia a Pesio che nella casa natia ad Avigliana fu affrescato il suo ritratto.
I certosini da Montebenedetto nel 1498 di trasferirono a Banda nei pressi di Villar Focchiardo, poi andarono ad Avigliana e infine, fino alla soppressione napoleonica, a Collegno.  
L’importane agiografo piemontese Giacinto Gallizia gli ha dedicato un libro insieme al Beato Cherubino Testa nel 1724.
(Autore: Daniele Bolognini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Antonio Cocq, pregate per noi.


*Beato Antonio Rubino - Sacerdote Gesuita, Martire (22 marzo)

Strambino, Torino, 1578 - Giappone, 22 marzo 1643
Antonio Rubino nacque a Strambino nel Canavese ed entrò a Torino nella Compagnia di Gesù. Proseguì gli studi ad Arona e a Milano.
Nel 1612 fu inviato in missione in India, a Goa, centro commerciale, amministrativo militare dell’Impero coloniale portoghese delle Indie Orientali.
Qui resse   il collegio gesuitico, insegnò teologia, si dedicò alla predicazione al popolo e si fece amare da tutti.  
Nel 1639 ricevette l’ordine di portarsi alla colonia portoghese di Macao e di qui in Giappone, di cui venne nominato  visitatore.
Purtroppo non è permesso a nessun missionario di entrare in quella nazione, perciò egli si porta dapprima nelle Filippine, colonia spagnola, chiede il parer ad altri religiosi ed infine, con quattro di essi, nell’agosto del 1642 si imbarca per l’isola giapponese di Sodsuma.
Ma giunti a Nagasaki furono arrestati, condotti in prigione e barbaramente torturati.  
Quindi furono caricati su giumenti con la museruola alla bocca ed una scritta sulla schiena, poi appesi  ad un palo capovolti.
Infine, sepolti a metà in una fossa e lasciati morire.
É il 22 marzo 1643. I loro corpi furono bruciati e le ceneri disperse in mare.
É festeggiato il 22 marzo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
Giaculatoria - Beato Antonio Rubino, pregate per noi.


*San Basilio di Ancira - Sacerdote e Martire (22 marzo)

Ancyra, odierna Ankara, Turchia, 363 circa
Il presbitero martire San Basilio di Ancira durante il regno dell'imperatore Costanzo si oppose agli ariani con ogni energia; poi sotto l’imperatore Giuliano invocò Dio affinché nessuno dei cristiani abbandonasse la fede, e fu per questo arrestato e consegnato al governatore della provincia: dopo non pochi tormenti portò così a compimento il suo martirio.
Martirologio Romano: Ad Ankara sempre in Galazia, San Basilio, sacerdote e martire, che, per tutto il tempo dell’impero di Costanzo, si oppose con forza agli ariani e in seguito, sotto l’imperatore Giuliano, avendo pregato Dio perché nessun cristiano venisse meno alla fede, fu arrestato e condotto davanti al governatore della provincia e, dopo molti tormenti, consumò il suo martirio. Del martirio di Basilio conosciuto da Sozomene (Hist. eccl., V, 11) sono pervenute due Passiones.
La prima  più antica è stata pubblicata da Daniele Papebrock negli Acta Sanctorum sulla base del Vaticano greco 655, che non è altro che l'apografo del Vaticano greco 1667 (X-XI secc.) rimasto ignoto al bollandista.
Ed è un riassunto di questa Passio che costituisce la notizia dedicata a Basilio nei sinassari bizantini al 22 marzo (o anche al 23 o 24 dello stesso mese).
Una seconda Passio meno antica scritta dal monaco Giovanni l'Agioelita e pubblicata all'inizio del secolo da Michele Krascheninnikov, riprende gli stessi dati storici della precedente con l'aggiunta però di alcuni particolari dovuti alla fantasia dell'autore. Per esempio appare qui la narrazione di un viaggio di Basilio a Cesarea.
Tale episodio proviene certamente da una confusione tra Basilio di Ancira e l'omonimo famoso vescovo di Cesarea. Quest'ultimo venerato il 1° gennaio ha anche esercita­to sul nostro martire un'altra attrazione, perché troviamo nei sinassari una seconda commemorazione di lui, quasi di un altro personaggio, al 2 genn., talvolta addirittura al 1° (v. BSS, II, 908).
Detta commemorazione infatti si rivela indipendente dalla redazione di Giovanni l'Agioelita
poiché il martirio viene trasportato a Cesarea.
Nella Chiesa latina il culto di Beato risale soltanto al 1586, quando il suo nome è stato introdotto nel Martirologio Romano.
Oriundo di Ancira, Basilio esercitava in questa città il ministero sacerdotale. Quando l'imperatore Giuliano l'Apostata ordinò di ristabilire il culto degli idoli, Basilio manifestò un'opposizione energica. Denunciato al governatore della città, venne torturato e messo in prigione.
In occasione del passaggio dell'imperatore ad Ancira nel maggio 362 gli fu presentato; Giuliano lo rimise fra le mani di un certo conte Fromentino che sottopose Basilio a duri supplizi in mezzo ai quali rese lo spirito probabilmente il 28 giugno 362.
(Autore: Joseph-Marie Sauget - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Basilio di Ancira, pregate per noi.

