Santi del 24 Novembre - Istituto Aveta

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Santi del 24 Novembre

Il mio Santo > I Santi di Novembre

*Sant'Alberto di Lovanio - Vescovo e Martire (24 novembre)
Martirologio Romano:
A Reims in Francia, passione di Sant’Alberto di Louvain, vescovo di Liegi e martire, che fu costretto all’esilio per aver difeso la libertà della Chiesa e fu ucciso nello stesso anno in cui era stato ordinato.
Molte fonti, di tendenze opposte, ma che manifestano un accordo rimarchevole sugli avvenimenti principali, ci ragguagliano su Sant'Alberto. La principale, la Vita Alberti, conservata solamente nel ms. 723-727 della Biblioteca reale del Belgio a Bruxelles, fu composta da un anonimo che venne abbondantemente documentato dall'abate di Lobbes, Wéres (m.1209), amico molto intimo di Alberto di Lovanio (l'opinione di G. Kurth, che attribuisce la Vita Alberti all'arcidiacono Hervard di Liegi, non ha incontrato punto credito).

Scritta durante il 1194 o all'inizio del 1195, la Vita contiene qualche raro errore - a dire il vero delle inezie (ai capi 3 e 5) - e qualche omissione che sembra dovuta a una certa parzialità: poiché, nonostante le sue grandi qualità, la Vita Alberti è un panegirico. Una seconda fonte è il Chronicon Hannoniense di Gisleberto di Mons terminato nel 1196; una terza - alcune righe - è la cronaca analitica di Lamberto il Piccolo (m.1194), monaco di San Giacomo di Liegi; una quarta, la continuazione di Anchin della Cronaca di Sigeberto di Gembloux (sul valore di questa documentazione vedere lo studio acuto di È. de Moreau).
Fratello minore di Enrico I, duca di Brabante, Alberto fu destinato da suo padre, Gedefredo III, allo stato ecclesiastico. Essendo morto nella terza Crociata Raoul (Rodolfo) di Zabringen, vescovo di Liegi, i canonici, sotto il patronato del duca, elessero Alberto per sostituire il vescovo deceduto; era l'8 settembre 1191 e Alberto aveva circa venticinque anni. Il conte di Hainaut e di Fiandra aveva appoggiato la candidatura di Alberto di Rethel. Così si trovarono in conflitto i due principali sovrani dei Paesi Bassi.
L'imperatore Enrico VI, che doveva confermare l'elezione e conferire l'investitura al novello vescovo, diede, contro ogni diritto, il vescovato a un terzo candidato, Lotario di Hochstade. Malgrado tutto, Alberto si fece consacrare a Reims, ma fu costretto a restare in questa città, non permettendo l'imperatore di stabilirsi nel principato di Liegi. Poco dopo il suo arrivo a Reims, alcuni malfattori alemanni lo raggiunsero, ne guadagnarono la fiducia e lo assassinarono il 24 novembre 1192. Una parte della responsabilità di questo crimine pesa sull'imperatore.
Fu neessario attendere il principio del sec. XVII per ottenere il riconoscimento del culto di sant'Alberto: alla domanda dell'arciduca Alberto, Paolo V il 9 agosto 1613 permise di celebrare la sua festa, a Bruxelles e a Reims, il 21 novembre (per errore essendo stato iscritto il santo a questa data nel Martirologio piuttosto che al 24 dello stesso mese); l'arciduca Alberto ottenne pure di far trasferire a Bruxelles quelle che si credeva fossero le sue ossa e le fece deporre presso i Carmelitani.
Da questo prezioso deposito furono separate alcune reliquie, nel 1892, in favore delle chiese di Lovanio, Malines e Liegi e, nel 1905, in favore dell'abbazia di Mont-Césa a Lovanio. Nel 1919, in seguito ai restauri della cattedrale di Reims sinistrata, si apprese che nel sec. XVII ci si era ingannati: le ossa di Sant'Alberto giacevano sempre a Reims e i particolari della Vita Alberti lo provavano pienamente.
Si procedette a uno scambio, cosicché attualmente il corpo di Sant'Alberto riposa nel Belgio, dove, soprattutto dal 1914, è venerato come patrono.
(Autore: Albert d'Haenens – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alberto di Lovanio, pregate per noi.


*Beato Balsamo di Cava - Abate (24 novembre)
Sec. XIII
Martirologio Romano:
Nel monastero di Cava de’ Tirreni in Campania, Beato Balsamo, abate, che tra i torbidi e i conflitti del suo tempo svolse il suo ministero con saggezza e prudenza.

La storia dell'antica, celebre e, un tempo, Potentissima abbazia della Trinità, a Cava, presso Salerno, fondata subito dopo il Mille, e la storia dei suoi Abati, costituiscono, per gli studiosi, un terreno quanto mai fertile e appetibile. Ciò è dovuto soprattutto alla ricchezza e alla perfetta conservazione dell'archivio cavense, le cui "arche " custodiscono la ricchissima documentazione di quasi mille anni di storia.
Monsignor Alfonso Farina, studioso della storia e delle glorie del Cilento, ci informa per esempio che le fonti originali riguardanti il solo Beato Simeone sono costituite da oltre quattrocento pergamene, che costituiscono dunque un corredo storico, a dir poco, imponente!
Anche il Beato Balsamo fu Abate di quei monastero che può vantare una serie impressionante di uomini eccezionali succedutisi alla sua guida nel corso di più secoli.
Quando si dice che l'abbazia di Cava ebbe grande importanza nei secoli del Medioevo, non si
pensi che questa situazione di privilegio fosse un dono gratuito dei cielo: era il risultato delle capacità e della santità degli uomini che la componevano e la guidavano, così come le fortune di un paese dipendono in gran parte dai meriti dei propri abitanti e soprattutto dei governanti.
Il Beato Balsamo fu, tra gli illustri Abati di Cava, uno dei più illustri. Resse con saggezza il monastero per ventiquattro anni, dal 1208 al 1232, anno della sua morte.
Era un uomo di lettere, che seppe conquistarsi la stima dei Pontefici, e ciò era relativamente facile per un monaco spirituale e devoto, e anche quella di un personaggio di assai più difficile contentatura, e cioè il grande imperatore Federico Il, il "chierico magno", il "martello del mondo", e anche uno dei più lucidi oppositori del Papato.
Proprio per simpatia per il letterato Abate Balsamo, Federico II, anch'egli poeta e letterato, favorì quanto più poté il monastero di Cava.
Gli storici debbono ammettere che questi favori furono dettati, più che da calcolo politico, come di solito succede per i potenti, da vera e propria simpatia personale. Tra l'altro, l'Abate Balsamo venne nominat" giustiziere a vita", con licenza di condannare a morte nei territori di proprietà dell'abbazia, che costituivano un vero e proprio Principato.
Non crediamo che l'Abate Balsamo abbia mai fatto ricorso alla sua prerogativa di "giustiziere", ma approfittò, giustamente, del proprio credito per recuperare i beni che indebitamente erano stati sottratti all'abbazia. Inoltre, il favore imperiale risparmiò a Cava i danni militari sofferti invece, in quegli anni, da Montecassino e da altri centri religiosi. Si deve anche a questo la provvidenziale conservazione del prezioso archivio dell'abbazia cavense.
La storia del Beato Balsamo, il cui culto venne confermato nel 1928, ha una curiosa appendice nei nostri tempi. Presso Milano, anzi, ormai compresa nella zona urbana della "grande Milano", esiste una località chiamata Cinisello Balsamo.
Non sappiamo quale sia l'origine di questo nome, e specialmente della seconda metà: ma evidentemente è possibile stabilire un rapporto, se non altro di devozione, tra il Balsamo di Cinisello e il Beato Balsamo di Cava. Proprio per questo, nel 1931, la località presso Milano ottenne un'importante reliquia dell'antico Abate cilentino, diventato così, per strana attrazione di nomi, patrono della lombarda Cinisello.
(Fonte: Archivio della Parrocchia)
Giaculatoria - Beato Balsamo di Cava, pregate per noi.


*San Chenano di Duleek - Vescovo (24 novembre)

Circa 450 - Duleek, 24 novembre 500 (?)
San Chenano (Kenan) è stato il primo vescovo di Duleek, una diocesi soppressa, che Oggi sopravvive come sede vescovile titolare con il nome di Daimlaig.
Si racconta che L'abbazia di Kells fu fondata nella seconda metà del V secolo proprio da san Chenano.
Battezzato da San Patrizio verso il 450, Chenano divenne suo discepolo e da lui fu creato vescovo di Duleek, nella contea di Meath.
San Chenano costruì la prima cattedrale di pietra a Danberg o Duleek, a Meath, in Irlanda.
Inoltre si tramanda che scrisse una Vita di San Patrizio. Secondo lo storico Holweck, morì intorno il 500, non sappiamo se il 2 o il 24 novembre.
La festa di San Chenano è celebrata nel giorno 24 novembre.

(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Chenano di Duleek, pregate per noi.


