Santi del 24 Maggio - Istituto Aveta

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Santi del 24 Maggio

Il mio Santo > I Santi di Maggio

*Santi Agostino Yi Kwang-hon, Agata Kim Agi e Compagni - Martiri  (24 maggio)
m. 1839
Martirologio Romano:
A Seul in Corea, Santi martiri Agostino Yi Kwang-hŏn, nella cui casa si leggevano le Scritture, Agata Kim A-gi, madre di famiglia, che ricevette il battesimo in carcere, e sette compagni, i quali furono tutti insieme decapitati per la loro fede in Cristo.  
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Amalia - Martire di Tavio (24 maggio)
Sec. III
Etimologia:
Amalia = attiva, energica, dall'ostrogoto
Emblema: Palma
A dicembre, il Calendario è folto di bei nomi femminili: Bibiana Barbara, Valeria, Eulalia, Lucia, Adelaide, Eugenia, Anastasia, e così via. Nomi belli nel suono e nel ricordo della santità che evocano.
Non c'è però, né a dicembre né in tutto il resto dell'anno, una Santa con il nome di Amalia: simile nel suono, ma diverso per origine e significato da quello di Amelia, derivante forse dal
nome latino di Emiliana.
Eppure, in molti calendari, alla data di oggi viene indicato il nome - di origine germanica - di Sant'Amalia. Vediamo subito perché. £ festeggiato oggi un gruppo di Martiri caduti nella persecuzione di Decio, sulla metà del III secolo, e messi a morte ad Alessandria, in Egitto.
Si tratta di due uomini, Epìmaco ed Alessandro, e di tre donne, Mercuria, Dionisia e Ammonaria. Proprio quest'ultimo nome, di insolita forma, è stato poi scambiato con quello più usuale di Amalia.
Vale la pena di notare come, invece, i nomi originari delle tre donne di Alessandria: Mercuria, Dionisia e Ammonaria - corrispondessero a quelli di altrettante divinità pagane: Mercurio, Dioniso e l'egiziano Ammone. Per coincidenza, o per voluta simbologia, le tre donne cristiane avevano nomi pagani, quasi a mascherare una realtà spirituale del tutto diversa.
Sul loro conto, però, oltre ai nomi, si conosce ben poco. il Martirologio Romano dice delle tre: " La prima di esse, dopo aver superato inaudite specie di tormenti, colpita col gladio, finì beatamente la vita. Le altre poi, vergognandosi il giudice di essere superato dalle donne e temendo che, se avesse usato contro di loro gli stessi tormenti, sarebbe stato vinto dalla loro incrollabile costanza, furono decapitate subito ".
Ammonaria, dunque, avrebbe sopportato le torture con tanta fermezza da far vacillare lo zelo dello stesso giudice. Un accenno a una vera e propria crisi di coscienza da parte di un funzionario imperiale non è molto frequente nelle storie dei Martiri. Basterebbe, da solo, a costituire titolo di alto elogio per Sant'Ammonaria - cioè per la nostra Sant'Arnalia.
Ma il breve vacillamento della coscienza del giudice fu subito superato, nella maniera più spiccia e definitiva. Per non correre rischi, egli si sbarazzò subito delle altre due donne cristiane, facendole decapitare.
É la risoluzione della viltà, quando la coscienza fa sentire la sua scomoda voce, e non si ha il coraggio dì darle retta. Quando il compromesso non basta più a celare la verità, e gli accomodamenti morali mostrano le corde. Meglio sopprimere la causa del turbamento, come fece il giudice di Alessandria, che affrontare l'intima lotta perché prevalga la verità.
(Fonte: Archivio Parrocchia - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Amalia, pregate per noi.


*Beato Benedetto di Gassino - Monaco Benedettino (24 maggio)
+ Capua, Caserta, 22 maggio 1055
Monaco a Montecassino nella prima metà del sec. XI, Benedetto fu per le sue virtù preposto al monastero di Capua.
Quivi rifulse per l'assiduità ai divini uffici, per le elemosine, per l'austerità della vita. Vi morì il 22 maggio 1055.
Sul suo sepolcro, situato all'ingresso del monastero, avvennero molti miracoli. Nei calendari benedettini è ricordato il 24 maggio.
(Autore: Benedetto Cignitti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Caterina Nai Savini - Terziaria Domenicana, Martire (24 maggio)

+ Vigevano, 24 maggio 1516

Nacque verso la fine del 1400 in una famiglia benestante di Gambolò, borgo poco distante da Vigevano. I Nai Savina (o Savini), venivano anche indicati con l’appellativo Ingarami. Caterina fu terziaria domenicana, visse in comunità con altre consorelle a Vigevano, discepola del beato domenicano Matteo Carreri.
Ebbe come modello di perfezione spirituale Santa Caterina da Siena. Il suo convento sorgeva nell’attuale Castello di Vigevano, comunitariamente seguiva le funzioni liturgiche presso la
Chiesa di San Pietro Martire, appena fuori le mura.
Un giorno Caterina cadde in estasi, nacque così in lei una grande devozione verso un crocifisso posto proprio nella Chiesa di San Pietro.
Sentì poi, più volte, il desiderio di raccogliersi in preghiera davanti a quella croce, si disse persino che trapassasse i muri pur di raggiungerla.
Caterina morì a Vigevano il 24 maggio 1516, uccisa da un uomo che voleva rapinarla. Fu sepolta nella medesima chiesa di San Pietro Martire, ove ancora oggi sono custodite le sue spoglie.
Il funerale fu seguito da tutti i suoi concittadini in lacrime che fecero ressa attorno alla salma, cercando di baciarla, di tagliare pezzetti del saio e ciocche di capelli.
Sulla sua tomba si ottennero grazie e miracoli.
Una biografia di suor Caterina fu scritta dal beato Francesco Pianzola, dedicata ai giovani della sua diocesi ai quali additò la "Beata" di Gambolò come modello di fede e virtù.

(Autore: Daniele Bolognini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Caterina Nai Savini, pregate per noi.


*Beato Diego Alonso - Mercedario (24 maggio)
Missionario in Perù, il Beato Diego Alonso, fu un mercedario che si dedicò completamente per la gloria della chiesa e per la conversione degli indios.
Evangelizzando quei popoli si consumò con grande amore per loro, operando molti miracoli e, lasciando una grande fama di santità, si addormentò nel Signore e fu pianto da tutti.
L’Ordine lo festeggia il 24 maggio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

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*San Domenico - Traslazione del Corpo (24 maggio)
Bologna, 24 maggio 1233
San Domenico quando fu vicino a morire, manifestando la sua precisa volontà esclamò: “A Dio non piaccia ch’io sia sepolto in altro luogo, che non sia sotto i piedi dei miei Frati!”.
Fu questa non solo espressione di verace umiltà, ma più ancora di tenero affetto verso i suoi figli, dai quali neppure morto voleva essere separato. Così fu fatto.
Ma l’umile tomba, povera e disadorna, in S. Niccolò di Bologna, attirava i cuori come celeste
calamita, e su di essa si moltiplicavano grazie e miracoli.
Allora si pensò di trasportare i preziosi resti in luogo più degno. Questa prima traslazione fu fatta il 24 maggio del 1233, martedì di Pentecoste. Erano presenti molti Vescovi, illustri personaggi, il Beato Giordano, successore di San Domenico e più di trecento frati.
Appena fu smossa la pietra sepolcrale un odore soavissimo cominciò a diffondersi, mentre gli occhi dei figli si bagnavano delle più dolci lacrime.
Il sacro corpo fu trasportato in un’apposita cappella e chiuso in un semplice monumento di marmo. Nel 1267 si volle arricchire la tomba di sculture, e quindi di nuovo le reliquie del glorioso Patriarca furono rimosse in data 5 giugno. Il 15 febbraio 1383 fu ancora aperta la cassa per toglierne il capo e riporlo in un prezioso reliquiario.
Nel 1473 il monumento fu rinnovato, e per opera di Niccolò Pisano è divenuto uno dei più bei monumenti sepolcrali. Altre traslazioni, senza però aprire la cassa, ci furono l’11 novembre 1411 e il 25 aprile 1605, quando fu definitivamente trasferito nella sede attuale. Il 23 agosto 1946 quei preziosi resti furono riportati con solenne pompa nell‘artistica arca, di dove erano stati tolti, il 17 aprile 1943, durante l’infausto periodo della II guerra mondiale.
(Autore: Franco Mariani – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Donaziano - Martire a Nantes (24 maggio)

