Santi del 5 Giugno - Istituto Aveta

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Santi del 5 Giugno

Il mio Santo > I Santi di Giugno

*Beato Adamo Arakava - Laico Giapponese, Martire (5 giugno)
Scheda del gruppo a cui appartiene il Beato Adamo Arakava:
“Beati Martiri Giapponesi Beatificati nel 1867-1989-2008”  
Arima, Giappone, ca. 1551 – Shiki, Giappone, 5 giugno 1614
Laico della diocesi giapponese di Funai, coniugato, catechista, Adamo Arakava subì il martirio nella sua patria nel contesto di feroci ondate persecutorie contro i cristiani.
In seguito ad un rapido processo iniziato con il Nulla Osta della Santa Sede concesso in data 2 settembre 1994, è stato riconosciuto il suo martirio il 1° luglio 2007 ed è stato Beatificato il 24 novembre 2008, sotto il pontificato di Papa Benedetto XVI, unitamente ad altri 187 martiri giapponesi.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beato Bartolomeo Placido di Recanati - Religioso (5 giugno)

m. 1473
Il Beato Bartolomeo da Fermo o Placido da Recanati, come viene comunemente chiamato, nacque
a Fermo nei primi anni del secolo XV, divenne Apostolino nella chiesa di S. Maria Piccola di Fermo.
Dal 1432 risulta presente a Recanati, dove si stava costituendo, nella chiesa di San Giovanni in Pertica, una comunità Apostolina.
Il Beato, dopo il 1452, diventa Vicario o Padre spirituale della comunità religiosa, che nel 1496 verrà riunita alla Congregazione di San Barnaba di Milano.
Il Beato Bartolomeo fu religioso di grande santità. Morì nei primi mesi del 1473.
Al suo sepolcro avvennero numerosi miracoli, registrati in regolari rogiti notarili, i quali nel complesso costituiscono un regolare processo di canonizzazione.
Il corpo del Beato ebbe varie traslazioni ed in seguito ad una ricostruzione della chiesa, dopo il 1529 il nome fu mutato in quello di Placido, e con tale nome è stato sempre successivamente chiamato.
Sulla personalità del Beato Bartolomeo-Placido il primo documento che dà certezza del culto che si iniziava, è la lapide sistemata sulla seconda tomba del Beato: “Se c’era nel nostro tempo alcun apostolo venerato dopo gli antichi Apostoli di Cristo, questo era Bartolomeo. E faceva il corpo umato grandi miracoli, la pietà non ha voluto che il Padre rimanesse indecoroso.
Danaro raccolto secondo i suoi meriti fece questo tumulo. Qui il popolo pronunci pubblicamente i suoi voti piamente. Anno del Signore 1474. La festa liturgica ricorre il 5 giugno. Pio VII, concesse l’ufficio e la messa.
(Autore: Elisabetta Nardi - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Bonifacio - Vescovo e Martire (5 giugno)

672/73 - 5 giugno 754
Senza l'opera missionaria di Bonifacio non sarebbe stata possibile l'organizzazione politica e sociale europea di Carlo Magno.
Bonifacio o Winfrid sembra appartenesse a una nobile famiglia inglese del Devonshire, dove nacque nel 673 (o 680).
Professò la regola monastica nell'abbazia di Exeter e di Nurslig, prima di dare inizio all'evangelizzazione delle popolazioni germaniche oltre il Reno.
Dopo le prime difficoltà in tre anni percorse gran parte del territorio germanico.
Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione episcopale e il nuovo nome di Bonifacio.
Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania.
Nacque così la celebre abbazia di Fulda. Come sede arcivescovile scelse la città di Magonza. Morì nel 754. (Avvenire)
Etimologia: Bonifacio = che ha buona fortuna, dal latino
Emblema: Ascia, Bastone pastorale, Spada con infilzato il libro dell'evangeli
Martirologio Romano: Memoria di San Bonifacio, vescovo e martire.
Monaco di nome Vinfrido, giunto a Roma dall’Inghilterra fu ordinato vescovo dal Papa San Gregorio II e, preso il nome di Bonifacio, fu mandato in Germania ad annunciare la fede di Cristo a quelle genti, guadagnando moltitudini alla religione cristiana; resse la sede di Magonza e da ultimo a Dokkum tra i Friosoni, nell’odierna Olanda, trafitto con la spada dalla furia dei pagani, portò a compimento il martirio.
Senza l'opera missionaria di S. Bonifacio non sarebbe stata possibile l'organizzazione politica e sociale europea di Carlo Magno.
Bonifacio o Winfrid sembra appartenesse a una nobile famiglia inglese del Devonshire, dove nacque nel 673 (o 680).
Professò la regola monastica nell'abbazia di Exeter e di Nurslig, prima di dare inizio
all'evangelizzazione delle popolazioni germaniche oltre il Reno.
Il suo primo tentativo di raggiungere la Frisia andò a vuoto per l'ostilità tra il duca tedesco Radbod e Carlo Martello.
Winfrid compì allora il pellegrinaggio a Roma per pregare sulle tombe dei martiri e avere la benedizione del Papa.
San Gregorio II ne assecondò lo slancio missionario e Winfrid ripartì per la Germania.
Sostò nella Turingia, quindi raggiunse la Frisia, appena assoggettata dai Franchi, e vi operò le prime conversioni. In tre anni percorse gran parte del territorio germanico.
Anche i Sassoni risposero con entusiasmo alla sua predicazione.
Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione episcopale e il nuovo nome di Bonifacio.
Durante il viaggio di ritorno in Germania in un bosco di Hessen fece abbattere una gigantesca quercia alla quale le popolazioni pagane attribuivano magici poteri perché ritenuta sede di un dio.
Quel gesto fu ritenuto una vera sfida alla divinità e i pagani accorsero per assistere alla vendetta del dio offeso.
Bonifacio ne approfittò per recare loro il messaggio evangelico.
Ai piedi della quercia abbattuta eresse la prima chiesa dedicata a San Pietro.
Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della spiritualità e della cultura religiosa della Germania.
Nacque così la celebre abbazia di Fulda, paragonabile per attività e prestigio alla benedettina Montecassino.
Come sede arcivescovile scelse la città di Magonza, ma espresse il desiderio di essere sepolto a Fulda.
Già vecchio, eppur infaticabile, ripartì per la Frigia. Lo accompagnavano una cinquantina di monaci. Il 5 giugno 754 aveva dato l'appuntamento presso Dokkum a un gruppo di catecumeni.
Era il giorno di Pentecoste; all'inizio della celebrazione della Messa i missionari vennero assaliti da un gruppo di Frisoni armati di spade. "Non temete - disse Bonifacio ai compagni - tutte le armi di questo mondo non possono uccidere la nostra anima".
Quando la spada di un infedele si abbatté sul suo capo, cercò di ripararsi coprendosi con l'Evangeliario. Ma il fendente sfregiò il libro e mozzò il capo del martire. Fu il fondatore dell'abbazia di Fulda (Germania), dove è sepolto.
(Autore: Piero Bargellini - Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Domenico Toai e Domenico Huyen - Martiri (5 giugno)