*San Colman di Cloyne - Vescovo (24 novembre)

Poeta della corte reale di Cashel, Irlanda, si fece cristiano e fu il primo Vescovo di Cloyne.
Martirologio Romano: A Cloyne in Irlanda, San Colmano, vescovo.
Soprannominato Mitine da Muscrighe Mitine (attuale Muskerry, nel Cork), dove probabilmente nacque nel 522 ca.,
Colmàn era figlio di Lenin, discendente da Mogh Nuadhat, re del Munster. Cresciuto nel paganesimo, fu avviato alla professione di bardo, che esercitò presso la corte dei re del Cashel sino
all'età di quarantott'anni, allorché abbracciò il Cristianesimo e, contemporaneamente, lo stato ecclesiastico.
Le circostanze della sua conversione alla fede cattolica sono connesse alla venuta di San Brendano di Clonfert nel regno del Cashel (570), dove era stato chiamato per risolvere la questione della successione reale in favore di uno dei due aspiranti, Aodh-dubh (Ugo il Nero) e Aodh-caomh (Ugo il Bello), e al ritrovamento della tomba e delle reliquie di Sant'Ailbeo di Emly, a cui contribuì anche Colmàn, che ricevette per questo il Battesimo dallo stesso san Brendano, il quale aveva sentenziato che le mani che avevano toccato quei sacri resti non potevano assolutamente restare le mani di un pagano.
Divenuto cristiano, Colmàn frequentò la scuola di san Jarlath di Tuam a Clonfois, dopo di che fu inviato a predicare il Vangelo tra le popolazioni pagane del Limerick, nella parte orientale del Munster.
È poco conosciuta, tuttavia, la sua attività posteriore, in cui, comunque, spicca la fondazione del monastero e della chiesa di Clùain Uama (attuale Cloyne, nel Munster), di cui Colmàn è considerato primo vescovo e dove morì nel 604. La festa è celebrata in tutta l'Irlanda il 24 novembre
Buon poeta, Colmàn è autore, tra l'altro, di un poema in onore di San Brendano e di una Vita in versi di San Senano di Iniscarthy, «stylo vetusto et pereleganti patrio sermone» scritta, come dichiara Colgan che ne ha pubblicato l'unico frammento pervenutoci.
(Autore: Niccolò Del Re – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Colman di Cloyne, pregate per noi.


*San Crisogono di Aquileia - Vescovo e Martire (24 novembre)

Crisogono, detto martire dal Martirologio geronimiano, figura anche come vescovo di Aquileia nel relativo catalogo episcopale. Dalla Passio (sec. V) di Sant'Anastasia di Sirmio sappiamo che: "Diocleziano comandò di condurlo al luogo detto Aquas Gradatas e là decapitarlo", qui probabilmente venne sepolto, come documentato da un sarcofago del sec. IV, esistente a San Canzian d’Isonzo con la dedica: ‘Beatissimo Matyre Chrysogono’.
La sua venerazione ebbe diffusione universale, avendo ottenuto a Roma un ‘titolo’; il suo nome è incluso anche nel Canone romano della Messa e la sua figura appare in due mosaici ravennati del sec. VI.
Etimologia: Crisogono = nato nell'oro, dall'ebraico
Martirologio Romano: Ad Aquileia in Friuli, commemorazione di san Crisógono, martire, che si venera a Roma nella chiesa titolare che porta il suo nome nell’anniversario della sua dedicazione.
Il nome Crisogono deriva dal greco e significa "nato dall'oro".
Il Santo soldato e prete fu martirizzato ad Aquileia nel IV secolo e sepolto nella stessa cittadina. Sue reliquie sono nella cattedrale di Zara. Le notizie su questo Santo sono talvolta contraddittorie. Così ci parla di lui il M.R. “ Nello stesso giorno il natale di san Crisogono Martire, il quale, dopo aver lungamente sofferto catene e prigionia per la costantissima fede di Cristo, per ordine di
Diocleziano fu condotto ad Aquileia, e finalmente, decapitato e gettato in mare, compì il martirio”. Secondo alcune fonti, Crisogono esercitò in Roma l'ufficio di vicario per due anni; uomo di salda fede cristiana fu arrestato e confinato nella casa di un certo Rufino per ordine di Diocleziano. Anastasia, figlia dell'illustre Pretestato, era sposata con Publio, il quale avversava ferocemente la nuova religione; egli perciò l'aveva segregata in casa sottoponendola a maltrattamenti.
Anastasia di nascosto portava aiuto ai cristiani incarcerati. Tramite una buona vecchia, iniziò una corrispondenza epistolare con Crisogono, ricevendo da lui parole di conforto e incoraggiamento. Dopo la morte di Publio, Anastasia poté godere per breve tempo di una relativa serenità. Intanto Crisogono, che aveva convertito Rufino e la sua famiglia, fu convocato da Diocleziano ad Aquileia. L'imperatore, riconoscendo il valore di Crisogono, gli offrì la prefettura e il consolato, a patto che abiurasse. Ma il Santo rifiutò sdegnosamente e perciò fu decapitato il 24 novembre 303 alle Aquae Gradatae, località attraversata dalla Via Gemina, a circa dodici miglia da Aquileia.
Il suo corpo fu abbandonato sulla riva del mare, nei pressi di una proprietà detta Ad Saltus, dove abitavano tre cristiane di nome Chione, Agape e Irene con il vecchio prete Zoilo. Questi, raccolti il corpo e il capo troncato di Crisogono, diede al martire dignitosa sepoltura in un loculo sotto la sua casa. Secondo altre fonti invece San Crisogono era un aquileiese amico dei fratelli Santi Canzio, Canziano e Canzianilla e fu martirizzato e sepolto alle Aquae Gradatae poco più di un mese prima del loro arrivo ad Aquileia. Secondo altre fonti il Santo era un Vescovo, infatti tra la fine del III e l’inizio del IV secolo vissero 2 vescovi con il nome di Crisogono che diressero la comunità cristiana di Aquileia. Il culto di san Crisogono era molto sentito anche a Roma, dove esisteva in Trastevere un titulus Chrysogoni, documentato fin dal V secolo.
Tuttora però risulta impossibile sapere con certezza se il Crisogono del titulus trasteverino sia da identificare con il martire aquileiese o, invece, con uno romano dello stesso nome, di cui peraltro nulla si sa. Su questo c’è da dire che la chiesa trasteverina di San Crisogono conserva la reliquia di una mano e la calotta cranica (ovviamente di San Crisogono), che, pervenuta qui nel XV secolo, fu asportata una prima volta nel 1846 e restituita nel 1850. Custodita in un reliquiario, fu rubata negli
anni 60 di questo secolo e ritrovata dopo pochi giorni, forse abbandonata dagli stessi ladri sacrileghi, priva della custodia a Santa Maria in Trastevere.
Attualmente è visibile all’altare maggiore di San Crisogono. Anche San Proto fu sepolto nello stesso cimitero dei Canziani e di Crisogono, cioè nella vasta necropoli che si estendeva ai lati della via Gemina, arteria collegante Aquileia a Tergeste (Trieste).
A San Canzian d'Isonzo, nella cappella di San Proto, é conservato un sarcofago del IV secolo, vuoto, sulla fronte del quale é incisa l'iscrizione Beatissimo Martyri Chrysogono. Nella stessa cappella c’è anche il sarcofago (vuoto) di San Proto. Il culto di San Crisogono si diffuse subito. La sua tomba era meta di pellegrinaggio e visitata da folle di pellegrini fin dal IV secolo. Abbiamo anche diverse opere d’arte che ritraggono San Crisogono: un affresco dei Santi Proto e Crisogono si trova nella cappella di San Canzian d’Isonzo sopra citata; i due Santi sono rappresentati anche nei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna. Uno splendido dipinto di San Crisogono a cavallo si trova invece nella chiesa di San Trovaso a Venezia.
Autore dell’opera d’arte (realizzata anteriormente al 1450) è l’artista Michele Giambono. Nel dipinto il Santo è rappresentato come un cavaliere che pigramente attraversa una selva ombrosa, lungo un viottolo sinuoso ed irreale.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant’Enfleda - Regina di Bernicia, Badessa (24 novembre)

† 704 circa
Santa Enfleda era una principessa della Northumbria, figlia del re martire Sant’Edwin e di sua moglie Etelburga. Battezzata da San Paolino, protovescovo di York, nella domenica di Pentecoste del 626, alla morte del padre nella battaglia di Hatfield Chase nel 633 si trasferì nel Kent, terra d’origine della madre, con quest’ultima ed il vescovo Paolino.
Nel 642 fece poi ritorno in Northumbria e convolò a nozze con il re Oswiu di Vernicia, nel speranzoso intento di riunificate i due rami della monarchia di tale regione, attribuendosi il ruolo di protettrice della cristianità. Nel 651 suo marito assassinò il cugino Sant’Oswin e ad Enfleda non restò che persuaderlo a fondare il monastero Gilling, in espiazione alla sua colpa.
Sebbene educata secondo la tradizione celtica, appoggiò San Vilfrido nel calcolo della Pasqua secondo il metodo romano.
L’iniziale appoggio di Oswin alla fazione celtica, comportante la doppia celebrazione della Pasqua
alla corte reale, portò infine ad un decisiva crisi della Chiesa indigena e sfociò nella convocazione del sinodo di Whitby. Riconoscente per il suo sostegno alla data latina della Pasqua, il pontefice Vitaliano donò ad Enfleda una croce d’oro, probabilmente ricavata da alcune catene di San Pietro. Rimasta vedova nel 670, entrò nell’abbazia di Whitby, quale discepola della badessa Santa Ilda, subentrando poi a lei nella carica. Più tardi toccò poi anche a sua figlia Santa Elfleda succederle.
Sotto la guida di Enfleda il monasterò si avvicinò sempre più alle posizioni della Chiesa di Roma.
Proprio in tale monastero fu seppellito Oswiu e la moglie vi fece traslare anche le spoglie di suo padre. Enfleda morì verso l’anno 704 e fu sepolta accanto al marito, ma sfortunatamente i danesi cancellarono ogni tracca del primitivo culto tributatole.
Le reliquie della santa, secondo Guglielmo di Malmesbury, furono comunque tratte in salvo e trasportate a Glastorbury con quelle di altri santi della Northumbria.