m. 304 circa
Donaziano e Rogaziano erano fratelli che abitavano a Nantes, ma solo Donaziano aveva ricevuto il Battesimo e predicava la fede cattolica.
Nel tempo di una persecuzione la cui data è ancora soggetta a discussione (sotto Diocleziano o sotto Decio) Donaziano, ancora adolescente, fu arrestato e gettato in prigione.
Il legato tentò di condurre Rogaziano al culto degli idoli, ma, non essendovi riuscito, lo fece gettare nella stessa prigione.
Desideroso del Battesimo, egli pensò che un bacio di suo fratello lo avrebbe sostituito.
Tutti e due furono torturati qualche tempo dopo e uccisi.
Dopo l'editto del 313 i corpi dei due martiri furono collocati in una chiesa più volte ricostruita, che ha il titolo di basilica minore dal 1889 e fu affidata ai monaci di San Martino di Tours.
La data della festa ha subito uno spostamento dopo la Rivoluzione.
Tutte le diocesi della Bretagna e anche gli altri paesi evangelizzati dai Bretoni, come il Canada, hanno luoghi di culto dedicati ai «fanciulli nantesi». (Avvenire)
Martirologio Romano: A Nantes nella Gallia lugdunense, in Francia, Santi fratelli Donaziano e Rogaziano, martiri, dei quali, secondo la tradizione, il primo aveva ricevuto il battesimo, mentre l’altro era ancora catecumeno; giunti alla prova estrema, Donaziano, baciando il fratello, pregò Dio di concedere a colui che non era stato immerso nel sacro fonte battesimale di poter essere asperso dal suo stesso sangue versato.  
Santi Donaziano e Rogaziano, martiri a Nantes
Ci sono noti tramite una passio del sec. V, redatta circa, un secolo dopo i fatti che vi sono riferiti.
Questa passio ha ripreso elementi tradizionali conservatisi nella pratica di un pellegrinaggio alla tomba dei martiri.
Così, secondo il Duchesne stesso, il nucleo appare del tutto autentico.
Donaziano e Rogaziano erano fratelli che abitavano a Nantes, ma solo Donaziano aveva ricevuto il Battesimo e predicava la fede cattolica.
Nel tempo di una persecuzione la cui data è ancora soggetta a discussione (sotto Diocleziano o sotto Decio?) Donaziano, ancora adolescente, fu arrestato e gettato in prigione.
Il legato tentò di condurre Rogaziano al culto degli idoli, ma, non essendovi riuscito, lo fece gettare nella stessa prigione.
Pieno di desiderio del Battesimo, egli pensò che un bacio di suo fratello ne avrebbe fatto le veci.
Tutti e due furono torturati qualche tempo dopo e uccisi. Dopo l'editto del 313 i corpi dei due martiri furono collocati in una chiesa più volte ricostruita, che ha il titolo di basilica minore dal 1889 e fu affidata ai monaci di S. Martino di Tours: fu senza dubbio uno di loro che compilò la passio.
Poi si successero i monaci di S. Benedetto sulla Loira, di S. Medardo di Soissons nel sec. VIII, di Déols nell'XI.
La custodia fu assicurata finalmente dal clero diocesano, specialmente da un collegio di canonici, che nel sec. XIX, su consiglio di don Guéranger, riprese la regola di San Benedetto.
La festa solenne dei due martiri è celebrata a Nantes la quarta domenica dopo Pasqua e le loro reliquie vengono portate in processione.
Prima della Rivoluzione si celebrava il 24 maggio, data in cui Donaziano ed Rogaziano figurano nel Martirologio Geronimiano e nel Romano, ed era di precetto. La festa della traslazione delle reliquie è al 21 ottobre.
Tutte le diocesi della Bretagna e anche gli altri paesi evangelizzati dai Bretoni, come il Canada, hanno luoghi di culto dedicati ai "fanciulli nantesi".
(Autore: Gérard Mathon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Filippo da Piacenza - Religioso (24 maggio)

† Piacenza, 24 maggio 1306

Martirologio Romano: A Piacenza, beato Filippo, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, che, per mortificare più aspramente la sua carne, indossava una armatura di ferro.
Ben poco si conosce della sua vita, ma si sa che fu sacerdote dell'Ordine degli Eremitani di sant'Agostino, morto a Piacenza, nel convento di san Lorenzo, il 24 maggio 1306, martedì di Pentecoste.
Lo storico piacentino Campi (secolo XVII) afferma che gli scritti contenenti la narrazione delle virtù e dei miracoli del beato andarono perduti in un incendio.
Il Poggiali, altro piacentino del secolo XVIII, asserisce di aver visto, presso i discendenti della nobile famiglia Suzani, dalla quale Filippo sarebbe nato, una breve Vita del Beato e la narrazione di parecchie guarigioni da lui operate, scritte su pergamena, ma con caratteri recenti e quindi di poca autorità.
I piacentini Giovanni Musso (secolo XIV) e l’anonimo autore delle aggiunte alla Cronica di lui, nonché Giovanni Ripalta (secolo XV) lo chiamano Filippo da Mantova. Dello stesso parere sono Girolamo Roman, l’agostiniano Tommaso de Herrera e Lodovico Torello.
Con ogni probabilità però la patria di Filippo fu Piacenza; piacentino infatti lo dicono tutti gli altri storici locali e dell'Ordine Eremitano, fra cui Girolamo Seripando, cardinale legato al concilio di Trento; Ambrogio Coriolano, generale degli Agostiniani, nel Cronico fino all'anno 1481; Giuseppe Panfilo, vescovo di Segni, nel Cronico degli Eremitani fino al 1581; Raffaello Volterrano, nel libro XXI del suo Commentario.
D’altra parte nessuno storico di Mantova ritiene il Beato Filippo di quella città; perciò si pensa che l’appellativo di «mantovano» sia dovuto al fatto che nel convento di quella città prese l’abito agostiniano, oppure perché vi dimorò a lungo.
Dopo la morte gli furono attribuite varie guarigioni miracolose.
Il corpo riposò e fu venerato per vari secoli, nella chiesa di San Lorenzo, in una cappella restaurata nel 1498.
Nel 1808, essendo stato soppresso il monastero degli Eremitani e la chiesa adibita ad altro uso, le ossa furono portate con solennità nella cattedrale di Piacenza.
Il vescovo Scalabrini, nel 1884, dopo la ricognizione canonica, le fece murare sotto l’altare dei santi vescovi piacentini. Benedetto XIII, dopo un regolare processo per viam cultus, ascrisse Filippo nell’albo dei beati.
Il dies natalis, celebrato per vari secoli il martedì di Pentecoste, è ora ricordato il 24 maggio con la festa di terza classe.

