Santi del 28 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 28 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Santi Alfio, Zosimo e Compagni - Martiri (28 settembre)

Martirologio Romano: A Chiliadu in Pisidia, nell’odierna Turchia, Santi fratelli Alfeo, Alessandro e Zosimo, martiri.
Santi Alfio, Zosimo, Alessandro e Marco, martiri di Caliti.
Sotto l'appellativo di martiri di Caliti sono compresi questi quattro martiri e un numeroso gruppo di altri, mentre in realtà morirono per la fede in luoghi e tempi diversi. Li riunisce, però, in una stessa schiera il martirio, di Marco, che fu l'occasione del coronamento degli altri.
Secondo le scarse e poco sicure notizie di menei e sinassari greci, Marco era un vecchio pastore cristiano, che in piena solitudine al tempo di Diocleziano (284-305) pascolava il suo gregge per le montagne della Pisidia. Sorpreso da alcuni cacciatori e accusato di essere cristiano, fu fatto arrestare da Magno, prefetto di Antiochia di Pisidia.
Imprigionato, convertì i trenta soldati che sorvegliavano le carceri e che poi furono decapitati tutti quanti a Nicea. Sottoposto a tortura, Marco resisteva a ogni tormento, finché, esauriti i mezzi a loro disposizione, i carnefici decisero di approntare dei nuovi strumenti e ne affidarono la costruzione a tre fratelli, Alfio, Zosimo e Alessandro, fabbri nel villaggio di Cauti. Tuttavia i tre non riuscirono a portare a termine il lavoro: le braccia s'infiacchivano ed era impossibile lavorare il ferro che, scaldato, si liquefaceva istantaneamente.
Colpiti dal prodigio, Alfio, Zosimo e Alessandro si convertirono al cristianesimo e furono subito arrestati. Il 21 settembre Marco subì il martirio a Claudiopoli e i tre fratelli il 28 settembre a Caliti. Nicone, Neone, Eliodoro e molti fanciulli, vecchi e vergini, che si erano convertiti per i prodigi accaduti dopo la morte di Marco, furono uccisi a Filomelio in Pisidia, il 13 luglio di un anno successivo.
Sia il Martirologio Romano che i sinassari greci ricordano i martiri di Caliti al 28 settembre.
A Costantinopoli erano venerati nel loro martyrion presso la chiesa di San Cipriano, nel quartiere di Salomone. In loro onore abbiamo un'orazione di Eustazio di Salonicco (m. 1198). La loro festa cade il 28 settembre.
(Autore: Giorgio Eldarov - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Alodio di Auxerre - Vescovo (28 settembre)

+ Auxerre, Francia, 28 settembre 482
Etimologia: Alodio = colui che possiede terre, dall'antico iberico
Nella cronotassi dei vescovi della chiesa di Auxerre Alodio occupa l'ottavo posto e viene immediatamente dopo San Germano, morto nel 448.
Ma poiché il suo episcopato fu preceduto da una vacanza di quattro anni a causa delle invasioni barbariche, ne consegue che la sua elezione si verificò, secondo ogni probabilità, nel 452, forse nel mese di agosto.
Del suo passato ignoriamo tutto ed è ormai esclusa una sua identificazione con Alogio, abate del monastero dei SS. Cosma e Damiano di Auxerre.
Morì il 28 settembre 482, dopo trent'anni di episcopato, sebbene questa data non sia accettata da tutti, e fu sepolto nella chiesa di San Maurizio, che il popolo chiamava già San Germano.
Nell'865 il corpo di Alodio fu trasferito, insieme con quelli di altri Santi, nella cripta della stessa chiesa, accanto alla tomba del suo predecessore; nel 1636 ebbe luogo una ricognizione, un'altra fu eseguita nel 1857.
Del culto che gli fu tributato in antico poco possiamo dire. Abbiamo le prove che se ne celebrava la memoria al principio del sec. XVI il 28 settembre.
(Autore: Pietro Burchi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Amalia Abad Casasempere - Madre di famiglia, Martire (28 settembre)

Alcoy, Spagna, 11 dicembre 1897 – Benillup, Spagna, 28 settembre 1936
Martirologio Romano: Nella cittadina di Benillup nel territorio di Alicante sempre in Spagna, Beata Amalia Abad Casasempere, martire, che, madre di famiglia, durante la persecuzione contro la fede raggiunse la corona del martirio per la sua testimonianza resa a Cristo.
Amalia Abad Casasempere, fedele laica, nacque l’11 dicembre 1897 ad Alcoy, nei pressi di Alicante in Spagna.
Fu battezzata il medesimo giorno, cresimata il 6 ottobre 1906 e ricevette la prima comunione il 22 maggio 1907 nella chiesa parrocchiale del paese.
Il 6 settembre 1924 convolò a nozze con il capitano dell’esercito Luis Maestre Vidal, dal quale ebbe tre figlie, di cui una andò poi missionaria in Africa.
Il focolare domestico era impregnato di una profonda religiosità.
Amalia collaborò con numerose Associazioni apostoliche, specialmente con l’Azione Cattolica.
Rimase
vedova nel 1927, dopo soli tre anni di matrimonio.
Allo scoppio della guerra civile e della persecuzione religiosa accolse in casa sua due religiose e si dedicò anche alla visita dei cattolici incarcerati, incoraggiandoli nel mantenere viva la loro fede ed aiutandoli anche materialmente.
Imprigionata infine anch’essa, fu sottoposta a diverse vessazioni ed ebbe a soffrire parecchio la fame.
Fu infine martirizzata presso Benillup il 28 settembre 1936.
Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001 elevò agli onori degli altari ben 233 vittime della medesima persecuzione, tra le quali la Beata Amalia Abad Casasempere, che viene commemorata dal Martyrologium Romanum nell’anniversario del suo martirio.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Annemondo - Vescovo e Martire (28 settembre)

Martirologio Romano: A Lione in Francia, Sant’Annemondo, vescovo e martire.
Figlio del prefetto Sigone, fu allevato alla corte del re Dagoberto.
Ebbe una grande influenza politica e svolse un'intensa attività di bene come arcivescovo (652).
San Wilfrido ricevette da lui la tonsura e per tre anni fu alla sua scuola.
Dopo la morte di Clodoveo II, fu assassinato per ordine del maestro di palazzo Ebroin (verso il 659) a Châlon-sur-Saône, ma senza che la regina Batilde ne fosse a conoscenza (Zimmermann, I, p. 138).
La sua festa è celebrata il 28 settembre.
(Autore: Charles Lefebvre – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Antonio - Sacerdote Mercedario (28 settembre)

Sapientemente, il Beato Antonio presbitero governò il convento mercedario di Santa Maria in Almansa (Spagna), e fu famoso per l'austerità della vita e grandi virtù.
Rifulse fino alla morte per la carità verso i poveri, per la pazienza e l'amore verso la croce di Cristo ed in Cristo con una preziosa morte gioisce ora per l'eternità.
L'Ordine lo festeggia il 28 settembre.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

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*Beato Bernardino da Feltre - Religioso (28 settembre)
Feltre, 1439 - Pavia, 28 settembre 1494
Al secolo Martino Tomitano, studente a Padova, entrò nell’ordine francescano nel 1456. Divenne sacerdote nel 1463.
Cominciò il ministero della predicazione nel 1469 a Mantova e dal 1471 divenne noto e ricercato.

