Santi del 27 Maggio - Istituto Aveta

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Santi del 27 Maggio

Il mio Santo > I Santi di Maggio

*Sant'Agostino di Canterbury - Vescovo (27 maggio)
m. 26 maggio 604
Abate benedettino a Roma, fu invitato da San Gregorio Magno ad evangelizzare l'Inghilterra, ricaduta nell'idolatria sotto i Sassoni.
Qui fu ricevuto da Etelberto, re di Kent che aveva sposato la cattolica Berta, di origine franca. Etelberto si convertì, aiutò Agostino e gli permise di predicare in piena libertà.
Nel Natale successivo al suo arrivo in Inghilterra, più di diecimila Sassoni ricevettero il battesimo.
Il Papa inviò altri missionari e nominò arcivescovo e primate d'Inghilterra Agostino, che cercò di riunire la Chiesa bretone a quella sassone senza riuscirci perché troppo forte era il rancore dei bretoni contro gli invasori sassoni.
Suo merito però è stato quello di aver convertito quasi tutto il regno di Kent.
Etimologia: Agostino = piccolo venerabile, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Sant’Agostino, vescovo di Canterbury in Inghilterra, che fu mandato dal Papa San Gregorio Magno insieme ad altri monaci a predicare la parola di Dio agli Angli: accolto con benevolenza da Edilberto re del Kent, imitò la vita apostolica della Chiesa delle origini, convertì il re e molti altri alla fede cristiana e istituì in questa terra numerose sedi episcopali.
Morì il 26 maggio.
La Gran Bretagna, evangelizzata fin dai tempi apostolici (il primo missionario a sbarcarvi sarebbe stato, secondo la leggenda, Giuseppe di Arimatea), era ricaduta nell'idolatria in seguito
all'invasione dei Sassoni nel quinto e nel sesto secolo.
Quando il re del Kent, Etelberto, sposò la principessa cristiana Berta, figlia del re di Parigi, questa domandò che fosse eretta una chiesa e che alcuni sacerdoti cristiani vi celebrassero i santi riti.
Appresa la notizia, il papa San Gregorio Magno giudicò maturi i tempi per l'evangelizzazione dell'isola.
La missione fu affidata al priore del monastero benedettino di Sant' Andrea sul Celio, Agostino, la cui dote precipua non doveva essere il coraggio, ma in compenso era tanto umile e docile.
Partito da Roma alla testa di quaranta monaci nel 597, fece tappa nell'isola di Lerino.
Le notizie sul temperamento bellicoso dei Sassoni lo spaventarono al punto che se ne tornò a Roma a pregare il papa di mutargli programma. Per incoraggiarlo, Gregorio lo nominò abate e poco dopo, quasi ad invogliarlo al passo decisivo, appena giunto in Gallia, lo fece consacrare vescovo.
Il viaggio procedette ugualmente a brevi tappe.
Finalmente, con l'arrivo della primavera, presero il largo e raggiunsero l'isola britannica di Thenet, dove il re in persona, spintovi dalla buona consorte, andò ad incontrarli.
I missionari avanzavano verso il corteo regale in processione al canto delle litanie, secondo il rituale appena introdotto a Roma.
Fu per tutti una felice sorpresa.
Il re accompagnò i monaci fino alla residenza già fissata, a Canterbury, a mezza strada tra Londra e il mare, dove sorse la celebre abbazia che prenderà il nome di Agostino, cuore e sacrario del cristianesimo inglese.
L'opera missionaria dei monaci ebbe un esito insperato, poiché lo stesso re domandò il battesimo, spingendo col suo esempio migliaia di sudditi ad abbracciare la religione cristiana.
A Roma la notizia venne accolta con gioia dal Papa, che espresse la sua soddisfazione nelle lettere scritte ad Agostino e alla regina.
Insieme con un gruppo di nuovi collaboratori, il santo pontefice inviò ad Agostino il pallio e la nomina ad arcivescovo primate d'Inghilterra, ma al tempo stesso lo ammoniva paternamente a non insuperbirsi per i successi ottenuti e per l'onore che l'alta carica gli conferiva.
Seguendo le indicazioni del papa per la ripartizione in territori ecclesiastici, Agostino eresse altre due sedi vescovili, quella di Londra e quella di Rochester, consacrando vescovi Mellito e Giusto.
Il Santo missionario morì il 26 maggio del 604 e fu sepolto a Canterbury nella chiesa che porta il suo nome.  
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Agostino di Canterbury, pregate per noi.


*Sant'Atanasio Bazzekuketta - Martire (27 maggio)
Scheda del gruppo a cui appartiene Sant' Atanasio Bazzekuketta: “Santi Martiri Ugandesi”
Uganda, 1866 - Nakiwubo, 27 maggio 1886

