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Santi del 26 Ottobre

Il mio Santo > I Santi di Ottobre

*Sant'Alfredo il Grande - Re del Wessex (26 ottobre)
Wantage, Berkshire, 849 – Wessex, 899
Etimologia: Alfredo = guidato dagli elfi, dall'anglosassone
In alcuni "Martirologi" antichi e soprattutto inglesi, il suo nome compare sia al 26 sia al 28 ottobre; sulla scia dell’antica tradizione che ha visto considerare Santi, molti regnanti di Paesi del Nord Europa, che avevano bene operato per il bene dello Stato e dei sudditi; spesso con grande religiosità e fedeltà alla Chiesa di Cristo.
E il re Alfredo detto il Grande, appartiene a questa categoria, bisogna comunque dire che l’attuale ‘Martirologio Romano’ non lo menziona, l’unico sant’Alfredo riportato, è il vescovo della Sassonia ricordato il 15 agosto.
Il re Alfredo nacque a Wantage, Berkshire, in Gran Bretagna, nell’849 e morì nell’899, quindi a 50 anni; figlio di Etelvulfo (re del Wessex dall’839 all’856) e fratello e successore del re Etelredo I (866-871).
Divenne re del Wessex (antico regno dei Sassoni dell’Ovest, nella Gran Bretagna meridionale) dall’871 all’878 e re degli Anglosassoni dall’878 all’899.
Dopo aver sostenuto una lotta accanita contro gli Scandinavi invasori e in particolare contro i
Danesi (876), che già dal tempo del regno di suo padre Etelvulfo avevano invaso il Wessex e sotto il regno del fratello Etelredo I erano quasi riusciti a sommergere tutta l’Inghilterra, impose la propria superiorità sui Regni Anglo-Danesi con le vittorie militari di Ethandun, di Benfleet, di Buttington.
Ripristinò l’autorità regia e preparò l’unità del Paese; nonostante le difficoltà del suo regno, riuscì comunque a promuovere una splendida rinascita della civiltà anglosassone.
Diffuse la cultura attraverso traduzioni di opere latine, come la “Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum” di san Beda il Venerabile (672-735), monaco anglosassone e Dottore della Chiesa; inoltre
incoraggiando la composizione di opere storiche e scrivendone lui stesso.
(Cronaca degli Anglosassoni)
Riorganizzò l’amministrazione dello Stato e notevole fu anche la sua opera legislativa, volta a superare il vecchio diritto consuetudinario germanico.
Come si vede, eccelsa figura storica di regnante che meritò l’appellativo “il Grande”, che questo poi abbia determinato anche il titolo di santo e cosa da inquadrare nella mentalità e religiosità dell’epoca.
Alfredo è un nome di origine esclusivamente sassone, deriva da ‘elf’ e ‘raed’ che significa “consigliato dagli Elfi”.
Molto diffuso in Gran Bretagna (Alfred, Fred, Freddy), in Italia cominciò ad essere molto utilizzato, sull’onda del successo del personaggio maschile dell’opera lirica “La Traviata” di Giuseppe Verdi.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Alfredo il Grande, pregate per noi.  


*Sant'Alor di Quimper – Vescovo (26 ottobre)
VI secolo
In due cataloghi episcopali, il Cartulario della cattedrale di Quimper, trascritto ca. nel 1417 e inventariato tra i mss. latini della Biblioteca Nazionale di Parigi con il n. 9891, e il Cartulario di Quimper le (ms. del sec. XII), in cui furono ricordati i vescovi fino a Rodolfo (1158), e in seguito fino a Ranoldo (1245), il nome di Alor segue, nella forma Allorus, quelli di Chorentinus e Guennoc (Guenuc).
Il Santo visse nel VI sec. e il suo culto si diffuse in varie parrocchie della diocesi bretone, che, dal primitivo nucleo territoriale, alla confluenza dello Steir con l'Odet, giunse, con il passare degli anni, a comprendere l'odierno compartimento del Finistère.
Le parrocchie dove il culto di Alor è ancora oggi particolarmente sentito sono Plobannalec, Treguennec, Erqué-Armel e Lennon.
La sua festa si celebra il 26 ottobre.
Il Santo viene invocato come protettore dei cavalli.
Non c'è nulla che giustifichi questo patronato, oltre la probabile confusione con Eligio (588-660), vescovo di Noyon, e tesoriere di Clotario II e di Dagoberto, venerato come protettore dei fabbri ferrai.
Circa la grafia del nome non esistono veri e propri problemi, ma soltanto incertezze; J. Loth (Les noms des saints bretons, Parigi 1910, p. 9) propose la forma Talor.
(Autore: Giovanni Battista Proja – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Amando di Strasburgo - Vescovo (26 ottobre)
Martirologio Romano: A Strasburgo in Alsazia, nell’odierna Francia, Sant’Amando, che si ritiene sia stato il primo vescovo di questa città.
Visse nella prima metà del sec. IV. Su diverse liste del sec. X egli figura come apostolo e primo vescovo della chiesa di Argentoratum, l'odierna Strasburgo, che era stata al tempo dei Romani un insigne municipium.
In una di tali liste, compilata in versi dal vescovo della città, Erchembaldo, poco prima del 991 si legge: «Alpha nitet dignus pater huius sedis Amandus».
Senza dubbio prese parte, nel 346, al concilio di Colonia, in cui venne condannato il vescovo locale, Eufrate, che negava la divinità di Cristo; meno certa è la sua partecipazione, nel 343, al concilio di Sardica, del quale in ogni modo sottoscrisse gli atti.
La sua nomina è fatta risalire dai Bollandisti al tempo di Costantino il Grande (morto nel 337), quando la città era già stata in parte convertita al cristianesimo dai vescovi vicini e dai sacerdoti che in essa erano stati ordinati.
Si ignora il luogo della sua primitiva sepoltura: «In aede suburbana sepultum fuisse Sant'Amandum suadent saeculi IV mores; cuius tamen rei memoria nulla superest ».
Si sa solo che nel sec. X egli godeva di grande fama e venerazione e che il suo corpo si trovava «penes canonicos Honovienses seu Honangienses» i quali dimoravano in un'isola del fiume Reno, detta appunto «insula Hanovia seu Honangia» (oggi Honau), due leghe a nord di Strasburgo.
Di là, nel 1290, a causa delle frequenti inondazioni, con il consenso del vescovo del tempo, Corrado III, il corpo del Santo fu portato a Rhinovia (oggi Rheinau), sei leghe a sud, dove il 3 novembre 1371, ebbe luogo una ricognizione delle reliquie, le quali non trovarono neppure a Rheinau stabile dimora, poiché il 22 maggio 1398 furono trasferite nella città e, dopo una breve sosta nella chiesa di Santa Caterina, furono sistemate decorosamente nella chiesa parrocchiale di San Pietro Vecchio, che era forse stata la sua cattedrale.
La festa di Sant'Amando si celebra il 26 ottobre e in alcuni luoghi il 3 novembre in memoria della traslazione, cui abbiamo accennato.
Il suo culto ebbe l'approvazione della Santa Sede nel 1748 e nel 1796.
(Autore: Alfonso Codaghengo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Amando di Strasburgo, pregate per noi.  