Anche con il rischio di perdere la vita e attirandosi l’inimicizia dei governanti, combatté la licenziosità e l’usura, adoperandosi negli ultimi dieci anni per l’istituzione di Monti di Pietà.
Etimologia: Bernardino = ardito come orso, dal tedesco
Martirologio Romano: A Pavia, Beato Bernardino da Feltre (Martino) Tomitano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che riportò ovunque buona messe dalla sua predicazione, istituì contro l’usura i cosiddetti Monti di Pietà e, uomo di pace, fu chiamato dal Papa Sisto IV a ricomporre le discordie civili.
Detto comunemente Bernardino da Feltre dalla città dove vide la luce nel 1439, primogenito del nobile e facoltoso Donato Tomitano e di Corona Rambaldoni, cugina del celebre educatore Vittorino,
il Beato fu battezzato col nome di Martino. Assunse quello di Bernardino in onore dell'apostolo senese, di cui rinnovò la prodigiosa attività di predicatore, entrando il 14 maggio 1456, a Padova, tra i Frati Minori Osservanti della provincia veneta.
Fanciullo d'ingegno precoce, avido di letture, fece rapidi progressi negli studi umanistici, tanto che a undici anni leggeva e parlava il latino con facilità. Gli furono maestri il Guarino Veronese, Damiano da Pola e Giacomo da Milano. Studente di diritto a Padova, era ammirato da tutti per la serietà della condotta e l'intelligenza.
Già aveva interpretato come segni ammonitori del cielo la morte repentina e immatura di tre suoi professori universitari, Zaccaria Pozzo, il Romanello e Giacomo de'Zocchi, dai quali il giovane Martino era singolarmente amato, quando predicò nella città il francescano Giacomo della Marca, discepolo di Bernardino da Siena.
La sua parola finì per convincerlo e Bernardino prese l'abito dei Minori, compiendo un rigoroso noviziato nel piccolo convento di Sant'Orsola, fuori le mura della città.
Invano il padre andò a trovarlo per distoglierlo dal proposito: Bernardino, infatti, lo persuase che quella era la sua vocazione. Finito il corso di teologia a Venezia, fu ordinato sacerdote nel 1463.
Dopo aver insegnato grammatica per alcuni anni, il capitolo provinciale veneto lo nominò predicatore. Da quell'anno (1469) fino alla morte non cessò di predicare e percorse l'Italia centro-settentrionale (come limiti geografici si possono segnare approssimativamente Trento-Milano e L'Aquila-Roma) molte volte, a piedi scalzi, trovandosi spesso in frangenti difficili per le awerse condizioni atmosferiche, la fame, i pericoli di guerre, le espulsioni da parte di principi, l'odio degli usurai e degli ebrei, e perfino per l'indiscreto zelo di devoti, che minacciavano di calpestarlo quando non era protetto da armigeri.
Bernardino tenne ventitré Quaresime, cioè una ogni anno, a partire dal 1470, eccetto il 1472 (era infermo). Stupiva i contemporanei che un uomo così fragile come Bernardino potesse avere tanta resistenza agli strapazzi: egli era di statura esigua, amava firmarsi nelle lettere piccolino, di salute delicata, spesso ammmalato e minato dalla tisi che lo condusse a morte.
Le sue prediche attiravano uditori senza numero e se lo contendevano le città più illustri, ricorrendo anche al Papa per averlo. Qualcosa di certo sul modo e sui temi della sua predicazione si può ricavare dal quaresimale di Padova del 1493 e dall'Avvento di Brescia dello stesso anno, conservatici dal francescano Pernardino Bulgarino, che fu suo compagno.
Bernardino è parlatore vivo: come Bernardino da Siena, dialoga col popolo, racconta spigliatamente, lancia argute sferzate che vanno al segno. Lotta contro gli sfacciati costumi delle donne, le ingiustizie legali, le usure; esorta ai Sacramenti, alla devozione alla Madonna (della quale difende apertamente l'immacolato concepimento), all'amore per il prossimo, specialmente verso i poveri indifesi.
Promotore dei Monti di Pietà (ne aprì a Mantova nel 1484, a Padova nel 1491, a Crema e Pavia nel 1493, a Montagnana e Monselice nel 1494), nonostante la forte opposizione della maggior parte dei suoi confratelli, sostenne, da esperta giurista, che era lecito esigere il pagamento di un modesto interesse sul mutuo, necessario al funzionamento della organizzazione bancaria.
Contro l'usura fu inflessibile.
Una grave lotta sostenne a Trento nel 1476 quando accusò gli ebrei di strozzinaggio e al fondo della sua drammatica cacciata da Firenze, in una notte della Quaresima del 1488, ci fu il risentimento
della Signoria contro quel frate, debole di corpo ma coraggioso d'animo, che aveva denunziato le angherie fatte alla povera gente da prestatori senza coscienza.
In nessun caso Bernardino fuggì le responsabilità del suo ministero: fu cacciato da Milano dal duca Ludovico il Moro (1491) perché aveva confutato in pubblico dibattito un astrologo, favorito del principe. A Padova, durante la peste del 1478, continuò a predicare, sebbene ne fosse più volte sconsigliato, perché nell'assembramento della gente poteva più facilmente propagarsi il contagio; egli invece mirava a rincuorare tutti, a spronare i sani affinché si dedicassero alla cura degli ammalati, dando egli stesso l'esempio negli ospedali, nelle case private, fino ad essere contagiato dal male.
Vicario provinciale dei Minori osservanti veneti al tempo delI'interdetto lanciato dal Papa Sisto IV contro la repubblica (1483), pur dolendosi dell'infelice sorte spirituale della patria, obbedì al Sommo Pontefice e comandò a tutti i frati dipendenti di lasciare i conventi, provvedendo però a farne rimanere qualcuno per l'indispensabile servizio religioso.
Per questo ebbe l'esilio perpetuo dal doge, come ribelle, con un decreto, revocato peraltro nel 1487. Bernardino incontrò sereno la morte a Pavia il 28 settembre1494, avendo interrotto pochi giorni prima del trapasso la predicazione, a causa dell'aggravarsi del male.
Venerato subito dal popolo, il suo culto fu confermato nel 1654 per l'Ordine francescano e le diocesi di Feltre e Pavia. I Minori ne celebrano la festa il 28 settembre.
(Autore: Giacomo V. Sabbatelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bernardino da Feltre, pregate per noi.  


*San Caritone - Abate in Palestina (28 settembre)

Martirologio Romano: Nel monastero di Souka vicino a Betlemme in Palestina, San Caritone, abate, che, assiduo nella preghiera e nei digiuni, fondò nel deserto numerosi monasteri.
Nacque a Iconio di Licaonia (Asia Minore) nel III secolo.
Si recò in Palestina e si stabilì nella valle del Cedron vicino a Gerico conducendo vita eremitica.
Ben presto si trovò circondato da discepoli.
Sorse così la laura di Pharan,complesso eremitico al centro del quale Caritone costruì una chiesa, nella quale i religiosi, che conducevano vita solitaria, si radunavano il sabato e la domenica.
In seguito, per sfuggire all'ammirazione del popolo richiamato dalla sua santità e dai suoi miracoli, si ritirò nel deserto di Gerico, dove fondò la laura di Douka.
Sempre per sottrarsi all'"assedio" degli ammiratori e devoti, Caritone cambiò ancora sede, stabilendosi a sud-est di Betelemme, dove si formò la lura detta Souka o Vecchia Laura.
Trascorreva il tempo nel lavoro manuale, nella preghiera e nella pratica dell'ospitalità; digiunava fino a sera e il suo unico pasto consisteva in pane inzuppato d'acqua e in un po' di sale.
Morì vecchissimo verso il 350. Festa il 28 settembre.
(Fonte: Terra Santa)
Giaculatoria - San Caritone, pregate per noi.   


*Beato Cristiano Franco - Agostiniano (28 settembre)

+ 1432
Cristiano Franco, nato a Villafranca Piemonte, si fece agostiniano a Carmagnola nel 1362.
Più tardi, nel 1421, si recò al convento di Carbonara di Napoli.
Tre anni dopo fu eletto superiore generale dei monasteri di quella congregazione e mostrò tutto il suo zelo per la regolarità della vita religiosa.
Umile, zelante, pio, prudente, era chiamato “barbetta”. Fu molto stimato dal re Ladislao che molte volte ricorreva al suo consiglio.
Morì verso il 1432, dopo grave malattia. Veniva festeggiato il 28 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Cunialdo e Gisilario - Sacerdoti (28 settembre)

Martirologio Romano: A Salisburgo in Baviera, nell’odierna Austria, Santi Cunialdo e Gisilario, sacerdoti, che aiutarono il vescovo San Ruperto.
Appartengono al numero di coloro che aiutarono San Ruperto, morto verso il 718, nell'evangelizzazione della Baviera.
Sono considerati di origine francese o germanica.
Non possediamo notizie particolari sulla loro vita.
Le reliquie dei due santi, verso il 773-74, furono trasferite nella chiesa che Virgilio, vescovo di Salisburgo, aveva dedicato al suo antecessore san Ruperto.
Altre traslazioni avvennero in seguito e testimoniano della vitalità del loro culto.
Sono ricordati il 4 settembre.
(Autore: Alfonso Codaghengo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Cunialdo e Gisilario, pregate per noi.   


*Santa Doda - Venerata ad Auch (28 settembre)

V sec.
Santa Doda è una vergine venerata ad Auch.
Il suo nome è conservato in una parrocchia vicina a Miélan, nell’antico priorato benedettino fondato da Guglielmo, conte di Astarac e attestato intorno all’anno 1034.
Si ritiene che Doda sia la sorella di Santa Quiteria, vergine e martire vissuta nel V secolo, la cui vita è totalmente leggendaria.
Di Santa Doda non conosciamo nulla.
Da alcuni agiografi anche  Doda come Quiteria, viene definita vergine e martire.
Nella diocesi di Auch viene festeggiata nel giorno 28 settembre.

(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Santa Doda, pregate per noi.   


*San Essuperio di Tolosa - Vescovo (28 settembre)

Martirologio Romano: A Tolosa in Aquitania, ora in Francia, Sant’Esuperio, vescovo, che dedicò una basilica in onore di San Saturnino e, al momento dell’invasione dei barbari, si mostrò strenuo difensore della sua città; San Girolamo racconta quanto fosse parco verso se stesso e generoso, invece, con gli altri.
Nulla si sa di lui prima del suo episcopato e ciò che si dice, come osserva il Tillemont, è falso e incerto. Portò a termine la basilica di san Saturnino, che Silvio, suo immediato predecessore, aveva intrapreso a costruire, trasportandovi le reliquie del Santo.
Nel 405 ricevé una lettera di Innocenzo I, che egli aveva interpellato su alcune questioni. E' menzionato, insieme con altri vescovi contemporanei, in una lettera di Paolino di Nola, citata da Gregorio di Tours, che lo pone fra i migliori presuli della Gallia della sua epoca.
San Girolamo fu in relazione con Essuperio e gli dedicò il commento su Zaccaria nel 406; inoltre, gli attribuisce la salvezza di Tolosa dai barbari nel 407 e nel 408. Raggiunse, secondo il Duchesne, l'anno 411.
E' iscritto nel Martirologio Romano al 28 settembre.

(Autore: Gilbert Bataille - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

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*Santa Eustochio - Vergine (28 settembre)

m. 419
Appartenente all'aristocrazia romana.
Con sua madre, divenne figlia spirituale di San Girolamo.
Quando costui partì per la Terra Santa, esse lo seguirono.
A Gerusalemme si dedicò al lavoro di scrivano per San Girolamo, aiutandolo nella traduzione della Vulgata.
Martirologio Romano: A Betlemme di Giuda, commemorazione di Santa Eustochio, vergine, che, insieme a sua madre Santa Paola, partì da Roma per raggiungere il presepe del Signore e non privarsi del consiglio del suo maestro San Girolamo e in questa terra passò al Signore rifulgendo di meriti insigni.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Eustochio, pregate per noi.  