(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Ermogene di Agrigento - Vescovo (24 novembre)

Da alcuni autori è considerato l'ultimo Vescovo di Agrigento prima della conquista Araba della città. Sarebbe morto il 24 novembre dell'ottocento. Il Sinassario di Costantinopoli lo ricorda alla stessa data.
Poiché i Saraceni conquistarono Agrigento nell'anno 828 non pare che la città sia rimasta senza vescovo per tanti anni. Secondo un altro autore, Ermogene doveva essere vivo all'entrata degli Arabi. Nell’antico calendario della Chiesa Agrigentina è menzionato come santo al 24 novembre. Il Lancia di Brolo così ne parla: "Metto tra i martiri di incerta data anche Sant'Ermogene, vescovo di Girgenti,
che la Chiesa greca onora al 24 novembre: veramente i Menei (monologi greci) dicono espressamente che “egli finì in pace i suoi giorni...”.
Volendo accordare i Menei con questo sinassario dobbiamo dire che S. Ermogene fu uno di quei santi martiri dell'ultima persecuzione che, sopravvissuti ai patimenti, finirono la vita in pace ai tempi di Costantino.
Il P. Gaetani, senza fondamento, lo mette verso l’800; non mi sembra probabile perché allora avanzerebbe un sinassario o un qualche brevissimo cenno della sua vita; invece non se ne trova alcun indizio in nessun libro dei Greci. La Chiesa latina lo ignora."
Tanto il Gaetano, in latino, che il Lancia di Brolo, in greco, riportano il distico che nei Menei greci è dedicato a Sant'Ermogene:
Caedens, Hermogenes, ex genere mortalium
pudore fastum generis imples daemonum.
Il Russo lo ritiene "oscurissimo distico" e dice che Ermogene fu l’undicesimo vescovo di Agrigento e divenne tale per le sue virtù cristiane nell’800; dopo averla governata ed illustrata con zelo e dottrina, morì il 24 novembre dell’824.
Secondo noi il suddetto distico si potrebbe tradurre: "Allontanandoti, Ermogene, dal genere umano, colmi di vergogna l'arroganza del genere dei demoni".
O qui si accenna al coraggio, alla forza d'animo del santo che, morendo martire, vince le forze avverse, o alla costanza del confessore che in vita, e specialmente in morte, con le sue umili virtù, sconfigge la superbia dei demoni.
Festa il 24 novembre.
(Autore: Raimondo Lentini - Fonte: Domenico De Gregorio, La Chiesa Agrigentina, Notizie storiche, vol. I, Agrigento 1996

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*Santa Firmina (o Fermina) di Amelia - Martire (24 novembre o 30 novembre)

Sec. III
Secondo la sua «Passio» Fermina era una vergine romana figlia dello stesso «praefectus urbis», Calpurnio. Il testo narra che un «consularis», Olimpiade, aveva tentato di sedurla, ma in realtà fu lei a condurre lui alla fede cristiana. Una conversione che costò a Olimpiade il martirio. Fermina seppellì allora l'amico in un suo fondo detto Agulianus a circa otto miglia da Amelia il 1° dicembre. La donna fu chiamata più tardi a dare la stessa testimonianza di fede, subendo il martirio sotto Diocleziano. Secondo la «Passio» sarebbe stata sepolta il 24 novembre nello stesso luogo in cui ella aveva sotterrato l'amico Olimpiade.
Il seme della sua testimonianza, però, avrebbe dato ancora frutti. Venti giorni dopo l'uccisione di Fermina, infatti, anche il suo carnefice Ursiano (Ursicinus) si convertì, andò a Ravenna, dove fu battezzato dal prete Valentino e subì il martirio il 13 dicembre. Un altro documento più recente, pur riportando gli stessi elementi della leggenda, suppone invece che Fermina sia stata sepolta a Civitavecchia il 20 dicembre. (Avvenire)
Etimologia: Firmina = costante, salda nei propositi, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Ad Amelia in Umbria, Santa Firmina, martire.
Secondo la sua passio, che non è anteriore al sec. VI, Firmina era una vergine romana figlia dello stesso praefectus urbis, Calpurnio. Un consularis Olimpiade, che aveva tentato di sedurla, fu da lei
convertito e diede poi la vita per la fede. Firmina seppellì il martire in un suo fondo detto Agulianus a circa otto miglia da Amelia il 1° dicembre. Più tardi anche lei subì il martirio sotto Diocleziano e venne sepolta il 24 novembre nello stesso luogo. Venti giorni dopo anche il suo carnefice Ursiano (Ursicinus) si convertì, andò a Ravenna, dove fu battezzato dal prete Valentino e subì il martirio il 13 dicembre, giorno infatti in cui il Martirologio Geronimiano (p. 646) ha la nota a Ravenna Ursicini martyris et Valentini".
Un altro documento più recente, pur riportando gli stessi elementi della leggenda, suppone invece che Firmina sia stata sepolta non ad Amelia ma a Civitavecchia il 20 dicembre, mentre in un terzo testo è descritta l'invenzione delle sue reliquie in Amelia verso la fine del IX sec., sebbene da cinquecento anni se ne ignorasse completamente l'ubicazione.
Varie sono le ipotesi sul valore di queste notizie: il Lanzoni dimostra che la duplice redazione indica due diverse celebrazioni della medesima santa, cosa sulla quale non vi possono essere dubbi. In secondo luogo stabilisce i seguenti dati cronologici del culto della santa in Amelia: esso è anteriore all'invenzione del IX sec., ma posteriore alla redazione del Martirologio Geronimiano, di cui infatti l'autore della passio si serve, ma che ignora completamente l'esistenza di una martire Firmina dell'Umbria o del Lazio.
Per quanto riguarda il nucleo originario della leggenda poi, il Lanzoni propone l'ipotesi della identificazione delle tre vergini e martiri Firmina, Felicissima e Illuminata, tutte e tre venerate in Umbria, ma da ritenersi (come osserva ancora il Lanzoni) nomi simbolici di una sola persona. L'ipotesi è assai probabile: tuttavia, tenendo conto del fatto che la tradizione che abbiamo riportata sembra conservare un ricordo di santi "importati" Firmina dal sud (Roma-Civitavecchia), Ursicino e Valentino dal nord, si può pensare si tratti di una celebrazione locale di reliquie della martire (africana) Firmina che il Geronimiano commemora al 9 e 10 ottobre.

(Autore: Giovanni Lucchesi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Flaviano di Ricina - Vescovo e Martire (24 novembre)

