Santi del 27 Novembre - Istituto Aveta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Santi del 27 Novembre

Il mio Santo > I Santi di Novembre

*Sant'Acario di Noyon e Tournai - Vescovo (27 novembre)

Etimologia: Acario = Acharius, dal latino (tratto dall'aggettivo Acharis, "ingrato")
Martirologio Romano: A Noyon in Francia, Sant’Acario, vescovo, che, eletto alle Chiese di Noyon e Tournai dopo essere stato monaco a Luxeuil, si diede all’evangelizzazione delle popolazioni delle regioni settentrionali.
Nel medioevo quando, in Francia, si voleva indicare una persona con un tocchetto di follia si soleva affermare che era affetta dal mal monsieur sainct Aquaire. Ai nostri giorni si usa, sempre oltralpe, l’espressione acariâtre allorché ci si intende riferire ad uno scontroso, ad un carattere difficile. Entrambi quei modi di dire hanno a che fare con Sant ‘Acario o Aicaro o Aicardo, in quanto egli viene invocato per un favorevole intervento su tali persone.
Il Santo fu dapprima monaco a Luxeuil nel nord della Franca Contea, una storica regione che ha per  
capitale Besançon e confina in larga parte con la Svizzera.
Successivamente venne ordinato vescovo e destinato alla sede episcopale di Noyon e Tournai, due città che si trovano oggi l’una, dove nel 1509 nacque Calvino, in territorio francese e l’altra in Belgio
ad appena nove chilometri dal confine, ben ristrutturata dopo i massicci bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.
Come vescovo fu molto attivo sia nel campo religioso sia nel campo politico-sociale, ottenendo particolare stima dal figlio di Clotario Il, Digoberto I il Grande, abilissimo re dei Franchi fino alla propria morte nel 638.
Questo rapporto permise ad Acario di potere ottenere consensi ad alcune proposte relative alla organizzazione episcopale della regione. Strinse amicizie con Sant’Alberto, vescovo di Cambrai e con Sant’Audoberto, vescovo di Thérouanne, affrontando alcune problematiche strettamente religiose di quei tempi. Grande fu la sua attenzione nei riguardi delle missioni in una Europa ancora poco cristianizzata ed in tal senso sostenne gli sforzi del vescovo di Maastricht, divenuto poi Sant‘Amando.
Con tutte quelle importanti relazioni Acario ebbe modo quindi di confrontarsi con persone dai caratteri più diversi. Non è detto che non ne incontrasse anche di quelli ai limiti della cosiddetta normalità o addirittura ben al di là del suo confine. Quale preciso rapporto vi sia con il patronato verso questi ultimi è difficile da stabilire.
II vescovo Acario morì nel 640. Venne ben presto venerato soprattutto in Belgio, nella Francia settentrionale e nella Franca Contea. Le sue reliquie furono conservate per secoli in una chiesa appena fuori dalle mura di Noyon. Scomparvero però, un caso fra i tanti, durante la Rivoluzione francese.
Viene festeggiato il 27 novembre.
(Autore: Mario Benatti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Acario di Noyon e Tournai, pregate per noi.


*Sant'Apollinare - Abate di Montecassino (27 novembre)

m. 27 novembre 828
L’Ordine Benedettino e l’Abbazia di Montecassino, celebrano il 27 novembre la memoria liturgica del santo abate Apollinare, anche se il ‘Martirologio Romano’ non ne fa menzione. Fu nominato 14° abate nell’817, succedendo all’abate Gisulfo; benedettino di grandi virtù, promosse con tenacia la disciplina monastica e nel contempo, operò con vivace attività per incrementare i possessi del monastero ed organizzandone la gestione, ricevé donazioni da molti nobili feudatari.
Intraprese con viaggi la visita dei possedimenti, controllandone l’amministrazione e fu durante una di queste trasferte, che arrivato sulle sponde del fiume Liri, non avendo barche per attraversarlo, si fece un segno di croce e camminò sulle acque a piedi asciutti.
Accolse nel monastero, come penitente Radechi conte di Conza, che era desideroso di espiare per l’assassinio di Grimoaldo IV principe di Benevento, cosa abbastanza frequente nelle lotte intestine fra i feudatari dell’epoca.
Apollinare morì il 27 novembre 828 e sepolto nell’abbazia; l’abate Desiderio e lo storico Leone Marsicano, che già narrano l’episodio dell’attraversamento del Liri, raccontano che quando alla fine dell’846, i Saraceni dopo aver distrutto Fondi, si preparavano ad assalire Montecassino, l’abate di quel periodo Bassacio, insieme ai trepidanti monaci, elevava preghiere per allontanare il mortale pericolo, durante la notte Apollinare gli apparve e lo rassicurò in nome di San Benedetto.
Infatti durante la notte un violento temporale, fece straripare il fiume Liri ed i saraceni, che non avevano barche, rinunciarono per quella volta alla distruzione dell’abbazia. Nel 1058, l’abate Desiderio fece esumare le sue spoglie e le sistemò nella chiesa di San Giovanni Battista, componendo egli stesso un epitaffio in versi; nel 1952, dopo la ricostruzione dell’abbazia, dalla distruzione della II guerra mondiale, fu trasferito nella cappella eretta in suo onore ed affrescata da Luca Giordano nel sec. XVII, che era scampata alla rovina.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Apollinare, pregate per noi.


*Beato Bartolomeo Xeki - Laico Giapponese, Martire (27 novembre)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Beati Martiri Giapponesi Beatificati nel 1867-1989-2008”