(Autore: Domenico Ponzini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Gennadio di Astorga - Vescovo (24 maggio)

† 936

Martirologio Romano: A Peñalba nelle Asturie in Spagna, San Gennadio, che da abate fu fatto vescovo di questa sede; fu consigliere dei re, ma, spinto dal desiderio di vita monastica, rinunciò alla dignità episcopale, per trascorrere i restanti anni della sua vita da monaco ed eremita.
Appare nella storia uomo ormai maturo, monaco nel monastero di Ageo, sotto l'ubbidienza del santo abate Arandiselo.
Quindi nell'882 partì, con la benedizione dell'abate, e dodici compagni, per il Bierzo, allo scopo di restaurare il monastero di San Pietro de Montes, fondato tre secoli prima da san Fruttuoso. Qui fu consacrato abate dal vescovo Ranulfo di Astorga che, in quest’occasione, gli fece una ragguardevole donazione. Alla morte di Ranulfo, nell’898, Gennadio, suo malgrado, venne eletto a succedergli dal re Alfonso II delle Asturie, di cui sembra fosse parente.
Da questo momento Gennadio diventa uno dei personaggi più importanti del regno: sarà assiduo collaboratore dei re, il loro più leale consigliere, confessore e confidente, commensale quasi costante e, all’occorrenza, esecutore testamentario.
Non trascurava i suoi compiti episcopali, né diminuiva il suo amore per la solitudine e la vita monastica. Fondò nuovi monasteri come sant'Andrea di Montes e Santiago di Penalba; ne restaurò altri come San Leocadia di Castaneda e sant'Alessandro; consacrò quello di Sahagùn, eccetera. Spesso si allontanava dalla reggia e dalla capitale della diocesi per ritirarsi nella solitudine e condurre vita di «monaco tra i monaci».
Egli stesso ci dice che se rimase al governo della diocesi fu «magis vi principum quam spontanea
voluntate»; e quindi nel 920 rinunciò, dopo ventidue anni, alla carica, col consenso di re Ordono II, per ritirarsi nel deserto del Monte del Silenzio, nel Bierzo, luogo da lui sempre prediletto. Dietro suo consiglio venne eletto a succedergli come vescovo di Astorga san Forte, suo antico compagno e successore come abate di san Pietro di Montes.
Gennadio prese dimora nelle vicinanze dei monasteri da lui fondati.
Non lontano da Penalba c’era una grotta naturale aperta nella viva roccia e lì si rifugiò per condurre vita eremitica consacrato alla preghiera e alla penitenza.
Fino a quella grotta, attratti dalla forte personalità di Gennadio, venivano costantemente i fedeli in cerca di consigli e di orientamenti; fra essi non mancavano gli abati e i monaci dei vicini monasteri ed anche importanti personaggi come i conti Guisuado e Leuina e gli stessi re di León.
Ormai in età molto avanzata, oltre ottantanne, ricevette da re Ramiro II la concessione del monastero di san Pietro di Forcellas, nella regione della Cabrerà, la cui vita monastica languiva ed era quasi spenta, e il santo si mise con grande impegno alla sua restaurazione.
I discepoli lo circondavano di grande ammirazione ed affetto. Il vescovo san Forte (920-931) volle costruire un edificio che servisse a Gennadio per abitazione, cercando di dargli qualche comodità per la vecchiaia; il successore Salomone (931-951), dietro consiglio di molti abati ed anacoreti, modificò il progetto e ne cambiò l’ubicazione; ma prima che questa costruzione fosse ultimata Gennadio morì, nell’anno 936, fra le braccia di Sant'Urbano, abate di Santiago di Penalba. Fu sepolto nella chiesa di questo monastero, dove ancora è venerato il suo sepolcro, benché nel secolo XVI la duchessa d’Alba ne asportasse le reliquie, portandole prima a Villafranca e più tardi a Valladolid.
È stato sempre venerato come santo.
I documenti di Penalba e di san Pietro di Montes lo chiamano spesso così, e in tutti e due i monasteri fu celebrata la sua festa fin dai tempi più antichi, con grande solennità e devozione, il 25 maggio. I fedeli prendevano la terra del suo sepolcro e della grotta in cui visse, attribuendole speciali virtù curative. Anche la Chiesa di Astorga ne celebra la festa da tempo immemorabile.
Il Martyrologium Romanum lo pone al 24 maggio.

(Autore: Augusto Quintana Prieio – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gennadio di Astorga, pregate per noi.


*Santa Giovanna - Moglie di Chuza (24 maggio)
I secolo
Il Martyrologium Romanum pone in data odierna la commemorazione di Santa Giovanna, moglie di Cusa, procuratore di Erode.
Giovanna con altre donne servì Gesù e gli Apostoli ed il giorno della resurrezione del Signore, trovata la lapide del sepolcro ribaltata, lo riferì prontamente ai discepoli.
Martirologio Romano: Commemorazione della beata Giovanna, moglie di Cusa, procuratore di Erode, che insieme ad altre donne serviva Gesù e gli Apostoli con i propri beni e il giorno della Risurrezione del Signore trovò la pietra del sepolcro ribaltata e ne diede annuncio ai discepoli.
Tra le numerosissime Sante e Beate di nome Giovanna, la Santa venerata oggi è sicuramente una delle meno note. Celeberrima è l’eroina francese Santa Giovanna d’Arco e della medesima nazionalità sono le altre più famose sante omonime.
La santa odierna è invece un personaggio citato nel Nuovo Testamento (Lc 8,2-3), una delle sante donne che Gesù aveva guarite da spiriti cattivi e da infermità, moglie di Chuza, procuratore di Erode.
Giovanna, con Maria Maddalena, Susanna ed altre, era tra le più fedeli discepole del Signore:
esse con i dodici apostoli lo seguirono durante tutto il suo ministero pubblico, dalla Galilea alla Giudea.
Anche Giovanna fu poi così testimone privilegiata della passione del Cristo ed il mattino di Pasqua si recò alla sua tomba con Maria Maddalena e Maria di Giacomo, portando con sé gli aromi preparati.
Sempre secondo il racconto dell’evangelista Luca, le donne impaurite trovarono la pietra scostata dal sepolcro e il corpo di Gesù era scomparso. Due uomini in vesti sfolgoranti apparvero allora loro invitandole a non cercare tra i morti colui che è vivo: “Non è qui, è risuscitato.
Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” (Lc 24,6-7).
Esse si ricordarono allora delle parole del Signore e, tornate dal sepolcro, si fecero messaggere del lieto annunzio agli Undici apostoli superstiti ed a tutti gli altri discepoli.
Ad essi, però, parve più un vaneggiamento da parte delle donne e non credettero loro.
Solo “Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto” (Lc 24,12).
Con questi brevi passi evangelici si esauriscono purtroppo tutte le informazioni che abbiamo al riguardo di Giovanna, della quale neppure successive tradizioni ci hanno tramandato ulteriori curiosità sulla sua vita, come invece accaduto per numerosi altri personaggi evangelici.
Il Martyrologium Romanum pone in data odierna, 24 maggio, la commemorazione di Santa Giovanna, talvolta soprannominata “la Mirofora” per l’aver portato aromi alla tomba del Salvatore.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Giovanna, pregate per noi.


*Beato Giovanni da Huete - Mercedario (24 maggio)
+ 1442
Il Beato Giovanni da Huete, arricchì il convento mercedario di Santa Maria a Huete in Spagna con molti manoscritti, aumentando la biblioteca dello stesso in modo eccellente.
Fu carissimo ai Re cristiani e agli infedeli i quali molti furono convertiti a Cristo.
Glorioso per i miracoli e le virtù, nell’anno 1442 morì nella pace del Signore e fu sepolto nella chiesa dello stesso convento.
L’Ordine lo festeggia il 24 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni da Huete, pregate per noi.


