Santi del 3 Settembre - Istituto Aveta

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Santi del 3 Settembre

Il mio Santo > I Santi di Settembre

*Sant'Aigulfo (Aigolfo) di Lerins - Abate (3 settembre)

Etimologia: Aigulfo = protegge dai lupi, dall'arcaico sassone
Martirologio Romano: Nell’isola di Lérins nella Provenza in Francia, Sant’Aigolfo, abate, e compagni monaci, che si ritiene abbiano subito il martirio durante un’incursione dei Saraceni.
Nato verso il 630 a Blois da umili e pii genitori, all'età di venti anni entrò nel monastero benedettino di Fleury-sur-Loire, fondato poco tempo prima e governato dall'abate Mummolo.
Questi, secondo un antico agiografo, avrebbe incaricato Aigulfo di recarsi a Montecassino, rovinato dai Longobardi, a prendere i corpi dei SS. Benedetto e Scolastica.
La traslazione sarebbe avvenuta fra grandi peripezie nel 653; ma si tratta, come avvertono i Bollandisti, di una favola.
Nominato verso il 671 abate del celebre monastero di Lérins, faticò non poco a farvi ritornare i monaci, che le invasioni barbariche avevano disperso e più ancora a riportarvi la disciplina.
A questo proposito si narra che due monaci, Arcadio e Colombo, non potendo tollerare la severità dell'abate, insorsero contro di lui e con l'aiuto di alcuni soldati forniti loro dal vescovo di Uzès, guadagnato al loro partito, lo catturarono insieme con un gruppo di monaci fedeli, strapparono loro la lingua e li accecarono e trasportarono nell'isola di Capraia, dove li uccisero.
Circa l'epoca del martirio, si pensa che esso sia avvenuto fra il 674 e il 681. Il numero dei martiri è fatto salire da alcuni a 33, numero che i Bollandisti riducono a tre.
Si conoscono i nomi di un Turcharius e di un Frongentius. I loro corpi furono trasportati a Lérins sotto il successore di Aigulfo.
Le reliquie di Aigulfo furono poi trasferite a Provins nel priorato benedettino, durante le invasioni normanne, dove furono riconosciute da Seguino, arcivescovo di Sens, nel sec. X.
La festa cade il 3 settembre.
(Autore: Charles Lefebvre - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Aigulfo di Lerins, pregate per noi.


*Beato Alberto Besozzi (3 settembre)

Le vicende di Alberto Besozzi ci sono state trasmesse dagli studiosi di storia locale e da antiche cronache che, nei secoli, hanno raccolto quanto, a partire dalla fine del XII secolo, oralmente si tramandava in tutta la zona del Lago Maggiore.
Alberto nacque ad Arolo, da illustre famiglia milanese, ma rimase orfano di padre in tenera età. Aveva una posizione sociale agiata, l’avidità però lo portò a praticare l’usura e commerci poco leciti fino a quando, intorno al 1170, un incidente diede una svolta alla sua vita.
Mentre con alcuni compagni si trovava in barca sul lago, viveva infatti commerciando da una costa all’altra del Verbano, tornando dal mercato di Lesa (il più antico della zona), venne sorpreso da una terribile tempesta. Credendo di essere ormai spacciato, preso da gran paura, invocò l’aiuto divino e promise di cambiar vita.
In particolare, si rivolse a S. Caterina d’Alessandria di cui era molto devoto (il culto era vivo nella zona grazie all’influsso di quanti tornavano dalle crociate). Morirono tutti i suoi compagni, mentre lui approdò su una piccola insenatura nei pressi di Leggiuno, tra Ispra e Laveno, dov’era un sasso
attaccato alla costa chiamato “Bàllaro", quasi a indicarne l’instabilità. Alberto, miracolato, dopo la terribile esperienza divenne riflessivo.
Ne parlò con parenti e amici: voleva mantenere il voto e iniziò col porre rimedio alle sue malefatte. La moglie, anch’essa una nobile milanese molto pia, non solo l’assecondò, ma, di comune accordo, entrò in monastero.
Alberto decise di ritirarsi, povero e solo, dove le onde durante la tempesta l’avevano gettato. Imitando Giovanni Battista, si sarebbe cibato di quanto la natura gli offriva e del pane che i naviganti ponevano nel cesto che calava dall’alto.
A poco a poco crebbe la fama di santità dell’eremita dalla lunga barba e dai capelli bianchi. In molti si avventuravano fino alla sua grotta per riceverne consiglio. Persino una rappresentanza ufficiale dei vari paesi vicini, nel 1195, gli chiese di intercedere per la fine di una terribile pestilenza.
Alberto, dopo otto giorni di ardenti orazioni, ottenne la grazia e, come segno di gratitudine, disse di costruire a fianco della grotta un piccolo tempio a modello di quello che era dedicato a Santa Caterina sul lontano Monte Sinai.
Alla sua morte, nel 1205, ebbe sepoltura nella chiesetta e fu acclamato beato da tutti gli abitanti del Verbano, anche se il culto non fu mai ufficialmente approvato. Paolo Morigia, gesuita ed eminente storico vissuto nel XVI secolo, posticipa la vita del Besozzi di un secolo e mezzo.
Intorno al 1250 i domenicani giunsero a Sasso Bàllaro per assistere i pellegrini che in numero sempre maggiore visitavano la tomba di Alberto. Il corpo fu trovato incorrotto dopo circa un secolo e ancora oggi così si conserva.
Nella cappella furono in poco tempo collocati numerosi ex-voto.
Nel 1270 venne costruita dai nobili di Ispra la cappella di S. Maria Nova dopo che la zona fu liberata, per intercessione del beato, da branchi di lupi. Gli abitanti di Intra, nel 1310, costruirono la Chiesa di S. Nicolao, impreziosita da un ciclo di affreschi.
Nel 1379 ai domenicani subentrarono gli eremitani di Sant’Agostino, poi arrivarono i religiosi di Sant’Ambrogio ad Nemus di Milano. Verso la metà del '400 i tre edifici furono conglobati in un solo Santuario, al quale venne affiancato un piccolo chiostro.
Nel 1574 però una frana interruppe il sentiero che portava a Reno. Nel 1612 fu eseguita da Giovanni Battista De Advocatis una tela raffigurante l’eremita, oggi posta sull'altare maggiore.
Intorno al 1640 avvenne un fatto straordinario che ne accrebbe la fama: alcuni massi caddero dalla parete rocciosa, sfondando la volta della cappella del Besozzi, arrestandosi però a breve distanza dalla tomba.
Nonostante ciò, Papa Urbano VIII nel 1643 emise una bolla con la quale l’eremo venne soppresso, ma dal 1670, grazie ai Carmelitani di Mantova, vi fu una rinascita fino a quando, nel 1770, gli Asburgo ne ordinarono la chiusura, essendovi pochi religiosi.
Per Santa Caterina del Sasso iniziò la fase di decadimento e in seguito il complesso fu ceduto alla parrocchia di Leggiuno. Il complesso nel 1914 fu dichiarato monumento nazionale, nel 1970 venne acquistato dalla Provincia di Varese che lo restaurò.
Oggi se ne prendono cura gli Oblati Benedettini.
I massi “miracolosi” furono rimossi solo nel 1983. Oasi di pace e preghiera, raggiungibile attraverso una lunga scalinata, il monastero, aggrappato ad un costone di roccia alto circa sessanta metri a strapiombo a 15 metri dall’acqua, offre una vista sul lago di straordinaria bellezza.
(Autore: Daniele Bolognini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Alberto Besozzi, pregate per noi.


*Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni - Martiri della Rivoluzione Francese (3 settembre)
Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese”

+ Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Martirologio Romano:
A Parigi in Francia, passione dei Beati Andrea Abele Alricy, sacerdote, e settantuno compagni, martiri, in gran parte sacerdoti che, dopo una prima strage eseguita il giorno precedente, rinchiusi nel Seminario di Saint-Firmin come in un carcere, furono massacrati in odio alla Chiesa.
Durante la Rivoluzione Francese un’innumerevole schiera di cristiani preferì morire anziché rinnegare la propria fede.
Tra essi ben 438 sono già venerati come Beati e per altri 591 sono in corsi i processi per il riconoscimento del martirio.
Il 17 ottobre 1926, riconosciutone il martirio “in odium fidei”, Pio XI beatificò 191 vittime dei cosiddetti “massacri di settembre”, ai quali il Martyrologium Romanum dedica quattro commemorazioni tra il 2 ed il 3 settembre, in base al giorno ed al luogo della morte.
Il gruppo oggetto della presente consta di 72 martiri uccisi il 3 settembre 1792 nel seminario parigino di Saint-Firmin ed è capeggiato dal sacerdote Andrea Abel Alricy.
Questi martiri, chierici e religiosi appartenenti a varie diocesi e congregazioni, rifiutarono di prestare il giuramento imposto agli ecclesiastici durante la Rivoluzione Francese e perciò vennero assassinati in odio alla religione cristiana.
Ecco l’elenco completo dei 72 Beati martiri, dei quali si indicano luogo e data di nascita:
- André-Abel Alricy Sacerdote dioc. Parigi, * Crémieux, 2 agosto 1712
- René-Marie Andrieux Sacerdote gesuita, * Rennes, 16 febbraio 1742
- Pierre-Paul Balzac Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 25 aprile 1750
- Jean-François-Marie Benoît-Vourlat Sacerdote gesuita, * Lyons, 26 marzo 1731
- Jean-Charles-Marie Bernard Du Cornillet Sac.Can. Regol. San Vittore, * Châteaubriant, 4 agosto 1759
- Michel-André-Sylvestre Binard Sacerdote dioc. Parigi, * Laulne, 28 novembre 1742
- Nicolas Bize Sacerdote dioc. Parigi, * Versailles, 5 ottobre 1737
- Claude Bochot Sacerdote dei Padri della Dottrina Cristiana, * Troyes, 10 luglio 1720
- Jean-François Bonnel De Pradal Sac. Can. Regol. S.Genoveffa, * Aix-les-Thermes, 5 settembre 1738
- Pierre Bonzé Sacerdote dioc. Versailles, * Parigi, 1719
- Pierre Brisquet Sacerdote dioc. Parigi, * Vervins, 25 febbraio 1742
- Pierre Brisse Sacerdote dioc. Beauvais, * Brombos, 3 agosto 1733
- Charles Carnus Sacerdote dioc. Rodez, * Salles-la-Source, 30 maggio 1749
- Jean-Charles Caron Sacerdote vincenziano, * Auchel, 30 settembre 1730
- Bertrand-Antoine De Caupenne Sacerdote dioc. Versailles, * Jégun, 1753
- Nicolas Colin Sacerdote vincenziano, * Grenant, 12 dicembre 1730
- Sébastien Desbrielles Laico dioc. Parigi, * Bourges, 28 aprile 1739
- Jacques Dufour Sacerdote dioc. Parigi, * Troisgots, 9 aprile 1765
- Denis-Claude Duval Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1739
- Jean-Pierre Duval Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1740
- Joseph Falcoz Sacerdote dioc. Parigi, * Saint-Sorlin d’Arves (Savoia), 4 dicembre 1726
- Gilbert-Jean Fautrel Sacerdote dioc. Parigi, * Marcilly, 19 aprile 1730
- Eustache Félix Sacerdote dei Padri della Dottrina Cristiana, * Troyes, 23 aprile 1726
- Philibert Fougères Sacerdote dioc. Nevers, * Parigi, 1742
- Louis-Joseph François Sacerdote vincenziano, * Busigny, 3 febbraio 1751
- Pierre-Jean Garrigues Sacerdote dioc. Parigi, * Sauveterre, 2 marzo 1725
- Nicolas Gaudreau Sacerdote dioc. Versailles, * Parigi, 1744
- Étienne-Michel Gillet Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1758
- Georges-Jérôme Giroust Sacerdote dioc. Parigi, * Bussy-Saint-Georges, 1765
- Joseph-Marie Gros Sacerdote dioc. Parigi, * Lyons, 22 maggio 1742
- Jean-Henri Gruyer Sacerdote vincenziano, * Dôle, 13 giugno 1734
- Pierre-Michel Guérin Du Rocher Sacerdote gesuita, * Saint-Honorine-la-Guillaume, 1731
- Robert-François Guérin Du Rocher Sacerdote gesuita, * Repas, 23 ottobre 1736
- Yves-André Guillon De Keranrun Sacerdote dioc. Parigi, * Lézardrieux, 8 marzo 1748
- Julien-François Hédouin Sacerdote dioc. Parigi, * Coutances, 3 ottobre 1760
- Pierre-François Hénocq Sacerdote dioc. Parigi, * Tronchoy, 1749
- Éloy Herque Du Roule Sacerdote gesuita, * Lyons, 31 maggio 1741
- Pierre-Louis Joret Sacerdote dioc. Amiens, * Rollot, 28 ottobre 1761
- Gilles-Louis-Symphorien Lanchon Sacerdote dioc. Parigi, * Les Pieux, 1754
- Jacques De La Lande Sacerdote dioc. Evreux, * La Forêt-Auvray, 8 marzo 1735
- Louis-Jean-Mathieu Lanier Sacerdote dioc. Parigi, * Château-Gontier, 1753                                   - Jean-Joseph - De Lavèze-Bellay Sacerdote dioc. Parigi, * Gluiras, 1742
- Michel Leber Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1731
- Pierre-Florent Leclercq [Clercq] Diacono dioc. Amiens, * Hautvilliers, 1744
- Jean-Charles Legrand Sacerdote dioc. Parigi, * Versailles, 1745
- Jean-Pierre Le Laisant Sacerdote dioc. Parigi, * Valognes, 1753
- Julien Le Laisant Sacerdote dioc. Parigi, * Valognes, 1761
- Jean Lemaître Sacerdote dioc. Parigi, * Beaumais, 1767
- Jean-Thomas Leroy Sacerdote dioc. Meaux, * Epernay, 1738
- Martin-François-Alexis Loublier Sacerdote dioc. Sées, * Mortrée, 1733
- Claude-Louis Marmotant De Savigny Sacerdote dioc. Meaux, * 27 marzo 1748
- Claude-Silvain-Raphaël Mayneaud De Bizefranc Sacerdote dioc. Parigi, * Digoin, 2 maggio 1750
- Henri-Jean Milet Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1759
- François-Joseph Monnier Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 18 marzo 1763
- Marie-François Mouffle Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 23 agosto 1754
- Joseph-Louis Oviefre Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1748
- Jean-Michel Philippot Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1743
- Claude Pons Sacerdote Can. Regol. Santa Genoveffa, * Saint-Pierre-Le-Monastier, 1729
- Pierre-Claude Ppottier Sacerdote Congreg. Gesù e Maria (Eudisti), * Le Havre, 20 settembre 1743
- Jacques-Léonor Rabé Sacerdote dioc. Parigi, * Sainte-Mère-Église, 27 dicembre 1750
- Pierre-Robert Regnet Sacerdote dioc. Parigi, * Cherbourg, 19 maggio 1755
- Yves-Jean-Pierre Rey De Kervisic Sacerdote dioc. Parigi, * Plounez-Paimpol, aprile 1761
- Louis-François Rigort Laico dioc. Parigi, * Amiens, 18 ottobre 1751
- Nicolas-Claude Roussel Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 1730
- Pierre Saint-James Sacerdote dioc. Parigi, * Caen, 18 ottobre 1742
- Jacques-Louis Schmid Sacerdote dioc. Parigi, * Parigi, 14 settembre 1752
- Jean-Antoine Seconds Sacerdote gesuita, * Rodez, 1734
- Pierre-Jacques De Turnenyes Sacerdote dioc. Parigi, * Gournay-en-Bray, 5 ottobre 1744
- René-Joseph Urvoy Sacerdote dioc. Parigi, * Plouisy, 1766
- Charles-Victor Véret Sacerdote dioc. Parigi, * Louvières, 17 luglio 1763
- Nicolas-Marie Verron Sacerdote gesuita, * Quimperlé, 7 novembre 1754
-Jean-Antoine-Joseph De Villette Laico dioc. Parigi, * Le Cateau-Cambrésis, 12 giugno 1731
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni, pregate per noi.  