Martirologio Romano: Nella città di Tang Gia sempre nel Tonchino, Santi Domenico Toại e Domenico Huyên, martiri, che, padri di famiglia e pescatori, benché sottoposti al tempo dell’imperatore Tự Đức a vari generi di tortura durante la loro lunga prigionia, con grande forza d’animo esortarono i compagni di carcere a conservare la fede, concludendo poi sul rogo il proprio martirio.
(Enciclopedia dei Santi)
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*San Doroteo di Gaza - Asceta (5 giugno)

Sec. VI
Monaco di Gaza e scrittore ascetico del VI secolo. Nacque ad Antiochia all'inizio del VI sec. da famiglia benestante e veramente cristiana.
L'unica passione della sua gioventù fu quella per lo studio. Verso il 525 decise di abbracciare la vita religiosa ed entrò nel monastero fondato e diretto dall'abate Seridos nei pressi di Gaza dove si trovavano i celebri Barsanufio e Giovanni il Profeta, grandi maestri di vita spirituale.
Verso il 540, dopo la reclusione totale di Barsanufio e il trapasso dell'abate Seridos e di Giovanni il Profeta, Doroteo lasciò il monastero e poco dopo ne fondò un altro tra Gaza e Maiuma, ove trascorse il resto della vita.
Monaco di Palestina e fecondo scrittore ascetico del VI secolo, nacque ad Antiochia nei primi anni del secolo, da famiglia facoltosa e molto cristiana, crebbe con la passione per gli studi, ricevendo
un’eccellente educazione.
Decise per una vita di perfezione, quindi verso il 525 entrò nel monastero fondato e diretto dall’abate Seridos, nell’oasi di Thawata a poca distanza da Gaza, nel Meridione della Palestina.
Venne affidato dall’abate a due grandi asceti del monastero: San Giovanni detto il Profeta e San Barsanufio, che da maestri di vita spirituale, spinsero il giovane al distaccamento progressivo da ogni cosa, all’ubbidienza, all’umiltà, alla mortificazione interiore, aiutandolo a superare gravi tentazioni e crisi di scoraggiamento.
Doroteo venne esonerato dalle tremende mortificazioni corporali in uso nel monachesimo orientale, a causa delle sue precarie condizioni di salute, debilitato dall’intenso lavoro intellettuale.
Ebbe vari incarichi nel monastero, sia in portineria che in foresteria, dietro ordine dei due asceti sopra menzionati “i gerontes”, costruì un nosocomio per i monaci, che quando si ammalavano non avevano assistenza, usufruendo dell’aiuto finanziario del proprio fratello.
Fu incaricato anche della direzione spirituale dei monaci ed ebbe come novizio e discepolo Dositeo, santo monaco famoso in Oriente; in seguito fu messo al servizio di San Giovanni il Profeta che assistette fino alla di lui morte.
Morti l’abate Seridos e i due “gerontes”, Doroteo lasciò il monastero, non si sa bene il perché, andando a fondarne un altro tra Gaza e Maiuma che porterà il suo nome e dove trascorse il resto della sua vita.
Morì tra il 560 e il 580; del suo corpo, della sua tomba e del suo monastero non è rimasto più nulla, probabilmente tutto fu distrutto dagli arabi, quando presero Gaza nel 634. Di lui rimane la vasta raccolta di scritti, conferenze spirituali, omelie, Istruzioni ascetiche, esortazioni scritte dirette ai monaci.
La ‘Vita di San Dositeo’ può considerarsi come il capolavoro di Doroteo perché fu scritta da un discepolo sotto sua ispirazione.
Questi scritti ascetici ebbero un enorme successo, che dura tuttora, soprattutto fra i monaci del Sinai nel secolo VII e poi da Costantinopoli mediante San Teodoro Studita e tramite i monaci basiliani italo-greci, l’opera spirituale di San Doroteo fu portata alla conoscenza del monachesimo occidentale, determinando un influsso vasto e benefico anche nella spiritualità della Compagnia di Gesù.
La bibliografia che riguarda le sue opere è molto vasta, essa va dai manoscritti greci, alle innumerevoli opere librarie, raccolte, ristampe ed edizioni che dalla invenzione della stampa ad oggi, sono state pubblicate in varie Nazioni.
I menei slavi riportano al 5 giugno la celebrazione di un San Doroteo egumeno, che è senz’altro Doroteo di Gaza, mentre in quelli greci non vi è traccia del suo nome.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Doroteo di Gaza, pregate per noi.