*Beato Giovanni di Prado - Sacerdote e Martire (24 maggio)
Morgovejo (Léon, Spagna), 1563 – Marocco, 1631
Juan de Prado nacque nel 1563 a Morgovejo, Léon, da una nobile famiglia spagnola. Frequentò l'università di Salamanca e nel 1584 fece la sua professione religiosa nell'Ordine dei Frati Minori.
Ricevuta poi l'ordinazione presbiterale, in un primo tempo fu inviato nel suo paese d'origine a predicare. Prestò servizio presso diverse comunità in qualità di maestro dei novizi ed in seguito come guardiano. Da quest'ultimo incarico fu poi però rimosso in seguito ad una falsa accusa. Stabilita definitivamente la sua innocenza, nel 1610 poté così essere eletto ministro della costituenda provincia di San Diego.
Nel 1613 la peste in Marocco sterminò tutti i suoi confratelli impegnati nella difficile missione con la locale popolazione mussulmana.
Juan venne così nominato dal papa missionario apostolico con poteri speciali. Qui si dedicò con due compagni agli schiavi cristiani. Le autorità locali intimarono loro di lasciare il paese, ma i tre francescani non demorsero e proseguirono nella loro attività. Una scelta che costò loro la carcerazione e i lavori forzati e infine un cruento martirio. (Avvenire)
Emblema: Palma, Pietra
Martirologio Romano: In Marocco, Beato Giovanni da Prado, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che fu mandato in Africa per offrire assistenza spirituale ai cristiani costretti in schiavitù nei regni degli infedeli; arrestato, testimoniò coraggiosamente la propria fede in Cristo davanti al tiranno Mulay al-Walid, per ordine del quale subì il martirio nel fuoco.  
Juan de Prado nacque nel 1563 a Morgovejo, Léon, da una nobile famiglia spagnola. Frequentò l'università di Salamanca e nel 1584 fece la sua professione religiosa nell'Ordine dei Frati Minori. Rivevuta poi l'ordinazione presbiterale, in un primo tempo fu inviato nel suo paese d'origine a predicare.
Prestò servizio presso diverse comunità in qualità di maestro dei novizi ed in seguito come guardiano. Da quest'ultimo incarico fu poi però rimosso in seguito ad una falsa accusa rivoltagli nonostante la santità di vita e l'umiltà che lo contraddistinguevano. Stabilita definitivamente la sua innocenza, nel 1610 poté così essere eletto ministro della costituenda provincia di San Diego.
Nel frattempo cresceva nel suo cuore il desiderio di poter dedicare all'annuncio del Vangelo ai pagani, in una delle tante missioni già esistenti a quel tempo sparse per il mondo.
Quando nel 1613 la peste imperversò in Marocco, sterminò tutti i suoi confratelli impegnati nella difficile missione con la locale popolazione mussulmana. Con la necessità di rimpiazzare questa triste perdita, Juan poté realizzare il suo sogno ed il papa Urbano VIII non esitò a nominarlo missionario apostolico ed a conferirgli poteri speciali. Giunto sul luogo iniziò dunque con due compagni ad occuparsi degli schiavi cristiani.
Le autorità locali intimarono loro di lasciare il paese, ma i tre francescani non demorsero e proseguirono nella loro attività. Furono allora arrestati presso Marrakech, imprigionati e destinati alla frantumazione del salnitro, minerale per la fabbricazione della polvere da sparo. Condotti dal sultano, non esitarono a professare la loro fede cristiana e vennero perciò flagellati e rigettati in prigione.
In un successivo interrogatorio pubblico, ignorando la presenza del sultano Juan rivolse le sue attenzioni ad alcuni apostati presenti. Mulay al Walid lo colpì allora scaraventandolo a terra, fu trafitto da due frecce ed arso vivo. Travolto dalle fiamme, perseverò nell'esortare i carnefici alla sequela di Cristo, ma uno di loro si spazientì fracassandogli la testa con una pietra.
Il pontefice Benedetto XIII beatificò Juan de Prado il 24 maggio 1728, riconoscendone ufficialmente il martirio “in odium fidei”. Il nuovo Martyrologium Romanum lo ricorda così al 24 maggio: “In Marocco, ricordo del Beato Giovanni di Prado, presbitero dell'Ordine dei Frati Minori e martire, che, mandato in Africa a prestare assistenza spirituale ai cristiani costretti in schiavitù nei regni degli infedeli, testimoniò coraggiosamente la sua fede di fronte al despota Mulay al Walid, per ordine del quale venne quindi bruciato vivo, consumando così il suo martirio”.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni di Prado, pregate per noi.


*Beato Luigi (Ludovico) Zeffirino Moreau - Vescovo (24 maggio)
Becancour (Québec), 1 aprile 1824 – Saint-Hyacinthe (Canada), 24 maggio 1901
Martirologio Romano:
Nella città di Saint-Hyacinthe in Canada, Beato Ludovico Zefirino Moreau, vescovo, che nelle sue molteplici iniziative pastorali, esortava sempre se stesso ad essere in piena sintonia con la Chiesa.
Quinto dei tredici figli di Luigi Moreau e Margarita Champoux, nacque il 1° aprile 1824 a Bécancour (Québec) in Canada; i suoi genitori erano poveri agricoltori ma dotati di una fede molto salda, dei suoi fratelli due divennero sacerdoti e due suore.
Era un bambino gracile, ma dotato di una viva intelligenza, superiore alla media, ma la sua povertà gl’impediva di intraprendere degli studi.
Il suo parroco l’abate Dion, vide in lui i segni della vocazione religiosa e con l’aiuto del maestro di scuola, prese ad aiutarlo su questa strada.
Gli fecero iniziare lo studio del latino nella scuola del villaggio, che il giovane Luigi Zeffirino Moreau frequentò per tre anni, incoraggiato dai genitori analfabeti, ma ferventi cristiani. E nel 1839 poté entrare nel Seminario di Nicolet per proseguire gli studi; il suo profitto da studente fu tale, che nel 1844 ammalatosi un professore titolare di filosofia, i suoi superiori gli chiesero di sostituirlo.
Nello stesso anno, completati gli studi in filosofia, passò al Seminario di Québec dove ricevette la tonsura e l’abito talare; nell’autunno del 1844 incominciò l’insegnamento e allo stesso tempo lo studio della teologia.
Lo stress derivategli dal doppio lavoro, gli procurò un esaurimento di energie, non era mai stato un campione di salute, per cui nel novembre 1845 fu costretto ad un assoluto riposo; si ritirò presso il suo parroco di Bécancour, il quale continuò ad insegnargli la teologia con un ritmo meno intenso.
Ma quasi un anno dopo, nel settembre 1846, il vescovo di Québec mons. Signay, espresse i suoi dubbi sul suo futuro sacerdotale, compromesso dalla cagionevole salute e gli chiese di deporre l’abito.
Il suo parroco e i maestri di Nicolet, non condividendo ciò, lo mandarono a Montréal, dove il vescovo Ignace Bourget e il suo coadiutore, mons. Jean-Charles Prince lo accolsero favorevolmente nel loro Seminario.
Dopo aver ricevuto gli Ordini Minori, il 19 dicembre 1846 venne ordinato sacerdote; per le sue precarie condizioni di salute, il vescovo preferì tenerlo impegnato nell’ambito del Vescovado, con
vari incarichi e anche come cappellano della cattedrale.
Nel 1852 la diocesi di Montréal venne divisa e l’8 dicembre nacque la nuova diocesi di Saint-Hyacinthe e il vescovo ausiliare di Montréal mons. Prince, ne divenne il primo vescovo; il quale portò con sé padre Luigi Zeffirino Moreau, che dopo averlo guidato negli ultimi periodi di formazione e ordinato sacerdote, era divenuto in sei anni il suo collaboratore stimato; e come Cancelliere (segretario) lo volle anche a Saint-Hyacinthe.
Lavorò con sollecitudine senza prendere mai vacanze, sia con mons. Prince (1852-1860), sia con gli altri vescovi successivi, che lo vollero sempre come segretario, mons. Giuseppe La Rocque (1860-1865) e Carlo La Rocque (1865-1875), fu anche Vicario Generale.
Collaborò con umiltà con questi tre vescovi, tanto diversi per carattere e metodi, questa virtù caratterizzò tutta la sua vita. Come parroco della Cattedrale, si occupò oltre che dei bisogni spirituali, anche di quelli materiali e sociali dei suoi fedeli; nel 1874 fondò l’”Unione di San Giuseppe”, che fu la prima Associazione laica di mutua assistenza in Canada per aiutare i lavoratori; che seguirà poi in tutto il suo episcopato.
Alla morte del vescovo Carlo La Rocque, fu naturale e nessuno si stupì, che il Vicario Luigi Zeffirino Moreau, venisse nominato suo successore il 19 novembre 1875. La consacrazione episcopale avvenne il 16 gennaio 1876 e il nuovo vescovo non deluse le speranze e le aspettative della diocesi; sempre docile ed umile veniva chiamato dalla gente “il buon mons. Moreau”; le cure maggiori furono per il suo clero, che desiderava fosse santo, operò regolari visite pastorali, fece costruire la cattedrale, formò il Capitolo Metropolitano.
Riunì vari sinodi diocesani, amava circondarsi di consiglieri saggi ed esperti, dialogava con i sacerdoti, consolidò e sviluppò nella diocesi le comunità religiose, specialmente le “Adoratrici del Preziosissimo Sangue”.
Fondò nel 1877 con Elisabetta Bergeron le “Suore di S. Giuseppe” come Istituto contemplativo, dedito nello stesso tempo all’istruzione dei poveri nelle campagne.
Due anni dopo, madre Elisabetta Bergeron, gli fece presente che non sapendo scrivere, non era adatta alla carica di Superiora e il vescovo Moreau accettò di sostituirla, lasciandola però come Vicaria. Favorì l’insediamento nella diocesi dei Fratelli Maristi e i Padri Domenicani; autorizzò la fondazione delle “Suore di Santa Marta” ad opera del sacerdote diocesano Remi Omelette.
Instaurò in tutte le parrocchie, le attività dell’Unione di San Giuseppe e delle Associazioni agricole. L’attenzione che dimostrò verso i singoli individui è comprovato dalla voluminosa corrispondenza che comprende più di diciottomila lettere.
Anche la cultura fu al centro della sua opera, combatté ostinatamente per la fondazione di una succursale dell’Università Laval di Québec a Montréal, e inviando molti sacerdoti della diocesi a specializzarsi a Roma.
I suoi ultimi anni, degli oltre 25 di episcopato, si caratterizzarono per la tristezza delle infermità fisiche, che si aggravarono sempre più, anche se il suo senso di responsabilità non venne mai meno.
Il 24 maggio 1901, mons. Moreau ricevette l’unzione degli infermi e il Viatico e verso le 17 si spense santamente; nonostante la cagionevole salute sin dall’infanzia, era vissuto 77 anni.
Fu tumulato nella cattedrale di Saint-Hyacinthe e il 21 giugno 1952 fu emesso il decreto per l’inizio della Causa per la beatificazione. Il 10 maggio 1987, il vescovo Luigi Zeffirino Moreau è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Zeffirino Moreau, pregate per noi.


