Santi del 22 Settembre - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Santi del 22 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Beato Alfonso da Cusco - Mercedario (22 settembre)

Il Beato Alfonso da Cusco, fu mercedario laico converso del convento di San Giovanni in Laterano di Arequipa in Perù.
Condusse una vita di grande santità e famoso per i miracoli compiuti, nel giorno da lui predetto ricco di meriti volò al regno dei cieli.
L'Ordine lo festeggia il 22 settembre.
Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Alfonso da Cusco, pregate per noi.


*Beato Antonio Balocco - Francescano (22 settembre)
† Orbetello, 22 settembre 1483
Il Beato Antonio Balocco è un francescano, vissuto nel XV secolo, che secondo alcuni storici appartiene alla nobile famiglia dei conti di Balocco.
Sentita la propria vocazione religiosa, entra tra i Minori Osservati.
Nella congregazione ricopre la carica di vicario provinciale del Milanese.
Nei pochi testi dove è menzionato, viene ricordato come un grande oratore, maestro di ascetica, prudente nel suo governo e pacificatore delle discordie.
Di lui sono rimasti vari scritti tra cui un erudito quaresimale.
Muore il 22 settembre 1483 ad Orbetello, dove era stato chiamato a sedare gli animi della gente per  arrivare a una duratura e composta pace civile.
Nei leggendari francescani veniva a annotato il 22 settembre, anniversario della sua morte, quale giorno per la celebrazione della sua festa.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Antonio Balocco, pregate per noi.


*Beato Antonio Saez de Ibarra Lopez - Religioso francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada” Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007 (6 novembre)

“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole) - 25 marzo 1914 - 22 settembre 1936
Nacque nel piccolo paese di Hijona, Alava, diocesi di Viteria il 25 marzo 1914; il giorno successivo fu battezzato, ricevendo il nome di Ruperto e due anni dopo, il 26 luglio 1916, venne cresimato dal Vescovo Mons. Prudencio Melo y Alcalde.
Sentendo prepotente in sé la vocazione religiosa, chiese di entrare nell’Ordine Serafico, trascorrendo gli anni da postulante nel convento di Estepa.
Il 17 gennaio 1931 nel noviziato di Lebrija vestì l’abito francescano e vi fece la professione semplice il 26 agosto 1932.
A causa dell’infausta notte del 12 maggio 1931 nella quale i rivoluzionari bruciarono le case religiose, i superiori gli fecero interrompere il noviziato, supplendo poi i giorni non compiuti con una dispensa della Santa Sede.
Nell’agosto 1932 passò al collegio di santa Maria della Regola, dove studiò filosofia; ma una grave malattia alla gola, dovuta al canto che tanto amava e nel quale primeggiava, fece sì che i medici gli prescrivessero di trasferirsi a Fuenteobejuna.
Qui, ancora molto giovane e tutto teso a raggiungere l’ambita mèta del sacerdozio, fu chiamato a dare a Dio, con la sua vita, la più sublime testimonianza d’amore il 22 settembre 1936: aveva 22 anni di età e 4 di vita religiosa.
(Fonte: www.ofm.org)
Giaculatoria - Beato Antonio Saez de Ibarra Lopez, pregate per noi.  


*Santa Basilia - Martire (22 settembre)
Etimologia:
Basilia = regina, regale, dal greco
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Roma sulla via Salaria antica, deposizione di Santa Basilla, martire, sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano.
Il suo nome compare il 16 agosto nel manoscritto di Sens (sec. X) del Martirologio Geronimiano. Si trova pure menzione di un luogo chiamato Sainte-Bazile in due carte del 1216 e 1285.

Si tratta senza dubbio di Santa Basilia patrona di Couvert, presso Juaye-Mondaye, nella diocesi di Bayeux.
Non ci sono giunte altre notizie di lei oltre quelle sul martirio, subito per la fede, e sulla diffusione del suo culto.
Secondo una leggenda sarebbero zampillate miracolosamente sette fontane nei luoghi toccati dalla sua testa spiccata. Non bisogna confondrla con la Sasilia le cui reliquie, portate a Roma, si trovano all'Hotel Dieu di Bayeux.
(Autore: Pierre Villette – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Basilia, pregate per noi.


*Beato Carlo Navarro Miquel - Sacerdote Scolopio, Martire - (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:

“Beati Martiri Spagnoli Scolopi” - Senza data (Celebrazioni singole)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Torrente, Spagna, 11 febbraio 1911 - Montserrat, Spagna, 22 settembre 1936
Carlo Navarro Miquel nacque a Torrente, diocesi di Valencia, l'11 febbraio 1911, da Franziskus Navarro Garrigues e Franziska Miquel Chiner e fu battezzato, il giorno seguente, col nome di
Carlo.
Il 5 agosto 1928 entrò nel noviziato degli Scolopi e l'11 agosto 1929 emise i voti semplici.
Dopo il periodo di formazione e la professione dei voti solenni 1'8 dicembre 1934, venne ordinato sacerdote il 4 agosto 1935.
Insegnava ad Albacete.
Quando la situazione divenne troppo pericolosa, i1 20 agosto 1936 si ritirò in famiglia a Torrente, dove il 12 novembre venne arrestato e il 22 novembre 1936 fucilato sulla strada da Torrente a Montserrat.
Martirologio Romano: A Montserrat in Spagna, Beato Carlo Navarro, sacerdote dell’Ordine dei Chierici regolari delle Scuole Pie e martire, che durante la persecuzione contro i religiosi fu coronato da glorioso martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Carlo Navarro Miquel, pregate per noi.


*Sant'Emerita - Martire (22 settembre)

Martirologio Romano: A Roma nel cimitero di Commodilla sulla via Ostiense, commemorazione di Santa Emerita, martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Emerita, pregate per noi.


*Sant'Emmerano di Ratisbona - Abate e Martire (22 settembre)

VII sec.
Forse originario di Poitiers, il vescovo Emmerano giunse a Ratisbona, in Baviera, nel 645.
Fu ucciso mentre si recava a Roma.
Gli fu intitolato un importante monastero benedettino.
È patrono della diocesi di Ratisbona.
Martirologio Romano: A Ratisbona nella Baviera, in Germania, Sant’Emmerammo, vescovo, ucciso per la sua fede in Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Emmerano di Ratisbona, pregate per noi.


*Beato Felix Echevarria Goriostiaga - Sacerdote Francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada” Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007 (6 novembre)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)
15 luglio 1893 - 22 settembre 1936
Nacque a Cianuri, provincia di Vizcaya, diocesi di Vitoria, il 15 luglio 1893 e nello stesso giorno fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Santa Maria; a sei anni, il 19 luglio 1899, ricevette la cresima.
I suoi genitori Atanasio e Teodora seppero improntare a tanta pietà il loro focolare domestico che dei loro sei figli ben tre furono francescani missionari: padre Félix, padre Luis e padre Augustin.
Già da piccolo il Beato mostrò un precoce amore per le virtù, tanto che fu pressoché naturale lo sbocciare in lui della vocazione religiosa.
A undici anni fu ricevuto nel collegio serafico di Chipiona, Cadice; qui, dopo gli anni di probandato e gli studi umanistici, fu ammesso alla vestizione dell’abito serafico il 5 settembre
1908 e alla professione dei voti semplici il 6 settembre 1909.
Dopo i corsi di filosofia e teologia, il 7 settembre 1912 fece la professione solenne e, terminati con profitto gli studi, fu ordinato sacerdote da Mons. Francisco Cervera, Vicario Apostolico del Marocco, nella chiesa di Santa Maria della Regola a Chipiona il 16 luglio 1916.
Nello stesso anno dell’ordinazione sacerdotale passò alla comunità di Vélez Màlaga, dove restò di famiglia due anni, finché nel 1918 fu destinato a Lebrija (Sevilla).
Nel capitolo di Chipiona dell’aprile 1919 venne nominato rettore e professore del collegio serafico, nonché organista e maestro di coro del santuario.
Nel 1921 passò a Estepa (Sevilla) per poi ritornare, dopo un anno, a Chipiona come vicario del collegio, direttore del Terzo Ordine Francescano e delle scuole domenicali, nonché della pia unione di Sant'Antonio; occupò inoltre dal 1922 al 1926 la cattedra di teologia dogmatica.
Nei corsi 1926-1928 insegnò letteratura universale e spagnola. Pochi religiosi hanno dimostrato simultaneamente e con un ritmo sostenuto tanta competenza quanta padre Félix in attività così varie e gravose.
Fu anche primo superiore e rettore del collegio di San Pantaleón de Aras (Santander), dal giorno dell’inaugurazione 16 novembre 1930 fino al 16 luglio 1932, restandovi poi come vicario per un’altro anno.
All’insegnamento nel collegio, alla cura di tutto ciò che necessitava per ben compiere i suoi uffici, aggiungeva sempre con generosità l’esercizio della parola e l’amministrazione dei sacramenti, tanto nella chiesa conventuale che nella parrocchia.
Desideroso di farsi missionario tra gli infedeli, ottenne di andare in Marocco il 16 settembre 1933, ma a causa di un serio e prolungato stato febbrile dovette rinunciarvi; il 16 dicembre 1933 fu nominato Guardiano di Fuenteobejuna, servizio che occupò fino all’incarceramento e al martirio, accolto con eroismo di vero testimone di Cristo nella notte tra il 21 ed il 22 settembre 1936 a 43 anni di età, 27 di religione e 20 di sacerdozio.
(Fonte: www.ofm.org)
Giaculatoria - Beato Felix Echevarria Goriostiaga, pregate per noi.


*San Fiorenzo - Eremita (22 settembre)

Etimologia: Fiorenzo = che fiorisce, fiorente, dal latino
Martirologio Romano: Sul monte Glonna lungo la Loira nel territorio di Poitiers in Francia, San Fiorenzo, sacerdote.
Verso il 718 una carta dà a un abate il titolo di "rettore di San Fiorenzo di Glonna, il cui prezioso corpo riposa là, nel paese del Poitou": è la prima menzione di San Fiorenzo.
L'abbazia del Monte Glonna era già allora molto potente. Situata su un costone che domina la Loira, press'a poco a metà distanza fra Angers e Nantes, favorita da Carlomagno che l'utilizzò come fortezza contro le incursioni dei Bretoni, incendiata una prima volta verso 1'845 dai Bretoni stessi, devastata in seguito dai Normanni, essa si ristabilì verso 1'850 e approfittò
dell'anarchia feudale per assicurarsi un potente dominio e sottrarsi a ogni giurisdizione episcopale.
Dal sec. VII, almeno, i monaci veneravano Fiorenzo, un santo locale, forse uno dei primi apostoli della contrada, che consideravano loro fondatore, e questo santo oscuro beneficiò della potenza dell'abbazia, e delle molteplici traslazioni delle sue reliquie, nel Poitou, nell'Orleanese, fino a Tournous nella Borgogna, prima di giungere a Saumur nell'Anjou, dove, dopo le invasioni normanne, il monastero poté essere ricostruito e ritrovare la potenza del passato.
Il Monte Glonna, chiamato S. Florent-le-Vieil, rimase un priorato dipendente da San Florentlès-Saumur, o S. Florent-le-Jeune.
Rapite nel 1077 dal conte di Vernadois, e da lui donate alla collegiata di Roye (Somme), la quale prese allora il nome di St. Florent, le reliquie di questo santo furono riprese nel 1475 da Luigi XI e divise tra Roye e Saumur.
Un Santo così conteso non poteva rimanere senza storia; nel sec. IX, quindi, gli si creò una vita di sana pianta: se ne fece un fratello di San Floriano, martirizzato nell'attuale Austria l'anno 304; sfuggito alle sue guardie, come San Pietro, giunge in Gallia dove San Martino (che in realtà non è ancora nato) lo ordina prete; si ritira sul Monte Glonna dove caccia via dei serpenti e compie miracoli abituali a questo genere di romanzi, prima di morire a 123 anni.
Non possiamo pretendere esattezza storica da un monaco che vuole solamente esaltare il preteso fondatore della sua abbazia ed edificare i suoi confratelli.
Durante la Rivoluzione francese, San Florent-leVieil fu il punto di partenza e uno dei focolai della resistenza dei contadini cattolici alle leggi antireligiose, resistenza nota come "guerra della Vandea", e uno dei suoi capi, Bonchamps, è sepolto nella chiesa dell'abbazia, oggi parrocchiale.
Oggi, vicino alla chiesa, la canonica occupa ciò che resta delle fabbriche del monastero e molti luoghi dei dintorni conservano il nome di St. Florent.
Qualche rara reliquia del Santo, salvata dalla Rivoluzione, fu deposta, nel 1828, sotto 1'altare della chiesa di Saint-Hilaire-Saint-Florent, presso Saumur.
La diocesi di Angers festeggia sempre il preteso fondatore della sua più celebre abbazia non il 22 settembre, data del Martirologio Romano, perché questo giorno è occupato da San Maurizio, patrono della diocesi, ma il 25 dello stesso mese.
Alcuni codici del Martirologio Geronimiano del sec. VIII portano la menzione di Fiorenzo al 30 dicembre, indicando inspiegabilmente come luogo di celebrazione l'Ile d'Yeu (Oia): "Oia insula, sancti Florenti confessoris". Gli stessi codici ne ricordano una traslazione al 27 giugno.
(Autore: Jean Exenou - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fiorenzo, pregate per noi.