*Sant'Aptonio di Angouleme - Vescovo (26 ottobre)
Martirologio Romano: Ad Angoulême in Aquitania, sempre in Francia, commemorazione di Sant’Aptonio, vescovo.
Eletto al seggio verso il 541, assisté al V concilio di Orléans del 549. Egli aveva benedetto la reclusione di Sant'Eparchio nel 542 e il 31 maggio 558 si fece garante di un riscatto di schiavi operato dal recluso.
Si crede sia morto verso il 566 dal momento che il suo successore Mererio partecipò nel 567 al concilio di Tours senza avere ancora ricevuto la consacrazione episcopale.
Altri documenti meno sicuri della Vita Eparchii offrono indicazioni un po’ contestate. Ademaro di Chabannes e l'Historia pontificum et comitum Engolismensium ne fanno un cappellano di Clodoveo.
Narrano che avendo ottenuto con la sua preghiera la resa della città, in premio ne fu fatto vescovo; su questo episodio, che riesce pertanto molto sospetto, si fondava la pretesa dei suoi successori di essere i cappellani ufficiali del re di Francia in Aquitania.
Nel sec. X una comunanza di culto coi Santi Ausonio e Cesario accreditò una nuova leggenda.
Usciti dalla stessa famiglia, convertiti e battezzati da San Marziale che li avrebbe condotti a Limoges, Aptonio e Ausonio si sarebbero succeduti sulla sede di Angoulème e avrebbero tutti e due subito il martirio da parte dei Vandali.
Ma questa leggenda è inconciliabile coi documenti autentici, soprattutto con la lista episcopale di Angouléme.
La sua festa si celebra il 26 ottobre
(Autore: Gérard Mathon – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Arnaldo da Queralt - Mercedario (26 ottobre)
Grande difensore delle verità del vangelo contro le eresie dei saraceni, il Beato Arnaldo da Queralt, dovette sopportare molte ingiurie da parte dei mussulmani.
Fu cavaliere laico mercedario del convento reale di Santa Maria d'Ausonia in Spagna dove condusse una vita esemplare e nello stesso convento morì nel bacio del Signore circondato dalla venerazione popolare.
L'Ordine lo festeggia il 26 ottobre.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

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*San Beano di Mortlach - Vescovo (26 ottobre)
Martirologio Romano: In Scozia, San Beano, vescovo di Mortlach.
San Beano (Bean, Beanus), vescovo
Al 16 dicembre negli Auctaria del Molano al Martirologio di Usuardo si legge: «in Hibernia, Beani episcopi primi Aberdonensis et confessoris».
Questa menzione è passata nel Martirologio Romano come: «Aberdone in Hibernia sancti Beani episcopi».
Stando a questa celebrazione, Beano probabilmente fu un vescovo di Mortlach, vissuto ai primi del sec. XI, dal momento che la sede di Mortlach fu trasferita ad Aberdeen durante il regno di Malcolm II.
In realtà, però, al 16 dicembre si celebrava Mo-Béoóc di Ros Cam nel Félire Oengusso, in un testo piuttosto corrotto, ed è probabile che il nome Bean sia sorto appunto da una corruzione. I Bollandisti, d'altra parte, ricordano Beano vescovo di Mortlach il 26 ottobre.
Neanche questa data, però, è soddisfacente, poiché al 26 ottobre nel Martirologio di Tallaght ricorre la festa di un Béoán, le cui reliquie erano conservate a Tamlachta Umail, presso Loch Bricrenn.
Su Beano, quindi, niente si può dire con sicurezza; probabilmente egli è da identificarsi con Mo-Béoóc di Ros Cam.
(Autore: Edward Manning – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Beano di Mortlach, pregate per noi.


*Beato Bernardo de Figuerols - Mercedario (26 ottobre)
Generoso cavaliere laico dell'Ordine Mercedario, il Beato Bernardo de Figuerols, combatté energicamente contro i mori in Almeria
(Spagna).
Grande il suo valore quanto le sue virtù, di una fede straordinaria con la quale meritò molti favori dal cielo.
Il Signore accompagnò la sua morte con santi prodigi.
L'Ordine lo festeggia il 26 ottobre.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

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*Beato Bonaventura da Potenza - Francescano Conventuale (26 ottobre)