*San Manahen di Antiochia - Dottore e Profeta (24 maggio)
I secolo
Martirologio Romano:
Commemorazione di San Mánaen, che, fratello di latte di Erode tetrarca, fu dottore e profeta della Chiesa che era ad Antiochia sotto la grazia del Nuovo Testamento.
Seppur personaggio storicamente certo, a San Manahen non fu attribuito alcun culto in nessun martirologio occidentale o orientale prima di Adone ed Usuardo.
Manahen è menzionato esclusivamente dall’evangelista Luca: “Vi erano nella Chiesa di Antiochia profeti e dottori, tra i quali Barnaba, Simone detto il nero, Lucio di Cirene, Manahen fratello di latte di Erode tetrarca e Saulo”.
San Luca ci riferisce dunque come Manahen fosse uno dei massimi esponenti della primitiva comunità cristiana di Antiochia e ci tramanda un piccolo particolare circa la comune infanzia con Erode, colui che fece decapitare il Battista.
Forse tale cenno è volto a sottolineare come due persone, sebbene nutrite dallo stesso latte, in età adulta si caratterizzarono in modo assai differente.
Nei martirologi da loro compilati, Adone ed Usuardo sostenettero che il Santo avrebbe concluso presso Antiochia la sua esistenza terrena, ma a noi non è dato sapere a quale fonte i due autori abbiano attinto tale notizia, nonché con quale criterio abbiano stabilito la data della festa del Santo.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Manahen di Antiochia, pregate per noi.


*San Rogaziano - Martire a Nantes (24 maggio)
m. 304 circa
Donaziano e Rogaziano erano fratelli che abitavano a Nantes, ma solo Donaziano aveva ricevuto il Battesimo e predicava la fede cattolica.
Nel tempo di una persecuzione la cui data è ancora soggetta a discussione (sotto Diocleziano o sotto Decio) Donaziano, ancora adolescente, fu arrestato e gettato in prigione.
Il legato tentò di condurre Rogaziano al culto degli idoli, ma, non essendovi riuscito, lo fece gettare nella stessa prigione.
Desideroso del Battesimo, egli pensò che un bacio di suo fratello lo avrebbe sostituito.
Tutti e due furono torturati qualche tempo dopo e uccisi.
Dopo l'editto del 313 i corpi dei due martiri furono collocati in una chiesa più volte ricostruita, che ha il titolo di basilica minore dal 1889 e fu affidata ai monaci di San Martino di Tours.
La data della festa ha subito uno spostamento dopo la Rivoluzione.
Tutte le diocesi della Bretagna e anche gli altri paesi evangelizzati dai Bretoni, come il Canada, hanno luoghi di culto dedicati ai «fanciulli nantesi». (Avvenire)
Martirologio Romano: A Nantes nella Gallia lugdunense, in Francia, Santi fratelli Donaziano e Rogaziano, martiri, dei quali, secondo la tradizione, il primo aveva ricevuto il battesimo, mentre l’altro era ancora catecumeno; giunti alla prova estrema, Donaziano, baciando il fratello, pregò Dio di concedere a colui che non era stato immerso nel sacro fonte battesimale di poter essere asperso dal suo stesso sangue versato.
Santi Donaziano  e Rogaziano, martiri a Nantes
Ci sono noti tramite una passio del sec. V, redatta circa, un secolo dopo i fatti che vi sono
riferiti. Questa passio ha ripreso elementi tradizionali conservatisi nella pratica di un pellegrinaggio alla tomba dei martiri.
Così, secondo il Duchesne stesso, il nucleo appare del tutto autentico. Donaziano e Rogaziano erano fratelli che abitavano a Nantes, ma solo Donaziano aveva ricevuto il Battesimo e predicava la fede cattolica.
Nel tempo di una persecuzione la cui data è ancora soggetta a discussione (sotto Diocleziano o sotto Decio?) Donaziano, ancora adolescente, fu arrestato e gettato in prigione.
Il legato tentò di condurre Rogaziano al culto degli idoli, ma, non essendovi riuscito, lo fece gettare nella stessa prigione.
Pieno di desiderio del Battesimo, egli pensò che un bacio di suo fratello ne avrebbe fatto le veci.
Tutti e due furono torturati qualche tempo dopo e uccisi. Dopo l'editto del 313 i corpi dei due martiri furono collocati in una chiesa più volte ricostruita, che ha il titolo di basilica minore dal 1889 e fu affidata ai monaci di S. Martino di Tours: fu senza dubbio uno di loro che compilò la passio. Poi si successero i monaci di San Benedetto sulla Loira, di San Medardo di Soissons nel sec. VIII, di Déols nell'XI.
La custodia fu assicurata finalmente dal clero diocesano, specialmente da un collegio di canonici, che nel sec. XIX, su consiglio di don Guéranger, riprese la regola di San Benedetto.
La festa solenne dei due martiri è celebrata a Nantes la quarta domenica dopo Pasqua e le loro reliquie vengono portate in processione.
Prima della Rivoluzione si celebrava il 24 maggio, data in cui Donaziano ed Rogaziano figurano nel Martirologio Geronimiano e nel Romano, ed era di precetto.
La festa della traslazione delle reliquie è al 21 ottobre.
Tutte le diocesi della Bretagna e anche gli altri paesi evangelizzati dai Bretoni, come il Canada, hanno luoghi di culto dedicati ai "fanciulli nantesi".
(Autore: Gérard Mathon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Rogaziano, pregate per noi.