Atanasio Bazzekuketta fa parte del gruppo - venerato oggi con la dizione Carlo Lwanga e compagni - di 22 martiri ugandesi. Questi furono uccisi in diverse fasi sotto il re Muanga, durante una persecuzione che costò la vita in poco più di un anno, dal novembre 1885 al febbraio 1887, a un centinaio di cristiani. Muanga e il predecessore, re Mutesa, avevano accolto favorevolmente l'annuncio del Vangelo da parte dei missionari Padri Bianchi. Ma l'erede, salito al trono, mutò tragicamente parere. Atanasio era il custode del regio tesoro e fu ucciso il 3 giugno del 1886 a soli 20 anni.
Si offrì ai carnefici che durante una marcia di trasferimento dei cristiani imprigionati ne uccidevano uno a ogni crocicchio per incutere terrore agli altri. I martiri ugandesi sono stati beatificati nel 1920 da Benedetto XV e canonizzati nel 1964 da Paolo VI, che nel 1969 consacrò il santuario a loro dedicato nella località ugandese di Namugongo. (Avvenire)
Martirologio Romano: In località Nakiwubo in Uganda, Sant’Atanasio Bazzekuketta, martire, che, giovane della casa reale, essendo stato da poco battezzato, mentre veniva condotto con gli altri al luogo del supplizio per aver accolto la fede di Cristo, implorò i carnefici di ucciderlo subito e, preso a bastonate, portò a compimento il suo martirio.
Fece un certo scalpore, nel 1920, la beatificazione da parte di Papa Benedetto XV di ventidue martiri di origine ugandese, forse perché allora, sicuramente più di ora, la gloria degli altari era legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura. In effetti, si trattava dei primi sub-sahariani (dell’”Africa nera”, tanto per intenderci) ad essere riconosciuti martiri e, in quanto tali, venerati dalla Chiesa cattolica.
La loro vicenda terrena si svolge sotto il regno di Mwanga, un giovane re che, pur avendo frequentato la scuola dei missionari (i cosiddetti “Padri Bianchi” del Cardinal Lavigerie) non è riuscito ad imparare né a leggere né a scrivere perché “testardo, indocile e incapace di concentrazione”. Certi suoi atteggiamenti fanno dubitare che sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali ed inoltre, da mercanti bianchi venuti dal nord, ha imparato quanto di peggio questi abitualmente facevano: fumare hascisc, bere alcool in gran quantità e abbandonarsi a pratiche omosessuali. Per queste ultime, si costruisce un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte.
Sostenuto all’inizio del suo regno dai cristiani (cattolici e anglicani) che fanno insieme a lui fronte comune contro la tirannia del re musulmano Kalema, ben presto re Mwanga vede nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali ed il maggior ostacolo per le sue dissolutezze. A sobillarlo contro i cristiani sono soprattutto gli stregoni e i feticisti, che vedono compromesso il loro ruolo ed il loro potere e così, nel 1885, ha inizio un’accesa persecuzione, la cui prima illustre vittima è il vescovo anglicano Hannington, ma che annovera almeno altri 200 giovani uccisi per la fede.
Il 15 novembre 1885 Mwanga fa decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale. La sua colpa maggiore? Essere cattolico e per di più catechista, aver rimproverato al re l’uccisione del vescovo anglicano e aver difeso a più riprese i giovani paggi dalle “avances” sessuali del re. Giuseppe Mkasa Balikuddembè apparteneva al clan Kayozi ed ha appena 25 anni.
Viene sostituito nel prestigioso incarico da Carlo Lwanga, del clan Ngabi, sul quale si concentrano subito le attenzioni morbose del re. Anche Lwanga, però, ha il “difetto” di essere cattolico; per di più, in quel periodo burrascoso in cui i missionari sono messi al bando, assume una funzione di “leader” e sostiene la fede dei neoconvertiti.
Il 25 maggio 1886 viene condannato a morte insieme ad un gruppo di cristiani e quattro catecumeni, che nella notte riesce a battezzare segretamente; il più giovane, Kizito, del clan Mmamba, ha appena 14 anni. Il 26 maggio vemgono uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, che si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un’epidemia, e Dionigi Ssebuggwawo.
Si dispone il trasferimento degli altri da Munyonyo, dove c’era il palazzo reale in cui erano stati condannati, a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali: una “via crucis” di 27 miglia, percorsa in otto giorni, tra le pressioni dei parenti che li spingono ad abiurare la fede e le violenze dei soldati. Qualcuno viene ucciso lungo la strada: il 26 maggio viene trafitto da un colpo di lancia Ponziano Ngondwe, del clan Nnyonyi Nnyange, paggio reale, che aveva ricevuto il battesimo mentre già infuriava la persecuzione e per questo era stato immediatamente arrestato; il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, viene martirizzato il 27 maggio.
Alcune ore dopo cade trafitto dalle lance dei soldati il servo del re Gonzaga Gonga del clan Mpologoma, seguito poco dopo da Mattia Mulumba del clan Lugane, elevato al rango di “giudice”, cinquantenne, da appena tre anni convertito al cattolicesimo.
Il 31 maggio viene inchiodato ad un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato Noè Mawaggali, un altro servo del re, del clan Ngabi.
Il 3 giugno, sulla collina di Namugongo, vengono arsi vivi 31 cristiani: oltre ad alcuni anglicani, il gruppo di tredici cattolici che fa capo a Carlo Lwanga, il quale aveva promesso al giovanissimo Kizito: “Io ti prenderò per mano, se dobbiamo morire per Gesù moriremo insieme, mano nella mano”. Il gruppo di questi martiri è costituito inoltre da: Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba; Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye; Ambrogio Kibuuka, del clan Lugane e Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re; dal cameriere del re, Mukasa Kiriwawanvu e dal guardiano delle mandrie del re, Adolofo Mukasa Ludico, del clan Ba’Toro; dal sarto reale Mugagga Lubowa, del clan Ngo, da Achilleo Kiwanuka (clan Lugave) e da Bruno Sserunkuuma (clan Ndiga).
Chi assiste all’esecuzione è impressionato dal sentirli pregare fino alla fine, senza un gemito. E’ un martirio che non spegne la fede in Uganda, anzi diventa seme di tantissime conversioni, come profeticamente aveva intuito Bruno Sserunkuuma poco prima di subire il martirio “Una fonte che ha molte sorgenti non si inaridirà mai; quando noi non ci saremo più altri verranno dopo di noi”.
La serie dei martiri cattolici elevati alla gloria degli altari si chiude il 27 gennaio 1887 con l’uccisione del servitore del re, Giovanni Maria Musei, che spontaneamente confessò la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga e per questo motivo venne immediatamente decapitato.
Carlo Lwanga con i suoi 21 giovani compagni è stato canonizzato da Paolo VI nel 1964 e sul luogo del suo martirio oggi è stato edificato un magnifico santuario; a poca distanza, un altro santuario protestante ricorda i cristiani dell’altra confessione, martirizzati insieme a Carlo Lwanga. Da ricordare che insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani: gli uni e gli altri avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che “Katonda” (cioè il Dio supremo dei loro antenati) era lo stesso Dio al quale si riferiscono sia la Bibbia che il Corano.
(Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Atanasio Bazzekuketta, pregate per noi.