 

*San Benvenuto Scotivoli - Vescovo (22 marzo)
m. 22 marzo 1282
Nato ad Ancona, francescano, coetaneo di San Bonaventura, fu vescovo a Osimo, di cui è patrono.
Etimologia: Benvenuto = significato evidente (italiano)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Osimo nelle Marche, San Benvenuto Scotivoli, vescovo, che, nominato in questa sede dal Papa Urbano IV, promosse la pace tra i cittadini e, nello spirito dei Frati Minori, volle morire sulla nuda terra.
Nato ad Ancona in epoca sconosciuta, Benvenuto studiò diritto a Bologna sotto la guida di Silvestro Gussolino, canonico di Osimo. Fu poi nominato cappellano pontificio e, prima del 1262, arcidiacono di Ancona. Il 1o agosto 1263 divenne amministratore della diocesi di Osimo, che era stata unita a
Umana da Gregorio IX (in punizione  della sua adesione al partito di Fedcrico II), succedendo a Giovanni Colonna, del quale cancellò le troppe sentenze di scomunica.
Ristabilita la sede, il 13 marzo 1264 Urbano IV ne affidò il governo a Benvenuto, che nel 1267 fu anche incaricato da Clemente IV di tenere il governo civile della Marca di Ancona. In questo periodo ordinò prete s. Nicola da Tolentino.
Benvenuto fu un grande riformatore: con una disposizione del 15 gennaio 1270, infatti, vietò al monastero di San Fiorenzo di Posciavalle, di cui era stato nominato amministratore, di alienare i suoi beni; in un sinodo tenuto il 7 febbraio 1273 vietò pure la vendita delle proprietà ecclesiastiche e nel 1274, infine, attuò la riforma del capitolo della sua cattedrale e difese i diritti della sua diocesi sulla città di Cingoli 24 febbraio dello stesso anno tolse, per ordine di Gregorio X, la scomunica che il vescovo di Fermo aveva posto sopra Ripatransone. Non sembra sia stato consigliere di Gregorio X nella preparazione del concilio di Lione.
Benvenuto si spense il 22 marzo 1282, e gli succedette Berardo, eletto da Martino IV il 18 gennaio 1283. Sepolto nella chiesa cattedrale di Osimo, in un nobile mausoleo apprestato dal clero e dal popolo, nel luglio 1590 fu trasferito nella cripta della stessa cattedrale.
Sul suo sepolcro avvennero grazie e miracoli, e il culto resogli dai fedeli è già ricordato negli Statuti di Osimo del 1308, mentre indulgenze si dicono concesse da Eugenio IV nel 1432. Benvenuto, tuttavia, non fu canonizzato.
Dichiarato patrono della città di Osimo nel 1755, la sua festa, nella diocesi osimana e di Cingoli, come nell'Ordine francescano, è fissata al 22 marzo.
(Autore: Giovanni Odoardi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Benvenuto Scotivoli, pregate per noi.