*San Fortunato - Venerato a Lonate Pozzolo (22 settembre)

Di San Fortunato, le cui ossa riposano dal 22 settembre 1950 nella Chiesa Parrocchiale di Lonate Pozzolo (VA), località di cui è patrono insieme a Sant'Ambrogio, non si hanno notizie certe. L'unica notizia sicura è che apparteneva alla Legione Tebea.
Questa legione era formata da 6.666 soldati, di origine egiziana, al comando di san Maurizio. La legione prestava servizio di solito ai confini orientali dell'impero, ma l'imperatore Diocleziano richiamò a Roma la legione perché si erano sollevati i Bagaudi della Gallia, ed egli la mandò in aiuto di Massimiano, suo socio nell'impero, affinché li debellasse tali nemici.
Massimiano accordò qualche giorno di riposo alla Legione per riposarsi dalle fatiche di un cammino così penoso, ed essa si accampò ad Ottoduro, oggi Martinac nel Vallese. Qui però la
legione ricevette un ordine imperiale al quale non volle obbedire.
Due sono le versioni. Secondo alcuni l'imperatore ordinò ai legionari di giurare fedeltà all'impero sull'altare di Giove; altri invece raccontano che alla legione fu chiesto di scovare i cristiani che si nascondevano nella zona.
I soldati, che erano quasi tutti cristiani, si rifiutarono di obbedire e l’Imperatore diede ordine che la legione fosse decimata, cioè che fosse ucciso un soldato ogni dieci. Né la prima né la seconda decimazione fecero cambiare idea ai soldati.
Allora Massimiano ordinò lo sterminio completo della Legione, al quale sopravvissero pochissimi uomini: tra questi Alessandro, Cassio, Severino, Secondo e Licinio che ripararono in Italia, e forse tra questi c'era anche San Fortunato. Secondo alcune fonti Fortunato venne successivamente arrestato e quindi martirizzato sotto Diocleziano; secondo la tradizione fu gettato nudo in un fiume ghiacciato assieme ad altri compagni. Il Corpo di San Fortunato venne sepolto a Roma nel Cimitero di Santa Priscilla, fuori di Porta Salaria.
Avvenuta verso la fine del 1600 la ricostruzione della Chiesa di Turbigo (MI), per interessamento degli Agostiniani Scalzi, essendo nel 1605 divenuto papa Paolo V della famiglia Borghese, dietro richiesta di donna Ortensia di Santacroce, moglie di Francesco Borghese
fratello del Papa, Paolo V con regolare Bolla in data 9 Gennaio 1614 concedeva alla Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta di Turbigo i Corpi di San Fortunato Martire, di Santa Felicita Martire ed altri tre Corpi di Martiri che vennero cosi trasferiti a Turbigo dove, due anni dopo, il 29 Ottobre 1616, il Vicario Generale della Diocesi di Milano Mons. Mario Antonino ne faceva solenne ricognizione e conferma. Infine, il 27 settembre 1951 il cardinale di Milano, il Beato Alfredo Ildefonso Schuster, permise la traslazione delle ossa di San Fortunato nella chiesa parrocchiale di Lonate Pozzolo (VA), ove si trovano tuttora, ricoperte di cera ed esposte in un'urna di vetro incassata dentro l'altare.
(Autore: Franco Maria Boschetto – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fortunato, pregate per noi.


*Beato Francisco Carlés Gonzalez - Sacerdote Francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada” Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli Beatificati nel 2007” (6 novembre)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

14 gennaio 1894 - 22 settembre 1936
Nacque nel piccolo paese di S. Juliàn de Requeijo, in provincia di Pontevedra e diocesi di Compostela, il 14 gennaio 1894 e nello stesso giorno, secondo i costumi fortemente religiosi della famiglia, venne battezzato nella locale chiesa parrocchiale. Aveva soltanto due anni quando venne ammesso al sacramento della cresima nella chiesa di Santiago de Padrón dall’Arcivescovo Mons. José Martin Herrasa.
A 15 anni entrò nel collegio noviziato di Chipiona, prendendo l’abito il 19 marzo 1909; fece la professione semplice il 28 marzo 1910 e tre anni dopo, il 12 aprile 1913, quella solenne.
Nello stesso collegio compì tutti gli studi ecclesiastici fino all’ordinazione sacerdotale, che ricevette in Córdoba il 2 giugno 1917: era officiante Mons. Guillamet.
Poco dopo l’ordinazione sacerdotale padre Francisco fu trasferito dai Superiori nel convento di Fuenteobejuna, dove rimase per alcuni anni; da qui fu destinato alla missione di Terra Santa, dove giunse il 26 luglio 1922.
Dopo aver servito nei santuari del Santo Sepolcro, Betlemme e Hain Karem, fu inviato in Siria per studiare l’arabo nel collegio di Aleppo, giungendo a dominare perfettamente questa lingua insieme al francese e all’italiano. Per simili conoscenze gli venne affidato l’incarico di coadiutore di Knaje, nella stessa Siria, poi coadiutore ad Aleppo e, nel 1928, fu nominato superiore e parroco della nuova residenza di Er-Ram.
Fino al 1931 rimase ad Aleppo, poi in questa data fu trasferito come parroco a San Giovanni in Montana, a 6 km. da Gerusalemme
Per tre anni fu responsabile di questa parrocchia, quando nel settembre del 1934, avendo terminato i dodici anni di servizio nella Custodia di Terra Santa, tornò in Spagna.
Il 30 gennaio 1935 giunse al collegio di Chipiona, ma vi rimase solo alcuni mesi perché nel maggio dello stesso anno fu destinato al convento di Fuenteobejuna.
L’anno seguente accolse la morte gloriosa presso il cimitero di Azuaga e precisamente all’alba del 22 settembre 1936; aveva 42 anni, 26 di religione e 19 di sacerdozio.
(Fonte: www.ofm.org)
Giaculatoria - Beato Francisco Carlés Gonzalez, pregate per noi.


*Beato Germano Gozalvo Andreu - Sacerdote e Martire (22 settembre)

Torrent, Spagna, 30 agosto 1913 – Montserrat, Spagna, 22 settembre 1936
Martirologio Romano: Nello stesso luogo, Beato Germano Gozalvo Andreu, sacerdote e martire, che nella stessa persecuzione ottenne la corona della gloria per aver reso testimonianza a Cristo.
Germán Gozalvo Andreu nacque il 30 agosto 1913 a Torrent, nei pressi di Valencia in Spagna. Torrent a quel tempo non era che una piccola quanto insignificante cittadina, ma è incredibile il numero di cristiani, laici, religiosi e sacerdoti secolari, che fornì alle pallottole dei miliziani
anarco-comunisti persecutori dei cristiani nel corso della guerra civile spagnola scoppiata negli anni ’30 del XX secolo.
Germán manifestò sin da piccolo la vocazione al sacerdozio e poté gli studi grazie alle borse di studio guadagnate grazie alle sue capacità ed al suo entusiasmo.
Ricevette l’ordinazione presbiterale il 14 luglio 1936, divenendo sacerdote dell’arcidiocesi di Valencia, ma l’esercizio del suo ministero durò neppure un mese.
Arrestato infatti nell’agosto dello stesso anno, venne fucilato a Montserrat il 22 settembre 1936, salutando ai suoi compagni di cella: “Viva Cristo Re!”.
Questo nel decennio precedente era già stato il celebre grido dei martiri cattolici messicani, anch’essi ferocemente perseguitati, non certo in nome di un’ideologia monarchica, cosa vista in Messico come lontanissima e riguardante il continente europeo, quanto piuttosto in contrapposizione ad un regime che intendeva estromettere a mano armata il cristianesimo dalla vita sociale eliminando i credenti.
Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001 elevò agli onori degli altari ben 233 vittime della medesima persecuzione, tra le quali il Beato Germán Gozalvo Andreu.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Germano Gozalvo Andreu, pregate per noi.


*Beato Giovanni Battista Bonetti - Francescano, Martire (22 settembre)

Pont Canavese, Torino, inizio XVII sec. - Tripoli, Libia, 22 settembre 1654
Giovanni Battista Bonetti o Bonetto nacque a Pont Canavese. Entrò tra i Francescani Riformati a Torino, nel 1635. Passò poi al convento di Piobesi.
Era piccolo di statura, macilento in volto e modestissimo negli occhi. Ordinato sacerdote fu inviato a predicare ai “Mori d’Africa". A Tripoli confutò apertamente i Musulmani.
Ma venne arrestato e condannato al martirio tra aspri tormenti. Il 22 settembre 1654 spirò, invocando per tre volte il nome di Gesù e Maria.
Il suo corpo, legato alla coda dei cavalli, venne trascinato per le vie, infine bruciato pubblicamente su un gran rogo.
Un cavaliere di Malta, presente all'esecuzione, affermò di aver visto la notte successiva, il nostro Beato in Cielo, con le mani giunte e circonfuso di luce celestiale.
É festeggiato il 22 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Battista Bonetti, pregate per noi.


*Beata Giuseppa Moscardo Montalba - Vergine e Martire (22 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia Beatificati nel 2001"
"Martiri della Guerra di Spagna"
Josefa Moscardó Montalba nacque ad Alcira (Valencia) il 10 aprile 1880 e fu battezzata il 14 aprile 1880 nella chiesa arcipretale di Santa Caterina. Ricevette un’educazione generale presso Istituti religiosi. Inizialmente visse con i genitori, poi con una zia e finalmente da sola, nubile.
Impegnata nell’apostolato dei laici, aderì all’Azione Cattolica e ad altre associazioni religiose e apostoliche.
Si distinse per la sua devozione eucaristica e per lo spirito missionario lavorando alacremente per le missioni.
Donò la sua vita per Cristo ad Alcira (Valencia) il 22 settembre 1936.
La sua beatificazione è stata celebrata da Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001.
Martirologio Romano: Ad Alzira nel territorio di Valencia sempre in Spagna, Beati martiri Vincenzo Pelufo Corts, sacerdote, e Giuseppa Moscardó Montalvá, vergine, che, sempre durante la medesima persecuzione contro la fede, meritarono di portare la palma della vittoria davanti a Dio onnipotente.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giuseppa Moscardo Montalba, pregate per noi.


*Beato Giuseppe Marchandon - Martire (22 settembre)

Martirologio Romano: Nel braccio di mare antistante Rochefort in Francia, Beato Giuseppe Marchandon, sacerdote e martire, che, gettato in una fatiscente galera durante la rivoluzione francese per il suo sacerdozio, fece ritorno al Padre consunto dalla fame e dalla malattia.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Marchandon, pregate per noi.