*Sante Barbara Kim e Barbara Yi - Martiri (27 maggio)
m. 1839
Martirologio Romano:
A Seul in Corea, Sante martiri Barbara Kim, vedova, e Barbara Yi, vergine dell’età di quindici anni: entrambe detenute in carcere per la fede in Cristo, morirono di peste.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Barbara Kim e Barbara Yi, pregate per noi.


*San Bruno di Wurzburg - Vescovo (27 maggio)
m. 27 maggio 1045
Figlio del duca Corrado I e di Matilde di Svevia, fu capo della Cancelleria imperiale italiana dal 1027 al 1034, quando fu nominato vescovo di Würzburg. Durante il suo episcopato vigilò sulla moralità del clero e si adoperò per la promozione della sua diocesi.
Nel 1045 seguì l'imperatore Enrico III nella campagna in Ungheria che gli fu fatale. Mentre mangiava nel castello della contessa Reichilde, a Persenberg sul Danubio, il pavimento della sala da pranzo sprofondò.
Molti ospiti morirono sul colpo, Bruno sopravvisse una settimana per poi spirare il 27 maggio 1045. Le sue spoglie sono conservate nella cripta del Duomo di Würzburg, alla cui costruzione aveva dato inizio nel 1040.
Bruno ha lasciato numerose opere scritte tra le quali l'«Expositio in Psalmos», commento ai salmi ispirati ai padri della Chiesa soprattutto Sant'Agostino e Cassiodoro. (Avvenire)
Etimologia: Bruno = allude al colore della carnagione
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Würzburg nella Franconia in Germania, San Bruno, vescovo, che restaurò la chiesa cattedrale, riformò il clero e spiegò al popolo le Sacre Scritture.
Figlio del duca Corrado I e di Matilde di Svevia, consanguineo del ponte£ice Gregorio V e degli imperatori Corrado II ed Enrico III, Bruno fu capo della cancelleria imperiale italiana dal 1027 al 1034, quando Corrado II lo designò a succedere a Meinhard (Meginhard), morto il 22 marzo 1034, nella sede vescovile di Wurzburg.
Ardente di zelo, curò l'istruzione del clero, fondò e dotò di rendite molte chiese della diocesi, ricostruì, in gran parte a sue spese, la sua cattedrale.
Nel 1040 accompagnò Enrico III in un viaggio attraverso la Germania e nel 1042 pose ogni cura nel condurre a termine il matrimonio di lui con Agnese di Poitou, figlia di Guglielmo di Aquitania. Nel 1045 seguì l'imperatore in una spedizione contro l'Ungheria che, però, gli fu fatale. La comitiva reale, infatti, giunse a Persenberg sul Danubio e prese alloggio nel castello della
contessa Reichilde.
L'edificio doveva però essere in cattive condizioni perché, mentre Enrico e i suoi stavano a mensa nella sala da pranzo, il pavimento sprofondò; L'imperatore riuscì a salvarsi, alcuni commensali restarono feriti, altri uccisi; Bruno riportò ferite così gravi che, dopo una settimana di sofferenze, morì (27 maggio 1045); il suo cadavere fu riportato a Wurzburg e seppellito nella cripta della cattedrale.
Secondo la tradizione, il Signore volle glorificare il santo con numerosi miracoli, tanto che si pensò di ricorrere a Roma per la canonizzazione (1237), ma Gregorio IX rispose con un Breve (1238) ingiungendo di compiere un esame dei miracoli e di mandargliene la relazione.
Esaudita la richiesta di Gregorio, Innocenzo IV ordinò a sua volta di raccogliere informazioni sulla vita e sulle virtù del vescovo, perché "né i meriti senza i miracoli, né i miracoli senza i meriti bastano a costituire la fama di santità".
Non sappiamo con certezza se questo secondo ordine sia stato eseguito: sappiamo, però, che Bruno fu inserito dal Baronio nel Martirologio Romano al 27 maggio; Wurzburg ne celebra la festa il 17 del mese.
Ci sono giunte alcune opere di Bruno, cioè l'Expositio in psalmos, in cui il commento ad ogni versetto è desunto da diversi Padri e scrittori ecclesiastici, con sano criterio commento ad ogni versetto è desunto da diversi Padri e scrittori ecclesiastici, con sano criterio di scelta, specialmente da Agostino e da Cassiodoro; ogni salmo è seguito, secondo l'uso antico, da una preghiera che ne riassume e mette in evidenza il frutto da ricavare. Per il testo dei salmi Bruno segue generalmente quello gallicano, ma nel commento c'è qualche accenno anche al testo romano; qualche volta però l'autore si scosta da entrambi.
Il Commentarius in Cantica, per i cantici ricorrenti nell'Ufficio divino, è condotto allo stesso modo dei salmi; il Commentarius in oration em dominicam, symbolum apostolorum, fidem Attanasii, in forma più semplice, procede a guisa del catechismo che si usava negli "scrutini" prima del battesimo.
(Autore: Celestino Testore – Fronte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Bruno di Wurzburg, pregate per noi.


*Beato Dionisio da Semur - Mercedario (27 maggio)
XVI secolo
Di nazionalità francese, il Beato Dionisio da Semur, fu insigne maestro in Sacra Teologia dell’Ordine della Mercede.
Trovandosi, nel 1534, ad Algeri in Africa per redenzione, soffrì molti tormenti per il nome di Cristo.
Liberò dalle mani dei mussulmani 109 schiavi e predicò la fede; ritornato in patria morì santamente nel convento di Narbona.
L’Ordine lo festeggia il 27 maggio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Dionisio da Semur, pregate per noi.