*Santi Callinico e Basilissa - Martiri (22 marzo)

Martirologio Romano: In Galazia, nell’odierna Turchia, Santi Calliníco e Basilissa, Martiri.
Nei menologi greci la forma del primo nome è ora maschile (22 marzo nel Menologio di Basilio), ora femminile (26 marzo, recensione seguita dal Martirologio Romano che, il 22 marzo, ricorda il «natalis sanctarum martyrum Callinicae et Basilissae»).
La forma maschile è quella esatta.
Callinico, un cristiano di Galazia del III secolo visitava i Martiri imprigionati recando loro i soccorsi elargiti dalla ricca Basilissa; costretto a confessare la propria fede, fu incarcerato con Basilissa e con lei subì il martirio sotto l'imperatore Decio.
(Autore: Placide Bazoche – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Callinico e Basilissa, pregate per noi.

 

*Beato Clemente Augusto von Galen - Vescovo (22 marzo)
Dinklage (Münsterland – Germania), 16 marzo 1878 - Münster (Germania), 22 marzo 1946  
Il cardinale Clemente Augusto von Galen fu profeta di speranza in tempi dolorosi per il popolo tedesco.
Dopo aver svolto per diversi anni il ministero parrocchiale, venne nominato vescovo di Münster nel 1933.
Riprodusse tra il clero e il popolo l'immagine evangelica del buon Pastore.
Lottò apertamente contro gli errori del nazionalsocialismo e contro la violazione dei diritti dell'uomo e della Chiesa.
Per il suo coraggio è stato chiamato "il Leone di Münster".
Giovanni Paolo II lo ha dichiarato “venerabile” il 20 dicembre 2003. É stato proclamato Beato il 9 ottobre 2005. Il Beato conte Clemens August von Galen nacque il 16 marzo 1878 nel castello di Dinklage presso Oldenburg.  Undicesimo di 13 figli, ebbe la fortuna di crescere in una nobile famiglia cristiana, credente e praticante.
Frequentò il liceo dei Gesuiti a Feldkirck e conseguì la maturità nel 1896 a Vectha.
Conclusi gli studi a Freiburg (Svizzera), Innsbruck e Münster, Clemens August fu ordinato sacerdote il 28 maggio 1904 a Münster.
Dopo una breve esperienza come vicario capitolare a Münster, venne nominato nel 1906 cappellano della chiesa di San Mattia in Berlino.
Ebbe così inizio un periodo che si protrasse per ben 23 anni in cui svolse il suo ministero presbiterale nell’allora capitale prussiana.
Dopo alcuni anni come parroco di San Clemente, venne poi trasferito alla chiesa di San  Mattia di Berlino–Schöneberg.
Con i suoi parrocchiani condivise i difficili anni della Prima Guerra Mondiale, i tumulti del dopoguerra, nonché un certo periodo dell’epoca di Weimer.
La situazione della diaspora verificatesi allora nella capitale mise il curato di fronte a gravose esigenze pastorali.
Nel 1929 poi ricevette la nomina a parroco della chiesa di San Lamberto a Münster, ma qui dopo la morte del vescovo Johannes Poggenburg, il conte Von Galen fu eletto alla sede episcopale della città.
Il 28 ottobre 1933 ricevette dunque la consacrazione e scelse come motto: “Nec Laudibus, Nec Timore” (non con le lodi né con la minaccia devio dalle vie di Dio).
Sin dalla sua prima lettera pastorale, durante la Quaresima del 1934, il novello vescovo non esitò a smascherare l’ideologia neopagana insita nel nazionalsocialismo.
Ancora negli anni seguenti continuò a prendere posizione in favore della libertà della Chiesa e delle associazioni cattoliche e per la salvaguardia dell’insegnamento della religione nelle scuole.
Decisiva si rivelò una sua predica tenuta nel duomo di Xanten nella primavera del 1936, in cui sferrò apertamente  alcune pesanti accuse al regime nazionalsocialista: discriminazione,
imprigionamento ed addirittura uccisione di cristiani in odio alla loro fede.