*Sant'Ignazio da Santhià - Sacerdote Cappuccino (22 settembre)

Santhià, Vercelli, 5 giugno 1686 - Torino, 22 settembre 1770
Lorenzo Maurizio Belvisotti, nato a Santhià (Vercelli) nel 1686, viene ordinato prete nel 1710.
Entra in contatto con i Gesuiti, ma nel 1716 entra nei Cappuccini di Chieri con l'intenzione di partire missionario. Dopo un servizio di 13 anni come maestro dei novizi a Mondovì e un periodo al convento di Torino, Ignazio, questo il suo nome da religioso, viene mandato dai superiori a confortare i militari dell'esercito sabaudo feriti dai franco-spagnoli negli ospedali di Asti, Alessandria e Vinovo.
Finita la guerra, il convento del Monte dei Cappuccini di Torino lo accoglie nuovamente per l'ultimo lungo periodo della sua vita (1747-1770). Qui spenderà 23 anni confortando spiritualmente sia poveri che personaggi in vista del Regno. Muore il 22 settembre 1770, festa di san Maurizio, patrono dei Cappuccini piemontesi. È stato canonizzato il 19 maggio 2002 da Giovanni Paolo II. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Torino, Sant’Ignazio da Santhià (Lorenzo Maurizio) Belvisotti, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, assiduo nell’ascolto dei penitenti e nell’assistenza ai malati.
Padre Ignazio da Santhià fu, probabilmente, uno dei "Santi" torinesi più amati dal popolo sebbene sia oggi una delle figure religiose meno "mediatiche". È, infatti, tra i Santi meno noti che Papa Giovanni Paolo II ha deciso di canonizzare. Eppure alla sua morte, avvenuta nel 1770, la folla accorsa a rendergli omaggio blocca il Monte dei Cappuccini tanto da spingere le autorità religiose a celebrare i funerali all’alba, per tutelarne le spoglie già oggetto di culto.
Ma chi fu e quali segni ha lasciato questo frate modesto così significativo per l’Ordine piemontese? Lorenzo Maurizio Belvisotti nasce a Santhià nel 1686.
Di famiglia benestante, orfano di padre all’età di 8 anni, sceglie la vita religiosa, frequenta il seminario e prende i voti con il benestare di madre e fratelli. Ordinato prete, a 30 anni è precettore presso i Conti Avogadro di Casanova, a Vercelli.
Tra la rendita personale e l’attività alla corte della nobile famiglia potrebbe condurre un alto tenore di vita, ma il corso della sua esistenza è messo alla prova nel 1715 da due eventi: la morte della madre e la controversia che si accende sulla parrocchia che gli viene assegnata in Santhià.
Nel maggio del 1716 Don Lorenzo è al Monte dei Cappuccini, a colloquio con il Padre Provinciale per cercare la propria via. Il 10 giugno 1616, rinuncia ufficialmente alla parrocchia assegnatagli e, il 24 dello stesso mese, entra in convento a Chieri, preceduto dalla fama conquistata con l’abito talare. Scegliendo la strada di Francesco comincia il suo percorso religioso da zero, prendendo il nome di Ignazio dal tanto ammirato Ignazio di Lojola. La professione solenne dei voti avviene il 24 maggio 1717.
Da questo momento la sua vita registra un pellegrinaggio ininterrotto nei conventi di Torino e provincia, dove ricopre diversi ruoli, da Chieri a Biella, Pinerolo, Avigliana, Chivasso e Carrù. Ma è il compito di maestro di novizi a Mondovì che, in questo fase, segna un passaggio fondamentale.
Dal 1750 alla morte è stabile al Monte di Torino ed è in questi 20 anni che la sua fama, cresce, sul passa parola di malati e bisognosi. Per loro Ignazio diventa presto una figura di riferimento, che ogni giorno scende in città a portare conforto. Dialoga con i poveri e con i potenti e la sua figura si circonda di un alone di venerazione che lui sfugge con modestia. Quando, superati gli 80 anni, il fisico gli impedisce di percorrere lo scosceso sentiero verso il centro città, è la sua gente a cercarlo. Muore il 21 settembre 1770 allo scoccare della mezzanotte e la voce "È morto il Santino del Monte" percorre Torino.
Una dei più autorevoli seguaci è il Cottolengo, che ne dispensa le immaginette e invita i malati della Piccola casa della Divina Provvidenza a pregare il "Santo" per ottenere la guarigione.
La causa di beatificazione è immediata. Subito si apre il processo e i cappuccini solleciti raccolgono testimonianze e relazioni sulla sua vita, sulle virtù e sui fatti straordinari a lui attribuiti. La documentazione è consegnata a Torino l’11 settembre 1777 e a Roma il 2 settembre 1780. È Papa Leone XII il 19 marzo 1827, dopo un lungo periodo di silenzio, a emanare il decreto sulla "Eroicità delle virtù del venerabile Ignazio da Santhià".
Ma una nuova attesa avvolge la causa. Le ragioni dei sostenitori del Santo si arricchiscono di 2 guarigioni miracolose, entrambe in provincia di Cuneo: la prima registrata nel 1946 a Busca e la
seconda nel 1955 a Revello. Paolo VI ne decreta la beatificazione nel 1966. Il 19 maggio 2002 Papa Giovanni Paolo II lo fa Santo.
(Autore: Cristina Siccardi)
Lorenzo Maurizio – così il suo nome di battesimo – nasce il 5 giugno 1686 a Santhià (Vercelli), quarto tra i sei figli dell’agiata famiglia di Pier Paolo Belvisotti e Maria Elisabetta Balocco. Rimasto orfano del padre a sette anni, la madre provvede alla sua formazione affidandolo al pio e dotto sacerdote don Bartolomeo Quallio, suo parente. Sentendosi chiamato alla vita ecclesiastica, dopo le scuole primarie nella città natale, nel 1706 Lorenzo Maurizio passa a Vercelli per gli studi filosofici e teologici. Ordinato sacerdote nell’autunno del 1710, resta nel capoluogo come cappellano-istruttore della nobile famiglia Avogadro. In questi primi anni di sacerdozio non rinuncia ad associarsi all’apostolato dei Gesuiti, particolarmente nella predicazione delle missioni al popolo. Conoscerà così il suo futuro direttore spirituale, il padre gesuita Cacciamala.
La natia Santhià, desiderando avere il suo concittadino, lo elegge canonico rettore dell’insigne collegiata di Santhià. A loro volta gli Avogadro lo eleggono parroco della parrocchia di Casanova Elvo di cui godevano il giuspatronato. Tuttavia il quasi trentenne don Belvisotti non va in cerca di gloria: ha maturato ben altre mete. Rinunciato alle due nomine e ai benefici loro connessi, il 24 maggio 1716 entra nel convento-noviziato dei Cappuccini di Chieri (Torino) e assume il nome di fr. Ignazio da Santhià con l’intenzione di partire in futuro per le missioni estere. La sua fermezza nel tendere alla perfezione, l’osservanza piena, premurosa, spontanea e gioiosa della vita cappuccina, gli attirano l’ammirazione anche dei più anziani religiosi del noviziato.
Dopo gli anni della formazione cappuccina (trascorsi a Saluzzo, a Chieri e a Torino, sul Monte dei Cappuccini), nel Capitolo Provinciale del 31 agosto 1731 viene nominato maestro di noviziato nel convento di Mondovì (Cuneo).
In tredici anni di magistero e testimonianza, Ignazio offre alla Provincia monastica del Piemonte ben 121 nuovi frati, alcuni dei quali moriranno in fama di santità. In seguito ad un atto eroico (essendosi addossato la grave oftalmia e le sofferenze del suo ex-novizio Bernardino Ignazio dalla Vezza, impedito di continuare nell’attività missionaria in Congo), nel 1744 deve rinunciare all’incarico e ritirarsi per cure nel convento-infermeria di Torino-Monte.
L’obbedienza ai superiori (alla quale mai si sottrasse), lo inducono a seguire, come cappellano-capo, l’esercito del re di Sardegna Carlo Emanuele III, in guerra contro le armate franco-spagnole(1745-1746), per assistere i militari feriti o contagiati negli ospedali di Asti, Alessandria e Vinovo.
Finita la guerra, il convento del Monte dei Cappuccini di Torino lo accoglie nuovamente per l’ultimo lungo periodo della sua vita (1747-1770). Con una generosità senza misura e con umile e intensa carica spirituale, Ignazio divide la sua attività pastorale tra il convento e la città di Torino: predica settimanalmente agli altri confratelli, attende al ministero della riconciliazione e, nonostante la non più giovane età e le gravi malattie, scende l’erta collina su cui sorge il convento per percorrere le vie della città e incontrare di casa in casa poveri e ammalati, che attendono il conforto della sua parola e della sua ormai celebre benedizione.
Intanto si vanno moltiplicando i prodigi e il popolo lo ribattezza “il Santo del Monte”; contemporaneamente su di lui si accentra anche la venerazione dei più distinti personaggi del Piemonte: dai regnanti all’arcivescovo di Torino, Giovanni Battista Roero, al primo vescovo di corte, il cardinale Vittorio Delle Lanze; dal gran cancelliere Carlo Luigi Caisotti di Santa Vittoria, al sindaco della città.
Ignazio da Santhià trascorre gli ultimi due anni nell’infermeria del suo convento, continuando a benedire, a confessare, a consigliare quanti a lui ricorressero. La sua vita appare ormai
assorbita e trasformata in quel Crocifisso che egli non sa allontanare dal suo sguardo.
Il 22 settembre 1770, festa di s. Maurizio, patrono suo e della provincia cappuccina del Piemonte, fr. Ignazio muore serenamente nella sua cella, all’età di 84 anni.
La fama della sua santità e i numerosi prodigi attribuiti alla sua intercessione inducono ad avviarne immediatamente il processo di canonizzazione. Dopo la causa ordinaria, nel 1782 viene introdotto il processo apostolico che, a motivo delle vicissitudini della Rivoluzione Francese e delle ricorrenti soppressioni che colpiscono gli Ordini religiosi nell’Ottocento, subisce continui rallentamenti e interruzioni.
E se fin dal 19 marzo 1827 Leone XII ne riconosce l’eroicità delle virtù di fr. Ignazio da Santhià, solo il 17 aprile 1966 (dopo oltre un secolo di quasi totale silenzio e dopo la valutazione positiva di due miracoli ottenuti per sua intercessione negli anni precedenti) Paolo VI può procedere alla sua solenne beatificazione.
Giovanni Paolo II ne ha proclamato la santità il 19 maggio 2002, domenica di Pentecoste. Le reliquie di Ignazio da Santhià sono venerate nella chiesa del Monte dei Cappuccini in Torino.
(Autore: Padre Mario Durando - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Ignazio da Santhià, pregate per noi.


*Santi Innocenzo e Vitale - Martiri (22 settembre)

m. Cantone del Vallese (Svizzera), fine III secolo
I Santi Innocenzo e Vitale sono ritenuti soldati della leggendaria Legione Tebea, scampati però all’eccidio presso Agauno (odierna Saint-Maurice in Svizzera) ed uccisi in un secondo tempo nei paraggi dopo essersi dedicati all’evangelizzazione delle popolazioni locali.
Emblema: Palma, Spada, Stendardo, Croce Mauriziana
I gloriosi martiri Innocenzo e Vitale sono festeggiati in data 22 settembre in quanto alcuni racconti leggendari abbastanza tardivi li hanno voluti arruolare alla celebre quanto leggendaria Legione Tebea che proprio in tale data è commemorata dal Martyrologium Romanum.
L’ultima edizione di questo calendario ufficiale cattolico, approvata all’alba del terzo millennio da Giovanni Paolo II, riporta in tale data solamente più i nomi “dei Santi martiri Maurizio, Essuperio, Candido, soldati, che, come narra Sant’Eucherio di Lione, con i loro compagni della Legione Tebana e il veterano Vittore, nobilitarono la storia della Chiesa con la loro gloriosa passione, venendo uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano”.
Nelle precedenti versioni comparivano esplicitamente anche i nomi dei due santi oggetto della presente scheda, che però ad onor del vero non figuravano nella primitiva “passio” redatta dal suddetto Sant’Eucherio. In ogni caso resta pur sempre un dato di fatto la venerazione tributata nel corso dei secoli anche a questi due martiri pseudo-tebei.
Il martirologio seppur sinteticamente delinea le poche certezze che danno un fondamento storico al vasto culto tributato all’Angelica Legio in Europa ed in particolare sui molteplici versanti alpini. Secondo il medesimo martirologio solo due furono i soldati ufficialmente scampati a tale sanguinoso eccidio, cioè i Santi Urso e Vittore (30 settembre), ma un po’
ovunque iniziarono a fiorire leggende su altri soldati che avrebbero trovato rifugio in svariate località, ove potettero intraprendere una capillare opera di evangelizzazione, per poi infine subire anch’essi il martirio.
Nel Vecchio Continente si contano decine e decine di casi simili, concentrati particolarmente in Svizzera, Germania ed Italia settentrionale.
Per comprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimoni della fede cristiana, quali furono Innocenzo e Vitale, occorre però ricordare come un tempo bastasse rinvenire dei resti umani nei pressi di qualche edificio sacro per ritenerli dei martiri il cui ricordo era caduto in oblio e nuovamente meritevoli di venerazione.
Così avvenne dunque anche per loro, quando le loro reliquie furono rinvenute nel cantone svizzero del Vallese, non lontano dall’antica Agauno (odierna Saint-Maurice) e, con il concorso dei vescovi locali e vicini, una parte consistente di esse fu traslato nell’antica abbazia di Saint-Maurice con gli altri soldati tebei, mentre di alcuni frammenti fu fatto dono alle diocesi limitrofe. Ciò contribuì indubbiamente alla diffusione del culto di questi improvvisati Santi martiri, con conseguente dedicazione di numerose chiese ed altari, come si verificò in Valle d’Aosta, ove ancora oggi le denominazioni di vari edifici sacri ricordano ancora i nomi di questi due martiri ormai sconosciuti anche ai calendari diocesani.
Non è dunque cosa difficile girovagando sulle nostre montagne imbattersi in luoghi legati alla memoria di questi due misteriosi personaggi.
Il presupposto che i due martiri abbiano militato nella Legione Tebea ha automaticamente conferito loro la presunta nazionalità egiziana e ciò ha contribuito alla diffusione del culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non solo San Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il cui ricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuario d’Europa.
L’iconografia relativa a questi santi martiri è solita presentarlo con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Innocenzo e Vitale, pregate per noi.