*Beati Edmondo Duke, Riccardo Hill, Giovanni Hogg e Riccardo Holiday - Martiri (27 maggio)
m. 1590
Martirologio Romano:
In località Dryburne presso Durham in Inghilterra, Beati Edmondo Duke, Riccardo Hill, Giovanni Hogg e Riccardo Holiday, sacerdoti e martiri, che, tornati in patria dal Collegio Inglese di Reims, durante il regno di Elisabetta I furono condannati a morte in quanto sacerdoti e impiccati.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Edmondo Duke, Riccardo Hill, Giovanni Hogg e Riccardo Holiday, pregate per noi.


*Sant'Eutropio di Orange - Vescovo (27 maggio)

† 475 circa

Martirologio Romano: A Orange in Provenza, in Francia, Sant’Eutropio, Vescovo.
Vero, vescovo di Orange, ci ha lasciato una Vita del suo predecessore Eutropio (fr. Eutrofie).
Originario di Marsiglia, Eutropio sarebbe stato, dopo la morte della moglie che l’aveva convertito, ordinato diacono da Eustasio, vescovo della città.
Non fu senza resistenza che accettò di succedere a San Giusto sul seggio di Orange, l’anno, pare, in cui si riunì il concilio di Arles (463), alla quale, come sappiamo, partecipò.
Altri testi parlano della sua attività apostolica e della sua amicizia con Sidonio Apollinare. Morto verso il 494, fu sepolto nella basilica che aveva fatto costruire in onore di San Giuliano, martire di Antiochia, e che da allora prese il suo nome.
Eutropio è festeggiato nella diocesi di Avignone il 27 maggio, data in cui è iscritto nel Martirologio Romano.
Una lapide di marmo, che aveva coperto la sua tomba e che porta una iscrizione metrica, è conservata nel Museo Calvet di Avignone.

(Autore: Jacques Houssain – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Eutropio di Orange, pregate per noi.


*San Federico di Liegi - Vescovo (27 maggio)
m. 27 maggio 1121
Ecco le principali fonti che ci informano su di Federico: il Chronicon rythmicum, scritto nel 1117 da un canonico di Liegi; la Chronique de Saint Trond, nella sua parte anteriore al 1139, che dà indicazioni vive ed obbiettive, e due Vitae, l'una in prosa (MGH, Script., XII, pp. 502 503), l'altra in versi (G. Kurth).
La Vita in prosa di Nizon, professore di teologia di Saint Laurent di Liegi, è un po' posteriore al 1139, ma il suo autore fu testimone dell'episcopato di Federico e fornisce dati precisi sulla sua famiglia, gli studi, la carriera, l'elezione all'episcopato.
Forse si potrebbe rimproverare a Nizon di essere un po' troppo zelante seguace di Federico, vescovo gregoriano, nella sua opposizione ad Alessandro de Juliers, vescovo imperiale. Vi sono pure riferiti i miracoli attribuiti a Federico. La Vita metrica è di un valore assai minore e rimane sempre vaga insistendo sulle virtù del Santo.
Federico studiò a Liegi, dove divenne canonico, arcidiacono e, dal 1095, prevosto del capitolo. Dopo aver affidato la cura della sua carica a un certo Andrea e dopo aver fatto una confessione generale a Berengario, abate di Saint Laurent di Liegi, intraprese un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Alla morte del vescovo Otberto (31 gennaio 1119), nel quadro della lotta delle investiture, sorsero gravi discussioni per designare il successore e Alessandro de Juliers ricevette l'episcopato dalle mani dell'imperatore, senza elezione canonica. Ma il partito gregoriano intervenne ed impedì alle chiese di Liegi di accogliere Alessandro come vescovo (due sole collegiate gli aprirono le porte). Dopo molte incertezze, Federico fu eletto canonicamente a Colonia il 23 aprile 1119.
Gli elettori e Federico ritornarono a Liegi, ma percorsero una strada seminata di tranelli («insidias per dispositas aptis locis militum copias Alexander eis posuisset... »).
Il 26 ottobre 1119 a Reims Federico era consacrato vescovo di Liegi. Si poteva sperare che la lotta fra lui e Alessandro sarebbe finita così. In effetti quest'ultimo, vinto e pentito, fu assolto dalle censure, ma la morte di Federico, il 27 maggio 1121, passò nella tradizione come il risultato di una manovra di Alessandro, che avrebbe fatto avvelenare il suo rivale fortunato.
Questa versione doveva certamente piacere ai gregoriani, che vedevano facilmente in Federico una vittima delle manovre imperiali; tuttavia, non si può accusare con certezza Alessandro.
La Vita metrica insiste sulla semplicità, la dolcezza, la bontà, l'umiltà di Federico, così come sul suo amore ai libri. É festeggiato il 27 maggio.
(Autore: Mireille De Somer – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Federico di Liegi, pregate per noi.


*San Gausberto - Abate di Montsalvy (27 maggio)

† 27 maggio 1079/1080

Martirologio Romano: Nel monastero di Montsalvy presso Clermont-Ferrand nell’Aquitania, in Francia, San Gausberto, sacerdote ed eremita, per la cui opera quel luogo, in precedenza selvaggio, divenne un ospizio per l’accoglienza ai pellegrini.
Nato in Alvernia, presso Thiers, all'inizio del secolo XI fu ordinato prete ed esercitò per qualche tempo il suo ministero nella diocesi di Clermont.
Abbracciò poi la vita eremitica nelle montagne del Cantal, nel luogo dove sorgerà più tardi il monastero di Saint-Projet.
Abbandonò tuttavia spesso la sua solitudine per cicli di predicazioni e di apostolato attraverso l'Alvernia e il Rouergue; nel corso delle sue peregrinazioni soggiornò nell'Abbazia si san Salvatore di Figeac e nel monastero di Santa Fede di Conques.
Verso il 1066 sopra un pianoro chiamato Montsalvy (Cantal), luogo di passaggio per i viaggiatori e i pellegrini, fondò una chiesa in onore dell'Assunzione della Santa Vergine con un ospizio e un monastero che adottò la regola dei Canonici regolari di Sant'Agostino.
A richiesta del vescovo Ponzio di Rodez, accettò la cura di numerose chiese della regione, ma fallì nel suo tentativo di riforma dei canonici di Saint-Amans di Rodez.
Morì un 27 maggio, verso il 1080 nel priorato di San Michele di Laussac che dipendeva da Montalsvy e vi fu sepolto.
La sua festa era celebrata il 27 maggio nella Congregazione dei Canonici Regolari di sant'Agostino e nella diocesi di Saint-Flour.