Potenza, gennaio 1651 – Ravello, Amalfi, 26 ottobre 1711

Nato a Potenza come Antonio Carlo Gerardo Lavanga nel 1651, entrò tra i Minori conventuali a 15 anni.
Girò per tanti conventi campani: Aversa, Maddaloni, Amalfi, Ischia, Nocera Inferiore (vi fu maestro dei novizi), Sorrento, Napoli e, infine, Ravello, dove morì per una cancrena nel 1711. Fu esempio di umiltà.
Ma, pur non essendo dotto, colpiva anche per la profondità teologica della sua predicazione. A lui sono attribuiti numerosi prodigi.
Vide l’anima della sorella salire in cielo, guarì un lebbroso. A Napoli, nel convento di Sant’Antonio a Porta Medina, il suo misticismo si manifestò con numerose elevazioni da terra. Si prodigò anche per gli appestati.
È Beato dal 1775. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Ravello presso Amalfi in Campania, Beato Bonaventura da Potenza, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, che rifulse per obbedienza e carità verso tutti. Nella Lucania, antica regione, vi sono santuari che la pietà intensa dei fedeli ha voluto costruire in luoghi aspri quasi inaccessibili ma da poter vedere da molte angolazioni panoramiche, quasi come fari indicanti la spiritualità.
E in questo contesto così religioso vi erano disseminati un po’ dappertutto conventi con gruppi di frati che garantivano l’unione continua dei fedeli con Dio.
Anche a Potenza vi era un convento dedicato a San Francesco e in questa comunità iniziò le sue frequentazioni Antonio Carlo Gerardo Lavanga, nato nei primi giorni di gennaio del 1651 (fu
battezzato il 4 gennaio), qui ebbe l’occasione di conoscere e capire lo stile della loro vita, povera per scelta, d’ubbidienza al superiore, di abnegazione altruista e sentì, adolescente, la chiamata di Dio a quella vita interiore.
A 15 anni entrò fra i Minori Conventuali di Nocera Inferiore, sede del Noviziato francescano, cambiò il nome in fra’ Bonaventura da Potenza, quale simbolo di cambiamento totale di vita, superate le iniziali prove, fu inviato ad Aversa e Maddaloni per approfondire gli studi in vista del sacerdozio, ma qui l’ambiente era dissimile da quello iniziale potentino che l’aveva affascinato nella sua spontanea povertà, cosicché gli si creò un disagio interiore che portò i comprensivi superiori a spostarlo prima in un paesetto irpino e poi ad Amalfi dove incontrò un suo conterraneo padre Domenico Girardelli, il quale divenne sua guida e da quello spirito ribelle e scalpitante quale era divenne il cosciente ubbidiente e l’esecutore entusiasta di ogni parola di Dio attraverso i suoi vicari (cfr. Fra Bonaventura da Potenza, p. Silvio Stolfi 1998).
Nel convento amalfitano cominciarono a verificarsi episodi quasi miracolosi che testimoniavano la completa fiducia in chi gli comandava qualcosa anche la più assurda.
Tale semplicità d’animo gli meritò la gioia di diventare sacerdote, ordinazione avvenuta nel 1675.
Rimase ad Amalfi otto anni, vivendo in una simbiosi stupenda e spirituale con l’ormai vecchio frate
Domenico Girardelli; destinato a Napoli, si lasciarono in lagrime con il presentimento di non rivedersi più.
Andò in vari conventi passando come un esempio vivente della povertà francescana più stretta, edificando i confratelli con la sua vita dedita tutta all’ubbidienza; era solito dire: "Signore, sono un servo inutile nelle tue mani". Per la santità che emanava, fu incaricato di formare i nuovi frati nel Noviziato di Nocera Inferiore, dove fu maestro di un rigore di vita aspro, impegnativo, di una stima profonda della povertà, auspice il ritorno alle origini del francescanesimo.
A Napoli, Ravello, Ischia, Sorrento fu tutto un susseguirsi di episodi di premonizioni che padre Bonaventura faceva a tanti conoscenti anche vescovi, nobili, confratelli, fatti che poi puntualmente anche con il tempo si avveravano.
Vide l’anima della sorella volare al cielo mentre lui era in viaggio per raggiungerla moribonda a Potenza, così da poter invertire il viaggio di saluto ormai non più necessario.
A Ravello abbracciò un lebbroso e questi guarì all’istante, ad Ischia rimase nove anni disseminando il suo cammino di prodigi, il popolo ischitano si raccolse tutto sulla spiaggia a salutarlo quando
dovette imbarcarsi per una nuova destinazione.
Nel convento di s. Antonio a Porta Medina a Napoli la sua ascetica si evidenziava anche con elevazioni da terra durante le intense preghiere; la sua predicazione pur non essendo lui titolato con dottorato, era così profonda e teologica da lasciare interdetti i suoi dotti confratelli di S. Lorenzo Maggiore.
La peste a Napoli scoppiata nel XVII secolo, lo vide in primo piano nell’assistenza personale degli appestati.
All’inizio del 1710, ormai vecchio e malato, con i postumi di una cruenta operazione chirurgica per una cancrena ad una gamba, subita a Napoli, fu inviato al convento di Ravello e se lui non poteva scendere fra gli abitanti della divina Costiera, erano questi che a frotte salivano al convento per ricevere conforto, attratti dagli innumerevoli prodigi che operava ed a Ravello morì il 26 ottobre del 1711, fra il pianto popolare e con il suono delle campane sciolte in un concerto di gloria.
Beatificato da Papa Pio VI il 26 novembre 1775.

(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Cedda - Vescovo (26 ottobre)
† Lastingham, Inghilterra, 26 ottobre 664

San Cedda, fratello di San Chad, fu per un lungo periodo monaco a Lindisfarne in Inghilterra. Nel 653, con la conversione del re Peada, Cedda fu scelto per evangelizzare gli Angli centrali. Quando alcuni anni dopo anche san Sigeberto II, re dei sassoni orientali, abbracciò il cristianesimo, Cedda fu inviato con un altro compagno nell'odierna contea di Wessex per predicare e battezzare la popolazione locale.
Esplorato l'intero territorio oggetto dell'opera missionaria, Cedda volle consultarsi con il suo superiore a Lindisfarne e questi fu così entusiasta che decise di consacrarlo primo vescovo della regione.
Più volte Cedda fece ritorno a Lindisfarne e qui il re Etelwald, a conoscenza della sua fama di santità, gli donò un terreno per fondare un monastero nella selva dello Yorkshire. Il santo allora nel 658 vi fondò il monastero di Lastingham, poi anch'esso distrutto dagli invasori. Nel 664 Cedd partecipò al sinodo di Whitby, facendosi mediatore tra le due opposte fazioni, celta e romana, nella disputa sulla data della Pasqua. Ritornato poi a Lastingham, morì il 26 ottobre 644 a causa di un'epidemia. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Lastingham nella Northumbria in Inghilterra, san Cedda, che, fratello di san Ceadda, fu ordinato da san Finnano vescovo dei Sassoni orientali e si adoperò per gettare tra costoro le fondamenta della Chiesa.
San Cedd, fratello di San Chad, fu per un lungo periodo monaco a Lindisfarne in Inghilterra.
Nel 653, con la conversione del re Peada, Cedd fu scelto quale uno dei quattro evangelizzatori degli angli centrali. Quando alcuni anni dopo anche San Sigeberto II, re dei sassoni orientali, abbracciò il
cristianesimo, Cedd fu inviato con un altro compagno nell’odierna contea di Wessex per predicare e battezzare la popolazione locale. Esplorato l’intero territorio oggetto dell’opera missionaria, Cedd volle consultarsi con il suo superiore a Lindisfarne e questi fu così entusiasta che decise di consacrarlo primo vescovo della regione.
Ritornato nell’Essex, Cedd poté così ordinare nuovi sacerdoti e diaconi che lo potesero affiancare nella predicazione e nall’amministrazione del battesimo. Promosse l’edificazione di diverse chiese, nonché di due monasteri poi andati distrutti: del primo sito nell’odierno Bradwell-on-Sea sopravvive ancora la chiesa, mentre il secondo si trovava presso Tilbury sulle rive del Tamigi. San Beda il Venerabile, grande storico della Chiesa inglese, narra come Cedd fondò "una comunità di servi di Cristo, insegnò a osservare la disciplina di una regola, nei limiti in cui quelli potevano comprenderla, dato che erano ancora piuttosto rozzi".
Inoltre Beda riferì che Cedd scomunicò un nobile locale in seguito ad un matrimonio illecito, vietando a tutti l’ingresso nella sua abitazione. Quando il re Sigeberto disobedì al divieto, Cedd lo ammonì fermamente: "Poiché non ti sei astenuto dall’entrare nella casa di un uomo perduto e dannato, questa stessa casa ha segnato la tua morte". Infatti poco tempo dopo il sovrano fu assassinato da un parente.
Più volte Cedd fece ritorno a Lindisfarne e qui il re Etelwald, a conoscenza della sua fama di santità, gli donò un terreno per fondare un monastero nella selva dello Yorkshire. Il santo consacrò allora il luogo digiunandovi per quaranta giorni e nel 658 vi fondò il monastero di Lastingham, poi anch’esso distrutto dagli invasori.
Nel 664 Cedd partecipò al sinodo di Whitby, facendosi mediatore tra le due opposte fazioni, celta e romana, nella disputa sulla data della Pasqua.
Egli stesso di tradizione celtica, optò comunque per la datazione latina della principale festa cristiana, contribuendo così all’uniformità in materia.
Ritornato poi a Lastingham, morì il 26 ottobre 644 a causa di un’epidemia. La leggenda vuole che trenta suoi fratelli, appresa la notizia della morte, si misero in viaggio verso nord "desiderosi di vivere vicino al corpo del loro padre, se così a Dio fosse piaciuto, o, se fossero morti, di essere seppelliti colà".
Contrassero infatti la medesima malattia e furono sepolti vicini al Santo. Quest’ultimo, sepolto inizialmente nelle segrete del monastero, fu poi traslato nel sacrario di una chiesa dedicata alla Vergine Maria.
Nell’XI secolo le sue reliquie erano oggetto di venerazione presso Lichfield con quelle di suo fratello.

