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Santi del 5 Agosto

Il mio Santo > I Santi di Agosto

*Beato Arnaldo Pons - Mercedario (5 agosto)

XIV secolo
Passando nell'anno 1382, come redentore in Almeria (Spagna), il Beato Arnaldo Pons, liberò 48 prigionieri.
Inviato nel 1386 in redenzione a Tunisi in Africa, più volte rimase in ostaggio sopportando molte pene per il Signore e dopo aver superato un'infinità di ostacoli creati dalla malvagità dei mori, liberò molti schiavi.
Tornato nel suo convento dei mercedari di Santa Maria dei Miracoli a Montflorite in Aragona, morì in pace qualche anno più tardi con le mani cariche di santi meriti.
L'Ordine lo festeggia il 5 agosto.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Arnaldo Pons, pregate per noi.

*Beato Bernardo da Fabriano - Francescano (5 agosto)
† 1421 ca.

Nella provincia della Marca "fiorì il divoto fra Bernardo Antico da Fabriano", molto assiduo nell’orazione e contemplazione che morì nel 1421.
In maniera difforme nel leggendario francescano si dice che è morto nel 1422. Singolare il racconto che ci è stato tramandato sugli ultimi attimi di vita: "Finalmente vecchio d’età e ricco di meriti prevedendo l’ora della sua morte pregò con grande istanza i Frati, che cavassero la fossa per seppellirlo innanzi alla porta della Chiesa, per dove si passa la Chiostro, e fattala si mise subito a letto, e con tutto che paresse ai frati ch’ei fosse sano, alla presenza loro nondimeno diede l’anima al creatore nel convento di San Pietro di Camerino circa il 1422".
La tradizione tramandata ci ricorda che morì ottuagenario a Camerino nelle Marche.
Il suo corpo fu collocato nella chiesa di San Pietro, nel sepolcro che egli si era costruito sapendo il giorno esatto in cui sarebbe morto.
La festa del beato ricorre il 5 agosto.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Bernardo da Fabriano, pregate per noi.

*San Cassiano di Autun - Vescovo (5 agosto)

Martirologio Romano: A Autun nella Gallia lugdunense, ora in Francia, San Cassiano, vescovo.
Nel Martirologio Geronimiano, al 5 agosto, è commemorato Cassiano che, secondo San Gregorio di Tours, succedette nel 314 a Reticio, vescovo di Autun, e, alla sua morte, fu sepolto in una tomba, nei pressi della città, alla quale accorrevano i malati per ottenere la guarigione.
Le reliquie di Cassiano furono trasportate nell'840 a San Quintino dall'abate Ugo e poi, cinque anni dopo, furono sistemate nella cripta della chiesa: forse in occasione di queste traslazioni fu redatta una Vita leggendaria e contrastante con gli scarni dati già noti.
Secondo questo testo, Cassiano, nato ad Alessandria da nobile famiglia, bambino, fu affidato al vescovo della città per essere istruito nella fede cattolica e crebbe virtuoso e caritatevole, studiando la Sacra Scrittura e visitando i sepolcri dei martiri.
Al tempo dell'imperatore Gioviano fu fatto vescovo di Orta, in Egitto, e si mostrò pastore sollecito del bene spirituale dei suoi fedeli.
Desiderando il martirio, assecondò un'ispirazione divina e, assieme ad alcuni chierici, lasciò la sua Chiesa per recarsi in Gallia.
Giunto ad Autun, fu accolto con gioia dal vescovo Simplicio, al quale succedette dopo quattro anni, e morì dopo venti anni di episcopato.
La cronologia dell'episcopato di Cassiano, quale data nella Vita del sec. IX, appare troppo bassa ed è senz'altro preferibile quella di Gregorio di Tours.
Il nome della città egiziana della quale Cassiano sarebbe stato vescovo prima di recarsi ad Autun appare in grafie diverse nei codd. e per questo, senza dubbio, nel Rinascimento Cassiano fu ritenuto vescovo di Orte o di Ostia in Italia.
(Autore: Gérard Mathon - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Cassiano di Autun, pregate per noi.

*Beato Clemente della Verna - Francescano (5 agosto)
† 5 agosto 1241

Il Beato Clemente della Verna è un francescano che ricevette l’abito minoritico proprio da San Francesco d’Assisi.
Dopo aver dimorato nel romitaggio di Garderia, nel 1216 fu inviato con il beato Bernardo da Quintavalle e altri frati in Spagna.
Nel 1219 tornò in Italia per il capitolo generale dei francescani.
Dopo il capitolo dei frati ritornò in Spagna alle dipendenze del Beato Giovanni Parenti.
Ritornato in Italia, passò l’ultima parte della sua vita a La Verna, dove morì nel 1241.
Nel Leggendario francescano il giorno della sua festa è fissato il 5 agosto.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Clemente della Verna, pregate per noi.

*Beato Corrado di Laodicea - Vescovo (5 agosto)
L'Ordine lo festeggia il 5 agosto.

Vescovo di Laodicea in Siria, il Beato Corrado dell'Ordine della Mercede, fu zelante pastore che condusse molte anime a Dio.
Famoso per la santità, le virtù e miracoli si addormentò lietemente nella pace del Signore.
(Fonte: Enciclopedia dei Santo)

Giaculatoria - Beato Corrado di Laudicea, pregate per noi.