Il Papa Pio XI invitò a Roma nel gennaio 1937 molti vescovi, tra i quali appunto monsignor Von Galen, per discutere con loro dell’evolversi della situazione tedesca e per redigere l’enciclica “Mit Brennender Sorge”, in cui si accusò dinnanzi all’opinione pubblica mondiale ilcrescente regime nazionalsocialista.
Eco mondiale trovarono poi anche, quali apici ella sua resistenza, tre prediche tenute dal beato vescovo presso la chiesa di San Lamberto il 13 luglio 1941 ed il 3 agosto 1941, nonché nella chiesa di Nostra Signora in Überwasser in Münster del 20 luglio 1941.
In tali occasioni non mancò di denunciare le violazioni compiute dallo Stato e di rivendicare il diritto alla vita, all’inviolabilità ed alla libertà dei suoi fedeli.
Condannò inoltre aspramente la teoria dell’uccisione delle vite vite improduttive e senza valore.
Il regime si sentì profondamente colpito nell’intimo ed ipotizzò l’arresto e l’omicidio di Von Galen. Si temette però che la popolazione cattolica della diocesi di Münster si fosse prontamente ribellata e si optò  allora per deportare nei campi di concentramento ben 24 sacerdoti secolari e 18 religiosi, tra i quali poi una decina morirono martiri.
Il vescovo si dimostrò angustiato per questa abominevole sostituzione.
Nei difficili mesi del dopoguerra Clemens August von Galen continuò ad essere il punto di riferimento di tutti coloro che si trovavano in un qualsiasi stato di necessità e di precarietà.
Il pontefice Pio XII gli conferì il 18 febbraio 1946 la porpora cardinalizia, rendendo così omaggio alla condotta intrepida mantenuta durante la dittatura.
Il popolo che gremiva la basilica di San Pietro lo acclamò quale “Leone di Münster”.
Il 16 marzo 1946, al suo ritorno a Münster, il novello cardinale Von Galen fu accolto da un’immensa folla entusiasta.
Davanti alle rovine della cattedrale distrutta pronunciò il suo ultimo discorso, prima di ammalarsi e di morire il 22 marzo successivo.
Ricevette sepoltura nella Ludgeruskapelle del duomo distrutto.
Modello di cristiana franchezza, la sua posizione di credente al cospetto di Dio costituì il fondamento della sua  intrepida testimonianza dinnanzi agli uomini.
L’inflessibile opposizione del cardinale tedesco contro le ingiustizie e la disumanità del nazionalsocialismo non sarebbero giustificabili se non con la forza dalla sua profonda fede.
Uomo profondamente devoto, le sue lettere personali tramandano infatti una testimonianza impressionante.
In uno dei suoi primi atti ufficiali come vescovo di Münster fondò infatti l’Eterna Devozione presso la chiesa di Servatius.
Era solito inoltre compiere in solitudine e di buon mattino un breve pellegrinaggio verso Telgte, onde supplicare l’aiuto e la protezione della Vergine Maria verso la sua diocesi ed il proprio operato. Fedele e sollecito nell’accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, tornò sempre ad orientare la sua  coscienza verso Dio.
Il novello Beato può dunque tornare ad essere ancora oggi un modello di  franchezza cristiana, non più contro un tiranno nella forma di un dittatore e del suo partito, quanto piuttosto contro la dittatura del “sì” alla moda ed all’opinione pubblica, e può concretamente indicare a quale fonte attingere la forza necessaria, cioè la fede e la devozione.
Giovanni Paolo II lo dichiarò “venerabile” il 20 dicembre 2003 ed esattamente un anno dopo riconobbe un miracolo attribuito alla sua intercessione.
In seguito alla morte del Papa la beatificazione fu rinviata, per essere dunque celebrata in San Pietro il 9 ottobre 2005 sotto il pontificato di Benedetto XVI.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Clemente Augusto von Galen, pregate per noi.