(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Celina Chludzinska Borzecka - Vedova, Fondatrice (26 ottobre)
Antowil, Polonia, 29 ottobre 1833 – Cracovia, Polonia, 26 ottobre 1913

Celina Chludzinska nacque il 29 ottobre 1833 ad Antowil (Polonia) e morì il 26 ottobre 1913 a Cracovia (Polonia).
Rimasta vedova del signor Borzecka, fondò la Congregazione delle Suore della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Dichiarata “venerabile” l’11 febbraio 1982, è stato riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione in data 16 dicembre 2006 e finalmente il 27 ottobre 2007 è stata beatificata a Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Celina Chludzinska nacque il 29 ottobre 1833 ad Antowil, nella Polonia orientale.
Ben presto avvertì di essere chiamata alla vita religiosa, ma sia i genitori che il vescovo, suo direttore spirituale, la orientarono verso il matrimonio.
Convolata a nozze nel 1853, fu una moglie esemplare e madre di quattro figli.
Nel 1863 fu arrestata per aver aiutato alcuni insorti contro il regime zarista e sei anni dopo si trasferì a Vienna per dedicarsi all’assistenza del marito paralizzato, nonché all’educazione delle figlie Celina ed Edvige.
Rimasta vedova, nel 1875 si trasferì a Roma, ove grazie al servo di Dio Pietro Semenenko venne a contatto con la spiritualità risurrezionista.
Insieme con la figlia Edvige decise allora di intraprendere finalmente la vita religiosa e nel 1882 diede vita alla Congregazione delle Suore della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo (in realtà ufficializzata poi solo nove anni dopo) di carattere contemplativo-attivo, volta all’educazione cristiana delle ragazze ed al rinnovamento religioso e morale delle donne in genere.
Chiamata poi dal Cardinal Dunajewski, nel 1891 aprì in Polonia la casa del noviziato a Kety e dal 1896 portò la sua opera anche in Bulgaria, non limitandosi all’apostolato per i cattolici ma dedicandosi
anche all’attività missionaria tra gli ortodossi.
Rispettivamente negli anni 1898 e 1900 aprì le case di Czestochowa e Varsavia, ove le suore si ritrovarono costrette a nascondere la loro identità di religiose.
Nel 1900 inviò alcune suore anche negli Stati Uniti d’America per l’educazione degli emigranti polacchi ed organizzò l’associazione laicale delle cosiddette suore aggregate affinchè svolgessero il loro apostolato nel loro ambiente di vita secolare.
Nel 1902 intraprese la fondazione della casa madre a Roma, nel 1905 ottenette il “decretum laudis” per l’istituto e dal 1906, dopo la morte improvvisa della figlia Edvige, intensificò la sua attività e non senza fatica visitò le numerose case sparse in Europa ed in America.
Nel 1911 convocò il primo capitolo generale, che la elesse a vita superiora generale, ma soli due anni dopo morì presso Cracovia il 26 ottobre 1913.
Tra i suoi scritti che ci sono rimasti abbiamo le
“Memorie per le mie figlie”, volte a porre in rilievo l’importanza della fiducia nell’educazione dei giovani, e le “Lettere dalla Bulgaria”.
La congregazione, la cui base spirituale è costituita dal Mistero pasquale ed il fine apostolico consiste nell’educazione cristiana e nella cura degli ammalati, è oggi assai diffuso e conta case in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Inghilterra, Italia, Polonia e Stati Uniti.
Ciò è indubbiamente anche frutto della fama di santità che circondo la fondatrice, Mare Chludzinska, il cui processo di canonizzazione ebbe inizio nel 1944.
Dichiarata “Venerabile” l’11 febbraio 1982, è stato riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione in data 16 dicembre 2006 e finalmente il 27 ottobre 2007 è stata beatificata a Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Damiano da Finale - Domenicano (26 ottobre)
Finale? - Reggio Emilia, 1484
Nacque dalla nobile famiglia dei Furcheri a Finale, in Liguria. Ancora bambino fu miracolosamente liberato dalle mani di un folle che lo aveva rapito.
Appena adolescente, vincendo la resistenza dei parenti che non potevano rassegnarsi a perderlo, vestì l'abito da domenicano. Studiò con assiduità e amore la Sacra Scrittura, da cui seppe trarre una pura e sostanziosa dottrina in vista di un'efficace predicazione.
Infaticabile evangelizzò la Liguria e la Lombardia, dove contribuì a diffondere la verità cristiana. Ma la divina parola la volle innanzi tutto incarnare in se stesso, con la santità di vita. Fu priore nella natia Finale.
Appartenente alla corrente di riforma dell'Ordine, la introdusse nel convento di Reggio Emilia per ordine di Pio II.
Negli ultimi anni si ritirò nel convento di Reggio Emilia per immergersi sempre più nel vivo contatto con Dio e prepararsi al suo abbraccio, che avvenne nel 1484. Scrisse molte opere pregiate. I suoi resti riposano nella chiesa di San Domenico a Reggio Emilia.
Il Beato Papa Pio IX il 4 agosto 1848 ha confermato il culto proclamando Daminano beato. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Reggio Emilia, Beato Damiano Furcheri, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, insigne araldo del Vangelo.
Damiano nacque dalla nobile famiglia dei Furcheri a Finale, in Liguria. Ancora bambino fu miracolosamente liberato dalle mani di un folle che lo aveva rapito. Appena adolescente, vincendo la
resistenza dei parenti che non potevano rassegnarsi a perderlo, vestì l’Abito Gusmano che onorò con lo splendore della dottrina e della santità.
Studiò con assiduità ed amore le divine Scritture, da cui seppe trarre la pura e sostanziosa dottrina di cui fu intessuta la sua potente e fruttuosissima predicazione.
Evangelizzò infaticabile la Liguria e la Lombardia, tutto acceso dal desiderio di rischiarare le anime con la luce della verità.
Ma la divina parola la volle innanzi tutto incarnare in se stesso, con la santità della vita. Spesso si sentiva prorompere in questa ardente espressione: “Rinunzia a te stesso e segui il tuo Redentore”.
Per tradurla in pratica il suo mezzo infallibile fu la preghiera, intima e fervente, alla quale si applicò con ardore sempre crescente.
Negli ultimi anni si ritirò nel convento di Reggio Emilia per immergersi sempre più nel vivo contatto con Dio e prepararsi al suo abbraccio, che avvenne nel 1484.
Scrisse molte opere pregiate.
I suoi resti riposano nella chiesa di San Domenico a Reggio Emilia.
Il Beato Papa Pio IX il 4 agosto 1848 ha confermato il culto, stabilendo la memoria annuale al 26 ottobre.
(Autore: Franco Mariani – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Eata di Hexham - Vescovo (26 ottobre)