*San Fausto di Riez - Vescovo (28 settembre)

Etimologia: Faustino = (come Fausto) propizio, favorevole, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Riez in Provenza in Francia, San Fausto, vescovo, che, già abate di Lérins, fu esiliato dal re Eurico per aver scritto contro l’arianesimo in merito all’incarnazione del Verbo di Dio e alla consustanzialità dello Spirito Santo con il Padre e alla sua coeternità con il Figlio.
Fausto nacque nella Bretagna, probabilmente insulare, un po' prima del 410 e presto divenne monaco a Lérins,
Quando Massimo, secondo abate, divenne vescovo di Riez (434), Fausto gli succedette. Egli ebbe a difendere l'autonomia del governo interno dell'abbazia (verso il 452) contro Teodoro, vescovo di
Fréjus.
Alla morte di Massimo (verso il 460), gli succedette anche come vescovo di Riez. Mortificatissimo, conservò l'austerità della vita monastica anche in età avanzata: "rigorem veteris disciplinae non relaxaveris", scrisse il suo amico Sidonio Apallinare. Egli non risparmiava le proprie forze nel lavoro di edificazione del suo gregge e nel sollievo dei poveri.
Assistette a un concilio romano (fine del 462), esercitò la sua influenza su tutto il sud-est della Gallia sforzandosi di addolcire la dominazione dei Visigoti, dal cui re, Eurico, fu mandato in esilio per aver combattuto l'arianesimo. Ritornato verso il 484-85, sarebbe morto intorno al 495 venerato per la sua virtù, in particolare la sua forza di carattere, e per la scienza, specialmente della Sacra Scrittura.
Non è iscritto nel Martirologio Romano, ma è oggetto di un culto locale antichissimo e una chiesa gli è dedicata a Riez.
Fausto è stato coinvolto nelle questioni teologiche fra agostiniani e semipelagiani: qualche punto di vista. di questi ultimi rasenta presso di lui la dottrina esatta. L'insufficienza del suo insegnamento è indice di uno spirito che partecipa allo sviluppo di una teologia e non dell'accecamento di un eretico ostinato.
Pertanto questa insufficienza non ha ostacolato la santità della sua vita e l'irraggiamento della sua  azione pastorale, che i contemporanei ricordano e celebrano; d'altra parte fu solo nel 529 che il progresso dottrinale fece condannare il semipelagianesimo.
La spiritualità diffusa nei suoi scritti, è fortemente marcata dall'ascesi monastica, ed insiste sul ruolo della volontà, sullo sforzo. Con la tradizione patristica, Fausto ricorda che l'uomo è stato creato ad imaginem et similitudinem Dei: si deve vigilare per non deturpare questa immagine, ma abbellirla con la virtù.
La sua teologia del Battesimo, dell'Eucaristia e della parola di Dio sbocca in un insegnamento spirituale eccellente. Direttore di anime sperimentato, egli vuole formare coscienze illuminate, che discernano il peccato al pari delle deviazioni dalla virtù ed apprezzino la purificazione attraverso le sofferenze.
(Autore: Paul Viard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Fausto di Riez, pregate per noi.  


*Beato Francesco (Piani) da Caldarola (28 settembre)

Caldarola, Macerata, 1424 - Colfano, 1507
Il Beato Bernardino da Feltre, propagatore e fondatore dei Monti di Pietà, ebbe come collaboratore il Beato Francesco da Caldarola (MC). Provenendo dalle Marche, una regione ad economia prevalentemente agricola, Francesco Piani, questo il nome del Beato, conosceva bene le miserie dei lavoratori delle campagne costretti ad indebitarsi e a diventare schiavi degli usurai e a costoro dedicò la sua vita.
Francesco fu anche un predicatore ferventissimo, che sapeva sedare le frequenti liti nei paesi della sua terra, divisi da lotte violente, tra fazioni ambiziose e famiglie potenti.
Il segreto del successo del predicatore di pace, era semplice: parlare al popolo di giorno e passare la notte in preghiera. Al Beato Francesco si deve anche l'istituzione della confraternita di Santa Maria del Monte, alla quale il municipio affidò in seguito la custodia dell'ospedale e l'amministrazione del Monte di Pietà.
Il Beato morì, il 12 settembre 1507 a 77 anni di età, nel convento di Colfano (MC), dove aveva trascorso la maggior parte della sua vita religiosa. Dopo morto, operò numerosi prodigi ed il suo culto è documentato fin dal 1511. Il 1 settembre 1843
Gregorio XVI ne confermò il culto.
Il Beato Francesco Piani precede il rinascimento caldarolese.
Mentre a lui si può attribuire la chiusura del medioevo, pensiamo che gli si possa anche affidare l'apertura dell'umanesimo.
Le sue opere fondamentali nascono dal ceppo francescano a cui apparteneva dal medioevo che in lui a Caldarola si irrobustiva con tre creazioni che in parte si persero nei secoli futuri ed in parte si cambiarono: la Compagnia di Santa Maria, una confraternita di disciplinati da cui derivano le altre, l'ospedale e il monte di pietà.
Tutte le opere di grande socialità da inquadrare nel contesto della fede e della povertà del suo tempo.
Predicatore e pacificatore di genti, fu beatificato da Papa Urbano VII° nel 1634.
Forse senza la sua opera, che dette consistenza sociale alla comunità, Caldarola non avrebbe generato il proprio rinascimento.
Un'opera legata al passato per certi ritorni gotici e simbolisti, ma permeata dalla nuova cultura, pur firmata da Lorenzo d'Alessandro, fu sua, perché la volle, sua perché lega il passato al presente, il presente all'avvenire: il dipinto della Madonna del Monte.
(Autore: Elisabetta Nardi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francesco da Caldarola, pregate per noi.


*Beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh - Sposi e Martiri (28 settembre)
Scheda del Gruppo a  cui appartiene:

"Beati Martiri Coreani (Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni) - Senza data (Celebrazioni singole)

+ Juksan, Corea del Sud, 28 settembre 1868
Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh, nati nell’attuale Corea del Sud, rimasero fedeli alla religione cattolica anche in mezzo alle ricorrenti persecuzioni. Durante quella del 1868 dovettero fuggire in montagna coi loro figli, ma furono costretti a disperdersi.
I due coniugi furono riuniti dai persecutori, che li misero in carcere e condannarono a morte: la sentenza fu eseguita il 28 settembre 1868.
Inclusi nel secondo gruppo di 124 martiri coreani (tra i quali sono compresi gli sposi Pietro Jo Suk e Teresa Kwon Cheon-rye e Agostino Jeong Yak-jong, marito di santa Cecilia Yu So-sa), sono stati
beatificati da Papa Francesco il 16 agosto 2014, durante il suo viaggio apostolico in Corea del Sud.
A differenza di altri martiri coreani, non è dato sapere come Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh divennero cristiani.
Le informazioni certe partono dal 1866, quando, per sfuggire alla persecuzione Byeongin, lasciarono la cittadina di Cheongju per trasferirsi, coi loro quattro figli, a Jeolgon, presso Jincheon (attuale Baekgok-myeon, Jincheon-gun). Là vissero tranquillamente per due anni, praticando la propria religione in segreto.
I rischi aumentarono nel 1868, con l’inasprirsi della persecuzione. Il 5 settembre (19 luglio secondo il calendario lunare) la polizia proveniente da Juksan, nel distretto di Gyeonggi, entrò a Jeolgol per catturare tutti i cattolici. La famiglia di Francesco fuggì verso le montagne, ma dovette disperdersi per mettersi in salvo. Margherita, che aveva trovato un riparo, venne arrestata mentre portava sulle spalle uno dei suoi figli e picchiata senza pietà.
Nel frattempo Francesco, preoccupato per la sorte dei suoi cari, scese a valle e fu ospitato da un uomo che non era cattolico. Costui lo rassicurò, suggerendogli di restare per la notte, in modo da osservare i movimenti del nemico; tuttavia, nel cuore della notte, lo denunciò alla polizia.
Francesco e Margherita vennero quindi trasportati a Juksan. Durante la prigionia, lui scrisse al suo fratello minore, Filippo: «Per favore, prenditi cura dei tuoi nipotini e venera il Signore con cuore sincero. Ubbidisci ai Comandamenti e seguimi». Scrisse anche ad Antonio, il maggiore dei suoi figli. Tutte le lettere, però, andarono perdute in un incendio durante la persecuzione, insieme ad alcuni oggetti sacri.
I due sposi, dopo aver sopportato terribili torture, patirono il martirio a Juksan il 28 settembre 1868 (13 agosto secondo il calendario lunare). Francesco aveva 33 anni. Sono stati inclusi nei 124 martiri beatificati da papa Francesco il 16 agosto 2014, durante il suo viaggio apostolico in Corea del Sud. Del medesimo gruppo fanno parte un’altra coppia di sposi, Pietro Jo Suk e Teresa Kwon Cheon-rye, uccisi nel 1819, e Agostino Jeong Yak-jong, che sposò in seconde nozze Cecilia Yu So-sa, canonizzata nel 1984.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Francesco Pak Gyeong-jin e Margherita Oh, pregate per noi.   