*San Epafrodito di Filippi - Vescovo e Martire (22 marzo)
I sec.

Martirologio Romano: Commemorazione di sant’Epafrodito, che san Paolo Apostolo chiama fratello e compagno di lavoro e di lotta.
In termini di vivo ed affettuoso elogio, San Paolo parla di Epafrodito, probabilmente cittadino di Filippi e distinto da Epafra, nell'Epistola ai Filippesi (2, 25-30).
«Ho ritenuto necessario mandare a voi Epafrodito mio fratello, collaboratore e commilitone»
(gradazione ascendente che esprime bene il sentire comune, il comune lavoro, il rischio e la sofferenza comuni) «vostro inviato e ministro delle mie necessità»: nel senso comune, fuori del Nuovo Testamento, di «inviato», perché mandato dai Filippesi, con doni di vario genere, per sovvenire alle necessità di Paolo prigioniero.
Epafrodito, infatti, forse per gli strapazzi del lungo viaggio, a Roma si era gravemente ammalato, suscitando gravi preoccupazioni nell’Apostolo e nei fedeli di Filippi.
Appena guarito, Paolo lo rimanda perché gioiscano anch’essi: «accoglietelo con grande gioia nel Signore e rendetegli onori perché per l’opera di Cristo egli ha rasentato la morte, esponendo la sua vita» per adempiere al compito di fervida e riconoscente carità affidatogli dalla comunità di Filippi nei riguardi dell’Apostolo prigioniero.
Al di fuori di questo elogio niente altro di sicuro conosciamo su Epafrodito.
Il Martirologio Romano (22 marzo) dice di lui: «A Terracina, in Campania, Sant’Epafrodito discepolo degli Apostoli, che fu ordinato vescovo di questa città dal beato apostolo Pietro»; l’annotatore dice che questa indicazione è tratta da Metafraste.
L’indicazione è stata riprodotta da Lippomano e Surio; secondo quest’ultimo: «Pietro, dopo un soggiorno a Roma, dove battezzò un buon numero di convertiti, vi lasciò Lino come vescovo e si recò a Terracina; là consacrò vescovo Epafrodito».
Lo pseudo-Doroteo fa Epafrodito vescovo d’Adria; Teodoreto, invece, lo dice vescovo di Filippi.
Baronio, nei suoi Annales, si chiede se non si debbano ammettere tre persone distinte dello stesso nome, e cioè: il vescovo di Terracina, ricordato al 22 marzo, il discepolo di San Paolo, e infine il vescovo di Adria in Siria. Non si hanno argomenti per dare una risposta.
Dalla lettera di san Paolo ai Filippesi, si deduce senz’altro che Epafrodito aveva nella Chiesa di Filippi una posizione di primo piano: il che è in favore dell’opinione di Teodoreto.

(Autore: Francesco Spadafora – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Epafrodito, pregate per noi.


*Beato Francesco Luigi Chartier - Sacerdote e Martire (22 marzo)

Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Beati Martiri di Angers” Martiri della Rivoluzione Francese ( 1 febbraio)

Marigné, Francia, 6 giugno 1762 – Angers, Francia, 22 marzo 1794

Martirologio Romano: Ad Angers in Francia, Beato Francesco Chartier, sacerdote e martire, che durante la rivoluzione francese morì ghigliottinato per il suo sacerdozio.
Francois-Louis Chartier nacque presso Marigné, nel dipartimento francese di Maine-et-Loire, il 6 giugno 1762.
Intraprese gli studi ecclesiastici e divenne sacerdote secolare.
Iniziò il suo ministero in un contesto tranquillo, fu nominato parroco di Soeurdres, borgo distante appena cinque chilometri dal suo paese natio.
Un’immane tragedia stava però per incombere sulla sua amata patria: la Rivoluzione francese. Nel 1790 fu promulgata la Costituzione Civile del clero, volta ad imporre a tutti i sacerdoti cattolici un giuramento di fedeltà allo stato.
Padre Chartier rifiutò fermamente queste nuove teorie, intente a disconoscere l’autorità del Sommo Pontefice sulla Chiesa gallicana, non rivelò ove avesse nascosto il suo calice ed ammise di celebrare regolarmente l’Eucaristia e di amministrare i sacramenti.  
Rinfacciò inoltre ai suoi accusatori che la soppressione del clero non lealista costituiva una vera e propria persecuzione contro la Chiesa cattolica di Francia, ma ciò gli costò immediatament6e la condanna a morte e la decapitazione mediante ghigliottina.
L’eccidio si consumò presso Angers il 22 marzo 1794. Papa Giovanni Paolo II il 19 febbraio 1984 ha proceduto alla sua beatificazione, insieme ad una folta schiera di martiri della medesima diocesi uccisi nel medesimo contesto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francesco Luigi Chartier, pregate per noi.