620 c. - 26 ottobre 686

Martirologio Romano: A Hexham sempre in Northumbria, Sant’Eata, vescovo, che, uomo di grande mansuetudine e semplicità, resse molti monasteri e Chiese e, tornato ad Hexham, pur essendo al contempo abate e vescovo, non declinò mai da uno stile di vita ascetico.
L'Historia Ecclesiastica gentis Anglorum del venerabile Beda costituisce la fonte principale delle notizie sulla vita e sulla figura di Eata. Una Vita anonima a noi pervenuta risale al XII secolo e dipende in gran parte dallo stesso Beda.
Nato verso il 620, Eata fu uno dei dodici fanciulli della Northumbria che sant'Aidano, fondatore dell'abbazia-vescovado di Lindisfame, prese alla sua scuola per dar loro istruzione e formazione cristiana. Eata, abbracciata la vita monastica, si distinse per docilità ed amabilità; in seguito fu inviato in qualità di abate a reggere il monastero di Melrose (Old Melrose), dove si trovava alla morte di sant'Aidano nel 651 e dove accolse san Boisilo e San Cutberto.
Verso il 659 il principe Alcfrido gli offrì un possedimento a Ripon nello Yorkshire per la fondazione di un monastero; Eata, lasciato Boisilo alla guida di Melrose in qualità di priore, vi si portò con alcuni monaci tra cui san Cutberto.
Nel 661 tuttavia, fedeli alle osservanze celtiche, essi lasciarono Ripon e tornarono a Melrose, rifiutando di accettare gli usi romani riguardanti la tonsura e la data della Pasqua, introdotti a Ripon da Alcfrido e da san Vilfrido. Nel 664 il sinodo di Whitby si pronunziò per l'adozione generale in Northumbria degli usi romani ed allora san Colmano, abate-vescovo di Lindisfame, lasciando il regno con alcuni suoi discepoli, suggerì al re Oswin di porre Eata, come discepolo di sant'Aidano, alla guida di quel monastero.
Eata accettò e senza rinunziare alla guida di Melrose, ove lasciò Boisilo in qualità di priore, si recò a Lindisfame portando con sé san Cutberto che vi assunse la carica di priore e su richiesta di Eata compose una regola monastica. Nel 678, allorché san Vilfrido arcivescovo di York venne allontanato dalla sua sede dal re, varie diocesi furono istituite nella Northumbria.
Eata fu posto come vescovo della Bernicia, antico reame allora incorporato nella Northumbria, fu consacrato a York da san Teodoro di Canterbury e gli venne lasciata la possibilità di fissare la sua sede sia ad Hexham sia a Lindisfame.
Eata rimase a Lindisfame dove nel 681 fu attuata una ulteriore divisione per la quale ad Eata fu lasciata la circoscrizione di Lindisfame, mentre Tromberto fu creato vescovo di Hexham. Nel 684 questi fu deposto da San Teodoro e Cutberto fu chiamato a succedergli.
Tuttavia Eata, che Beda definisce "vir reventissimus et mansuetissimus», venendo incontro al desiderio dello stesso Cutberto, che preferiva restare a Lindisfarne, si trasferì alla sede di Hexham.
Eata morì di dissenteria il 26 ottobre del 686 e fu sepolto con onore presso la chiesa abbaziale di Sant'Andrea; sul sepolcro fu, in seguito, costruita una cappella. Nel secolo XI le sue reliquie furono trasferite in un mausoleo all’interno della cattedrale.
Nel 1113 Tommaso II, arcivescovo di York, venne ad Hexham col proposito di trasportare le reliquie di Eata nella sua città, ma non poté attuare il suo disegno: si racconta che ne fu distolto da una visione del santo. Nel 1154 le reliquie di Eata furono collocate in un nuovo mausoleo. La sua festa è celebrata il 26 ottobre, anniversario della sua morte.
Alcuni menologi ne celebrano la memoria il 7 maggio, il 6 giugno e l'11 settembre. Il calendario di san Villibrordo nota al 2 giugno un natale Eota, che potrebbe tuttavia riferirsi ad un santo monaco della cerchia dello stesso san Villibrordo. Una chiesa gli venne dedicata ad Atcham (Attingham) sul Severn, nei pressi di Shrewsbury.
A Durham vi è una vetrata a lui dedicata.
La sua festa viene ancora celebrata nella diocesi di Lancaster.
(Autore: Gian Michele Fuscomi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Eata di Hexham, pregate per noi.


