Santi del 25 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 25 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Beato Antonio Cid Rodriguez - Coadiutore Salesiano, Martire (25 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:

“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia”
“Beati 498 Martiri Spagnoli Beatificati nel 2007”
“Martiri della Guerra di Spagna”

Allariz, Spagna, 15 aprile 1890 - Madrid, Spagna, 25 settembre 1936

Nacque nei pressi di Allariz (Orense) il 15 aprile 1890 e fu battezzato il giorno seguente. Fece il Noviziato a Siviglia ed emise la professione l'8 dicembre del 1909.
Umile e pio, lavorò come insegnante in diversi collegi. La rivoluzione lo trovò a Santander. Si rifugiò allora a Bilbao presso alcuni parenti, ma la sua condizione di religioso fu presto conosciuta.
A mezzanotte del 25 settembre 1936 quattro miliziani irruppero nel suo domicilio, e avendogli trovato un crocifisso e altri oggetti religiosi, lo condussero alla fucilazione.
Beatificato il 28 ottobre 2007.
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Antonio Cid Rodriguez, pregate per noi.


*Sant’Arnolfo di Sens - Vescovo a Sens (25 settembre)

VII sec.
Vescovo a Sens dal 655 al 659.
E’ quasi certa la sua presenza come vescovo nella città di Sens in Borgogna. Egli governò la diocesi, che secondo la tradizione, fu fondata nel III secolo, dai primi evangelizzatori della regione, i santi Saviniano e Potenziano, inviati in Gallia, da San Pietro.
Il suo nome venne  introdotto molto tardi nella cronotassi dei vescovi di quella città. Nell’elenco dei pastori di Sens, figura al ventiquattresimo posto.
Si presume sia vissuto nel VII secolo.
Succede al vescovo Armentario che governò tra il 650 e il 654, e precede sant’Emmone che governo tra il 660 e il 668.
La sua tomba si trova a S. Didier di Sens.
La sua festa inizialmente era fissata al 5 gennaio; mentre dal 1702 fu portata al 25 settembre.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant’Arnolfo, pregate per noi.


*Sant'Aunacario di Auxerre - Vescovo (25 settembre)

Martirologio Romano: Ad Auxerre in Neustria, nell’odierna Francia, Sant’Aunacario, vescovo, durante il cui episcopato fu completato il Martirologio Geronimiano.
Figlio di Pastore e di Ragnoara, nobili; orleanesi, fratello di Austreno, vescovo di Orléans e di Sant'Austregilde, madre di San Lupo, vescovo di Sens, Aunacario, dopo aver passato qualche anno alla corte di Borgogna, si recò alla tomba di san Martino di Tours e chiese di essere accolto nel clero mettendosi sotto la disciplina di Siagrio, vescovo di Autun. Fu eletto vescovo di Auxerre e consacrato il 31 luglio 561.
Questa data è iscritta nel Martirologio Geronimiano che non ci dà, invece, quella della sua morte: donde si può concludere che l'esemplare del Geronimiano, dal quale derivano tutti quelli da noi posseduti, fu scritto ad Auxerre al tempo di Aunacario.
Presente al IV concilio di Parigi (573), al I e II concilio di Macon (rispettivamente 583 e 585) Aunacario nel 589 fu tra i vescovi che tentarono di reprimere la rivolta delle monache di Santa Croce di Poitiers. Si conoscono due lettere indirizzategli da Papa Pelagio II, nel 580 e nel 585, per annunziargli l'invio di reliquie. Il Papa aggiunge le sue felicitazioni personali per la prosperità della diocesi di Auxerre.
Gli Atti della vita di Aunacario menzionano donazioni e fondazioni monastiche, come quella di Cassy-les-Bois. Aunacario poi ordinò suddiacono sant'Austregisilo, più tardi vescovo di Bourges, curò la redazione di un esemplare del Martirologio Geronimiano e fece scrivere dal prete Stefano l'Africano la Vita in prosa di sant'Amatore e la Vita in versi di san Germano, suoi predecessori. Aunacario è noto anche per i regolamenti dati alla sua diocesi, specialmente sulle vigilie delle feste e sulla recita delle litanie nel primo giorno di ogni mese, sorta di rogazioni mensili per le quali ci si recava in una chiesa della città.
Un sinodo diocesano, di cui si ignora la data, pubblicò quarantacinque articoli sulla disciplina ecclesiastica e sulla superstizione.
Aunacario morì probabilmente nel 605, il 25 settembre, giorno in cui è commemorato dal Martirologio Romano.
Le sue reliquie, nascoste nel 1567 per essere sottratte alla profanazione dei calvinisti, sono state in seguito ritrovate e riconosciute autentiche.
(Autore: Hubert Claude - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aunacario di Auxerre, pregate per noi.


*Sante Aurelia e Neomisia (25 settembre)