Usuki, Bungo (Giappone) – Nagasaki, 27 novembre 1619
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati Tommaso Koteda Kiuni e dieci compagni, martiri, che furono decapitati in odio alla fede per ordine del governatore Gonzuku.
L’evangelizzazione del Giappone, iniziata con il gesuita San Francesco Xavier e con i suoi confratelli, e sviluppata notevolmente nei decenni successivi al 1549, ebbe nella sua sofferta evoluzione due periodi di persecuzione efferata, a conferma che ogni opera missionaria ha versato sempre il suo tributo di sangue, quale seme fecondo di nuovi cristiani.
La prima iniziata il 9 dicembre 1596 ad opera dello ‘shogun’ Hideyoshi, portò al martirio i primi 26 cattolici fra cui tre gesuiti giapponesi e sei francescani, crocifissi e trafitti il 5 febbraio 1597, nella zona di Nagasaki sulla ‘santa collina’; i martiri furono proclamati Santi da Papa Pio IX nel 1862. La seconda persecuzione, dopo un proficuo periodo di pace che vide l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani, ma anche domenicani ed agostiniani, si scatenò ad opera dello ‘shogun’ Ieyasu, dal 1614 e con i suoi successori fino al 1632; una furiosa carneficina che colpì missionari, catechisti, laici di ogni condizione sociale, perfino bambini e intere famiglie; uccisi secondo lo stile orientale, fra vari e raffinati supplizi.
La maggior parte dei martiri, che furono migliaia, morirono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la "santa collina" di Nagasaki, già teatro della prima persecuzione, fu sinistramente illuminata dalla fila di torce umane per parecchie sere e notti; altri martiri furono decapitati o tagliati membro per membro.
Di questa seconda, più lunga e numerosa persecuzione, raccogliendo testimonianze, la Chiesa ha potuto riconoscere, fra le varie migliaia di vittime, la validità storica del martirio per almeno 205 di esse, che Papa Pio IX, il 7 luglio 1867 proclamò Beati.
Fra essi si annovera il beato Xeki, che era nato ad Usuki nel regno di Bungo; trasferitosi poi a Nagasaki, qui visse sempre da fervente cattolico, al battesimo gli fu dato dai Gesuiti anche il nome cristiano di Bartolomeo. Essendo scoppiata nel 1614 la feroce e crudele persecuzione contro i cristiani, era proibito pena la morte di ospitare o nascondere i missionari stranieri e quanti facevano apostolato collaborando con loro. Conosciuto come fervente credente, fu facile sospettarlo di aver dato ospitalità a dei missionari (alcuni erano stati trovati nascosti nelle case adiacenti alla sua) e quindi fu imprigionato e gli furono pure sequestrati i suoi beni patrimoniali.
Il governatore di Nagasaki Gonrocu durante l’interrogatorio tentò di farlo abiurare, promettendogli la libertà e la restituzione delle sue proprietà.
Con il conforto di un sacerdote anch’esso prigioniero, Xeki fece una solenne promessa scritta di fedeltà al Signore Gesù.
Fu condannato alla decapitazione, il supplizio avvenne il 27 novembre 1619 sulla tristemente famosa "santa collina" di Nagasaki; con lui morirono altri dieci cristiani: Kimura Antonio, Iwanaga Giovanni, Nakamura Alessio,Nakanishi Leo, Takeshita Michele, Kozasa Mattia, Matsuoka Miota Romano, Nakano Miota Mattia, Motoyama Giovanni, Koteda Kiuni Tommaso. La sua e loro festa liturgica si celebra il 27 novembre.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bartolomeo Xeki, pregate per noi.


*Beato Bernardino da Fossa - Francescano (27 novembre)

Fossa (L’Aquila), 1421 - L’Aquila, 27 novembre 1503
Martirologio Romano: All’Aquila, beato Bernardino da Fossa (Giovanni) Amici, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che predicò la fede cattolica in molte province d’Italia.
Il suo nome era Giovanni Amici e nacque nel 1421 a Fossa (L’Aquila); di intelligenza vivissima, primeggiò negli studi che si potevano frequentare allora, si addottorò in Giurisprudenza a Perugia ed a 21 anni entrò tra i Frati Minori dell’Osservanza della stessa città nel 1445, cambiando il nome di Giovanni in quello di Bernardino, al quale come era consuetudine di molti Ordini religiosi, venne aggiunto il luogo di nascita, così diventò Fra’ Bernardino da Fossa, ma è conosciuto anche come Bernardino da L’Aquila.
Dotato di spiccate doti organizzative, spirituali e di guida, gli furono affidati vari incarichi nei conventi francescani di Gubbio, Stroncone e altri, sempre nell’Umbria; da lì passò negli Abruzzi,
risiedendo specialmente nella sua città de L’Aquila.
La sua competenza ed istruzione lo portarono a salire man mano, nelle responsabilità all’interno dell’Ordine Francescano; fu Superiore Provinciale nella sua regione dal 1454 al 1460 e dal 1472 al 1475; poi in Bosnia e Dalmazia dal 1464 al 1467.
Fu Procuratore Generale dell’Ordine nella Curia Romana dal 1467 al 1469; prese parte ai Capitoli Generali dell’Ordine che si tennero dal 1452 al 1467 in varie città: L’Aquila, Assisi, Milano, Roma, Mantova. Sembra che rifiutò due volte la sede vescovile de L’Aquila.
Dotto e convincente predicatore, dopo tanti secoli e ancora ricordata la predicazione quaresimale tenuta a Sebenico in Dalmazia nel 1465. Fu anche un saggio e fecondo scrittore; i suoi scritti furono storici e teologici, dei quali la maggior parte sono rimasti inediti; il nipote Antonio Amici che fu anche suo biografo, ne pubblicò alcuni nel 1572, oggi di grande valore per l’estrema rarità degli esemplari conservati.
Non è possibile elencare qui i numerosi titoli di tutti quelli pubblicati nelle varie edizioni a partire dal 1572; quelli non pubblicati cioè “Centurio” (201 sermoni), “Quodlibetum” (145 sermoni), “Quaestiones duae”, riguardanti i Frati Minori, sono contenuti nei codici marciani; mentre sono conservati nell’Archivio municipale de L’Aquila i “Sermones varii” (154 prediche).
Morì nel convento de L’Aquila il 27 novembre 1503 e gli fu sempre tributato un culto di beato, sia in Italia che in tutto l’Ordine Francescano. Il culto fu poi confermato da papa Leone XII il 26 marzo 1828. La sua festa si celebra il 27 novembre.

(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bernardino da Fossa, pregate per noi.


*Santa Bililde - Duchessa (27 novembre)

m. 734 (?)
Non si hanno notizie sicure sulla sua vita poiché tutta la documentazione dipende da uno scritto di Magonza, che tutti oggi riconoscono per un falso del secolo XII.
Secondo la leggenda Bililde nacque a Veitshochheim, presso Würzburg, e sposò il duca di Turingia. Partito il marito per una guerra, la Santa si ritirò presso lo zio Sigiberto (o Rigiberto), vescovo di Magonza, ma, rimasta vedova molto presto, pose fine al suo ritiro per fondare il monastero di Altinfinster (identificato da alcuni con Hagenmiinster, nei pressi della stessa città) dove morì. Mentre le notizie concernenti la Vita di Bililde sono scarsamente attendibili, molte sono le testimonianze del culto.
In un calendario manoscritto di Fulda del secolo IX, oggi perduto, è testimoniata la commemorazione di Bililde vergine.
A Magonza esiste anche oggi una piccola chiesa a lei dedicata. Sembra quindi che Bililde non fu sposa ma una vergine di Magonza e che contribuì alla fondazione del monastero sopra ricordato. Con tutta probabilità morì nel 734. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Magonza in Renania, in Germania, Santa Bililde, vergine, fondatrice di un monastero, nel quale morì piamente.
Non si hanno notizie sicure sulla sua vita poiché i documenti che la concernono dipendono da una carta di Magonza, che tutti oggi riconoscono per un falso del secolo XII. Secondo la leggenda,
dunque, Bililde nacque a Veitshochheim, presso Wùrzburg, e sposò il duca di Turingia.
Partito il marito per una guerra, la santa si ritirò presso lo zio Sigiberto (o Rigiberto), vescovo di Magonza, ma, rimasta vedova molto presto, pose fine al suo ritiro per fondare il monastero di Altinfinster (identificato da alcuni con Hagenmiinster, nei pressi della stessa città) dove morì.
Mentre le notizie concernenti la Vita di Bililde sono scarsamente attendibili, certe sono le testimonianze del culto.
In un calendario manoscritto di Fulda del secolo IX, oggi perduto ma consultato dal Mabillon nella biblioteca di San Benigno a Digione, si leggevano queste parole: V Kal. dec. commemoratio sanctae Bilhildis virginis.
A Magonza esiste anche oggi una piccola chiesa a lei dedicata.
Si può quindi ammettere che Bililde visse presso Magonza, che fu vergine e non sposa, e che ebbe parte nella fondazione del monastero sopra ricordato.
Morì probabilmente nel 734 e la sua festa ricorre il 27 novembre.
(Autore: Theodor Freudenberger – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Bililde, pregate per noi.