*San Doroteo di Tiro - Vescovo e  Martire (5 giugno)

San Doroteo, vescovo di Tiro in Fenicia, non appena ordinato presbitero, subì innumerevoli sofferenze al tempo dell’imperatore Diocleziano ed infine, sopravvissuto fino al tempo di Giuliano, poté coronare in Tracia col martirio la sua veneranda vecchiaia, all’età di centosette anni compiuti.
Martirologio Romano: A Tiro in Fenicia, oggi Libano, San Doroteo, vescovo, che già da sacerdote patì molto sotto l’imperatore Diocleziano e, sopravvissuto fino ai tempi di Giuliano, sotto l’impero di quest’ultimo, all’età di centosette anni, si dice abbia onorato la sua veneranda vecchiaia con il martirio in Tracia.
È ricordato nel Martirologio Romano al 5 giugno come colui che, dopo avere molto sofferto sotto Diocleziano, subì il martirio a centosette anni (verso il 362?) sotto Giuliano l'Apostata.
Ma tale personaggio costituisce, in realtà, un piccolo enigma dell'agiografia antica e davvero non si sa come giungere a conferirgli una consistenza sicura.
Eusebio (Hist. Eccl, VII, 32) parla di un Doroteo prete di Antiochia, dotto e aprezzato, nominato (sembra) amministratore della tintoria della porpora a Tiro; però, pur avendolo conosciuto di persona, mai afferma che si tratta di un martire. Ancora Eusebio parla di un Doroteo che non dice né vescovo né prete, bensì dignitario di corte, messo a morte sotto Diocleziano a Nicomedia, non identificabile dunque, col precedente.
Tardivamente e malamente, sembra, Teofane (Chronographia, ed. Boor, I, 24) nel sec. IX riecheggia Eusebio parlando di un Doroteo vescovo di Tiro che soffrì sotto Diocleziano e in tarda età fu martirizzato sotto l'Apostata.
Ma come accettare per certo un vescovo di Tiro di nome Doroteo mentre per il sec. IV la lista episcopale della città lo ignora e lo ignorano parimenti Eusebio e Girolamo?
I compilatori del Martirologio Romano preferiscono Eusebio a Teofane, dando a Doroteo il titolo di presbitero; ma, l'abbiamo visto, Eusebio non li conforta, poiché, pur parlando d'un presbitero, non afferma ch'egli fosse martire.
Non è perciò da meravigliare che gli studiosi al presente siano divisi in due correnti: una, di quelli che ritengono verisimile l'esistenza di Doroteo vescovo; l'altra, di quelli che propendono a negarla.
Tra i primi sono da enumerare i Bollanditsi e G. Bareille ; tra i secondi, specialmente P. Batiffol e G. Bardy.
(Autore: Pietro Bertocchi – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Doroteo di Tiro, pregate per noi.

 

*Santi Eobano, Adelario e nove Compagni - Martiri (5 giugno)
† Dokkum, Olanda, 5 giugno 754

Martirologio Romano: A Dokkum tra i Frisoni, nell’odierna Olanda, Santi Eobáno, vescovo, Adelario e nove compagni, martiri, che ricevettero la corona insieme a San Bonifacio nel suo stesso glorioso combattimento.
Massacrati, insieme con San Bonifacio, il 5 giugno 754, nelle vicinanze di Dokkum, sul loro numero non è concorde la tradizione scritta; oltre che di Eobano ci sono stati tramandati i nomi di altri dieci: Vintrungo, Valtero e Adalaro (Adalan), sacerdoti; Amundo, Scirbaldo e Bosa, diaconi; Vaccaro, Gundecaro, Elluro e Atevulfo, monaci. Quelli rimasti anonimi sarebbero altri quarantuno, oppure quarantaquattro, secondo i diversi martirologi.
Eobano fu scelto da San Bonifacio a suo coadiutore, come corepiscopo per la Frisia, e insediato nel 753 a Utrecht, secondo la Vita di San Bonifacio, scritta nel 765 da Villibaldo; Adalaro fu considerato nel tardo medioevo vescovo di Erfurt.
Dopo il martirio, ventidue vennero sepolti a Utrecht; gli altri a Dokkum e in diversi luoghi; però Eobano ed Adalaro furono portati a Fulda e quindi, forse nel 756, a Erfurt; le loro spoglie furono ritrovate nel 1154, in occasione della ricostruzione della chiesa abbaziale. Si celebrava la festa dell'invenzione a Magonza, Erfurt e Fulda il 26 luglio; dal 1915 il 7 giugno col titolo SS. Eobani et sociorum maryrum. Eobano sembra abbia avuto sempre uno speciale culto a Fulda, dove un antico calendario ne commemora l'arrivo al 19 dicembre; Adalaro, invece, è particolarmente onorato ad Erfurt, dove dal 1250 se ne celebra una propria festa il 20 aprile.
La memoria degli altri compagni di Eobano è ricordata da tutti i martirologi insieme con quella di san Bonifacio al 5 giugno.
Una grande statua di Eobano troneggia nella cripta di San Bonifacio a Fulda.