*Sant'Emidio - Martire (5 agosto)
Nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana. A ventitré anni, ricevuto il battesimo, Emidio iniziò a studiare le Sacre Scritture, diventando un ottimo predicatore e suscitando le ire dei pagani.
Recatosi dal Papa Marcello, su invito di un angelo in sogno, Emidio venne ordinato vescovo di Ascoli.
Iniziò la sua predicazione, convertendo moltissimi pagani e operando guarigioni.
Il governatore Polimio, credendolo incarnazione del dio Esculapio, gli promise in matrimonio la figlia Polisia.
Ma Emidio la convertì, suscitando l'ira di Polimio, che ordinò di decapitarlo.
Avvenne allora l'ultimo miracolo del santo: al momento di morire, raccolse il proprio capo, camminando fino al monte dove aveva costruito un oratorio.
Era il 5 agosto 309.
Nel 1703 un violento terremoto colpì le Marche risparmiando Ascoli, protetta dal suo patrono.
Per riconoscenza, nel 1717 gli abitanti gli eressero una chiesa. (Avvenire)
Etimologia: Emidio = semidio, mezzo Dio, dal latino
Emblema: Palma
Martirologio Romano: Ad Ascoli Piceno, Sant’Emigdio, celebrato come primo vescovo della città e martire.
La storia di Emidio è narrata nella "Passio" composta probabilmente da un monaco di origine franca, intorno all'undicesimo secolo, dopo il ritrovamento delle reliquie del santo Emindius morto decapitato, reliquie portate nella cripta del Duomo e conservate in un sarcofago romano.
Emidio nacque a Treviri nel 279 da famiglia pagana e si istruì nelle arti liberali.
All'età di ventitré anni lascia le dottrine filosofiche e diviene catecumento, ricevendo quindi il battesimo. Iniziò quindi a studiare le Sacre Scritture divenendone un buon conoscitore e iniziò così la sua vita da predicatore.
La sua predicazione suscitava molte conversioni e ciò irritava i pagani che lo catturarono e lo portarono ad un tempio dedicato a Giove, dove Emidio fece una solenne professione di fede alla
quale seguì un improvviso terremoto che spaventò i suoi carcerieri.
Raggiunti i compagni Euplo, Germano e Valentino partì alla volta dell'Italia, anche perché una voce nel sonno gli suggerì questo viaggio.
Giunse a Milano ove stette per tre anni all'oratorio di San Nazario continuando la predicazione che spesso spingeva alla conversione i suoi ascoltatori.
In seguito alla persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma dove trovò rifugio presso un certo Graziano, padre di una ragazza paralitica e emorroissa.
Saputo che Emidio praticava anche l'arte medica, Graziano gli chiese aiuto per la figlia ed Emidio promise la guarigione se la ragazza si fosse battezzata.
Tutta la famiglia di Graziano si convertì e chiese il battesimo e la guarigione fu ottenuta.
Sempre a Roma Emidio guarì nello stesso modo e pubblicamente un cieco e moltissimi dei convenuti chiesero di essere battezzati.
I pagani pensavano trattavasi di un incarnazione del dio Esculapio e portarono all'isola Tiberina dove sorgeva appunto il tempio dedicato ad Esculapio, anche qui Emidio guarì oltre mille infermi e testimoniò la sua fede, spezzando l'ara pagana e gettandola nel Tevere.
Dapprima i sacerdoti pagani lo andarano a denunciare al prefetto, ma non avendo ottenuto soddisfazione da questi si ricredettero su Emidio e si recarono da lui per farsi a loro volta battezzare.
Successivamente lo stesso prefetto saputo della distruzione dell'altare all'Isola Tiberina scatenò una persecuzione contro i cristiani.
Un angelo in sogno invita Emidio e i compagni a recarsi da papa Marcello, che li accolse, ordinò Emidio vescovo di Ascoli e Euplo diacono e li inviò in quella città.
Emidio entrò quindi in Ascoli, città ancora pagana, e iniziò la sua predicazione.
Il governatore Polimio lo fece chiamare invitandolo a sacrificare agli dei senza ottenere risposta.
Data la giovane età di Emidio il governatore anziché arrestarlo gli diede alcuni giorni per riflettere ed Emidio ne approfittò per predicare e per compiere una guarigione miracolosa che convertì moltissimi ascolani.
Il governatore Polimio lo richiamò per ottenere il sacrificio agli dei e credendolo incarnazione del dio Esculapio gli promise in matrimonio la propria figlia Polisia.
In un incontro con la stessa Emidio la porta a conversione e dopo pochi giorni la battezza nelle acque del Tronto.
Nella borgata Solestà battendo la roccia come Mosè Emidio fa scaturire una fonte di acqua limpida dove battezza più di mille ascolani.
Polimio infuriato ordina l'arresto della figlia, che preferirà uccidersi lanciandosi in un burrone piuttosto che lasciarsi prendere; quindi ordina la decapitazione di Emidio, durante la quale avvenne l'ultimo miracolo del santo, che invece che stramazzare al suolo raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì.
Era il 5 agosto 309, i fedeli seppellirono Emidio nella grotta sottostante l'oratorio e assalirono il palazzo di Polimio abbattendolo.
Nel 1703 un violento terremoto sconvolse le Marche ma non colpì la città di Ascoli, si dice protetta dal suo patrono, che è invocato oggi a protezione dai terremoti.
In seguito a questo episodio la città di Ascoli eresse nel 1717 una chiesa dedicata appunto al santo e il cui interno è appunto la grotta dove Emidio morì e dove secondo la leggenda fu trovato il sepolcro del Santo ricoperto di basilico.
(Autore: Maurizio Misinato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Emidio pregate per noi.

*Beato Federico Janssoone (5 agosto)