Etimologia: Aurelia = oro e sole, latino e greco, oppure che brilla, splendente, dall'etrusco.
Secondo la leggenda riportata nell'Ufficio proprio della Chiesa anagnina il 25 settembre, le sorelle Aurelia e Neomisia, nate nell'Asia Minore e dedite fin dalla fanciullezza alla pietà, cresciute negli anni, per soddisfare la loro devozione, visitarono i luoghi sacri della Palestina e si recarono in pellegrinaggio ai più celebri santuari dell'Occidente.
Partite da Roma e, mentre percorrevano la via Latina, sorprese dagli Agareni, che, dopo aver
devastato Calabria e Lucania, avevano posto assedio a Capua, furono battute con verghe e ridotte in fin di vita.
Ma un furioso temporale disperse i persecutori, e le due sorelle, libere, poterono proseguire il loro viaggio.
Giunte nei pressi di Anagni, si stabilirono in una borgata, detta Macerata, ai piedi del colle e qui morirono in pace un 25 settembre.
I loro corpi, venerati dagli abitanti del luogo, sepolti prima in un oratorio della borgata, furono poi trasportati nel cenobio di Santa Reparata, presso le mura della città.
In seguito il vescovo Rumaldo, mentre si trovava ad Anagni Papa Leone IX, li collocò nella cattedrale, e quando questa fu ricostruita dal vescovo Pietro, essi furono onorevolmente riposti nella cripta di San Magno, presso le spoglie di Santa Secondina sotto l'altare ad esse dedicato.
L'unico testo a noi noto degli Atti delle due Sante è contenuto nel codice Chigiano C. VIII. 235, scritto all'inizio del sec. XIV.
Il Baronio, che inserì il nome delle due Vergini nel Martirologio Romano, dice di aver avuto conoscenza dei loro Atti, ma di aver trovato il testo alquanto corrotto.
I Bollandisti, che trascrissero quegli Atti dai messaggi di Costantino Caetani (ora nella Biblioteca Alessandrina di Roma), li giudicarono talmente infidi da non meritare di essere pubblicati, e tennero
in qualche conto soltanto alcune notizie relative alle traslazioni delle reliquie.
Se i caratteri interni della leggenda rivelano nell'anonimo agiografo lo studio di una composizione letteraria non preoccupata dell'accertamento, forse già allora non più possibile, di fatti della vita delle due sorelle, dobbiamo, però, riconoscere che egli ha cercato di fissare cronologicamente la seconda traslazione delle reliquie e la loro definitiva deposizione con il riferimento a personaggi a noi noti: il vescovo Rumaldo e il vescovo Pietro da Salerno (m. 1105).
Le due vergini sono ripetutamente rappresentate negli affreschi del sec. XIII, nella cripta della cattedrale: ai lati della Madonna nella conca absidale dietro l'altare ad esse dedicato; nuovamente nella parete sinistra accanto all'altare.
Nella nicchia fatta dipingere da Giacomo de Guerra nel 1324 le due Sante sorelle fiancheggiano il vescovo Pietro.
Parte considerevole delle reliquie di Aurelia e Neomisia si conserva in due urne, fatte eseguire nel 1903 dal vescovo Antonio Sardi, che si espongono sull'altare maggiore della attedrale il 25 settembre, giorno in cui le Sante sono festeggiate.
(Autore: Vincenzo Fenicchia - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Aurelia e Neomisia, pregate per noi.


*Beata Beatrice di Castiglia - Regina, Mercedaria (25 settembre)
+ Valladolid, Spagna, 1420

Figlia del Re di Portogallo, la Beata Beatrice, sposò Giovanni I° Re di Castiglia, fece molto per l’Ordine Mercedario e l’onorò con la sua vita santa di grandi virtù.
Infine si ritirò nel monastero di Sant’Antolino a Valladolid finché arricchita di celesti doni morì santamente nell’anno 1420 ed il suo corpo fu sepolto nella chiesa dello stesso monastero.
L’Ordine la festeggia il 25 settembre.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  Beata Beatrice di Castiglia,   pregate per noi.  


*San Cleofa - Discepolo di Gesù (25 settembre)

sec. I
Cleofa, o Cleofe, o Alfeo (tali nomi sono la trascrizione del nome ebraico Halphai), marito di Maria di Cleofa e forse fratello di San Giuseppe, era padre di Giacomo il Minore, di Giuseppe e di Simone.
Fu tra i primi discepoli a rivedere il Signore dopo la risurrezione, come San Luca ci riferisce.
Cleofa ed un suo condiscepolo erano sulla strada di Emmaus e Gesù si avvicinò spiegando loro le Scritture.
Essi lo riconobbero solo quando, sedutisi a mensa con lui, Gesù prese del pane, lo benedisse e lo spezzò.
Non si hanno altre informazioni sicure su di lui. Secondo la tradizione Cleofa venne trucidato in Emmaus per mano di Giudei, nella casa di compatrioti che lo detestavano perché andava predicando la Risurrezione di Cristo.
Etimologia: Cleofa = dal volto glorioso, dal greco
Martirologio Romano: Commemorazione di San Cleofa, discepolo del Signore, al quale ardeva il cuore, quando, mentre era in viaggio con un altro discepolo, Cristo apparve la sera di Pasqua e spiegò loro lungo la via le Scritture; fu anche colui che nel villaggio di Emmaus riconobbe il Signore nell’atto di spezzare il pane.
Cleofa (o Cleofe o Clopa) è uno dei due discepoli che il giorno della risurrezione di Gesù, tornandosene a Emmaus al termine delle celebrazioni pasquali, furono raggiunti per strada e accompagnati dal Risorto, che riconobbero soltanto dopo essere rincasati e avergli generosamente offerto ospitalità. "Noi speravamo che egli sarebbe stato colui che avrebbe liberato Israele; invece...". Nelle parole che i due discepoli rivolgono allo sconosciuto c'è l'eco di una delusione comune agli apostoli in quell'ora della prova. "Tuttavia alcune donne, che sono fra noi, ci hanno fatto assai meravigliare".
Da questo spiraglio di speranza lo sconosciuto fa penetrare la luce della "buona novella", spiegando loro le Scritture e poi, accolto il loro invito: "Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire", si rivela loro "allo spezzare del pane", il gesto eucaristico dell'ultima cena, cui perciò anche Cleofa dovette esser presente. Ma non è questo il solo privilegio di cui poteva andar fiero.
Se diamo  un'occhiata all'etimologia del suo nome, scopriamo che Cleofa e Alfeo sono la trascrizione e la pronuncia dello stesso nome ebraico Halphai, oppure due nomi portati dalla stessa persona.
Presumibilmente perciò Cleofa-Alfeo è il padre di Giacomo il Minore e di Giuseppe, fratelli, cioè cugini, del Signore. Nel Vangelo di  Giovanni, Maria, madre di Giacomo e Giuseppe, viene detta sposa di Cleofa e sorella, in senso più o meno proprio, della Madre di Gesù.
La sua fortunata posizione in seno alla famiglia del Signore sembra abbia altri risvolti. Lo storico palestinese Egesippo afferma che Cleofa è fratello di San Giuseppe e padre di Giuda e Simone, eletto, quest'ultimo, a succedere a Giacomo il Minore, come vescovo di Gerusalemme. Tirando le somme, possiamo identificare nel commosso discepolo di Emmaus il Cleofa che Giovanni dice marito della sorella della Madonna, quella Maria di Cleofa presente con le altre pie donne al dramma del Calvario.
Poiché Maria di Cleofa è madre di Giacomo il Minore, di Giuseppe, di Giuda e di Simone, ne segue che Cleofa è loro genitore. Padre di tre apostoli! Secondo Eusebio e San Girolamo, Cleofa era nativo di Emmaus. E ad Emmaus, secondo un'antica tradizione, Cleofa, "testimone della risurrezione", fu trucidato dai suoi compaesani, intolleranti del suo zelo e della sua certezza di fede nel Messia risorto. San Girolamo ci assicura che già nel IV secolo la sua casa era stata trasformata in chiesa. Il Martirologio Romano ha inserito il suo nome nella data odierna e ne conferma il martirio avvenuto per mano dei Giudei.
(Autore: Piero Bargellini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria -  San Cleofa, pregate per noi.


