Santi del 3 Aprile - Istituto Aveta

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Santi del 3 Aprile

Il mio Santo > I Santi di Aprile

*Santi Cresto e Pappo - Martiri (3 aprile)

Martirologio Romano: A Costanza in Scizia, nell’odierna Romania, Santi Cresto e Pappo, martiri.
Il Martirologio Siriaco del IV secolo, al 3 aprile, commemora a Tomi, capitale della Scizia Minore, i due martiri Cresto e Pappo.
Nessuna notizia è pervenuta sulla vita e sull'epoca in cui vissero i due santi, né sul genere di martirio che dovettero subire. Perirono, forse, durante la persecuzione scatenata da Licinio nella parte orientale dell'impero romano (319), che tante vittime fece nella Scizia Minore.
Lo stesso giorno, il Martirologio Geronimiano fa menzione di un gruppo di martiri di Tomi in Syciana: Evagrio, Benigno, Cresto e Aresto.
La memoria di Pappo è quindi scomparsa, mentre si è conservato il nome di Cresto, del quale Aresto è una lettura errata e Benigno la traduzione latina. L'aggiunta di Evagrio può spiegarsi con la presenza, nella lista dei santi di quel giorno, del martire Pancrazio di Taormina (Sicilia) del quale scrisse la passio proprio un discepolo chiamato Evagrio.
Il Caetani ricorda tra i martiri di Siracusa, poco prima di Pancrazio di Taormina, Benigno, Cresto ed Eugario. Evidentemente, questi sono i nomi del Geronimiano collegati con Siracusa dal suddetto autore che fornisce, in tal modo, un'ulteriore interpretazione della forma in Syciana. Nel Martirologio Romano, sempre al 3 aprile, sotto le correzioni di Floro, ritroviamo una traccia della menzione del Geronimiano, nella quale, però, compaiono soltanto Evagrio e Benigno, e la parola Syciana è diventata Schythia.
Questa correzione, in sé legittima, non è accettata dal Delehaye perché nei testi agiografici la collocazione Tomis non è mai seguita dall'ulteriore specificazione in Schythia.
Egli propone piuttosto di leggere «Sicilia», riferendo l'indicazione topografica alla memoria di Pancrazio di Taormina.

(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Cresto e Pappo, pregate per noi.


*Beati Ezechiele Huerta Gutiérrez e Salvatore Huerta Gutiérrez - Laici e Martiri (3 aprile)

Scheda del Gruppo a cui appartengono i  Beati Ezechiele Huerta Gutiérrez e Salvatore Huerta Gutiérrez:
"Santi e Beati Martiri Messicani" (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni)

+ Mezquitán, Messico, 3 aprile 1927
Nel contesto della persecuzione religiosa messicana, provocata dalla nuova costituzione promulgata nel 1917, parecchi cristiani subirono il martirio e tra essi rifulge questo gruppo comprendente otto fedeli laici dell’arcidiocesi di Guadalajara, tutti cristiani integerrimi attivamente impegnati nella difesa della libertà religiosa e della Chiesa, che furono uccisi per la loro fede cristiana tra il 1927 e il 1928.
Il 3 aprile 1927 furono uccisi i due fratelli Ezequiel Huerta Gutiérrez e Salvador Huerta Gutiérrez.
Il martirio di questi Servi di Dio fu riconosciuto il 22 giugno 2004 da Giovanni Paolo II e furono poi beatificati il 20 novembre 2005, sotto il pontificato di Benedetto XVI.
José Luciano Ezequiel Huerta Gutiérrez  Padre di famiglia
Magdalena, Messico, 7 gennaio 1876 - Mezquitán, Messico, 3 aprile 1927
José Luciano Ezequiel Huerta Gutiérrez nacque a Magdalena il 6 gennaio 1876. Sposo e padre
esemplare di una numerosa prole, possedeva un magnifica voce da tenore drammatico.
Era inoltre organista di professione. Assai devoto all’Eucaristia, riceveva spesso la Comunione. Molto caritatevole, condivideva i suoi beni con i più bisognosi.
Fu arrestato la mattina del 2 aprile 1927, poichè aveva due fratelli presbiteri, Eduardo e José Refugio, molto rispettati a Guadalajara ed aveva appena visitato la camera ardente allestita per Anacleto González Flores. Nelle celle del comando della polizia lo torturarono sino a fargli perdere conoscenza.
Quando rinvenne, espresse il suo dolore cantando l’inno eucaristico “Che viva il mio Cristo, che viva il mio Re”.
All’alba del giorno seguente, fu portato insieme a suo fratello nel cimitero municipale. Lì si formò il plotone per l’esecuzione.
Ezequiel disse a suo fratello Salvador: “Li perdoniamo, vero?”. “Sì, che il nostro sangue serva per la salvezza di molti”, rispose Salvador. Una scarica di proiettili pose fine al loro dialogo. La moglie di Ezequiel, vicinissima al luogo dell’esecuzione, udì gli spari senza però sapere chi fossero le vittime. Riunì comunque tutti i suoi figli e disse: “Figli miei, recitiamo il rosario per queste povere persone che hanno appena fucilato”.
José Salvador Huerta Gutiérrez Padre di famiglia
Magdalena, Messico, 18 marzo 1880 - Mezquitán, Messico, 3 aprile 1927
José Salvador Huerta Gutiérrez nacque a Magdalena il 18 marzo 1880. Meccanico tornitore per vocazione, si dedicò interamente a questo mestiere, divenendo uno dei più competenti meccanici di Guadalajara.
Fervido amante di Gesù Sacramentato, partecipava quotidianamente all’Eucaristia ed all’adorazione.
La sua condotta quale figlio, sposo e padre fu sempre esemplare. Possedeva un particolare intuito dinanzi al pericolo, che affrontava con singolare forza. Al principio del 1927, con la persecuzione religiosa, la situazione divenne insostenibile per i cattolici.
I chierici vennero perseguitati senza tregua in quanto ritenuti istigatori della resistenza armata. Il 2 aprile 1927, consumato l’assassinio di Anacleto González e dei suoi tre compagni, Salvador andò al cimitero per rendergli l’estremo saluto.
Tornando alla sua officina, trovò ad attenderlo agenti di polizia che lo arrestarono. Nella caserma generale fu sottoposto a crudeli torture e lo appesero per i pollici.
I carnefici volevano scoprire ove si trovavano i sacerdoti Eduardo e José Refugio. Esanime, fu gettato in una cella.
All’alba del giorno seguente, fu condotto nel cimitero di Mezquitán con suo fratello Ezequiel. Di fronte al plotone di esecuzione chiese una candela accesa per illuminare il suo petto scoperto. Urlò: “Viva Cristo Re e la Vergine di Guadalupe! Sparate, muoio per Dio, che amo molto”.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Ezechiele Huerta Gutiérrez e Salvatore Huerta Gutiérrez, pregate per noi.  


*Beato Francisco Solis Pedrajas - Sacerdote e Martire (3 aprile)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Martiri Spagnoli della Diocesi di Jaén" - Senza Data (celebrazioni singole)
"Beati 522 Martiri Spagnoli" Beatificati nel 2013 - Senza data (Celebrazioni singole)
"Santi, Beati e Servi di Dio Martiri nella Guerra di Spagna" - Vittime della persecuzione religiosa - Senza Data (Celebrazioni singole)

Marmolejo, Spagna, 9 luglio 1877 - Mancha Real, Spagna, 3 aprile
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francisco Solis Pedrajas, pregate per noi.
 

 

*Beato Gandolfo da Binasco (3 aprile)

m. Polizzi Generosa, 3 aprile 1260
Martirologio Romano: A Polizzi in Sicilia, Beato Gandolfo da Binasco Sacchi, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che condusse un’austera vita di solitudine e percorse le regioni limitrofe per predicarvi la parola di Dio.
Nato alla fine del sec XII o all'inizio del XIII dalla famiglia Sacchi ed entrato nell'Ordine Francescano, passò come concionator devotus dall'Italia settentrionale alla Sicilia, dove, sembra, predicò a Palermo, a Termini Imerese, a Castelvetrano e in altri luoghi.
Morí a Polizzi Generosa il 3 aprile 1260.
Il vescovo Giacomo di Narni nel 1320 trovò una festa in onore del Beato al 17 settembre ex antiqissima traditione.
Dal processo di beatificazione del 1632 si ricava che per la Pentecoste si celebrava la festa dell'invenzione ed elevazione delle reliquie: l'una e l'altra con Ufficio proprio, processione col corpo del Beato e, in occasione della seconda, con fiera.
Il mercoledí di ogni settimana si canta una Messa votiva nel suo sacello; immagini ed ex voto vicino alla tomba attestano la diffusione in Sicilia del suo culto che è stato confermato nel 1881.
(Autore: Virgilio Noè - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gandolfo da Binasco, pregate per noi.  

 

*Beato Giovanni da Penna San Giovanni - Sacerdote Francescano (3 aprile)
Penna San Giovanni, 1193 circa – Penna San Giovanni, 1270
Martirologio Romano: A Penna nelle Marche, Beato Giovanni, sacerdote, che fu tra i primi compagni di San Francesco e, mandato in Francia, vi propagò il modello di vita evangelica.
Seguace di San Francesco dal 1213, fu da lui inviato in Linguadoca, con altri frati, per la diffusione dell’ordine.
Tornato in patria, fu guardiano di vari conventi.
Il suo culto, venne approvato nel 1806. Festa il 3 aprile (nell’ordine francescano il 31 ottobre).

(Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Beato Giovanni da Penna - San Giovanni Diocesi di Fermo - brevi notizie desunte dal libro di Cecarini Giuseppe
Posted on 12 febbraio 2018 by lt Carlo Tomassini

Beato Giovanni da Penna San Giovanni sacerdote francescano
Nacque intorno al 1193 a Penna San Giovanni, nella diocesi di Fermo. Fu tra i primi discepoli di San Francesco, del quale accettò in pieno la Regola della completa povertà. Si distingueva per
l’umiltà, la preghiera, la penitenza.
San Francesco aveva grande stima di lui e nel 1213 lo mandò in Francia, perché facesse conoscere l’ordine e ne propugnasse la diffusione. Compì la sua missione con risultati efficaci: metteva in pratica ciò che poi comunicava agli altri, certo che dalla grazia di Dio sarebbe seguita l’efficacia del suo apostolato.
Per la vita esemplare nell’adempimento di quanto insegnava, per la sua spiritualità, per la sua vita di grande povertà, suscitava in tutti una grande ammirazione.
Tornato in patria, divenne guardiano di diversi conventi a lui affidati.
Il suo corpo è esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa di San Francesco a Penna San Giovanni.
Il culto fu approvato nel 1806. La festa viene celebrata il 3 aprile.
Don Giuseppe Cecarini “Santi e Beati particolarmente venerati nell’Arcidiocesi di Fermo” Fermo 2014 p. 19
Giaculatoria - Beato Giovanni da Penna San Giovanni, pregate per noi.  


*Beato Giovanni di Gesù e Maria (Juan Otazua y Madariaga) - Sacerdote trinitario, Martire (3 aprile)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Martiri Spagnoli Trinitari di Cuenca e Jaén” Beatificati nel 2007 - Senza Data (Celebrazioni singole)
“Beati 498 Martiri Spagnoli” Beatificati nel 2007 (6 novembre) “Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Rigoitia, Spagna, 8 febbraio 1895 - Mancha Real, 3 aprile 1937
Beatificato il 28 ottobre 2007.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni di Gesù e Maria, pregate per noi.  

 

*San Giovanni I di Napoli - Vescovo (3 aprile)

† 2 aprile 432

Martirologio Romano: A Napoli, San Giovanni, vescovo, che morì nella Santa Notte di Pasqua mentre celebrava i sacri misteri e, accompagnato da una folla di fedeli e neofiti, fu deposto nel giorno della solennità della Risurrezione del Signore.
È il quattordicesimo nella serie dei vescovi napoletani: successo a Sant'Orso nel 414, pontificò fino al 432 in un periodo storico turbolento sotto l’aspetto politico e religioso.
Trasportò i resti mortali di San Gennaro dall’agro Marciano, presso Pozzuoli, luogo della sua prima sepoltura, nel cimitero extraurbano che divenne in seguito il maggiore della comunità cristiana di Napoli: la catacomba che prese poi il nome del celebre martire.
Nella lettera a Pacato, De obitu Paulini, Uranio narra che il vescovo di Nola, Paolino, morto da appena nove mesi, apparve in sogno a Giovanni, tre giorni prima che morisse, a preannunziargli
prossima la fine.
Particolari vincoli di amicizia dovevano legare il vescovo di Napoli e quello di Nola, sul cui animo, la traslazione del celebre martire, compiuta da Giovanni, esercitò tanto fascino da vederselo apparire in punto di morte.
Giovanni fu colto dalla morte, mentre da poco aveva iniziato la celebrazione liturgica del sabato santo 2 aprile 432.
Il suo corpo fu deposto il giorno seguente nell’oratorio, ove era stato inumato san Gennaro, e di qui, a metà del secolo IX, fu traslato dal vescovo Giovanni IV lo Scriba, nella Stefania.
Lo ricordano i Calendari napoletani: marmoreo (secolo IX), tutiniano (fine secolo XII), lotteriano (fine secolo XIII) e il cassinese del secolo XIV.
Tuttavia nel tardo Medioevo il suo nome cadde nell’oblio: tra il 1262 e il 1269, il cimeliarca Giovanni, volendo scrivere le memorie di san Giovanni IV, compose un ibrido centone attribuendogli quanto il Liber Pontificalis e la lettera di Uranio narrano di Giovanni I.
La deplorevole confusione ebbe sanzione ufficiale nel Martirologio Romano, dove il nostro santo è ricordato al 22 giugno e nel Calendario diocesano del cardinale Decio Carafa del 1619, che stabiliva la festa di un unico San Giovanni, vescovo napoletano al 1° aprile.
La Santa Congregazione dei Riti, approvando il nuovo Proprio napoletano nel 1955, ristabiliva la verità storica e ridava l’antico culto a Giovanni I, fissandone la festa al 3 aprile.

(Autore: Domenico Ambrasi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giovanni I di Napoli, pregate per noi
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*San Giuseppe l’Innografo - Monaco a Costantinopoli (3 aprile)

Sicilia, 816 - Costantinopoli, 3 aprile 886
Nacque in Sicilia nell'816 e al tempo dell'invasione araba dell'827, con la sua famiglia si rifugiò nella Grecia Meridionale. Nell'831 si recò a Tessalonica nella Macedonia, entrando nel monastero di Latomia.
Consacrato sacerdote, ebbe come maestro spirituale San Gregorio il Decapolita, che verso l'840 lo condusse a Costantinopoli. L'anno successivo Giuseppe fu inviato a Roma dal papa Gregorio IV, per chiedere il suo aiuto nella lotta contro l'eresia iconoclasta.
La nave su cui era imbarcato, cadde però nelle mani di pirati arabi che lo condussero a Creta; riscattato e liberato nell'843 tornò a Costantinopoli dove trovò il suo maestro morto. Coinvolto nella vicenda della deposizione del patriarca Ignazio, nell'858, fu esiliato a Cherson in Crimea, dove rimase probabilmente fino al reintegro di Ignazio nell'867.
L'imperatore Basilio I il Macedone (812-886) gli affidò la custodia di Santa Sofia a Costantinopoli. Morì nel 886. Sono celebri i suoi inni sacri da cui è derivato il nome «Innografo». (Avvenire)
Martirologio Romano: A Costantinopoli, San Giuseppe, detto l’Innografo, sacerdote e monaco, che, mentre imperversava la lotta contro le sacre immagini, fu mandato a Roma ad invocare la protezione della Sede Apostolica e, dopo aver patito grandi tribolazioni, ebbe infine l’incarico di custode dei vasi sacri della chiesa di Santa Sofia.
La ‘Vita’ di San Giuseppe l’Innografo fu scritta dal suo discepolo e successore Teofano; nacque in Sicilia nell’816 e al tempo dell’invasione araba dell’827, con la sua famiglia si rifugiò nel Peloponneso (Grecia Meridionale).
A quindici anni nell’831 si recò a Tessalonica (odierna Salonicco) nella Macedonia, prendendo l’abito religioso nel monastero di Latomia.
Consacrato sacerdote, ebbe come maestro spirituale San Gregorio il Decapolita, che verso l’840 lo condusse con sé a Costantinopoli, dove insieme ad altri discepoli vissero nella chiesa di Sant’Antipa.
L’anno successivo Giuseppe fu inviato a Roma dal papa Gregorio IV, per chiedere il suo aiuto nella lotta ingaggiata dal suo maestro e i discepoli, contro l’eresia iconoclasta, iniziata dall’imperatore Leone III l’Isaurico nel 726.
La nave su cui era imbarcato, cadde però nelle mani dei pirati arabi che lo condussero a Creta; venne riscattato e liberato da persone caritatevoli e nell’843 tornò a Costantinopoli dove trovò il suo maestro Gregorio il Decapolita morto o moribondo.
Restò come eremita nella stessa chiesa di S. Antipa, poi per cinque anni fu nella chiesa di San Giovanni Crisostomo, dove nell’850 fondò un monastero, diventando egumeno (abate), deponendovi anche le reliquie di Gregorio, del suo discepolo Giovanni e quelle di San Bartolomeo, ottenute a Tessalonica.
Venne coinvolto nella vicenda della deposizione del patriarca Ignazio, avvenuta il 23 novembre 858 e perché amico e sostenitore del patriarca, fu esiliato dal potente cesare Bardas a Cherson in Crimea, dove rimase probabilmente fino al reintegro di Ignazio nell’867.
L’imperatore Basilio I il Macedone (812-886) gli affidò la custodia di S. Sofia a Costantinopoli, in questa funzione ricevé gli inviati del Papa Adriano II al Concilio di Costantinopoli, il 25 settembre 869.
Dopo una interruzione, ricoprì la carica di nuovo fino all’886, anno in cui morì il 3 aprile, giorno della sua attuale celebrazione liturgica. Sono celebri i suoi inni sacri, accolti nella liturgia greca, da cui è derivato il nome “Innografo”.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Giuseppe l’Innografo, pregate per noi.  


*Beato Lorenzo Pak Chwi-deuk - Martire (3 aprile)  
Scheda del Gruppo a cui appartiene:

"Beati Martiri Coreani" (Paolo Yun Ji-chung e 123 compagni)

Myeoncheon, Corea del Sud, 1769 – Hongju, Corea del Sud, 3 aprile 1799
Lorenzo Pak Chwi-deuk, dopo aver aderito alla religione cattolica, apprese il catechismo e divenne un credente coraggioso, tanto da andare a protestare per l’arresto di numerosi fratelli nella fede. Dopo un primo arresto, venne messo in libertà, ma una nuova persecuzione lo rigettò in carcere, dove patì numerose torture. Morì per impiccagione il 3 aprile 1799, a trent’anni. Inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung, è stato beatificato da Papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
Lorenzo Pak Chwi-deuk nacque a Myeoncheon, nel distretto di Chungcheong, nel 1769. Sentì per la prima volta la predicazione del cattolicesimo nella sua città natale, ma apprese il catechismo quando andò a Seul, dal catechista Saba Ji Hwang. Tornato a casa, prese a pregare con fervore e provò a proclamare il Vangelo tra i suoi familiari e i suoi vicini.
Con lo scoppio della persecuzione Sinhae nel 1791, Lorenzo andò spesso a visitare i fratelli nella fede che erano stati imprigionati. Un giorno andò dal capo ufficiale e protestò vivacemente:
«Non è un terribile crimine picchiare gente innocente e imprigionarla per svariati mesi?». Venne subito arrestato.
Venne trasferito a Haemi e poi a Hongju, ma non si scoraggiò mai e non smarrì la fede. Meno di un mese dopo essere stato imprigionato, gli venne concessa la libertà e, di conseguenza, negato il martirio.
Dopo la liberazione, Lorenzo continuò la sua predicazione e rimase in contatto con altri due credenti, Giacomo Won Si-bo e l’ufficiale dell’esercito Francesco Bang.
Alla ripresa delle minacce anticattoliche, con la persecuzione Jeongsa del 1797, venne nuovamente ordinato il suo arresto. Al sentire la notizia scappò, ma si arrese quando venne a sapere che suo padre era stato arrestato al posto suo.
Quando iniziò l’interrogatorio, Lorenzo spiegò la dottrina cattolica punto per punto. Il capo ufficiale, dunque, ordinò di torturarlo, ma senza esito. Dopo essere stato ripetutamente interrogato e malmenato, venne tenuto in prigione per vari mesi. All’arrivo di un nuovo capo ufficiale, venne nuovamente messo sotto torchio, ma con gli stessi risultati di prima, quindi venne trasferito a Hongju.
Anche lì, Lorenzo non mutò il suo comportamento. Il comandante in capo del luogo, a quel punto, ordinò di gettarlo in prigione, rompergli le gambe e metterlo a morte. Riferito l’ordine al governatore, questi comandò di percuoterlo alle gambe e di ammazzarlo, a meno che si fosse arreso dopo essere stato picchiato quattordici volte.
In seguito, dovette rimanere in prigione per mesi e spesso veniva punito di fronte al comandante in capo. Una volta, ad esempio, venne privato dei vestiti e abbandonato, durante la notte, in un buco fangoso, esposto al freddo e alla pioggia.
A sua madre scrisse: «Due mesi dopo che sono stato imprigionato, ho riflettuto su come potessi guadagnare la grazia di Dio. Allora, in sogno, ho visto la croce di Gesù che mi diceva: “Segui la
croce”. Questa rivelazione è un po’ più debole ora, ma non la dimenticherò mai».
Lorenzo venne picchiato più di millequattrocento volte. Non gli venne nemmeno concesso di bere per otto giorni.
Le guardie carcerarie, pensando che fosse morto, lo denudarono e l’abbandonarono all’esterno, ma non morì. Messo nuovamente in prigione, disse loro: «Non morirò di fame o per le botte, ma morirò se mi impiccherete».
Quando alcuni fedeli andarono a trovarlo la notte successiva, videro che le sue ferite erano miracolosamente scomparse. Le guardie, credendo che fosse successo per magia, impiccarono Lorenzo con una corda. Aveva circa trent’anni.
Era il 3 aprile 1799 (29 febbraio del calendario lunare). Lorenzo Pak Chwi-deuk, inserito nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fanno parte anche i già citati Saba Ji Hwang, Francesco Bang e Giacomo Won Si-bo), è stato beatificato da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del viaggio apostolico in Corea del Sud.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Lorenzo Pak Chwi-deuk, pregate per noi.  


*San Luigi Scrosoppi - Sacerdote (3 aprile)

Udine, 4 agosto 1804 - Udine, 3 aprile 1884
Il miracolo che ha portato sugli altari il sacerdote friulano Luigi Scrosoppi è stato la guarigione da una malattia che ai suoi tempi nemmeno si immaginava: l'Aids. Il beneficiato, nel 1996, è un ragazzo sudafricano. Scrosoppi è divenuto così patrono dei malati di Aids.
Nato a Udine nel 1804, terzo di tre fratelli, Luigi fu il terzo sacerdote della famiglia. Carlo, il primo, nato dal primo matrimonio della mamma Antonia Lazzarini con Francesco Filaferro morto esule a Klagenfurt, diventa sacerdote filippino. Giovanni Battista, nato dal matrimonio con Domenico Scrosoppi, diventa sacerdote diocesano.
Luigi segue le orme dei fratelli, entra in seminario e viene consacrato nel duomo di Udine il 31 marzo 1827. Nella Regione, al tempo poverissima, provvede con alcuni preti e un gruppo di maestre all'educazione delle ragazze in difficoltà. Ne nasce la Congregazione delle Suore della Provvidenza. A 42 anni entra nell'Oratorio di San Filippo Neri. Morirà a Udine nel 1884. È stato canonizzato il 10 giugno 2001. (Avvenire)
Etimologia: Luigi = derivato da Clodoveo
Martirologio Romano: A Udine, San Luigi Scrosoppi, sacerdote della Congregazione dell’Oratorio, che fondò la Congregazione delle Suore della Divina Provvidenza per educare le giovani nello spirito cristiano.
Luigi Scrosoppi nasce il 4 agosto 1804 a Udine, città del Friuli, nel nord d'Italia. Cresce in un ambiente familiare ricco di fede e carità cristiana. A dodici anni intraprende la via del sacerdozio, frequentando il seminario diocesano di Udine e nel 1827 è ordinato sacerdote; al suo fianco ci sono i fratelli Carlo e Giovanni Battista, entrambi sacerdoti.
L'ambiente poverissimo del Friuli dell'800, stremato da carestie, guerre ed epidemie, è per Luigi come un appello a prendersi curadei deboli: si dedica, con altri sacerdoti ed un gruppo di giovani maestre, all'accoglienza e all'educazione delle "derelitte", le ragazze più sole ed abbandonate di Udine e dintorni. Per loro mette a disposizione i suoi beni, le sue energie, il suo affetto; non risparmia niente di sé e quando le necessità sono più impellenti va a chiedere l'elemosina: egli ha fiducia nell'aiuto della gente e soprattutto confida nel Signore.
La sua vita è infatti una manifestazione palpabile di grande fiducia nella Provvidenza divina. Così scrive, a proposito dell'opera di carità in cui è coinvolto: "La Provvidenza di Dio, che dispone gli animi e piega i cuori a favorire le opere sue, fu l'unica fonte dell'esistenza di questo Istituto...quella amorosa Provvidenza, che non lascia confondere chi confida in lei".
Non trascura occasione per infondere questa fiducia e serenità nelle ragazze accolte e nelle giovani donne dedite alla loro educazione. Esse vengono chiamate "maestre" perché sono abili nei lavori di cucito e di ricamo, ma sono anche capaci di insegnare a "scrivere, leggere e far di conto", come si usava dire. Sono donne di età e di origini diverse, ed in ognuna di loro va maturando la decisione di mettere la propria vita nelle mani del Signore e di consacrarsi a lui, servendolo nella famiglia delle "derelitte".
La sera del 1 febbraio 1837 le nove donne, come segno della decisione definitiva, depongono i loro "ori" e scelgono di vivere nella povertà e nella donazione totale di sé. È in questa semplicità che nasce la congregazione delle Suore della Provvidenza, la famiglia religiosa fondata da Padre Luigi. Alle prime maestre si uniscono altre. Ci sono le ricche e le povere, le colte e le analfabete, le nobili e quelle di origini umili: nella casa della Provvidenza c'è posto per tutte e tutte diventano sorelle.
Il fondatore le incoraggia al sacrificio e le esorta alla cura affettuosa delle ragazze, che devono considerare la "pupilla dei loro occhi".
Nel frattempo, Luigi va maturando il bisogno di una consacrazione più totale al Signore. È affascinato dall'ideale di povertà e di fraternità universale di Francesco d'Assisi, ma gli eventi della vita e della storia lo condurranno sulle orme di San Filippo Neri, il cantore della gioia e della libertà, il santo della preghiera, dell'umiltà e della carità. La vocazione "oratoriana" di Luigi si realizza nel 1846 e nella maturità dei suoi 42 anni, diventa figlio di San Filippo: da lui impara la mansuetudine e la dolcezza che lo aiuteranno ad essere più idoneo al compito di fondatore e padre della Congregazione delle Suore della Provvidenza.
Profondamente rispettoso e attento alla crescita umana delle suore e al loro cammino di santità, non risparmia né aiuti, né consigli, né esortazioni. Egli vaglia attentamente la loro vocazione, ne mette alla prova la fede perché diventino forti.
Non è tenero di fronte alla vanità, al desiderio di apparire, ed è severo quando coglie atteggiamenti di ipocrisia e di superficialità. Ma quale tenerezza paterna sa usare di fronte alle fragilità e al bisogno di comprensione, di appoggio e di conforto!
Lentamente si delineano in Padre Luigi i tratti fondamentali di una vita spirituale centrata su Gesù Cristo, amato e imitato nell'umiltà e povertà della sua incarnazione a Betlemme, nella semplicità della vita laboriosa di Nazareth, nella completa immolazione della croce sul Calvario, nel silenzio dell'Eucaristia. E poiché Gesù ha detto: "Qualunque cosa avete fatto ad uno dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatta a me", è a loro che Padre Luigi dedica la vita di ogni giorno con l'impegno
concreto di "cercare prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia" sicuro che tutto il resto sarà dato in più, secondo la promessa evangelica.
Tutte le opere da lui avviate durante la sua vita riflettono questa scelta preferenziale verso i più poveri, verso gli ultimi, gli abbandonati. "Dodici caseCaveva profetizzatoCaprirò prima della mia morte", e fu così. Dodici opere in cui le Suore della Provvidenza si dedicano in un servizio umile, intraprendente e gioioso alle giovani in balìa di se stesse, agli ammalati poveri e trascurati, agli anziani abbandonati.
Tuttavia, profondamente interessato al compimento del bene, Padre Luigi non si occupa solo delle sue opere, nelle quali le suore collaborano con persone generose e disponibili a dare loro una mano. Offre con entusiasmo il suo sostegno spirituale ed economico anche ad iniziative intraprese in Udine da altre persone di buona volontà; sostiene ogni attività della Chiesa ed ha uno sguardo di particolare predilezione per i giovani del seminario di Udine, specialmente i più poveri.
Nella seconda metà del 1800 l'Italia, regione dopo regione, si va unificando. Le vicende politiche e militari di questa unificazione rappresentano un periodo particolarmente difficile per Udine e tutto il Friuli, terra di confine e luogo di facile passaggio tra il nord e il sud Europa, tra l'est e l'ovest. Una delle conseguenze di questa unificazione, avvenuta purtroppo in un clima anticlericale, è il decreto di soppressione della "Casa delle Derelitte" e della Congregazione dei Padri dell'Oratorio di Udine.
Inizia per Padre Luigi una dura lotta per salvare le opere a favore delle "derelitte" e vi riesce, ma non può far nulla per impedire la soppressione della Congregazione dell'Oratorio. La triste situazione politica riesce così a distruggere le strutture materiali della congregazione dell'Oratorio di Udine, tuttavia non può impedire a Padre Luigi di rimanere per sempre discepolo fedele di San Filippo.
Ormai anziano, con la sua abituale apertura di spirito, capisce che è venuto il momento di cedere il timone e lo cede alle suore con serenità e speranza.
Mantiene tuttavia con tutte un rapporto epistolare che contribuisce a rinsaldare i legami di affetto e di carità e, nella sua sollecitudine paterna, mai si stanca di raccomandare la fraternità e la fiducia.
Attraverso la sua comunione profonda con Dio e i lunghi anni di esperienza, Padre Luigi ha acquisito saggezza ed intuito spirituale non comuni che gli permettono di leggere nei cuori; talvolta dimostra anche di conoscere situazioni interiori segrete e fatti noti solo alla persona interessata.
Alla fine del 1883 è costretto a sospendere ogni attività, le forze cominciano a diminuire ed è tormentato da una febbre costantemente alta. La malattia progredisce inesorabilmente.
Raccomanda alle suore di non temere nulla "perché è Dio che ha fatto nascere e crescere la famiglia religiosa, e sarà ancora lui che la farà progredire".
Quando sente giungere la fine, vuole salutare tutti. Quindi rivolge le ultime parole alle Suore: "Dopo la mia morte, la vostra Congregazione avrà molte tribolazioni, ma dopo rinascerà a vita nuova. Carità! Carità! Ecco lo spirito della vostra famiglia religiosa: salvare le anime e salvarle con la Carità".
Nella notte di giovedì 3 aprile 1884, avviene il suo incontro definitivo con Gesù. Tutta Udine e la gente dei paesi vicini accorrono per vederlo un'ultima volta e chiederne la protezione dal cielo.
É stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 10 giugno 2001.
Nel Martirologio Romano la memoria è il 3 aprile. La diocesi di Udine e le Congregazioni da lui fondate lo celebrano al 5 ottobre.
(Fonte: Santa Sede)
Giaculatoria - San Luigi Scrosoppi, pregate per noi.  


*Beata Maria Teresa Casini - Fondatrice (3 aprile)
Frascati, Roma, 27 ottobre 1864 - Grottaferrata, Roma, 3 aprile 1937

Teresa Casini nacque in una famiglia benestante di Frascati. Aiutata da padre Arsenio Pellegrini, abate dell’abbazia basiliana di Grottaferrata, entrò tra le Clarisse, ma per motivi di salute fu costretta a uscire dal monastero. Aderì quindi alla piccola comunità fondata da una donna che si faceva chiamare "la poveretta di Gesù", che si disperse alla morte di lei. Dentro di sé continuava a sentire una voce che la chiamava a consolare le sofferenze del Cuore di Gesù, particolarmente quelle causate dall’infedeltà e dalla freddezza dei sacerdoti.
Il 2 febbraio 1894, con questo scopo, Teresa e alcune compagne formarono le claustrali "Vittime del Sacro Cuore", poi divenute di vita attiva e dal 1916 denominate "Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù".
Madre Teresa si prodigò con delicata premura in tutta una serie d’iniziative a favore delle vocazioni sacerdotali, come i collegi dei Piccoli Amici di Gesù e l’assistenza ai sacerdoti ammalati. Colpita da paralisi, morì a Grottaferrata il 3 aprile 1937, a 72 anni.
È stata beatificata sulla piazza della cattedrale di San Pietro Apostolo a Frascati il 31 ottobre
2015. Le sue spoglie riposano presso la Casa generalizia delle Oblate del Sacro Cuore, a Roma. La sua memoria liturgica, per le Suore Oblate e per la diocesi di Frascati, è stata fissata al 29 ottobre.
Teresa Casini nacque a Frascati, cittadina dei Castelli Romani, il 27 ottobre 1864, primogenita dell’ingegner Tommaso Casini e di Melania Rayner, di nazionalità belga. Ricevette il Battesimo nella cattedrale di Frascati due giorni dopo la nascita. Per volontà del padre, ad accompagnarla al fonte battesimale ci fu una schiera di poveri, quegli stessi che più di una volta, in braccio al genitore o a una domestica, vide bussare alla porta di casa.
Quando Teresa aveva circa dieci anni, l’ingegner Tommaso, che fu il suo primo educatore, morì. La bambina dovette quindi trasferirsi con la madre a Grottaferrata presso i nonni materni, i quali si erano stabiliti definitivamente in Italia dopo un periodo trascorso in Russia.
Nel 1875 diventò alunna del Collegio di Santa Rufina a Roma, tenuto dalle Dame del Sacro Cuore, dove avvertì vivamente il desiderio di consacrarsi a Dio.
Il 7 maggio 1876, giorno della sua Prima Comunione, promise a Gesù che sarebbe stata tutta sua per sempre. Una volta rientrata in famiglia per motivi di salute, tuttavia, si trovò a vivere un periodo di grande disagio: per ubbidire alla madre, dovette frequentare la vita di società, ma avvertiva come un vuoto nel cuore. L’unico modo con cui riusciva a colmarlo era mediante la preghiera. Si affidò quindi alla direzione spirituale di padre Arsenio Pellegrini, abate dell’abbazia basiliana di Grottaferrata, che l’aiutò a guardare dentro di sé.
La svolta nel suo percorso, fino ad allora simile a quello di tante ragazze devote della sua epoca, accadde una domenica, dopo la Messa cantata. Mentre era assorta in meditazione, le si presentò un’immagine concreta: il cuore di Gesù, trafitto da una spina. Udì anche una voce che diceva: «Questa spina è conficcata nel mio cuore da quei sacerdoti che, dimentichi del loro carattere, offendono, con le loro infedeltà, il mio Celeste Padre». Da allora iniziò a farsi strada in lei l’idea di un’opera riparatrice nei riguardi dei sacerdoti.
Tuttavia, per ubbidire ai consigli del direttore spirituale, il 1° febbraio 1885 Teresa entrò tra le Clarisse del monastero romano della Santissima Concezione, presso la basilica di San Pietro in Vincoli, tanto severo che le sue abitanti erano definite "le sepolte vive".
Il 2 febbraio 1886, un anno dopo l’ingresso in monastero, la giovane compì la vestizione e prese il nome di suor Maria Serafina del Cuore di Gesù Trafitto. Purtroppo la sua malferma salute, unita ad alcune prove di carattere soprannaturale, la costrinse ad uscire dal monastero: lo lasciò il 2 dicembre 1886.
Nel giro di due settimane dal ritorno a casa, Teresa si riprese completamente e ricominciò ad andare a pregare fuori di casa. Il suo nuovo luogo prediletto fu la cappella del Sacro Cuore della chiesa parrocchiale di San Rocco a Frascati, che versava in condizioni di abbandono.
Mentre si occupava di restaurarla, riaffiorava in lei il desiderio di "portare anime al Signore", particolarmente quelle dei sacerdoti.
Mentre l’idea si faceva sempre più chiara, padre Pellegrini intervenne di nuovo, suggerendole di entrare in contatto con una certa Maria Rosaria, che aveva fondato una piccola comunità, le "Vere amanti del Cuore di Gesù". Inizialmente abitava da sola presso la canonica della chiesa di San Lorenzo in Damaso a Roma, ma da quando ebbe le prime compagne si era trasferita in un appartamento vicino alla chiesa di Santa Maria del Pianto, situata nel ghetto.
Dopo un primo colloquio, Teresa si trasferì dalla "poveretta del Cuore di Gesù", come Maria Rosaria voleva farsi chiamare.
La vita comunitaria quasi priva di regole, lo squallore dell’ambiente e le stranezze della "poveretta" misero a dura prova Teresa, anche se il direttore spirituale l’esortava a ubbidirle. Quando la donna si ammalò di tubercolosi fu proprio lei, che aveva preso a osteggiare apertamente, a prendersene cura fino alla morte, nel novembre 1887.
Ritornata a Grottaferrata, comprese che non valeva la pena di rientrare in famiglia. Si trasferì quindi in casa di Enrichetta Spalletta, sposata ma senza figli, che le diede una stanza in affitto. Quando alcune amiche presero a venirla a trovare sempre più spesso, fu il caso di traslocare di nuovo, prima in casa Consoli, dove fu raggiunta dalla prima compagna: Clorinda Canestri, sorella della sua amica e omonima Teresa. Il 2 ottobre 1889, non molto tempo dopo la morte di Clorinda, Teresa Casini, Teresa Canestri e Angelina Mascherucci si associarono per fare vita comune: la loro nuova sede fu casa Roncaccia.
Per sottrarsi al problema dell’affitto, Teresa si sottopose all’umiliazione della questua per ordine di padre Pellegrini e vendette la propria parte di eredità, per costruire una casa propria. Infine, il 12 ottobre 1892 arrivarono le chiavi della nuova casa; pochi giorni dopo, il 17, la piccola comunità prese possesso della nuova abitazione.
Il 2 febbraio 1894 il gruppo prese il nome di "Vittime del Sacro Cuore", costituendo così con le prime aderenti un nuovo Istituto di clausura stretta.
Il prezzo da pagare fu l’uscita di Angelina, ormai seriamente malata di tubercolosi, o nessun’altra giovane avrebbe potuto entrare. Il 1° aprile 1896 arrivò il decreto di lode dal vescovo di Frascati. A far parte del noviziato c’era anche Teresa Casini, ora suor Maria Teresa del Cuore di Gesù Trafitto, nonché madre fondatrice.
Pur in mezzo a difficoltà materiali e alle imposizioni di padre Pellegrini, madre Teresa rimase fedele al suo ideale, cercando allo stesso tempo delle vie per concretizzarlo, convinta com’era che «Un sacerdote santo è la salvezza di chi lo avvicina». Chiuse quindi i rapporti col suo antico direttore di spirito, diventato distante per i troppi impegni, e, dopo aver lungamente pregato, ne trovò uno nuovo nella persona di padre Joseph Gallois, dei Maristi.
Su esortazione anche del cardinal Francesco Satolli, vescovo di Frascati, le Vittime del Sacro Cuore abolirono la clausura e si aprirono a realizzazioni esterne. Nel 1910 madre Teresa inaugurò il primo laboratorio a Grottaferrata per educare le figlie del popolo: era una forma indiretta per far sorgere, all’interno delle famiglie, giovani da chiamare alla dignità sacerdotale.
Per evitare incomprensioni coi padri Basiliani, l’educandato venne poi trasferito a Roma, dove la Fondatrice andò a risiedere stabilmente. Il 1° novembre 1916 l’istituto cambiò nome in "Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù", ma lo spirito era rimasto immutato.
Alla realtà dei laboratori femminili se ne aggiunse un’altra più mirata. Si trattava dei collegi dei "Piccoli amici di Gesù" (il nome fu suggerito dal terzo direttore di madre Teresa, don Giuseppe Perrone), sorti dal 1925, anche se i primi passi risalgono al 1922.
Lo scopo era accogliere ed educare adeguatamente i fanciulli che dimostravano una naturale inclinazione al sacerdozio e quindi avviarli, compiuti i dodici anni, al Seminario. Negli anni del primo conflitto mondiale sorse poi un’altra ispirazione: accogliere in case specifiche sacerdoti anziani, malati e bisognosi.
Un grande aiuto per l’espansione dell’opera fu dato da monsignor Fortunato Maria Farina, vescovo di Foggia e Troia, che già aveva aiutato il napoletano don Giustino Russolillo (Beato dal 2011) nello sviluppo della sua Società delle Divine Vocazioni. Grazie al vescovo, che attualmente è Servo di Dio, i Piccoli Amici ebbero un collegio ad Orsara, il primo fuori dal Lazio.
Nel maggio 1925, tuttavia, la salute di madre Teresa ebbe un improvviso tracollo. Mentre si stava preparando per andare alla posa della prima pietra di una nuova casa, fu colpita da paralisi. Si riprese, ma dovette tornare definitivamente a Grottaferrata nel 1930. Era costretta a letto, ma non stava inerte: al suo capezzale accorrevano continuamente suore, sacerdoti, seminaristi, tutti bisognosi di una parola di consolazione.
Dal 18 marzo 1937 la sua situazione si aggravò: insieme al medico arrivò il confessore, padre Daniele Barbiellini-Amidei, che le amministrò l’Unzione degli Infermi, al cui rito partecipò cosciente, ma con un filo di voce. La crisi, nel giro di una settimana, parve superata, tanto
serena appariva l’ammalata. Il 2 aprile il confessore tornò e le chiese come si sentisse: «Sto tanto tranquilla. Sento Dio vicino a me», gli rispose. Passata la mezzanotte del 3 aprile, madre Teresa entrò in agonia: si spense alle 5. Aveva 72 anni.
I suoi solenni funerali furono celebrati presso la parrocchia del Sacro Cuore, preceduti da una Messa nell’abbazia di Grottaferrata. Il corpo, accompagnato da una folla che già la considerava santa, fu tumulata nella cappella delle Zelatrici del Sacro Cuore del locale cimitero. Un anno dopo i Piccoli Amici diedero il primo frutto, l’ordinazione sacerdotale di don Cosimo Petino, che era passato al Pontificio Seminario Romano.
La fama di santità di madre Teresa non venne meno e fu riconfermata quando i suoi resti vennero traslati nella cappella della Casa madre di Grottaferrata. Per questo motivo, nel 1952 fu avviata la fase diocesana del suo processo per l’accertamento dell’eroicità delle sue virtù, conclusa nel 1962. Nel contesto del processo venne predisposta una nuova ricognizione dei resti mortali, traslati il 20 maggio 1965 nella chiesa annessa alla Casa Generalizia delle Oblate a Roma, in via del Casaletto.
La fase romana della causa di beatificazione si è svolta dal 1982 al 1985 ed è stata convalidata l’8 novembre 1985. La "positio super virtutibus" è stata consegnata alla Congregazione vaticana per le Cause dei Santi nel 1991.
A seguito della riunione dei consultori teologi, il 22 ottobre 1996, e dei cardinali e vescovi membri della Congregazione, il 20 maggio 1997, san Giovanni Paolo II ha autorizzato la promulgazione del decreto che, il 7 luglio 1997, dichiarava Venerabile madre Teresa Casini.
Come miracolo per ottenere la beatificazione è stato preso in esame il caso di Jacob Ronald Sebest, detto Jack, residente a Campbell, nella diocesi di Youngstown, in Ohio.
A cinque anni era caduto in una piscina durante una festa, rimanendo sott’acqua per undici minuti. Trasportato in ospedale, gli venne diagnosticata una sindrome da annegamento con coma post-anossico: se fosse sopravvissuto, avrebbe avuto danni cerebrali permanenti.
Il padre del bambino chiamò le Oblate, che risiedevano nella sua diocesi dal 1949 e gestivano l’asilo e la scuola elementare frequentata dai bambini della famiglia Sebest: due suore vegliarono insieme ai genitori, mentre altre due, giunte l’indomani mattina, diedero un santino della loro fondatrice alla madre del piccolo, la quale lo mise sotto il suo cuscino. Poco meno di quarantotto ore dall’accaduto, verso le 19 di venerdì 27 giugno 2003, il bambino diede segni di risveglio dal coma, muovendo braccia e gambe. Era la solennità del Sacro Cuore; inoltre, nel momento della ripresa, nella cappella delle suore si stava celebrando la Messa, l’indomani Jack venne deintubato, due giorni dopo poté mangiare cibi solidi e infine venne dimesso.
Per accertare che il fatto potesse essere dichiarato scientificamente inspiegabile, venne istruito il tribunale diocesano per l’inchiesta sul miracolo, che si svolse dal 13 dicembre 2007 al 19 marzo 2009 ed è stata convalidata il 5 febbraio 2010.
La commissione medica della Congregazione per le Cause dei Santi ha dato parere positivo il 22 maggio 2014, confermato dai consultori teologi il 20 novembre dello stesso anno e infine, dai cardinali e vescovi membri, il 20 gennaio 2015. Due giorni dopo, il 22 gennaio 2015, papa Francesco ha ricevuto il cardinal Angelo Amato, prefetto delle Cause dei Santi, e ha autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo.
Madre Teresa Casini è stata beatificata sulla piazza della cattedrale di San Pietro Apostolo a Frascati il 31 ottobre 2015. La data della sua memoria liturgica, per le sue suore e la diocesi di appartenenza, è stata fissata per il 29 ottobre, anniversario del suo Battesimo.
Oggi le Suore Oblate del Sacro Cuore, di diritto pontificio dal 5 dicembre 1947, sono diffuse, oltre che in Italia e negli Stati Uniti d’America (in Ohio, come già detto a proposito del miracolo), in Brasile (nello Stato del Maranhão), in Perù (nella regione di Lima), in India (nello Stato del Kerala) e in Africa (in Guinea Bissau). Dal 1946 assistono i sacerdoti anche nelle parrocchie, nelle case del clero e dovunque la loro presenza sia richiesta.

(Autore: Emilia Flocchini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beata Maria Teresa Casini, pregate per noi.
 


*San Niceta di Medikion Egumeno (3 aprile)

Cesrea, Bitinia, 760 circa – Costantinopoli, 3 aprile 824
Martirologio Romano: Nel monastero di Medikion in Bitinia, nell’odierna Turchia, San Niceta, egúmeno, che patì il carcere e l’esilio sotto l’imperatore Leone l’Armeno per aver difeso le sacre immagini.
Niceta nacque a Cesarea di Bitinia verso il 760 e dopo soli otto giorni dalla nascita, rimasto orfano di madre, fu offerto dal padre a Dio quale novello Samuele ed affidato alle premurose cure della nonna.
In gioventù fu attratto dalla vita solitaria ed il suo anziano padre spirituale lo iniziò all’ascetismo.
Soddisfatto per gli ottimi risultati raggiunti, il suo maestro lo mandà al monastero di Medikion per completare la sua formazione.
San Niceforo aveva appena fondato tale nuovo complesso religioso presso Triglia, sulla costa meridionale della Propontide che si affaccia sul Mar Nero, ed il numero ancora infimo di monaci gli
permise di seguire al meglio Niceta per prepararlo alla vita religiosa.
Lieto delle sue naturali inclinazioni e della sua docilità alle particolari esigenze della vita monastica, nel 790 gli fece conferire l’ordinazione presbiterale dal patriarca Tarasio e lo associò a sè nel governo della comunità.
Nel 813, alla morte del fondatore, Niceta gli succedette a pieno titolo alla guida della comunità e con l’aiuto del monaco Atanasio, esperto economo della casa, riuscì ad incrementare l’importanza del monastero sino a contare un centinaio di membri, che lo spinsero contro la sua innata umiltà ad acettare la dignità di egumeno.
Nell’815 l’imperatore bizantino Leone V l’Armeno scatenò la persecuzione iconoclasta e Niceta fu una delle prime vittime: gettato in prigione, fu poi rinchiuso nel forte di Masalaeon in Asia Minore.
L’imperatore lo richiamò poi a Costantinopoli per indurlo a cedere e riuscendo infine a fargli abbracciare le sue teorie eretiche.
Niceta fu poi aiutato dagli amici, in particolare San Teodoro Studita, ad aprire gli occhi e tornare all’ortodossia, ma il sovrano si vendicò del tradimento esiliandolo nell’isoletta di Santa Gliceria, ove fu sottoposto a non poche torture per mano dell’eunuco Antimio, grande nemico dei minaci fedeli al culto delle sacre icone.
Nella notte di Natale dell’820 Leone V fu assassinato e Niceta tornò così in libertà, preferendo però non tornare a Medikion ma ritirandosi a vita austera in una dipendenza del monastero presso Costantinopoli.
Qui morì il 3 aprile 824.
Le spoglie del santo furono riportate al monastero di Medikion, ove furono ricevute trionfalmente. San Teodoro Studita, che a suo tempo aveva deplorato la sua defezione, pronunziò il suo elogio e lo proclamò insigne difensore delle immagini.
La sua “Vita” fu scritta da uno dei suoi monaci, Teostericto, che con lui era vissuto, e perciò assume particolare valore.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Niceta di Medikion Egumeno, pregate per noi.  


*Beato Pietro Edoardo (Piotr Edward) Dankowski - Sacerdote e Martire (3 aprile)
Scheda del Gruppo cui appartiene:
“Beati 108 Martiri Polacchi”

Jordanów, Polonia, 21 giugno 1908 – Auschwitz, Polonia, 3 aprile 1942
Il Beato Piotr Edward Dankowski, sacerdote diocesano, nacque a Jordanów il 21 giugno 1908 e morì ad Auschwitz, Germania (oggi Polonia), il 3 aprile 1942.
Fu beatificato da Giovanni Paolo II a Varsavia (Polonia) il 13 giugno 1999 con altri 107 martiri polacchi.
Martirologio Romano:
Vicino a Cracovia in Polonia nel campo di sterminio di Auschwitz, Beato Pietro Edoardo Dańkowski, sacerdote e martire, che, in tempo di sottomissione della patria ad un regime militare straniero, messo in carcere per la sua fede cristiana, ricevette tra le torture il martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Riccardo di Chichester - Vescovo (3 aprile)

Wych (Worcester), 1197 – Dover, 3 aprile 1253
Nacque da modesti proprietari terrieri. Fu un uomo di grande carità, pieno di comprensione, e particolarmente sensibile per le sofferenze dei malati e degli anziani. Si battè per il celibato del clero, per l’amministrazione gratuita dei sacramenti e perché la messa fosse celebrata in condizioni dignitose.
Si ammalò gravemente a Dover, mentre si adoperava per costruire una chiesa in questa città in onore del suo vecchio maestro Edmondo Rich e poco dopo morì.
San Riccardo è inaspettatamente venerato come patrono dei cocchieri, forse perché quando lavorava nella fattoria paterna guidava carri e cavalli.
Etimologia: Riccardo = potente e ricco, dal provenzale
Emblema: Bastone pastorale, Calice
Martirologio Romano: A Cichester in Inghilterra, san Riccardo, vescovo, che, esiliato dal re Enrico III e restituito poi alla sua sede, si dimostrò prodigo nel donare ai poveri.
É conosciuto anche come San Riccardo di Wych, perché nacque in questa città, odierna Droitwich nella contea di Worcester verso il 1197, figlio di modesti proprietari terrieri. Pur essendo molto attivo negli studi da ragazzo e giovane, da adulto dovette lavorare duramente nella fattoria, per le esigenze familiari.
Risoltisi i problemi economici, poté recarsi a studiare all’Università di Oxford (ca. 1200), sotto la guida degli insigni futuri vescovi Rich e Grosseteste. Proseguì gli studi prima a Parigi e poi per sette anni a Bologna in Diritto Canonico; in questa città per la seconda volta rifiutò la proposta di un allettante matrimonio.
A 38 anni nel 1235, tornò ad Oxford, dove fu subito nominato Rettore dell’Università, il suo antico maestro Edmondo Rich, che era divenuto arcivescovo di Canterbury, nel 1237 lo volle come cancelliere della importante diocesi; qui si distinse nella collaborazione data validamente per attuare la riforma del clero e nel contrastare le ingerenze del potere regale.
Accompagnò l’arcivescovo nel suo viaggio a Pontigny in Francia e gli fu accanto quando questi morì a Soissy nel 1240, Edmondo gli lasciò in eredità un calice e Riccardo in quell’occasione decise di farsi prete, prendendo a studiare teologia per due anni, presso i Domenicani di Orléans.
Dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1242 a 45 anni, ritornò in Inghilterra e si dedicò come semplice parroco ai fedeli di Charing e Deal nel Kent.
Ma subito fu reintegrato come cancelliere della diocesi di Canterbury, dal nuovo arcivescovo Bonifacio di Savoia. Suo malgrado, nel 1244 si trovò al centro della controversa elezione del vescovo di Chichester; Riccardo era il candidato sostenuto dai vescovi e dal partito della Riforma; ma non del re Enrico III, che nominò invece Riccardo Passelewe, abile amministratore ma non colto in questioni teologiche.
L’arcivescovo di Canterbury, quale Primate non convalidò la nomina e il re di rimando confiscò i beni e le rendite della diocesi di Chichester; le due parti si rivolsero al papa Innocenzo IV, il quale confermando la scelta di Riccardo di Wych, lo consacrò vescovo nel 1245 a Lione.
Il nuovo vescovo, ritornato nella sua diocesi di Chichester, trovò tutti i beni sequestrati e dovette fissare la sua dimora in casa di un parroco a Tarring (Sussex), spostandosi a piedi in tutta la diocesi, per espletare il suo ministero e coltivando la terra nel tempo libero.
La situazione durò due anni, alla fine, il re Enrico III, minacciato di scomunica da parte del Papa Innocenzo IV, restituì tutti i beni alla diocesi.
Riccardo fu un uomo di grande carità, generoso nell’ospitalità, comprensivo con i peccatori e soprattutto prodigo per i colpiti dalla carestia del 1247. Istituì gli Statuti Diocesani, che
ancora sopravvivono, essi comprendono tutte le disposizioni per il celibato e la condotta del clero, dell’amministrazione gratuita dei sacramenti, per la celebrazione dignitosa della Messa; per la disciplina dei fedeli nell’osservare il precetto festivo e la conoscenza a memoria delle preghiere; inoltre diede grande carità ed assistenza agli ammalati ed ai sacerdoti anziani.
Fu grande predicatore per una nuova crociata, dopo la disastrosa spedizione di San Luigi IX re di Francia, nel 1253; non aveva intenzioni politiche, ma solo lo scopo della riapertura ai pellegrini della Terra Santa.
Mentre si trovava a Dover per erigere una chiesa in onore del suo antico maestro e vescovo s. Edmondo Rich, si ammalò gravemente in questa città e dopo qualche giorno morì, era il 3 aprile 1253. La sua santità era tale, che dopo nove anni appena, fu canonizzato da papa Urbano IV, il 22 gennaio 1262. Il 16 giugno 1276, alla presenza del re Edoardo I, di vescovi e dignitari, il suo corpo fu traslato dalla tomba, in un reliquiario dietro l’altare maggiore della cattedrale; detto reliquiario fu distrutto dallo scismatico Enrico VIII, il 20 novembre 1538 e delle sue reliquie si sono perse le tracce.
I pellegrinaggi alla sua tomba durarono tutto il Medioevo, la festa del 3 aprile divenne generale nei monasteri benedettini di tutta l’Inghilterra ed è ancora celebrata da cattolici ed anglicani.
È venerato come protettore dei cocchieri, forse perché quando lavorava nella fattoria paterna, guidava carri e cavalli.  
(Autore: Antonio Borrelli - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beati Roberto Middleton e Thurston Hunt - Martiri (3 aprile)
Scheda del Gruppo a cui appartengono:
“Beati Martiri di Inghilterra, Galles e Scozia” Beatificati nel 1886-1895-1929-1987

+ Lancaster, Inghilterra, 3 aprile 1601
Il sacerdote gesuita Robert Middleton, nato a Yorkshire nel 1569 circa, ed il sacerdote secolare Thurston Hunt, nato a Carlton Hale nel 1555 circa, sono stati beatificati il 22 novembre 1987.
Martirologio Romano: A Lancaster in Inghilterra, Beati Roberto Middleton, della Compagnia di Gesù, e Turstano Hunt, sacerdoti e martiri: il secondo fu arrestato per aver cercato di liberare il primo durante uno spostamento; condannati insieme a morte sotto la regina Elisabetta I per il loro sacerdozio, giunsero tra i tormenti alla destra di Cristo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)  
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*San Sisto I - 7° Papa (3 aprile)

m. 125
(Papa dal 115 al 125)

Prete romano, fu eletto con i voti di tutto il clero. Fu lui a disporre che i calici e gli arredi sacri dell'altare potessero essere toccati solo dai sacerdoti.
Etimologia: Sisto = variante di Sesto
Martirologio Romano: A Roma, San Sisto I, Papa, che, al tempo dell’imperatore Adriano, resse la Chiesa di Roma, sesto dopo il Beato Pietro.
Verso la fine del suo regno anche l'imperatore Traiano ritenne di dover mitigare la propria politica persecutoria nei confronti dei cristiani, anche perchè l' "infamia" di essere cristiano serviva più spesso a risolvere faide politiche e famigliari che non a dirimere questioni religiose.
Questo clima di pseudo tolleranza, che non cambiò comunque i metodi e le persecuzioni, proseguì
anche sotto l'imperatore Adriano il quale scrisse al proconsole d'Asia: "Se uno fa le sue accuse e dimostra che i cristiani operano contro le leggi, allora la colpa deve essere punita secondo la sua gravità.
Ma se qualcuno si avvale di questo pretesto per calunniare allora ? quest'ultimo che deve essere punito".
In questa realtà nacque Sisto I, figlio di pastori romani, si presume sia assurto al soglio intorno al 115.
A Sisto primo si deve l'introduzione di molte norme di culto, tra le quali il divieto ai laici di toccare il il sacro calice e la patena (n.d.a : piattino di metallo dorato, argentato o di metallo nobile usato per la deposizione dell'Ostia consacrata) lasciando agli uomini di culto il privilegio di questi atti.
A Sisto I venne fatta risalire anche l'introduzione del triplice cantico "Sanctus" durante la celebrazione della messa (nda: tratto dal tardo latino mittere, mandare, inviare ... e soprattutto dalla formula finale del rito cristiano fondamentale della celebrazioneeucaristica: ite missa est "andate, sei inviato!"), ma questo è dubbio, come è dubbia l' attribuzione, a Sisto, l'introduzione dell'acqua nella celebrazione del rito eucaristico e dell'acqua santa per le abluzioni (n.d.a: queste ultime attribuite al suo predecessore, Alessandro I.  
Viene celebrato come Santo, ma dal Calendario Universale della Chiesa è stato depennato, perchè probabilmente non subì alcun martirio.
La tradizione lo considera sepolto accanto al corpo di Pietro, come per altro tutti i predecessori ma, l'unica cattedrale dove ancora viene celebrato come santo è quella di Alatri (nda: cittadina in provincia di Frosinone). É protettore anche di Alife (CE) che lo festeggia l'11 agosto.
(Autore: Franco Prevato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sisto I, pregate per noi.


*Sant'Ulpiano di Tiro - Martire (3 aprile)

m. 306
Martirologio Romano:
A Tiro in Fenicia, nell’odierno Libano, Sant’Ulpiano, martire, che, ancora adolescente, durante la persecuzione dell’imperatore Massimino Daia, fu cucito in un sacco con un cane e un serpente e, gettato nel mare, concluse così il suo martirio.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ulpiano di Tiro, pregate per noi.  


*Altri Santi del giorno (03 Aprile)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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