*Sant'Eliavo - Martire in Bretagna (26 ottobre)

VIII secolo

Discendente da una famiglia principesca della Cornovaglia, emigrato in Breta fu ucciso, nel corso del sec. VIII, da suo fratello.
La rinomanza della santità di cui era circondato in vita, gli valse il titolo di martire, attribuitogli dal favore del popolo, impressionato da qualche miracolo postumo.
Ha dato il suo nome ad alcune parrocchie della diocesi di Saint-Brieuc; la festa ricorre il 26 ottobre.

(Autore: René Wasselynck – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eliavo, pregate per noi.


*San Folco Scotti di Piacenza e Pavia - Vescovo (26 ottobre)

1165 circa - 16 dicembre 1229

I resti di questo santo di origine irlandese sono custoditi nella cattedrale di Pavia, città della quale fu vescovo nel XIII secolo.
Folco (o Fulco) nasce intorno al 1165 a Piacenza da una celebre famiglia, quella degli Scotti,
originari dell'Irlanda, che viene identificata secondo la denominazione dell'epoca come patria degli «Scoti», scozzesi.
Folco a 20 anni entra tra i canonici regolari di Sant'Eufemia.
Viene mandato a Parigi a compiere gli studi di teologia a Parigi e al rientro viene eletto priore di Sant'Eufemia, poi canonico, poi arciprete della cattedrale. Infine viene consacrato vescovo di Piacenza.
Sei anni più tardi, rimasta vacante la sede pavese, viene designato vescovo anche di questa città.
Piacentino e vescovo di Pavia, Folco fu il grande paciere delle due città, allora divise da un'aspra rivalità. Dopo aver lavorato per la pacificazione interna delle città e delle contese tra i due centri muore nel 1229. (Avvenire)
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Pavia, San Folco Scotti, vescovo, uomo di pace, colmo di zelo e di carità.
Passa alla storia come uno straordinario pacificatore.
Il suo cognome di famiglia, Scotti, è irlandese: probabilmente nell’XI secolo i suoi antenati sono arrivati nella penisola italiana dopo l’invasione danese delle Isole britanniche, guidata dal re Knut. Ma gli Scotti non sono propriamente fuggiti: Knut non era uomo di saccheggi come alcuni suoi predecessori, ambiva anzi alla prosperità delle sue conquiste, in particolare attraverso i commerci. Ed ecco che, durante un viaggio a Roma, ha domandato ai Sovrani d’Europa «regolamenti più equi e maggior sicurezza lungo la strada per andare a Roma,  tante barriere e ingiuste gabelle».
Così, agli evangelizzatori e monaci che già da tempo percorrevano quella via, si sono aggiunti anche i commercianti: alcuni saranno di passaggio, altri invece si fermeranno e stabilizzeranno in varie città. Tra questi probabilmente c’era la casata degli Scotti (che prima in realtà era un soprannome).
Nato intorno al 1165 a Piacenza, a 20 anni Folco viene accolto in una comunità di sacerdoti, i Canonici regolari di Sant’ Eufemia, che vivono come i monaci. Lo mandano a studiare a Piacenza e poi a Parigi, da dove ritorna maestro in Teologia.
E per Folco, con questo titolo, le strade e le porte si spalancano verso ruoli di responsabilità: diventa priore dei Canonici, arciprete della cattedrale e infine Vescovo di Piacenza.
Perché sarà considerato un eccezionale pacificatore?
Ecco il motivo.
Viene nominato anche Vescovo di Pavia: un Vescovo solo per «quelle» due città-diocesi: Piacenza e Pavia sono acerrime rivali, divise a avversarie su tutto, con antiche e nuove ragioni di conflitto, scontri commerciali, famiglie antagoniste. Una situazione del genere spaventerebbe o scoraggerebbe chiunque, tanto più che Folco i suoi incarichi di responsabilità li ha già, eccome. Dunque, verrebbe da dire: «Chi glielo fa fare?».
E invece, accetta. Rischiando di venire giudicato solo un «disertore» dai «suoi» piacentini e un intruso dai pavesi.
Anzi, Folco non solo accetta, è pure ambizioso: il suo obiettivo è mettere fine alla storica e apparentemente irrisolvibile ostilità. Vuole essere il Vescovo di tutti, piacentini e pavesi insieme.
La vincerà, questa sfida. Tant’è che i suoi resti sono tuttora conservati nella Cattedrale di Pavia: Folco, lo ricordiamo, era di Piacenza.

(Autore: Domenico Agasso Jr. – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Folco Scotti di Piacenza e Pavia, pregate per noi.  


*San Gaudioso (Gaudino) di Salerno - Vescovo (26 ottobre)
Etimologia: Gaudino = potente nel bosco
Emblema: Bastone pastorale
La tradizione, che lo fa figlio o nipote di Teofilatto, duca di Napoli (666-670) e ascritto al clero della basilica napoletana di San Maria Maggiore (dal vescovo San Pomponio), lo presenta altresí come solerte vescovo della città di Salerno, che avrebbe difesa dalle invasioni dei barbari, specialmente durante la guerra dei Longobardi di Benevento.
Morto all'età di cinquant'anni, prima del 649, un maestro dei soldati di Napoli, suo consanguineo, pochi anni dopo, da un Grimoaldo duca di Benevento e signore di Salerno (I o II di questo nome) ne avrebbe ottenuto il corpo, che avrebbe deposto in una chiesa a lui dedicata in Napoli.
Uno storico napoletano del sec. XVII informa che nel 1606 il Card. Arcivescovo Ottavio Acquaviva ne aprí il sepolcro sotto l'altare maggiore della chiesa di San Gaudioso africano per estrarne una reliquia da rinchiudere nel busto d'argento.
La scarsa attendibilità delle fonti, pochissime e tardive, la nebulosità della tradizione cinque-secentesca e la vicinanza delle date commemorative dei due Santi (il 26 ottobre è fissato come festa del vescovo salernitano; il 27 dello stesso mese il Proprio napoletano festeggia San Gaudioso africano) hanno indotto, e giustamente, il Delehaye a sospettare che si tratti dello sdoppiamento del Santo vescovo di Abitine.
In onore del Santo e a ricordo dell'invenzione delle reliquie il celebre umanista Jacopo Sannazzaro avrebbe composto qualche inno dell'ufficiatura propria.

(Autore: Domenico Ambrasi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gaudioso di Salerno, pregate per noi.  