Helvia Ricina (Macerata), III secolo
Patronato: Recanati
Santo patrono insieme a San Vito, della città di Recanati (Macerata), il suo culto è antichissimo e molto diffuso nelle Marche, in particolare nelle province di Macerata e Ascoli Piceno.
Ma nonostante che sia o sia stato titolare di innumerevoli chiese, abbazie, cappelle, contrade, vie, pievi, monasteri, santuari, altari, ecc. situati anche nella vicina Umbria, su San Flaviano vescovo di Ricina, incombe l'incertezza storica sulla sua identità, che invano tanti studiosi lungo i secoli, hanno tentato di chiarire.
Ancora oggi è identificato diversamente secondo i luoghi in cui è venerato e secondo il suo stato di vescovo e martire. È stato da molti riconosciuto come s. Flaviano patriarca di Costantinopoli († 449) percosso e morto in esilio (celebrato il 17 febbraio), mentre ad altri e dalla tradizione locale è indicato come vescovo di Ricina, colonia romana le cui rovine si vedono presso Villa Potenza a qualche km a nord-ovest di Macerata.
Sarebbe vissuto nel III secolo e martirizzato proprio a “Helvia Ricina” di cui era vescovo, forse un 24 novembre, giorno fissato per la sua celebrazione da un altro vescovo di Helvia Ricina del sec. IV, San Claudio, che fece anche erigere in suo onore la prima chiesa.
La città fu distrutta dai Goti nel sec. V-VI e i suoi abitanti costretti ad emigrare verso levante ad una quindicina di km di distanza, sul territorio dell'attuale città di Recanati, dove diffusero il culto
di San Flaviano.
Nel contempo altri gruppi di fuggiaschi, portando con loro le reliquie del santo, si trasferirono ad undici km ad ovest, in direzione di Tolentino, erigendo un oratorio in suo onore su un luogo che nel passato era già stato utilizzato per il culto di qualche divinità pagana; in seguito venne edificato il monastero benedettino di Rambona, nel quale sarebbero ancora oggi conservate le reliquie di San Flaviano nella cripta e deposte in un antico sarcofago, risalente secondo gli archeologi, al IV secolo.
Ciò sarebbe certo, mentre per le reliquie conservate a Recanati vi sarebbero molti dubbi; come per tutto il resto anche sul sarcofago vi sono state tante interpretazioni sulla provenienza, la più verosimile è che quando i ricinesi arrivarono a Rambona l'abbiano già trovato, forse nella grotta adiacente l'attuale cripta e dove secondo la tradizione si recava a pregare Sant'Amico abate di Rambona.
Il sarcofago con i resti di San Flaviano è stato ritenuto fino al 1929 contenente le sole reliquie di Sant'Amico, ma varie ricognizioni scientifiche e archeologiche hanno stabilito che in una cassetta a parte vi sono altre reliquie, che si crede siano dell'antico titolare dell'abbazia di Rambona, a suo tempo inclusa nella diocesi di Camerino e fondata verso la fine del IX secolo da Ageltrude († 923), sposa di Guido III († 894) re d'Italia e imperatore d'Occidente.
Il culto di San Flaviano vescovo fu per secoli fiorente e ricordato il 24 novembre, ma verso la fine del XV secolo il culto era divenuto piuttosto debole a Recanati; nel 1483 la città fu colpita da un'epidemia di peste e il consiglio cittadino istituì una processione nel giorno della sua festa e con la sua intercessione placare l'ira di Dio; in quell'occasione, il 24 novembre 1483, il dotto padre Bonfini ascolano, pronunziò un celebre panegirico di San Flaviano, contribuendo in modo determinante a rinvigorirne il culto.

(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sante Flora e Marta (Maria) di Cordova - Martiri (24 novembre)

Sec. IX
Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Sante Flora e Maria, vergini e martiri, che durante la persecuzione dei Mori furono gettate in carcere insieme a sant’Eulogio e poi trafitte con la spada.
La passio di queste due vergini martiri fu scritta da Sant'Eulogio di Córdova, che le conobbe in carcere. Flora, nata a Córdova da padre musulmano e madre cristiana, fu da questa educata, dopo la morte del marito, nella religione cattolica. Per evitare le continue noie di un suo fratello acceso musulmano e poter meglio dedicarsi alla pietà e alla penitenza, verso l'a. 845 si allontanò da casa insieme alla sorella Baldegoto.
A motivo di tale fuga, su delazione del fratello, furono incarcerati alcuni chierici e fedeli, e perciò Flora tornò a casa. Deferita dal fratello al cadì (giudice) sotto l'accusa di apostasia, fu brutalmente battuta. Rilasciata, tornò a fuggire e per sei anni rimase nascosta nelle vicinanze di Martos (Jaén); poi, accesa dal desiderio del martirio, tornò a Córdova, dove nella basilica di
Sant'Acisclo si incontrò con Marta, la quale era cresciuta nel monastero di Santa Maria di Cuteclara, vicino a Córdova, sotto la guida della santa vedova Artemia.
Essendo stato martirizzato un suo fratello monaco, il diacono Wallabonso, Marta era uscita dal monastero in cerca del martirio.
Trovatesi così insieme, Flora e Marta, andarono dal cadì e professarono pubblicamente la loro fede cattolica. Messe in carcere, furono visitate da s. Eulogio, pure lui nella stessa prigione, il quale, commosso per la fortezza e le sofferenze delle due vergini, tornato nella sua cella, prese a scrivere per loro quell'ardente trattato, Documentum martyriale, che è la più nobile apologia ed esortazione al martirio. Interrogate e tentate più volte dal cadì, perseverarono forti nella fede, e perciò furono decapitate il 24 novembre 851 nel corso della crudele persecuzione dell'emiro Abd al-Rahmàn II. I loro corpi, abbandonati nei campi e rispettati dagli stessi animali, furono quindi gettati nel fiume Guadalquivir; in seguito il corpo di Marta fu ritrovato e sepolto dai cristiani nella chiesa del monastero di Cuteclara.
Le teste delle due martiri furono collocate nella basilica di S. Acisclo. S. Eulogio, che attribuisce alla intercessione di queste due vergini la sua liberazione, avvenuta pochi giorni dopo, diede notizia del martirio in due lettere indirizzate al suo amico Alvaro Paolo e alla sorella di Flora, Baldegoto, e ne inserì una relazione nel suo Memoriale sanctorum. Le Sante Flora e Marta vengono ricordate nel Martirologio Romano il 24 novembre.

(Autore: Isidoro da Villapadiema - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Flora e Marta di Cordova, pregate per noi.


*San Hoardon - Vescovo di Leon (24 novembre)

† Léon, Bretagna, 650 circa
A Landerneau (Finistère), paese di cui è patrono, una statua del XVII sec. rappresenta Hoardon vestito da vescovo, con mitra e pastorale, in atto di benedire. I diversi Propri dell'antica diocesi di Léon, come quello attuale di Quimper, che ha assorbito Léon con il concordato del 1802, fissano la festa del santo al 24 novembre e lo designano come vescovo della città.
I cataloghi episcopali della diocesi sono tardivi e poco attendibili, ma A. Le Grand, nel XVII sec. non esita a precisare che Hoardon fu l'ottavo vescovo di Léon, «eletto l'anno 635 sotto il papa Onorio I, l'imperatore Eraclio e il re di Bretagna Hoel III» e che «mori l'anno 650».
Egli non ebbe la ventura di avere una propria leggenda, anche tardiva. Compare soltanto nelle Vitae leggendarie e recenti di Sant Erveo e di San Goeznoveo.
Nella prima, Hoardon, protettore e amico di Sant'Erveo, conduce faticosamente e lentamente il bardo cieco al concilio dei vescovi brettoni riunito sulla cima del Menez Bré, per condannare il famoso tiranno Conomor che aveva ucciso sua moglie, Santa Trifina, e suo figlio, San Tremore.
Di ritorno dal concilio, Hoardon chiese a Erveo di pregare Dio perché anch'egli potesse contemplare le meraviglie del cielo come faceva lui, malgrado i suoi occhi ciechi.
Dopo tre giorni di digiuno e di preghiere, ambedue videro il cielo dischiudersi e contemplarono i cori degli angeli e dei santi, che Sant'Erveo riconosceva al passaggio, al suono di una incantevole melodia. Quando essi ebbero intonato il cantico Cantemus Domino il cielo si richiuse, ma Hoardon faticò a ritornare sulla terra.
Quando si ammalò, egli fece chiamare l'abate San Goeznoveo, perché lo assistesse e gli desse gli ultimi sacramenti, e lo scelse come suo successore.
Se non è possibile documentare alcunché sull'episcopato e sull'epoca di Hoardon bisogna riconoscere che il culto è antico: lo si trova invocato nelle antiche litanie brettoni del IX sec. sotto il nome di Hoierdonus e Hoardonus.

(Autore: Jean Evenou - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Hoardon, pregate per noi.


*Beato Luigi de la Pena - Martire Mercedario (24 novembre)

† 24 novembre 1599
Di origine cilena, il Beato Luigi de la Pena, ricevette la sua formazione religiosa mercedaria in Cile, professando prima dell'anno 1578.
Ordinato sacerdote, svolse vari uffici nella sua provincia, in particolare evangelizzò gli araucani ed era commendatore del convento di Valdivia.
In un attacco dei guerrieri araucani che entrarono di notte nel convento, padre Luigi, dopo aver svegliato gli altri religiosi, scese nella chiesa e consumò le ostie consacrate, evitando che venissero profanate.
Aveva ancora la pisside in mano, quando i guerrieri giunsero nella chiesa, lo uccisero a colpi di lancia e cercando il Santissimo Sacramento, gli aprirono il petto e gli strapparono il cuore.
Era il 24 novembre dell'anno 1599; il suo corpo venne bruciato nell'incendio della chiesa ed è considerato il martire dell'Eucaristia.
L'Ordine lo festeggia il 24 novembre.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi de la Pena, pregate per noi.