(Autore: Philippe Rouillard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gausberto, pregate per noi.


*Beato Giacomo di Nocera (27 maggio)
Nato a Nocera Umbra in anno sconosciuto, fu monaco camaldolese a Fonte Avellana.
Morì il 27 maggio 1300 nel monastero di Santo Stefano del Parrano poco lontano da Nocera.
Fu sepolto nella chiesa claustrale con grande affluenza di popolo e, poiché avvennero dei miracoli, il comune di Nocera decretò che ogni anno, nel giorno della sua festa, fosse offerto un cero.
(Autore: Costanzo Somigli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giacomo di Nocera, pregate per noi.


*San Giuliano - Martire venerato a Gerusalemme (27 maggio)
Emblema: Palma
Cirillo di Scitopoli nella sua Vita di S. Teognio racconta che questo Santo nel 454 - 55 si recò a Gerusalemme per condurvi vita monastica, ma trovò che tutti i monasteri della città erano stati occupati da religiosi in scisma con il vescovo Giovenale.
Egli allora si recò presso una santa donna di nome Flavia "che in quel tempo (cosí il testo) aveva costruito presso il monte degli Ulivi un monastero ed una chiesa dedicati al Santo martire Giuliano".
Attraverso l'esame del Calendario palestinese pubblicato dal Garitte, ci è possibile constatare che questo martire Giuliano doveva essere particolarmente venerato a Gerusalemme, dove infatti se ne celebrava la memoria varie volte nell'anno liturgico: il 27 e 29 maggio nella stessa basilica dell'Anastasi, il 3 giugno, il 4 settembre ed il 5 ottobre nella ricordata chiesa del Monte degli Ulivi.
Altri Santi omonimi risultano celebrati in date diverse da queste nei calendari antichi e ciò lascia adito al sospetto che in Gerusalemme si venerasse un martire Giuliano diverso da quelli conosciuti.
Riteniamo tuttavia che questo, altri non sia che il cappadoce Giuliano martirizzato con Panfilo ed altri soci a Cesarea di Palestina il 16 febbraio 309, di cui parla ripetutamente Eusebio, e commemorato in tutti i calendari al 16 febbraio.
Infatti, la nota del 3 giugno del Calendario palestinese pone il nome di Panfilo subito dopo quello di Giuliano.
(Autore: Giovanni Lucchesi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giuliano, pregate per noi.


*San Giulio (il veterano) di Durostoro - Martire (27 maggio)

255 - 302
Martirologio Romano:
A Silistra in Mesia, nell’odierna Bulgaria, San Giulio, martire, che, veterano dell’esercito ormai in pensione, fu arrestato in tempo di persecuzione dagli ufficiali e portato davanti al governatore Massimo e, avendo disprezzato in sua presenza gli idoli e confessato con grande fermezza la fede di Cristo, fu punito con la condanna a morte.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giulio di Durostoro, pregate per noi.


*Beato Giuseppe da Igualada (Giuseppe Tous Soler) Sacerdote, Cappuccino (27 maggio)  
31 marzo 1811 - 27 febbraio 1871
Chiamato da Dio
Nato ad Igualada (Barcellona) nel 1811, aveva 16 anni quando entrò nell'Ordine cappuccino. Con un'intensa vita spirituale silenziosa, di studio e piena di abnegazioni, fr. José passò per vari conventi del suo Paese preparandosi all'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1834.
Un anno dopo dovette affrontare una delle prove più dure della sua vita: l'esilio a causa della persecuzione vissuta in Spagna nel XIX secolo, quando molti religiosi furono esclaustrati.
Per vari mesi viaggiò per la costa mediterranea, andando in nord Italia fino a che nel 1837 arrivò in Francia e si stabilì nel monastero delle Benedettine di Tolosa.
Lì si dedicava alla contemplazione e all'adorazione eucaristica, così come all'assistenza spirituale delle giovani religiose.
Tornò in Catalogna nel 1843, iniziando a lavorare nella Chiesa locale come sacedote secolare,
visto che non poteva mettere in pratica la vita conventuale né vestire l'abito cappuccino.
Per questo viveva con i genitori e lavorava in varie parrocchie lì vicino.
Padre José scoprì così di avere una particolare sensibilità verso l'educazione dei bambini. “Come Gesù davanti alla folla, provò compassione perché le pecore erano senza pastore”, ha detto il suo postulatore.
Questa stessa sensibilità la trovò anche in tre ragazze che conosceva: Isabel Jubal, Marta Suñol e Remedio Palos.
Per questo, padre José Tous accettò di orientarle.
Studiò la regola di Santa Chiara d'Assisi e adattò le Costituzioni cappuccine della beata Maria Angela Astorch per le Cappuccine Terziarie dell'Insegnamento. Nacque così la Congregazione delle Suore Cappuccine della Madre del Divin Pastore.
La prima comunità si stabilì a Ripoll nel marzo 1850, e il 27 maggio dello stesso anno venne aperta la prima scuola.
Padre Tous esortava le sorelle a “spargere nel tenero cuore dei bambini i santi pensieri e i devoti affetti che Dio comunicava loro nella preghiera”.
“Visse la sua donazione a Dio e la sua consacrazione alle suore con l'animo posto nel Buon Pastore, e disse che bisognava trattare le bambine con affetto materno”, ha detto a ZENIT padre Ramírez.
Attualmente le Cappuccine della Madre del Divin Pastore hanno comunità in Catalogna, Murcia, nei Paesi Baschi e a Madrid. In America Latina sono presenti in Nicaragua, Costa Rica, Guatemala, Colombia e Cuba.
Padre Ramírez segnala che la vita del futuro beato è esemplare, soprattutto in questo Anno Sacerdotale, “per la sua fede accesa che vive nel quotidiano senza voler spiccare”.
Una Messa che lo portò all'Eternità
Al momento della sua morte, padre Tous non aveva alcuna malattia terminale. Ad ogni modo, ricorda il suo postulatore, si crede che per le tensioni che doveva affrontare soffrisse di un forte esaurimento fisico, al punto da morire durante la Messa, proprio dopo la consacrazione, mentre pronunciava queste parole del Canone Romano: “Volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno, come hai voluto accettare i doni di Abele, il giusto...”. In quel momento si chinò e cadde.
Il parroco di San Francesco di Paola andò a raccogliere il suo corpo esanime e a terminare la Messa.
“La vita dei santi suscita stupore perché vediamo come la grazia di Dio sia capace di realizzare queste opere ammirevoli di fronte ai nostri stessi occhi.
Il cammino è aperto per quanti vogliono seguirlo con sincerità di cuore come ha fatto padre Tous”, ha concluso il postulatore.
La Memoria Liturgica viene celebrata il 27 maggio inizio dell’attività apostolica della prima scuola dell’Istituto a Ripoll.
(Autore: Carmen Elena Villa - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe da Igualaga, pregate per noi.