*San Servolo (Servulo) - Martire (24 maggio)
Martirologio Romano: A Trieste, San Sérvulo, Martire.
Zoello, Servolo, Felice, Silvano e Diocle, Santi, Martiri.

Il Martirologio Romano riporta codesti martiri il 24 maggio in Istria. Il latercolo proviene dai martirologi storici di Floro e di Usuardo, che hanno accettato la lezione in Histria del cod. Epternacensis del Geronimiano, la quale è cattiva lettura dell'originale in Syria. Perciò i martiri vanno ascritti alla Siria, come risulta evidente per lo stesso giorno (24 maggio) dal Martirologio Siriaco.
Tuttavia nel 1698 lo storico triestino Della Croce identificava senz'altro Zoello con l'omonimo sacerdote aquileiese della passio del Martire San Crisogono, che avrebbe profetizzato il martirio alle Ss. Agape, Chionia e Irene, passando in seguito in Istria dove sarebbe morto. Ma già nel 1613 il Ferrari lo aveva distinto, quale confessore, venerato ad Aquileia il 27 dicembre. Nel Kalendarium venetum della fine del sec. XI è riportato il 24 maggio Servuli mart., senza indicazione topografica. Soltanto il Galesini lo collocò nello stesso giorno a Trieste, dove in pratica prima del 1150 al massimo si venerava un Servulus, che tutt'al più potrebbe costituire una variante del Servilius del Geronimiano, come già aveva supposto il Ferrari.
Le passiones latina e volgare redatte dopo il 1330 ne costruiscono la vita, prendendo l'avvio dall'inno liturgico del Breviario aquileiese del 1318-1330. Secondo questi testi il santo usci dodicenne dall'eremo collocato a Dorligo della Valle presso Trieste e dopo alcuni prodigi, si presentò innanzi al preside romano nel 283 subendo la decapitazione il 24 maggio.
Soltanto nel De Natalibus esiste la variante della caldaia di olio bollente dove fu immerso, accolta dal Galesini che lo fa morire per strangolamento.
La più antica prova di culto è data dal mosaico absidale nella cattedrale di S. Giusto: il santo con scritta denominativa è in talare azzurra, con destra benedicente al petto e la crocetta bizantina di martire nella sinistra, lavoro di maestranze lagunari degli ultimi decenni del sec. XIII. Di poco posteriore è il rilievo entro un'arcatella cieca dell'abside.
Paolo Veneziano lo effigiò quasi sicuramente tra ii 1328 e il 1330 nel polittico di S. Cipriano ora al museo civico di Trieste, dove risulta per la prima volta con il drago ai piedi (evidente derivazione dell'inno liturgico citato).
Il modulo del mosaico riaffiora nei capilettere miniati della passio Scaramangà (1450 ca.); è acquarellato nella passio ms. del 1613.
Nella chiesa di S. Apollinare in Trieste Servolo è presente in un medaglione nella navata centrale, lavoro del Randi (1870 ca.), con l'episodio del drago, che è dato pure nella incisione dell'edizione veneziana della Vita del 1811. Del neoclassico Bosa è pure la sua statua nella facciata di S. Antonio Nuovo di Trieste; del pittore Vostri sono le storie della vita eseguite nel suo altare in S. Giusto nel 1935. A Venezia l'immagine del santo si trova sulla facciata di un palazzo nei mercati di Rialto.
Nell'apertura dell'arca dell'altare a lui dedicato in San Giusto nel 1826, fu trovato uno scheletro (meno il braccio destro), considerato del santo, avvolto in un lenzuolo di seta, con monete di corredo devozionale datate tra il 1268 e il 1288. Successive ricognizioni si ebbero nel 1929 e 1934: in quest'anno i resti furono collocati in un'urna di cristallo nella cappella a lui dedicata in San Giusto. Una reliquia è pure in reliquiario d'argento cinquecentesco nel tesoro della cattedrale; un'altra era a Venezia nel 1749.
In Trieste una chiesa era dedicata al santo sin dal sec. XIV, soppressa nel 1786 e poi riaperta fino al 1842, anno di demolizione, lasciando traccia in un toponimo viario attuale.
Nel 1698 il Della Croce attesta una chiesa ipogea presso Trieste a tre navate con altare del santo e acque salutari che si disseccavano se profanate: resta solo l'altare. Ora Servolo è patrono della parrocchia di Buie (in territorio iugoslavo) con festa il 16 maggio; l'agiotoponimo dell'isola veneziana ricordato nell'819 forse allude al Servolo romano.
A Trieste la festa di Servolo è il 24 maggio; nel 1550 circa, il Podestà col Consiglio locale si recava in questo giorno in processione al suo altare per omaggio di cere. Avveniva poi la gara popolare di tiro con balestra in Piazza Maggiore. Al vincitore erano donate due balestre nuove.

(Autore: Antonio Niero – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Servolo, pregate per noi.


*San Simeone Stilita il Giovane - Anacoreta (24 maggio)
Antiochia, Siria, 521 circa – Siria, 592
Il Martyrologium Romanum commemora in data odierna San Simone Stilita, sacerdote e anacoreta in Siria, detto “il Giovane” per distinguerlo dal santo omonimo vissuto un secolo prima.
Visse sopra una colonna conversando con Cristo e gli angeli, dotato di poteri straordinari sui demoni e le forze delle natura.
Etimologia: Simeone = Dio ha esaudito, dall'ebraico
Martirologio Romano: Sul monte Mirabile in Siria, San Simeone Stilita il Giovane, sacerdote e anacoreta, che visse su di una colonna in conversazione con Cristo, scrisse vari trattati di ascesi e fu dotato di grandi carismi.
Le Chiese Orientali venerano un buon numero di santi stiliti, categoria pressoché inesistente nella Chiesa latina. Il primo e più famoso fu indubbiamente San Simeone Stilita l’Anziano (spesso confuso con San Simeone di Egee), seguito poi da San Daniele lo Stilita.
Il Santo festeggiato in data odierna è invece Simeone Stilita il Giovane, che nacque ad Antiochia attorno al 521 e, come suggerisce il suo stesso nome, visse sopra una colonna per ben
quarantacinque anni. Assai numerose sono le esagerazioni riscontrabili negli scritti di alcuni agiografi orientali sul conto di Simeone, soprattutto nelle descrizioni delle pratiche di austerità, tanto da rendere difficile l’accettare come veritiere parecchie informazioni da loro trasmesse. Pare comunque attendibile che Simeone possa aver scelto all’età di circa vent’anni questa straordinaria condizione di vita eremitica.
A trentatrè anni ricevette l’ordinazione presbiterale e, per imporgli le mani, il vescovo dovette munirsi di una scala per raggiungere la sommità della colonna. Le folle accorrevano dal santo stilita per ottenere da lui consigli o per implorare guarigioni miracolose. Occasionalmente pare possedesse inoltre il dono della conoscenza dei segreti del cuore, nonché della profezia. Numerosi erano dunque i discepoli che si raccoglievano intorno a lui.
Tra gli scritti che gli sono attribuiti, se ne segnalano uno in cui sollecitò l’imperatore a punire i samaritani, rei di aver attaccato i cristiani, ed un altro, citato da San Giovanni Damasceno, in cui condannò esplicitamente l’iconoclastia. Il santo stilita era vegetariano. Similmente ad altri seguaci di questo particolare stile di vita, si trasferì più volte su nuove colonne, in diverse città, con l’approvazione dei vescovi locali.
I contemporanei, pur contestando il loro modo di vita, non potevano non riconoscerne il potere di operare il bene, la loro umiltà, la loro carità, la capacità di convertire gli uomini ed i periodici intervento in favore del bene comune.
Simeone morì in Siria nel 592 ed è commemorato in data odierna, 24 maggio, tanto dal Martyrologium Romanum, quanto dai calendari delle varie Chiese orientali. Il suddetto martirologio cattolico asserisce che il santo, vivendo sulla colonna, abbia conversato con Cristo e con gli angeli, nonché sia stato dotato di poteri straordinari sui demoni e sulle forze delle natura.
L’iconografia cristiana, in particolar modo orientale, è solita raffigurare questa categoria di santi, come è facile immaginare, sopra alle colonne ove risedettero per buona parte della loro vita. Queste icone sono ancora talvolta riscontrabili in alcune case, ove sono state collocate al fine di garantire ai visitatori la potente protezione di un qualche santo dell’antichità. Per quanto il loro modo di vivere potesse sovente dare l’impressione di rasentare la pazzia, gli stiliti costituirono una testimonianza concreta della necessità di preghiera e penitenza nella loro epoca, contraddistinta da dissolutezza e lussuria.
Molte persone si interrogarono sulla singolarità della loro scelta di vita e ciò le aiutò perlomeno a correggere taluni aspetti del loro quotidiano.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Simeone Stilita il Giovane, pregate per noi.