(Autore: Justo Fernandez Alonso – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Eutichio di Como - Vescovo (5 giugno)

m. 539
Martirologio Romano:
A Como, Sant’Eutichio, vescovo, insigne per la dedizione alla preghiera e per amore della solitudine con Dio.
Ottavo vescovo di Como, Eutichio nacque nel 482.
Uomo di preghiera e illustre per doti pastorali, fu eletto vescovo nel 525, ma non volle rinunciare alla vita contemplativa. Visse in un romitorio fuori città, onorato e amato, attento ai fedeli della sua diocesi. Morì il 5 giugno 539, all’età di cinquantasette anni.
Sepolto nella basilica di Sant' Abbondio, si verificarono grazie e miracoli per sua intercessione tanto che nacque una disputa sul possesso delle sue reliquie.
Furono successivamente traslate nella chiesa di San Giorgio e conservate in un sarcofago sopraelevato da quattro colonnine, dietro l’altar maggiore.
Oggi sono in una cappella a sinistra del presbiterio. Nella diocesi di Como la sua memoria si celebra il 4 giugno.
(Autore: Daniele Bolognini - Enciclopedia dei Santi)
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*San Franco da Assergi - Eremita (5 giugno)

Nato a Roio (L'Aquila) tra il 1154 e il 1159, San Franco entrò nel monastero benedettino di San Giorgio a Lucoli, nel quale rimase venti anni. Poi si diede alla vita eremitica, cibandosi di quello che la terra offriva nei boschi presso Lucoli.
In seguito cominciò a errare sulla catena centrale dell'Appennino abruzzese. Infine, visse sui monti di Assergi. Nel luogo in cui avrebbe miracolosamente fatto scaturire acqua da una roccia esiste ancora una fonte detta "l'acqua di San Franco", che i devoti bevono. Ma non solo. Con essa si aspergono, infatti, per curare le malattie della pelle.
Volendo isolarsi ulteriormente, il Santo fu guidato a una grotta da un'orsa con tre piccoli. A lui sono attribuiti miracoli, come l'aver salvato un bimbo in fasce dalle grinfie di un lupo. Nel 1757 il vescovo dell'Aquila ottenne l'estensione del culto a tutta la diocesi. (Avvenire)
Martirologio Romano: Presso Assergi in Abruzzo, San Franco, eremita, che si costruì una stretta cella in una grotta tra le rocce, dove condusse una vita aspra e umile.
Nacque a Roio (L'Aquila), sotto il pontificato di Adriano IV (1154-1159) da famiglia di contadini benestanti.
Sotto la guida di un sacerdote del paese, Palmerio, fece i primi studi.
Entrò poi nel monastero benedettino di S. Giorgio di Lucoli, dove rimase venti anni, dopo i quali si allontanò per vivere da eremita.
Il primo periodo lo passò nei boschi di Lucoli, cibandosi "herbulis, glandulis et agrestibus pomulis". Nel secondo, il più incerto, errò qua e là sulla catena centrale dell'Appennino abruzzese, che culmina nella vetta del Velino; poi passò alla catena del Gran Sasso. Il terzo periodo lo passò sui monti di Assergi: cinque anni al Vasto, quindici sui monti Sabini.
Al Vasto si scelse un luogo erto e pittoresco, ma arido e privo di rifugi, si costruì una capanna secondo il sistema tradizionale dei pastori e alle sue preghiere zampillò l'acqua dalla rupe; ancora
oggi la sorgente, a circa milleottocento metri sul mare, è detta "l'acqua di San Franco"; i pellegrini la bevono devoti e vi si lavano per ottenere la guarigione dalle malattie, specie della pelle.
Passò ai monti Sabini per sfuggire ai visitatori, e si fermò in località più vicina ad Assergi, ma più impervia, dove, secondo la leggenda, un'orsa con tre orsacchiotti lo guidò ad una grotta e gli fece a lungo compagnia. Nelle feste principali dell'anno si recava ad Assergi per ricevere la Comunione, forse nella chiesa di S. Maria in Silice.
Qui avvenne l'episodio del bambino in fasce salvato dalla bocca di un lupo; l'agiografo riferisce il fatto in termini assai moderati e realistici; pure la fantasia degli artisti, pittori e scultori, vi si è ispirata fin dai tempi più antichi ed il santo viene sempre rappresentato con accanto un lupo che tiene un bambino in bocca.
Quando l'eremita per la malferma salute presentì prossima la sua fine, volle ricevere gli ultimi sacramenti, poi fu lasciato solo con le braccia incrociate. La notte, le campane di S. Maria in Silice suonarono da sole prima dell'ora consueta ed i galli del paese cantarono insolitamente. La popolazione si svegliò, immaginò, guardò in direzione della grotta e vide una luce: accorse e trovò l'eremita morto. Con grande venerazione la sua spoglia fu portata al paese e sepolta nella cripta della chiesa del monastero.
Per la sua intercessione avvennero numerosi miracoli. In tutti i secoli folle di pellegrini, specialmente dall'aquilano e dal teramano, si sono recate a pregare sul suo sepolcro ed i pellegrinaggi continuano ancora, benché in forma più ridotta.
I resti mortali del Santo, furono raccolti in un tumulo di pietra, da cui passarono nel 1480-81 all'artistica urna d'argento, pregevole lavoro del maestro Giacomo di Paolo da Sulmona. Anche la festa liturgica venne presto; un calendario manoscritto dei monaci di S. Maria in Silice, dei primi anni del Trecento, già portava la festa di Franco.
Verso quell'epoca il monastero di Assergi scomparve e subentrò ad esso un capitolo secolare, ma la devozione continuò, tanto che la chiesa di S. Maria in Silice nei primi del sec. XV si arricchì di una facciata in pietra, che è un gioiello di arte romanica.
Nella sua vita c'è più di un elemento per concludere che Franco fu sì monaco ed eremita, ma non sacerdote: tuttavia la figura medievale di un monaco non sacerdote presto non fu più compresa e la tradizione pofigura medievale di un monaco non sacerdote.
Nel 1757 il vescovo dell'Aquila, Sabatini, otteneva dalla S. Congregazione dei Riti l'estensione della festa liturgica a tutta la diocesi.
(Autore: Pasquale Ottaviani – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Santi Giusto e Clemente - Martiri (5 giugno)