*Beato Francesco Saverio Ponsa Casallarch - Martire (28 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Fatebenefratelli" (Senza Data - Celebrazioni singole)
"Martiri della Guerra di Spagna" (Senza Data - Celebrazioni singole)
Moya, Spagna, 20 agosto 1916 - San Felix de Codines, Spagna, 28 settembre 1936
Martirologio Romano: Nel villaggio di San Felix de Codines nella Catalogna in Spagna, Beato Francesco Saverio Ponsa Casallarch, religioso dell’Ordine di San Giovanni di Dio e martire, che, durante la persecuzione, ottenne la palma della gloria per Cristo e per la Chiesa.
Il 14 maggio 1991 Giovanni Paolo II ha riconosciuto il martirio di 76 religiosi dell'Ordine Ospedaliere di San Giovanni di Dio o Fatebenefratelli, uccisi in odio alla fede all'inizio della guerra civile spagnola (1936-1939).
Di essa si ebbero i prodromi quando fu proclamata la repubblica (14 aprile 1931) senza nessuna opposizione da parte della Chiesa.
Ciò nonostante vennero bruciate 200 chiese, espulsi alcuni vescovi, sottomesse allo stato tutte le confessioni religiose, laicizzata la nuova costituzione, approvata la legge contro gli Ordini e le Congregazioni religiose.
Il 16 febbraio 1936 fu sciolto il parlamento, si tennero nuove elezioni e il Fronte Popolare trionfò.
Presidente della Repubblica fu nominato l'anticlericale Manuel Azana (+1940).
Sotto la spinta di Associazioni, Federazioni e Leghe di estremisti si ebbero fino al 18 luglio 1936 13 scioperi generali e 218 parziali e, in vari convegni, fu proibita qualsiasi forma di culto esterno.
Il 6 giugno dello stesso anno alle cellule comuniste fu imposto l'ordine di eliminare i generali dell'esercito.
Il 16 giugno il deputato monarchico Calvo Sotelo, alle Cortes riunite, rivelò che erano stati incendiati 284 edifici, distrutte 171 chiese e assassinate numerose persone.
Il 13 luglio egli stesso fu ucciso.
Il 18 dello stesso mese, per riparare a tanto sfacelo, alcuni generali, tra cui Francisco Franco Bahamonde (1892-1975), diedero il via all'insurrezione militare che si estese dal Marocco alla Spagna occidentale con l'appoggio dei monarchici, dei cattolici, delle Falange fascista di Primo de Rivera, del Portogallo, della Germania e dell'Italia.
La guerra fu convertita dai marxisti in una satanica persecuzione religiosa. Provocherà, difatti, oltre la distruzione di centinaia e centinaia di chiese, la morte di 4033 sacerdoti del clero secolare, di 2333 religiosi, di 267 religiose, di 12 vescovi e di un amministratore apostolico.
Pio XI, da Castelgandolfo, il 14 settembre 1936 ne denunciò vigorosamente i soprusi di fronte a un folto gruppo di profughi spagnuoli.
Tra l'altro disse: "Tutto venne assalito, manomesso, distrutto nei più villani e barbari modi, nello sfrenamento tumultuoso, non più visto, di forze selvagge e crudeli tanto da crederle impossibili, non diciamo con l'umana dignità, ma con la stessa natura umana, anche la più miserabile e più in basso caduta".
Oltre i 15 Fratelli appartenenti al Sanatorio di Calateli, ne furono fucilati altri 7 appartenenti alle case di Barcellona, di Manresa e di San Braulio de Llobregat, acquistata da San Benedetto Menni nel 1895.
La maggior parte dei 52 religiosi che vi assistevano i 1300 ricoverati poterono espatriare dopo che un "Comitato di Guerra", proveniente da Barcellona, il 26 luglio prese possesso del Sanatorio e dichiarò i Fratelli in stato di arresto.
Animati tutti dallo stesso spirito e desiderosi di salvare le proprie anime anche a costo del martirio, non accettarono la proposta dei persecutori di restare a curare i malati collaborando con loro.

Alcuni religiosi, che non erano riusciti a raggranellare il denaro sufficiente per l'imbarco verso la Francia, furono consigliati dai superiori di rifugiarsi presso i propri familiari o amici. Due di loro morirono, uno per le sofferenze patite, e l'altro, il Beato Fra Francesco Ponsò, per martirio cruento. Era nato nel 1916 a Moyà, nella diocesi di Vich. Si era fatto religioso a San Braulio e, dopo la professione, era stato incaricato di assistere i tubercolotici.
Fu arrestato il 27 settembre nella casa di campagna che suo padre possedeva in località Molino Nuovo, chiuso in una stanza del convento dei Padri Scolopi, e fucilato ventenne nel pomeriggio del giorno dopo a Coli de Posas.
A chi gli raccomandava di non esporsi troppo per non mettere a repentaglio la propria vita, rispondeva: "Me ne rendo conto. Che cosa potranno farmi? Togliermi la vita? La morte non mi fa paura. Se viene, sono preparato. Se è volontà d Dio, la darò volentieri".
La gloriosa schiera dei 76 Fatebenefratelli spagnuoli vittime dell'odio comunista fu beatificata da Giovanni Paolo II il 25 ottobre 1992.
(Autore: Guido Pettinati - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francesco Saverio Ponsa Casallarch, pregate per noi.  


*Beati Giovanni Shozaburo e Compagni - Martiri (28 settembre)

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati Giovanni Shozaburo, catechista, Mancio Ichizayemon, Michele Tayemon Kinoshi, Lorenzo Hachizo, Pietro Terai Kuhioye e Tommaso Terai Kahioye, martiri, decapitati per Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Giovanni Shozaburo e Compagni, pregate per noi.


*Beato Giuseppe Tarrats Comaposada - Religioso Gesuita, Martire (28 settembre)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli Gesuiti" Senza data (Celebrazioni singole)
"Beati 233 Martiri Spagnoli di Valencia" Beatificati nel 2001 - Senza data (Celebrazioni singole)
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" Vittime della persecuzione
religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)
Manresa, Spagna, 29 agosto 1878 - Valencia, Spagna, 28 settembre 1936

Fratel José Tarrats Comaposada nacque a Manresa il 29 agosto 1878 ed entrò nella Compagnia di Gesù nel 1895.
Fu portiere ed infermiere nella casa professa. Venne assassinato a Valencia il 28 settembre 1936 all’età di 58 anni.
Martirologio Romano: A Valencia sempre in Spagna, beato Giuseppe Tarrats Comaposada, religioso della Compagnia di Gesù e martire, che, in quella stessa persecuzione, fu accolto da Cristo nella gloria.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuseppe Tarrats Comaposada, pregate per noi.   


*Santa Lioba - Venerata a Fulda (28 settembre)

Martirologio Romano: Presso Magonza in Renania, in Germania, Santa Lioba, vergine: chiamata dall’Inghilterra in Germania da san Bonifacio, suo parente, fu messa a capo del monastero di Tauberbischofsheim, dove guidò le ancelle di Dio sulla via della perfezione con la parola e l’esempio.
Molti fra gli Anglo-Sassoni del Sud-Ovest dell'Inghilterra, dove si trovano ora le contee del Dorset
e del Devon, si convertirono alla fede di Cristo e nessuno fu piú venerato di Winfryth, chiamato piú tardi Bonifacio, che divenne apostolo della Germania.
Due suoi congiunti, San Willibald e San Winnibald, gli si associarono nell'opera di apostolato.
Non contento dell'aiuto di monaci e preti, Bonifacio fece appello alle sue compatriote, monache di Wimborne (Dorset) e Minster (Kent), affinché anche loro partecipassero all'opera di evangelizzazione.
Lioba, parente di Bonifacio, si mostrò particolarmente desiderosa di raggiungere i luoghi di missione.
Ella aveva ricevuto la sua educazione a Minster e Wimborne, sapeva leggere bene il latino ed aveva avuto uno scambio di corrispondenza con San Bonifacio, per migliorare la conoscenza della poesia latina.
Ma il suo reale desiderio era quello di dedicarsi all'apostolato, per cui ottenne, infine, il consenso di Tetta, badessa di Wimborne.
Lioba fondò il convento di Tauberbischofsheim, nel Baden, dove riunì intorno a sé un folto gruppo di monache, animate dal suo stesso zelo.
Con San Bonifacio mantenne frequenti contatti epistolari e si conserva ancora una lettera a lui diretta, traboccante di affetto e devozione.
Il Santo, prima di partire per la Frisia dove doveva essere martirizzato, esortò Lioba a mantenersi costante al suo posto di combattimento per la causa di Dio, le lasciò il suo mantello ed espresse il desiderio che le loro ossa fossero vicine nella tomba.
Quando il corpo del grande vescovo fu traslato a Fulda Lioba ottenne di poter pregare sulla tomba, dispensata dalla clausura.
Morí verso il 782 presso Magonza a Schorusheim, un 28 settembre.
In ossequio al desiderio di San Bonifacio fu sepolta a Fulda a poca distanza dal sepolcro del martire.
L'elevazione del suo corpo avvenne nell'819; l'abate di Fulda, Rabano Mauro, nell'838 lo trasferì nella chiesa del Monte S. Pietro, ad est dell'abbazia e iscrisse Lioba nel suo Martirologio, mentre, per suo incarico, il monaco Rodolfo scriveva la Vita della santa attingendo ai ricordi di quattro discepole di lei: Agata, Tecla, Maria e Eoliba.
Nel Martirologio Romano Lioba è iscritta al 28 settembre.
(Autore: John Sréphan - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Lioba, pregate per noi.   


*Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 Compagni (28 settembre)
Scheda del gruppo a cui appartengono i Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 Compagni:

"Santi Martiri Domenicani in Giappone"
† Nagasaki, 1633-37
Nella prima metà del secolo XVII (1633-1637) sedici martiri, Lorenzo Ruiz e i suoi compagni, versarono il loro sangue per amore di Cristo nella città di Nagasaki in Giappone.
Questa gloriosa schiera di appartenenti o associati all'Ordine di San Domenico, conta nove presbiteri, due religiosi fratelli, due vergini consacrate e tre laici fra cui il filippino Lorenzo Ruiz, padre di famiglia (m. 29 settembre 1637).
Invitti missionari del Vangelo tutti quanti, pur di diversa età e condizione, contribuirono a diffondere la fede di Cristo nelle Isole Filippine, a Formosa e nell'Arcipelago Giapponese.
Testimoniando mirabilmente la universalità della religione cristiana e confermando con la vita e con la morte l'annunzio del Vangelo, essi sparsero abbondantemente il seme della futura comunità ecclesiale.
Giovanni Paolo II ha beatificato questi gloriosi martiri il 18 febbraio 1981 a Manila (Filippine) e li ha iscritti nel catalogo dei Santi il 18 ottobre 1987. (Mess. Rom.)
Martirologio Romano: Santi Lorenzo da Manila Ruiz e quindici compagni, martiri, che, preti, religiosi e laici, dopo aver seminato la fede cristiana nelle isole Filippine, a Taiwan e nel Giappone, per ordine del comandante supremo Tokugawa Yemitsu subirono in giorni diversi a Nagasaki in Giappone il martirio per amore di Cristo, ma vengono oggi celebrati tutti in un’unica commemorazione.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 Compagni, pregate per noi.