*Beato Andrea Dotti (3 settembre)
Sansepolcro, 1250 c. - Barucola, 31 agosto 1315
Nacque a Sansepolcro, probabilmente dalla famiglia Dotti, intorno al 1250. Membro di una potente famiglia cittadina, fu avviato alla carriera delle armi.
Dopo il 1273 conobbe San Filippo Benizi, insigne propagatore dell’Ordine dei Servi di Maria, del quale
ascoltò un’omelia sulla rinuncia ai beni terreni. Decise così di abbracciare la vita religiosa nell’Ordine dei Servi di Maria, vestendo l’abito religioso nel 1278. Nel 1280 fu ordinato sacerdote.
Tornò a Sansepolcro nel 1285.
In certa la tradizione che lo vuole predicatore in Umbria, Toscana, Piemonte e Lombardia fra 1290 e 1295, mentre sicura è la sua azione in favore dell’unificazione degli eremi di Montevicchi e della Barucola (o Vallucola), sulla montagna di Sansepolcro, al convento cittadino dei Servi di Maria nel 1294-1295.
Andrea visse la sua vita religiosa nel convento di Sansepolcro e nell’eremo della Barucola, dove si trattenne per lunghi periodi.
Proprio alla Barucola, la mattina del 31 agosto 1315, nell’ora da lui stesso predetta e dopo una notte trascorsa in preghiera, fu chiamato a Dio. Il suo corpo, ritrovato dai confratelli nell’atto di pregare sotto un grande faggio, fu trasportato a Sansepolcro e da allora è custodito nella chiesa di Santa Maria dei Servi.
Il culto prestato da tempo immemorabile al Beato Andrea fu confermato da Papa Pio VII nel 1806. La memoria liturgica ricorre il 3 settembre (il 31 agosto per l'Ordine dei Servi di Maria).
Il corpo del Beato è conservato all’interno dell’altare maggiore della chiesa di Santa Maria dei Servi in Sansepolcro.
(Autore: Andrea Czortek – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Andrea Dotti, pregate per noi.


*Sant'Ausano di Milano - Vescovo (3 settembre)
Martirologio Romano: A Milano, Sant’Ausano, vescovo.
Si trova al ventottesimo posto nella lista episcopale della Chiesa di Milano, che governò nel 558-60, tra Vitale e Onorato. Nella chiesa milanese fu venerato come santo; ne abbiamo testimonianza nella Cronaca di Goffredo di Bussero, del sec. XIII (edita da P. Grazioli, in Archivio storico lombardo [1906], p. 292). Goffredo elogia Ausano come apostolo infaticabile («praedicationis officio non pigro impleto») e come taumaturgo («clarus miraculis coronatus quievit»).
Qualche ombra che potesse aduggiare la figura di Ausano non è difficile dissiparla: si allude a una lettera che Papa Pelagio I scrisse tra il settembre 558 e il marzo 560 al patrizio Giovanni, per lamentarsi di Paolino di Aquileia, che, essendosi fatto consacrare vescovo in Milano (e non, secondo la consuetudine, in Aquileia) da un vescovo «scismatico», non doveva considerarsi
«consacrato», ma piuttosto «esecrato».
In un'altra lettera al patrizio Valeriano, Pelagio I giunge perfino a raccomandare al destinatario di sequestrare i due prelati, Ausano e Paolino, e di consegnarli all'imperatore; ma è bene osservare che, anzitutto, non è certo che il vescovo milanese consacrante sia da identificare con Ausano; inoltre, anche se si trattasse di lui, non esistono prove che egli abbia aderito allo scisma dei cosiddetti Tre Capitoli.
Probabilmente il Papa usò, nei suoi riguardi, l'aggettivo «scismatico» dandogli il senso di un rimprovero piuttosto che di un'esplicita condanna, in conseguenza della consacrazione di Paolino avvenuta in modo irregolare; e se Ausano, come molti vescovi occidentali, si dimostrò davvero contrario alla condanna dei Tre Capitoli formulata dal V concilio Ecumenico, è bene ricordare che tale atteggiamento, in quei tempi agitati, non fu suggerito da animo incline all'eresia, ma piuttosto dalla preoccupazione di non tradire il concilio di Calcedonia e fu determinato anche dalla difficoltà, per gli occidentali, di valutare con piena esattezza il sottile e talora sofisticato linguaggio dei Greci.
Di qui si chiarisce una larghezza di vedute dei Papi nei confronti dei vescovi occidentali e forse si spiega pure il fatto che Pelagio nella lettera al patrizio Giovanni chiama «scismatico» il vescovo milanese consacrante e nella lettera al patrizio Valeriano, lo chiama semplicemente «vescovo», mentre, nella stessa, non esita a definire Paolino «pseudo-vescovo».
La morte di Ausano avvenne assai probabilmente nel 559; egli il 13 settembre fu deposto nella basilica di Santo Stefano Maggiore, detta ad Rotam o in Brolo, dalla quale fu poi trasportato in Sant'Ambrogio, dove nel 1609 se ne fece una ricognizione ad opera del cardinal Federico Borromeo. Nel Martirologio Romano è ricordato al 3 settembre.
(Autore: Pietro Bertocchi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Ausano di Milano, pregate per noi.


*Beato Bartolomeo Gutierrez e Compagni - Martiri (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartengono:
“Beati Martiri Agostiniani del Giappone”
“Beati Martiri Giapponesi” -  Beatificati nel 1867-1989-2008

Città del Messico, 1580 - Giappone, 3 novembre 1632
Nel 1606 s’imbarcò per le missioni del Giappone. Costretto a sostare per sei anni a Manila (Filippine), vi esercitò l’ufficio di maestro dei novizi.
Nel 1612 giunse in Giappone, ma dopo appena tre anni fu espulso. Iniziata una cruenta persecuzione, in seguito alla morte di confratelli e catechisti, fu richiesto il suo ritorno in Giappone per il bene dei convertiti ed egli il 12 agosto 1618 rientrò di nascosto a Nagasaki.
Fino al novembre 1629, fra insidie e patimenti indicibili, lavorò tra i fedeli, dando splendido esempio di penitenza e di fervore.
Incarcerato nel novembre del 1629 a Nagasaki e per due anni a Omura, benché sottoposto a tremende sofferenze, non tralasciò mai l'apostolato tra i carcerieri.
Nel 1631 fu sottoposto al tormento delle acque bollenti solfuree del monte di Ungen e il 3 novembre 1632 fu martirizzato.
Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, Beati Bartolomeo Gutiérrez, sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, e cinque compagni, martiri, che in odio alla fede cristiana furono dapprima immersi in acque sulfuree bollenti e poi dati al rogo.
Nacque a Città del Messico nel 1580. Educato piamente dai genitori, a sedici anni vestì in patria l'abito agostiniano.
Compiuti gli studi e ordinato sacerdote, fu inviato nel convento di Puebla de los Angeles, da dove, nel 1606, s'imbarcò per le missioni del Giappone.
Costretto a sostare sei anni a Manila (Filippine), vi esercitò l’ufficio di maestro dei novizi.
Finalmente, nel 1612, poté giungere in Giappone, ma, dopo appena tre anni d'intenso apostolato, le
autorità del luogo lo rinviarono, a Manila dove riprese l’incarico di maestro dei novizi.
Mentre in Giappone infieriva la persecuzione e, specialmente dopo il martirio del suo confratello b. Ferdinando Ayala di S. Giuseppe, i convertiti supplicarono p. Bartolomeo di ritornare.
Il 12 agosto 1618 rientrò di nascosto a Nagasaki, accompagnato dal confratello e futuro martire b. Pietro de Zúniga. Fino al novembre 1629, fra insidie e patimenti indicibili, lavorò tra i fedeli, dando esempio splendido di penitenza e di fervore.
Organizzò il Terz'ordine Agostiniano e la Confraternita “dei Cinturati” e “delle Cinturate”, molti dei quali più tardi conseguirono il martirio.
Nel novembre 1629 P. Bartolomeo fu internato nel carcere di Nagasaki, dove lo raggiunsero in breve due confratelli, poi suoi compagni nel martirio: i bb. Francesco di Gesù e Vincenzo di S. Antonio.
In dicembre venne trasferito nell'orrendo carcere di Omura, dove languì per due anni, non tralasciando tuttavia l'apostolato tra i carcerieri e tenendosi in corrispondenza con i propri superiori e i cristiani.
Il 25 novembre 1631 fu trasferito insieme con i confratelli a Nagasaki e, per circa un mese, fu sottoposto, insieme con essi, al tormento delle bollenti acque sulfuree del monte di Ungen.
Dopo aver languito in carcere per quasi un anno, il 3 novembre 1632 fu condannato ad essere bruciato vivo.
Pio IX lo beatificò insieme a molti altri martiri giapponesi, tra cui quattro confratelli e sei terziari agostiniani, nel 1867.
(Autore: P. Bruno Silvestrini O.S.A. – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bartolomeo Gutierrez e Compagni, pregate per noi.


*Santa Basilissa di Nicomedia - Vergine e Martire (3 settembre)

m. Nicomedia, Bitinia, 309 circa
Con poche e scarne parole il Martyrologium Romanum cita oggi la vergine e martire Santa Basilissa di Nicomedia, morta in Bitinia all’inizio del IV secolo.
Martirologio Romano: A Nicomedia in Bitinia nell’odierna Turchia, Santa Basilissa, Vergine e Martire.
Il Sinassario Costantinopolitano menziona al 3 settembre il martirio di Basilissa a Nicomedia, durante la persecuzione di Diocleziano.
La passio greca, scritta da Niceforo Gregoras, è un documento di carattere oratorio con particolari biografici, che, pertanto, non merita troppa considerazione.
Essa, tuttavia, testimonia che nel sec. XIV il culto di Basilissa era ancora molto vivo a Costantinopoli, specialmente nel monastero presso Blacherne.
La Santa veniva particolarmente invocata dalle giovani madri incapaci di allattare i loro bambini e contro i geloni.
Il Sinassario Alessandrino di Michele, vescovo di Atrib e Malig, indica al 3 settembre la memoria di Basilissa.
Egli ritiene che la martire avesse appena nove anni quando, per non aver voluto rinnegare la sua fede, fu sottoposta ad atroci tormenti, in seguito ai quali morì. La traduzione del Sinassario Alessandrino ha conservato la stessa notizia al 6 maskaram.
Il Baronio ha introdotto nel Martirologio Romano la memoria di Basilissa al 3 settembre.
(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Basilissa di Nicomedia, pregate per noi.


*Beata Brigida di Gesù Morello - Fondatrice (3 settembre)

San Michele di Pagana (Genova), 17 giugno 1610 – Piacenza, 3 settembre 1679
Nacque il 17 giugno 1610 a San Michele Pagana (Genova) sulla Riviera di Levante, sesta di undici figli, crebbe in ambiente profondamente cristiano. A 23 anni, il 14 ottobre 1633 sposò Matteo Zancano di Cremona.
A 27 anni, l'11 novembre 1637 rimase vedova. Nel 1640 si trasferì a Piacenza, mettendosi sotto la direzione spirituale dei gesuiti.
Nel 1646 raccolse alcune giovani nella sua casa a Parma, sotto la denominazione di Sant'Orsola. Diede così inizio alla congregazione delle Orsoline di Maria Immacolata. Morì a Piacenza il 3 settembre 1679. È stata beatificata da Giovanni Paolo II il 15 marzo 1998. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Piacenza, Beata Brigida di Gesù Morello, che, rimasta vedova, si consacrò al Signore dedicandosi con tutte le forze alla penitenza e alle opere di carità e fondò la Congregazione delle Suore Orsoline di Maria Immacolata per l’educazione cristiana della gioventù femminile.
Brigida Morello fu una donna del suo tempo, il XVII secolo; una donna di grande fede che seppe
vedere negli avvenimenti storici e soprattutto in quello che la riguardava e che le accadeva, la santa volontà di Dio. “Dio ci è Padre e mai ci abbandonerà”; questa sicurezza di essere amata come una figlia, gratuitamente e incondizionatamente, la portò ad amare spassionatamente ogni fratello che le viveva accanto.
Nacque il 17 giugno 1610 a S. Michele di Pagana (Genova) sulla Riviera di Levante, sesta di undici figli, crebbe in ambiente profondamente cristiano. A 23 anni, il 14 ottobre 1633, sposò Matteo Zancano di Cremona e stabilendosi con il marito a Salsomaggiore (Parma), dove mise in pratica le sue virtù.
A 27 anni, l’11 novembre 1637 rimase vedova, allora fece voto di castità, desiderando diventare una religiosa, ma tentò inutilmente di entrare tra le cappuccine del luogo, il suo stato vedovile lo impedì.
Nel 1640 si trasferì a Piacenza mettendosi sotto la direzione dei gesuiti, che poi la guidarono sempre e la sostennero nella via della perfezione, specie da parte di padre Antonio Morando suo confessore e primo biografo.
Per adempiere al desiderio della duchessa di Parma e Piacenza, Margherita de’ Medici, la quale voleva dotare Piacenza di un Istituto di Orsoline per l’educazione della gioventù femminile, come quello già esistente a Parma, Brigida Morello raccolse dal settembre 1646 alcune giovani donne nella sua casa, sotto la denominazione di Sant'Orsola, dando così inizio il 17 febbraio 1649, giorno delle Ceneri, con cinque compagne una nuova famiglia di Orsoline, sotto la guida dei Gesuiti.
Non fu tuttavia la prima superiora, ma soltanto nel 1665 venne eletta a tale carica, venendo riconfermata nel 1670 e nel 1675; le sue precarie condizioni di salute non le impedirono di governare anche nei lunghi periodi a letto, la sua Congregazione delle Orsoline di Maria Immacolata.
Morì a Piacenza il 3 settembre 1679 e sepolta nella locale chiesa di San Pietro, oggi non resta traccia della sua tomba, di lei restano un certo numero di lettere, alcuni scritti autobiografici e altri di edificazione, da cui si ricava una esatta visione delle esperienze spirituali della fondatrice.
Ma soltanto negli anni 1927-28 fu celebrato a Piacenza il processo ordinario per la sua beatificazione; il decreto sull’eroicità delle virtù si ebbe il 29 aprile 1980.
Papa Giovanni Paolo II l’ha beatificata il 15 marzo 1998.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: www.orsoline.eu)
Giaculatoria - Beata Brigida di Gesù Morello, pregate per noi.