*Beato Bronislao (Bronislaw) Kostkowski - Seminarista e Martire (27 novembre)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati 108 Martiri Polacchi" - Senza data (Celebrazioni singole)
Slupsk, Polonia, 11 marzo 1915 – Dachau, Germania, 27 novembre 1942
polacco, cadde vittima dei nazisti in odio alla sua fede cristiana. Papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 lo elevò agli onori degli altari con ben altre 107 vittime della medesima persecuzione.
Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, Beato Bronislao Kostowski, martire, che, durante l’occupazione militare della Polonia in guerra, sottoposto in carcere a crudeli supplizi conseguì la palma del martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Bronislao Kostkowski, pregate per noi.


*Sant'Eusicio (o Eusizio) - Eremita a Celles (27 novembre)

Sec. VII
Martirologio Romano: Nel territorio di Blois sempre in Francia, sant’Eusicio, eremita, che si costruì una piccola cella sulle sponde dello Cher.
Di Sant'Eusicio, o Eusizio, ci parla, nella sua Gloria dei Confessori, San Gregorio di Tours narrandoci alcuni suoi fatti e detti che hanno il sapore di una lontana favola, un po' ingenua. Si era ritirato lontano dagli uomini, il solitario Eusicio, vivendo in mezzo a roveti irti di spine. Aveva rinunziato a tutto - ricchezze, onori. comodità - per poter pregare e meditare, senza affanni o distrazioni.
Ma gli uomini, come sempre succede, corsero presto intorno a colui che sfuggiva ogni umana compagnia, non però per egoismo. E nei contatti, sempre più frequenti, tra il solitario e coloro, che a lui ricorrevano, rifulgeva lo spirito carità dell'eremita francese: quella carità senza la quale la solitudine sarebbe vuota e a preghi era sterile.
Una "specialità", diciamo così, dell'eremita era la guarigione dei mali di gola, che affliggevano soprattutto i fanciulli. Le madri, angustiate, li portavano a lui, che dolcemente li carezzava e scherzava un po' sulla loro malattia, dicendo: "E' giusto che questa gola sia dolente, e non permetta così d'inghiottire!". Ma poi con un segno di croce, liberava i piccoli ammalati dalla loro indisposizione, rimandandoli felici alle loro case.
Guariva, racconta Gregorio di Tours, anche la febbre quartana, somministrando ai pazienti acqua benedetta. Non sempre coloro che da lui erano stati beneficati lo ricambiavano con la dovuta gratitudine.
Una volta, si legge, un uomo da lui guarito tornò la notte successiva, con un complice, per rubare due alveari che i discepoli di Eusicio avevano regalato al solitario, poggiandoli sopra un albero.
Mentre il ladruncolo era sull'albero, ecco sopraggiungere l'eremita. Fuga del complice e imbarazzo del predatore, il quale si affretta a restituire al sant'uomo gli alveari rubati. Eusicio riceve il primo, ma quando il ladro gli porge il secondo, scuote la testa: "Questo basta, figlio mio. L'altro tienilo pure, dato che hai tanto faticato per averlo".
Poi lo conduce nella sua cella, e prosegue: "Perché, figlio mio, vuoi seguire il demonio? Non hai forse ricevuto da me, ieri, la benedizione del Signore? Se il miele ti piace, bastava che tu me lo chiedessi. Te lo avrei dato a volontà, senza alcuna osservazione che potesse imbarazzarti". Poi, nel congedarlo, un ultimo avvertimento: "Attento, non ricominciare! Rubare arricchisce il demonio!".
Anche il Re Childeberto seppe della fama di santità del solitario, e volle visitarlo, prima di partire in guerra contro i Visigoti di Spagna. Gli offri 50 monete d'oro, ma l'eremita si schermì: "Perché mi porti questo denaro? Donalo a chi potrà distribuirlo ai poveri, poiché per me è superfluo. Mi basta di poter pregare Dio per i miei peccati".
Poi leggendo nel pensiero del Sovrano, aggiunse: "Va' pure: otterrai la vittoria, e ciò che hai risolto di fare, lo compirai". li Re donò ai poveri l'oro e promise, se fosse tornato sano e salvo dalla guerra, di costruire una basilica in onore di Dio, e per accogliervi il corpo del vecchio eremita, una volta giunto il suo giorno.
Così infatti fece: ma non si sa in quale anno la spoglia del solitario venne deposta nella basilica costruita dal Re per ispirazione di Sant'Eusicio, personaggio quasi di favola, un po' ingenua, nella notte di tempi lontani.
(Fonte: Archivio Parrocchia)

Giaculatoria - Sant'Eusicio, pregate per noi.


*Santi Facondo e Primitivo - Martiri in Galizia (27 novembre)