*San Domenico in Soriano - Domenicano (25 settembre)

Nella notte del 15 settembre 1530, la Vergine Maria, insieme a Santa Maria Maddalena e a Santa Caterina d'Alessandria, apparve a fra Lorenzo da Grotterìa, nella chiesa dei Domenicani a Soriano Calabro, consegnandoli una tela raffigurante San Domenico, perché fosse esposta al culto.
Gli eventi del 1530 furono sottoposti a processo canonico nel 1609.
Urbano ve ne autorizzò la festa liturgica.
La miracolosa effigie rimase incolume tra le macerie del convento, crollato con il terremoto del 1783.
La devozione di questa "celeste immagine" si è diffusa in Italia, in Europa e in tutto il mondo fino all'Estremo Oriente e ha fruttato nel corso dei secoli la conversione di molti peccatori.
(Fonte: Convento San Domenico, Bologna)
Giaculatoria - San Domenico in Soriano, pregate per noi.


*Sant'Ermenfredo di Cusance - Abate (25 settembre)

Martirologio Romano: A Cusance nel territorio di Besançon sempre in Neustria, Sant’Ermenfrido, abate.
Ermenfredo e suo fratello Valdeleno, figli di Ermenrico e di Valdalena, nacquero nel paese dei Sequani, nella regione di Clerval-sur-le-Doubs, verso la fine del secolo VI, e furono allevati alla corte di Clotario II, re della Neustria. Alla morte del padre ereditarono un monastero edificato nel 617 dalla loro parente Randonna.
I due fratelli lasciarono allora la casa del re e tornarono ad abitare nella proprietà paterna di Rantechaux. Successivamente Ermenfredo si fece monaco a Luxeuil sotto l'abate Valberto (dopo il 629) e qualche anno più tardi, quattro, secondo il suo biografo, si stabilì, alla testa di una colonia monastica, nel monastero abbandonato di Cusance, che nel 632 aggregò a Luxeuil. Morì verso il 670, un 25 settembre.
La sua Vita, scritta all'inizio del secolo VIII da Gilberto, prevosto di Cusance (Borgogna), ci è pervenuta in una redazione posteriore e rimaneggiata.
Inumato dapprima presso suo fratello nella chiesa di san Giovanni Battista di Cusance, il suo corpo fu portato in seguito a Santoche, poi a Clerval. La maggiorparte delle sue reliquie furono distrutte dagli svedesi nel 1632; se ne conserva tuttavia una parte.

(Autore: Jean Marilier - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria -  Sant'Ermenfredo di Cusance, pregate per noi.


*Beata Ermengarda - Cistercense e Fondatrice (25 settembre e 31 maggio) (25 settembre)
Angers, XI sec. – Larrey (Digione), 1 giugno 1147
Personaggio storico oltremodo singolare; per le tante caratteristiche della sua vita, che la portarono alla fine a ricevere il culto di Beata.
Contessa di nascita, sposa e vedova una prima volta, sposa e vedova una seconda volta, madre affettuosa e premurosa, reggente del ducato, monaca, poi impegnata in politica, conciliatrice delle fazioni in lotta, di nuovo monaca cistercense, pellegrina, fondatrice di monastero.
Ermengarda, il cui nome deriva dall’antico provenzale Ermenjardis, tratto dal tedesco arcaico “Irmingard” e  significa “protetta da Irmin, ossia il dio Odino”, nacque verso la metà del secolo XI ad Angers, da Folco IV conte d’Angiò.
Giovanissima, secondo le usanze del tempo, sposò Guglielmo IX conte di Poitiers, del quale rimase
vedova dopo alcuni anni, nel 1093 si risposò con Alano Fergent, duca di Bretagna.
Quando il duca suo marito, partì per la Crociata, Ermengarda governò da reggente la Bretagna e si curò dell’educazione del figlio minore Conano.
Al ritorno dalla Crociata, Alano ormai malato e scosso nello spirito, decise, come capitava spesso in quei tempi, di lasciare la guida del ducato e di ritirarsi nel monastero di Redon; anche la pia moglie volle seguirlo nella sua scelta e ormai autonomo il figlio, si ritirò nel duplice monastero femminile e maschile di Fontevrault, sotto la direzione del beato Roberto d’Arbrissel (1111).
Alla morte del suo sposo Alano, Ermengarda uscì dal monastero per assumere personalmente un ruolo politico di conciliatrice, nella provincia di Bretagna sconvolta dagli intrighi di corte e dagli interessi dei nobili.
San Bernardo da Chiaravalle (1091-1153), riformatore dei cistercensi, le indirizzò parecchie lettere amichevoli, rendendole omaggio per il suo senso di giustizia, fondato sulla fede cristiana.
E dalle mani del santo, nel 1129, ricevette il velo delle monache cistercensi nel priorato di Larrey, presso Digione.
Su invito del fratello Folco, divenuto re di Gerusalemme, Ermengarda compì un rapido viaggio come pellegrina in Palestina. Al suo ritorno in Bretagna, fondò l’abbazia cistercense di Buzay, presso Nantes, di cui fu primo abate Nivardo, fratello di San Bernardo.
Ermengarda morì a Larrey il 1° giugno 1147 e fu sepolta a Redon dove già era stato tumulato il marito Alano.
Il Menologio di Citeaux la commemora il 25 settembre, mentre nel nuovo “Menologio Cistercense” è ricordata al 31 maggio, ma senza alcun titolo.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Ermengarda, pregate per noi.