*Beato Carlo Vittore Véret - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" Martiri della Rivoluzione Francese - 3 settembre "Beati Martiri delle stragi di settembre" Vittime della Rivoluzione Francese - 2 e 3 settembre
"Martiri della Rivoluzione Francese"

Louvières, Trun, 17 luglio 1763 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Carlo Vittore (Charles-Victor) Véret nacque il 17 luglio 1763 a Louvières, una località che si trova presso Trun in diocesi di Séez. Dopo aver studiato a Falaise, il giorno 8 ottobre 1784 entrò nel seminario di San Nicolas-du-Chardonnet a Parigi dove fu chiamato a fare il mastro di scuola. Mantenne tale incarico fino al 1785.
Il 14 luglio 1788 fu ammesso nella comunità della congregazione secolare di San Nicola, fondata da Bourdoise agli inizi del Seicento per formare il clero parrocchiale nello spirito del Concilio di Trento. Carlo Vittore Véret rimase in questa comunità e nel seminario fino al 13 agosto 1792, quando fu arrestato insieme al superiore della comunità, M.Andrieux, cinque confratelli e quattro preti pensionati.
Tutti gli arrestati si erano rifiutati di prestare il giuramento sulla Costituzione civile del Clero, tanto che il Vescovo "giurato" di Parigi aveva più volte minacciato di sciogliere quella comunità. Imprigionato a San Firmino venne ucciso nella strage del 3 settembre.
Carlo Vittore Véret è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Carlo Vittore Véret, pregate per noi.


*Beato Claudio Bochot - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” Vittime della Rivoluzione francese

Troyes, Francia, 10 luglio 1720 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Claude Bochot, sacerdote professo dei Padri della Dottrina Cristiana, morì martire durante la Rivoluzione Francese.
É stato beatificato da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
Claude Bochot, nato a Troyes in Francia il 10 luglio 1720, entrò il 10 ottobre 1740 nella Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana sotto il patrocinio di San Carlo, emise la professione religiosa il 16
0ttobre 1741 e divenne sacerdote.
Poche notizie sono state tramandate circa la sua vita ed il suo ministero: nel 1759 fu rettore del collegio di Noyers e poi, tra il 1785 ed il 1786 nonché dal 1789 al 1792 di quello di San Carlo.
Sopraggiunse poi la Rivoluzione francese, durante la quale un’innumerevole schiera di cattolici caddero vittime dell’odio alla fede per non aver voluto prestare il giuramento sulla Costituzione Civile del Clero, disconoscendo così l’autorità pontificia sulla Chiesa gallicana.
Quando i rivoluzionari quasi tutti erano già fuggiti al sicuro, tranne il superiore Claudio Bochot ed il procuratore Eustachio Félix.
Entrambi furono arrestati il 26 agosto 1792 e, rinchiusi nel seminario parigino di Saint-Firmin, perirono pochi giorni dopo nella grande strage del 3 settembre 1792.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 ha beatificato Claude Bochot con altre 190 vittime della medesima persecuzione durante le stragi di settembre.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Claudio Bochot, pregate per noi.


*Beato Claudio Ponse - Canonico Regolare, Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Saint-Pierre-Le-Monastier, Francia, 1729 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 sett.1792
Notizie assai scarne sono state tramandate sulla vita di Claude Ponse. Nacque a Saint-Pierre-Le-Monastier nel 1729, nella diocesi di Puy.
Entrò fra i Canonici Regolari di Sainte-Geneviève nel 1756 e vi rimase fino al suo arresto nel 1792. Il 10 agosto 1992 scoppiò infatti l’insurrezione parigina che portò sul patibolo il re Luigi XVI e tutti coloro che non volevano prestare giuramento alla nuova costituzione repubblicana.
Pur in situazione di estremo pericolo, Claude non volle scappare per prodigarsi verso il popolo più povero.
Fu arrestato con il confratello Jean-François Bonnel de Pradal il 31 agosto ed insieme a molti altri sacerdoti e religiosi catturati dai rivoluzionari, tra i quali anche Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet, Canonico Regolare di Saint-Victor, rifiutarono dinanzi al Pantheon di prestare giuramento di “Liberté et Egalité” al nuovo stato e disconoscere l’autorità papale sulla Chiesa gallicana, considerando tale atto una bestemmia a Dio. Il 3 settembre 1792 vennero tutti uccisi nel Seminario di Saint-Firmin a Parigi.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 beatificò Jean-François Bonnel de Pradal con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Claudio Ponse, pregate per noi.


*Beato Commendatore di Cordova - Mercedario, Martire (3 settembre)

Questo Beato Commendatore mercedario, cavaliere laico, è chiamato di Cordova perché in questa città spagnola venne inviato per redimere, nonostante si ignori il suo nome, egli è scritto nel libro della vita e onorato dall’Ordine della Mercede.
Per la confessione e difesa della verità cattolica, nella città di Cordova fu catturato dai mussulmani i quali non riuscendo a fargli rinnegare la sua fede in Cristo, lo legarono ad un albero secolare e dopo diversi tormenti spirò trafitto da frecce.
Dopo la sua morte il vecchio albero riprese vigore e nelle sue foglie prodigiosamente vi era impresso lo stemma dell’Ordine.
L’Ordine lo festeggia il 3 settembre.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Commendatore di Cordova, pregate per noi.


*San Crodegango di Seez - Vescovo (3 settembre)

Martirologio Romano: A Sées in Neustria, sempre in Francia, San Crodogango, vescovo e martire.
Nacque nel 712 ad Hesbaye (Brabante) da Sigrammo e Landrada, nobili ambedue. Ricevuta una solida formazione nel monastero benedettino di Saint-Trond, ad appena venticinque anni fu nominato da Carlo Martello referendario, cioè cancelliere, del regno d'Austrasia (737). Non abbandonò, tuttavia, le abitudini di mortificazione e carità verso i poveri acquistate nel monastero.
Dovette conservare il suo posto di cancelliere anche dopo la consacrazione a vescovo di Metz, avvenuta il 30 settembre 742, e lo tenne dignitosamente esercitando un benefico influsso sulla politica religiosa di Pipino il Breve e senza trascurare i suoi doveri di vescovo, anzi, ricavandone mezzi per una più energica azione pastorale in continuazione e approfondimento di quella di s. Bonifacio, riformatore del clero franco e apostolo della Germania.
Promosse la diffusione del monachismo benedettino, fondando le abbazie di Gorze (748) e di Gengenbach (741), contribuendo alla fondazione di quella di Lorsch (764) e alla restaurazione di quella di S. Ilario, che prese il nome di Saint-Avold.
Preoccupandosi soprattutto del clero secolare, Crodegango promulgò il parvum decretulum, un piccolo codice con cui, "per quanto gli fosse possibile, se non proprio quanto avrebbe dovuto", cercò di riportarlo nella vita della rettitudine.
É la regola canonicorum, che per due terzi si ispira e, anzi, riproduce quasi alla lettera la Regola di San Benedetto ch'egli, antico alunno di Saint-Trond, ben conosceva, e per il resto si adatta alla situazione particolare del clero diocesano. Sono originali i capitoli riguardanti la Confessione, le feste, la proprietà privata e gli obblighi di matricularii, addetti al servizio delle chiese.
Questa Regola, in 34 capp. nella redazione originaria, in 86 nelle redazioni posteriori, adottata presto da molti capitoli in Francia e fuori e ripresa nella sostanza, se non nella forma, dall'Institutio canonicorum del concilio di Aquisgrana dell' 816 (ed. A. Werminghoff, in MGH, Concilia aevi Karolini, I, pp. 307 sgg.), influirà decisamente sulla spiritualità del clero diocesano della Chiesa latina lungo tutta l'età feudale.
Crodegango, che non indica mai la fonte principale della sua Regola, si preoccupa invece di indicare i particolari ispirati all'uso romano che aveva conosciuto nel 753 quando si era recato a Roma a
prendervi il papa Stefano II, che doveva incontrarsi con Pipino a Ponthion (6 gennaio 754).
In premio, il papa gli concesse il pallio e, dopo la morte di San Bonifacio (755), anche il titolo di arcivescovo, senza che per questo la sua sede diventasse metropolitana.
Quel viaggio a Roma influì anche in altri campi della sua attività pastorale: si ispirò alle basiliche romane, specialmente a S. Maria Maggiore, e alla liturgia romana nella riforma di quella di Metz, specialmente nei riguardi del canto liturgico e dell'ordinamento stazionale.
Crodegango presiedette i concili provinciali di Verneuil nel 755, di Compiègne nel 757 e di Attigny nel 765 (o, come vogliono altri, nel 762).
I ventisette vescovi e i diciassette abati presenti a quest'ultimo firmarono un patto funerario, il primo che si conosca, per cui ciascuno avrebbe celebrato un certo numero di Messe e cantato cento salmi alla morte dei singoli firmatari.
In quello stesso 765 C. ritornò a Roma e ottenne da Paolo I i corpi dei martiri Nazario, Gorgone e Nabore che depose, rispettivamente, nei monasteri di Lorsch, Gorze e Sant' Ilario, da allora Saint-Avold.
Morì l'anno dopo, il 6 marzo 766. I suoi resti, deposti dapprima, in ossequio al suo desiderio, nel monastero di Gorze, furono più tardi trasferite in quello di San Sinforiano a Metz e vi restarono fino alla Rivoluzione, quando andarono dispersi.
L'epitaffio, in distici latini, composto da San Teodolfo d'Orléans, ne celebra la pietà, lo zelo episcopale, la carità e il beneficio influsso esercitato sui principi, sicché "vita eius cunctis norma salutis erat".
Metz ne celebra la festa il 6 marzo: solo una parrocchia di questa diocesi, però, l'ha come patrono, e cioè Althorn, presso Bitche.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Crodegango di Seez, pregate per noi.


*Beato Eustachio Felix - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene: “Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese “B.Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese
Troyes, Francia, 23 aprile 1726 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Eustache Félix, sacerdote professo dei Padri della Dottrina Cristiana, morì martire durante la Rivoluzione Francese.
É stato beatificato da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
Eustache Félix, nato a Troyes in Francia il 23 aprile 1726, entrò a Parigi il 20 maggio 1757 nella
Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana sotto il patrocinio di San Carlo. Fu prefetto nel collegio di Vitry-le-Francois, poi dal 1775 in quello di Chaumont-en-Bassigny. Nel 1776 ricevette l’ordinazione presbiterale e tornò alla casa di Parigi, ove fu procuratore dal 1789.
Soppraggiunse poi la Rivoluzione francese, durante la quale un’innumerevole schiera di cattolici caddero vittime dell’odio alla fede per non aver voluto prestare il giuramento slla Costituione Civile del Clero, disconoscendo così l’autoritò pontificia sulla Chiesa gallicana.
Quando i rivoluzionari percuisirono la casa, quasi tutti erano già fuggiti al sicuro, tranne il superiore Claudio Bochot ed il procuratore Eustachio Félix.
Entrambi furono arrestati il 26 agosto 1792 e, rinchiusi nel seminario parigino di Saint-Firmin, perirono pochi giorni dopo nella grande strage del 3 settembre 1792.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 ha beatificato Eustache Félix con altre 190 vittime della medesima persecuzione durante le stragi di settembre.  
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Eustachio Felix, pregate per noi.


*Santa Febe (Phoebe) - Coadiutrice di San Paolo (3 settembre)

Etimologia: Febe = lucente, spendente, dal greco
Martirologio Romano: Commemorazione di Santa Febe, serva del Signore tra i fedeli di Kenchris, in Grecia, che assistette insieme a molti altri il Beato Paolo Apostolo, come egli stesso attesta nella Lettera ai Romani.
Fonte illustre, quanto laconica, su questa santa è lo stesso San Paolo. Da questo risulta che Febe aveva una mansione ecclesiastica presso la comunità cristiana di Cencre, piccola città portuale ad est di Corinto, sull'omonimo istmo.
Vi ricopriva la carica di oráxovo; (= ministra), termine qui per la prima volta applicato a una donna nella Chiesa nascente e vi si può ben ravvisare, almeno in embrione, l'ufficio delle diaconesse che si affermò nella Chiesa nei secoli posteriori.
Di tali donne sembra tratti s. Paolo anche in I Tim. 5, 9 sg., dove sono messe in rilievo le qualità familiari e morali necessarie alle vedove per essere elette: la vedova "deve avere non meno di sessanta anni; sia stata sposa di un solo marito, goda di buona riputazione per le sue opere buone, cioè per aver bene allevati i figliuoli, per avere praticata l'ospitalità, lavati i piedi ai santi, soccorsi i tribolati e per essersi dedicata a ogni opera buona".
Da questo, qualcuno deduce che Febe fosse vedova di una certa età e di buona condizione sociale: il che le permetteva di dedicarsi alle buone opere sopra elencate, e in particolare all'ospitalità.
Forse San Paolo allude proprio all'ospitalità quando la loda per aver assistito molti, incluso lui stesso, cosa del resto molto plausibile anche per la posizione geografica di Cencre, dove convergeva un notevole traffico con le isole Egee e con l'Asia Minore.
Ciò doveva offrire a Febe molte occasioni di assistere i viaggiatori cristiani provenienti da quelle terre.
Non sappiamo quale fosse il motivo del suo viaggio a Roma, ma vi è una certa tradizione che la vorrebbe latrice dell'Epistola ai Romani.
Egualmente ignoti rimangono l'anno e il luogo del suo trapasso se, come sembra accertato, l'Epistota citata fu scritta nei primi mesi del 57, Febe, già allora forse oltre la sessantina, dovette venire a mancare tra quell'anno e, al più, qualche decennio appresso.
Il suo culto, almeno in Occidente, è ben accertato, come attestano vari martirologi, compreso il Romano (3 settembre).
(Autore: Giorgio Eldarov – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Febe, pregate per noi.