Ghyvelde (Francia), 19 novembre 1838 - Montreal (Canada), 4 agosto 1916
Federico nasce a Ghyvelde (Francia) il 19 novembre 1838. A 10 anni perde il padre e, per aiutare la madre, nella prima gioventù si dedica al commercio.
A 26 anni entra nel seminario francescano di Amiens. Arriva al sacerdozio nel 1870 ed opera come cappellano militare nella guerra che Napoleone III ha scatenato contro la Prussia. Tornata la pace, Federico è maestro dei novizi ad Amiens.
Nel 1875 è in Palestina con la «Custodia di Terrasanta», la plurisecolare «prima linea» dei figli di San Francesco. Padre Federico organizza di aiuti e va di persona a cercare soccorsi in Francia e in Canada.
Salutato come salvatore da cristiani di ogni confessione e musulmani, nel 1878 è nominato vicario della Custodia. Torna poi in Canada per guidare da lì gli aiuti canadesi, senza tuttavia trascurare la propria vocazione di evangelizzatore: qui predica, pubblica libri e dirige periodici religiosi. Muore a Montreal, 4 agosto 1916. (Avvenire)
Martirologio Romano: A Montréal nel Québec in Canada, Beato Federico Janssoone, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, che per il progresso della fede diffuse notevolmente i pellegrinaggi in Terra Santa.
Fin da piccolo pensa di farsi prete. Ma a 10 anni perde il padre, piccolo contadino. Per aiutare la madre, nella prima gioventù si dedica allora al commercio ambulante di paese in paese, ed entra
nel seminario francescano di Amiens solo a 26 anni. Arriva al sacerdozio trentaduenne, nel 1870: giusto in tempo per fare il cappellano militare nella guerra che l’imperatore Napoleone III ha scatenato contro la Prussia, perdendola in 44 giorni.
Tornata la pace, Federico fa il maestro dei novizi francescani ad Amiens, crea un nuovo centro dell’Ordine a Bordeaux, e nel 1875 lo troviamo in Palestina.
Lavora nella Custodia di Terrasanta, la plurisecolare “prima linea” dei figli di san Francesco. Dopo la ritirata generale dei crociati nel 1261, loro ci sono tornati già ai primi del Trecento. E lì sono rimasti, operosi e inermi, attraverso i secoli, tra crisi, persecuzioni e guerre.
(Tutti abbiamo seguito, a fine 2001, la vicenda di quelli tra loro che si trovarono tra due fuochi nella basilica della Natività a Betlemme, sorridenti e intrepidi in mezzo ad armi e armati). Hanno restaurato nel tempo gli edifici sacri e le testimonianze cristiane.
E hanno procurato pane e istruzione ai poveri, senza distinzione di fede religiosa. Padre Federico, qui, “esplode” come organizzatore di aiuti in tempo di carestia gravissima causata dalla siccità. La Palestina è sotto dominio turco, ma la Turchia è stata travolta da una crisi finanziaria, finendo sotto amministrazione controllata franco-britannica: il sultano Abdul Hamid non fa nulla per gli affamati di Palestina. E gli appelli al mondo, da lì, li mandano i francescani.
Padre Federico va di persona a cercare soccorsi in Francia e in Canada. Viene salutato come salvatore dai cristiani di ogni confessione e dai musulmani, e nel 1878 diventa vicario della Custodia: è il numero due, insomma, mentre per tradizione il Custode è sempre un italiano.
E sarà infine una specie di protettore a vita per i poveri di Palestina, perché lo mandano in Canada, a Trois-Rivieres (Quebec), per guidare da lì gli aiuti canadesi.
Questo è il suo compito, ma lui se ne trova un altro, quello di evangelizzatore: lo chiamano a predicare, pubblica libri e dirige periodici religiosi.
In Canada si conclude la sua vita, e da lì parte il movimento per portarlo sugli altari, come “apostolo dei due mondi”. Giovanni Paolo II lo ha beatificato nel 1988.
(Autore: Domenico Agasso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Federico Janssoone pregate per noi.

*Beato Francesco (Cecco) da Pesaro (5 agosto)

Pesaro, 1270 - 5 agosto 1350
Martirologio Romano:
A Montegranaro nelle Marche, Beato Francesco Zanfredini, detto Cecco da Pesaro, del Terz’Ordine di San Francesco, che, distribuiti tutti i suoi beni ai poveri, fu per circa cinquant’anni modello di penitenza, preghiera e buone opere nell’eremo da lui costruito.
Il Beato Francesco Zanferdin nacque a Pesaro nel 1270, rimasto orfano giovanissimo, donò ai poveri i suoi averi e seguì la Regola del Terz' Ordine francescano.
Dopo aver trascorso un periodo di tempo nell'Eremo di Montegranaro insieme al Beato Pietro di
Foligno, tornò a Pesaro per diffondere il culto della Vergine. Costruì due cappelle dedicate alla Madonna, una a Pesaro ed una a Montegranaro.
Sul Colle Accio, vicino Pesaro, fondò un convento dove trascorse gran parte della sua vita. Come terziario francescano, praticava la penitenza, dedicava molte ore alla preghiera e alle opere di carità. Le elemosine che raccoglieva le devolveva all'aiuto dei bisognosi e per il restauro di chiese ed ospedali.
Guarito da una grave malattia, si recò in pellegrinaggio ad Assisi per lucrare l'indulgenza della Porziuncola e ringraziare il Signore.
Nel 1347 il Beato Francesco fondò con la Beata Michelina, anch'essa terziaria francescana, la confraternita della SS. ma Annunziata per l'assistenza agli infermi e la sepoltura dei morti.
Ogni tanto lasciava Pesaro ed i suoi impegni di apostolato della carità per andarsi a ritemprare lo spirito nell'eremo di Montegranaro, ove il 5 agosto 1350 spirò all'età di ottant'anni.
La notizia della sua morte si diffuse rapidamente e presso la sua tomba si recarono una moltitudine di devoti per invocarlo ed ottenere grazie. Dopo non molto tempo il suo corpo fu riportato a Pesaro e tumulato sotto l'altare maggiore del Duomo. Il suo culto fu approvato da Papa Pio IX il 31 marzo 1859.
(Autore: Elisabetta Nardi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Francesco da Pesaro, pregate per noi.

*Santa Margherita da Cesolo (la Picena) (5 agosto)