Emblema: Palma
Martirologio Romano: Presso il fiume Cea nella Galizia in Spagna, Santi Facondo e Primitivo, martiri.
Secondo la passio vivevano in Galizia, presso il fiume Cea e furono martirizzati "sub Attico et Pretextato consulibus", titolo che sta a significare comites, presides oppure iudices. Proprio come giudice viene presentato in seguito Attico, che dirige l'interrogatorio e decide il loro martirio, non essendo riuscito a convincerli a sacrificare sull'altare delle divinità imperiali.
La passio, però, ha un carattere prettamente leggendario, è stata redatta soltanto verso la metà del sec. X, e dipende chiaramente dalle passiones dei ss. Giusto e Pastore, Emeterio, Celedonio, Vincenzo e, specialmente, da qùella di s. Felice di Gerona (BHL, I, p. 43.2, n. 2864); così pure l'inno Fons Deus aeternae pacis in onore di F. e P. dipende da quello di San Felice.
La prima traccia del loro culto appare soltanto nel 652, data in cui le loro reliquie furono deposte nella basilica di Acci (od. Guadix). Due secoli più tardi awenne il fatto che segnò la fortuna
agiografica di Facondo e Primitivo: la ricostruzione, nell'872, da parte del re Alfonso III il Grande, di una basilica in rovina, che venne intitolata ai due santi martiri e affidata all'abate Alfonso e ad alcuni suoi monaci, sfuggiti alla persecuzione dei musulmani dal monastero di San Cristóbal di Cordova. Saccheggiata e distrutta durante un'incursione musulmana nell'agosto dell'883, fu di nuovo restaurata e dotata dallo stesso re di León, Alfonso III, in data 3 novembre 905; consacrata solennemente il 29 giug. del 935, la chiesa e il monastero annesso (oggi di Sahagún = S. Facundus) ricevettero negli anni successivi molti privilegi e donazioni reali, e al tempo di Alfonso VI di León (1065-1109) divennero il centro più importante della riforma cluniacense in Spagna.
La passio dovette essere redatta in quest'epoca, non trovandosi testi liturgici propri dei Santi Facondo e Primitivo nei libri visigotici anteriori al sec. X; essa appare trascritta per la prima volta nel manoscritto del Passionario proveniente dal monastero di Cardena (British Mus., add. 25.600) copiato dallo scriba Endura verso il 950.
Il primo calendario in cui vengono commemorati è quello di Cordova (961), che ne fa memoria al 27 novembre; figurano poi alla stessa data in tutti i calendari mozarabici del sec. XI. In un ms. del sec. XIII, vengono detti figli di San Marcello di León, favola questa accolta da alcuni scrittori posteriori e addirittura dal Baronio nell'elogio del Martirologio Romano.
(Autore: Justo Fernández Alonso - Fonte: Enciclopedia dei Santi

Giaculatoria - Santi Facondo e Primitivo, pregate per noi.


*San Fergus (Fergusto) il Pitto - Vescovo (27 novembre)

† dopo il 721
Martirologio Romano: In Scozia, San Fergusto, vescovo, che si ritiene abbia esercitato il suo ministero tra i Pitti.
Le maggiori notizie sulla vita di Fergus sono date dal Breviario di Aberdeen: secondo la tradizione di quella Chiesa, Fergus, irlandese di nascita e già vescovo, lasciò l'Irlanda e con alcuni chierici si recò in missione nella Scozia occidentale. Stabilitosi dapprima a Strathearn (Perthshire), fondò tre
chiese (Strogeth, Blackford e Dolpatrick), dedicandole tutte a san Patrizio.
Si dedicò poi alla conversione dei barbari abitanti di Caithness, passò per Buchan (Aberdeenshire) e costruì una basilica a Lungley.
Giunse infine nel Forfarshire, a Glamis edificò una chiesa e morì.
Un pio abate di Scone avrebbe staccato dal corpo la testa di Fergus e l’avrebbe esposta alla venerazione nella chiesa del suo monastero.
La festa di Fergus, ricordata all’8 settembre, al 15 e al 18 novembre, è stata ripristinata nel 1898 per la diocesi di Aberdeen, dove ricorre al 27 novembre, ed è celebrata anche a Dunkeld.
Nel British Museum è conservato un reliquiario, forse della fine del secolo XII, che, stando all'iscrizione, dové contenere anche reliquie di Fergus.
E' da notare infine che può forse identificarsi con Fergus il Fergustus, vescovo degli Scoti, presente al concilio tenutosi a Roma nel 721 sotto Gregorio II.
(Autore: Mario Salsano - Fonte: Enciclop0edia dei Santi)

Giaculatoria - San Fergus il Pitto, pregate per noi.


*San Giacomo l'Interciso (il Solitario) - Martire in Persia (27 novembre)

Originario di Beth Lapat, nel Beth Huzaye (Huzistan), Giacomo occupava un posto ragguardevole alla corte di Yazdegerd I.
Per non aver guai apostatò dalle fede cristiana che condivideva con sua madre e la sua sposa.
Non appena queste lo seppero, gli inviarono una lettera e questo bastò a farlo ritornare alla fede. Sorpreso un giorno a leggere le Sacre Scritture, fu denunciato al re.
Sottoposto a un lungo interrogatorio, confessò coraggiosamente la sua fede.
Irritato da tale ostinazione, il re lo condannò al supplizio che gli meritò il soprannome di interciso, cioè a quello dell'amputazione successiva delle dita delle mani e dei piedi, quindi dei piedi, delle mani, delle braccia e delle gambe.
Il martirio si concluse con la decapitazione. Il re di Persia, poi, ordinò di bruciare le reliquie del martire e di disperderle ma alcuni cristiani riuscirono a impadronirsene e le trasportarono a
Gerusalemme. (Avvenire)
Martirologio Romano: In Persia, San Giacomo, detto l’Interciso, martire, che, al tempo dell’imperatore Teodosio il Giovane, aveva rinnegato Cristo in ossequio al re Iasdigerd, ma, aspramente rimproverato da sua madre e dalla moglie, si pentì e professò coraggiosamente la sua fede cristiana davanti a Varam, figlio e successore del sovrano di Persia, che, adirato, pronunciò contro di lui la sentenza di morte ordinando che fosse tagliato a pezzi e infine decapitato.
Originario di Beth Lapat, nel Beth Huzaye (Huzistan), Giacomo occupava un posto ragguardevole alla corte di Yazdegerd I.
Per non aver guai apostatò dalle fede cristiana che condivideva con sua madre e la sua sposa. Non appena queste lo seppero ,gli inviarono una lettera per farlo rinsavire e questo bastò a farlo ritornare ,e con più fervore, alla fede primitiva. Sorpreso un giorno a leggere le Sacre Scritture, fu denunciato al re.
Sottoposto a un lungo interrogatorio, confessò coraggiosamente la sua fede. Irritato da tale ostinazione, il re lo condannò al terribile supplizio che gli meritò il soprannome di interciso , cioè a quello dell’amputazione successiva delle dita delle mani e dei piedi, quindi dei piedi, delle mani, delle
braccia e delle gambe. Ogni nuovo supplizio fu accompagnato da un’invocazione di Giacomo al Signore attinta da un versetto biblico!
Il martirio si concluse con la decapitazione, Avendo poi il re di Persia scoperto che i cristiani rendevano culto alle reliquie dei martiri, ordinò di bruciare i resti di Giacomo e di disperderli ma alcuni cristiani riuscirono a impadronirsene e li trasportarono a Gerusalemme dove arrivarono dopo 40 giorni di cammino e furono poste nel monastero degli Ibèri (presso la cittadella o “Torre di Davide”), fondato da Pietro l’Iberico, monofisita.
Quando questi,in seguito al Concilio di Calcedonia, fu espulso da Gerusalemme, portò con sé in Egitto le reliquie di Giacomo.
E’ commemorato il 27 novembre.