*Beato Gian Michele Philippot o Phelippot - Sacerdote e Martire (3 settembre)
Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" Martiri della Rivoluzione Francese - 3 settembre
"Beati Martiri delle stragi di settembre" Vittime della Rivoluzione Francese - 2 e 3 settembre
"Martiri della Rivoluzione Francese"

Parigi, 1743 – Convento di San Firmino, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Gian Michele Phelippot o Philippot nacque a Parigi nel 1743.
Di questo sacerdote sappiamo poco o nulla. Di sicuro era predicatore nella sua città natale ed era il cappellano del collegio di Navarra nella stessa città, quando fu arrestato per essere condotto a San Firmino dove fu martirizzato il 3 settembre 1792.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Gian Michele Philippot, pregate per noi.


*Beato Giorgio Girolamo Giroust - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei Gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" Martiri della Rivoluzione Francese - 3 settembre
"Beati Martiri delle stragi di settembre" Vittime della Rivoluzione Francese - 2 e 3 settembre
"Martiri della Rivoluzione Francese"

Bussy-Saint-Gerges, Francia, 7 agosto 1765 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Il Beato Giorgio Girolamo (Georges Jérome) Giroust, nacque il7 agosto 1765 a Bussy-Saint-Gerges, diocesi di Meaux.
Compì i suoi studi nel seminario di saint-Firmin di Parigi, che era diretto dai Sulpiziani.
Allo scoppio della rivoluzione svolgeva il suo ministero sacerdotale a Gennevillers nella diocesi di Parigi.
Dopo aver rifiutato di giurare sulla Costituzione civile del clero, si ritirò come pensionante presso la sua vecchia comunità di Saint-Firmin.
Arrestato il 13 agosto 1792, è stato ucciso nella strage del 13 settembre 1792.
Nel 1892, il suo paese natale, lo volle ricordare solennemente nel centenario del martirio, alla presenza del vescovo di Meaux.
Giorgio Girolamo Giroust è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giorgio Girolamo Giroust, pregate per noi.


*Beato Giovanni Antonio Seconds - Sacerdote e Martire (3 settembre)
Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni" Martiri della Rivoluzione francese - 3 settembre
"Beati Martiri delle stragi di settembre" Vittime della Rivoluzione francese - 2 e 3 settembre
"Martiri della Rivoluzione Francese"

Rodez, 1734 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Giovanni Antonio (Jean Antoine) Seconds, nacque nel 1734 a Rodez nella parrocchia di St-Amans.
Entrò nella Compagnia di Gesù il 6 novembre 1760. Qui si impegnò quale insegnate di materie letterarie per molti anni.  
Dal 1777 prestò la sua opera nell’ospedale della Pietà. Il 13 agosto 1792 è stato arretato con gli altri cappellani dell’ospedale e fu incarcerato in San Firmino.
Durante la prigionia diede prova di una carità sconfinata nei riguardi di tutti i preti che erano rinchiusi in quella prigione. Venne ucciso il 3 settembre.  
Giovanni Antonio Seconds è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni. La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Antonio Seconds, pregate per noi.


*Beati Giovanni Battista Bottex, Michele Francesco de la Gardette e Francesco Giacinto le Livec de Tresurin - Martiri della Rivoluzione Francese (3 settembre)
Scheda del gruppo a cui appartengono:
“Beati Martiri delle stragi di settembre” -  Vittime della Rivoluzione francese

+ Prison de la Force, Parigi, 3 settembre 1792

Martirologio Romano:
Sempre a Parigi, nello stesso giorno e anno, Beati martiri Giovanni Battista Bottex, Michele Maria Francesco de la Gardette, Francesco Giacinto le Livec de Trésurin, che nella stessa circostanza morirono per Cristo nel carcere di “La Force”.
Durante la Rivoluzione Francese un’innumerevole schiera di cristiani preferì morire anziché rinnegare la propria fede.
Tra essi ben 438 sono già venerati come Beati e per altri 591 sono in corsi i processi per il riconoscimento del martirio.
Il 17 ottobre 1926, riconosciutone il martirio “in odium fidei”, Pio XI beatificò 191 vittime dei cosiddetti “massacri di settembre”, ai quali il Martyrologium Romanum dedica quattro commemorazioni tra il 2 ed il 3 settembre, in base al giorno ed al luogo della morte.
Il gruppo oggetto della presente consta di 3 martiri, un sacerdote della diocesi di Belley e due gesuiti, uccisi il 3 settembre 1792 nella prigione parigina denominata “La Force” per essersi rifiutati di prestare il giuramento imposto agli ecclesiastici durante la Rivoluzione Francese.
Ecco l’elenco completo dei 3 Beati martiri, dei quali si indicano luogo e data di nascita:
- JEAN-BAPTISTE BOTTEX Sacerdote dioc.
Belley, * Neuville-sur-Ain, 26 dicembre 1749
- MICHEL-FRANÇOIS DE LAGARDETTE Sacerdote gesuita, * Billom, 5 settembre 1744
- FRANÇOIS-HYACINTHE LÉ LIVEC DE TRÉSURIN Sacerdote gesuita, * Quimper, 5 maggio 1726
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beati Giovanni Battista Bottex, Michele Francesco de la Gardette e Francesco Giacinto le Livec de Tresurin, pregate per noi.


*Beato Giovanni Carlo (Jean-Charles) Caron - Sacerdote Vincenziano, Martire (3 settembre)
Gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese  

Châteaubriant, Francia, 4 agosto 1759 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Sulla vita di Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet sappiamo purtroppo veramente poco. Nacque a Châteaubriant il 4 agosto 1759. Entrò fra i Canonici Regolari ed emise la professione nel 1783.
Fu l’ultimo bibliotecario dell’abbazia di Saint-Victor a Parigi.
Con l’insorgere della Rivoluzione Francese, insieme a molti altri sacerdoti e religiosi catturati dai rivoluzionari, tra i quali anche i suoi confratelli Claude Ponse e Jean-François Bonnel de Pradal, rifiutò dinanzi al Pantheon di prestare giuramento di “Liberté et Egalité” al nuovo stato e disconoscere così l’autorità papale sulla Chiesa gallicana, considerando tale atto una bestemmia a Dio. Il 3 settembre 1792 vennero tutti uccisi nel Seminario di Saint-Firmin a Parigi.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 beatificò Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Carlo (Jean-Charles) Caron, pregate per noi.


*Beato Giovanni Carlo Maria Bernarde du Cornillet - Canonico Regolare, Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Châteaubriant, Francia, 4 agosto 1759 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Sulla vita di Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet sappiamo purtroppo veramente poco.
Nacque a Châteaubriant il 4 agosto 1759. Entrò fra i Canonici Regolari ed emise la professione nel 1783. Fu l’ultimo bibliotecario dell’abbazia di Saint-Victor a Parigi.
Con l’insorgere della Rivoluzione Francese, insieme a molti altri sacerdoti e religiosi catturati dai rivoluzionari, tra i quali anche i suoi confratelli Claude Ponse e Jean-François Bonnel de Pradal, rifiutò dinanzi al Pantheon di prestare giuramento di “Liberté et Egalité” al nuovo stato e disconoscere così l’autorità papale sulla Chiesa gallicana, considerando tale atto una bestemmia a Dio.
Il 3 settembre 1792 vennero tutti uccisi nel Seminario di Saint-Firmin a Parigi.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 beatificò Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Carlo Maria Bernarde du Cornillet, pregate per noi.


*Beato Giovanni Enrico (Jean-Henri) Gruyer - Sacerdote Vincenziano, Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Dole, Francia, 13 giugno 1734 - Parigi, 3 settembre 1792
Jean-Henri Gruyer nacque il 13 giugno 1734 a Dole, in Francia, da una famiglia cristiana in cui ricevette un’educazione nell’amore e nel timore di Dio.
Seguendo la chiamata divina, ricevette l’ordinazione presbiterale a Saint Cloud e si stabilì nella sua città natale, vivendo in famiglia ed aiutando il clero della parrocchia.
Aspirando però alla perfezione, all’età di trentasette anni decise di lasciare la sua famiglia e la sua diocesi per entrare tra i vincenziani, la Congregazione della Missione.
Al termine di un anno di seminario interno, dunque di noviziato, fu destinato ad Argens, ove la congregazione aveva una comunità dedicata al ministero delle missioni popolari. Qui emise i voti il 24
gennaio 1773.
Nominato vicario di Notre Dame de Versailles, passò poi nel 1794 alla parrocchia di Saint-Louis, dove lo colse la Rivoluzione Francese.
Essendo stato nominato un parroco che aveva accettato di giurare sulla nuova costituzione anticlericale e non riuscendo questi a convincere nessuno dei missionari che reggevano quella parrocchia a prestare il giuramento civile, questi ultimi perciò furono espulsi dalla parrocchia, divenendo però uno splendido esempio di fedeltà alla Chiesa Romana.
Padre Jean-Henri Gruyer, tornò allora al suo paese natale, rimanendo lì rifugiato per un anno.
Amando però pur sempre la sua congregazione e desideroso di vivere la vita di comunità, decise di fare ritorno a Parigi.
Il permesso per restare nella città gli fu rilasciato il 18 giugno 1792. Tale documento lo descrive “alto, capelli bianchi, fronte media, occhi azzurri, narici larghe, barba rada, volto rotondo”. Il seminario di San Firmino, gestito dal Beato Louis-Joseph Francois, gli spalancò le porte e fu accolto fraternamente.
Il 3 settembre 1792, quando la casa fu invasa dagli assalitori, ben 72 rifugiati furono massacrati e con altre vittime delle “stragi di settembre”, per un totale di 191 martiri, furono beatificati da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Enrico Gruyer, pregate per noi.  


*Beato Giovanni Francesco Bonnel de Pradal - Canonico Regolare, Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Ax-les-Thermes, Francia, 5 sett.1738 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792
Jean-François Bonnel de Pradal nacque il 5 settembre 1738 a Ax-les-Thermes, in Francia, da un’importante famiglia agiata.
Studiò in casa con un precettore privato, poi il 4 settembre 1758 decise di entrare nella comunità dell’abbazia di Foix, appartenente alla Congregazione dei Canonici Regolari di Sainte-Geneviève, nota anche come Congregazione di Francia. Professati i voti un anno dopo, iniziò gli studi filosofici e teologici nella stessa abbazia di Foix, per poi essere trasferito in Normandia, all’abbazia di Saint-Lô, ove ricevette gli ordini sacri.
Divenuto sacerdote, fu trasferito nella diocesi di Chartres nella piccola comunità di soli tre confratelli del convento di Saint-Vincent-de-Bois con l’incarico di infermiere, visto che tale convento era oramai diventato una casa per infermi ed anziani.
Nel 1778 venne trasferito a Parigi alla casa madre di Sainte-Geneviève, quando nella città già serpeggiava la rivoluzione, ma egli non volle assolutamente ritornare al sicuro ad Ax, bensì volle restare per prodigarsi verso il popolo più povero.
Il 10 agosto 1992 scoppiò l’insurrezione parigina che portò sul patibolo il re Luigi XVI e tutti coloro che non volevano prestare giuramento alla nuova costituzione repubblicana. Anche Jean-François ed il suo confratello Claude Ponse vennero arrestati il 31 agosto ed insieme a molti altri sacerdoti e religiosi catturati dai rivoluzionari, tra i quali anche Jean-Charles-Marie Bernarde du Cornillet, Canonico Regolare di Saint-Victor, rifiutarono dinanzi al Pantheon di prestare giuramento di “Liberté et Egalité” al nuovo stato e disconoscere l’autorità papale sulla Chiesa gallicana, considerando tale atto una bestemmia a Dio.
Il 3 settembre 1792 vennero tutti uccisi nel Seminario di Saint-Firmin a Parigi.
Papa Pio XI il 17 ottobre 1926 beatificò Claude Ponse con altre 190 vittime della medesima persecuzione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Francesco Bonnel de Pradal, pregate per noi.    


*Beato Giovanni Luigi Schmid - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Parigi, 14 settembre 1752 - 3 settembre 1792
Nato a Parigi il 14.9.1752, lo Schmid seguì i corsi del seminario Schmid Luigi e nel 1784 conseguì la licenza in teologia.
Legato alla comunità sacerdotale del collegio Cardinal Lemoine, aveva la cura della parrocchia di S.Giovanni Evangelista, vicino al collegio. L'educazione cristiana della gioventù fu sempre la sua principale preoccupazione pastorale.
Nel 1791 rifiutò, come i suoi confratelli del collegio, di prestare il giuramento alla Costituzione civile del clero e fu perseguitato dall'odio dei rivoluzionari.
Quando dal 13 agosto 1792 il furore popolare si scatenò contro i realisti e i preti non giurati, il collegio fu uno dei primi ad essere perquisito.
Arrestato e condotto il giorno stesso al seminario di S.Firmino, vi peri il 2 settembre Beatificato nel 1926, viene festeggiato il 2 settembre.
(Autore: René Wasselynck – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giovanni Luigi Schmid, pregate per noi.


*Santi Giovanni Pak Hu-jae e Compagni - Martiri (3 settembre)
Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione dei Santi Giovanni Pak Hu-jae e cinque compagne, martiri, che, durante la persecuzione, condotti davanti al tribunale criminale in quanto cristiani, dopo aver subito crudeli supplizi per la fede, morirono decapitati.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Giovanni Pak Hu-jae e Compagni, pregate per noi.


*Beato Giuliano Francesco Hedouin - Sacerdote e Martire (3 settembre)  
Scheda del Gruppo a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni" Martiri della Rivoluzione francese - 3 settembre
"Beati Martiri delle stragi di settembre Vittime della Rivoluzione francese" - 2 e 3 settembre

Coutances, Francia, 3 ottobre 1760 - Parigi, Francia, 3 settembre 1792
Nato a Coutances il 3 ott. 1760, Giuliano Francesco Hedouin ottenne una borsa di studio nel collegio di Harcourt a Parigi dal 1781 al 1784.
Ordinato sacerdote, si laureò nel 1788.
Era cappellano nell'ospedale della Compassione quando venne arrestato dopo il 10 agosto 1792, durante il Terrore e rinchiuso nel seminario di San Firmino.
Là venne ucciso il 3 settembre con numerosi compagni, la cui beatificazione collettiva fu proclamata il 17 ottobre 1926.
La festa si celebra nel Proprio di Parigi e in alcune altre diocesi al 2 settembre.
(Autore: Gerard Mathon - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Giuliano Francesco Hedouin, pregate per noi.