Sec. VI
Le vicende dei Santi Giusto e Clemente furono narrate dal monaco Blinderanno nel secolo XI, mentre fu scritta nel secolo successivo una cronaca dei loro miracoli. Secondo queste antiche fonti Giusto e Clemente, insieme ad Ottaviano, facevano parte di un gruppo di cristiani, tra i quali alcuni ecclesiastici, che nel VI secolo, guidati dal vescovo Regolo, abbandonarono l’Africa perché perseguitati.
Approdarono sulle coste della Toscana: Cerbone e Regolo restarono in Maremma, presso Populonia dove il primo divenne vescovo mentre il compagno per ordine di Totila trovò la corona del martirio.
I nostri tre invece si diressero a Volterra che era soggetta agli Ariani e alle scorrerie dei barbari. Qui si misero a combattere gli eretici e riuscirono a coordinare la difesa della città.
Dopo qualche tempo Giusto fu eletto vescovo e andò a Roma per ottenere la conferma della sua nomina. Decise poi, con i due compagni, di condurre vita eremitica rimanendo comunque a capo dei fedeli di quelle terre. Ottaviano si ritirò in una selva, oltre il corso del fiume Era, dove visse presso il cavo di un olmo. Giusto e Clemente invece presero dimora in un bosco presso Campo Marzio. In quel luogo sarebbe poi scaturita una sorgente d’acqua. Entrambi morirono il 5 giugno di un anno imprecisato, nel giorno di Pentecoste.
Furono sepolti nel luogo del loro eremitaggio dove vennero erette due cappelle, ben presto meta di pellegrinaggi. Queste vicende non trovano sempre riscontro nei documenti. Gli studiosi avanzano dubbi sull’origine africana dei due Santi e se Giusto fu davvero vescovo (è rappresentato come tale solo a partire dal secolo XIV). Ipoteticamente Clemente poté essere stato suo presbitero.
Elemento certo è che Giusto è contitolare della cattedrale volterrana in un diploma di Ludovico il Pio e vi erano già da tempi remoti numerosissime cappelle a loro dedicate, insieme a monasteri, in tutta la Tuscia.
Sulle tombe dei due Santi fu eretta una doppia basilica che, forse perché danneggiata, fu ricostruita nel secolo X. I benedettini vi fondarono un monastero che passò ai camaldolesi nel 1113. Denominata San Giusto "in Botro", fu luogo assai importante, riferimento religioso, ma anche per mercati e fiere.
Nel 1628 fu invece iniziata la costruzione della chiesa di Giusto Nuovo, per sostituire la precedente ingoiata dagli eventi franosi delle balze.
L'interno conserva un'antica mensa di altare, oggi murata nel coro, con incisi i nomi di Cuniperto, re longobardo del VII secolo, del vescovo Gaudenziano e del gastaldo Alchis, fondatore del primo luogo di culto dedicato a Giusto. L’antica badia invece, oggi in grave stato di dissesto, fu abbandonata dai monaci nel 1861 a causa del terremoto del 1846 e dalle successive frane.
La festa dei Ss. Giusto e Clemente è fissata al 5 giugno (o al lunedì o martedì di Pentecoste).
In tale data, nel 1491, ci fu una invenzione o ricognizione delle loro reliquie che, dopo alterne vicende, furono ricongiunte solo nel 1904. Nel 1568 A. Fortunio pubblicò il libro “Vita e miracoli dei Ss. confessori Giusto e Clemente”.
(Autore: Daniele Bolognini – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Santi Giusto e Clemente, pregate per noi.

 

*San Gregorio di Lilibeo - Vescovo e Martire (5 giugno)

Emblema: Bastone pastorale, Palma
Nella Vita di San Gregorio di Agrigento scritta da Leonzio abate di S. Saba in Roma, verso la fine del sec. VII, si legge che questo vescovo «fu carcerato in quello stesso luogo in cui era stato rinchiuso un San Gregorio vescovo di Lilibeo, il quale ivi subì il martirio condannato al taglio della testa da Tircano tirann» (Lanzoni, p. 643).
Questo martire vescovo di Lilibeo, antica diocesi della Sicilia, oggi Marsala, non è conosciuto da altre fonti, né può essere indicato il tempo in cui visse.
La sua festa si celebra il 5 giugno.
(Autore: Filippo Caraffa – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Igor di Russia - Monaco (5 giugno)

Etimologia: Igor = Gregorio, in russo
Pronipote di San Vladimiro, che introdusse il Cristianesimo in Russia, ascese al trono di Kiev nel 1146. Il popolo che non amava la dinastia degli Oljgovici, tradí Igor e lo consegnò al principe di Perejaslavlj, Izjaslav Mstislavic, che diventò dopo di lui granduca di Kiev.