*Beato Juan Antonio López Pérez - Sacerdote e Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppo a cui appartiene:
"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Cantoria, Spagna, 19 settembre 1881 – Albox, Spagna, 22 settembre 1936

Juan Antonio López Pérez nacque a Cantoria, in provincia e diocesi di Almería, il 19 settembre 1881.
Il 28 maggio 1904 fu ordinato sacerdote.
Era parroco della parrocchia di Cantoria quando morì in odio alla fede cattolica il 22 settembre 1936, ad Albox, in provincia di Almería.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Juan Antonio López Pérez, pregate per noi.


*Beato Juan García Cervantes - Sacerdote e Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppo a cui appartiene:

"Beati 115 Martiri spagnoli di Almería" Beatificati nel 2017
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Garrucha, Spagna, 16 marzo 1885 – Almería, Spagna, 22 settembre 1936
Juan García Cervantes nacque a Garrucha, in provincia e diocesi di Almería, il 16 marzo 1885.
Il 21 maggio 1910 fu ordinato sacerdote.
Era coadiutore della parrocchia di Garrucha quando morì in odio alla fede cattolica il 22 settembre 1936, nel cimitero di Almería.
Inserito in un gruppo di 115 martiri della diocesi di Almeria, è stato beatificato ad Aguadulce, presso Almería, il 25 marzo 2017.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Juan García Cervantes, pregate per noi.


*San Laudo di Coutances - Vescovo (22 settembre)

† 550 circa
Martirologio Romano: Nel territorio di Coutances ancora in Francia, san Laudo, vescovo.
Il nome di Laudo (lat. Laudus, Lauto; fr. Laud, Lo) è tanto celebre quanto poco conosciuta è la sua vita.
Le Vitae non meritano alcun credito, e la stessa Translatio non è attendibile. In base a documenti sicuri, Laudo fu, nel secolo VI, vescovo di Coutances (Manica), di cui è patrono.
Si sa che prese parte ai concili di Orléans del 533, 538, 541 (per procura) e del 549 e che curò la sepoltura di San Paterno (Pair) e San Marculfo (Marcoul).
La sua festa di solito è celebrata il 22 settembre, data in cui è iscritto nel Martirologio Romano; ma in certi luoghi è fissata al 21 o al 23 dello stesso mese.
Egli ha inoltre dato il suo nome a una città della diocesi di Coutances, Saint-Lo, capoluogo del dipartimento della Manica; gli fu dedicata, inoltre, una collegiata a Angers dove anche un quartiere e la stazione ferroviaria portano il suo nome (Angers-Saint-Laud).
(Autore: Henri Platelle - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Laudo di Coutances, pregate per noi.


*Beato Luis Echevarria Gorostiaga - Sacerdote Francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada” Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli Beatificati nel 2007” (6 novembre)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)
26 agosto 1895 - 22 settembre 1936
Fratello germano del precedente Beato, Luis nacque il 26 agosto 1895 a Ceànuri, ricevendo il battesimo lo stesso giorno della nascita. A distanza di quattro anni, insieme a suo fratello Félix fu cresimato il 19 luglio 1899 dal Vescovo di Vitoria, Mons. Ramón Fernàndez de Piérola.
Sentendo fin dalla tenera età la vocazione religiosa, seguì suo fratello nel collegio serafico di Chipiona (Càdiz) dove frequentò gli studi umanistici ed a termine, il 7 settembre 1912, vestì l’abito francescano. L’anno successivo, il 13 dello stesso mese, emise la professione dei voti
semplici e, trascorsi tre anni, il 17 settembre 1916 i voti solenni.
Ricevette l’ordinazione sacerdotale dalle mani del Vescovo di Cadice il 29 maggio 1920.
Subito dopo l’ordinazione, padre Luis fu incaricato dai Superiori del ministero dell’insegnamento, che lui alternava con quello della predicazione e dell’insegnamento a Puente Genil (Córdoba) della cui scuola fu direttore nel 1922 e 1923.
Qui gli giunse l’ordine del Ministro Generale dell’Ordine di incorporarsi alle missioni della Terra Santa, con residenza nel convento del Santo Sepolcro di Gerusalemme: vi giunse l’11 luglio 1923 e, da questa data, esercitò l’incarico di direttore della schola e cantore per l’ufficio divino notturno, il culto liturgico e le processioni.
Questi stessi servizi li presterà più tardi nella basilica dell’Annunciazione di Nazaret (1927-1929), del cui convento fu anche vicario nell’ultimo anno della sua permanenza in Terra Santa.
Rientrato in Spagna il 10 ottobre 1929, padre Luis fu destinato come professore prima a Puente Genil e poi a Vélez-Màlaga, dove rimase per poco giacché nel maggio 1931, per l’incendio dei conventi e per il conseguente pericolo che correvano i religiosi, si rifugiò a Coin (Màlaga) dove rimase poco più di un anno. Nel gennaio 1933 passò al convento di Fuenteobejuna.
Qui, oltre a svolgere la carica di Vicario, padre Luis si occupava della direzione della gioventù antoniana e delle Figlie di Maria, inoltre fondò la biblioteca popolare i cui libri poi si salvarono dall’azione devastatrice dei nemici della Chiesa.
All’alba del 22 settembre 1936 incontrò il martirio con i suoi confratelli alla porta del camposanto di Azuaga; aveva 41 anni di età, 24 di vestizione e 16 di sacerdozio.
(Fonte: www.ofm.org)
Giaculatoria - Beato Luis Echevarria Gorostiaga, pregate per noi.  


*Beata Maria della Purificazione Vidal Pastor - Vergine e Martire (22 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”

María de la Purificación Vidal Pastor nacque ad Alcira (Valencia) il 14 settembre 1892 e fu battezzata il 20 settembre 1892 nella chiesa arcipretale di Santa Caterina.
Insegnante, di famiglia agiata, aderì all’Azione Cattolica e ad altre associazione apostoliche si dedicò alla formazione della gioventù operaia e alla cura degli ammalati.
Durante la persecuzione religiosa intensificò ancora di più la sua attività apostolica e la difesa della religione. Anche se la prevedeva il suo martirio rimase ad Alcira.
Aveva affermato: “Se devo morire, il mio sangue lavi i peccati altrui”.
Fu imprigionata insieme a due sorelle: subirono il martirio il 22 settembre 1936 a Corbera, al grido di: “Viva Cristo Re!”. La sua beatificazione è stata celebrata da Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Corbera vicino a Valencia, Beata Maria della Purificazione Vidal Pastor, vergine e martire, che meritò di accedere alle nozze eterne con Cristo Sposo. (Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria della Purificazione Vidal Pastor, pregate per noi.


*Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Valencia - Beatificati nel 2001 (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia" Beatificati nel 2001
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa Senza Data (Celebrazioni singole) - Senza data (Celebrazioni singole)

† 1936 – 1938
Anche la Famiglia Salesiana ha perso un notevole gruppo di membri nella persecuzione religiosa che coincise con la guerra civile spagnola.
32 di essi appartenevano all’Ispettoria Tarragonense, che comprendeva le case della Catalogna, di Valencia, delle Baleari e dell’Aragona.
Sono stati beatificati dal Papa San Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001, in una celebrazione che comprendeva in tutto 233 vittime della medesima persecuzione. La loro memoria liturgica, per la Famiglia Salesiana, cade il 22 settembre, insieme a quella di altri 63 martiri uccisi durante la guerra civile spagnola.
I Salesiani in Spagna
La presenza dei Salesiani in Spagna rimonta agli ultimi decenni del 1800, quando la signora Dorotea Chopitea, rimasta vedova da poco (Venerabile dal 1983), scrisse a san Giovanni Bosco, loro fondatore, perché desiderava realizzare un’opera per ragazzi e giovani poveri alle porte di Barcellona. Col tempo fu istituita una vera e propria provincia religiosa, ovvero l’Ispettoria Ispano-Portoghese, in seguito scorporata, per quanto riguardava il territorio spagnolo, in quelle Tarragonense, Betica e Celtica.
Nella persecuzione della guerra civile
Anche nella Famiglia Salesiana ci furono numerose vittime, nel corso della persecuzione religiosa che coincise con la guerra civile spagnola.
Per quanto riguarda l’Ispettoria Tarragonense, che comprendeva le case della Catalogna, di Valencia, delle Baleari e dell’Aragona, otto suoi membri erano riuniti insieme a don José Calasanz Marqués, Ispettore locale. Lui stava dirigendo un corso di Esercizi spirituali nella casa di Valencia, proprio nei giorni della ribellione militare che portò alla guerra. Il 22 luglio 1936 furono tutti arrestati, ma vennero uccisi in
luoghi e giorni differenti.
Due giovani sacerdoti, membri della comunità di Alcoy, presso Alicante, sfuggirono momentaneamente alla cattura, ma vennero presi e fucilati nell’ottobre successivo. Altri,
appartenenti alle comunità più vicine a Barcellona, furono messi a morte nelle vicinanze.
Nella lista sono state incluse anche due suore Figlie di Maria Ausiliatrice, che rinunciarono a fuggire in Italia, quindi alla libertà, per badare a una consorella malata.
La maggior parte di essi morì senza essere processata, né formalmente né con un processo-farsa. Solo uno, don Julio Junyer Padern, fu condotto al Tribunale di Spionaggio e Alto Tradimento di Barcellona: condannato a morte il 23 marzo 1938, venne fucilato il 26 aprile seguente.
La consapevolezza del martirio
Seppure in circostanze diverse, tutti i 32 martiri identificati erano consapevoli di essere sul punto di morire solo perché religiosi, sia sacerdoti sia coadiutori. Per questo, cercarono di vivere fino agli ultimi istanti gli stessi atti di fede tante volte esercitati nel corso della vita.
Alcuni dichiararono più volte di essere fiduciosi in Dio e nella Provvidenza, oppure si sostenevano a vicenda durante la detenzione e i rifugi improvvisati. Quando potevano, celebravano l’Eucaristia e non smettevano mai di pregare.
Come esempio del perdono concesso a quanti facevano loro del male, valgono le parole del coadiutore Ángel Ramos Velásquez: «Figliolo, che Dio ti perdoni il male che mi fai, come anch’io ti perdono», disse a un ex allievo che l’aveva denunciato come religioso.
Le fasi della causa
La causa fu quindi denominata «Don José Calasanz Marqués e 31 compagni». Il processo informativo iniziò il 15 dicembre 1953 e si concluse il 10 ottobre 1955. Il decreto sugli scritti si ebbe il 15 novembre 1962.
La convalida del processo informativo avvenne il 28 febbraio 1992 e nel 1995 fu presentata la “Positio super martyrio”. I Consultori teologi la esaminarono il 23 febbraio 1999, mentre il 1° dicembre 1999 fu il turno dei Cardinali e dei Vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi.
Infine, il 20 dicembre 1999, il Papa san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui i 32 Salesiani potevano essere dichiarati martiri. Lo stesso Pontefice li ha beatificati l’11 marzo 2001, in una celebrazione che comprendeva in tutto 233 vittime della medesima persecuzione. La loro memoria liturgica, per la Famiglia Salesiana, cade il 22 settembre. Nella stessa data sono commemorati altri 63 martiri salesiani, vittime della stessa persecuzione, beatificati nel 2008.
L’elenco
Nell’elenco che segue, ordinato in base alle date di martirio, i nomi dei singoli martiri sono
indicati in castigliano, anche per quelli catalani d’origine.
- Javier Bordás Piferer, chierico, 22 anni † Madrid, 23 luglio 1936
- Jaime Ortiz Alzueta, coadiutore, 23 anni
- Felipe Hernández Martínez, chierico, 23 anni
- Zacarías Abadía Buesa, chierico, 22 anni - † Barcellona, 27 luglio 1936
- José Caselles Moncho, sacerdote, 29 anni - † Barcellona, 27 luglio 1936 (ma separatamente dai tre precedenti)
- José Castell Camps, sacerdote, 34 anni - † Barcellona, 28 luglio 1936
- José Calasanz Marqués, sacerdote, 64 anni - † Valencia, 29 luglio 1936
- Sergio Cid Pazo, sacerdote, 50 anni - † Barcellona, 30 luglio 1936
- Jaime Buch Canals, coadiutore, 47 anni - † Valencia, 31 luglio 1936
- Francisco Brandés Sànchez, sacerdote, 40 anni - † Barcellona, 3 agosto 1936
- José Batalla Parramón, sacerdote, 63 anni
- José Rabasa Bentanachs, coadiutore, 74 anni
- Gil Rodicio Rodicio, coadiutore, 48 anni - † Barcellona, 4 agosto 1936
- Juan Martorell Soria, sacerdote, 48 anni - † Valencia, 10 agosto 1936
- Miguel Domingo Cendra, chierico, 28 anni - † Caseras 11 agosto 1936
- José Bonet Nadal, sacerdote, 60 anni (fratello di don Jaime Bonet Nadal) - † Barcellona, 13 agosto 1936
- Jaime Bonet Nadal, sacerdote, 52 anni (fratello di don José Bonet Nadal) - † San José, 16
agosto 1936
- Pedro Mesonero Rodríguez, chierico, 24 anni - † Torrente, 19 agosto 1936
- Félix Vivet Trabal, chierico, 25 anni - † Barcellona, 26 agosto 1936
- Maria Amparo Carbonell Muñoz, suora Figlia di Maria Ausiliatrice, 43 anni
- Maria Carmen Moreno Benítez, suora Figlia di Maria Ausiliatrice, 51 anni - † Barcellona, 1 settembre 1936
- Alvaro Sanjuan Canet, sacerdote, 28 anni - † Alcoy, 2 ottobre 1936
- Ángel Ramos Velásquez, coadiutore, 70 anni - † Barcellona, 11 ottobre 1936
- Eliseo García García, coadiutore, 29 anni
- Alejandro Planas Saurí, laico della diocesi di Barcellona e Salesiano Cooperatore, 58 anni - † Valencia, 19 novembre 1936
- José Otín Aquilé, sacerdote, 37 anni - † Valencia, novembre 1936
- Recaredo De Los Rios Fabregat, sacerdote, 43 anni
- Agustin García Calvo, coadiutore, 31 anni
- José Giménez López, sacerdote, 32 anni
- Antonio Maria Martín Hernàndez, sacerdote, 51 anni
- Julián Rodríguez Sànchez, sacerdote, 40 anni - † Valencia, 9 dicembre 1936
- Julio Junyer Padern, sacerdote, 46 anni - † Madrid, 26 aprile 1938
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Valencia, pregate per noi.