*San Gregorio I, detto Magno - 64° Papa e Dottore della Chiesa (3 settembre)
Roma, 540 - 12 marzo 604
(Papa dal 03/09/590 al 12/03/604)
Nacque verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici e alla morte del padre Gordiano, fu eletto, molto giovane, prefetto di Roma. Divenne poi monaco e abate del monastero di Sant'Andrea sul Celio.
Eletto Papa, ricevette l'ordinazione episcopale il 3 settembre 590. Nonostante la malferma salute, esplicò una multiforme e intensa attività nel governo della Chiesa, nella sollecitudine caritativa, nell'azione missionaria.
Autore e legislatore nel campo della liturgia e del canto sacro, elaborò un Sacramentario che porta il suo nome e costituisce il nucleo fondamentale del Messale Romano.
Lasciò scritti di carattere pastorale, morale, omiletico e spirituale, che formarono intere generazioni cristiane specialmente nel Medio Evo.
Morì il 12 marzo 604. (Avvenire)
Patronato: Cantanti, Musicisti, Papi
Etimologia: Gregorio = colui che risveglia, dal greco
Emblema: Colomba, Gabbiano
Martirologio Romano: Memoria di San Gregorio Magno, Papa e dottore della Chiesa: dopo avere intrapreso la vita monastica, svolse l’incarico di legato apostolico a Costantinopoli; eletto poi in questo giorno alla Sede Romana, sistemò le questioni terrene e come servo dei servi si prese cura di quelle sacre.
Si mostrò vero pastore nel governare la Chiesa, nel soccorrere in ogni modo i bisognosi, nel favorire la vita monastica e nel consolidare e propagare ovunque la fede, scrivendo a tal fine celebri libri di morale e di pastorale.
Morì il 12 marzo.
(12 marzo: A Roma presso San Pietro, deposizione di San Gregorio I, Papa, detto Magno, la cui memoria si celebra il 3 settembre, giorno della sua ordinazione).
Fu uno dei più grandi Padri nella storia della Chiesa, uno dei quattro dottori dell’Occidente: Papa san Gregorio, che fu Vescovo di Roma tra il 590 e il 604, e che meritò dalla tradizione il titolo di Magnus/Grande.
Gregorio fu veramente un grande Papa e un grande Dottore della Chiesa! Nacque a Roma, intorno al 540, da una ricca famiglia patrizia della gens Anicia, che si distingueva non solo per la nobiltà del sangue, ma anche per l’attaccamento alla fede cristiana e per i servizi resi alla Sede Apostolica.
Da tale famiglia erano usciti due Papi: Felice III (483-492), trisavolo di Gregorio, e Agapito (535-536).
La casa in cui Gregorio crebbe sorgeva sul Clivus Scauri, circondata da solenni edifici che testimoniavano la grandezza della Roma antica e la forza spirituale del cristianesimo.
Ad ispirargli alti sentimenti cristiani vi erano poi gli esempi dei genitori Gordiano e Silvia, ambedue venerati come santi, e quelli delle due zie paterne, Emiliana e Tarsilia, vissute nella propria casa quali vergini consacrate in un cammino condiviso di preghiera e di ascesi.
Gregorio entrò presto nella carriera amministrativa, che aveva seguito anche il padre, e nel 572 ne raggiunse il culmine, divenendo prefetto della città.
Questa mansione, complicata dalla tristezza dei tempi, gli consentì di applicarsi su vasto raggio ad ogni genere di problemi amministrativi, traendone lumi per i futuri compiti.
In particolare, gli rimase un profondo senso dell’ordine e della disciplina: divenuto Papa, suggerirà ai Vescovi di prendere a modello nella gestione degli affari ecclesiastici la diligenza e il rispetto delle leggi propri dei funzionari civili.
Questa vita tuttavia non lo doveva soddisfare se, non molto dopo, decise di lasciare ogni carica civile, per ritirarsi nella sua casa ed iniziare la vita di monaco, trasforman
do la casa di famiglia nel monastero di Sant’Andrea al Celio. Di questo periodo di vita monastica, vita di dialogo permanente con il Signore nell’ascolto della sua parola, gli resterà una perenne nostalgia che sempre di nuovo e sempre di più appare nelle sue omelie: in mezzo agli assilli delle preoccupazioni pastorali, lo ricorderà più volte nei suoi scritti come un tempo felice di raccoglimento in Dio, di dedizione alla preghiera, di serena immersione nello studio.
Poté così acquisire quella profonda conoscenza della Sacra Scrittura e dei Padri della Chiesa di cui si servì poi nelle sue opere.
Ma il ritiro claustrale di Gregorio non durò a lungo.
La preziosa esperienza maturata nell’amministrazione civile in un periodo carico di gravi problemi, i
rapporti avuti in questo ufficio con i bizantini, l’universale stima che si era acquistata, indussero Papa Pelagio a nominarlo diacono e ad inviarlo a Costantinopoli quale suo “apocrisario”, oggi si direbbe “Nunzio Apostolico”, per favorire il superamento degli ultimi strascichi della controversia monofisita e soprattutto per ottenere l’appoggio dell’imperatore nello sforzo di contenere la pressione longobarda.
La permanenza a Costantinopoli, ove con un gruppo di monaci aveva ripreso la vita monastica, fu importantissima per Gregorio, poiché gli diede modo di acquisire diretta esperienza del mondo bizantino, come pure di accostare il problema dei Longobardi, che avrebbe poi messo a dura prova la sua abilità e la sua energia negli anni del Pontificato.
Dopo alcuni anni fu richiamato a Roma dal Papa, che lo nominò suo segretario.
Erano anni difficili: le continue piogge, lo straripare dei fiumi, la carestia affliggevano molte zone d’Italia e la stessa Roma.
Alla fine scoppiò anche la peste, che fece numerose vittime, tra le quali anche il Papa Pelagio II.
Il clero, il popolo e il senato furono unanimi nello scegliere quale suo successore sulla Sede di Pietro proprio lui, Gregorio. Egli cercò di resistere, tentando anche la fuga, ma non ci fu nulla da fare: alla fine dovette cedere. Era l’anno 590.
Riconoscendo in quanto era avvenuto la volontà di Dio, il nuovo Pontefice si mise subito con lena al lavoro.
Fin dall’inizio rivelò una visione singolarmente lucida della realtà con cui doveva misurarsi, una straordinaria capacità di lavoro nell’affrontare gli affari tanto ecclesiastici quanto civili, un costante equilibrio nelle decisioni, anche coraggiose, che l’ufficio gli imponeva.
Si conserva del suo governo un’ampia documentazione grazie al Registro delle sue lettere (oltre 800), nelle quali si riflette il quotidiano confronto con i complessi interrogativi che affluivano sul suo tavolo.
Erano questioni che gli venivano dai Vescovi, dagli Abati, dai clerici, e anche dalle autorità civili di ogni ordine e grado. Tra i problemi che affliggevano in quel tempo l’Italia e Roma ve n’era uno di particolare rilievo in ambito sia civile che ecclesiale: la questione longobarda. Ad essa il Papa dedicò ogni energia possibile in vista di una soluzione veramente pacificatrice. A differenza dell’Imperatore bizantino che partiva dal presupposto che i Longobardi fossero soltanto individui rozzi e predatori da sconfiggere o da sterminare, san Gregorio vedeva questa gente con gli occhi del buon pastore, preoccupato di annunciare loro la parola di salvezza, stabilendo con essi rapporti di fraternità in vista di una futura pace fondata sul rispetto reciproco e sulla serena convivenza tra italiani, imperiali e longobardi.
Si preoccupò della conversione dei giovani popoli e del nuovo assetto civile dell’Europa: i Visigoti della Spagna, i Franchi, i Sassoni, gli immigrati in Britannia ed i Longobardi, furono i destinatari privilegiati della sua missione evangelizzatrice. Abbiamo celebrato ieri la memoria liturgica di sant’Agostino di Canterbury, il capo di un gruppo di monaci incaricati da Gregorio di andare in Britannia per evangelizzare l’Inghilterra.
Per ottenere una pace effettiva a Roma e in Italia, il Papa si impegnò a fondo - era un vero pacificatore - , intraprendendo una serrata trattativa col re longobardo Agilulfo.
Tale negoziazione portò ad un periodo di tregua che durò per circa tre anni (598 – 601), dopo i quali fu possibile stipulare nel 603 un più stabile armistizio.
Questo risultato positivo fu ottenuto anche grazie ai paralleli contatti che, nel frattempo, il Papa intratteneva con la regina Teodolinda, che era una principessa bavarese e, a differenza dei capi degli altri popoli germanici, era cattolica, profondamente cattolica.
Si conserva una serie di lettere del Papa Gregorio a questa regina, nelle quali egli rivela dimostrano la sua stima e la sua amicizia per lei.
Teodolinda riuscì man mano a guidare il re al cattolicesimo, preparando così la via alla pace.
Il Papa si preoccupò anche di inviarle le reliquie per la basilica di S. Giovanni Battista da lei fatta erigere a Monza, né mancò di farle giungere espressioni di augurio e preziosi doni per la medesima cattedrale di Monza in occasione della nascita e del battesimo del figlio Adaloaldo.
La vicenda di questa regina costituisce una bella testimonianza circa l’importanza delle donne nella storia della Chiesa. In fondo, gli obiettivi sui quali Gregorio puntò costantemente furono tre: contenere l’espansione dei Longobardi in Italia; sottrarre la regina Teodolinda all’influsso degli scismatici e rafforzarne la fede cattolica; mediare tra Longobardi e Bizantini in vista di un accordo che garantisse la pac
e nella penisola e in pari tempo consentisse di svolgere un’azione evangelizzatrice tra i Longobardi stessi.
Duplice fu quindi il suo costante orientamento nella complessa vicenda: promuovere intese sul piano diplomatico-politico, diffondere l’annuncio della vera fede tra le popolazioni.
Accanto all’azione meramente spirituale e pastorale, Papa Gregorio si rese attivo protagonista anche di una multiforme attività sociale. Con le rendite del cospicuo patrimonio che la Sede romana possedeva in Italia, specialmente in Sicilia, comprò e distribuì grano, soccorse chi era nel bisogno, aiutò sacerdoti, monaci e monache che vivevano nell’indigenza, pagò riscatti di cittadini caduti prigionieri dei Longobardi, comperò armistizi e tregue.
Inoltre svolse sia a Roma che in altre parti d’Italia un’attenta opera di riordino amministrativo, impartendo precise istruzioni affinché i beni della Chiesa, utili alla sua sussistenza e alla sua opera evangelizzatrice nel mondo, fossero gestiti con assoluta rettitudine e secondo le regole della giustizia e della misericordia.
Esigeva che i coloni fossero protetti dalle prevaricazioni dei concessionari delle terre di proprietà della Chiesa e, in caso di frode, fossero prontamente risarciti, affinché non fosse inquinato con profitti disonesti il volto della Sposa di Cristo.
Questa intensa attività Gregorio la svolse nonostante la malferma salute, che lo costringeva spesso a restare a letto per lunghi giorni.
I digiuni praticati durante gli anni della vita monastica gli avevano procurato seri disturbi all’apparato digerente. Inoltre, la sua voce era molto debole così che spesso era costretto ad affidare al diacono la lettura delle sue omelie, affinché i fedeli presenti nelle basiliche romane potessero sentirlo.
Faceva comunque il possibile per celebrare nei giorni di festa Missarum sollemnia, cioè la Messa solenne, e allora incontrava personalmente il popolo di Dio, che gli era molto affezionato, perché vedeva in lui il riferimento autorevole a cui attingere sicurezza: non a caso gli venne ben presto attribuito il titolo di consul Dei.
Nonostante le condizioni difficilissime in cui si trovò ad operare, riuscì a conquistarsi, grazie alla santità della vita e alla ricca umanità, la fiducia dei fedeli, conseguendo per il suo tempo e per il futuro risultati veramente grandiosi.
Era un uomo immerso in Dio: il desiderio di Dio era sempre vivo nel fondo della sua anima e proprio per questo egli era sempre molto vicino al prossimo, ai bisogni della gente del suo tempo.
In un tempo disastroso, anzi disperato, seppe creare pace e dare speranza. Quest’uomo di Dio ci mostra dove sono le vere sorgenti della pace, da dove viene la vera speranza e diventa così una guida anche per noi oggi.
Nonostante i molteplici impegni connessi con la sua funzione di Vescovo di Roma, egli ci ha lasciato numerose opere, alle quali la Chiesa nei secoli successivi ha attinto a piene mani.
Oltre al cospicuo epistolario – il Registro a cui accennavo nella scorsa catechesi contiene oltre 800 lettere – egli ci ha lasciato innanzitutto scritti di carattere esegetico, tra cui si distinguono il Commento morale a Giobbe - noto sotto il titolo latino di Moralia in Iob -, le Omelie su Ezechiele, le Omelie sui Vangeli. Vi è poi un’importante opera di carattere agiografico, i Dialoghi, scritta da Gregorio per l’edificazione della regina longobarda Teodolinda. L’opera principale e più nota è senza dubbio la Regola pastorale, che il Papa redasse all’inizio del pontificato con finalità chiaramente programmatiche.
Volendo passare in veloce rassegna queste opere, dobbiamo anzitutto notare che, nei suoi scritti, Gregorio non si mostra mai preoccupato di delineare una “sua” dottrina, una sua originalità. Piuttosto, egli intende farsi eco dell’insegnamento tradizionale della Chiesa, vuole semplicemente essere la bocca di Cristo e della sua Chiesa sul cammino che si deve percorrere per giungere a Dio. Esemplari sono a questo proposito i suoi commenti esegetici.
Egli fu un appassionato lettore della Bibbia, a cui si accostò con intendimenti non semplicemente speculativi: dalla Sacra Scrittura, egli pensava, il cristiano deve trarre non tanto conoscenze teoriche, quanto piuttosto il nutrimento quotidiano per la sua anima, per la sua vita di uomo in questo mondo.
Nelle Omelie su Ezechiele, ad esempio, egli insiste fortemente su questa funzione del testo sacro: avvicinare la Scrittura semplicemente per soddisfare il proprio desiderio di conoscenza significa cedere alla tentazione dell’orgoglio ed esporsi così al rischio di scivolare nell’eresia. L’umiltà intellettuale è la regola primaria per chi cerca di penetrare le realtà soprannaturali partendo dal Libro sacro.
L’umiltà, ovviamente, non esclude lo studio serio; ma per far sì che questo risulti spiritualmente proficuo, consentendo di entrare realmente nella profondità del testo, l’umiltà resta indispensabile. Solo con questo atteggiamento interiore si ascolta realmente e si percepisce finalmente la voce di Dio. D’altra parte, quando si tratta di Parola di Dio, comprendere non è nulla, se la comprensione non conduce all’azione. In queste omelie su Ezechiele si trova anche quella bella espressione secondo cui “il predicatore deve intingere la sua penna nel sangue del suo cuore; potrà così arrivare anche all’orecchio del prossimo”. Leggendo queste sue omelie si vede che realmente Gregorio ha scritto con il sangue del suo cuore e perciò ancora oggi parla a noi.
Questo discorso Gregorio sviluppa anche nel Commento morale a Giobbe. Seguendo la tradizione patristica, egli esamina il testo sacro nelle tre dimensioni del suo senso: la dimensione letterale, la dimensione allegorica e quella morale, che sono dimensioni dell’unico senso della Sacra Scrittura. Gregorio tuttavia attribuisce una netta prevalenza al senso morale. In questa prospettiva, egli propone il suo pensiero attraverso alcuni binomi significativi - sapere-fare, parlare-vivere, conoscere-agire -, nei quali evoca i due aspetti della vita umana che dovrebbero essere complementari, ma che spesso finiscono per essere antitetici. L’ideale morale, egli commenta, consiste sempre nel realizzare un’armoniosa integrazione tra parola e azione, pensiero e impegno, preghiera e dedizione ai doveri del proprio stato: è questa la strada per realizzare quella sintesi grazie a cui il divino discende nell’uomo e l’uomo si eleva fino alla immedesimazione con Dio.
Il grande Papa traccia così per l’autentico credente un completo progetto di vita; per questo il Commento morale a Giobbe costituirà nel corso del medioevo una specie di Summa della morale cristiana.
Di notevole rilievo e bellezza sono pure le Omelie sui Vangeli. La prima di esse fu tenuta nella basilica di San Pietro durante il tempo di Avvento del 590 e dunque pochi mesi dopo l’elezione al Pontificato; l’ultima fu pronunciata nella basilica di San Lorenzo nella seconda domenica dopo Pentecoste del 593. Il Papa predicava al popolo nelle chiese dove si celebravano le “stazioni” - particolari cerimonie di preghiera nei tempi forti dell’anno liturgico - o le feste dei martiri titolari. Il principio ispiratore, che lega insieme i vari interventi, si sintetizza nella parola “praedicator”: non solo il ministro di Dio, ma anche ogni cristiano, ha il compito di farsi “predicatore” di quanto ha sperimentato nel proprio intimo, sull’esempio di Cristo che s’è fatto uomo per portare a tutti l’annuncio della salvezza.
L’orizzonte di questo impegno è quello escatologico: l’attesa del compimento in Cristo di tutte le cose è un pensiero costante del grande Pontefice e finisce per diventare motivo ispiratore di ogni suo pensiero e di ogni sua attività. Da qui scaturiscono i suoi incessanti richiami alla vigilanza e all’impegno nelle buone opere.
Il testo forse più organico di Gregorio Magno è la Regola pastorale, scritta nei primi anni di Pontificato. In essa Gregorio si propone di tratteggiare la figura del Vescovo ideale, maestro e guida del suo gregge. A tal fine egli illustra la gravità dell’ufficio di pastore della Chiesa e i doveri che esso comporta: pertanto, quelli che a tale compito non sono stati chiamati non lo ricerchino con superficialità, quelli invece che l’avessero assunto senza la debita riflessione sentano nascere nell’animo una doverosa trepidazione.
Riprendendo un tema prediletto, egli afferma che il Vescovo è innanzitutto il “predicatore” per eccellenza; come tale egli deve essere innanzitutto di esempio agli altri, così che il suo comportamento possa costituire un punto di riferimento per tutti. Un’efficace azione pastorale richiede poi che egli conosca i destinatari e adatti i suoi interventi alla situazione di ognuno: Gregorio si sofferma ad illustrare le varie categorie di fedeli con acute e puntuali annotazioni, che possono giustificare la valutazione di chi ha visto in quest’opera anche un trattato di psicologia. Da qui si capisce che egli conosceva realmente il suo gregge e parlava di tutto con la gente del suo tempo e della sua città.
Il grande Pontefice, tuttavia, insiste sul dovere che il Pastore ha di riconoscere ogni giorno la propria miseria, in modo che l’orgoglio non renda vano, dinanzi agli occhi del Giudice supremo, il bene compiuto. Per questo il capitolo finale della Regola è dedicato all’umiltà: “Quando ci si compiace di aver raggiunto molte virtù è bene riflettere sulle proprie insufficienze ed umiliarsi: invece di considerare il bene compiuto, bisogna considerare quello che si è trascurato di compiere”.
Tutte queste preziose indicazioni dimostrano l’altissimo concetto che san Gregorio ha della cura delle anime, da lui definita “ars artium”, l’arte delle arti. La Regola ebbe grande fortuna al punto che, cosa piuttosto rara, fu ben presto tradotta in greco e in anglosassone.
Significativa è pure l’altra opera, i Dialoghi, in cui all’amico e diacono Pietro, convinto che i costumi fossero ormai così corrotti da non consentire il sorgere di santi come nei tempi passati, Gregorio dimostra il contrario: la santità è sempre possibile, anche in tempi difficili. Egli lo prova narrando la vita di persone contemporanee o scomparse da poco, che ben potevano essere qualificate sante, anche se non canonizzate. La narrazione è accompagnata da riflessioni teologiche e mistiche che fanno del libro un testo agiografico singolare, capace di affascinare intere generazioni di lettori.
La materia è attinta alle tradizioni vive del popolo ed ha lo scopo di edificare e formare, attirando l’attenzione di chi legge su una serie di questioni quali il senso del miracolo, l’interpretazione della Scrittura, l’immortalità dell’anima, l’esistenza dell’inferno, la rappresentazione dell’aldilà, temi tutti che abbisognavano di opportuni chiarimenti. Il libro II è interamente dedicato alla figura di Benedetto da Norcia ed è l’unica testimonianza antica sulla vita del santo monaco, la cui bellezza spirituale appare nel testo in tutta evidenza.
Nel disegno teologico che Gregorio sviluppa attraverso le sue opere, passato, presente e futuro vengono relativizzati.
Ciò che per lui conta più di tutto è l’arco intero della storia salvifica, che continua a dipanarsi tra gli oscuri meandri del tempo. In questa prospettiva è significativo che egli inserisca l’annunzio della conversione degli Angli nel bel mezzo del Commento morale a Giobbe: ai suoi occhi l’evento costituiva un avanzamento del Regno di Dio di cui tratta la Scrittura; poteva quindi a buona ragione essere menzionato nel commento ad un libro sacro. Secondo lui le guide delle comunità cristiane devono impegnarsi a rileggere gli eventi alla luce della Parola di Dio: in questo senso il grande Pontefice sente il dovere di orientare pastori e fedeli nell’itinerario spirituale di una lectio divina illuminata e concreta, collocata nel contesto della propria vita.
Prima di concludere è doveroso spendere una parola sulle relazioni che Papa Gregorio coltivò con i Patriarchi di Antiochia, di Alessandria e della stessa Costantinopoli. Si preoccupò sempre di riconoscerne e rispettarne i diritti, guardandosi da ogni interferenza che ne limitasse la legittima autonomia. Se tuttavia san Gregorio, nel contesto della sua situazione storica, si oppose al titolo di “ecumenico” assunto da parte del Patriarca di Costantinopoli, non lo fece per limitare o negare la sua legittima autorità, ma perché egli era preoccupato dell’unità fraterna della Chiesa universale. Lo fece soprattutto per la sua profonda convinzione che l’umiltà dovrebbe essere la virtù fondamentale di ogni Vescovo, ancora più di un Patriarca. Gregorio era rimasto semplice monaco nel suo cuore e perciò era decisamente contrario ai grandi titoli. Egli voleva essere - è questa la sua espressione - servus servorum Dei.
Questa parola da lui coniata non era nella sua bocca una pia formula, ma la vera manifestazione del suo modo di vivere e di agire.
Egli era intimamente colpito dall’umiltà di Dio, che in Cristo si è fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchi. Pertanto egli era convinto che soprattutto un Vescovo dovrebbe imitare questa umiltà di Dio e così seguire Cristo. Il suo desiderio veramente era di vivere da monaco in permanente colloquio con la Parola di Dio, ma per amore di Dio seppe farsi servitore di tutti in un tempo pieno di tribolazioni e di sofferenze; seppe farsi “servo dei servi”. Proprio perché fu questo, egli è grande e mostra anche a noi la misura della vera grandezza.
(Autore: Papa Benedetto XVI - Udienza Generale 4.06.2008 - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Guala di Brescia – Domenicano (3 settembre)