*Santa Lea (22 marzo)

Morta a Roma nell’anno 384
La vita di questa santa ci è nota solo attraverso gli scritti di san Girolamo, che ne parla in una lettera alla gentildonna Marcella, animatrice di una comunità femminile di tipo quasi monastico nella sua residenza sull'Aventino.
Anche Lea è di famiglia nobile: rimasta vedova in giovane età, pareva che dovesse poi sposare un personaggio illustre, Vezzio Agorio Pretestato, chiamato ad assumere la dignità di console.
Ma lei è entrata invece nella comunità di Marcella, dove si studiano le Scritture e si prega insieme, vivendo in castità e povertà. Con questa scelta, Lea capovolge modi e ritmi della sua vita.
Marcella ha in lei una fiducia totale: tant'è che le affida il compito di formare le giovani nella vita di fede e nella pratica della carità nascosta e silenziosa. Quando Girolamo ne parla, nel 384, Lea è già morta. (Avvenire)
Etimologia: Lea = leonessa, dal latino
Martirologio Romano: Commemorazione di santa Lea, vedova romana, le cui virtù e la cui morte ricevettero la lode di san Girolamo.
Nella seconda metà del IV secolo i cristiani di Roma sono ormai molto numerosi. Ma con qualcuno di troppo. Infatti, in mezzo ai credenti veri s’infiltrano pure i ceffi untuosi e avidi dei voltagabbana di sempre, inquinatori della Chiesa. "Con questi qui d’attorno, essere Santi diventa rischioso".
Così si sfoga San Girolamo (ca. 347420) che, da buon dàlmata focoso, qualche volta esagera. Ma qui parla di cose toccate con mano durante il suo soggiorno nell’Urbe, a contatto con quei gruppi cristiani che al pericolo di contagio spirituale oppongono la loro fede, approfondita con lo studio e “predicata” con l’esempio.
Questo è il tempo di Roma sostituita da Milano come capitale effettiva, e ben poco frequentata dagli imperatori, sempre in guerra ai confini: nel 375 la morte coglie Valentiniano I durante una
campagna in Pannonia (Ungheria); e il suo successore Valente muore nel 378 combattendo i Visigoti ad Adrianopoli (oggi Edirne, Turchia europea).  
In questi tempi vive Lea, che conosciamo soltanto grazie a San Girolamo.
Egli ne parla in una lettera alla gentildonna Marcella, animatrice del cristianesimo integralmente vissuto, che ha dato vita a una comunità femminile di tipo quasi monastico nella sua residenza sull’Aventino.
Anche Lea è di famiglia nobile: rimasta vedova in giovane età, pareva che dovesse poi sposare un personaggio illustre, Vezzio Agorio Pretestato, chiamato ad assumere la dignità di console. Ma lei è entrata invece nella comunità di Marcella, dove si studiano le Scritture e si prega insieme, vivendo in castità e povertà. Con questa scelta, Lea capovolge modi e ritmi della sua vita per diffondere, come diremmo noi, un “messaggio forte”. E Girolamo dice di lei: "Maestra di perfezione alle altre, più con l’esempio che con la parola, fu di un’umiltà così sincera e profonda che, dopo essere stata gran dama con molta servitù ai suoi ordini, si considerò poi come una serva".
Marcella ha in lei una fiducia totale: tant’è che le affida il compito di formare le giovani nella vita di fede e nella pratica della carità nascosta e silenziosa. Sarebbe difficile, scrive Girolamo, riconoscere in lei l’aristocratica di un tempo, ora che "ha mutato le vesti delicate nel ruvido sacco", e mangia come mangiano i poveri che soccorre.
Questo è il suo stile, sotto il segno del riserbo. Agire e tacere.  
Insegnare con i fatti. Fa così poco rumore che di lei non si sa altro, e ignoreremmo perfino la sua esistenza se Girolamo non l’avesse ricordata in quella lettera, quando lei era già morta (e sepolta a Ostia). Era il 384, anno della morte di Papa Damaso I, regnando in concordia gli imperatori Teodosio I e Massimo. Più tardi il primo dei due sconfisse il secondo.
E regnò poi da solo, avendolo fatto uccidere.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Lea, pregate per noi.


*Beati Mariano Gorecki e Bronislao Komorowski - Sacerdoti e Martiri (22 marzo)   
Scheda del Gruppo a cui appartengono:
“Beati 108 Martiri Polacchi”
Barlozno, Polonia, 25 maggio 1889 – Stutthof, Germania, 22 marzo 1940
Sacerdoti diocesani polacchi, morirono insieme nel campo di concentramento tedesco di Stutthof, vittime del nazismo.
Furono beatificati da Giovanni Paolo II a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 106 martiri polacchi.
Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Stutthof presso Danzica in Polonia, Beati Mariano Górecki e Bronislao Komorowski, sacerdoti e martiri, che, durante l’occupazione militare della patria da parte dei seguaci di una dottrina ostile alla religione, morirono fucilati in odio alla loro fede.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Mariano Gorecki e Bronislao Komorowski, pregate per noi.