Igor fu prima incarcerato nella città di Perejaslavlj, poi, con il permesso di Izjaslav, poté farsi monaco.
Fu trasferito dai superiori nel monastero di S. Teodoro di Kiev, dove fu ammesso al grande schima (professione solenne dei voti per la seconda volta).
Il 19 settembre 1147 la folla entrata nella chiesa dove Igor pregava davanti alla icona della Madonna, lo portò via e lo uccise crudelmente, trascinando il suo corpo per le vie della città.
Il 5 giugno 1150 il fratello, principe di Cernigov, ne fece trasportare il corpo da Kiev dove riposa nella chiesa della Trasfigurazione. Da questo momento cominciarono i miracoli e la venerazione di Igor presso il popolo.
Igor viene chiamato nella Chiesa russa col nome di Strastoterpec, cioè martire che non fu ucciso per la fede, ma per ragioni politiche, sopportando tuttavia le sofferenze con la pazienza di Cristo morente.
Il suo martirio è descritto nel libro Stepennaja.
Igor viene menzionato in cinque menologi di epoca più recente (secc. XVII e XIX). Nei libri liturgici cattolici non è ancora inserito, ma potrebbe esserlo nonostante sia morto dopo la data ufficiale dell'inizio dello scisma (perché sopportò una ingiusta morte con lo spirito del "re dei martiri"), e tenendo anche presente che lo scisma si propagò in Russia assai lentamente.
La sua festa si celebra il 5 giugno.
(Autore: Antonio Koren – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sant'Illehero - Martire, compagno di San Bonifacio (5 giugno)
† 5 giugno 754

Sant’Illehero (o Hilarius) è un Santo martire, compagno di San Bonifacio.
Della sua vita non sappiamo nulla.
Quando San Bonifacio partì per la Frigia, si narra fosse accompagnato da una cinquantina di monaci, e tra questi c’era Illehero.
Fu assassinato con il grande Santo Vescovo dai Frisoni pagani il 5 giugno 754.
Nel 1953. M. Coens, parla del Sant’ Illehero, nel ricostruire i culti antichi a Notre Dame di Bruges.
Sant’Illhero era venerato a Bruges ancor prima che Godebaldo vescovo di Utrecht, nel 1127 consegnasse alcune sue reliquie alla chiesa di Notre Dame.
La sua festa si celebra il 5 giugno.

(Autore: Mauro Bonato – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Illehero, pregate per noi.

 

*Sant'Illidio di Clermont - Vescovo (5 giugno)

m. 384
Emblema:
Bastone pastorale
Martirologio Romano: A Clermont-Ferrand in Aquitania, in Francia, Sant’Illidio, vescovo, che, chiamato dall’imperatore a Treviri perché liberasse sua figlia da uno spirito immondo, durante il viaggio di ritorno passò al Signore. Fu il quarto vescovo di Clermont.
Nel 370 l'usurpatore dell'impero, Massimo, lo chiamò a corte affinché gli liberasse la figlia malata o, come si credeva, indemoniata. Il Santo la guarì e, come ricompensa, ottenne dall'imperatore che nell'Alvernia la tassa sul vino e sul grano che si pagava in natura si pagasse in contanti.
Morì probabilmente nel 384, poiché al concilio di Clermont dell'anno seguente prese parte il suo successore, Nepoziano. Fu sepolto nella chiesa di S. Maria ad Sanctos, detta in seguito basilica
Sancti Illidii.
Secondo la testimonianza di San Gregorio di Tours, sulla sua tomba si verificarono molti miracoli, come egli stesso aveva sperimentato, per cui volle dedicare a Illidio un oratorio nella sua città.
I Normanni nell'865 bruciarono la basilica del Santo che però fu riedificata nel sec. X dai Benedettini.
Nel 1311 ci fu una traslazione delle reliquie (ed anche delle ossa della figlia di Massimo, sepolta presso il suo benefattore) ad opera del vescovo Auberto.
Durante la rivoluzione del 1789 la basilica fu demolita. Nella diocesi di Clermont, Illidio è festeggiato il 5 giugno, mentre il Martirologio Romano lo ricorda il 7 luglio.
(Autore: Giovanni Battista Proja – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sant'Illidio di Clermont, pregate per noi.


*San Luca Vu Ba Loan - Martire (5 giugno)

m. 1840
Decapitato ad Hanoi in Vietnam, nella persecuzione dell'imperatore Minh Mang.
Martirologio Romano: Ad Hanoi nel Tonchino, oggi Viet Nam, San Luca Vũ Bá Loan, sacerdote e martire, decapitato per Cristo sotto l’imperatore Minh Mạng.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

Giaculatoria - San Luca Vu Ba Loan, pregate per noi.

   

*Santi Marciano, Nicandro, Apollonio e 10 Compagni - Martiri in Egitto (5 giugno)