*San Findbar di Cork - Vescovo (25 settembre)

Martirologio Romano: A Cork nel Munster in Irlanda, San Finbar, vescovo.
Nato nel Connaught, visse probabilmente nel secolo VI o nel VII. Non si sa nulla di certo sulla sua vita. Fondò nel Sud dell'Irlanda un monastero, che diede origine alla città di Cork e al suo vescovado, di cui egli fu, si dice, il primo titolare.
Secondo la sua leggenda irlandese, Findbar che aveva una sorella, santa Lassar, fu educato da un discepolo di san Gregorio Magno.
Pellegrinò a Roma e nel ritorno visitò San David di Menevia che gli avrebbe donato un cavallo sui quale egli tornò in Irlanda fendendo i flutti del mare. Eresse a Cork una scuola monastica, centro di formazione di diciassette Santi vescovi, e fondò Killbarar, dove si incontrò con san Patrizio.
Conobbe san Brendano il Navigatore e Santa Columba di Iona. Vescovo per settant’anni, mori a Cloyne e fu sepolto a Cork.
La leggenda scozzese lo fa nascere nell'isola di Cathania (Caithness). L. Gougaud identifica Findbar con un San Barnic, venerato a Forwey, che però, molto probabilmente, è San Berwyn.
Findbar morì nel 623 circa ed è ricordato il 25 settembre.
Il suo culto è stato approvato il 17 giugno 1903.
(Autore: Rombaut Van Doren - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Findbar di Cork, pregate per noi.


*San Firmino di Amiens - Vescovo (25 settembre e 7 luglio)

Pamplona ? – Amiens, 303 ca.
Martirologio Romano: Ad Amiens nella Gallia belgica, ora in Francia, San Firmino, venerato come vescovo e martire.
Cominciamo col dire che vi sono ben tre santi di nome Firmino di Amiens, uno abate con festa all’11 marzo, un altro vescovo della città con festa al 1° settembre e il terzo anch’egli vescovo di Amiens ma martire, oggetto di questa scheda, con festa al 25 settembre.
Gli ‘Atti’ che parlano di lui, risalgono al V o VI secolo, ma la loro autenticità storica è molto scarsa. Nonostante gli elementi principali siano leggendari, bisogna narrarli, perché sono serviti come motivi di decorazioni scultoree nella stessa cattedrale di Amiens.
Firmino sarebbe stato originario di una nobile famiglia di Pamplona in Spagna, i suoi genitori Fermo ed Eugenia erano pagani, ma in seguito si convertirono al tempo dell’episcopato del figlio. Firmino che era il figlio maggiore, fu affidato alle cure del prete Onesto, che lo battezzò e lo istruì nella fede cristiana.
In seguito fu ordinato sacerdote dal vescovo di Tolosa Onorato e dopo qualche anno vescovo; sembra che Firmino rimase dapprima nella città natia di Pamplona (dove una tradizione locale, lo considera primo vescovo della città); poi passò ad evangelizzare alcune regioni della Francia come l’Aquitania, l’Alvernia, l’Anjou e altre del nord-est, nonostante l’opposizione dei sacerdoti pagani, i risultati della sua opera furono strepitosi.
Gli “Atti” dicono che fu pure arrestato per ordine del governatore romano Valerio, frustato e poi liberato.
Nel suo itinerare, alla fine si fermò ad Amiens (l’antica Samobriva Ambianorum) dove fu vescovo con grande successo, per molti anni. Si sa che convertì molti nobili fra cui il senatore Faustiniano, dalla
cui discendenza nacque poi l’altro vescovo confessore San Firmino di Amiens (1° settembre).
Ad opera dei solerti magistrati Longulo e Sebastiano, fu di nuovo incarcerato nei primi anni del secolo IV ed invitato ad abiurare; ma Firmino rifiutò rimanendo fermo nella sua fede, ed allora i magistrati, per evitare una reazione popolare, lo fecero decapitare in carcere, il 25 settembre di un anno imprecisato fra il 290 e il 303.
Nel secolo VII si ignorava dove fosse il sepolcro del santo vescovo e martire, ma per una visione miracolosa, il vescovo di Amiens San Salvio lo ritrovò.
Le sue reliquie sono sparse in varie chiese di Francia, perché il culto per San Firmino ebbe una vasta diffusione sia in Francia che in Spagna, a Pamplona in particolare è solennissimo, documentato per la prima volta nel 1186, quando il vescovo della città Pietro II, ricevette da quello di Amiens alcune reliquie di San Firmino; nel 1217 nella cattedrale esisteva un altare dedicato a lui e se ne celebrava la festa con ottava, cioè per otto giorni consecutivi, indice di solennità liturgica.
La sua festa celebrata il 10 ottobre, nel 1590 fu trasferita al 7 luglio ed estesa poi a tutta la Spagna nel 1725. Nel 1657 Papa Alessandro VII dichiarò san Firmino vescovo e San Francesco Saverio, ‘patroni principali’ della città di Pamplona.
Attualmente nella città d’origine, esistono due cappelle dedicate al lui, una nella cattedrale e un’altra nella chiesa di San Lorenzo, sorta secondo la tradizione sul luogo della casa nativa di San Firmino.
La festa a Pamplona è diventata notissima nel mondo, per la corsa dei tori, il famoso “encierro”, che si svolge per le strade della città per circa 850 metri, con i tori liberi che corrono insieme a uomini
abbastanza temerari, c’è sempre qualche ferito da incornata o perché travolto, con la partecipazione di una grande folla e di numerosi turisti, e che termina nell’arena.
Ad Amiens in Francia il nome di San Firmino era inserito nelle litanie medioevali dei santi, e anticamente vi erano ben cinque celebrazioni in suo onore durante l’anno, compresa il 25 settembre giorno del martirio e data in cui è inserito nel ‘Martyrologium Romanum’.
Nel Medioevo fu invocato come protettore dei bottai, dei mercanti di vino, dei panettieri e contro le malattie dello scorbuto e della erisipela.
Nell’arte figurativa le opere si confondono ad Amiens proprio per i due vescovi omonimi della stessa diocesi, ma quelle di San Firmino vescovo e martire sono più facilmente identificabili a causa del suo martirio, che lo rese più celebre; infatti essendo stato decapitato, in alcune opere è raffigurato con il suo capo in mano, oppure che guarda la sua testa mozzata per terra.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Firmino di Amiens, pregate per noi.