*Beata Maria Anna Sala - Vergine (24 novembre)

Brivio, 21 aprile 1829 - Milano, 24 novembre 1891
L'Istituto delle suore «Marcelline» fu fondato a Vimercate (Mi) nel 1838 dal servo di Dio Luigi Biraghi (1801-1879). A questo Istituto aderì Maria Anna Sala, nata il 21 aprile 1829 a Brivio (Lecco). Verso gli undici anni venne accolta nel collegio a Vimercate e affidata a madre Videmari.
Nel 1846 tornò in famiglia.
Quando sentì la chiamata di Dio alla vita consacrata, Maria Anna scelse le Marcelline, rivolgendosi allo stesso fondatore per essere accolta come postulante nel 1848.
Nel 1852 pronunciò i voti perpetui. Svolse la sua attività come insegnante di scuola elementare e di musica nel Collegio di Cernusco sul Naviglio e poi nelle Case di Milano e Genova.
Nel 1859 prestò assistenza ai feriti della guerra d'Indipendenza, nell'ospedale militare di San Luca.
Dopo nove anni d'insegnamento a Genova fu trasferita a Milano come insegnante dei corsi superiori e assistente della Madre Videmari. Colpita da un carcinoma al collo, morì nel 1891. È stata
beatificata da Giovanni Paolo II nel 1980. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Milano, Beata Maria Anna Sala, vergine della Congregazione delle Suore di Santa Marcellina, che, maestra di una scienza fondata sulla fede e sulla pietà, si dedicò con tutte le sue forze all’istruzione della gioventù femminile.
L’Istituto delle Suore ‘Marcelline’ fu fondato a Vimercate nel 1838 dal Servo di Dio Luigi Biraghi (1801-1879), uomo di vasta cultura e profonda pietà, professore e direttore spirituale nel Seminario Maggiore di Milano, dottore dell’Ambrosiana.
Esso sorse con lo scopo di formare la donna con una cultura adeguata e con conoscenze teologiche, affinché potesse portare la saldezza della fede nella società dell’epoca, colta e operosa, ma turbata da pericolose nuove ideologie.
L’Istituto prese il nome da S. Marcellina educatrice dei santi fratelli Satiro e Ambrogio e per la chiarezza e la novità dei metodi, la fermezza delle virtù delle prime suore, esso fiorì in modo eccezionale.
E a questo Istituto aderì Maria Anna Sala, la quale nata il 21 aprile 1829 a Brivio (Lecco) era stata messa, verso gli undici anni a studiare in collegio a Vimercate presso il nascente Istituto delle ‘Marcelline’ e affidata per la sua formazione culturale e spirituale a Madre Videmari fedele collaboratrice del fondatore.
Nel 1846 conseguita la patente di I° grado tornò in famiglia dove profuse tutta la sua bontà consolatrice specie nella malattia della madre e nella rovina finanziaria del padre, nel contempo operando nell’apostolato fra i fanciulli, i sofferenti e i bisognosi della parrocchia.
E quando sentì la chiamata di Dio ad una vita più consacrata e dedita alla scuola, ella come già detto, scelse le ‘Marcelline’, rivolgendosi per essere accolta come postulante nel 1848, allo stesso fondatore padre Biraghi.
La sua indole si adattò perfettamente alla regola dell’Istituto che richiedeva una vita mista di intensa vita interiore e una spiccata azione apostolica ed educativa fra le alunne; nel 1852 pronunziò i voti perpetui, in quella che fu la prima professione pubblica delle Marcelline.
Svolse la sua attività come insegnante di scuola elementare e di musica nel Collegio di Cernusco sul
Naviglio e poi nelle Case di Milano e Genova.
Ebbe il merito di essere chiamata la “Regola vivente” e tra le alunne “la madre delle anime”.
Altra tappa della sua luminosa vita fu l’assistenza nel 1859 ai feriti della guerra d’Indipendenza, nell’ospedale militare di San Luca; dopo nove anni d’insegnamento a Genova fu trasferita a Milano come insegnante dei corsi superiori e assistente della Madre Videmari.
Fu tormentata nel fisico da un doloroso carcinoma al collo che pur non facendola rallentare la sua intensa attività, la porterà alla morte il 24 novembre 1891 fra il compianto di tutti e circondata di fama di santità.
Il cardinale arcivescovo di Milano Beato Schuster, nel 1931 aprì il processo informativo sulle sue virtù; il processo apostolico si svolse dal 1962 al 1964. È stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beata Maria Anna Sala, pregate per noi.


*Santi Martiri Vietnamiti (Andrea Dung Lac e 116 compagni) (24 novembre)
† Vietnam, dal 1745 al 1862