sec. III

Martirologio Romano: In Egitto, santi Marciano, Nicandro, Apollonio e compagni, martiri, che come si tramanda, per aver professato la fede cristiana, dopo atroci supplizi, furono rinchiusi in un recinto murario ed esposti al sole ardente, morendo infine estenuati dal calore, dalla sete e dalla fame.
Il Martirologio Siriaco del secolo IV annuncia al 5 haziran (= giugno): "a Tomi, Marciano e tre altri martiri". Lo stesso giorno (5 giugno) il Martirologio Geronimiano, da parte sua, annuncia: "in Egitto, Marciano, Nicandro e Apollonio di cui si possiedono gli Atti".
Intorno a questa doppia commemorazione, allo stesso giorno, simile e diversa nel contempo, si è sviluppata una lunga e sfortunata ricerca. Si tratta di due gruppi di martiri o di uno solo? E se si dovesse concludere per la distinzione, come spiegare le apparenti relazioni?
A proposito dei martiri d'Egitto il Geronimiano parla di Acta conservati. In effetti si conosce una doppia passio greca dei «dieci martiri d’Egitto».
L’esistenza di questo gruppo egiziano è confermata (almeno, per quanto riguarda il culto) dai sinassari bizantini che annunciano ad 5 giugno «in Egitto Marciano, Nicandro, Apollonio, Leonida, Areio, Gorgio, Iperchio, Selenio, Irene e Pambone. P. Franchi de’ Cavalieri, dopo aver studiato minuziosamente tutte le testimonianze della passio dei dieci martiri d’Egitto, confrontandole anche con altri testi similari (in particolare con la passio di san Polieutto e compagni, e quella dei quaranta martiri di Sebaste), poteva concludere per l’autenticità di questa tradizione, anche se qualche punto importante, come il luogo (Egitto o Alessandria) e l’epoca del martirio (Decio o Licinio) non potevano ancora essere fissati con certezza. Secondo il dotto agiografo il nucleo originario della passio dei dieci martiri poteva così riassumersi:
«Essi (Marciano e Nicastro) avevano dovuto comparire davanti al magistrato (di nome Massimo) insieme ad altri otto cristiani e in seguito al fermo rifiuto d’obbedire alle sue ingiunzioni, erano stati condannati a morire d’insolazione e di fame entro un recinto appositamente costruito in aperta campagna.
Questo recinto divenne dopo la loro morte, loro sepolcro e monumento».
In Occidente, dopo Floro, seguito da Adone e Usuardo, i martirologi commemorano al 5 giugno i martiri d’Egitto, con un annuncio che non è altro che la ripetizione del Geronimiano. Lo stesso testo è stato introdotto da C. Baronio nel Martirologio Romano, sempre al 5 giugno, ma con l’aggiunta (certamente sotto l’influenza dei sinassari bizantini) di et aliorum dopo la menzione dei nomi dei tre martiri (dove Nicandro è divenuto Nicànore) e con la precisazione, peraltro poco provata storicamente, che il loro martirio aveva avuto luogo durante la persecuzione di Galerio Massimiano.
Nel Commento al Martirologio Romano, però, i Bollandisti sembrerebbero respingere quanto il Delehaye aveva detto in precedenza sull’autorità innegabile degli Atti dei martiri d’Egitto e, dopo aver accennato alle difficoltà presentate dalla storia di questi martiri, non esitano a concludere, colpiti soprattutto dall’identità della coppia Marciano e Nicastro: «Nobis certum est Marcianum et Nicandrum in Moesia passos esse, nec attendenda sunt hagiographorum commenta, qui eorum palaestram alio transferunt».
Sebbene non parlino esplicitamente dell’Egitto, i Bollandisti. Commentando precisamente una notizia posta dal Martirologio Romano in questo paese, respingono l’esistenza di un doppio gruppo di martiri.
Considerando la tradizione egiziana, cosa rappresenta l’annuncio del Martirologio Siriaco al 5 giugno: «A Tomi, Marciano e Nicandro»? Tomi è in Mesia, e questo trapianto subito ci riporta ai due altri martiri di Durostoro, ugualmente in Mesia: Nicandro e Marciano, commemorati (notare l’ordine inverso a quello dei martiri d’Egitto) l’8 giugno nei sinassari bizantini, e il 17 dello stesso mese nel Martirologio Romano.
H. Delehaye ha segnalato nel Geronimiano, a diverse date, qualche traccia di questi santi di Durostoro.
Pur segnalando le differenze rispetto alla passio dei martiri d’Egitto, P. Franchi de’ Cavalieri, riassumeva così quella di Nicandro e Marciano: «Essa fece parte, in primo luogo, di un gruppo notevole di passioni, quelle di Giulio veterano (giunta fino a noi), di Pasicrate e Valenzione (nota sin qui soltanto attraverso i compendi dei sinassari) e di Esichio. Sono racconti semplici, naturali, a volte patetici, e riguardano esclusivamente soldati romani delle truppe acquartierate lungo il Danubio, in specie a Durostoro.
Due di questi soldati, Nicandro e Marciano... si rifiutarono di ricevere un donativo e di sacrificare agli dèi. Tradotti dinnanzi al praeses Massimo (lo stesso nome del magistrato dinnanzi al quale sono comparsi i martiri d’Egitto), questi, benché alieno dal sangue, si ritiene obbligato a condannarli a morte, così ordinando il decreto imperiale per tutti quei soldati che non vogliono riconoscere la religione dello Stato.
Ma la pena che Massimo sceglie è la più mite (la decollazione), né vi ricorre se non quando, spirata una lunga dilazione di venti giorni, egli ha perduto ogni speranza di smuovere la costanza dei due cristiani. Al luogo del supplizio i santi si recano accompagnati da un loro commilitone cristiano di nome Zotico e dalle rispettive consorti l’una d’animo debole e di scarsa fede, l’altra non meno affettuosa che eroica, un vero esempio di moglie cristiana».
È interessante rilevare a questo proposito che, di recente, F. Halkin ha trovato sia nel Sinassario di Chifflet sia in quello oxoniano della Christ Church, come data di commemorazione di Nicandro e Marciano il 27 maggio, precisamente quella del martirio di Giulio di Durostoro. Un poco più avanti P. Franchi de’ Cavalieri aggiunge: «Bisogna pertanto concludere che, come le leggende, così sono indipendenti i due martiri danubiani dai dieci egizi, e che questi, commemorati nell’antichissimo martirologio orientale (per Franchi de' Cavalieri, infatti, bisogna vedere nell’annunzio del 5 giugno del Martirologio Siriaco una commemorazione dei martiri d’Egitto, non di quelli di Mesia), e celebrati in una passio greca, la cui versione risale al principio del secolo V, ricordata com’è nel Martirologio Geronimiano, sono storici quanto i primi due [danubiani]».
Per completare il quadro occorre rilevare un ultimo aspetto della storia del culto di Nicandro e Marciano, cioè quello della loro venerazione in Campania. Sempre secondo Franchi de' Cavalieri si può ammettere che, dopo una traslazione delle loro reliquie, i due Santi di Mesia abbiano preso il posto dell'autentico martire Nicandro di Capua.