*Beato Giovanni Codera Marques - Coadiutore Salesiano, Martire (25 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia”

“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007
“Martiri della Guerra di Spagna”
Barbastro, Spagna, 25 maggio 1883 - Madrid, Spagna, 25 settembre 1936
Nacque a Barbastro (Huesca) il 25 maggio 1883 e venne battezzato il giorno dopo. Emise i voti a Carabanchel Alto (Madrid) il 24 luglio 1919.
Era infermiere.
A Madrid, dove lo sorprese la rivoluzione del 1936, fu diverse volte arrestato e rimesso in libertà. Nuovamente arrestato il 25 settembre, mentre visitava un ammalato, fu condotto alla fucilazione in compagnia del postulante salesiano Tomás Gil de la Cal.
Beatificato il 28 ottobre 2007.
(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Giovanni Codera Marques, pregate per noi.


*Beato Giovanni Pietro (Giuseppe) Bengoa Aranguren, Paolo Maria (Pietro) Leoz y Portillo e Gesù Hita Mirand - Martiri (25 settembre)

Scheda del Gruppo a cui appartengono:
“Beati Martiri Spagnoli Passionisti di Daimiel” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Martirologio Romano: Nella cittadina di Carrión de Calatrava vicino a Ciudad Real sempre in Spagna, Beati martiri Giovanni Pietro (Giuseppe) Bengoa Aranguren, sacerdote, e Paolo Maria (Pietro) Leoz y Portillo, religioso della Congregazione della Passione, e Gesù Hita Miranda, religioso della Società di Maria, che, durante la persecuzione, furono fucilati dai miliziani in odio alla Chiesa.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Pietro Bengoa Aranguren, Paolo Maria Leoz y Portillo e Gesù Hita Mirand, pregate per noi.


*Beato Giuseppe Antón Gómez - Sacerdote Benedettino, Martire (25 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:

"Beati Martiri Spagnoli Benedettini" Beatificati nel 2016
Senza data (Celebrazioni singole)
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna Vittime della persecuzione religiosa
Senza Data (Celebrazioni singole)

Hacinas, Spagna, 26 agosto 1878 - Andalucía, Spagna, 25 settembre 1936
Padre José Antón Gómez, priore del monastero benedettino di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, resistette finché poté agli assalti dei miliziani comunisti all’inizio della guerra civile spagnola, poi si vide costretto a disperdere la sua comunità monastica. Si rifugiò da alcuni amici, poi in una pensione, ma fu scoperto: venne ucciso a Madrid, lungo la carretera de Andalucía, il 25 settembre 1936; aveva 59 anni.
È stato beatificato a Madrid il 29 ottobre 2016, insieme ad altri tre confratelli del suo stesso monastero. I loro resti mortali sono venerati nella “sacrestia dei Martiri” della chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.
Infanzia e primi anni
José Antón Gómez nacque ad Hacinas, cittadina nei pressi di Burgos, il 26 agosto 1878. Era il settimo dei quattordici figli di Lorenzo Antón Alonso e Felipa Gómez Juan.
Trascorse gli anni dell’infanzia tra lo studio nella scuola del paese e l’aiuto ai suoi genitori nei lavori agricoli e nell’accudire il bestiame. Sin da piccolo diede mostra di notevoli qualità umane e intellettuali, come riconobbe il suo maestro, il quale convinse suo padre a fargli proseguire gli studi.
Vocazione benedettina
Nel 1891, quindi, entrò come fanciullo oblato nell’abbazia di San Domenico di Silos, da poco tempo riaperta al culto da parte dei benedettini di Solesmes, in Francia. Cinque anni dopo, il 21 novembre 1896, emise la professione monastica. Fu ordinato sacerdote il 31 agosto 1902 a Silos, dopo aver compiuto gli studi filosofici e teologici.
Un ingegno notevole
Benché, al di là della formazione sacerdotale, non avesse ricevuto un’istruzione elevata, aveva un notevole talento per le lingue straniere: sia per quelle antiche (parlava e scriveva correttamente in greco classico e in latino), sia per quelle contemporanee (conosceva il tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano, ma capiva anche l’ebraico e l’arabo).
Per molti anni fu bibliotecario, professore e direttore del collegio per i ragazzi oblati. Per diciotto anni fu direttore responsabile della “Rivista Ecclesiastica” di Silos, per la quale collaborò anche a diverse rubriche, scrivendo svariati articoli.
Nella comunità monastica svolse numerosi incarichi oltre a quelli già citati, che gli valsero l’ammirazione di quanti furono suoi discepoli. In qualità di consigliere dell’abate dom Ildefonso Guepín, impossibilitato a viaggiare, visitò le filiazioni del monastero di Silos nel Messico. Alla morte dell’abate fu tra i candidati a succedergli, ma non venne eletto, forse perché rinunciò.
Priore della comunità di Madrid
Il prescelto fu invece padre Luciano Serrano, il quale, nel 1919, l’incaricò di guidare la comunità benedettina di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, dipendente dal monastero di Silos.
Anche lì conquistò la simpatia di molti, per il suo atteggiamento socievole e la sua rettitudine nel dirigere spiritualmente le anime: nel quartiere del monastero presero a chiamarlo “il Padre dei poveri” o “il Padre elemosiniere”.
Gli inizi della persecuzione
L’11 maggio 1931, a poco più di un mese dalla proclamazione della Seconda Repubblica, avvenuta l’11 aprile, fu evidente che la persecuzione religiosa stava incominciando, con l’assalto e l’incendio di molte chiese e monasteri, anche a Madrid.
Il “Montserratico”, com’era più conosciuto, venne risparmiato, ma per precauzione i monaci vennero dispersi in case private. Una volta venuto meno il pericolo, i religiosi ritornarono e la vita comunitaria riprese come prima.
La guerra civile
Il 17 luglio 1936 padre Rafael Alcocer riferì ai confratelli la notizia del sollevamento (“alzamiento”) della guarnigione di Melilla, avvenuta il giorno precedente: era l’inizio della guerra civile. Due giorni dopo, il 19, fu data alle fiamme l’allora cattedrale di Sant’Isidoro.
A quel punto, padre José ordinò di nuovo che la comunità si disperdesse, ma nelle ore seguenti i monaci tornarono più volte. Solo quando i miliziani comunisti occuparono il monastero, saccheggiando la chiesa, i legittimi abitanti non poterono più rientrare.
Il martirio
A quel punto, il priore dovette rifugiarsi in casa di alcuni amici. Nel mese di agosto, invece, si dirigeva all’ambasciata di Romania per celebrarvi la Messa. In seguito, prese alloggio in una pensione.
Fu lì che, il 24 settembre, fu catturato dai miliziani, che lo condussero alla “checa” (un luogo appartato per gli interrogatori) in calle de Fomento: dichiarò di essere un sacerdote religioso e, quindi, fu condannato a morte. Venne fucilato nella notte tra il 25 e il 26 settembre 1936 fuori dalla città di Madrid, lungo la carretera de Andalucía; aveva 59 anni.
Traslazione e beatificazione
I suoi resti mortali, riesumati nel 1939 e trovati intatti, vennero traslati nel cimitero dell’Almudena. Attualmente sono conservati nella cosiddetta “sacrestia dei Martiri” nella chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.
Nello stesso luogo sono venerati anche i resti di altri tre suoi confratelli dello stesso monastero, morti nella medesima persecuzione: Antolín Pablos Villanueva, Rafael Alcocer Martínez e Luis Vidaurrázaga González. Tutti e quattro, uniti in una medesima causa, sono stati beatificati il 29 ottobre 2016 a Madrid.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Antón Gómez, pregate per noi.