m. 5 agosto 1395
Martirologio Romano:
Presso San Severino sempre nelle Marche, Santa Margherita, vedova.
Nel 1325 a Cesolo, una frazione di San Severino Marche (MC), nacque Santa Margherita, detta la "scalza". I suoi genitori, persone di umili origini e dediti all'agricoltura, le diedero una profonda educazione cristiana.
All'età di 15 anni, mentre era intenta a pascolare il gregge, le apparve Gesù sotto le spoglie di un povero pellegrino.
Il pellegrino le chiese da mangiare e la piccola le offrì l'unico pane che aveva. Ritornata a casa affamata, chiese alla madre se avesse qualcosa da darle da mangiare, questa le rispose che non
aveva nulla.
Margherita la pregò di guardare nella madia, la madre acconsentì alla richiesta e con sommo stupore trovò che la madia era piena di una gran quantità di pane da soddisfare i bisogni della famiglia e dei poveri del vicinato.
La Santa per non contraddire la volontà dei genitori, accettò ad unirsi in matrimonio con un giovane della città. Ebbe una figlia che educò secondo i principi cristiani.
Alla morte del marito decise di dedicare tutta la sua vita al servizio dei poveri, alla preghiera e alla penitenza. Per essere vicina alla passione di Cristo si infliggeva terribili penitenze: camminava a piedi nudi per le vie della città (da qui il nome di Margherita la "scalza"), portava il cilicio, dormiva su un letto di sarmenti e poggiava il capo su una pietra.
Sopportò una lunga e dolorosa malattia con grande fede e rassegnazione.
Il 5 agosto 1395, ormai prossima alla morte, alla richiesta della figlia di lasciarle un ricordo, le si staccò la pelle dei piedi a forma di calzari con l'impronta di tutte le cinque dita, e poi spirò.
Il suo corpo riposa nella chiesa parrocchiale di Cesolo.
(Autore: Elisabetta Nardi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Margherita da Cesolo pregate per noi.


*San Memmio - Vescovo di Chàlons-sur-Marne (5 agosto)
III/IV sec.

Martirologio Romano: A Châlons-sur-Marne nella Gallia belgica, ora in Francia, San Memmio, venerato come primo vescovo di questa città. La più antica notizia su Memmio (lat. Memmius; fr. Memmie) ci viene da Gregorio di Tours che lo indica come vescovo della città e suo patrono e ne esalta la potenza taumaturgica in vita e post mortem, da lui stesso sperimentata avendo ottenuto al sepolcro del santo la guarigione miracolosa di un suo servo, ammalatosi proprio a Chàlons.
Secondo una Vita redatta in epoche diverse con successivi accrescimenti, giudicata dai Bollandisti nel Commento al Martirologio Romano, fabulis contexta, Memmio, ordinato sacerdote dall’apostolo san Pietro sarebbe stato mandato insieme col diacono Donaziano e il suddiacono Domiziano ad evangelizzare Chàlons, dove avrebbe raggiunto un successo così pieno da convertire tutti gli abitanti al punto che non si trovò uno che applicasse gli editti di persecuzione contro di lui. Memmio poté così
morire in pace dopo ottant’anni di episcopato, e gli successe Donaziano.
Nel catalogo episcopale di Chàlons-sur-Marne, che Duchesne giudica attendibile, Memmio occupa il primo posto. Poiché i due primi vescovi databili con certezza sono l’ottavo, Sant'Alpino, vissuto alla metà del secolo V e il nono, Amandino che assistette al concilio di Tours del 461, l’episcopato di Memmio è da collocare agli inizi del secolo IV o alla fine del secolo III. I primi sei successori di Memmio sono del tutto sconosciuti.
Il culto di Memmio è assai bene attestato. Dalla testimonianza di Gregorio di Tours risulta che già ai suoi tempi sul sepolcro del protovescovo era stata eretta una basilica officiata da monaci, sostituiti in seguito da canonici regolari. Il nome di Memmio è in tutti i codici del Martirologio Geronimiano al 5 agosto con questo elogio: «Catalauni civitate Mimmii episcopi», e in questa data Memmio è stato accolto nei martirologi storici e quindi nel Martirologio Romano con un elogio che dipende dalla Vita favolosa.
Il nome di Memmio figura anche nelle litanie carolinge di Soissons.
Il sepolcro del santo non era però nella città di Chàlons, ma in un villaggio vicinissimo che oggi porta il suo nome, Saint-Memmie, e dove, nel 677, ne fu fatta una prima invenzione ampiamente documentata da una relazione coeva. Una seconda invenzione ebbe luogo nel secolo IX sotto il vescovo Teudoino e anche di essa esiste una relazione del monaco Almanno.
Le reliquie riposano tuttora a Saint-Memmie e nel 1940 ne è stata fatta una ricognizione. Memmio è ancora oggi patrono principale di Chàlons-sur-Marne.

(Autore: Benedetto Cignitti – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Memmio, pregate per noi.

*Santa Nonna - Sposa (5 agosto)

m. 5 agosto 374
In data odierna il Martyrologium Romanum commemora Santa Nonna, sposa del vescovo San Gregorio il Vecchio.
Dai due nacquero vari figli tra i quali spiccano i santi Gregorio Nazianzeno il Teologo, Cesare e Gorgonia. Il suo culto ha centro presso Nazianzo in Cappadocia.
Martirologio Romano: A Nazianzo in Cappadocia, nell’odierna Turchia, Santa Nonna, che fu moglie del santo vescovo Gregorio il Vecchio e madre dei Santi Gregorio il Teologo, Cesario e Gorgonia.
Santa Nonna nacque verso la fine del III secolo e ricevette dai genitori un’educazione cristiana. Sposato un membro della setta giudeo-pagana degli ipsistari, cioè adoratori dell’Altissimo, non tardò a convertirlo al cristianesimo.
Questi, che divenne poi prete ed anche vescovo, in quanto in Oriente era in uso la prassi del clero
uxorato, è conosciuto e venerato come San Gregorio il Vecchio.
La santità di cotanta coppia non poté non contagiare anche la prole, cosicché anche tre dei loro figli hanno meritato ufficialmente l’aureola: innanzitutto il figlio maggiore San Gregorio Nazianzeno (2 gennaio), dottore della Chiesa, che nei suoi scritti ricordò più volte la vita virtuosa della madre; ma anche Santa Gorgonia (9 dicembre), sposata con tre figli, e San Cesario (25 febbraio), medico.
Nonna sopravvisse di alcuni mesi al marito e si narra che morì in età assai avanzata.
Centro del suo culto è costituito dalla città di Nazianzo in Cappadocia ed il Martyrologium Romanum la commemora al 5 agosto, anniversario della nascita al Cielo avvenuta nel 374.
La santità diffusasi così abbondantemente in questa famiglia, Chiesa domestica, viene talvolta citata come esempio e prova concreta degli effetti benefici che possono derivare da abitudini diverse da quelle divenute ormai tradizione nella Chiesa latina.
Non è comunque questo l’unico caso di santi commemorati da martirologio cattolico che abbiano coniugato la vita coniugale con il ministero ordinato: si ricordano per esempio i Santi Montano e Massima, il vescovo San Paolino da Nola ed il parroco greco-cattolico ucraino Omaljan Kovc, sposato e padre di sei figli, martire del XX secolo, beatificato da Giovanni Paolo II.
(Autore: Fabio Arduino - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santa Nonna, pregate per noi.