*Beato Luigi Monza - Sacerdote Fondatore (28 settembre)

Cislago, Varese, 22 giugno 1898 - Lecco, 29 settembre 1954
Don Luigi Monza, sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano e fondatore dell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, fu dichiarato “venerabile” il 20 dicembre 2003 ed un miracolo avvenuto per sua intercessione è stato riconosciuto il 19 dicembre 2005.
Il 30 aprile seguente nel Duomo di Milano ha avuto luogo la cerimonia di beatificazione, presieduta dal Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi.
Luigi Monza nacque a Cislago, in provincia di Varese, il 22 giugno 1898 da una famiglia contadina, le cui uniche ricchezze erano costituite dal lavoro, dal coraggio e dalla fede.
Entrò in seminario all’età di diciott’anni, dopo aver conosciuto la fatica del lavoro dei campi, le veglie notturne per proseguire gli studi e la lotta per la sopravvivenza quotidiana della povera gente.
Il 19 settembre 1925 ricevette l’ordinazione presbiterale, divenendo così sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano.
Come primo impegno pastorale fu destinato ad occuparsi dei giovani dell’Oratorio maschile della parrocchia di Vedano Olona.
L’inizio del suo ministero sacerdotale fu contrassegnato da ogni sorta di prove, sino all’ingiustizia del carcere durante il regime fascista: accusato ingiustamente dai fascisti di aver organizzato un attentato al podestà locale, venne incarcerato insieme al parroco, per essere poi assolto e rilasciato quattro mesi dopo.
Nel 1929 fu trasferito al santuario della Madonna dei miracoli in Saronno, ove fu animatore di parecchie iniziative giovanili.
Qui il suo sguardo, affinato nella prova e raggiunto da quello di Dio, imparò a guardare lontano, su un mondo segnato dalla solitudine, dalla tristezza e dall’egoismo, che “urgeva riportare all’amore di
Dio”.
La sua intuizione era innegabilmente grande, ma bisognava da parte del Signore l’indicazione della via da seguire.
Dinnanzi ad un mondo ormai “divenuto pagano”, come soleva dire, Don Luigi Monza vide profeticamente nelle comunità dei primi cristiani, che vivevano come “un cuor solo e un’ anima sola”, un ideale sociale in cui la carità era la prima ed irrinunciabile regola di convivenza umana, quindi il mezzo più idoneo per annunziare all’uomo contemporaneo il Vangelo di Cristo.
I cristiani all’interno della società dovevano costituire presenze vive e testimoni di amore, ma dal di dentro nella vita di ogni giorno e nella attività professionale di ognuno, come ricordava sempre Don Monza: “Cristiani, ognuno di voi deve diventare un artista di anime e dobbiamo dipingere la bellezza di Gesù non sulla tela ma nelle anime.
E il pennello dell’apostolato non caschi mai di mano”.
Nel 1936 fu inviato nella parrocchia di San Giovanni in Lecco, dove fu “sacerdote secondo il cuore di Dio” e parroco assai popolare.
Si dimostrò sempre disponibile e vicino ai poveri, ai malati ed a chi come lui subiva ingiustamente persecuzioni ed angherie.
Durante la seconda guerra mondiale si prodigò particolarmente per i suoi parrocchiani impegnati al fronte.
Lungi dall’immischiarsi nella pilitica, nascose e mise in salvo parecchi partigiani, ma durante la liberazione si fece anche difensore dei fascisti militanti e collaborazionisti oggetto di violenza.
Sin dal 1937, quando era ormai chiara la strada che il Signore gli indicava, era nato dal suo cuore di padre l’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, chiamate a portare nel mondo la pienezza di vita consacrata all’amore totale di Cristo “con il fervore apostolico della prima comunità cristiana”.
Dopo un iniziale periodo di ricerca su come poter al meglio concretizzare questo ideale, Don Luigi e le sue Piccole Apostole diedero vita all’associazione “La Nostra Famiglia”, finalizzata all’assistenza
sociosanitaria, all’istruzione e formazione in particolar modo delle persone disabili e svantaggiate, soprattutto bambini, che educati con le migliori tecniche medico-scientifico-pedagogiche avrebbero potuto inserirsi al meglio delle loro capacità nel difficile contesto sociale.
Ancora oggi le Piccole Apostole della Carità operano tanto in tale associazione, che individualmente cimentandosi nelle più svariate professioni.
Prestano particolare cura ed attenzione ai giovani ed alle famiglie.
Sono presenti in Italia, Sudan, Brasile ed Ecuador e collaborano anche in Cina, Marocco e Palestina.
Ma il Monza purtroppo non vide con i suoi occhi questo sviluppo della sua opere: colpito da infarto, il 29 settembre 1954 silenziosamente si spense, come il chicco di grano che muore nella terra per dar vita ad una rigogliosa spiga, cosciente però di avere svolto il suo ruolo e di aver dato alla sua comunità le coordinate ben precise di partenza e di arrivo: una linea ascendente verso Dio.
Con lui comunque non moriva solamente il fondatore di un istituto secolare o di un’opera caritativa, ma innanzitutto un parroco esemplare, che perfino il cardinale Beato Alfredo Ildefonso Schuster eguagliò al “pastor bonus” evangelico.
Lo zelo profuso nelle opere parrocchiali, la cura per la catechesi e la liturgia, la predicazione calda e concreta e la vicinanza alla povera gente del quartiere fecero di lui un modello di vita sacerdotale ed un prototipo del “prete ambrosiano”: come tale fu ammirato in vita ed onorato dopo la morte.
A testimonianza di ciò sussistono il rimpianto della popolazione e la fama di santità che, anziché diminuire, si diffuse rapidamente e crebbe con il passare degli anni.
Il 23 febbraio 1991 a Ponte Lambro, in provincia di Como, dove Don Luigi Monza fu sepolto, alla presenza del Cardinale Carlo Maria Martini si concluse la fase diocesana del suo processo di
canonizzazione ed il 20 dicembre 2003 fu già dichiarato “venerabile” da Giovanni Paolo II.
Il miracolo avvenuto per sua intercessione, riconosciuto il 19 dicembre 2005 con decreto di Papa Benedetto XVI, ha portato alla sua beatificazione, avvenuta il 30 aprile 2006 nel Duomo di Milano con cerimonia presieduta dal Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi.
Il messaggio lanciato dal novello beato affascina ancora uomini e donne, chiamati a saper valorizzare la loro vita quotidiana, il “nascondimento” della vita di tutti i giorni, che deve essere riempita di carità e generosità.
Il suo insegnamento ebbe indubbiamente un fulcro nella carità, modellata sull’esempio di quelle entusiasta dei cristiani dei primi secoli, che spinge a non ignorare i fratelli ma piuttosto a farsene carico, costruendo autentici rapporti interpersonali ed impegnandosi nell’azione missionaria ed evangelizzatrice.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Monza, pregate per noi.


*Beati Martiri Agostiniani del Giappone (28 settembre)
Giappone, XVII secolo
I primi missionari agostiniani giunsero in Giappone nel 1602. Il terreno prometteva un buon raccolto tanto che di giorno in giorno aumentavano i frutti della messe. Le conversioni si moltiplicavano. La vita agostiniana attraeva i nativi al punto tale che esistevano già religiosi; terziari e cinturati.