Bergamo, 1180 - 1244
Ricevette da San Domenico l'abito e da lui fu designato priore di Brescia. Alla morte di San Domenico ebbe la visione della sua entrata in paradiso. Fu inquisitore della fede e legato pontificio. La sua perspicace prudenza gli consentì una provvidenziale opera pacificatrice tra le popolazioni dell'alta Italia e l'imperatore Federico II. Papa Gregorio IX gli affidò la diocesi di Brescia, in cui fu pastore sollecito anche del bene temporale dei suoi figli.
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: Nel territorio di Astino nella Val Camonica in Lombardia, Beato Guala, vescovo di Brescia, dell’Ordine dei Predicatori, che, al tempo dell’imperatore Federico II, si adoperò con saggezza per la pace della Chiesa e della società civile e fu condannato all’esilio.
Guala entrò nel 1219 nell’Ordine dei Predicatori già sacerdote, quando era ancora in vita il Patriarca Domenico, il quale l’ebbe carissimo per la rara santità della vita, e a cui affidò il governo del Convento di Brescia.
Messo sul candelabro, Guala fu luce, non solo dei suoi confratelli, ma anche di tutti i cittadini dai quali fu grandemente amato e venerato. Le sue più tenere sollecitudini erano per i poveri, ma ebbe sommamente a cuore il bene di ogni classe di persone.
Tante virtù non sfuggirono al Pontefice Gregorio IX il quale gli affidò delicati e importanti
incarichi. Fu prima Inquisitore della Fede e poi Legato del Papa per comporre la pace tra i popoli dell’Alta Italia.
In quest’opera di pacificazione, che in quel tempo ebbe tanta parte nell’apostolato dei Predicatori, Guala riuscì mirabilmente.
Specialmente nella riconciliazione dell’Imperatore Federico con i Lombardi. Rimasta Brescia priva del suo Vescovo, Papa Gregorio IX, nel 1229 lo destinò a quella sede.
Egli accettò a malincuore, ma per cinque anni dovette star lontano dalla città, lacerata dalle fazioni.
Nel lungo esilio fu ospite dei Vallombrosani, presso Bergamo, dove pianse, pregò, studiò. Finalmente poté rientrare a Brescia tra il giubilo dei suoi figli, dei quali fu padre amorosissimo e solerte pastore.
Il suo ultimo atto episcopale fu la posa della prima pietra della chiesa di Santo Stefano in Bergamo, e qui, il 3 settembre 1244, presso i Vallombrosani fu chiamato al premio eterno.
Guala in una celebre visione vide il San Domenico entrare nella gloria celeste. Papa Pio IX il 1 ottobre 1868 ha confermato il culto. Dal 1869 le sue reliquie sono conservate nel Monastero Domenicano Matris Domini di Bergamo.
(Autore: Franco Mariani – Fonte: Convento San Domenico, Bologna)
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*Beato Luigi Giacomo Schmid - Sacerdote e Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Il Beato Luigi Giacomo Schmid nacque il 14 settembre 1752 a Parigi. Dopo aver seguito i corsi nel seminario di San Luigi, nel 1784 ottenne la licenza in teologia.
Legato alla comunità sacerdotale del collegio Cardinal Lemoine, gli fu assegnata la cura della parrocchia di San Giovanni Evangelista.
La sua principale preoccupazione era l’educazione cristiana della gioventù.
Nel 1791, insieme ai suoi confratelli della comunità di rifiutò di prestare giuramento sulla Costituzione Civile del Clero, divenendo così un nemico dei rivoluzionari.
Il 13 agosto 1792, il collegio dove viveva venne perquisito. Fu arrestato e portato nel seminario di san Firmino, dove sarà ucciso il 3 settembre.
Luigi Giacomo Schmid è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Luigi Giuseppe (Louis-Joseph) Francois - Sacerdote Vincenziano, Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” - Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” - Vittime della Rivoluzione francese

Busigny, Francia, 3 febbraio 1751 - Parigi, 3 settembre 1792
Louis-Joseph Francois nacque il 3 febbraio 1751 a Busigny, in Francia, da una famiglia profondamente cristiana. Educato dai gesuiti, si sentì attratto dalla vita religiosa.
Non aveva infatti più di quindici anni quando entrò nella Congregazione della Missione, i cosiddetti vincenziani, nella casa madre di San Lazzaro a Parigi. Dovette però attendere il compimento dei diciott’anni per emettere i voti. Fu tale il suo entusiasmo che due suoi fratelli, spinti dal suo luminoso esempio, lo seguirono entrando nella medesima congregazione ed una loro sorella entrò tra le Figlie della Carità.
Ordinato sacerdote nel 1773, insegnò teologia fino a quando fu nominato Segretario Generale della congregazione, incarico che coniugò alla predicazione, per la quale risultava particolarmente portato.
Nel 1788 fu nominato Superiore del seminario parigino di San Firmino a Parigi, il collegio “des Bons Enfants”, casa tanto amata da tutta la Congregazione della Missione in quanto culla della stessa
congregazione religiosa e campo di missione per lungo tempo del fondatore San Vincenzo de Paoli.
Nonostante i tempi fossero difficili, si prodigò per la sopravvivenza del seminario alle restrittive leggi imposte dai fautori della Rivoluzione Francese. Scrisse infatti vari opuscoli contro la Costituzione Civile del Clero, che definì “scismatica, eretica e sacrilega”, tra cui quello intitolato “Apologia”, che aiutò parecchi sacerdoti a restare fedeli agli insegnamenti della Chiesa.
Secondo uno dei suoi biografi, Louis-Joseph Francois fu “uno dei più ferventi e migliori difensori della religione cattolica, apostolica, romana contro il giuramento civile e contro gli scritti dei favorevoli al giuramento”.
Quando la persecuzione ormai infuriava imperterrita, Louis-Joseph Francois aprì le porte del seminario di San Firmino a numerosi sacerdoti e religiosi, espulsi dalle loro parrocchie e dalle loro comunità per essersi rifiutati di pronunciare il giuramento civile.
Il 3 settembre 1792, quando la casa fu invasa dagli assalitori, Louis-Joseph Francois fu gettato da una finestra e poi finito a percosse. Anche altri 71 rifugiati furono massacrati in quell’occasione e con altre vittime delle “stragi di settembre”, per un totale di 191 martiri, furono beatificati da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Luigi Giuseppe Francois, pregate per noi.


*San Mac Nisse - Vescovo (3 settembre)

Martirologio Romano: In Irlanda, San Macanisio, vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Mac Nisse, pregate per noi.