*Sant'Osvaldo di Northumbria - Re e Martire  (5 agosto)

Northumbria, 604 - Maserfield (Shropshire), 642
Osvaldo nato nel 604, era figlio del re di Northumbria, Ethelfrith, e quando il regno fu preso da re Edwin, Osvaldo con la sua famiglia si rifugiò in Scozia, dove abbracciò la fede cristiana.
Alla morte di Edwin nel 633, ritornò in Northumbria, sconfisse in battaglia il re britannico Cadwalla e riottenne il trono.
Si racconta che Osvaldo, prima dell'inizio della battaglia, fece innalzare una croce di legno radunò i suoi soldati in preghiera per la vittoria.
Dopo lo scontro vittorioso, il re chiamò un vescovo, affinché predicasse il Vangelo nel regno di Northumbria.
Il cristianesimo con il benefico influsso del re, incontrò il favore del popolo, molti si convertirono, vennero costruite chiese e monasteri.
Il suo regno purtroppo non fu lungo, durò solo otto anni, dimostrandosi esemplare come re cristiano; morì ucciso nel 642 a soli 38 anni, dal re pagano Penda di Mercia.
L'ultimo suo gesto fu quello di pregare per i soldati che morivano con lui. (Avvenire)
Patronato: Soldati
Etimologia: Osvaldo = difensore della casa, dal sassone
Martirologio Romano: In località Maserfield, chiamata poi dal suo nome Oswestry, nello Shrewsbury in Inghilterra, Sant’Osvaldo, martire, che, re di Northumbria, insigne nell’arte militare, ma più ancora amante della pace, divulgò strenuamente nella regione la fede cristiana e fu ucciso in odio a Cristo mentre combatteva contro i pagani.
Il culto di venerazione per Sant' Osvaldo re di Northumbria, che fu il più grande centro della civiltà anglosassone con una fusione degli elementi celtici, latini e cristiani, nella Gran Bretagna del VII secolo, è diffuso un po’ in tutta Europa, soprattutto nei Paesi Anglosassoni; in Inghilterra è considerato eroe nazionale.
È senz’altro uno dei santi più venerati, antecedenti lo Scisma Anglicano e uno dei primi dopo la conversione al cristianesimo nel VI secolo, della Gran Bretagna.
Osvaldo nato nel 604, era figlio del re di Northumbria, Ethelfrith, (593-616), e quando il regno fu preso da re Edwin (585-633), il quale durante il suo governo fondò la città di Edimburgo che
da lui prese il nome, Osvaldo con la sua famiglia si rifugiò in Scozia nel 616; divenne cristiano a Iona, il celebre monastero fondato nel 563, da San Colombano nell’omonima isola e che fu centro missionario fra i Pitti e gli Scozzesi.
Alla morte di Edwin nel 633, ritornò in Northumbria.
La sua vicenda è inserita nel contesto storico dell’Alto Medioevo della Gran Bretagna e le notizie sono piuttosto frammentarie, anche se veritiere.
Al loro ritorno in Northumbria trovarono come tiranno il re britannico Cadwalla che governò per un anno (633-634) e che fece uccidere i suoi fratelli Osric e Eanfrid; ma Osvaldo ormai re, con un esercito di molto inferiore, lo sconfisse uccidendolo ad Hevenfelt nei pressi di Hexham.
Si racconta che Osvaldo, prima dell’inizio della battaglia contro Cadwalla, fece innalzare una croce di legno, come si è detto era un cristiano convertito, e radunati tutti intorno i suoi soldati, avevano pregato insieme per la vittoria; solo una piccola parte dei suoi uomini era cristiana, ma dopo lo scontro vittorioso, il re fece venire da Iona un vescovo, affinché predicasse il Vangelo nel regno di Northumbria.
Vi fu un primo tentativo con un vescovo molto severo, che giudicò il popolo come barbaro ed ostinato e quindi fallì; ma poi arrivò un altro più comprensivo e cortese, Sant’ Aidano († 651), che con l’aiuto di Osvaldo, che, diciamo traduceva i suoi sermoni, la conversione ebbe successo; lo stesso re Osvaldo donò al santo vescovo l’isola di Lindsfarne per fondarvi un monastero ed una sede vescovile, molto vicina alla residenza reale di Bamburgh.
Il cristianesimo con il benefico influsso del re, incontrò il favore del popolo, molti si convertirono, vennero costruite chiese e monasteri.
Come sovrano Osvaldo riunì le due parti della Northumbria denominate Bernicia e Deira, mentre altri re anglosassoni riconobbero la sua supremazia; sposò Cineburga figlia del re del Wessex, sposa che doveva essere molto giovane, secondo l’uso dei tempi, perché Osvaldo le era stato padrino di Battesimo; ma si può pensare anche che si fosse convertita e battezzata già adolescente.
Il suo regno purtroppo non fu lungo, durò solo otto anni, dimostrandosi esemplare come re cristiano; morì ucciso nel 642 a soli 38 anni, dal re pagano Penda di Mercia, nella battaglia di Maserfield (Shropshire) e l’ultimo suo gesto fu quello di pregare per i soldati che morivano con lui.
Dando sfogo agli istinti selvaggi e pagani che l’animavano, il re Penda (632-655), fece mutilare il suo corpo e il capo, le braccia e le mani furono infisse su un palo.
Le varie parti del corpo poi raccolte furono venerate in luoghi diversi e con vari trasferimenti, favorendo così la straordinaria diffusione del suo culto.
La sua generosità, la pietà, il coraggio e la perseveranza, unitamente alla precoce morte in battaglia per il suo Paese e per la fede cristiana, lo hanno fatto diventare un personaggio particolarmente venerato ed ammirato.
Tutta l’alta Europa, compresa l’Italia del Nord-Est è piena di opere d’arte che lo raffigurano, nelle varie chiese in cui si venera la sua memoria; la Chiesa Cattolica da tempi antichissimi lo celebra il 5 agosto anche come martire.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Osvaldo di Northumbria, pregate per noi.