Il cattolicesimo giunse in Vietnam sul finire del secolo XVI, ma fu continuamente osteggiato dai regnanti locali: tra i secoli XVII e XIX, si susseguirono più di 50 editti contro i cristiani, che provocarono l’uccisione di circa 130 mila fedeli. 117 di essi, beatificati negli anni 1900, 1906, 1909 e 1951, sono stati unificati in un solo gruppo e canonizzati da San Giovanni Paolo II, che li ha anche dichiarati Patroni del Vietnam con la Lettera apostolica «Si quidem cunctis» del 14 dicembre 1990. Il gruppo comprende: 8 vescovi, 50 sacerdoti, 59 laici (tra cui medici, militari, molti padri di famiglia e una madre di famiglia). A rappresentarli tutti, il Martirologio Romano nomina Andrea Dung-Lac, prima catechista e poi sacerdote, che riscuote in Vietnam una particolare devozione. La data della memoria liturgica unitaria è il 24 novembre, giorno nel quale morirono tre di essi.
Patronato: Vietnam
Martirologio Romano: Memoria dei Santi Andrea Dung Lac, sacerdote, e compagni, martiri. Con un’unica celebrazione si onorano centodiciassette martiri di varie regioni del Viet Nam, tra i quali otto vescovi, moltissimi sacerdoti e un gran numero di fedeli laici di entrambi i sessi e di ogni condizione ed età, che preferirono tutti patire l’esilio, il carcere, le torture e l’estremo supplizio piuttosto che recare oltraggio alla croce e rinnegare la fede cristiana. La nascita del cattolicesimo in Vietnam. La storia del cattolicesimo in Vietnam iniziò nel secolo XVI con padre Alexandre de Rhodes, gesuita francese, considerato il primo apostolo di quella giovane Chiesa asiatica, allora divisa in tre distinte regioni: Tonchino, Annam e Cocincina. Nel 1645, padre de Rhodes fu espulso: da allora insorsero varie persecuzioni, alternate a periodi di pace. In quei momenti di tregua, i missionari di varie congregazioni si stabilivano nel territorio, rincuorando i fedeli e soprattutto istituendo le “Case di Dio” per la formazione del clero locale e dei catechisti.
Editti e persecuzioni
Dal 1645 al 1886 si ebbero ben 53 editti contro i cristiani, con la morte di circa 113.000 fedeli. Durante il regno di Minh Mang (re dal 1821), la persecuzione divenne spietata: anche chi osava solo nascondere i cristiani veniva condannato a morte.
Anche l’imperatore Tu Duc (che regnò dal 1847 al 1883) odiava tutto ciò che fosse europeo, non distinguendo la politica dalla religione. Stabilì che chiunque avesse collaborato alla cattura di un missionario avrebbe dovuto ricevere 300 once d’argento. Il missionario, invece, dopo che gli venisse spaccato il cranio, avrebbe dovuto essere gettato nel fiume.
I sacerdoti locali e i catechisti stranieri venivano sgozzati, mentre ai catechisti locali veniva impressa sulla guancia con un ferro rovente la scritta “Ta dao”, che significa “Falsa religione”, additandoli così al pubblico disprezzo. I semplici fedeli cristiani, invece, potevano aver salva la vita se calpestavano la croce davanti al giudice. Davanti alla fermezza nella fede dei cristiani, il sovrano ne ordinò la dispersione e la confisca dei beni: i mariti vennero dalle mogli e i figli dai genitori; molti vennero esiliati in regioni lontane, in mezzo a popolazioni non cristiane. Beatificazioni in gruppi distinti, canonizzazione unitaria. Di questa miriade di eroi della fede, la Chiesa ha selezionato quelli di cui è stato possibile ricostruire la vita e accertare il martirio. Il 27 maggio 1900 papa Leone XIII ha beatificato un iniziale gruppo di 64 membri. San Pio X ha sancito il martirio di altri due gruppi, di otto appartenenti all’Ordine Domenicano, il 20 maggio 1906 (le cui cause erano state seguite da due Vicariati apostolici distinti). Lo stesso Pontefice ha elevato agli altari un quarto raggruppamento, il 2 maggio 1909, composto da 20 persone. Il Venerabile Pio XII, infine, ha beatificato un quinto e ultimo gruppo, di 25 martiri, il 29 aprile 1951. Il 18 aprile 1986 è stato emesso il decreto con cui le cause dei 117 martiri totali confluivano in una sola. In seguito al decreto “de signis” del 5 giugno 1986, che sanciva la perdurante fama di segni e di miracoli relativi a tutti quei martiri, il Papa San Giovanni Paolo II li ha canonizzati il 19 giugno 1988. La data della memoria liturgica unitaria è il 24 novembre, giorno nel quale morirono tre di essi. San Giovanni Paolo II li ha anche dichiarati patroni del Vietnam, con la Lettera apostolica «Si quidem cunctis» del 14 dicembre 1990.
Un gruppo quasi pari tra sacerdoti e laici
Come capo del gruppo totale è stato scelto Andrea Dung Lac, grazie al culto di cui gode nel suo Paese e all’esempio dato durante tutta la sua vita. Prima catechista e poi sacerdote, esercitò il ministero in varie comunità, spostandosi di continuo e subendo frequenti arresti. Infine fu condannato alla decapitazione: la sentenza venne eseguita il 21 dicembre 1839. Il gruppo comprende in tutto 8 vescovi, 50 sacerdoti, 59 laici. Di questi, molti sono padri di famiglia, oppure svolgevano vari mestieri: pescatori, medici, militari. L’unica donna presente è una madre di famiglia.                                               
Quanto alle nazionalità, 96 sono vietnamiti. 11 invece sono spagnoli, tutti appartenenti all’Ordine dei Predicatori o Domenicani. Infine, sono presenti 10 francesi, tutti della Società delle Missioni Estere di Parigi. 75 furono condannati alla decapitazione, 22 condannati allo strangolamento, 6 condannati a essere bruciati vivi, 5 condannati alla dilacerazione delle membra del corpo. Da ultimo, 9 morirono in prigione, a causa delle torture.
L’elenco totale
Nell’elenco che segue, ordinato in base alle date di martirio, i nomi di Battesimo dei singoli martiri sono tradotti in italiano, come appaiono nel Martirologio Romano. Per ragioni di semplificazione, i nomi in lingua vietnamita non sono trascritti secondo l’alfabeto locale. Sopra a ogni nome, infine, è riportato il numero della scheda biografica relativa.
Francesco Gil De Federich De Sans, sacerdote Domenicano
Matteo Alonso de Leciñana y Alonso, sacerdote Domenicano + 22 gennaio 1745
Vincenzo Le Quang Liem, sacerdote Domenicano
Giacinto Castañeda Puchasóns, sacerdote Domenicano +7 novembre 1773
Emanuele Nguyen Van Trieu, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale +17 settembre 1798
Giovanni Dat, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 28 ottobre 1798
Pietro Le Tuy, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 11 ottobre 1833
Francesco Isidoro Gagelin, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 17 ottobre 1833
Paolo Tong Viet Buong, laico del Vicariato Apostolico della Cocincina + 23 ottobre 1833
Andrea Tran Van Trong, laico del Vicariato Apostolico della Cocincina + 28 novembre 1835
Giuseppe Marchand, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 30 novembre 1835
Giovanni Carlo Cornay, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 20 settembre 1837
Francesco Saverio Can, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 20 nov. 1837
Domenico Henares de Zafra Cubero, sacerdote Domenicano e Vicario Apostolico Ausiliare del Tonchino Orientale
Francesco Do Minh Chieu, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale e catechista + 25 giugno 1838
Vincenzo Do Yen, sacerdote domenicano, martire + 30 giugno 1838
Giuseppe Nguyen Dinh Uyen, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale, catechista e Terziario Domenicano + 4 luglio 1838
Clemente Ignacio Delgado Cebrián, sacerdote Domenicano e Vicario Apostolico del Tonchino Orientale + 12 luglio 1838
Pietro Nguyen Ba Tuan, sac. del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale + 15 luglio 1838
Domenico Nguyen Van Hanh (Dieu), sacerdote Domenicano
Bernardo Vu Van Due, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale + 1 agosto 1838
Giacomo Do Mai Nam, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Antonio Nguyen Dich, laico sposato
Michele Nguyen Huy My, laico + 12 agosto 1838
Giuseppe Dang Dinh (Nien) Vien, sacerdote + 21 agosto 1838
Pietro Nguyen Van Tu, sacerdote Domenicano
Giuseppe Hoang Luong Canh, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale, catechista e Terziario Domenicano + 5 settembre 1838
Francesco Jaccard, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere
Tommaso Tran Van Thien, seminarista del Vicariato Apostolico della Cocincina + 21 sett. 1838
Pietro Dumoulin Borie, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere e vicario apostolico del Tonchino Occidentale
Pietro Vo Dang Khoa, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Vincenzo Nguyen The Diem, sac. del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 24 nov. 1838
Paolo Nguyen Van My, laico e catechista
Pietro Truong Van Duong, laico e catechista
Pietro Vu Van Truat, giovane laico e catechista + 18 dicembre 1838
Domenico Tuoc, sacerdote Domenicano + 2 aprile 1839
Agostino Phan Viet Huy, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale
Nicola Bui Duc The, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale + 12 giugno 1839
Domenico Nicola Dinh Dat, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale + 18 luglio 1839
Tommaso Dinh Viet Du, sacerdote Domenicano
Domenico Nguyen Van Xuyen, sacerdote Domenicano + 26 novembre 1839
Francesco Saverio Ha Trong Mau, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale, catechista e Terziario Domenicano
Domenico Bui Van Uy, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale; catechista e Terziario Domenicano
Agostino Nguyen Van Moi, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale e Terziario Domenicano
Tommaso Nguyen Van De, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale e Terziario Domenicano
Stefano Nguyen Van Vinh, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale e Terziario Domenicano + 19 dicembre 1839
Andrea Dung Lac, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Pietro Truong Van Thi, sac. del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 21 dicembre 1839
Paolo Pham Khac Khoan, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Giovanni Battista Dinh Van Than, laico e catechista
Pietro Nguyen Van Hieu, laico e catechista + 28 aprile 1840
Giuseppe Do Quang Hien, sacerdote Domenicano + 9 maggio 1840
Luca Vu Ba Loan, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 5 giugno 1840
Tommaso Toan, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Orientale, catechista e Terziario Domenicano + 27 giugno 1840
Pietro Nguyen Khac Tu, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale e catechista
Antonio Nguyen Huu (Nam) Quynh, laico del Vicariato Apostolico della Cocincina + 10 luglio 1840
Domenico Trach, sacerdote Domenicano + 18 settembre 1840
Giuseppe Nguyen Dinh Nghi, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Paolo Nguyen Ngan, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Martino Ta Duc Thinh, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Martino Tho, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale
Giovanni Battista Con, laico del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 8 novembre 1840
Simone Phan Dac Hoa, medico, sindaco e padre di famiglia + 12 dicembre 1840
Agnese Le Thi Thanh (De), madre di famiglia + 12 luglio 1841
Pietro Khanh, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 12 luglio 1842
Matteo Le Van Gam, laico sposato + 11 maggio 1847
Agostino Schoeffler, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 1 maggio 1851
Giovanni Ludovico Bonnard, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 1 maggio 1852
Filippo Phan Van Minh, sac. del Vicariato Apostolico della Cocincina Occidentale + 3 luglio 1853
Giuseppe Nguyen Van Luu, laico e catechista + 2 maggio 1854
Andrea Nguyen Kim Thong (Nam Thuong), laico e catechista + 15 luglio 1855
Lorenzo Nguyen Van Huong, sac. del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 13 feb. 1856
Paolo Le Bao Tinh, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Occidentale + 6 aprile 1857
Michele Ho Dinh Hy, laico sposato + 22 maggio 1857
Pietro Doan Van Van, laico e catechista + 25 maggio 1857
Giuseppe Maria Díaz Sanjurjo, sacerdote Domenicano e Vicario Apostolico del Tonchino Occidentale + 20 luglio 1857
Giuseppe Melchiorre García-Sampedro Suárez, sacerdote Domenicano e Vicario Apostolico ausiliario del Tonchino Occidentale + 28 luglio 1858
Francesco Tran Van Trung, laico + 6 ottobre 1858
Domenico Mau, sacerdote Domenicano + 5 novembre 1858
Domenico Phạm Trọng (An) Kham, laico sposato e Terziario Domenicano
Giuseppe Pham Trong Ta, laico sposato e Terziario Domenicano
Luca Pham Trong (Cai) Thin, laico sposato, figlio di Domenico Pham e Terziario Domenicano + 13 gennaio 1859
Paolo Le Van Loc, sacerdote del Vicariato Apostolico della Cocincina Occidentale + 13 febb 1859
Domenico Cam, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino e membro della Fraternità Sacerdotale Domenicana + 11 marzo 1859
Paolo Hanh, laico + 28 maggio 1859
Pietro Doan Cong Quy, sacerdote del Vicariato Apostolico della Cocincina OccidentaleEmanuele Le Van Phung, laico sposato + 31 luglio 1859
Tommaso Khuong, sacerdote del Vicariato Apostolico del Tonchino Centrale e membro della Fraternità Sacerdotale Domenicana
+ 30 gennaio 1860
Giuseppe Le Dang Thi, laico sposato del Vicariato Apostolico della Cocincina Occidentale + 24 ottobre 1860
Pietro Francesco Néron, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 3 novembre 1860
Giovanni Teofane Vénard, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere + 2 febbraio 1861
Pietro Nguyen Van Luu, sac. del Vicariato Apostolico della Cocincina Occidentale + 7 aprile 1861
Giuseppe Tuan (Hoan), sacerdote Domenicano + 30 aprile 1861
Giovanni Doan Trinh Hoan, sacerdote del Vicariato Apostolico della Cocincina Settentrionale
Matteo Nguyen Van Dac (Phuong), laico sposato + 26 maggio 1861
Girolamo Hermosilla Aransáez, sacerdote Domenicano e Vicario Apostolico del Tonchino Occidentale
Valentino Berrio Ochoa De Arizti, sac. Domenicano e Vicario Apostolico del Tonchino Centrale
Pietro Giuseppe Almató Ribera Auras, sacerdote Domenicano + 1 novembre 1861
Stefano Teodoro Cuenot, sacerdote della Società Parigina Missioni Estere e Vicario Apostolico della Cocincina + 14 novembre 1861
Giuseppe Nguyen Duy Khang, laico, catechista e Terziario Domenicano + 6 dicembre 1861
Giuseppe Tuan, padre di famiglia + 7 gennaio 1862
Lorenzo Ngon, laico sposato + 22 maggio 1862
Giuseppe Tuc, giovane laico + 1 giugno 1862
Domenico Ninh, laico + 1 giugno 1862
Domenico Toai, laico sposato
Domenico Huyen, laico sposato + 5 giugno 1862
Pietro Thuan, laico sposato
Pietro Dung, laico
Vincenzo Duong, laico sposato + 6 giugno 1862
Domenico Nguyen, laico sposato
Domenico Nhi, laico
Domenico Mao, laico sposato
Vincenzo Tuong, laico
Andrea Tuong, laico + 16 giugno 1862
Pietro Da, laico sposato + 17 giugno 1862

(Autore: Antonio Borrelli ed Emilia Flochini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Martiri Vietnamiti, pregate per noi.