*San Gonzaga Gonza - Martire (27 maggio)
Scheda del gruppo a cui appartiene San Gonzaga Gonza: “Santi Martiri Ugandesi”
† Lubawo, Uganda, 27 maggio 1886
Martirologio Romano:
In località Lubawo sempre in Uganda, San Gonzaga Gonza, martire, che, domestico del re, mentre veniva condotto in catene al rogo, fu trafitto con le lance dai carnefici.
Fece un certo scalpore, nel 1920, la beatificazione da parte di Papa Benedetto XV di ventidue martiri di origine ugandese, forse perché allora, sicuramente più di ora, la gloria degli altari era legata a determinati canoni di razza, lingua e cultura.
In effetti, si trattava dei primi sub-sahariani (dell’”Africa nera”, tanto per intenderci) ad essere riconosciuti martiri e, in quanto tali, venerati dalla Chiesa cattolica.
La loro vicenda terrena si svolge sotto il regno di Mwanga, un giovane re che, pur avendo frequentato la scuola dei missionari (i cosiddetti “Padri Bianchi” del Cardinal Lavigerie) non è riuscito ad imparare né a leggere né a scrivere perché “testardo, indocile e incapace di concentrazione”.
Certi suoi atteggiamenti fanno dubitare che sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali ed inoltre, da mercanti bianchi venuti dal nord, ha imparato quanto di peggio questi abitualmente facevano: fumare hascisc, bere alcool in gran quantità e abbandonarsi a pratiche omosessuali.
Per queste ultime, si costruisce un fornitissimo harem costituito da paggi, servi e figli dei nobili della sua corte.
Sostenuto all’inizio del suo regno dai cristiani (cattolici e anglicani) che fanno insieme a lui fronte comune contro la tirannia del re musulmano Kalema, ben presto re Mwanga vede nel cristianesimo il maggior pericolo per le tradizioni tribali ed il maggior ostacolo per le sue dissolutezze.
A sobillarlo contro i cristiani sono soprattutto gli stregoni e i feticisti, che vedono compromesso il loro ruolo ed il loro potere e così, nel 1885, ha inizio un’accesa persecuzione, la cui prima illustre vittima è il vescovo anglicano Hannington, ma che annovera almeno altri 200 giovani uccisi per la fede.
Il 15 novembre 1885 Mwanga fa decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale. La sua colpa maggiore? Essere cattolico e per di più catechista, aver rimproverato al re l’uccisione del vescovo anglicano e aver difeso a più riprese i giovani paggi dalle “avances” sessuali del re. Giuseppe Mkasa Balikuddembè apparteneva al clan Kayozi ed ha appena 25 anni.
Viene sostituito nel prestigioso incarico da Carlo Lwanga, del clan Ngabi, sul quale si concentrano subito le attenzioni morbose del re. Anche Lwanga, però, ha il “difetto” di essere cattolico; per di più, in quel periodo burrascoso in cui i missionari sono messi al bando, assume una funzione di “leader” e sostiene la fede dei neoconvertiti.
Il 25 maggio 1886 viene condannato a morte insieme ad un gruppo di cristiani e quattro catecumeni, che nella notte riesce a battezzare segretamente; il più giovane, Kizito, del clan Mmamba, ha appena 14 anni. Il 26 maggio vemgono uccisi Andrea Kaggwa, capo dei suonatori del re e suo familiare, che si era dimostrato particolarmente generoso e coraggioso durante un’epidemia, e Dionigi Ssebuggwawo.
Si dispone il trasferimento degli altri da Munyonyo, dove c’era il palazzo reale in cui erano stati condannati, a Namugongo, luogo delle esecuzioni capitali: una “via crucis” di 27 miglia, percorsa in otto giorni, tra le pressioni dei parenti che li spingono ad abiurare la fede e le violenze dei soldati. Qualcuno viene ucciso lungo la strada: il 26 maggio viene trafitto da un colpo di lancia Ponziano Ngondwe, del clan Nnyonyi Nnyange, paggio reale, che aveva ricevuto il battesimo mentre già infuriava la persecuzione e per questo era stato immediatamente arrestato; il paggio reale Atanasio Bazzekuketta, del clan Nkima, viene martirizzato il 27 maggio.
Alcune ore dopo cade trafitto dalle lance dei soldati il servo del re Gonzaga Gonga del clan Mpologoma, seguito poco dopo da Mattia Mulumba del clan Lugane, elevato al rango di “giudice”, cinquantenne, da appena tre anni convertito al cattolicesimo.
Il 31 maggio viene inchiodato ad un albero con le lance dei soldati e quindi impiccato Noè Mawaggali, un altro servo del re, del clan Ngabi.
Il 3 giugno, sulla collina di Namugongo, vengono arsi vivi 31 cristiani: oltre ad alcuni anglicani, il gruppo di tredici cattolici che fa capo a Carlo Lwanga, il quale aveva promesso al giovanissimo Kizito: “Io ti prenderò per mano, se dobbiamo morire per Gesù moriremo insieme, mano nella mano”. Il gruppo di questi martiri è costituito inoltre da: Luca Baanabakintu, Gyaviira Musoke e Mbaga Tuzinde, tutti del clan Mmamba; Giacomo Buuzabalyawo, figlio del tessitore reale e appartenente al clan Ngeye; Ambrogio Kibuuka, del clan Lugane e Anatolio Kiriggwajjo, guardiano delle mandrie del re; dal cameriere del re, Mukasa Kiriwawanvu e dal guardiano delle mandrie del re, Adolofo Mukasa Ludico, del clan Ba’Toro; dal sarto reale Mugagga Lubowa, del clan Ngo, da Achilleo Kiwanuka (clan Lugave) e da Bruno Sserunkuuma (clan Ndiga).
Chi assiste all’esecuzione è impressionato dal sentirli pregare fino alla fine, senza un gemito. E’ un martirio che non spegne la fede in Uganda, anzi diventa seme di tantissime conversioni, come profeticamente aveva intuito Bruno Sserunkuuma poco prima di subire il martirio “Una fonte che ha molte sorgenti non si inaridirà mai; quando noi non ci saremo più altri verranno dopo di noi”.
La serie dei martiri cattolici elevati alla gloria degli altari si chiude il 27 gennaio 1887 con l’uccisione del servitore del re, Giovanni Maria Musei, che spontaneamente confessò la sua fede davanti al primo ministro di re Mwanga e per questo motivo venne immediatamente decapitato.
Carlo Lwanga con i suoi 21 giovani compagni è stato canonizzato da Paolo VI nel 1964 e sul luogo del suo martirio oggi è stato edificato un magnifico santuario; a poca distanza, un altro santuario protestante ricorda i cristiani dell’altra confessione, martirizzati insieme a Carlo Lwanga. Da ricordare che insieme ai cristiani furono martirizzati anche alcuni musulmani: gli uni e gli altri avevano riconosciuto e testimoniato con il sangue che “Katonda” (cioè il Dio supremo dei loro antenati) era lo stesso Dio al quale si riferiscono sia la Bibbia che il Corano.
(Autore: Gianpiero Pettiti - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gonzaga Gonza, pregate per noi.