*San Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore e compagni - Martiri della Legione Tebea (22 settembre)
+ Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), Svizzera, 287 circa
Abbiamo loro notizie da Euleterio, vescovo di Lione, che racconta di centinaia di soldati martiri capitanati da Maurizio.
Questi soldati, appartenenti alla legione "tebea" di Massimiano Erculeo, furono sterminati perché si rifiutarono di andare in Gallia a perseguitare cristiani.
Dalle ricerche storiche fatte fino ad oggi, risulta che, prima della grande persecuzione di Diocleziano, probabilmente attorno al 286, Massimiano Erculeo intraprese una spedizione in Gallia contro Bagaudi.
Alcuni soldati della legione, probabilmente una coorte capitata da Maurizio, si rifiutarono di celebrare in onore degli dei e furono martirizzati presso Agaunum, nel Vallese. In questa regione, dove loro culto è molto antico, nel 1893 è stata trovata una basilica risalente a quell'epoca.
Etimologia: Maurizio = figlio di Mauro, dal latino
Martirologio Romano: Nell’antica Agauno nella regione del Vallese, nell territorio dell’odierna Svizzera, Santi martiri Maurizio, Esuperio, Candido, soldati, che, come riferisce Sant’Eucherio di Lione, furono uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano, adornando la Chiesa, insieme ai compagni della Legione Tebea e al veterano Vittore, con la loro gloriosa passione.
Il Martyrologium Romanum cita in data odierna i Santi Maurizio,Candido, Essuperio, che con i soldati loro  compagni ed il veterano Vittore affrontarono il martirio in odio alla loro fede.
Per meglio comprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimoni della fede cristiana, occorre però ripercorrere brevemente la vicenda della celebre Legione Tebea, alla quale la pietà popolare ha sempre riservato una particolare devozione.
La leggenda della Legione Tebea
La fonte principale e storicamente più attendibile pervenutaci circa San Maurizio e la celebre Legione Tebea da lui capeggiata è costituita dalla “Passio martyrum Acaunensium” attribuita a Sant’Eucherio di Lione.
La versione che ci è stata tramandata risale solo al IX secolo, ma il santo vescovo lionese citava già la sua opera in una lettera indirizzata al vescovo Salvio verso il 440, affermando che a quel tempo la tradizione orale in merito era già attestata da almeno un secolo.
Lo studioso tedesco D. Van Berchem negli anni ’40 del XX secolo esaminò l’antica “passio”, giungendo alla conclusione che la fonte del racconto orale fosse San Teodoro (detto anche Teodulo) di Octoduro, primo vescovo del cantone svizzero del Vallese nel IV secolo.
Questi importò assai probabilmente la leggenda dall’Oriente, in base a cui Maurizio fu martirizzato con i suoi soldati, forse né tebani né costituenti una vera e propria legione.
Secondo la narrazione di Eucherio, arricchita di parecchi elementi fantasiosi, l’imperatore romano Massimiano guidò un esercito per contrastare una rivolta fomentata da un gruppo di galli, i bagaudi, e giunto nei pressi di Octodurum (odierna città svizzera di Martygny), oltre il passo alpino del Gran San Bernardo,  diede ordine ai suoi uomini di compiere un sacrificio in onore degli dei per impetrare da loro il successo della spedizione in corso.
Un’unità dell’esercito imperiale era appunto la famigerata regione Tebea, i cui membri come dice il nome erano stati reclutati nell’Egitto settentrionale ed erano di religione cristiana.
Questi valorosi seguaci di Cristo, senza eccezioni, rifiutarono fermamente di sacrificare a degli dei pagani in cui non credevano e si ritirarono dunque nella vicina Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), guidati dal loro “primicerius” e portavoce Maurizio.
L’imperatore li invitò ripetutamente invano a tornare sui loro passi ed infine ordinò la loro decimazione. Ma i soldati, incoraggiati da Maurizio e dagli altri ufficiali, furono irremovibili dalla loro decisione sino alla fine. Conclusasi tale violenta persecuzione pare fossero stati uccisi ben 6600 (o secondo alcune fonti 6666) soldati.
Il Martyrologium Romanum, nella sua ultima edizione, si limita a citare esplicitamente i nomi di Maurizio, Candido, Essuperio e del veterano Vittore, quest’ultimo forse proveniente da un altra legione ma ucciso anch’egli in quanto dichiaratosi cristiano.
Maurizio ed i suoi compagni avevano comunque scritto all’imperatore una lettera onde spiegargli le valide motivazioni della loro ribellione: “Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente.
A te dobbiamo il servizio militare, a lui l’integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita [...].
Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti [...].
Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio.
Siamo stati spruzzati dal sangue dei nostri fratelli e commilitoni, ma non ci affliggemmo, alzammo le nostre lodi perché erano stati ritenuti degni dipartire per il loro Signore Dio.
Ecco deponiamo le armi [...]preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli[...] non neghiamo di essere cristiani [...] perciò non possiamo perseguitare i cristiani”.
Assai probabilmente Eucherio inventò le parole con cui i martirizzanti espressero le loro rimostranze, affermando che rifiutarono di uccidere dei cristiani che in realtà non erano nemici dell’autorità imperiale e non menzionando i bagaudi.
Inoltre la “passio” più tardiva aggiunse al gruppo i nomi di Innocenzo e Vitale, in quanto i loro corpi vennero rinvenuti dopo secoli nella vallata del Rodano.
Comunque, anche se i numeri citati paiono esagerati ed alcuni dettagli della leggenda furono aggiunti nel V secolo, sembra effettivamente essersi verificato un effettivo spargimento di sangue  cristiano alla base della tradizione.
Il culto ieri e oggi
Il culto nei confronti dei martiri risalirebbe dunque al IV secolo, durante il quale il suddetto San Teodulo fece edificare la basilica ancora oggi esistente per ospitarne le reliquie.
In occasione della visita di San Martino di Tours si verificò un evento miracoloso: la terra iniziò a trasudare sangue indicano così il luogo ove riposavano i Santi resti sulle rive del Rodano ed egli lo raccolse in appositi vasetti per distribuirlo avarie chiese.
Eucherio ricorda che “molti giungevano da diverse province per onorare devotamente questi Santi, e offrire dono d’oro, d’argento, e altri oggetti”, oggi conservati nel piccolo museo adiacente la basilica, a Brzeg in Polonia ed a Torino.
La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleo di un abbazia, grazie al re burgundo San  Sigismondo, la prima in Occidente a recitare l’Ufficio divino per l’intera giornata, grazie ad un ciclo di cori.
Oggi è affidata agli agostiniani Canonici Regolari Lateranensi, che annualmente ogni 22settembre, giorno della festa secondo il Martyrologium Romanum, organizzano la processione con le reliquie per le strade del paese.
Il culto nei confronti si San Maurizio si diffuse molto, come vedremo tra poco, in particolar modo nei territori sabaudi.
Ancora oggi il calendario liturgico della Regione Pastorale Piemontese riporta la sua memoria nella data suddetta.
Il legame con Casa Savoia
Per secoli santuario nazionale del regno burgundo, l’antica Agaunum divenne con l’avvento di Casa Savoia, che conquistò per un certo periodo il Vallese occidentale, al centro della devozione dei popoli governati dalla dinastia sabauda.
Questo particolare legame tra San Maurizio ed il nobile casato culminò nel 1434 con la fondazione da parte del duca Amedeo VIII di un ordine cavalleresco a lui dedicato.
Nel 1572 Emanuele Filiberto lo trasformò poi nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, tuttora costituzionalmente riconosciuto dalla Repubblica Italiana. Il duca fece inoltre traslare da Saint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano della Legione Tebea, nonché la sua spada, la croce e l’anello, transitando per Aosta, Ivrea e Chivasso.
Oggi riposano ancora nella martoriata Cappella della Sindone ed in epoca preconciliare la teca contenente le reliquie del soldato veniva esposta alla venerazione dei fedeli ogni 15 gennaio, anniversario della traslazione. Un importante corso di Torino, adiacente ai Giardini Reali porta ancora oggi il nome di San Maurizio.
Patronati
San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono di Casa Savoia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma anche di altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d’Oro di Spagna e Austria.
Inoltre sotto il patronato del Santo sono posti i soldati, in particolare degli Alpini, delle Guardie Svizzere e dell’Esercito Francese Alpino.
Le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d’Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera.
In quest’ultima nazione gli fu intitolata nella zona tedesca la città di St-Moritz, otto città inglesi, cinquantadue in  Francia tra cui la più celebre è Bourg-Saint-Maurice in Savoia, in
Piemonte San Maurizio Canavese nonché San Mauriziodi Opaglio nel novarese, dove il Santo e la sua legione sarebbero transitati, ed infine in Liguria Porto Maurizio.
Iconografia
L’iconografia relativa a San Maurizio ed ai legionari tebei in genere è solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto.
Non mancano le loro raffigurazioni equestri.
Spesso possono essere raffigurati con la carnagione scura, a ricordo della loro provenienza africana.
Un dipinto conservato alla National Gallery di Londra, del Maestro di Liesborn, lo ritrae cavaliere con il papa San Gregorio Magno e Sant’Agostino d’Ippona. L’opera più splendida è però la scena del martirio di El Greco, conservata all’Escorial nei pressi di Madrid.
Venerazione ecumenica
Il presupposto che i due martiri ed un numero imprecisato di loro leggendari compagni abbiano militato nella Legione Tebea ha automaticamente conferito loro la presunta nazionalità egiziana e ciò ha contribuito alla diffusione del culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non solo San Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il  cui ricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuario d’Europa.
In particolare il Patriarca di Alessandria e di Tutta l’Africa Papa Shenoud tramite un suo delegato ricevette in dono nel 1991 alcune reliquie dei Santi Maurizio, Cassio e Fiorenzo. Anche altre Chiese orientali venerano comunque i martiri della Legione Tebea, in quanto vissuti prima degli scismi vari.
Anche nel mondo protestante, infine, Maurizio è commemorato quale testimone della fede cristiana.
Altri Santi Martiri della legione Tebea
Come già detto, la pietà popolare ha sempre riservato una particolare devozione verso i militi tebei ed ha leggendariamente arruolato all’ “Angelica Legio” una folta schiera di martiri spesso non meglio identificabili.
Secondo cronache successive alla “primitiva passio” solo due furono i soldati scampati all’eccidio di Agaunum, ufficialmente riconosciuti come tali anche dal Martyrologium Romanume festeggiati al 30 settembre:
Santi Urso e Vittore, 30 settembre. Inoltre sempre aggiunte tardive inserirono altri due nominativi al gruppo festeggiato al 22 settembre, oggi non più menzionati dal martirologio:
Santi Innocenzo e Vitale, 22 settembre.
Un po’ovunque iniziarono però a fiorire leggende su altri soldati miracolosamente scampati al massacro, che avrebbero trovato rifugio in svariate località, ove intrapresero una capillare opera di evangelizzazione per poi subire anch’essi il martirio.
Nel Vecchio Continente se ne contano all’incirca 400,così suddivisi geograficamente: 58 in Piemonte, 15 in Lombardia, 2 in Emilia, 10 in Francia, 325 in Germania, 5 in Svizzera e 2 in Spagna.
E questo non è purtroppo che un incompleto e sommario elenco.
Alcuni di questi santi sono ancora oggi commemorati in diverse date dal martirologio cattolico, che però evita di citare la loro presunta appartenenza alla Legione Tebea:
Sant'Avventore, 20 novembre
Santi Cassio e Fiorenzo, 10 ottobre
San Felice, 11 settembre
San Gereone e Compagni, 10 ottobre
Sant'Ottavio, 20 novembre
Santa Regola, 11 settembre
San Solutore, 20 novembre
Santi Vittore e Malloso, 10 ottobre
Culto estremamente locale è invece tributato ai numerosi Santi dei quali si rimanda alle loro schede, oppure alcune scarne notizie sul loro culto:

Sant'Alessandro di Bergamo, 26 agosto
Sant'Antonino di Piacenza,  30 settembre
Sant'Attilio, 28 giugno
San Besso, 10 agosto (1° dicembre)
San Chiaffredo di Saluzzo, 7 settembre
Santi Costanzo e compagni, 18 settembre
San Defendente di Tebe, 2 gennaio
Sant' Essuperanzio,  11 settembre
San Fiorenzo, venerato a Bastia Mondovì, Senza data
San Fortunato di Casei, 16 ottobre e III domenica di ottobre
Santi Graziano e Felino, Carpoforo e Fedele, 13marzo
San Magno, venerato a Cuneo, 19 agosto
San Marchese, venerato ad Altessano, prima domenica di settembre
San Martiniano, venerato a Torino e Pecco, 5 dicembre
Santi Matteo e Gusmeo, 11 settembre
Santi Maurizio, Giorgio e Tiberio, 24 aprile
San Paragorio e compagni,  venerati a Noli, 7 settembre
San Ponzio, venerati a Pradleves, 23 giugno
San Secondo, 26 agosto
San Tegulo (Tegolo), 25 ottobre
San Valeriano, venerato a Cumiana, 14 aprile
Santi Vittore e compagni, venerati a Pollenzo, 13 maggio
Sant’Abbondio Venerato a Caramagna Piemonte (CN), nel cui territorio sarebbe stato martirizzato.
Santi Alverio e Sebastiano  Venerati a Fossano (CN) nella Collegiata di San Giovenale e festeggiati il 26 gennaio.
Martirizzati nei pressi di Romanisio, antico nome dell’odierna Fossano, i loro resti mortali furono rinvenuti il 26 gennaio 1427 in un campo attiguo all’antica chiesa parrocchiale di San Martino.
Dal sottosuolo proveniva infatti per diversi giorni un’arcana melodia, che venne udita dai contadini del vicinato.
Riposti in due preziosi reliquiari, i santi resti furono allora trasferiti nella Collegiata di San Giovenale e da allora i due Santi vennero invocati come compatroni della città di Fossano.
Sant’Alvazio  Venerato a Rivalta (TO).
Sant’Amanzio  Venerato a Rivalba Torinese, ove una cappella con affreschi del XIV secolo ne perpetua la memoria e nella cui chiesa parrocchiale si conservano delle reliquie.
Sant’Antonino  Venerato a Sant’Antonino di Susa (TO), ove è raffigurato in veste talare, nonché presso Lombardore e Meana, in abiti da legionario tebeo.
San Barolo  Venerato a Barolo (CN).
San Benedetto  Venerato presso Vistrorio, ove l’urna contenente le sue reliquie viene esposta durante la Messa la terza domenica d’ottobre, giorno della sua festa.
San Celestino  Nella Chiesa di Santa Marta in San Giorgio Canavese si conserva un’ampolla contenente grumi del suo sangue.
É festeggiato la prima domenica di ottobre.
San Cesario  Venerato a Caramagna Piemonte (CN).
San Cosano  Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.
San Costantino  Venerato presso Dronero (CN), quale compagno del più celebre San Costanzo.
San Crisogono  Venerato presso Saluzzo (CN).
San Damiano  Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.
San Demetrio  Venerato a Caramagna Piemonte (CN).
San Desiderio  Venerato a Caramagna Piemonte (CN).
Sant’Evenzio (Evence)  Venerato presso Cly (AO), è considerato un milite della legione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sul quale sorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lo legarono ai santi Giuliano e Pantaleone, anch’essi eremiti fra le montagne valdostane.
San Felice
La chiesa di San Felice in Borgo Ritania, presso Torre San Giorgio(CN), custodisce le reliquie di questo martire, racchiuse nella statua dormiente del martire, che viene portata annualmente in processione la prima domenica di agosto, giorno della sua festa.
Una scritta spiega: “Qui giacciono per essere onorate con preghiera, le ossa benevole del divo Felice, che morì   per Cristo”.
Il Santo è inoltre venerato presso Colleretto, Frugarolo, Ghislarengo, Monticello d’Alba e Cinaglio. Relativamente a quest’ultima località, sita in diocesi di Asti, il calendario della Regione Pastorale Piemontese riporta il culto locale di San Felice in data 12 luglio.
San Gillio (Egidio)  Venerato a San Gillio (TO) e Susa.
San Giorio (Jorio)  Venerato presso San Giorio, in Val di Susa, dove sarebbe stato martirizzato, ed inoltre presso Mazzè.
É spesso confuso con il celebre San Giorgio raffigurato con il drago, a causa della quasi omonimia e della festa comune al 23 aprile.
San Giovenale  Venerato ad Andrate, presso cui avrebbe trovato il martirio per mano dei soldati imperiali.
Sul luogo dell’eccidio venne innalzata una cappella campestre, poi divenuta cimiteriale. Una leggenda vuole che il santo sia sempre stato protettore del paese dagli attacchi dei lupi, un tempo numerosi nella zona.
Parte delle sue reliquie sono venerate nella Cattedrale di Ivrea con quelle dei Santi Besso, Tegolo e Sulpizio.
Anche in una cappella laterale del duomo torinese si venera il martire tebeo San Giovenale.
San Giuliano  Venerato presso Fénis (AO), è considerato un milite della legione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sul quale sorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lo legarono ai santi Evenzio e Pantaleone, anch’essi eremiti fra le montagne valdostane.
Secondo una tradizione locale il santo avrebbe sostenuto dapprima la schiavitù nelle locali miniere ed inseguito il martirio, precipitato dal monte che da lui prese il nome.
Nell’eremo di Mont-Saint-Julien è dunque festeggiato il primo giovedì di maggio. Secondo la leggenda le reliquie del Santo si troverebbe murate dietro l’altare della piccola cappella.
Non è certo però se si tratti del medesimo San Giuliano a cui è dedicata un’antica chiesa vercellese venerato  nella cattedrale dove si custodisce un reliquiario contenete una parte del braccio.
Santi Giuliano, Bisuzio, Isidoro e Martiniano Uccisi a Torino presso la Dora Riparia, sono festeggiati il 28agosto.
Giuliano è venerato a Baldissero Torinese, Fenils (Cesana), Druento, San Giuliano di Susa, Torino, Val della Torre e Barbania. In quest’ultima località se ne conservano le reliquie.
Sant’Isidoro è venerato anche a Saluzzo.
Sant’Ippolito  Venerato a Bardonecchia (TO)
San Longino  Venerato a Caramagna Piemonte (CN).
Santi Mariano e Prospero  Venerati a Mondovì ed i loro corpi sono conservati nella chiesa di San Pietro di Breo.
San Martino  Venerato a Rivoli.
San Mauro  Venerato a San Mauro Torinese (TO) ed a Caramagna Piemonte (CN,talvolta confuso con l’omonimo discepolo di San Benedetto.
Del Santo in questione, invece, fu effettuata nel 1821 la ricognizione delle reliquie alla presenza dell’arcivescovo torinese.
Ancora oggi esse sono custodite nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Pulcherada in San Mauro Torinese, ove è festeggiato la terza domenica di settembre.
San Mombo o Membotto  Patrono di Moiola (CN) in Valle Stura, confuso con un prete benedettino vissuto nella Svizzera tedesca nel XII secolo e martirizzato nella cittadina di Alberschwende il 23 marzo 1120.
Un tempo era festeggiato la prima domenica di settembre, ma ultimamente l’ultima di agosto.
Sant’Olimpio  Venerato a Saluzzo (CN).
Sant’Osterio o Asterio  Venerato a Caramagna Piemonte (CN).
San Pancrazio  San Pancrazio, da non confondere con l’omonimo giovane martire romano a cui è invece dedicato  il santuario di Pianezza, è venerato a Villar Dora (TO) e figura negli affreschi del santuario di Castelmagno in abiti da legionario tebeo insieme con San Magno ed altri compagni.
San Pantaleone  Venerato presso Torgnon (AO), è considerato un milite della legione tebea, ma talvolta anche un pastore o un eremita, sul quale sorsero leggende circa l’amicizia ed i miracoli che lo legarono ai Santi Evenzio e Giuliano, anch’essi eremiti fra le montagne valdostane.
Questo santo è spesso confuso con l’omonimo martire orientale festeggiato come lui al 27 luglio.  Nei boschi nei dintorni di Torgnon, sul Colle Saint-Pantaleon, sorge ancora oggi una cappella a lui dedicata sul luogo dove avrebbe trascorso il suo eremitaggio.
San Pelagio  Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.
San Porciero (Porcier)  Secondo la tradizione da lui trarrebbe il nome il paese valdostano di Champorcher. É ritenuto amico di San Besso, martirizzato nella vicina Valle Soana.
San Prospero  Patrono di Romano Canavese (TO), nella cui chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Solutore sono custodite le reliquie. La festa è celebrata la prima domenica di settembre.
San Restituto  Venerato a Sauze di Cesana (TO), ove gli è dedicata una chiesa in cui egli è raffigurato come un militare a cavallo e presso la quale se ne celebra la festa il 29 maggio.
San Quirico  Martirizzato presso Murisengo nel Monferrato, gli è dedicatala torre romanica di Odolengo. É festeggiato l’11marzo.
San Secondo di Pinerolo  Raggiunse il Pinerolese con Valeriano, Maurizio, Giorgio e Tiberio, per trovare il martirio presso San Secondo di Pinerolo (TO). Non va confuso con l’omonimo martire tebeo venerato a Salussola, Torino e Ventimiglia.
Santa Serena  Venerata in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.
San Sulpizio  Venerato nel Canavese, ove subì il martirio come i santiGiovenale e Tegolo.
San Teodoro  Venerato a Saluzzo (CN) e Vercelli.
San Valerio  Venerato a Casale (AL).
San Vitale  Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese è custodita l’urna contenente il suo corpo ed accanto l’ampolla del sangue.
San Vittore (Vittorio)  Patrono di Caselle Torinese, Asigliano, Feletto, Borghetto, Canale, Odolengo e Quagliuzzo.
Preghiera a San Maurizio e compagni
O glorioso San Maurizio, che dopo aver edificato i compagni con una condotta esemplare di vita, li hai incoraggiati a versare il proprio sangue per la confessione della fede e li hai visti felici di dare la vita per Cristo e per il Vangelo, ottienici la grazia di testimoniare fino alla effusione del sangue la nostra fede piuttosto che comprometterci con il male e con il peccato e di saper soffrire per amore di Cristo.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che una volta convertito al cristianesimo, diventasti con la parola e con l’esempio testimone autentico e coraggioso degli insegnamenti di Cristo verso   i compagni, ottienici la grazia di esprimere la nostra fede in una chiara testimonianza di vita, per essere nel   mondo segni luminosi della verità che salva.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che hai ottenuto la grazia di coronare col martirio la fede professata
nella vita, per cui godi ora la gioia divedere in eterno il tuo Creatore e Redentore, ottienici la  grazia di esercitare costantemente le virtù cristiane per ricevere come premio la beata  visione di Dio.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che seguendo il Cristo sulla via della Croce sei divenuto testimone e maestro di virtù per tanti fratelli, aiutaci a professare con coraggio la nostra fede e, fedeli al Vangelo, a edificare un mondo più giusto e fraterno.
Gloria al Padre...
O glorioso San Maurizio, che coronasti la tua la tua vita terrena con la palma del martirio insieme ai tuoi compagni d’arme e di fede della legione tebea, spargendo il tuo sangue per Nostro Signore Gesù Cristo, e che da allora in poi prendesti a proteggere le nostre terre subalpine e fosti nel corso dei secoli proclamato Patrono Principale degli Stati Sabaudi, vieni in aiuto della nostra Italia; ottieni dal Cuore Sacratissimo di Gesù, grazie all’intercessione della nostra Madre Celeste Maria Immacolata, che Essa riviva e riprenda il corso della sua gloriosa storia nella pratica costante e perfetta della vita cristiana.
Gloria al Padre...  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore e Compagni, pregate per noi.