*San Paride - Vescovo di Teano (5 agosto)

Martirologio Romano: A Teano in Campania, San Paride, vescovo, che si ritiene abbia retto per primo questa sede.
Una pia leggenda, di nessun valore storico, racconta che Paride, ateniese, essendosi rifugiato a Roma
al tempo delle persecuzioni fu consacrato vescovo di Teano dal Papa San Silvestro, non senza essersi prima acquistati grandi meriti presso gli abitanti di questa città: egli, infatti, avrebbe miracolosamente ammansito un enorme e terribile dragone, che arrecava continui danni alla popolazione.
Fu il Baronio ad introdurre questo nome nel Martirologio Romano, in seguito però a comunicazioni dalla Chiesa di Teano.
Paride viene considerato come primo apostolo e patrono principale della città di Teano, dove sarebbe morto nel 346.
Il suo corpo, conservato nella cattedrale, ha riscosso un culto immemorabile; anche a quanto riferisce Michele Monaco, la sua venerazione si diffuse anche altrove, come ad es. a Capua.
La festa si celebra il 5 agosto.
(Autore: Giovanni Mongelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Paride, pregate per noi.

*Beato Pietro Michele Noël - Martire (5 agosto)

Martirologio Romano: Nel braccio di mare antistante Rochefort sulla costa francese, Beato Pietro Michele Noël, sacerdote di Rouen e martire, che, durante la rivoluzione francese, disumanamente detenuto in una galera a causa del suo sacerdozio, morì consunto da grave malattia.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Pietro Michele Noël, pregate per noi.

*Beato Salvio Huix Miralpeix - Vescovo e Martire (5 agosto)

Scheda del gruppo a cui appartiene:
“Martiri della Guerra di Spagna” - Senza Data (Celebrazioni singole)

Santa Margherita de Vellors, Spagna, 22 dicembre 1877 - Lleida, Spagna, 5 agosto 1936
Sacerdote della diocesi di Vich in Spagna, entrò poi nell'Oratorio di S. Filippo Neri di quella città. Era preposito dell'Oratorio quando fu chiamato ad essere vescovo di Ibiza.
Trasferito poi a Lérida, cadde vittima in odio alla fede cattolica durante la guerra civile spagnola. Beatificato il 13 ottobre 2013.
Nacque il 22 dicembre 1877 a Santa Margherita de Vellors (Gerona). Ordinato sacerdote nella diocesi di Vich il 19 settembre 1903, entrò quattro anni dopo nell'Oratorio di San Filippo Neri
di quella città e per vent'anni sviluppò un intenso apostolato di predicazione, esercizi spirituali, pubblicazione di articoli giornalistici, insegnamento del catechismo, promozione di associazioni femminili, specialmente delle congregazioni mariane, e professore del seminario.
Era preposito dell'Oratorio di Vich quando nel 1927 fu nominato vescovo di Ibiza, la cui vita religiosa ebbe da lui uno straordinario impulso; il 29 gennaio 1935 fu trasferito alla diocesi di Lérida, dove fece il suo ingresso il 5 maggio.
Pochi giorni prima dello scoppio della guerra, ebbe come ospite il vescovo di Barcellona, mons.
Irurita Almandoz, anche lui futuro martire, e mutuamente si manifestarono desiderosi di essere i primi a sacrificare la propria vita nella persecuzione che ormai sentivano sicura e vicina.
Dopo il 18 luglio rimase ancora per due giorni nel palazzo vescovile, che abbandonò soltanto quando la turba scatenata aveva iniziato l'attacco alla casa.
Si trasferì di notte alla vicina residenza di familiari del suo portiere, che si erano offerti per nasconderlo, ma il 23 luglio la lasciò per non mettere in pericolo la loro vita.
Si presentò quindi spontaneamente a un corpo di guardia dichiarando la sua condizione di vescovo della città, correndo il pericolo di essere ucciso sul posto, e fu subito messo in carcere, in quella che era stata la cappella della prigione, dove già si trovavano rinchiusi una cinquantina di tradizionalisti.
Durante la prigionia ci fu una vera gara di solidarietà e di spirito evangelico tra i reclusi, di cui era il vescovo a dare l'esempio più vivo.
Un sacerdote incarcerato pochi giorni dopo riuscì a introdurre nel carcere delle ostie consacrate, e così mons. Huix poté distribuire a tutti la s. comunione, che doveva servire loro da viatico.
Il 5 agosto, alle 4,30 del mattino, furono svegliati, e fu detto loro che dovevano essere trasferiti a Barcellona; ma dopo pochi km., arrivati al cimitero, furono fatti scendere per la fucilazione.
Il vescovo, consapevole fin dall'inizio della sua prossima fine, impartì a tutti l'assoluzione, e chiese ed ottenne di essere l'ultimo sacrificato per poter esortare e benedire fino all'ultimo i suoi compagni di martirio. Decreto «super scriptis» il 27 giugno 1952.
(Autore: Justo Fernandez Alonzo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Beato Salvio Huix Miralpeix, pregate per noi.