(Autore: Paola Cristofari - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giacomo l'Interciso, pregate per noi.


*San Giovanni Vincenzo - Vescovo ed Eremita (27 novembre)

m. 12 gennaio 1000
Fece edificare la Sacra di San Michele in Val di Susa. E’ sepolto a Sant’Ambrogio (To).
Emblema: Mitra, Pastorale
Il nome di San Giovanni Vincenzo è legato alla fondazione di quell’imponente complesso monumentale che è oggi la Sacra di San Michele, posta sulla vetta del monte Pirchiriano all’imbocco della valle di Susa, scelta come simbolo della regione Piemonte. Secondo la tradizione, diversamente suffragata dalla presenza di documentazione storica, Giovanni Vincenzo fu un discepolo di San Romualdo e venne destinato ad occupare la prestigiosa cattedra episcopale della città di Ravenna.
La data della sua elezione ad arcivescovo della città, che già fu una delle capitali dello scomparso impero romano di occidente, si colloca tra il 2 ottobre 982, quando ancora è vivente il suo predecessore Onesto, ed il 16 luglio 983, quando in un documento egli è già ricordato come vescovo della città adriatica.
Diversi altri documenti testimoniano, fino all’anno 997, la sua sollecitudine pastorale e l’impegno civile e politico da lui svolto, come la sua carica a quel tempo comportava. La rinuncia all’episcopato da parte di Giovanni Vincenzo avvenne tra l’estate del 997 e la primavera dell’anno successivo quando, il 1 maggio, il suo successore Gerberto, firmò i decreti di un sinodo provinciale da lui presieduto a Ravenna.
Ignote sono le reali motivazioni di una tale scelta, forse influenzata, come ipotizzato da alcuni storici, da quella analoga compiuta dal suo maestro spirituale Romualdo, che rinunziò al governo dell’abbazia di Sant’Apollinare in Classe proprio in quel periodo, oppure dal semplice e sincero desiderio di ritirarsi a vita eremitica. Altrettanto oscuri sono i motivi che spinsero Giovanni Vincenzo a scegliere la valle di Susa come luogo del suo eremitaggio. Forse egli fece parte di quel gruppo di persone, tra le quali figura un certo Giovanni Morosini, che accompagnarono San
Romualdo nel suo viaggio a Cuxa nel 982 e, percorrendo molto probabilmente la valle, sia rimasto favorevolmente attratto dalla sua bellezza.
Luogo del suo primo stanziamento fu il monte Caprasio, sulla sponda orografica sinistra della Dora proprio di fronte al Pirchiriano, presso una selva in cui vi erano dei naturali anfratti ove, insieme ad alcuni compagni, iniziò vita eremitica; sul luogo, che prese poi il nome di Celle, Giovanni Vincenzo costruì una chiesa in onore della Vergine.
Successivamente, al santo sarebbe apparso più volte l’arcangelo Michele, cui egli era molto devoto, che gli chiese di edificare in suo onore una cappella, sulla vetta del monte davanti a quello sul quale Giovanni viveva; la leggenda vorrebbe che lo stesso arcangelo abbia aiutato il santo a trasportare sull’impervia montagna il materiale per la costruzione della chiesetta. Storicamente quella che nel tempo diverrà una delle più importanti fondazioni monastiche del Piemonte ed uno dei maggiori centri di pellegrinaggio micaelico, venne fondata dal conte Ugo di Montboisser, detto lo Scucito intorno all’anno 1000, anche se, come studi recenti vanno dimostrando, molto probabilmente già esistevano sul luogo delle cappelle, forse addirittura risalenti all’epoca tardo antica. Non tutti gli storici sono concordi nell’identificare Giovanni Vincenzo con il vescovo di Ravenna di cui testimoniano i documenti, ritenendo ravennati solo le origini dell’eremita che, successivamente, per nobilitarne la figura venne assimilato al più noto personaggio.
Al di là delle possibili soluzioni della questione che riguarda l’identità ed il ruolo di Giovanni prima della sua presenza in valle di Susa, è indubbio il culto di cui egli ha goduto fin dal tempo della sua morte, avvenuta a Celle , secondo alcuni il 12 gennaio dell’anno 1000, secondo altri il 21 novembre seguente. Una diversa opinione colloca a gennaio la morte del santo e a novembre la prima traslazione o inventio del suo corpo, di fatto è che quest’ultima data è oggi la maggior ricorrenza del santo, specialmente a Sant’Ambrogio di Susa, dove vennero trasportate le sue reliquie. Tale traslazione è da collocarsi intorno alla metà del XII secolo e si svolse secondo il più ricorrente topos agiografico: i buoi, che trainavano il carro su cui erano state poste le sacre spoglie, giunti in prossimità della chiesa del paese non vollero più proseguire e tale fatto venne interpretato come la
volontà del santo di essere deposto in quell’edificio. Presso l’altare in cui fu collocato il corpo del Santo, venne sistemata un epigrafe, ancora in loco alla fine del XVII secolo: una sintesi della sua vita cui attinsero gli agiografi che nei secoli si occuparono di Giovanni Vincenzo.
Al culto tributato al santo eremita presiede ancor oggi una particolare confraternita detta Società Abbadia, costituitasi, secondo la tradizione poco tempo dopo l’arrivo delle reliquie a Sant’Ambrogio, anche se la sua esistenza è testimoniata dai documenti solo a partire dal XVIII secolo.
Sembra che lo scopo iniziale di tale sodalizio fosse quello di impedire il trafugamento delle spoglie, di cui gli abitanti di Celle rivendicavano il possesso; ancor oggi i soci presenziano armati alle cerimonie in onore di San Giovanni Vincenzo, in particolare alla processione con il reliquiario che ne contiene i resti. L’iconografia, diffusa in ambito locale, ritrae il santo sia come eremita, come nel quadro seicentesco esistente nella cappella ipogea della Sacra, sia come vescovo, come nel pregevole trittico di Defendente Ferrari, conservato nella chiesa sovrastante. La sua memoria liturgica è celebrata nella diocesi di Susa il 27 novembre.

(Autore: Damiano Pomi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni Vincenzo, pregate per noi.