*Beato Giuseppe Papamihali - Sacerdote e Martire (26 ottobre)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati Martiri Albanesi" (Vincenzo Prennushi e 37 compagni) - 5 novembre

Elbasan, Albania, 23 settembre 1912 – Maliq, Albania, 26 ottobre 1948

Josif Papamihali, di famiglia ortodossa ma vicino alla Chiesa Cattolica, si sentì chiamato a vivere in prima persona l’appello all’unità tra i cristiani: fu quindi inviato a Grottaferrata e a Roma, per ristabilire il rito greco-cattolico in Albania.
Arrestato, venne condannato a dieci anni di lavori forzati nelle paludi di Maliq. Il 26 ottobre 1948, sfiancato dalle fatiche, cadde a terra mentre lavorava e venne seppellito vivo nel fango dai suoi compagni, costretti ad agire così dalle guardie carcerarie.
Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.
Josif Papamihali nacque a Elbasan, nella parte centrale dell’Albania, il 23 settembre 1912. Sebbene di famiglia ortodossa, nell’infanzia si avvicinò alla Chiesa cattolica, ma non voleva rinnegare le proprie origini.
Grazie all’archimandrita Pietro Scarpelli, missionario dell’Eparchia di Lungro, ottenne la possibilità di trasferirsi in Italia per ricevere la formazione sacerdotale nel rito greco-cattolico: studiò quindi all’abbazia di Grottaferrata e al Pontificio Collegio Sant’Atanasio di Roma, dove frequentò i corsi filosofici e teologici.
Celebrò la prima Messa, o meglio, per la prima volta la Divina Liturgia il 1° dicembre 1935, nella chiesa romana di Sant’Atanasio.
L’anno dopo rientrò a Elbasan, diventando parroco della chiesa di San Pietro e ristabilendo, di fatto, il rito greco-cattolico in Albania. "Papas Sifi", come lo soprannominarono i suoi parrocchiani, rimase nella loro memoria per la sua capacità di condurli a Dio e, allo stesso tempo, di risolvere i loro problemi.
Nel 1945, come molti altri sacerdoti, venne arrestato dalla polizia di regime e condannato a dieci anni di lavori forzati nella palude di Maliq, situata nella regione di Coriza e infestata da serpenti, rane, sanguisughe e zanzare.
Una religiosa che riuscì a entrare in contatto con lui riferì che i suoi abiti erano impregnati dell’odore del sangue e dei suoi bisogni, dato che non poteva espellerli se non nelle gavette.
Nonostante quelle condizioni miserande, i suoi compagni di detenzione hanno testimoniato che era coraggioso e che non perse la fede.
Il 26 ottobre 1948, mentre lavorava nella palude, cadde schiacciato dal peso che gli era stato ordinato di trasportare.
I suoi compagni accorsero per sollevarlo, ma le guardie carcerarie glielo impedirono e diedero un’altra consegna: dovevano seppellirlo lì dove si trovava, vivo.
Dopo quattro anni, anche suo fratello Kostaq venne ucciso, a Tirana, solo per il suo legame di sangue con lui.
Per anni l’Annuario Pontificio ha continuato a registrare il rito greco-cattolico albanese tra quelli in uso nella Chiesa cattolica, sebbene non ci fossero quasi più fedeli né sacerdoti a praticarlo. Con il crollo del regime, però, anche questa forma rituale è tornata a vivere.
Compreso nell’elenco dei 38 martiri albanesi capeggiati da monsignor Vinçenc Prennushi, papas Josif Papamihali è stato beatificato a Scutari il 5 novembre 2016.

(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Papamihali, pregate per noi.  


*Santi Luciano e Marciano - Martiri, Venerati a Vich (26 ottobre)

† 250 circa

Martirologio Romano: A Nicomedia in Bitinia, nell’odierna Turchia, Santi Luciano e Marciano, martiri, che si tramanda siano stati messi al rogo sotto l’imperatore Decio, per ordine del proconsole Sabino.
La Chiesa di Vich celebra la festa di Luciano e Marciano al 26 ottobre, quali patroni della città e della diocesi, mentre il 1° aprile è commemorata l’invenzione delle reliquie.
Gli Atti dei martiri sono gli stessi di Luciano, Marciano e soci di Nicomedia commemorati alla stessa data da tutti i martirologi antichi e anche dal Martirologio Romano.
In un anonimo Flos Sanctorum ecclesiale Vicensis, del secolo XIII, conservato in un ms. nell'archivio della cattedrale, si trovano gli Atti del loro martirio, tradotti in catalano, con l'annotazione però che i Santi erano originari di Vich e che in quella città avevano
sofferto il martirio.
Questo pure afferma il vescovo Berengario in un documento di concessione di indulgenze del 17 febbraio 1326 e quindi tutti gli scrittori catalani, come il Domenec.
L'invenzione delle reliquie, secondo lo stesso Flos Sanctorum, sarebbe avvenuta nel 1050.
Un Breviario del secolo XII ha un Ufficio in onore di Luciano e Marciano, con una orazione in cui si legge: «Deus qui nobis beatorum martyrum tuorum Lutiani et Martiani pretiosa pignora concessisti...».
Probabilmente la tradizione che assegnava il luogo della nascita e del martirio a Vich si sviluppò perché in detta città se ne possedevano le reliquie.

(Autore: Justo Fernandez Alonso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Luciano e Marciano, pregate per noi.  


*San Mauro di Piacenza - Vescovo (26 ottobre)

† 13 settembre 449

San Mauro è il terzo vescovo di Piacenza. Visse nella prima metà del V Secolo, e nella cronotassi dei vescovi della diocesi succede a San Savino, menzionato prima del 381 e precede San Floriano. Fa parte di quei primi quattro santi vescovi della diocesi di Piacenza, che eretta nel IV secolo, ha quale protovescovo San Vittore.
Molti sono i biografi che mettono insieme i santi di Piacenza, Gelasio, il vescovo Mauro e il diacono Opilio.
Sappiamo poco di San Mauro. Si presume abbia raccolto l’eredità spirituale di San Savino, e fu eletto a governare la diocesi nel 420.
San Mauro volle la canonizzazione di San Savino, Santa Vittoria, Sant’Eusebio e san Gelasio fratello di Sant’Opilio.
Inoltre lo storico Luigi Mensi ci racconta che "Mauro onorò il corpo di San Germano di Auxerre, quando da Ravenna fu trasportato in Francia e diede degna sepoltura ai due diaconi santi, Vittore e Donnino" e anche a quello di  Sant’Opilio.
Secondo Pietro Maria Campi, nella sua "Dell’historia ecclesiastica di Piacenza" del 1662, San Mauro morì il giorno 13 settembre 449.
Questa è la data più accreditata, anche se Cristofolo Poggiali nelle sue "Memorie storiche" ci dice che è morto nel 448.
San Mauro fu sepolto nella chiesa "delle Mose, appo san Savino".
L’immagine più antica relativa a San Mauro risale al Quattrocento, ed è un bassorilievo sul lato sinistro dell’altare posto nella cripta, della chiesa di San Savino.
Nel palazzo vescovile c’è un medaglione con l’immagine di San Mauro, dipinto da Gaetano Collani che lo raffigura insieme ad altri Santi della chiesa piacentina, mentre Enrico Prati, nel 1888 lo ha ritratto, in un tondo ad olio su zinco, che è stato posto nella cappella del seminario.
Nel 1903, Eugenio Cisterna inserisce la figura di San Mauro in un affresco posto sopra l’altare che si trova alla sinistra di quello della Madonna del Popolo nel duomo della città.
Infine, vi è un’ultima immagine di San Mauro, opera di Luigi Morgari del 1914, che lo raffigura in abito episcopale e posto nella volta della chiesa di San Savino.
San Mauro è ricordato il giorno 26 ottobre, assieme a tutti i Santi vescovi della chiesa piacentina.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Mauro di Piacenza, pregate per noi.  