Improvvisamente però scoppiò una persecuzione che rese vane tutte le speranze. Nel 1617 fu martirizzato il padre Ferdinando di San Giuseppe con il suo catechista, il cinturato Andrea Yoshida; nel 1622 padre Pietro da Zuñiga; nel 1630 frate Giovanni Shozaburo, gli oblati Michele Kiuchi e Tayemon, Pietro Kuhieye e Tommaso Terai Kahioye, e i terziari Mancio Seizayemon e Lorenzo Hachizo; infine nel 1632 i padri Bartolomeo Gutierrez, Vincenzo di Sant'Antonio e Francesco di Gesù.
Furono beatificati tutti insieme nel 1867 da Pio IX.
Non furono però soli a subire il martirio: altri membri dell'Ordine vennero martirizzati con loro. La loro festa testimonia l'internazionalità dell'Ordine agostiniano (Spagna, Giappone, Messico e Portogallo).
Padre Tommaso Jihioye, agostiniano giapponese, una vita avventurosa come quella di "Zorro", ma per Cristo. Con il nome di battaglia di "Kintsuba" per 5 anni tiene in scacco i soldati dell'imperatore che lo cercano per catturarlo, perché sacerdote cattolico. Corre di comunità in comunità, di casa in casa, nascondendosi di giorno, viaggiando di notte; amministra i sacramenti, incoraggia i cristiani, con zelo, audacia e astuzia. Catturato nel 1636, viene sottoposto a raffinate e crudeli torture; gli promettono vita e libertà in cambio dell'apostasia. Non accetta.
Muore sotto i tormenti, da eroe, a 35 anni.
Maddalena, fragile e graziosa ragazza di Nagasaki. I suoi genitori vengono martirizzati per la fede. Si consacra a Dio come terziaria agostiniana, guidata spiritualmente dai missionari agostiniani recolletti Francesco Terrero e Vincenzo Simoens.
Dopo il martirio dei due missionari, avvenuta nel 1632, continua ad assistere i cristiani come catechista, nascondendosi sui monti.
Nel settembre del 1634, per dare esempio di coraggio ai cristiani vacillanti, si presenta spontaneamente alle autorità, confessandosi cristiana. Torturata crudelmente, inamovibile nella fede, viene appesa ad un patibolo dove muore dopo 13 giorni di sofferenze. Ha 23 anni.
Sono due dei tanti martiri agostiniani che nel sec. XVII morirono per testimoniare la loro fede nel paese del Sol Levante. Iniziate da S.Francesco Saverio, le missioni cattoliche in Giappone stavano raccogliendo grandi frutti. I missionari gesuiti, francescani, domenicani e agostiniani avevano creato numerose e ferventi comunità cristiane.
Alla fine del 1500 e fino alla metà del 1600 venne scatenata una terribile persecuzione contro i cristiani, che per la sua generalità e la crudeltà delle torture è risultata forse peggiore di quella dei
primi secoli della Chiesa. Centinaia furono i cristiani (sacerdoti, religiosi dei 4 Ordini religiosi che lavoravano in Giappone, semplici fedeli) che diedero la loro vita per la fede.
Diamo un semplice elenco dei martiri agostiniani.
Padre Giovanni Damarín e Padre Francesco de Osorio vengono assassinati nel porto di Nagasaki. Padre Pietro de Montejo muore prigioniero su una nave olandese, prima di essere cosegnato ai giapponesi. Viene ucciso anche Luigi Michoa, fratello agostiniano.
Vengono decapitati Padre Ferdinando de Ayala e il giapponese Andrea Yoshida, presidente della Confraternita della Cintura di Nagasaki.
Vengono bruciati a fuoco lento Padre Pietro de Zúñiga e il giapponese Gioacchino Hiroyama, quest'ultimo per aver aiutato il P. Pietro.
Sono decapitati 6 oblati e terziari agostiniani giapponesi.
Muoiono bruciati a fuoco lento i Padri Bartolomeo Gutiérrez, Vincenzo Simoens, Francesco Terrero, Martino Lumbreras e Melchiorre Sánchez.
Viene ucciso Padre Francesco Correia.
Viene martirizzata Maddalena da Nagasaki, terziaria agostiniana giapponese.
Viene ucciso Padre Tommaso Jihioye detto Kintsuba. In questo stesso anno ben 637 terziari agostiniani giapponesi seguirono Kintsuba nel martirio.
L'ultimo in ordine di tempo a dare la vita a Cristo fu Padre Michele di San Giuseppe, agostiniano giapponese.
Ogni commento diventa inutile. La nostra fede stanca, mediocre e superficiale ha di che riflettere.
Furono beatificati tutti insieme nel 1867 da Pio IX.
La festa liturgica ricorre il 28 settembre.
(Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A.)
Giaculatoria - Beati Martiri Agostiniani del Giappone, pregate per noi.
Ulteriore scheda del gruppo a cui appartengono i Beati Martiri Agostiniani del Giappone:
“Beati Martiri Giapponesi Beatificati nel 1867-1989-2008”
Senza data (Celebrazioni singole)
+ Giappone, XVII secolo
Scheda del gruppo a cui appartiene il Beato Adamo Arakava:
I Gesuiti con San Francesco Saverio (1506-1552) furono i primi ad incominciare l’evange lizzazione
del Giappone, che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549, tanto che nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa 300.000, con centro principale a Nagasaki.
Ma proprio nel 1587 lo ‘shogun’ (maresciallo della corona) Hideyoshi, dai cristiani denominato ‘Taicosama’, che fino allora era stato condiscendente verso i cattolici, emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti (allora unico Ordine religioso presente nel Giappone) per delle ragioni non chiarite.
Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese, mettendo in atto una strategia di prudenza, in silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l’opera evangelizzatrice.
Tutto questo fino al 1593, quando provenienti dalle Filippine sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani, i quali al contrario dei Gesuiti, iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a ciò si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, che provocarono la reazione dello ‘shogun’ Hideyoshi, che emanò l’ordine di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi.
I primi arresti ci furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati, fra cui tre gesuiti giapponesi, subirono il martirio il 5 febbraio 1597, i protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di “santa collina” e proclamati santi da Papa Pio IX nel 1862.
Subentrato un periodo di tregua e nonostante la persecuzione subita, la comunità cattolica aumentò, anche per l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani ma anche domenicani e agostiniani.
Ma nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu (Taifusama), che si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone, causando moltissimi martiri, ma anche molte apostasie fra gli atterriti fedeli giapponesi.
I motivi che portarono a questa lunga e sanguinosa persecuzione, furono vari, a partire dalla gelosia dei bonzi buddisti che minacciavano la vendetta dei loro dei; poi il timore di Ieyasu e dei suoi successori Hidetada e Iemitsu, per l’accresciuto influsso di Spagna e Portogallo, patria della maggioranza dei missionari, che erano ritenuti loro spie, per gli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e infine per l’imprudenza di molti missionari spagnoli.
Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime; i supplizi secondo lo stile orientale, furono vari e raffinati, non risparmiando nemmeno i bambini; i martiri appartenevano ad ogni condizione sociale, dai missionari e catechisti, ai nobili di famiglia reale; da ricche matrone a giovani vergini; da vecchi a bambini; dai padri di famiglia ai sacerdoti giapponesi.
La maggior parte furono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la “santa collina” di Nagasaki fu illuminata sinistramente dalla teoria di torce umane per parecchie sere e notti; altri decapitati o tagliati membro per membro.
Non stiamo qui ad elencare le altre decine di tormenti mortali cui furono sottoposti, per non fare una galleria degli orrori, anche se purtroppo testimoniano come la malvagità umana, quando si sfrena nell’inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procurarsi il cibo.
Oltre i primi 26 santi martiri del 1597 già citati, la Chiesa raccogliendo testimonianze poté riconoscere la validità del martirio per almeno 205 vittime, fra le migliaia che persero la vita anonimamente e papa Pio IX il 7 luglio 1867 poté proclamarli Beati.
Dei 205 Beati, 33 erano dell’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti);
23 Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi; 45 Domenicani e Terziari O.P.;
28 Francescani e Terziari; tutti gli altri erano fedeli giapponesi o intere famiglie, molti dei quali Confratelli del Rosario.
Non c’è una celebrazione unica per tutti, ma gli Ordini religiosi hanno fissato il loro giorno di celebrazione, mentre il Martyrologium Romanum li commemora a gruppi o singolarmente nell'anniversario della morte.
In seguito ancora numerosi altri martiri in terra giapponese sono stati beatificati e canonizzati, per un totale ad oggi di 42 santi e 395 beati.

Forniamo di seguito un elenco dettagliato:
Conferma di culto del 7 luglio 1867
Alfonso Navarrete Benito e 204 compagni,:
Beatificazione del 23 aprile 1989
Melchiorre di Sant’Agostino Sanchez Pèrez, Sacerdote Agostiniano Recolletto, 11 dicembre
Martino di San Nicola Lumbreras Peralta, Sacerdote Agostiniano Recolletto, 11 dicembre  
Beatificazione del 24 novembre 2008
Pietro Kibe Kasui e 187 compagni:
Per visionare i nomi dei Martiri Giapponesi già Canonizzati, si possono visitare le pagine:
Martiri Giapponesi - (6 febbraio)
Lorenzo Ruiz e 15 compagni - (28 settembre)
(Autore: Antonio Borrelli)
Giaculatoria - “Beati Martiri Giapponesi Beatificati nel 1867-1989-2008” , pregate per noi.   


*Beato Niceta (Mykyta) Budka - Vescovo e Martire (28 settembre)
Scheda del gruppo a cui appartiene:

“Beati 25 Martiri Greco-Cattolici Ucraini”
Dobromirka, Ucraina, 7 giugno 1877 - Karadzar, Kazakistan, 28 settembre 1949
Martirologio Romano: Nella città di Karadzar vicino a Karaganda in Kazakistan, Beato Niceta Budka, vescovo, che, primo a esercitare il ministero in Canada tra i cattolici di Rito bizantino, fu deportato, sotto un regime ostile a Dio, in un campo di detenzione, dove, perseverando nella fede, sopportò per amore di Cristo ogni avversità con fortezza d’animo fino alla morte.
Mykyta Budka nacque il 7 giugno 1877 nella città ucraina di Drobomirka, nella regione di Zbaraz.
Nel 1905, dopo aver compiuto i suoi studi teologici a Vienna ed Innsbruck, ricevette l’ordinazione
presbiterale dal metropolita Andrej Sheptytsky.
Sette anni dopo, il 14 ottobre 1912 fu consacrato vescovo a Lviv (Leopoli) e ricevette dalla Santa Sede la nomina a primo Esarca Apostolico degli Ucraini Cattolici, cioè di rito bizantino, in Canada.
Nel 1928 fece ritorno in patria, nominato vescovo ausiliare di Lviv degli Ucraini.
Le autorità del regime comunista fecero arrestare Mykyta Budka l’11 aprile 1945 e gli fu inflitta una condanna ad otto anni di dura prigionia.
Fu deportato allora nel gulag di Karadzar, presso Karagandà in Kazakistan, dove sopportò per amore di Cristo ogni avversità, perseverando nella fede con animo forte sino alla morte, ivi avvenuta il 28 settembre 1949.
Mykyta Budka fu beatificato da Giovanni Paolo II il 27 giugno 2001, insieme con altre 24 vittime del regime sovietico di nazionalità ucraina.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Niceta Budka, pregate per noi.  