*San Gustavo (Gustano - Guistano) Monaco Benedettino - 27 novembre

Gran Bretagna XI secolo - Beauvoir-sur-Mer (Vandea) Francia, 27 novembre 1040
In gioventù, fu catturato da pirati che lo abbandonarono, dopo anni di schiavitù, nell'isola di Ouessant, Francia. Accolto da San Felice, entrò nel monastero di San Gilda dove, nonostante fosse analfabeta, cantava a memoria e con grande fervore il salterio.
Etimologia: Gustavo = scettro del re, sostegno dei Goti, dallo svedese
Martirologio Romano: In località Beauvoir-sur-Mer sul litorale francese nel territorio di Nantes in Bretagna, San Gulstano, monaco, che, sfuggito da giovane alle mani dei pirati e accolto da San Felice, allora eremita, rifulse nel monastero di Rhuys dove, sebbene analfabeta, recitava a memoria il salterio e si prendeva cura dei naviganti.
I marinai della costa del Morbihan (Golfo della Bretagna meridionale) e della Baia del Croisic, lo considerano loro patrono.
Gustavo nativo della Gran Bretagna, per cui il nome originale è Gwlstan, fu rapito dai pirati nell’XI secolo; dopo molti anni di schiavitù venne sbarcato nell’Isola di Ouessant (Finistére), all’estremità della penisola della Bretagna, perché aveva un piede deformato da fratture.
Là egli venne accolto da Felice, asceta che viveva come eremita; in seguito Felice volle diventare benedettino ed entrò nell’abbazia di Fleury-sur-Loire; non è certo che Gustavo lo seguisse in
questa abbazia, ma certamente essi erano insieme nell’antica abbazia di St-Gildas di Rhuys, sulla costa del Morbihan, dove Felice aveva iniziato il restauro del monastero benedettino.
Gustavo era un semplice fratello laico analfabeta, nonostante ciò, aveva imparato a memoria i salmi e le preghiere che cantava giorno e notte, concedendosi appena tre ore di sonno.
Felice lo mandò con un altro monaco a dissodare l’isola di Hoedic, che si scorgeva all’orizzonte guardando da St-Gildas; durante un viaggio iniziato per conto del monastero, Gustavo morì il 27 novembre del 1040 a Beauvoir-sur-Mer in Vandea.
Il successore di Felice alla guida di St-Gildas di Rhuys, l’abate Vitale, racconta che dopo la sua morte, il corpo del monaco Gustavo, fu preso dai monaci di San Filiberto di Noirmoutiers, perché colpiti dal fatto che sulla sua tomba si accumulavano oggetti e ceri, per ringraziamento di grazie ricevute.
Apprendendo ciò, l’abate Vitale si rivolse al vescovo Isemberto di Poitiers, per ottenere la restituzione a Rhuys del corpo del santo monaco; ottenutolo, Vitale gli innalzò una tomba di pietra, ancora esistente, posta in una cappella della chiesa dell’abbazia. La tomba ebbe nel tempo varie ricognizioni per la distribuzione di reliquie, nel 1619, 1655, 1731, 1809 e l’ultima nel 1896 dove si poterono notare le fratture del piede raccontate dal biografo Vitale.
I monaci di Rhuys ne curarono sempre il culto; San Gustavo divenne patrono della chiesa parrocchiale del paese; due villaggi della Vandea portano il suo nome.

(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Gustavo, pregate per noi.


*San Laverio - Martire a Grumento (27 novembre)
Martirologio Romano:
A Grumento in Basilicata, san Laverio, martire.

Laverio (Laberio, Laviero; lat. Laverius), santo, martire di Grumento.
Il più antico documento su Laverio è una passio scritta nel 1162 da Roberto da Romana, diacono di Saponara, personaggio sconosciuto (Chevalier, Répertoire, II, col. 4005). Il racconto comprende tre parti: una breve introduzione, la narrazione prolissa delle pene subite dal martire, le vicende delle sue reliquie.
Per lo studioso Racioppi, la parte riservata alle reliquie è stata composta nel sec. XV o nel XVI. Secondo questa passio leggendaria, fantasiosa e di nessun valore storico, Laverio fu decapitato sotto l'imperatore Costantino (persecutore dei cristiani!) dopo aver sofferto numerosi supplizi, a
Grumentum, presso la confluenza dei due fiumi Agri e Sciagra. Fu sepolto nel luogo stesso del martirio ed ivi gli fu eretta una chiesa, distrutta dai Saraceni (827-82).
Nella traduzione latina della Vita greca di San Luca, abate di Armento (Lucania, si narra che questi, morto nel 993, avrebbe fabbricato a Grumento sulle rovine di una chiesa dedicata a Laverio, un'altra chiesa di proporzioni più modeste. All'infuori della passio che ne attesta il culto non si hanno altre notizie su Laverio.
Laverio è venerato a Grumento Nova (Potenza), distante circa due chilometri dall'antica Grumento, dove è patrono principale; così pure ad Acerenza, dove è tenuto come patrono secondario.
Fino a pochi anni fa la festa era estesa a tutta la diocesi acheruntina, mentre ora se ne fa la commemorazione solamente ad Acerenza, dove esiste una confraternita intitolata all'Addolorata e a San Laverio Il culto si ritrova pure a Venosa e a Tricarico, mentre sono perdute le tracce delle reliquie.
La festa si celebra il 17 novembre, secondo il proprio della Chiesa acheruntina, mentre altrove è celebrata il 27 dello stesso mese.
(Autore: Filippo Caraffa - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Laverio, pregate per noi.


*San Massimo di Riez - Vescovo (27 novembre)

Château-Redon (Basse Alpi), 388 ca. – 27 novembre 455 ca.
Martirologio Romano: Presso Riez nella Provenza, in Francia, san Massimo, padre del cenobio di Lérins dopo sant’Onorato e poi vescovo della Chiesa di Riez.
Il culto per San Massimo vescovo di Riez, è attestato particolarmente nella zona delle Basse Alpi in Francia e la sua celebrazione è al 27 novembre.
Massimo nacque verso il 388 a Château-Redon (Basse Alpi), da nobili e cristiani genitori che lo battezzarono subito dopo la nascita.
Crebbe dotato di una padronanza di sé e del senso di autodisciplina, a 18 anni fece in segreto voto di castità e povertà e prese a condurre una vita molto pia ed austera e dedita allo studio.
L’autore di un’affidabile ‘Panegirico’ Fausto, poi suo successore a Riez, lo presenta come uomo affabile, liberale, coraggioso e molto giudizioso.
Nel 400-402 Massimo lasciò la sua famiglia e si diresse verso Lérins, dove fu accolto dall’abate Sant'Onorato, il quale dopo essere stato eletto nel 427 vescovo di Arles, lo nominò abate di Lérins, carica che mantenne per sette anni.
Sotto il suo governo il monastero conobbe un periodo di incomparabile santità e scienza, scrisse regole e istruzioni per i monaci, incoraggiò gli studi; ebbe molti discepoli che lo seguirono sulla via
della santità, come Lupo, Vincenzo, Ilario, Eudone, Verano, Nazario.
Già nel 430 dopo la morte di San Leonzio vescovo di Fréjus, venne eletto a succedergli, ma egli rifiutò ritenendosi indegno, però nel 434 dovette cedere perché Sant'Ilario lo nominò vescovo di Riez.
Pur essendo diventato vescovo, volle conservare l’abito e i costumi del monastero di Lérins, favorendo nella diocesi l’affluire di monaci e il sorgere di monasteri e facendo fiorire gli studi a Moustiers.
Fece costruire la chiesa di San Pietro a Riez e quella di Sant'Albano, prese parte ai Concili francesi di Riez (439), Orange (441), Vaison (442), Arles (451) che si occuparono della disciplina ecclesiastica.
Secondo i suoi biografi, in particolare il patrizio ‘Dynamius’ del VI secolo, Massimo aveva poteri taumaturgici, come quello di risuscitare i morti e scacciare i demoni.
Ritornato in famiglia per un’ultima visita a Château-Redon, Massimo morì il 27 novembre del 455 ca.; il suo corpo fu trasportato a Riez, dove fu sepolto prima nella chiesa di San Pietro e poi in quella di Sant'Albano di cui divenne il titolare.
Nel secolo XI le sue reliquie vennero divise e traslate una parte a Nantua nell’abbazia della Grazia, diocesi di Carcassonne e parte in altri luoghi.
San Massimo è invocato per la protezione dei bambini e dei moribondi; nella regione delle Basse Alpi un gran numero di chiese lo hanno scelto come patrono.