*Beato Tommaso Vasiere - Mercedario (24 maggio)
Di origine francese, il Beato Tommaso Vasiere, religioso del convento mercedario di Santa Maria in Tolosa, si distinse per la sua ardente pietà.
Partito come redentore per l’Africa, predicò con lodevole zelo e viva fede liberando 114 schiavi da una dura prigionia.
Ritornato in patria morì nel suo convento in odore di santità.
L’Ordine lo festeggia il 24 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Tommaso Vasiere, pregate per noi.


*Santi Trentotto Martiri di Filippopoli (o di Plovdiv) (24 maggio)
Filippopoli, Tracia, † 304 ca.
Martirologio Romano:
Commemorazione di trentotto Santi martiri, che si ritiene siano stati decapitati a Filippopoli in Tracia, oggi Plovdiv nell’odierna Bulgaria, al tempo di Diocleziano e Massimiano.
La recente edizione del ‘Martirologio Romano’, ha evidentemente accomunate varie celebrazioni di alcuni gruppi di martiri uccisi a Filippopoli in Tracia, ponendoli tutti al 24 maggio.
Non si spiega altrimenti come i Santi Martiri di Filippopoli, nello stesso ‘Martirologio Romano’ di precedenti edizioni e la stessa autorevole ‘Bibliotheca Sanctorum’ riportano il numero dei suddetti martiri in 38, con celebrazione al 20 agosto e adesso invece sono diventati 308 con data diversa.
Data la precisione dei compilatori vaticani, è da escludere che si tratti di un errore di scrittura, cioè da 38 a 308. Per dare una risposta a chi chiedeva notizie su un singolo martire del gruppo, come San Gaio, prendiamo le notizie più ampie della ‘Bibliotheca Sanctorum’ e quindi i 38 nomi tutti riportati, tenendo presente che il ‘Martyrologium Romanum’ ultima edizione, non cita i nomi di tutti i 308, ma si limita a citare il gruppo con due righi; ad ogni modo lasciamo il 24 maggio come nuova data di celebrazione.
La fonte delle scarne notizie su questi martiri, sia che siano 38, peggio se sono 308, provengono dai Sinassari bizantini e in particolare dal “Synax Costantinop.” accomunati nelle narrazioni a volte con i santi martiri Severo e Memnone.
Essi subirono il martirio nel 304 ca. al tempo degli imperatori Diocleziano (243-313) e Massimiano (250-310), a Filippopoli in Tracia e il loro giudice fu il proconsole Apelliano.
Per il tipo di martirio, anche qui vi sono due versioni, una dice che furono gettati con le mani e piedi legati in una fornace ardente; l’altra più accreditata, dice che furono decapitati; ciò ci conferma che di questo numeroso gruppo di martiri, uccisi per la fedeltà a Cristo nella lontana provincia romana, posta nel sud-est della Penisola Balcanica, non si sa niente di certo.
Rimanendo nel racconto limitato ai 38 martiri, si riportano i loro nomi, che stranamente sono conosciuti; per quanto riguarda la loro vita, si sa solo che essi pur essendo stati tutti martirizzati a Filippopoli, erano invece in parte provenienti anche da Bisanzio.
Quelli di Filippopoli erano: Gaio, Timoteo, Palmato, Mesto, Nicone, Difilo, Domezio, Massimo, Neofito, Vittore, Rino, Saturnino, Epafrodito, Chercas, Zotico, Cronione, Anto, Oro, Zoïlo, Tiranno, Agato, Pastene, Achille, Panterio, Crisanto, Atenodoro, Pantoleone, Teosebe e Genetlio.
Quelli di Bisanzio erano: Orione, Anatilino, Molia, Eudoimone, Silvano, Sabino, Eustazio, Stratone e Bosba.
Non ci sono fonti certe per rintracciare le loro reliquie ed un eventuale culto, ma certamente molti di esse, sono sparse nei templi cristiani di tutta Europa, come conseguenza di quel fenomeno di approvvigionamento di reliquie di martiri, per venerarli con onore nelle proprie chiese, che si ebbe nei secoli successivi.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Trentotto Martiri di Filippopoli, pregate per noi.


*Sant'Uberto di Bretigny - Monaco (24 maggio)
Brétigny (Soissons), † 24 maggio 713
Etimologia:
Uberto = spirito brillante, dal tedesco
Secondo una ‘Vita’ compilata nel secolo XVI dal monaco Piso di Brétigny, Uberto, la cui nascita avvenne per le preghiere di un monaco di Brétigny, visse al tempo dei re di Neustria e di Borgogna, Childerico III (683-711) e Dagoberto III (699-715).
Entrò in questo monastero all’età di dodici anni, conducendo una vita piena di virtù e di prodigi miracolosi; morì il 24 maggio 713.
Le sue reliquie si conservavano nella cosiddetta “Cappella delle Bilance”, situata nell’ala Nord della chiesa abbaziale del monastero di Brétigny (diocesi di Soissons), già esistente prima del VII secolo.
E in questa cappella, che venne poi distrutta, godeva di un culto ed era invocato dai fedeli contro la rabbia.
A causa dell’omonimia con il Santo vescovo Uberto di Maastricht, morto il 30 maggio 727, quindi contemporaneo del Santo monaco di Brétigny, si è creata nel tempo una confusione parziale nella commemorazione, che a ragione dovrebbe essere il 24 maggio, data della sua morte; ma la data del 30 maggio deve essere rimasta, anche perché in un Breviario di Coutance del secolo XV, si ricordava al 30 maggio una traslazione delle reliquie di Sant’Uberto monaco di Brétigny e come si sa, molte volte non si celebra i Santi con il giorno della morte, a volte sconosciuto, ma anche con il giorno della traslazione delle reliquie.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Uberto di Bretigny, pregate per noi.