*San Salonio di Ginevra - Vescovo (28 settembre)

V secolo
San Salonio, secondo vescovo di Ginevra, inizialmente intraprese la vita monastica nell’isola di Lérins ed in seguito divenuto vescovo sostenne la dottrina del Papa San Leone Magno e spiegò misticamente la Sacra Scrittura. É commemorato in data odierna dal nuovo Martyrologium Romanum.
Martirologio Romano: A Ginevra nell’odierna Svizzera, San Salonio, vescovo, che condusse dapprima vita monastica nell’isola di Lérins e, divenuto poi vescovo, sostenne la dottrina del Papa San Leone Magno e spiegò misticamente le Sacre Scritture.
San Salonio nacque attorno all’anno 400. Suo padre Sant’Eucherio, arcivescovo di Lione, fu l’autore della celebre “Passio Agaunensium martyrum”. Suo moglie Gallia gli donò due figli Salonio appunto e Verano. Rimasto vedovo, Eucherio si ritirò nel monastero fondato da Sant’Onorato su una delle isole di Lérins e prese con sé i suoi due figli, che ricevettero così un’ottima formazione.
Basta infatti citare tra coloro che furono loro maestri Ilario d’Arles e Salviano e Vincenzo di Lérins.
In seguito Verano divenne vescovo di Vence e Salonio vescovo di Ginevra, al più tardi nel 439. Salonio succedette a Sant’Isacco, primo vescovo di tale città.
Partecipò attivamente alla vita della Chiesa, in particolare presenziando ai concili di Orange nel 441, Vaison nel 442 ed Arles nel 451.
Uomo assai colto, scrisse un’importante opera, l’”Expositio mystica in Parabolas Salomonis et in Ecclesiastem”, commentario dei libri biblici dei Proverbi e del Qohelet sotto forma di domanda e risposta. Ci resta però anche una lettera che egli inviò al Papa San Leone I Magno.
É inoltre interessante constatare che altri autori gli abbiano dedicato delle loro opere. Anche suo padre Eucherio gli dedicò le sue “Instructionum libri”, con cui propose delle risposte a certe domande della Bibbia e spiegò delle parole e delle espressioni dell’ebraico e del greco.
Inoltre Salviano, vescovo di Marsiglia, gli dedicò il suo “De gubernatione Dei” e svariate altre sue lettere.
Salonio morì il 28 settembre di un anno imprecisato, probabilmente all’inizio della seconda metà del V secolo. Proprio in tale anniversario il santo vescovo è ricordato ancora oggi dal nuovo Martyrologium Romanum: “A Ginevra in Svizzera, San Salonio,vescovo, che prima iniziò la vita monastica nell’isola di Lérins ed in seguito, divenuto vescovo, sostenne la dottrina di San Leone Magno Papa e spiegò misticamente la Sacra Scrittura”.
Tra i suoi successori sulla cattedra episcopale ginevrina si annoverano San Domiziano all’epoca di Santa Clodilde, San Massimo amico del re San Sigismondo, ed il celeberrimo San Francesco di Sales, esiliato a causa della riforma protestante.
Preghiera
(tratta dall’Ufficio di tutti i Santi fioriti in terra elvetica)
O Salonio,
tu sei l’ornamento della Chiesa di Ginevra,
araldo infaticabile del Vangelo,
insegnasti la Parola al tuo popolo
e fosti per lui un esempio di pietà e di ortodossia.
Santi d’Elvezia, pregate Dio per noi.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Salonio di Ginevra, pregate per noi.  


*San Simon de Rojas - Religioso Trinitario (28 settembre)

Valladolid, Spagna, 28 ottobre 1552 - 29 settembre 1624
Le prime parole dette all'età di 14 mesi furono: «Ave, Maria». Da piccolo non faceva che ripetere la preghiera mariana recitata frequentemente dai genitori.
Simón nacque a Valladolid, in Castiglia il 28 ottobre 1552. Dodicenne, entrò nel convento trinitario della sua città natale dove fece la professione religiosa nel 1572.
Il 14 aprile 1612 fondò la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria. Attraverso profondi studi teologici, comprese sempre meglio la missione di Maria e la sua cooperazione con la Trinità alla salvezza del genere umano.
Si proclamava lo "schiavo" della Madre del Signore, dichiarandosi «totus Suus» per unirsi più intimamente al Cristo e, attraverso lo Spirito, al Padre.
La Congregazione da lui fondata era aperta ai laici provenienti da ogni ceto sociale. Gli iscritti, tra i quali anche il re e i figli, impegnandosi a onorare Maria, assistevano maternamente i suoi prediletti: i poveri. Morì a Madrid il 29 settembre 1624. Venne beatificato da Clemente XIII il 19 maggio 1766. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Madrid in Spagna, San Simone de Rojas, sacerdote dell’Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi, che, membro del seguito della regina di Spagna, non accettò mai né carro né compenso, ma tra i regali splendori si mostrò sempre umile, povero, misericordioso verso i miseri e ardente di devozione per Dio.
Il P. Simon de Rojas, dell'Ordine Trinitario, nacque a Valladolid, in Castiglia (Spagna), il 28 ottobre 1552. Dodicenne, entrò nel convento trinitario della sua città natale dove fece la sua professione
religiosa il 28 ottobre 1572; Studiò all'università di Salamanca dal 1573 al 1579; fu ordinato sacerdote nel 1577; insegnò filosofia e teologia a Toledo, dal 1581 al 1587; dal 1588 alla sua morte, espletò con grande prudenza l'ufficio di superiore in vari conventi della Sua provincia e fu inviato come Visitatore apostolico due volte nella sua provincia di Castiglia ed una in quella dell'Andalusia; il 14 aprile 1612, fondò la Congregazione degli Schiavi del Dolcissimo Nome di Maria; nel 1619 fu nominato precettore degli Infanti di Spagna; il 12 maggio 1621 venne eletto Provinciale della Castiglia; il 1° gennaio 1622 fu scelto quale confessore della Regina Isabella di Borbone; morì il 29 settembre 1624 a Madrid.
La sua canonizzazione, in quest'anno mariano, glorifica colui che, per la sua tenera devozione a Maria, Lope de Vega paragona a S. Bernardo di Chiaravalle e a Sant'Ildefonso di Toledo. Fu la mamma, la virtuosa Costanza, che istillò e fece germogliare nell'anima di Simone l'amore a Maria.
Il culto che le tributava continuamente insieme al marito Gregorio, fa ben capire perché Simone, quando pronunciò le sue prime parole all'età di 14 mesi, essendo da piccolo un po' ritardato e balbuziente, disse: "Ave, Maria": non faceva che ripetere la preghiera frequentemente recitata dai suoi genitori.
La sua più grande gioia era quella di visitare i santuari mariani, di pregare Maria e con Maria, di imitarne le virtù, di cantarne le lodi, di mostrarne l'importanza nel mistero di Dio e della Chiesa.
Attraverso profondi studi teologici, egli comprese sempre meglio la missione di Maria e la sua cooperazione con la Trinità alla salvezza del genere umano e la santificazione della Chiesa.
Vivrà i suoi voti religiosi sull'esempio di Maria. Riteneva che, per essere tutti di Dio come Maria, bisognava farsi suoi schiavi, o meglio, schiavi di Dio in Maria; per questo, istituì la Congregazione
degli Schiavi di Maria, alla più grande gloria della Trinità, a lode della Madonna, al servizio dei poveri. Per lui, essere schiavo di Maria indicava appartenenza totale a Lei: " Totus tuus ", per unirsi più intimamente al Cristo e, in Lui, per lo Spirito, al Padre.
La Congregazione da lui fondata aveva carattere laicale: vi potevano aderire persone d'ogni ceto sociale.
Gli ascritti, tra i quali figuravano anche il re e i suoi figli, si impegnavano ad onorare Maria, assistendo maternamente i suoi figli prediletti: i poveri.
La sua opera sussiste ancora in Ispagna.
Colui che è ritenuto uno dei più grandi contemplativi del suo tempo, nella sua opera: " La preghiera e le sue grandezze " dimostra che alla dimensione contemplativa va unita quella attiva: le opere di misericordia.
Fedele al carisma trinitario, promosse redenzioni degli schiavi, sovvenne a molteplici necessità dei bisognosi, consolò malati, diseredati ed emarginati di ogni genere. Quando ebbe mansioni a Corte, pose come condizione di poter continuare a dedicarsi ai "suoi" poveri, che aiutava in mille modi, a qualunque ora del giorno e della notte.
Molteplici sono le manifestazioni del suo amore a Maria. I pittori, che ce ne hanno tramandato l'effigie, pongono sulle sue labbra il saluto "Ave, Maria", che egli pronunciava così frequentemente da esser chiamato: "Il Padre Ave Maria". Fece stampare migliaia di immagini della Vergine Santissima con la scritta: "Ave, Maria", inviandole anche all'estero. Fece confezionare corone del rosario con 72 grani azzurri su cordone bianco, simboli dell'Assunta e dell'Immacolata, a ricordo dei 72 anni della vita di Maria, secondo la credenza di allora, e li diffuse dovunque, anche in Inghilterra.
Avvalendosi del suo influsso a Corte, fece incidere a caratteri d'oro sulla facciata del palazzo reale
di Madrid il saluto angelico a lui tanto caro: "Ave, Maria". Il 5 giugno 1622 impetrò dalla Santa Sede l'approvazione del testo liturgico da lui composto in onore del Dolcissimo Nome di Maria che, più tardi, il Papa Innocenzo XI estese alla Chiesa universale.
Alla sua morte avvenuta il 29 settembre 1624, le onoranze funebri a lui tributate assunsero l'aspetto di una canonizzazione anticipata.
Per 12 giorni, i più valenti oratori di Madrid ne esaltarono le virtù e la santità. Impressionato dalla venerazione unanime nei suoi riguardi, il Nunzio del Papa, qualche giorno dopo la sua morte, l'8 ottobre seguente, ordinò che si iniziassero i processi, in vista della sua glorificazione da parte della Chiesa.
Clemente XII, il 25 marzo 1735 riconobbe l'eroicità delle sue virtù e Clemente XIII lo beatificò il 19 maggio 1766.
E oggi, 3 luglio, prima che si concluda l'Anno Mariano, il Papa Giovanni Paolo II iscrive nel catalogo dei Santi questo grande servo di Maria e padre dei poveri.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - San Simon de Rojas, pregate per noi.   


*Beato Valentino Rovira - Mercedario (28 settembre)

+ Orihuela, Spagna, 1449
Commendatore del convento di Sant'Eulalia in Orihuela (Spagna), il Beato Valentino Rovira, fu un mercedario di una certa importanza.
Inviato in redenzione convertì alla fede cattolica molti giudei, eretici, sismatici e sopportò molte sofferenze per la liberazione degli schiavi.
Alla fine con tanti meriti acquisiti morì in pace nel suo convento di Orihuela nel 1449.
L'Ordine lo festeggia il 28 settembre.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Valentino Rovira, pregate per noi.   


*San Venceslao - Martire (28 settembre)

Stochow (Praga, Repubblica Ceca), ca. 907 - Stará Boleslav (Repubblica Ceca), 929/935
Vissuto nel X secolo, principe di Boemia, fu educato cristiana mente dalla nonna Santa Ludmilla.
Giovanissimo, successe al padre dopo un periodo di emergenza della madre che gli preferiva il secondogenito Boleslao.
Ella fomentò a tal punto la rivalità fra i due fratelli che Boleslao assalì Venceslao mentre si recava da solo, come era solito fare, in chiesa per il Mattutino.
Difesosi dalla spada di Boleslao, a cui il risparmio alla vita, venne ucciso dai suoi seguaci.
Venceslao visse nel periodo in cui, in Boemia, il Cristianesimo era agli albori e l'attività apostolica e missionaria erano molto difficili e pericolose.
Egli, profondamente religioso, contribuì alla diffusione del messaggio evangelico, promuovendo religiosamente e culturalmente il proprio popolo e, per la sua bontà e per la sua rettitudine, divenne il santo più popolare della Boemia.
Patronato: Patrono della Boemia
Etimologia: Venceslao = gloria della corona (della reggia), dal polacco
Emblema: Corona, Palma
Martirologio Romano: San Venceslao, martire: duca di Boemia, fu educato alla sapienza umana e divina dalla zia paterna Ludmilla e, pur severo con sé stesso, fu però uomo di pace nell’amministrare il regno e misericordioso verso i poveri e riscattò in massa gli schiavi pagani in vendita a Praga, perché fossero battezzati; dopo avere affrontato molte difficoltà nel governare i suoi sudditi e nell’educarli alla fede, tradito da suo fratello Boleslao, fu ucciso in chiesa a Stará Boleslav in Boemia da alcuni sicari.
C’è un luogo d’Europa che appartiene alla memoria di tutto il mondo, insieme a una data: piazza San Venceslao di Praga, 1968.
Essa ricorda la “primavera”, col grido del popolo ceco per la libertà, e poi il lutto per l’invasione comunista del Paese, nell’estate dell’oppressione.
Le gioie e i dolori di tutti si esprimevano qui, intorno alla statua di san Venceslao, eretta alla fine dell’Ottocento.
Venceslao (Václav in lingua ceca) è figlio di Vratislav duca di Boemia: perde il padre da ragazzo e gli succede nel governo, sia pure con la reggenza di sua madre Drahomira.
É cristiano, educato dalla nonna paterna Ludmilla, che la Chiesa venera come santa, uccisa a causa della sua fede per ordine della nuora Drahomira, madre di Venceslao.
Questi, rispetto ai prìncipi del tempo, è tra i più colti: ha studiato anche il latino.
Una volta assunto il potere effettivo, Venceslao si adopera per la cristianizzazione del Paese, chiamandovi missionari tedeschi, perché questo fa parte della sua linea generale di governo: avvicinare la Boemia all’Europa occidentale e alla sua cultura (anche se non mancano conflitti con regnanti germanici).
La tradizione fa di lui un modello del coraggio generoso: durante la lotta contro un duca boemo, Venceslao gli propone di risolvere la controversia con un duello tra loro due, in modo da non sacrificare tante vite di soldati; e il nemico si riconcilia con lui.
La sua giovane età e il suo stile ne fanno un modello per molti suoi sudditi, ma proprio la vasta popolarità mette contro di lui – per motivi religiosi e di potere – una parte della nobiltà, che obbedisce (o che si è imposta) al suo fratello minore Boleslao.
Di qui, una congiura per ucciderlo, dando tutto il ducato boemo al fratello.
Questi, non osando aggredire Venceslao in Praga, lo invita nel suo castello di Stará Boleslav.
Si pensa di ucciderlo durante il pranzo, ma certe parole di Venceslao fanno temere che abbia
scoperto il complotto.
Allora lo si aspetta quando va in chiesa (da solo, come sempre) per recitarvi la preghiera delle Ore.
E qui viene assassinato.
Dice una leggenda che Boleslao tentò per primo di colpirlo, ma Venceslao reagì buttandolo a terra e facendogli cadere la spada; poi generosamente la raccolse e la volle restituire al fratello in segno di perdono.
Questo fu il suo ultimo gesto di grandezza, troncato dai sicari di Boleslao che lo colpirono a morte tutti insieme.
Secondo un’altra leggenda, nessuno riuscì a lavare il suo sangue, sparso sul pavimento in legno.
Il corpo fu poi portato a Praga e sepolto nella chiesa di San Vito.
Già nel secolo X Venceslao fu oggetto di culto, e nel secolo successivo diventò il simbolo dello Stato boemo.
Più tardi la Chiesa scriverà il suo nome nel Martirologio Romano, venerandolo come martire per la fede.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Venceslao, pregate per noi.


*San Zama Protovescovo di Bologna (28 settembre)

III secolo
Con San Zama, protovescovo di Bologna, risaliamo alle radici della Chiesa petroniana fecondata dal sangue dei martiri.
Come attesta l'Elenco Renano (anteriore al sec.XII), svolse la sua missione nel III secolo e probabilmente conobbe la persecuzione di Diocleziano e la pace costantiniana.
Il corpo di Zama e quello di Faustiniano furono traslati dalla chiesa dei santi Nabore e Felice alla Chiesa Cattedrale e posti sotto l'altare maggiore il 4 maggio 1586 per volontà del card. Gabriele Paleotti. Fra gli altri vescovi bolognesi, è degno di speciale menzione Sant'Eusebio, intrepido difensore della fede cattolica al Concilio di Aquileia (381).
Fu molto caro a Sant'Ambrogio di Milano e da lui lodato per la capacità di proporre l'ideale della verginità: "piscator Ecclesiae Bononiensis aptus ad hoc piscandis genus" (pescatore della Chiesa Bolognese particolarmente abile nel far emergere vocazioni verginali) (De Virginitate 130).
Con lui si ricordano oggi tutti i santi Vescovi della Chiesa bolognese.
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Bologna, San Zama, ritenuto primo vescovo della città.
È accaduto nel corso dei secoli e dei millenni, che il primo vescovo di una città, fondatore della prima comunità cristiana del luogo, da cui ebbe origine la diocesi, spesso morto martire, sia stato “sorpassato” nella devozione popolare, da altre figure di santi, nati o giunti nella città, con tanti meriti spirituali e sociali, da essere poi invocati come Santi patroni principali.
Per darne un esempio: S. Rufino primo vescovo e San Francesco ad Assisi; San Prosdocimo primo vescovo e Sant’ Antonio a Padova; San Mamiliano primo vescovo e Santa Rosalia a Palermo; Sant’ Aspreno primo vescovo e San Gennaro a Napoli; così è stato per il primo vescovo di Bologna s. Zama e San Petronio.
La sua posizione come primo vescovo di Bologna, è citata nel più antico catalogo dei vescovi bolognesi “L’Elenco Renano”, redatto in un’epoca anteriore al XII secolo; per il resto nessuna informazione
esiste sulla vita e sull’epoca dell’episcopato; quindi quel poco che si sa, sono solo deduzioni di studiosi.
Il cardinale Cesare Baronio (1538-1607), estensore del ‘Martirologio Romano’, affermò che San Zama fu ordinato vescovo da papa Dionigi (259-268), quindi nella seconda metà del III secolo.
Inoltre il periodo può essere desunto dal fatto, che nell’’Elenco Renano’ il quinto vescovo di Bologna Sant’Eusebio, fu contemporaneo di Sant’Ambrogio (340-397), retrocedendo nel computo degli anni, S. Zama poté essere vescovo alla fine del III secolo - inizio del IV; conobbe quindi la crudele persecuzione di Diocleziano (243-313) e la successiva pace di Costantino I il Grande (280-337) ma non fu martire.
Gli antichi testi (Elenco Renano, Vita di San Petronio) e una lapide del XIII secolo, esistente nell’abbazia bolognese dei SS. Nabore e Felice, pur nominandolo, non lo riportano come Santo.
Il primo a considerarlo tale nel 1541, fu Leandro Alberti (1479-1552) frate domenicano, storico e geografo bolognese, nelle sue “Historie di Bologna”; ma fu solo con la traslazione delle reliquie di San Zama e di San Faustiniano, dalla chiesa dei SS. Nabore e Felice, alla Chiesa Cattedrale dove furono posti sotto l’altare maggiore, per volere del card. Gabriele Paleotti, il 4 maggio 1586, che il suo culto ebbe larga diffusione.
Fino al 1961 veniva celebrato il 24 gennaio; poi con la riforma del Calendario Bolognese, è ricordato il 28 settembre e con lui tutti i Santi vescovi della diocesi emiliana.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Zama Protovescovo di Bologna, pregate per noi.   


*Altri Santi del giorno (28 settembre)
*San

Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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