*Sant'Orsa - Vergine e Martire Venerata a Pieve Vergonte (26 e ultima domenica di ottobre)
Patronato: Ossola
Il nome di Orsa (nella variante Ursa) viene menzionato in alcune versioni dei Martirologi all’interno di un gruppo di martiri orientali, precisamente di Nicomedia: Luciano, Marciano, Floro, Eraclio ecc., vittime della persecuzione di Decio (249-251), condannati a morte per ordine del proconsole Sabino un 26 ottobre, giorno in cui i santi sono ricordati.
Secondo la tradizione esistente a Pieve Vergonte, popoloso centro dell’Ossola, la cui parrocchia fu una delle prime chiese dell’intera vallata, le reliquie della Santa sarebbero state trasferite, fin dall’epoca del suo martirio, nel complesso cimiteriale di Priscilla a Roma.
In quella catacomba rimasero fino al 1715 quando, estratte dal loculo che le conteneva, vennero destinate alla venerazione dei fedeli.
Attraverso una lunga serie di passaggi, i resti della giovane martire pervennero alla parrocchia dei Santi Vincenzo e Anastasio di Pieve Vergante come dono della nobile famiglia Cattaneo di Vogogna, come documenta un atto notarile del 4 dicembre 1732.
Ottenuta l’autorizzazione del vescovo di Novara Gilberto Borromeo, il corpo di Sant’Orsa venne esposto alla venerazione, ma soltanto nel 1741 collocato nell’elegante urna in cui ancor oggi è visibile.
Per l’inaugurazione della pregevole opera, realizzata a Milano da Giovanni Antonio Ferreri, si svolsero solenni festeggiamenti il 23 ottobre dello stesso anno, con un grande concorso di devoti da ogni parte dell’Ossola, che contribuirono ad accrescere nei vari paesi la devozione verso la Santa.
Nel 1879, caso più unico che raro nel culto dei corpi santi estratti dalle catacombe romane, la Sacra Congregazione dei Riti concesse alla comunità di Pieve l’ufficio e la liturgia propria della Messa per la celebrazione della festa annuale, nell’ultima domenica di ottobre.
La motivazione di tale concessione risiedeva nel fatto che le reliquie, recuperate a Roma, vennero effettivamente ritenute appartenenti alla santa martire di Nicomedia citata nelle fonti agiografiche e che dunque poteva vantare una certa qual storicità.
Dubbi su questa identificazione tuttavia sussistono, in particolare per quanto riguarda la supposta traslazione dalla città asiatica alla catacomba di Priscilla, non ricordata da alcuna fonte storica.
L’unico elemento che avrebbe potuto fare chiarezza in merito era l’epigrafe posta a chiusura del loculo che conteneva le ossa della santa, purtroppo andata perduta e della quale fino ad ora non se ne conosce una trascrizione.
A prescindere da questa possibile identificazione, Sant’Orsa è tutt’oggi oggetto di un sentito culto popolare: oltre ad essere stata proclamata patrona delle valli ossolane, è particolarmente invocata come protettrice dei bambini, la cui benedizione si svolge in occasione della festa annuale.
Attualmente l’urna di Sant’Orsa, sormontata da un angelo recante corona e palma simboli del martirio, è conservata in uno scurolo sopraelevato che si apre sulla navata destra della chiesa, terminato con elegante forma nel 1898.
(Autore: Damiano Pomi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Sant'Orsa, pregate per noi.


*Santi Rogaziano e Felicissimo - Martiri (26 ottobre)
Martirologio Romano:
A Cartagine, nell’odierna Tunisia, commemorazione di San Rogaziano, sacerdote, al quale san Cipriano affidò l’amministrazione della Chiesa di Cartagine durante la persecuzione dell’imperatore Decio e che insieme a San Felicissimo patì tribolazioni e carcere per il nome di Cristo.

(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santi Rogaziano e Felicissimo, pregate per noi.  


*San Rustico di Narbonne - Vescovo (26 ottobre)
Martirologio Romano: A Narbonne sulla costa della Francia meridionale, San Rustico, vescovo, che, mentre meditava di deporre il suo incarico e di ritirarsi a vita solitaria, fu richiamato dal Papa San Leone Magno alla Santa perseveranza e, così riconfortato, rimase nel ministero a lui affidato e negli impegni assunti.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Rustico di Narbonne, pregate per noi.  


*San Sigebaldo di Metz - Vescovo (26 ottobre)
Vescovo di Metz, Sigebaldo morì intorno all’anno 740 nell’abbazia di San Nabore, che lui stesso aveva fatto ristrutturare (oggi si chiama Saint Avold).
Insieme a San Pirmino, il fondatore della celebre abbazia di Reichenau, diede vita al chiostro di Neuweiler (Neuwiller-les-Saverne) in Alsazia.
Dal X secolo gran parte delle reliquie sono nella cattedrale di Metz. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Metz in Austrasia, ora in Francia, San Sigebaldo, vescovo, fondatore di molti monasteri.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sigebaldo di Metz, pregate per noi.    


*San Witta (o Vitta o Albino) - Vescovo (26 ottobre)
Martirologio Romano:
Nel monastero di Heresfeld in Germania, deposizione di san Vitta o Albino, primo vescovo di Buraburg, che, inglese di origine, fu chiamato insieme ad altri da San Bonifacio e mandato in Assia per spargere in questa terra il seme della parola di Dio.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Witta, pregate per noi.  


*Altri Santi del giorno (26 ottobre)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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