*Beato Jesus Hita Miranda - Marianista, Martire Spagnolo (25 settembre)
Calahorra, Rioja, Spagna, 17 aprile 1900 - Ciudad Real, 25 settembre 1936
Emblema:
Palma
Martirologio Romano: Nella cittadina di Carrión de Calatrava vicino a Ciudad Real sempre in Spagna, beati martiri Giovanni Pietro (Giuseppe) Bengoa Aranguren, sacerdote, e Paolo Maria (Pietro) Leoz y Portillo, religioso della Congregazione della Passione, e Gesù Hita Miranda, religioso della Società di Maria, che, durante la persecuzione, furono fucilati dai miliziani in odio alla Chiesa.
Ultimogenito di quattro figli dei coniugi Manuel Hita e Petra Miranda, Jesùs nacque a Calahorra, nella celebre regione vinicola spagnola della Rioja, il 17 aprile 1900, quando la sorella maggiore aveva
già 18 anni, La sua era una famiglia di piccoli proprietari terrieri, molto praticanti e profondamente convinti del proprio cristianesimo.
Trascorse una fanciullezza serena, tra gli svaghi tipici dell'età, i primi impegni scolastici e il servizio dell'altare. Dal carattere puntiglioso e ostinato, molto esigente con se stesso e con gli altri, fu tormentato da una forma di balbuzie nervosa, della quale non riuscirà mai a liberarsi completamente.
Terminate le scuole elementari, desiderando diventare sacerdote, entrò nel seminario diocesano, che però abbandonò dopo soli due anni per entrare nel postulato marianista di Escoriaza, mosso dal desiderio di una maggiore perfezione e dal fatto che i Marianisti erano consacrati alla santa Vergine. Qui si mise subito in evidenza per la sua pietà, lo spirito di preghiera e l'amore allo studio, tanto che il direttore del postulato, nel formulare il suo giudizio di presentazione al noviziato, poteva scrivere di lui: “Se non fosse per la balbuzie, sarebbe un modello perfetto di postulante”.
Completati gli studi che lo abilitavano all'insegnamento, dal 1921 fino alla morte esercitò la professione di insegnante nelle diverse scuole marianiste in cui lo inviarono i Superiori: a Suances (Santander), a Escoriaza (Guipùzcoa), a Vitoria, a Ciudad Real, a Jerez de la Frontera e a Madrid. Fu un valido insegnante, sinceramente sollecito per l'educazione dei propri alunni, sempre disposto ad assumersi lavori complementari o di supplenza, tenace nello studio personale. Infatti, senza lasciare l'insegnamento conseguì la Licenza in Scienze storiche presso l'Università di Saragozza.
Religioso profondamente pio, animato da una tenera devozione a Maria SS.ma, osservante minuzioso della Regola e dotato di grande spirito di abnegazione, fratel Jesùs cercò con tutte le sue forze la perfezione del proprio stato: “Essere santo, essere utile, darmi a tutti: ecco le tre aspirazioni che nutro costantemente nell'intimità della mia anima”.
In occasione dei voti definitivi, soffrì una profonda crisi, dovuta al fatto che i Superiori non acconsentirono alla sua richiesta di diventare sacerdote marianista, motivandola col fatto della sua balbizie. Ma, incoraggiato dal direttore spirituale e mosso dal suo grande amore per Maria, scelse infine di continuare ad essere marianista come religioso laico insegnante.
Alla fine di giugno del 1936 fu inviato dai Superiori a Ciudad Real per tenere delle ripetizioni agli alunni rimandati in storia. Nel congedarsi dai familiari, che strada facendo si era fermato a
salutare, ebbe a dire: “Quanto a me, sia fatta la volontà di Dio. Se saremo martiri, tanto meglio”. A Ciudad Real trovò una situazione già caotica e pericolosa.
Pochi giorni dopo il suo arrivo, il collegio dei Marianisti fu requisito, per cui fratel Jesùs, per disposizione del direttore, dovette prendere alloggio presso una pensione, dove già si erano rifugiati altri religiosi.
Qui si dedicò alla meditazione, alla preghiera e alla penitenza e, sempre più consapevole del pericolo incombente, si preparò nel migliore dei modi al martirio. Il 25 settembre 1936 fu arrestato dai miliziani, che seguì con evidente tranquillità d'animo, congedandosi dai proprietari della pensione con un sorriso.
Quella stessa notte venne fucilato con altri 4 religiosi (due passionisti, un claretiano ed un sacerdote secolare) contro il muro del cimitero di Carriòn de Calatrava, una decina di chilometri fuori della città di Ciudad Real ed il suo corpo venne gettato come quello di tanti altri martiri, nel famigerato pozzo abbandonato di Carriòn e recuperato molto tempo dopo per ricevere degna sepoltura. Assieme ad altri martirti della persecuzione spagnola venne beatificato dal Papa Giovanni Paolo II° la domenica 1 ottobre 1995 a Roma e la sua memoria liturgica è stata fissata al giorno 18 settembre, assieme a quella degli altri due martiri marianisti.
(Fonte: Osservatore Romano, 1-10-1995, pag.10)

Giaculatoria - Beato Jesus Hita Miranda, pregate per noi.