*San Mansueto di Toul - Vescovo (3 settembre)
Etimologia: Mansueto = docile, affabile, dal latino
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Toul nella Gallia belgica, ora in Francia, San Mansueto, primo vescovo della città.
La sua Vita è stata scritta nel sec. X da Adsone, direttore della scuola dell'abbazia di St-Evre di Toul, poi abate di Montierender. Secondo questo racconto, ampolloso e pieno di notizie inutili, Mansueto sarebbe stato originario delle isole britanniche; ordinato vescovo a Roma, sarebbe stato inviato nel Nord-Est della Gallia e si sarebbe stabilito a Toul dove la risurrezione del figlio del governatore gli avrebbe permesso di operare numerose conversioni. Tutto questo non è altro che una serie di affermazioni gratuite; sembra certo solo il fatto della istituzione di un luogo di culto, più tardi dedicato a San Pietro, fuori delle mura di Toul, nei pressi di un antico cimitero, dove Mansueto stesso ebbe la sua sepoltura.
L'epoca in cui visse il santo ha dato occasione a interminabili dissertazioni, pro e contro l'apostolicità. L'esame della lista episcopale, peraltro, non permette di anticipare il suo episcopato prima del sec. IV. La diocesi di Toul sembra sia stata l'ultima, della provincia di Treviri, a ricevere un vescovo.
Il culto di Maiolo se pur antico, si è diffuso tardivamente, ed è molto probabile che fino al sec. X sia rimasto localizzato a Toul. Se si deve credere a Adsone, San Martino si sarebbe recato sulla tomba del santo vescovo e l'avvenimento si potrebbe porre nel corso di uno dei viaggi del vescovo di Tours a Treviri, nel 384 o 386.
Tale tradizione, forse, non è priva di qualche fondamento, sebbene l'autore della Vita scrivesse sei secoli dopo l'avvenimento.
Ma bisogna giungere al sec. X per vedere un vero sviluppo del culto, grazie al restauro del santuario, forse abbandonato dopo la sistemazione della cattedrale entro le mura di Toul, restauro dovuto
prima a San Gozelino, poi a san Gerardo. I monaci ivi insediati dai due vescovi custodirono, da quel momento, la memoria del primo vescovo e propagarono il suo culto.
San Gerardo procedette alla prima elevazione delle reliquie (seconda metà del sec. X) senza, tuttavia, che il culto di M. cessasse d'essere locale. Un episodio riferito da Adsone è a questo proposito significativo: due abitanti del Barrois (regione occidentale della diocesi di Toul), ritornando da Vic con un carico di sale, passarono presso Toul, a Gondreville, nel giorno della festa del Santo.
Gli abitanti di Gondreville vollero fermare il convoglio perché quel giorno non era permesso lavorare, ma i cittadini di Barrois risposero che non erano tenuti ad osservare una festa che riguardava soltanto i Leuchi, e, cioè, gli abitanti della regione di Toul.
La fama del nostro vescovo non si diffuse gran che durante l'alto Medioevo e la consacrazione, in suo onore da parte di papa Leone IX, della chiesa dei Voerendaal, nell'attuale Limburg olandese, è un avvenimento eccezionale che si spiega col fatto che detta chiesa era proprietà di Udone, primicerio di Toul.
Una seconda traslazione delle reliquie, ad opera del vescovo Pibone nel 1104, sembra che abbia avuto una maggiore solennità, e ancor oggi se ne celebra l'anniversario al 15 giugno.
L'abbazia che custodiva la tomba era allora divenuta fiorente ed ebbe una grande influenza sulla progressiva espansione del culto del suo patrono. Malgrado tutto, peraltro, la devozione non superò mai i confini della diocesi e non fu mai popolare come quella del vescovo San Gerardo, che eclissò tutti i suoi predecessori.
Ci si meraviglia del ridottissimo numero di chiese che furono dedicate a Mansueto: dieci soltanto in una diocesi che in complesso ne comprende un migliaio.
Mansueto viene rappresentato con accanto un fanciullo che tiene una palla (allusione al figlio del governatore, annegato mentre giocava e resuscitato da Mansueto). La festa è celebrata il 3 settembre, la traslazione delle reliquie il 15 giugno.
(Autore: Jacques Choux – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Mansueto di Toul, pregate per noi.


*San Marino (3 settembre)

m. 301
Siamo nel 257 d.C.: Marino, giunto nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restò affascinato dal maestoso Monte e vi si recava spesso.
Inoltre, convertiva la popolazione riminese al cristianesimo.
Dopo le accuse infamanti di una donna, Marino fu costretto a rifugiarsi nella foresta del Monte Titano per sfuggire alle persecuzioni.
Grazie alle preghiere di Marino avvenne il miracolo: la donna si ravvide.
La leggenda narra anche che Marino e Leone, per evitare altre esperienze di quel tipo, si ritirarono, assieme alla sua piccola comunità, in vetta al Monte Titano, recintando la zona del loro rifugio. Il terreno però era di proprietà di donna Felicissima il cui figlio Verissimo si recò sul posto per scacciare Marino. Egli si oppose alla violenza con la sola forza delle preghiere al Signore: il giovane rimase come paralizzato.
In seguito donna Felicissima si recò in supplica da Marino, chiedendo perdono per l'atto violento del figlio Verissimo. Il giovane tornò alla normalità.
La donna donò il territorio a Marino che vi morì nell'anno 301.
Il vescovo di Rimini San Gaudenzio gli conferì l'ordine del diaconato.
È l'unico Santo fondatore di uno Stato e patrono della Repubblica che porta il suo nome assieme ai compatroni San Leone e Sant'Agata. (Avvenire)
Patronato: San Marino, Diaconi
Etimologia: Marino = uomo del mare, dal latino
Martirologio Romano: Sul monte Titano vicino a Rimini, San Marino, diacono e anacoreta, che si ritiene abbia condotto il popolo ancora pagano alla luce del Vangelo e alla libertà di Cristo.
Nell’anno 257 d.C. due cristiani di nome Marino e Leone, provenienti dall’isola di Arbe in Dalmazia, giunsero a Rimini attratti dall’opportunità di lavorare come scalpellini.
Marino, giunto nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restò affascinato dal maestoso Monte e vi si recava spesso, Oltre a quel lavoro, egli svolgeva la missione di convertire la
popolazione riminese al cristianesimo.
Fu per questo che una donna malvagia l’ accusò di essere suo marito e di professare il cristianesimo.
Marino fu costretto a rifugiarsi nella foresta del Monte Titano, che conosceva molto bene, per sfuggire alle persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano.
Tuttavia la donna, in preda al demonio, lo scovò ugualmente e confermò le sue accuse.
Marino non trovò altro sistema che opporre ad essa il suo digiuno e le sue preghiere, fino a che non avvenne il miracolo: la donna si ravvide e fece ritorno a Rimini, tessendo le lodi di Marino.
La leggenda narra anche che Marino e Leone, per evitare altre esperienze di quel tipo, si ritirarono, assieme alla sua piccola comunità, in vetta al Monte Titano, recintando la zona del loro rifugio.
Poi Leone si trasferì sul vicino Mons Feretrum o Monte Feretrio (attuale Montefeltro).
Il terreno però era di proprietà di donna Felicissima il cui figlio Verissimo si recò sul posto per scacciare Marino.
Egli si oppose alla violenza con la sola forza delle preghiere al Signore; fu evidentemente ascoltato perché il giovane rimase come paralizzato.
In seguito a questo fatto strabiliante, donna Felicissima si recò in supplica da Marino, chiedendo perdono per l’atto violento del figlio Verissimo che, grazie all’intercessione della madre e le preghiere di Marino, tornò alla normalità.
La donna donò il territorio a Marino che vi morì nell’anno 301.
Per la sua predicazione e le conversioni al cristianesimo, il vescovo di Rimini San Gaudenzio gli conferì l’ordine del diaconato.
Fu sepolto nella chiesa che egli stesso aveva eretto e dedicato al San Pietro e successivamente fu nominato Santo.
É l’unico Santo fondatore di uno Stato e patrono della Repubblica che porta il suo nome assieme ai compatroni San Leone e Sant’Agata.
(Autore: Carlo Ennio Morri – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Marino, pregate per noi.


*San Martiniano di Como - Vescovo (3 settembre)

VII secolo
Sedicesimo nella serie dei vescovi comensi, governò quella sede dopo l'anno 630, fino ad una data incerta.
Il giorno del suo transito è rimasto legato ab immemorabili, nella tradizione liturgica, al 3 settembre in cui si celebra la sua memoria.
A tale data, nel Martyrologium del Tatti, si legge: «Novocomi in Ecclesia S. Abundii natalis S. Martiniani episcopi comensis et confessoris, qui tempore Longobardorum ad huius Ecclesiae gubernationem assumptus, ipsam admirabili vitae integritate illustravit et meritis cumulatus ad praemia aeterna evolavit in coelum» (pp. 188-89).
(Autore: Pietro Gini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Nicola (Nicolas) Colin - Sacerdote Vincenziano, Martire (3 settembre)
Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” -  Martiri della Rivoluzione francese

“Beati Martiri delle stragi di settembre” -  Vittime della Rivoluzione francese
Grennat, Francia, 12 dicembre 1730 - Parigi, 3 settembre 1792
Nicolas Colin nacque a Grennat, in Francia, il 12 dicembre 1730. All’età di diciassette anni entrò nella Congregazione della Missione, i cosiddetti vincenziani, nella Casa Madre di San Lazzaro in Parigi, ove pronunciò i voti nel 1749.
Per ben ventidue anni svolse il suo ministero missionario guadagnandosi la fama di buon predicatore.
Il cardinale de la Lumiere, suo grande estimatore, lo invitò nella sua diocesi di Langres per reggere la parrocchia di Geneuries. Padre Nicolas Colin accettò volentieri l’invito, con il permesso dei superiori.
Allo scoppio della Rivoluzione Francese Padre Nicolas Colin fu espulso dalla sua parrocchia per aver rifiutato di pronunciare il giuramento civile previsto dalla nuova costituzione repubblicana.
Fuggì allora a Parigi e si rifugiò nel seminario vincenziano di San Firmino, ove fu accolto fraternamente dal superiore Beato Louis-Joseph Francois.
Qui andarono incontro al martirio nel crudele massacro del 3 settembre 1792 insieme con altri 70 rifugiati e con altre vittime delle “stragi di settembre”, per un totale di 191 martiri, furono beatificati da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926.
Nel breve di beatificazione Nicolas Colin fu indicato quale sacerdote diocesano poiché passato all’incarico di parroco, ma l’ultima edizione del Martyrologium Romanum ha corretto ribadendo la sua appartenenza alla Congregazione della Missione.
(Autore: Fabio Arduino – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Nicola Claudio Roussel - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" - Martiri della Rivoluzione francese
"Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese

Parigi, 1730 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Nicola Claudio (Nicolas Claude) Roussel nacque nel 1730 a Parigi. Era uno dei quattro sacerdoti pensionati ordinari del seminario di San Firmino.
Purtroppo su di lui non abbiamo alcuna notizia, in quanto all’epoca non esercitava alcun ufficio all’interno della diocesi di Parigi. Sappiamo solo che fu confessore degli Hermites a Grosbois vicino a Brunoy tra gli anni 1789 e 1791.
Sarà ucciso senza alcuna accusa, solo per il fatto, che era in pensione nel seminario dove erano arrestati i sacerdoti che non avevano prestato Giuramento sulla costituzione civile del Clero.
Nel registro del carcere risulta che fu ucciso all’età di settantadue anni, e venne ucciso il 3 settembre.
Nicola Claudio Roussel è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni. La sua festa ricorre il giorno 3 settembre
.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Nicola Claudio Roussel, pregate per noi.


*Beato Nicola Gaudreau - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" - Martiri della Rivoluzione francese
"Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese

Parigi, 1730 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Nicola Claudio (Nicolas Claude) Roussel nacque nel 1730 a Parigi. Era uno dei quattro sacerdoti pensionati ordinari del seminario di San Firmino.
Purtroppo su di lui non abbiamo alcuna notizia, in quanto all’epoca non esercitava alcun ufficio all’interno della diocesi di Parigi. Sappiamo solo che fu confessore degli Hermites a Grosbois vicino a Brunoy tra gli anni 1789 e 1791.
Sarà ucciso senza alcuna accusa, solo per il fatto, che era in pensione nel seminario dove erano arrestati i sacerdoti che non avevano prestato Giuramento sulla costituzione civile del Clero.
Nel registro del carcere risulta che fu ucciso all’età di settantadue anni, e venne ucciso il 3 settembre.
Nicola Claudio Roussel è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Nicola Claudio Roussel, pregate per noi.



*Beato Nicola Maria Verron - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" - Martiri della Rivoluzione francese
"Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese

Quimperlé, Francia, 7 novembre 1754 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Nicola Maria (Nicolas-Marie) Verron nacque il 7 novembre 1754 a Quimperlé, diocesi di Quimper. Il 25 settembre 1757 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù.
Dopo la sua ordinazione sacerdotale fu nominato professore al Collegio Luigi il Grande. Negli anni 1774 – 1778si recò nei Paesi Bassi, per ritornare a Parigi nel 1779. In quel periodo divenne direttore spirituale delle religiose del Convento di Sant’Anna.
Nicola Maria Verron era un fautore del culto del Sacro Cuore di Gesù e dell’adorazione perpetua. Invitava in continuazione le religiose a pregare per quanto stava avvenendo in Francia.
Il 18 agosto 1792 venne arrestato, con tutti i sacerdoti che risiedevano nel suo quartiere latino di Parigi, e fu imprigionato a San Firmino, verrà ucciso nella strage del 3 settembre.
Nicola Maria Verron venne beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni. La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Nicola Maria Verron, pregate per noi.


*Beato Pietro Giovanni Carrigues - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" - Martiri della Rivoluzione francese
"Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese

Sauveterre, 12 marzo 1725 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Pietro Giovanni (Pierre Jean) Garrigues, nacque il 2 marzo 1725 a Sauveterre nella diocesi di Rodez.
Il 14 gennaio 1752 divenne dottore in lettere e filosofia a Parigi.
Dopo aver deciso di abbracciare la vita sacerdotale, nel settembre 1753, fu nominato suddiacono nella stessa città.
Per non aver giurato sulla Costituzione civile del clero, il 14 agosto 1792, fu rinchiuso nel seminario di San Firmino, dove su ucciso il 3 settembre 1792.
Pietro Giovanni Garrigues è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme con altri centonovanta compagni, martiri delle cosiddette “stragi di settembre”.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Pietro Giovanni Carrigues, pregate per noi.


*Beato Pietro Saint-James - Sacerdote e Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
"Beati Andrea Abel Alricy e 71 Compagni" - Martiri della Rivoluzione francese
"Beati Martiri delle stragi di settembre" - Vittime della Rivoluzione francese

Caen, Francia, 18 ottobre 1742 – Parigi, Francia, 3 settembre 1793
Pierre Saint-James, nativo di Caen in Normandia, fu vicario della parrocchia di St-Malo a Bayeux, poi curato della parrocchia di Saint-Sauveur-des-Deux-Jumeaux, dalla quale venne esautorato dal parlamento di Rouen. Si recò dunque a Parigi, dove divenne cappellano dell’ospedale generale, del quale fu nominato rettore nel pieno della Rivoluzione francese.
Il 13 agosto 1792 venne arrestato e rinchiuso nel seminario di San Firmino, dove morì, gettato da una finestra e linciato dalla folla inferocita, il 3 settembre seguente. È stato beatificato il 17 ottobre 1926 insieme agli altri 190 martiri delle stragi di settembre.