*San Liberio (Liverio, Oliviero) - Venerato ad Ancona (27 maggio)
Etimologia: Liberio = signific. Chiaro
Secondo un'antica tradizione della Chiesa anconitana, riportata dai cronisti del luogo, Liberio condusse vita eremitica, durante il sec. V, nei dintorni della città d'Ancona, ove già si indicava una grotta in cui egli trascorreva il tempo nella contemplazione e nella penitenza.
Fu sepolto nella chiesetta di San Silvestro, situata nel suburbio, e la sua tomba fu oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggi.
Essendo la chiesetta, a cui era stato dato il titolo di S. Liberio, esposta agli attacchi dei pirati, il corpo fu trasferito nella parte più sicura ed elevata della città, presso la chiesa di S. Lorenzo, ove sorge attualmente la cattedrale di S. Ciriaco.
Tanta importanza ebbe il culto di Liberio fin dall'antichità che il suo corpo fu per secoli conservato nel famoso sarcofago paleocristiano, appartenente in origine al magistrato imperiale Flavio Gorgonio.
Successivamente, la figura di Liberio nei monumenti iconografici apparve vicino a quella dei santi patroni locali, San Ciriaco e San Marcellino; ciò spiega anche la fioritura di racconti leggendari,
che si ebbe nei tardi secoli del Medioevo e la confusione e le incertezze che questi hanno creato intorno alla personalità storica del Santo.
Gli Atti, che ne possediamo e a cui si sono ispirate anche le lezioni del Proprium anconitanum, contengono, secondo il giudizio del bollandista Papebroch, elementi chiaramente favolosi e non risalgono oltre il sec. XIII; non è da accettarsi, peraltro, l'ipotesi dello stesso, che il Santo sia un eremita o canonico del sec. XIII.
Basti ricordare che l'invocazione in onore di San Liberio appare nei frammenti di alcuni "usi liturgici" anconitani, certamente anteriori al mille; una chiesa in suo onore è ricordata in un documento del 1051 e la figura del Santo appare accanto a quella di altri santi anconitani in una lastra graffita del sec. XI-XII.
Una solenne ricognizione delle reliquie del Santo avvenne nel 1756, sotto il vescovo Mancinforte, che le volle in seguito esposte alla pubblica venerazione in un'urna marmorea della cripta dei Santi protettori presso la cattedrale di San Ciriaco, ove si conservano attualmente.
(Autore: Mario Natalucci – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Liberio, pregate per noi.