*Santa Ketevan - Regina di Georgia, - Martire - Chiese Orientali (25 settembre)
† 12 settembre 1624
Santa Ketevan era la moglie del re Davide di Kakezia e madre del successore di quest'ultimo, il re Teimuraz. Essa fu perseguitata a motivo della sua fede dal re di Persia, lo scià musulmano Abbas I,
e trascorse quasi dieci anni imprigionata nella città di Shiraz.
Qui Ketevan incontrò alcuni missionari agostiniani portoghesi, che rimasero tanto impressionati dalla sua fedeltà al cristianesimo da proporne dopo la sua morte la canonizzazione al papa.
A lungo imprigionata e posta dinnanzi all'alternativa fra la conversione all'islam e la morte, Ketevan non esitò a consegnarsi ai suoi aguzzini che la uccisero dopo lunghe torture il 12 settembre 1624. Reliquie di questa Santa martire e sovrana georgiana, sono venerate anche dalla Chiesa Cattolica.
La Chiesa georgiana ricorda nella data odierna 25 settembre, corrispondente al 12 settembre del calendario giuliano, la martire Ketevan, una delle sante più popolari della Georgia.
Ketevan era moglie del re Davide di Kakezia e madre del successore di quest'ultimo, il re Teimuraz. Essa fu preseguitata a motivo della sua fede ortodossa dal re di Persia, lo scià musulmano Abbas I, e trascorse quasi dieci anni imprigionata nella città di Shiraz.
Qui Ketevan incontrò alcuni missionari agostiniani provenienti dal Portogallo, che furono a tal punto
impressionati dalla sua testimonianza di fedeltà al cristianesimo, da proporne dopo la morte la canonizzazione da parte del Papa di Roma.
Dopo averla tenuta a lungo imprigionata senza veder mai venir meno la sua fede né quella dei suoi compagni, lo scià decise di porla dinanzi all'alternativa tra la conversione all'islam e la morte. Ketevan non ebbe dubbi, e si consegnò nella pace ai suoi aguzzini, che non le risparmiarono una lunga serie di torture prima di infliggerle il colpo decisivo.
Ketevan morì il 12 settembre del 1624, e la sua fama si diffuse ben al di là della chiesa georgiana. Una parte dei suoi resti mortali fu infatti portata nelle Indie occidentali dai missionari cattolici; si parla di sue reliquie giunte fino alla cittadina belga di Namur.
La martire Ketevan, per la sua singolare vicenda, rappresenta perciò in modo emblematico l'unità della chiesa che già esiste quando vi sono uomini e donne che testimoniano fino all'estremo la loro fedeltà all'Evangelo.

Preghiera
Colpita dal desiderio di Dio,
ti facesti carico di molte sofferenze
e patisti con coraggio
ogni sorta di tortura.
Tu che al posto
di un effimero regno terrestre
hai guadagnato
il regno senza fine dei cieli.
tre volte beata Ketevan,
prega Cristo Dio
per la salvezza delle nostre anime.
(Fonte: Il Libro dei Testimoni)

Giaculatoria - Santa Ketevan, pregate per noi.


*Beato Marco Criado di Andujar - Martire (25 settembre)

Martirologio Romano: Sulle montagne di Alpujarras vicino a Granada nell’Andalusia in Spagna, Beato Marco Criado, sacerdote dell’Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi e martire, che fu ucciso dai Mori.
Nacque ad Andújar, in Spagna, il 25 aprile 1522. D'ingegno precoce si distinse, ancora bambino, fra i suoi condiscepoli, specialmente nell'imparare la dottrina cristiana.
Nel 1536 abbracciò l'Ordine Trinitario nella città natale, dove compì anche gli studi filosofici e teologici.
Ordinato sacerdote, esercitò il sacro ministero della parola ad Andújar, a Jaén e a Ubeda.
L'ubbidienza lo destinò, poi, missionario della diocesi di Guadix e della regione limitrofa, roccaforte
dei musulmani.
Il suo zelo per la gloria di Dio e per la salute delle anime fu instancabile. Dopo una breve sosta a La Peza in qualità di cappellano, percorse a piedi, solo e fra mille pericoli, i paesi e villaggi delle aspre alture dell'Alpujarras, ovunque confortando i deboli nella fede, correggendo i costumi, infervorando i buoni, smascherando e confondendo i perversi.
A La Peza fu schiaffeggiato, vilipeso e percosso; sulla Sierra de los Filabres fu, per due giorni, legato ad un albero; a Cadiar si sottrasse al furore dei suoi nemici facendosi calare in una sporta dalla finestra del suo ospite.
Abhencota, uno dei più feroci capi mori, lo fece legare alla coda di un cavallo e trascinare per dieci leghe.
Scoppiata la rivolta dei mori dell'Alpujarras, il Criado fu la prima vittima. Condotto, tra percosse ed insulti, poco lontano da La Peza, fu legato a una quercia, dove rimase tre giorni, cantando inni e pregando Iddio per i suoi assassini.
Morì, infine, lapidato il 25 settembre 1569. La Peza venera in lui il suo patrono, l'Alpujarras il suo apostolo, l'Ordine Trinitario uno dei suoi più autentici figli.
Il suo culto ab immemorabili fu solennemente confermato da Leone XIII il 24 luglio 1899.
La sua festa si celebra il 25 settembre.
(Autore: Placido della Vergine - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Marco Criado di Andujar, pregate per noi.