(Autore: Joseph-Marie Sauget – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Beata Margherita Lucia Szewczyk - Fondatrice (5 giugno)
Szepetówka, Ucraina, 1828 - Nieszawa, Polonia, 5 giugno 1905
Fondatrice della Congregazione delle Figlie della Beata Maria Vergine Addolorata dette Serafitki.
Papa Benedetto XVI in data 20 dicembre 2012 ha riconosciuto un miracolo a lei attribuito ai fini della sua beatificazione, che è stata celebrata il 9 giugno 2013.
(Fonte:
Enciclopedia dei Santi)

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*San Pietro Spanò (Spina) - Eremita (5 giugno)

sec. XII
Martirologio Romano:
A Ciano vicino a Mileto in Calabria, San Pietro Spanò, eremita, insigne per povertà e spirito di compunzione.
Incerto è il luogo di nascita: si indicano Arena, Ciano (diocesi di Mileto) o anche Torre Spatola (dioc. di Squillace).
Asceta basiliano vissuto tra la metà del sec. XI e la metà del sec. XII, si distinse nella pratica
delle virtù proprie del monachismo calabro-greco: vita solitaria, povertà assoluta, spirito accentuato di mortificazione, preghiera.
Pietro in cambio della miracolosa guarigione di Giovanni Conclubet, conte di Arena, ebbe diverse concessioni, con le quali fondò il monastero di Ciano, che poi fu intitolato al suo nome.
Morì non il 15 gennaio del 1105, come asserisce il Menniti, ma in un anno imprecisato del sec. XII, ed ebbe culto pubblico nella chiesa abbaziale, con la festa liturgica al 5 giugno
D. Martire visitò questa chiesa nel 1691 e vide l'altare sormontato dall'immagine del santo in grandezza naturale.
In quell'occasione l'abate Cesare Ruiz gli mostrò un libro greco, custodito accanto al detto altare, «sopra il quale chi anticamente giurava il falso era dalla lebbra assalito».
(Autore: Francesco Russo – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - San Pietro Spanò, pregate per noi.


*Beato Rodolfo Sanz - Mercedario (5 giugno)

+ 1310
Gentiluomo originario di Morella (Spagna), il Beato Rodolfo Sanz, fu uno dei religiosi mercedari più eminenti del suo secolo.
Prese l’abito dell’Ordine nel convento di San Lazzaro in Saragozza dove condusse una vita crocifissa al seguito del Figlio di Dio.
Scrisse molti libri sulla fede e dopo una lunga esistenza consumata nell'ardore della carità, famoso per i miracoli si addormentò nel Signore nell'anno 1310 sotto il generalato del Beato Arnaldo di Rossinol, lasciando alla sua morte un soave profumo di santità.
L'Ordine lo festeggia il 5 giugno.
(Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*San Sancio - Martire di Cordova (5 giugno)

+ Cordova, Spagna, 5 giugno 851
Martirologio Romano:
A Córdova nell’Andalusia in Spagna, Beato Sancio, martire, che adolescente, condotto prigioniero dalla cittadina di Albi e istruito alla corte del re, durante la persecuzione dei Mori non esitò a patire il martirio per la fede in Cristo.
Sancio, laico, era originario della Gallia Comata, dove fu fatto prigioniero e portato a Cordova. Liberato, entrò a far parte della guardia di palazzo e lo Stato si occupò della sua educazione.
In seguito, divenne discepolo di Sant’ Eulogio.
Non sappiamo altro sulla sua vita né sulle circostanze che lo condussero al martirio subito per spada, ancora adolescente, il 5 giugno 851.
Il suo cadavere rimase appeso ad un palo per qualche giorno, infine bruciato e le ceneri furono buttate nel Guadalquivir.
Fino alla scoperta e pubblicazione delle opere di Sant’ Eulogio di Cordova Sancio era sconosciuto.
Il suo culto incominciò nella diocesi di Cordova nel 1601, e la festa venne celebrata nel diesa natalis, 5 giugno, data in cui è anche iscritto nel Martirologio Romano.
(Autore: Rafael Jiménez Pedrajas – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
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*Sante Valeria e Compagne - Martiri di Cesarea di Palestina  (5 giugno)
Etimologia: Valeria = che sta bene, forte, robusto, dal latino
Emblema: Palma
Nel “Martirologio Romano” al 5 giugno sono commemorate le Sante Zenaide, Ciria, Valeria e Marcia martiri a Cesarea di Palestina, esse subirono molte torture culminate poi nella loro gloriosa morte.
Gli antichi Sinassari raccontano che Ciria, Valeria e Marcia conosciuta la religione cristiana, lasciarono il paganesimo e dopo una opportuna iniziazione, ricevettero il Battesimo.
L’adesione alla Fede cristiana le trasformò e la loro vita trascorreva in digiuni, preghiera e penitenze.
Furono denunziate durante una delle persecuzioni, processate e condannate a morte dopo vari supplizi; l’epoca del martirio comunque non è riportata dai Sinassari.
Invece i Sinassari bizantini contrariamente a quanto riportato dal Martirologio Romano non accomunano a queste tre martiri Zenaide ma la indicano a parte con altre cinque martiri che non sono le precedenti tre. Bisogna inoltre dire che Zenaide è ricordata da sola al 5 giugno nel celebre Calendario marmoreo di Napoli.
(Autore: Antonio Borrelli – Fonte: Enciclopedia dei Santi)
Giaculatoria - Sante Valeria e Compagne, pregate per noi.  

*Altri Santi del giorno (05 Giugno)
*xxx
Giaculatoria - Santi tutti, pregate per noi


 
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