*Beate Niceta di Santa Prudenzia Plaja Xifra e 11 Compagne - Vergini e Martiri (24 novembre)
Schede dei Gruppi a cui appartengono:
"Beate Martiri Spagnole Carmelitane della Carità" Vergini e Martiri - Senza data (Celebrazioni singole)
"Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia" Beatificati nel 2001 - Senza data (Celebrazioni singole)
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

† Picadero de Paterna, Spagna, 24 novembre 1936
Beatificate l'11 marzo 2001 da Papa Giovanni Paolo II.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Picadero de Paterna nel territorio di Valencia in Spagna, beate Niceta di Santa Prudenza Plaja Xifra e compagne, vergini dell’Istituto delle Suore Carmelitane della Carità e martiri, che, tenendo le lampade accese, meritarono di accostarsi con Cristo Sposo alle nozze eterne.
Beate Apolonnia Lizarraga (Apollonia del SS. Sacramento) e 24 compagne
Si tratta di religiose spagnole dell'Istituto delle Suore Carmelitane della Carità, martirizzate in luoghi e date diverse durante i primi mesi della persecuzione religiosa verificatasi nell'ambito della guerra civile spagnola (1936-39). La causa della loro ro beatificazione fu introdotta a Roma il 2 luglio 1959. Le 25 martiri sono: la superiora generale della congregazione (Lizarraga, Apollonia del SS. Sa­cramento), 9 suore componenti la comunità di Cullera (Valenza), 12 suore della comunità della Casa di Misericordia di Valenza, 2 suore appartenenti ad altre comunità e la nipote di una di queste ultime.
Casa di Misericordia di Valenza, ente pubblico dipendente dalla Deputazione Provinciale, era retto dalle Carmelitane della Carità dalla metà del secolo XIX, ed esse, fino alla proclamazione della Repubblica nel 1931, avevano mantenuto ottime relazioni con le autorità civili. Da quella data cominciarono ad infiltrarsi nell'ospizio i sentimenti di odio e di persecuzione che si avvertivano al di fuori. Il 22 luglio 1936 vi si celebrò l'ultima messa; nel pomeriggio di quello stesso giorno furono bruciate le chiese della città e le religiose furono obbligate ad abbandonare la casa. Consigliate
dalla superiora provinciale, varie suore si rifugiarono presso le rispettive famiglie. Dodici di loro rimasero unite in città in un appartamento a los Cambios. Sarebbe stato il gruppo scelto da Dio per essere testimoni di Cristo crocifisso. Furono infatti arrestate e, dopo una sosta nella sede del comitato (Grabador Estévez), furono rinchiuse nel carcere femminile di Alacuàs. Morirono martiri il 24 novembre 1936, fucilate nel maneggio di Paterna (Valenza), dove i loro corpi furono abbandonati. Le dodici martiri erano: Plaja, Niceta (Prudenzia). Era la superiora della comunità, ed era nata a Torrent, provincia di Gerona, il 31 ottobre 1865. Era entrata nell'istituto religioso a 17 anni. Dopo le destinazioni di Palafrugell e Llagostera, giunse alla Casa di Misericordia di Valenza nel 1886, dove rimase fino al martirio. Carattere forte e materno, soffrì in silenzio negli anni di tensione tra il 1931 e il 1936. Quando si scatenò la persecuzione religiosa, volle che le suore originarie di Catalogna e del Levante si rifugiassero in famiglia; lei invece, pur essendo catalana, rifiutò tale opportunità. Fu arrestata con le altre undici consorelle, e quando giunse il momento del martirio chiese di essere fucilata per ultima. Morì dicendo: «Tu me le hai affidate, Signore, ed io le riconsegno a te».
Campillo Paiuagua, Daria (Sofìa). Era nata a Viteria (Alava) l'8 set. 1873. Tutta la sua vita fu segnata dalla devozione mariana: ogni festività mariana era un'occasione per trasmetterla anche alle alunne. Oltre ad insegnare i lavori domestici, organizzava una specie di teatro per entusiasmare maggiormente le sue allieve. Persona distinta e gentile, suscitava in tutti allegria. Accolse il martirio in silenzio e semplicità.
Gosens Sàez de Ibarra, Antonia (Timotea). Nacque a Vitoria (Alava) il 17 gen. 1870, ed entrò nel noviziato di quella stessa città il 14 lug. 1887. Fu destinata all'ospizio di Valenza, poi a Castellón de la Plana e poco dopo alla Casa di Misericordia di Valenza, dove rimase per il resto della vita. Aiutava in vari uffici, sempre disponibile al lavoro. Allegra e simpatica di carattere, era un elemento pacificatore per tutta la comunità. Nel maneggio di Paterna, quando stavano per ucciderla gridò: «Vita Cristo Re!», e le altre risposero in coro: «Che muoia io per lui!».
Isla Alonso, Paola (Paolina). Nacque a Villalain Burgos) il 28 giu. 1863. Entrò nel noviziato di Vitoria il 12 nov. 1887. Dopo varie destinazioni giunse a la Casa di Misericordia di Valenza. Sue caratteristiche furono il lavoro, la vita di pietà e il silenzio. Dalla sua persona emanava pace e serenità, ma era sempre pronta a intervenire quando si parlava di cose spirituali.
Cunado Gonzàlez, Maria Consuelo (Sacramento). Nacque a Bilbao il 2 gennaio 1884. Conobbe le Carmelitane della Carità, ed entrò nel loro noviziato di Vitoria il 28 giugno 1901, a soli 17 anni. Si distingueva per il suo carattere schietto e allegro, per l'intelligenza e la creatività. Da religiosa visse solo nella Casa di Misericordia, dove fu anche direttrice; e in tale funzione voleva che nella formazione delle alunne si andasse oltre la mera istruzione culturale.
Colino Vega, Erundina. Nata a Lagerejos (Saragozza) il 23 lug. 1883, entrò nel noviziato di Vitoria il 19 feb. 1915. Trascorse tutta la sua vita religiosa nella Casa di Misericordia. Semplice nel portamento e nel parlare, cercava sempre le occupazioni più umili e che richiedevano sforzo di volontà.
Uribe y Orbe, Feliciana. Nacque a Mugica (Biscaglia) l'8 marzo 1893, ed entrò nel noviziato di Vitoria il 22 gen. 1913. La sua unica destinazione fu la Casa di Misericordia, come infermiera. Si fece rispettare da giovani e anziani. Portava tutti, con soavità e fermezza, verso il meglio: all'ordine, alla religiosità e alla pulizia. Aveva sempre la parola giusta e opportuna.
Cayuso Gonzàlez, Candida. Era nata a Ubiarco (Santander), sulle ripide coste del mare Cantabrico, il 5 gennaio 1901, ed era entrata in noviziato a Vitoria il 15 febbraio 1921. Da suora fu sempre nella Misericordia di Valenza. Compiva responsabilmente i propri doveri. Aveva deciso di non rifugiarsi in famiglia quando scoppiò la persecuzione, e alla cugina che era andata a prenderla disse: «Di' a tuo a padre e ai miei fratelli che non soffrano per me, perché muoio contenta e offro con serenità la mia vita per Gesù».
Ezcurra Urrutia, Chiara. Nacque a Uribarri di Mondragón (Guipuzcoa), il 17 agosto 1896. Compiuto il noviziato a Vitoria, la sua unica destinazione da religiosa fu la Casa di Misericordia. Ripeteva spesso la frase: «Lavorare fino ad ammalarsi». Ma accanto al lavoro dava il dovuto spazio anche al riposo. Era sempre felice, e si notava. In tutta la vita mostrò allegria, dolcezza e bontà. Raccontava di aver sognato di essere martire.
Odriozola, Maria Concezione. Nacque ad Azpeitia (Guipuzcoa) l'8 feb. 1882. Il 10 febbraio 1904 entrò nel noviziato di Vitoria, e dopo essere stata destinata altrove, giunse a Valenza, nella Casa della Misericordia, dove svolse mansioni diverse in guardaroba, infermeria, sagrestia e chiesa. Trovava tempo per tutti, senza mostrare mai nervosismo. Si notava in lei una profonda vita
interiore che la portava ad agire con scopi soprannaturali. Da sagrestana riteneva una grazia immeritata il poter partecipare a molte celebrazioni liturgiche. La sua giaculatoria preferita era: «Tutto per voi, Gesù mio».
Mayza Goicochea, Giusta. Nata ad Ataun, provincia di Guipuzcoa, il 13 luglio 1897, entrò nel noviziato di Vitoria il 15 maggio 1920. Emessi i primi voti fu destinata alla Misericordia di Valenza, dove lavorò in stireria e nell'infermeria. Umile e nascosta, saranno questi i suoi tratti specifici. Efficace nel lavoro, aveva una gioia serena e costante. Sperimentava la certezza di sentirsi «guardata» dal Signore.
Rodriguez Fernàndez, Concezione. Nacque a Sant'Eulalia, nelle fredde regioni di Leon, il 13 dicembre 1895. Entrò nel noviziato di Vitoria il 6 maggio 1916. Presto fu destinata alla Misericordia. Instancabile nel lavoro e nel sacrificio, seppe vedere sempre nella sua vita la mano misericordiosa e provvidente di Dio.
La Positio super martyrio inerente alle ventiquattro Carmelitane della Carità è stata depositata presso la Congregazione delle Cause dei Santi il 20 dicembre 1999.