*Santi Paolo, Tatta e figli - Sposi e Martiri (25 settembre)
† Damasco, Siria, in epoca incerta
Martirologio Romano: A Damasco in Siria, santi martiri Paolo e Tatta, coniugi, Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio, loro figli, che, accusati di essere cristiani, percossi e torturati con altri supplizi, resero infine l’anima a Dio.
Quasi tutte le storie di santità relative ad intere famiglie, consistenti ormai in parecchi casi dopo duemila anni di cristianesimo, sono purtroppo cadute tristemente in oblio.
Uno di questi casi è costituito dai santi coniugi Paolo e Tatta, che con i loro figli Sabiniano, Massimo, Rufo ed Eugenio furono chiamati a testimoniare la loro fede cristiana sino allo spargimento del loro sangue.
Gli sposi e l’intera loro prole furono accusati di essere cristiani, cosa oggi ritenuta banale ma non così scontata in un mondo allora ancora permeato di paganesimo.
Furono allora oggetto di durissime torture ed infine, ormai stremati, resero l’anima a Dio presso Damasco in Siria.
E’ invece storicamente impossibile datare con certezza il periodo in cui avvenne il loro glorioso martirio, che è comunque collocabile senza ombra di dubbio nei primissimi secoli dell’era cristiana.
Ciò non toglie che l’intrepida testimonianza di questi martiri possa ancora essere valida nel mondo odierno, in cui il valore della famiglia è talvolta messo seriamente in discussione.
Il nuovo Martyrologium Romanum ha dunque ritenuto opportuno continuare a riportarne la commemorazione in data 25 settembre.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Paolo, Tatta e figli, pregate per noi.


*San Principio di Soissons - Vescovo (25 settembre)
Martirologio Romano: A Soissons nella Gallia belgica, sempre in Francia, San Principio, Vescovo, fratello di San Remigio.
Giaculatoria - San Principio di Soissons, pregate per noi.


*San Sergio di Radonez - Eremita, Egumeno (25 settembre)

Rostov, Russia, 1314 c. - Monastero della Trinità, Serghiev Posad, Russia, 25 settembre 1392
Sergio e i suoi genitori furono scacciati dalla loro casa dalla guerra civile e dovettero guadagnarsi da vivere facendo i contadini a Radonez, a nord-est di Mosca. A vent'anni Sergio inizia un'esperienza di eremitaggio, insieme al fratello Stefano, nella vicina foresta. Presto altri uomini si uniscono a loro e nel 1354 si trasformano in monaci, conducendo vita comune.
Nasce così il monastero della Santa Trinità (Troice-Lavra), punto di riferimento per il monachesimo della Russia settentrionale. Sergio fonda anche altre case religiose, direttamente o indirettamente. Nel 1375 rifiuta la sede metropolitana di Mosca, ma continua a usare la sua influenza per mantenere la pace fra i principi rivali.
È stato uno dei primi santi russi a cui furono attribuite visioni mistiche. Attraverso il suo discepolo Nil Sorskij si diffuse l'esicasmo, la preghiera del cuore resa celebre dai «Racconti di un pellegrino russo»: «Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me». Il monastero della Trinità di Serghiev Posad è ancora oggi meta di pellegrinaggi. Fu canonizzato in Russia prima del 1449. (Avvenire)
Etimologia: Sergio = che salva, custodisce, seminatore, dal latino
Martirologio Romano: Nel monastero della Santissima Trinità a Mosca in Russia, san Sergio di Radonez, che, dopo aver condotto vita eremitica in foreste selvagge, abbracciò la vita cenobitica e, eletto egúmeno, la propagò, mostrandosi uomo mite, consigliere di príncipi e consolatore dei fedeli.
Sergio e i suoi genitori furono scacciati dalla loro casa dalla guerra civile e dovettero guadagnarsi da vivere facendo i contadini a Radonezh, a nord-est di Mosca.
A vent'anni Sergio iniziò una vita da eremita, insieme a suo fratello Stefano, nella vicina foresta; in seguito altri uomini si unirono a loro, e ciò che ci vien detto di questi eremiti ricorda i primi seguaci di San Francesco d'Assisi, specialmente per quanto riguarda il loro atteggiamento verso la natura
selvaggia - nonostante le differenze climatiche e di altro genere fra l'Umbria e la Russia centrale. Uno scrittore russo ha detto che il loro capo "odora di fresco legno d'abete".
Nel 1354 essi si trasformarono in monaci che conducevano una vera e propria vita comune; questo cambiamento provocò dei dissensi che avrebbero potuto spaccare per sempre la comunità se non fosse stato per la condotta disinteressata di san Sergio.
Questo monastero della Santa Trinità (Troice-Lavra) divenne per il monachesimo della Russia settentrionale quello che le Grotte di san Teodosio erano state per la provináa di Kiev nel sud. Sergio fondò altre case religiose, direttamente o indirettamente, e la sua fama si diffuse moltissimo; nel 1375 rifiutò la sede metropolitana di Mosca, ma usò la sua influenza per mantenere la pace fra i prinápi rivali. Quando (secondo la tradizione) Dimitrij Donskoj, principe di Mosca nel 1380, lo consultò per chiedere se doveva continuare la sua rivolta armata contro i signori tartari, Sergio lo incoraggiò ad andare avanti: ciò portò alla grande vittoria di Kulikovo.
San Sergio è il più amato di tutti i santi russi, non soltanto per l'influenza che ebbe in un periodo
critico della storia russa, ma anche per il tipo d'uomo che era. Per il carattere, se non per l'origine, era un tipico "santo contadino": semplice, umile, serio e gentile, un "buon vicino".
Insegnò ai suoi monaci che servire gli altri faceva parte della loro vocazione, e le persone che indicò loro come modelli erano gli uomini dell'antichità che avevano fuggito il mondo ma aiutavano il loro prossimo; veniva posta un'enfasi particolare sulla povertà personale e comune e sullo sradicamento dell'ostinazione.
San Sergio fu uno dei primi Santi Russi a cui furono attribuite visioni mistiche (visioni della Beata Vergine connesse con la liturgia eucaristica) e, come in san Serafino di Sarov, talvolta compariva in lui una certa trasfigurazione fisica attraverso la luce.
Il popolo lo vedeva come un uomo scelto da Dio, sul quale riposava visibilmente la grazia dello Spirito; ancor oggi molta gente va in pellegriaggio al suo santuario nel monastero della Trinità di Serghiev Posad.
Fu canonizzato in Russia prima del 1449.
(Autore: Donald Attwater - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Sergio di Radonez, pregate per noi.


*San Solennio (Solenne) di Chartres - Vescovo (25 settembre)

Martirologio Romano: A Chartres nella Gallia lugdunense, ora in Francia, San Solenne, vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Solennio, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (25 settembre)
*San

Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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