*Santi Vardan e Compagni - Martiri in Armenia (5 agosto)

V secolo
Vardan principe della famiglia Mamikonian era figlio di Hamazasp e di Dustr, figlia di Sant’Isacco, katholikòs armeno. Fu educato dal suo santo nonno nella pietà e nella fede cristiana, e specialmente nella conoscenza della Sacra Scrittura, come testimonia lo storiografo Lazzaro Parpeci.
A sua volta, come padre di famiglia, educò cristianamente l’unica sua figlia, Susanna, che divenne martire e santa. Non minore era il suo coraggio e la bravura nell’arte militare; infatti combatté per tutta la sua vita nell’esercito persiano sul fronte orientale, meritando l’ammirazione dello stesso re persiano.
Però ciò che di Vardan fece il santo martire fu la sua morte sul campo di Avarair, ove insieme con i suoi compagni combatté e morì per difendere la fede cristiana e la libertà di conservarla in Armenia, contro i Persiani, che volevano costringere l’Armenia ad abbracciare la religione mazdeista.
L’Armenia, divisa politicamente tra l’impero bizantino e quello persiano nel 387, era soggetta ad entrambi gli imperi. La maggior parte si trovava sotto il dominio persiano, benché fosse governata da principi armeni, possedendo pure un proprio esercito.
Yazdgerd II (438-459) istigato dal suo primo ministro Mihrnarsch, ebbe l’idea di convertire gli Armeni, come pure gli Iberi o Georgiani, e gli Aluani, alla religione dello Stato, perché pensava di poterli rendere più soggetti e docili al suo regno. Con una lettera che arrivò in Armenia all’inizio dell’anno 449, egli invitava tutti i principi armeni ad accettare la religione zoroastriana. I capi delle famiglie nobili si radunarono, insieme ai vescovi e ad altri ecclesiastici, ad Artasat, antica capitale dell’Armenia per esaminare la proposta del re sassanide.
Tutti furono unanimi nel rispondere negativamente alla proposta di Yazdgerd il quale, avuta la risposta, s’infuriò e diede ordine di chiamare tutti i principi armeni alla sua corte. Se ne radunarono una quindicina, tra i quali Vardan, e arrivati alla corte il 12 aprile dell’anno 450, il sabato santo, furono trattai da ribelli e non con il consueto protocollo.
Il re ordinò a tutti di presentarsi il mattino seguente alla corte per adorare insieme con lui il sole. Vardan rispose di non poter accettare l’ordine del re poiché non poteva rinnegare la sua fede cristiana per rispetto umano, mentre gli altri chiesero di pensarci per poter prendere una decisione in una questione così delicata.
Ottenuto il permesso, i principi armeni si radunarono per consigliarsi. Alcuni proposero di cedere al re con un atto esterno, per poter ritornare in patria ed ivi organizzare la resistenza; poiché non accettando l’ordine reale, non sarebbero potuti tornare in Armenia, ed il popolo, rimasto senza capi, sarebbe stato in balìa dell’esercito persiano.
La proposta fu accettata da tutti eccetto da Vardan il quale era decisamente contrario a qualunque forma di rinnegamento della fede. Grande fu la pressione dei compagni per fargli accettare la loro proposta; citarono perfino le parole di s. Paolo che di Cristo disse: “Eum qui non noverat peccatum, pro nobis peccatum fecit” (II Cor. 5, 21) e aggiunsero: “Non sei migliore di Paolo, che voleva essere maledetto per salvare i suoi fratelli.
Se per un momento accettassi di simulare esternamente l’atto di adorazione, potremmo ritornare in patria, ed ivi faremmo penitenza e difenderemmo il nostro popolo”.
Alla fine riuscirono a strappare il consenso di Vardan e si presentarono al re per adorare il sole. Grande fu la gioia del re e della corte persiana, che li colmò di doni e di onori. Però dovettero accettare la compagnia dei magi, che insieme a loro sarebbero dovuti andare in Armenia per installare i templi del culto del fuoco, ed istruire nella religione zoroastriana le famiglie dei magnati ed il popolo.
La triste notizia del rinnegamento dei principi precedette il loro arrivo in Armenia: i familiari chiusero le porte delle case davanti ad essi, e non li accettarono senza che prima fossero andati a fare penitenza. Vardan radunò i suoi e spiegò il motivo per cui aveva ceduto alle insistenze dei compagni, decidendo quindi di abbandonare la propria casa, per andare in territorio bizantino e vivere lì in penitenza per tutta la vita.
Ma quando la notizia della decisione di Vardan si divulgò, gli altri principi armeni si affrettarono a farlo desistere dal suo progetto; perché egli era il generale dell’esercito armeno, e senza la sua presenza sarebbe stato difficile riunire tutti e formare una resistenza contro i Persiani. Una delegazione di sacerdoti e di amici si recò presso Vardan per dissuaderlo e trattenerlo; egli allora accettò l’invito a condizione che tutti accettassero di combattere fino alla morte per difendere la libertà della religione cristiana e per la Chiesa.
I principi radunatisi accettarono la proposta di Vardan, promettendo con giuramento sopra il Vangelo di combattere finno alla morte per la difesa della fede cristiana.
Intanto era arrivato il capodanno del calendario armeno (il 6 agosto dell’anno 450), i magi, secondo quanto era stato stabilito, si accinsero ad entrare nella chiesa per deporvi il fuoco sacro; ma San Leonzio, che era il preposito, si oppose con fermezza, ed il popolo, armatosi di bastoni, li cacciò con
veemenza. L’esercito armeno sotto la guida di Vardan, che aveva l’ordine di difendere i magi, non si mosse, il capo di essi se ne lamentò presso il re.
Yazdgerd capì che i principi lo avevano ingannato, ordinò allora al suo generale di occupare l’Armenia con la forza ed imporre la sua volontà. Intanto Vardan ed i suoi compagni si preparavano a difenderla e avevano mandato dei messaggeri all’imperatore Teodosio II, per chiedere aiuto. I messaggeri arrivarono quando questi era già morto (450) e il suo successore, Marciano, non accettò la proposta degli Armeni per non dare motivo ai Persiani di scatenare una guerra contro l’impero.
La notizia dell’arrivo di un esercito persiano di centoventimila uomini con numerosi elefanti, convinse Vardan a radunare i suoi; formò un esercito di sessantaseimila uomini, e si accampò ad Avarair, a Sud del monte Ararat. Era l’anno 451, il venerdì antecedente la Pentecoste. Il katholicos Giuseppe, e molti vescovi e sacerdoti erano nell’accampamento ad incoraggiare ed assistere i soldati.
Tutta la notte fu una preparazione spirituale; i sacerdoti battezzarono i catecumeni, amministrarono il sacramento della penitenza, celebrarono la messa, e tutti si comunicarono, come il “giorno della Pasqua” dice lo storiografo Eliseo, uno dei presenti. Vardan tenne un discorso rammentando la loro promessa di combattere per difender e la fede di Cristo e di morire se necessario, per cancellare la macchia del rinnegamento.
Tutti risposero a gran voce: “Che la nostra morte sia conforme alla morte dei giusti, e lo spargimento del nostro sangue a quello dei santi martiri.
Ed Iddio si compiaccia del nostro volontario olocausto, e non lasci la sua Chiesa nelle mani dei pagani”. Con queste parole, riportate dal surricordato storiografo Eliseo, essi si disponevano al martirio. Poiché era evidente che in una battaglia con forze disuguali, la vittoria militare sarebbe stata dei più forti, la metà dell’esercito armeno con a capo una decina di principi, preferendo la gloria terrestre a quella del martirio disertò il campo.
Quelli che rimasero fedeli a Vardan e caddero nella battaglia di Avarair, certamente si immolarono volontariamente per la difesa della fede in Cristo, che i Persiani volevano sopprimere con la forza militare.
Era quindi fallace l’obiezione di alcuni teologi del sec. XVII, che osarono metter in dubbio il martirio di Vardan e dei suoi compagni, volendo togliere perfino dal calendario il loro nome.
Mentre il sommo teologo, San Tommaso, aveva già risolto quella stessa obiezione, dicendo: “Et ideo cum quis propter bonum commune, non relatum ad Cristum, mortem sustinet, aureolam non meretur. Sed si hoc referatur ad Cristum, aureolam merebitur et martyr erit; utpote si Rempublicam defendat ab hostium impugnatione, qui fidem Christi corrumpere moliuntur, et in tali defensione mortem sustinet”. La festa di questi martiri si celebrava in Armenia il 20 hrotis (5 agosto).
(Autore: Paolo Ananiam – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Vardan e Compagni, pregate per noi.