(Autore: Maria Concepción Lopez - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beate Niceta di Santa Prudenzia Plaja Xifra e 11 Compagne, pregate per noi.


*Santi Pietro Dumoulin-Borie, Pietro Vo Dang Khoa e Vincenzo Nguyen The Diem - Sacerdoti e Martiri (24 novembre)
Scheda del Gruppo cui appartengono:

"Santi Martiri Vietnamiti" (Andrea Dung Lac e 116 compagni) - 24 novembre

Martirologio Romano: Nella città di Ð?ng H?i in Viet Nam, Santi martiri Pietro Dumoulin-Borie, vescovo della Società per le Missioni Estere di Parigi, Pietro Võ Ðang Khoa e Vincenzo Nguy?n Th? Ði?m, sacerdoti, dei quali il primo fu decapitato, gli altri strangolati, per ordine dell’imperatore Minh M?ng.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Pietro Dumoulin-Borie, Pietro Vo Dang Khoa e Vincenzo Nguyen The Diem, pregate per noi.


*San Porziano - Abate in Alvernia (24 novembre)

VI sec.
Martirologio Romano: Nel territorio di Clermont-Ferrand in Aquitania, san Porziano, abate, che, schiavo in gioventù, cercò rifugio e libertà presso il monastero, dove, divenuto monaco e poi abate, morì in tarda età stremato dai digiuni.
La vita di Porziano ci è sufficientemente nota grazie alla notizia che Gregorio di Tours gli ha dedicato nelle sue Vitae Patrum (capitolo 5). Nato in Alvemia, Porziano era schiavo di un padrone barbaro e sin da giovane si sforzò di cercare Dio. Più volte tentò di sfuggire al suo padrone cercando rifugio nel monastero di Miranda che si trovava nei pressi (odierna St-Pourcain-sur-Sioule in diocesi di Moulins).
Un giorno che aveva lasciato il padrone per non ritornarvi più, costui venne a cercarlo nel monastero e gli promise di perdonarlo; stava per ricondurlo con sé, quando di colpo divenne cieco e recuperò la vista soltanto quando Porziano, per ordine dell’abate, gli impose le mani sugli occhi. Da quel momento Porziano fu libero di entrare nel monastero; ricevette gli Ordini sacri e si dimostrò così virtuoso che alla morte dell’abate fu scelto a succedergli.
Nel 532 l’Alvernia fu invasa dal re d’Austrasia Teodorico I, le cui truppe si sparsero per tutto il paese. Il re era accampato ad Artonne, quaranta Kilometri a Sud di Miranda, e Porziano si recò presso di lui ottenendo la liberazione di numerosi prigionieri. Gregorio di Tours racconta il miracolo di un calice di vino spezzato a distanza con un segno di croce ed assicura che questo prodigio impressionò vivamente il re. Quali che siano stati i mezzi impiegati, il prestigio e la fama di Porziano gli permisero di ottenere che Teodorico trattasse le popolazioni con minore crudeltà.
Verso la fine della vita Porziano dovette subire numerose tentazioni: una notte si svegliò e vide la sua cella in fiamme, tentò di fuggire ma non poté aprire la porta; fece allora il segno della croce e l’immaginario incendio scomparve. Queste lotte col demonio furono rivelate ad un monaco di nome Protasio che viveva da recluso nel monastero Cambridobrense; costui inviò allora a Porziano un altro monaco per incoraggiarlo e raccomandargli di combattere il demonio con una preghiera assidua e il segno della croce.
Porziano morì in età assai avanzata, in data sconosciuta, e fu sepolto nel suo monastero. Numerosi miracoli si produssero sulla sua tomba. Alla fine del secolo X, l’abate Stefano, che aveva ricostruito il monastero, procedette ad una solenne elevazione delle reliquie ed è senza dubbio in quest’epoca che Miranda prese il nome di St-Pourcain.
Porziano ha dato il suo nome ad altri due villaggi dell’Allier, St-Pourcain-sur-Besbre e St-Pourcain Malchèere.
Nel 1318 una «Confraternita della Carità di san Porziano» fu fondata a St-Martin-de-Laigle, in Normandia, dove si conserva una parte delle reliquie del santo.
La sua festa è fissata al 24 novembre, data accolta anche dal Martirologio Romano.
(Autore: Philippe Rouillard)
Iconografia
Il culto di san Porziano, abate benedettino del Bourbonnais, vissuto nel secolo VI, è molto diffuso in Alvernia, dove diversi villaggi portano il suo nome e parecchie chiese gli sono dedicate (a Marigny e a Souvigny). Particolare importanza per l’arte ha l’abbazia di St-Pourcain-sur-Sioule ncll’Allier, di cui rimangono importanti vestigia di età romanica e gotica. In Normandia il suo culto è accentrato intorno alla chiesa di St.-Martin-de-Laigle, dove nel 1318 sorse una Confraternita di St-Pourcain.
Nell’iconografia è rappresentato con l’abito benedettino e il suo grado di abate e ha come attributo una coppa dalla quale si rizza un serpente a ricordare che anch’egli, come il fondatore del suo Ordine, sfuggi a un tentativo d’avvelenamento. Scene della sua vita appaiono rappresentate in una vetrata della chiesa di St-Martin-de-Laigle (secolo XVI): in esse il santo difende i suoi fedeli dalla furia devastatrice del barbaro re Teodorico e rifiuta la coppa avvelenata da cui spunta il serpente.
Il santo appare anche nei cicli in cui sono rappresentati i santi dell’Ordine Benedettino.

(Autore: Antonietta Cardinali -Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Porziano, pregate per noi.


*San Protasio - Vescovo di Milano (24 novembre)

† 356 circa
Il nome Protasio evoca innanzitutto il celebre santo protomartire di Milano, ucciso insieme al fratello Gervasio. Altri santi omonimi sono un vescovo di Losanna, un vescovo di Aosta, il martire della rivoluzione francese Beato Protasio da Sees ed infine il santo oggi festeggiato.
Quest’ultimo fu vescovo di Milano nel IV secolo e lottò tenacemente contro l’arianesimo, trovandosi a dover difendere Sant’Atanasio dalle accuse rivoltegli dall’imperatore Costante. Ciò avvenne durante il concilio di Sardica (343-344). Morì infine verso il 356 e le sue reliquie si trovano nella chiesa di San Vittore in Milano.
Martirologio Romano: A Milano, San Protasio, vescovo, che difese presso l’imperatore Costante la causa di Sant’Atanasio e partecipò al Concilio di Sardica.
È l'ottavo vescovo di Milano. Gli vengono attribuiti venticinque anni di episcopato, che però vanno
ridotti a ca. dieci, poiché il settimo vescovo di Milano, Mirocle, fu presente al concilio di Arles del 314 ed il decimo, Dionigi, fu deposto nel 355.
Sant'Atanasio afferma di essere stato ricevuto a Milano dall'imperatore Costante in compagnia del vescovo della città, Protasio (Apologia ad Constantium imp., 3-4, in PG, XXV, coll. 600-601): questo fatto sarebbe avvenuto nel 342-343; inoltre ancora Sant'Atanasio ricorda il nostro Protasio come partecipante al concilio di Sardica (343-344; Apologia contra Arianos, 50, ibid., XXV, col. 337).
Secondo gli antichi cataloghi, Protasio morì il 24 novembre e fu sepolto nella basilica milanese di S. Vittore al Corpo; secondo il Liber notitiae sanctorum Mediolani, del sec. XIV, che contiene spesso molte inesattezze, invece, morì il 27 novembre.
La sua iscrizione sepolcrale (in CIL, V, p. 623), comunque, non è autentica; inoltre non siamo in grado di sapere se fu durante il suo episcopato o durante quello del successore Eustorgio I che si tennero a Milano i due concili del 345 e del 347-348 che culminarono nella condanna di Fotino, vescovo di Sirmio, fautore dell'arianesimo.

(Autore: Antonio Rimoldi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Protasio, pregate per noi.


*San Romano di Blaye (24 novembre)

Martirologio Romano: Nella fortezza di Blaye presso Bordeaux in Aquitania, ora in Francia, San Romano, sacerdote.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Romano di Blaye, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (24 novembre)
*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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