*Beato Miguel Zarragua Iturrizaga - Religioso Francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada” Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli Beatificati nel 2007” (6 novembre)
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

11 aprile 1870 - 22 settembre 1936
Era il più anziano di tutto il gruppo. Nacque a Yurreta, piccolo paese della Vizcaya, l’11 aprile 1870 e lo stesso giorno, da parte dei genitori ferventi cattolici, fu condotto al fonte battesimale del luogo presso la parrocchia di S. Michele Arcangelo, dove gli fu imposto il nome di Leon. Ad otto anni, il 31 luglio 1878, venne cresimato dal Vescovo di Viteria, Mons. Sebastiàn Herrero y Espinosa.
A 19 anni lasciò il mondo ed entrò nell’Ordine Francescano presso il collegio noviziato di Chipiona e vestì l’abito il 6 settembre 1889. Nell’anno seguente, il 7 settembre, emise i voti semplici, mentre il 9 settembre 1893 fece la professione dei voti solenni.
Dopo aver sostato un biennio nel collegio di N. Signora della Regola, il 24 novembre 1895 partì per il Marocco, dove rimase per quasi 11 anni occupato negli uffici del suo stato nelle varie case, finché il 10 novembre 1906 tornò nel collegio di Chipiona.
Dal 1911 al 1915 stette di famiglia a Lebrija, per poi tornare a Chipiona dove si distinse, nel
1918, per l’eroica abnegazione con cui curava le molte persone che erano state colpite da una grave e molto diffusa epidemia che causò tante morti in Spagna ed in altre parti del mondo.
All’inizio del 1919 Fra Miguel fu trasferito nel convento di Fuenteobejuna, dove rimase fino alla morte, disimpegnando per molti anni l’ufficio di sacrestano con edificante pietà del popolo e soddisfazione di tutti.
Era il tipo ideale del vero frate francescano: umile ed affabile di carattere, tranquillo e sereno, di mansuetudine e dolcezza serafiche, seppe acquistarsi sia in Marocco che in Spagna una vera fama di santità.
Fra Miguel concluse la sua santa vita nel modo più degno: ricevendo la corona del martirio ad Azuaga, all’alba del 22 settembre 1936, quando contava 66 anni di età e 47 di vita religiosa.
(Fonte: www.ofm.org)
Giaculatoria - Beato Miguel Zarragua Iturrizaga, pregate per noi.


*Beato Ottone di Frisinga - Vescovo (22 settembre)
† 1158
Religioso cistercense che non smise mai di usare l'abito monacale, anche dopo essere stato eletto vescovo di Freising in Germania. Adottò la riforma gregoriana.
Martirologio Romano: Nel monastero cistercense di Morimond in Francia, transito del beato Ottone, vescovo di Frisinga, che morì nell’abito monastico che mai aveva deposto durante il suo episcopato.
Quinto di diciotto fratelli, Ottone nacque a Neuburg, nei pressi di Vienna, verso il 1111-12, da san Leopoldo III di Babenberg, marchese d’Austria, e da Agnese, figlia dell’imperatore Enrico IV di Franconia; appartenente alla più alta aristocrazia dell’impero, Ottone era anche fratello uterino di Corrado III e zio di Federico I Barbarossa, in virtù del primo matrimonio di sua madre. Avviato alla carriera ecclesiastica, fu fatto dal padre, ancor fanciullo, priore del monastero di Klosterneuburg da lui stesso fondato nel 1114, e quindi inviato, nel 1128, a studiare teologia, filosofia e lettere a Parigi, massimo centro allora della vita culturale europea, dove ebbe come maestri, tra gli altri, Abelardo ed Ugo di san Vittore.
Terminati i suoi studi, entrò sul finire del 1132, o all’inizio dell’anno seguente, nel monastero cistercense di Morimond in Borgogna, di cui divenne abate nel gennaio del 1138 e che lasciò qualche mese più tardi, allorché fu posto, come persona di sua fiducia, dal fratellastro Corrado III sulla cattedra episcopale di Frisinga.
Come vescovo, Ottone dette continue prove di zelo apostolico, procedendo secondo lo spirito
della riforma gregoriana al rinnovamento spirituale, culturale ed economico della sua diocesi, che seppe amministrare peraltro con grande saggezza, prudenza ed energia, dimostrando in tal modo non comuni capacità di governo.
Incaricato, nel 1145, di un’ambasceria presso Eugenio III, ebbe modo di conoscere l’Italia e di rendersi conto della situazione politica del paese; quindi, accogliendo l’invito di san Bernardo, Ottone si recò in Palestina con la seconda crociata (1147-48), che doveva concludersi tanto disastrosamente, e nel 1154-55 accompagnò, in veste di consigliere, Federico Barbarossa nella sua spedizione in Italia, adoperandosi attivamente ad appianare i contrasti tra l’imperatore ed il papa Adriano IV.
Sulla fine dell’estate del 1158, mentre era in viaggio verso Citeaux, dove intendeva partecipare al capitolo generale del suo Ordine, indetto per il 14 settembre, Ottone fu costretto a fermarsi - gravi infirmiate pressus — nell’antica abbazia di Morimond, che non aveva più rivisto dai lontani tempi della sua prima vocazione religiosa, e là, il 22 seguente,
«in habitu monachali quem nunquam in episcopatu deposuerat, omnibus fratribus coram positis et eiulato maximo perstrepentibus, felicissime in Domino obiit», come narra il suo affezionato discepolo e continuatore Rahevino, al quale si debbono le poche notizie pervenuteci sulla biografia di Ottone, contenute nel commosso elogio funebre da quegli inserito nel IV libro dei Gesta Friderici.
Storico acuto e penetrante, Ottone di Frisinga occupa un posto di vero rilievo nella vita intellettuale del secolo XII e resta altresì uno dei più validi rappresentanti della storiografia dell’età di mezzo per merito della sua Chronica o Historia de duabus civitatibus nella quale il concetto medievale della storia trova — come da alcuni è stato giustamente rilevato — la sua espressione più tipica. L’opera scritta su domanda del suo amico Isingrim, monaco in Augusta e successivamente abate di Ottobeuren, è di netta ispirazione agostiniana, ed espone in una prospettiva teologica e filosofica la storia universale dalla creazione del mondo sino al 1146; non c’è giunta nella sua redazione originaria, ma nella forma rimaneggiata ed ampliata impressale dallo stesso Ottone allorché decise di offrirla al nipote Federico I nel 1157.
Nell’altra sua opera storica, Gesta Friderici imperatoris, scritta dietro richiesta medesima dell’imperatore, Ottone narra le imprese del Barbarossa dal 1156 al 1158; continuata da Rahevino sino al 1160, essa è di particolare interesse per la storia d’Italia, offrendo un quadro esatto, anche se non sempre imparziale, degli avvenimenti politici italiani, specie per quanto riguarda i comuni, avvenimenti di cui il vescovo di Frisinga era stato spettatore diretto.
Salvo una Epistula ad Wibaldum, scritta nel 1152 ed in cui tratta di questioni esegetiche, nulla più ci rimane di Ottone e quant’altro viene a lui attribuito o non gli appartiene affatto, o non sono che estratti della Chronica o dei Gesta, come, per esempio, il Fragmentum de Hildebrando papa e l'Historia austriaca.
Sepolto presso l’altare maggiore della chiesa abbaziale di Morimond, il grande vescovo di Frisinga, «ad cuius tumulum miracula fiunt, que Deus per suum dilectum operatur», come attesta Corrado Sacrista nel suo Liber traditionum Frisingensium non tardò ad essere fatto segno di pubblica venerazione, e, quantunque il suo nome manchi nei più antichi calendari cistercensi, Ottaziano di Frisinga è comunemente chiamato beato da quasi tutti gli scrittori dell'Ordine, venendo peraltro inserito dai Bollandisti tra i praetermissi del 22 settembre, giorno fissato per la sua commemorazione.
(Autore: Niccolò del Re - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Ottone di Frisinga, pregate per noi.


*Santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil - Martiri (22 settembre)
Scheda del gruppo a cui appartengono:

Santi Martiri Coreani (Andrea Kim Taegon, Paolo Chong Hasang e 101 compagni)
+ Seul, Corea, 22 settembre 1839
Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione dei Santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, martiri, dei quali il primo fu per vent’anni, in tempo di persecuzione, guida della prima comunità di cristiani, l’altro invece scrisse una lettera al Papa Gregorio XVI, perché mandasse sacerdoti in Corea: entrambi catechisti, subirono insieme, dopo atroci supplizi, la decapitazione per la fede.
Paolo Chong Hasang […] era nato a Mahyan nel 1795. Suo padre Agostino e suo fratello Carlo furono martirizzati nel 1801.
In quell'occasione egli, la madre Cecilia e la sorella Elisabetta prima furono imprigionati e poi privati di tutti i loro beni. Ridotta in povertà, la madre andò ad abitare con un suo parente. Nel nuovo ambiente si trovarono molto a disagio non solo a causa della povertà, ma soprattutto perché senza contatti con la comunità cristiana.
Per questo appena gli fu possibile, Paolo prese con sé la madre e la sorella e si trasferì a Seul, dove, ormai ventenne, poté dedicarsi alla comunità cristiana, soprattutto al servizio dei più poveri.
Almeno quindici volte andò a Pechino, affrontando a piedi un viaggio difficilissimo, per ricevere i sacramenti e per implorare l'invio di sacerdoti. Il vescovo di Pechino, dapprima mandò il prete Sim, che però morì in viaggio, poi suggerì a Paolo e ai suoi compagni di scrivere al Papa chiedendo un vescovo.
Da questo momento Paolo dedicò tutto il resto della sua vita ad assicurare la presenza di un vescovo e di sacerdoti in Corea.
Fu per suo merito che venne dalla Cina il sacerdote Yan e poi furono introdotti i missionari francesi, p. Pietro Maubant, p. Giacomo Chastan e il vescovo Lorenzo Imbert.
Il vescovo Imbert lo prese nella sua casa insieme alla madre e alla sorella per prepararlo al sacerdozio, ma la persecuzione si riaccese violenta e il vescovo e i missionari furono costretti a nascondersi.
Paolo, la vecchia madre e la sorella - quest'ultima, insieme al fratello, si era consacrata a Dio nella verginità rimasero nella casa del vescovo e continuarono a tenere unita la comunità. Ma un apostata li tradì e finirono in prigione.
Così si svolse l'interrogatorio davanti al giudice: «È vero che hai abbandonato le tradizioni della Corea per praticare una dottrina straniera e che trascini in essa anche altri?». Paolo rispose:
«Se noi accettiamo dall'estero oggetti utili al nostro uso, perché io dovrei rigettare la religione cristiana, che è quella vera, per il solo fatto che viene da fuori?».
E il giudice: «Se tu esalti una religione straniera, pretendi che il re e i mandarini siano in colpa perché la proibiscono!». E Paolo: «A queste parole non ho nulla da obiettare. Devo solo morire».
Dopo averlo sottoposto a torture insopportabili senza ottenere l'abiura, le guardie lo decapitarono il 22 settembre 1839 insieme al suo carissimo amico Agostino Nyon, che con lui aveva sottoscritto la petizione al papa di inviare un vescovo in Corea.
Dopo alcuni mesi la madre Cecilia, settantanovenne, veniva incarcerata e moriva di stenti, mentre la sorella Elisabetta di 43 anni veniva decapitata.
(Fonte: Il Libro dei Testimoni)
Giaculatoria - Santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, pregate per noi.  