(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Massimo di Riez, pregate per noi.


*San Siffredo di Carpentras - Vescovo (27 novembre)

Martirologio Romano:
A Carpentras sempre in Provenza, San Siffredo, vescovo.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Siffredo di Carpentras, pregate per noi.


*San Teodosio di Turnovo - Anacoreta (27 novembre)

m. 27 novembre 1363
Etimologia: Teodosio (come Teodoro) = regalo, dono di Dio, dal greco
Si conosce di lui un’ampia ‘Vita’ composta dal patriarca di Costantinopoli Callisto I (1350-1363) il quale era stato suo condiscepolo nella Comunità degli esicasti bizantini e bulgari, ed era rimasto suo amico fino alla sua morte.
Altre notizie complementari si hanno nella ‘Vita’ di San Gregorio Sinaita, fondatore dell’esicaismo bizantino (1275-1346), scritta dallo stesso patriarca Callisto I per il loro comune maestro e guida; Teodosio è probabile che fosse di origine bulgara e nato nella regione di Turnovo, capitale del regno bulgaro di allora, altro non si sa della sua nascita perché l’estensore della ‘Vita’ seguendo la dottrina esicastica, che attribuiva ai suoi eroi come patria la “Gerusalemme celeste” e come parenti la “milizia celeste”, non dice altro.
Ancora giovane abbandonò la casa paterna e giunto nella regione di Vidin (Bulgaria nord-occidentale) entrò nel monastero di San Nicola presso l’odierna Arcar ad est di Vidin. Accolto dall’egumeno Iob, trascorse il suo noviziato con obbedienza e umiltà istruendosi con tenacia e intelligenza, specie nei salmi di Davide.
Dopo la morte dell’egumeno, volendo avere maestri sempre migliori nella vita monastica, lasciò il monastero e giunto nella regione di Turnovo, entrò nel celebre monastero della Madonna, posto
sulla detta Montagna Sacra. Ma insoddisfatto, dopo un certo periodo riprese la sua ricerca anche presso altri monasteri della Bulgaria e durante il periodo trascorso in quello di Silven detto Epiketniev, apprese della venuta del fondatore del movimento esicasta s. Gregorio Sinaita, il quale era fuggito dal Monte Athos a causa delle invasioni turche e si era stabilito nella Paroria costruendovi un monastero.
Teodosio recatosi da lui, fu accolto nella comunità e divenne uno dei più fedeli seguaci della dottrina e regole dell’esicaismo. Caratteristiche principali di questo pensiero di ascesi del monachesimo orientale, erano l’invocazione continua del nome di Gesù, poi divenendo sempre più contemplativo i suoi seguaci dovevano pregare nella totale immobilità fisica e intellettiva guardando fissamente verso l’ombelico, cercando così l’unione diretta con Dio.
Questa dottrina, difesa da Gregorio Palamas, fu violentemente combattuta dal monaco calabrese Barlaam, la disputa ebbe implicazioni politiche, dividendo l’impero d’Oriente per dieci anni, dal 1341 al 1351 e contribuendo ad indebolirlo di fronte alle invasioni turche.
Anche la comunità di anacoreti dove stava Teodosio riceveva attacchi dalle scorrerie turche e lo stesso Teodosio fu inviato più volte presso il re bulgaro Giovanni Alessandro per chiedere aiuto e protezione.
Gli anni che seguirono la morte del fondatore Gregorio, videro il rifiuto di Teodosio di diventare abate e poi il riprendere di nuovo i suoi spostamenti da una zona all’altra, da solo o in compagnia di un discepolo Romano-Romilo; andò sul Monte Athos, a Salonicco, Sliven, Costantinopoli, di nuovo nella Paroria, sul litorale del Mar Nero ed infine nella regione di Turnovo dove si fermò a costruire un monastero protetto dal re bulgaro, raccogliendo in breve una cinquantina di monaci fra i quali un altro discepolo ricordato come ottimo conoscitore del greco e del bulgaro: Dionigi, purtroppo poi deceduto prima dei 40 anni.
Questo monastero di Kefalarevo divenne un centro di scuola letteraria bulgara, Teodosio fu presente attivamente nella lotta ideologica contro svariate forme di eresia che flagellavano la Chiesa di allora nell’Oriente. Recatosi a Costantinopoli presso il patriarca Callisto I, condiscepolo esicasta, stette ospite del monastero di San Mamante, qui ammalatosi gravemente, assistito dal patriarca e dai discepoli che l’avevano accompagnato, morì il 27 novembre del 1363. Teodosio fu il vero propagatore dell’esicaismo in Bulgaria.

(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Teodosio di Turnovo, pregate per noi.


*Beati Tommaso Koteda Kiuni e Compagni - Martiri (27 novembre)

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, bBeati Tommaso Koteda Kiuni e dieci compagni, martiri, che furono decapitati in odio alla fede per ordine del governatore Gonzuku.

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Tommaso Koteda Kiuni e Compagni, pregate per noi.