*San Nicola Owen - Gesuita, Martire (22 marzo)

Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Santi Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles”

Oxfordshire, Inghilterra, 1550 circa - Londra, Inghilterra, 22 marzo 1606
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, San Nicola Owen, religioso della Compagnia di Gesù e martire, che per molti anni costruì rifugi per nascondervi i sacerdoti e per questo sotto il re Giacomo I fu incarcerato e crudelmente torturato e, messo infine sul cavalletto, morì seguendo gloriosamente l’esempio di Cristo Signore.
Nicholas, nato ad Oxfordshire verso il 1550, era uno dei quattro figli di Walter Owen, un carpentiere di Oxford, che gli trasmesse una straordinaria abilità manuale.
Uno dei fratelli divenne editore di libri cattolici, mentre gli altri due divennero sacerdoti. Nicholas lavorò a stretto contatto con i gesuiti per parecchi anni prima di entrare nel 1597 egli stesso nella congregazione quale converso.
Era un ometto piccolino e rimase zoppo da quando un cavallo da soma gli cadde addosso rompendogli una gamba.
Il nome di Nicholas Owen compare la prima volta in relazione al più celebre Sant’Edmondo Campion, del quale pare fu servitore e ne prese le difese quando questi venne accusato di tradimento. Erano infatti gli anni delle persecuzioni anticattoliche, suscitate in Inghilterra dalla nascita della Chiesa
Anglicana e fomentate dagli stessi sovrani inglesi, interessati a salvaguardare l’unità religiosa della nazione. Anche Nicholas venne arrestato nel 1581 ed incarcerato in condizioni assai dura. Quando fu liberato, sparì per un certo periodo, ma pare che poi dal 1586 al 1606 fu al servizio del padre provinciale gesuita, Henry Granet, con il quale viaggio molto, ospitato dai cattolici inglesi e costruendo rifugi per i missionari ricercati, opera quest’ultima in cui adoperò ogni sua energia ed in cui poté dimostrare tutto il suo ingegno.
John Gerard ebbe a scrivere di lui: “Davvero penso che nessuno abbia fatto più bene di lui tra tutti quelli che lavorarono nella vigna inglese”. Nel 1594 Nicholas andò a Londra con padre Gerard per l’acquisto di una casa, ma furono traditi da un tale che già aveva tentato di incastrarli. John Gerard e Nicholas Owen furono così arrestati e poi incarcerati separatamente. Nicholas fu torturato per ore insieme ad un suo compagno di prigionia, ma ostinandosi a non voler rivelare nulla fu rilasciato dietro il pagamento di cauzione. Continuò allora a frequentare Gerard e questi di conseguenza nel 1597 fu imprigionato nella Torre di Londra. Il suo discepolo fu però complice della sua spettacolare fuga e probabilmente fu anche lui a trovargli un sicuro nascondiglio.
Dalla fine del 1605, con la Congiura delle polveri, si accrebbero in Inghilterra i sentimenti di  opposizione verso i cattolici, ma il segretario di stato venne a conoscenza del luogo ove Owen e tre confratelli si erano rifugiati, Hindlip Hill nel Worcestershire. Dopo una settimana di ricerche, Nicholas decise di uscire allo scoperto e consegnarsi volontariamente per tentare in tal modo di salvare la vita ai sacerdoti, ma i ricercatori lungi dal demordere scovarono comunque il nascondiglio. Padre Oldcorne ed Ashley vennero impiccati, sventrati e squartati nel 1606 a Worcester, mentre padre Garnet ed Owen vennero condotti a Londra.
Quest’ultimo fu crudelmente torturato per giorni sempre allo scopo di estorcergli informazioni circa le case che ospitavano sacerdoti ed in cui si celebrava l’Eucaristia.
Infine venne appeso ai polsi, con dei pesi alle caviglie, e dopo sei il suo corpo si squarciò per la trazione.
Non rivelò mai nulla di compromettente, limitandosi a ripetere i nomi di Gesù e Maria. Morì dopo una terribile agonia il 22 marzo 1606 presso Londra. Nicholas Owen fu beatificato nel 1929, insieme ad una folta schiera di martiri della medesima persecuzione, ed infine canonizzato il 25 ottobre 1970 da Papa Paolo VI insieme ai Quaranta Martiri d’Inghilterra e Galles.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Nicola Owen, pregate per noi.