*Santa Salaberga - Badessa (22 settembre)

Martirologio Romano:
A Laon in Neustria, sempre in Francia, Santa Salaberga, badessa, che si tramanda sia stata guarita dalla cecità da San Colombano e da lui avviata al servizio di Dio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Salaberga, pregate per noi.  


*Festa dei Santi di Tula (22 settembre)

"Chiese Orientali"
È stata istituita nel 1987 con il consenso del patriarca di Mosca, Pimen. I santi dei quali si fa memoria sono: i monaci martiri Kuksa delle Grotte, Nikone; i principi strastoterpcy Boris e Gleb; il martire Michele Vsevolodovic «il Nero»; i vescovi Pimen di Novgorod, Teoctisto delle Grotte; i monaci Alessandro Peresvet, Andrea Osliabia, Macario Zabynskij, Nicola Svjatosa; i pii principi Igor' di Cernigov, Alessandro Nevskij, Ivan Kalita, Demetrio Donskoj.
La festa ricorre il 22 settembre
(Autore: Il'ja Basin - Fonte: Bibliotheca Sanctorum Orientalium)

Giaculatoria - Festa dei Santi di Tula, pregate per noi.


*San Settimio di Jesi - Vescovo e Martire (22 settembre)

Nato in Germania, Settimio si dedicò agli studi liberali e alla vita militare. In contrasto con la famiglia, si convertì al cristianesimo trasferendosi in Italia. Messosi a predicare a Milano, venne costretto alla fuga in seguito alla persecuzione di Diocleziano, nel 303.
Recatosi a Roma, operò numerosi prodigi e conversioni al punto che papa Marcello I lo consacrò vescovo di Jesi, dove si scontrò con il giudice Florenzio.
Quest’ultimo gli impose di compiere un sacrificio agli dei entro cinque giorni, secondo l’editto imperiale. Settimio continuò ad operare conversioni e miracoli, per cui, allo scadere del termine fissato dal giudice, venne decapitato.
Il corpo venne ritrovato nel 1469 e quindi traslato in cattedrale. È venerato come protovescovo della diocesi di Jesi, di cui è il patrono, e considerato il costruttore della prima cattedrale, benché dedicata al Santissimo Salvatore. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale, Palma
San Settimio è venerato come protovescovo della diocesi di Jesi e considerato il costruttore della prima cattedrale, che benché dedicata al S.mo Salvatore conservò il nome di Settimio come nome del fondatore (come era uso per i ‘Titoli’ romani).
Antichissimi documenti jesini, portano come data della morte del santo vescovo e martire il 461; l’Ufficio proprio racconta che Settimio nato in Germania, si dedicò agli studi liberali e alla vita
militare, poi in contrasto con il parere dei parenti, si convertì al cristianesimo e venne in Italia con alcuni amici.
Si mette a predicare la fede a Milano, ma è costretto ad andarsene a seguito del dilagare della persecuzione di Diocleziano (303).
Si reca a Roma dove opera prodigi e molte conversioni al punto che papa Marcello I (308-309) lo consacra vescovo di Jesi.
Ma in questa città trova il giudice Florenzio che lo blocca nel suo apostolato e gli da l’ultimatum di sacrificare agli dei entro cinque giorni, secondo l’editto imperiale; Settimio continua ad operare conversioni e miracoli, per cui alla fine dei cinque giorni, viene decapitato.
Il suo corpo venne ritrovato nel 1469 e quindi traslato in cattedrale; nel 1623 gli venne consacrato un nuovo altare.
Il culto comunque è anteriore di molto al 1469, perché la cattedrale di Jesi a quell’epoca era già intitolata a San Settimio, almeno fin dal 1208.
La sua celebrazione fino al 1623 era al 5 settembre e dopo quell’anno fu fissata al 22 settembre; è il patrono della città.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Settimio di Jesi, pregate per noi.


*San Silvano di Levroux - Eremita (22 settembre)

Etimologia: Silvano = abitatore delle selve, uomo dei boschi, selvaggio, dal latino
Martirologio Romano: Nel villaggio di Levroux presso Bourges in Aquitania, in Francia, San Silvano, eremita.
Il Martirologio Romano commemora il 22 settembre un Silvano confessore a Levroux nel Berry, seguendo la notizia del martirologio di Usuardo, mentreil Martirologio Geronimiano ha la memoria inquesto giorno dei ss. Silvano e Silvestro.
Una tradizione raccolta in una Vita e in alcuniMiracula (BHL, II, p. 1118, nn. 7721-22) riportati nel Breviario della collegiata di Levroux nonesitava ad identificare questo Silvano con Zaccheo, ilpubblicano convertito di cui parla il Vangelo.Dopo aver accompagnato s. Pietro a Roma, Silvano sarebbe stato mandato in Gallia.
Questa leggendaè stata illustrata da pittori del sec. XVII che affrescarono le mura nella cappella di San Silvano vicinoal villaggio di La Celle-Bruère. Al contrario il collegamento Silvano-Silvestro potrebbe essere unatrasposizione di un culto agreste del dio dei boschi(Silvano) sulla base di un'iscrizione mal interpretata.
Qualunque ne sia stata l'origine, il culto è maggiormente accertato. La menzione del martirologioè anteriore al sec. IX.
Un testo del sec. XIII c'informa che San Martino di Tours era solito venire inpellegrinaggio a S. Silvano ogni anno. Una traslazione delle reliquie è ricordata sotto il pontificato diGuglielmo di Donjeon, arcivescovo di Bourges(1199-1209).
Il doppio culto a Levroux e a LaCelle-Bruère si potrebbe spiegare con un trasferimento di reliquie avvenuto tra il 1505 e il 1534,data in cui un Atto del capitolo costatò la scomparsa di una parte del corpo esclusa la testa. Unaricognizione fatta a La Celle nel 1853 non menzionarealmente che la presenza di alcune ossa.
Silvano eraonorato nella diocesi di Bourges il 23 settembre; il 24 a San Martino di Tours. Veniva invocato control'erisipela, una forma infiammatoria chiamata appunto "fuoco di San Silvano", e la lebbra. D'altronde fu proprio un lebbrosario a dare origine al nome del luogo (Leprosus - vico Libroso - Levroux).
(Autore: Gerard Mathon - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Silvano di Levroux, pregate per noi.


*Beato Simon Miguel Rodriguez - Religioso Francescano, Martire (22 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Frati Minori di Granada" Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole) 23 novembre 1912 - 22 settembre 1936
"Beati 498 Martiri Spagnoli Beatificati nel 2007" - 6 novembre
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Nacque a Villalcampo, Zamora, il 23 novembre 1912 ed il giorno successivo nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo ricevette, insieme al battesimo, il nome di Simón. A tre anni, esattamente il 15 ottobre 1915, ricevette la cresima dalle mani del Vescovo di Zamora, Mons.
Antonio Alvaro.
Avendo due zii religiosi Francescani nel collegio di Chipiona, vi entrò anche lui, ancor molto giovane, in qualità di fratello coadiutore e la sua prima vestizione dell’abito fu il 16 gennaio 1928.
Ufficialmente iniziò il noviziato, ripetendo quindi la vestizione ed assumendo il nome di fra Simón Miguel, il 3 dicembre 1930 nel convento di Lebrija, Se villa.
I tristi eventi del maggio 1931, con l’incendio dei conventi e l’avvento della repubblica, lo obbligarono a sospendere temporaneamente il noviziato, che riprese qualche mese dopo con dispensa della Santa Sede.
Emise la professione dei voti semplici il 24 giugno 1932 e quelli solenni il 26 giugno 1935 nel convento di Fuenteobejuna, dove esercitò fino all’ultimo l’incarico di cuoco.
All’alba del 22 settembre 1936, presso il camposanto di Azuaga ed insieme agli altri compagni, fu martirizzato a soli 24 anni di età e 4 di professione religiosa.
(Fonte: www.ofm.org)

Giaculatoria - Beato Simon Miguel Rodriguez, pregate per noi.


*Ventisei Santi del Monte Athos - Monaci, Martiri (22 settembre)
Sec. XIII
Si tratta dei monaci antiunionisti del monastero di Zographou sul Monte Athos. In quel periodo era imperatore di Bisanzio Michele VIII Paleologo e patriarca ecumenico Giovanni Bekkos. Era il periodo in cui si discuteva sull'unione delle Chiese latina e ortodossa e sul riconoscimento dell'autorità pontificia.
Sull'impero bizantino inoltre incombeva il pericolo turco e l'imperatore era dell'avviso di chiedere all'Occidente aiuti militari.
Pertanto, moltissimi ortodossi non si mostrarono disposti all'unione con la Chiesa latina e al suo aiuto: fra questi, i monaci del Monte Athos, che non trovarono l'appoggio del patriarca e
dell'imperatore, entrambi filoenotici. Questi ultimi, soccorsi da truppe militari, raggiunsero il Monte Athos e soffocarono con la forza la resistenza dei monasteri. Alla fine raggiunsero anche il monastero Zographou, decisi a convincere i monaci all'unione.
In quel periodo, in un kellion nei pressi del monastero, viveva solitario un monaco, il quale aveva l'abitudine di recitare più volte al giorno l'inno acatisto davanti all'icona della Theotokos. Un giorno, mentre recitava il Salve, sentì l'icona pronunciare queste parole: «Salve a te, monaco anziano di Dio!».
Successivamente, l'icona gli ordinò di recarsi al monastero Zographou e annunciare all'egumeno e agli altri fratelli che stavano avvicinandosi i nemici: quanti di loro fossero impauriti, potevano fuggire e nascondersi fino a che il pericolo fosse passato; tutti gli altri, invece, forti e coraggiosi, dovevano sopportare con rassegnazione il martirio.
Obbedendo pertanto all'ordine della Madre di Dio, il monaco anziano si precipitò ad annunciare ai fratelli la rivelazione.
Arrivato alla porta del monastero, si dice che il monaco abbia visto davanti a sé la stessa icona che egli aveva nella cella. Dopo averla baciata e presa con sé, raggiunse i monaci e narrò loro i fatti. Ventisei dei monaci del monastero, compreso l'egumeno, vollero restare: raggiunta la Rocca, essi rimasero in attesa del nemico. Ben presto arrivarono i filolatini che cominciarono a presentare le loro teorie sulle questioni al tempo dibattute.
I monaci risposero che, per loro, unico capo della Chiesa era Gesù Cristo, e che erano pronti ad affrontare il martirio. Allora il monastero fu incendiato e i monaci bruciati vivi. La Chiesa greca commemora i santi martiri il 22 settembre La loro vita si può leggere nel Nuovo Martirologio di Nicodemo Agiorita.
(Autore: Apostolos F. Kralides - Fonte: Bibliotheca Sanctorum Orientalium)
Giaculatoria - Ventisei Santi del Monte Athos, pregate per noi.


*Beato Vincenzo Pelufo Corts - Sacerdote e Martire (22 settembre)
Schede del gruppi a cui appartiene:

“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”
Martirologio Romano: Ad Alzira nel territorio di Valencia sempre in Spagna, Beati martiri Vincenzo Pelufo Corts, sacerdote, e Giuseppa Moscardó Montalvá, vergine, che, sempre durante la medesima persecuzione contro la fede, meritarono di portare la palma della vittoria davanti a Dio onnipotente.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Vincenzo Pelufo Corts, pregate per noi.


*Beato Vincenzo Sicluna Hernandez - Sacerdote e Martire (22 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:

“Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia” Beatificati nel 2001
“Martiri della Guerra di Spagna”
Martirologio Romano: Nel villaggio di Bolbaite sempre nel territorio di Valencia, Beato Vincenzo Sicluna Hernández, sacerdote e martire, ucciso nella medesima persecuzione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Vincenzo Sicluna Hernandez, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (22 settembre)
*
San Tommaso da Villanova - Eremita

Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu