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Santi del 23 Luglio

Il mio Santo > I Santi di Luglio

*Santa Brigida di Svezia - Religiosa, Fondatrice (23 luglio)

Finsta, Uppsala (Svezia), giugno 1303 – Roma, 23 luglio 1373
Compatrona d'Europa, venerata dai fedeli per le sue «Rivelazioni», nacque nel 1303 nel castello di Finsta, nell'Upplandi (Svezia), dove visse con i genitori fino all'età di 12 anni.
Sposò Ulf Gudmarson, governatore dell'Östergötland, dal quale ebbe otto figli.
Secondo la tradizione devozionale, nel corso delle prime rivelazioni, Cristo le avrebbe affidato il compito di fondare un nuovo ordine monastico.

Nel 1349 Brigida lasciò la Svezia per recarsi a Roma, per ottenere un anno giubilare e l'approvazione per il suo ordine, che avrebbe avuto come prima sede il castello reale di Vastena, donatole dal re Magnus Erikson.
Salvo alcuni pellegrinaggi, rimase a Roma fino alla sua morte avvenuta il 23 luglio 1373. La sua canonizzazione avvenne nel 1391 ad opera di Papa Bonifacio IX. (Avvenire)
Patronato: Svezia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99)
Etimologia: Brigida (come Brigitta) = alta, forte, potente, dall'irlandese
Martirologio Romano: Santa Brigida, religiosa, che, data in nozze al legislatore Ulfo in Svezia, educò nella pietà cristiana i suoi otto figli, esortando lo stesso coniuge con la parola e con l’esempio a una profonda vita di fede.
Alla morte del marito, compì numerosi pellegrinaggi ai luoghi santi e, dopo aver lasciato degli scritti sul rinnovamento mistico della Chiesa dal capo fino alle sue membra e aver fondato l’Ordine del Santissimo Salvatore, a Roma passò al cielo.
Nel tardo Medioevo, sia in campo civile che in quello ecclesiastico, gli uomini si dilaniavano in lotte intestine, provocando guerre tra gli Stati e scismi nella Chiesa e mettendo a rischio la stessa sopravvivenza della civiltà cristiana, davanti al pericolo sempre incombente dei musulmani.
Dio allora suscitò donne come santa Brigida di Svezia e Santa Caterina da Siena, contemporanee, che con il loro carisma cercarono di pacificare gli animi e di ricostruire l’unità della Chiesa, dando un contributo, sotto certi aspetti determinante, alla civiltà europea.
E giustamente sia Santa Brigida patrona della Svezia (1303-1373), sia Santa Caterina da Siena compatrona d’Italia (1347-1380), sono state proclamate compatrone dell’Europa, insieme a San Benedetto da Norcia (470-547).
Sue origini e formazione
Brigida o Brigitta o Birgitta, nacque nel giugno 1303 nel castello di Finsta presso Uppsala in Svezia; suo padre Birgen Persson era ‘lagman’, cioè giudice e governatore della regione dell’Upplan, la madre Ingeborga era anch’essa di nobile stirpe.
In effetti Brigida apparteneva alla nobile stirpe dei Folkunghi e discendeva dal pio re cristiano Sverker I; ebbe altri sei fratelli e sorelle e le fu imposto il nome di Brigida, in onore di Santa Brigida Cell Dara († 525), monaca irlandese, della quale i genitori erano devoti.
Dopo la morte della madre, a 12 anni fu mandata presso la zia Caterina Bengtsdotter, a completare la propria formazione; ancora fanciulla, Brigida dopo aver ascoltato una predica sulla Passione di Gesù, ebbe con Lui un profondo colloquio che le rimase impresso per sempre nella memoria.
Alla domanda: “O mio caro Signore, chi ti ha ridotto così?”, si sentì rispondere: “Tutti coloro che mi dimenticano e disprezzano il mio amore!”. La bambina decise allora di amare Gesù con tutto il cuore e per sempre.
Presso la zia, Brigida trascorse due anni, dove apprese le buone maniere delle famiglie nobili, la scrittura e l’arte del ricamo; durante questi anni non mancarono nella sua vita alcuni fenomeni mistici, come la visione del demonio sotto forma di mostro dai cento piedi e dalle cento mani.
Sposa e madre cristiana
A 14 anni, secondo le consuetudini dell’epoca, il padre la destinò in sposa del giovane Ulf Gudmarsson figlio del governatore del Västergötland; in verità Brigida avrebbe voluto consacrarsi a Dio, ma vide nella disposizione paterna la volontà di Dio e serenamente accettò.
Le nozze furono celebrate nel settembre 1316 e la sua nuova casa fu il castello di Ulfasa, presso le
sponde del lago Boren; il giovane sposo, nonostante il suo nome, che significava ‘lupo’, si dimostrò invece uomo mite e desideroso di condurre una vita conforme agli insegnamenti evangelici.
Secondo quanto scrisse e raccontò poi la figlia Santa Caterina di Svezia, al processo di canonizzazione, i due sposi vissero per un biennio come fratello e sorella nella preghiera e nella mortificazione; soltanto tre anni dopo nacque la prima figlia e in venti anni Brigida diede al marito ben otto figli, quattro maschi (Karl, Birger, Bengt e Gudmar) e quattro femmine (Marta, Karin, Ingeborga e Cecilia).
Nel 1330 il marito Ulf Gudmarsson fu nominato “lagman” di Närke e successivamente i due coniugi divennero anche Terziari Francescani; dietro questa nomina, c’era tutto l’impegno di Brigida, che gli aveva insegnato a leggere e scrivere e Ulf approfittando della spinta culturale della moglie, aveva approfondito anche lo studio del diritto, meritando tale carica.
Per venti anni Ulfasa fu il centro della vita di Brigida e tutta la provincia dell’Ostergötland divenne il suo mondo, il suo ruolo non fu solo quello di principessa di Närke, ma senza ostentare alcuna vanagloria, fu una ottima massaia, dirigeva il personale alle sue dipendenze, mescolata ad esso svolgeva le varie attività domestiche, instaurando un benefico clima di famiglia.
Si dedicava particolarmente ai poveri e alle ragazze, procurando a quest’ultime una onesta sistemazione per non cadere nella prostituzione; inoltre fece costruire un piccolo ospedale, dove ogni giorno si recava ad assistere gli ammalati, lavandoli e rammendando i loro vestiti.
In questo intenso periodo, conobbe il maestro Matthias, uomo esperto in Sacra Scrittura, di vasta cultura e zelante sacerdote; ben presto divenne il suo confessore e si fece tradurre da lui in svedese, buona parte della Bibbia per poterla leggere e meditare meglio; la sua presenza apportò a Brigida la conoscenza delle correnti di pensiero di tutta l’Europa, giacché don Matthias aveva studiato a Parigi, e tutto ciò si rivelerà utile per la conoscenza delle problematiche del tempo, preparandola alla sua futura missione.
Alla corte reale di Svezia
Quando però nel 1335, il re di Svezia Magnus II sposò Bianca di Dampierre, Brigida che era lontana cugina del sovrano, fi invitata a stabilirsi a corte, per ricevere ed assistere la giovane regina, figlia di Giovanni I, conte di Namur.
L’invito non si poteva respingere e quindi Brigida affidati due figlie e un figlio a monasteri cistercensi, lasciò temporaneamente la sua casa di Ulfasa e si trasferì a Stoccolma, portando con sé il figlio più piccolo, bisognoso ancora delle cure materne.
Ebbe grande influenza sui giovani sovrani e finché fu ascoltata, la Svezia ebbe buone leggi e furono abolite ingiuste ed inumane consuetudini, come il diritto regio di rapina su tutti i beni dei naufraghi, inoltre furono mitigate le tasse che opprimevano il popolo.
Poi man mano, mentre la regina cresceva, manifestando una eccessiva frivolezza favorita dalla debolezza del marito, Brigida si trovò messa da parte e la vita di corte divenne molto mondana.
A questo punto, senza rompere i rapporti con i sovrani, approfittando di momenti propizi e del lutto che l’aveva colpita con la morte nel 1338 del figlio Gudmar, Brigida lasciò la corte e se ne ritornò a
casa sua, ritrovando nel castello di Ulfasa nella Nericia, la gioia della famiglia e della convivenza e con il marito si recò in pellegrinaggio a Nidaros per venerare le reliquie di sant’Olav Haraldsson (995-1030) patrono della Scandinavia.
Dalla vita coniugale allo stato religioso – L’esperienza mistica
Quando nel 1341 i due coniugi festeggiarono le nozze d’argento, vollero recarsi in pellegrinaggio a Santiago di Compostella; quest’evento segnò una svolta decisiva nella vita dei due coniugi, che già da tempo vivevano vita fraterna e casta.
Nel viaggio di ritorno, Ulf fu miracolosamente salvato da sicura morte grazie ad un prodigio e i due coniugi presero la decisione di abbracciare la vita religiosa, era una cosa possibile in quei tempi e parecchi santi e sante provengono da questa scelta condivisa.
Al ritorno, Ulf fu accolto nel monastero cistercense di Alvastra, dove poi morì il 12 febbraio 1344 assistito dalla moglie; Brigida a sua volta, avendo esaurito la sua missione di sposa e di madre, decise di trasferirsi in un edificio annesso al monastero di Alvastra, dove restò quasi tre anni fino al 1346.
Fu l’inizio del periodo più straordinario della sua vita; dopo un periodo di austerità e di meditazione sui divini misteri della Passione del Signore e dei dolori e glorie della Vergine, cominciò ad avere le visioni di Cristo, che in una di queste la elesse “sua sposa” e “messaggera del gran Signore”; iniziò così quello straordinario periodo mistico che durerà fino alla sua morte.
Ai suoi direttori spirituali come il padre Matthias, Brigida dettò le sue celebri “Rivelazioni”, sublimi intuizioni e soprannaturali illuminazioni, che ella conobbe per tutta la vita e che furono poi raccolte in otto bellissimi volumi.
Stimolatrice di riforme e di pace in Europa
Durante le visioni, Cristo la spingeva ad operare per il bene del Paese, dell’Europa e della Chiesa; non solo tornò a Stoccolma per portare personalmente al re e alla regina “gli ammonimenti del Signore”, ma inviò lettere e messaggi ai sovrani di Francia e Inghilterra, perché terminassero l’interminabile ‘Guerra dei Trent’anni’.
Suoi messaggeri furono mons. Hemming, vescovo di Abo in Finlandia e il monaco Pietro Olavo di Alvastra; un altro monaco omonimo divenne suo segretario.
Esortò anche Papa Clemente VI a correggersi da alcuni gravi difetti e di indire il Giubileo del 1350, inoltre di riportare la Sede pontificia da Avignone a Roma.
La fondazione del nuovo Ordine religioso
Nella solitudine di Alvastra, concepì anche l’idea di dare alla Chiesa un nuovo Ordine religioso che sarà detto del Santo Salvatore, composto da monasteri ‘doppi’, cioè da religiosi e suore, rigorosamente divisi e il cui unico punto d’incontro era nella chiesa per la preghiera in comune; ma tutti sotto la guida di un’unica badessa, rappresentante la Santa Vergine e con un confessore generale.
Ottenuto dal re, il 1° maggio 1346, il castello di Vadstena, con annesse terre e donazioni, Brigida ne iniziò i lavori di ristrutturazione, che durarono molti anni, anche perché Papa Clemente VI non
concesse la richiesta autorizzazione per il nuovo Ordine, in ottemperanza al decreto del Concilio Ecumenico Lateranense del 1215, che proibiva il sorgere di nuovi Ordini religiosi.
Per questo già nell’autunno del 1349, Brigida si recò a Roma, non solo per l’Anno Santo del 1350, ma anche per sollecitare il Papa, quando sarebbe ritornato a Roma, a concedere l’approvazione, che fu poi concessa solo nel 1370 da Papa Urbano V.
L’Ordine del SS. Salvatore, era costituito ispirandosi alla Chiesa primitiva raccolta nel Cenacolo attorno a Maria; la parte femminile era formata da 60 religiose e quella maschile da 25 religiosi, di cui 13 sacerdoti a ricordo dei 12 Apostoli con S. Paolo e 2 diaconi e 2 suddiaconi rappresentanti i primi 4 Padri della Chiesa e otto frati.
Riassumendo, ogni comunità doppia era composta da 85 membri, dei quali 60 suore che con i 12 monaci non sacerdoti rappresentavano i 72 discepoli, più i 13 sacerdoti come sopra detto.
Il gioco di numeri, rientrava nel gusto del tempo per il simbolismo, rappresentare gli apostoli e i discepoli, spingeva ad un richiamo concreto a vivere come loro erano vissuti; senza dimenticare che in quell’epoca non esisteva crisi vocazionale e ciò permetteva di raggiungere senza difficoltà il numero di monache e religiosi prescritto per ogni doppio monastero.
Roma sua seconda patria
Arrivata a Roma insieme al confessore, al segretario Pietro Magnus e al sacerdote Gudmaro di Federico, alloggiò brevemente nell’ospizio dei pellegrini presso Castel Sant’Angelo, e poi nel palazzo del cardinale Ugo Roger di Beaufort, fratello del Papa, che vivendo ad Avignone, aveva deciso di metterlo a disposizione di Brigida, la cui fama era giunta anche alla Curia avignonese.
Roma non fece una buona impressione a Brigida, ne migliorò in seguito; nei suoi scritti la descriveva popolata di rospi e vipere, le strade piene di fango ed erbacce, il clero avido, immorale e trascurato.
Si avvertiva fortemente la lontananza da tanto tempo del papa, al quale descriveva nelle sue lettere la decadente situazione della città, spronandolo a ritornare nella sua sede, ma senza riuscirci.
Vedere l’Europa unita e in pace, governata dall’imperatore e guidata spiritualmente dal Papa, era il sogno di Brigida e dei grandi spiriti del suo tempo.
Dopo quattro anni, si trasferì poi nella casa offertale nel suo palazzo, dalla nobildonna romana Francesca Papazzurri, nelle vicinanze di Campo de’ Fiori; Roma divenne così per Brigida la sua seconda patria.
Trascorreva le giornate studiando il latino, dedicandosi alla preghiera e alle pratiche di pietà, trascrivendo in gotico le visioni e le rivelazioni del Signore, che poi passava subito al suo segretario Pietro Olavo perché le traducesse in latino.
Dalla dimora di Campo de’ Fiori, che abiterà fino alla morte, inviava lettere al Papa, ai reali di Svezia, alle regine di Napoli e di Cipro e naturalmente ai suoi figli e figlie rimasti a Vadstena.
Apostola riformatrice in Italia
Si spostò in pellegrinaggio a vari santuari del Centro e Sud d’Italia, Assisi, Ortona, Benevento, Salerno, Amalfi, Gargano, Bari; nel 1365 Brigida andò a Napoli dove fu artefice e ispiratrice di una missione di risanamento morale, ben accolta dal vescovo e dalla regina Giovanna che seguendo i suoi consigli, operò una radicale conversione nei suoi costumi e in quelli della corte.
Napoli ha sempre ricordato con venerazione la Santa del Nord Europa, e a lei ha dedicato un bella chiesa e la strada ove è situata nel centro cittadino; recentemente le sue suore si sono stabilite nell’antico e prestigioso Eremo dei Camaldoli che sovrasta Napoli.
Brigida, si occupò anche della famosa abbazia imperiale di Farfa nella Sabina, vicino Roma, dove l’abate con i monaci “amava più le armi che il claustro”, ma il suo messaggio di riforma non fu ascoltato da essi.
Mentre era ancora a Farfa, fu raggiunta dalla figlia Caterina (Karin), che nel 1350 era rimasta vedova e che rimarrà al suo fianco per sempre, condividendo in pieno l’ideale della madre.
Ritornata a Roma, Brigida continuò a lanciare richiami a persone altolocate e allo stesso popolo romano, per una vita più cristiana, si attirò per questo pesanti accuse, fino ad essere chiamata “la strega del Nord” e a ridursi in estrema povertà, e lei la principessa di Nericia, per poter sostenere sé stessa e chi l’accompagnava, fu costretta a chiedere l’elemosina alla porta delle chiese.
Il ritorno temporaneo del papa – Pellegrina in Terra Santa
Nel 1367 sembrò che le sue preghiere si avverassero, il Papa Urbano V tornò da Avignone, ma la sua permanenza a Roma fu breve, perché nel 1370 ripartì per la Francia, nonostante che Brigida gli avesse predetto una morte precoce se l’avesse fatto; infatti appena giunto ad Avignone, il 24 settembre 1370 il Papa morì.
Durante il breve periodo romano, Urbano V concesse la sospirata approvazione dell’Ordine del SS. Salvatore e Caterina di Svezia ne diventò la prima Superiora Generale.
Brigida continuò la sua pressione epistolare, a volte molto infuocata, anche con il nuovo pontefice Gregorio XI, che già la conosceva, affinché tornasse il papato a Roma, ma anche lui pur rimanendo impressionato dalle sue parole, non ebbe il coraggio di farlo.
Ma anche Brigida, ormai settantenne, si avviava verso la fine; ottenuto il via per il suo Ordine religioso, volle intraprendere il suo ultimo e più desiderato pellegrinaggio, quello in Terra Santa.
L’accompagnavano il vescovo eremita Alfonso di Jaén custode delle sue ‘Rivelazioni’ messe per iscritto, di cui molte rimaste segrete, poi i due sacerdoti Olavo, Pietro Magnus e i figli Caterina, Birger e Karl e altre quattro persone, in totale dodici pellegrini.
Verso la fine del 1371, la comitiva partì da Roma diretta a Napoli, dove trascorse l’inverno; in prossimità della partenza, nel marzo 1372 Brigida vide morire di peste il figlio Karl, ma non volle annullare il viaggio e dopo aver pregato per lui e provveduto alla sepoltura, s’imbarcò per Cipro, dove fu accolta dalla regina Eleonora d’Aragona, che approfittò del suo passaggio per attuare una benefica riforma nel suo regno.
A maggio 1372 arrivò a Gerusalemme, dove in quattro mesi poté visitare e meditare nei luoghi della vita terrena di Gesù, poi ritornò a Roma col cuore pieno di ricordi ed emozioni e subito inviò ad Avignone il vescovo Alfonso di Jaén, con un’ulteriore messaggio per il papa, per sollecitarne il ritorno a Roma.
Morte, eredità spirituale, culto
A Gerusalemme, Brigida contrasse una malattia, che in fasi alterne si aggravò sempre più e in breve tempo dal suo ritorno a Roma, il 23 luglio 1373, la Santa terminò la sua vita terrena, con accanto la figlia Caterina alla quale aveva affidato l’Ordine del SS. Salvatore; nella sua stanza da letto si celebrava l’Eucaristia ogni giorno e prima di morire ricevette il velo di monaca dell’Ordine fa lei fondato.
Unico suo rimpianto era di non aver visto il papa tornare a Roma definitivamente, cosa che avverrà poco più di tre anni dopo, il 17 gennaio 1377, per mezzo di un’altra donna Santa Caterina da Siena, che continuando la sua opera di persuasione, con molta fermezza, riuscì nell’intento.
Fu sepolta in un sarcofago romano di marmo, collocato dietro la cancellata di ferro nella Chiesa di S. Lorenzo in Damaso; ma già il 2 dicembre 1373, i figli Birger e Caterina, partirono da Roma per Vadstena, portando con loro la cassa con il corpo, che fu sepolto nell’originario monastero svedese il 4 luglio 1374.
A Roma rimasero alcune reliquie, conservate tuttora nella Chiesa di San Lorenzo in Panisperna e dalle Clarisse di San Martino ai Monti.
La figlia Caterina e i suoi discepoli, curarono il suo culto e la causa di canonizzazione; Brigida di Svezia fu proclamata santa il 7 ottobre 1391, da Papa Bonifacio IX.
Del suo misticismo rimangono le “Rivelazioni”, raccolte in otto volumi e uno supplementare, ad opera dei suoi discepoli. A questi scritti la Chiesa dà il valore che hanno le rivelazioni private; sono credibili
per la santità della persona che le propone, tenendo sempre conto dei condizionamenti del tempo e della persona stessa.
Come tante spiritualità del tardo medioevo, Brigida ebbe il merito di mettere le verità della fede alla portata del popolo, con un linguaggio visivo che colpiva la fantasia, toccava il cuore e spingeva alla conversione; per questo le “Rivelazioni” ebbero il loro influsso per lungo tempo nella vita cristiana, non solo dei popoli scandinavi, ma anche dei latini.
Papa Giovanni Paolo II la proclamò compatrona d’Europa il 1° ottobre 1999; Santa Brigida è inoltre patrona della Svezia dal 1° ottobre 1891.
Le Suore Brigidine
Il suo Ordine del SS. Salvatore, le cui religiose sono dette comunemente “Suore Brigidine”, ebbe per due secoli un grande influsso sulla vita religiosa dei Paesi Scandinavi e nel periodo di maggiore fioritura, contava 78 monasteri ‘doppi’, nonostante le rigide regole numeriche, diffusi particolarmente nei Paesi nordici.  
Declinò e fu sciolto prima con la Riforma Protestante luterana, poi con la Rivoluzione Francese; in Italia le due prime Case si ebbero a Firenze e a Roma.
L’antico Ordine è rifiorito nel ramo femminile, grazie alla Beata Maria Elisabetta Hesselblad (1870-1957), che ne fondò un nuovo ramo all’inizio del Novecento; ora è diffuso in vari luoghi d’Europa, fra cui Vadstena, primo Centro dell’Ordine; le Suore Brigidine si riconoscono per il tipico copricapo, due bande formano sul capo una croce, i cui bracci sono uniti da una fascia circolare e con cinque fiamme, una al centro e quattro sul bordo, che ricordano le piaghe di Cristo.
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Brigida di Svezia, pregate per noi.


*Beata Caterina Caldes Socias - Religiosa e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria"
"Beati 498 Martiri Spagnoli"
"Martiri della Guerra di Spagna"

Sa Pobla, Mallorca, Isole Baleari, Spagna, 9 luglio 1899 - L’Arrabasada, Spagna, 23 luglio 1936
Religiosa professa nelle Suore Francescane
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Caterina Caldes Socias, pregate per noi.


*Beato Cristino Adalberto (Krystyn Wojciech) Gondek -  Sacerdote e Martire (23 luglio)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Cinque Frati Minori Martiri polacchi”  
“Beati 108 Martiri Polacchi”
Slona, Polonia, 6 aprile 1909 – Dachau, Germania, 23 luglio 1942

Il Beato Krystyn Wojciech Gondek, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori, nacque a Slona, Polonia, il 6 aprile 1909. Dal paese natio, occupato dai nemici della dignità umana e della religione, fu deportato e rinchiuso nel campo di prigionia di Dachau per la sua fede in Cristo.
Qui conseguì tra molte sofferenze la corona gloriosa del martirio il 23 luglio 1942. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999.
Etimologia: Adalberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Martirologio Romano: A Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Cristino Gondek, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che, durante l’occupazione dalla Polonia sotto un regime contrario alla dignità umana e alla religione, fu deportato per la fede in Cristo nel campo di prigionia e, sottoposto a tortura, conseguì la gloriosa corona del martirio.
Wojciech Gondek nacque a Slona, diocesi di Tarnow, il 6 aprile 1909. Entrò tra i Frati Minori nella Provincia di Santa Maria degli Angeli nel 1928.
Emise poi la professione temporanea il 26 agosto 1929 a quella solenne il 18 aprile 1933, assumendo il nome di Krystyn.
Ordinato presbitero il 21 giugno 1936, a Wloclaweck ricoprì gli uffici di confessore e predicatore sino al 1938.
Fu dunque anche eletto vicario della Fraternità.
Dal 1939 fino al momento dell’arresto assunse inoltre la cura pastorale dell’intera città, essendo stati imprigionati tutti i sacerdoti, compreso il parroco della cattedrale.
Fu poi anch’egli arrestato il 26 agosto 1940 per essere deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, nei pressi di Berlino.
Il 12 dicembre successivo fu però trasferito a Dachau, dove morì, a seguito degli stenti patiti, il 23 luglio 1942.
Il suo corpo fu bruciato nel crematorio del campo e le sue ceneri vennero disperse.
Giovanni Paolo II lo beatificò a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 107 martiri polacchi, tra i quali figurano quattro altri suoi confratelli. In data odierna è commemorato dal nuovo Martyrologium Romanum nell’anniversario del suo glorioso martirio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Cristino Adalberto Gondek, pregate per noi.


*Beato Emilio Arce Diez - Coadiutore Salesiano, Martire (23 luglio)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia”   
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007   
“Martiri della Guerra di Spagna

San Martin de Ubierna, Spagna, 31 ottobre 1908 - Madrid, Spagna, 23 luglio 1936
Nacque a San Martin de Ubierna (Burgos) il 31 ottobre 1908 e fu battezzato due giorni dopo. Emise i voti a Carabanchel Alto (Madrid) il 16 luglio 1926.
Lavorò nei collegi di La Coruña, Astudillo e Madrid come capo-sarto.
Fu una delle prime vittime della rivoluzione. Infatti il 23 luglio del 1936 a Madrid venne riconosciuto come religioso, arrestato e fucilato.
Beatificato il 28 ottobre 2007.  
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Emilio Arce Diez, pregate per noi.


*Sant'Ezechiele - Profeta (23 luglio)

Ezechiele viene considerato il profeta che fa da ponte tra due diverse epoche della storia d'Israele, quella pre-esilica e quella post-esilica; è situato tra Geremia e Daniele; la sua attività sociale e religiosa si svolge fra i deportati, in particolare a Tell-Abib o Colle delle spighe.
Egli stesso descrive le sue vicissitudini: nel 597, quando aveva circa venticinque anni, venne deportato da Nabucodonosor in Babilonia insieme a diecimila persone fra le quali il re Ioakin, la corte, notabili, sacerdoti, artigiani.
Dalla bocca di Ezechiele gli esuli, sistemati lungo il gran canale fra Babilonia e Nippur a coltivare i campi, ascoltavano i messaggi di Jahweh.
Delle molteplici visioni di Ezechiele alcune sono state ripetutamente rappresentate in opere d'arte.
Fra di loro è singolarmente significativa quella, grandiosa, del campo cosparso di ossa secche che al soffio di Dio riprendono vita rivestendosi di carne. Se per i giudei tale visione è simbolo della sicura restaurazione nazionale a gloria di Dio e a dimostrazione della sua potenza, per i cristiani è assurta a simbolo della resurrezione della carne. (Avvenire)
Etimologia: Ezechiele = Dio è la mia forza, dall'ebraico
Martirologio Romano: Commemorazione di Sant’Ezechiele, profeta, che, figlio del sacerdote Buzì, al tempo dell’esilio nella terra dei Caldei fu onorato della visione della gloria del Signore e, posto come sentinella sulla casa di Israele, rimproverò l’infedeltà del popolo eletto, predicendo la distruzione ormai prossima della città santa di Gerusalemme e la deportazione del popolo; presente egli stesso in mezzo ai prigionieri, tenne viva la loro speranza, profetizzando che le loro ossa inaridite sarebbero risorte a nuova vita.
Nella chiesa latina il suo culto è stato introdotto presto, al 10 aprile già dal martirologio di Beda. Il Martirologio Romano conferma la data ricordando dettagli sulla morte e sulla sepoltura del profeta
quale quello, ripreso da antica tradizione, che vuole Ezechiele ucciso in Babilonia da un capo del popolo di Israele, capo da lui ripreso per la sua idolatria.
Ezechiele viene considerato il profeta che fa da ponte tra due diverse epoche della storia d'Israele, quella pre-esilica e quella post-esilica; è situato tra Geremia e Daniele; la sua attività sociale e religiosa si svolge fra i deportati, in particolare a Tell-Abib o Colle delle spighe.
Egli stesso descrive le sue vicissitudini: nel 597, quando aveva circa venticinque anni, venne deportato da Nabucodonosor in Babilonia insieme a diecimila persone fra le quali il re Ioakin, la corte, notabili, sacerdoti, artigiani. Dalla bocca di Ezechiele gli esuli, sistemati lungo il gran canale fra Babilonia e Nippur a coltivare i campi, ascoltavano i messaggi di Iahweh.
Questi messaggi si traducono, attraverso profezie e visioni, in verità eterne raccordate alla storia concreta di quei tempi: la maestà e l'onnipotenza di Dio infinita e universale che si stende anche qui sui deportati; la potenza e la giustizia di Dio fino alla distruzione nel 586 di Gerusalemme e dello stesso Tempio; la profonda misericordia di Dio che impone il pentimento e la conversione.
Delle molteplici visioni di Ezechiele alcune sono state ripetutamente rappresentate in opere d'arte. Fra di loro è singolarmente significativa quella, grandiosa, del campo cosparso di ossa secche che al soffio di Dio riprendono vita rivestendosi di carne.
Se per i Giudei tale visione è simbolo della sicura restaurazione nazionale a gloria di Dio e a dimostrazione della sua potenza, per i Cristiani è assurta a simbolo della resurrezione della carne nell'ultimo giudizio.
(Autore: Mario Benatti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ezechiele, pregate per noi.


*Beata Filomena di San Francesco di Paola (Anna Ballesta e Gelmá) - Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli  Beatificati nel 2013" - Senza data (Celebrazioni singole)
† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936
Suor Filomena di San Francesco di Paola (Anna Ballesta e Gelmá), nacque a Barcellona il 28 settembre 1895. Entrò nel convento delle Monache Minime di Barcellona a 20 anni e nel novembre del 1920 emise i voti solenni. Era molto osservante della Santa Regola e molto caritatevole. Si distingueva per la sua vita di penitenza e di preghiera costante.
Fu martirizzata a 41 anni di età e 19 di vita religiosa. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque il 28 settembre 1895 a Barcellona, figlia del bracciante Francisco Ballesta e di Carmen Gelmà. Venne battezzata il 1 ottobre dello stesso anno, con i nomi di Ana Rosa Teresa. Rimasta senza genitori, venne ospitata in orfanotrofio fino al 1916, comportandosi in maniera esemplare e accostandosi ai sacramenti. A  diciott’anni chiese di entrare nel convento delle Minime come oblata o
sorella conversa: emise la prima professione il 14 novembre 1916, assumendo il nome di suor Filomena di san Francesco di Paola; nel novembre 1920 emise i voti solenni.
Insieme a suor Maria di Sant’Enrico, era impegnata come suora cuciniera.
Una consorella che la conobbe, suor Concepción di Gesù, dichiarò: «Era molto osservante della Santa Regola, lavoratrice e molto caritatevole, umile e penitente. In cucina preparava il pasto con grande attenzione, poiché affermava: “Se sono alimentate bene, avranno più forza per servire il Signore”». Suor Teresita di Gesù Bambino confermò: «Era molto caritatevole, lavoratrice, la si vedeva sempre intenta a fare qualcosa. Ora che ci rifletto, adesso che sono più anziana, entrambe avevano una virtù speciale, eucaristica e mariana».
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Filomena aveva quarantuno anni, di cui diciannove di vita religiosa. Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Filomena di San Francesco di Paola, pregate per noi.


*Beati Germano di Gesù e Maria (Emanuele) Pérez Giménez e 8 Compagni - Martiri Spagnoli Passionisti (23 luglio)
Scheda del gruppo a cui appartengono:  
“Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel”

+ 23 luglio 1936

Martirologio Romano:
In località Carabanchel Bajo presso Madrid sempre in Spagna, Beati martiri Germano di Gesù e Maria (Emanuele) Pérez Giménez, sacerdote, e otto compagni, religiosi sempre della Congregazione della Passione, che nella medesima persecuzione portarono a termine vittoriosi la loro prova per Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Germano di Gesù e Maria Pérez Giménez e 8 Compagni, pregate per noi.


*Beato Giacomo I d’Aragona - Re, Cofondatore dei Mercedari (23 luglio)
+ 1276
Famoso Re d’Aragona, il Beato Giacomo I°, fu cofondatore con San Pietro Nolasco dell’Ordine Mercedario, il monarca come rito del cerimoniale nell’atto della fondazione, consegnò ai cavalieri lo scudo con le quattro sbarre rosse come emblema della monarchia che unito poi alla croce della cattedrale formerà lo stemma proprio dell’Ordine.
Consegnò poi l’ospedale di Sant’Eulalia di Barcellona, che servì come primo convento dei mercedari e casa di accoglienza degli schiavi redenti.
Piissimo sovrano, riportò molte vittorie sugli invasori mori, fu di grandissimo aiuto all’Ordine e dedicò molte chiese alla Madonna.
Morì santamente nell’anno 1276.
L’Ordine lo festeggia il 23 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giacomo I d’Aragona, pregate per noi.


*Beata Giovanna da Orvieto - Domenicana (23 luglio)

Cornaiolo, 1264 - Orvieto, 1306
Nata a Cornaiola, presso Orvieto, rimase presto orfana. Visse guadagnandosi il pane con il lavoro del ricamo e santificandolo nell'adempimento fedele dei suoi impegni di terziaria domenicana. Raggiunse i più alti gradi di vita mistica: riviveva la Passione ogni venerdì santo. La fama delle sue virtù le conferì un eccezionale ascendente sui suoi concittadini che seppe guadagnare a Cristo.
Martirologio Romano: A Orvieto in Umbria, Beata Giovanna, vergine, Suora della Penitenza di San Domenico, insigne per carità e pazienza.
Giovanna da Orvieto, nata a Cornaiolo nel 1264, rimase orfana in tenerissima età e, mossa da un celeste istinto, si affidò tutta alla custodia degli Angeli di cui sentiva l’amorosa tutela.
A dieci anni si consacrò a Gesù e già anelava a una vita di completa dedizione a Lui.
Essa intanto cresceva bella e graziosa, mentre andava maturando in cuore il disegno di entrare nel Terz’Ordine di San Domenico, allora in fiore, e i cui membri vestivano pubblicamente l’Abito e
conducevano vita religiosa, senza però lasciare le rispettive case.
Accortisi del suo divisamento, i parenti, con i quali Giovanna viveva, e che l’avevano già promessa a un ricco giovane del paese, si mostrarono oltre modo sdegnati e cominciarono ad ostacolarla in tutti i modi. La giovinetta allora, lasciata Carnaiada, si rifugiò nella vicina Orvieto, ove altri parenti la ospitarono offrendole una cameretta solitaria e la libertà di servire Dio.
Giovanna, che aveva all’epoca solo 14 anni, poté così ricevere il bianco Abito dell’Ordine.
La sua vita fu una mirabile ascesa nelle più eroiche vie dell’amore. Favorita da altissima contemplazione s’internava con tanta tenerezza nei misteri della Passione di Gesù, da meritarne la dolorosa partecipazione.
Negli ultimi dieci anni della sua vita, tutti i venerdì, entrata in estasi, sembrava un crocifisso vivente, e le ossa le si dislogavano con tanto fragore, come se si frantumassero. Ai suoi concittadini fu specchio e maestra di vita cristiana.
Dopo la morte, avvenuta il 23 luglio 1306 a Orvieto, dalla ferita del costato, scaturì vivo sangue e Dio la onorò con molti miracoli.
Il suo corpo riposa nella chiesa cittadina di San Domenico. Papa Benedetto XIV l’11 settembre 1754 ha confermato il culto.
(Autore: Franco Mariani - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giovanna da Orvieto, pregate per noi.


*San Giovanni Cassiano (23 luglio)

Dobrugia (Romania), ca. 360 - Marsiglia (Francia), 435
Martirologio Romano:
A Marsiglia nella Provenza in Francia, San Giovanni Cassiano, sacerdote, che fondò due monasteri, l’uno maschile e l’altro femminile, e, nella sua lunga esperienza di vita monastica, scrisse le «Istituzioni cenobitiche» e le «Conferenze dei Padri» per l’edificazione dei monaci.
Come possibili suoi luoghi di nascita si indicano anche la Russia, la Siria, la Provenza. Di sicuro egli viene da una famiglia importante, fa buoni studi, e verso i vent’anni lo troviamo a Gerusalemme, semplice monaco: non vuole gradi né titoli. Più tardi, con un confratello di nome Germano, trascorre un periodo di vita eremitica nel deserto egiziano, e verso i 40 anni è a Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d’Oriente, governato dal giovane sovrano Arcadio (e suo fratello Onorio regna sull’Occidente da Ravenna).
Qui Cassiano diviene prezioso collaboratore e amico del patriarca Giovanni, che per la smagliante eloquenza è soprannominato Crisostomo (“Bocca d’oro”), e che lo ordina pure diacono, forzando la sua volontà.
Pare dunque che Costantinopoli sia per Giovanni Cassiano un promettente campo di lavoro; ma tutto cambia quando in un conflitto tra il patriarca e alcuni vescovi s’intromette anche l’imperatrice
Eudosia: nell’agosto del 403 Giovanni Crisostomo viene deposto ed esiliato, anche perché non ha risparmiato critiche molto dure alla sovrana. Gli amici del patriarca mandano allora Cassiano a Roma, per chiedere al Papa Innocenzo I un intervento in favore dell’esule. Ma sarà tutto inutile: richiamato brevemente a Costantinopoli, il Crisostomo si troverà poi nuovamente espulso, e morirà in esilio.
A Roma, Giovanni Cassiano si ferma per alcuni anni, e nel 410 sarà testimone del saccheggio dell’Urbe a opera dei Goti di Alarico. Nel 415 lo troviamo invece in Gallia, a Marsiglia, dove risulta essere anche sacerdote (ma si ignora quando abbia ricevuto l’ordinazione). Qui egli ritorna pienamente monaco, e fondatore di un monastero che sarà lungamente famoso: quello di San Vittore a Marsiglia.
E qui porta a termine le Istituzioni e le Conferenze, due opere fondamentali per il monachesimo occidentale prima di Benedetto da Norcia, che privilegiano la vita comunitaria rispetto a quella eremitica. Per lui, solo il monaco può dirsi imitatore perfetto del Cristo: un’affermazione che sarà poi respinta, perché considererebbe “imperfetti” senza rimedio tutti i credenti non monaci.
Ma a questo “estremismo” di Giovanni Cassiano ha contribuito l’imperatore Teodosio (379-395) che per opportunismo politico ha dichiarato il cristianesimo religione di Stato, praticamente obbligatoria, riempiendo così la Chiesa di pseudo-cristiani, di credenti per obbligo, paura, comodità. È l’immagine di questa Chiesa inquinata a ispirare il rigore di Cassiano.
Il quale è già “gridato Santo” subito dopo la morte, tra i cristiani d’Occidente e tra quelli d’Oriente, che lo ricordano rispettivamente il 23 e il 28-29 luglio. Il monastero di San Vittore, nel quale Giovanni Cassiano ha concluso la sua vita (trovando, secondo le sue parole, il "sicurissimo porto del silenzio"), è poi andato distrutto durante la Rivoluzione francese.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Cassiano, pregate per noi.


*Beato Giovanni de Luca - Mercedario (23 luglio)

Molto stimato tanto in Spagna che in Italia, il Beato Giovanni de Luca, fu inviato in redenzione ad Algeri in Africa nell’anno 1343, come profondo conoscitore di lingue orientali, gli furono di grande aiuto per la conversione di molti giudei e mussulmani e liberò 116 schiavi.
Nella sua vita superò molte contrarietà arricchendosi di meriti e lodi.
Trafitto dal divino amore e onorando l’Ordine Mercedario morì nella pace del Signore.
L’Ordine lo festeggia il 23 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni de Luca, pregate per noi.  


*Beato Giovanni de Montesinos - Martire Mercedario (23 luglio)

+ 1619
Intrepido missionario il Beato Giovanni de Montesinos, venne inviato dall’Ordine Mercedario ad evangelizzare i popoli barbari.
Si prodigò intensamente per la conversione degli indios, dai quali fu poi trafitto dalle loro frecce e morì vittorioso nell’anno 1619 raggiungendo la moltitudine di martiri di Cristo.
L’Ordine lo festeggia il 23 luglio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni de Montesinos, pregate per noi.


*Beata Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria (Giuseppa Panyella e Doménech) Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli  Beatificati nel 2013" - Senza data (Celebrazioni singole)

† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936

Suor Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria (Giuseppa Panyella e Doménech), nacque il 7 gennaio del 1865 in Sant’Andrea della Barca, diocesi di Barcellona. A 21 anni entrò nel convento delle Monache Minime di Barcellona come Sorella conversa e a novembre del 1887 fece la professione dei voti solenni. Il suo lemma era sorridere sempre.
Fu martirizzata a 71 anni di età e 49 di vita religiosa. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque a Sant Andreu de la Barca (Barcellona), figlia del contadino Jaume Panyella e di María del Carmen Domènech. Venne battezzata il giorno seguente, con i nomi di  Josepa (catalano per “Josefa”) Rosalia Florentina. A  ventun anni venne ammessa come oblata o sorella conversa nel convento delle Monache Minime di Barcellona ed emise la professione religiosa nel novembre 1887, prendendo il
nome di suor Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «Il suo motto era sorridere sempre. Si distingueva in tutte le virtù. Era molto ordinata. Già anziana, poiché a causa della sua età non poteva lavorare nella cucina dell’infermeria, si occupava di raccogliere le foglie del giardino. Aveva una grande inclinazione per il canto».
Suor Teresita di Gesù Bambino, dal canto suo, affermò: «Era molto allegra. Non poteva più fare lavori di cucina; tuttavia, la sua disponibilità era tale che badava sempre a vedere in cosa poteva aiutare, e a volte pelava le patate, lavava la verdura...
Quando andavamo in ricreazione con la madre maestra, molte volte alla grotta di Lourdes c’imbattevamo in suor Giuseppa, che andava raccogliendo le foglie con la carriola, la paletta e la scopa.
A vederla così anziana, correvamo tutte da lei. Ci parlava in catalano e non la capivamo, ma, soltanto col suo sorriso e la sua semplicità, era un grande esempio per noi».
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria aveva settantuno anni, di cui quarantanove di vita religiosa. Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Giuseppa del Purissimo Cuore di Gesù, pregate per noi.


*Beato Giuseppe Sala Picò - Sacerdote e Martire (23 luglio)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore”
"Martiri della Guerra di Spagna"
Martirologio Romano: A Toledo ancora in Spagna, Beati martiri Pietro Ruíz de los Paños e Giuseppe Sala Picó, sacerdoti dell’Istituto dei Sacerdoti Operai Diocesani, morti sempre nella stessa persecuzione.
Nacque, il 24 giugno 1888, a Pons, provincia di Lerida.
Terminati gli studi nel Seminario di Seo de Urgel e ordinato sacerdote 15 aprile 1911, svolse il suo ministero nella diocesi come vicario parrocchiale.
Il 12 agosto 1914 entrò nella Fraternità ove fu prefetto e quindi amministratore nel seminario di Segovia e nel Collegio di Vocazioni di Toledo; fu anche Rettore dello stesso collegio, trasformato nel seminario minore di Toledo.
Di umiltà attraente, accompagnò il Direttore generale nell'ultima ora della vita e venne fucilato come lui nel Paseo del Tránsito di Toledo, il 23 luglio 1936, a 47 anni.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Sala Picò, pregate per noi.


*Beato Leonardo da Recanati - Vescovo (23 luglio)

Di origine italiana.
Il Beato Leonardo da Recanati, fu un illustre vescovo dell’Ordine Mercedario e zelante pastore, guidando il suo popolo verso la perfezione nella fede.
Con la santità della vita religiosa raggiunse la gloria eterna nel regno di Dio.
L’Ordine lo festeggia il 23 luglio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Leonardo da Recanati, pregate per noi.


*Beata Margherita Alacoque di San Raimondo (Raimonda Ors Torrents) - Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli  Beatificati nel 2013" - Senza data (Celebrazioni singole)

† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936

Madre Margherita Alacoque di San Raimondo (Raimonda Ors Torrents), nacque in Centellas, diocesi di Vic, provincia di Barcellona, il 28 ottobre del 1862.
A 22 anni di età entrò nel convento delle Monache Minime di Barcellona e nel mese di aprile del 1887 fece la professione solenne. Si distingueva in tutte le virtù, era sommamente ubbidiente, caritatevole, si considerava l'ultima di tutte ed era sempre assidua nella lettura della Sacra Scrittura.
Nella sua gioventù poté beneficiare dell’esempio e del consiglio della Serva di Dio, Carmen di Sojo, perché lavorò nella sua casa.
Aveva 74 anni di età e 49 di vita religiosa quando fu martirizzata.
Il Signore la dotò di un'intelligenza straordinaria che occultava con la sua grande umiltà e semplicità. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque a Centelles (diocesi di Vic, provincia di Barcellona), il 18 ottobre 1862, figlia di Ramón Ors, contadino, e María Torrents, nella masseria “Can Sardà”. Venne battezzata il giorno successivo alla
nascita, con i nomi di Ramona (catalano per Raimunda) Emanuela Carmen.
Nella sua gioventù fu a servizio in casa della terziaria carmelitana Carmen De Sojo Ballester de Anguera (per la quale è aperto il processo di beatificazione) e beneficiò sicuramente dei suoi esempi.
A ventidue anni, chiese di entrare nel convento delle monache Minime di Barcellona: vestì l’abito religioso il 7 novembre 1885, assumendo il nuovo nome di madre Margherita Maria Alacoque di San Raimondo; nell’aprile 1887 compì la sua professione solenne.
Nella dichiarazione informativa sul noviziato, rilasciata prima dei voti perpetui, si dichiarava che «dall’età di quindici anni si sente chiamata allo stato religioso e che a spingerla ad entrare nel chiostro è unicamente il ritenere di aver vocazione per questo e, così, poter servire sempre più il suo Dio e Signore, amarlo con tutto il cuore e assicurare la salvezza della propria anima».
Insieme alla consorella madre Maria dell’Assunzione si occupò d’installare la comunità conventuale nei pressi di Horta, vicino Barcellona.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «Era una monaca edificante, intelligente (quasi superdotata), anziana; si distingueva per l’umiltà. Molto puntuale a tutti gli atti di comunità, caritatevole con tutte, molto aperta e molto amante della Vergine. Quando abbiamo abbandonato il convento aveva il compito di bibliotecaria; leggeva molto bene». Suor Teresita di Gesù Bambino aggiunse: «[...]
Era molto intelligente. A quell’epoca, quasi non si leggeva la Sacra Scrittura, e lei la conosceva a fondo, così tanto che i sacerdoti che venivano in parlatorio e parlavano di lei dicevano: “Costei, più che una monaca, è un monaco: ha la saggezza di un frate”».
Nonostante le sue doti, si riteneva l’ultima di tutte: è risaputo che, negli ultimi anni, oltre che bibliotecaria fece la portinaia.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di madre Maria di Montserrat, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, madre Margherita Maria Alacoque di San Raimondo era la più anziana di tutte: aveva settantatré anni, di cui quarantanove di vita religiosa.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Margherita Alacoque di San Raimondo, pregate per noi.


*Beata Margherita Maria Lopez de Maturana - Fondatrice (23 luglio)

Bilbao, Spagna, 25 luglio 1884 - San Sebastián, Spagna, 23 luglio 1934
Margarita Maria Lopez de Maturana Ortiz de Zarate, fondatrice dell’ Istituto delle Suore Mercedarie Missionarie, nacque il 25 luglio 1884 a Bilbao (Spagna) e morì il 23 luglio 1934 a San Sebastián (Spagna).
La sua causa di canonizzazione ha portato sinora al riconoscimento delle sue virtù eroiche il 16 marzo 1987 ed al riconoscimento di un miracolo avvenuto per sua intercessione il 28 aprile 2006.
É stata beatificata il 22 ottobre seguente.
Può una suora di clausura diventare di punto in bianco missionaria, al punto da essere considerata “una delle più grandi missionarie di inizio del secolo XX”? Certamente sì, potrebbe rispondere con la sua vita la beata Margherita Maria Lopez de Maturana.
A patto che, beninteso, si lasci condurre da Dio, anche su strade inesplorate, e si lasci inondare dalla novità dello Spirito, il solo capace di cambiare in meglio tradizioni vecchie di secoli, il solo che è garanzia di rinnovamento nella fedeltà alle proprie radici.
Nasce il 25 luglio 1884 in Spagna, a Bilbao, e lo stesso giorno viene portata a battesimo con la sorella gemella: alla prima viene imposto il nome di Pilar, all’altra quello di Leonor. Oltre ad essere gemelle per nascita, lo saranno anche nella vocazione religiosa e nel cammino verso la santità.
Così, mentre la prima è stata proclamata Beata nel 2006, dell’altra è già stata riconosciuta l’eroicità delle virtù e si avvicina così anche per lei la data della beatificazione.
Soltanto la risposta all’unica vocazione di Dio le differenzia: mentre Leonor entra nel convento delle Carmelitane della Carità, Pilar diventa invece suora Mercedaria nel convento di Berriz, lo stesso dove ha studiato da bambina e adolescente.
Vi entra a 19 anni, prendendo il nome di Suor Margherita Maria e subito si distingue: per la prolungata preghiera e per la sua carità verso tutti. Anzi, forse sono proprio queste, facendo crescere la sua intimità con il Signore, ad aiutarla a riscoprire il carisma originario dell’Ordine dei Mercedari:la liberazione dei prigionieri in terra di missione.
E lei, suora di clausura, votata al silenzio e alla preghiera, comincia a domandarsi cosa può fare, a inizio Novecento, per attualizzare un carisma che quattro secoli prima aveva una chiara impronta missionaria, e che nel tempo aveva assunto la dimensione orante della clausura.
Una ricerca, la sua, lunga circa 15 anni, cioè fino al 1919, quando nel convento di Berriz arrivano, dalla Cina e dall’India, due missionarie a portare la loro testimonianza. Che ha una potenza incendiaria nel cuore di questa suora, aumentando in lei il desiderio che “tutti sappiano che esiste un Dio che ci ama maternamente e ci porta nel palmo delle sue mani”.
Con il permesso della superiora comincia con il dare vita alla “Gioventù Mercedaria Missionaria”, prima
associazione di quel genere in Spagna, e poi finisce per contagiare con la sua ansia missionaria l’intero convento, al punto che nel maggio 1926 tutte le suore della comunità ricevono il crocifisso missionario, preparando così la spedizione delle prime sei suore verso la Cina.
Non si tratta quindi dell’avventura un po’ spavalda di una suora singolare o dell’ardimento di queste sei pioniere, ma il coinvolgimento dell’intera comunità claustrale. Il passo successivo, forse il più mediato e sofferto, è la trasformazione del convento di clausura in istituto missionario, ovviamente con il voto favorevole delle 94 suore e con il consenso della Santa Sede.
Il sogno di suor Margherita Maria si avvera il 23 maggio 1930 e l’anno successivo diventa lei la prima superiora dell’Istituto delle Missionarie della Beata Vergine Maria della Mercede.
In questa veste compie due volte il giro del mondo per accompagnare le sue suore che partono per la missione, per andarle a visitare nelle comunità già funzionanti, per seguire da vicino il progresso della “sua” opera, che oggi conta quasi 600 suore e 72 comunità distribuite nei vari continenti.
Muore il 23 luglio 1934, due giorni prima del suo 50° compleanno, dopo un delicato intervento chirurgico per un male incurabile, promettendo alle sue suore di aiutarle dal cielo.
Il 22 ottobre 2006, nella cattedrale di Bilbao, la suora che “aveva il cuore rivolto verso il cielo, lo sguardo al tempo e i piedi per terra” e che aveva osato tanto sotto l’azione dello Spirito, è stata solennemente proclamata Beata.
(Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Margherita Maria Lopez de Maturana, pregate per noi.


*Beata Maria dell'Assunzione (Addolorata Vilaseca e Gallego) Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli  Beatificati nel 2013" - Senza data (Celebrazioni singole)

† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936

Madre Maria dell'Assunzione (Addolorata Vilaseca e Gallego), nacque il 19 giugno del 1871 in Piera, diocesi di Barcellona. Entrò nel convento delle Monache Minime di Barcellona e fece la professione solenne a gennaio del 1893. Era molto semplice e si distingueva in maniera speciale per la sua mansuetudine, la sua umiltà e il suo servizio incondizionato. Svolse l’ufficio di maestra delle novizie.
Insieme a Madre Margherita fu una delle Sorelle che realizzò il trasloco al convento di Horta, dove servì la comunità come Superiora dal 1889 al 90, dal 1922 al 25 e dal 1931 al 35.
Fu martirizzata a 65 anni di età e 43 di vita religiosa. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque il 19 giugno 1871 a Piera (diocesi di Barcellona), figlia del contadino José Vilaseca e di Teresa Gallego. Venne battezzzata due giorni dopo, con i nomi di María Dolores Antonia Vicenta. A vent’anni chiese di entrare nel convento delle monache Minime di Barcellona come religiosa corista.
I suoi genitori soffrirono molto per questo, dato che lei era la loro unica figlia, desiderata da tanti anni.
Nella dichiarazione informativa sul noviziato, si dichiarava che «desiderava sottrarsi alle halagos e alle vanità del mondo e assicurarsi in maniera migliore la salvezza». In religione, prese il nome di suor Maria dell’Assunzione; compì la professione solenne il 1 gennaio 1893, dopo sei mesi di postulantato.
Insieme alla consorella madre Margherita Maria Alacoque di San Raimondo, si occupò d’installare la comunità conventuale nei pressi di Horta, vicino Barcellona.
In una testimonianza giurata, rilasciata nel 1988, una consorella che la conobbe, suor Concepción di Gesù, riferì: «Era l’ex-superiora, già anziana. Aveva una predilezione speciale per le suore cuciniere e
andava ad aiutarle appena poteva. Si distingueva in maniera speciale per la mansuetudine [...] Quando ho professato i voti, mi misero con lei come aiutante nel compito di ropera negra e facevamo le cose con grande semplicità e umiltà».
Esercitò l’incarico di maestra delle novizie e venne eletta superiora per due mandati triennali, dal 1922 al 1925 e dal 1931-1934.
Si distinse sempre per la sua umiltà, al punto che, come ha ammesso ancora suor Concepción, si sottometteva alle indicazioni che lei, più giovane, le forniva.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, madre Maria dell’Assunzione aveva sessantacinque anni, di cui quarantatré di vita religiosa.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria dell'Assunzione, pregate per noi.


*Beata Maria della Mercede (Mercedes Mestre Trinché) Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)
† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936  

Suor Maria della Mercede, (Mercedes Mestre Trinché), nacque a Barcellona il 18 giugno del 1889. Entrò a 26 anni nel convento delle Monche Minime di Barcellona. Fece la professione solenne il 5 ottobre del 1920. Chi la conobbe testimonia che fu sempre molto umile e lavoratrice, assidua all'adorazione eucaristica e di notevole pietà mariana.
Fu premiata col martirio ai 47 anni di età e 20 di vita religiosa. Anima di profonda vita interiore, desiderava consumare la sua vita per la gloria di Dio ed il bene delle sue consorelle.
Si dava al lavoro con spirito gioioso ed atteggiamento di umile servizio. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque il 18 giugno 1889 a Barcellona, figlia del panettiere Juan Mestre e di Carmen Trinché. Venne battezzata quello stesso mese come Mercè (catalano per Mercedes) Joaquina Josepa (Josefa).
A otto anni perse entrambi i genitori e dovette entrare in orfanotrofio, dove rimase fino a ventisei anni. In quel periodo, dimostrò una condotta esemplare, accostandosi con frequenza alla confessione e all’Eucaristia.
A ventisette anni, entrò nel convento delle monache Minime di Barcellona e venne ammessa come religiosa corista. Lo desiderava da tempo, ma aveva dovuto rimandare a causa della sua condizione di
orfana; a dimostrazione di ciò, rifiutò un giovane che le venne proposto come marito.
Nella dichiarazione informativa sul noviziato, rilasciata prima dei voti perpetui, era presentata così: «Possiede la vocazione alla vita religiosa sin da piccola, ma in modo speciale da quando decise d’iniziare il Noviziato, spinta unicamente ad abbracciare lo stato religioso per maggior gloria di Dio e per la salvezza della propria anima». Infine, il 5 ottobre 1920 professò i voti solenni.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «Era molto umile e lavoratrice, mansueta e caritatevole. Amava molto trascorrere parecchio tempo accanto al Tabernacolo. Anima di gran vita interiore. Quando abbiamo abbandonato il convento, aveva il compito di stare alla ruota del convento».
Suor Teresita di Gesù Bambino confermò: «Era molto incline al sacrificio e lavoratrice, aveva il compito di stare alla ruota perché era un po’ di salute delicata e per non dover fare tanti sforzi. Ciò nonostante, il giorno del bucato lo trascorreva stendendo i panni, sia che facesse freddo sia che facesse caldo. Era un’anima di gran vita interiore e molto amante della castità totale. [...] Amava molto la Vergine; pregava il Rosario con gran devozione, sempre raccolta e con gli occhi chiusi. Sembrava un angelo».
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Maria della Mercede aveva quarantasette anni, di cui venti di vita religiosa. L’autopsia del suo cadavere dimostrò che probabilmente aveva subito violenza, a giudicare dalle lesioni riscontrate, come la compagna suor Maria di Sant’Enrico.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria della Mercede, pregate per noi.


*Beata Maria di Gesù (Vincenza Jordá e Martí) - Vergine e Martire (23 luglio)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)
† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936  
Suor Maria di Gesù, (Vincenza Jordá e Martí), nacque in Zorita, provincia di Castellón il 6 marzo del 1899. Si distingueva in maniera speciale per il suo raccoglimento, essendo molto amante del silenzio e della vita interiore. Il suo rifugio era la preghiera. Manifestò che si era offerta totalmente al Signore. Al suo fianco tutti si trovavano a bene.
Nella comunità aveva fama di santità. Fu martirizzata all'età di 37 anni e 15 di vita religiosa. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Vicenta Jordà y Martí nacque a Zorita (provincia di Castellón) il 6 marzo 1899, figlia del contadino Gabriel Jordà e di Vicenta Martí. Entrò tra le monache Minime di Barcellona a diciott’anni e professò i voti temporanei nel 1921. Il 14 dicembre 1924, invece, emise quelli solenni, ma dovette ripeterli il 2 aprile 1935 a causa di un difetto di forma.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «Si distingueva in maniera speciale nel raccoglimento; era molto amante del silenzio e della preghiera, al suo fianco ci trovavamo bene. In comunità godeva fama di santità. Il suo rifugio era la preghiera, specialmente davanti al Tabernacolo».
Suor Teresita di Gesù Bambino lo conferma: «Godeva in comunità di fama di santità: era sempre in Dio. Anima di preghiera, molto silenziosa [...] compiva molto bene il proprio dovere e aiutava molto la professa di voti temporanei che aveva come aiutante e non possedeva tante iniziative. Il suo raccoglimento era tale che, nei momenti liberi, era già scomparsa per andare dal Signore.
Aveva molta intimità con una sorella della Comunità, parlavano sempre di Dio». Si trattava di madre Consuelo del Sacro Cuore di Gesù, che sopravvisse alla dispersione e al martirio delle consorelle.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau, presso la quale c’era una caverna che venne adattata come rifugio per le monache. Nel periodo trascorso lì, dichiarò suor Teresita, suor Maria riferì a madre Consuelo di avere molta
paura non del martirio, ma di mettere in pericolo la propria verginità nel corpo. Dopo essere stata incoraggiata dalla sua confidente, si mise in preghiera e, un momento dopo, tornò e disse: «Ho dato tutto al Signore, che faccia di me ciò che vuole; mi sono già affidata completamente a Dio».
Mercoledì 22 luglio 1936 tornò, insieme ad alcune consorelle, alla torre, per non mettere in pericolo la famiglia che le ospitava.
Tuttavia, alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento. Alle proteste di madre Maria di Montserrat, che affermava che sua sorella Lucrecia non era una monaca (in effetti, era vedova), i persecutori non credettero: erano convinti che fosse quella che mancava per arrivare alle dieci che cercavano. In realtà, suor Maria di Gesù si era nascosta a pregare in un luogo appartato: quando, durante la perquisizione della torre, venne scoperta, si consegnò volontariamente.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Maria di Gesù era la più giovane del gruppo: aveva trentasette anni, di cui quindici di vita religiosa. Dall’autopsia del suo cadavere risultò che non aveva subito violenza.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria di Gesù, pregate per noi.


*Beata Maria di Montserrat (Giuseppa Pilar García e Solanas) Vergine e Martire (23 luglio)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)
† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936  
Madre Maria di Montserrat (Giuseppa Pilar García e Solanas), nacque in Aniñon (Saragozza) l’8 marzo 1872. All'età di 27 anni entrò nel convento delle Monache Minime di Barcellona, e professò i voti solenni nel mese di novembre del 1899. Fu martirizzata a 64 anni di età e 37 di vita religiosa. Era una monaca molto edificante che si distingueva per la sua umiltà, molto puntuale a tutti gli atti della comunità, caritatevole con tutti, e molto devota della Madonna.
Era stata anteriormente superiora della Comunità e si presentò tempestivamente di fronte ai miliziani come la responsabile del gruppo, nel tentativo di mettere in salvo le consorelle, senza preoccuparsi della sua vita. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque l’8 marzo 1872 ad Aniñón, in diocesi di Tortosa, presso Saragozza, figlia di Jorge García Rodríguez e Ángela Solanas Carreras e venne battezzata con i nomi di Josefa Pilar. A ventisette anni, ricevuto il consenso dalla madre poiché il padre era morto, entrò nel convento delle monache Minime di Barcellona, all’epoca in calle del Carmen. Nella dichiarazione informativa sul noviziato, rilasciata prima dei voti perpetui, si dichiarava che «possiede la vocazione religiosa da circa cinque anni e la spinge a professare il suo desiderio di santificazione». Professò i voti solenni nel novembre 1899 e il suo nome da religiosa fu madre Maria di Montserrat.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «Si distingueva in tutte le virtù, possedeva una grande simpatia e socievolezza. Era sommamente obbediente e molto caritatevole».
Suor Teresita di Gesù Bambino confermò: «Era molto obbediente, allegra, operosa, socievole. Due volte venne nominata superiora, incarico che svolgeva molto bene.
Compiva la funzione di portinaia e noi novizie la soprannominavamo “la Madre del cioccolato”, perché quasi sempre arrivava al noviziato portandoci del cioccolato per fare merenda. Da buona contadina aragonese, quando si allontanava da noi, raccontava sempre qualche barzelletta o qualcosa che ci faceva ridere».
Il periodo preciso in cui fu superiora della comunità fu dal 1919 al 1922 e dal 1925 al 1928. Allo
scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sua sorella di sangue, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora. Madre Maria di Montserrat si fece avanti e dichiarò: «La superiora sono io. Cosa volete?». Come detto sopra, non lo era più dal 1928; tuttavia, affermò di esserlo per assumersi la responsabilità di salvare le altre.
«Vogliamo la superiora», ripresero gli altri, «perché ci dia il capitale del monastero». Ribatté: «Sono io, ma non ho alcun capitale. Queste lasciatele in pace. Se dovete farci del male, fatelo a me, perchè sono io la responsabile, ma non a loro.
Se volete, uccidete me, ma loro sono innocenti». Nonostante i suoi sforzi, non le venne dato ascolto, neppure quando fece presente che sua sorella Lucrecia, vedova, viveva con loro ma non era una monaca.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, madre Maria di Montserrat aveva sessantaquattro anni, di cui trentasette di vita religiosa.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria di Montserrat, pregate per noi.


*Beata Maria di Sant’Enrico (Maria Montserrat Ors e Molist) Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)

"Beati Martiri della Guerra di Spagna"

† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936  
Suor Maria di Sant’Enrico (Maria Montserrat Ors e Molist), nacque in S. Martino da Centellas, provincia di Barcellona e diocesi di Vic, il 10 novembre del 1890. Entrò nel convento a 24 anni di età e fece la professione solenne l’8 ottobre del 1919.
Aveva 46 anni di età e 17 di vita religiosa quando fu martirizzata. Amante della meditazione della Passione di Gesù, aveva una grande sete di sacrifici e disimpegnava il suo dovere con gioia e generosità. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Nacque a Centelles (provincia di Barcellona e diocesi di Vic) il 10 novembre 1890 nella masía “Can Sardà”, figlia del bracciante José Ors e di Dolores Molist, e venne battezzata il giorno dopo, con i nomi di Maria de Montserrat Teresa Ramona.
La famiglia si trasferì subito dopo a “Can Marcfogueres”, dove la bambina crebbe insieme ai sette fratelli, sopravvissuti tra i numerosi figli nati dal matrimonio.
A seguito delle numerose visite che compiva presso il convento delle monache Minime di Barcellona, dove viveva una sua zia, madre Margherita Maria Alacoque di San Raimondo, avvertì la vocazione religiosa: i suoi fratelli, tra l’altro, ricordano quanto fosse pia. Il padre l’incoraggiò a portare avanti quell’intuizione, ma dovette consolare la moglie, che invece ne fu molto addolorata.
Maria Montserrat vestì l’abito religioso il 3 ottobre 1915, a ventiquattro anni, assumendo il nome religioso di suor Maria di Sant’Enrico; in comunità, era affettuosamente soprannominata suor Enrichetta. Professò i voti solenni a ventisei anni, l’8 ottobre 1919.
Due consorelle che la conobbero rilasciarono, nel 1988, alcune testimonianze giurate. Suor Concepción di Gesù riferì: «La sua sete di sacrifici destava ammirazione tra le monache. Nel suo
compito di cuoca, quando qualcuna non si sentiva bene, sembrava che indovinasse ciò di cui aveva bisogno, affinché si sentisse bene e sollevata. Viveva pazza d’amore per Gesù.
Era molto amante della Passione […] Io leggevo la Passione di Gesù e i dolori di Maria e, mentre invocavamo lo Spirito Santo e continuavo a leggere, a lei cominciavano a cadere le lacrime.
Il Signore le diede questo dono e il suo desiderio era passare inosservata durante la preghiera».
Suor Teresita di Gesù Bambino aggiunse: «Nei momenti di ricreazione era molto gioiosa ed entusiasta e allo stesso tempo viveva in continua unione col Signore. Aveva la responsabilità della cucina della comunità;  le altre consorelle l’aiutavano a pelare le patate, lavare le verdure… perché alcune erano anziane e altre di salute delicata».
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Maria di Sant’Enrico aveva quarantasei anni, di cui diciassette di vita religiosa. L’autopsia del suo cadavere dimostrò che probabilmente aveva subito violenza, a giudicare dalle lesioni riscontrate, come la compagna madre Maria della Mercede.
Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria di Sant’Enrico, pregate per noi.


*Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartengono:
"Beati 522 Martiri Spagnoli  Beatificati nel 2013"
"Martiri della Guerra di Spagna"
† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936

Maria di Montserrat (al secolo: Giuseppa Pilar García y Solanas) e 8 Compagne, Suore professe dell'Istituto delle Minime Scalze di San Francesco di Paola, nonché Lucrezia García y Solanas, Laica, Vedova; uccise, in odio alla Fede, a Barcellona (Spagna) il 23 luglio 1936. Papa Benedetto XVI ha riconosciuto il loro martirio in data 20 dicembre 2012. La loro beatificazione ha avuto luogo il 13 ottobre 2013 sotto il pontificato di Papa Francesco.
Il ramo femminile dell’Ordine dei Minimi di san Francesco di Paola giunse in Spagna nel 1495. La prima fondazione fu ad Andújar, presso Jaén, seguita, nel 1623, da quella di Barcellona. Dopo aver cambiato varie abitazioni, le monache occuparono una torre situata vicino alla città di Horta.
All’inizio della guerra civile spagnola, il convento ospitava venticinque religiose: diciassette monache di voti solenni (delle quali dodici erano coriste e cinque oblate, in basse alla distinzione in uso al tempo), una monaca di voti temporanei, quattro novizie e tre postulanti.
Erano consapevoli di essere in una situazione di rischio, tanto che alcune di loro presero a recitare ogni giorno il Credo, per rafforzare la loro fede.
Alle nove di mattina del 19 luglio 1936, proprio allo scoppio del conflitto, si presentarono in parlatorio un’amica delle monache, la signora de Mercader, e sua figlia Assumpta, per avvisarle che stavano per correre un gran pericolo: a Barcellona, infatti, molte chiese e case religiose erano state incendiate. Nonostante l’invito di quella signora, la superiora, madre Natividad di Maria, si oppose, per non rompere la clausura. Preferì mandare il portinaio, Esteban, a chiedere al parroco di Horta cosa fare, ma non fu possibile: la chiesa e la casa parrocchiale erano già in fiamme.
Angosciata, madre Natividad non trovò altro rimedio se non ordinare lo spogliamento del monastero: tutte le monache si tolsero le vesti e presero abiti secolari, che avevano tenuto da parte per precauzione; successivamente, consumarono tutte le ostie consacrate per evitarne la profanazione. Infine, abbandonarono il monastero, sprangando con una barra di ferro la porta della chiesa e chiudendo a chiave dall’interno la porta del monastero.
Quattro suore se ne andarono con la signora de Mercader e sua figlia, mentre il resto ri sifugiò in due case-torri vicine: la Torre Martín o “Torre de las Señoritas”, e la Torre Arnau, amministrata da David Furné, portinaio e ortolano, che vi abitava con sua moglie e suo figlio; il tutto, secondo un piano elaborato dal portinaio Esteban. Nel terreno della Torre Arnau c’era una caverna, dove il proprietario della torre teneva i suoi attrezzi da lavoro, che venne adattata come rifugio per le monache.
Sfortunatamente, il giorno successivo, il 20 luglio, mentre veniva trasferita dalla torre alla caverna, madre Natividad cadde e si fratturò il polso. Ciò non le impedì di organizzare la dispersione delle sue figlie nascondendole, a due a due, in case di parenti o amici, sempre accompagnate da Esteban.
Lo stesso giorno, i miliziani cercarono di assaltare il monastero, ma non ci riuscirono, benché avessero adoperato delle leve per sfondare la porta. Dopo, si diressero alla Torre Arnau, ma il portinaio li ingannò, dicendo loro che lì non c’erano monache, solo due signore, il loro anziano padre e una zia, che altri non era se non madre Natividad con indosso un kimono giapponese.
Dopo poco tempo, i miliziani se ne andarono, senza sapere che le altre monache erano nascoste in soffitta.
Tuttavia, dato che la frattura le faceva sempre più male, madre Natividad si vide costretta a rifugiarsi in una casa amica a Horta, accompagnata dalla segretaria di comunità, suor Consuelo di Gerusalemme, che aveva con sé i documenti e i valori del monastero. Le altre monache si rifugiarono nella caverna, sedute su assi di legno.
Martedì 21, alla fine, i miliziani riuscirono a far saltare le porte della chiesa e del convento con la dinamite. Non trovando oggetti di valore, profanarono i sepolcri di due monache morte da poco, oltraggiando i loro cadaveri.
Mercoledì 22 alcune religiose decisero di tornare alla torre, per non mettere in pericolo i loro ospiti. Senza dubbio, alla fine della giornata erano arrivate in dieci, insieme alla sorella di madre María de Montserrat, la vedova Lucrecia García Solanas, alla quale era stata offerta la possibilità di essere ospitata a Barcellona da alcuni parenti, ma aveva rifiutato.
Si sentirono subito più tranquille, ma fu solo per un momento: alle tre e mezza della notte del 23 luglio, un gruppo di miliziani, armati di pistole e pugnali, assaltò la torre, in cerca di dieci monache. A denunciare la loro presenza era stato proprio Esteban, il portinaio, probabilmente dopo aver ceduto in un interrogatorio: gli era stato promesso che le religiose non sarebbero state uccise, bensì trasportate in un ospedale affinché curassero i feriti.
I soldati, entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora. Madre Maria de Montserrat, che aveva rivestito quella carica per due mandati, ma all’epoca non lo era più, tuttavia affermò di esserlo, per assumersi la responsabilità di salvare le altre.
Nonostante i suoi sforzi, non le venne dato ascolto, neppure quando fece presente che sua sorella Lucrecia non era una monaca, forse perché credevano che mentisse, o più probabilmente perché pensavano fosse quella che mancava per arrivare a dieci religiose. Si trattava, invece, di suor Maria di Gesù, che si era rifugiata a pregare in un luogo appartato da sola; quando fu scoperta, si consegnò volontariamente.
Una volta radunate tutte, i persecutori iniziarono a insultarle e, mettendo loro al collo i rosari, le costrinsero a mettersi in fila: «Che nessuna si muova! Forza, su, tutte in fila, come quando andate a
ricevere l’Ostia», ordinarono ridendo. David Furné, il portinaio della torre, venne catturato con loro. I prigionieri vennero quindi condotti a duecento metri di distanza, dove stavano parcheggiati un camion e un’automobile
In quel momento, suor Carmen di San Francesco (al secolo Teresa Gómez Capella), che aveva professato solo i voti temporanei ed era rimasta alla torre sperando che qualche familiare la prelevasse, venne salvata da suo fratello Salvador, militante anarchico, cui venne concesso di portarla con sé. Terminata la guerra, non poté tornare al convento per accudire sua madre malata e dichiarò: «Peccato che sia venuto mio fratello Salvador a salvarmi, perché altrimenti avrei potuto offrire al Signore lo spargimento del mio sangue, con le nove suore martiri».
Le monache e Lucrecia vennero gettate nel camion come sacchi di patate, come testimoniò la moglie di David Furné, il quale, invece, venne obbligato a salire in un’altra vettura e venne risparmiato.
Verso le sette di sera, nei pressi di San Andrés, si udirono degli spari, ma le vittime non morirono immediatamente: i persecutori le oltraggiarono fino alle due del mattino.
I loro corpi rimasero ammassati, esposti al sole, per due giorni, finché un dentista, che conosceva il monastero, chiamò la Croce Rossa per portarli all’ospedale.
Il medico forense identificò le monache grazie alle iniziali ricamate nei loro abiti e agli oggetti religiosi che avevano con sé. I loro resti mortali, tuttavia, andarono dispersi: la comunità delle Minime ritiene che siano stati sepolti in una fossa comune dell’ospedale, ma è certo che tutti i cadaveri che non erano stati riconosciuti sono stati cremati.
Madre Natividad, nel frattempo, era stata operata in una clinica, il cui responsabile, il dottor Ribas, non svelò la sua identità, ma venne scoperta e interrogata da alcuni miliziani circa i valori del monastero. «Sì, sono la superiora del monastero delle monache Minime, e voi avete ammazzato nove delle mie figlie!». «Noi no», risposero, «saranno stati alcuni senza controllo», e si allontanarono. Poco dopo, tornarono indietro e la misero in salvo a Centelles, luogo di nascita di due delle martiri.
La comunità sopravvissuta riprese possesso del monastero, ormai in rovine, il 30 marzo 1959 e non perse la memoria delle compagne defunte. Il loro processo di beatificazione, ottenuto il nulla osta della Santa Sede il 4 ottobre 1996, venne aperto il 14 aprile 1997 e chiuso il 26 novembre 1997. Il decreto di validità è arrivato il 5 giugno 1998, mentre la “positio super virtutibus” venne trasmessa alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi l’anno successivo. Il 16 aprile 2010, invece, si è tenuta la riunione dei periti teologi.
Il 20 dicembre 2012 è stato reso noto il decreto con cui papa Benedetto XVI ha ufficialmente dichiarato martiri Maria di Montserrat e le sue compagne, beatificate a Tarragona il 13 ottobre 2013.
Di seguito l’elenco completo (per le monache, i nomi al secolo sono riportati tra parentesi e secondo la dizione castigliana), comprendente il rimando alle schede singole di ciascuna martire.
Madre Maria di Montserrat (Josefa Pilar García y Solanas)
Madre Margherita Alacoque di San Raimondo (Raimunda Ors Torrents), zia di suor Maria di Sant’Enrico
Madre Maria dell’Assunzione (Dolores Vilaseca y Gallego)
Suor Maria della Mercede (Mercedes Mestre Trinché)
Suor Maria di Gesù (Vicenta Jordá y Martí)
Suor Giuseppa del Purissimo Cuore di Maria (Josefa Panyella y Doménech)
Suor Trinità (Teresa Rius y Casas)
Suor Maria di Sant’Enrico (Maria Montserrat Ors y Molist), nipote di madre Margherita Alacoque di San Raimondo
Suor Filomena di San Francesco di Paola (Ana Ballesta y Gelmá)
Lucrecia Garcia Solanas, vedova, sorella di madre Maria di Montserrat
Preghiera per ottenere grazie per intercessione delle Martiri Minime di Barcellona
Signore Gesù Cristo, Sposo della Chiesa, che scegliesti nove Monache Minime ed una laica, affinché versando il loro sangue per la fedeltà assoluta alla loro consacrazione battesimale, fossero in mezzo al tuo popolo, segno e lievito di quell’amore nuziale con cui Tu ami la tua Chiesa. Degnati di glorificare queste eroiche vergini e la vedova, loro compagna di martirio, concedendoci la grazia che ti chiediamo, se è per la tua maggior gloria e il bene delle nostre anime. Amen.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola, pregate per noi.


*Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel - Beatificati nel 1989 (23 luglio)
Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" - Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Padre Niceforo Diez Tejerina e 25 religiosi Passionisti, in prevalenza chierici studenti, caddero vittime della persecuzione religiosa durante la guerra civile spagnola. Nella notte tra il 21 e il 22 luglio 1936, poco dopo l’inizio della guerra, furono cacciati dalla loro casa di Daimiel da un drappello di miliziani comunisti.
Furono uccisi in date e luoghi diversi: quindici morirono il 23 luglio, tre il 25 luglio, due il 25 settembre e sei il 23 ottobre. Sono stati beatificati da san Giovanni Paolo II il 1° ottobre 1989 a Roma. La loro memoria liturgica, per la Congregazione della Passione, cade il 23 luglio, anniversario della nascita al Cielo della maggior parte di essi.
Il contesto storico
Il martirio dei 26 Passionisti della comunità di Daimiel, cittadina presso Ciudad Real, ha le sue origini nel clima chiaramente anticlericale che si respirava in Spagna dopo la proclamazione della Repubblica nel 1931 e le elezioni politiche del febbraio 1936. Nello stesso anno ebbe inizio la guerra civile, che insanguinò la Spagna fino al 1939.
Il martirio di una comunità di giovani
La maggioranza dei membri della comunità era composta da giovani di 18-21 anni, che si preparavano con lo studio a diventare missionari per la lontane Americhe.
Verso la mezzanotte tra il 21 e il 22 luglio 1936 furono cacciati dal loro convento. Prima, però, si radunarono nella loro chiesa: si confessarono, ricevettero l’ultima Comunione e ascoltarono l’estrema esortazione del superiore provinciale, padre Niceforo di Gesù e Maria:
«Cittadini del Calvario, questo è il nostro Getsemani! La natura atterrita dalla prospettiva del Calvario, come quella di Gesù, sbigottisce e si abbatte.
Gesù però sta con noi. Lui stesso ci conforta e sostiene. Tra poco staremo con Cristo, cittadini del Calvario, animo dunque, a morire per Cristo!».
Circa duecento uomini armati li cacciarono nella notte profonda, intimando loro di non rientrare a Daimiel perché sarebbero stati ammazzati. Furono quindi divisi in piccoli gruppi e uccisi in diverse date e luoghi: quindici morirono il 23 luglio, tre il 25 luglio, due il 25 settembre e sei il 23 ottobre.
Il processo di beatificazione
L’apertura del processo informativo per i ventisei Martiri di Daimiel accadde l’8 maggio 1948, mentre la chiusura fu il 29 settembre 1951. Dichiarato valido il 27 settembre 1984, portò alla trasmissione della "Positio super martyrio" alla Congregazione per le Cause dei Santi, nel 1987.
A seguito della riunione della commissione teologica, il 17 maggio 1988, e di quella dei cardinali e vescovi della Congregazione, il 18 ottobre 1988, si arrivò, il 28 novembre 1988, alla promulgazione del decreto sul martirio.
La beatificazione avvenne il 1° ottobre 1989 a Roma, ad opera del Papa san Giovanni Paolo II. Nel calendario liturgico della Congregazione della Passione, la loro memoria di gruppo cade il 23 luglio, anniversario della nascita al Cielo della maggior parte di essi.
L’elenco del gruppo
Nel fornire di seguito l’elenco completo dei nomi (il nome di religione è italianizzato, mentre i nomi al secolo sono tra parentesi e in spagnolo), suddiviso in base alle date di martirio, rimandiamo talvolta a schede più specifiche, dove sarà possibile trovare maggiori informazioni sui vari martiri.

Germano di Gesù e Maria (Manuel Pérez Jiménez), sacerdote
Filippo di Gesù Bambino (Felipe Valcobado Granado),
sacerdote
Anacario dell’Immacolata (Anacario Benito Nozal),
religioso
Filippo di San Michele (Felipe Ruiz Fraile),
religioso
Maurilio di Gesù Bambino (Maurilio Macho Rodríguez),
chierico
Giuseppe di Gesù e Maria (José Osés Sainz),
chierico
Giulio del Cuore di Gesù (Julio Mediavilla Concejero),
chierico
Giuseppe Maria di Gesù Agonizzante (José Ruiz Martinez),
chierico
Laurino di Gesù Crocifisso (Laurino Proaño Cuesta),
chierico † 23 luglio 1936 a Carabanchel Bajo, Madrid
Niceforo di Gesù e Maria (Vicente Díez Tejerina)
, sacerdote
Giuseppe dei Sacri Cuori (José Estalayo García),
chierico
Epifanio di San Michele (Epifanio Sierra Conde),
chierico
Abilio della Croce (Abilio Ramos y Ramos), chierico
Zaccaria del Santissimo Sacramento (Zacarías Fernández Crespo),
chierico
Fulgenzio del Cuore di Maria (Fulgencio Calvo Sánchez),
chierico † 23 luglio 1936 a Manzanares, Ciudad Real
Benedetto della Vergine di Villar (Benito Solano Ruiz),
religioso
Pietro del Cuore di Gesù (Pedro Largo Redondo),
sacerdote
Felice delle Cinque Piaghe (Felix Ugalde Irurzun),
chierico † 25 luglio 1936 a Urdá, Toledo
Paolo María di San Giuseppe (Pedro Leoz Portillo),
religioso
Giovanni Pietro di Sant’Antonio (Jose María Bengoa Aranguren),
sacerdote † 25 settembre 1936 a Carrión de Calatrava, Ciudad Real
Ildefonso della Croce (Anatolio García Nozal),
sacerdote
Giustiniano di San Gabriele dell’Addolorata (Justiniano Cuesta Redondo),
sacerdote
Eufrasio dell’Amore Misericordioso (Eufrasio De Celis Santos),
chierico
Tommaso del Santissimo Sacramento (Tomás Cuartero Gascón),
chierico
Onorino dell’Addolorata (Honorino Carracedo Ramos),
chierico
Giuseppe Maria di Gesù e Maria (José María Cuartero Gascón),
chierico † 23 ottobre 1936 a Manzanares, Ciudad Real
(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel, pregate per noi.


*Beata Michela Rullan Ribot - Religiosa e Martire (23 luglio)  

Schede dei Gruppoi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria" Beatificati nel 2007
"Beati 498 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2007
"Martiri della Guerra di Spagna" - Senza Data (Celebrazioni singole - 6 novembre)

Petra, Mallorca, Isole Baleari, Spagna, 24 novembre 1903 - L’Arrabasada, Spagna, 23 luglio 1936
Religiosa professa nelle Suore Francescane Figlie della Misericordia, subì il martirio insieme ad una consorella, ad un giovane religioso dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e ad una laica.
E’ stata beatificata il 28 ottobre 2007.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Michela Rullan Ribot, pregate per noi.  


*Beati Niceforo di Gesù e Maria (Vincenzo) Díez Tejerina e 5 Compagni - Martiri Spagnoli Passionisti (23 luglio)

Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel”

+ 23 luglio 1936

Martirologio Romano: Nella città di Manzanares nella Nuova Castiglia in Spagna, Beati Niceforo di Gesù e Maria (Vincenzo) Díez Tejerina, sacerdote, e cinque compagni della Congregazione della Passione, martiri, che, in tempo di persecuzione, essendo rimasti fedeli alla vocazione religiosa, ricevettero la corona del martirio con la fucilazione.

(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)
 
Giaculatoria - Beati Niceforo di Gesù e Maria Díez Tejerina e 5 Compagni, pregate per noi.


*Beato Paolo Noguera Trias - Religioso e Martire (23 luglio)

Schede dei Gruppoi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria" Beatificati nel 2007
"Beati 498 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2007
"Martiri della Guerra di Spagna" - Senza Data (Celebrazioni singole - 6 novembre)

Sóller, Mallorca, Isole Baleari, Spagna, 24 novembre 1916 - L’Arrabasada, Spagna, 23 luglio 1936
Religioso professo nei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, martire appena diciannovenne insieme a due suore ed una laica, è stato beatificato il 28 ottobre 2007.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Paolo Noguera Trias, pregate per noi.


*Beato Pedro Ruiz de los Paños y Ángel - Sacerdote, Martire, Fondatore (23 luglio)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli della Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore”
"Martiri della Guerra di Spagna"
Mora (Toledo) 18 settembre 1881 – Paseo del Transito di Toledo, 23 luglio 1936

Direttore Generale della Confraternita dei Sacerdoti Operai Diocesani.
Fondò le Discepole di Gesù e lavorò molto per la crescita vocazionale. Fu martirizzato durante la Guerra Civile Spagnola.
Martirologio Romano: A Toledo ancora in Spagna, Beati martiri Pietro Ruíz de los Paños e Giuseppe Sala Picó, sacerdoti dell’Istituto dei Sacerdoti Operai Diocesani, morti sempre nella stessa persecuzione.
Oggi diremmo che nel suo DNA c’era il germe del martirio, da sempre desiderato come completamento di una vita vissuta come un esilio, lontano da Dio e quindi ansioso di ricongiungersi a Lui. Nella sua consacrazione all’Amore Misericordioso, così pregava: “Accetterò la morte quando ti degnerai di inviarmela, ma, perché sei Onnipotente, ti supplico di abbreviare i giorni dell’esilio, consentendomi di possederti… Ti offro anche il sangue del mio corpo, con il desiderio di donartelo interamente, sia che venga sparso violentemente da mani altrui, sia che venga versato per un incidente o per una malattia”.
Ecco il desiderio intimo di Pedro Ruiz de los Paños y Ángel, il quale nacque a Mora (Toledo) il 18 settembre 1881, ma considerò sempre Orgaz, dove risiedette, come sua città di origine.
Fu seminarista nel seminario di Toledo, poi presbitero entrò nella Fraternità dei Sacerdoti Operai Diocesani del Cuore di Gesù, fondati dal beato Manuel Domingo y Sol nel 1881; riguardo a questa scelta diceva: “Vi sfido a dirmi se vi è un altro ministero, nell’ambito sacerdotale, che renda maggior gloria a Dio della dedizione di tutta la vita alla formazione dei seminaristi, futuri ministri della Chiesa”.
Fu prefetto, amministratore e rettore, nei vari periodi trascorsi nei seminari di Malaga, Badajoz, Siviglia, Plasencia e nel Collegio spagnolo di Roma.
Nella Fraternità fu consigliere per sei anni e negli ultimi tre anni della sua vita ebbe la carica di Direttore generale della stessa. A Siviglia fondò l’Opera per la Promozione di Vocazioni, con lo scopo di aiutare anche economicamente i seminaristi; a Plasencia cominciò a pubblicare le “Pagine Vocazionali” e l’opuscolo per ragazzi “El Sembrador” (Il Seminatore); promosse la celebrazione del primo ‘Giorno del Seminario’.
Con gli ‘Operai’ del Seminario di Plasencia ordinò e trascrisse i 45 volumi di scritti originali del beato fondatore. Nel corso degli esercizi spirituali degli ‘Operai’ dal 26 giugno al 5 luglio del 1936 preparò tutti i partecipanti al martirio, visto il sorgere della sanguinosa Guerra Civile che devastò la Spagna dal 1936 al 1939, in cui perirono più di 7300 fra sacerdoti, religiosi, suore, seminaristi, novizi e vescovi, vittime di un odio religioso, conseguenza degli sconvolgimenti politici di quell’epoca.
Un giorno disse loro “Nella Fraternità si prega e si lavora molto. Sono contento degli Operai. Ci manca solo il sangue del martirio. C’è bisogno di Operai martiri”; molti dei presenti sarebbero stati uccisi nei giorni e mesi seguenti.
Fin dal 1934 aveva lavorato per la fondazione di una Congregazione religiosa di suore, le “Discepole di Gesù”, con lo scopo di dedicarle all’apostolato delle vocazioni sacerdotali e religiose; per inaugurare la loro prima Casa, giunse a Toledo il 16 luglio del 1936.
Ma la rivoluzione in atto, impedì alle suore di recarvisi in quei giorni, mentre cadevano le bombe intorno al seminario, don Pedro riuscì a creare un clima di autentico entusiasmo fra i presenti, preparandoli all’imminente martirio; durante la notte del 22 luglio, lasciarono il Seminario a piccoli gruppi, don Pedro e il rettore del seminario minore don José Sala si rifugiarono in casa di un sacerdote toledano don Alvaro Cepeda, dove trascorsero la notte.
Ma il mattino del 23 luglio, giunsero i rivoltosi rossi, che presero i tre sacerdoti e li condussero come in una Via Crucis al Paseo del Transito di Toledo, dove furono ammazzati con armi da fuoco. Padre Pedro Ruiz aveva 54 anni.
La Chiesa tramite il Papa Giovanni Paolo II, l’ha beatificato il 1° ottobre 1995 insieme ad altri otto sacerdoti della Fraternità degli Operai Diocesani, tutti rettori e formatori in Seminari, martirizzati anch’essi nei giorni e mesi seguenti.
Della lista di cui padre Pedro Ruiz è il primo, fanno parte: José Sala Pico, Guillermo Plaza Hernández, Recaredo Centelles Abad, Antonio Perulles Estivill, Martín Martínez Pascual, José Pascual Carda Saporta, Isidoro Bover Oliver, José Peris Polo; questo è un primo gruppo di nove beatificati, su un totale di trenta sacerdoti della Fraternità, assurdamente uccisi.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pedro Ruiz de los Paños y Ánge, pregate per noi.


*Beata Prudenza Canyelles Ginesta - Martire (23 luglio)
Schede dei Gruppoi a cui appartiene:

"Beati Martiri Spagnoli Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria" Beatificati nel 2007
"Beati 498 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2007
"Martiri della Guerra di Spagna" - Senza Data (Celebrazioni singole - 6 novembre)
Sant Celoni, Spagna, 1884 - L’Arrabasada, Spagna, 23 luglio 1936

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beata Prudenza Canyelles Ginesta, pregate per noi.


*San Severo - Martire (23 luglio)

Martirologio Romano: A Viza in Tracia, ora in Turchia, San Severo, martire, che, al tempo di Diocleziano e Massimiano, aspirando alla palma dei martiri, si ritiene abbia convertito alla fede il centurione San Memnóne e lo abbia seguito nella prova gloriosa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Severo, pregate per noi.


*Beati Simone Reynes Solivellas, Michele Pons Ramis e Francesco Mayol Oliver - Religiosi e Martiri (23 luglio)
Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria” - Beatificati nel 2007 - Senza data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007 - 6 novembre
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)
+ Creueta del Coll, Spagna, 23 luglio 1936
Religiosi professi nei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, sono stati beatificati il 28 ottobre 2007.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Simone Reynes Solivellas, Michele Pons Ramis e Francesco Mayol Oliver, pregate per noi.


*Beata Trinità (Teresa Rius e Casas) - Vergine e Martire (23 luglio)  
Schede dei Gruppi a cui appartiene:

"Beate Martiri Spagnole Minime Scalze di San Francesco di Paola"
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)

† Barcellona, Spagna, 23 luglio 1936  
Suor Trinità (Teresa Rius e Casas), nacque il 17 novembre del 1875 in San Martino di Provençals (Barcellona). Aveva 61 anni di età e 31 di vita religiosa quando fu martirizzata. Entrò a 24 anni nel convento delle Monache Minime di Barcellona. Aveva il dono della contemplazione ed una grande gioia, semplicità ed umiltà di cuore.
Tutti i momenti liberi li passava con Gesù, presente e vivo nel Tabernacolo. E' stata beatificata il 13 ottobre 2013 con altre consorelle Minime Scalze di San Francesco di Paola.
Teresa Rius y Casas nacque a Sant Martí de Provençals, presso Barcellona, il 17 novembre 1875, figlia del filatore Feliu Rius e di Ana Casas. Venne battezzata il 21 dello stesso mese come Teresa Dolores Martina.
Sin da bambina avvertì la vocazione religiosa, come affermò, in una testimonianza del 1988, la consorella suor Teresita di Gesù Bambino: «Era molto pia: ovvio, lo era di famiglia! Sua madre le insegnava molto bene; da piccola, quando si sedeva, preparava una dedia vuota e non permetteva a nessuno di sedercisi sopra, perché diceva che era per la Vergine Santissima. Sua madre infuse ai figli anche una perfetta umiltà e lei la possedeva già quando entrò in monastero».
A ventiquattro anni, chiese di essere ammessa presso le monache Minime di Barcellona come sorella conversa, dato che sapeva a stento leggere. L’anno dopo professò i voti solenni, assumendo il nome di suor Trinità.
Una consorella che la conobbe, suor Concepción di Gesù, dichiarò: «Possedeva l’umiltà di cuore, era
molto gioiosa ed eucaristica, di carattere costante. Cercava di dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione in tutti i momenti liberi. Nel suo compito d’infermiera, badava molto bene alle ammalate con grande carità». Suor Teresita confermò: «Quando l’ho conosciuta era molto umile, gioiosa e di gran naturalezza».
Allo scoppio della guerra civile spagnola, venne costretta ad abbandonare il convento e, insieme a otto consorelle e a Lucrecia Garcia Solanas, sorella di sangue di una di loro, si rifugiò in un edificio vicino, la Torre Arnau.
Alle tre e mezza della notte del 23 luglio, alcuni miliziani, informati da Esteban, il portinaio del convento, assaltarono la torre in cerca di dieci monache. Entrati nella sala da pranzo, videro nove donne che recitavano il Rosario e chiesero chi di loro fosse la superiora, per ottenere da lei i valori del convento.
Le nove monache e Lucrecia vennero gettate in un camion e, dopo essere fatte scendere, torturate e uccise. Al momento del martirio, suor Trinità aveva sessantuno anni, di cui trentuno di vita religiosa. Insieme alle sue compagne di martirio, è stata beatificata a Tarragona il 13 ottobre 2013, inclusa nel più vasto gruppo di cinquecentoventidue martiri caduti durante la guerra civile spagnola.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Trinità, pregate per noi.


*San Valeriano di Cimiez - Vescovo (23 luglio)

Martirologio Romano: A Cimiez sempre in Provenza, San Valeriano, vescovo, che, elevato dal monastero di Lérins all’episcopato, propose al popolo e ai monaci gli esempi dei Santi.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Valeriano di Cimiez, pregate per noi.  


*Beato Vasil Hopko - Vescovo Greco-Cattolico, Martire (23 luglio)
Hrabske (Bardejov), 21 aprile 1904 – Presov (Slovacchia), 23 luglio 1976
Nato da famiglia povera, decise di entrare in seminario nel 1923. Fu ordinato sacerdote dal vescovo greco-cattolico di Presov il 3 febbraio 1929.
Laureato in teologia nel 1940 fu ordinato vescovo l'11 maggio 1947. Tra il 1950 ed il 1964 fu incarcerato dal regime comunista, subendo torture.
Dopo la scarcerazione, nonostante le precarie condizioni di salute Hopko contribuì attivamente al rinnovamento della Chiesa greco-cattolica. Morì il 23 luglio 1976.
Martirologio Romano: A Prešov in Slovacchia, Beato Basilio Hopko, vescovo ausiliare e martire, che, sotto un regime ostile alla fede di Cristo e alla Chiesa, fu arrestato per aver svolto il suo ministero a servizio dei fedeli di Rito bizantino; sottoposto a torture, contrasse una lunga e dura malattia che lo accompagnò fino alla morte, ottenendo così la palma della vittoria.
Domenica 14 settembre 2003, papa Giovanni Paolo II ha beatificato durante una solenne celebrazione a Bratislava in Slovacchia, il vescovo greco-cattolico Vasil’ Hopko, martire del regime comunista nel periodo della ‘Chiesa del silenzio’; ed ai partecipanti il papa ha esortato: “Popolo slovacco, non ti vergognare mai del Vangelo! Custodiscilo nel tuo cuore come il tesoro più prezioso dal quale attingere luce e forza, nel pellegrinaggio quotidiano della vita”.
E con questi medesimi sentimenti, visse la sua vocazione sacerdotale, operò il suo ministero vescovile, sopportò le sofferenze inflittagli, morì santamente con l’immolazione della vita, Vasil’ (Basilio) Hopko, il quale nacque il 21 aprile 1904 ad Hrabske nella provincia di Bardejov in Slovacchia; secondo dei tre figli di Basil Hopko e Anna Petrenko, fedeli della Chiesa Cattolica di rito bizantino.
Giovane aspirante al sacerdozio, entrò nel seminario eparchiale di Presov, intraprese con successo gli studi necessari proseguendoli con quelli teologici, con un periodo a Roma inviato dal suo vescovo e per il resto presso l’Accademia teologica greco-cattolica di Presov.
Dopo il secondo anno di teologia, Vasil venne chiamato alle armi durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918) prestando servizio come assistente cappellano militare; dopo il congedo terminò gli studi nel 1928 e finalmente il 3 febbraio 1929 a Presov, ricevé l’ordinazione sacerdotale dal Servo di Dio il vescovo Paolo Gojdich dell’Ordine Basiliano, amministratore apostolico di Presov.
Fra i primi incarichi ebbe quello di amministratore nella parrocchia di Pakostov, poi fu incaricato dallo stesso vescovo di costituire una nuova parrocchia a Praga; lo Stato Slovacco ormai dal 1918, unito ai cechi era diventato la Cecoslovacchia; la nuova parrocchia di San Clemente divenne un centro spirituale per i fedeli ruteni della Boemia (i ruteni, così chiamati dalla Curia Romana, sono i fedeli di rito bizantino-slavo).
Per cinque anni, dal 1936 al 1941, Vasil’ Hopko fu nominato direttore spirituale del seminario eparchiale di Presov (le eparchie sono l’equivalente di rito greco, delle diocesi vescovili cattoliche); nell’aprile 1940 si laureò dottore in teologia nella Komensky Università di Bratislava.
Dal 1° settembre 1941 divenne segretario del vescovo e dal 1943 ebbe il prestigioso incarico di professore in teologia pastorale e teologia morale alla Facoltà di Teologia di Presov; finché l’11 maggio 1947 per i suoi indiscussi meriti, fu consacrato vescovo titolare di Midili e ausiliare di Presov.
Con il regime comunista, fautore della famigerata “cortina di ferro” che divideva i Paesi Occidentali da quelli satelliti dell’Unione Sovietica, in Cecoslovacchia in seguito ai tristi avvenimenti del Sobor (Concilio) di Presov del 28 aprile 1950, lo Stato mise anche la Chiesa greco-cattolica fuori legge e quindi soppressa.
A Presov il vescovo Gojdich venne imprigionato e il suo ausiliare mons. Hopko messo agli arresti domiciliari e sorvegliato dalla polizia; in seguito fu internato prima nel monastero di Bác presso
Samorin e poi in quello francescano di Hlohovec.
Dopo vari tentativi fatti dai comunisti di farlo entrare nella Chiesa Ortodossa, alla fine anche mons. Vasil’ Hopko fu messo in prigione il 18 ottobre 1950, subendo per un anno interrogatori e trattamenti molto crudeli, finché il 24 ottobre 1951 fu condannato a 15 anni di carcere dalla Corte Suprema Slovacca di Bratislava, per “attività sovversiva e per aver intrattenuto contatti con uno Stato estero” (il Vaticano), inoltre doveva pagare come pena pecuniaria 20.000 corone cecoslovacche, perdendo i diritti civili di cittadino per 10 anni e subendo la confisca di tutti i beni.
Iniziò così per la sua fedeltà alla Chiesa Cattolica, una via crucis che portò il vescovo Hopko a subire carcere ed umiliazioni nelle varie prigioni di Bratislava, Ilava, Leopoldov, Praga, Mirov e Valdice. Dopo 13 anni e sei mesi, il 12 maggio 1964, fu scarcerato sotto condizione, per buona condotta e per la salute molto rovinata, a causa delle sofferenze fisiche e morali cui fu sottoposto, del cibo insufficiente, del freddo e della mancanza di adeguate cure sanitarie.
Scarcerato, visse fino all’inizio del 1968 nella casa di cura ad Osek nella Boemia settentrionale, sempre sotto il controllo costante della polizia segreta di Stato. Con la cosiddetta “Primavera di Praga” instaurata da Alexander Dubcek nel 1968, anche alla Chiesa Greco-Cattolica, fu dato il permesso di ristabilire le sue strutture e quindi pure mons. Hopko, anche se non pienamente riabilitato, riprese a riordinare la diocesi di Presov, collaborando poi con il nuovo Amministratore apostolico, nominato da papa Paolo VI.
Il 23 luglio 1976 morì a Presov in conseguenza della detenzione subita, infatti nel corso dell’esame tossicologico effettuato poi durante l’esumazione della salma, si accertò la presenza nelle ossa di arsenico, veleno che secondo le analisi, doveva essergli stato somministrato in piccole dosi e per lungo tempo.
A seguito della richiesta del metropolita di Pittsburg negli USA di rito bizantino, la Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzò nel 1986, la competenza d’istruire la causa di beatificazione per il vescovo martire Hopko, da Presov a Pittsburg.
Ma con i successivi capovolgimenti politici, culminati con il crollo dei regimi comunisti e della “cortina di ferro”, la causa ritornò di competenza alla diocesi di Presov, sua sede naturale, venendo introdotta nel 1994.
I suoi persecutori furono mossi dall’odio per la fede cattolica e lui perdonandoli, offrì tutto se stesso per la fedeltà a Cristo ed alla Chiesa, accettando tutte le sofferenze inflittagli, pertanto è da considerarsi a tutti gli effetti un martire per la fede.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Vasil Hopko, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (23 luglio)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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