*Sant'Ottaviano di Cartagine e Compagni - Martiri (22 marzo)
Etimologia: Ottaviano = figlio di Ottavio
Emblema: Palma
Nel 484 Unnerico, re  dei Vandali, scatenò una furiosa persecuzione contro i cattolici, rei di non aderire alle teorie ariane.

Secondo la narrazione di Vittore di Vita le vittime furono numerosissime specie nel clero  cartaginese: chi subí durissimo martirio, chi fu esiliato.
Tuttavia questo scrittore africano, contemporaneo dei fatti, pur elencando nomi di vescovi, sacerdoti e diaconi martirizzati o esiliati, non fa alcun cenno ad Ottaviano.
Il nome di questo martire invece, appare in Gregorio di Tours con una notizia assai sommaria e generica: nella persecuzione scatenata da Unnerico, oltre ai vescovi Eugenio di Cartagine e Vindemiale, vennero martirizzati nella stessa Cartagine Ottaviano, arcidiacono, e molte migliaia di uomini e donne (484).
È difficile stabilire la veridicità di questa informazione pur tenendo presente che molti esiliati dall'Africa trovarono ospitalità in territorio franco.
Negli antichi martirologi medievali questo nome non appare.
Il Molano (ed altri dopo di lui), nelle aggiunte al Martirologio d'Usuardo, lo inserì al 22 marzo, data in cui fu accolto nel Martirologio Romano.  
(Autore: Gian Domenico Gordini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ottaviano di Cartagine e Compagni, pregate per noi.


*San Paolo di Narbona - Vescovo e Martire (22 marzo)

sec. III  
Martirologio Romano:
A Narbonne sulla costa della Francia meridionale lungo la via Domizia, deposizione di San Paolo, vescovo e martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Paolo di Narbona, pregate per noi.


*Beato Ugolino Zefirini (22 marzo)

Cortona, 1320 circa - 1367
Il Beato Ugolino nacque a Cortona verso il 1320. Ancora adolescente, a causa di discordie cittadine, fu costretto ad andare in esilio a Mantova dove, nel 1336, entrò tra gli agostiniani del convento di Sant'Agnese.
Tornato in patria nel 1354 si consacrò a Dio nell'Ordine agostiniano, voluto da papa Alessandro IV come unione di gruppi di eremiti in vita cenobitica nella spiritualità di sant'Agostino. Ne
riceve quindi una formazione specifica intesa nella santità di vita, nell'amore per lo studio, in modo particolare della Sacra Scrittura, nell'impegno nell'evangelizzazione e della formazione spirituale e culturale, nella ricerca di solitudine, ascesi, preghiera e penitenza.  
Dopo un impegno singolare nell'apostolato, Ugolino trascorse gli ultimi anni della sua vita nella solitudine di un eremo nei pressi di Cortona. Morì verso il 1367.
Fu beatificato da Pio VII nel 1804. (Avvenire) Nacque a Cortona verso il 1320.
Ancora adolescente, a causa di discordie cittadine, fu costretto ad andare in esilio a Mantova dove, nel 1336, entrò tra gli agostiniani del convento di S. Agnese. Tornato in patria nel 1354, il Beato Ugolino si consacra a Dio nel “giovane” Ordine agostiniano, voluto da Papa Alessandro IV come unione di gruppi di eremiti in vita cenobitica nella spiritualità di Sant’Agostino.
Ne riceve quindi una formazione specifica intesa nella santità di vita, nell’amore per lo studio, in modo particolare della Sacra Scrittura, nell’impegno nell’evangelizzazione e della formazione spirituale e culturale, nella ricerca di solitudine, ascesi, preghiera e penitenza.
Dopo un impegno singolare nell’apostolato, il Beato Ugolino trascorse gli ultimi anni della sua vita nella solitudine di un eremo.
Morì verso il 1367.
Il suo culto fu confermato dal papa Pio VII nel 1804.
Le sue spoglie mortali si venerano nella chiesa di Sant'Agostino in Cortona. La sua memoria liturgica ricorre il 22 marzo.
(Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A. – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ugolino Zefirini, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (22 marzo)
*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
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