Pierre Saint-James nacque a Caen in Normandia, nel territorio della parrocchia di St-Ouen, il 18 ottobre 1742.
Dopo aver riconosciuto la chiamata al sacerdozio, iniziò la sua formazione: ricevette la tonsura il sabato delle Quattro Tempora nel mese di settembre 1761 e, nel periodo compreso tra il 1762 e il 1765, seguì i corsi di teologia nell’università di Caen. Venne quindi ordinato sacerdote il 4 aprile 1767 nel seminario di Lisieux.
Il suo primo incarico fu quello di vicario parrocchiale nella parrocchia di St-Malo a Bayeux. Per alcuni mesi dovette occuparsene interamente, dato che per alcuni mesi rimase priva del parroco. In più, si vide affidata anche una cappellania che dipendeva dalla parrocchia.
Nel 1775 l’abbé Saint-James fu chiamato dal vescovo di Bayeux a reggere la parrocchia di Saint-Sauveur-des-Deux-Jumeaux, ma le autorità dell’abbazia di Saint-Victor-de-Cérisy gliela rifiutarono. Approfittando di un cambio, prese possesso della parrocchia verso la metà del 1779. Ottenuta una sentenza favorevole, la resse fino al 1781, quando il parlamento di Rouen l’annullò.
Privo di una sede, partì dunque per Parigi, dove già operavano molti altri sacerdoti normanni, specie negli ospedali.
Divenne quindi cappellano dell’ospedale generale di Parigi, che raccoglieva, sotto una medesima amministrazione affidata agli ecclesiastici e alle dipendenze dell’arcivescovo di Parigi, i tre ospedali principali: la Pitié, la Salpêtrière e Bicêtre.
Col passare degli anni, l’abbé Saint-James ebbe sempre più responsabilità: i confratelli, infatti, l’avevano proposto come rettore o direttore dell’ospedale generale e l’arcivescovo aveva confermato la nomina.
Tuttavia, in piena epoca rivoluzionaria, l’Assemblea Nazionale Costituente reclamò che per tale incarico fosse necessaria una designazione interinale da parte del governo civile.
Il sacerdote, allora, cercò di far valere i propri diritti. In una lettera conservata nell’Archivio Nazionale, fece presente che aveva pieno diritto al rettorato in base alla sua condotta civile e morale, alla sua età e al suo lungo servizio reso all’ospedale: nove anni sui ventiquattro vissuti da sacerdote. Il comitato civile approvò, dopo aver tenuto conto proprio del suo servizio agli ammalati poveri.
Il 10 agosto 1792 il popolo parigino assaltò il palazzo delle Tuileries, obbligando re Luigi XVI e la sua famiglia a trasferirsi nella prigione del Tempio. Ne seguì un acceso furore diretto contro i membri del clero, del quale fece le spese anche l’abbé Saint-James.
Fu arrestato appena tre giorni dopo, il 13 agosto, in via Fossés-Saint-Victor e venne rinchiuso nel seminario di San Firmino, già culla dei padri Vincenziani. Nello stesso luogo erano stati imprigionati anche altri sacerdoti che avevano operato a La Pitié.
La mattina del 3 settembre, i sanculotti fecero irruzione nel seminario-carcere e massacrarono i prigionieri. L’abbé Saint-James venne gettato giù da una finestra: il suo corpo fu infilzato dalle picche degli insorti e finito dal resto della folla. La parrocchia di St-Ouen onorò in seguito la memoria del suo illustre concittadino.
I martiri uccisi il 3 settembre nel seminario di San Firmino furono in tutto 72. Il gruppo, compreso nei 191 martiri delle stragi di settembre, è stato beatificato il 17 ottobre 1926. La memoria liturgica dell’abbé Saint-James cade il 2 settembre, il giorno precedente la sua nascita al Cielo.
(Autore: Emilia Flocchini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beato Pietro Saint-James, pregate per noi.


*San Remaclo (Rimagilo) di Stavelot - Abate (3 settembre)

Martirologio Romano: Nel monastero di Stavelot nel Brabante, nell’odierno Belgio, San Rimágilo, vescovo e abate, che, dopo quello di Solesmes, fondò i due monasteri di Stavelot e di Malmedy nella solitudine della foresta delle Ardenne.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Remaclo di Stavelot, pregate per noi.  


*Beato Renato Giuseppe Urvoy - Sacerdote Gesuita, Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” -  Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” -  Vittime della Rivoluzione francese

Plouizy, Francia, 25 novembre 1766 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Renato Giuseppe Urvoy nacque il 25 novembre 1766 a Plouizy, una località presso Guingamp in diocesi di Tréguier (oggi Saint-Brieuc).
E’ una delle più giovani vittime del massacro di settembre del 1792.
Nel 1788 si laureò all’università di Parigi. Il 23 ottobre 1791 venne ordinato sacerdote e nominato assistente del seminario dei Trentatré o della sacra famiglia, che era nato per ospitare gli studenti poveri che volevano diventare sacerdoti o religiosi.
Arrestato il 15 ottobre 1792 con il suo superiore venne condotto nel carcere di San Firmino, dove c’erano molti preti arrestati nel quartiere universitario della Montagne-Sainte-Geneviève. Venne ucciso durante il massacro del 3 settembre.
Renato Giuseppe Urvoy è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Renato Giuseppe Urvoy, pregate per noi.


*Beato Renato Maria Andrieux - Sacerdote Gesuita, Martire (3 settembre)

Schede dei gruppi a cui appartiene:
“Beati Andrea Abel Alricy e 71 compagni” -  Martiri della Rivoluzione francese
“Beati Martiri delle stragi di settembre” -  Vittime della Rivoluzione francese

Rennes, Francia, 16 febbraio 1742 - Parigi, Francia, 3 settembre 1792
Nato a Rennes il 16 febbraio 1742 da Renato e da Giovanna Poitrins, compi gli studi di umanità e di retorica nel collegio dei gesuiti della città; dopo di che, il 27 settembre 1760, entrò nella Compagnia di Gesù a Parigi.
Soppresso l'Ordine in Francia, passò al seminario di Saint-Nicolas du Chardonnet, aggregandosi alla comunità dei «nicolaiti», che lo dirigevano.
Ordinato sacerdote nel 1766, fu inviato nel 1774 come direttore e professore di teologia morale nel seminario di Laon, diretto dalla stessa congregazione.
Le sue virtù ed i suoi meriti lo fecero eleggere nel 1786 superiore generale della congregazione, di cui seppe mantenere intatta la disciplina e alto il fervore; qualità essenziali per quegli anni che si presentavano sempre più difficili.
É appunto la fedeltà conservata verso la Chiesa, senza lasciarsi smuovere né da sollecitazioni, né da angherie, richiamò l'attenzione del comitato rivoluzionario che nel 1791 impose alla comunità di Saint-Nicolas il giuramento scismatico della Costituzione civile del clero.
Ma sia l'Andrieux, sia tutti i suoi sudditi vi si rifiutarono, pronti a subire qualunque sorta di persecuzioni, piuttosto che tradire la loro fede.
Perciò l'Andrieux fu arrestato con tutta la sua comunità il 13 agosto 1792, e chiuso nella chiesa di S. Firminio, che serviva di prigione, dove il 3 settembre furono tutti massacrati.
Fu beatificato il 17 ottobre 1926.
La sua festa si celebra il 2 settembre.
(Autore: Celestino Testore – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Renato Maria Andrieux, pregate per noi.


*San Sandalio di Cordova - Martire (3 settembre)

Martirologio Romano: A Córdova in Spagna, San Sandalio, martire.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Sandalio di Cordova, pregate per noi.


*Beato Stefano Michele Gillet - Martire (3 settembre)
Plouizy, Francia, 25 novembre 1766 - Seminario di Saint-Firmin, Parigi, 3 settembre 1792

Il Beato Renato Giuseppe Urvoy nacque il 25 novembre 1766 a Plouizy, una località presso Guingamp in diocesi di Tréguier (oggi Saint-Brieuc).
E’ una delle più giovani vittime del massacro di settembre del 1792.
Nel 1788 si laureò all’università di Parigi. Il 23 ottobre 1791 venne ordinato sacerdote e nominato assistente del seminario dei Trentatré o della sacra famiglia, che era nato per ospitare gli studenti poveri che volevano diventare sacerdoti o religiosi.
Arrestato il 15 ottobre 1792 con il suo superiore venne condotto nel carcere di San Firmino, dove c’erano molti preti arrestati nel quartiere universitario della Montagne-Sainte-Geneviève. Venne ucciso durante il massacro del 3 settembre.
Renato Giuseppe Urvoy è stato beatificato da Papa Pio XI, il 17 ottobre 1926, insieme ad altri centonovanta compagni.
La sua festa ricorre il giorno 3 settembre.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Stefano Michele Gillet, pregate per noi.


*Beata Teresa di Ourem - Vergine (3 settembre)

La beata Teresa di Ourem, in Portogallo, è una vergine, che si fregia del titolo di Beata. Non sappiamo la sua data di nascita, ma conosciamo il suo paese natale: Zambujal. La Beata Teresa, visse nel XIII secolo.
Si tramanda che fosse di condizioni molto umili e che trascorse parte della sua vita a lavorare come inserviente presso il rettore della chiesa di Ourem.
Tutti gli storici e gli agiografi, portoghesi, la citano esaltandone le sue virtù. Era una donna d’immensa carità e con grande spirito di preghiera.
In molti la ricordano come una persona penitente che ebbe il dono dei miracoli. Si ritiene sia morta il 3 settembre 1266, e sulla sua tomba nella chiesa di Ourem, subito vi fu un grande afflusso di fedeli che gli attribuirono un grande culto popolare.
Il vescovo di allora, ne approvò il culto e la definì beata, decidendo che la sua festa si doveva celebrare nell’anniversario del giorno della sua morte, il 3 settembre. E’ invocata dai fedeli come protettrice contro le malattie dell’udito.
(Autore: Mauro Bonato - Fonte: Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - Beata Teresa di Ourem, pregate per noi.


*San Vitaliano di Capua - Vescovo (3 settembre e 16 luglio)

Montevergine, Avellino, † 699
Patronato:
Catanzaro
Etimologia: Vitaliano = figlio di Vitale
Emblema: Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Montesarchio in Campania, San Vitaliano, vescovo.
Il “Martirologio Romano” riporta al 3 settembre: “Caudii in Campania, sancti Vitaliani, episcopi”. Questa memoria ripresa dal “Martirologio Geronimiano”, fa pensare che Vitaliano fosse un abitante del Sannio, nella Valle Caudina; l’antica “Caudium” corrisponde oggi alla città di Montesarchio sulla via Appia, situata tra Capua e Benevento.
Queste due città nel passato si contesero il santo come loro vescovo, infatti Capua lo annovera al 25° posto della sua lista episcopale; nulla toglie che sia stato per qualche tempo anche vescovo della vicina Benevento.
Una leggendaria “Vita” fu scritta alla fine del XII secolo, forse da un chierico beneventano, con l’intenzione di affermare la consacrazione del monte Partenio, chiamato poi anche Montevergine, già prima della venuta di San Guglielmo da Vercelli (1142), fondatore del veneratissimo santuario della Madonna e della Congregazione benedettina “Verginiana”.
San Vitaliano, vissuto nel VII secolo, fu acclamato vescovo dal popolo di Capua, contro la sua volontà, in seguito divenne oggetto di calunnie e di volgari insinuazioni, da parte dei suoi nemici, che in ogni circostanza non mancano mai, i quali non si sa come, lo fecero apparire in pubblico vestito da abiti femminili, onde accusarlo di impudicizia.
Vitaliano si difese apertamente, smascherando le insidie dei suoi calunniatori, poi lasciò la città, ma fu catturato, legato in un sacco di cuoio e gettato nel fiume Garigliano; la protezione divina lo salvò
dalla morte e lo fece approdare incolume sulla costa ad Ostia, dopo che il fiume l’ebbe trasportato fino al mare; inoltre la città fu punita con siccità, carestia e peste.
Allora i capuani si recarono dal vescovo, pregandolo di tornare in sede, ma Vitaliano non volle fermarsi stabilmente a Capua e si ritirò sul Monte Partenio, dove eresse un oratorio sacro dedicato alla Vergine e dove morì nel 699.
Prima del 716, il suo corpo sarebbe stato traslato da Montevergine (Partenio) a Benevento dal vescovo Giovanni, alcuni studiosi dicono nel 914 a causa delle scorrerie dei saraceni.
Nel 1122 Papa Callisto II, trasferendo a Catanzaro il vescovado di “Tres Tabernae”, fece dono alla città delle reliquie del santo; credenze dell’epoca affermavano, ma senza fondamento, che le reliquie del santo vescovo fossero state portate ad Osimo (Ancona), generando così un equivoco riguardante San Vitaliano, effettivo vescovo di Osimo (sec. VIII), identificandolo con quello di Capua, il cui giorno di festa è lo stesso 16 luglio.
Nel 1311 Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, edificò in quella cattedrale un’apposita cappella per riporvi le reliquie di San Vitaliano; risulta che nel 1583 dopo la rovina della cappella, il vescovo Nicolò Orazio, ne fece la ricognizione canonica, sistemando le reliquie in una nuova cassetta foderata di velluto.
In epoca imprecisata il sepolcro di San Vitaliano avrebbe pure cominciato a trasudare un umore detto manna.
Catanzaro, la città delle tre V (Vento, Velluti, Vitaliano), venera San Vitaliano come suo patrono principale il 16 luglio, che è forse la data della traslazione dei suoi resti mortali da Montevergine a Benevento e poi a Catanzaro, inoltre ne celebra la festa del patrocinio nella domenica “in albis”.
Ne sperimentò più volte la protezione in occasione di terremoti e nel 1922 celebrò con solennità il settimo centenario dell’arrivo delle reliquie.
Il culto di San Vitaliano vescovo, si diffuse nei secoli in Campania; il famoso “Calendario Marmoreo” di Napoli, scolpito nel IX secolo, lo ricorda al 3 settembre; si ritiene che il suo culto a Napoli sia giunto con i capuani, qui rifugiatosi nel 595.
Chiese in suo onore sorsero in vari Comuni campani e il Comune di San Vitaliano, provincia di Napoli ma diocesi di Nola, porta il suo nome.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Vitaliano di Capua, pregate per noi.


*Altri Santi del giorno (03 settembre)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

 
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