*San Vincenzo di Lerino - Abate (24 maggio)
sec. V
Si hanno scarse informazioni su di lui. Gallo di nazionalità, entrò già avanti negli anni del monastero di Lérins, fondato da San Onorato.
In questo fiorente centro di cultura e di spiritualità compose il Commonitorium, opuscolo di notevole importanza contro l'eresia, e altri testi cristologici e trinitari. Profondo conoscitore delle Sacre Scritture e dotato di una cultura umanistica, i suoi scritti sono notevoli per vigore ed eleganza stilistica, e per chiarezza e precisione di pensiero.
Il suo Commonitorium ha avuto una straordinaria diffusione dalla Riforma ad oggi. Dibattuto dai cattolici e protestanti, vi si trova condensata la dottrina dei Padri sulle fonti della fede cristiana e i criteri per distinguere la dottrina ortodossa.
Etimologia: Vincenzo = vittorioso, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Nel monastero di Lérins in Provenza, in Francia, San Vincenzo, sacerdote e monaco, insigne per dottrina cristiana e santità di vita e premurosamente dedito al progresso delle anime nella fede.
Dopo che la Chiesa ebbe via libera con l'editto dell'imperatore Costantino e poté uscire allo
scoperto, entrando a far parte di diritto della nuova società che nasceva dalle ceneri del secolare impero romano, molti cristiani avvertivano un più struggente desiderio di "distacco dal mondo", e il richiamo al "deserto", cioè alla quiete della vita contemplativa, si tradusse in varie forme di vita monastica o comunitaria.
San Girolamo visse a lungo in una grotta presso Betlem; Paolino da Nola si spogliò di tutte le ricchezze per vivere in una piccola stanza accanto alla tomba del martire S. Felice.
Molti sceglievano il deserto vero e proprio, come S. Antonio abate; altri mettevano tra sé e la tumultuosa società il mare e si rifugiavano in una isoletta.
Tra i principali rifugi monastici del V secolo fu l'isola di Lerins, o Lerino nel Mediterraneo, davanti a Cannes.
Fondato da S. Onorato, futuro vescovo di Arles, il monastero di Lerino diventò un semenzaio di vescovi, di santi e di scrittori. Ricordiamo Eucherio, che, prima di diventare vescovo di Lione, soggiornò a lungo nell'isoletta, con la moglie e i figli e vi scrisse due libri dal titolo significativo: Elogio della solitudine e Il disprezzo del mondo. Ma il nome più celebre uscito da questa "nutrice di santi" è S. Vincenzo di Lerino.
Non abbiamo molte notizie sulla sua vita. La sua notorietà è legata ad un libretto sulla tradizione della Chiesa, dal titolo Commonitorium, che S. Roberto Bellarmino definì "un libro tutto d'oro".
Si tratta di un manuale di regole di condotta da seguire per vivere integralmente il messaggio evangelico. Non c'erano grandi novità.
Nel 434 (l'anno in cui vide la luce il prezioso libretto), il monaco forniva ai teologi futuri il famoso canone dell'ortodossia, cioè il metro per giudicare la bontà di una affermazione teologica: "Quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est": atteniamoci, cioè, a ciò che è stato creduto ovunque, sempre e da tutti. San Vincenzo auspica tuttavia un progresso: "É necessario che crescano e che vigorosissimamente progrediscano la comprensione, la scienza e la sapienza da parte sia dei singoli che di tutti, sia di un solo uomo che di tutta la Chiesa, via via che passano le età e i secoli".
Vissuto negli anni della lotta della Chiesa contro l'eresia pelagiana, Vincenzo di Lerino, nato nella Francia settentrionale, forse nel Belgio, e approdato definitivamente a Lerino, nella cui pace morì verso il 450, con i suoi scritti fornì un'arma molto efficace contro "le frodi e i lacci degli eretici".
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vincenzo di Lerino, pregate per noi.  


*San Zoello - Martire (24 maggio)
sec. II/III
Martirologio Romano:
A Listra in Licaonia, nell’odierna Turchia, San Zoello, Martire.
Zoello, Servolo, Felice, Silvano e Diocle, santi, martiri.

Il Martirologio Romano riporta codesti martiri il 24 maggio in Istria. Il latercolo proviene dai martirologi storici di Floro e di Usuardo, che hanno accettato la lezione in Histria del cod. Epternacensis del Geronimiano, la quale è cattiva lettura dell'originale in Syria. Perciò i martiri vanno ascritti alla Siria, come risulta evidente per lo stesso giorno (24 maggio) dal Martirologio Siriaco.
Tuttavia nel 1698 lo storico triestino Della Croce identificava senz'altro Zoello con l'omonimo sacerdote aquileiese della passio del martire s. Crisogono, che avrebbe profetizzato il martirio alle Ss. Agape, Chionia e Irene, passando in seguito in Istria dove sarebbe morto. Ma già nel 1613 il Ferrari lo aveva distinto, quale confessore, venerato ad Aquileia il 27 dicembre. Nel Kalendarium venetum della fine del sec. XI è riportato il 24 maggio Servuli mart., senza indicazione topografica. Soltanto il Galesini lo collocò nello stesso giorno a Trieste, dove in pratica prima del 1150 al massimo si venerava un Servulus, che tutt'al più potrebbe costituire una variante del Servilius del Geronimiano, come già aveva supposto il Ferrari.
Le passiones latina e volgare redatte dopo il 1330 ne costruiscono la vita, prendendo l'avvio dall'inno liturgico del Breviario aquileiese del 1318-1330. Secondo questi testi il santo usci dodicenne dall'eremo collocato a Dorligo della Valle presso Trieste e dopo alcuni prodigi, si presentò innanzi al preside romano nel 283 subendo la decapitazione il 24 maggio.
Soltanto nel De Natalibus esiste la variante della caldaia di olio bollente dove fu immerso, accolta dal Galesini che lo fa morire per strangolamento.
La più antica prova di culto è data dal mosaico absidale nella cattedrale di S. Giusto: il santo con scritta denominativa è in talare azzurra, con destra benedicente al petto e la crocetta bizantina di martire nella sinistra, lavoro di maestranze lagunari degli ultimi decenni del sec. XIII. Di poco posteriore è il rilievo entro un'arcatella cieca dell'abside.
Paolo Veneziano lo effigiò quasi sicuramente tra ii 1328 e il 1330 nel polittico di S. Cipriano ora al museo civico di Trieste, dove risulta per la prima volta con il drago ai piedi (evidente derivazione dell'inno liturgico citato).
Il modulo del mosaico riaffiora nei capilettere miniati della passio Scaramangà (1450 ca.); è acquarellato nella passio ms. del 1613.
Nella chiesa di Sant’Apollinare in Trieste Servolo è presente in un medaglione nella navata centrale, lavoro del Randi (1870 ca.), con l'episodio del drago, che è dato pure nella incisione dell'edizione veneziana della Vita del 1811. Del neoclassico Bosa è pure la sua statua nella facciata di S. Antonio Nuovo di Trieste; del pittore Vostri sono le storie della vita eseguite nel suo altare in San Giusto nel 1935.
A Venezia l'immagine del santo si trova sulla facciata di un palazzo nei mercati di Rialto.
Nell'apertura dell'arca dell'altare a lui dedicato in San Giusto nel 1826, fu trovato uno scheletro (meno il braccio destro), considerato del santo, avvolto in un lenzuolo di seta, con monete di corredo devozionale datate tra il 1268 e il 1288. Successive ricognizioni si ebbero nel 1929 e 1934: in quest'anno i resti furono collocati in un'urna di cristallo nella cappella a lui dedicata in S. Giusto. Una reliquia è pure in reliquiario d'argento cinquecentesco nel tesoro della cattedrale; un'altra era a Venezia nel 1749.
In Trieste una chiesa era dedicata al Santo sin dal sec. XIV, soppressa nel 1786 e poi riaperta fino al 1842, anno di demolizione, lasciando traccia in un toponimo viario attuale.
Nel 1698 il Della Croce attesta una chiesa ipogea presso Trieste a tre navate con altare del santo e acque salutari che si disseccavano se profanate: resta solo l'altare.
Ora Servolo è patrono della parrocchia di Buie (in territorio iugoslavo) con festa il 16 maggio; l'agiotoponimo dell'isola veneziana ricordato nell'819 forse allude al Servolo romano.
A Trieste la festa di Servolo è il 24 maggio; nel 1550 circa, il Podestà col Consiglio locale si recava in questo giorno in processione al suo altare per omaggio di cere. Avveniva poi la gara popolare di tiro con balestra in Piazza Maggiore. Al vincitore erano donate due balestre nuove.

(Autore: Antonio Niero – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Zoello, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (24 Maggio)
*Santa Giovanna Antida Thouret - Vergine
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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