*San Restituto di Roma - Martire (27 maggio)

Martirologio Romano: A Roma al sedicesimo miglio della via Nomentana, San Restituto, martire.
Il Martirologio Geronimiano lo ricorda in giorni diversi: il 27 maggio senza alcuna indicazione topografica, il 29 maggio sulla via Aurelia e l'11 giugno al VII miglio della via Nomentana.
La seconda commemorazione fu accettata dai martirologi storici (Floro, Adone, Usuardo) e quindi è passata anche nel Romano, ma con molta probabilità il vero dies natalis dovette essere il 27 maggio, mentre il suo sepolcro si trovava, come attesta la passio, al XVI miglio della via Nomentana, dove il Bosio vide, nei pressi di Eretum (odierna Monterotondo) i ruderi della chiesa dedicata in suo onore e la cripta in cui era stato custodito il suo sepolcro.
Se la passio infatti non è storicamente attendibile per quanto riguarda le notizie biografiche del santo , e invece degna di fede per le coordinate, essendo stata composta, secondo il giudizio del Lanzoni, nel sec. V-VI, in un tempo cioè in cui era molto difficile travisare o inventare quei dati, indispensabili per il culto e che potevano essere facilmente controllati e giudicati.
Secondo la passio dunque Restituto fu arrestato a Roma durante la persecuzione di Diocleziano perché predicava contro gli dèi e tradotto al tribunale dei preside Ermogene; invitato a
sacrificare si rifiutò, fu colpito perciò con pietre e flagellato.
Rinchiuso in carcere, ottenne da Dio, con le sue preghiere, un terremoto che divelse le porte e permise a tutti gli altri carcerati di fuggire.
Ricondotto al tribunale, rifiutò ancora una volta di sacrificare a Giove Capitolino; Ermogene comandò allora che fosse decapitato ed il suo corpo gettato presso l'arco di Settimio Severo.
La matrona Giusta lo raccolse,, lo nascose nella sua casa e poi lo seppellì in un suo campo, sulla via Nomentana "in milliario decimo sexto... in crypta in inferioribus... sub die sexto Kalendas iunias".
Nei messali più antichi (Farfa dei secc. IX-X; Vatic. 1195 del sec. XI; Archivio di Santa Maria Maggiore del sec. XII; cf. A. Poncelet, Catalogus codicum bagiographicorum latinorum bibliotbecarum romanarum, Bruxelles 1909, pp. 84, n. 61; 121, n. 33; id., Catatogus codicum bagiograpbicorum latinorum Bibliotbecae Vaticanae, Bruxelles 1910, Paul-Trois-Chateaux. p. 57, n. 45), il racconto finisce qui, ma a partire dal sec. XII, in alcuni codici (Vatic. 1191 e 1196, cf. A. Poncelet, Op. cit., pp. 43, n. 17; 62, n. 48) si aggiunge che al tempo del Papa Adriano (si tratta evidentemente di Adriano IV [1154-591) il corpo di Restituto fu trasferito a Roma nella chiesa di Sant'Andrea in Aurísario, cioè nella chiesa detta anche di Sant' Andrea in catabarbara, che sorgeva nei pressi di Santa Maria Maggiore, le cui vestigia furono ritrovate nel 1930, quando fu costruito l'edificio per il Pontificio Seminario Orientale (cf. Rivista di Archeol. Crist., IX [19321, pp. 221-55).
In conclusione possiamo dire che Restituto è un martire autentico di Monterotondo, ivi venerato fino al Medioevo, ma del quale non si hanno notizie storicamente attendibili.
(Autore: Agostino Amore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Restituto di Roma, pregate per noi.


*San Secondino - Martire Venerato a Capua (27 maggio)
Etimologia: Secondo = figlio secondogenito, dal latino
Emblema: Palma
Il culto di S. Secondino martire è attestato in Campania, specie a Capua e dintorni, dove è festeggiato il 27 maggio, dal secolo XIV in poi.
A Gaeta e Calvi, il santo è ricordato il 22 ottobre, a Mondragone il 1° luglio, il 7 dicembre a Benevento, a Troia il 30 aprile, a Montevergine, viene festeggiato il 29 aprile.
Reliquie del Santo si trovano a Montevergine, come si può vedere nella cripta di San Guglielmo, a Benevento, in Cattedrale, e, naturalmente, a Troia, di cui è patrono.
In queste località, il Santo è identificato con il Secondino che figura nel gruppo, fittizio, dei dodici confessori leggendari, in gran parte vescovi, espulsi dall’Africa nella persecuzione dei vandali e festeggiati a Capua il 1° settembre.
La leggendaria Vita S. Castrensis, del XII secolo, narra che Secondino giunse in Campania su una barca, mezza sfasciata. Come gli altri 12 compagni (tra cui i celebri Adiutore, Castrense, Marco, Tammaro, Canione), Secondino divenne vescovo di una città del Meridione, nel suo caso Aeca, ossia Troia in Puglia.
Nel 1018, mentre, sulle rovine di Aeca, si costruiva la nuova città di Troia, nella chiesa di S. Marco si rinvenne il sarcofago di un santo di nome Secondino.
Il sarcofago, oggi ancora visibile, reca la scritta: HIC REQUIESCIT SANCTUS ET VENERABILIS SECONDINUS QUI SANCTORUM FABRICAS RENOVAVIT RAPTUS IN REQUIEM TERTIO IDUS FEBRUARII. L’epitaffio è del V/VI secolo.
Un monaco cassinese, il salernitano Gualfiero, scrisse gli atti del rinvenimento delle reliquie, i miracoli che ne seguirono e una Vita.
Gli antichi bollantisti pensarono che San Secondino fosse quell’omonimo che faceva parte della comitiva di 12 confessori/vescovi provenienti dall’Africa, come prima detto. Il Lanzoni ritenne, però, che San Secondino non appartiene ad Aeca ma Macomedis in Africa, vissuto nel III secolo, venerato in vari luoghi in Campania, e con il tempo, creduto vescovo locale.
I dati agiografici di San Secondino hanno scarso valore storico: sono solo ipotesi più o meno accettabili.
Più autentiche, sebbene contraddittorie, sono invece le notizie sul culto del santo che si ricavano dal Martirologio Geronimiano. Questo commemora San Secondino varie volte, in varie date e anche con forme grafiche diverse.
Queste commemorazioni difficilmente possono riferirsi ad un unico personaggio, tanto che identificare il San Secondino venerato in vari centri in Campania, soprattutto nel Sannio e in Irpinia, è in pratica impossibile.
(Autore: Francesco Roccia – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Secondino, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (27 Maggio)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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