*San Venanzio di Viviers - Vescovo (5 agosto)

Martirologio Romano: A Viviers sul Rodano in Francia, San Venanzio, vescovo.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Venanzio di Viviers, pregate per noi.

*San Viatore - Eremita (5 agosto)

Martirologio Romano: A La Trimouille nella Sologne in Francia, San Viatore, eremita.
In piena Sologne, tra i boschi e gli stagni, il borgo di Saint-Viàtre, a quarantadue km a Sud di Orléans, conserva il nome e le reliquie di Viatore, che vi condusse vita eremitica nel secolo VI. Intorno alla sua esistenza non possediamo alcun particolare attendibile.
Tuttavia nei secoli IX - X i monaci dell'abbazia di Micy, presso Orléans, affermavano che Viatore era stato anch'egli monaco nel predetto monastero.
Letaldo di Micy, che visse nel secolo X, cita Viatore tra i discepoli di san Massimino, fondatore dell'abbazia di Micy.
A sua volta, un anonimo biografo compose, nel secolo IX o X, una Vita sancti Viatoris confessoris che fa di Viatore un compagno di San Avito, secondo abate di Micy.
Secondo questa Vita, di poco credito, Viatore nacque nel Berry. Suo padre si chiamava Sirico. A dodici anni, desideroso di condurre vita monastica, abbandonò il gregge del padre e si fece ammettere in un monastero, il cui nome non è indicato, sotto l'abate Trigezio. Emise la sua professione e fu ordinato diacono.
Dopo quindici anni ca., attratto dalla fama di san Massimino, si reca a Micy dove riceve l'incarico di portinaio. Stringe rapporti di amicizia col monaco Avito, che svolge la funzione di cellerario, e i due, temendo di perdere la pace interiore nelle attività e desiderosi di seguire alla lettera le parole di san Paolo: «Nemo militans Deo implicat se negotiis saecularibus», decidono di fuggire dall'abbazia e divenire eremiti in Sologne.
Nel frattempo Massimino muore ed Avito deve tornare a Micy per succedergli. Tuttavia Viatore non rinuncia al suo proposito e si stabilisce in un luogo chiamato Viatoria (nome probabilmente derivato da quello del santo, Viatore).
Vive nella solitudine, e nondimeno diviene celebre per le guarigioni che opera. Avvicinandosi il giorno della sua morte, egli abbatte un grande albero - un tremolo (tremulus) - e vi si scava la bara. Avvertito dalla voce del popolo, l'abate Trigezio accorre ad assisterlo con un gruppo di monaci.
Viatore muore una domenica 16 ottobre e Trigezio lo depone nella sua bara. In seguito a ciò, il luogo prende il nome di Tremblevic (Tremulivicus), alterato più tardi in Tremblevif. Prescindendo dall'attendibilità di certi dettagli, questo racconto testimonia, se non altro, che nei secoli IX-X san Viatore era venerato a Tremblevif, dove se ne conservava il corpo.
L'attuale chiesa parrocchiale, le cui parti più antiche risalgono al secolo XI, è edificata sopra una cripta romana dove il corpo del santo ha riposato fino al 1597. In questa data, il Capitolo di Orléans eseguì una ricognizione delle reliquie che fece deporre in un reliquiario.
Una nuova ricognizione ebbe luogo verso il 1655 in presenza di Lévy-Ventadour, arcivescovo di Bourges. Durante la Rivoluzione Francese, le reliquie furono preservate ma il reliquiario dovette esser ceduto ai rivoluzionari.
Quello attuale fu offerto nel 1820. Nella chiesa, quattro pannelli in legno dipinto, databili al sec. XVII, riproducono la leggenda del santo. Accanto al muro esterno della chiesa un vecchio tremolo - un pollone di quello che avrebbe fornito la bara a Viatore - è incorporato ad un contrafforte.
Nel 1854 il borgo ha cambiato il suo nome di Tremblevif in quello di Saint-Viâtre.
Il culto di San Viatore è rimasto sempre locale.
La festa, che cade al 16 ottobre in un breviario di Saint-Mesmin del secolo XV (Biblioteca municipale di Orléans, ms. 130), è celebrata il 5 agosto nelle diocesi di Bourges e di Blois.
(Autore: Philippe Rouillard – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Viatore, pregate per noi.

*Altri Santi del giorno (5 agosto)

*San
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi.

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