*Beato Valentino Gil Arribas - Coadiutore Salesiano, Martire (27 novembre)

Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Salesiani di Madrid e Siviglia" - Senza data (Celebrazioni singole)
"Beati 498 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2007 - 6 novembre
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Rábano, Spagna, 14 febbraio 1897 - Madrid, Spagna, 27 novembre 1936
Nacque a Rábano, vicino a Valladolid in Spagna, il 14 febbraio 1897 e fu battezzato quattro giorni dopo. Valentino volendo farsi salesiano fu ammesso, dopo regolare aspirantato, al noviziato di
Carabanchel Alto vicino a Madrid, dove emise i voti il 26 luglio 1916 in qualità di coadiutore.
Fu addetto ai lavori di cucina e viene ricordato per avere dimostrato grande pietà, spirito di sacrificio e per la sua non comune generosità. Nei primi giorni della rivoluzione venne più volte incarcerato e poi rimesso in libertà.
Fu definitivamente imprigionato il 17 settembre 1936 in quanto religioso. Alla fine venne fucilato il 27 novembre dello stesso anno. È stato beatificato il 28 ottobre 2007.
Nacque a Rábano (Valladolid) il 14 febbraio 1897 e fu battezzato quattro giorni dopo. Volendo farsi salesiano, fu ammesso dopo regolare aspirantato al Noviziato di Carabanchel Alto (Madrid), dove emise i voti il 26 luglio 1916 in qualità di coadiutore. Fu addetto ai lavori di cucina. Dimostrò grande pietà, spirito di sacrificio e generosità. Nei primi giorni della rivoluzione venne più volte incarcerato e rimesso in libertà. Fu definitivamente imprigionato il 17 settembre come religioso. Venne fucilato il 27 novembre 1936.
Beatificato il 28 ottobre 2007.

(Fonte: www.sdb.org)
Giaculatoria - Beato Valentino Gil Arribas, pregate per noi.


*San Valeriano di Aquileia - Vescovo (27 novembre)

Martirologio Romano: Ad Aquileia in Friuli, san Valeriano, vescovo, che difese la retta fede contro l’arianesimo nelle terre dell’antico Illirico e radunò insieme chierici e laici invitandoli a praticare una vita in comune.
Valeriano, vescovo di Aquileia fra il 370 circa e il 387/388, rappresentò l’inizio della più bella stagione della Chiesa di Aquileia; presso il centro episcopale fiorì un notevole seminario di studi teologici e di formazione ascetica. La sua presenza pastorale costituì il segno delle ripresa della fede nicena contro l’arianesimo che per un ventennio aveva dominato in Occidente, specialmente a Milano. La sua professione di fede fu apertamente pronunciata in occasione del Concilio delle Chiese occidentali, da lui presieduto, che si tenne ad Aquileia il 3 settembre 381, con la partecipazione di Santi vescovi dell’Italia, della Gallia, dell’Africa, fra cui Sant'Ambrogio di Milano.
(Autore: P. Renzo Bon - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Valeriano di Aquileia, pregate per noi.


*San Virgilio (Vigilio?) di Salisburgo - Vescovo (27 novembre)

Irlanda, inizio VIII secolo - Salisburgo, 27 novembre 784
Fu monaco ed in seguito divenne abate del monastero Achadh-bo-Cainningh, poi si recò in Gallia a Kiersy. Fu quindi mandato da Pipino il Breve a reggere la diocesi di Baviera, ma non fu consacrato vescovo per ragioni politiche in seguito alla morte di San Bonifacio. A lui si deve la prima organizzazione della diocesi di Salisburgo e l’evangelizzazione delle regioni slave della Carinzia, della Stiria e della Pannonia.
Etimologia: Virgilio = verdeggiante, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Salisburgo in Baviera, nell’odierna Austria, San Virgilio, vescovo, uomo di grande cultura, che, di origine irlandese, con il favore del re Pipino, fu posto alla guida della Chiesa di Salisburgo, dove costruì la cattedrale in onore di san Ruperto e si prodigò per diffondere la fede tra gli abitanti della Carinzia.
Onorato da vivo e da morto, ma poi dimenticato, questo santo è stato riscoperto nella sua diocesi quasi cinque secoli dopo, e canonizzato. Poi, per altri cinque secoli, rieccolo ancora “precario”, prima di essere infine registrato nel Martirologio romano. Virgilio (Vergilius) è la trasposizione latina di Fergal, il suo nome d’origine nella lingua celtica dell’Irlanda, l’isola,che non è stata mai soggetta all’Impero romano e che è diventata cristiana con la predicazione di san Patrizio (morto nel 461). Qui ha preso vita una Chiesa non strutturata su diocesi e parrocchie, bensì sui monasteri e i loro abati, guide spirituali dei monaci e delle popolazioni. Anche Virgilio percorre questo cammino,
monaco e poi abate, legato alle regole che nel monachesimo irlandese sono molto dure; come del resto è dura la vita della gente.
Numerosi monaci d’Irlanda hanno poi continuato l’opera di Patrizio in direzione opposta: dall’Irlanda raggiungevano la Scozia e l’Inghilterra, o sbarcavano in Europa, nelle regioni non ancora stabilmente cristianizzate: in Francia, in Germania e in Italia, dove il monaco Colombano, morto nel 615, fonda il monastero di Bobbio (Piacenza). La tradizione “continentale” dei monaci d’Irlanda continua con l’abate Virgilio. Durante uno dei suoi viaggi-pellegrinaggi in Francia, si ferma a studiare nel monastero di Quierzy-sur-Oise, presso Laon. E in quest’occasione viene presentato al nuovo padrone della Francia: Pipino, detto “il Breve” perché è piccoletto, il quale ha messo fine al potere dei sovrani merovingi.
Pipino ha esteso la sua sovranità anche alla Baviera e a parte dell’Austria, e vuole fare di Virgilio il vescovo di Salisburgo. Lui accetta subito. Anzi, comincia a fare il vescovo ancora prima di essere consacrato. Ma lì sul posto viene subito combattuto come abusivo da chi non gradisce il suo
dinamismo e il suo rigore. (Sembra che debba poi correre a Roma per la consacrazione). Lavora a Salisburgo e nelle campagne come in Irlanda, su due priorità: istruzione religiosa e soccorso ai poveri.
E usa le sue solite forze di prima linea: i monaci. Specialmente quelli di Innichen (San Candido, AltoAdige) e del Kremsmünster, in diocesi di Linz. L’efficacia del suo lavoro è documentata dal fatto più convincente: lui, il forestiero accolto con diffidenza, ora è richiesto da tante parti; città e paesi vogliono i suoi missionari. A Salisburgo fa costruire la cattedrale, centro solenne e stabile di una comunità che va facendosi adulta. E quando muore, viene sepolto lì, con grandi onoranze. Onorato e poi dimenticato.
Quattrocento anni circa dopo la morte, un incendio distrugge la cattedrale: e, negli scavi per la ricostruzione, ecco emergere la sua bara. È come se Virgilio fosse appena morto: si diffondono voci di miracoli, si raduna gente in preghiera. La figura del vescovo d’Irlanda riemerge dal silenzio: se ne richiede la canonizzazione. Nel 1230 il processo canonico incomincia, si raccolgono le testimonianze da mandare a Roma. Nel 1233, Gregorio IX proclama santo il vescovo Virgilio. Nel 1740 il suo nome sarà accolto nel Martirologio romano.
(Autore: Domenico Agasso - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Virgilio di Salisburgo, pregate per noi.


*Altri Santi del 27 Novembre  
*
San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.


 
Torna ai contenuti | Torna al menu